"La Repubblica" pagina 4

                               Maletti: "Disposto a tornare
                                 ma voglio essere tutelato"
                        L'ex capo dell'Uffico D del Sid è pronto a testimoniare

                                  di DANIELE MASTROGIACOMO

                       ROMA - "Hallo...". Il classico timbro di voce del vecchio
                       generale ci accoglie al telefono nel primo pomeriggio.
                       Gianadelio Maletti, dal lontanissimo Sudafrica, segue di ora
                       in ora il dibattito provocato dalla sua intervista a
                       Repubblica. E lo segue con una certa apprensione, visto il
                       clamore delle rivelazioni che ha fatto. E' convinto, però, che
                       sia venuto il momento di dire ciò che sa. Non solo ad un
                       giornale ma all'autorità giudiziaria. "Quando ci siamo
                       congedati a Johannesburg", ricorda al telefono l'ex capo
                       dell'ufficio D del Sid, "le feci capire quanto mi mancasse
                       l'Italia. Vent'anni trascorsi all' estero sono molti. Ho la mia
                       età, mia moglie soffre molto per questa lontananza. E, in
                       fondo, ho un solo, grande desiderio: vivere i miei ultimi anni
                       nel paese che amo".
                       Lei sarebbe disposto, generale, a venire in Italia e ripetere
                       ciò che ha dichiarato al nostro giornale, con maggiori
                       dettagli, anche alla magistratura?
                       "Sì, se ci fossero le condizioni".
                       Quali condizioni?
                       "Io non voglio avviare alcuna trattativa. E' chiaro che mi
                       voglio tutelare. Credo di aver pagato già abbastanza per
                       delle accuse che ritengo infondate".
                       Questo lo dicono la maggioranza degli imputati e dei
                       condannati. Il giudice Salvini sostiene che ci possono esser
                       le condizioni legali per un suo rientro. La Commissione
                       Stragi è molto interessata ad una sua nuova audizione.
                       "Ho un solo timore: che la mia presenza in Italia spinga ogni
                       sostituto di ogni Procura a volermi ascoltare e interrogare.
                       L'ho fatto per anni. Non vorrei che da me ci si attendesse
                       molto di più di ciò che posso riferire".
                       La cautela del generale Maletti è stemperata da una
                       dichiarazione del suo avvocato di fiducia, Michele Gentiloni.
                       "So con certezza", afferma il legale, "che il generale sarebbe
                       pronto a ripetere, con tanti altri particolari, tutte le cose che
                       ha raccontato nell'intervista davanti all'autorità giudiziariaria
                       competente. Perché le cose che ha detto sono vere e
                       perché se ha deciso di rivelarle è anche dispostissimo a
                       confermarle in sede istituzionale".
                       Cosa ne pensa, generale?
                       "Ho piena fiducia nel mio avvocato".
                       Lei ha parlato a lungo del ruolo della Cia e di Ordine
                       Nuovo. Ma il Sid controllava anche la sinistra? E in che
                       modo?
                       "La sinistra era al centro delle nostre attenzioni. Molte
                       informative lo dimostrano".
                       Ne ricorderà qualcuna di queste informative.
                       "Una, del 1974. Un infiltrato nei gruppi della sinistra
                       extraparlamentare a Torino, ci segnalò la formazione di un
                       superclan che intendeva avviare azioni terroristiche in Italia.
                       Un nucleo formato da professionisti, con legami in altre città
                       come Roma e Napoli. Non produsse nulla, come tante
                       altre. Eppure, le Br, poco tempo dopo, iniziarono ad agire".
                       Il Sid ha mai infiltrato la sinistra?
                       "Che io sappia infiltrammo il gruppo extraparlamentare di
                       Avanguardia operaia. Un carabiniere molto efficiente ci
                       resocontò alcuni progetti dell'organizzazione. Roba da
                       poco: al massimo pensavano di prendere a colpi di biglie i
                       carabinieri".
                       E le Br, sono mai state infiltrate?
                       "Sì".
                       Quando e a che livello?
                       "Nel luglio del 1975. A Padova. La colonna del posto
                       doveva mettere a segno un colpo ad una banca di Rovigo.
                       Il nostro infiltrato partecipò al piano con funzioni di palo. Il
                       colpo fruttò ducento milioni e il nostro uomo si guadagnò i
                       galloni per l'ingresso definitivo".
                       Ritiene anche che nel rapimento Moro ci siano state
                       infiltrazioni dei servizi?
                       "Da parte del Sid non credo. Certo, anche l'assassinio di
                       Aldo Moro, come la stessa azione delle Br, furono
                       indubbiamente alimentati dai servizi Usa. Lasciando
                       semplicemente fare".
                       Le sue dichiarazioni sono sconcertanti.
                       "Le ho già detto quanto mi abbia pesato, come uomo, come
                       militare e come italiano, ciò che sia accaduto in Italia. Il
                       nostro paese ha pagato un prezzo altissimo, anche in termini
                       di vite umane, per una strategia portata avanti da forze e
                       interessi stranieri. Io ho le mie colpe e di questo ho pagato
                       un prezzo. Ma ci sono altre responsabilità. politiche. Di chi
                       non ha agito, imposto, ordinato. C'è un solo motivo che può
                       giustificare tale atteggiamento: ognuno aveva avuto la
                       garanzia che il gioco non avrebbe superato certi limiti".
                       Ingannati dalle stesse pedine che erano state assoldate. Un
                       gioco pericoloso, alla fine impazzito.
                       "Alla fine, la Cia ha abbandonato il terreno. Lasciando in
                       libertà le sue schegge".
                       Salvando se stessa, ma proteggendo anche chi aveva
                       lavorato per lei?
                       "Le mie deduzioni e considerazioni sulle stragi, stragi fatte
                       da italiani, si basano sulla metodologia usata. Il materiale era
                       difficile da reperire, l'azione presupponeva logistica e poi
                       protezione. C' era un diffuso consenso in certi ambienti,
                       anche militari. Gli autori presto verranno presi o sono stati
                       già individuati. Altri sono riusciti a riparere all'estero.
                       Qualcuno li ha aiutati. Chi altro, se non quelli che li avevano
                       arruolati?".
                       Ripeterà queste cose davanti all'autorità giudiziaria?
                       "Certo, se ci saranno le condizioni".