Domani sono 20 anni. Il tempo non cancella quella strage alla stazione di Bologna
nella quale morirono 85 persone e 200 rimasero ferite. Ma il tempo non cancella
neppure la collera di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, diavoli neri, spediti
all'inferno con una condanna all'ergastolo per strage su cui ci sarebbe molto da
discutere. La ricorrenza è un'occasione che la coppia vorrebbe lasciarsi sfuggire
per non attizzare ulteriori fiammate polemiche che riemergono, puntualmente, ad
ogni anniversario.Poi, però. sempre nel rispetto del dolore altrui ripensandoci
sopra, consegnano al Giornale il loro sfogo. fermo e pacato, per ciò che definiscono
un'ingiustizia premeditata.
- Domani sono vent'anni...
- Fioravanti: "Vent'anni da qualcosa che non ci riguarda".
- Mambro: "Vent'anni da qualcosa che, purtroppo, ci deve riguardare per forza, visto
che in tanti si sono dati da fare per accollarci una strage a cui siamo completamente
estranei".
- Il vostro 2 agosto di vent'anni fa?
- Fioravanti e Mambro: "Negli archivi giudiziari c'è scritto che eravamo a Bologna
per uccidere anziani, donne e bambini.Negli archivi della nostra coscienza e della
nostra memoria è riportato a caratteri indelebili la storia di una giovane coppia
che se ne stava nascosta a Padova, che veniva dagli anni di piombo e cercava una via
di fuga per una vita migliore. Il 2 agosto 1980, tra le macerie, è rimasta anche
quella nostra speranza".
- E oggi, vent'anni dopo?
- Mambro: "Scaviamo ancora tra quei ruderi insanguinati. Le macerie processuali,
le macerie delle verità troppo ufficiali. Dobbiamo recuperare la nostra speranza là
dove era rimasta 20 anni fa, soffocata quasi del tutto...".
- C'è una sentenza che vi inchioda.
- Fioravanti: "Ci hanno condannato alcuni magistrati in un clima, diciamo cosl, di
"distrazione" generale. Ci ha condannato buona parte della stampa, che si è ricordata
del garantismo solo con il caso di Sofri, Bompressi, Pietrostefani. Ci hanno condannato
molti grandi pensatori di questo Paese che arrivano ad esprimere dubbi sull'operato
della polizia solo quando si tratta di difendere i loro amici più intimi.Ma come
dicevo all'inizio, sono stati solo "alcuni" giudici che ci hanno condannato, "alcuni"
poliziotti che ci hanno incastrato, "alcuni" giornalisti chee hanno ricopiato troppo
fedelmente le veline delle Procure. Con il resto d'Italia, e con tutti quelli che da
destra a sinistra hanno aderito al comitato E se fossero innocenti?, il nostro rapporto
è buono".
- Mambro: "La nostra condanna ormai è lì, scritta sulla carta. Cbi vuole è libero di
crederci, chi ha tempo e interesse può farsene un'opinione propria. Noi siamo sereni,
lo siamo sempre stati- Quest'intervista è la dimostrazione che siamo sempre disposti
a dare il nostro contributo .."
- Un contributo finalizzato a che cosa?
- Mambro: "A trovare quella parte di verità che si vuol tenere nascosta.Il nostro dover
è quello di dire all'infinito che il processo è stato fatto talmente male che,
paradossalmente, è stato un bene per il Paese che a quei tempi attraversava una fase
difficile. Il Paese è forte, democrazia è consolidata. Per questo continuiamo a chiedere,
con garbo ma anche con ostinata insistenza, che non si metta definitivamente in
archivio la strage di Bologna con tutti i suoi misteri insoluti. La verità non è quella
scritta sulle carte! Dobbiamo ripeterlo giorno dopo giorno perché questo dev'essere
l'obbligo morale nei confronti di chi deve continuare a cercare i veri respnsabili di
quella maledetta bomba alla stazione.
- State per caso chiedendo una revisione del processo?
- Fioravanti: «Non ancora, non c'è fretta Gli elementi ci sono. e sono forti. Molto forti.
Ma al momento non è facile ottenere che un magistrato smentisca ufficialmente un altro
magistrato, soprattutto quando è in gioco una "verità di Stato" come quella che ci riguarda
Aspetteremo. Siamo ottimisti, così come siamo sopravvissuti alle valanghe d'odio che ci
hanno gettato contro. sopravviveremo qualche altro anno e attenderemo tempi migliori,
tempi "politici" migliori. La politica ha voluto, e ottenuto, la nostra condanna a carcere
a vita. Un giorno la politica capirà che non può continuare all'infinito a prendere in
giro ii Paese, che non le conviene...».
- State dicendo che fra le persone raggirate ci sono anche i familiari delle vittime?
- Mambro: «Nessuno più di noi è dalla loro parte. E nessuno più di noi in questi anni
non ha abbassato la guardia, non si è fatto corrompere da strumentali confessioni che
avrebbero, tra l'altro, risolto i nostri personalissimi problemi di detenuti. Bastava
poco e saremmo usciti di galera molto prima dei diciotto e diciannove anni scontati
dall'inizio alla fine, rispettivamente da me e Valerio. Se continuiamo a lottare contro
tutti e tutto è solo per respingere quella presa in giro colossale, per far emergere
la verità, quella vera".
- Fioravanti: "Una presa in giro ai parenti delle vittime?-
- Per rispondere voglio prendere in prestito dalla medicina il concetto dell'effetto
placebo: uno zuccherino che, presentato nella dovuta maniera, ha effetti terapeutici
più e meglio delle vere medicine. Sembra che alcuni parenti delle vittime siano
soddisfatti della nostra condanna... mi dispiace per loro, ma per certi versi sono
anche contento. Se odiare noi può servire a rendere più sopportabile il fatto che
non sapranno mai la verità su Bologna, sono disponibile a questo sgradevole ruolo.
Sono disposto a espiare attraverso il loro odio non la strage, che non è roba mia,
ma altre cose che ho sulla coscienza. Spero che Dio, in nome di quello che ho sopportato
ingiustamente, mi riconosca delle attenuanti per le mie vere colpe".
- Ai famillari delle vittlme che domani, alle 10.25, torneranno a quel maledetto 2 ago-
sto 1980, avete altro da dire?
- Fioravanti: "Che sono d'accordo con loro quando rispondono ai preti che il perdono
non può essere imposto come ricatto morale. Che sono d'accordo con loro quando di-
cono che lo Stato li ha trascurati, e quando dicono che ci sono troppi segreti, troppe co-
perture... sono d'accordo con tutte queste sacrosante cose, ma rimane il fatto che
io e Francesca con tutta questa storia sventurata non c'entriamo niente. Se non esiste
l'obbligo di perdonare, non esiste nemmeno I'obbligo di sentirsi in colpa per qualcosa
che non si è fatto. Non esiste l'obbligo di chiedere perdono per qualcosa a cui si è
totalmente e assolutamente estranei».
- Mambro: " E' sacrosanto ciò che dice Valerio. Se avessimo fatto anche noi la commedia
del pietire perdono in pubblico, una commedia che a tanti prima e dopo di noi è riuscita
facile, saremmo stati abbondantemente premiati e lodati. Invece troviamo più giusto,
anche se molto più faticoso e moralmente impegnativo, continuare a non chiedere perdono per
una cosa che ci è lontana anni luce. Se accettassimo per opportunismo la sentenza che ci
condanna ci sentiremmo complici di una pagina buia, e siccome già abbiamo sulla coscienza
alcuni gravi errori, non vogliamo avercene altri. L'orrore della strage di Bologna non è
nostro, né è nostro l'errore delle sentenza..
- Le vostre disgrazie giudiziarie sembran trarre origine da un un pentito...
- Fioravanti: «Quando si dice la coincidenza. Proprio l'altro giorno, per puro caso,
mentre stavo rientrando in carcere, I'ho intravisto seduto al bar che sorseggiava un aperitivo.
Avrei voluto dirgli che ero contento di vederlo in buona salute. Iui che portava mio fratel-
lo Cristiano alle messe sataniche..., avrei voluto ricordargli che questo è l'anno del Giubi-
leo, e che il Dio che aveva tanto disprezzato con lui era stato buono, visto che era ancora
vivo, nonostante lo avessero scarcerato diciotto anni fa sostenendo che un tumore al
colon gli lasciava solo un mese di vita Proprio cosl: diciotto anni fa per premiarlo gli
regalarono la libertà con un falso certificato medico! Ecco, questa è la giustizia, queste
sono le storture giudiziarie di cui non si vuol sentir parlare. Tornando a lui: quando ho
incrociato i suoi occhi ho deciso che era meglio far finta di niente. Per certi versi ho per-
donato la sua miseria umana, ma temo che pur di mantenere in vita la commedia (e la
carriera) di supertestimone, per averlo incontrato casualmente a Roma mi denunce-
rebbe dicendo che l'ho minacciato. Meglio che continui Dio a prendersi cura di lui...".
- A proposito di pentiti e superpentiti. Nella vostra storia ne spuntano di tutti i
tipi...
Mambro: "Ce n'è uno di cui vorrei parlare: è considerato attendibilissimo in altri proces-
si, ma non nel nostro. Costui è Carlo Digilio, imputato per la strage di piazza Fontana, do-
ve si è autoaccusato di aver partecipato al confezionamento dell'esplosivo. Ha raccon-
tato, per filo e per segno, la storia dell'estrema destra negli anni Settanta I giudici gli
hanno creduto ed hanno emesse sentenze durissime. Così come le sue parole sono sta-
te decisive per condannare i quattro imputati alPergastolo per l'attentato alla questura
di Milano. Sulla strage di Bologna, però, avendo confermato indirettamente, e senza
alcun dubbio, il nostro alibi, non è stato preso in considerazione. I Ros dei carabinieri
credono che sia un grande pentito, così il Sismi e i pubblici ministeri di Milano. E buo-
no per tutti, tranne che per noi».
- Chiederete la grazia?
- Fioravanti: «Dovremmo chiederla per le cose che abbiamo fatto ma riteniamo più giusto
pagare fino in fondo il nostro debito. Per ciò di cui non siarno responsabili, non la chiede-
remo mai».
(IL GIORNALE, 1 AGOSTO 2000)