Almanacco dei misteri d' Italia
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le notizie del 2002 |
28 gennaio 2002 - BOMBA MANIFESTO: PERIZIA, PER INSABATO RIDOTTA CAPACITA' DI INTENDERE E VOLERE
Secondo la perizia psichiatrica eseguita da Maurizio Marasco, professore associato di psichiatria, Andrea Insabato aveva una ridotta capacita' di intendere e di volere quando, secondo la procura di Roma, colloco', il 27 dicembre 2000,un ordigno esplosivo davanti all'ingresso del quotidiano 'Il manifesto'. Secondo la perizia dell'esperto nominato dal Gip Luciano Pugliese, Insabato, al momento del fatto, era in uno stato di eccitamento dovuto ad un disturbo dell'umore. Secondo il perito, Insabato e' comunque in grado di stare nel giudizio. I risultati della perizia saranno discussi nell' udienza che si terra' il 6 febbraio prossimo davanti al Gip.6 febbraio 2002 - BOMBA MANIFESTO: INSABATO CONDANNATO A 12 ANNI PER STRAGE
Per la bomba scoppiata alla sede del Manifesto il 22 dicembre del 2000, Andrea Insabato e' stato condannato a 12 anni per strage con il rito abbreviato, che prevede la diminuzione della pena di un terzo. Il gup Luciano Pugliese ha stabilito che Insabato, a conclusione della pena, sconti anche tre anni di applicazione di misure di sicurezza. L'imputato e' stato anche condannato al pagamento delle spese processuali e a versare centomila Euro di provvisionale a "Il manifesto". La pena e' stata piu' severa rispetto anche alla richiesta dei Pm Franco Ionta e Pietro Saviotti che avevano sollecitato 9 anni di reclusione per strage con l'aggravante del terrorismo e porto e detenzione di esplosivo. "E' una sentenza iniqua, sorprendente, ha detto l'avvocato di Insabato, Saverio Uva - anche tenendo conto del fatto che la stessa procura aveva chiesto 9 anni". Nel corso della discussione in aula, Uva aveva sostenuto che a piazzare la bomba nella redazione del Manifesto non era stato il suo assistito ed aveva avanzato l'ipotesi che a portarla poteva essere stato qualcun altro sapendo che Insabato si sarebbe recato alla sede del giornale proprio quel giorno come aveva preannunciato al giornalista con cui doveva incontrarsi per parlare della causa palestinese. Uva inoltre aveva sottolineato davanti al Gup Pugliese che per contestare il reato di strage, come ha fatto la procura, bisogna anche tenere conto degli effetti che l'ordigno poteva avere: ossia la bomba avrebbe dovuto avere il potere di uccidere e non di ferire soltanto. Il difensore aveva chiesto che il giudice considerasse una tipologia di reato meno importante, ossia quella indicata dall' art.13 della legge 497 del 1974 relativa a chi fa esplodere ordigni mettendo in pericolo l'incolumita' pubblica. Il Gup non ha tenuto conto della tesi difensiva ed ha accolto la ricostruzione della procura. Andrea Insabato ha assistito all'udienza su una barella, a causa delle ferite alle gambe provocate dall' esplosione che non gli consentono di stare in piedi. Dopo la lettura della sentenza e' apparso visibilmente scosso; attualmente e' agli arresti domiciliari nell'ospedale San Raffaele di Roma e nei prossimi mesi dovra' subire ancora interventi agli arti.7 febbraio 2002 - BOMBA MANIFESTO: CONDANNA INSABATO, POLEMICA BIELLI-FRAGALA'
Walter Bielli, Ds, giudica importante la sentenza di condanna di Insabato ma "Al di la' dell'ottimo e tempestivo lavoro svolto dall' Autorita' giudiziaria e della magistratura rimangono ancora avvolti nel mistero e meritevoli di attenzione alcuni assetti dell'inchiesta. Rimangono dubbi per esempio sul fatto che Insabato possa aver agito da solo e sull'ambiente in cui maturo' l' attentato. La scelta fatta dagli avvocati difensori dell'imputato, tra cui il fratello di Roberto Fiore leader di Forza Nuova, avvocato Stefano Fiore e' stata quella del rito abbreviato che ha comportato la non deposizione in Aula dell' imputato, forse per evitare che parlasse troppo. C'e' stato chi, sicuramente malato di mania di protagonismo e di cecita' politica aveva detto che si era trattato non di una bomba che poteva procurare una strage ma di un giocattolo di nessuna pericolosita'. Ora alla luce della sentenza dovrebbe ricredersi e consiglio l'avvocato Fragala' di An di essere piu' prudente". Per Bielli "poco credibile nelle sue affermazioni appare chi riceveva all' aeroporto di Fiumicino esponenti di Forza Nuova, come un picchetto d'onore, non si sa bene per quali meriti se non quelli di essere scappati dall' Italia per sfuggire alla nostra giustizia. Ma c'e' sempre chi ha un'unica ossessione, difendere tutto cio' che e' stato nero, anche se innominabile". Enzo Fragala', capogruppo di An in Commissione giustizia alla Camera, replica che Bielli "manifesta preoccupanti sintomi di ottusita' politica" e la sentenza che ha condannato Insabato per la bomba alla sede del Manifesto "fa strage del diritto". "L'attacco personale di cui sono stato oggetto da parte dell' ex complilatore di bufale, gia' componente della commissione Stragi - afferma Fragala' - si spiega solo come reazione furiosa alla denuncia da me presentata in occasione dell'ultima 'fatica' del sodale e suo personale ghost writer, Gianni Cipriani, nel quale si faceva riferimento a documenti, attinti da fondazioni private e non da fonti ufficiali, recuperati in un viaggio che l'ex consulente Cipriani effettuo' a spese della Commissione negli Stati Uniti e uso' per scopi esclusivamente privati come la pubblicazione de "Lo stato invisibile" dimostra". Fragala' "pur confermando la solidarieta' alla redazione del Manifesto per il grave atto subito" spiega di non potere che "esprimere forte scetticismo, da un punto di vista esclusivamente tecnico e non politico, per una condanna di simile durezza nei confronti di un imputato riconosciuto parzialmente incapace di intendere e di volere". Fragala', tra l'altro si chiede "come possa essere giustificato l' addebito del reato di strage quando l'ordigno, di cui parla a sproposito l' on. Bielli, risulterebbe essere una bomba carta a basso potenziale". Un esplosivo che "pur essendo tenuto in mano da chi lo trasportava non ne ha nemmeno provocato la morte ma solo il ferimento. Cosa che non sarebbe accaduta con una bomba ad alto potenziale". La polemica con Bielli prosegue poi a proposito dell' accoglienza che sarebbe stata riservata a Massimo Morsello da Fragala':"rispondo semplicemente ricordando a tutti per l'ultima volta, che si trattava di un uomo gravemente malato di cancro. Usiamo l'imperfetto perche' ora e' morto. Notizia che forse avra' rallegrato l'on. Bielli".22 aprile 2002 - PROSSIMA USCITA NUOVO LIBRO BIACCHESSI SU TERRORISMO DI DESTRA
Esce il 13 maggio il nuovo libro d'inchiesta di Daniele Biacchessi. "Le ombre nere. Il terrorismo di destra da Piazza Fontana alla bomba al Manifesto". Mursia Editore. 205 pagine con postfazione del giudice di Milano Guido Salvini. Narrato come fosse un romanzo, il libro offre al lettore quattro storie tra passato e presente. Non é un saggio. Si rivolge invece alle nuove generazioni, quelle che la storia più recente stentano a conoscere.
"Processo alla storia", é il capitolo dedicato al dibattimento per la strage di Piazza Fontana terminato il 30 giugno 2001 con la condanna di alcuni esponenti di Ordine Nuovo. Nel volume viene ricostruita l'intera istruttoria, confrontati i documenti e gli atti giudiziari, sbobinate le audizioni testimoniali. Fino alle motivazioni della sentenza.
"Quel giorno che in cielo volò una bicicletta" é la storia dell'ultima inchiesta sulla strage di Piazza della Loggia a Brescia (28 maggio 1974). Vengono pubblicati i verbali di interrogatorio e analizzate le istruttorie e i processi precedenti. Si tratta di un capitolo inedito e di un processo ancor tutto da celebrare.
"Uno sparo nella notte" riguarda la storia dei Nuclei Armati Rivoluzionari. Dagli omicidi degli anni Settanta alla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Il capitolo é aggiornato fino agli ultimi avvenimenti e inchieste.
"Ritorno al passato" è relativo alla bomba contro la sede romana del Manifesto del 22 dicembre 2000. Le testimonianze e le inchieste che hanno portato alla condanna per strage del neofascista Andrea Insabato.
Quattro storie scritte per non dimenticare.24 maggio 2002 – “OMBRE NERE” DI BIACCHESSI
ANSA:
DANIELE BIACCHESSI - OMBRE NERE (MURSIA - PAG.200 - 14,30 EURO) - Sono lunghe e lastricate di sangue la strada e la storia dell' eversione nera in Italia e, almeno per quanto ha ritenuto la magistratura, segnata da episodi cruenti che hanno portato il Paese sul limite del baratro istituzionale, prima ancora che politico. Perche' taluni di quegli episodi (ma anche degli «altri», firmati dall' opposto ed estremo schieramento ideologico) hanno costretto a pensare che le regole della democrazia dovessero essere difese da misure che forse tradivano la motivazione stessa per le quali erano state adottate. Daniele Biacchessi, nel ricostruire la storia del terrorismo di destra in Italia, ricostruendo quattro vicende, la racchiude in due precisi momenti storici. Il primo e', ovviamente, la strage di piazza Fontana, il secondo, l' ultimo, e' la bomba che poteva fare una strage nella redazione romana del Manifesto e per la quale e' stato gia' condannato il neofascista Andrea Insabato. In 'mezzo' la strage di piazza della Loggia, a Brescia e la folle corsa nel terrore dei Nar. Chi ha tentato di ricostruire il cammino dell' eversione in Italia e' stato sempre attraversato dalla certezza che la rozzezza delle tematiche alla base del fenomeno nascondesse regie di menti piu' raffinate, aduse piu' d' altre alla sottile arte dell' inganno. Peraltro se per arrivare ad un ennesimo - per l' accusa definitivo - pronunciamento di una Corte d' assise sulla strage di piazza Fontana s' e' dovuto attendere il giugno del 2001, se si da' per scontato che tutti i magistrati e gli inquirenti hanno fatto per intero il loro lavoro, c'e' quantomeno da sospettare che chi ha orchestrato la stagione degli attentati neri l' abbia fatto forte di coperture e connivenze ai livelli piu' alti. Certo, chi appena un anno fa e' stato condannato per la bomba alla Banca dell' agricoltura parla oggi di una sentenza politica. Ma appare un copione scontato, ancorche' comprensibile. Biacchessi, nel suo «Ombre nere», non solo racconta, ma ricostruisce, fornendo elementi di riflessione (grazie a documenti processuali presssoche' sconosciuti) , anche quando tratteggia la storia personale dei mille personaggi che nel terrorismo di destra hanno agito, oppure soltanto vi hanno svolto compiti da comprimari.12 giugno 2002 - PER MOTIVAZIONI SENTENZA, INSABATO AVEVA COMPLICI
"Il Manifesto"
Insabato per una nuova strategia della tensione
Le motivazioni della condanna dell'ex di Tp: "La bomba al manifesto per colpire la democrazia"
Dar vita a una nuova strategia della tensione. Sarebbe stato queto l'intento che Andrea Insabato avrebbe voluto raggiungere il 22 dicembre 2000 quando mise un ordigno nella sede del manifesto a Roma. E' quanto si apprende dalle motivazioni della sentenza con cui nel febbraio scorso il giudice dell'udienza preliminare di Roma Luciano Pugliese condannò l'ex di Terza posizione a 12 anni di carcere per l'attentato di via Tomacelli. "All'esplosione dell'ordigno - scrive il gup - non può ritenersi estraneo l'intento di risvegliare nell'opinione pubblica il ricordo dei metodi di lotta estrema volti all'annietamento dell'avversario politico con mezzi violenti e sanguinari e fa riaffiorare nelle coscienze questa continua insicurezza di vita che fu una costante durante gli anni della strategia della tensione dello stragismo adottati come strumento per scardinare le istituzioni democratiche". Secondo il giudice, il comportamento di Insabato evidenzierebbe che l'obiettivo non era quello di colpire "questo e quel giornalista..., ma era funzionalmente connesso alla realizzazone di un disegno volto a colpire persone che liberaente esprimono il loro pensiero e concorrono alla sua divulgazione". E non occorre molto - prosegue il gup - per dimostrare quanto un simile atto sia in grado, da un lato, di incutere terrore nella collettività e, dall'altro, di incidere sull'ordinamento costituito, del quale la libertà di stampa costituisce uno dei pilastri essenziali". Nellemotivazioni si ricorda, inoltre, che la perizia ha stabilito che il disturbo psichico, del quale l'imputato risulta da tempo affetto, determina l'alternanza di periodi di depressione profonda a periodi di eccitamento ipomaniacale caratterizzati da euforia eiperattività, correlata ad un delirio di grandezza e di onnipotenza. E' stato lo stesso perito ad accertare che almomento del fatto Andrea Insabato versava appunto in quella fase della patologia che puo' definirsi di eccitamento ipomaniacale. Il gup si sofferma anche sull'esistenza di possibili complici dell'ex estremista quando, descrivendo la fase dello scoppio, sottolinea come Insabato, che rimase gravemente ferito, ignorasse che tra l'accensione di quella miccia e l'esplosione non ci fosse un lasso di tempo sufficiente per allontanarsi e porsi al riparo: "Sicuramente non aveva tali conoscenze né gli erano state (volutamente o non) comunicate dalla persona o dalle persone, tuttora non identificate, che, con lui hanno concorso nella preordinazione ed esecuzionedella condotta criminosa". Così si spiegherebbero, secondo Pugliese, le prime parole pronunciate da Insabato (del tipo "perché mi avete fatto questo", ndr) quando ricevette i primi soccorsi.22 ottobre 2002 - BOMBA AL MANIFESTO: RIDOTTA CONDANNA A INSABATO
"Il Nuovo"
Bomba al Manifesto, "Insabato non è reo di strage"
E' questo il contenuto della sentenza emessa dalla Corte d'Assise d'Appello che ha pertanto stabilito la riduzione della pena da 12 a 6 anni e 8 mesi per l'ex militante dell'estrema destra.
ROMA - Andrea Insabato non è responsabile di strage aggravata dalla finalità di terrorismo per aver collocato, il 22 dicembre del 2000, un ordigno esploso davanti all'ingresso della redazione del quotidiano "Il Manifesto". E' quanto hanno ritenuto i giudici della prima Corte d'assise d'appello della capitale che oggi hanno assolto,
perché il fatto non costituisce reato, l'ex militante di 'Terza Posizione' dall'accusa più grave, condannandolo soltanto per detenzione e porto in luogo pubblico di materiale esplodente.
La Corte ha così dimezzato la pena, inflitta in primo grado, il 6 febbraio scorso, in sede di giudizio abbreviato, da 12 anni a 6 anni ed 8 mesi di reclusione, revocandogli anche la misura di sicurezza del ricovero in una casa di cura e di custodia per un tempo non inferiore a 3 anni.
I giudici hanno tuttavia stabilito che Insabato dovrà risarcire dei danni subiti la Presidenza del Consiglio, rappresentata dall'avvocato Liborio Coaccioli, e il quotidiano "Il Manifesto", assistito dall'avvocato Cristiano Bianchini.
All'udienza ha assistito l'imputato, su una sedia a rotelle, che si trova ancora agli arresti domiciliari in ospedale e a cui il gup Luciano Pugliese riconobbe in primo grado una ridotta capacità di volere al momento del fatto.
"Pur essendo dispiaciuti perché la Corte ha attribuito il fatto materiale a Insabato - ha commentato il difensore Saverio Uva - viene clamorosamente smentita l'impostazione accusatoria degli inquirenti che avevano individuato Insabato quale responsabile del reato di strage e, quindi, con la volontà di andare a uccidere, e non è stata riconosciuta neanche la sua pericolosità sociale. Lo stesso pg Giuseppe Mancini ha chiesto oggi l'assoluzione per la strage non ravvisando nel fatto medesimo l'elemento del dolo specifico, ovvero la finalità di uccidere nelle intenzioni dell'imputato. Attendo comunque - ha concluso - le motivazioni della sentenza per continuare nella strada intrapresa al fine di dimostrare la totale innocenza di Insabato e ricorrendo, se del caso, in Cassazione".
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