Caso MORO: novita' 1987
- 3 gennaio - Tornano in carcere Enrico Triaca e l' ex compagna di Prospero Gallinari Mara Nanni che il 24 dicembre hanno ottenuto un permesso speciale di dieci giorni in considerazione della buona condotta tenuta in carcere. La Nanni ha usufruito di una parte della sua licenza per sposarsi. Una licenza di dieci giorni e' stata concessa anche a Massimo Maraschi.
- 4 gennaio - Tornano al carcere di Paliano Valerio Morucci e Adriana Faranda, che il 30 dicembre scorso hanno ottenuto dalla magistratura un permesso di cinque giorni. Hanno trascorso le festivita' nella casa della Faranda, in via Quintiliano, a Monte Mario.
- 9 gennaio - Barbara Balzerani e Gianni Pelosi sono condannati dalla terza corte di assise di Roma a sei anni e sei mesi di reclusione ciascuno per i reati di banda armata e detenzione di armi. La corte ha invece assolto Giorgio Vanzini, per non aver commesso il fatto, e Antonio De Luca, per insufficienza di prove, dall' accusa di partecipazione a banda armata. Il processo e' stato istruito dopo la scoperta ad Ostia del "covo" in cui i due terroristi si rifugiavano.
- 10 gennaio - Renato Curcio, capo storico delle Br, dopo 12 anni di silenzio, accetta di rispondere alle domande di un giornalista dell' "Espresso". Curcio dice di non riconoscersi nelle "etichette" di pentito o dissociato o irriducibile. Sul caso Moro, Curcio afferma tra l'altro che: "Moro poteva essere salvato. bastava voler leggere i chiarissimi messaggi delle Br". quanto ai rapporti con servizi segreti Curcio sostiene che "nella storia delle Br non vi e' mai stata intromissione diretta o indiretta dei servizi segreti o di potenze occulte; ricevemmo delle offerte indirette dai servizi israeliani, ma le rifiutammo".
- 12 gennaio - Processo Metropoli: giunto in aereo dalla Francia dove vive da anni (a Lilla), depone Carlo Fioroni. E' la prima volta che il "superpentito" compare in pubblico dopo la sua scarcerazione. Fioroni ricorda l' incontro con Feltrinelli, che gli fu presentato da Oreste Scalzone. "mi fu affidato in quell' occasione - racconta Fioroni - di fare da agente di collegamento tra Feltrinelli e Potere operaio, o meglio con il vertice di questo gruppo intenzionato a creare uno spezzone di partito con struttura rigida, di tipo bolscevico, che prevedeva un certo livello di clandestinita' di natura difensiva, con rifugi sicuri, documenti segreti". Fioroni parla anche della nascita del "f.a.r.o.", un' organizzazione nella quale Piperno e Morucci ricoprono rispettivamente i ruoli di dirigente politico e militare. "l' aspirazione piu' grande di Toni Negri - ha aggiunto anche - era quella di creare un movimento armato di massa che si opponesse al progetto dei supestiti di Potere operaio, inclini a dar vita ad un gruppo con una struttura politico militare". Fioroni ha concluso la sua deposizione ricordando di avere avuto fugaci rapporti con Renato Curcio e Lanfranco Pace.
- 13 gennaio - Processo Metropoli: riprende la deposizione di Carlo Fioroni che ribadisce la stretta connessione che fin dalla loro nascita avrebbe legato le "Brigate rosse" con gli esponenti di "Potere operaio", prima, e con i dirigenti di "autonomia", poi. "C'e' sempre stato - ha detto Fioroni riferendosi alle b.r. - chi le ha guardate con un certo sospetto, ma generalmente non e' mai mancato un rapporto di reciproca assistenza". Fioroni ricorda gli appoggi forniti da lui stesso a brigatisti rossi all' epoca dell' "operazione Pisetta", il confidente della polizia che le Br volevano assassinare e che avevano individuato rifugiato in una villetta del Sid al confine tra la Francia e la Germania. Fioroni ha quindi confermato che il programma di unificare i progetti rivoluzionari delle organizzazioni presenti nel panorama dei gruppi eversisi fu predisposto e studiato "sotto l' indiscussa guida della triade Negri, Scalzone, Piperno".
- 16 gennaio - Comincia a Roma il processo per la rapina da 35 miliardi compiuta nel marzo 1984 alla "Brink's securmark". Dei ventiquattro imputati rinviati a giudizio soltanto sette debbono rispondere di aver partecipato al colpo mentre gli altri sono accusati di ricettazione o di aver riciclato il danaro.
- 20 gennaio - I giudici della corte d' assise d' appello di Cagliari confermano la condanna di Mario Moretti a tre anni e due mesi di reclusione che gli era stata inflitta dai giudici della corte d' assise di Nuoro per propaganda sovversiva e apologia di reato a fini terroristici. I giudici hanno condonato la pena di due anni. Moretti, detenuto nel carcere di Rebibbia e non presente al dibattimento, era accusato di avere distribuito nel carcere "badu 'e carros" di Nuoro, il 17 marzo 1982, un ciclostilato con il quale le "Brigate rosse" rivendicavano l' evasione di un gruppo di detenute dal carcere di Rovigo.
- 21 gennaio - Una nuova inchiesta giudiziaria, la quinta, e' stata avviata dalla procura della repubblica di Roma per accertare responsabilita' e ipotesi di coinvolgimento di una dozzina di brigatisti o fiancheggiatori nella strage di via Fani, nel sequestro e nell' uccisione di Aldo Moro ed altri numerosi delitti compiuti a Roma dall' organizzazione eversiva. A dare il via ai nuovi accertamenti e' stato Francesco Nitto Palma pubblico ministero al processo "Moro ter" ripreso. Il magistrato ha chiesto ed ottenuto dai giudici della terza corte d' assise la trasmissione al suo ufficio dei verbali delle deposizioni fatte da alcuni "pentiti" e "dissociati" delle Br. Questi ultimi, e, tra gli altri, Walter Di Cera, hanno coinvolto nelle varie fasi dell' "operazione Moro" e nella progettazione o nell' esecuzione di altri attentati compiuti tra il 1977 e il 1982 a Roma, personaggi che finora non erano stati accusati di quei reati come, ad esempio, Renato Arreni. All' ufficio istruzione del tribunale di Roma e' da tempo in corso una quarta indagine sul "caso Moro" avviata sulla base degli elementi nuovi contenuti in un dettagliato esposto presentato dagli avvocati di parte civile che tutelano gli interessi dei familiari degli agenti uccisi in via Fani.
- 22 gennaio - In via Nomentana, a Roma, dopo una sparatoria i carabinieri arrestano Fabrizio Melorio, Paolo Cassetta e Geraldina Colotti. Cassetta e la Colotti sono feriti. Paolo Cassetta, romano, 26 anni, era fuggito nel 1984 dal soggiorno a Civitella Casanova, in provincia di Pescara, dove era stato inviato dopo essere stato scarcerato per scadenza di termini ed e' uno degli imputati latitanti al processo "Moro ter". Addosso ai tre terroristi i carabinieri hanno trovato numerosi appunti cifrati, agendine con nomi e indirizzi scritti in codice e altri documenti.
- 27 gennaio - Processo Metropoli: depongono l' on. Giacomo Mancini (Psi) e il giornalista Giorgio Bocca. Mancini ha sostenuto di non aver saputo nulla dei tentativi per salvare la vita ad Aldo Moro compiuti da esponenti socialisti che presero contatto con Piperno. Mancini nei primi giorni del sequestro incontro' Piperno, ma solo in seguito seppe dei suoi incontri con Signorile e Craxi. Bocca ha detto in sostanza di aver raggiunto il convincimento che la sorte di Moro era segnata e nessun tentativo gli avrebbe potuto salvare la vita.
- 4 febbraio - E' possibile che vi siano stati contatti tra il Mossad, il servizio segreto israeliano e le Brigate rosse, ma non sortirono comunque alcun risultato. ne' ando' a segno l' operazione "luna piena", destinata ad uccidere Marco Pisetta. Con queste argomentazioni il consigliere aggiunto presso l' ufficio istruzione del tribunale di Torino, Mario Garavelli, ha disposto l' archiviazione dell' inchiesta scaturita dalle rivelazioni, fatte nel 1981, da Alfredo Buonavita, uno dei capi storici delle "Br". Il magistrato ha inoltre prosciolto, "per non aver commesso il fatto", Toni Negri, Francesco Piperno, Antonio Bellavita, Emilio Vesce e Fausto Tommei dall' accusa di aver preso parte a Torino ai sequestri del sindacalista della Cisnal Bruno Labate (12 febbraio 1973) e del dirigente della Fiat Ettore Amerio (10-18 dicembre 1973). Interrogato dai giudici romani, Buonavita racconto' che nei primi anni settanta "emissari dei servizi segreti israeliani cercarono un contatto con le Br, offrendo armi, finanziamenti e coperture varie in cambio di un maggior impegno destabilizzatore della situazione politica italiana". Obiettivo del Mossad, secondo Buonavita, era di "dirottare il forte sostegno dato all' Italia dagli Stati Uniti, come strumento per mantenere le proprie posizioni nel mediterraneo, verso Israele". Per dimostrare la loro buona fede, i servizi segreti israeliani fornirono alle Br l' indirizzo del rifugio, in Germania, di Marco Pisetta, indicazione che si rivelo' esatta e che indusse l' organizzazione a mettere a punto un piano (poi fallito) per uccidere l' ex brigatista. Nella sua sentenza di archiviazione, Garavelli scrive che "nessuna ipotesi di reato puo' essere ravvisata a carico di chi venne in contatto con il Mossad e che comunque Buonavita ha riferito soltanto cose sentite da altri. cosi', per quanto riguarda Pisetta, tutto resto' nella fase preparatoria e percio' non vi sono persone perseguibili.
- 10 febbraio - Rinviato a nuovo ruolo per consentire la presenza di Bruno Seghetti, imputato al processo "Moro ter", il processo per l' assalto Br alla sede regionale della Dc delle Marche apertosi davanti alla corte d' assise di Ancona. Oltre a Seghetti sono imputati, Antonio Savasta, Stefano Petrelli e Tommaso Gino Liverani, ufficialmente latitante ma presumibilmente morto per malattia in Nicaragua, Massimo Gidoni e le latitanti Lucia Reggiani e Marina Muzi.
- 10 febbraio - La procura della repubblica di Roma ha avviato una indagine per stabilire i canali attraverso i quali sono giunti recentemente presso alcune librerie di tutta Italia specializzate nella vendita di testi politici ed economici documenti ed opuscoli delle Brigate rosse. Gli accertamenti sono stati disposti dal pubblico ministero Franco Ionta.
- 16 febbraio - Il magistrato di sorveglianza, in base all' articolo 9 della "legge Gozzini" concede ad Alberto Franceschini cinque giorni di permesso premio.
- 18 febbraio - Processo Moro-ter: chiamata a deporre Barbara Balzerani che rifiuta. "Qui si perde solo tempo - ha gridato la brigatista dalla sua 'gabbia' - non vengo li'".
- 20 febbraio - Dieci terroristi di sinistra e di destra iscritti al Partito radicale (Maurice Bignami, Sergio D' Elia, Luca Frassineti, Rocco Martino, Ciro Longo, Mario Rossi, Nando Cesaroni, Salvatore Palmeri, Livio Lai, Vincenzo De Stefano) firmano un appello che dice:"Non vi sono progetti, futuri, umanita' , speranze che valgano una vita, la vita di chiunque, oltre che quella nostra o vostra, compagni assassini. Non uccidere. uccidere e' sempre una perdita. non c' e' storia della salvezza che possa proseguire se spezza una vita".
- 20 febbraio - Processo rapina Brink's: il pubblico ministero Andrea Vardaro conclude la sua requisitoria
- 21 febbraio - In una intervista al settimanale "Panorama" Alberto Franceschini condanna la rapina fatta a Roma in via Prati di Papa. Secondo Franceschini, nell' azione "c' e' solo cinismo e calcolo. e' un terrorismo molto moderno, all' americana, estremamente disumanizzato. l' importante per questi brigatisti e' solo prendersi il miliardo.....non riesco a capire chi sono e come sono qeuesti terroristi e quasi mi rifiuto di capirlo perche' c' e' una differenza abissale tra me e loro".
- 23 febbraio - Al termine di un nuovo giudizio disposto dalla corte di Cassazione con la sua sentenza del novembre 1985, la terza corte d'assise d'appello modifica le pene inflitte in primo grado dalla corte d'assise del processo Moro al foro italico ad un gruppo di imputati "minori". In particolare, i giudici assolvono , Norma Andriani, Carlo Brogi, Arnaldo May e Mara Nanni per insufficienza di prove dall' accusa di concorso morale nell' uccisione del giudice Tartaglione. La condanna della Andriani per altri reati e' stata ridotta da 11 a nove anni di carcere. Il "pentito" Brogi ha avuto due anni di reclusione (nove), Arnaldo May undici (13), mentre per Mara Nanni e' stata confermata per la partecipazione ad altri delitti la condanna a 23 anni di carcere. Ridotta anche la condanna della presunta "talpa" delle Br al palazzo di giustizia, Alessandra De Luca (da dieci a sette anni) e, per l'applicazione dell' amnistia, sono state cancellate le condanne inflitte a Giovanna Chantal Personne' (tre anni) ed alla "pentita" Ave Maria Petricola (tre anni e cinque mesi). Per Marco Capitelli, Augusto Cavani, Otello Conisti, Giovanni Innocenzi, Tommaso Lagna, Antonio Musarella ed Edmondo Stroppolatini, tutti condannati a pene varianti dai nove ai cinque anni di carcere, i giudici hanno deciso lievi riduzioni di pena.
- 23 febbraio - Processo Metropoli: interrogata Adriana Faranda. Alla domanda "Perche' proprio Moro ?" la Faranda risponde:"Fanfani a quel tempo non contava molto e Andreotti incarnava la vecchia struttura della Dc. Moro, invece, rappresentava la forza di rinnovamento all'interno del partito. quanto alla sua capacita' di garantire equilibri politici sempre piu' avanzati, era uno, non l'unico motivo della scelta; si voleva pertanto sentire Moro su questi progetti, sulla capacita' dello stato di ristrutturarsi". La Faranda aggiunge che pero' Aldo Moro non parlo', fu evasivo nelle risposte. "Se avesse detto 'come Dc siamo coinvolti nel golpe Borghese o nella strage di piazza Fontana' forse si sarebbe salvato. probabilmente le Br avrebbero finito per fare una scelta diversa sul suo destino, si sarebbe portato avanti il discorso su uno scambio di prigionieri". Comunque fu la cruenta conclusione del sequestro a determinare la rottura tra le Br e Morucci e la Faranda. e i due se ne andarono portando con loro armi e denari. Per trovare un rifugio sicuro si rivolsero a Pace, che gia' avevano incontrato durante i 55 giorni del sequestro. "Venne in una trattoria - ha ricordato la Faranda - che io e Morucci frequentavamo abitualmente; disse che ci andava cercando, che voleva parlarci perche' era preoccupato per la piega che stava prendendo il caso Moro, piega che non era condivisa dal movimento e che rischiava di scatenare reazioni repressive. Pace accenno' ad un suo incontro con un esponente del Psi che voleva individuare le strade percorribili per salvare la vita di Moro, ma per noi il Psi non era un interlocutore; il problema riguardava esclusivamente la Dc e qualsiasi mossa dei socialisti non avrebbe avuto la minima influenza sulle decisioni delle Brigate rosse". Dopo la loro uscita dalle Br, Pace, non potendo far nulla, chiese l' intervento di Piperno che trovo' loro il rifugio in casa di Giuliana Conforto, dove li ando' a trovare. Alla domanda su perche' trattare proprio con Piperno la Faranda risponde:"perche'
Piperno poteva essere genericamente interessato ad un' idea rivoluzionaria. Tuttavia non condivise la nostra decisione di abbandonare le Br, le uniche che, a suo dire, potevano aprire spazi politici ai movimenti. Se doveva esserci lotta armata, andava bene quella condotta dalle Br. altre alternative per lui non esistevano".
- 24 febbraio - Si concluso il processo per la rapina da 35 miliardi al deposito della "Brink's securmark". I giudici della seconda sezione penale del tribunale infliggono la pena maggiore, dodici anni e mezzo di carcere, a Giampaolo Morosini e pene solo leggermente inferiori agli altri presunti autori materiali del "colpo": undici anni e nove mesi ad Alfredo Tadiotto e Francesco Santoro, undici anni a Leonello Cristofari e nove anni e nove mesi a Germano La Chioma. I giudici condannano anche gli altri diciannove imputati, accusati di ricettazione o per aver riciclato una parte del bottino, a pene varianti dai sette anni ad un anno ed otto mesi di reclusione. Il principale responsabile della rapina, Antonio Chichiarelli, ritenuto l' autore del comunicato del lago della Duchessa, e' stato ucciso pochi mesi dopo la rapina.
- 25 febbraio - Processo Metropoli: riprende la testimonianza di Adriana Faranda. "Quando capimmo quale sorte sarebbe toccata a Moro - ha detto - cercammo di far comprendere ai compagni che si trattava di un errore. Per noi ormai Moro era bruciato come politico; una volta rilasciato, sarebbe stato certamente messo da parte, sarebbe uscito dalla vita pubblica. a parte l' inasprimento della repressione dello stato, l' omicidio avrebbe anche rafforzato, sempre secondo il nostro punto di vista, l' odio di tutti contro le Br". Ma i vertici non furono d' accordo, "ci dicevano: 'siete degli illusi se pensate che Moro venga messo da parte' - ha proseguito la Faranda -. erano convinti che avrebbe continuato a lavorare dietro le quinte, che la sua mente sarebbe stata ancora utilizzata dal partito. insomma le Brigate rosse diffidavano della categoria dei politici". Rispondendo a domande del presidente Santiapichi e degli avvocati di parte civile, la Faranda ha tenuto a confermare: le Br non hanno mai concertato piani strategici con gruppi eversivi stranieri e con frange del terrorismo palestinese; Moro, anche se lei non lo sa per conoscenza diretta, fu tenuto prigioniero nell'appartamento di via Montalcini 8; lei non sa se esistano altre lettere di Moro, oltre a quelle diffuse dalle Brigate rosse durante i 55 giorni della sua prigionia, ma e' portata ad escluderlo. Alla domanda sul perche' si portarono via numerose armi, tra cui la mitraglietta "skorpion" usata per uccidere Moro? Adriana Faranda risponde:"non perche' considerassimo la 'skorpion' un cimelio da conservare, ma perche' allora era nostra intenzione continuare la lotta armata, sia pure su linee diverse da quelle delle Br. eppoi eravamo stati noi a mettere a disposizione dell'organizzazione quelle armi; quindi ci sembro' logico portarle con noi".
- 26 febbraio - Si e' concluso in corte d' assise d' appello il processo contro una dozzina di persone accusate di aver fatto parte delle "formazioni armate comuniste" (Fac). I giudici confermano le condanne a dieci ed otto anni di carcere rispettivamente per Valerio Morucci e per Adriana Faranda, a sei anni per Luigi Rosati (ex marito della Faranda) e a cinque anni per Renato Arreni e Bruno Seghetti. Ridotta da cinque a quattro anni la pena inflitta a Giancarlo Costa e Giancarlo Davoli. Tra i capi d' accusa contestati agli imputati c' erano una serie di attentati e di tentativi di omicidio compiuti tra il 1975 ed il 1976. Morucci, Seghetti e Germano Maccari erano stati accusati anche dell' uccisione del missino Mario Zicchieri e in primo grado erano stai assolti per questo delitto con la formula piena, mentre i giudici d' appello li hanno prosciolti per insufficienza di prove.
- 1 marzo - "Le journal du dimanche" scrive che Jean-Marc Rouillan e Nathalie Menigon, due dei quattro capi storici di "Action directe" arrestati otto giorni fa nella campagna intorno ad Orleans, "dovevano avere prossimamente un contatto in Francia con i nuovi dirigenti delle Brigate rosse". Un documento trovato nel covo, scrive il giornale, prova che "i contatti tra l' organizzazione francese di estrema sinistra e le Br erano tenuti da Regis Schleicher, il quale traduceva i testi italiani. Dopo il suo arresto era Jean-Marc Rouillan che con l' aiuto di un dizionario traduceva i documenti provenienti dall' Italia".
- 2 marzo - Processo Metropoli: continua la testimonianza di Adriana Faranda. Per la donna, risale al 1977 l' ingresso di Lanfranco Pace nella organizzazione eversiva. Fu lui a chiedere di entrare nel gruppo. La sua domanda venne esaminata dal vertice e Morucci si propose di prendere contatto con lui. Pace venne inserito nella "brigata servizi" di cui era a capo la Faranda, la quale, dice:"e' vero che divento' subito operativo, ma solo potenzialmente. Doveva dedicarsi ad esempio al volantinaggio, ma non si presento' mai agli appuntamenti. Comunque, ha ammesso la Faranda, Pace era considerato un appartenente alle Br. ha pero' escluso, smentendo quanto hanno dichiarato altri brigatisti, che Pace si sia impossessato di denaro appartenente all' organizzazione. In seguito, quando la Faranda e Morucci uscirono dalle Brigate rosse, si rivolsero a Pace per trovare un rifugio. Per un paio di giorni furono sistemati in un appartamento, poi passarono nella casa di un giornalista di un quotidiano romano, infine furono sistemati nell' abitazione di Giuliana Conforto. La Faranda ha infine parlato dell' idea che venne a lei e a Morucci di fare intervistare da "Metropoli" un esponente delle Br. ma il progetto non fu realizzato.
- 2 marzo - Il film "Il caso Moro" di Giuseppe Ferrara e' proiettato al festival cinematografico di Berlino.
- 3 marzo - La giuria del 37/o festival internazionale del cinema di Berlino ovest assegna l'orso d'argento per il miglior attore a Gian Maria Volonte', protagonista di "Il caso Moro" di Giuseppe Ferrara.
- 3 marzo - Processo Metropoli: continua la testimonianza di Adriana Faranda. Adriana Faranda fa i nomi di Alessio Casimirri e di Rita Algranati, coinvolgendo i due latitanti nella preparazione dell' omicidio del giudice Riccardo Palma, ma quando il pubblico ministero Antonio Marini le chiede a bruciapelo il nome del brigatista incaricato di uccidere il magistrato, la Faranda, che e' dissociata e non pentita, resasi conto di aver fatto un passo falso nominando Casimirri e la Algranati, si rifiuta di fare altri nomi. "Non c'e' nessuno in questo processo - ha detto - che abbia partecipato all' omicidio. Non ho avuto alcuna difficolta' nel rivelare i nomi di Casimirri e della Algranati perche' da un po' di tempo sono sulla bocca di tutti". Anche quando il p.m. le ha chiesto di indicare i brigatisti che parteciparono all' attentato di via Fani risponde:"ritengo che ormai siano noti". La Faranda ha escluso che in occasione di qualche attentato la scelta della vittima sia stata suggerita dall'esterno. Ha pero' affermato che alcuni brigatisti si avvalevano della collaborazione di insospettabili, come faceva Gallinari con il prof. Senzani, che al tempo frequentava il ministero di grazia e giustizia. infine la Faranda non ha saputo o voluto chiarire perche' le Br firmarono l'omicidio Moro con una raffica di quella "skorpion" usata in tanti precedenti attentati. "Probabilmente perche' aveva il silenziatore" e' stata la sua spiegazione.
- 4 marzo - Processo Metropoli: continua la testimonianza di Adriana Faranda. La Faranda sostiene che nessuno disse mai ad Aldo Moro che la sua sorte era segnata, la fine prossima. Quando lo fecero uscire dalla "prigione del popolo" dove era rimasto per 55 giorni, i brigatisti gli spiegarono che doveva essere trasferito in un altro posto, piu' sicuro, ma appena caricato sul bagagliaio della "renault 4" fu ucciso con la "skorpion" e un'altra arma, una pistola. Il suo ruolo, nel caso Moro, sarebbe stato secondario: postina delle Brigate rosse quando dovevano essere diffusi comunicati o lettere dell' ostaggio, compito che svolse sino all' ultimo, anche il 9 maggio accompagno' Morucci alla stazione Termini per fare la telefonata con cui fu annunciato al prof. Tritto che Moro era stato ucciso e che il corpo era in via Caetani. La Faranda esclude di aver partecipato al trasporto del cadavere, incarico che fu svolto da quattro componenti della "colonna romana". Solo dopo che il corpo era stato lasciato in via caetani, Mario Moretti incarico' lei e Morucci di telefonare a Tritto. Il pubblico ministero Antonio Marini le mostrato il "fumetto" sul "caso Moro" pubblicato nel giugno 1979 da "Metropoli" e le ha chiesto se il racconto fosse aderente alla realta'. La Faranda ha risposto che e' zeppo di inesattezze, un prodotto della fantasia, dando una mano a Piperno e Pace ai quali, proprio per quel fumetto, si attribuisce il fatto di essere stati a conoscenza dei segreti che la vicenda Moro custodiva. La Faranda ha poi indicato quali erano le basi su cui potevano contare le Br quando, nel marzo 1978, l' operazione Moro entro' nella fase esecutiva. Un "covo" era in via Gradoli ed era gestito dalla "colonna romana" (Moretti e la Balzerani), un altro in via Montalcini, dove fu approntata la "prigione del popolo" ed era a disposizione dell' esecutivo, il terzo nell' abitazione di lei e di Morucci, a San Paolo, il quarto a Borgo Pio, affidato ad un "regolare" della "colonna romana"; poi c' era la villa di Velletri destinata alla riunioni della direzione strategica.
- 6 marzo - Comincia davanti ai giudici della terza sezione della corte d'assise di appello di Napoli (presidente Guido Tavassi) il processo ai componenti della colonna napoletana delle Brigate rosse, responsabile tra il 1980 e l'82 di dieci omicidi, quattro sequestri di persona (tra cui quello di Ciro Cirillo), numerosi ferimenti e rapine. In primo grado i giudici hanno emesso 15 condanne all'ergastolo.
- 9 marzo - Processo Metropoli: Valerio Morucci dice che "solo tre persone conoscono il segreto della prigione in cui fu tenuto Aldo Moro: sono Mario Moretti, Prospero Gallinari e Laura Braghetti". Morucci esclude che la segnalazione secondo cui il corpo di Moro era stato gettato nel lago della duchessa sia da attribuire alle Brigate rosse. Dopo aver ribadito che Barbara Balzerani fece parte del "commando" che opero' in via Fani, Morucci ha anche confermato che, secondo un suo convincimento, la "prigione del popolo" fu allestita in via Montalcini 8. Quanto ai rapporti con Pace nei 55 giorni del sequestro, il teste ha detto che avvenne un solo incontro durante il quale lui e la Faranda gli spiegarono che un eventuale mediazione del Psi non avrebbe "convinto" le Br; per salvare la vita di Moro occorreva un intervento diretto della Dc perche' offrisse un riconoscimento politico all'organizzazione terroristica.
- 10 marzo - Processo Metropoli: continua la deposizione di Valerio Morucci. "Dopo la nostra uscita - ha detto Morucci - gli altri Br ci cercavano perche' avevamo portato via dal nostro covo armi e documenti. Una volta, su un autobus, incontrai casualmente Prospero Gallinari: andavamo entrambi nello stesso luogo, un bar, dove io dovevo incontrare altri fuorusciti e lui alcuni suoi compagni. Gallinari non mi disse nulla. Le minacce che ci erano state fatte erano sempre arrivate tramite altri". Morucci ha ripetuto di aver incontrato Pace il 24 aprile 1978. "Voleva sapere - ha detto - se eravamo veramente intenzionati ad uccidere Moro, mi parlo' di alcuni suoi incontri con esponenti socialisti, mi disse di aver visto Craxi il quale, nel caso di uno scambio 'uno a uno', avrebbe potuto fare qualcosa. Gli dicemmo che la cosa non si poteva fare. A Moretti interessava il riconoscimento diretto da parte della Dc". Morucci dice di aver incontrato Pace diverse volte in seguito. "Lo vedevamo dopo ogni riunione con gli altri Br perche', se la situazione fosse precipitata, avrebbe dovuto cercare un rifugio per me e per Adriana Faranda". Morucci pero' precisa:"la nostra linea non aveva nulla in comune con quella di Pace e di Piperno". Il rappresentante dell' accusa ha chiesto a Morucci quali contatti internazionali avevano le Br in quel periodo. "prima di Moro - ha risposto - con la Raf. Durante il sequestro i rapporti furono sospesi e ripresi successivamente. Dopo Moro, Moretti ando' in Francia per avviare contatti politici con i palestinesi. Alla domanda su eventuali rapporti con la criminalita' comune, l' ex terrorista risponde:"non succede oggi, figuriamoci se poteva succedere allora. Parlo, e' ovvio, solo per quanto riguarda le Br". Morucci ha raccontato che Pace e Piperno si incontrarono anche con i "duri" delle Br, i quali cercavano le armi e i documenti che erano stati portati via da lui e dalla Faranda. "Fu Seghetti a cercare Pace. Se lui e Piperno non fossero andati all' appuntamento prima o poi, i terroristi li avrebbero trovati lo stesso".
- 11 marzo - Processo colonna napoletana delle Br: Antonio Savasta, che si e' definenito "un dissociato collaboratore", dice che proprio il sequestro Cirillo causo' la "spaccatura" all'interno delle Br tra "militaristi" e "movimentisti". Gli "irriducibili" tra i quali Giovanni Senzani, rifiutano l'interrogatorio in quanto "la corte non e' legittimata a giudicare".
- 16 marzo - "Tivutivu' su Canale 5 trasmette le testimonianze della vedova del maresciallo Oreste Leonardi, capo della scorta di Aldo Moro; del figlio del vicedirettore della 'Stampa' Carlo Casalegno; del padre di Walter Tobagi; della compagna del dirigente della montedison di Porto Marghera Sergio Gori; della sorella di Ezio Tarantelli; di un compagno del sindacalista dell' Italsider Guido Rossa.
- 17 marzo - L' ufficio di sorveglianza del carcere di San Vittore a Lauro Azzolini, Francesco Bonisoli, Giorgio Semeria, Maria Rosa Belloli e Pietro Di Gennaro il beneficio dell' ammissione al lavoro esterno per il periodo in cui rimarra' allestita (dal 18 al 23 marzo) una mostra-mercato dei lavori d' arte e artigianato eseguiti da detenuti di San Vittore. La rassegna, allestita a palazzo Serbelloni, si intitola "mostra-mercato del gruppo serigrafico san vittore" e a curarla sara' la cooperativa "Dettofatto".
- 19 marzo - Si conclude l' istruttoria dibattimentale del processo d' appello per il caso "7 aprile". Alberto Franceschini ricorda che, nel settembre del 1974, si incontro' con Fioroni e Negri nella villa di Carlo Casirati a Bellagio. Durante quel colloquio, si parlo' della gestione della lotta armata dopo l'esperienza del sequestro Sossi.
- 20 marzo - Ucciso a Roma il generale Licio Giorgieri.
- 24 marzo - Nella puntata di "Il caso", Enzo Biagi intervista Lauro Azzolini, Indro Montanelli ed Eugenio Scalfari.
- 24 marzo - Processo Moro ter: Prospero Gallinari, parlando a nome di alcuni compagni con lui presenti nella "gabbia n. 16" (Francesco Lo Bianco, Paolo Cassetta e Francesco Piccioni) rivendica l' uccisione del gen. Licio Giorgieri "compiuto dai compagni dell' Unione comunisti combattenti".
- 27 marzo - Tornano in Italia Paolo Neri e Luisa Aluisini, di cui la Francia ha concesso l' estradizione. I due sono considerati dagli esperti italiani di terrorismo elementi aggregati alla fazione Br "partito comunista combattente" e sarebbero stati in passato legati direttamente a Barbara Balzerani e Mario Moretti.
- 7 aprile - Processo Metropoli: Marco Pannella conferma che fu lui a consigliare al giornalista Aurelio Candido, che ospito' per pochi giorni Adriana Faranda e Valerio Morucci dopo la loro uscita dalle Br, di depositare presso un notaio un documento. Candido, cui i due brigatisti furono presentati da Pace, il quale non gli rivelo' la loro vera identita', segui' il suggerimento di Pannella consegnando al notaio Pennacchio una specie di testamento.
- 11 aprile - Per l' uccisione della vigilatrice di Rebibbia Germana Stefanini, la corte d' assise d' appello di Roma conferma la condanna all' ergastolo per Francesco Donati, Carlo Garavaglia e Barbara Fabrizi. I giudici d' appello hanno ridotto da undici a sette anni di carcere la pena per Flavia Nicolotti, una brigatista rossa dissociata dalla lotta armata.
- 15 aprile - In un' interrogazione, il sen. Sergio Flamigni sollecita il ministro della giustizia, Virginio Rognoni a rispondere alle interrogazioni da lui presentate da tempo "per chiarire gli aspetti ancora oscuri del caso Moro". Flamigni ricorda che il 19 maggio 1986 l' allora ministro Mino Martinazzoli, in risposta a una sua interrogazione sullo stesso caso, lo informo' che aveva dato incarico all' ispettorato generale del ministero di svolgere un' inchiesta e che il 30 luglio dello stesso anno tale indagine venne conclusa. "Proprio mentre Martinazzoli si apprestava a rispondermi - sostiene ancora Flamigni - venne formato un nuovo governo ed ella gli subentro' nell' incarico di guardasigilli. purtroppo, da allora, non mi e' stata fornita alcuna risposta" .
- 21 aprile - Un tentativo di evasione e' stato sventato dagli agenti di custodia del carcere romano di Rebibbia che in uno dei controlli che vengono fatti frequentemente, hanno scoperto una via di fuga scavata sotto il carcere. Si sospetta che l' evasione sia stata preparata da Bruno Seghetti, Roberto Delli Veneri, Francesco Piccioni e forse Prospero Gallinari.
- 24 aprile - La terza sezione della corte d' appello di Napoli, presieduta da Guido Tavassi, emesso la sentenza contro 58 militanti della colonna napoletana delle "Brigate rosse". La corte conferma la condanna all'ergastolo per Natalia Ligas, Barbara Balzerani, Mario Moretti, Luigi Novelli, Remo Pancelli, Vittorio Bolognese, Annamaria Cotone, Davide Fadda, Francesco Pagano Cesa, Marina Sarnelli, Teresa Scinica, Giovanni Senzani, Salvatore Colonna. Per tutti gli altri imputati la corte ha ridotto lievemente le condanne inflitte loro in primo grado e le pene vanno da un minimo di otto mesi per Maria Cristino ad un massimo di otto anni.
- 25 aprile - Il quotidiano "Il Manifesto" pubblica una lettera aperta di Renato Curcio, Mario Moretti, Piero Bertolazzi e Maurizio Iannelli. Nella lettera, Curcio e gli altri affermano che se, "ovviamente", non e' esaurita la lotta di classe, e' necessario "ammettere lucidamente" che lo "scontro sociale" degli anni settanta e' "esaurito nei presupposti di classe che lo hanno determinato, nelle condizioni internazionali che lo hanno favorito, nella cultura politica che lo ha caratterizzato, negli specifici progetti di organizzazione rivoluzionaria di cui si e' servito". Per questo essi propongono una "battaglia di liberta'" per un "oltrepassamento" di questo scontro, avvertendo che qualsiasi ritardo nella liberazione dei protagonisti "non e' faccenda senza conseguenze".
- 25 aprile - Il giudice istruttore del tribunale di Padova Giovanni Palombarini rinvia a giudizio Roberto Ognibene, Susanna Ronconi, Martino Serafini, Giorgio Semeria per l' uccisione di due militanti del Msi, Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci, avvenuto il 17 giugno 1974 in via Zabarella, a Padova. Nei confronti di Fabrizio Pelli il procedimento e' sospeso per morte dell'imputato.
- 26 aprile - Un corsivo del quotidiano socialista "Avanti" cita una intervista di Flaminio Piccoli sul caso Moro e scrive che "da parte dei socialisti si sono sempre avanzati dubbi sulle diverse versioni e interpretazioni che sono state date e fatte circolare sul caso Moro, e si e' sempre insistito sull' esigenza di chiarire risvolti assai contraddittori nelle indagini compiute e sulla necessita' di identificare i legami interni e internazionali che hanno consentito ai terroristi di operare su larga scala nel nostro paese". "Il presidente dell' internazionale Dc - scrive il corsivo - non si sente per nulla appagato dai risultati di un processo e di una commissione parlamentare che hanno lavorato a lungo sul caso Moro. dopo aver detto di non aver mai avuto contatti diretti e personali con Curcio e Moretti (anche se aggiunge: 'ci sono stati nostri amici che con regolari permessi hanno potuto vederli, parlare con loro, approfondire un discorso') Piccoli si dichiara convinto che solo uomini come questi hanno la possibilita' di svelare tutti i segreti". Il corsivo dell' "avanti" conclude che "non e' stato mai dato per scontato che non si potesse finalmente venire a capo di questa intricata vicenda e ritrovare il bandolo della matassa di quello che e' stato un vero e proprio dramma nazionale. la ricerca della verita' resta essenziale". In un' intervista al "Corriere della sera", Piccoli ha detto fra l' altro di Curcio e Moretti che "la giustizia potrebbe graziarli, a patto che dicano tutto quello che sanno. Che raccontino, finalmente, la verita', tutta la verita' sul rapimento e l' uccisione di
Aldo Moro".
- 26 aprile - Arrestati a Barcellona Riccardo D' Este e Laura Trevisan, sospettati di essere militanti delle Brigate rosse.
- 27 aprile - Processo Metropoli: gli avvocati Luigi Ligotti ed Odoardo Ascari, che rappresentano i familiari di Oreste Leonardi e Domenico Ricci, intervengono per pochi minuti perche' convinti che non esistano prove certe per sostenere la responsabilita' di Pce e Piperno nella strage di via Fani.
- 28 aprile - Il vice direttore dell' "Avanti" Roberto Villetti scrive, in un articolo, che "Piu' ci si ripensa, piu si riflette sull'ondata terroristica e piu' si ha l'impressione di essersi trovati di fronte a un disegno di destabilizzazione negli equilibri internazionali e a un progetto di vero e proprio cambio di regime nel nostro paese". A Piccoli che - dice Villetti - "a ben vedere ripropone un commercio fra lo stato e le Br", l' esponente socialista replica affermando che "la verita' che i vecchi capi Br custodirebbero nelle carceri non deve evidentemente riguardare solo la ricostruzione dettagliata del sequestro e dell'uccisione di Moro" ma "deve riguardare evidentemente il disegno generale e forse i grandi vecchi che hanno creato le condizioni politiche perche' il terrorismo in qualche modo potesse operare su larga scala".
- 28 aprile - Il "Corriere della sera" pubblica un' intervista con il vice direttore del "Popolo" Remigio Cavedon, intitolata "Dal Br Moretti ho saputo segreti sul delitto Moro". Nell' intervista si attribuiscono a Cavedon
varie dichiarazioni tra cui la seguente: "come era mio dovere, ho riferito ai dirigenti del mio partito quanot ho saputo. Cose molto importanti sul caso Moro. le riveleremo al momento opportuno". Sempre nell' intervista Cavedon spiega cosa l' ha spinto ad incontrarsi con l' ex leader delle Br ("mi riproponevo di fare del giornalismo perche' sono un giornalista") e cosa ha mosso lo stesso Moretti, Curcio e altri due Br a scrivere la lettera pubblicata sul "manifesto" sabato scorso ("essi hanno compreso che alcuni errori non si possono ripetere, anche se legittimano la lotta armata alla luce delle loro passate esperienze personali, personalissime direi. Loro vorrebbero intavolare un discorso con lo stato, ma dicono anche: siamo prigionieri politici"). Nell' intervista Cavedon tratteggia anche la figura di Moretti, affermando: "e' sicuramente un personaggio di enorme rilievo anche politico e le cose che mi ha raccontato sono di grande interesse per approfondire il tragico nodo delle loro esperienze". Successivamente, Cavedon, in una dichiarazione, precisa che "laddove mi si attribuisce di essere al corrente di segreti sul 'caso Moro' osservo, come risulta da altre dichiarazioni, che il problema non e' mai stato affrontato nel corso dei colloqui con l' ex brigatista Moretti".
- 29 aprile - Vincenzo Andraus, personaggio di spicco della malavita milanese, noto come il "killer" delle carceri, condannato piu' volte all'ergastolo per omicidio, e' accoltellato all'interno del carcere di San Vittore. Nella storia di Vincenzo Andraus c' e' anche una parentesi che in qualche modo lo ha legato all' eversione di sinistra. Nel 1977 Andraus evade dal carcere di Treviso assieme ad altri dodici detenuti, tra cui Prospero Gallinari; nell' ottobre 1979 Andraus partecipa nel carcere di Trani al ferimento di Enrico Paghera.
- 29 aprile - Processo Metropoli: l' avv. Giuseppe De Gori, parte civile per la Dc, sostiene che tra le nuove leve del terrorismo e le Br di Curcio e di Moretti non esista alcun rapporto, ne' affinita'. "L' attuale fenomeno dell' eversione di sinistra - ha detto - e' alimentato da una compagnia di ventura di disperati del mitra, equipaggiati, foraggiati, blanditi, sosteniti da servizi segreti deviati di varia estrazione e di diversi paesi che non hanno rinunciato a destabilizzare l'Italia". De Gori ha poi criticato che si propone come depositario di verita' inedite sul terrorismo nostrano, ma poi non intende rivelarle. Se c'e' qualcuno che sa, ha detto, sarebbe il momento che parlasse.
- 2 maggio - "L' Espresso" pubblica un' intervista a Mario Moretti che dice che "se il problema dei prigionieri politici viene finalmente affrontato in sede politica siamo disponibili ad affrontare chiunque". Secondo Moretti, gli incontri avuti da lui in carcere con Paolo Cabras e Remigio Cadevon, direttore e vice direttore del "Popolo", mostrano la disponibilita' dei capi storici delle Br ad ascoltare "senza preclusioni" le opinioni sul problema dei "prigionieri politici". Sulla proposta di Flaminio Piccoli circa la possibilita' di concedere la grazia ai brigatisti che uccisero Moro in cambio di "tutta la verita'" sulla vicenda, Moretti dice: "l' on. Piccoli presenta un tema che e' sicuramente di grande interesse. va pero' scomposto in due parti. Lo stabilire una relazione tra la nostra liberazione e delle rivelazioni sull' affare Moro non appare proponibile per la buona ragione che su quella vicenda, tutto o quasi tutto e' gia' di dominio pubblico ed anche arcinoto. E' vero pero' che sul piano storico quei 55 giorni si prestano a letture complesse, ricerche e discussioni tutte ancora da fare... in tal senso non escludo affatto una riflessione aperta ma di Curcio e altri compagni su quei giorni". "Giustamente - conclude Moretti - si sta tentando di comprendere il senso e la dinamica del sequestro Moro. Ma troppo spesso si cerca soltanto una strumentalizzazione di interpretazioni a benefici di questo o quel partito.. mi sono sempre sottratto a giochi di questo tipo e intendo ancor piu' farlo ora".
- 4 maggio - Processo Metropoli: il pubblico ministero Antonio Marini inizia la sua requisitoria. Secondo Marini, i primi sintomi del terrorismo rosso si manifestarono nel 1971, in coincidenza con il congresso di Roma di Potere operaio. All' Eur per la prima volta fu proposto il teorema dei tre "si" la cui paternita' viene attribuita a Lanfranco Pace: si' alla clandestinita', si' alla militarizzazione, si' alla violenza. Marini ha cercato di dimostrare che la lotta armata in Italia e' figlia naturale di Potop o piu' esattamente di quel nucleo di fanatici nel quale si dovrebbero annoverare Lanfranco Pace, Franco Piperno, Toni Negri, Oreste Scalzone. "Erano pazzi scatenati - ha detto il pubblico ministero alludendo a Piperno e Pace - che volevano spargere il terrore nel nostro paese. se si fosse immaginato allora di che cosa sarebbero stati capaci, quanti lutti e quanto sangue si sarebbero potuti risparmiare !". Marini ha ricordato il "colpo" compiuto da Valerio Morucci in una casamatta dell'esercito svizzero; mitragliatrici, fucili, munizioni e bombe a mano presero la via dell' Italia dove, secondo il magistrato, vennero equamente ripartiti tra gli esponenti di Potop e delle Brigate rosse, dimostrando che fin da allora c'era una saldatura tra le due organizzazioni. Parlando poi di Piperno, il magistrato, nel collocare il leader dell' autonomia nel meccanismo che diede
vita al fenomeno terroristico, ha ricordato i suoi incontri con Renato Curcio e con Giangiacomo Feltrinelli, nonche' la sua salda amicizia con Valerio Morucci.
- 5 maggio - Processo Metropoli: il pubblico ministero Antonio Marini continua la sua requisitoria. Secondo Marini il cosiddetto progetto Metropoli, elaborato e portato avanti da Franco Piperno e Lanfranco Pace nell'arco di anni, era destinato ad aggregare ed indirizzare tutte le organizzazioni che svolgevano la lotta armata in Italia nonche' i movimenti di massa sotto un'unica linea politica. Marini ha parlato diffusamente del progetto che, secondo le intenzioni degli ideatori, avrebbe dovuto sboccare nella rivoluzione del proletariato. Un piano ambizioso, che Piperno avrebbe coltivato fin dall'inizio degli anni '70. Al convegno di Rosolina (1973), dove fu decretato lo scioglimento di Potere operaio, nel tenere la relazione introduttiva, sostenne infatti la necessita' della immediata militarizzazione del movimento per giungere in tempi brevi all' insurrezione, una proposta che non fu condivisa da Toni Negri, il quale non riteneva i tempi maturi per passare all' azione. Ma Piperno era convinto del contrario e, sempre secondo il pubblico ministero, continuo' a portare avanti il suo progetto. Marini ricorda che, nonostante Piperno avesse collezionato sin dal 1968 decine di denunce, come risulta da un rapporto di polizia del 1972, nulla fu fatto per bloccare la sua sotterranea e insidiosa attivita', cosicche' il progetto Metropoli prende forma alla fine del 1976. Attorno ad esso nasce un fervore straordinario; si raccolgono finanziamenti legali, come quelli che vengono dal Cerpet, e illegali, provenienti dalle rapine. Agli inizi del 1977 si creano le Fac (formazioni armate comuniste) con il compito, secondo la ricostruzione fatta dal pubblico ministero, di realizzare una cerniera tra il movimento e le Brigate rosse. Proprio in quell' epoca fanno il loro ingresso in questo organizzazione terroristica Valerio Morucci e Adriana Faranda, che Marini considera due "fedelissimi" di Piperno, almeno fino al giorno in cui essi non decidono di abbandonare le Br. Il magistrato ha messo sullo stesso piano Piperno, Pace e Scalzone. ma mentre questi ultimi due - ha precisato - pressati da quella che un "pentito" ha definito la "rivolta dei sergenti", finirono per partecipare ad imprese o ad entrare nelle Br, come fece Pace, Piperno non scese dalla cattedra e continuo' a dire agli altri "andate voi a sparare, a spargere sangue", guardandosi bene dall' imbracciare il mitra. Un comportamento, secondo il p.m., che svela la personalita' e soprattutto la pericolosita' di questo imputato.
- 6 maggio - Processo Metropoli: il pubblico ministero Antonio Marini continua la sua requisitoria. Marini attira l' attenzione della corte d' assise sul "mistero" che ancora avvolge l' ubicazione della "prigione del popolo". Il magistrato si e' chiesto perche' nessuno voglia rivelare una circostanza che, di fronte alla drammatica dimensione della storia, non sembrerebbe avere
particolare importanza. Secondo Marini, invece, una ragione serie esisterebbe. Se Valerio Morucci e Adriana Faranda - e' la tesi del magistrato - avessero ammesso di aver conosciuto la prigione di Moro, avrebbero finito per compromettere Pace e, di conseguenza, Piperno. "non e' infatti immaginabile - ha detto Marini - che negli incontri che i due brigatisti ebbero con Lanfranco Pace durante quei cinquantacinque giorni non finissero per rivelare a colui che non solo era un loro compagno di lotta armata, ma anche un vecchio amico, dove si trovasse l' ostaggio?". Per il pubblico ministero e' impensabile che Morucci e la Faranda, pur avendo avuto parte tanto attiva nel sequestro Moro, ignorassero la circostanza. Ma non soltanto la coppia ha mantenuto il segreto su questo fatto. Anche Franco Bonisoli, che partecipo' alla strage di via Fani e faceva parte del comitato esecutivo delle Br, dice di non saperlo. "Tutti sono d' accordo nel mantenere il segreto - e' stata la conclusione di Marini sull'argomento - per impedire che si sappia quante persone erano al corrente della ubicazione della 'prigione del popolo'. Il tempo e' galantuomo: primo o poi finiremo per conoscere anche questa verita'".
- 7 maggio - Processo Moro ter: interrogato Valerio Morucci, che non ha aggiunto particolari nuovi. "Sul caso Moro - ha commentato durante una pausa dell' udienza, conversando con i giornalisti - almeno da parte delle Br, non c'e' molto da aggiungere.: cose da chiarire, forse, potrebbero essercene dall'altra parte". Su via Fani, Morucci, come gia' aveva fatto in una precedente deposizione, ha ribadito che, oltre ai brigatisti rossi gia' condannati, parteciparono all' azione anche due esponenti del "fronte della contro". Morucci non ha specificato meglio le sue dichiarazioni, ma ha ribadito che, all' epoca, facevano parte di quel "fronte" anche Casimirri e Loiacono. Sull' uccisione del giudice Palma Morucci ha ammesso che l' indicazione venne dall' interno del carcere dell' Asinara e che le informazioni sul giudice furono raccolte da una "talpa" del ministero di grazia e giustizia. Alla domanda se fosse Giovanni Senzani, Morucci ha risposto:"presumo di si', ma so per certo che Senzani non c' entra con altre vicende e tantomeno con quella Moro".
- 8 maggio - Interrogata dal giudice istruttore di Venezia Carlo Mastelloni la sociologa Rita Cauli, coinvolta nell' inchiesta sui rapporti internazionali delle Brigate rosse e rientrata in Italia il 7 maggio dopo alcuni anni trascorsi a Managua (Nicaragua). La Cauli avrebbe anche detto di non aver mai svolto attivita' politica e che durante il periodo di soggiorno in Francia conobbe solo alcune persone che le furono presentate dal marito, Guglielmo Guglielmi. Quest' ultimo, attualmente in Nicaragua, e' accusato di appartenere alle Ucc (unita' comuniste combattenti). Rita Cauli avrebbe detto anche di non aver mai frequentato persone legate alla scuola parigina "Hyperion".
- 8 maggio - Processo Moro ter: seconda giornata di interrogatorio per Valerio Morucci. Si e' parlato della "prigione del popolo" e Morucci ha confermato di essere convinto che, per quasi tutto quel periodo, i carcerieri tennero lo statista nell' appartamento di via Montalcini, gia' da diversi "pentiti" indicato come luogo di prigionia. In risposta ad una domanda dell' avv. De Gori, Morucci ha confermato di aver saputo che, durante il sequestro, "un irregolare dell'organizzazione fu incaricato di acquistare degli indumenti intimi di ricambio" per Moro. Morucci ha nuovamente sostenuto che, per quanto riguarda la vicenda Moro, "agli effetti processuali tutto e' stato chiarito" e che, "forse qualcosa va accertata in una sede diversa, quella politica".
- 9 maggio - La "Gazzetta del Mezzogiorno" pubblica un articolo di Giovanni Moro in occasione del nono anniversario dell' assassinio del padre. "L' aspetto di Aldo Moro che mi pare permanente ed anche di estrema attualita' - scrive
Giovanni Moro - lo si puo' trovare espresso in un articolo ritrovato in via Fani il 16 marzo del 1978: 'dominare con intelligenza gli avvenimenti'. In questa frase e' racchiusa, mi sembra, la visione della politica come una prassi che ha il coraggio di misurarsi e anche di scontrarsi, con la verita' delle cose". Giovanni Moro rileva che alla base del pensiero politico del padre c' erano "la piena consapevolezza dei propri limiti" ed il rapporto tra "l' intelligenza e gli avvenimenti" dal quale scaturiva "l' energia necessaria per guidare il fiorire della vita sociale verso obiettivi di mutamento e di sviluppo".
- 10 maggio - In un intervento pubblicato dal "Manifesto" gli ex terroristi Maurice Bignami, Maria Teresa Conti, Sergio D'elia, Ciro Longo, Luca Frassineti, Rocco Martino e Salvatore Palmeri, tutti ora sono iscritti al partito radicale, scrivono che non basta che i capi storici delle Br Curcio e Moretti dicano che un ciclo storico, quello della lotta armata degli anni settanta, si e' chiuso per sempre: devono compiere "un gesto simbolico, gratuito ed unilaterale, ma anche concreto, pagante e coinvolgente, una dichiarazione pubblica ed esplicita di scioglimento della banda armata Brigate rosse".
- 11 maggio - In un' operazione in varie citta' d' Italia, la polizia arresta sei presunti terroristi; un settimo arresto e' compiuto dalla polizia francese a Perpignano. L' arrestato dalla polizia francese e' Sergio Di Donnamasa, 34 anni, che nel marzo 1984 fu condannato a nove anni e sei mesi di reclusione dalla corte di assise di Roma nell' ambito del processo contro "guerriglia comunista", organizzazione accusata di aver fiancheggiato le Brigate rosse. Il sostituto procuratore Nitto Palma scrisse anche che Di Donnamasa sarebbe potuto essere il "Fritz" che, stando agli appunti trovati nell' appartamento di via Gradoli, aveva acquistato e consegnato ai brigatisti rossi la mitraglietta "skorpion" usata nel rapimento di Aldo Moro.
- 12 maggio - Processo Metropoli: sentito come testimone il vice direttore del "Popolo" Remigio Cavedon che ha escluso di aver ricevuto inedite confidenze sul caso Moro durante i colloqui avuti nel carcere di Rebibbia con Mario Moretti. Era stato Moretti, la scorsa estate, a scrivere una lettera a Cavedon per fissare un colloquio. Dopo il primo incontro avvenuto a Rebibbia, Cavedon ne ha avuti altri due, in tempi recenti sempre nel carcere romano. Moretti avrebbe posto un unico limite: non si doveva trattare il caso Moro. "Comunque - ha
assicurato Cavedon - Moretti mi ha detto che ormai c'e' poco o nulla da rivelare sulla vicenda Moro. Tutti i segreti sono stati svelati. e' previsto che avro' altri incontri con lui. Solo in una fase successiva potrebbe essere chiarito ogni aspetto di quel dramma". Al termine della deposizione di Cavedon, la corte, su propria iniziativa, ha fatto interpellare a Rebibbia Moretti per chiedergli se fosse disposto a testimoniare. La risposta e' stata ancora una volta negativa.
- 12 maggio - Processo Moro ter: Valerio Morucci conclude, dopo tre giornate, la sua deposizione.
- 13 maggio - In un' intervista a "Famiglia cristiana" Flaminio Piccoli dice:"non e' vero che sappiamo tutto sul sequestro Moro; vi sono molti particolari importanti che ancora non conosciamo". Piccoli afferma per esempio che "l' interrogatorio dello statista, condotto da Mario Moretti, non e' giunto a noi nella sua interezza ed autenticita'. In un covo Br, in via Monte Nevoso a Milano, sono stati trovati stralci in fotocopia estrapolati dagli appunti che Moro scriveva dopo i colloqui con Moretti. Mancano le registrazioni, incenerite da Gallinari, mancano gli originali degli appunti autografi dello statista, inceneriti dalla Braghetti. Manca tutta la parte squisitamente politica relativa alle risposte sulla natura e sugli obiettivi che le Br si prefiggevano". Piccoli aggiunge che "manca la 'pizza' delle riprese televisive a circuito chiuso che
registravano ogni attimo delle giornate del sequestrato; mancano infine molte lettere di Moro che non sono state inoltrate, nonche' le minute di quelle inviate dopo la censura. Tale patrimonio e' in possesso di non piu' di due o tre persone che lo renderanno pubblico, si presume, quando lo riterranno, per loro, piu' politicamente opportuno". Piccoli precisa inoltre la sua richiesta di perdono verso ex terroristi:"io penso ad un provvedimento di grazia per singole persone, dopo un attento esame delle rispettive posizioni. Non ho detto lasciamo andare Curcio e Moretti in cambio della verita' su Moro, ma vi sono ancora molti aspetti della vicenda che non conosciamo e sui quali ritengo che alcuni brigatisti abbiano diverse cose da dire".
- 13 maggio - Il direttore del "Borghese" Mario Tedeschi ricorda un servizio pubblicato dal settimanale il 27 gennaio 1985 e il 17 febbraio 1985 e intitolato "Dov' e' il film di Aldo Moro?". Nell' articolo si indicava che in occasione della cattura del brigatista Giovanni Senzani erano stati trovati nell' abitazione del terrorista "un impianto di videoregistrazione ed una serie di videocassette che riportavano le fasi dell'interrogatorio di Aldo Moro nella prigione delle Brigate rosse". "Fin da allora - dichiara Mario Tedeschi - noi chiedemmo pubblicamente di sapere chi aveva fatto sparire quelle bobine e perche', ma inutilmente. A seguito delle nostre rivelazioni il senatore missino Tommaso Mitrotti presento' il 31 gennaio 1985 una interrogazione al presidente del consiglio e al ministro dell'interno senza tuttavia ottenere risposta. Inoltre, benche' l'articolo fosse molto circostanziato, ne' i carabinieri, ne' la polizia, ne' la magistratura sentirono mai il bisogno di chiederci come avessismo appreso tale notizia. Spero che adesso, in seguito all'iniziativa dell' on. Flaminio Piccoli, qualcuno trovi finalmente il coraggio e la voglia di far luce su questa incredibile vicenda".
- 13 maggio - Flaminio Piccoli dichiara:"mi si chiede da tante parti per quali ragioni io insista a ricercare alcune verita' sul 'dramma Moro' e, in particolare, sui 54 giorni di prigionia, su cio' che accadde, realmente, nella prigione. La mia decisione di chiedere che, su tutta la vicenda, si faccia maggiore luce, si riferisce a tre esigenze". La prima di queste per l' on Piccoli e' "che esca confermato come fosse doveroso l' atteggiamento fermo e lineare della Dc - di cui Zaccagnini e noi che gli fummo accanto ci facemmo interpreti - nel rifiutare la trattativa che vedeva come punto centrale il riconoscimento, da parte del partito di maggioranza relativa, della guerriglia e, dunque, dei brigatisti come componente politica. il che avrebbe distrutto lo Stato unitario e democratico". La seconda esigenza e' "che venga alla luce il tentativo di coartare la volonta' di Moro, di distruggerne la personalita', senza, in realta', ottenere da Aldo Moro nulla di sostanziale che intaccasse il sistema democratico. il che fa ancor piu' risaltare la figura di questo nostro martire". La terza esigenza e' quella "che fosse data una inequivoca risposta a certe gravissime espressioni di 'fiction' - intese ad una infame condanna contro di noi - attraverso la scoperta di tutte le verita' su quei 54 giorni e sul fatto che piu' il tempo passa piu' si svela che le Br operarono in piena autonomia, completamente ed esclusivamente, nel loro ambito, in un isolamento che ebbe in noi la punta di forza e trovo' collegati tutti i partiti democratici in una grande e singolare intesa".
- 13 maggio - Il senatore democristiano Saverio D' Amelio presenta un' interrogazione sulle dichiarazioni dell' on. Flaminio Piccoli che ha parlato dell' esistenza di una videoregistrazione della prigionia di Aldo Moro fatta dalle Brigate rosse e ricordando che anche il settimanale "Il Borghese", nel 1985, aveva rivelato l' esistenza di videocassette dell' interrogatorio di Moro, "precisando il loro rinvenimento nel covo del terrorista Mario Senzani al momento della sua cattura". D' Amelio chiede che sia accertata la sostanza delle rivelazioni, di verificare chi prese materialmente in consegna i reperti del covo di Senzani e di chiarire infine perche' gli organi inquirenti non chiesero ai giornalisti del "Borghese" la fonte delle loro rivelazioni.
- 13 maggio - Una indagine condotta dall' ispettorato generale del ministero della giustizia ha sottolineato "la particolare impreparazione dell' ufficio giudiziario romano, in relazione alla complessita' e novita' della vicenda Moro che inseriva nel piu' ampio contesto del terrorismo rosso, nei confronti del quale lo stato non aveva ancora raggiunto livelli accettabili di difesa delle istituzioni" afferma il ministro della giustizia Virginio Rognoni nella risposta scritta alle interrogazioni del sen. Sergio Flamigni. Flamigni chiedeva spiegazioni sulla cancellazione della bobina contenente la registrazione delle telefonate fatte il 15 e il 16 aprile dalla utenza intestata a Nicola Rana; la scomparsa della bobina contenente le registrazioni delle telefonate fatte dalla parrocchia ed alla parrocchia di Santa Lucia, dal 27 aprile al 4 maggio 1978; presunte "manipolazioni" di altre bobine e l' assenza degli originali di alcune bobine. Rognoni risponde che all' epoca dei fatti, alla procura di Roma non esisteva un registro delle intercettazioni e delle bobine e che gli ispettori non hanno avuto a disposizione il parametro di raffronto certo tra le bobine incise a suo tempo e quelle oggi esistenti. Gli ispettori hanno fatto notare l' impossibilita' di appurare direttamente la consistenza delle bobine trasmesse dagli organi di polizia giudiziaria alla magistratura. Non e' da escludere che alcune bobine abbiano seguito processi di terrorismo connessi e siano state trasmesse ad altra autorita' giudiziaria. Negli uffici giudiziari romani, oltre alle bobine trasmesse alla corte di assise di appello, sono state trovate sei bobine originali (tra cui due concernenti l' utenza della parrocchia di santa lucia ma non quelle di cui si parla nell' interrogazione". Rognoni, rispondendo ad un interrogativo di Flamigni sul comportamento di un addetto che preposto all' intercettazione delle telefonate in arrivo ed in partenza dalla parrocchia di santa lucia avrebbe cercato (ripetendo nel corso di una telefonata una frase della conversazione) di avvisare i terroristi del controllo in atto, afferma che dall' inchiesta e' emersa una valutazione del carattere accidentale di questa interferenza. Il magistrato ispettore ha ribadito questo giudizio, manifestato a suo tempo dal giudice Sica, all' epoca incaricato di indagare sulla vicenda. Flamigni sosteneva anche che in alcune fosto scattate in via Fani sarebbero stati ritratti personaggi della 'ndrangheta o terroristi che avrebbero partecipato alla strage. Rognoni spiega invece che dall' indagine ispettiva e' emerso che la procura della repubblica ha riferito che i fotogrammi del rullino erano stati esaminati anche da un funzionario di polizia che ne aveva rilevato l' inutilita' ai fini dell' indagine. "Le foto non furono acquisite al processo - afferma Rognoni - perche' ritenute di nessun valore probatorio, un giudizio certamente affrettato al quale Infelisi - secondo quanto emerge dall' indagine - fu spinto dalle affermazioni di Spinella, dirigente pro tempore della digos romana che, convocato la stessa mattina del 18 marzo in procura , esamino' i negativi". A proposito della scomparsa del rullino Rognoni rende noto che gli ispettori hanno manifestato perplessita' sulle circostanze: secondo Infelisi esso sarebbe rimasto alla questura di Roma mentre, secondo Spinella, sarebbe stato da lui subito riconsegnato, dopo attento esame, al magistrato nella sua stanza. Secondo il magistrato ispettore "le foto sono state smarrite in procura e le diverse dichiarazioni di Infelisi possono essere state fatte in buona fede, dettate dal convincimento di aver restituito il rullino". L' ispettore afferma comunque che la scomparsa delle foto e' da addebitare alla pura negligenza del magistrato. Rognoni afferma pero' che queste considerazioni "inducono a non promuovere provvedimenti disciplinari specifici nei confronti di Sica ed Infelisi" . Il ministro precisa che dall' indagine emerge che per tutti gli accertamenti opportuni sarebbe stato necessario l' impiego di una equipe specializzata , per quanto riguarda le bobine e le intercettazioni , destinata solo a quel compito . Rognoni dichiara anche la completa disponibilita' dell' amministrazione a fornire all' autorita' giudiziaria, nel rispetto della sua autonomia ed indipendenza, ogni mezzo, umano e materiale, che possa essere ritenuto necessario per giungere alla completa risistemazione di tutto il materiale concernente la vicenda Moro. Flamigni replica:"gli interrogativi e i dubbi da me sollevati restano aperti anche dopo l' inchiesta condotta dagli ispettori ministeriali e la risposta del guardasigilli il quale ha precisato che dei singoli problemi e' stato investito il tribunale di Roma che dovra' dare risposte nel corso del procedimento Moro-quater. Rilevo tuttavia che il ministro non ha fornito alcuna risposta all' interrogazione volta a conoscere le cause della scomparsa di importanti reperti dal 'covo' milanese di via Monte Nevoso. fatto che assume particolare importanza dopo le recenti rivelazioni di Flaminio Piccoli. Con quella interrogazione chiedevo nuovi accertamenti per appurare eventuali omissioni o manomissioni dei reperti esistenti in via Monte Nevoso tra cui le registrazioni e le trascrizioni degli interrogatori di Moro da parte dei brigatisti".
- 13 maggio - Il consigliere istruttore Ernesto Cudillo e il giudice Rosario Priore, che conducono l' inchiesta "Moro quater", decidono di interessarsi delle dichiarazioni fatte dall' on. Flaminio Piccoli sull' esistenza di un filmato dell' on. Aldo Moro ripreso dai brigatisti durante la sua prigionia. Secondo i magistrati, durante le diverse indagini svolte dall' autorita' giudiziaria sul caso Moro, fino ad oggi non sono stati raccolti elementi che possano confermare questa circostanza. C' e' stata solo la testimonianza del "pentito" Roberto Buzzati che ha dichiarato che nel novembre del 1980, Mario Moretti, mentre insieme stavano allestendo la "prigione" per il giudice d' urso, gli aveva detto: "ora le cose si fanno male, mentre prima erano piu' curate. Pensa che una prigione fu dotata di un impianto televisivo a circuito chiuso". Qualcuno ha pensato che potesse trattarsi di quella di Moro, ma, come si e' detto, nessuna conferma e' stata mai raccolta dai giudici, anzi Valerio Morucci ha sempre escluso l' esistenza di un impianto del genere.
- 13 maggio - Processo Metropoli: i giudici della prima corte di assise si riuniscono in camera di consiglio.
- 14 maggio - Gennaro Acquaviva, componente della direzione del Psi, dichiara: "visto che si sta andando alla ricerca di bobine e registrazioni scomparse, spero che nell'indagine si possano ritrovare anche le registrazioni di telefonate che giunsero alla segreteria di Craxi dopo l'assassinio di Moro. Queste telefonate furono da noi registrate e, dato il loro contenuto, subito consegnate all'arma dei carabinieri. ma dopo d'allora non se ne senti' piu' parlare".
- 14 maggio - In un articolo su "Notizie radicali" il deputato del Pr Massimo Teodori scrive: "Dc e Pci, invece di parlare chiaro nelle sedi istituzionali, aggrovigliano e allontanano la verita' sul caso Moro con incontri, negoziati, dichiarazioni di carattere partitico e correntizio. l' organo della Dc 'il popolo', con il suo vicedirettore Cavedon, che esce ed entra nelel carceri da privato messaggero chissa' di chi, e' la punta di lancia di questa rinovata strategia del mercanteggiamento e della trattativa per allusioni contro la chiarezza e la verita'". Teodori cita poi un passo della relazione di minoranza che il pr ha fatto a conclusione della commissione d' inchiesta sulla p2: "un infiltrato dei carabinieri nelle Br avrebbe fatto sapere che il materiale scoperto dal generale Dalla Chiesa nel covo milanese di via Monte Nevoso sull' uccisione di Moro era stato sequestrato e coperto dal segreto di stato in quanto conteneva cose assai imbarazzanti per uomini di partito e di governo".
- 14 maggio - L' on. Flaminio Piccoli e' interrogato come testimone dai giudici Ernesto Cudillo e Rosario Priore nell'ambito dell'istruttoria "Moro-quater".
- 15 maggio - L ' Ansa scrive: "in relazione a voci incontrollate, circolate a Palermo in ambienti giornalistici, secondo le quali nella cassaforte di villa Pajno (residenza del prefetto) il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa avrebbe potuto custodire bobine magnetiche relative al sequestro Moro, fonti responsabili ne hanno escluso questa sera la fondatezza. Le stesse fonti hanno ricordato che dai verbali processuali relativi al contenuto della cassaforte risulta che in essa dopo l' uccisione del generale, furono trovati alcuni oggetti personali che non avevano alcun riferimento all' attivita' operativa del prefetto e non esisteva traccia di eventuali bobine relative al sequestro Moro. Il fratello del generale, Romeo Dalla Chiesa, interrogato anche nel corso del processo a "cosa nostra" (vi sono, fra i rinviati a giudizio, i presunti responsabili materiali dell' agguato a Dalla Chiesa) sul contenuto della cassaforte, non ha mai fatto riferimento a bobine di questo tipo".
- 16 maggio - Il settimanale "Panorama" scrive che le registrazioni delle "strane telefonate" giunte alla segreteria del Psi dopo la morte di Aldo Moro furono consegnate al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che tento' invano di preparare un incontro-trappola tra il segretario del Psi Bettino Craxi e l'anonimo telefonista che si diceva pronto a raccontare gli ultimi giorni di vita di Aldo Moro prigioniero delle Brigate rosse. Le telefonate, per "Panorama", arrivavano alla sede del Psi di via Tomacelli, dove in quel periodo, qualche settimana dopo il ritrovamento del cadavere di Moro, si era trasferita la direzione del Psi, perche' l'edificio di via del Corso era in fase di restauro. A parlare, in interurbana, e' un uomo con forte accento meridionale. Craxi da' disposizioni di registrare le chiamate e consegna poi i nastri al gen. Dalla Chiesa, concordando con lui una trappola per incastrare gli autori delle telefonate, ma all'ora fissata per l'appuntamento (al quale Craxi comunque non ando') non si presenta nessuno. Della vicenda non si parla fino al 1983, quando Craxi fa cercare quei nastri perche' li vuole risentire. Non si trovano e non si trova neppure il verbale di consegna ai carabinieri che dicono: "saranno finite chissa' dove, in qualche archivio". "Panorama" pubblica anche interviste a politici, magistrati e avvocati sulla vicenda delle bobine scomparse.
- 16 maggio - Processo Metropoli: i giudici della prima corte d' assise di Roma emettono la sentenza che condanna a dieci anni di reclusione Franco Piperno e Lanfranco Pace riconosciuti responsabili di costituzione di banda armata ma assolti dall' accusa di concorso nel sequestro e nell'uccisione di Aldo Moro. La corte ha anche prosciolto con formula dubitativa Paolo Zappelloni e Giorgio Accascina e con formula piena, per non aver commesso il fatto, Stefania Rossini, tutti imputati di partecipazione a banda armata.
- 19 maggio - In Francia sono arrestati tre presunti militanti delle Brigate rorre. Sono Vincenzo Olivieri, condannato a 17 anni per banda armata nel processo per il rapimento di Ciro Cirillo, Paolo Ceriani Sebregondi, 40 anni, condannato all' ergastolo per l' uccisione di Carmine De Rosa, e Paola de Luca, 40 anni, condannata a dodici anni per partecipazione a banda armata. Vincenzo Olivieri, arrestato nel quartiere parigino di Belleville, era nella capitale francese da un anno sotto il nome di Vincent Heuchel.
- 20 maggio - In una lettera inviata all' Ansa dal carcere di San Vittore, dove e' detenuto, Franco Bonisoli scrive: "in relazione alle notizie trasmesse dagli organi di informazione su mie presunte dichiarazioni che avallerebbero l' ipotesi dell' esistenza di un filmato che riprende l' on. Aldo Moro nei giorni del suo sequestro da parte delle Brigate rosse, intendo precisare di non aver mai fatto dichiarazioni in tal senso, anche perche' un simile filmato non e' mai esistito".
- 20 maggio - Cominciato in corte d' assise di Roma, nell'aula-bunker del Foro italico, il processo contro i presunti esponenti del "movimento comunista rivoluzionario", organizzazione eversiva che, per un certo periodo, a Roma, fiancheggio' l'attivita' delle "Brigate rosse" e mise a segno numerosi attentati. Gli imputati sono 64, quasi tutti accusati di partecipazione a banda armata, di rapine, furti ed altri reati minori. Tra gli imputati Oreste Scalzone, Giancarlo Davoli, Fabrizio Panzieri e Luigi Rosati, tutti latitanti, Valerio Morucci, Adriana Faranda, Arnaldo May, Norma Andriani, Carlo Brogi, Massimo Cianfanelli. complessivamente sono 64 gli imputati,.
- 21 maggio - Il sen. Sergio Flamigni, del Pci, sostiene che "se si crede a Bonisoli quando afferma che non e' mai esistito un filmato sulla prigionia di Moro, gli si deve credere anche quando dichiara che nell' appartamento di via Monte Nevoso, dove venne arrestato, c' era un plico contenente i manoscritti degli interrogatori di Moro di cui non e' risultata traccia nell' elenco del materiale sequestrato dai carabinieri". "Piccoli - continua Flamigni - avrebbe fatto meglio a chiedere ai ministri degli interni e della giustizia di rispondere alle mie interrogazioni anziche' aspettare la campagna elettorale per sollevare un polverone strumentale. Infatti ho chiesto nuovi accertamenti sulla scomparsa di importanti materiali dal covo di via Monte Nevoso e sui dubbi sollevati dal gen. Dalla Chiesa davanti alla commissione Moro sulla mancanza delle borse e degli originali dei documenti che si riferivano agli interrogatori di Moro".
- 21 maggio - Processo d' appello ad Ancona per l' uccisione di Roberto Peci: gli avvocati Maurizio Lucangeli e Giuseppe Pisauro, difensori di Massimo Gidoni, fanno una breve ricostruzione dell' incontro che Giovanni Senzani avrebbe avuto ad ancona - secondo quanto affermato dal pentito Roberto Buzzatti - con un esponente del Kgb "impicciato" con i servizi segreti italiani. L' episodio e' ricordato per dimostrare la scarsa credibilita' di buzzatti che "non chiese informazioni piu' precise sullo strano contatto e cerco' anzi di scaricare su una telefonata di gidoni la responsabilita' del collegamento". La citazione ha provocato un certo nervosismo in Senzani che ha camminato a lungo avanti e indietro nella gabbia.
- 22 maggio - Sentenza del processo d' appello per l' uccisione di Roberto Peci: i giudici della corte d'assise d'appello di Ancona riducono di dieci anni (da 15 anni e un mese a cinque anni e un mese) la condanna al pentito Roberto Buzzatti per "l'eccezionale rilevanza" del suo contributo e confermano quasi tutte le condanne di primo grado. Allo psichiatra Massimo Gidoni non sono riconosciuti i benefici della legge sulla dissociazione. Confermate le condanne all'ergastolo e a sei mesi di segregazione per Giovanni Senzani e Stefano Petrella, quelle a 25 anni ciascuna per Natalia Ligas e Susanna Berardi, quella a 26 anni e mezzo per Stefano Petrelli e quella a 24 anni e mezzo per Massimo Gidoni.
- 25 maggio - Il ministro degli esteri Giulio Andreotti definisce "una balla totale" la notizia secondo la quale il generale Dalla Chiesa avrebbe distratto una parte dei documenti sul sequestro di Aldo Moro trovati nel covo di via Monte Nevoso a Milano. "Non credo - ha spiegato - che una persona seria come Dalla Chiesa si sarebbe prestato ad occultare documenti".
- 28 maggio - Il consigliere istruttore Ernesto Cudillo, che conduce con il collega Rosario Priore l'inchiesta "Moro quater", interroga come testimone il giornalista Francesco Caridi che, in un servizio pubblicato sul settimanale "il borghese" nel 1985, sostenne che nel rifugio di Giovanni Senzani sarebbe stata trovata la registrazione audiovisiva di Moro fatta dai brigatisti rossi durante i cinquantacinque giorni della sua prigionia. Caridi, al termine del colloquio, dichiara: "ho narrato al magistrato la genesi del mio articolo, basato su informazioni di fonte attendibile rimasta anonima e sulla verifica delle stesse notizie in ambienti politici e della sicurezza. Ho quindi offerto al giudice tutti gli elementi per far luce sulla scomparsa delle videocassette".
- 28 maggio - I giudici della corte d'assise di Genova condannano per apologia di reato aggravato da finalita' di terrorismo ed eversione Bruno Seghetti a quattro anni e otto mesi, di cui un anno condonato, Luigi Novelli a quattro anni e sette mesi (due anni condonati), Francesco Lo Bianco, Prospero Gallinari e Francesco Sincich, ai quali la corte ha applicato il vincolo della continuazione con precedenti sentenze passate in giudicato, aumentando le rispettive pene di sei mesi per Lo Bianco e di cinque mesi per Gallinari e Sincich. L' accusa si riferisce alla rivendicazione dell' uccisione di Leamon Hunt durante il processo per il sequestro dell' armatore Piero Costa.
- 28 maggio - Il giudice istruttore del tribunale di Venezia Carlo Mastelloni emette confronti di Yasser Arafat un mandato di comparizione per introduzione clandestina di armi da guerra nel territorio dello stato come mandante e detenzioni di armi da guerra, in riferimento ai depositi di munizioni e armi trovati nella zona del Montello, nel Veneto.
- 30 maggio - Cinque presunti esponenti della Ucc (unione dei comunisti combattenti), fazione delle Br, sono arrestati a Roma. Sono Francesco Maietta, Claudia Gioia, Massimiliano Bravi, Daniele Mennella e Paolo Persichetti.
- 1 giugno - I giudici della prima sezione della corte di assise di appello di Firenze emettono la sentenza del processo di appello contro i capi del "comitato rivoluzionario toscano" delle Brigate rosse. La pena per Giovanni Senzani e' ridotta a sei anni di reclusione e al pagamento di un milione e mezzo di multa (in primo grado sette anni e sei mesi) e per Paolo Baschieri a due anni di reclusione in continuazione con la precedente sentenza della corte di assise di appello di Firenze del giugno 1982, determinando cosi' la pena complessiva in dodici anni di reclusione. La loro posizione e' stata stralciata da quella degli altri imputati perche' erano impegnati a Roma nelle udienze del "Moro-ter".
- 3 giugno - Processo per la strage di Bologna: Francesco Pazienza parla di rapporti tra il brigatista rosso Giovanni Senzani e il Sismi "riformato" dopo la scandalo p2 guidato dal gen. Nino Lugaresi e dai suoi uomini, come il col. Demetrio Cogliandro. "I contatti con Senzani - ha detto Pazienza - erano tenuti, tramite l' agente Luciano Bellucci, da quel Corti che altri non e' che il col. Cogliandro. Nei servizi infatti si usano nomi di copertura che cominciano con le prime due lettere del vero nome" . Il pm ricorda come dagli atti giudiziari emergano invece presunti contatti tra Senzani e il generale del Sismi Pietro Musumeci. Di presunti legami tra Senzani e i servizi segreti aveva parlato infatti il pentito Roberto Buzzatti anche nel processo di Ancona per l' omicidio di Roberto Peci.
- 4 giugno - Il primo numero del bimensile "Ora d' aria", prodotto dai detenuti del carcere romano di Rebibbia e' presentato nella sede della federazione nazionale della stampa. Per l' occasione, una quindicina di detenuti che fann parte della redazione, tra i quali anche Alberto Franceschini, ottiene il permesso di uscire dal carcere. "Ora d' aria" e' il frutto del lavoro di trenta persone tra uomini e donne (divisi in gruppi redazionali) coordinato da Carmen Bertolazzi, direttore responsabile. Dello staff, oltre a Franceschini, fanno parte gli ex terroristi "rossi", Arrigo Cavallina, Attilio Cozzani e Massimo Gidoni, l' ex nar Livio Lai, e detenuti comuni.
- 4 giugno - La polizia di frontiera arresta all' aeroporto di Fiumicino Stefano
Ceriani Sebregondi, proveniente da Rio de Janeiro, in Brasile. Sebregondi e' il fratello di Paolo Ceriani Sebregondi, da poco arrestato in Francia. Stefano Ceriani Sebregondi era latitante dal giugno 1978, da quando era stato emesso contro di lui un primo ordine ordine di cattura per il rapimento e l' uccisione di Aldo Moro, e per costituzione e pertecipazione a banda armata. In particolare, era accusato di far parte della "colonna Roma sud" delle Brigate rosse e di aver collaborato con Enrico Triaca a stampare, nella tipografia da questi gestita, volantini delle Br. Nel dicembre dello stesso anno l'ordine di cattura nei confronti suoi e di altri brigatisti - tra cui Corrado Alunni, Prospero Gallinari, Enrico Triaca, Barbara Balzerani - veniva modificato, e le accuse ridotte alla sola partecipazione a banda armata e detenzione di armi. Condannato nel primo processo Moro a sei anni, Stefano Ceriani Sebregondi aveva poi avuto in appello una riduzione della pena a tre anni.
- 5 giugno - Processo Moro ter: interrogato l' ex senatore socialista Domenico Pittella, imputato di partecipazione a banda armata e favoreggiamento personale. Pittella e' accusato di aver ricoverato e curato nella sua clinica di Lauria, in provincia di Potenza, la terrorista Natalia Ligas, ferita ad una gamba nel 1981 durante l'attentato all' avv. Antonio De Vita. Pittella ha ricordato che fu l' avv. Tommaso Sorrentini, che era suo amico a chiedergli se avrebbe potuto estrarre un proiettile dalla gamba di "una sua amica che si era ferita mentre puliva una pistola". L' imputato ha detto che, "come medico", ritiene "un dovere morale" prestare soccorso a chiunque ne faccia richiesta e gli sembro' normale fare un favore all' amico. Sorrentino, accusato anche lui nel processo, e' latitante da tempo e si troverebbe a parigi insieme con altri "esuli" delle "Brigate rosse". Sarebbe stato Sorrentino ad accompagnare la Ligas nella casa di cura e dopo qualche giorno, lo stesso Sorrentino porto' via dalla clinica la terrorista in compagnia di Giovanni Senzani, che, secondo l' accusa, avrebbe organizzato l' intera operazione. Pittella ha confermato di non aver mai conosciuto Senzani ed ha negato di averlo mai incontrato, prima del ricovero della Ligas, in una localita' segreta.
- 6 giugno - A Firenze la Digos arresta Gianni Mantelli, Massimo Sassaroli e Milena Vacirca, accusati di "associazione sovversiva e banda armata". I tre sarebbero in contatto con le 'Ucc' di Roma, costituendo di fatto la cellula fiorentina.
- 8 giugno - Con una serie di assoluzioni e riduzioni di pena si conclude in corte d' assise di appello, nell' aula bunker del foro italico, il processo di secondo grado contro gli esponenti di "autonomia operaia organizzata", del gruppo capeggiato da Toni Negri e accusato, otto anni fa, di aver cercato di spingere le formazioni eversive verso l' insurrezione armata e la guerra civile. I giudici hanno ridotto a dodici anni di carcere la pena (30 anni) inflitta in primo grado a Toni Negri, che e' stato assolto non solo dall' insurrezione armata contro i poteri dello Stato ma anche dalle accuse di concorso nel sequestro dell' ing. Carlo Saronio, nel tentato sequestro dell' industriale Luina e da altri reati minori. Resta pero' confermata la sua presunta partecipazione, a titolo di concorso, nella rapina di Argelato. Ridotta anche la condanna (20 anni) inflitta in assise ad Oreste Scalzone, anche lui come Negri, da tempo rifugiato in Francia. l' ex dirigente di "potere operaio" e' stato assolto per non aver commesso il fatto dall' accusa di aver preso parte alla rapina al credito varesino di Vedano Olona durante la quale fu lanciata tra la folla una granata. per lui i giudici hanno ridotto la condanna fissandola a nove anni di reclusione. Assolto, seppure per insufficienza di prove, da tutti i reati che gli erano stati contestati, Emilio Vesce, un altro dei dirigenti di "autonomia" ora candidato alle prossime elezioni nelle liste dei radicali. Stessa sorte, e con uguale formula, anche per Alberto Magnaghi, anche lui in lizza per un posto al Parlamento con la "lista verde" . Il proscioglimento per
insufficienza di prove e' toccato anche ad alcuni degli altri principali imputati come Luciano Ferrari Bravo, Paolo Virno e Lucio Castellano. La corte, come gia' fecero i giudici di primo grado, ha ritenuto inesistente l' accusa di insurrezione armata per tutti gli imputati ai quali era stata contestata, ma ha assolto anche gli imputati accusati di concorso nel sequestro Saronio, come Silvana Marelli, Gianfranco Pancino e Egidio Monferdin, tutti in precedenza
condannati a pene superiori ai 20 anni di carcere. Per effetto della sentenza, comunque, Egidio Monferdin ha avuto 18 anni di carcere, con una riduzione di sette anni rispetto al primo grado, perche' riconosciuto responsabile degli altri reati minori; Gianfranco Pancino e la Marelli, invece, poiche' la loro posizione e' stata posta in continuazione con quella di una precedente condanna loro inflitta dalla corte d' assise di Milano, hanno avuto un aumento della condanna rispettivamente di un anno e sei mesi e di due anni. Consistenti, invece, gli sconti di pena praticati dalla corte d' assise di appello presieduta da Vincenzo Parrone, per la maggior parte degli altri imputati. Leandro Barozzi ha avuto quattro anni e due mesi (dieci anni in primo grado), Renato Cochis ha avuto quattro anni (sette anni in primo grado), Giusto Cortiana ha avuto quattro anni e quattro mesi (sette anni in primo grado), Mario Dalmaviva ha avuto quattro anni e due mesi (sette anni in primo grado), Augusto Finzi cinque anni (14 anni in primo grado), Alberto Funaro tre anni e sei mesi (dieci anni in primo grado), Lauso Zagato quattro anni e due mesi (14 anni in primo grado), Oreste Strano sette anni (16 anni in primo grado), Franco Tommei quattro anni e otto mesi (16 anni in primo grado). La maggior parte delle riduzioni sono state concesse in seguito al riconoscimento delle attenuanti generiche della recente normativa a favore di chi si dissocia dalla lotta armata.
- 10 giugno - Davanti alla corte d'assise d' appello di Milano comincia il processo di secondo grado per una serie di presunti episodi di favoreggiamento attuati da funzionari della polizia in favore di Renato Longo, un giovane pregiudicato coinvolto in vicende di terrorismo e di stupefacenti che, infiltratosi nelle Brigate rosse, riusci' a raccogliere elementi grazie ai quali gli inquirenti arrivarono alla cattura dei brigatisti Mario Moretti ed Enrico Fenzi. Successivamente Longo rimase in contatto con i funzionari della questura pavese, promettendo che li avrebbe portati anche sulle tracce di Barbara Balzerani, ma ad un certo punto i carabinieri di Loano (savona) bloccarono il giovane infiltrato che per sfuggire all'arresto esibi' le referenze di "protetto" dalla polizia. Ci furono accertamenti e al termine di una lunga indagine furono incriminati il dirigente della squadra mobile pavese, Ettore Filippi e quello dell' Ucigos di Pavia, Michele Cera, ora vice-questore all' Ucigos di Roma. Al processo di primo grado, davanti alla corte d'assise di Pavia, Filippi accusato anche di truffa e falso, fu condannato ad un anno e otto mesi di reclusione, mentre Cera fu assolto con formula piena. Longo e' attualmente detenuto in Francia dove deve scontare una condanna a cinque anni per spaccio di stupefacenti.
- 15 giugno - A Parigi sono arrestati Gianfranca Lupi, Francesco Tolino, Alessandra Di Pace e Maurizio Locusta, presunti militanti dell' Ucc. Maurizio Locusta e' uno degli imputati del processo Moro ter.
- 19 giugno - Con la sentenza per l'attentato del 13 gennaio 1978, a Roma, contro il dirigente della Sip, avv. Raffaele De Rosa, i giudici della corte di assise di Roma condannano Valerio Morucci, Adriana Faranda, Barbara Balzerani, Bruno Seghetti e Maurizio Jannelli. L' accusa di tentativo di omicidio e' stata derubricata in quella di lesioni gravi. Nei confronti di Morucci e della Faranda la corte ha anche applicato i benefici introdotti dalla legge sui dissociati e percio' i due imputati hanno avuto due anni di reclusione ciascuno; cinque anni ed un mese sono stati inflitti alla Balzerani e a Seghetti. Jannelli, per la sua minima partecipazione alla vicenda, ha avuto quattro anni ed un mese.
- 21 giugno - Ad Atene e' arrestato Maurizio Folini, detto "Corto Maltese", terrorista ricercato perche' legato ad un importante carico di armi provenienti dal Medio Oriente portato in Italia con uno yacht e poi distrubuito a varie "colonne" delle Brigate rosse. Folini si trovava ad Atene da dieci giorni, dove era giunto da Cipro con un passaporto francese. Folini ha detto ai servizi di sicurezza ellenici che manca dall'Italia dal 1979 e di essere vissuto, in questi ultimi otto anni, nel piu' completo rispetto delle leggi. Di Folini si era occupato a suo tempo il giudice istruttore Ferdinando Imposimato nell' ambito dell' inchiesta Moro. Imposimato scrisse che Folini, estremista di sinistra e per sua stessa dichiarazione agente dei servizi segreti dell' est, nell' estate del 1980 si reco' in Libano con la sua barca a vela per acquistare un carico di armi destinato ad essere spartito tra le Br e i "comitati comunisti rivoluzionari". Riporto' in Italia 15 fucili mitragliatori kalashnikov, cinque fucili automatici fal di fabbricazione belga, due bazooka, munizioni e bombe a mano americane. "Che Folini non fosse un semplice trafficante di armi - scrisse ancora Imposimato - ma un elemento di spicco del terrorismo internazionale si deduce anche dal fatto che, mentre si trovava a Damasco, nell' estate del 1978, ebbe contatti con elementi dell' Olp durante il tempo in cui si stava svolgendo una grossa riunione di vari paesi del Medio Oriente". Secondo Imposimato in quell' occasione Folini allaccio' rapporti con il governo libico.
- 22 giugno - Si conclude con due assoluzioni il processo davanti alla corte d' assise d' appello contro due funzionari di polizia incriminati per le coperture fornite al terrorista infiltrato Renato Longo che che con le sue rivelazioni consenti' la cattura di Mario Moretti e di Enrico Fenzi. Per Michele Cera, attualmente vice questore dell' Ucigos di Roma e accusato di favoreggiamento, e' confermata la sentenza di piena assoluzione emessa dalla corte d'assise di pavia. Assolto anche Ettore Filippi, ex dirigente della squadra mobile pavese, che in primo grado condannato a un anno e otto mesi. Filippi ha manifestato la sua soddisfazione, confermando di aver sempre agito d'accordo con i suoi superiori. "Non ho mai capito - ha detto - perche' soltanto io e il collega Cera siamo finiti sul banco degli imputati".
- 30 giugno - Il pubblico ministero Franco Ionta chiede il rinvio a giudizio in corte d'assise di Barbara Balzerani, ritenuta l' organizzatrice e l' ideatrice dell' attentato in cui fu ucciso Ezio Tarantelli e chiede invece il proscioglimento per insufficienza di prove dell' altro imputato, il brigatista Luigi Pelosi, arrestato con la Balzerani in un covo di Ostia.
- 1 luglio - Una quarantina di avvocati che assistono gran parte dei 180 presunti terroristi coinvolti nel processo "Moro ter" sono stati deferiti dal presidente della corte, Sergio Sorichilli, alla sezione istruttoria della corte di appello di Roma per abbandono di difesa.
- 4 luglio - La vedova di Aldo Moro, Eleonora Chiavarelli, e' interrogata dal pretore dirigente di Roma Antonio Masiello che l' ha ascoltata su richiesta della collega torinese Luisella Gallino, titolare di una indagine nell' ambito della quale alla signora Moro e' stata contestata, con ordine di comparizione, l' accusa di falsa testimonianza. L' inchiesta si riferisce alle dichiarazioni fatte dalla signora Moro come teste nell' udienza del 17 ottobre dello scorso anno, a Torino, al processo per il cosiddetto scandalo dei petroli.
- 7 luglio - Processo Moro ter: la corte di assise, presieduta da Sergio Sorichilli, tiene l' ultima udienza prima dell' inizio del periodo feriale. Il processo riprendera' il 22 settembre. La corte ha revocato l' ordinanza con la quale aveva deferito alla corte di appello una quarantina di avvocati, incolpati di non essersi presentati all' udienza per dare un' assistenza adeguata a diverse decine di imputati.
- 11 luglio - La sentenza della prima sezione penale della Cassazione, presieduta dal dottor Vincenzo Molinari, rende definitivi gli ergastoli inflitti a Luigi Novelli, Pietro Vanzi, Francesco Lo Bianco, Cesare Di Leonardo e Alberta Biliato per il rapimento e l' uccisione dell' ing. Giuseppe Taliercio da parte della colonna veneta delle Brigate rosse.
- 20 luglio - Si costituisce ai carabinieri del reparto operativo della legione Roma l'avv. Tommaso Sorrentino, 42 anni, di Cosenza, imputato al processo Moro ter e ricercato dal 1983 perche' colpito da mandato di cattura per partecipazione a banda armata denominata Br ed insurrezione armata contro i poteri dello stato. Sorrentino ha fatto parte negli anni settanta di "soccorso rosso" ed e' imputato specificatamente di avere aderito all'allora "nucleo di resistenza offensiva" che faceva capo a Senzani. Sorrentino era tra i gestori della clinica Pittella di Lauria dove venne curata la latitante Natalia Ligas.
- 20 luglio - Adriana Faranda e Valerio Morucci ottengono un permesso di dieci giorni da trascorrere con i familiari in una localita' turistica.
- 25 luglio - Un centinaio di opere grafiche realizzate da 16 detenuti comuni e sei politici del carcere di san vittore (tra cui Franco Bonisoli, Lauro Azzolini e Calogero Carnevali) sono esposte nelle sale dell' Umanitaria a Milano.
- 11 agosto - La corte di appello di Atene accoglie la richiesta italiana di estradizione per Maurizio Folini, per i reati di tentativo di omicidio e rapina. Prima di essere inviato in Italia, Folini dovra' essere giudicato per l' ingresso illegale nel paese. Dal 12 agosto Maurizio Folini comincia uno sciopero della fame nel tentativo di evitare l' estradizione.
- 7 settembre - La corte di Cassazione greca conferma la sentenza di estradizione in Italia per Maurizio Folini per i reati comuni. Respinte invece dai giudici greci le accuse di carattere politico riguardanti presunte attivita' terroristiche in quanto la convenzione di estradizione vigenti tra Grecia e Italia non prevede reati di natura politica.
- 11 settembre - Rese note le motivazioni della sentenza del processo Motropoli. L' obiettivo perseguito da Franco Piperno e Lanfranco Pace, attraverso la realizzazione del "progetto Metropoli", era quello di riunire le varie formazioni terroristiche sotto un'unica direzione. Il primo traguardo da raggiungere era quello di egemonizzare le Brigate rosse, convincendole che il "progetto Metropoli" si sarebbe potuto rivelare un "polo di aggregazione politica". Fu Valerio Morucci, all'interno delle Br, a tentare di avviare questo discorso e fu poi Lanfranco Pace a formulare la relativa proposta, che venne pero' respinta dalle Brigate rosse che si dichiararono infatti indisponibili "a veicolare la propria linea politica tra le colonne di stampa, che giammai avrebbero potuto riflettere integralmente i postulanti ideologici della organizzazione". Nel documento di oltre 380 pagine, il giudice a latere Fernando Attolico, alla luce di quanto emerso dal dibattimento, sostiene la fondatezza delle accuse contestate ai due "leader" dell'autonomia, ricostruendone l'attivita'. Soffermandosi sugli obiettivi del "progetto", il giudice estensore ricorda che anche Oreste Scalzone, che continuava a coltivare il disegno ambizioso di assumere la direzione della lotta armata in Italia, "attribui' la massima importanza al ruolo della rivista "Metropoli" sin dal 1977". Dopo aver ricordato i contatti dei "leader" dell' Autonomia con Morucci e la Faranda, nonche' l'affermazione di Piperno che giudico' l'uccisione degli uomini di scorta a Moro come un "percorso obbligato", il giudice Attolico sottolinea che "il complesso di elementi probatori acquisiti conferma le gravissime responsabilita' di Piperno e Pace", che ebbero un ruolo primario nel panorama eversivo italiano. Non ci sono invece elementi convincenti per affermare che Piperno abbia avuto un ruolo nella gestione del sequestro Moro. Si sarebbe interessato al rapimento durante i 55 giorni solo perche' preoccupato delle sorti del movimento, dell' "impatto su questo dell'innalzamento del livello di scontro".
- 14 settembre - Maurizio Folini e' condannato a quattro mesi di reclusione comminata dai giudici ateniesi per ingresso illegale nel paese. La concessione dell' estradizione in Italia e' quindi bloccata finche' Folini non avra' scontato la pena.
- 25 settembre - Dal carcere di Rebibbia (Roma) Renato Curcio, Piero Bertolazzi, Maurizio Jannelli e Mario Moretti rendono nota una lettera di sei cartelle inviata "a tutti i compagni". La lettera sostiene che per chiudere il "conflitto sociale" che ha caratterizzato gli "anni di piombo" sono necessari atti politici "limpidi e coraggiosi", in particolare, un indulto, anche per gli "irriducibili", come quello che, a dieci anni dalla resistenza "cancello'" molti reati compiuti in quel periodo. La lettera sostiene anche che "il ciclo di lotte e' oggettivamente chiuso".
- 1 ottobre - Con 323 voti favorevoli e 20 contrari la Camera approva l' istituzione di una commissione bicamerale d' inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi. Per diventare operativa la proposta di commissione di inchiesta dovra' ora ottenere anche l' avallo del Senato.
- 2 ottobre - L' on. Flaminio Piccoli, in una intervista al Gr1, rilancia la sua proposta di concedere la grazia ai terroristi che non si sono macchiati di fatti di sangue.
- 2 ottobre - Processo Moro ter: interrogato l' avv. Tommaso Sorrentino.
- 8 ottobre - Processo Moro ter: i giudici della corte di assise si trasferiscono negli uffici dell' on. Flaminio Piccoli, per ascoltarlo come testimone. Piccoli ha escluso di essere in possesso di informazioni inedite o di confidenze rimaste sino ad oggi segrete. "Seguendo le vicende processuali - ha detto tra l'altro - e ricordando le dichiarazioni fatte da irriducibili e da pentiti, mi sono convinto che dal covo dei brigatisti siano uscite delle cose che sono in circolazione, delle cose che sono da qualche parte. Lungi da me l'intenzione di suscitare polemiche...nel caso Moro c'e' ancora molto da scoprire, ne sono convinto...". Piccoli ha spiegato ai giudici le ragioni della sua convinzione ed ha detto che, nei vari processi per la vicenda Moro, sono emerse circostanze che non possono non essere tenute in considerazione. "Io - ha detto Piccoli - non ho alcunche' da rivelare, non ho nessun foglio, non ho avuto contatti con nessuno. Ho espresso, esprimo ed esprimero', sempre, la convinzione che sulla vicenda Moro, che tanto ha inciso sulla nostra vita, ci siano dei misteri destinati a rimanere tali anche fra cinquant' anni. questo volevo dire, senza voler suscitare polemiche....senza far supporre chissa quali dietrologie".
- 14 ottobre - In una lettera al quotidiano "Il Giorno" Maria Fida Moro nega di aver mai incontrato in carcere Renato Curcio e Mario Moretti e prende posizione sulla proposta di liberare Curcio.
- 14 ottobre - Una perizia balistica disposta dal giudice Monastero, che conduce l' inchiesta sull' uccisione del direttore di "Op" Mino Pecorelli ha confrontato i quattro bossoli calibro 7,65 raccolti sul luogo del delitto, cinque pistole scoperte in un arsenale segreto ed un bossolo scoperto in cassa di Giusva Fioravanti, ed hanno concluso che nessuna delle armi ha sparato i colpi mortali e che non esistono analogie tra le cartucce usate per uccidere Pecorelli ed il bossolo sequestrato nell' abitazione del terrorista nero. I periti nella loro relazione, depositata in cancelleria a distanza di tre anni dalla consegna al magistrato, mettono in rilievo che uno dei quattro bossoli raccolti in via Tacito, dove Pecorelli venne ucciso, e' stato sostituito da mani sconosciute con un' altra cartuccia che potrebbe avere analogie con il bossolo di fioravanti. Lo scambio sarebbe avvenuto tra il 1981 ed il 1982 e, secondo qualcuno, potrebbe nascondere un tentativo per avvalorare le rivelazioni del "pentito" Walter Sordi, secondo cui Fioravanti avrebbe assassinato Pecorelli per ordine di Licio Gelli e con la complicita' del colonnello del Sid Antonio Viezzer.
- 14 ottobre - Processo Moro ter: i giudici decidono di non fare una trasferta in Grecia per interrogare Maurizio Folini.
- 21 ottobre - Processo per la strage di Bologna: Nara Lazzerini, ex segretaria di Licio Gelli, dice che "Gelli vive di vendette e ricatti contro tutti quelli che hanno avuto a che fare con lui". La Lazzerini conferma che tra gli interlocutori del maestro venerabile c' erano anche Francesco Pazienza e Stefano Delle Chiaie e di essere a conoscenza di contatti con Leone, Andreotti, Fanfani, Pietro Longo, Forlani e dei suoi rapporti con la Cia e i servizi segreti italiani. La donna avrebbe sentito anche conversare Gelli con due persone dopo il sequestro Moro. Uno dei due interlocutori avrebbe detto a Gelli:"il piu' e' fatto, adesso aspettiamo le reazioni".
- 24 ottobre - In un documento pubblicato dall' "Espresso" Barbara Balzerani, Marcello Capuano, Cecilia Massara, Luigi Novelli, Marina Petrella, Salvatore Ricciardi, Giuseppe Scirocco e Pietro Vanzi, detenuti nel carcere romano di Rebibbia, ritengono ormai superato il ciclo della lotta armata, invitano i terroristi ancora in liberta' a non continuare, perche' 'non ha piu' senso', a compiere o progettare azioni sanguinose. Insieme a questo documento il settimanale pubblica anche un intervento di Prospero Gallinari, Bruno Seghetti, Francesco Piccioni, Paolo Cassetta e Francesco Lo Bianco che ammettono "la sconfitta del progetto politico-militare delle Br", criticando pero' chi nel carcere perseguirebbe una trattativa "tutta di vertice".
- 23 ottobre - Maurizio Folini e' ricoverato nell' ospedale generale del Pireo in gravi condizioni, a causa dello sciopero della fame.
- 27 ottobre - Processo Moro ter: i giudici ascoltano Remigio Cavedon e Francesco Cariti. Cavedon ha escluso di aver mai parlato con Mario Moretti di particolari o di notizie relative al rapimento, "questo perche' - ha aggiunto - con Moretti avevo fatto un patto preciso: non discutere di cose riguardanti processi in corso". Cavedon si e' detto convinto che, sul caso Moro, non ci sia 'ormai piu' alcun segreto da svelare, a parte forse qualche dettaglio di scarso interesse storico". Francesco Cariti ha confermato che le notizie sul ritrovamento filmati del caso Moro nel covo di Giovanni Senzani pubblicate su "Il Borghese", gli furono date da una misteriosa "fonte", probabilmente uno degli agenti che parteciparono all'irruzione nel covo. Li', in un baule, sarebbero state trovate le videocassette. Cariti e' stato anche ammonito dal presidente della corte perche' si e' rifiutato di indicare il nome di un'amica che lo accompagno' ad un incontro con la "fonte" in una discoteca. Sulla vicenda avrebbe dovuto deporre anche l'ex sen. Mario Tedeschi, direttore del "Borghese", ma non si e' presentato.
- 3 novembre - Processo Moro ter: interrogato come testimone l' ex senatore missino Mario Tedeschi, direttore del settimanale "Il Borghese". Tedeschi ha confermato la versione che nella precedente udienza ha dato lo stesso Cariti e, secondo la quale, a fornire al settimanale quelle informazioni sui filmati sarebbe stata una misteriosa "fonte" con la quale il giornalista aveva avuto alcuni incontri.
- 4 novembre. - La "chambre d'accusation" (sezione istruttoria della corte d'appello) di Parigi da' parere favorevole all' estradizione in Italia di Maurizio Locusta, ricercato per l' omicidio del gen. Licio Giorgieri e imputato al processo Moro-.
- 26 novembre - Eleonora Chiavarelli, vedova di Aldo Moro, e' interrogata come imputata di falsa testimonianza, dal pretore di Torino Luisella Gallino venuta appositamente a Roma. Secondo l'accusa, deponendo a Torino il 17 ed il 19 ottobre 1986 in un processo che coinvolgeva anche Sereno Freato, la signora Moro sarebbe stata reticente circa l'esistenza di un conto bancario svizzero sul quale erano state depositate alcune decine di milioni di lire.
- 26 novembre - Maurizio Folini interrompe lo sciopero della fame contro la estradizione in Italia.
- 27 novembre - Maurizio Folini ottiene dalla corte d' appello di Atene una riduzione da quattro mesi a quaranta giorni della pena inflittagli per ingresso illegale nel paese (con falso passaporto). Folini resta comunque in carcere in attesa che il ministro della giustizia Agamemnon Kutsoghiorgas (al quale spetta l' ultima parola nei casi di estradizione) decida se inviarlo o meno in Italia.
- 1 dicembre - Su ordine di cattura emesso dei sostituti procuratori Domenico Sica e Franco Ionta, sono arrestati Alessandro Pera, Mario Battisti, Roberto Di Mitrio ed Eugenio Pio Ghignoni, imputati nel processo Moro ter; Giovanni Jannaccone, Claudio Libero Pisano, Paola Picconi, e Paola Staccioli.
- 3 dicembre - Franco Messina, 34 anni, uno degli imputati del processo "Moro ter", e' assolto dalla corte d'assise d'appello di Perugia dall' accusa di partecipazione a banda armata e concorso in detenzione illegale di materiale esplosivo. In primo grado Messina era stato condannato a cinque anni di reclusione dalla corte d'assise di Pesaro, condanna confermata dalla corte d'assise d'appello di Ancona. Successivamente la corte di Cassazione aveva annullato la sentenza ed aveva inviato gli atti alla corte d'assise d' appello di Perugia per un nuovo esame. I fatti addebitati risalgono al febbraio 1982, quando, secondo l' accusa, l'imputato avrebbe tenuto i collegamenti, dall' esterno, con alcuni terroristi detenuti nel supercarcere di Fossombrone.
- 18 dicembre - La sentenza della prima sezione penale della corte di Cassazione conferma i 12 ergastoli inflitti a Natalia Ligas, Barbara Balzerani, Mario Moretti, Luigi Novelli , Remo Pancelli, Vittorio Bolognese, Anna Maria Cotone, Davide Fadda, Marisa Sarnelli, Teresca Scinica, Giovanni Senzani e Salvatore Colonna come esponenti della "colonna campana" delle Brigate rosse.
- 24 dicembre - Antonio Savasta, detenuto nel carcere di Paliano, ottiene dal giudice di sorveglianza del tribunale di Frosinone, Giancarlo De Cataldo, un permesso speciale di dieci giorni per la buona condotta tenuta in carcere. Savasta va a Roma a casa della madre e dovra' rientrare in carcere il 3 gennaio. Savasta era uscito dal penitenziario ciociaro due anni fa, ma solo per poche ore, in occasione della morte del padre.
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