Caso MORO:
novita' 1988
- 6 gennaio - Oscar Luigi Scalfaro, ex ministro dell' Interno, visita Renato Curcio e Mario Moretti nel carcere di Rebibbia.
- 8 gennaio - L' ex terrorista di destra Paolo Aleandri, che sta raccontando ai giudici del processo per la strage di Bologna le sue visite a Licio Gelli all' hotel Excelsior di Roma conferma un particolare che aveva riferito gia' nel 1984e cioe' che "durante il sequestro Moro, Gelli disse che il presidente della Dc stava pagando il fio della sua apertura al Pci e che subiva una sorta di legge del contrappasso".
- 17 gennaio - Franco Piperno, latitante in Canada dal marzo 1981, arriva a Fiumicino. Piperno, condannato a dieci anni di reclusione per banda armata e associazione sovversiva, sale su un' auto che si dirige verso il carcere di Rebibbia dove gli sono notificati due provvedimenti restrittivi emessi dal giudice Ferdinando Imposimato nel 1982 e 1983 per il processo cosiddetto "Metropoli".
- 26 gennaio - Processo Moro ter: Renato Curcio e Mario Moretti non si presentano all' udienza nell' aula bunker di Rebibbia rinunciando alle annunciate dichiarazioni sul problema degli atti di clemenza. Il pubblico ministero Francesco Nitto Palma comincia la requisitoria. A nome dei terroristi della cosiddetta "ala dura" delle Br guidata da Senzani, Natalia Ligas legge un breve comunicato in cui si definiscono "Curcio e Moretti da anni estranei al movimento rivoluzionario di classe" e li si accusa di "voler trattare la resa delle Br per produrla come merce di scambio e per potersi riciclare all'esterno".
- 27 gennaio - Il magistrato Antonio Spataro, in un' intervista pubblicata dal "Corriere della sera", parla di un piano delle Br per il "perdonismo", una campagna che mirerebbe a ricercare contatti con personaggi politici autorevoli dei vari partiti per indurli a prese di posizione favorevoli ai terroristi.
- 27 gennaio - A Roma, i carabinieri arrestano Antonino Fosso, brigatista rosso appartenente al "Partito comunista combattente" (Pcc). Fosso, 31 anni, colpito da ordine di cattura del sostituto procuratore della repubblica Domenico Sica, e' uno dei 12 latitanti imputati nel processo "Moro ter".
- 29 gennaio - In un' intervista al settimanale "L' Espresso", Prospero Gallinari distingue la sua posizione sulla fine dell' "emergenza", da quella assunta da Curcio e Moretti e definita "quarta posizione". A proposito delle ipotesi che gli interrogatori di Moro siano stati registrati o videoregistrati, Gallinari sostiene che "questa storia e' una pura e semplice invenzione. Le invenzioni abbondano quando si riparla di quei 55 giorni. E' incalcolabile la massa di 'misteri' di questo tipo che la fantasia di ogni forza politica ha partorito, finendo per conferire alla vicenda Moro quell' alone di oscurita' che, per parte nostra, non esiste". L' intervista dovrebbe essere la prima concessa da Gallinari.
- 31 gennaio - Muore a Torino Cesarina Carletti, 75 anni, nota con il nome di "nonna Mao", ex partigiana e deportata nel campo di sterminio di Ravensbruck. Arrestata il 16 luglio 1975 per associazione sovversiva ed appartenenza a banda armata, in quanto ritenuta legata alle "Brigate rosse", nel 1978 fu assolta con formula ampia. "Nonna Mao" era stata arrestata perche' trovata in possesso (li nascondeva sotto le cassette del suo banco di frutta) di volantini delle "brigate rosse" e ospito' anche, per qualche tempo, Alfredo Bonavita.
- 3 febbraio - Nella rubrica "Bloc notes" sul settimanale "L' Europeo" il ministro degli esteri Giulio Andreotti scrive: "non ho mai letto o sentito, tanto per fare un esempio, nei responsabili dell' eccidio della scorta di Moro, una sola parola di esecrazione e di pentimento per l' assassinio di queste cinque povere creature. ne parlano come se, per catturare Aldo, abbiano dovuto infrangere un cristallo. riflettiamoci".
- 4 febbraio - Processo Moro ter: il pubblico ministero Francesco Nitto Palma conclude la sua requisitoria, durata 7 udienze, e chiede alla corte d' assise di Roma di infliggere 29 condanne all' ergastolo ad altrettanti brigatisti rossi e condanne varianti dai 30 ai 2 anni di reclusione per buona parte degli altri 143 imputati.
- 4 febbraio - Al processo per la rapina da 35 miliardi al deposito della "Brink' s Securmark", il pubblico ministero chiede la sostanziale conferma della sentenza di primo grado.
- 8 febbraio - La corte di Cassazione conferma le condanne inflitte dai giudici di appello di Ancona per l' omicidio di Roberto Peci, fratello del pentito Patrizio Peci. Le condanne maggiori sono quelle di Giovanni Senzani e Stefano Petrella che dovranno scontare l' ergastolo, Stefano Petrelli 26 anni e sei mesi, Natalia Ligas e Susanna Berardi 25 anni, Massimo Gidoni 24 anni e sei mesi.
- 16 febbraio - Il ministro della giustizia greco Agamemnon Kutsoyorgas annulla la decisione della Corte Suprema, che aveva concesso l' estradizione in Italia per Maurizio Folini, presunto brigatista rosso. Dopo la decisione, Folini e' liberato dal carcere di Korydallos e annuncia che ha intenzione di chiedere asili politico alla Grecia.
- 21 febbraio - Il quotidiano ateniese "Eleftherotypia" pubblica, con il titolo "la mia autocritica", una intervista di Maurizio Folini: "Non ho mai agito di concerto con le brigate rosse - dice Folini - ed il gruppo al quale appartenevo non ha mai ucciso o ferito alcuno...dopo il 1979 ho deciso di troncare con la mia attivita'". Folini ha detto anche "di non avere mai guadagnato un soldo" dal traffico di armi, a proposito del quale ha precisato che non si tratta di commerci. Interrogato sulle accuse di traffici di armi tra Italia e Libano, Folini ha risposto: " quando si appartiene ad un gruppo il quale ha a che fare con le armi, come e' "Cocori" ("comitati comunisti rivoluzionari) si deve trovare il modo di ottenerle; e, in Libano, esse si possono trovare facilmente". Alla domanda se ci siano stati contatti tra il suo gruppo, la mafia e servizi segreti stranieri, Folini ha risposto: "nel sud, per qualche anno, la mafia ha avuto contatti con le brigate rosse. ed il fatto e' stato da noi condannato. per quanto concerne i servizi segreti stranieri, si tratta di un falso. era la politica di una parte dello stato e dei partiti, volta a dar l' impressione, con tali insinuazioni, che le nostre fossero ideologie di importazione. abbiamo avuto, e' vero, contatti con l' estero ma si trattava di contatti con movimenti vicini al nostro, genericamente con tutti i movimenti rivoluzionari del terzo mondo".
- 23 febbraio - Presentato a Roma, nella sede della stampa estera, il libro di Alberto Franceschini "Mara, Renato ed io", storia dei fondatori delle Brigate rosse. "Quelli che ancora oggi sparano - dice Franceschini - sono solo residuati che le forze di polizia potrebbero arrestare se lo volessero. se non lo fanno perche' oggi piu' che nel passato c'e' un utilizzo politico del terrorismo". Il libro racconta l' entrata in clandestinita', una rapina per autofinanziamento, il sequestro del giudice Sossi, il progetto di rapire Andreotti, la morte di Mara Cagol, l' arresto e, dalla prigione, 10 anni di sangue, compreso il rapimento e l' uccisione di Aldo Moro, fino alla dissociazione. Queste pagine sono - ha spiegato Franceschini - "il funerale di Franceschini Alberto terrorista. credo - afferma - che l' unico modo per chiudere definitivamente con il terrorismo sia parlarne, comprenderne le motivazioni, credo che per noi il terrorismo rappresententi in qualche modo quello che il nazismo e' stato per i tedeschi, un fantasma che va guardato in faccia e non rimosso". Franceschini ha detto di non credere alla tesi del complotto nel caso Moro, ma ha affermato che "c' e' certamente stato un utilizzo di una parte politica di quello che le Brigate rosse facevano".
- 23 febbraio - Al processo in corte d' assise a Roma contro militanti del movimento comunista combattente (Mcr), dei comitati comunisti rivoluzionari (cocori) e della cosiddetta "banda ginestra", il pubblico ministero Antonio Marini, a conclusione della requisitoria, chiede 59 condanne a pene varianti dai dieci anni ad un anno e mezzo di reclusione. Tra gli imputati Valerio Morucci e Adriana Faranda, che dopo l' uccisione di Aldo Moro si staccarono dalle brigate rosse dando vita all' Mcr. Marini ha ricordato che da questo processo e' emersa una circostanza inquietante e cioe' che nel 1979 e nel 1980 terroristi rossi e neri cercarono di saldarsi in un fronte unico, organizzando azioni comuni e scambiandosi le armi.
- 3 marzo - La corte d'assise d'appello di Genova conferma la condanna di cinque brigatisti rossi che dovevano rispondere di apologia di reato con l'aggravante delle finalita' di terrorismo ed eversione: Bruno Seghetti (quattro anni e otto mesi, di cui un anno condonato), Luigi Novelli (quattro anni e sette mesi, di cui due anni condonati), Francesco Lo Bianco, Prospero Gallinari e Francesco Sincich. Per questi ultimi tre e' stato applicato il vincolo della continuazione con precedenti sentenze passate in giudicato, per cui la pena di Lo Bianco e' aumentata di sei mesi e quelle di Gallinari e Sincich di cinque mesi. Il fatto di cui i cinque erano imputati risale al febbraio 1984, nel corso del processo per il sequestro costa, i cinque rivendicarono l'omicidio, compiuto pochi giorni prima a Roma, del generale americano Leamon Hunt.
- 4 marzo - L' ex brigatista rosso Enzo Fontana, 36 anni, da poche settimane in semiliberta' dopo 12 anni di reclusione, presenta due suoi libri: "Le prigioni dei media" e "Labirinto" editi da "Spirali".
- 5 marzo - Il settimanale "Panorama" pubblica un' intervista al ministro degli esteri on.Giulio Andreotti sul caso. Andreotti afferma che il Vaticano era pronto a pagare un fortissimo riscatto per la liberazione di Moro, che il papa Paolo VI era riuscito a stabilire un contatto con i rapitori. Alla domanda se Moro, di fronte al sorgere del "fenomeno Craxi", si sarebbe comportato come ha fatto De Mita, Andreotti risponde: "Moro era piu' saggiamente orientale di chi e' venuto dopo. allo stesso tempo, quando occorreva essere duri, aveva grande capacita' di esserlo". Sulla data scelta dalle Br per il rapimento (quella della presentazione alle Camere del governo di solidarieta' nazionale), Andreotti dice che "era piuttosto difficile sganciare i due avvenimenti uno dall' altro", e ancora oggi e' convinto che "quella scelta del 16 marzo fatta dai brigatisti per attuare il loro piano non puo' essere stata certo una coincidenza". Andreotti racconta di aver proposto a Moro, la sera del 14 marzo, che il governo lo presiedesse lui. La risposta di Moro fu: "posso essere molto piu' utile appoggiando il governo da fuori che assumendolo in prima persona". Andreotti si dichiara anche sicuro del fatto che "non avevamo il diritto di mettere fuori dalle prigioni dei terroristi per salvare la vita a uno di noi. Se le forze dell' ordine avessero visto ridare la liberta' agli assassini dei loro compagni in cambio della salvezza di un politico c' era il rischio di una rivolta o almeno che incrociassero le braccia. saremmo andati verso la dissoluzione dello Stato". Andreotti definisce "singolare" la posizione dei socialisti durante la vicenda Moro osservando che "gia' da prima alcuni di loro avevano contatti con ambienti contigui al terrorismo" e aggiunge che comunque "le iniziative socialiste, piu' che azioni concrete e produttive, mi sembrano atti agitatori fatti per evitare la tentazione che non si fosse sufficientemente solidali con Moro. Craxi non mise in campo nulla che somigliasse ad una via d' uscita", aggiunge Andreotti, che ricorda la proposta di un provvedimento di clemenza per Paola Besuschio, che si rivelo' impraticabile perche' la terrorista era stata raggiunta da altri mandati di cattura". Infine Andreotti aggiunge che "all'
autenticita' delle lettere di Moro dal carcere io non ho mai creduto fino in fondo. non sono un perito calligrafo, ma in quella prosa non ho mai ritrovato il Moro che avevo sempre conosciuto". "Panorama" pubblica anche un' intervista del segretario del Psi Bettino Craxi. Craxi ripercorre i vari passaggi delle iniziative socialiste e, tra l' altro, ricorda: "Fanfani mi disse che il presidente della repubblica Giovanni Leone aveva la penna in mano" per firmare la grazia ad un terrorista per il quale esistessero le condizioni.
- 6 marzo - Mons. Virgilio Levi, all' epoca vicedirettore dell' "Osservatore romano" conferma all' Ansa che la Santa Sede era disposta a pagare un riscatto per la liberazione di Moro, ma non riusci' ad avere un contatto con le brigate rosse. Quanto alle voci secondo le quali Paolo VI avrebbe cercato disponibilita' a raccogliere fondi tra industriali lombardi, mons. Levi si e' limitato a rispondere: "non conosco dettagli".
- 10 marzo - Su Raitre, "Scenario", settimanale di Andrea Barbato e' dedicato a quale fu la reazione della societa' politica durante il caso Moro. Giulio Andreotti dice che, in caso di trattative "sarebbe stata legittima la rivolta di tutti coloro che servivano lo stato in condizioni di estrema difficolta'. Quando si sono fatte le ricostruzioni e' sembrato che insieme alla linea dura esistesse una linea piu' accondiscendente. La verita' e' che tutti sapevano che quella era la strada da seguire e se al posto di Moro mi fossi trovato io la strada sarebbe stata la stessa... Paolo sesto ha fatto per tentare di liberare Aldo Moro molto piu' di quello che si sa".
- 10 marzo - In un' intervista di Sandro Provvisionato, dell' Ansa, Alberto Franceschini che precisa che "noi in carcere veniamo a sapere di via Fani dalla radio, cioe' a cose fatte" dice che Moretti e gli altri si accorgono della reale portata del sequestro solo una quindicina di giorni dopo e a questo punto "si spaventano. Sono letteralmente terrorizzati. sanno di avere in mano qualcosa di davvero esplosivo e non sanno piu' come uscirne. sono disposti a qualsiasi trattativa ... ma nessuno dei brigatisti che erano fuori aveva un' idea su cosa fare". "Sta di fatto - continua Franceschini - che quando le trattative cominciano a delinearsi Moretti e gli altri sono nel pallone. hanno solo una gran paura di essere scoperti e allora la parola d' ordine diventa chiudere e in fretta.
d. : cioe' uccidere Moro?
Franceschini: a quel punto l' uccisione di Moro ha un duplice significato. chiudere il sequestro politicamente, ma chiuderlo soprattutto praticamente. si sentivano davvero il fiato sul collo. ucciso Moro le Br si disperdono in decine di rifugi, scappano letteralmente. per mesi e mesi non sono state neppure in grado di ragionare, neppure di motivare in modo politico il caso Moro. basti pensare che la risoluzione strategica su Moro che si intitola "la campagna di primavera" e che viene diffusa solo in autunno, non l' hanno neppure scritta loro, ma e' uscita dal carcere.
- 14 marzo - Intervistata dal Tg1 Ileana Leonardi, vedova del maresciallo dei carabinieri che fu per anni scorta ed amico di Aldo Moro, ucciso in via Fani, dice di non credere al "pentimento" degli ex terroristi e denuncia in modo pacato l' assenza dello stato al fianco suo, dei suoi figli e delle altre famiglie vittime del terrorismo.
- 15 marzo - "Speciale Gr1" intervista Alberto Franceschini e Giovanni Moro.
- 15 marzo - In un' intervista al settimanale "Famiglia cristiana", il questore Ansoino Andreassi, all' epoca responsabile della sezione "Br" della Digos romana, dice che sugli aspetti non chiariti del caso Moro" "mi piacerebbe sentir parlare Moretti, mi piacerebbe capire quali possono essere stati i tentativi di inserimento nella vicenda da parte di terzi. Mi piacerebbe sapere di cosa si parlava nelle riunioni che le brigate rosse avevano all' epoca con le altre organizzazioni terroristiche europee ed extraeuropee".
- 15 marzo - Alla frontiera di Bardonecchia, Maurizio Locusta e' consegnato dalla polizia francese ai colleghi italiani. Locusta e' imputato nel processo Moro ter.
- 16 marzo - in un' intervista al settimanale d' informazione parlamentare "dies", il giudice Luciano Infelisi, che diresse le prime indagini sulla strage di via Fani, dice: "i servizi segreti non ci hanno dato nessuna indicazione utile durante il periodo del sequestro dell' onorevole Moro. le loro indicazioni erano tutte sbagliate. i titolari dei servizi segreti chiedevano a me alcune informazioni. Tutto cio' e' documentato. Devo soltanto ringraziare la Digos, i carabinieri e la guardia di finanza che fu veramente abile su alcuni aspetti delle indagini". Ad una domanda sul compartamento dei politici, Infelisi risponde: "tennero un comportamento molto grave coloro che ricevevano le lettere dell' onorevole Moro: le hanno nascoste e sottaciute, e ancora oggi non sono state comunicate alla magistratura. Anche se ci sono state fotografie o spezzoni di film dati a personalita' politiche, hanno fatto la fine di buona parte delle lettere che Moro mando'".
- 18 marzo - L' on. Claudio Signorile, del Psi, in un' intervista pubblicata sul settimanale "Epoca" dice che nel tentativo di salvare la vita di Moro, il 2 maggio 1978 una delegazione socialista incontro' una delegazione democristiana, ma non ebbe gli esiti sperati dal Psi e una settimana dopo il presidente della Dc fu ucciso.
- 19 marzo - A "Dovere di cronaca", su Retequattro, Guglielmo Zucconi chiede a Giuseppe Meroni, anagrammista, direttore di "Giochi magazine" se ritiene che Aldo Moro, grande appassionato di cruciverba, utilizzando anagrammi e parole chiave, aveva indicato nelle sue lettere il luogo della sua prigionia.
- 20 marzo - "Mixer" trasmette un' intervista di Giovanni Minoli ad Alberto Franceschini, che dice tra l' altro che "non e' stato lo Stato a sconfiggere le Br, ma Giovanni Agnelli. Se avessero voluto prenderci, avrebbero potuto farlo quando volevano. Mario Moretti forse poteva avvisare me e Curcio quando siamo stati presi, ma non lo ha fatto e mi resta un dubbio sul perche'. Moro e' stato condannato con il comunicato del lago della Duchessa, che pero' non e' stato scritto dalle Br".
- 21 marzo - "Speciale tg-1" trasmette un' intervista di Ennio Remondino a Renato Curcio, Mario Moretti e Barbara Balzerani, fatta in una saletta attigua all' aula-bunker del carcere di Rebibbia dove si celebra il processo Moro ter. Renato Curcio si assume tutte le responsabilita' degli "anni di piombo", compresi i fatti di sangue e fa notare che "in Italia ci sono stati 150 morti per terrorismo prima della nascita, prima del primo morto delle Br". "Non si deve dimenticare - aggiunge Curcio - che le Br sono nate negli anni in cui i conflitti sociali e politici erano elevatissimi, e c' era chi sparava sugli operai ad Avola, che gettava dalle finestre della questura Pinelli, chi uccideva la gente che andava a fare i versamenti in banca a Milano". Quella delle Br, dice Curcio, e' stata "lotta armata, non terrorismo, il terrorismo nel paese lo hanno fatto altri, a piazza della Loggia e a piazza Fontana" e "le Br hanno semplicemente raccolto una spinta presente e diffusa nel paese". Mario Moretti ribadisce che non esistono piu' misteri dietro il "caso Moro" e che "tutto e' ormai arcinoto"; Barbara Balzerani riconosce che ormai la lotta armata e' superata, ma evita di sollecitare i terroristi in liberta' a deporre le armi. Tutti e tre si sono trovati d' accordo nel riconoscere che le condizioni storiche e politiche che hanno dato vita alla lotta armata sono ormai esaurite e superate. Mario Moretti nega l' esistenza di retroscena, di documenti, di registrazioni o di filmati riguardanti il "caso Moro". L' autorizzazione per l' intervista e' stata concessa dal presidente della corte di assise in base ad una norma di legge secondo la quale i detenuti in aula sono sotto la giurisdizione del presidente della corte.
- 27 marzo - La corte di assise di Roma, presieduta da Severino Santiapichi, emette la sentenza del processo ai militanti dell' Mcr e dei Cocori per episodi di terrorismo minore commessi a Roma tra il 1979 e il 1980: Valerio Morucci e Adriana Faranda sono condannati a due anni di reclusione con l' attenuante della dissociazione, ma la pena e' considerata assorbita da altre condanne precedenti. piu' pesante (otto anni di reclusione) l' ha avuta Carlo Garavaglia.
- 27 marzo - Roberto Catalano, 29 anni, nome di battaglia "Luca", si costituisce alla Digos di Roma. Catalano, ricercato dal 1976 per insurrezione armata contro i poteri dello stato e banda armata, faceva parte della "brigata Primavalle" delle Br ed e' imputato al processo Moro ter.
- 29 marzo - Concessi permessi per le vacanze di Pasqua ad un gruppo di detenuti nel carcere di massima sicurezza di Paliano. Il giudice di sorveglianza del tribunale di Frosinone Francesco Di Cataldo concesso i benefici di legge a Valerio Morucci, Adriana Faranda, Antonio Savasta, Fulvia Miglietta, Claudio Roberti, Ferdinando Pirone. Due settimane di liberta' anche per i fidanzati Emilia Libera (ex Br) e Sergio Calore (ex terrorista di destra).
- 13 aprile - Giuliano Ferrara, al termine della prima puntata del "Testimone", dedicata ai "misteri del caso Moro" legge una lettera di Alberto Franceschini, indirizzata l' 8 aprile a Mario Moretti in cui Franceschini chiede: "perche' quella che sul caso Moro tu definivi una verita' di stato, oggi e' diventata la tua verita'? davvero e' tutto chiaro? oppure qualcosa ti ha fatto cambiare idea?". In studio tra gli altri Maria Fida Moro, il giudice Ferdinando Imposimato, Umberto Improta, l' on. Tina Anselmi. La trasmissione si occupa delle minacce a Moro, la mancata perquisizione e poi la "scoperta" del covo di via Gradoli, l' appartamento di via Montalcini, la seduta spiritica in cui il nome "Gradoli" comparve, gli elenchi della p2 con i nomi di tutti i vertici dei servizi di sicurezza. Interpellato sul significato della lettera a Moretti, Franceschini precisa che la sua iniziativa "e' solo il tentativo di stanare chi in questi anni ha avuto sulla vicenda Moro un comportamento ambiguo. Personalmente sul caso Moro ho delle mie ipotesi che non intendo rivelare. mi chiedo pero': perche' Moretti, che durante il processo Moro dileggiava Morucci che raccontava davanti ai giudici la sua versione, oggi dice che tutto e' chiaro, che non ci sono misteri da chiarire? Credo che Maria Fida Moro abbia detto una cosa sacrosanta: la verita' non si sapra' mai perche' nessuno la vuole cercare. Io vorrei invece conoscere questa verita'. Perche' Moretti non chiarisce la sua posizione ?".
- 16 aprile - Comincia davanti alla corte d' assise di Padova il processo contro quattro brigatisti rossi (Roberto Ognibene, Giorgio Semeria, Susanna Ronconi, Martino Serafini) accusati di aver partecipato, il 17 giugno 1974, all' uccisione di Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci all' interno della sezione di via Zabarella del Msi, a Padova. Il duplice omicidio fu rinvendicato il giorno dopo da un volantino firmato dalle brigate rosse e fu la prima azione "di sangue" compiuta dalla struttura terroristica.
- 16 aprile - A Forli' e' ucciso il senatore democristiano Roberto Ruffilli. L' azione e' rivendicata dalle "Brigate Rosse per la costruzione del partito comunista combattente".
- 18 aprile - Processo Moro ter: commemorato il sen. Roberto Ruffilli.
- 18 aprile - Presentato il libro "Perche' Aldo Moro", pubblicato dagli Editori riuniti. Nel volume, a cura di Giuseppe De Lutiis, sono raccolti interviste e interventi di Gaspare Barbiellini Amidei, Luigi Covatta, Nando Dalla Chiesa, Enzo Forcella, Giorgio Galli, Ferdinando Imposimato, Nicola Tranfaglia e Renato Zangheri sul significato di quella vicenda, sui misteri ancora oggi non chiariti, sulle polemiche che allora si svilupparono e sulle conseguenze che essa ha portato nella vita politica italiana.
- 19 aprile - Il segretario del Psi Bettino Craxi afferma di ritenere che la sola analogia tra l'omicidio del sen. Ruffilli e il rapimento e l'uccisione dell'on.Moro da parte delle Br sia nell'essere avvenuti alla vigilia della presentazione di un governo alle Camere. A un giornalista che ricordava l'ipotesi avanzata alcuni anni fa dallo stesso Craxi sull'esistenza di un "grande vecchio", il leader socialista ha risposto: "per tutto un certo periodo c'e' stato, ma da allora sono cambiate tante cose, e' cambiato il contesto".
- 20 aprile - Il segretario del Psi Bettino Craxi, parlando con i giornalisti afferma di ritenere che dietro il terrorismo italiano "la mente e' una". "insomma, il grande vecchio?", gli e' stato chiesto. "chiamatelo come vi pare - ha replicato Craxi - ma esiste uno che comanda i terroristi, ed e' in Italia, a Roma. ma vi pare possibile - ha proseguito - che i documenti delle Br li abbiano potuti scrivere Alimonti o Scorfa... o Scarfo', come si chiama? Sono dei veri saggi politici. certo, ora bisogna vedere se uscira' un nuovo documento delle Br, perche' se cio' non si verificasse potrebbe essere significativo".
- 21 aprile - Rispondendo alle domande dei giornalisti sulla dichiarazione attribuitagli ieri circa un presunto "grande vecchio" che guida il terrorismo in Italia, l' on. Craxi dice fra l' altro:"e' stata una grande scorrettezza attribuirmi una cosa del genere perche' non ho citato vecchi, ne' grandi ne' piccoli". Craxi ha successivamente ribadito di non aver mai usato l' espressione "grande vecchio" che - ha spiegato - "venne usata per indicare una centrale estera del terrorismo, in una sua primissima fase". "Non sono io - ha detto Craxi - che ho riesumato l' immagine e la denominazione di 'grande vecchio'. Si tratta di un' immagine proposta dai giornalisti alla quale io ho semplicemente risposto: 'chiamatelo pure come vi pare', riferendomi alla mente che ha scelto e selezionato l' obiettivo di un ennesimo barbaro assassinio. storicamente, in riferimento alla storia del terrorismo - ha aggiunto Craxi - la denominazione 'grande vecchio' aveva un preciso e diverso significato che ora appartiene alla storia passata. siamo oggi di fronte a circostanze e contesti molto diversi".
- 23 aprile - In un' intervista all' Espresso, Renato Curcio dice: "mi sembra strumentale confondere il conflitto sociale degli anni '70, di cui le Br sono state una componente, con l' azione perturbatrice attuale di pochi uomini armati"
- 26 aprile - Processo Moro ter: tre imputati "irriducibili", Antonino Fosso del "gruppo esterno", Vittorio Antonini del "gruppo interno", e Vittorio Bolognesi del gruppo Senzani, cercano di leggere al processo documenti di rivendicazione dell' omicidio del sen. Ruffilli. ma il presidente Sergio Sorichilli interrompe la lettura.
- 2 maggio - Il sen. Sergio Flamigni presenta il suo libro "La tela del ragno", pubblicato dalle Edizioni associate. Flamigni sottolinea che non si conoscono ancora i verbali e gli appunti del comitato ristretto costituito al ministero dell' interno il 16 marzo 1978 per la gestione della crisi, nel quale c' erano sette esperti i cui nomi sarebbero poi comparsi negli elenchi della loggia p2: lo psichiatra e criminologo Franco Ferracuti, il prefetto Ferdinando Guccione, il generale Giuseppe Santovito, direttore del Sismi, il contrammiraglio Antonio Geraci, capo del Sios marina, il prefetto Giulio Grassini, direttore del Sisde,
Raffaele Giudice e Donato Lo Prete, rispettivamente comandante generale e capo di stato maggiore della guardia di finanza; a questi si aggiunse nell' ultima fase della gestione della crisi il prefetto Walter Pelosi, nominato direttore del Cesis.
- 5 maggio - "Obiettivo Moro, assassinio di un uomo di stato", di Paolo Gambescia, Pino Passalacqua e Aldo Vergine, e' il titolo della puntata di "Scenario" su Raitre.
- 5 maggio - "Primissima", settimanale di cultura del Tg1, ricorda la figura di Aldo Moro a dieci anni dalla morte.
- 6 maggio - In un' all' "Espresso", Giovanni Moro afferma che nel 1976 suo padre "voleva smettere di fare politica. era molto determinato e ne parlo' anche in famiglia. diceva che era molto stanco e poi che la crisi era molto seria, che sarebbe stato difficile uscirne. vedeva molti pericoli. Ed era convinto che sarebbero aumentati vista l' inadeguatezza dei partiti". Secondo Giovanni, Aldo Moro era deluso dall' atteggiamento di chi, di fronte a una svolta cosi' importante e difficile come quella di associare il Pci alla maggioranza, "continuava a fare questioni di poltrone, di ministeri, di sottosegretariati". A una domanda sui capi delle brigate rosse intervistati di recente dalla tv, Giovanni Moro risponde: "non e' stato un grande show. forse era una cosa utile, non dico di no, ma la qualita' delle persone mi e' sembrata molto bassa. molte le reticenze, molti i silenzi, molti gli opportunismi. insomma, uno spettacolo abbastanza ripugnante".
- 8 maggio - Il quotidiano del Psi l' "Avanti" pubblica un articolo del ministro della giustizia Giuliano Vassalli per il decimo anniversario dell' assassinio di Aldo Moro. "L' unico tema non sufficientemente esplorato di quella tragica vicenda - scrive tra l' altro Vassalli - e' rappresentato dal capitolo delle indagini per localizzare la detenzione del prigioniero. vi sono episodi che difficilmente si spiegano con il solito argomento della totale inefficienza ed impreparazione delle forze di polizia. Anche chi abbia comprensione per certi difetti, certe fatalita', certe coincidenze non arrivera' mai a darsi ragione dei fatti dell' appartamento di via Gradoli e della giornata del 18 aprile. la circostanza che il Moretti, capo dell' operazione, dica oggi che 'tutto e' chiaro' o che tutto e' nelle carte processuali, quando poi e' proprio lui ad essere specificamente e dolosamente reticente sulle modalita' della caduta d' acqua nell' appartamento sottostante a quello da lui abitato, non fa che tingere tutta la vicenda di bagliori sinistri".
- 9 maggio - Il ciclo "film-dossier" di canale 5, dedicato ai fatti dell' attualita' che in tempi recenti hanno colpito l' opinione pubblica, si apre con il film "Il caso Moro" di Giuseppe Ferrara, seguito da un "dossier".
- 9 maggio - Il quotidiano "Il Manifesto" scrive che un testimone noto' una "Renault" rossa uscire dal covo delle Br di via Montalcini, la stessa mattina in cui fu trasportato il cadavere di Moro in via Caetani. A conferma della tesi sostenuta nel libro "La tela del ragno" dall' ex sen. Sergio Flamigni, secondo il quale l' on. Virginio Rognoni, divenuto ministro dell' interno dopo l' uccisione di Moro, sarebbe stato informato dell' esistenza di quel testimone da un politico del suo stesso partito, la giornalista Daria Lucca afferma di aver chiesto conferma di cio' allo stesso Rognoni che avrebbe risposto: "e' vero. ma diro' chi e' soltanto quando lo decido io".
- 10 maggio - Il giornalista Mario Pastore, riguardo al film "Il caso Moro", precisa che sulla questione della veridicita' delle lettere di Moro intervisto' per il tg2 "uno psicologo di riconosciuta competenza, docente dell'universita' di Roma. Viceversa la ricostruzione cinetograrfica mi fa intervistare un equivoco personaggio partecipe di una altrettanto equivoca commissione che aveva precedentemente deciso di accreditare l' idea che Moro fosse impazzito. Il film, insomma, mi presenta come pedissequo esecutore di ordini altrui e complice didisegni infami".
- 10 maggio - Dopo aver visto il film "Il caso Moro" e il successivo dibattito, Licio Gelli dichiara: "indignato per le ignobili allusioni alla mia persona e alla loggia p2 ho dato incarico ai miei legali perche' procedano legalmente alla tutela del mio nome e onorabilita' nei confronti di tutti coloro che hanno contribuito alla diffusione di false e distorte rappresentazioni della realta' sfornite di qualsiasi contenuto probatorio".
- 10 maggio - Con 323 voti favorevoli e 37 contrari la Camera approva definitivamente l' istituzione di una commissione bicamerale d' inchiesta parlamentare formata da 20 deputati e 20 senatori sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi avvenute nel nostro paese a partire dal 1969. La commissione lavorera' su tre filoni: accertare i risultati conseguiti e lo stato attuale nella lotta al terrorismo in Italia; stabilire le ragioni che hanno impedito l' individuazione dei responsabili delle stragi e dei fatti connessi a fenomeni eversivi verificatisi in Italia a partire dal 1969; e infine acquisire nuovi elementi che possano integrare le conoscenze gia' agli atti risultanti dal lavoro della commissione d' inchiesta sulla strage di via Fani e l' assassinio di Aldo Moro. La commissione d' inchiesta potra' indagare con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell' autorita' giudiziaria.
- 11 maggio - Nell' auletta dei gruppi parlamentari di Montecitorio e' presentato il quinto volume degli "Scritti e discorsi" di Aldo Moro (1969-1973).
- 11 maggio - Processo Metropoli: prima comparsa in pubblico di Franco Piperno, da quando e' rientrato in Italia. Interrogato dal presidente della corte d' assise d' appello Marcello De , Piperno, pur riconoscendo d' aver partecipato alla sua fondazione e alla sua direzione, ha escluso d' aver progettato la costituzione di un settore militare occulto. Secondo Piperno, l' "attivita' violenta" di cui sarebbe stato propugnatore "potere operaio", consisteva nell' occupazione di edifici, nel picchettaggio dinanzi alle fabbriche, nell' organizzazione di manifestazioni non autorizzate. Piperno ha anche escluso d' aver partecipato all' attivita' del Faro, considerato responsabile di alcuni attentati, ha negato d' aver contribuito con Oreste Scalzone alla fondazione dei Cocori e d' aver incitato all' insurrezione. Piperno parla anche di Valerio Morucci e di Adriana Faranda, di cui era amico. Quando uscirono dalle Br, ha detto Piperno, "consigliai loro che la cosa piu' sensata era che lasciassero l' Italia. Sapevo che le brigate rosse muovevano loro accuse pretestuose...correvano percio' un pericolo ed io ero disponibile. ma avevano altri progetti e con loro non ebbi piu' rapporti". Quanto alla sua partecipazione ai tentativi per salvare Moro, Piperno dice che sarebbe stato il giornalista Livio Zanetti, per conto di Signorile "a propormi un incontro, che inizialmente rifiutai". Piperno ha escluso che si sia parlato di un riconoscimento ufficiale delle Br. Con Signorile si discusse di un gesto da parte della Dc "che sarebbe servito a salvare Moro o quantomeno a ritardare l' esecuzione".
- 12 maggio - Processo Metropoli: Franco Piperno ribadisce di non essere mai entrato ufficialmente a far parte dell' "autonomia organizzata" sulla quale, anzi, espresse spesso giudizi poco lusinghieri e ha aggiunto che in nessuno dei suoi scritti o dei suoi discorsi in occasione di convegni politici e' possibile rintracciare una qualche esaltazione delle "brigate rosse" o l' adesione verso le forme di lotta armata.
- 13 maggio - Il settimanale "L' Espresso" scrive che nel luglio 1978 Remo Gaspari, attuale ministro per il mezzogiorno, informo' Virginio Rognoni, all' epoca ministro dell' interno, che una Renault rossa simile a quella in cui due mesi prima era stato trovato il cadavere di Aldo Moro era stata vista davanti al portone di via Camillo Montalcini 8, a Roma. "Ritenni mio preciso dovere - ha detto Rognoni all' "Espresso" - riferire immediatamente la segnalazione al mio capo di gabinetto, Giovanni Rinaldo Coronas, specificandogli la fonte. Coronas smisto' l' informazione agli uffici investigativi. In seguito, mi premurai di seguire l' andamento delle notizie relative all' informazione, ma mi fu detto che non avevano portato a nulla di concreto". Secondo il settimanale lo stesso Gaspari ha confermato la notizia: "venne da me una persona con quel sospetto: una macchina uguale a quella in cui era stato trovato il cadavere di Moro era stata vista in via Montalcini, davanti al numero 8. Io andai da Rognoni, che era ministro degli interni, e gli dissi tutto. volete sapere chi era quella persona che mi racconto' il particolare della Renault ? quel mio amico fa l' avvocato. Io non sono mai stato interrogato dal magistrato. non avro' difficolta' a dire tutto quello che so, se mai mi verra' chiesto". All' Ansa Gaspari, dopo aver precisato di non avere fatto alcuna dichiarazione sull' episodio riferito dall' "espresso", ha detto: "una mattina scendendo dalla mia abitazione ho incontrato un collega avvocato il quale, con grande circospezione e cautela disse che doveva darmi qualche notizia di particolare interesse e mi chiese se potessi ascoltarlo. Mi misi subito a sua disposizione ed egli mi fece presente che aveva avuto elementi in base ai quali riteneva che la prigione di Moro si trovava in una certa zona e in una determinata strada di Roma e mi enuncio' le ragioni in base alle quali egli pensava che questa sua notizia fosse fondata. Presi diligentemente degli appunti su un foglietto e immediatamente dopo il colloquio mi recai dal ministro degli interni Rognoni, al quale riferii il contenuto del colloquio con l' avvocato. non ricordo ora, anche se non lo posso escludere, se fra i particolari che l' avvocato mi riferi' ci fosse anche quello che riguardava la macchina rossa. Ricordo soltanto che Rognoni mi ascolto', prese appunti delle cose che gli dicevo e il giorno dopo mi disse che aveva disposto per i relativi accertamenti. Dopo di allora non ho saputo piu' niente. Se tra i particolari di cui mi parlo' l' avvocato c' e' anche quello di una macchina rossa, Rognoni potrebbe ricordarlo meglio di me". Per quanto riguarda il nome dell' avvocato, l' on. Gaspari ha detto che, se sara' interrogato, lo rendera' noto al magistrato.
- 15 maggio - In un' intervista al "Gr1" il sen. Ferdinando Imposimato dice: "nel 1980 chiesi al ministro dell' interno di dirmi chi fosse l' autore dell' informazione cosi' precisa che aveva indicato, fin dal 1978, nella base di via Montalcini la prigione di Moro; ebbi una risposta generica. Comunque non fu possibile a me, allora, sapere chi avesse fornita l' informazione. Su un possibile accostamento tra l' episodio di via Montalcini e quello di via Gradoli, Imposimato ha detto di credere che "ci sia stata semplicemente della negligenza o non c' e' stato, comunque, niente di doloso. c' e' una differenza notevole tra via Gradoli e via Montalcini: la prima era una base, la seconda la prigione di Moro". Secondo Imposimato comunque "bisogna stare attenti a evitare di inventare dei misteri che non esistono. Io ho sempre detto che dietro alle Br ci sono le Br. Che poi altri potessero avere interesse alla morte di Moro, oltre alle Br, questo e' un fatto altrettanto sicuro".
- 16 maggio - Il giudice istruttore Rosario Priore, al quale e' affidata l' inchiesta "Moro quater", interroga come testimone l' avvocato Mario Martignetti. Sarebbe lui, anche se non c' e' stata una conferma ufficiale, la persona che forni' a Gaspari le notizie sul covo di via Montalcini. Mario Martignetti, nato a Tivoli nel 1913 e' avvocato civilista. Anni fa, pero', fu difensore al processo contro "Ordine nuovo". La segnalazione si riferirebbe al fatto che non era stata piu' vista in via Montalcini, dopo il ritrovamento del corpo di Moro, una Renault 4 rossa che qualche volta era stata parcheggiata nel box dell' interno uno al civico otto.
- 18 maggio - Secondo interrogatorio per l' avv. Mario Martignetti. Inoltre il giudice Priore ed il pubblico ministero Sica hanno continuato per tutto il giorno l' interrogatorio di investigatori che parteciparono alle indagini per rintracciare la prigione in cui fu tenuto Moro prima dell' uccisione.
- 19 maggio - "Tempi nuovi si annunciano" e' il titolo di un recital teatrale su Aldo Moro presentato per la prima volta a Roma, al teatro Argentina. Diretto dal regista Luigi Tani, il recital e' interpretato, tra gli altri, da Renato Cucciolla.
- 19 maggio - Sono stati identificati e saranno ascoltati al piu' presto i tre agenti dell' Ucigos che nel luglio del 1978 furono incaricati di compiere un sopralluogo nello stabile di via Montalcini 8 in seguito alla segnalazione fatta da Gaspari a Rognoni. Sarebbe emerso comunque che sulla vicenda gia' in passato vennero dati chiarimenti da parte degli organi di polizia. Si assicuro' che l' informazione giunta a Rognoni era stata immediatamente presa in considerazione dall' Ucigos. Tre persone furono inviate sul posto ma gli accertamenti non diedero alcun esito.
- 19 maggio - Processo Metropoli; ultima udienza: Nelle sue dichiarazioni finali, Franco Piperno ha spiegato di non aver mai saputo che l' amico Lanfranco Pace avesse fatto parte delle Br, seppute per un breve periodo. "Anche io, come voi, - ha detto Piperno - l' ho saputo dalla lettera che Lanfranco ha scritto dalla Francia". La corte d' assise d' appello di Roma emette poi la sentenza che riduce da dieci a quattro anni la condanna per Franco Piperno, riconoscendolo responsabile del solo reato di associazione sovversiva. Piperno ottiene la liberta' provvisoria e l' immediata scarcerazione. Stessa condanna a quattro per l' altro principale imputato, Lanfranco Pace, latitante da anni, riconosciuto responsabile di partecipazione a banda armata denominata "Brigate rosse" per il periodo compreso tra la fine del 1977 e l' inizio del 1978. Confermate anche le assoluzioni, ma questa volta non per insufficienza di prove ma con la formula ampia per i due imputati "minori" , gli ex redattori della rivista "Metropoli" Paolo Accascina e Giorgio Zappelloni. Piperno e Pace sono stati assolti con la formula perche' il fatto non sussiste (in primo grado se l' erano cavata con la formula del dubbio) dall' accusa di insurrezione armata contro i poteri dello stato. Piperno dovra' comunque presentarsi i lunedi' e i venerdi' di ogni settimana a firmare l' apposito registro presso il commissariato di polizia piu' vicino al suo luogo di residenza.
- 23 maggio - Priore interroga Remo Cianfanelli e Teodoro Spadaccini, due ex esponenti della "Brigata universitaria" delle Br, diretta all' epoca da Emilia Libera, i quali gestirono per conto della "colonna romana" la Renault 4 rossa usata per abbandonare il corpo di Aldo Moro in via Caetani. Secondo quanto hanno dichiarato in passato Cianfanelli, che e' un "pentito" e Spadaccini, che invece e' un "dissociato", l' auto, rubata qualche tempo prima della strage di via Fani, fu consegnata agli "irregolari" dell' organizzazione da Bruno Seghetti, all' epoca responsabile della direzione di colonna, con l' impegno di tenerla in ordine. Lo stesso Seghetti ne avrebbe richiesto la consegna, senza peraltro precisare i motivi, agli "universitari" nei primi giorni del maggio 1978. Seghetti volle la vettura "perfettamente pulita" e fu proprio Spadaccini ad occuparsi di questa incombenza e a lasciarla parcheggiata, con le chiavi nel cruscotto, nei pressi di piazza Bologna, dove qualcuno la prelevo'. Priore nel tardo pomeriggio interroga anche Antonio Savasta, che non avrebbe aggiunto particolari nuovi rispetto alle dichiarazioni gia' fatte.
- 27 maggio - I giudici Sica e Priore sentono il prefetto Alfonso Noce e il questore Alfonso Improta, rispettivamente capo divisione e capo sezione nella segreteria di coordinamento dell' Ucigos, e il questore Alfonso Schiavone, che dirigeva la sezione operativa ed ebbe il compito di verificare l' attendibilita' della segnalazione, trasmessa dal gabinetto del ministro Rognoni. L' ispettrice cerco' di sapere qualcosa sull' inquilina dell' interno uno, che era Anna Laura Braghetti, proprietaria dell' abitazione, incensurata e sconosciuta dalla Digos. Risulto' da confidenze degli inquilini che fino a giugno aveva abitato con Laura Braghetti un uomo che si faceva chiamare Altobelli. Nessuno degli inquilini dello stabile tuttavia, confermo' la presenza della Renault rossa nel box della Braghetti durante i 55 giorni della prigionia di Moro. L' ispettrice, ritenendo che una perquisizione a due mesi dalla morte di Moro avrebbe dato esito negativo e avrebbe insospettito la Braghetti, preferi' farla pedinare per cercare di arrivare ad Altobelli o scoprire se frequentava gruppi eversivi. I pedinamenti durarono fino a meta' ottobre con risultati negativi perche' la Braghetti usciva puntualmente per recarsi al lavoro e al ritorno a casa faceva cose normali. Quando la Braghetti trasloco', l' ispettrice fu avvertita da un inquilino, ma non dette importanza alla cosa perche' le sembrava che non vi fosse piu' motivo per sospettare di quella donna. Anche gli accertamenti su Altobelli avevano dato esito negativo. Erano state mostrate agli inquilini dello stabile numerose foto di terroristi, tra le quali quella di Prospero Gallinari, ma nessuno aveva ravvisato delle somiglianze col signor Altobelli, che fino ad oggi e' rimasto non identificato. Sugli accertamenti in via Montalcini non fu fatto dal nucleo operativo dell' Ucigos un rapporto alla magistratura, perche', dato il grande numero di verifiche, si era deciso di riferire i risultati solo se vi erano elementi positivi. Sica interroga anche di nuovo l' avv. Mario Martignetti, che continua nel suo rifiuto di dire ai magistrati il nome della persona che gli comunico' le notizie, opponendo ancora una volta il segreto professionale. Il pubblico ministero Domenico Sica chiede allora al consigliere istruttore Ernesto Cudillo che nei riguardi di Martignetti venga emessa l' ordinanza prevista dall' articolo 351 del codice di procedura penale. in sostanza, con questo provvedimento, il magistrato inquirente, se dubita della validita' del motivo addotto dal testimone per astenersi dal deporre, puo' costringere con un' ordinanza il testimone stesso a fare le dichiarazioni. in caso contrario potrebbe incriminarlo per reticenza.
- 30 maggio - Comincia ed e' subito rinviato al 25 giugno il processo in corte d' assise, a Roma, per l' uccisione di Ezio Tarantelli. Imputata e' Barbara Balzerani, considerata la mandante dell' agguato.
- 1 giugno - Il settimanale "Il Sabato" pubblica un' intervista a Franco Tritto, collaboratore di Aldo Moro che nei giorni del sequestro ebbe contatti con le Br. Dopo dieci anni di silenzio, Tritto ha deciso di intervenire sulla vicenda e rivela tra l' altro un fatto accadutogli nei giorni successivi al rapimento. "Fui fermato ed identificato dalla polizia - racconta Tritto - perche' mi ero recato a prendere una lettera di Moro senza avvisarli. Dopo quell' episodio mi telefono' Valerio Morucci, che si presentava come il signor Nicolai, per dirmi che non potevano piu' utilizzarmi per recapitare le lettere del presidente poiche' ero controllato dalla polizia. Mi chiedo ancora oggi come le Br abbiano fatto a saperlo" . Tritto parla anche delle lettere di Moro: "dalla lettura di quelle missive - afferma - appare evidente che Moro era riuscito a stabilire un colloquio con i suoi rapitori e si adoperava perche' anche da parte dello stato si aprisse uno spiraglio per la trattativa. In quelle lettere si riconosce Moro: molti di quegli sfoghi che li' si leggono io li avevo sentiti verbalmente dal presidente".
- 1 giugno - Curcio, Moretti, Balzerani, e altri 18 imputati nel processo Moro quater in carcere o in liberta' provvisoria diffondono un documento sull' "attacco al perdonismo" sostenuto da De Mita, i dubbi di Franceschini sulla presunta ambiguita' di Moretti, i misteri del caso Moro e la necessita', ancora attuale, di una soluzione politica agli anni di piombo.
Su Franceschini, i firmatari del documento scrivono che si tratta di una "operazione insidiosa" che vuole utilizzare Mario Moretti per incrinare l' immagine storica delle Br, operazione avviata da Alberto Franceschini "per opportunismo personale e antichi rancori". Franceschini, dicono in sostanza i firmatari del documento avrebbe insinuato che Moretti abbia avuto un ruolo nell' arresto suo e di Curcio e che nell' intervista abbia voluto coprire misteri relativi al caso Moro. "La storia delle britage rosse - rispondono - e' limpida, autonoma e del tutto priva di misteri, almeno per chi nelle brigate rosse ha militato ed avuto posizioni di responsabilita' nei periodi relativi ai fatti incriminati. Non c'e' mistero per l' arresto di Curcio e Franceschini, non c'e' alcun mistero per tutto quello che successe nei 55 giorni e prima e dopo la vicenda Moro". "Questi misteri di cui oggi tanto si parla - prosegue il documento - non sono altro che episodi piu' o meno occulti della guerra mai sopita tra apparati dello stato, lobby segrete e partiti politici. noi ne siamo totalmente ed integralmente estranei".
- 1 giugno - Per le indagini sulla "prigione" di via Montalcini i giudici istruttori Rosario Priore ed Ernesto Cudillo e il pubblico ministero Domenico Sica interrogano due persone, un uomo e una donna, una coppia di coniugi con rapporti di parentela con Martignetti, che avrebbero notato la Renault 4. Secondo le indiscrezioni trapelate, sembra che siano stati proprio i due testimoni a informare, circa due mesi dopo il 9 maggio 1978, l' avvocato Mario Martignetti. Tra l' altro, oltre a confermare d' aver notato in via Montalcini la Renault rossa, i testimoni avrebbero fornito agli investigatori una serie di particolari, giudicati "interessanti", circa i movimenti che notarono in quella strada durante il periodo di prigionia di Aldo Moro.
- 2 giugno - Il sen. Guido Pollice (Dp), in un' interrogazione chiede al ministro dell' interno, quali valutazioni intenda dare in merito alle foto apparse su "Punto critico" che ritraggono Aldo Moro, con alle spalle Mino Pecorelli, mentre consegna premi giornalistici "Op". Secondo Pollice a questa vicenda "dovrebbe aggiungersi anche quella relativa a Varisco, "considerato che - afferma il sen. Pollice - un'amica dell'ex ufficiale dei carabinieri ucciso nel '79 dalle Br, era redattrice della rivista 'Op'.
- 2 giugno - Edizione speciale del "Testimone" di Giuliano Ferrara, dedicata ai "Misteri del caso Moro" La trasmissione si occupa dell' appartamento romano di via Montalcini e di quello milanese di via Monte Nevoso, di Toni Chichiarelli, ritenuto l' autore del falso comunicato del lago della Duchessa. E' presente anche l' ex sen. Sergio Flamigni che riferisce di un colloquio avuto con l' ex brigatista Alberto Franceschini su quanto lo stesso ha appreso in carcere da Curcio sull' appartamento di via Monte Nevoso. L' ex sen.Sergio Flamigni afferma anche che alle 17,15 del 16 marzo del 1978, cioe' esattamente otto ore dopo che Moro era stato sequestrato dalle Br, Varisco avrebbe segnalato alla centrale operativa della legione dei carabinieri di Roma di fare "indagini riservatissime" su una Renault rossa. Secondo Flamigni la notizia sarebbe stata diffusa ai giornali, permettendo cosi' alle Br di "cambiare numero di targa". A proposito dei documenti che sarebbero scomparsi dal covo-archivio di via Monte Nevoso a Milano, Ambrogio Viviani, ex dirigente dei servizi segreti, dice: "non e' escluso che i servizi segreti abbiano sottratto qualcosa da via Monte Nevoso. Nel farlo facevano solo il loro dovere".
- 3 giugno - Il deputato radicale Massimo Teodori presenta un' interrogazione al presidente del consiglio ed al ministro degli interni per sapere "se risponde a verita' quanto riferito da notizie di stampa che nell' archivio del ministero dell' interno mancherebbe l' intero dossier o parte importante della documentazione relativa all' attivita' investigativa sul 'caso Moro' durante e dopo i 55 giorni del rapimento".
- 3 giugno - Il giudice istruttore Rosario Priore ed il pubblico ministero Domenico Sica sono convinti che siano Alessio Casimirri ed Alvaro Loiacono i due componenti del "commando" di via Fani mai definitivamente. Contro Loiacono e Casimirri sembra che sia stato emesso un mandato di cattura per la strage di via Fani. I nomi di Casimirri e di Loiacono, peraltro entrambi gia' imputati nel processo "Moro ter" in corso nell' aula bunker di Rebibbia per aver partecipato quantomeno all' organizzazione del rapimento di Aldo Moro, sarebbero stati fatti da un ex esponente dell' organizzazione eversiva che i giudici sono tornati ad interrogare nei giorni scorsi nell' ambito delle indagini sulla scoperta del "covo" di via Montalcini. Sembra che alcune conferme sul ruolo che avrebbero svolto i due latitanti nella strage di via Fani siano venute anche dall' ultimo interrogatorio di Marcella Leli, una ex brigatista rossa arrestata recentemente.
- 4 giugno - Il settimanale "Panorama" scrive che "le brigate rosse hanno cercato e poi usufruito della collaborazione della malavita romana, in special modo di alcuni componenti della banda della Magliana, durante il sequestro dell' on. Aldo Moro". Gaetano Miceli, amico di Toni Chichiarelli, avrebbe detto al magistrato romano Francesco Monastero, di aver visto "nelle mani di Chichiarelli una macchina fotografica Polaroid con la quale il falsario ha fotografato Aldo Moro durante la sua prigionia e di aver conservato un paio di fotografie". Fu Chichiarelli, nel 1979 - afferma ancora "Panorama" - a far ritrovare in un taxi oggetti che riguardavano il caso Moro. Successivamente, sempre il bandito fece ritrovare una busta contenente oltre la rivendicazione della rapina alla "Brink's securmark" di 35 miliardi di lire, due pezzetti di foto polaroid raffiguranti la stella a cinque punte e le parole brigate rosse". Quei due frammenti di foto - continua la rivista - sono identici alla parte superiore delle immagini di Moro scattate durante il suo sequestro e rese pubbliche dalle Br. Stessa stella, stesso cerchio, stessi caratteri. perfino le stesse pieghe del drappo e un' ombra sul basso della seconda 's' della parola rosse, proprio in coincidenza con il punto dove arrivava la testa di Moro nelle foto per dir cosi' ufficiali delle Br. e allora diventa credibile che Chichiarelli fosse davvero entrato nella prigione di Moro, polaroid in mano". Secondo "Panorama" Miceli ha detto anche che: "Toni mi disse che era stato militante delle Br e che in quella organizzazione aveva svolto un ruolo importante. Mi aveva promesso di farmi avere le foto di Moro, ma poi mi disse di averle distrutte assieme alla 'polaroid' e ad altri documenti importanti che conservava".
- 5 giugno - Secondo indiscrezioni, sarebbe stato Valerio Morucci a consentire ai magistrati romani di individuare i nomi degli ultimi due componenti, non ancora identificati, del commando di via Fani, Alessio Casimirri e Alvaro Loiacono, entrambi latitanti. Anche l' arresto di Marcella Leli, accusata di aver sparato alle gambe dell' ex preside della facolta' di economia e commercio Remo Cacciafesta, sarebbe stato possibile grazie alle indicazioni venute da Morucci, che sarebbe passato tra i "pentiti". Morucci avrebbe deciso di abbandonare la condizione di "dissociato" proprio in occasione di un recente interrogatorio del giudice Priore. A proposito di via Montalcini, Morucci si sarebbe limitato a ribadire che Mario Moretti e quelli dell' esecutivo non avrebbero consentito ne' a lui ne' alla Faranda, relegati al ruolo di semplici "postini", di avvicinarsi a via Montalcini. Morucci, ad esempio, non sapeva esattamente quel 16 marzo dove i suoi compagni stessero trasportando Aldo Moro, narcotizzato, dopo il sequestro: quelli del commando si separarono nei pressi della "standa" di via dei colli portuensi e il pulmino nel quale era stato nascosto Moro si allontano' nella direzione opposta a quella presa da Morucci. Comunque Morucci avrebbe confermato che, oltre alla Braghetti, a Gallinari ed allo stesso Moretti, la casa era frequentata abitualmente da un altro brigatista, un personaggio ai vertici dell' organizzazione.
- 5 giugno - Alcuni quotidiani scrivono che l' esecutivo delle Br che gestiva il sequestro Moro poteva essere riunito permanentemente a Firenze. Il procuratore aggiunto Pier Luigi Vigna, il sostituto procuratore della repubblica Gabriele Chelazzi e i funzionari della Digos dicono invece che non risulta che a Firenze ci sia stata la sede del comitato esecutivo delle brigate rosse durante i 55 giorni del sequestro Moro. Successivamente alla morte di Moro - ha detto Vigna - venne fuori la notizia che a Firenze ci sarebbe stata la sede del comitato esecutivo delle Br ma le indagini, svolte dai carabinieri, non dettero alcun risultato. Nel 1982 - ha detto ancora Vigna - fu scoperto invece che, in epoca successiva alla morte di Moro, fu preso da brigatisti un appartamento a Firenze in via Unione Sovietica, dove avevano alloggiato alcuni mesi del 1978 Barbara Balzerani e Mario Moretti. L' appartamento fu preso in affitto, assieme ad un monolocale in via Pisana da Giovanni Ciucci. Secondo i funzionari della Digos non sono in corso di svolgimento indagini specifiche per l' individuazione di un presunto "covo fiorentino" quale sede del centro esecutivo delle Br.
- 6 giugno - Il giudice istruttore Rosario Priore ha emesso contro Teodoro Spadaccini un mandato di comparizione per concorso nel ferimento di Cacciafesta. Spadaccini fu uno dei primi brigatisti rossi ad essere catturato dopo l' uccisione di Aldo Moro. Fu arrestato nel "covo" di via Palombini 19, a Roma, insieme con Gabriella Mariani e in quell' occasione sfuggi' agli agenti della Digos Mario Moretti. Spadaccini attualmente e' in liberta' e lavora in una cooperativa libraria gestita da un sacerdote.
- 7 giugno - Morucci ha escluso di essersi pentito, assicurando che la sua posizione di dissociato non e' mutata.
- 8 giugno - A Lugano, in Svizzera e' arrestato Alvaro Loiacono. Un comunicato diffuso congiuntamente da polizia e procura precisa che Loiacono era "ricercato da vari ordini di arresto internazionali per omicidio e altri reati commessi in Italia negli anni scorsi, nell' ambito delle attivita' delle brigate rosse". Il comunicato precisa anche che Loiacono risiedeva nel Canton Ticino " dal 1986 e aveva ottenuto di mutare il proprio cognome in Baragiola, cognome che e' quello della madre, Ornella Baragiola, cittadina svizzera da sempre e vive a Castelrotto, vicino al valico di ponte tresa. Loiacono-Baragiola dall' inizio dell' anno collaborava alla terza rete della "Rsi" (radio della svizzera italiana), per la quale curava programmi musicali e faceva anche interventi sui costumi dell' universo giovanile. Resta da chiarire come sia stato possibile che Loiacono abbia potuto cambiare il suo cognome, asumendo quello della madre, Baragiola, senza che le procedure di controllo normalmente adottate, anche in Svizzera, facessero emergere i mandati di cattura internazionale che pesavano sul suo nome. Alvaro Loiacono avrebbe lasciato l' Italia e, sembra, il "partito armato" nel 1982. Segnalazioni lo indicavano prima in Francia nel 1983, poi a Londra nel 1986.
- 8 giugno - Alcuni deputati di dp, primi firmatari il capogruppo Franco Russo e l' ex segretario Mario Capanna, presentano un' interrogazione al presidente del consiglio e al ministro dell' interno per conoscere "tutti i nomi di coloro che facevano parte del comitato di esperti insediato al Viminale al tempo del sequestro Moro" e per sapere se, "oltre ai nominativi gia' emersi durante l' inchiesta parlamentare sulla p2, altri appartenenti o consulenti del comitato facessero parte della loggia massonica". I deputati di Dp, riferendosi alla testimonianza di Elio Cioppa, vicecapo della mobile nei giorni del rapimento Moro, (il nome di Cioppa era nelle liste dei presunti iscritti alla P2) davanti alla commissione p2, "il quale affermo' che Licio Gelli partecipo' ad una non meglio precisata riunione", chiedono di sapere infine "quali fossero le considerazioni che indussero il ministero dell' interno protempore a scegliere tali personaggi, risultati iscritti alla p2; a quante e quali riunioni del 'comitato di esperti' e a che titolo Licio Gelli partecipo' e da chi fu segnalato e invitato a partecipare". Le dichiarazioni di Cioppa risalgono al 18 novembre 1982. Egli disse di aver ricevuto dal capo del Sisde, gen. Grassini, "un foglio manoscritto, di fonte confidenziale, sul quale c' erano da fare degli accertamenti riguardanti il caso Moro, in chiave politica, cioe' perche' era stato sequestrato Moro". Il funzionario aggiunse di aver chiesto a Grassini se era possibile sapere chi era la "fonte confidenziale" e il capo del servizio gli rispose: "no, e' una riunione alla quale era presente Gelli". Cioppa sostenne tra l' altro di non avere avuto occasione di verificare se Gelli dava informazioni al Sisde, ma aggiunse "di aver ritenuto sempre Gelli una fonte confidenziale" anche se a lui non aveva mai confidato nulla. Il primo dicembre 1983 fu ascoltato dalla commissione p2 il gen. Grassini specificatamente sull' appunto consegnato a Cioppa e in particolare sul fatto che Gelli avrebbe partecipato ad una riunione. Grassini affermo' di non ricordare di aver detto la frase aver detto la frase attribuitagli da Cioppa ("no, e' una riunione a cui era presente Gelli") ed aggiunse: "si tratta di episodi successi nel 1978. episodi del genere, cioe' di appunti che davo e che mi venivano dati, erano migliaia". Grassini disse anche di non avere mai avuto riunioni con Gelli: "i rarissimi incontri li ho avuti da solo; quindi non si puo' parlare di riunioni". Grassini riferi' anche di aver partecipato solamente ad una riunione di scienziati che l' allora ministro dell' interno aveva convocato "per preparare eventuali provvedimenti, prima di tutto per dare un giudizio di carattere scientifico e psichico sulla situazione dell' on. Moro per prepararsi alla sua liberazione. partecipai poi a tutte le riunioni serali che si svolgevano nella sala del ministero dell' interno presiedute dal ministro e poi dal sottosegretario Lettieri".
- 8 giugno - Il sen. Franco Mazzola (Dc) replica al deputato radicale Massimo Teodori sull' esistenza di un comitato di crisi per la gestione delle informazioni durante il rapimento di Moro e su un suo presunto diario tenuto come sottosegretario ai servizi di sicurezza. "e' vero che ho tenuto per dieci anni un diario - ha precisato - ma del tutto personale e che ho smesso di scrivere per un incidente al braccio nel 1983. non so neanche che fine abbiano fatto le agende e comunque escludo che ci fosse qualcosa di rilevante sul caso Moro". Mazzola ha anche ricordato che all' epoca del rapimento Moro era sottosegretario alla difesa e non ai servizi (carica assunta solo il primo aprile 1979 nel governo Andreotti). "Esistevano al ministero dell' interno, durante i 55 giorni, - ha spiegato Mazzola - due comitati: uno istituzionale, presieduto dal sottosegretario lettieri su delega dell'allora ministro dell' interno Cossiga e nel quale io rappresentavo il ministro della difesa Ruffini, ed uno di esperti, un 'pool' composto di scienziati, psicologi, grafologi, ecc. escludo nel modo piu' assoluto che Gelli possa aver partecipato a riunioni di questi comitati: questa mi sembra una vera e propria follia".
- 8 giugno - , Priore e Sica decidono di convocare a palazzo di giustizia il giornalista del "gr2" Emilio Albertario, che in un servizio trasmesso il 7 giugno, nel ricordare che tutti i componenti della "commissione di crisi" istituita durante i 55 giorni della prigionia di Moro risultarono in seguito appartenenti alla "p2", ha detto che del gruppo avrebbe fatto parte anche un personaggio "eccellente".
- 9 giugno - L' avvocato Giuseppe De Gori, difensore di parte civile della Dc in tutti i processi Moro, precisa che secondo quanto risulta nella pagina 56 dell' interrogatorio, nell' udienza dell' 11 ottobre 1982 davanti alla prima corte di assise di Roma, di Cossiga, questi, rispondendo ad una domanda del presidente della corte che gli chiedeva di indicare i nomi degli esperti che collaborarono con lui, disse: "il comitato degli esperti che con me collaborava durante il sequestro Moro era composto da: prof. Ermentini, psichiatra di Milano, prof. Ferracuti, psicologo criminale di Roma, prof. Silvestri, prof. D' Addio, prof. Ignazio Baldelli; talvolta veniva il prof. Vincenzo Cappelletti, direttore generale dell' enciclopedia italiana, che mi ha in gran parte fornito questi nomi; c' era poi la signora Conti Medici, una psicografologa".
- 10 giugno - un gruppo di deputati di Dp (primi firmatari il segretario Russo Spena e il capogruppo alla Camera Franco Russo) presenta un' interrogazione per sapere "quanti e quali organismi, istituzionali o informali, furono attivati all' epoca del sequestro e dell' assassinio di Aldo Moro" e chiedere "se, oltre al comitato tecnico-operativo in cui operarono i vertici delle forze di polizia, dei carabinieri, della guardia di finanza, dei servizi segreti (i cui responsabili risultarono appartenere alla p2), venne costituito un comitato di esperti con funzioni di consulenza; se del gruppo di esperti fece parte il prof. Ferracuti, iscritto alla loggia p2 e molto attivo al ministero dell' interno all' epoca della vicenda Moro; e se risulta che l' amm. Geraci, ex capo del sios (servizio informativo della marina) facesse parte di questi organismi o frequentasse, con quali funzioni e a che titolo, il ministero dell' interno".
- 10 giugno - Valerio Morucci e Adriana Faranda sono interrogati per oltre un'ora dal giudice istruttore Rosario Priore e dal pubblico ministero Domenico Sica. Sia Morucci sia la Faranda hanno ribadito di non voler mutare la loro posizione di "dissociati" in quella di "pentiti" e quindi si sono rifiutati di fare nomi e di fornire comunque indicazioni che possano compromettere altre persone. In precedenza, nel carcere di Rebibbia, il consigliere istruttore Ernesto Cudillo, che sovrintende la quarta inchiesta su Moro, aveva ascoltato Mario Moretti, che non ha aggiunto nulla di nuovo.
- 10 giugno - La "Radiotelevisione della Svizzera italiana" (Rtsi) precisa che "Alvaro Baragiola era un collaboratore esterno di rete 3" e che egli era stato assunto lo scorso autunno sulla base di un concorso pubblico "al quale aveva partecipato esibendo documenti conformi alle prescrizioni vigenti". durante la "saltuaria collaborazione Alvaro Baragiola aveva fornito prodotti professionalmente corrispondenti alle aspettative" e "il suo comportamento non ha mai dato adito a sospetti".
- 11 giugno - Il servizio di apertura di "Parlamento in" su Retequattro e' dedicato ai misteri di via Montalcini.
- 11 giugno - Il settimanale "Epoca" pubblica un articolo sui diari dell' ex sottosegretario alla difesa Francesco Mazzola che partecipo' alle riunioni tenute al ministero dell' interno durante i 55 giorni del rapimento Moro. Secondo Epoca, questi diari sono in parte finiti in un libro pubblicato "anonimo" dall' editore Rusconi nel 1985 sotto il titolo "I giorni del diluvio" e che contiene una "ricostruzione romanzata" del rapimento Moro con molti dettagli di cui si trova riscontro nella storia acquisita dello stesso caso Moro. I protagonisti del caso Moro sono indicati con nomi di fantasia: Olmo e' Aldo Moro, Davitto e' Giulio Andreotti, Rinaldi e' Arnaldo Forlani, il presidente e' Giovanni Leone, Arconte e' Amintore Fanfani, Geo Rigat e' Bettino Craxi, Bagetti e' Enrico Berlinguer, Gritti e' Francesco Cossiga, Patrignani e' Benigno Zaccagnini, il generale e' Carlo Alberto Dalla Chiesa, Silipo e' Federico Umberto D'Amato, Vincenzi e' il gen. Santovito, il colonnello e' il col. Giovannone, il marchese e' Licio Gelli, Mario e' Renato Curcio, Mirta e' Mara Cagol, Polloni e' Prospero Gallinari, Lucia, infine, e' la figlia di Aldo Moro, Maria Fida. Nel romanzo figurano anche Sandro Pertini sotto il nome di Martoni e Ugo La Malfa sotto il nome di Amalfi. "Epoca" conclude dicendo che "la tesi di fondo del libro e' che il ruolo di Licio Gelli nel rapimento di Moro fu di primaria importanza. Tra l' altro, nel romanzo si racconta di una riunione svoltasi all' Excelsior prima del rapimento di Moro nel corso della quale il marchese-Gelli fece vaghi riferimenti al prossimo evento alla presenza, tra gli altri, di Federico Umberto D'Amato".
- 11 giugno - In una intervista al settimanale "Panorama", lo psichiatra e criminologo Franco Ferracuti ricorda che il giorno dopo il sequestro di Moro gli telefono' l' allora ministro dell' interno Cossiga chiedendogli di andare al viminale per far parte del "comitato di crisi". "Nel comitato di esperti c' erano con me Cappelletti, Stefano Silvestri, Ernesto Ermentini e una grafologa di Bologna. Ci riunimmo una decina di volte. Il nostro compito era quello di occuparci della interpretazione delle lettere di Moro e dei messaggi dei brigatisti". Ferracuti sostiene di non aver mai visto Gelli al Viminale: "il venerabile lo incontrai per la prima volta nel 1980 quando mi iscrissi alla p2".
"Alle nostre riunioni - prosegue Ferracuti - parteciparono qualche volta i capi del Sisde e del Sismi, oltre a Cossiga". Ferracuti racconta poi che "Cossiga in prima persona mi propose di entrare nel Sismi o nel Sisde. Optai per il Sisde perche' era diretto da un ufficiale dei carabinieri. Ero incaricato dei rapporti con l 'ambasciata americana e di conseguenza incontravo agenti sia della Cia sia dell' Fbi oltre che del Mossad, il servizio segreto israeliano. In quel periodo si fece vivo con me Michael Ledeen che faceva capo alla Georgetown university il quale si offri' di aiutarmi nelle indagini sulle brigate rosse".
- 11 giugno- La segreteria nazionale di Dp interviene con un comunicato sull' intervista a Franco Ferracuti sul caso Moro. Ricordato che il prof. Ferracuti consiglio', durante i 55 giorni del rapimento di Moro, di "andare a via della Dogana vecchia invece che a via Gradoli e via Montalcino per cercare Moro", Dp chiede "chi chiamo' il piduista Ferracuti e perche'?"
- 11 giugno - A proposito dell' articolo di "Epoca", il sen. Mazzola dichiara: "Si tratta di un romanzo, non di un saggio. chiunque lo legge se ne accorge immediatamente: i miei diari personali non c'entrano nulla". "La tesi di fondo - continua Mazzola - se di tesi puo' parlarsi, non e' quella del coinvolgimento della P2 bensi' quella di un interesse internazionale alla vicenda: molto vicina cioe' a quanto adombrato dall' on. Mancini in una dichiarazione a "repubblica". Ho scritto il romanzo fra il 1982 e il 1983: al di la' del divertimento intellettuale e della ricerca del fantastico mi interessava una cosa, come democratico cristiano. Presentare una interpretazione della figura dell' on.Moro diversa da come e' stata fatta apparire attraverso distorte letture delle sue lettere dal carcere: la figura cioe' di un uomo che ha affrontato una prova terribile, con grande dignita' e coraggio. Non ci sono interpretazioni politiche da dare e tantomeno esercizi di dietrologia da fare: forse ho sbagliato a scrivere di intuizioni e sentimenti personali che le vicende storiche di quegli anni mi hanno suggerito. solo in questo senso gli incarichi che ho ricoperto hanno un' influenza: quella di avermi reso piu' sensibile ed attento ad una fase molto difficile e travagliata della nostra storia. Cio' che mi lascia molto perplesso e' il fatto che adesso, a tre anni dalla pubblicazione, ci si accorga del romanzo facendolo uscire dall'anonimato insieme all'autore".
- 11 giugno - In un' intervista a "Repubblica" l' on. Giacomo Mancini dice: "io non mi sono tanto sorpreso della disorganizzazione dei 'servizi' o delle scelte sbagliate dei capi dei 'servizi'. pero' e' davvero impossibile che ai servizi americani, a quelli russi o tedeschi o israeliani o francesi non fossero arrivate delle soffiate Allora credo che soprattutto Usa e Urss, per interessi contrapposti, hanno pensato bene di non intervenire. A giudicare da come e' andata a finire, quei paesi avevano interesse alla morte di Moro. Su questo non si e' indagato abbastanza, come non si e' indagato su quell' appello che Moro fece affinche' intervenisse il colonnello Giovannone, incaricato dei rapporti con l' Olp".
- 11 giugno - I giornalisti Emilio Albertario e Giorgio Balzoni sono interrogati come testimoni dal giudice istruttore Rosario Priore sulla notizia data il 7 da Albertario nel "Gr2" delle 12,30, secondo la quale un "personaggio eccellente" sarebbe stato interessato all' attivita' del "comitato" istituito per gestire l' informazione sugli sviluppi del caso Moro.
- 11 giugno - Il nome di Alvaro Loiacono compare anche nell' inchiesta condotta a Venezia dal giudice istruttore Carlo Mastelloni sui rapporti avuti tra le Br e l' Olp. In particolare, sarebbe stato il "pentito" Antonio Savasta a raccontare al magistrato che Loiacono collaborava con una "struttura francese", costituita a Parigi negli anni settanta, e che aveva il compito di prestare assistenza ai terroristi latitanti e di tenere i contatti con organizzazioni eversive straniere. Loiacono, sempre secondo il racconto di Savasta, avrebbe accompagnato, in alcuni viaggi in francia, Mario Moretti che, all' interno del comitato esecutivo delle Br, aveva la responsabilita' dei rapporti internazionali. Il nome di Loiacono, inoltre, con uno pseudonimo, comparirebbe anche in un' agendina scritta a mano, e di cui e' stato trovato in possesso, al momento dell' arresto, Giovanni Senzani.
- 16 giugno - Il procuratore di Bellinzona annuncia che Alvaro Loiacono non sara' estradato, ma sara' processato a Lugano e che contro di lui e' stato aperto un procedimento penale in collaborazione con l' Italia.
- 17 giugno - Le autorita' del Ticino spiegano come Loiacono sia riuscito ad ottenere la naturalizzazione svizzera e ad assumere il nome della madre senza che sul suo conto fosse svolta una inchiesta. Nato da padre italiano ma da madre svizzera, Alvaro Loiacono ha ottenuto la nazionalita' svizzera nel settembre 1986 appena tre mesi dopo la presentazione della sua richiesta grazie alla procedura snellita prevista in casi del genere e che non richiede alcun estratto del casellario giudiziario. Il 28 gennaio 1987 Loiacono era inoltre autorizzato ad assumere il nome di famiglia di sua madre, Baragiola, grazie ad una negligenza amministrativa: la polizia del Ticino non ha mai infatti ricevuto dall' ufficio di stato civile la notifica del cambiamento di nome e non vi e' stato quindi nessun controllo. Le autorita' ticinesi ritengono tuttavia "poco verosimile" l' ipotesi di una copertura internazionale. Sempre secondo le autorita' ticinesi, la naturalizzazione di Alvaro Loiacono-Baragiola e' irrevocabile e la Svizzera non estrada suoi cittadini contro la loro volonta'".
- 18 giugno - Il settimanale "Panorama" pubblica un' intervista a Stefano Silvestri, uno dei consulenti di Cossiga nei 55 giorni del rapimento. Silvestri parla della ricerca di un contatto con i sequestratori attraverso canali "sicuri e riservati". "Cossiga ebbe sempre la speranza - dice Silvestri - di identificare un possibile contatto. si penso' perfino di individuare possibili negoziatori in personalita' esterne al governo come Arturo Carlo Jemolo o Giuliano Vassalli". Nell' intervista si parla anche del ruolo di alcuni esperti, americani, come Steve Pieczenik, del dipartimento di stato, e Michael Ledeen durante il sequestro Moro. "Leeden - afferma Silvestri - propose a Cossiga e ai servizi segreti di effettuare delle simulazioni, usando materiali preparati dall' esperto di terrorismo Walter Laqueur. Io detti parere negativo - prosegue silvestri - ma seppi in seguito che era riuscito a piazzare qualcuno dei suoi "giochi". era un pataccaro d' alto bordo, niente piu'". Silvestri non e' a conoscenza di una collaborazione di Licio Gelli alle indagini, ma non esclude che materiale relativo al sequestro Moro possa essere scomparso. "in qualunque struttura burocratica - afferma - purtroppo sparisce quello che imbarazza, e' quasi una prassi".
- 18 giugno - Il settimanale "Panorama" scrive anche che un misterioso capitano dei carabinieri convinse nel 1978 Enrico Paghera, un delinquente comune in contatto con i servizi segreti, a dire ai giudici che il volantino sul lago della Duchessa era stato diffuso da "Azione rivoluzionaria". Paghera rivela di aver incontrato in carcere il capitano dei carabinieri, un uomo sui cinquanta anni, alto, con occhi neri, capelli tirati all' indietro e baffi. il settimanale si chiede se il vero scopo del misterioso personaggio non fosse coprire il ruolo ambiguo di Toni Chichiarelli, risultato in seguito il vero autore del messaggio sul lago della Duchessa. "Se quel che racconta oggi Paghera - scrive Panorama - risponde a verita', si potrebbe sostenere che il falso comunicato numero 7 sul lago della duchessa venne fraudolentemente attribuito ad "azione rivoluzionaria" per tranquillizzare Chichiarelli e per coprire chi, presumibilmente lo stesso Chichiarelli, aveva cominciato a ricattare". Enrico Paghera sostiene inoltre che anche in passato il capitano era andato a trovarlo in carcere proponendogli di passare informazioni sui brigatisti detenuti e di far rivendicare da "azione rivoluzionaria" anche l' omicidio Pecorelli in cambio della liberta'.
- 18 giugno - In una intervista all' "Espresso" Antonio Savasta dice che Mario Moretti, Prospero Gallinari e anna Laura Braghetti avrebbero potuto essere arrestati fin dal luglio del 1978. "Laura Braghetti, dopo il sequestro Moro, - ha precisato Savasta - continuo' a svolgere il suo ruolo di prestanome per la base di via Montalcini ma alla fine di luglio venimmo a sapere che lei si era accorta di essere seguita da un' auto, e successivamente ci fu riferito che un poliziotto si era recato nel suo ufficio per chiedere informazioni". le Br, sempre secondo il racconto di Savasta, decisero di far passare in clandestinita' la Braghetti e nei giorni seguenti fu rimosso da Gallinari e Moretti il falso tramezzo, prima dello sgombero dell' appartamento. Savasta, infine, sulla scoperta del covo di via Gradoli ha affermato che non esiste alcun mistero: "le infiltrazioni d' acqua per la quale furono chiamati i pompieri sarebbe stata causata dalla caratteriale sbadataggine della Balzerani e dal gran numero di camicie di Moretti che la brigatista doveva lavare nella vasca".
- 19 giugno - Il vice direttore dell' "Avanti" Roberto Villetti scrive: "le scarse capacita', che furono dimostrate in passato dagli apparati di sicurezza, non possono essere spiegate solo con la mancanza di esperienza. a scoprire un covo ci vuole un lavoro paziente e tenace, che puo' durare mesi; ma una volta scoperta una base Br non si abbandona la pista senza fare neppure una perquisizione come e' successo a via Montalcini. La ricerca della verita' sulle connessioni interne, internazionali del terrorismo non e' un argomento da storici ma una necessita' per capire le vecchie come le nuove Br. c'e' l'esigenza di continuare a scavare sul caso Moro, che e' la principale azione compiuta dalle Br e che e' ancora avvolto da tanti misteri". Villetti infine scrive: "che ci sia un grande vecchio, o un giovane che ormai e' diventato vecchio, che tira le fila della riorganizzazione delle Br e' una supposizione perfino ovvia e non e' ozioso ripensarci sopra".
- 21 giugno - L' ex generale dei carabinieri Vincenzo Morelli e' stato sentito come teste dal sostituto procuratore della repubblica di Milano Ferdinando Pomarici su alcune affermazioni da lui fatte nel suo libro "Anni di piombo", nel quale parla della sua esperienza durante gli anni della lotta al terrorismo, quando era stato comandante della prima brigate carabinieri a Torino. In particolare il magistrato ha chiesto chiarimenti in merito alla parte del libro dedicata all'operazione che porto' alla scoperta del covo delle brigate rosse di via Monte Nevoso a Milano. Morelli ha scritto nel libro di avere appreso da una delle persone che parteciparono all'operazione che tra l'altro nel covo furono trovate alcune lettere inedite di Aldo Moro e un manoscritto sul processo delle Br allo statista democristiano. di questi documenti non c'e' traccia nei rapporti stilati all'epoca, quando dell'inchiesta si occupava il sostituto Pomarici. Il magistrato ha ribadito oggi che tutti i documenti trovati nel covo di via montenevoso furono repertati. L' ex generale ha confermato a Pomarici che si trattava di una voce che circolava negli ambienti degli investigatori, ma di non essere in grado di indicare una fonte specifica della notizia.
- 21 giugno - Il presidente del governo del Canton Ticino Claudio Generali, rispondendo alle interrogazioni presentate in proposito da alcuni deputati di diversi partiti, ha affermato che Alvaro Loiacono ha potuto vivere indisturbato per anni in Svizzera sotto il cognome della madre a causa dell' "errore" di una funzionaria della polizia, e non grazie alla protezione o alla copertura di qualche personalita' politica elvetica. Un giornale locale aveva infatti scritto che uno dei cinque membri dell' esecutivo cantonale era amico personale della signora Baragiola (la madre di Loiacono) ed un "habitue"' della sua dimora ticinese, la "villa orizzonte". Successivamente il direttore del dipartimento di giustizia e polizia Piero Martinelli ha illustrato, sulla base delle risultanze dell' inchiesta amministrativa condotta nei giorni scorsi, il motivo per cui Loiacono non e' stato scoperto prima. Egli ha affermato che l' identificazione del presunto terrorista poteva avvenire soltanto in occasione della procedura del cambiamento di patronimico. Per quanto riguarda il cambiamento di nazionalita', infatti, esiste un vuoto legislativo che permette ad ogni figlio di madre svizzera di disporre di una casellario giudiziale vergine, nel quale non vengono annotati gli eventuali precedenti penali. Martinelli ha detto che, contrariamente a quanto era parso in un primo tempo, il cambiamento di nome venne immediatamente comunicato alla polizia. In quell' occasione, la funzionaria addetta al controllo avrebbe dovuto accorgersi che Loiacono figurava sulla lista delle persone ricercate dall' Interpol e segnalarlo subito ai suoi superiori. Questo pero' non e' avvenuto e spettera' ora al pubblico ministero determinare le eventuali responsabilita' amministrative o penali.
- 24 giugno - Il sen. Ugo Pecchioli (Pci) in una intervista a "Dire" dice che "e' difficile capire se i tempi di questo cosi' evidente e preoccupante ritorno in campo di trame piduiste, in concomitanza con il ritorno in liberta' di Gelli e con il suo girovagare per l'Italia lanciando messaggi cifrati, siano stati anticipati in relazione a una serie di fatti recenti. in queste settimane, per esempio, si e' fatta piu' stringente, sulla scorta di nuovi dati e informazioni, l' esigenza di chiarire i persistenti misteri del caso Moro. e' in corso l' inchiesta giudiziaria Moro quater. E' stata istituita la commissione parlamentare di inchiesta sulle stragi che si occupera' anche di risvolti importanti inerenti il caso Moro". Per Pecchioli "si potrebbe giungere a sostanziali chiarimenti sui tanti capitoli ancora oscuri: sui covi di via Montalcini e di via Gradoli cosi' a lungo stranamente protetti, sulla scomparsa di documenti essenziali, sui contatti di brigatisti con agenti di servizi segreti stranieri. La difficolta' che c'e' stata nel venire a capo di molti misteri - sottolinea il presidente dei senatori comunisti - fa pensare a verita' scottanti che gli uomini della p2, o comunque oggi si chiamino, vogliono mantenere segrete per salvaguardarsi ma anche nella speranza di poter mantenere il loro potere di ricatto".
- 25 giugno - Il giudice istruttore di Roma Rosario Priore emette un nuovo mandato di cattura per il brigatista rosso Antonino Fosso, accusato di aver partecipato personalmennte all' assalto a furgone postale in via Prati di Papa del 14 febbraio 1987.
- 30 giugno - Conferenza stampa a Roma degli avvocati che nei processi e nelle indagini giudiziarie scaturite dalla strage di via Fani e dal rapimento e uccisione di Aldo Moro rappresentano i familiari degli uomini di scorta trucidati nell' agguato del 16 marzo del 1978. Ricordando che per loro iniziativa e' stata avviata sulla vicenda la quarta inchiesta giudiziaria, gli avvocati Fausto Tarsitano, Luigi Li Gotti, Giuseppe Zupo e Armando Costa chiedono che nello svolgimento degli atti istruttori sia finalmente concesso loro di assumere il ruolo di rappresentanti delle famiglie delle vittime che assistono sin dai primi momenti dell' iter giudiziario della vicenda. Gli avvocati, inoltre, hanno sottolineato che a loro giudizio troppo credito e' stato dato alle "verita' di Valerio Morucci ed Adriana Faranda, che "hanno centellinato le loro rivelazioni", inoltre hanno denunciato gli interessi e le interferenze politiche che caratterizzano tutta la vicenda". In proposito e' stato ricordato come nel settembre del 1984 i magistrati che all' epoca si occupavano del caso Moro abbiano "fatto il giro di Roma" alla ricerca dei luoghi in cui si svolse il dramma dell' uomo politico, avendo come "guide" Valerio Morucci ed Adriana Faranda, ai quali e' stato dato un eccessivo "credito". Ora, pero', secondo Li Gotti, e' giunto il momento di andare avanti in maniera seria e definitiva per ottenere risposte e non "un' ulteriore proposizione di domande". non si deve piu' fare "un processo dei misteri", ma si devono finalmente chiarire" tutte le zone d' ombra che caratterizzano la vicenda e che offendono le vittime di quella strage".
- 9 luglio - Massimo Gidoni, il medico ex brigatista della colonna marchigiana condannato ad oltre vent' anni per il sequestro di Roberto Peci afferma, in un' intervista al settimanale "Panorama" di nutrire "alcune perplessita'" sul comportamento di Mario Moretti, suo compagno nel viaggio per mare con cui le Br si rifornirono di armi in medio oriente. Rispondendo ad una domanda in cui gli si chiede "cosa pensa dei sospetti espressi da Franceschini che Moretti possa aver agito per conto di altri", Gidoni dice di non capire perche' l' ex primula rossa si ostini "a non chiarire anche solo per vie interne certe sue posizioni. Pur accettando di comparire in televisione, Moretti continua a fornire spiegazioni non piu' significative ne' completamente attendibili, credo, per nessuno". Gidoni ricorda poi il viaggio in Medio Oriente, l' appuntamento a Cipro tra Moretti e quello che gli fu detto essere "un uomo importante di un gruppo palestinese" che gli fece avere il carico di armi da portare in Italia. A proposito dell' incontro tra Senzani e il generale del Sismi Musumeci rivelato dal "pentito" Buzzati il quale accuso' Gidoni di aver fatto da intermediario, il medico afferma che "la storia potrebbe anche essere vera ma il personaggio che fece da tramite tra Senzani ed i servizi segreti e' stato sostituito per comodita' con la mia persona. sarei stato usato per coprire qualcuno che doveva restare protetto".
- 21 luglio - Le autorita' italiane hanno chiesto al dipartimento federale elvetico di giustizia e polizia che Alvaro Loiacono sconti in Svizzera le pene a cui e' stato condannato in Italia. La richiesta si basa pero' su una legge entrata in vigore nel 1983, mentre le condanne inflitte a Loiacono sono tutte anteriori a tale data.
- 22 luglio - Sergio Flamigni e' intervistato da Oliviero Beha nella seconda puntata del programma "Fantasmi" su Raitre e dice:"durante la seduta spiritica nel corso della quale venne fuori il nome Gradoli, la seduta cui partecipo' anche il presidente dell' Iri Romano Prodi, vennero fuori, suggeriti degli spiriti, anche i nomi di altre localita', per esempio Viterbo, Bolsena. come mai nessuno li segnalo'?".
- 22 luglio - L' ufficio federale di giustizia e polizia respinge la richiesta italiana di fare scontare in Svizzera le pene alle quali Alvaro Loiacono e' stato condannato dalla corte d' appello di Roma. Alvaro Loiacono dovra' essere rigiudicato in Svizzera per i delitti per i quali e' gia' stato condannato in Italia. La decisione finale dovra' essere presa dal pubblico ministero del Sottoceneri, ma e' praticamente impossibile che le autorita' ticinesi vadano contro il parere espresso dal governo federale.
- 1 agosto - Il giornalista della redazione fiorentina dell' "Unita'" Giorgio Sgherri e' interrogato negli uffici della Digos fiorentina, su invito del sostituto procuratore della repubblica di Roma Franco Ionta, in merito al contenuto di un suo articolo in cui si ripercorre il periodo tra il 1977 e il 1978 con riferimento alle brigate rosse e alla loro attivita' in Toscana. In particolare Sgherri ricorda la presenza di numerosi appartamenti "gestiti" dai brigatisti e di uno in particolare, nella zona di Rifredi, acquistato nel 1977 e scoperto solo nel novembre 1978 che potrebbe essere servito come base del nucleo dirigente delle "Br" durante il sequestro Moro. Nell articolo Sgherri da' notizia di una inchiesta del procuratore ionta per accertare il ruolo svolto da queste basi delle Br nel periodo del sequestro Moro.
- 8 agosto - Alvaro Loiacono, detenuto da giugno nel carcere di Lugano, e' trasferito per ragioni di sicurezza in una prigione della Svizzera romanda.
- 23 agosto - Due ex terroristi rinchiusi nel carcere di massima sicurezza di Paliano, il pentito nero Sergio Calore e la sua amica Emilia Libera, gia' compagna di Antonio Savasta, hanno ottenuto dal giudice di sorveglianza presso il tribunale di Frosinone un altro permesso speciale di 12 giorni, dopo quelli di Natale e Pasqua. La coppia e' partita per la Valtellina dove risiedono i parenti di lei e dove un anni fa morirono sotto il fango, a Tartano, i genitori della brigatista pentita.
- 31 agosto - Presentato il libro "Vite sospese", edito da Garzanti,in cui Nicola Tranfaglia e l' ex sindaco di Torino, Diego Novelli, ricostruiscono i percorsi del terrorismo dall' inizio degli anni '70 in seguito a oltre 120 incontri in carcere con i terroristi dissociati.
- 2 settembre - La camera dei ricorsi penali del Canton Ticino ritiene ingiustificati i motivi di sicurezza addotti per il trasferimento di Alvaro Loiacono in un altro carcere. Loiacono dovra' quindi essere ricondotto al piu' presto nel penitenziario luganese "la stampa".
- 6 settembre - In un articolo per la "Gazzetta del mezzogiorno", Corrado Guerzoni, uno dei piu' stretti collaboratori di Moro, scrive:"non sappiamo chi ha deciso di uccidere Moro, quando lo ha deciso, di chi si e' avvalso, a chi ha delegato il compito, quanti e chi ne furono a conoscenza, favorirono, tollerarono il rapimento e l' omicidio, ma senza dubbio, almeno in sede politica, sappiamo perche' e' stato ucciso: per la sua posizione nei confronti del Pci". "Non bisogna pensare - scrive ancora Guerzoni - che l' avversione all' on. Moro derivasse dal fatto che egli era favorevole all' inserimento dei comunisti nella maggioranza parlamentare o eventualmente a forme piu' stringenti di partecipazione ad un governo a direzione Dc. il punto centrale era la convinzione che Moro avrebbe garantito che anche per i comunisti sarebbe stato rispettato fino in fondo il gioco democratico. e cioe' che se i comunisti avessero vinto le elezioni, nulla sarebbe stato fatto per impedire, a loro danno, il rispetto formale e sostanziale del dettato costituzionale". "I nemici di Moro - continua Guerzoni - sapevano che egli non si sarebbe prestato a letture di comodo della costituzione, conoscevano la coerenza di Moro. che fosse un conservatore o un innovatore, a loro non interessava. Che pensasse di dover porgere attenzione, ma altresi' contrastare il cammino dei comunisti opponendo le ragioni della diversita' a loro interessava ancor meno perche' sapevano che avrebbe tutelato fino in fondo il valore indisponibile della democrazia formale e sostanziale. Con gli altri o con altri ci si poteva mettere d' accordo, con lui no su questo punto, vero spartiacque tra modi e mondi politici".
- 16 settembre - I magistrati di Lugano che si occupano del caso di Alvaro Loiacono vengono a Roma per tre giorni compiere una serie di accertamenti. I magistrati hanno potuto fare copia di tutti quei documenti che riguardano il qualche modo la posizione di Loiacono.
- 22 settembre - I brigatisti rossi del "partito comunista combattente", detenuti al processo "Moro ter" tentano di rivendicare l' attentato compiuto dai terroristi tedeschi della "Raf" contro il sottosegretario alle finanze Tietmeyer.
- 23 settembre - A Parigi la polizia francese, in collaborazione con l' Ucigos arresta Giovanni Alimonti, ex centralinista alla Camera dei deputati entrato in clandestinita' dal 1982, ed Enrico Villimburgo.
- 4 ottobre - Processo Moro ter: i giudici della seconda corte d' assise di Roma si ritirano in camera di consiglio.
- 12 ottobre - Processo Moro ter: i giudici della seconda corte di assise di Roma emettono la sentenza. Condanna all' ergastolo per 26 persone: Susanna Berardi, Barbara Balzerani, Vittorio Antonini, Roberta Cappelli, Marcello Capuano, Renato Di Sabbato, Vincenzo Guagliardo, Maurizio Iannelli, Rita Algranati, Alessio Casimirri, Eugenio Pio Ghignoni, Carlo Giommi, Cecilia Massara, Paola Maturi, Franco Messina, Luigi Novelli, Sandro Padula, Remo Pancelli, Stefano Petrella, Nadia Ponti, Giovanni Senzani, Paolo Sivieri, Pietro Vanzi, Enrico Villimburgo, Alessandro Pera e Marina Petrella. La corte ha anche inflitto complessivamente altre pene detentive per poco meno di 1.800 anni di carcere. L' ex presidente della commissione sanita' del Senato, Domenico Pittella, e' stato condannato a 12 anni ed un mese di carcere, l' avv. Giovanna Lombardi, accusata di organizzazione di banda armata, come pittella, e' stata condannata invece a 10 anni di reclusione. A Renato i giudici hanno inflitto 16 anni e dieci mesi, mentre a Mario Moretti 30 anni. Grazie alla decisione di dissociarsi, quattro imputati hanno evitato la condanna all' ergastolo e hanno avuto 30 anni di carcere: Odorisio Perrotta, Giorgio Baciocchi, Giorgio Benfenati e Manuela Villimburgo. Giovanni Alimonti e' stato condannato a 22 anni di reclusione. Al giornalista dell' "Espresso" Mario Scialoja, accusato di favoreggiamento, i giudici hanno applicato l' amnistia. Queste alcune delle altre principali condanne decretate dalla corte d' assise: Vittorio Bolognesi, 30 anni; Enzo Calvitti, 21 anni; Francesco Caviglia, 22 anni; Domenico Delli Veneri, 16 anni e 10 mesi; Antonino Fosso, 8 anni e 6 mesi; Prospero Gallinari, 17 anni e 6 mesi; Natalia Ligas, 30 anni; Francesco Lo Bianco, 30 anni; Maurizio Locusta, 13 anni e un mese; Antonio Marini, 5 anni; Giorgio Panizzari, 16 anni e 10 mesi; Francesco Piccioni, 6 anni; Fabio Raccosta, 13 anni e un mese; Salvatore Ricciardi, 27 anni; Giuseppe Scirocco, 27 anni; Giorgio Semeria, 16 anni e 10 mesi; Franco Varanese, 12 anni e Lino Vai, 9 anni. Venti gli imputati assolti con varie formule: Giorgio Vanzi, Enrico Triaca, Saverio Saporito, Giancarlo Starita, Ottaviano Pezzetta, Ivano Moroni, Roberto Paolucci, Ugo Melchionda, Rosario Albano, Sergio Bartolini, Spartaco Brancale, Nicola De Lussu, Giuseppe Di Biase, Pierina Di Giulio, Silvano Favi, Antonio Ianfasci, Stefano Laudenzi, Arnaldo Lintrami, Loredana Marrari ed Andrea Tusiello. Per un imputato, Claudio Pintori, la corte ha dichiarato la propria incompetenza rimettendo gli atti al tribunale dei minori. Venti i "pentiti" coinvolti in questo maxi-processo contro la colonna romana delle brigate rosse ed i delitti compiuti dall' organizzazione nella capitale tra il 1978 e il 1983. Queste le condanne che la corte ha riservato agli imputati che durante la lunga istruttoria hanno collaborato con la giustizia: Roberto Buzzati, 16 anni; Loris Scricciolo, 16 anni; Giuseppe Palama', 16 anni; Walter Di Cera, 16 anni; Piero Di Matteo 21 anni; Matilde Carli, 12 anni; Massimo Corsi, 13 anni; Annunziata Francola, 21 anni; Pasquale Giuliano, 3 anni; Emilia Libera, 15 anni; Antonio Savasta, 10 anni; Emilio Manna, 6 anni; Giovanni Marceddu, 11 anni; Nicola Mariani, 7 anni; Antonio Marrocco, 12 anni; Michele Pigliacelli, 12 anni. Tra gli assolti, invece Ottaviano Pezzetta, Ivano Moroni, Antonio Ginestra e Silvano Favi.
- 15 ottobre - Confermati dagli inquirenti i nominativi di alcuni esponenti politici ed esperti pubblicati da alcuni quotidiani negli ultimi giorni, e trovati in alcune schede sequestrate dai carabinieri del nucleo antiterrorismo nel "covo" di piazza Villacidro, a Passoscuro, dove il 7 settembre furono arrestati Vincenza Vaccaro, Flavio Lori, Franco Grilli, Fulvia Matarazzo e Daniele Bencini. Tra i nomi ci sono quelli di Giuseppe Cotturi Giulio Orlando, Sergio Bonalumi, Ruggero Orfei, Bruno Bottai, Luigi Impeciati, Luigi Cavalchini, Boris Biancheri, Giulio Cesare Di Lorenzo, Luigi Fontana Giusti, Giovanni Dominedo', Carlo Jean, Ciro Di Martino, Franco Pisano, Enzo Perlot.
- 17 ottobre - Un tribunale di Creteuil, nei pressi di Parigi condanna a quattro mesi di carcere per detenzione di documenti falsi Giovanni Alimonti e Enrico Villimburgo. Durante il processo Alimonti e Villimburgo hanno ammesso di essersi procurati documenti falsi e si sono giustificati affermando che, dopo avere "smarrito" quelli autentici, non potevano comunque rientrare in Italia sotto la loro vera identita' perche' - hanno detto - "siamo ricercati per reati politici".
- 24 ottobre - Prospero Gallinari, Paolo Cassetta, Pasquale Abbatangelo, Francesco Lo Bianco, Maurizio Locusta, Remo Pancelli, Francesco Piccioni e Bruno Seghetti, "irriducibili" detenuti nel carcere romano di Rebibbia, firmano un documento in cui affermano: "oggi, ottobre 1988, le brigate rosse coincidono di fatto con i prigionieri poitici delle brigate rosse". Gli otto hanno deciso di fare questa rivelazione "anche per stroncare sul nascere qualsiasi strumentalizzazione o provocazione possa essere imbastita sulla nostra storia o sigla. nel paese delle mille trame non e' una cautela campata in aria". Secondo il documento, la prima battaglia da fare e' quella per "un' amnistia politica generale". I "prigionieri delle brigate rosse", continua il documento, non rimpiangono nulla, non hanno nulla da rimproverarsi, ritengono che dalle loro azioni al movimento operaio non sia venuto che bene ed affermano che le Br sono state "un' organizzazione comunista profondamente radicata nel proletariato di questo paese, al punto di riprodursi in condizioni difficilissime, un' organizzazione unitaria dal 1970 ad oggi, con una continuita' di progetto politico che e' andata al di la' delle svolte contingenti". Unica eccezione e' il "gruppo Senzani", definito "un gruppo la cui attivita' e' diventata la prima fonte di disagio della lotta armata agli occhi delle masse e una delle armi principali in mano alla controrivoluzione psicologica".
- 29 ottobre - Arriva in Italia Gianfranca Lupi, terrorista delle brigate rosse estradata dalla Spagna, accusata di concorso nell' uccisione di Aldo Moro. La Lupi, che appartiene al gruppo dei cosiddetti 'irriducibili', latitante dal 1982, e' stata condannata ad otto anni di reclusione nel processo Moro per partecipazione alle brigate rosse (nella brigata ospedalieri) ed e' stata arrestata nel 1987 a Parigi.
- 4 novembre - Nell' inchiesta giudiziaria del giudice veneziano Carlo Mastelloni, su rapporto e traffico di armi tra Brigate rosse e Olp, Massimo Gidoni, medico psichiatra di Ancona ed ex esponente della colonna marchigiana delle brigate rosse, dissociato, avrebbe fornito diversi particolari sulle persone che contatto' a Cipro ed al largo delle coste libanesi, indicando anche il punto esatto in cui l' ingente quantita' di fucili, pistole, mitragliette di vario tipo vennero imbarcate sullo yacht "Papago", per poi essere trasferite in Italia e sbarcate in una localita' del Veneto. Gidoni ha ricordato anche che nel giugno del 1981, ad ancona, fu lui a favorire l' incontro tra Senzani, che all' epoca gestiva i sequestri di Roberto Peci e Ciro Cirillo e un misterioso "signor Santini", del quale esiste, per il momento, soltanto un "identikit" fatto sulla base della descrizione data da gidoni. All' episodio gia' aveva fatto riferimento Buzzati. Il "ritratto" fatto sulla base della descrizione di Gidoni, ha una certa somiglianza con un ex ufficiale dei servizi segreti gia' inquisito per vicende che hanno coinvolto anche le Br.
- 7 novembre - In un' intervista a "Famiglia cristiana", il latitante Alessio Casimirri afferma che una concessione "anche piccola", come "la liberazione di un solo detenuto, magari con problemi di salute", avrebbe consentito di salvare la vita di Aldo Moro. Per Casimirri, nel gruppo di nove terroristi che fece il rapimento non c' erano stranieri e la "ridicola storia" del "grande vecchio" e' scaturita' dal fatto che Moretti era chiamato "il vecchio" dagli altri brigatisti. Casimirri esclude "nella maniera piu' categorica la partecipazione o il benche' minimo intervento dei servizi segreti nel sequesto Moro e in tutta la attivita' delle Br" almeno per il periodo in cui ha fatto parte della organizzazione, ossia fino al 1982. Casimirri ha anche detto che la "operazione Moro non aveva una conclusione predeterminata: tutte le soluzioni erano possibili secondo lo svolgimento degli avvenimenti". Per quanto riguarda la strage di via Fani "le nostre disposizioni - ha detto - erano di rapire Moro. poi un-agente ha sparato e c' e' stata la nostra reazione al fuoco".
- 9 novembre - Convegno internazionale sul rapporto tra lo Stato e la societa' nel pensiero di Aldo Moro, promosso a Roma dall' accademia di studi storici intitolata allo statista a conclusione delle manifestazioni per il decennale della sua uccisione.
- 19 novembre - Alla biblioteca nazionale di Roma si svolge un dibattito sulla falsa pista del lago della Duchessa, la scoperta del covo di via Gradoli, il depistaggio delle indagini e gli altri interrogativi del "caso Moro". Partecipano gli autori di alcuni dei libri sul caso: Roberto Martinelli, Eugenio Marcucci, Sergio Flamigni, ed e' presente anche Remigio Cavedon. Flamigni rileva che il delitto Moro "ha cambiato il corso politico nel nostro paese", che le indagini su quel delitto sono state "il festival delle negligenze", che i servizi segreti (i cui vertici sono risultati poi della p2) hanno fatto di tutto per depistare le indagini, che gli uomini piu' esperti dell' antiterrorismo sono stati dirottati altrove, che il ministro dell' interno era circondato da consiglieri iscritti alla p2. Completamente contrario all' ipotesi di un "complotto" invece Remigio Cavedon, che "si e' detto certo che non ci sia stato alcun contatto tra le Br e i servizi dello stato", non ci sarebbero "misteri" quindi ma solo "aspetti da chiarire", con lo studio degli atti processuali". Martinelli ha ribadito tra l' altro che, nonostante tutte le dichiarazioni degli stessi terroristi, non riesce a convincere l' ipotesi che la doccia lasciata aperta in via Gradoli fosse una coincidenza casuale. Marcucci ha detto che lo stato e' stato fondamentalmente impreparato di fronte all' offensiva terrorista e che rimane ancora difficilmente spiegabile dal punto di vista politico, la scelta delle br di uccidere Moro.
- 1 dicembre - L' ex senatore Sergio Flamigni e' interrogato dal giudice istruttore Rosario Priore e del pubblico ministero Franco Ionta, che conducono la quinta indagine sulla vicenda Moro. Flamigni nel libro "La tela del ragno" ha ipotizzato che Prospero Gallinari, contrariamente alla ricostruzione fatta in precedenza, non sia l' assassino di Aldo Moro. Di questo suo convincimento l' ex parlamentare ha discusso con i magistrati, indicando loro anche gli elementi sui quali basa la sua tesi.
- 6 dicembre - Su richiesta del giudice istruttore Claudio Lehman e' prolungata per altri sei mesi la detenzione di Alvaro Loiacono.
- 14 dicembre - I giudici della prima corte d' assise di Firenze emettono la sentenza del processo contro il gruppo toscano delle "brigate rosse per il partito comunista combattente". Le pene maggiori sono 18 anni per Michele Mazzei e 16 anni per Guido Minonne, latitante. All' inizio del processo figuravano fra gli imputati anche Fabio Ravalli e la moglie Maria Cappello, la cui posizione e' stata stralciata e inviata per competenza a Roma. La corte ha derubricato da organizzazione di banda armata a "partecipazione" l' imputazione per Claudio Giorgi, condannato a 4 anni di reclusione, e Bruno Ventura, 4 anni e 2 mesi, concedendo ad entrambi il beneficio degli arresti domiciliari. Le altre pene inflitte dalla corte d' assise sono: quattro anni per Anna Mutini, latitante, vedova del brigatista rosso Umberto Catabiani, quattro anni a Gioia Lippi, convivente di Bruno Ventura; 2 anni e 8 mesi a Davide Toschi; 2 anni e 6 mesi ad Anna Maria Becagli, moglie del nappista Pasquale Abbatangelo; un anno e 10 mesi a Calogero Paolinelli e un anno a Raffaello Tolomei.
- 24 dicembre - Nasce Ambra, figlia di Lauro Azzolini e Biancamelia Sivieri. Azzolini si trova in questi giorni in permesso. ha potuto assistere al parto della moglie e rientrera' a San Vittore il 2 gennaio. Azzolini e la Sivieri si sono sposati nel 1981 nel carcere di Palmi. Biancamelia Sivieri e' in regime di semiliberta' da luglio e lavora presso una sezione Acli, dove si interessa ai problemi degli immigrati stranieri.
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