Caso MORO: 
novita' 1989

(se non espressamente specificato in modo diverso, la fonte delle notizie e' l'agenzia Ansa)

  • 25 gennaio - Il processo d' appello per la rivolta nel carcere dell' Asinara, davanti ai giudici della corte d' assise d' appello di Cagliari, si conclude con una sentenza che riduce le pene per quasi tutti gli imputati. La pena per Roberto Ognibene e Lauro Azzolini e' ridotta a quattro anni e due mesi per (da 5 anni e sei mesi), a quattro anni per Renato Curcio, Alberto Franceschini, Giuliano Isa, Paolo Maurizio Ferrari, Giorgio Panizzari, Loris Bardi, Giorgio Semeria, Arialdo Lintrami, Angelo Basone e Pietro Bertolazzi (da 5 anni). 
  • 25 gennaio - L' ex brigatista rosso Paolo Sivieri, 35 anni, di Castelmassa (Rovigo), si suicida impiccandosi nella cantina della sua abitazione. Sivieri, che era in cura presso la clinica psichiatrica dell' universita' di Bologna, era dissociato ed era stato condannato nel processo Moro-ter, ma si trovava in liberta' provvisoria da due anni per le sue condizioni di salute. Paolo Sivieri era fratello di Bianca Amelia Sivieri, che ha sposato in carcere Lauro Azzolini. 
  • 27 gennaio - La trasmissione televisiva "telefono giallo" e' dedicata a Toni Chichiarelli. 
  • 30 gennaio - Giorgio Semeria, detenuto nel carcere di San Vittore di Milano, comincia uno sciopero della fame per sollecitare l' applicazione degli strumenti previsti dalla riforma penitenziaria (lavoro esterno, permessi premio, liberazione anticipata). 
  • 4 febbraio - Francesca Mambro e Nadia Mantovani, che hanno fatto amicizia in carcere, presentano una mostra di foto e poesie di detenute che saranno esposte in una grande mostra all' ex sala borsa di Bologna. Nadia Mantovani, che attualmente e' la compagna di Roberto Ognibene, dice anche: "con Curcio ho chiuso perche' non avevamo piu' niente da dirci, non negli anni di piombo, ma in quelli dello strapiombo. Ci siamo progressivamente allontanati perche' abbiamo vissuto in maniera diversa il fallimento. Per me a un certo punto e' finito tutto e volevo riprendere i fili di me stessa, Renato invece, anche per la diversa posizione di responsabilita', ha continuato a voler portare in salvo questa barca, ma a me e' rimasto un buon ricordo. Pero' non e' vero che sono entrata nelle br per amore, Curcio l' ho conosciuto dopo, quando ero gia' clandestina". 
  • 7 febbraio - Comincia davanti ai giudici della corte d' assise di Cagliari il processo d' appello contro 17 imputati accusati di aver fatto parte delle "brigate di kampo" per un piano di evasione di massa dal carcere "Badu 'e carros" di Nuoro nel 1981. 
  • 14 febbraio - Si conclude il processo di appello per le "brigate di kampo". Con la sentenza, i giudici della corte d' assise di Cagliari riducono a sei anni e sei mesi le condanne per Alberto Franceschini e Roberto Ognibene (13 anni in primo grado). 
  • 20 febbraio - Un gruppo di ex brigatisti rossi detenuti, tra i quali Giorgio Semeria, Lauro Azzolini e Franco Bonisoli, firma una lettera aperta nella quale si afferma che "il superamento reale e inequivocabile dell' emergenza portata dalle varie forme di illegalita' e di lotta armata negli anni '70 e nei primi anni '80 sta producendo anche una caduta di tensione e di attenzione verso il dibattito sulle origini di questi travagli sociali e sulle ipotesi per una loro conclusione". 
  • 21 febbraio - Valerio Morucci e' ricoverato in una stanza per detenuti all' ospedale civile di Frosinone per violente coliche. Secondo i medici soffre di colicistite acuta da calcoli. 
  • 1 marzo - Comincia a Roma, davanti ai giudici della seconda corte d' assise, nel bunker del carcere di Rebibbia, il maxi-processo contro 253 terroristi ed ex terroristi accusati di insurrezione armata e di guerra civile. Gli "irriducibili" Giovanni Senzani e Natalia Ligas, prima dell' udienza, leggono ai giornalisti un documento in cui dicono che "continua a tutto campo lo scontro iniziato in Italia e in Europa". Renato Curcio, conversando con i giornalisti durante una pausa dell' udienza, sostiene che "il processo e' stato imbastito per impedire la scarcerazione per scadenza dei termini di custodia cautelare di parecchi imputati". 
  • 2 marzo - Una telefonata anonima al quotidiano "Il Messaggero" annuncia che tra un mese alcuni spezzoni di una videocassetta girata durante la prigionia di Aldo Moro saranno messi a disposizione di una emittente televisiva privata. "Se volete averli prima - ha detto l' anonimo - date risalto a questa notizia". 
  • 15 marzo - Maxi-processo per insurrezione armata: un avvocato del collegio della difesa, Paolo Sodani, che assiste un gruppo di imputati, tra i quali Bruno Seghetti e Prospero Gallinari, chiede la citazione come testimoni di tutti i capi di governo, i ministri della difesa e dell' interno, i capi della polizia ed i comandanti dell' arma dei carabinieri dal 1969 ad oggi per comprendere se realmente, negli ultimi venti anni, dalle bombe di piazza Fontana sino ai giorni nostri, si sia veramente sviluppata "una strategia destabilizzante diretta a sovvertire violentemente e istituzioni repubblicane" e quale sia stato il ruolo svolto in questo quadro dall' organizzazione delle brigate rosse. 
  • 23 marzo - Il pretore di Torino Luisella Gallino condanna Eleonora Chiavarelli, vedova di Aldo Moro, a sei mesi di reclusione con i benefici della sospensione condizionale e della non menzione per falsa testimonianza. La vicenda risale al 1987, quando, durante il processo per lo scandalo dei petroli, la vedova di Moro fu chiamata a deporre in relazione alla posizione di Sereno Freato, ex collaboratore del marito. La signora Moro dichiaro' che gli assegni percepiti da Freato e firmati dal petroliere Bruno Musselli non erano il provento delle sue compartecipazioni nei traffici illeciti di carburante, ma l' estinzione di un conto bancario, aperto in Svizzera alcuni anni prima dalla corrente morotea nel timore di un golpe in Italia. Eleonora Chiavarelli non si e' mai presentata in aula, presentando certificati medici. 
  • 29 marzo - La "Chambre d' accusation" (sezione istruttoria della corte d' appello) del tribunale di Parigi rimette in liberta' sotto controllo giudiziario Giovanni Alimonti e Enrico Villimburgo, arrestati il 23 settembre 1988, esprimendo contemporaneamente parere parzialmente favorevole alla estradizione richiesta dal governo italiano. Il parere della "chambre" non e' tuttavia vincolante per il governo francese, cui spettera' l' ultima parola. Come d'abitudine, la"chambre" ha dato parere sfavorevole per i reati di "banda armata", "apologia di reato", "sovvertimento dell'ordine dello stato", contenuti nei mandati d'arresto su cui l'Italia ha basato la richiesta d' estradizione dei due ex-brigatisti, in quanto la convenzione europea del 1957 non prevede l' estradizione in caso di reati politici; ha dato invece parere favorevole per gli altri reati di diritto comune di cui Alimonti e Villimburgo sono accusati nell' ambito del processo Moro-ter, e in cui Alimonti e' stato condannato a 22 anni e Villimburgo all'ergastolo. 
  • 2 aprile - L' ex ministro dell' interno Virginio Rognoni parla di terrorismo e mafia nella trasmissione "Italia domanda" (su canale 5) presentando il libro "Intervista sul terrorismo". 
  • 1 aprile - Giovanni Moro, 31 anni, figlio di Aldo Moro, e' il nuovo segretario del Movimento federativo democratico. Moro, che succede a Francesco Caroleo, e' stato eletto con l'84,4 dei voti al congresso straordinario del movimento, a Chianciano Terme. 
  • 3 aprile - Alberto Franceschini in una intervista a "Prospettive nel mondo" dice: "metteteli pure in liberta', concedete la grazia senza paura ai brigatisti che non si sono macchiati di reati di sangue. Anche i piu' irriducibili, quelli piu' tenacemente aggrappati alla loro esperienza, tipo quella di Senzani, se messi fuori sarebbero come dei gattini ciechi, si smarrirebbero, non capirebbero piu' nulla: non hanno idea dei cambiamenti avvenuti nel nostro paese". "la lotta armata e' finita e fallita - continua Franceschini - e pare un po' patetico e nostalgico leggere quanto scrive Scalzone da Parigi, il quale non rendendosi conto dei mutamenti intervenuti nella realta' italiana, finisce con il vivere il mito di se' stesso e di un' epoca che non c'e' piu'". 
  • 4 aprile - In un' intervista a "tg1 sette", Licio Gelli dice che, a suo parere, Roberto Calvi e' stato ucciso, che gli elenchi di iscritti alla loggia trovati a Castiglion Fibocchi sarebbero in realta' "un brogliaccio dove erano indicati, i nomi di iscritti, di amici e anche di coloro che avrebbero potuto un giorno fare parte della p2". Inoltre gelli dice di ritenere che Moro, ucciso perche' intenzionato a realizzare il compromesso storico, poteva essere salvato. "Erano arrivati molto vicini - ha detto - ma forse qualche potere politico non ha voluto questo". 
  • 4 aprile - Maxi-processo per insurrezione armata: Antonio Savasta ed Emilia Libera dicono che "le brigate rosse non avevano come obiettivo l' insurrezione armata; questo concetto non rientrava nella strategia dell' organizzazione la quale piuttosto puntava a far scoppiare una guerra civile". In un documento, un gruppo di imputati, Renato Arreni, Anna Laura Braghetti, Prospero Gallinari, Francesco Lobianco, Remo Pancelli, Francesco Piccioni e Bruno Seghetti, dichiarano che "la sortita dei servizi antiterrorismo concernente la cosiddetta grazia per alcuni prigionieri politici dimostra involontariamente come la presenza nelle carceri italiane di centinaia di prigionieri politici costituisca un problema esclusivamente politico e sociale. si tratta con tutta evidenza di una sortita mirante a creare un fuoco di sbarramento contro una mobilitazione presente nella sinistra di classe, ma che tende a coinvolgere piu' ampi e articolati settori sociali a favore della liberazione dei prigionieri". Secondo loro lo scopo di questa iniziativa sarebbe quello di evitare un "serio dibattito sociale sugli anni '70 dal quale emergerebbero le responsabilita' reali della Dc e dei corpi separati". 
  • 8 aprile - In un articolo sull' "Espresso" il sen. Ferdinando Imposimato considera maturi i tempi di un intervento "per il recupero alla vita civile di molti dei protagonisti degli anni di piombo". 
  • 11 aprile - "Tg1 sette" trasmette la seconda parte dell' intervista a Licio Gelli realizzata da Giulio Borrelli. 
  • 10 aprile - Maxi-processo per insurrezione armata: Valerio Morucci e Adriana Faranda dicono che rosse non hanno mai puntato ad una insurrezione armata; le loro strategie erano contrarie ad una svolta del genere e tendevano piuttosto a scardinare lo stato dall' alto. 
  • 13 aprile - La prima sezione penale della Corte di Cassazione accoglie il ricorso del procuratore generale di Venezia contro la sentenza della sezione istruttoria della corte d' appello. Dovra' essere nuovamente esaminata dalla magistratura la posizione dei brigatisti rossi Renato Curcio, Mario Moretti e Alberto Franceschini per l' omicidio Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci, avvenuto il 17 giugno del 1974 a Padova. Dichiarato inammissibile invece il ricorso contro Alfredo Bonavita, prosciolto al termine dell' inchiesta della magistratura padovana. 
  • 22 aprile - In un' intervista all' "Espresso", Renato Curcio scrive che la eventuale concessione della grazia ai terroristi "non risponde ai problemi sollevati dai prigionieri, non tiene conto dei mutamenti intervenuti in oltre due anni di dibattiti, deprime e svaluta le dinamiche e le attese di un' area di detenzione politica silenziosa ma sempre piu' vasta". Curcio ribadisce anche la richiesta di "un atto politico oggettivo e adeguato che sappia riguardare l' intera area della detenzione politica e dell' esilio un atto che apra comunque una porta sul pur difficile cammino di una soluzione politica ampia e generalizzata". 
  • 23 maggio - Nell' aula bunker dell' ex carcere di Santa Verdiana di Firenze, davanti ai giudici della corte d' assise, comincia ed e' subito rinviato al 21 giugno il processo a diciotto appartenenti alla brigata "Luca Mantini" delle Brigate rosse. 
  • 31 maggio - In Svizzera, la procura di Sottoceneri decide il rinvio a giudizio di Alvaro Loiacono, per l' uccisione del giudice Tartaglione, ma non per la strage di via Fani e per il sequestro Moro. Loiacono non sara' invece giudicato per altri fatti e reati avvenuti in Italia negli anni settanta, perche' l' azione penale era gia' caduta in prescrizione al momento del suo arresto. 
  • 10 giugno - Pubblicate le motivazioni della sentenza del processo Moro-ter. La sentenza sostiene che furono nove i brigatisti che parteciparono all' agguato in via Fani del 16 marzo 1978 (Moretti, Gallinari, Fiore, Morucci, Seghetti, Balzerani, Bonisoli, Casimirri e Loiacono) e che Moro e' stato tenuto in prigione nell' appartamento di via Montalcini. A proposito della "prigione del popolo" e dei gravi ritardi con cui la base brigatista venne individuata, il giudice Perrone, estensore della sentenza, parla di "un' inqualificabile superficialita' degli accertamenti" e di "scarsa professionalita" di chi esegui' le indagini. Esclusa in maniera categorica, poi, l' esistenza di un filmato sulla prigionia e sugli interrogatori di Aldo Moro. 
  • 15 giugno - Maxi-processo per insurrezione armata: il pubblico ministero Francesco Nitto Palma chiede l' assoluzione di tutti i 253 brigatisti rossi imputati. 
  • 20 giugno - In una intervista al "tg1-sette" Prospero Gallinari ammette di essere lui quell' ing. Altobelli che gestiva con Anna Laura Braghetti il covo di via Montalcini. Gallinari infine ammette la sconfitta delle brigate rosse e parla di superamento della lotta armata. 
  • 23 giugno - Presentato il libro "La notte piu' lunga della repubblica" (edizioni Serarcangeli) scritto dai giornalisti Sandro Provvisionato, ex militante di sinistra, e Adalberto Baldoni, militante di destra. Il libro ricostruisce venti anni di storia italiana dall' inizio della lotta armata e degli scontri, al definitivo tracollo del terrorismo. Un capitolo e' dedicato, tra l' altro, alle responsabilita' dello stato, e riporta una dichiarazione di Alberto Franceschini, secondo il quale Mara Cagol, uccisa in uno scontro con i carabinieri nel 1975 durante il sequestro Vallarino Gancia, poteva essere presa viva. Secondo Franceschini alla Cagol sarebbe stato sparato un colpo da un carabiniere dopo che gia' era stata ferita e si era arresa. 
  • 28 giugno - Yasser Arafat e' prosciolto dal giudice istruttore di Venezia Carlo Mastelloni al termine di un' inchiesta su una presunta fornitura di armi ed esplosivi alle Brigate rosse da parte dell' Olp. Rinviati a giudizio invece abu ayad, alias Salah Khalaf, capo dei servizi di sicurezza di Al Fatah, Giovanni Mulinaris, Duccio Berio, Corrado Simioni, Rita Cauli, Fulvia Miglietta e Guglielmo Guglielmi, esponenti italiani della scuola di lingue "Hyperion" di Parigi, alcuni dirigenti e funzionari del Sismi, tra cui il gen. Luigi Lugaresi, il gen. Pasquale Notarnicola, il col. Armando Sportelli e il maresciallo Giuseppe Agricola. Le indagini, nate dagli sviluppi di un' inchiesta sulla colonna veneta delle brigate rosse, riguardavano il trasporto dal Libano a Venezia, a bordo del panfilo "Papago", di una partita di armi di cui facevano parte 150 mitra Sterling, alcuni bazooka, missili terra-aria, bombe ed esplosivo plastico. L'accordo per la cessione delle armi alle br sarebbe stato raggiunto a Parigi nel corso di alcuni incontri tra esponenti del gruppo terroristico italiano, tra i quali vi era Mario Moretti, e rappresentanti palestinesi. una parte dei mitra, una volta giunti in Italia, sarebbero stati smistati all' Eta in Spagna e all' Ira in Irlanda del nord, mentre alcuni di quelli rimasti alle brigate rosse furono ritrovati nel 1982 nel trevigiano. 
  • 4 luglio - Illustrata nella sala della sacrestia della Camera, in un incontro sul tema "un indulto per i delitti politici: abdicazione o riequilibrio della giustizia penale?" una proposta di legge sull' indulto. Intorno al progetto di legge si sono raccolti i consensi di un vasto arco politico e culturale: dei verdi Marco Boato, Gianni Lanzinger e Massimo Scalia, dei socialisti Franco Piro e Giacomo Mancini, dei comunisti Giuseppe Vacca e Nicoletta Orlandi, degli esponenti della sinistra indipendente Stefano Rodota', Mariella Gramaglia e Enzo Tiezzi, dei radicali Mauro Mellini ed Emilio Vesce, dei demoproletari Bianca Guidetti Serra e Franco Russo e dei democristiani Flaminio Piccoli e Maria Fida Moro. Il disegno di legge delega al presidente della Repubblica di concedere l'indulto per i reati con finalita' di terrorismo e di eversione. 
  • 6 luglio - La vedova di Aldo Moro, Eleonora Chiavarelli, e' prosciolta dall' accusa di falso in atto pubblico dal pretore di Roma Bevere. Insieme con la vedova di Moro sono prosciolti dalla stessa imputazione il tenente medico dei carabinieri Roberto Marciano e la dottoressa Maria Bolasco i quali, in una certificazione, avevano dichiarato che la signore Moro non poteva partecipare il 7 novembre del 1988 ad un processo in corso a torino, dove era imputata di falsa testimonianza perche' sofferente di coliche renali. 
  • 10 agosto - Alvaro Loiacono Baragiola, detenuto nel penitenziario ticinese la "stampa" ha ferito un cittadino slavo, colpendolo al capo con una sedia nel corso di una lite. La procura pubblica sottocenerina ha aperto un' inchiesta per accertare i motivi che hanno spinto i due a venire alle mani e stabilire le esatte responsabilita'. 
  • 9 ottobre - Maxi-processo per insurrezione armata: i giudici della seconda corte d' assise di Roma entrano in camera di consiglio. 
  • 9 ottobre - Comincia a Lugano il processo contro Alvaro Loiacono. Loiacono protesta quando il presidente della corte d' assise, la signora Agnese Balestra Bianchi, che lo presentava come "collaboratore della radiotelevisione della Svizzera italiana", "no, signor presidente - l' ha interrotta Loiacono - io sono un disoccupato perche' la radio ticinese mi ha licenziato". L' avvocato difensore Edy Salmina ha chiesto alla corte di dichiararsi incompetente perche' "una persona che ha commesso un reato all' estero puo' essere giudicata in Svizzera solo se al momento dei fatti aveva la nazionalita' elvetica. E questo non e' il caso di Loiacono che e' diventato cittadino svizzero soltanto nel 1976". 
  • 10 ottobre - Processo Loiacono: nel 1985, mentre era latitante in Brasile, Alvaro Loiacono si fece mandare dalla madre 16 mila dollari che gli arrivarono attraverso un conto intestato a Germano Allevi, membro di "Prima linea" colpito da tre mandati di cattura per rapine multiaggravate e per altri reati. Loiacono sostiene invece che i suoi rapporti con i gruppi della sinistra extraparlamentare si limitarono alla militanza giovanile nelle file di potere operaio. Di fronte alle contestazioni del pm, l' imputato ha detto che i soldi dovevano servirgli per impiantare in Brasile una piccola fabbrica, ma non ha saputo spiegare perche' il denaro passo' attraverso allevi. "io non conosco questo signore - ha detto - per me era soltanto un tramite suggeritomi dai cambisti brasiliani". Loiacono spiega anche la presenza della piccola stella a cinque punte tatuata sul dorso della sua mano come una "sciocchezza giovanile" prima di qualsiasi significato politico. "me la tatuai da solo - ha detto - quando avevo 15 o 17 anni e portavo i capelli lunghi, comunque molto prima che nascessero le brigate rosse". Loiacono ha affermato di essersi staccato progessivamente da ogni impegno politico e di avere abbandonato la stessa ideologia marxista tra il 1976 e il 1978, prima cioe' del delitto Tartaglione. "Valerio Morucci - ha detto - che conoscevo perche' ai tempi di potere operaio era responsabile del collettivo degli studenti medi, mi propose di entrare nelle brigate rosse. ma io rifiutai, resistetti a tutte le sue sollecitazioni e non sono mai stato nelle br, ne' nel 78, ne' dopo, ne' mai". Loiacono ha aggiunto di non conoscere Massimo Cianfanelli, il "pentito" che ora e' il suo principale accusatore, ma ha rifiutato di rispondere quando il presidente gli ha chiesto perche' mai il Cianfanelli lo accusa. 
  • 10 ottobre - Processo Loiacono: "ho creduto nella rivoluzione - dice l' imputato, nella terza udienza - sono stato un comunista, un estremista, diciamo pure un sovversivo, ma non sono mai stato un terrorista e soprattutto non sono mai stato un assassino". Loiacono ripete che non e' certo lui insomma l' "Otello" delle Brigate rosse e dice anche "a quell' epoca stavo maturando la crisi di coscienza che mi ha fatto allontanare dall' ideologia marxista e se partecipai ad alcune manifestazioni, come ad esempio il convegno di Bologna nel '77, fu soprattutto perche', dopo il caso Mantakas, ero diventato per la sinistra una specie di bandiera e dovevo esservi anch' io se non altro per lealta' verso gli altri compagni. ma ormai non facevo piu' parte di formazioni organizzate, ero un cane sciolto". Loiacono nega anche di conoscere la grande maggioranza dei componenti delle br e ammette di avre conosciuto solo Adriana Faranda, Fabrizio Panzieri e Valerio Morucci. Loiacono e' apparso in difficolta' quando, dopo aver ammesso di sapersi servire di un' arma da fuoco non e' stato in grado di dire quando e come ha imparato. "Non ricordo - ha detto - forse in Italia da ragazzo". 
  • 13 ottobre - Maxi-processo per insurrezione armata: la sentenza emessa dai giudici della seconda corte d' assise di Roma assolve perche' il fatto non sussiste i 253 brigatisti rossi imputati di insurrezione armata e di guerra civile a Roma. I giudici sono rimasti in camera di consiglio quattro giorni ed hanno accolto le richieste della pubblica accusa. La lettura del dispositivo della sentenza e' sospesa perche' una decina degli imputati detenuti, quelli rinchiusi nell'ultima "gabbia", dove abitualmente vengono sistemati Giovanni Senzani, Natalia Ligas e gli altri esponenti del gruppo degli "irriducibili" hanno intonato a gran voce "l'internazionale". Per molti dei brigatisti e' questa la prima assoluzione per reati associativi di particolare gravita' e per i quali il codice prevede la pena dell' ergastolo. Fra gli altri, erano imputati Renato Curcio, Pietro Giovanni Bertolazzi, Paola Besuschio, Franco Bonisoli, Valerio Morucci, Adriana Faranda, Prospero Gallinari, Alvalo Loiacono, Alessio Casimirri, Stefano Ceriani Sebregondi, Maurizio Iannelli, Emilia Libera, Mara Nanni, i fratelli Stefano e Marina Petrella, Antonio Savasta e Patrizio Peci. Il processo era cominciato l' 1 marzo ed e' durato per 48 udienze. 
  • 13 ottobre - Processo Loiacono: il processo e' aggiornato sine die. Gli avvocati difensori hanno infatti presentato alla camera dei ricorsi penali una domanda di ricusazione di tutta la corte di assise : presidenti, giudici e giurati accusati di parzialita'. 
  • 17 ottobre - Processo Loiacono: un tribunale di Lugano respinge l' istanza di ricusazione per sospetto di parzialita' avanzata dagli avvocati difensori Alvaro Loiacono contro l' intera corte di assise. Il processo riprende con il confronto tra l' imputato e Massimo Cianfanelli, brigatista pentito, che ha ribadito l' accusa di coinvolgimento di Alvaro Loiacono nell' agguato al giudice Tartaglione precisando che il ruolo dell' imputato era la copertura di Alessio Casimirri, incaricato di uccidere il giudice. Loiacono non ha reagito alle accuse, ma ha ammesso per la prima volta di conoscere Cianfanelli. Inoltre il presidente ha detto che i brigatisti Savasta, Morucci e Faranda (citati dall'accusa) e Gallinari, Senzani, Seghetti e Piccioni (per la difesa), rifiutano di comparire a Lugano. Emilia Libera invece ha scritto per lettera che rinuncia a comparire come testimone a Lugano, dovendo accudire e allattare la sua bambina nata il 9 settembre scorso, ma ha confermato quanto aveva detto su Loiacono durante i processi a suo carico in Italia. Testimonia poi, in qualita' di coimputato, il brigatista pentito Walter Di Cera, che riconosce Loiacono come il brigatista rosso "otello" che partecipo' con lui e altri 13 alla preparazione della rapina contro la banca nazionale delle comunicazioni, terzo e ultimo capo d'accusa per il quale Loiacono e' processato a Lugano. Loiacono ha detto di non conoscere Di Cera. 
  • 18 ottobre - Processo Loiacono: interrogati come testimoni Marcello squadrani, 32 anni, ex militante attivo nelle unita' comuniste combattenti (ucc) ma non brigatista e Giuseppe Palama', 36 anni, membro delle Br dal 1978 al 1981. Squadrani ha conosciuto Loiacono nel 1977 dopo la latitanza di quest' ultimo in relazione al processo Mantakas e dice "Loiacono non mi parlo' mai della sua appartenenza alle brigate rosse. fu Roberto Martelli, un amico comune, a dirmi che Loiacono nell' estate del 1979, gli offri' un aiuto per i documenti necessari alla sua latitanza. Martelli rifiuto' - continua Squadrani - mi disse che accettare avrebbe significato entrare nelle Br". Giuseppe Paloma', arrestato nel marzo 1982, ha detto di non conoscere Loiacono, ne' l' imputato lo riconosce. 
  • 25 ottobre - Processo Loiacono: i giudici della corte di assise di Lugano che giudicano Loiacono (Agnese Balestra Bianchi, Bruno Cocchi e Alessandro Soldini e, insieme con loro gli "assessori giurati" Erminio Brignoni, Luciano D' Alessi, Giacomo Parini, Piera Pedroli e Anna Togni, gli assessori giurati supplenti Monica Carcano e Pierluigi Galeazzi; il pubblico ministero Venerio Quadri e i difensori John Noseda, Edy Salmina e Carlo Verda) si trasferiscono a Roma per svolgere atti istruttori. I magistrati di Lugano vanno nel supercarcere di Paliano (Frosinone) dove sono detenuti Valerio Morucci, Adriana Faranda e Antonio Savasta. I giudici hanno intenzione di interrogare anche Carlo Brogi, Norma Andriani ed Emilia Libera che sono in liberta'. 
  • 28 ottobre - I giudici della prima sezione penale della Corte di Cassazione, presieduti da Angelo Vella, accolgono cinque ricorsi per la mancata concessione delle attenuanti previste per i dissociati dalla lotta armata, contro la sentenza del processo per la rivolta del carcere dell' Asinara del 2 ottobre 1979 e dispongono che una diversa sezione della corte d' assise d' appello di Cagliari applichi le norme della legge 34 del 1987 (con i conseguenti sconti di pena) nei confronti di Roberto Ognibene, Lauro Azzolini, Giuliano Isa, Alberto Franceschini e Sergio Semeria. 
  • 3 novembre - Processo Loiacono: il pubblico ministero Venerio Quadri chiede l' ergastolo per Alvaro Loiacono e sostiene davanti alla corte la colpevolezza dell' imputato per tutti e tre i delitti per cui Loiacono e' processato in Svizzera: l' assassinio del giudice Girolamo Tartaglione, il tentato omicidio del giudice Alfredo Vincenti e la tentata rapina alla banca nazionale delle comunicazioni. Il 6 novembre l' avvocato Carlo Verda chiede l' assoluzione dell' imputato. 
  • 6 novembre - Processo Loiacono: dopo sei ore di camera di consiglio, il tribunale di Lugano condanna Alvaro Loiacono all' ergastolo. Il presidente Agnese Balestra Bianchi afferma che la corte "e' giunta ad un verdetto di colpevolezza solido come la roccia", non avendo dubbi riguardo l' appartenenza di Loiacono alle brigate rosse durante gli "anni di piombo" del terrorismo italiano. 
  • 18 novembre - La sezione istruttoria della corte d'appello di Venezia, presieduta da Luigi Lanza, stabilisce che la corte di assise di Padova dovra' giudicare Renato Curcio, Alberto Franceschini e Mario Moretti per concorso morale nell'omicidio, avvenuto nel 1974, del custode e di un attivista della federazione del Msi-dn di padova, Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci. Fino ad oggi per il duplice omicidio erano imputati a vario titolo Susanna Ronconi, Roberto Ognibene, Giorgio Semeria e Martino Serafini, della colonna veneta delle Br. 



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