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Caso MORO: i fatti del 1994
- 24 gennaio - In un' intervista a "Ritorna mixer", il capo della Nuova camorra organizzata Raffaele Cutolo
dice di aver ricevuto, al tempo del rapimento Moro, la visita di Nicolino Selis, uno dei capi della banda della Magliana: "Aveva saputo
dove si trovava la prigione di Moro e mi chiese se volessi salvarlo" Cutolo ha aggiunto
di essersi consultato con un avvocato che a sua volta si rivolse a dei politici".
Cutolo ha aggiunto di aver successivamente saputo da un suo "fedelissimo", Enzo Casillo
("morto - ha precisato - con la tessera dei servizi segreti italiani in tasca") che "importanti politici nazionali erano molto preoccupati del fatto che Moro avrebbe potutto salvarsi.
Comunque non voglio piu' parlarne - ha detto - per non continuare a far soffrire la famiglia".
- 24 gennaio - Presentato il libro di Maria Chiara Duranti "Il caso Moro" (Edizioni Essegi). La Duranti analizza la posizione di Corriere della Sera, Repubblica, Gazzetta del Mezzogiorno e Resto del Carlino durante il rapimento.
- 24 gennaio - Germano Maccari resta in carcere. Lo ha deciso la prima sezione penale della Cassazione, che ha dichiarato inammisibile il ricorso col quale Maccari aveva impugnato l' ordinanza del Tribunale per il Riesame del 29 ottobre scorso, che aveva respinto l' istanza di scarcerazione.
- 27 gennaio - La commissione stragi acquisisce il repertorio dei documenti in possesso dal ministero dell' Interno sulla vicenda Moro. L' elenco riporta oltre duemila documenti, divisi in due parti: quelli provenienti dal gabinetto del ministero dell' Interno, e quelli provenienti dalla segreteria speciale del gabinetto del ministro. Per questo motivo diversi documenti sono ripetuti nelle due parti. Secondo il ministero dell' Interno tutti i documenti sul caso Moro sono gia' stati trasmessi in passato alla magistratura e alla commissione d' inchiesta. Il gruppo di lavoro sul Caso Moro della commissione stragi ha chiesto i documenti per confrontarli con quelli consegnati dal sen. Francesco Cossiga, e riordinare quindi tutti i documenti esistenti sulla vicenda. L' elenco consegnato alla commissione e' composto da documenti che riguardano le indagini, le analisi sul terrorismo italiano e i suoi collegamenti con l' estero, i documenti delle Brigate Rosse, le lettere di Moro e gli esami compiuti da specialisti sulle stesse. Sono raccolte inoltre le notizie riportate dalla stampa e dalle agenzie stampa, e anche una serie di rapporti su libri, film e trasmissioni televisive dedicate al caso Moro. Nell' elenco compaiono inoltre rapporti del Sisde e del Sismi, delle forze di polizia sulle operazioni compiute, sulle perquisizioni effettuate, sulle intercettazioni telefoniche registrate. E ancora rapporti delle prefetture, delle questure, dell' Interpol e delle polizie di altri paesi. Quindi sono riportati atti parlamentari, proposte di legge, interrogazioni parlamentari presentate sulla vicenda. Tra l' altro, e' riportata la richiesta avanzata dalla Commissione d' inchiesta sul Caso Moro di verificare l' esistenza di microspie all' interno dell' aula dove si riuniva la commissione stessa. E' quindi riportato il rapporto del Sisde, dell' 11 dicembre 1980, che effettuo' il controllo con esito negativo.
- 11 febbraio - Processo Moro quater: con la deposizione della giornalista del Gr1 Carla Mosca si conclude l' istruttoria dibattimentale. L' audizione della Mosca e' scaturita da un' intervista che Mario Moretti concesse lo scorso anno a Rossana Rossanda e alla stessa Carla Mosca nel corso della quale affermo', tra l' altro, di essere stato l' esecutore materiale dell' omicidio Moro. La giornalista del gr1 ha confermato oggi il contenuto di quell' intervista la cui registrazione e' stata acquisita agli atti processuali. Nel dichiarare esaurita l' istruttoria dibattimentale, il presidente della prima corte d' assise Severino Santiapichi ha fissato la data del 21 febbraio per l' inizio della discussione, che sara' aperta dalle parti civili.
- 22 febbraio - Il gruppo di lavoro "Moro" conclude con qualche giorno di anticipo sulla tabella di marcia prevista, la stesura
della relazione, consegnata al presidente della commissione d'inchiesta sul terrorismo e le stragi, Libero Gualtieri. Il vice presidente del Senato, Luigi Granelli, che ha presieduto il gruppo di lavoro sulla vicenda Moro, ha detto che "il riserbo sui contenuti della relazione e' doveroso", rinviando ogni commento a dopo l' approvazione da parte della commissione parlamentare.
- 22 febbraio - Processo Moro quater: udienza dedicata agli interventi delle parti civili. Polemica presa di posizione dell' avvocato Nino Marazzita, rappresentante di Eleonora Moro, il quale ha rinunciato a formulare le proprie conclusioni. "Il nostro processo -ha aggiunto- quello vero, comincera' quando sul banco degli imputati ci saranno tutti coloro che hanno contribuito all' assassinio di Aldo Moro con gravi omissioni e comportamenti sempre finalizzati ad impedire il suo ritorno nella famiglia e nella vita civile. Il nostro processo comincera' quando non avremo nella stessa aula un legale che rappresenti la Dc, o quello che fu il partito della Dc, i cui interessi non solo non coincidono, ma contrastano violentemente con i nostri. Il vero processo avra' inizio quando saranno giudicati tutti coloro che vollero il cosiddetto partito della fermezza, chi di fermo ha avuto sola la feroce determinazione di ostacolare e chiudere ogni spiraglio di salvezza per la vita di Moro. Quindi non rassegnero' le conclusioni della parte civile. Per volonta' di Eleonora Moro, una volonta' che condivido totalmente, cosi' come con lei condivido il desiderio di sapere, di conoscere una verita' finora negata che continueremo a cercare senza volonta' di vendetta o rivalsa". A Marazzita ha replicato il rappresentante della Dc nel processo, Pino de Gori. "E' un oltraggio -ha commentato- nei confronti delle persone massacrate dalle br e soprattutto nei confronti dello stesso Moro". De Gori ha giudicato "incomprensibile" la presa di posizione di Marazzita.
- 23 febbraio - La Commissione parlamentare sulle stragi e il terrorismo approva, con la sola astensione del rappresentante della Lega Nord, il documento finale dell' organismo bicamerale di inchiesta. Nella relazione si affrontano gli ultimi sviluppi del caso Moro e la questione dei depistaggi nelle stragi che vanno dal '69 all' '84. La parte relativa alla vicenda Moro punta su un elemento centrale: "il caso Moro non e' da considerarsi chiuso". La commissione, anzi, segnala la necessita' di "proseguire nelle indagini, in direzione di una ulteriore ricerca attorno a quei punti oscuri presso i quali, in tutti questi anni, si sono concentrati i fantasmi che tanto spesso hanno turbato la vita del nostro Paese". Il documento "fotografa" gli ultimi sviluppi e le acquisizioni processuali del Moro-quater e gli elementi gia' acquisiti dal Moro-quinques. Vengono elencati tutti i dubbi o le incertezze sull' agguato, la detenzione di Moro e la sua uccisione. "L' insieme di tali circostanze - afferma il documento del gruppo di lavoro predisposto dal senatore Granelli- porta dunque ancora una volta a ritenere che la ricostruzione che brigatisti pentiti e dissociati hanno fornito dell' azione di via Fani presenta ancora oggi dei vuoti". E' "difficile accettare che in questa vicenda, a distanza di 16 anni e di quattro processi, possano ancora esservi aspetti ignoti. Ed ancor piu' duro e' accettare che attorno a tali aspetti si sia stabilita una sorta di trattativa rateizzata, per cui la verita' viene fatta emergere a frammenti, a misura di convenienze e interessi i cui contorni tendono ad essere sempre sfuggenti". Il documento affronta diversi temi: la perizia balistica del Moro-quater, la seconda prigione; il quarto uomo; il memoriale di Via Monte Nevoso; i presunti interventi di mafia, camorra e n'drangheta; i piani 'Viktor' e 'Mike'. La seconda parte della relazione che conclude i lavori di questa commissione, mentre l' organismo parlamentare di inchiesta sara' ricostituito dopo le elezioni dato che la legge costitutiva dura fino al dicembre '95, e' dedicata ai depistaggi. L' analisi dei vari documenti acquisiti indica alcune costanti: "assenza di credibili rivendicazioni, utili ad orientare le indagini; modesto numero e non piena affidabilita' di 'pentiti' che collaborino con l' azione dei magistrati; opposizione del segreto di Stato alle indagini specialmente nei primi anni anche se non in tutti i casi; frequente scomparsa di testimoni o di indiziati; sistematica presenza di errori, omissioni o sviamenti delle indagini da parte degli incaricati delle stesse, funzionari civili o militari che siano". Per la prima volta, in un documento inviato da una commissione di inchiesta al Parlamento, compare il termine di 'Stato parallelo': "una patologia della costituzione materiale, per cui all' interno stesso degli apparati statali si forma un reticolo di connessioni tra soggetti che delinquono, dando vita a una sorta di 'ordinamento anti-giuridico', rovesciamento speculare del legale". Alla relazione e' allegata una ampia scheda documentativa che analizza i problemi incontrati dai magistrati nelle inchieste sulle principali stragi. Il presidente Gualtieri concludendo i lavori di questa commissione d' inchiesta ha sottolineato che per lavorare i commissari hanno avuto "appena sette mesi effettivi" e che si sono dovuti affrontare e superare diversi problemi di carattere organizzativo.
- 23 febbraio - Secondo un comunicato, l' avv. Giuseppe De Gori, patrono di parte civile per conto del partito popolare italiano nel processo Moro quater, ha interessato la Procura di Roma a proposito delle dichiarazioni fatte ieri dall' avv. Nino Marazzita. Per De Gori "ci troviamo di fronte a una vera e propria notitia criminis ed doveroso l'intervento della Procura di Roma". Secondo il penalista "e' opportuno che il difensore della vedova Moro precisi al magistrato inquirente con nome e cognome coloro che nei famosi 55 giorni hanno contribuito all'assassinio dello statista con atti omissivi nonche' con comportamenti finalizzati a non liberare il sequestrato".
- 24 febbraio - Prospero Gallinari e' ricoverato nel Policlinico " Umberto Primo" per ischemia cerebrale. Gallinari aveva gia' subito diversi interventi al cuore e proprio per questo motivo tempo fa il suo difensore, Rosalba Valori, aveva chiesto alla sezione di sorveglianza del tribunale di concedergli la semiliberta' o il permesso per essere ricoverato in una clinica privata. L' istanza venne pero' respinta poiche', secondo i giudici, nel reparto clinico del carcere ci sono tutte le attrezzature necessarie per prestare al terrorista le cure di cui ha bisogno. L' attacco di ischemia cerebrale ha determinato pero' il trasferimento di Gallinari al Policlinico.
- 25 febbraio - Germano Maccari resta in carcere. Lo ha deciso il tribunale della liberta' che ha respinto l' istanza di scarcerazione presentata dai difensori
dell' imputato, gli avvocati Tommaso Mancini e Maria Paola Di Biagio. I due penalisti avevano fatto ricorso ai giudici del riesame dopo che una prima istanza era stata respinta il 29 ottobre dello scorso anno. E anche nel provvedimento depositato oggi i magistrati ribadiscono l' insussistenza dei presupposti per concedere il beneficio della scarcerazione. Nell' istanza, in particolare, si sottolineava che a carico dell' imputato rimangono solo le dichiarazioni della Faranda che, a giudizio dei difensori, non possono essere utilizzate poiche' la donna e' imputata in procedimento connesso.
- 26 febbraio - Il parlamentare socialista Mauro Del Bue ha chiesto al ministro della Giustizia Conso la sospensione della pena a Prospero Gallinari per gravi motivi di salute. In una lettera inviata al ministro Conso, Del Bue che ha visitato di recente in carcere l'ex br e ne aveva - dice nella lettera - ricavato "l'impressione di uno stato di salute ad alto rischio", afferma: "pare innegabile che esista un problema generale di uscita complessiva dagli anni di piombo, dalla loro legislazione di emergenza e dalla esigenza di giustizia dello Stato e dei parenti delle loro vittime". "Esiste altresi' un problema piu' particolare, l'esistenza cioe', in casi come questo - prosegue Del Bue - di una pena che rischia oggettivamente, di aggravare, fino all'estrema conseguenza, il gia' precario stato di salute del detenuto. Insistere con una pena detentiva potrebbe configurarsi come una volonta' di vendetta".
Intanto Gallinari, secondo il suo avvocato Rosalba Valori, "sta leggermente meglio". Gallinari e' stato sottoposto ad un' altra tac ed altri esami lo attendono nei prossimi giorni per accertare le sue reali condizioni. Con tre by-pass, uno non funziona piu', un altro male ed nel terzo c'e' una stenosi, Gallinari forse potrebbe dover decidere di affrontare un nuovo intervento al cuore.
- 4 marzo - Processo Moro quater: il pm Antonio Marini, a conclusione della requisitoria, chiede sette ergastoli per Alvaro Lojacono per il sequestro e l' omicidio del presidente della Dc Aldo Moro, per l' eccidio dei cinque uomini della sua scorta, nonche' per l' omicidio del giudice di cassazione Riccardo Palma. Il pm Marini ha inoltre chiesto la condanna di Lojacono a 20 anni per altri reati connessi nonche' per il tentato omicidio dell' ingegnere Alessandro Marini, che il giorno della strage di via Fani era nella zona e il cui motorino fu colpito da alcuni proiettili. Per le altre 12 persone imputate nel processo per reati minori, il pm Marini ha sollecitato la condanna a pene varianti dai 15 anni ai dieci mesi di reclusione. Decisive, ai fini delle conclusioni del pm, sono state le dichiarazioni fatte lo scorso anno da Mario Moretti che, alle giornaliste Rossana Rossanda e Carla Mosca, disse di essere stato l' esecutore dell' omicidio Moro e che Lojacono faceva parte del commando che si trovava il 16 marzo 1978 si trovava in via Fani. La sentenza dei giudici della prima corte di assise di Roma e' prevista per la settimana prossima.
- 17 marzo - Processo Moro quater: gli avvocati Rosalba Valori e Agostino Viviani, difensori di Lojacono, presentano un istanza di ricusazione del presidente Severino Santiapichi. Secondo i due penalisti, essendo gia' stato associato nel primo processo Moro (presieduto sempre da Santiapichi) il nome di Lojacono all' omicidio del magistrato di Cassazione Riccardo Palma questo non puo' essere oggetto di contestazione nel corso del Moro-quater. Il pm Marini, che per Lojacono ha chiesto sette ergastoli, ha presentato a sua volta un' istanza con la quale chiede che sia stralciato dal processo l' omicidio Palma e si vada a sentenza per la vicenda Moro.
- 17 marzo - Sara' disposta nei prossimi giorni - non appena saranno messi a disposizione dell' ufficio corpi di reato i proiettili estratti dalle vittime della strage di via Fani - la perizia che dovra' stabilire se quei colpi di arma da fuoco furono esplosi dalle sei armi che, secondo la ricostruzione di Valerio Morucci, furono utilizzate dal commando brigatista che sequestro' il presidente della Dc Aldo Moro. La ricerca dei proiettili in questione, mai sottoposti a perizia comparativa con le armi sequestrate e con i bossoli trovati sul luogo della strage, e' resa tuttavia complessa a causa della collocazione dell' ingente mole di oggetti e documenti raccolti sulla vicenda. La perizia che sara' ordinata dai pm Franco Ionta e Antonio Marini interessera' anche una vecchia pistola Beretta calibro 9 corto trovata nei mesi scorsi, avvolta in un quotidiano del 5 maggio 1979, nei pressi di via Montalcini, dove Moro fu tenuto prigioniero dalle Br. Una recente perizia ha stabilito che l' arma, con i numeri di matricola ben visibili (mentre i brigatisti usavano cancellarle), e' perfettamente funzionante. "La versione fornita dai br sulla dinamica della sparatoria non appare convincente - ha detto il pm Marini - gli accertamenti acquisiti attraverso le testimonianze e le risultanze peritali dimostrano che nell' agguato di via Fani hanno partecipato piu' di nove persone. Cosi' come e' stato fatto per il quarto uomo di via Montalcini, un elementare senso di giustizia e verita' vuole che, nonostante il tempo trascorso, si continui a prodigare ogni sforzo per giungere ad una completa chiarificazione di questa tragica vicenda, individuando innanzitutto tutti i responsabili anche perche' nessuno puo' rimanere impunito per delitti cosi' gravi".
- 17 marzo - Libero Maesano, latitante dal 1980, e' arrestato a Roma dalla polizia, nella casa dei suoceri, in via Pezzana. Maesano era stato condannato nel 1984 dalla Corte d' assise di Roma a 14 anni di reclusione per introduzione clandestina di armi in italia nel processo "7 aprile". Libero Maesano, romano di 45 anni, detto "Bibo", redattore di "Metropoli", fisico della societa' generale informatica, ex esponente di Potere Operaio, sospettato di appartenere alla colonna romana delle "Brigate Rosse" e legato a Valerio Morucci, era stato gia' arrestato il 6 giugno 1979 per associazione a banda armata, nell' ambito dell' inchiesta sull' uccisione di Aldo Moro e scarcerato per decorrenza di termini di detenzione preventiva il 30 maggio 1980. Secondo gli inquirenti, Maesano era rientrato a Roma dalla Francia qualche mese fa, sicuro di non avere piu' pendenze giudiziarie. Maesano e' stato trasferito al carcere di Rebibbia.
- 31 marzo - Prospero Gallinari esce da Rebibbia in un' autoambulanza diretta a Reggio Emilia per trascorre le vacanze pasquali a casa della madre, grazie ad un permesso di 5 giorni. "Quando Prospero e' uscito da Rebibbia - ha detto l' avv. Rosalba Valori - ed e' salito sull' ambulanza, assistito dalla sorella, ha detto che non se ne rendeva conto, anche se sperava in questo provvedimento del giudice di sorveglianza. Forse se ne sta rendendo conto meglio ora, nella casa di Reggio Emilia che lui non aveva mai visto e dove sua madre, vedova e ammalata, abita da alcuni anni".
- 12 aprile - Un appello per sospendere la pena a Prospero Gallinari e' stato sottoscritto a Reggio Emilia da un nutrito gruppo di persone, tra le quali il sindaco Antonella Spaggiari, il presidente della Provincia Ascanio Bertani e don Ercole Artoni, il parroco che lo ha seguito negli ultimi tempi. Il documento, sottoscritto anche da deputati progressisti, consiglieri regionali, provinciali e comunali, sindacalisti, esponenti del Pds e intellettuali, fa "appello al senso comune di umanita' e di giustizia" affinche' il Tribunale di sorveglianza decida di garantire a Prospero Gallinari il suo "inalienabile diritto" a ricorrere agli "strumenti di legge gia' esistenti", per "poter godere di cure mediche specialistiche fuori dall' istituzione carceraria".
- 28 aprile - Prospero Gallinari ottiene dal tribunale di sorveglianza la sospensione della pena per un anno, per gravi motivi di salute. L' ex brigatista potra' tornare nella sua casa di Reggio Emilia, dove trascorrera' il periodo concessogli dai giudici di sorveglianza per potersi curare. La decisione e' presa, con parere contrario del Procuratore generale, dal collegio presieduto da Laura Longo. Nell' ordinanza si ricordano i problemi di salute che dal 1983 affliggono Gallinari (colpito da infarto ben due volte) e si sottolinea l' incompatibilita' delle sue condizioni con il regime carcerario. In particolare, il tribunale ha ritenuto fondamentali i giudizi espressi dal collegio peritale nominato nel maggio scorso, secondo i quali "il paziente e' affetto da grave cardiopatia coronarica che si e' espressa con due infarti acuti del miocardio, il secondo dopo l'intervento di rivascolarizzazione con triplice bypass".
- 9 maggio - Intervista di Renato Curcio a Radio dimensione suono nel 16° anniversario dell' uccisione di Aldo Moro. Curcio parla del suo impegno sociale, di emarginazione e del caso Moro. Quell' episodio, ha detto Curcio, "credo che abbia influito molto sulle vicende del paese, anche perche' molto si e' fatto per non andare alla radice dei comportamenti sociali che hanno generato quell' episodio e allora credo di poter contribuire anche in questo momento, con la proposta di una ricerca di grandissimo respiro che e' costata due anni e mezzo di lavoro. Uscira' appunto il 15 maggio e la presenteremo anche al Salone del libro. Questa ricerca si intitola 'La mappa perduta' e affronta un primo tentativo di descrizione socio-statistica ampia di quello che e' stato quel fenomeno, in modo che si possa ricordare e, a partire dalla memoria, anche incominciare a parlarne". Alla domanda se il periodo degli "anni di piombo" sia ormai totalmente chiuso, Curcio risponde di si', ma aggiunge che "restano aperti dei problemi, come quello dei prigionieri politici e degli esuli. Credo che fino a che non si chiuderanno anche questi due capitoli, restera'
sempre un problema non risolto".
- 9 maggio - Francesco Cossiga e' ascoltato dal procuratore della Repubblica di Roma, Vittorio Mele come parte lesa nel procedimento penale per calunnia e diffamazione nei confronti dell' ex segretario dell' Associazione nazionale magistrati, dott. Franco Ippolito, per le dichiarazioni da lui fatte il giorno dopo le presunte rivelazioni sul caso dei piani Mike e Victor. Ippolito aveva detto tra l' altro:"Come ogni cittadino italiano che ha creduto di vivere in uno Stato democratico di diritto non posso che provare vergogna per il piano, degno della psichiatria stalinista, ideato o avallato dal ministro di polizia Cossiga contro i diritti fondamentali di Aldo Moro".
- 16 maggio - Presentato il libro-intervista di Carla Mosca e Rossana Rossanda "Mario Moretti: Brigate Rosse. Una storia italiana", edito da Anabasi.
- 17 maggio - Il settimanale "Europeo" pubblica un servizio sulla nuova perizia balistica per chiarire il mistero del proiettile trovato nel bagagliaio dell' Alfetta
della scorta di Moro che nel corso di un recente esame di laboratorio e' risultato essere di calibro nove corto, un calibro che, secondo l' ex brigatista Valerio Morucci, non sarebbe stato utilizzato nel corso dell' agguato di via Fani. Il risultato della perizia, consegnato nei giorni scorsi ai pm Franco Ionta e Antonio Marini da Domenico Salza non avrebbe chiarito in modo definitivo se in via Fani siano state usate sei armi, come sostiene Morucci, o sette, come indicato da un perito nel corso del processo Moro-quater. La nuova perizia punta proprio a stabilire se il proiettile in questione possa essere stato sparato con una delle armi indicate da Morucci. Non e' escluso, infatti, che il proiettile abbia le caratteristiche per essere sparato anche da un' arma a calibro nove lungo parabellum. Alcune di queste ultime, secondo Morucci, furono utilizzate in via Fani. "La deduzione e' che il proiettile possa provenire da una pistola semiautomatica calibro nove corto, ossia dello stesso calibro del proiettile - e' scritto, secondo L' Europeo, nelle conclusioni del perito Salza - arma che non e' stata sequestrata o comunque rintracciata tra quelle esaminate nelle numerose perizie fatte in occasione di quasi tutti gli attentati terrostici in Italia".
- 17 maggio - Il Pm Marini ascolta un testimone dell' agguato di Via Fani del quale, fino a poco tempo fa, si
ignorava l' esistenza. Si tratta di Bruno Barbaro, che il 16 marzo del '78, mentre si recava a lavoro in Via Fani, dove ha uno studio, senti' i colpi sparati dai brigatisti.
Sarebbe lui l' uomo con il cappotto color cammello notato nella zona da altri testimoni il giorno dell' agguato e che gli inquirenti sospettavano potesse essere uno dei componenti il commando.
A scoprirlo e' stato qualche tempo fa un giornalista che lo ha intervistato per il programma "Il rosso e il nero". Barbaro avrebbe confermato che quel giorno indossava, probabilmente un cappotto color cammello. Il Pm Marini ha, inoltre, ascoltato un altro testimone, l' ingegner Antonio Marini, il cui motorino fu colpito da un proiettile nel corso della sparatoria.
- 18 maggio - Presentato il libro "Agli ordini del generale Dalla Chiesa" scritto da Pino Nicotri sul racconto di Angelo Incandela, maresciallo di polizia carceraria e comandante della struttura di Cuneo. Nel libro, edito da Marsilio, Incandela racconta di un pacco di documenti sul caso Moro che sarebbero passati per il carcere di Cuneo e che il gen. Dalla Chiesa lo incarico' di recuperare. Incandela, che Nicotri fa parlare nel suo libro in prima persona, racconta da "fedele servitore dello stato che dopo quarant'anni di oneroso servizio capisce di essere stato usato" e chiarisce i propri "meriti". Primo tra tutti, l'aver convinto il brigatista Patrizio Peci a collaborare con lo Stato. Il libro parla anche del ruolo di Mino Pecorelli, che sarebbe stato in rapporti strettamente confidenziali con Dalla Chiesa e avrebbe fornito indicazioni precise per il ritrovamento del fascicolo di carte. Sul versante della criminalita' organizzata spiccano invece Raffaele Cutolo, "cerniera - ricorda Incandela - tra le Br e la camorra e affini", e Tommaso Buscetta, che - dalla testimonianza del comandante del carcere -, prima di diventare pentito di mafia gli avrebbe detto "Ma lo sa che noi a Roma possiamo contare persino su Andreotti? E che potevamo salvare Moro, anche se furono 'loro' a non volerlo? Marescia', ma se la prenda piu' comoda, si goda la vita, che si campa una volta sola". Incandela racconta che i suoi colloqui con i detenuti erano registrati su nastri e si chiede:"Che fine hanno fatto questi nastri, ognuno dei quali durava piu' di cinque ore? E non e' magari che il generale lo hanno ammazzato proprio per quei nastri? E per i documenti che avevo trovato su indicazione di Pecorelli?".
- 23 maggio - "Buscetta e Mannoia con il caso Moro non hanno nulla da spartire". Lo afferma in un comunicato l'avvocato Giuseppe de Gori, parte civile nei processi Moro per il Ppi. De Gori prosegue sostenendo che cio' che Buscetta e Mannoia hanno dichiarato "e' assolutamente falso e le loro fantastiche affermazioni, riscontrate processualmente, sono appunto fantasie". Secondo il legale, "Nessun documento inedito riguardante l'on. Moro (memoriale o altro) e' stato mai in possesso del gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa, ne' tantomeno del giornalista Mino Pecorelli". De Gori cita in proposito la dichiarazione resa nel corso del processo 'Moro I' dalla brigatista Mariuccia Brioschi la quale "dichiara che i reperti trovati dai Carabinieri del generale Dalla Chiesa il 2 Ottobre 1978 in Via Montenevoso 8 a Milano sono incompleti: mancano 50 milioni di lire, alcune lettere di Moro, pagine del memoriale di Moro". "Esattamente le precise cose (i 50 milioni erano biglietti fuori corso) saranno ritrovate nel 1990 - prosegue de Gori - dietro una intercapedine murata nello stesso appartamento". "Il Procuratore della Repubblica di Milano Pomarici - secondo il legale - conclude l'inchiesta affermando insindacabilmente (aveva fatto anche le perizie) che i reperti dell'ultimo ritrovamento erano sempre rimasti in loco. Non c'e' da aggiungere altro. La verita', per quello che puo' servire a chi non e' altamente prevenuto, e' soltanto questa".
- 1 giugno - In una intervista alla trasmissione "Ore 23", rubrica del Tg1, Giulio Andreotti parla anche del suo archivio privato, affermando che chi lo guardera' alla sua morte rimarra' profondamente deluso. "Certamente - ha detto - non ho scheletri negli armadi. Io non ho assolutamente fascicoli che possano contenere ne' segreti di Stato ne' cose che possano offendere le persone". Ha ricordato poi i giorni del sequestro e dell' assassinio di Moro, affermando: "Abbiamo fatto molto di piu' di quello che si e' saputo. Abbiamo fatto tutto quello che era possibile, al limite delle cose che era lecito fare". Alla domanda se "sapremo mai tutta la verita' sul caso Moro" Andreotti ha risposto: "Quasi tutta credo ormai la si sappia". Andreotti racconta anche di aver incontrato Giovanni Moro, il figlio di Aldo, per spiegargli le ragioni del suo comportamento nella vicenda.
- 3 giugno - Giovanni Moro smentisce di aver mai avuto un incontro con Giulio Andreotti sulle ragioni del comportamento da lui tenuto nel corso della vicenda del rapimento del padre. "Ho incontrato Andreotti - sottolinea Giovanni - solo una volta, il 28 febbraio 1988 ad una commemorazione di mio padre presso l' auletta dei gruppi parlamentari alla Camera dei deputati, di fronte ad alcune centinaia di testimoni. Ne' in quell' occasione, ne', ovviamente, in altre, che non si sono mai verificate, ho ricevuto nessuna spiegazione sull' argomento; e del resto non ne ho mai chieste perche' sono convinto che su quel punto della vicenda ci sia ben poco da spiegare. Resta per me aperto un interrogativo sul senso di questa singolare dichiarazione del sen. Andreotti, dato che ritengo improbabile che egli abbia smarrito per una sera la sua proverbiale memoria".
- 8 giugno- La digos romana arresta Raimondo Etro. Nei suoi esiste un ordine di custodia cautelare firmato dal gip Claudio D'Angelo su richiesta dei pm Franco Ionta e Antonio Marini. L' ordine di custodia era pronto da tempo ma non era stato possibile rintracciare Etro che sembra si trovasse in Thailandia. Etro, 37 anni, detto "Carletto", e' accusato di aver fatto parte del commando dell Br in via Fani e di aver partecipato all' omicidio del magistrato Riccardo Palma (14 febbraio 1978). Il ruolo di Etro nella strage di via Fani sarebbe stato quello di partecipare alle inchieste e di fornire armi e auto al commando. Gli inquirenti sospettano inoltre che Etro possa essere tra l'altro uno dei passeggeri di una moto Honda notata il 16 marzo del 1978 in via Fani dall' ingegner Alessandro Marini. All' identificazione di Etro, che si interessava di stampa pornografica e che era titolare di una societa' in Thailandia, gli investigatori sarebbero arrivati attraverso le dichiarazioni di alcuni brigatisti e mediante la rivisitazione di dichiarazioni fatte in passato da alcuni testimoni. Con Etro salgono a 11 i brigatisti identificati dagli inquirenti per la strage di via Fani. In mattinata i Pm Ionta e Marini hanno incontrato il Procuratore della Repubblica di Napoli, Agostino Cordova con il quale hanno avuto uno scambio di informazioni riguardo al boss della 'ndrangheta Nirta, indicato nei mesi scorsi da un pentito come presente all' agguato di via Fani. Etro faceva parte della "Brigata contro", che si occupava delle forze di Polizia e dei magistrati, li individuava, li seguiva e poi consegnava il rapporto completo al comitato esecutivo.Etro era gia' stato arrestato nel 1985 ed era stato condannato ad un anno e quattro mesi di reclusione per partecipazione a banda armata. Da allora avrebbe lasciato la lotta armata. Etro, che e' fotografo, e' stata spesso all' estero. Per questo la Digos romana ha atteso circa due mesi e mezzo il suo rientro dalla Thailandia, avvenuto la sera del 5, e lo ha arrestato oggi in casa della madre, in Via dei Malatesta, nel quartiere Aurelio. Etro e' sposato ed ha un figlio di tre anni. In serata, a piazzale Clodio, i pm Ionta e Marini interrogano l' ex brigatista, che avrebbe fatto alcune ammissioni sulla sua partecipazione al commando che uccise il giudice Palma, ma avrebbe negato qualsiasi coinvolgimento nella vicenda Moro.
- 9 giugno - A Rebibbia, nuovo interrogatorio di Raimondo Etro, assistito dall' avv. Enrico Polizzi di Sorrentino. Secondo l' accusa, il ruolo di Etro in via Fani sarebbe stato quello di recuperare le armi utilizzate dai brigatisti. Etro avrebbe ammesso di aver ritirato le armi utilizzate nel corso dell' azione per tenerle in consegna, ma non il 16 marzo 1978 bensi' nei giorni successivi. Nel ribadire la sua estraneita' alla strage, Etro avrebbe confermato di aver partecipato all' agguato contro il giudice Palma, sottolineando, tuttavia, di non aver sparato. I giudico indendono mettere a confronto Etro con Morucci.
- 10 giugno - In un' intervista a San Marino Rtv, Valerio Morucci dice: "Non capisco l' utilita' di questo confronto, dal momento che io non ho mai detto che Raimondo Etro ha partecipato all' agguato di via Fani".
- 12 giugno - L'avv. Giuseppe De Gori, legale di parte civile per la DC nei processi Moro, precisa che non era presente all' interrogatorio di Etro, come ipotizzato da qualche giornale. "Non mi sono ancora costituito parte civile nei suoi confronti - ha detto - ne' credo che lo faro' perche' e' inutile, in quanto il quadro del sequestro e dell' omicidio dell' on. Moro e' ormai completo e chiaro, e non mi interessa minimamente che dopo 16 anni, 'Carletto', che custodi' le armi dopo l'infame agguato di via Fani, venga indiziato e processato. Costui non ha nulla ne' da aggiungere ne' da togliere alla verita' che e' ormai inattaccabile". Riguardo all' asserzione che la DC "sacrifico"' Moro in quanto non tratto' mai con le Br, De Gori ha affermato che "e' vero" che la DC non tratto' mai con le Br, "come non tratto' mai il PCI, ma il sacrificio di Moro non puo' essere, come non e' stato, diretta conseguenza della impossibile trattativa. Basterebbe che il Vaticano pubblicasse la seconda lettera che Moro invio' al Papa Paolo VI, per fugare una volta per tutte questa 'falsita"'.
- 15 giugno - La Digos arresta Francesco Caviglia, detto "Bruno il meccanico", condannato a 22 anni nel processo Moro-ter per partecipazione a banda armata, rapina, tentato omicidio ed altri reati. Caviglia, 45 anni, celibe, operaio, e' stato arrestato nella sua abitazione romana in via Stefano Vay 98. Caviglia ha gia' scontato quattro anni di prigione dopo il suo arresto, avvenuto nel febbraio del 1982. Poi era stato rimesso in liberta' in attesa che la sentenza del processo passasse in giudicato. Per questo, secondo quanto hanno fatto notare gli investigatori, Caviglia dovra' rimanere in carcere ancora per 11 anni, 1 mese e 20 giorni. Secondo quanto venne stabilito al processo, Caviglia aveva fatto parte della colonna Br "28 marzo". Il suo compito era prevalentemente tecnico: era lui ad occuparsi di reperire le auto o le moto usate poi negli attentati e nelle rapine e a preoccuparsi di aggiustare tutte le cose meccaniche. Francesco Caviglia, secondo quanto si e' appreso, sapeva che sarebbe stato arrestato, in esecuzione della sentenza emessa gia' nel 1985, nel corso del processo "Moro Ter" diventata definitiva ed irrevocabile. Dopo la scarcerazione aveva ripreso con qualche difficolta' il suo lavoro di meccanico ( prima di entrare nelle Br lavorava in una officina). Caviglia, ha spiegato un investigatore, "ha avuto un ruolo di un certo rilievo nell' organizzazione romana dell Br, ma i suoi compiti sono sempre stati logistici. Non ha mai preso parte, perlomeno secondo quanto ha stabilito l'accusa, alle azioni piu' importanti". Il suo compito, ha continuato l'investigatore, " era quello di mettere a punto tutte le auto o le moto che dovevano essere impiegate negli attentati". Con i compagni della colonna " 28 marzo" e della brigata "Torre spaccata" Caviglia partecipo' comunque, secondo le imputazioni che gli sono state riconosciute, a due tentativi di sequestro, un tentato omicidio e diverse rapine.
- 5 luglio - La prima sezione penale della Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato dal legale di Alvaro Lojacono, Rosalba Valori, contro la decisione della corte d' appello di respingere l' istanza di ricusazione del giudice Severino Santiapichi per motivi procedurali. Con l' accoglimento del ricorso la Corte d' Appello di Roma dovra' stabilire se a valutare la posizione di Lojacono nel processo Moro-quater dovra' essere o meno Santiapichi, che gia', secondo i legali di Lojacono, "pur non giudicandolo, nella motivazione della sentenza affermava la responsabilita' di Lojacono riguardo all' omicidio del giudice Riccardo Palma, omicidio per il quale peraltro Lojacono non era imputato".
- 6 agosto - Il settimanale "Panorama" pubblica un articolo di Robert Katz che riporta anche una serie di risposte date dal consulente americano Steve Pieczenik, invitato a Roma durante il rapimento Moro. E' la prima volta che Pieczenik si fa intervistare sull' argomento. Il suo ruolo non era mai stato ben chiarito tanto che Katz nell' articolo riferisce un parere che viene attribuito al senatore Flamigni,
secondo il quale l' americano sarebbe stato "la longa manus di Kissinger incaricato di assicurare la fine di Moro". Dall'intervista risulta, invece che Pieczenik tento' di salvare l'ostaggio. "Raccogliete le informazioni necessarie a individuare l'intermediario piu' appropriato, - disse Pieczenik all'allora ministro dell'Interno Cossiga - come per esempio il Vaticano o la Croce Rossa internazionale, che possa a pieno titolo essere legittimato da entrambe le parti". La proposta trovo' reazioni che Katz definisce "ambigue". A questo punto Pieczenik si "vide costretto" a fare un discorso "molto franco" a Cossiga su chi avrebbe tratto vantaggio dal sequestro. "Saro' poco diplomatico - chiese Pieczenik - ma molto obiettivo: lei come si giudica Cossiga ? per quali motivi dovremmo escluderla dalla rosa dei candidati ?". Allora lui si mise a ridere e rispose: No, no lui e' stato il mio mentore, gli ero troppo vicino". Dopo una serie di altri episodi, Pieczenik capi', sempre secondo quanto riportato da Katz, che "l' intera situazione era compromessa" . Pieczenik afferma che riparti' anzitempo perche' sospettava che non "interessava affatto tirare fuori vivo Moro", che durante la prigionia rimase "estremamente lucido ed attento". Dall' intervista emerge anche che il rapporto venuto alla luce nel 1992 e attribuito a Pieczenik non e' stato scritto dal consulente americano. Nel rapporto, tra l'altro, si suggeriva a Cossiga un sistema per promuovere l'idea che Moro avesse "in effetti subito un lavaggio del cervello". Pieczenik, inoltre, racconta anche delle riunioni del 'comitato degli esperti' costituito da Cossiga due giorni dopo la strage di Via Fani, del ruolo del criminologo Franco Ferracuti, iscritto alla P2, e della "fuga di notizie" relative al lavoro del comitato. Su quest'ultimo punto Pieczenik afferma: "Un giorno lo dissi a Cossiga, senza mezzi termini. 'C'e' un'infiltrazione dall'alto, molto dall'alto'. 'Lo so da molto in alto', rispose lui. Ma da quanto in alto non lo sapeva o forse non lo voleva dire. Cosi' decisi di restringere il numero dei partecipanti alle riunioni ma la falla continuava ad allargarsi, tanto che alla fine ci ritrovammo solo in due, Cossiga ed io, ma la falla non accenno' a richiudersi".
- 25 agosto - Roberta Cappelli, ricercata per una condanna definitiva all' ergastolo nel processo Moro Ter, e' arrestata a Parigi da funzionari della Digos di roma e dell' Ucigos, in collaborazione con la polizia francese. Roberta Cappelli, 39 anni, nome di battaglia "Silvia", aveva fatto parte della direzione della colonna romana delle Br ed era poi passata nella direzione strategica. Tra gli episodi piu' gravi che le sono stati contestati, l' attentato all' ex vice dirigennaiote della digos di Roma Nicola Simone (febbraio 1981) e la partecipazione al sequestro dell' assessore regionale campano ed esponente della Dc Ciro Cirillo (aprile 1981). Clandestina dal 1980, venne arrestata una prima volta il 29 maggio del 1982 a Roma, insieme con il brigatista Marcello Capuano, dopo una sparatoria con i carabinieri. Fu scarcerata nel 1985 per scadenza dei termini. Arrestata nuovamente l' anno dopo, torno' in liberta', sempre per scadenza dei termini. Era fuggita in Francia nel 1993, dopo la condannata definitiva all' ergastolo e ad un anno di isolamento.
- 26 agosto - In una conferenza stampa a Udine, i rappresentanti dell' associazione degli ex gladiatori affermano che "Gladio" nella sua storia fu allertata, e soltanto per fornire informazioni, durante i sequestri Dozier e Moro, mentre e' falso, oltre che impossibile, che sia stata allertata nel 1964 per il tentativo di colpo di Stato detto "piano Solo". A parlare sono stati il portavoce dell' associazione, Francesco Gironda, ed il presidente, Giorgio Brusin.
- 3 settembre - Valerio Morucci a Venezia in "permesso speciale" di 48 ore, per poter partecipare alla presentazione del documentario "Steadicam" (tratto dal suo libro "A guerra finita") alla Mostra del cinema. Il cortometraggio del regista Mario Canale ricostruisce una giornata particolare di una coppia di clandestini che si accingono a ritirare il riscatto per la liberazione dell' armatore Costa sequestrato dalla Brigate Rosse. Quindici minuti in tutto, girati con una Steady-cam, alla cui realizzazione ha collaborato lo stesso Morucci, che compare in alcuni fotogrammi della pellicola, interpretata da Pietro Bontempo e Valeria Cavalli.
- 12 settembre - Rispondendo alla lettera di una lettrice del mensile "Trenta giorni", da lui diretto, Giulio Andreotti dice di aver pensato di non controfirmare, nel 1978, la legge che introduceva l' aborto, ma "Eravamo sotto lo scacco di un terrorismo minaccioso; e aprire una crisi pochi giorni dopo la tragica fine di Moro poteva risultare pericoloso.
- 16 settembre - Sono pubblicati in un unico volume i resoconti stenografici delle 16 sedute della commissione parlamentari d' inchiesta sulle stragi e il terrorismo durante l' XI legislatura, dal 9 giugno 1993 al 23 febbrario 1994.
- 17 ottobre - L' avvocato Giuseppe De Gori, legale di parte civile della DC nei processi Moro, denuncia di aver subito un furto nel suo studio. Dai suoi uffici e' stato sottratto un plico contenente il carteggio amministrativo dei processi Moro e la corrispondenza privata intercorsa fra De Gori e la DC. "Nel plico - ha detto De Gori - vi erano pure documenti riservatissimi. Il segreto professionale mi vieta di rivelarne il contenuto". De Gori ricorda di aver subito altri furti che lui definisce "pilotati", i cui autori, sostiene, "non sono certamente ladri normali".
- 11 novembre - L' ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga e' ascoltato dal pm Franco Ionta nell' ambito di un procedimento per calunnia in seguito ad una denuncia da lui presentata contro l' ex segretario generale dell' associazione nazionale magistrati Franco Ippolito.
- 11 novembre - Germano Maccari torna libero per decisione del tribunale del riesame che non ha convalidato la decisione del Gip Claudio D' Angelo di concedere ai Pm Antonio Marini e Franco Ionta sei mesi di proroga per svolgere le indagini. Respingendo la istanze dei pubblici ministeri e aprendo, di conseguenza, le porte del carcere a Maccari, i magistrati del tribunale del riesame sottolineano, in sostanza, che diversamente da quanto stabilisce la normativa e la giurisprudenza, la richiesta dei rappresentanti della pubblica accusa non e' motivata. Maccari, ovviamente, resta imputato, tant' e' vero che proprio oggi, dopo aver conosciuto la decisione del tribunale del riesame, Franco Ionta e Antonio Marini hanno sollecitato il rinvio a giudizio.
- 15 novembre - Il ministro della Difesa Cesare Previti, davanti alla Commissione stragi, dice che "Il governo ha la stessa determinazione di questa commissione di far luce su tanti oscuri fatti. C' e' la disponibilita' di fornire alla commissione tutti i fatti di cui il governo e' a conoscenza. Di far luce in tutte le direzioni." Sul caso Moro, il ministro della Difesa ha fornito chiarimenti sullo stato di servizio del col. Guglielmi, presente nelle vicinanze di via Fani la mattina del rapimento di Aldo Moro. Previti ha chiarito che all' epoca del rapimento il colonnello dei carabinieri era in forza alla legione carabinieri di Parma e che solo nel 1979 entro a far parte del Sismi presso l' ufficio controllo e sicurezza.
- 23 novembre - Alla presentazione del libro "Mezzo secolo della nostra vita - 50 anni attraverso le notizie dell'Ansa", il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, guardando una delle fotografie del libro, quella di Aldo Moro assassinato, ha affermato di essere "tra quelli terribilmente scettici su quello che si e' saputo dopo".
- 28 novembre - E' basato su due eccezioni di illegittimita' costituzionale e su una serie di difetti di motivazione, il ricorso con il quale i pm Franco Ionta e Antonio Marini si sono rivolti alla corte di Cassazione per impugnare la decisione del tribunale della liberta' che ha consentito a Germano Maccari, il presunto "quarto uomo" del covo br di via Montalcini, dove fu tenuto prigioniero Aldo Moro, di tornare in liberta'. Le eccezioni di illegittimita', oltre alle questioni legate a pericoli di fuga e di inquinamento delle prove da parte dell' imputato, fanno riferimento all' articolo 305 del codice di procedura penale (proroga della custodia cautelare) richiamato dal tribunale della liberta' nelle parti in cui: "prevede come condizione per la concessione della proroga dei termini della custodia, oltre alla sussistenza di gravi esigenze cautelari, anche la sussistenza o necessita' di accertamenti complessi"; "obbliga il pm a depositare atti coperti da segreto per dimostrare la necessita' di accertamenti particolarmente complessi in sede di impugnazione dell' ordinanza del gip che ha concesso la proroga dei termini di custodia". Nel ricorso dei pm Ionta e Marini, si sottolinea che "se e' questa l' interpretazione che deve darsi della norma contenuta nell' articolo 305 appare evidente il contrasto tra questa disposizione e quella contenuta nell' articolo 329 che stabilisce in linea generale l' obbligo del segreto sugli atti di indagine compiuti dal pm e dalla polizia giudiziaria". "In sintesi -si legge nel ricorso- per dimostrare la particolare complessita' delle indagini il pm si vedrebbe costretto ad una sorta di 'discovery' generale che potrebbe pregiudicare l' esito delle indagini in corso, non solo nei confronti dell' indagato per il quale viene richiesta la proroga della custodia, ma anche nei confronti degli altri indagati per lo stesso fatto o per fatti connessi". La questione della segretezza degli atti -secondo i ricorrenti- serve anche ad evitare "l' inquinamento delle prove e piu' in generale ogni compromissione al completo accertamento dei fatti". Nel ricorso si contesta inoltre la valutazione dello "stato delle indagini" fatta dai giudici del riesame con riferimento alla posizione di Maccari. Nel sottolineare che queste non si sono mai fermate, si elencano tutti gli accertamenti svolti negli ultimi tempi dai pm e dalla Digos. Il tribunale della liberta' aveva motivato la propria decisione rilevando come non sia emerso "alcuna stima legittima della sussistenza di indagini particolarmente complesse".
- 30 novembre - Processo Moro quater: il pm Antonio Marini chiede che la Corte ascolti Raimondo Etro, ma il presidente ha rigettato la richiesta del pm, sostenendo che tutti gli elementi necessari per decidere sono gia' stati acquisiti al processo. Subito dopo e' iniziata l' arringa dell' avvocato di Lojacono, Rosalba Valori.
- 1 dicembre - Processo Moro quater: Al termine dell' arringa del difensore di Lojacono, Rosalba Valori, i giudici della prima corte di assise di Roma, presieduta da Severino Santiapichi, si riuniscono in camera di consiglio.
Dopo quattro ore la sentenza: per Alvaro Lojacono ergastolo e isolamento diurno per un anno. Pene lievi sono state inflitte ad un gruppo di imputati accusati di piccoli episodi collegati all' attivita' delle Brigate Rosse: Marcello Capuano, Luigi Novelli, Marina Petrella e Sandro Padula.
- 2 dicembre - Si apprende che Paolo Baschieri, ex appartenente al Comitato rivoluzionario toscano delle Brigate rosse, alcuni mesi fa ha ottenuto la grazia dal presidente della Repubblica Scalfaro. Baschieri, 42 anni, pisano, dopo aver scontato sette anni di reclusione (parte di una condanna inflittagli a Firenze), aveva ottenuto dopo la semiliberta' la sospensione condizionale della pena residua. Attualmente lavora come ricercatore all' istituto di biofisica del Cnr di Pisa ed e' impegnato in una serie di ricerche applicate sugli strumenti di diagnostica (risonanza magnetica). Sul capo di Baschieri pendeva comunque anche una condanna a 16 anni di reclusione per il sequestro del giudice D' Urso, che gli era stato contestato nell' ambito dell' inchiesta Moro-ter in quanto all' epoca detenuto con altri brigatisti nel supercarcere di Trani. E' proprio in relazione a tale condanna, ha precisato oggi l' avvocato Nino Filasto', che per Baschieri ha seguito l' iter della domanda di grazia, che il presidente Scalfaro ha concesso il provvedimento.
- 28 dicembre - Ugo Zilletti, ex vicepresidente del Csm e coinvolto in alcune vicende giudiziarie, in una conferenza stampa attacca i giudici di Ivrea che il 22 dicembre lo hanno condannato a cinque anni di reclusione per il fallimento della Manifattura di Cuorgne' e preannuncia un libro sui misteri d' Italia, dalla P2 all' assassinio di Dalla Chiesa. Nel suo libro, che dice sara' pronto "tra due mesi", Zilletti parlera' anche di come fu condotta la lotta al terrorismo, della situazione in Sicilia ai tempi dell' omicidio di Dalla Chiesa, del Banco Ambrosiano e del sequestro Moro.

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