Almanacco dei misteri d' Italia


Il caso Moro

i documenti


  MORO/30: IL COMUNICATO NUMERO UNO DELLE BR/ ANSA
(SCHEDA)
   (ANSA) - ROMA, 17 MAR - Ecco il testo del comunicato numero
uno delle Br durante il caso Moro, diffuso il 18 marzo 1978:
   Giovedì 16 marzo un nucleo armato delle Brigate Rosse ha
catturato e rinchiuso in un carcere del popolo ALDO MORO,
presidente della Democrazia Cristiana. La sua scorta armata,
composta da cinque agenti dei famigerati Corpi Speciali, è stata
completamente annientata.
   Chi è ALDO MORO è presto detto: dopo il suo degno compare De
Gasperi, è stato fino ad oggi il gerarca più autorevole, il
''teorico'' e lo ''stratega'' indiscusso di quel regìme
democristiano che da trent`anni opprime il popolo italiano. Ogni
tappa che ha scandíto la controrivoluzione imperialista di cui
la DC è stata artefice nel nostro paese, dalle politiche
sanguinarie degli anni '50, alla svolta del ''centro-sinistra''
fino ai giorni nostri con ''l'accordo a sei'' ha avuto in ALDO
MORO il padrino politico e l'esecutore più fedele delle
direttive impartite dalle centrali imperialiste. þ inutile
elencare qui il numero infinito di volte che Moro è stato
presidente del Consiglio o membro del Governo in ministeri
chiave, e le innumerevoli cariche che ha ricoperto nella
direzione della DC, (tutto è ampiamente documentato e sapremo
valutarlo opportunamente), ci basta sottolineare come questo
dimostri il ruolo di massima e diretta responsabilità da lui
svolto, scopertamente o ''tramando nell'ombra'', nelle scelte
politiche di fondo e nell'attuazione dei programmi
controrivoluzionari voluti dalla borghesia imperialista.
   Compagni, la crisi irreversibile che l'imperialismo sta
attraversando mentre accelera la disgregazione del suo potere e
del suo dominio, innesca nello stesso tempo i meccanismi di una
profonda ristrutturazione che dovrebbe ricondurre il nostro
paese sotto il controllo totale delle centrali del capitale
multinazionale e soggiogare definitivamente il proletariato.
La trasformazione nell'area europea dei superati Stati-nazione
di stampo liberale in Stati lmperialisti delle Multinazionali
(SIM) è un processo in pieno svolgimento anche nel nostro paese.
Il SIM, ristrutturandosi, si predispone a svolgere il ruolo di
cinghia di trasmissione degli interessi economici-strategici
globali dell'imperialismo, e nello stesso tempo ad essere
organizzazione della controrívoluzione preventiva rivolta ad
annichilire ogni ''velleità'' rivoluzionaria del proletariato.
Questo ambizioso progetto per potersi affermare necessita di una
condizione pregiudiziale: la creazione di un personale
politico-economico-militare che lo realizzi. Negli ultimi anni
questo personale politico strettamente legato ai circoli
imperialisti e' emerso in modo egemone in tutti i partiti del
cosiddetto ''arco costituzionale'', ma ha la sua massima
concentrazione e il suo punto di riferimento principale nella
Democrazia Cristiana. La DC e' cosi' la forza centrale e
strategica della gestione imperialista dello Stato. Nel quadro
dell'unita' strategica degli Stati Imperialisti, le maggiori
potenze che stanno alla testa della catena gerarchica,
richiedono alla DC di funzionare da polo politico nazionale
della controrivoluzione. E' sulla macchina del potere
democristiano, trasformata e ''rinnovata'', e' sul nuovo regime
da essa imposto che dovrà marciare la riconversione dello
Stato-nazione in anello efficiente della catena imperialista e
potranno essere imposte le feroci politiche economiche e le
profonde trasformazioni istituzionali in funzione apertamente
repressiva richieste dai partner forti della catena: Usa, RFT.
Questo regime, questo partito sono oggi la filiale nazionale,
lugubremente efficiente, della piu' grande multinazionale del
crimine che l' umanita' abbia mai conosciuto.
   Da tempo le avanguardie comuniste hanno individuato nella DC
il nemico piu' feroce del proletariato, la congrega piu' bieca
di ogni manovra reazionaria. Questo oggi non basta. Bisogna
stanare dai covi democristiani, variamente mascherati, gli
agenti controrivoluzionari che nella '' nuova '' DC
rappresentano il fulcro della ristrutturazione dello SIM,
braccarli ovunque, non concedere loro tregua. Bisogna estendere
e approfondire il processo al regime che in ogni parte le
avanguardie combattenti hanno gia' saputo indicare con la loro
pratica di combattimento. E questa una delle direttrici su cui
e' possibile far marciare il Movimento di Resistenza Proletario
Offensivo, su cui sferrare l'attacco e disarticolare il progetto
imperialista. Sia chiaro quindi che con la cattura di ALDO MORO,
ed il processo al quale verra' sottoposto da un Tribunale del
Popolo, non intendiamo ''chiudere la partita'' ne' tantomeno
sbandierare un ''simbolo'', ma sviluppare una parola d ordine su
cui tutto il Movimento di Resistenza Offensivo si sta gia'
misurando, renderlo piu' forte, piu' maturo, piu' incisivo e
organizzato. Intendiamo mobilitare la piu' vasta e unitaria
iniziativa armata per l'ulteriore crescita della GUERRA DI
CLASSE PER IL COMUNISMO.
PORTARE L'ATTACCO ALLO STATO IMPERIALISTA DELLE MULTINAZIONALI.
DISARTICOLARE LE STRUTTURE, I PROGETTI DELLA BORGHESIA
IMPERIALISTA ATTACCANDO IL PERSONALE POLITICO-ECONOMICO-MILITARE
CHE NE E' L' ESPRESSIONE.
UNIFICARE IL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO COSTRUENDO IL PARTITO
COMUNISTA COMBATTENTE.
16/3/78 Per il comunismo
Brigate rosse
     FF
17-MAR-08 18:28 NNNN


MORO/30: IL TESTO DEL 'COMUNICATO NUMERO DUE'DELLE BR/ ANSA
(SCHEDA DI DOCUMENTAZIONE)
   (ANSA) - ROMA, 24 MAR - Ecco il testo del ''Comunicato numero
due'' delle Brigate rosse diffuso durante il sequestro Moro:
   1. - IL PROCESSO AD ALDO MORO
Lo spettacolo fornitoci dal regime in questi giorni ci porta ad
una prima considerazione. Vogliamo mettere in evidenza il ruolo
che nello SIM vanno ad assumere i partiti costituzionali. A
nessuno è sfuggito come il quarto governo Andreotti abbia
segnato il definitivo esautoramento del parlamento da ogni
potere, e come le leggi speciali appena varate siano il
compimento della più completa acquiescenza dei partiti del
cosiddetto ''arco costituzionale'' alla strategia imperialista,
diretta esclusivamente dalla DC e dal suo governo. Si è passati
cioè dallo Stato come espressione dei partiti, ai partiti come
puri strumenti dello Stato. Ad essi viene affidato il ruolo di
attivizzare i loro apparati per le luride manifestazioni di
sostegno alle manovre controrivoluzionarie, contrabbandandole
come manifestazioni ''popolari''; più in particolare al partito
di Berlinguer e ai sindacati collaborazionisti spetta il compito
(al quale sembra siano ormai completamente votati) di funzionare
da apparato poliziesco antioperaio, da delatori, da spie del
regime.
   La cattura di Aldo Moro, al quale tutto lo schieramento
borghese riconosce il maggior merito del raggiungimento di
questo obiettivo, non ha fatto altro che mettere in macroscopica
evidenza questa realtà.
   Non solo, ma Aldo Moro viene citato (anche dopo la sua
cattura!) come il naturale designato alla presidenza della
Repubblica. Il perché è evidente. Nel progetto di
''concentrazione'' del potere, il ruolo del Capo dello Stato
Imperialista diventa determinante. Istituzionalmente il
Presidente accentra già in sé, tra le altre, le funzioni di capo
della Magistratura e delle Forze Armate; funzioni che sino ad
ora sono state espletate in maniera più che altro simbolica e a
volte persino da corrotti buffoni (vedasi Leone). Ma nello SIM
il Capo dello Stato (ed il suo apparato di uomini e strutture)
dovrà essere il vero gestore degli organi chiave e delle
funzioni che gli competono.
   Chi meglio di Aldo Moro potrebbe rappresentare come capo
dello SIM gli interessi della borghesia imperialista? Chi meglio
di lui potrebbe realizzare le modifiche istituzionali necessarie
alla completa ristrutturazione dello SIM? La sua carriera però
non comincia oggi: la sua presenza, a volte palese a volte
strisciante, negli organi di direzione del regime è di lunga
data. Vediamone le tappe principali, perché di questo dovrà
rendere conto al Tribunale del Popolo.
 1955 - Moro è ministro di Grazia e Giustizia nel governo Segni.
 1957 - Moro è ministro della Pubblica Istruzione nel governo
Zoli, retto dal Movimento Sociale Italiano.
 1959-60 - Viene eletto segretario della DC. Sono gli anni del
governo Tambroni, dello scontro frontale sferrato dalla
borghesia contro il Movimento Operaio. La ferma resistenza
operaia viene affrontata con la più dura repressione armata: nel
luglio '60 si conteranno i proletari morti, massacrati dalla
polizia di Scelba.
 1963 - In quest'anno parte la strategia americana di recupero
della frangia di ''sinistra'' della borghesia italiana con
l'inglobamento del PSI nel governo, nel tentativo di spaccare il
Movimento Operaio. E' la ''svolta'' del centro-sinistra e Moro
se ne assumerà la gestione per tutti gli anni successivi come
Presidente del Consiglio.
 1964 - E' Presidente del Consiglio. Emergono le manovre del
S1FAR, di De Lorenzo e di Segni, che a conti fatti risulterà
un'abile macchinazione ricattatoria perfettamente funzionale
alla politica del suo governo. Quando la sporca trama verrà
completamente allo scoperto, come un vero ''padrino'' che si
rispetti, Moro affosserà il tutto e ricompenserà con una valanga
di ''omissis'' i suoi autori.
 1965-68 - þ ininterrottamente Presidente del Consiglio.
 1968-72 - In tutto questo periodo è ministro degli Esteri. La
pillola del centrosinistra perde sempre più la sua efficacia
narcotizzante e riprende l'offensiva del Movimento Operaio con
un crescendo straordinario. La risposta dell' Imperialismo è
stata quella che va sotto il nome di ''strategia della
tensione''.
 1973-74 - E' sempre ministro degli Esteri.
 1974-78 - Assume di nuovo la Presidenza del Consiglio e nel '76
diventa Presidente della DC. E' in questi anni che la borghesia
imperialista supera le sue maggiori contraddizioni e procede
speditamente alla realizzazione del suo progetto. E' in questi
anni che Moro diventa l'uomo di punta della borghesia, quale più
alto fautore di tutta la ristrutturazione dello SIM. Su tutto
questo ed altro ancora, è in corso l'interrogatorio ad Aldo
Moro.
   Esso verte: a chiarire le politiche imperialiste e
antiproletarie di cui la DC è portatrice; a individuare con
precisione le strutture internazionali e le filiazioni nazionali
della controrivoluzione imperialista; a svelare il personale
politico-economico-militare sulle cui gambe cammina il progetto
delle multinazionali; ad accertare le dirette responsabilità di
Aldo Moro per le quali, con i criteri della GIUSTIZIA
PROLETARIA, verrà giudicato.
 2.- IL TERRORISMO IMPERIALISTA E L'INTERNAZIONALISMO PROLETARIO
   A livello militare è la NATO che pilota e dirige i progetti
continentali di controrivoluzione armata nei vari SIM europei. I
nove paesi della CEE hanno create L' ORGANlZZAZIONE COMUNE DI
POLIZIA che è una vera e propria centrale internazionale del
terrore.
   Sono i paesi più forti della catena e che hanno già
collaudato le tecniche più avanzate della controrivoluzione ad
assumersi il compito di trainare, istruire, dirigere le
appendici militari nei paesi piu' deboli che non hanno ancora
raggiunto i loro livelli di macabra efficienza. Si spiega così
l'invasione inglese e tedesca dei super-specialisti del SAS
(Special Air Service), delle BKA (Bunderskriminalamt) e dei
sérvizi segreti israeliani. Gli specialisti americani invece non
hanno avuto bisogno di scomodarsi, sono installati in pianta
stabile in Italia dal 1945. ECCOLA QUI L'INTERNAZIONALE DEL
TERRORISMO. Eccoli qui i boia imperialisti massacratori dei
militanti dell'IRA, della RAF, del popolo Palestinese, dei
guerriglieri comunisti dell'America Latina che sono corsi a
dirigere i loro degni compari comandati da Cossiga. E' una
ulteriore dimostrazione della completa subordinazione dello
SIM-Italia alle centrali imperialiste, ma è anche una visione
chiara di come per le forze rivoluzionarie sia improrogabile far
fronte alla necessità di calibrare la propria strategia in
un'ottica europea, che tenga conto cioè che il mostro
imperialista va combattuto nella sua dimensione continentale.
Per questo riteniamo che una pratica effettiva dell'
INTERNAZIONALISMO PROLETARIO debba cominciare oggi anche
stabilendo tra le Organizzazioni Camuniste Combattenti che il
proletariato europeo ha espresso un rapporto di profondo
confronto politico, di fattiva solidarietà, e di concreta
collaborazione.
   Certo, faremo ogni sforzo, opereremo con ogni mezzo perche'
si raggiunga fra le forze che in Europa combattono per il
comunismo la più vasta integrazione politica possibile. Non
dubitino gli strateghi della controrivoluzione e i loro ottusi
servitorelli revisionisti vecchi e nuovi, che contro l'
internazionale del terrore imperialista sapremo costruire
l'unità strategica delle forze comuniste.
   Ciò detto va fatta una chiarificazione. Sin dalla sua nascita
la nostra Organizzazione ha fatto proprio il principio maoista
''contare sulle proprie forze e lottare con tenacia''. Applicare
questo principio, nonostante le enormi diflicoltà, è stato per
la nostra Organizzazione piu che una scelta giusta una scelta
naturaIe; il proletariato italiano possiede in sé un immenso
potenziale di intelligenza rivoluzionaria, un patrimonio
infinito di conoscenze tecniche e di capacità materiali che con
il proprio lavoro ha saputo collettivamente accumulare una
volontà e una disponibilità alla lotta che decenni di battaglie
per la propria liberazioni ha forgiato e reso indistruttibile.
Su questo poggia tutta la costruzione della nostra
Organizzazione, la crescita della sua forza ha le solide
fondamenta del proletariato italiano, si avvale
dell'inestimabile contributo che i suoi figli migliori e le sue
avanguardie danno alla costruzione del PARTITO COMUNISTA
COMBATTENTE. Mentre riaffermiamo con forza le nostre posizioni
sull'Internazionalismo Proletarío, diciamo che la nostra
Organizzazione ha imparato a combattere, ha saputo costruire ed
organizzare autonomamente i livelli politico-militari adeguati
ai compiti che la guerra di classe impone. Organizzare la lotta
armata per il Comunismo costruire il Partito Comunista
Combattente, prepararsi anche militarmente ad essere dei soldati
della rivoluzione è la strada che abbiamo scelto, ed è questo
che ha reso possibile alla nostra Organlzzazione di condurre
nella più completa autonomia la battaglia per la cattura ed il
processo ad Aldo Moro.
   Intensificare con l'attacco armato il processo al regime,
disarticolare i centri della controrivoluzione imperialista.
   Costruire l' unità del movimento rivoluzionario nel Partito
Combattente.
   Onore ai compagni Lorenzo Jannucci e Fausto Tinelli
assassinati dai sicari del regime.
Per il Comunismo
Brigate Rosse. (ANSA).
     FF
24-MAR-08 14:38 NNNN


MORO/30: IL COMUNICATO NUMERO TRE/ ANSA
(SCHEDA DI DOCUMENTAZIONE)
   (ANSA) - ROMA, 28 MAR - Ecco il testo del Comunicato numero
tre delle Brigate rosse durante il caso Moro:
  L'interrogatorio, sui contenuti del quale abbiamo gia' detto,
prosegue con la completa collaborazione del prigioniero. Le
risposte che fornisce chiariscono sempre piu' le linee
ccntrorivoluzionarie che le centrali imperialiste stanno
attuando; delineano con chiarezza i contorni e il corpo del
''nuovo'' regime che, nella ristrutturazione dello Stato
Imperialista delle Multinazionali si sta instaurando nel nostro
paese e che ha come perno la Democrazia Cristiana. Proprio sul
ruolo che le centrali imperialiste hanno assegnato alla DC,
su11e strutture e gli uomini che gestiscono il progetto
controrivoluzionario sulla loro interdipendenza e subordinazione
agli organismi imperialisti internazionali, sui finanziamenti
occulti. sui piani economici-politici-militari da attuare in
Italia il prigioniero Aldo Moro ha cominciato a fornire le sue
''illuminanti'' risposte.
   Le informazioni che abbiamo cosi' modo di recepire, una volta
verificate verranno rese note al movimento rivoluzionario che
sapra' farne buon uso nel prosieguo del processo al regime che
con l'iniziativa delle forze combattenti si e' aperto in tutto
il paese. Perche' proprio di questo si tratta. La cattura e il
processo ad Aldo Moro non e' che un momento, importante e
chiarificatore, della Guerra di Classe Rivoluzionaria che le
forze comuniste armate hanno assunto come linea per la
costruzione di una societa' comunista, e che indica come
obbiettivo primario l'attacco allo stato imperialista e la
liquidazione dell'immondo e corrotto regime democristiano.
   Aldo Moro, che oggi deve rispondere davanti ad un Tribunale
del Popolo, e' perfettamente consapevole di essere il piu' alto
gerarca di questo regime, di essere il responsabile al piu' alto
livello delle politiche antiproletarie che l'egemonia
imperialista ha imposto nel nostro paese, della repressione
delle forze produttive, delle condizioni di sfruttamento dei
lavoratori, dell'emarginazione e miseria di intere fasce di
proletariato, della disoccupazione, della controrivoluzione
armata scatenata dalla DC; e sa che su tutto questo il
proletariato non ha dubbi, che si e' chiarito le idee guardando
lui e il suo partito nei trent'anni in cui e' al potere, e che
il tribunale del Popolo sapra' tenerlo in debito conto.
   Ma Moro e' anche consapevole di non essere il solo, di
essere, appunto, il piu' alto esponente del regime; chiama
quindi gli altri gerarchi a dividere con lui le responsabilita',
e rivolge agli stessi un appello che suona come un'esplicita
chiamata di ''correita'''. Ha chiesto di scrivere una lettera
segreta (le manovre occulte sono la normalita' per la mafia
democristiana) al governo ed in particolare al capo degli sbirri
Cossiga. Gli e' stato concesso, ma siccome niente deve essere
nascosto al popolo ed e' questo il nostro costume la rendiamo
pubblica.
Compagni, in questa fase storica, a questo punto della crisi la
pratica della violenza rivoluzionaria e' l'unica politica che
abbia la possibilita' reale di affrontare e risolvere la
contraddizione antagonistica che oppone proletariato
metropolitano e borghesia imperialista. In questa fase la lotta
di classe assume per iniziativa delle Avanguardie rivoluzionarie
la forma della Guerra. Proprio questo impedisce al nemico di
''normalizzare la situazione'' e cioe' di riportare una vittoria
tattica sul movimento di lotta degli ultimi dieci anni, e sui
bisogni, le aspettative, le speranze che essa ha generato. Certo
siamo noi a volere la guerra! Siamo anche consapevoli del fatto
che la pratica della violenza rivoluzionaria spinge il nemico ad
affrontarla, lo costringe a muoversi, a vivere sul terreno della
guerra anzi ci proponiamo di fare emergere, di stanare la
controrivoluzione imperialista dalle pieghe della societa'
''democratica'' dove in tempi migliori se ne stava comodamente
nascosta Ma detto questo, e' necessario fare chiarezza su un
punto: non siamo noi a ''creare'' la controrivoluzione. Essa e'
la forma stessa che assume l'imperialismo nel suo divenire: non
e' un ''aspetto ma la sostanza'', I'imperialismo e'
controrivoluzione. Fare emergere attraverso la pratica della
Guerriglia questa fondamentale verita' e' il presupposto
necessario della guerra di classe nelle metropoli.
In questi ultimi anni abbiamo visto snodarsi i piani della
controrivoluzione; abbiamo visto le maggiori citta' italiane
poste in stato d'assedio, lo scatenarsi dei ''corpi speciali'' e
degli apparati militari del regime contro il proletariato e la
sua avanguardia; abbiamo visto le leggi speciali, i Tribunali
Speciali, i campi di concentramento abbiamo visto l'attacco
feroce alla classe operaia e alle sue condizioni di vita,
I'opera di sabotaggio e repressione delle lotte dei
berlingueriani e l'infame compito che si sono assunti per la
delazione, lo spionaggio, la schedatura poliziesca nelle
fabbriche. Ma abbiamo visto anche dispiegarsi il Movimento di
Resistenza Proletario Offensivo (MRPO). L'iniziativa proletaria
non si e' fermata, anzi si e' estesa ed ha assunto i contenuti e
le forme della Guerra di Classe Rivoluzionaria. L'interesse del
proletariato, I'antagonismo degli sfruttati verso il loro
oppressore, i bisogni e la volonta' di lottare per il Comunismo,
vivono oggi nella capacita' dimostrata del MRPO di sferrare
l'attacco armato contro il nemico imperialista. Questo bisogna
fare oggi. Estendere l'iniziativa armata contro centri
economici-politici-militari della controrivoluzione, concentrare
l'attacco sulle strutture e gli uomini che ne sono i
fondamentali portatori, disarticolare a tutti i livelli i piani
delle multinazionali imperialiste.
   E' fondamentale pure realizzare quei salti politici e
organizzativi che la guerra di classe impone, costruire la
direzione del MRPO, assumersi la responsabilita' di guidarlo,
costruire in sostanza il Partito Comunista Combattente. Solo
cosi' e' possibile avviarsi verso la vittoria strategica del
proletariato. La violenza e il terrorismo dello Stato
Imperialista delle Multinazionali che si abbattono
quotidianamente sul proletariato dimostrano che la belva
imperialista possiede si' artigli d'acciaio, ma dicono anche che
e' possibile colpirla a morte, che e' possibile annientarla
strategicamente. Come pure non incantano nessuno gli isterismi
piagnucolosi di chi, intrappolato nella visione legalistica e
piccolo borghese della lotta di classe, si e' gia' arreso ed ha
accettato la sconfitta finendo inesorabilmente ad essere
grottesco reggicoda di ogni manovra reazionaria. Il MRPO e' ben
altra cosa e il dispiegarsi della guerra di classe
Rivoluzionaria lo sta dimostrando.
   Portare l'attacco allo Stato Imperialista delle
Multinazionali.
   Estendere e intensificare l'iniziativa armata contro i centri
e gli uomini della controrivoluzione imperialista.
   Unificare il Movimento Rivoluzionario costruendo il Partito
Comunista Combattente.
Per il comunismo
Brigate rosse
     FF
28-MAR-08 15:16 NNNN

 

MORO/30: LA LETTERA A COSSIGA/ ANSA
(SCHEDA DI DOCUMENTAZIONE)
   (ANSA) - ROMA, 28 MAR - Ecco il testo della lettera di Aldo
Moro al ministro dell'Interno, Francesco Cossiga:
   Caro Francesco, mentre t'indirizzo un caro saluto, sono
indotto dalle difficili circostanze a svolgere dinanzi a te,
avendo presenti le tue responsabilità (che io ovviamente
rispetto) alcune lucide e realistiche considerazioni. Prescindo
volutamente da ogni aspetto emotivo e mi attengo ai fatti.
Benché non sappia nulla né del modo né di quanto accaduto dopo
il mio prelevamento, è fuori discussione - mi è stato detto con
tutta chiarezza - che sono considerato un prigioniero politico,
sottoposto, come Presidente della DC., ad un processo diretto ad
accertare le mie trentennali responsabilità (processo contenuto
in termini politici, ma che diventa sempre più stringente). In
tali circostanze ti scrivo in modo molto riservato, perché tu e
gli amici con alla testa il Presidente del Consiglio (informato
ovviamente il Presidente della Repubblica) possiate riflettere
opportunamente sul da farsi, per evitare guai peggiori. Pensare
quindi fino in fondo, prima che si crei una situazione emotiva e
irrazionale. Devo pensare che il grave addebito che mi viene
fatto, si rivolge a me in quanto esponente qualificato della DC
nel suo insieme nella gestione della sua linea politica. In
verità siamo tutti noi del gruppo dirigente che siamo chiamati
in causa ed è il nostro operato collettivo che è sotto accusa e
di cui devo rispondere. Nella circostanza sopra descritta entra
in gioco, al di là di ogni considerazione umanitaria che pure
non si può ignorare, la ragione di Stato. Soprattutto questa
ragione di Stato nel caso mio significa, riprendendo lo spunto
accennato innanzi sulla mia attuale condizione, che io mi trovo
sotto un dominio pieno ed incontrollato, sottoposto ad un
processo popolare che può essere opportunamente graduato, che
sono in questo stato avendo tutte le conoscenze e sensibilità
che derivano dalla lunga esperienza, con il rischio di essere
chiamato o indotto a parlare in maniera che potrebbe essere
sgradevole e pericolosa in determinate situazioni.
   Inoltre la dottrina per la quale il rapimento non deve recare
vantaggi, discutibile già nei casi comuni, dove il danno del
rapito è estremamente probabile, non regge in circostanze
politiche, dove si provocano danni sicuri e incalcolabili non
solo alla persona, ma allo Stato. Il sacrificio degli innocenti
in nome di un astratto principio di legalità, mentre un
indiscutibile stato di necessità dovrebbe indurre a salvarli, è
inammissibile. Tutti gli Stati del mondo si sono regolati in
modo positivo, salvo Israele e la Germania, ma non per il caso
Lorenz. E non si dica che lo Stato perde la faccia, perché non
ha saputo o potuto impedire il rapimento di un'alta personalità
che significa qualcosa nella vita dello Stato. Ritornando un
momento indietro sul comportamento degli Stati, ricorderò gli
scambi tra Breznev e Pinochet, i molteplici scambi di spie,
l'espulsione dei dissidenti dal territorio sovietico.
   Capisco che un fatto di questo genere, quando si delinea,
pesi, ma si deve anche guardare lucidamente al peggio che può
venire. Queste sono le alterne vicende di una guerriglia, che
bisogna valutare con freddezza, bloccando l'emotività e
riflettendo sui fatti politici.
  Penso che un preventivo passo della S. Sede (o anche di altri?
di chi?) potrebbe essere utile. Converrà che tenga d'intesa con
il Presidente del Consiglio riservatissimi contatti con pochi
qualificati capi politici, convincendo gli eventuali riluttanti.
Un atteggiamento di ostilità sarebbe una astrattezza ed un
errore. Che Iddio vi illumini per il meglio, evitando che siate
impantanati in un doloroso episodio, dal quale potrebbero
dipendere molte cose.
   I più affettuosi saluti.
   Aldo Moro
     FF
28-MAR-08 15:17 NNNN


MORO/30: LE LETTERE ALLA MOGLIE E A NICOLA RANA/ ANSA
(SCHEDA DI DOCUMENTAZIONE)
   (ANSA) - ROMA, 28 MAR - Ecco il testo delle lettere
indirizzate a Noretta Moro e a Nicola Rana, scritte da Aldo Moro
il 26 marzo (Pasqua) e recapitate dalle Br il 29 marzo:
                    LETTERA ALLA MOGLIE
   Mia carissima Noretta, desidero farti giungere nel giorno di
Pasqua, a te ed a tutti, gli auguri più fervidi ed affettuosi
con tanta tenerezza per la famiglia ed il piccolo in
particolare. Ricordami ad Anna che avrei dovuto vedere oggi.
Prego Agnese di farti compagnia la notte. Io discretamente, bene
alimentato ed assistito con premura. Vi benedico, invio tante
cose care a tutti e un forte abbraccio.
Aldo
                    LETTERA A RANA
   Carissimo Rana, le rivolgo il più affettuoso pensiero e La
ringrazio tanto per quel che ha fatto e fa a sostegno della mia
famiglia e mio. Ed ecco che ancora ho bisogno di Lei in un
momento cruciale. Le accludo una lettera da far pervenire a mia
moglie ed ai miei, dei quali non so nulla. E poi ancora una
lettera sul caso politico da portare nelle proprie mani del
Ministro Cossiga e con la comprensibile immediatezza. La mia
idea e speranza è che questo filo, che cerco di allacciare,
resti segreto il più a lungo possibile, fuori da pericolose
polemiche. Ciò vuol dire che la risposta, o una prima risposta,
quando verrà, non dovrebbe passare per i giornali, ma per una
lettera o comunicazione a Lei pervenuta dal Ministro. Si
concorderà poi come inoltrarla. Presupposto di tutto è che non
vi sia sorveglianza alcuna presso la Sua portineria già dalla
prima volta. Il Ministro verbalmente, dovrebbe impegnarsi a
bloccare ogni sorveglianza nel corso dell'operazione. E' chiaro
che un incidente farebbe crollare tutto con danno incalcolabile.
Grazie tante e i più affettuosi saluti.
Suo Aldo Moro.
     FF
28-MAR-08 15:20 NNNN


MORO/30: IL COMUNICATO NUMERO 4 DELLE BR / ANSA
   (ANSA) - ROMA, 3 APR -  Questo è il testo del 'comunicato
numero quattro' delle Brigate rosse durante il rapimento Moro:
IL PROCESSO A MORO
  Moro afferma nelle sue lettere che si trova in una situazione
''eccezionale'' privo della ''consolazione'' dei suoi compari, e
perfettamente consapevole di cosa lo aspetti. In questo una
volta tanto siamo d'accordo con lui. Che uno dei piu' alti
dirigenti della DC si trovi sottoposto ad un processo popolare,
che debba rispondere ad un Tribunale del Popolo di trent' anni
di regime democristiano, che il giudizio popolare nella sua
prevedibile durezza avra' certamente il suo corso, e' una
situazione che fino ad ora e' stata ''eccezionale''. Ma le cose
stanno cambiando. L'attacco sferrato negli ultimi tempi dal
Movimento Proletario, la Resistenza Offensiva contro le
articolazioni del potere democristiano, contro le strutture e
gli uomini della controrivoluzione imperialista, stanno
modificando radicalmente questa situazione. Si sta attuando in
tutto il paese, con l'iniziativa delle avanguardie combattenti,
il PROCESSO AL REGIME che pone sotto accusa i servi degli
interessi delle Multinazionali, che smaschera i loro piani
antiproletari, che e' rivolto a distruggere la macchina
dell'oppressione imperialista, lo Stato Imperialista delle
Multinazionali. Il processo al quale e' sottoposto Moro e' un
momento di tutto questo. Deve essere chiaro quindi che il
Tribunale del Popolo non avra' ne' dubbi ne' incertezze, quanto
meno secondi o ''segreti'' fini ma sapra' giudicare Moro per
quanto lui e la DC hanno fatto e stanno facendo contro il
movimento proletario.
La manovra messa in atto dalla stampa di regime, attribuendo
alla nostra Organizzazione quanto Moro ha scritto di suo pugno
nella lettera a Cossiga, e' stata subdola quanto maldestra. Lo
scritto rivela invece, con una chiarezza che sembra non gradita
alla cosca democristiana, il suo punto di vista e non il nostro.
Egli si rivolge agli altri democristiani (nella seconda lettera
che ha chiesto di scrivere a Zaccagnini e che noi recapitiamo e
rendiamo pubblica, li chiama tutti per nome), li invita ad
assumersi le loro responsabilita' presenti e passate (le
responsabilita' che essi dovranno assumersi di fronte al
Movimento Rivoluzionario, e che nel corso dell'interrogatorio il
prigioniero sta chiarendo, sono ben altre da quelle accennate da
Moro nella sua lettera), li invita a considerare la sua
posizione di prigioniero politico in relazione a quella dei
combattenti comunisti prigionieri nelle carceri di regime.
Questa e' la sua posizione che, se non manca di realismo
politico nel vedere le contraddizioni di classe oggi in Italia,
e' utile chiarire che non e' la nostra.
Abbiamo piu' volte affermato che uno dei punti fondamentali del
programma della nostra Organizzazione e' la liberazione di tutti
i prigionieri comunisti e la distruzione dei campi di
concentramento e dei lager di regime. Che su questa linea di
combattimento il movimento rivoluzionano abbia gia' saputo
misurarsi vittoriosamente e' dimostrato dalla riconquistata
liberta' dei compagni sequestrati nei carceri di Casale,
Treviso, Forli', Pozzuoli, Lecce ecc. Certo perseguiremo ogni
strada che porti alla liberazione dei comunisti tenuti in
ostaggio dallo Stato Imperialista, ma denunciamo come manovre
propagandistiche e strumentali i tentativi del regime di far
credere nostro cio' che invece cerca di imporre: trattative
segrete, misteriosi intermediari, mascheramento dei fatti. Per
quel che ci riguarda il processo ad Aldo Moro andra'
regolarmente avanti, e non saranno le mistificazioni degli
specialisti della controguerriglia-psicologica che potranno
modificare il giudizio che verra' emesso.
Compagni, il proletariato metropolitano non ha alternative. Per
uscire dalla crisi deve porsi a risolvere la questione centrale
del potere. USCIRE DALLA CRISI VUOL DIRE COMUNISMO! Vuol dire:
ricomposizione del lavoro manuale ed intellettuale
organizzazione della produzione in funzione dei bisogni del
popolo del ''valore d' uso'' e non piu' del ''valore di
scambio'' vale a dire dei profitti di un pugno di capitalisti e
di multinazionali.
Tutto questo oggi e' storicamente possibile. Necessario e
possibile!
E' possibile utilizzare l'enorme sviluppo raggiunto dalle forze
produttive per liberare finalmente l'uomo dallo sfruttamento
bestiale, dal lavoro salariato, dalla miseria, dalla
degradazione sociale in cui lo inchioda l'imperialismo. E'
possibile stravolgere la crisi imperialista in rottura
rivoluzionaria e questa ultima in punto di partenza di una
societa' che costruisce ed e' costruita da UOMINI SOCIALI
mettendo al SUO centro l'espansione e la soddisfazione crescente
dei molteplici bisogni di ciascuno e di tutti.
L'Imperialismo delle Multinazionali e' l'Imperialismo che sta
percorrendo fino in fondo. ormai senza illusioni, la fase
storica del suo declino, della sua putrefazione. Non ha piu'
nulla da proporre, da offrire, neppure in termini di ideologia.
La mobilitazione reazionaria delle masse in difesa di se
stesso,che sta alla base della sua affannosa ricerca di
consenso, non puo' appoggiarsi in questa fase su alcuna base
economica. La controrivoluzione preventiva come soluzione per
ristabilire ''la governabilita' delle democrazie occidentali''
si smaschera ora come fine a se'. LA FORZA E' LA SUA UNICA
RAGIONE!
La congiuntura attuale e' caratterizzata dal passaggio dalla
fase della ''pace armata'' a quella della ''guerra'' Questo
passaggio viene manifestandosi come un processo estremamente
contraddittorio che contemporaneamente si identifica con la
ristrutturazione dello Stato in Stato Imperialista delle
Multinazionali.
Si tratta quindi di una congiuntura estremamente importante
la cui durata e specificita' dipendono dal rapporto che si
stabilisce tra rivoluzione e controrivoluzione: non e' comunque
un processo pacifico. ma, nel suo divenire, assume
progressivamente la forma della GUERRA. Per trasformare il
processo di guerra civile strisciante, ancora
disperso e disorganizzato, in una offensiva generale, diretta
da un disegno unitario e' necessario sviluppare e unificare il
MOVIMENTO Dl RESISTENZA PROLETARIO OFFENSIVO costruendo il
PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE.
Movimento e Partito non vanno pero' confusi. Tra essi opera una
relazione dialettica, ma non un rapporto di identita'. Cio' vuol
dire che e' dalla classe che provengono le spinte, gli impulsi,
le indicazioni, gli stimoli, i bisogni che l'avanguardia
comunista deve raccogliere, centralizzare, sintetizzare, rendere
TEORIA e ORGANIZZAZIONE STABILE e infine, riportare nella classe
sotto forma di linea strategica di combattimento, programma,
strutture di massa del potere proletario.
Agire da Partito vuol dire collocare la propria iniziativa
politico-militare all'interno e al punto piu' alto
dell'offensiva proletaria, cioe' sulla contraddizione principale
e sul suo aspetto dominante in ciascuna congiuntura, ed essere
cosi', di fatto, il punto di unificazione del MRPO, la sua
prospettiva di potere.
Agire da Partito vuol dire anche dare all'iniziativa armata un
duplice carattere: essa deve essere rivolta a disarticolare e a
rendere disfunzionale la macchina dello Stato, e nello stesso
tempo deve anche proiettarsi nel movimento di massa, essere di
indicazione politico-militare per orientare, mobilitare,
dirigere ed organizzare il MRPO verso la GUERRA CIVILE
ANTIMPERIALISTA.
Questo ruolo di disarticolazione, di propaganda e di
organizzazione, va svolto a tutti i livelli dell'oppressione
statale capitalista e a tutti i livelli della composizione di
classe. Non esistono quindi livelli di scontro ''piu' alti'' o
''piu' bassi''. Esistono invece, livelli di scontro che incidono
ed intaccano il progetto imperialista, ed organizzano
strategicamente il proletariato oppure no.
Organizzare il potere proletario oggi, significa individuare le
linee strategiche su cui fare marciare lo scontro
rivoluzionario, ed articolare ovunque a partire da questa,
l'attacco armato contro i centri fondamentali politici,
economici, militari dello Stato Imperialista.
Organizzare il potere proletario oggi significa organizzare
strategicamente la nuova situazione. Non bisogna spaventarsi di
fronte alla ferocia del nemico e sopravvalutarne la forza e
l'efficacia dei suoi strumenti di annientamento. SI PUO' E SI
DEVE VIVERE CLANDESTINAMENTE IN MEZZO AL POPOLO, perche' questa
e' la condizione di esistenza e di sviluppo della guerra di
classe rivoluzionaria nello Stato Imperialista. In questo senso
parliamo di ''contenuto strategico della clandestinita''', di
''strumento indispensabile della.lotta rivoluzionaria in questa
fase'' e nello stesso tempo mettiamo in guardia contro ogni
altra interpretazione ''difensiva'' o ''mitica'' che sia.
Nelle fabbriche, nei quartieri, nelle scuole, nelle carceri e
ovunque si manifesti la oppressione imperialista, ORGANIZZARE IL
POTERE PROLETARIO significa: portare l'attacco alle
determinazioni specifiche dello Stato Imperialista e nel
contempo costruire la unita' del proletariato metropolitano nel
MRPO e l'unita' dei comunisti nel PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE.
PORTARE L'ATTACCO ALLO STATO IMPERIALISTA DELLE MULTINAZIONALI.
ESTENDERE E INTENSIFICARE L'INIZIATIVA ARMATA CONTRO I CENTRI E
GLI UOMINI DELLA CONTRORIVOLUZIONE IMPERIALISTA.
UNIFICARE IL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO COSTRUENDO IL PARTITO
COMUNISTA COMBATTENTE.
Per il Comunismo
Brigate Rosse (ANSA).
     FF
03-APR-08 15:20 NNNN


MORO/30: LA LETTERA DELLA MOGLIE DI MORO SUL GIORNO /ANSA
   (ANSA) - ROMA, 6 APR - Ecco il testo della lettera della
moglie di Moro, pubblicata sul quotidiano ''Il Giorno'':
  ''Gentile direttore, in questa situazione che non ci consente
alcun contatto, mi avvalgo della cortesia del suo giornale, sul
quale mio marito ha tante volte scritto, per rivolgermi a lui,
se mai sarà possibile che egli ne sia informato, e rassicurato
che tutti i componenti della famiglia sono uniti e in salute.
Noi, purtroppo, non abbiamo alcun segno che conforti la nostra
speranza del suo ritorno. Vorremmo, tuttavia, sapesse che gli
siamo vicini, che viviamo con lui, attimo per attimo, le ore di
questi lunghissimi giorni, che preghiamo con lui, che, avendo,
nonostante tutto, fiducia negli uomini, crediamo sia ancora
possibile, dopo tanto dolore, riabbracciarlo. Con viva
gratitudine. Eleonora Moro''. (ANSA).
     FF
06-APR-08 14:42 NNNN

 

 

MORO/30: LA SECONDA LETTERA DI MORO ALLA MOGLIE /ANSA
   (ANSA) - ROMA, 6 APR - Ecco il testo della lettera di Aldo
Moro recapitata alla moglie il 6 aprile. Nella lettera Moro
mette però la data del 7 aprile, pensando forse che sarebbe
stata consegnata in quel giorno. Nella lettera, il presidente
della Dc dà alla moglie indicazioni su come tentare di
sgretolare il 'fronte della fermezza'.
   ''Sono intatto e in perfetta lucidità. Non è giusto dire che
non so[no] più capace. Urge
   Mia Carissima Noretta, questi fogli che ti accludo sono
tutti, a loro modo, importanti e li dovrai leggere perciò con la
dovuta attenzione. Ma è questo quello più urgente ed importante,
perché riguarda la mia condizione che va facendosi sempre più
precaria e difficile per l'irrigidimento totale delle forze
politiche ad un qualche inizio di discorso su scambi di
prigionieri politici, tra i quali sono anch'io. Non so se tu hai
visto bene i miei due messaggi (altrimenti li puoi chiedere
subito a Guerzoni). E' da quelli che bisogna partire, per
mettere in moto un movimento umanitario, oggi nelle Camere
assolutamente assente malgrado le loro tradizioni. Solo Saragat
ed un po' i socialisti hanno avuto qualche debole cenno a motivi
umanitari. Degli altri nessuno ed in ispecie la D.C. cui avevo
scritto nella persona di Zaccagnini e di altri esponenti:
ricordando tra l'altro a Zaccagnini che egli mi volle (per i
suoi comodi) a questo odiato incarico, sottraendomi alle cure
del piccolo che presentivo di non dovere abbandonare. Son giunto
a dirgli che egli moralmente avrebbe dovuto essere al mio posto.
La risposta è stata il nulla. Ora si tratta di vedere che cosa
ancora con la tua energia, in pubblico ed in privato, puoi fare,
perché se questo blocco non comincia a sgretolarsi un poco, ne
va della mia vita. E cioè di voi tutti, carissimi, e dell'amato
piccolo. Sarebbe per me una tragedia morire, abbandonandolo.
Si può fare qualche cosa presso: Partiti (specie D.C., la più
debole e cattiva), i movimenti femminili e giovanili, i
movimenti culturali e religiosi. Bisogna vedere varie persone,
specie Leone, Zaccagnini, Galloni, Piccoli, Bartolomei, Fanfani,
Andreotti (vorrà poco impegnarsi) e Cossiga. Si può dire ad
Ancora di lavorare con Berlinguer: i comunisti sono stati
durissimi, essendo essi in ballo la prima volta come partito di
governo. Il Vaticano va ancora sollecitato anche per le diverse
correnti interne, si deve chiedere che insista sul governo
italiano. Tempi di Pio XII che contendeva ai Tedeschi il giovane
Prof. Vassalli, condannato a morte. Si dovrà ritentare. E poi
vedi tu nelle direzioni possibili con il meglio di te. E' un
estremo tentativo. Tieni presente che nella maggior parte degli
stati, quando vi sono ostaggi, si cede alla necessità e si
adottano criteri umanitari. Questi prigionieri scambiati vanno
all'estero e quindi si realizza una certa distensione. Che giova
tenerli qui se non per un'astratta ragione di giustizia, con
seguiti penosi per tutti e senza che la sicurezza dello Stato
sia migliorata? Ma vedi tu se puoi coinvolgere rapidamente. La
mia pena è Luca. Lo amo e lo temo senza di me. Sarà il dolore
più grande. Forse non si deve essere, neppur poco felici. Ti
abbraccio forte.
Aldo'' (ANSA).
     FF
06-APR-08 14:43 NNNN

 

MORO/30: "IL MIO SANGUE RICADRA' SU DI LORO"/ ANSA
(SCHEDA DI DOCUMENTAZIONE)
   (ANSA) - ROMA, 7 APR - Ecco il testo della lettera di Aldo
Moro alla moglie, sequestrata l'8 aprile 1978 dalle forze
dell'ordine:
   ''Qualche concetto più toccante della lettera potresti dare
in dichiarazione Segreto RAI TV (Guerzoni)
   Mia carissima Noretta, anche se il contenuto della tua
lettera al Giorno non recasse motivi di speranza (né io pensavo
che li avrebbe recati), essa mi ha fatto un bene immenso,
dandomi conferma nel mio dolore di un amore che resta fermo in
tutti voi e mi accompagna e mi accompagnerà per il mio Calvario.
A tutti dunque il ringraziamento più vivo, il bacio più sentito,
l'amore più grande. Mi dispiace, mia carissima, di essermi
trovato a darti questa aggiunta d'impegno e di sofferenza. Ma
credo che anche tu, benché sfiduciata, non mi avresti perdonato
di non averti chiesto una cosa che è forse un inutile atto di
amore, ma è un atto di amore. Ed ora, pur in questi limiti,
dovrei darti qualche indicazione per quanto riguarda il tuo
tenero compito. E' bene avere l'assistenza discreta di Rana e
Guerzoni. Mi pare che siano rimasti taciti i gruppi
parlamentari, ed in essi i migliori amici, forse intimiditi dal
timore di rompere un fronte di autorità e di rigore. Ed invece
bisogna avere il coraggio di rompere questa unanimità fittizia,
come tante volte è accaduto. Quello che è stupefacente è che in
pochi minuti il Governo abbia creduto di valutare il significato
e le implicazioni di un fatto di tanto rilievo ed abbia
elaborato in gran fretta e con superficialità una linea dura che
non ha più scalfito: si trattava in fondo di uno scambio di
prigionieri come si pratica in tutte le guerre (e questa in
fondo lo è) con la esclusione dei prigionieri liberati dal
territorio nazionale. Applicare le norme del diritto comune non
ha senso. E poi questo rigore proprio in un Paese scombinato
come l'Italia. La faccia è salva, ma domani gli onesti
piangeranno per il crimine compiuto e soprattutto i
democristiani. Ora mi pare che manchi specie la voce dei miei
amici. Converrebbe chiamare Cervone, Rosati, Dell'Andro e gli
altri che Rana conosce ed incitarli ad una dissociazione, ad una
rottura dell'unità. E' l'unica cosa che i nostri capi temono.
Del resto non si curano di niente. La dissociazione dovrebbe
essere pacata e ferma insieme. Essi non si rendono conto quanti
guai verranno dopo e che questo è il meglio, il minor male
almeno. Tutto questo andrebbe fatto presto, perché i tempi
stringono. Degli incontri che riuscirai ad avere, se riuscirai,
sarà bene dare notizia con qualche dichiarazione. Occorre del
pubblico oltre che del privato. Su questo fatti guidare da
Guerzoni. Nel risvolto del ''Giorno'' ho visto con dolore
ripreso dal solito Zizzola un riferimento dell'Osservatore
Romano (Levi). In sostanza: no al ricatto. Con ciò la S. Sede,
espressa da questo Sig. Levi, e modificando precedenti
posizioni, smentisce tutta la sua tradizione umanitaria e
condanna oggi me, domani donne e bambini a cadere vittime per
non consentire il ricatto. E' una cosa orribile, indegna della
S. Sede. L'espulsione dallo Stato è praticata in tanti casi,
anche nell'Unione Sovietica, e non si vede perché qui dovrebbe
essere sostituita dalle stragi di Stato. Non so se Poletti può
rettificare questa enormità in contraddizione con altri modi di
comportarsi della S. Sede. Con queste tesi si avvalla il peggior
rigore comunista ed a servizio dell'unicità del comunismo. E'
incredibile a quale punto sia giunta la confusione delle lingue.
Naturalmente non posso non sottolineare la cattiveria di tutti i
democristiani che mi hanno voluto nolente ad una carica, che, se
necessaria al Partito, doveva essermi salvata accettando anche
lo scambio dei prigionieri. Sono convinto che sarebbe stata la
cosa più saggia. Resta, pur in questo momento supremo, la mia
profonda amarezza personale. Non si è trovato nessuno che si
dissociasse? Bisognerebbe dire a Giovanni che significa attività
politica. Nessuno si è pentito di avermi spinto a questo passo
che io chiaramente non volevo? E Zaccagnini? Come può rimanere
tranquillo al suo posto? E Cossiga che non ha saputo immaginare
nessuna difesa? Il mio sangue ricadrà su di loro. Ma non è di
questo che voglio parlare; ma di voi che amo e amerò sempre,
della gratitudine che vi debbo, della gioia indicibile che mi
avete dato nella vita, del piccolo che amavo guardare e cercherò
di guardare fino all'ultimo. Avessi almeno le vostre mani, le
vostre foto, i vostri baci. I democratici cristiani (e Levi
dell'Osservatore) mi tolgono anche questo. Che male può venire
da tutto questo male? Ti abbraccio, ti stringo, carissima
Noretta e tu fai lo stesso con tutti e con il medesimo animo.
Davvero Anna si è fatta vedere? Che Iddio la benedica.
Vi abbraccio
Aldo''
     FF
07-APR-08 14:31 NNNN

 

MORO/30: IL COMUNICATO NUMERO 5 DELLE BRIGATE ROSSE/ ANSA
   (ANSA) - ROMA, 9 APR - Ecco il testo del comunicato numero 5
delle Brigate rosse durante il sequestro Moro, fatto trovare il
10 aprile 1978:
   L' interrogatorio del prigioniero prosegue e, come abbiamo
gia' detto, ci aiuta validamente a chiarire le linee
antiproletarie, le trame sanguinarie e terroristiche che si sono
dipanate nel nostro Paese (che Moro ha sempre coperto), ad
individuare con esattezza le responsabilita' dei vari boss
democristiani, le loro complicita', i loro protettori
internazionali, gli equilibri di potere che sono stati alla base
di trent'anni di regime DC, e quelli che dovranno stare a
sostegno della ristrutturazione dello SIM. L' informazione e la
memorla di Aldo Moro non fanno certo difetto ora che deve
rispondere davanti a un tribunale del popolo. Mentre confermiamo
che tutto verra' reso noto al popolo e al movimento
rivoluzionario che sapra' utilizzarlo opportunamente,
anticipiamo tra le dichiarazioni che il prigioniero Moro sta
facendo, quella imparziale ed incompleta, che riguarda il
teppista di Stato Emilio Taviani. Non vogliamo fare nessun
commento a cio' che Moro scrive perche', pur nel contorto
linguaggio moroteo che quando afferma delle certezze assume la
forma di ''velate allusioni'', esprime con chiarezza il suo
punto di vista su cio' che riguarda Taviani, i suoi giochi di
potere nella DC, e le trame in cui e' implicato.
Ma anche la nostra memoria non fa difetto, ricordiamo il
teppista Taviani e la sua cricca genovese con in testa il ''fu''
Coco, Sossi, Castellano, Catalano montare pezzo per pezzo il
processo di regime contro il gruppo rivoluzionario XXII Ottobre,
distribuire ai comunisti combattenti secoli di galera che nella
sua ottusita' controrivoluzionaria avrebbe dovuto essere una
tremenda lezione per il proletariato genovese, togliergli ogni
speranza e possibilita' di lottare per il Comunismo. Le cose non
sono andate cosi' e questo pupazzo manovrato, finanziato,
protetto da vari padroni americani sappia che ogni cosa ha un
prezzo e che prima o poi anche a lui tocchera' pagarlo.
Nonostante quanto gia' abbiamo detto nei precedenti comunicati,
gli organi di stampa del regime continuano la loro campagna di
mistificazione, volendo far credere l'esistenza di ''trattative
segrete'' o di misteriosi ''patteggiamenti''; riteniamo
necessario ribadire che questo e' cio' che vorrebbe il REGIME,
mentre la posizione della nostra Organizzazione e' sempre stata
e rimane: NESSUNA TRATTATIVA SEGRETA. NIENTE DEVE ESSERE
NASCOSTO AL POPOLO! Compagni, lo SIM, incapace di dare una
risposta politica al processo contro il regime in atto nel Paese
da parte delle forze rivoluzionarie, ha risposto con l'unica
arma che gli rimaneva: la forza bruta del suo apparato militare.
Con la collaborazione attiva dei berlingueriani, ha dichiarato
la guerra controrivoluzionaria a tutto il proletariato
metropolitano.
L'attacco che lo Stato ha sferrato nelle ultime settimane con
perquisizioni, fermi e arresti indiscriminati, tende infatti a
colpire non piu' solo le avanguardie che praticano la lotta
armata, ma l'intero movimento di classe. Nonostante questo
attacco repressivo, al quale dobbiamo aggiungere l'opera sempre
piu' scoperta di polizia antiproletaria, delatori e spie del
regime da parte dei revisionisti del PCI, e' cresciuta nelle
fabbriche l'opposizione operaia allo SIM e alla politica
collaborazionista dei berlingueriani e, nel contempo, e'
continuata l'iniziativa del MRPO e delle Organizzazioni
rivoluzionarie contro i covi e gli uomini della DC, della
Confindustria, dell'apparato militare, approfondendo e dando
risalto al processo contro il regime. Per questo oggi piu' che
mai, non bisogna spaventarsi dalla ferocia repressiva dello
Stato e tanto meno fermarsi a contemplare i successi
dell'iniziativa rivoluzionaria, ma bisogna mobilitarsi, a
estendere e approfondire l'iniziativa armata contro i centri
politici, economici, militari dello SIM, concentrare l'attacco
sulle strutture e gli uomini che ne sono i fondamentali
portatori, disarticolare a tutti i livelli i progetti delle
multinazionali imperialiste. Ma se e' necessario sviluppare
l'iniziativa armata, e' altresi' fondamentale ORGANIZZARSI ! E
fondamentale realizzare quei salti politici e organizzativi che
la guerra di classe impone costruire la direzione del MRPO,
assumersi la responsabilita' di guidarlo, costruire in sostanza
il PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE.
PORTARE L'ATTACCO ALLO STATO IMPERIALISTA DELLE MULTINAZIONALI.
ESTENDERE ED INTENSIFICARE L'INIZIATIVA ARMATA CONTRO I CENTRI
GLI UOMINI DELLA CONTRORIVOLUZIONE IMPERIALISTA.
UNIFICARE IL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO COSTRUENDO IL PARTITO
COMUNISTA COMBATTENTE.
Per il comunismo
Brigate rosse
     FF
09-APR-08 15:24 NNNN

 

MORO/30: IL MANOSCRITTO DI MORO SU TAVIANI/ ANSA
   (ANSA) - ROMA, 9 APR - Ecco il testo del manoscritto di Moro
allegato al comunicato numero 5 delle Br. Il testo è una parte
del cosiddetto 'Memoriale'.
   Filtra fin qui la notizia di una smentita opposta dall'On.
Taviani alla mia affermazione, del resto incidentale, contenuta
nel mio secondo messaggio e cioè che delle mie idee in materia
di scambio di prigionieri (nelle circostanze delle quali ora si
tratta) e di modo di disciplinare i rapimenti avrei fatto
parola, rispettivamente, all'On. Taviani ed all'On. Gui (oggi
entrambi Senatori). L'On. Gui ha correttamente confermato; l'On.
Taviani ha smentito, senza evidentemente provare disagio nel
contestare la parola di un collega lontano, in condizioni
difficili e con scarse e saltuarie comunicazioni. Perché poi la
smentita? Non c'è che una spiegazione, per eccesso di zelo cioè,
per il rischio di non essere in questa circostanza in prima fila
nel difendere lo Stato. Intanto quello che ho detto è vero e
posso precisare allo smemorato Taviani (smemorato non solo per
questo) che io gliene ho parlato nel corso di una direzione
abbastanza agitata tenuta nella sua sede dell'Eur proprio nei
giorni nei quali avvenivano i fatti dai quali ho tratto spunto
per il mio occasionale riferimento. E non ho aggiunto, perché mi
sarebbe parso estremamente indiscreto riferire l'opinione
dell'interlocutore (non l'ho fatto nemmeno per l'On. Gui), qual
era l'opinione in proposito che veniva opposta in confronto di
quella che, secondo il mio costume, facevo pacatamente valere.
Ma perché l'On. Taviani, pronto a smentire il fatto obiettivo
della mia opinione, non si allarmi nel timore che io voglia
presentarlo come se avesse il mio stesso pensiero, mi affretterò
a dire che Taviani la pensava diversamente da me, come tanti
anche oggi la pensano diversamente da me ed allo stesso modo di
Taviani. Essi, Taviani in testa, sono convinti che sia questo il
solo modo per difendere l'autorità ed il potere dello Stato in
momenti come questi. Fanno riferimento ad esempi stranieri? O
hanno avuto suggerimenti? Ed io invece ho detto sin d'allora
riservatamente al Ministro ed ho ora ripetuto ed ampliato una
valutazione per la quale in fatti come questi, che sono di
autentica guerriglia (almeno cioè guerriglia), non ci si può
comportare come ci si comporta con la delinquenza comune, per la
quale del resto all'unanimità il Parlamento ha introdotto
correttivi che riteneva indifferibili per ragioni di umanità.
Nel caso che ora ci occupa si trattava d'immaginare, con
opportune garanzie, di porre il tema di uno scambio di
prigionieri politici (terminologia ostica, ma corrispondente
alla realtà) con l'effetto di salvare altre vite umane
innocenti, di dare umanamente un respiro a dei combattenti,
anche se sono al di là della barricata, di realizzare un minimo
di sosta, di evitare che la tensione si accresca e lo Stato
perda credito e forza, se è sempre impegnato in un duello
processuale defatigante, pesante per chi lo subisce, ma anche
non utile alla funzionalità dello Stato. C'è insomma un
complesso di ragioni politiche da apprezzare ed alle quali dar
seguito, senza fare all'istante un blocco impermeabile, nel
quale non entrino nemmeno in parte quelle ragioni di umanità e
di saggezza, che popoli civilissimi del mondo hanno sentito in
circostanze dolorosamente analoghe e che li hanno indotti a quel
tanto di ragionevole flessibilità, cui l'Italia si rifiuta,
dimenticando di non essere certo lo Stato più ferreo del mondo,
attrezzato, materialmente e psicologicamente, a guidare la fila
di Paesi come Usa, Israele, Germania (non quella però di
Lorenz), ben altrimenti preparati a rifiutare un momento di
riflessione e di umanità. L'inopinata uscita del Sen. Taviani,
ancora in questo momento per me incomprensibile e comunque da me
giudicata, nelle condizioni in cui mi trovo, irrispettosa e
provocatoria, m'induce a valutare un momento questo personaggio
di più che trentennale appartenenza alla D.C. Nei miei rilievi
non c'è niente di personale, ma sono sospinto dallo stato di
necessità. Quel che rilevo, espressione di un malcostume
democristiano che dovrebbe essere corretto tutto nell'avviato
rinnovamento del partito, è la rigorosa catalogazione di
corrente. Di questa appartenenza Taviani è stato una vivente
dimostrazione con virate così brusche ed immotivate da lasciare
stupefatti. Di matrice cattolico democratica Taviani è andato in
giro per tutte le correnti, portandovi la sua indubbia
efficienza, una grande larghezza di mezzi ed una certa
spregiudicatezza. Uscito io dalle file dorotee dopo il '68,
avevo avuto chiaro sentore che Taviani mi aspettasse a quel
passo, per dar vita ad una formazione più robusta ed
equilibrata, la quale, pur su posizioni diverse, potesse essere
utile al migliore assetto della D.C. Attesi invano un
appuntamento che mi era stato dato e poi altri ancora, finché
constatai che l'assetto ricercato e conseguito era stato diverso
ed opposto. Erano i tempi in cui Taviani parlava di un appoggio
tutto a destra, di un'intesa con il Movimento Sociale come
formula risolutiva della crisi italiana. E noi che, da anni, lo
ascoltavamo proporre altre cose, lo guardavamo stupiti, anche
perché il partito della D.C. da tempo aveva bloccato anche le
più modeste forme d'intesa con quel partito. Ma, mosso poi da
realismo politico, l'On. Taviani si convinse che la salvezza non
poteva venire che da uno spostamento verso il partito comunista.
Ma al tempo in cui avvenne l'ultima elezione del Presidente
della Repubblica, il terrore del valore contaminante dei voti
comunisti sulla mia persona (estranea, come sempre, alle
contese) indusse lui e qualche altro personaggio del mio Partito
ad una sorta di quotidiana lotta all'uomo, fastidiosa per
l'aspetto personale che pareva avere, tale da far sospettare
eventuali interferenze di ambienti americani, perfettamente
inutile, perché non vi era nessun accanito aspirante alla
successione in colui che si voleva combattere. Nella sua lunga
carriera politica che poi ha abbandonato di colpo senza una
plausibile spiegazione, salvo che non sia per riservarsi a più
alte responsabilità, Taviani ha ricoperto, dopo anche un breve
periodo di Segretario del Partito, senza però successo, i più
diversi ed importanti incarichi ministeriali. Tra essi vanno
segnalati per la loro importanza il Ministero della Difesa e
quello dell'Interno, tenuti entrambi a lungo con tutti i complessi
meccanismi, centri di potere e diramazioni segrete che essi
comportano. A questo proposito si può ricordare che l'Amm. Henke,
divenuto Capo del Sid e poi Capo di Stato Maggiore della Difesa,
era un suo uomo che aveva a lungo collaborato con lui. L'importanza
e la delicatezza dei molteplici uffici ricoperti può spiegare il
peso che egli ha avuto nel partito e nella politica italiana, fino
a quando è sembrato uscire di scena. In entrambi i delicati posti
ricoperti ha avuto contatti diretti e fiduciari con il mondo
americano. Vi è forse, nel tener duro contro di me,
un'indicazione americana e tedesca?
     FF
09-APR-08 15:28 NNNN

 

 

MORO/30: IL COMUNICATO NUMERO SEI DELLE BRIGATE ROSSE/ ANSA
(SCHEDA DI DOCUMENTAZIONE)
   (ANSA) - ROMA, 14 APR - Il comunicato numero 6 delle Br:
L'interrogatorio al prigioniero Aldo Moro è terminato. Rivedere
trenta anni di regime democristiano, ripercorrere passo passo le
vicende che hanno scandito lo svolgersi della controrivoluzione
imperialista nel nostro paese, riesaminare i vari momenti delle
trame di potere, da quelle ''pacifiche'' a quelle più
sanguinarie, con cui la borghesia ha tessuto la sua offensiva
contro il movimento proletario, individuare attraverso le
risposte di Moro le specifiche responsabilità della DC, di
ciascuno dei suoi boss, nelI'attuazione dei piani voluti dalla
borghesia imperialista e dei cui interessi la DC è sempre stata
massima interprete, non ha fatto altro che confermare delle
verità e delle certezze che non da oggi sono nella coscienza di
tutti i proletari. Non ci sono segreti che riguardano la DC il
suo ruolo di cane da guardia della borghesia, il suo compito di
pilastro dello Stato delle Multinazionali, che siano sconosciuti
al proletariato. Il perché è molto semplice. I proletari, gli
operai, tutti gli sfruttati conoscono bene che cosa significa il
regime democristiano, perchè l'hanno vissuto e lo vivono sulla
loro pelle; contro il potere della borghesia hanno sempre
opposto la più strenua resistenza, hanno lottato e combattuto
contro la schiavitù del lavoro salariato, per la liberazione
delle infinite energie che un pugno di padroni e multinazionali
ha continuamente saccheggiato e rapinato, contro uno Stato che è
sempre servito a perpetuare il dominio della classe più feroce
che la storia abbia mai prodotto: la borghesia imperialista.
Quali misteri ci possono essere del regime DC da De Gasperi a
Moro che i proletari non abbiano già conosciuto e pagato con il
loro sangue? ''Centrismo'', ''centro-sinistra'', ''strategia
della tensione'', ''governo delle astensioni'', ecc. sono i
termini con cui la DC e i suoi complici si sono incaricati di
mantenere sotto il giogo imperialista il nostro paese, di
costringere il proletariato alle ferree condizioni di
sfruttamento che la borghesia vorrebbe perpetuare in eterno, di
condannare all'emarginazione e alla miseria quelle parti di
proletariato che l'interesse del capitale multinazionale non
ritiene ''conveniente utilizzare'', di scatenare il terrore e i
massacri dei sicari fascisti e di Stato ogni qual volta la lotta
proletaria ha messo in discussione il loro potere. Ed oggi, che
tutto il sistema di dominio dell'imperialismo sta attraversando
l'ultimo atto di una crisi mortale, che cosa hanno da offrire la
DC, la borghesia e il suo Stato? Ancora sfruttamento, ancora
disoccupazione, ancora emarginazione, ancora il genocidio
politico delle avanguardie comuniste con cui vorrebbe annientare
l'esigenza del proletariato di lottare per una società diversa
senza più sfruttati e sfruttatori, per una società comunista.
L'essenza dello Stato Imperialista, di cui la DC come sempre si
è fatta massima rappresentante, è oggi sotto i nostri occhi in
tutta la sua evidenza, senza il mistificante velo di una
''democrazia'' formale di cui si era ammantata: rastrellamenti e
arresti in massa, stato d'assedio, leggi speciali, tribunali
speciali, campi di concentramento. Stendere una cappa di terrore
controrivoluzionario sull'intera società è l'unico sistema con
cui questo Stato, questo regime DC sorretto dall'infame
complicità dei partiti cosiddetti di ''sinistra'' vorrebbe
soffocare ed allontanare lo spettro di un giudizio storico che
il proletariato ha già decretato. Non ci sono quindi ''clamorose
rivelazioni'' da fare, ma nostro compito e quello di tutti i
rivoluzionari è di organizzare il proletariato, di costruire la
forza che eseguirà in modo definitivo la condanna della
borghesia e dei suoi servi. Certo, I'interrogatorio ad Aldo Moro
ha rivelato le turpi complicità del regime, ha additato con
fatti e nomi i veri e nascosti responsabili delle pagine più
sanguinose della storia degli ultimi anni, ha messo a nudo gli
intrighi di potere, le omertà che hanno coperto gli assassini di
Stato, ha indicato l'intreccio degli interessi personali, delle
corruzioni, delle clientele che lega in modo indissolubile i
vari personaggi della putrida cosca democristiana e questi,
(nessuno si stupirà), agli altri dei partiti loro complici. Gli
scandali, le corruttele, le complicità dei boss democristiani,
se li rendono ancora più odiosi, non sono però l'aspetto
principale; fanno parte certamente della logica con cui questo
putrido partito ha sempre governato, ma quello che conta è la
funzione controrivoluzionaria della DC, il suo ''servizio'' agli
ordini delle multinazionali, la sua trentennale opera
antiproletaria. Comunque, come abbiamo già detto, tutto sarà
reso noto al popolo, e a questo punto facciamo una scelta. La
stampa di regime è sempre al servizio del nemico di classe; la
menzogna, la mistificazione sono per essa la regola, ed in
questi giorni ne ha dato una prova superlativa, il suo compito è
quello di ''utilizzare'' l'informazione come arma contro il
proletariato, e le organizzazioni rivoluzionarie. Le
informazioni in nostro possesso quindi, verranno diffuse
attraverso la stampa e i mezzi di divulgazione clandestini delle
Organizzazioni Combattenti, e soprattutto verranno utilizzate
per proseguire con altre battaglie il processo al regime ed allo
Stato. Per quel che ci riguarda il processo ad Aldo Moro finisce
qui. Processare Aldo Moro non è stato che una tappa, un momento
del più vasto processo allo Stato ed al regime che è in atto nel
paese e che si chiama: GUERRA DI CLASSE PER IL COMUNISMO. Le
responsabilità di Aldo Moro sono le stesse per cui questo Stato
è sotto processo. La sua colpevolezza è la stessa per cui la DC
ed il suo regime saranno definitivamente battuti, liquidati e
dispersi dall'iniziativa delle forze comuniste combattenti. Non
ci sono dubbi. ALDO MORO E' COLPEVOLE E VIENE PERTANTO
CONDANNATO A MORTE. ESTENDERE ED INTENSIFICARE IL PROCESSO AL
REGIME E L'ATTACCO ALLO STATO IMPERIALISTA DELLE MULTINAZIONALI.
CREARE, ORGANIZZARE OVUNQUE IL POTERE PROLETARIO ARMATO.
RIUNIFICARE IL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO COSTRUENDO IL PARTITO
COMUNISTA COMBATTENTE. Per il comunismo - Brigate rosse
     FF
14-APR-08 15:57 NNNN

 

 

MORO/30: IL FALSO COMUNICATO NUMERO SETTE/ ANSA
(SCHEDA DI DOCUMENTAZIONE)
   (ANSA) - ROMA, 17 APR - Questo è il testo del falso
comunicato numero 7 delle Brigate rosse, trovato il 18 aprile
1978:
    IL PROCESSO AD ALDO MORO
   Oggi 18 aprile 1978, si conclude il periodo ''dittatoriale''
della DC che per ben trent'anni ha tristemente dominato con la
logica del sopruso. In concomitanza con questa data comunichiamo
l'avvenuta esecuzione del presidente della DC Aldo Moro,
mediante ''suicidio''. Consentiamo il recupero della salma,
fornendo l'esatto luogo ove egli giace. La salma di Aldo Moro è
immersa nei fondali limacciosi (ecco perché si dichiarava
impantanato) del lago Duchessa, alt. mt. 1800 circa località
Cartore (RI) zona confinante tra Abruzzo e Lazio. E' soltanto
l'inizio di una lunga serie di ''suicidi'': il ''suicidio non
deve essere soltanto una ''prerogativa'' del gruppo Baader
Meinhof.
  Inizino a tremare per le loro malefatte i vari Cossiga,
Andreotti, Taviani e tutti coloro i quali sostengono il regime.
P.S. - Rammentiamo ai vari Sossi, Barbaro, Corsi, ecc. che sono
sempre sottoposti a libertà ''vigilata''.
18/4/1978
Per il Comunismo
Brigate Rosse
     FF
17-APR-08 15:30 NNNN

 

MORO/30: IL COMUNICATO NUMERO SETTE/ ANSA
(SCHEDA DI DOCUMENTAZIONE)
   (ANSA) - ROMA, 19 APR - Testo del comunicato numero 7 delle
Br durante il caso Moro, fatto trovare il 20 aprile 1978:
    E' passato più di un mese dalla cattura di Aldo Moro, un
mese nel quale Aldo Moro è stato processato così come e sotto
processo tutta la DC e i suoi complici; Aldo Moro è stato
condannato così come è stata condannata la classe politica che
ha governato per trent'anni il nostro Paese, con le infamie, con
il servilismo. alle centrali imperialiste, con la ferocia
antiproletaria. La condanna di Aldo Moro verrà eseguita così
come il Movimento Rivoluzionario s'incaricherà di eseguire
quella storica e definitiva contro questo immondo partito e la
borghesia che rappresenta.
  Detto questo occorre fare chiarezza su alcuni punti.
1 - In questo mese abbiamo avuto modo di vedere una volta di più
la DC e il suo vero volto. E' quello cinico e orrendo dell'
ottusa violenza controrivoluzionaria. Ma abbiamo visto anche
fino a che punto arriva la sua viltà. Ancora una volta la DC,
come ha fatto per trent'anni, ha cercato di scaricare le proprie
responsabilità, di confondere con l'aiuto dei suoi complici la
realtà di uno Stato Imperialista che si appresta ad annientare
il movimento rivoluzionario, che si appresta al genocidio
politico e fisico delle avanguardie comuniste. In Italia, come
d'altronde nel resto dell'Europa ''democratica'' esistono dei
condannati a morte: sono i militanti combattenti comunisti. Le
leggi speciali, i tribunali speciali, i campi di concentramento
sono la mostruosa macchina che dovrebbe stritolare nei suoi
meccanismi chi combatte per il comunismo. Gli specialisti della
tortura, dell'annientamento politíco, psicologico e fisico, ci
hanno spiegato sulle pagine dei giornali nei minimi dettagli
(l'hanno detto, mentendo con la consueta spudoratezza, a
proposíto del ''trattamento'' subito da Aldo Moro, che invece è
stato trattato scrupolosamente come un prigioniero politico e
con i diritti che tale qualifica gli conferisce; niente di più
ma anche niente di meno), quali effetti devastanti e inumani
producano lo snaturare l'identità politica dell'individuo,
l'isolamento prolungato, le raffinate ed incruente sevizie
psicologiche, i sadici pestaggi ai quali sono sottoposti i
prigionieri comunisti. E dovrebbe esserlo per secoli, tanti
quanti ne distribuiscono con abbondanza i tribunali speciali. E
quando questo non basta c'è sempre un medico compiacente, un
sadico carceriere che si possono incaricare di saldare la
partita.
  Questo è il genocidio politico che da tempo e per i prossimi
anni la DC e i suoi complici si apprestano a perpetrare. Noi
sapremo lottare e combattere perché tutto ciò finisca, e non
rivolgiamo nessun appello che non sia quello del Movimento
Rivoluzionario di combattere per la distruzione di questo Stato,
per la distruzione dei campi di concentramento, per la libertà
di tutti i comunisti imprigionati.
  L'appello ''umanítario'' lo lancia invece la DC. E qui siamo
nella più grottesca spudoratezza. A quale ''umanità'' si possono
mai appellare i vari Andreotti, Fanfani, Leone, Cossiga,
Piccoli, Rumor e compari?
  Ma ora è arrivato il tempo in cui la DC non puo più scaricare
le proprie responsabilità politiche, può scegliersi i complici
che vuole, ma sotto processo prima di tutto c'è questo immondo
partito, questa lurida organizzazione del potere dello Stato.
Per quanto riguarda Aldo Moro ripetiamo - la DC può far finta di
non capire ma non riuscirà a cambiare le cose - che è un
prigioniero politico condannato a morte perché responsabile in
massimo grado di trent'anni di potere democristiano di gestione
dello Stato e di tutto quello che ha significato per i
proletari. Il problema al quale la DC deve rispondere è politico
e non di umanità; umanità che non possiede e che non puo'
costituire la facciata dietro la quale nascondersi, e che,
reclamata dai suoi boss, suona come un insulto.
  Nei campi di concentramento dello Stato imperialista ci sono
centinaia di prigionieri comunisti, condannati alla ''morte
lenta'' di secoli di prigionia. Noi lottiamo per la la libertà
del proletariato, e parte essenziale del nostro programma
politico è la libertà per tutti i prigionieri comunisti.
Il rilascio del prigioniero Aldo Moro puo' essere preso in
considerazione solo in relazione della LIBERAZIONE DI
PRIGIONIERI COMUNISTI.
  La DC dia una risposta chiara e definitiva se intende
percorrere questa strada; deve essere chiaro che non c'è ne sono
altre possibili.
  La DC e il suo governo hanno 48 ore di tempo per farlo a
partire dalle ore 15 del 20 aprile; trascorso questo tempo ed in
caso di un ennesima viltà della DC noi risponderemo solo al
proletariato ed al Movimento Rivoluzionario, assumendoci la
responsabilità dell'esecuzione della sentenza emessa dal
Tribunale del Popolo.
2 - Il comunicato falso del 18 aprile.
E' incominciata con questa lugubre mossa degli specialisti della
guerra psicologica, la preparazione del ''grande spettacolo''
che il regime si appresta a dare, per stravolgere le coscienze,
mistificare i fatti, organizzare intorno a sé il consenso. I
mass-media possono certo sbandierare, ne hanno i mezzi, ciò che
in realtà non esiste; possono cioè montare a loro piacimento un
sostegno ed una solidarietà alla DC, che nella coscienza
popolare invece è solo avversione, ripugnanza per un partito
putrido ed uno Stato che il proletario ha conosciuto in questi
trent'anni e nei confronti dei quali, nonostante la mastodontica
propaganda del regime, ha già emesso un verdetto che non è
possibile modificare. C'è un altro aspetto di questa
macabra messa in scena che tutti si guardano bene dal mettere in
luce, ed è il calcolo politico e l'interesse personale dei vari
boss DC. Come sempre è accaduto per la DC, i giochi di potere
sono un elemento ineliminabile del]a sua corruzione, del suo
modo di gestire lo Stato. Sono un elemento secondario ma molto
concreto, e ci illuminano ancora di più di quale ''umanità'' è
pervasa la cosca democristiana. Aldo Moro che rinchiuso nel
carcere del popolo ormai ne è fuori, ce li indica senza
reticenze, e nel caso che lo riguarda vede come in particolare
il suo compare Andreotti cercherà con ogni mezzo di trasformarlo
in un ''buon affare'' (così lo definisce Moro), come ha sempre
fatto in tutta la sua carriera e che ha avuto il suo massimo
fulgore con le trame iniziate con la strage di piazza Fontana,
con l'uso oculato e molto personale dei servizi segreti che vi
erano implicati. Andreotti ha già le mani abbondantemente
sporche di sangue, e non ci sono dubbi che la sceneggiata
recitata dai vari burattini di Stato ha la sua sapiente regia.
La statura morale dei democristiani è nota a tutti, rilevarla
può solo renderceli più odiosi, e rafforzare il proposito dei
rivoluzionari di distruggere il loro putrido potere. Di tutto
dovranno rendere conto e mentre denunciamo, come falso e
provocatorio il comunicato del 18 aprile attribuito alla nostra
Organizzazione, ne indichiamo gli autori: Andreotti e i suoi
complici.
LIBERTA PER TUTTI I COMUNISTI IMPRIGIONATI !
CREARE ORGANIZZARE OVUNQUE IL POTERE PROLETARIO ARMATO!
RIUNIFICARE IL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO COSTRUENDO IL PARTITO
COMUNISTA COMBATTENTE! 20/4/1978
Per il Comunismo
Brigate Rosse  (ANSA).
     FF
19-APR-08 14:39 NNNN


MORO/30: LA LETTERA DI PAPA PAOLO VI ALLE BR/ ANSA
(SCHEDA DI DOCUMENTAZIONE)
   (ANSA) - ROMA, 21 APR - Ecco il testo della lettera di papa
Paolo VI alle Brigate rosse (22 aprile 1978):
   Io scrivo a voi, uomini delle Brigate Rosse: restituite alla
libertà, alla sua famiglia, alla vita civile l'onorevole Aldo
Moro. Io non vi conosco, e non ho modo d'avere alcun contatto
con voi. Per questo vi scrivo pubblicamente, profittando del
margine di tempo, che rimane alla scadenza della minaccia di
morte, che voi avete annunciata contro di lui, Uomo buono ed
onesto, che nessuno può incolpare di qualsiasi reato, o accusare
di scarso senso sociale e di mancato servizio alla giustizia e
alla pacifica convivenza civile. Io non ho alcun mandato nei
suoi confronti, né sono legato da alcun interesse privato verso
di lui. Ma lo amo come membro della grande famiglia umana, come
amico di studi, e a titolo del tutto particolare, come fratello
di fede e come figlio della Chiesa di Cristo.
   Ed è in questo nome supremo di Cristo, che io mi rivolgo a
voi, che certamente non lo ignorate, a voi, ignoti e implacabili
avversari di questo uomo degno e innocente; e vi prego in
ginocchio, liberate l'onorevole Aldo Moro, semplicemente, senza
condizioni, non tanto per motivo della mia umile e affettuosa
intercessione, ma in virtù della sua dignità di comune fratello
in umanità, e per causa, che io voglio sperare avere forza nella
vostra coscienza, d'un vero progresso sociale, che non deve
essere macchiato di sangue innocente, né tormentato da superfluo
dolore. Già troppe vittime dobbiamo piangere e deprecare per la
morte di persone impegnate nel compimento d'un proprio dovere.
Tutti noi dobbiamo avere timore dell'odio che degenera in
vendetta, o si piega a sentimenti di avvilita disperazione. E
tutti dobbiamo temere Iddio vindice dei morti senza causa e
senza colpa. Uomini delle Brigate Rosse, lasciate a me,
interprete di tanti vostri concittadini, la speranza che ancora
nei vostri animi alberghi un vittorioso sentimento di umanità.
Io ne aspetto pregando, e pur sempre amandovi, la prova.
     FF
21-APR-08 14:56 NNNN

 

 

MORO/30: IL COMUNICATO NUMERO OTTO DELLE BR/ ANSA
(SCHEDA DI DOCUMENTAZIONE)
   (ANSA) - 23 APR - Testo del comunicato numero 8 delle Br
durante il caso Moro, fatto trovare il 24 aprile 1978:
   La risposta della Democrazia Cristiana - Alle nostre
richieste del comunicato n. 7 la DC ha risposto con un
comunicato di due frasi. Di questo comunicato si puo' dire tutto
tranne che e' ''chiaro'' e ''definitivo''. Nella prima frase la
DC afferma la sua ''indefettibile fedelta' allo Stato, alle sue
istituzioni, alle sue leggi''. Che di questo Stato della
borghesia imperialista la DC e' il pilastro fondamentale non e'
una novita'; le leggi dello Stato imperialista la DC non solo le
rispetta ma, scegliendosi di volta in volta i complici, le leggi
le fa, le impone, e le applica sulla pelle del proletariato.
Basta ricordare l'ultimo pacchetto di leggi speciali varate con
un decreto del governo Andreotti con cui si sancisce il diritto
delle varie polizie del regime di perquisire, arrestare,
torturare, chiunque e dovunque, senza alcun limite alla propria
ferocia. Per fare queste leggi la DC e il suo Governo hanno
impiegato poco piu' di un quarto d'ora e i loro complici le
hanno felicemente approvate. Quindi, la prima frase del
comunicato della DC non dice con chiarezza assolutamente nulla
rispetto alla nostra richiesta dello scambio di prigionieri
politici. Da parte nostra riaffermiamo che Aldo Moro e' un
prigioniero politico e che il suo rilascio e' possibile solo se
si concede la liberta' ai prigionieri comunisti tenuti in
ostaggio nelle carceri del regime. La DC e il suo Governo hanno
la possibilita' di ottenere la sospensione della sentenza del
Tribunale del Popolo, e di ottenere il rilascio di Aldo Moro:
diano la liberta' ai comunisti che la barbarie dello Stato
imperialista ha condannato a morte, la ''morte lenta'' dei campi
di concentramento. Nessun equivoco e' piu' possibile, ed ogni
tentativo della DC e del suo Governo di eludere il problema con
ambigui comunicati e sporche e dilatorie manovre, sara'
interpretato come il segno della loro vilta' e della loro scelta
(questa volta chiara e definitiva) di non voler dare alla
questione dei prigionieri politici l'unica soluzione possibile.
Da piu' parti ci viene chiesto di precisare in concreto quali
sono i prigionieri comunisti a cui la DC e il suo Governo devono
dare la liberta'.
Innanzi tutto nelle carceri, nei lager di regime sono rinchiusi
a centinaia dei proletari comunisti l'avanguardia del movimento
proletario che lotta e combatte per una societa' comunista. Tra
questi ci sono dei condannati alla ''morte lenta'': sono quei
compagni che nel seno della lotta proletaria hanno imbracciato
il fucile, hanno scelto di porsi alla testa del movimento
rivoluzionario e di costruire l'organizzazione strategica per la
vittoria della rivoluzione comunista e l'instaurazione del
potere proletario. Mentre ribadiamo che sapremo lottare per la
liberazione di TUTTI i comunisti imprigionati, dovendo,
realisticamente, fare delle scelte prioritarie e' di una parte
di questi ultimi che chiediamo la liberta'. Chiediamo quindi che
vengano liberati: SANTE NOTARNICOLA, MARIO ROSSI, GIUSEPPE
BATTAGLIA, AUGUSTO VIEL, DOMENICO DELLI VENERI, PASQUALE
ABATANGELO, GIORGIO PANIZZARI, MAURIZIO FERRARI, ALBERTO
FRANCESCHINI, RENATO CURCIO, ROBERTO OGNIBENE, PAOLA BESUSCHIO
e, oltre che per la sua militanza di combattente comunista, in
considerazione del suo stato fisico dopo le ferite riportate in
battaglia, CRISTOFORO PIANCONE.
Chi cerca di vedere per il prigioniero Aldo Moro una soluzione
analoga a quella a suo tempo adottata dalla nostra
Organizzazione a conclusione del processo a Mario Sossi, ha
sbagliato radicalmente i suoi conti. A questo punto le nostre
posizioni sono completamente definite e solo una risposta
immediata e positiva della DC e del suo Governo data senza
equivoci, e concretamente attuata potra' consentire ii rilascio
di Aldo Moro. SE COSI NON SARA', TRARREMMO IMMEDIATAMENTE LE
DEBITE CONSEGUENZE ED ESEGUIREMO LA SENTENZA A CUI ALDO MORO E'
STATO CONDANNATO.
La DC e il suo Governo nel tentativo di scaricare le proprie
responsabilita' incaricano (ma anche in questo caso non vogliono
essere chiari) la Caritas Internationalis a prendere
''contatti''. Noi allo stato attuale delle cose non abbiamo
bisogno di alcun ''mediatore'', di nessun intermediario. Se la
DC e il suo governo designano la Caritas Internationalis come
loro rappresentante e la autorizzano a trattare la questione dei
prigionieri politici, lo facciano esplicitamente e
pubblicamente. Noi non abbiamo niente da nascondere, ne'
problemi politici da discutere in segreto o ''privatamente''.
Gli appelli umanitari - Alcune personalita' del mondo borghese e
alcune autorita' religiose, ci hanno inviato con molto clamore
appelli cosiddetti umanitari per il rilascio di Aldo Moro. Ne
prendiamo atto ma non possiamo fare a meno di nutrire qualche
sospetto; che cioe' dietro il presunto spirito umanitario ci sia
invece un concreto sostegno politico e propagandistico alla
Democrazia Cristiana, e sia in realta' un ''far quadrato''
intorno alla cosca democristiana come sta avvenendo per tutte le
componenti Nazionali ed Internazionali della borghesia
imperialista e delle sue organizzazioni, da quelle americane e
quelle europee. Ora queste insigni personalita' hanno tredici
nomi di altrettanti uomini condannati a morte, e per la
liberazione dei quali hanno la possibilita' di appellarsi alla
DC e al suo governo in nome della stessa ''umanita''',
''dignita' cristiana'' o altri ''supremi ideali'' ai quali
dicono di riferirsi, dimostrando cosi' la loro proclamata
imparzialita' ed estraneita' ad ogni calcolo politico. Sta ad
essi ora dimostrare che il loro appello si pone veramente al di
sopra delle parti e non e' invece una turpe e subdola
mistificazione, e che i nostri sospetti nei loro confronti sono
soltanto dei pregiudizi. LIBERTA PER TUTTI I COMUNISTI
IMPRIGIONATI! CREARE, ORGANIZZARE OVUNQUE IL POTERE PROLETARIO
ARMATO! RIUNIFICARE IL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO COSTRUENDO IL
PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE! Per il comunismo Brigate rosse.
(ANSA).
     FF
23-APR-08 15:23 NNNN


MORO/30: LA LETTERA A ZACCAGNINI/ ANSA
(SCHEDA DI DOCUMENTAZIONE)
   (ANSA) - 23 APR - Testo della lettera di Aldo Moro al
segretario Dc, Benigno Zaccagnini, recapitata il 24 aprile 1978:
    Caro Zaccagnini, ancora una volta, come qualche giorno fa
m'indirizzo a te con animo profondamente commosso per la
crescente drammaticita' della situazione. Siamo quasi all'ora
zero: mancano piu' secondi che minuti. Siamo al momento
dell'eccidio. Naturalmente mi rivolgo a te, ma intendo parlare
individualmente a tutti i componenti della Direzione (piu' o
meno allargata) cui spettano costituzionalmente le decisioni, e
che decisioni! del partito. Intendo rivolgermi ancora alla
immensa folla dei militanti che per anni ed anni mi hanno
ascoltato, mi hanno capito, mi hanno considerato l'accorto
divinatore delle funzioni avvenire della Democrazia Cristiana.
Quanti dialoghi, in anni ed anni, con la folla dei militanti.
Quanti dialoghi, in anni ed anni, con gli amici della Direzione
del Partito o dei Gruppi parlamentari. Anche negli ultimi
difficili mesi quante volte abbiamo parlato pacatamente tra noi,
tra tutti noi, chiamandoci per nome, tutti investiti di una
stessa indeclinabile responsabilita'. Si sapeva, senza patti di
sangue, senza inopinati segreti notturni che cosa voleva
ciascuno di noi nella sua responsabilita'. Ora di questa
vicenda, la piu' grande e gravida di conseguenze che abbia
investito da anni la D.C., non sappiamo nulla o quasi. Non
conosciamo la posizione del Segretario ne' del Presidente del
Consiglio; vaghe indiscrezioni dell'On. Bodrato con accenti di
generico carattere umanitario. Nessuna notizia sul contenuto;
sulle intelligenti sottigliezze di Granelli, sulle robuste
argomentazioni di Misasi (quanto contavo su di esse), sulla
precisa sintesi politica dei Presidenti dei Gruppi e specie
dell'On. Piccoli. Mi sono detto: la situazione non e' matura e
ci converra' aspettare. E' prudenza tradizionale della D.C. Ed
ho atteso fiducioso come sempre, immaginando quello che Gui,
Misasi, Granelli, Gava, Gonella (l'umanista dell'Osservatore) ed
altri avrebbero detto nella vera riunione, dopo questa prima
interlocutoria. Vorrei rilevare incidentalmente che la
competenza e' certo del Governo, ma che esso ha il suo
fondamento insostituibile nella D.C. che da' e ritira la
fiducia, come in circostanze cosi' drammatiche sarebbe
giustificato. E' dunque alla D.C. che bisogna guardare. Ed
invece, dicevo, niente. Sedute notturne, angosce, insofferenza,
richiami alle ragioni del Partito e dello Stato. Viene una
proposta unitaria nobilissima, ma che elude purtroppo il
problema politico reale.
Invece dev'essere chiaro che politicamente il tema non e' quello
della pieta' umana, pur cosi' suggestiva, ma dello scambio di
alcuni prigionieri di guerra (guerra o guerriglia come si
vuole), come si pratica la' dove si fa la guerra, come si
pratica in paesi altamente civili (quasi la universalita'), dove
si scambia non solo per obiettive ragioni umanitarie, ma per la
salvezza della vita umana innocente. Perche' in Italia un altro
codice? Per la forza comunista entrata in campo e che dovra'
fare i conti con tutti questi problemi anche in confronto della
piu' umana posizione socialista? Vorrei ora fermarmi un momento
sulla comparazione dei beni di cui si tratta: uno recuperabile,
sia pure a caro prezzo, la liberta'; l'altro, in nessun modo
recuperabile, la vita. Con quale senso di giustizia, con quale
pauroso arretramento sulla stessa legge del taglione, lo Stato,
con la sua inerzia, con il suo cinismo, con la sua mancanza di
senso storico consente che per una liberta' che s'intenda negare
si accetti e si dia come scontata la piu' grave ed irreparabile
pena di morte? Questo e' un punto essenziale che avevo
immaginato Misasi sviluppasse con la sua intelligenza ed
eloquenza. In questo modo si reintroduce la pena di morte che un
Paese civile come il nostro ha escluso sin dal Beccaria ed
espunto nel dopoguerra dal codice come primo segno di autentica
democratizzazione. Con la sua inerzia, con il suo tener dietro,
in nome della ragion di Stato, l'organizzazione statale condanna
a morte e senza troppo pensarci su, perche' c'e' uno stato di
detenzione preminente da difendere. E' una cosa enorme. Ci vuole
un atto di coraggio senza condizionamenti di alcuno. Zaccagnini,
sei eletto dal congresso. Nessuno ti puo' sindacare. La tua
parola e' decisiva. Non essere incerto, pencolante,
acquiescente. Sii coraggioso e puro come nella tua giovinezza.
E poi, detto questo, io ripeto che non accetto l'iniqua ed
ingrata sentenza della D.C. Ripeto: non assolvero' e non
giustifichero' nessuno. Nessuna ragione politica e morale mi
potranno spingere a farlo. Con il mio e' il grido della mia
famiglia ferita a morte, che spero possa dire autonomamente la
sua parola. Non creda la D.C. di avere chiuso il suo problema,
liquidando Moro. Io ci saro' ancora come un punto irriducibile
di contestazione e di alternativa, per impedire che della D.C.
si faccia quello che se ne fa oggi.
Per questa ragione, per una evidente incompatibilita', chiedo
che ai miei funerali non partecipino ne' Autorita' dello Stato
ne' uomini di