Almanacco dei misteri d' Italia
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MORO/30: ACCAME A COPASIR, VIA SEGRETO DA CARTE
(ANSA) - ROMA, 8 APR - Con una lettera inviata al presidente
del Copasir, Claudio Scajola, e una al Capo dello Stato, Giorgio
Napolitano, Falco Accame, presidente dell'Associazione nazionale
delle vittime Forze Armate, chiede che sia reso operativo il
venir meno del segreto sulle carte riguardanti la vicenda Moro.
Accame centra le sue affermazioni soprattutto sul ruolo che
gioco' nella vicenda la cosiddetta ''Gladio militare'' attivata
ancor prima del rapimento di via Fani e della strage della
scorta del 16 maggio 1978.
Gia' nel '97 l'onorevole Beppe Pisanu confermo' l'esistenza
di una 'Gladio militare' operativa, in particolare, nell'Africa
Nord, Corno d'Africa e Balcani. ''Era una rete talmente solida -
ricorda Accame che disse Pisanu - che ci permetteva di rimanere
in stretti rapporti con i piu' grandi servizi segreti mondiali.
In Sardegna (dove c'era la base di Gladio, ndr) grazie ai
gladiatori si addestravano a costi bassissimi uomini di Paesi
amici''.
Una conferma sull'esistenza della ''Gladio militare'' e'
venuta dall'ammiraglio Fulvio Martini, gia' capo del Sismi. A
fronte di questa situazione e degli elementi che dimostrano la
presenza di questa struttura nella vicenda Moro, Accame afferma
che diventa ''insostenibile continuare a mantenere il segreto.
La nuova legge sui servizi, il cui regolamento sul segreto e'
gia' stato approvato, prevede che siano resi pubblici i
documenti secretati e in particolare quelli riguardanti i
comportamenti dei servizi a via Fani (c'era la presenza del
colonnello Camillo Guglielmi della VII divisione Gladio) e
dell'attivita' svolta all'estero. Un componente di Gladio venne
inviato a contattare l'Olp per avere contatti con le Br ancor
prima che avvenisse il rapimento Moro. Un altro episodio
riguarda la segnalazione della base di Via Gradoli, arrivata al
capitano La Bruna grazie alla rete di Gladio. A questo punto e'
del tutto inaccettabile, sotto ogni profilo; giuridico, politico
ed etico, che vengano mantenute coperte vicende che hanno
prodotto effetti gravissimi sulla vita del nostro Paese.
Soprattutto e' inaccettabile che l'Italia venga considerata
'come una Repubblica fondata sul segreto'''.
Nella lettera al Capo dello Stato Accame affronta
criticamente diversi aspetti sulla legge sul segreto e segnala
che ''pur essendo stato approvato il regolamento, e nonostante
le richieste avanzate al presidente del Consiglio, non sono
stati desecretati i documenti a cominciare da quelli che
riguardano il caso Moro''. Accame fa notare infatti che vi e' il
rischio che alcuni documenti vengano distrutti perche' oltre ad
avere la classifica di 'segreto' vi era quella ben piu'
imbarazzante di 'clandestino'. ''Quindi di questi documenti se
ne ignora addirittura l'esistenza da parte di tutti coloro che
non hanno l'incarico di trattarli. E di conseguenza non e'
possibile alcuna verifica e, dato che si tratta di
de-clandestinizzazione e non solo di de-secretazione, la nuova
legge sui servizi segreti non puo' avere effetti''.
CP/SAF
08-APR-08 15:03 NNNN
MORO:30 ANNI MORTE;A NOVEMBRE CONVEGNO INTERNAZIONALE A ROMA
(ANSA) - ROMA, 13 GEN - Un convegno internazionale sulla
figura di Aldo Moro: i processi costituenti; la politica estera;
il rapporto tra religione e democrazia; la costruzione del
consenso nelle società contemporanee e il peso dello statista
nella storiografia contemporanea, sara' il momento centrale
delle iniziative organizzate in novembre a Roma per il
trentennale della sua morte. Ad organizzare la commemorazione e'
l'Accademia di Studi Storici Aldo Moro, che ha pensato ad un
itinerario di riflessione e di studio che, riprendendo e
valorizzando alcuni elementi del pensiero di Moro, costituisca
un'occasione di confronto sui grandi temi che interessano le
società odierne.
L'iniziativa centrale sara', appunto, il convegno
internazionale, che si terra' a Roma dal 17 al 20 novembre 2008
a cui prenderanno parte studiosi appartenenti a differenti
discipline (sociologi, giuristi, economisti, storici) e
rappresentanti del mondo politico e istituzionale, della cultura
e della comunicazione, provenienti dall'Italia e dall'estero.
Una commemorazione dello statista, inoltre, si terra' il 9
maggio nell'anniversario della sua uccisione. (ANSA).
AU
13-GEN-08 17:59 NNNN
MORO 30 ANNI: BIANCONI, 'IL DIETRO LE QUINTE' DEL SEQUESTRO
(ANSA) - ROMA, 14 GEN - Meno di due mesi: da marzo a maggio
del 1978, 30 anni. Sono le date del sequestro e della morte di
Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Un omicidio sul quale di
e' detto tutto e spesso anche il contrario di tutto e sul quale
di pensa di sapere tutto. E invece a scorrere il libro di
Giovanni Bianconi, 'Eseguendo la sentenza' (Einaudi; pp.419; 17
euro) di cose ancora in forse ce ne sono molte. Ma questo non
vuol dire che il libro dell'inviato del Corsera sia una
ricostruzione ''dietrologica'' del fatto, quanto piuttosto -
spiega lo stesso Bianconi - ''un dietro le quinte del sequestro
Moro''. Una sorta di racconto che sovrappone e l'interseca fatti
ruoli, prese di posizione pubbliche e private, dialoghi,
sensazioni delle diverse parti in causa, ''montati e rielaborati
secondo una struttura e 'strategia' narrativa'' di cui Bianconi
si sente il solo responsabile.
''Una simile impostazione - dice Bianconi - non significa
negare a priori che esistano verita' ancora sconosciute, oppure
versioni dei fatti poco o per nulla chiare, ne' considerare
esaustive le ricostruzioni di singoli protagonisti: e' piuttosto
il tentativo di fornire un contributo a comprendere gli
avvenimenti...''.
LC
14-GEN-08 20:42 NNNN
Documento: 20080128 01752
ZCZC0216/SXA
R POL S0A QBXB
MORO: 30 ANNI; MARIA FIDA, NON E' UN OGGETTO IN PORTABAGAGLI
(ANSA) - ROMA, 28 GEN - ''Mi battero' sempre perche' Aldo
Moro non sia ricordato come un oggetto in un portabagagli. E'
ingiusto. Era un padre e un uomo. A noi preme la verita' e il
ricordo della sua umanita' e della sua bonta''': Maria Fida Moro
che, nella sede del partito Radicale, presente anche Marco
Pannella, spiega cosi' lo spirito del 'contro-trentennale' della
morte dello statista Dc ucciso dalle Brigate rosse nel 1978.
Un'occasione per presentare la canzone 'Se ci fosse luce',
con parole di Moro (tratte da un suo discorso pubblico e da una
lezione all'universita') e musiche del nipote Luca Moro. ''Il
titolo del brano e' tratto da una delle sue ultime lettere -
dice Luca - Era importante che fosse mio nonno a parlare. In
questi anni si sono sempre cercati i misteri, sorvolando sulla
sua umanita'''.
''Volevo iscrivermi al Partito radicale quando avevo 14 anni
- racconta Maria Fida Moro - ma mi sembrava un tradimento nei
confronti di mio padre. L'ho fatto a 60 anni, anche se credo che
oggi a lui andrebbe bene cosi'. Ci addolora non poter parlare di
lui. In tante occasioni e trasmissioni tv sugli anni di Piombo
non ci e' stato mai consentito di ricordarlo. Il compito della
memoria e' stato delegato agli ex brigatisti''. (ANSA).
MV
28-GEN-08 13:46 NNNNDocumento: 20080128 01776
ZCZC0377/SXA
R POL S0A QBXB
MORO: 30 ANNI;UNA CANZONE PER RICORDARE LA SUA UMANITA'/ANSA
IL NIPOTE LUCA HA MUSICATO LE PAROLE DELLO STATISTA UCCISO DA BR
(di Elisabetta Malvagna)
(ANSA) - ROMA, 28 GEN - ''Mi battero' sempre perche' Aldo
Moro non sia ricordato come un oggetto in un portabagagli. E'
ingiusto. Era un padre e un uomo. A noi preme la verita' e il
ricordo della sua umanita' e della sua bonta''': cosi' Maria
Fida Moro, figlia dello statista Dc ucciso dalle Brigate Rosse
nel 1978, spiega lo spirito che anima il 'contro-trentennale',
da lei lanciato per ''affermare il primato della verita', sul
piano umano, del caso Aldo Moro''.
Maria Fida, ex parlamentare della Dc, di Rifondazione
Comunista e del Msi, di recente si e' iscritta al Partito
Radicale: ''Volevo iscrivermi da quando avevo 14 anni - confessa
- ma mi sembrava un tradimento nei confronti di mio padre. L'ho
fatto a 60 anni, ma credo che oggi a lui andrebbe bene cosi'''.
Per ricordare la figura del presidente Dc, e' nata 'Se ci fosse
luce', che ''sara' la canzone-simbolo del contro-trentennale'',
spiega Maria Fida nella storica sede del Pr di via di Torre
Argentina. Accanto a lei c'e' Marco Pannella. Il leader radicale
ricorda che durante il rapimento Moro si adopero' per la
convocazione del Consiglio nazionale della Dc, che avrebbe
dovuto dare il via alle trattative per la sua liberazione. ''Fu
inutile'', dice Pannella riferendosi al fatto che il Consiglio
fu convocato, ma nello stesso giorno in cui lo statista fu
ucciso.
'Se ci fosse luce' e' una ballata blues (disponibile da oggi
sul sito www.solutione.tv) in cui il nipote di Aldo Moro, Luca,
ha messo in musica le parole del nonno. ''Il titolo del brano e'
tratto da una delle sue ultime lettere - spiega Luca, che
all'epoca del rapimento aveva due anni ed e' stato piu' volte
citato nelle lettere dal carcere brigatista -. Era importante
che fosse mio nonno a parlare. In questi anni si sono sempre
cercati i misteri, sorvolando sulla sua umanita'''.
La canzone, che l'autore esegue alla chitarra acustica, e'
composta di due parti: nella prima confluiscono i sentimenti di
amore e dolore nei confronti di una figura che ha segnato
profondamente la sua vita: ''Vorrei che tu fossi ricordato vivo/
perche' la forza del tuo pensiero/ a distanza di 30 lunghissimi
anni/ possa suonare in questo blues/ e cadere come una lama
sulla coscienza di chi ancora cerca di ucciderti''. Nella
seconda, sono riportati stralci di un discorso pubblico e di una
lezione all'universita' di Moro: ''Noi non vogliamo essere gli
uomini del passato/ ma quelli dell'avvenire./ Il domani non
appartiene ai conservatori ed ai tiranni./ Noi siamo diversi,
vogliamo essere diversi./ Solo la serena conoscenza di una
verita'/ e di una gioia che accompagnano immancabilmente la
vita/ da' significato ad ogni vicenda umana...''.
Per Maria Fida, Aldo Moro ''non va ricordato come una vittima
sacrificale, ma come padre e uomo, nella sua bonta' e umanita'.
Ci manca - aggiunge - e ci addolora non poter parlare di lui''.
E spiega: ''Il compito della memoria e' stato delegato agli ex
brigatisti. In tante occasioni e trasmissioni tv sugli anni di
piombo e in tante iniziative per ricordare quel periodo storico
non ci e' stato mai consentito di ricordarlo. L'unico ad essere
citato e' stato il suo autista: e' giusto ricordare le persone
non note, ma una vicenda cosi' non puo' passare sotto
silenzio''. E conclude con una promessa: ''Mi battero' sempre
perche' Aldo Moro non sia ricordato come un oggetto in un
portabagagli''.(elisabetta.malvagna@ansa.it). (ANSA).
MV
28-GEN-08 16:56 NNNN
MORO: 30 ANNI;ANDREA COLOMBO,TRAGEDIA POLITICA ITALIANA/ANSA
NESSUN MISTERO, LA VERITA' E NELLE PAROLE E NEI FATTI
(ANSA) - ROMA, 18 FEB - Non c'e' alcun mistero dietro il
rapimento, la detenzione e la morte di Aldo Moro: e' stata
invece una ''tragedia politica italiana'' che affonda le sue
radici nella ''guerra civile'' a sinistra, negli anni settanta,
tra il Pci da un lato e la sinistra rivoluzionaria dall'altra.
Andrea Colombo, a lungo notista politico del 'Manifesto' e ora
passato a 'Liberazione', racconta cosi' la sua interpretazione
del delitto politico d'eccellenza dell'Italia repubblicana.
'Dietro l'uccisione di Moro - scrive Colombo che ricostruisce
nel libro i fatti di quel 1978 - non c'e'e nessun segreto, nulla
che non si puo' o non si voglia rivelare. C'e' in compenso molto
di inconfessabile: perche' metterebbe a nudo qualcosa non di
diabolico, ma di meschino. non di eccezionale, ma, al contrario,
di assolutamente normale in una situazione che di normale non
aveva nulla''. In sostanza - e da tutte le parti - ''la miseria
dei calcoli politici, la prevalenza dell'opportunita' su ogni
altra considerazione, il privilegio assegnato alla ricerca del
vantaggio a breve, l'incapacita' di trascurare gli imperativi
dettati dalla ragione politica''. Dall'analisi di Colombo la
storia dell'omicidio di Aldo Moro e' infarcita di bugie volute
anche queste da tutte le parti: ''una bugia negare che le Br
fossero un'organizzazione politica e non una banda di serial
killer alla sbaraglio. Una bugia dichiarare false, imposte con
la forza o frutto di pazzia, le lettere di Moro, Una bugia
affermare che qualsiasi cenno di flessibilita' avrebbe
comportato la rovina dello stato''. E ancora: ''una bugia
sostenere che non ci fossero vie di mezzo tra il cedimento
totale e la fermezza, che non fosse possibile esperire strade
diverse e mediane''.
Per Colombo l'organizzazione che rapi' Moro era figlia ''della
fase di estrema radicalita' e conflittualita' che aveva segnato
l'Italia a partire dal 1968. ma per molti e fondamentali motivi
aveva piu' cose a spartire con i suoi nemici, in particolare con
la leadership 'rinnegata' del Pci, di quante ne avesse col
movimento da cui pure provenivano molti dei suoi piu' giovani
militanti''. Quegli uomini - dice ancora Colombo - non ''erano
diretti o influenzati da nessuno. Erano rivoluzionari comunisti
figli di un tempo che gia' nel 1978 era superato''.
E per questo Colombo cita, a mo' di finale, una frase della
brigatista Barbara Balzarani che a quel sequestro partecipo':
''siamo stati figli dell'arretratezza di questo paese''.
(ANSA).
LC
18-FEB-08 16:49 NNNN
MORO: 30 ANNI; PROGETTO DI RADIOTRE DAL 16 MARZO AL 9 MAGGIO
(ANSA) - ROMA, 18 FEB - A trent'anni dal rapimento e dalla
morte di Aldo Moro, Radiotre dedichera' allo statista ucciso
dalle Brigate Rosse nel 1978, una striscia di 15 minuti, dal 16
marzo al 9 maggio, ogni giorno alle 20.00, all'inizio di
RadiotreSuite.
Il programma, basato sui commenti dei giornali dell'epoca, era
stato affidato a Giuliano Ferrara per mille euro a puntata, ma
il direttore del Foglio ha rinunciato al progetto dopo la sua
discesa in politica. Al suo posto lo condurranno a rotazione,
una settimana ciascuno, i giornalisti di Prima Pagina.
''Giuliano Ferrara - spiega il direttore di Radiodue e
Radiotre, Sergio Valzania - in qualche modo aveva un rapporto
con quegli anni e con quell'epoca. Era un testimonial. Con lui
eravamo andati avanti con il lavoro, era gia' stato fissato con
l'ufficio contratti il compenso e un ricercatore aveva gia'
fatto il lavoro di base sui giornali dell'epoca. Chiederemo di
sostituirlo a otto giornalisti di Prima Pagina che per le 55
puntate si alterneranno alla conduzione una settimana
ciascuno''.
Ferrara, spiega Valzania, ''mi ha comunicato la sua decisione
mercoledi' o giovedi' scorso. Si e' messo a fare il politico
puro. Non mi aspettavo una sua discesa in politica di questo
tipo. Forse neppure lui ci aveva pensato. Queste elezioni sono
maturate molto rapidamente''. L'idea del programma ''e' nostra -
continua Valzania -. Questa tipologia di trasmissioni e' un po'
nel nostro stile. E' una formula che racconta un periodo,
ricorda la quotidianita' senza richiedere uno schieramento''.
(ANSA).
CA
18-FEB-08 16:33 NNNN
MORO: 30 ANNI;COSSIGA,SAPEVO CHE CON FERMEZZA MORO ERA MORTO
(ANSA) - ROMA, 20 FEB - ''Io l'ho sempre detto. Io ero tra
quelli che sapevano benissimo, e per questo mi sono venuti i
capelli bianchi, che seguendo la via della fermezza Moro sarebbe
morto. Quando scegliemmo la via della fermezza dissi che salvo
miracoli avrebbero ammazzato Moro. Lo sapeva benissimo anche
Pieczenik''. Lo afferma il senatore a vita Francesco Cossiga
riferendosi al libro intervista 'Abbiamo ucciso Aldo Moro'.
''Ma queste cose le ho dette trenta volte; cosi' - rileva
l'ex presidente della Repubblica - come ho detto trenta volte
che Giuliano Amato, allora sottosegretario, mi disse che erano
stati i francesi ad abbattere l'aereo di Ustica. Come ha
confermato il giudice Priore, su questo non c'erano prove ma lo
sapevano tutti''.
E Pieczenik? ''Lui - racconta Cossiga - consigliava finte
trattative, sostenendo che dovevamo trattare per prendere in
trappola i rapitori; ma io gli dicevo che nessuno avrebbe
creduto che le trattative fossero finte. E Pieczenik era
contrario alla trattativa vera cosi' come lo erano gli
americani''.(ANSA).
FLB
20-FEB-08 18:47 NNNN
MORO: 30 ANNI; PARLA PIECZENIK, L'ANALISTA USA DI COSSIGA
(ANSA) - ROMA, 20 FEB - ''La decisione di lasciar uccidere
Moro non venne presa alla leggera. Ne discutemmo a lungo,
perche' a nessuno piace sacrificare delle vite. Ma Cossiga
mantenne ferma la rotta e cosi' arrivammo a una soluzione molto
difficile'', con l'intenzione di screditare le Br e ristabilire
l'ordine. Dopo 30 anni di silenzio Steve Pieczenik, analista
americano chiamato da Cossiga per fronteggiare la crisi del
sequestro dell'onorevole Moro, decide di parlare in
un'intervista esclusiva raccolta dal giornalista francese
Emmanuel Amara, per il suo libro 'Abbiamo ucciso Aldo Moro', in
uscita tra una ventina di giorni (Cooper files, 208 pagine,
12,00 euro).
Per la prima volta da quel 9 maggio del 1978, Pieczenik svela
i retroscena del sequestro e rivela come, d'accordo con i
vertici del nostro Governo, lavoro' sul rapimento del leader
democristiano. La lunga durata della prigionia, l'illusione di
una trattativa, il ritrovamento del finto comunicato steso dal
falsario Chichiarelli, sono le pedine di questo discusso
percorso che stando alle dichiarazioni di Pieczenik appare ad
Amara una vera e propria strumentalizzazione con l'obiettivo di
indurre le Br all'esecuzione del prigioniero facendo loro
perdere definitivamente consenso e ristabilendo, cosi', l'ordine
politico nel Paese.
Con l'introduzione di Giovanni Pellegrino e nella traduzione
di Alice Volpi, l'edizione italiana e' a cura di Nicola Biondo e
l'editore annuncia che contiene interviste inedite ai
protagonisti dell'epoca: a Ferdinando Imposimato, giudice
istruttore del processo Aldo Moro, Francesco Cossiga, ministro
dell'Interno in quegli anni, a Sergio Flamigni, senatore della
Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Moro, ad Achille
Occhetto, all'onorevole democristiano Elio Rosati, agli
ex-brigatisti Alberto Franceschini, Mario Moretti, Valerio
Morucci e Adriana Faranda, ad Agnese Moro, a Nicola Rana
assistente di Aldo Moro. (ANSA).
PER
20-FEB-08 18:29 NNNN
MORO/30: FICTION CON PLACIDO, SPECIALI TV E RADIO /ANSA
(di Mauretta Capuano)
(ANSA) - ROMA, 1 MAR -
Una fiction Mediaset con Michele Placido nei panni di Aldo
Moro. Un'antologia dei Tg dell'epoca su Raisat Extra che
ripercorre i 55 giorni di prigionia del presidente della Dc, una
serata speciale di Enigma su Raitre che cerca di rispondere ai
misteri ancora irrisolti della sua morte: qual e' l'arma che
sparo', chi premette veramente il grilletto, e una striscia di
15 minuti su Radiotre basata sui commenti dei giornali
dell'epoca.
A trent'anni dalla morte di Aldo Moro, non mancano le
iniziative in tv e alla radio per ricordare e tornare ad
interrogarsi sulla vita e l'assassinio del presidente della Dc,
rapito in via Fani, a Roma, la mattina del 16 marzo, il cui
cadavere fu trovato in una Renault 4, in via Caetani, il 9
maggio del 1978, dopo 55 giorni di prigionia.
Michele Placido sara' Aldo Moro nella miniserie in due
puntate, Il Presidente - prodotta dalla Taodue, per la regia di
Gianluca Maria Tavarelli, da un soggetto di Pietro Valsecchi e
Salvatore Marcarelli che firma anche la sceneggiatura con
Francesco Piccolo - in onda nella prima settimana di maggio su
Canale 5. Dal suo lavoro per il compromesso storico, al
rapimento e all'uccisione per mano delle Brigate Rosse, la
fiction racconta la vicenda umana e politica dello statista. Nel
cast anche Marco Foschi nel ruolo di Mario Moretti, Libero Di
Rienzo in quello di Valerio Morucci, Donatella Finocchiaro e'
Adriana Faranda, Valentina Carnelutti e' Barbara Balzerani,
Giulia Michelini e' Anna Laura Braghetti e Ninni Bruschetta e'
Oreste Leonardi.
Corrado Augias indaga su ''30 anni e tanti misteri
irrisolti'' in Enigma speciale Moro, in onda venerdi' 7 marzo
alle 21.05 su Raitre, con annunciati in studio, tra gli altri,
familiari delle vittime, il ministro dell'interno, Giuliano
Amato, il senatore Beppe Pisanu, il politologo Edward Luttwak, i
giornalisti Giovanni Bianconi e Giovanni Fasanella, con
interventi dei direttori del Corriere della sera, Paolo Mieli, e
di Repubblica, Ezio Mauro. La puntata e' centrata
sull'approfondimento di quanto accadde nei 55 giorni del
sequestro, ripercorre la cronaca, ricostruisce il contesto,
elabora ipotesi e ripropone le diverse interpretazioni di quei
tragici avvenimenti, ma soprattutto cerca di rispondere a
numerosi e ancora irrisolti interrogativi su quale fu la vera
prigione di Moro, cosa accadde veramente nel covo di via
Gradoli, e quali le connivenze.
Dal sequestro, il 16 marzo, al ritrovamento del corpo di
Moro, il 9 maggio, Raisat Extra proporra' 'Giorno per giorno:
gli ultimi 55 giorni di Aldo Moro', un'antologia dei Tg
dell'epoca di circa un'ora in onda nel day time, probabilmente
intorno alle 14.00. Il progetto e' a cura del direttore del
canale Marco Giudici. Il ciclo della Raisat presieduta da Carlo
Freccero, che segue giorno per giorno la cronaca della prigionia
del presidente della Dc, sara' preceduto da uno speciale in
prima serata 'Aldo Moro, il volto, la voce, le parole:
1968-1978-2008' in cui verranno riproposti i discorsi di Moro
utilizzati solo dai giornali radio e nei Tg di quegli anni, con
immagini di repertorio della Rai.
Prima della sua discesa in politica a Giuliano Ferrara era
stata affidata una striscia di 15 minuti dedicata a Moro, dal 16
marzo al 9 maggio, ogni giorno alle 20.00 su Radiotre all'inizio
di RadiotreSuite, basata sui commenti dei giornali dell'epoca,
Al posto del direttore del Foglio la condurranno ora a
rotazione, una settimana ciascuno, otto giornalisti di Prima
Pagina.(ANSA).
CA
01-MAR-08 17:57 NNNN
MORO/30: STORICO USA, TEORIE COSPIRAZIONE NON REGGONO /ANSA
DRAKE,NIENTE CIA. 'PEGGIO DI JFK, IN ITALIA TROPPI OLIVER STONE'
(di Marco Bardazzi)
(ANSA) - WASHINGTON, 9 MAR - Dalla Cia a Henry Kissinger,
passando per la P2: quali che siano i protagonisti delle teorie
della cospirazione sul sequestro e l'omicidio di Aldo Moro
emerse nel corso di 30 anni, ''non ce n'e' alcuna che possa
reggere a un serio vaglio storico''. Parola di Richard Drake,
uno storico americano che al terrorismo italiano e al caso Moro
in particolare ha dedicato gran parte della propria carriera.
Tre decenni dopo la tragedia, dice Drake all'Ansa, e' l'ora
che l'Italia ''accetti la verita' dei processi e della storia'',
che indica nelle sole Br i responsabili del delitto. Per Drake -
preside del Dipartimento di Storia all'Universita' del Montana e
autore tra l'altro di 'Il Caso Aldo Moro' (Marco Tropea, 1996) -
gli storici oggi non possono che trarre una conclusione: ''Le
Brigate Rosse, ispirate fanaticamente dalla loro ideologia
marxista-leninista, hanno ucciso Moro interamente da sole, nella
speranza di innescare una rivoluzione in Italia''.
Il fatto che dopo 30 anni si fatichi ad accettarlo, a detta
di Drake, e' dovuto anche agli scritti di autori che lo storico
critica severamente, in particolare Leonardo Sciascia e Sergio
Flamigni. ''Se guardiamo solo ai fatti e alle prove, come deve
fare uno storico, e' improbabile concludere che una sola delle
teorie alternative sia valida'', afferma Drake, che per i propri
studi si e' basato anche su ampi scambi di informazioni con il
giudice Severino Santiapichi, che guido' la Corte d'Assise nelle
ricostruzioni del sequestro. ''La mia conclusione negli anni '90
sulla responsabilita' delle sole Br - dice Drake - ha retto dopo
un decennio ed e' oggi rafforzata in Italia dai lavori di
storici seri come Vladimiro Satta e Agostino Giovagnoli''.
''Agli italiani - afferma lo storico del Montana - vorrei
chiedere di essere sospettosi sulle teorie cospirative almeno
quanto lo sono stati sulle ricostruzioni ufficiali. E' questo il
modo corretto di agire. L'approccio storico e' il piu' valido e
l'Italia, fin dai tempi di Francesco Guicciardini, ha una grande
tradizione in questo senso''.
Drake ha studiato all'Universita' di Padova ai tempi di Toni
Negri e vinse nel 1972 una borsa di studio 'Aldo Moro' insieme
alla Fulbright. ''Da allora - racconta - ho seguito da lontano
questa tragica figura di politico italiano, restando inorridito
nel 1978 per quello che gli accadde: per questo ho dedicato la
carriera ad approfondire il terrorismo in Italia''.
Secondo lo storico americano, ''il caso Moro e' per l'Italia
cio' che per noi e' il caso Jfk, sul quale fioriscono
altrettante teorie cospirative. Ma neppure sulla vicenda di
Kennedy si e' raggiunto i livelli di cio' che e' stato detto in
questi 30 anni su Moro: Oliver Stone ha un gran numero di
imitatori in Italia...''. La responsabilita', per lo studioso,
''e' anche della scarsa fede che l'Italia ha nel proprio sistema
giudiziario: Sergio Zavoli negli anni scorsi ha dimostrato quale
sia la dinamica dei 'misteri' in Italia''.
Drake sostiene di aver approfondito ogni pista alternativa
emersa negli anni, comprese quelle che puntavano a Washington, a
un coinvolgimento della Cia o a un qualche ruolo dell'ex
segretario di Stato Kissinger, di cui era nota l'opposizione al
progetto di compromesso storico di Moro. ''Sono certo che il
governo americano era assai scontento con Moro - afferma lo
storico -, c'era un'enorme risentimento e molto sospetto per le
sue posizioni. Sono anche sicuro che ci siano stati elementi
dell'ala piu' conservatrice qui negli Usa che possono aver
brindato per la sua eliminazione. Detto questo, non c'e' uno
straccio di prova che un singolo americano abbia participato
alla vicenda o sia stato in contatto con le Br''.
Al contrario, secondo Drake, ''la commissione Mitrokhin ha
evidenziato come possa esserci stato, semmai, un coinvolgimento
del Kgb, visto che era specializzato nel falsificare documenti
per far pensare a ruoli della Cia''. ''Non c'e' un solo
frammento di documentazione storica attendibile - insiste il
professore americano - che leghi la Cia al caso Moro''.
''Questo anniversario - conclude - offre all'Italia una
opportunita'. Se si mettono insieme le conclusioni dei processi
e quelle della commissione Moro e della commissione stragi,
emerge la verita' che ancora incontra resistenze in parti della
sinistra, perche' in quest'area politica, fino a quando le Br
non cominciarono ad uccidere nel 1974, c'era simpatia per loro.
E' molto piu' comodo tirare in ballo la Cia che non interrogarsi
su quali basi ideologiche e culturali abbiano spinto Curcio,
Peci o Franceschini a diventare quello che diventarono''.
(marco.bardazzi@ansa.it)
BM
09-MAR-08 16:51 NNNN
MORO 30 ANNI:SU SEQUESTRO PARLANO FAMILIARI SCORTA DA MINOLI
(ANSA) - ROMA, 10 MAR - Parlano i familiari della scorta di
Aldo Moro trucidata in Via Fani 30 anni fa nello speciale Aldo
Moro di Giovanni Minoli, in onda per La Storia siamo noi domani
alle ore 23.30 su Raidue. Giovanni Minoli, attraverso i ricordi
e le testimonianze dei familiari della scorta di Aldo Moro,
ricostruisce da una prospettiva inedita i 54 giorni del
sequestro. Ricci, Leonardi, Zizzi, Rivera, Iozzino sono i
poliziotti e i carabinieri morti in Via Fani, uomini
profondamente legati da affetto nei confronti di Aldo Moro.
Maria Ricci, moglie di Domenico Ricci, dichiara: ''Un giorno
venne un giornalista che mi chiese della trattativa, se ero
d'accordo allo scambio con 13 terroristi per salvare Moro. E
allora io pensavo: liberateli e poi girato l'angolo, salvato
Moro, li riprendete...questo pensavo come madre e moglie che
stava soffrendo''.
Adriana Zizzi, sorella di Francesco Zizzi: ''abbiamo
desiderato che fosse liberato, anche con uno scambio, se questo
era l'unico modo''. Carmela Rivera, sorella di Giulio Rivera:
''La trattativa con i terroristi no, non era giusto. Ma che
trovassero altri sistemi per salvarlo si''. Ileana Leonardi,
moglie di Oreste Leonardi ''avrei voluto che Moro fosse salvato
pero' pensavo che non si potesse trattare con quella gente''.
Era un legame di stima quello fra lo statista democristiano e i
suoi uomini. Maria Ricci, moglie di Domenico Ricci: ''Moro era
una persona alla mano con la quale si poteva parlare come a un
padre. Mio marito era contento, orgoglioso di questo servizio''.
Ileana Leonardi, moglie di Oreste Leonardi: ''Lui era innamorato
del Presidente Moro. Lo trattava come fosse suo figlio''.
Carmela Rivera parla degli incontri con gli assassini nei
tribunali ''al primo processo hanno voluto fossimo presenti.
Sembravano scimpanzé dietro quelle sbarre, neanche esseri
umani,cantavano, ridevano, si elogiavano''. Adriana Zizzi
''Preferisco ignorarli. In questi anni la nostra vita e' stata
cadenzata da anniversari, ricorrenze, manifestazioni, monumenti.
Queste iniziative ci fanno piacere perché possa rimanere la
memoria di questi poveri caduti, un messaggio educativo per le
nuove generazioni''. (ANSA).
I09-MA
10-MAR-08 15:15 NNNN
MORO/30: A RADIO3MONDO DIBATTITO SULLA MORTE DI ALDO MORO
(ANSA) - ROMA, 12 MAR - Trenta anni da via Fani, Aldo Moro
doveva morire?. Se ne parlera' domani alle 10.00 su Rai
RadioTre, a Radio3 Mondo. Al dibattito, condotto da Stefano
Cingolani, interverranno: Ivo Mej, autore del libro Moro
Rapito! Personaggi, testimonianze. Fatti; Ferdinando Imposimato,
autore con Sandro Provvisionato di Doveva morire. Chi ha
ucciso Aldo Moro. Il racconto di un giudice; Giuseppe De Lutis,
storico dei servizi segreti e autore de Il golpe di Via Fani.
Protezioni occulte e connivenze internazionali dietro il delitto
Moro. (ANSA).
I07-GIA
12-MAR-08 20:19 NNNN
MORO/30:FICTION C5 IN ONDA DOPO ELEZIONI,VALSECCHI:FA PAURA
(ANSA) - ROMA, 12 MAR - Resta per ora nei cassetti Mediaset,
nonostante sia pronta da mesi, la miniserie tv su Aldo Moro,
interpretato da Michele Placido. E il produttore, Pietro
Valsecchi, della Taodue, protesata: ''Siamo in campagna
elettorale, c'e' la par condicio e questo film non deve andare
in onda perche' fara' discutere, perche' raccontera' nuove
verita' sulla trattativa, sulla negligenza di molti uomini
politici che non hanno voluto che questo grande statista si
salvasse. Alla Dc che e' ben viva oggi e lo sara' sempre perche'
e' nel dna dell'Italia, questo film non piace e infatti non
andra' in onda se non dopo le elezioni''.
Nella miniserie da 7 milioni di euro, diretta da uno dei
migliori registi in circolazione, Gianluca Maria Tavarelli, lo
stesso di Borsellino e Maria Montessori, c'e' l'Aldo Moro
statista del compromesso storico e la ricostruzione di quei
tragici 55 giorni e di quel che significarono in termini
politici.
In tv, su Canale 5, andra' in onda non prima di maggio, in
tempo magari per l'anniversario del ritrovamento del corpo, il 9
maggio in Via Caetani a Roma. (ANSA).
MA
12-MAR-08 17:23 NNNN
MORO/30: 'FUORI ORARIO', UNA NOTTE CON INTERVISTA INEDITA
(ANSA) - ROMA, 12 MAR - ''Un'intera notte dedicata ad Aldo
Moro'': e' la promessa di Enrico Ghezzi, che sta preparando la
trasmissione all'interno del suo spazio di Fuori Oraio-Cose
(Mai) Viste.
''Manderemo in onda anche un'intervista rara e inedita ad Aldo
Moro - ha aggiunto il critico -. Inoltre, ci saranno diverse
occasioni, anche all'interno di Blob, in cui ricorderemo quella
viecenda di trent'anni fa''.
Il ciclo sugli anni '70 non si ferma al caso Moro. ''Durante i
tre mesi estivi - ha detto Ghezzi -, sia all'interno di Fuori
Orario che di Blob trasmetteremo diversi documenti,
cinematografici e non, sul '77''. (ANSA).
Y93-SB
12-MAR-08 17:24 NNNN
MORO/30:PRONTA FICTION CANALE 5 MA RESTA NEL CASSETTO/ANSA
VALSECCHI, IL FILM FA PAURA, LO SPETTRO DI MORO SI AGGIRA ANCORA
(di Alessandra Magliaro) (ANSA) - ROMA, 12 MAR - La mattina
del 16 marzo 1978 le Brigate Rosse fanno strage dei cinque
uomini della scorta di Aldo Moro e rapiscono il presidente della
Dc lanciando un attacco al cuore dello Stato. La ricostruzione
di quei tragici 55 giorni e di quel che significarono in termini
politici e' tutta dentro una miniserie, Aldo Moro, interpretata
da Michele Placido e diretta da uno dei migliori talenti in
circolazione, Gianluca Maria Tavarelli, lo stesso dell'acclamato
Borsellino tv. La fiction e' pero' bloccata nelle stanze di
Mediaset e, nonostante sia pronta da tempo e realizzata per
l'occasione, andra' in onda non prima di maggio, in tempo magari
per l'anniversario del ritrovamento del corpo, il 9 maggio in
Via Caetani.
''E' un film che fa talmente paura che e' stato chiuso nel
cassetto'', dice con forza il produttore Pietro Valsecchi della
Taodue film a dir poco arrabbiato per come stanno andando le
cose su questo progetto ''arduo, difficile, delicato cui abbiamo
dedicato ogni nostra forza''.
''Siamo in campagna elettorale, c'e' la par condicio e questo
film non deve andare in onda perche' fara' discutere, perche'
raccontera' nuove verita' sulla trattativa, sulla negligenza di
molti uomini politici che non hanno voluto che questo grande
statista si salvasse. Alla Dc che e' ben viva oggi e lo sara'
sempre perche' e' nel dna dell'Italia, questo film non piace e
infatti non andra' in onda se non dopo le elezioni. Dispiace che
nessun parlamentare si occupi di questo stop, della cultura ai
politici non interessa niente'', aggiunge Valsecchi senza giri
di parole. Eccesso di cautela di Mediaset? ''Mediaset non
c'entra niente - s'inalbera Valsecchi - e' che lo spettro di
Moro oggi in Italia non fa dormire la notte tante persone. Non
c'e' stata la volonta' di salvare Moro, uno dei piu' grandi
intellettuali pragmatici che ha avuto questo paese''.
Aldo Moro dovrebbe andare in onda su Canale 5 a maggio ma non
e' ancora in palinsesto. Realizzata nel maggio 2007, la fiction
su Moro e' stata sceneggiata da Salvatore Marcarelli e Francesco
Piccolo, con Stefano Rulli editor, mentre il senatore Francesco
Cossiga, all'epoca ministro dell'Interno, ha incontrato piu'
volte gli sceneggiatori per raccontare il clima e i retroscena
politici del sequestro Moro. Diversi incontri ha poi avuto la
produzione con Agnese Moro e Maria Fida Moro. Tutta la prima
puntata e' dedicata al lavoro dello statista Dc sul compromesso
storico, sulle larghe intese per includere il partito comunista
di Enrico Berlinguer al governo e per convincere le varie
correnti della Dc. Ci sara' qualche momento con la famiglia ma
gran parte della prima puntata sara' sulla politica di quegli
anni. La seconda invece e' sui 55 giorni della prigionia, dalla
strage di Via Fani al ritrovamento del corpo in Via Caetani. I
brigatisti, ''non figurine senza anima - ha spiegato Tavarelli -
ma esseri umani con sentimenti, fragilita', dentro un progetto
sbagliato'', la famiglia, il partito della trattativa e quello
della fermezza nei giorni del sequestro nel racconto della
fiction con Donatella Finocchiaro (Adriana Faranda), Libero De
Rienzo (Valerio Morucci), Marco Foschi (Mario Moretti),
Valentina Carnelutti (Barbara Balzarani), Gianluca Morini
(Germano Maccari). (ANSA).
MA
12-MAR-08 17:43 NNNN
MORO/30: GRASSI (PD),PER FICTION NON E' NECESSARIO ATTENDERE
(ANSA) - ROMA, 13 MAR - La fiction su Aldo Moro con Michele
Placido protagonista, ''deve andare in onda al più presto,
indipendentemente dal momento elettorale in cui siamo impegnati.
Ritengo più che mai appropriato visto il grande spessore umano e
politico dello statista assassinato'', sostiene l'on. Gero
Grassi, responsabile nazionale sanita' del Partito Democratico
ha proposito del rinvio a dopo le elezioni della miniserie che
andra' in onda su Canale 5.
''L'impegno di Aldo Moro non si presta a nessun tipo di
equivoco e qualunque verità verrà fuori è bene che venga
rivelata a tutti i cittadini italiani.Da ex democristiano,
moroteo e ora Deputato del Pd - dice l'on. Grassi - propongo di
non aspettare maggio 2008 per poter visionare il film. Invito le
reti Mediaset a mandare in onda al più presto il lavoro di
Valsecchi. Penso che l'Italia abbia bisogno di verità ed il film
certamente apporterà un tassello di conoscenza alla più
devastante vicenda della Repubblica italiana, dalla quale la
nazione è uscita con la democrazia e con l'impegno di tanti
cittadini''.
(ANSA).
MA
13-MAR-08 15:36 NNNNMORO/30:SU RAISAT EXTRA DISCORSI E CICLO TG EPOCA /ANSA
OLTRE 60 ORE DI PROGRAMMAZIONE DA SABATO 15 MARZO
(ANSA) - ROMA, 13 MAR - Oltre sessanta ore di programmazione
su Raisat Extra per il trentennale della morte di Aldo Moro. Il
canale satellitare diretto da Marco Giudici propone uno speciale
sabato 15 marzo, dalle 21 fino all'alba, dedicato ai discorsi di
Moro, conservati nelle teche Rai, restaurati per l'occasione ma
mai andati in onda e un ciclo di 55 puntate di un'ora ciascuna,
in onda da domenica 16 marzo al 9 maggio, ogni giorno alle
13.30, con il montaggio antologico dei telegiornali Rai andati
in onda nei 55 giorni di prigionia dello statista.
L'ampia documentazione visiva e sonora sono di grande impatto
emotivo.
Aldo Moro. Il volto, la voce, le parole. 1968-1978-2008 e' il
titolo della non stop serale e notturna del 15 marzo, in cui per
la prima volta vengono proposti in tv i discorsi integrali di
Moro in tv e in pubblico, in diverse citta' italiane, fra i
quali spiccano quello al Consiglio nazionale della Dc del 21
novembre 1968, noto alle cronache e agli storici per
un'evocazione suggestiva (''Tempi nuovi si annuncianoþ un nuovo
modo di essere nella condizione umana''). C'e' poi l'ultimo
discorso pronunciato in vita, quello ai gruppi parlamentari Dc
del 28 febbraio 1978. Le registrazioni, a quel tempo tutte in
pellicola, furono utilizzate solo per poche decine di secondi,
dai giornali radio e dai telegiornali dell'epoca. Fra gli
scritti anche la bozza di un articolo che Moro non avrebbe fatto
in tempo a pubblicare, ritrovato la mattina del rapimento a
bordo della Fiat 130 che lo stava accompagnando alla Camera.
L'introduzione alla visione dei brani e' affidata a Stefano
Folli. Alcuni testi, decisivi per conoscere il pensiero di Moro
ma assenti in originale, sono letti da Roberto Herlitzka,
l'attore che ha interpretato lo statista nel film di Marco
Bellocchio Buongiorno notte. L'introduzione alla ricostruzione
di cosa avvenne la mattina del 16 marzo '78 e' affidata a Lucia
Annunziata. Testimonianze sullo statista anche di Guido Bodrato,
uomo politico vicinissimo a Moro, di Eugenio Scalfari, autore
dell'ultima intervista al presidente della Dc e di Emanuele
Macaluso, che commenta la bozza dell'articolo con cui Moro
interveniva nel dibattito aperto nel Pci proprio sul significato
del '68, tra Petruccioli e Amendola. Infine, il direttore delle
relazioni esterne della Luiss, Roberto Ippolito, conduce il
telespettatore alla scoperta del particolarissimo vocabolario di
Moro.
Da domenica 16 marzo al 9 maggio verranno proposti invece gli
ultimi 55 giorni di Moro attraverso i telegiornali, a cura di
Antonio Maria Mira, cronista giudiziario dell'Avvenire. In primo
piano: le immagini del luogo del rapimento(attraverso il
racconto di Frajese, Vespa, Marrazzo, Vallone, Modugno,
Badaloni, Santalmassi, Tamberlich), e poi il covo di via
Gradoli, il viso sofferente di Moro, il lago della Duchessa, i
fotogrammi del giorno per giorno, sino alla telefonata che
segnalava dove il corpo senza vita di Moro era stato lasciato.
Ogni puntata e' preceduta da una breve rassegna stampa dei
quotidiani del giorno e in chiusura sono ricordate le vicende e
gli esiti processuali accertati, della giornata di cronaca presa
in esame.
(ANSA).
CA
13-MAR-08 17:11 NNNNMORO/30: ANDREOTTI, IL TEMPO NON AIUTERA' A CAPIRE VERITA'
(ANSA) - ROMA, 14 MAR - ''Il tempo difficilmente ci aiutera'
a capire di piu' la verita'. Piu' si va indietro piu' molte
persone non ci sono piu'. Non possiamo servirci del tavolino a
tre zampe''. Cosi' Giulio Andreotti ha parlato oggi, alla
presentazione in Rai del libro di Franco Alfano ''Tutto sia
calmo'', dei misteri che ancora accompagnano, a trent'anni dalla
morte, l'assassinio di Aldo Moro.
''Se non siamo arrivati alla verita' dopo tanti anni - ha
sottolineato Andreotti - non mi sembra possibile ora''. Il
senatore a vita ha spiegato anche che ''non era possibile fare
di piu' per la trattativa''. ''Se fosse stato possibile, lo
avremmo fatto. Non era possibile - ha spiegato - trattare con i
brigatisti, volevano diventare il partito della sinistra''.
Il libro di Alfano, ha detto poi Andreotti, e' utile perche'
''inquadra una situazione generale. Il titolo e'
straordinariamente suggestivo: tutto sia calmo. Credo che oggi
sia importante di Moro non parlare soltanto di quel tragico
momento finale ma rileggersi tutto l'insieme di suoi discorsi e
scritti. Oggi la situazione e' diversa, non esiste piu' l'Unione
Sovietica, mancano punti di riferimento. Moro fu un uomo di
partito''. (ANSA).
CA/GT
14-MAR-08 13:01 NNNN
MORO/30:ELIANA VERSACE,CON MONTINI RAPPORTI FREDDI E FORMALI
IL FALSO MITO DEL VESCOVO PROGRESSISTA SPIEGATO IN UN LIBRO
(ANSA) - ROMA, 14 MAR - Giovanni Battista Montini e Aldo Moro
non erano amici dai tempi della Fuci, (Federazione universitaria
cattolica italiana) come molti pensano, e non raggiunsero mai
una piena sintonia, ne' quando Montini era arcivescovo di
Milano, ne' quando divenne Papa, col nome di Paolo VI. Tanto
piu' che l'apertura al socialismo ''rispondeva a una
sensibilita' di tipo antropologico e spirituale e non alla
condivisione di una linea politica''.
Sono due degli aspetti della vita dell'arcivescovo di Milano
che il libro di Eliana Versace 'Montini e l'apertura a sinistra'
rovescia, a due giorni dal trentesimo anniversario del rapimento
del presidente della Democrazia Cristiana, avvenuto il 16 marzo
del 1978, durante il pontificato di Paolo VI.
Il volume e' stato presentato a Roma dal senatore a vita
Giulio Andreotti, dal presidente dell'Istituto opere religiose,
Angelo Caloia, dal presidente del Comitato di bioetica,
Francesco Paolo Casavola e dal direttore dell'Osservatore
romano, Giovanni Maria Vian.
''E' improprio - ha detto Versace - parlare di amicizia fra
Montini e Moro, ne e' prova il carteggio fra i due, dovuto
soprattutto a questioni burocratiche e che dimostra una certa
freddezza nei rapporti''.
Quanto alla nota apertura alle sinistre, il senatore
Andreotti ha ricordato che Montini, politicamente molto vicino a
De Gasperi, verso il quale aveva un atteggiamento ''quasi
paterno'', proveniva da una famiglia impegnata in prima persona
nella vita politica italiana (il padre Giorgio era direttore de
'Il cittadino di Brescia', mentre il fratello era senatore).
Dal momento che ''il comunismo sovietico aveva posizioni di
lotta verso la religione - ha spiegato Andreotti - rivedere il
rapporto coi socialisti non significava mescolare religione e
politica, ma si trattava di un tutt'uno''. ''Questo libro - ha
agginuto - inquadra bene cosa voleva dire la preoccupazione di
chi guardava con molti punti interrogativi a quegli indirizzi
che si stavano profilando''.
L'apertura verso posizioni in antitesi con la sua, era
dettata, secondo Casavola, all'attitudine di un uomo, Montini,
''che rispettava l'intelligenza anche di coloro dei quali non
condivideva le idee'', atteggiamento questo che ha contribuito a
diffondere il falso mito di un vescovo progressista.(ANSA).
Y22-KWF
14-MAR-08 20:59 NNNN
MORO/30: FICTION CON PLACIDO, SPECIALI TV E RADIO/ANSA
(ANSA) - ROMA, 14 MAR - Una fiction Mediaset con Michele
Placido nei panni di Aldo Moro che ha creato un po' di polemiche
per la messa in onda dopo le prossime elezioni politiche
nonostante sia gia' pronta da tempo. Oltre sessanta ore di
programmazione su Raisat Extra con uno speciale dedicato ai
discorsi di Moro restaurati per l'occasione e mai andati in onda
e un ciclo di 55 puntate con il montaggio antologico dei tg Rai
dell'epoca. Su Radiotre una striscia di 15 minuti basata sui
commenti dei giornali dell'epoca. A trent'anni dalla morte di
Aldo Moro sono tante le iniziative in tv e alla radio.
Numerose le serate e gli approfondimenti per ricordare e
tornare ad interrogarsi sul rapimento del presidente della Dc,
in via Fani, a Roma, la mattina del 16 marzo, e il ritrovamento
del cadavere in via Caetani, il 9 maggio del 1978.
Ad anticipare la data del trentennale con speciali sono
state per prime Enigma di Corrado Augias su Raitre, andata in
onda lo scorso 5 marzo, che ha cercato di rispondere ai misteri
ancora irrisolti della morte del presidente della Dc con ospiti
il senatore Beppe Pisanu, Giuliano Amato, la figlia dello
statista, Maria Fida Moro, e il politologo Edward Luttwak; la
serata Aldo Moro di Giovanni Minoli per la Storia siamo noi, in
onda l'11 marzo su Raidue, con i ricordi e le testimonianze dei
familiari della scorta di Moro trucidata in via Fani e lo
speciale di Sky Tg24 Caso Moro, le verita' nascoste con
interventi di Giulio Andreotti e Francesco Cossiga e interviste
fra gli altri a Valerio Morucci, Adriana Faranda e all'allora
giudice istruttore Rosario Priore, andato in onda il 22 febbraio
che sara' riproposto il 16 marzo alle 23.05, per l'anniversario
del rapimento.
Michele Placido sara' Aldo Moro nella miniserie in due
puntate, Il Presidente - prodotta dalla Taodue, per la regia di
Gianluca Maria Tavarelli, da un soggetto di Pietro Valsecchi e
Salvatore Marcarelli che firma anche la sceneggiatura con
Francesco Piccolo - che dovrebbe andare in onda nella prima
settimana di maggio su Canale 5. Dal suo lavoro per il
compromesso storico, al rapimento e all'uccisione per mano delle
Brigate Rosse, la fiction racconta la vicenda umana e politica
dello statista. Nel cast anche Marco Foschi nel ruolo di Mario
Moretti, Libero Di Rienzo in quello di Valerio Morucci,
Donatella Finocchiaro e' Adriana Faranda, Valentina Carnelutti
e' Barbara Balzerani, Giulia Michelini e' Anna Laura Braghetti e
Ninni Bruschetta e' Oreste Leonardi.
Dal sequestro al ritrovamento del corpo di Moro Raisat Extra
proporra' un ciclo di 55 puntate di un'ora circa ciascuna con
un'antologia dei Tg dell'epoca sui giorni della prigionia, in
onda da domenica 16 marzo al 9 maggio, ogni giorno alle 13.30.
Il progetto, a cura del direttore del canale satellitare Marco
Giudici, sara' preceduto dallo speciale in prima serata Aldo
Moro. Il volto, la voce, le parole. 1968-1978-2008. Nella non
stop, in onda dal 15 marzo a partire dalle 21, vengono proposti
per la prima volta sul piccolo schermo i discorsi integrali di
Moro in tv e in pubblico, fra i quali spiccano quello al
Consiglio nazionale della Dc del 21 novembre 1968 e l'ultimo
pronunciato in vita, quello ai gruppi parlamentari Dc del 28
febbraio 1978. Lo speciale vedra' gli interventi di Stefano
Folli che introduce alla visione dei brani; letture di alcuni
testi di Moro fatta da Roberto Herlitzka che ha interpretato lo
statista nel film di Marco Bellocchio Buongiorno notte;
ricostruzione di cosa avvenne la mattina del 16 marzo '78
affifata a Lucia Annunziata e testimonianze di Guido Bodrato,
Eugenio Scalfari, autore dell'ultima intervista al presidente
della Dc e di Emanuele Macaluso. Il direttore delle relazioni
esterne della Luiss, Roberto Ippolito, conduce invece alla
scoperta del particolare vocabolario di Moro.
Dal 16 marzo al 9 maggio, ogni giorno alle 20.00 su Radiotre
all'inizio di RadiotreSuite, andra' in onda una striscia di 15
minuti basata sui commenti dei giornali dell'epoca, affidata
prima della sua discesa in politica a Giuliano Ferrara. Al
posto del direttore del Foglio la condurranno ora a rotazione,
una settimana ciascuno, otto giornalisti di Prima Pagina.
(ANSA).
CA
14-MAR-08 16:29 NNNN
MORO/30: FIORONI, SCUOLA AIUTI STUDENTI A NON DIMENTICARE
(ANSA) - ROMA, 14 MAR - ''Sono passati trent'anni dal
rapimento di Aldo Moro: non dimentichiamolo e aiutiamo i ragazzi
a ricordarlo''. Così il ministro della Pubblica Istruzione
Giuseppe Fioroni si rivolge ai docenti e ai dirigenti scolastici
in una lettera aperta inviata a tutte le scuole italiane.
''Ricordare Moro nella condanna incondizionata ad ogni forma
di terrorismo - scrive Fioroni - è un'occasione per far sentire
ai ragazzi il legame che unisce la loro vita alla vita degli
altri, la loro vicenda alle vicende di tutti. Di renderli
partecipi della serietà delle cose, le pubbliche e le private e
il loro intreccio. Di sentire la responsabilità alla quale siamo
tutti chiamati quando si tratta di capire, trovare il senso,
collaborare per il bene''. ''Ricordiamo il 16 marzo 1978 - ha
aggiunto Fioroni - come un giorno di grande dolore, una data
dopo la quale l'Italia non è più stata la stessa. Per questo
spero che vogliate accogliere il mio invito ad approfondire
insieme ai vostri studenti la storia degli anni Settanta e degli
uomini che hanno segnato quegli anni: politici, magistrati,
avvocati, poliziotti, medici, persone comuni vittime del
terrorismo''.
''Credo che le nuove generazioni debbano essere consapevoli
che c'è stato in Italia un periodo ricco di spunti, di
innovazioni, di nuove mode e nuovi stili di vita, di
partecipazione civile e allo stesso tempo di violenza e di
dolore. E Moro fu uno dei personaggi più importanti di quel
periodo, anzi il grande artefice e il garante dei nuovi
equilibri politici''.
''E sarebbe significativo se anche la scuola aiutasse i nostri
giovani a non dimenticare questa straordinaria figura della
politica italiana attraverso dibattiti, incontri e
approfondimenti storici''.
''Il 16 marzo è una giornata difficile da affrontare nelle
classi, trattando un evento la cui logica e la cui spiegazione
non si esauriscono nella narrazione dei semplici fatti. Quando a
scuola ci confrontiamo con i ragazzi su temi complessi di storia
recente o di attualità lo facciamo con la coscienza di non
possedere una verità e dunque consapevoli della necessità di
esercitare gli strumenti dell'analisi storica nella direzione
della ricerca; è in questo prezioso cammino e grazie ad esso che
svolgiamo un servizio al Paese, educando le nuove generazioni al
senso critico e alla profondità''.
''La difesa dei valori della nostra Costituzione - conclude
Fioroni - non può prescindere dal rifiuto netto della violenza e
quindi dal ricordo di personalità emblematiche per la nostra
democrazia; che mediante l'esempio e il sacrificio, anche della
propria vita, hanno segnato uno spartiacque tra visioni e prassi
democratiche, da un lato, e arbitrio eversivo dall'altro''.
(ANSA).
VN
14-MAR-08 11:35 NNNN
MORO/30:GARDNER,DOPO ASSASSINIO INFILTRAMMO UOMO IN BR /ANSA
PIECZENICK, PERSONA INSTABILE, LE SUE SONO TOTALI FANTASIE
(di Alessandra Baldini)
(ANSA) - NEW YORK, 14 MAR - Dopo l'assassinio di Aldo Moro
gli Stati Uniti infiltrarono un uomo nelle Br: avvenne d'accordo
con il governo italiano e si tratto' di una ''situazione
marginale'' che ''non porto' a nessuna informazione di
rilievo'': lo ha detto all'Ansa Richard Gardner, ambasciatore in
Italia al tempo della strage di Via Fani.
''In seguito al rapimento di Moro presi la posizione, e il
consigliere per la sicurezza nazionale Zbigniew Brzezisnki era
d'accordo con me, che non volevamo infiltrati nelle Br: se
fossero stati catturati avrebbero alimentato le teorie del
complotto, le tesi di chi sosteneva che i brigatisti erano
strumenti della politica americana'', ha spiegato Gardner.
Fu un ''caso unico''. La decisione, ''per fortuna'', fu presa
d'intesa con gli italiani. L'ambasciatore non ha voluto
precisare l'identita' dell'infiltrato se non per smentire che si
tratto' di Roland Stark, un personaggio ambiguo il cui nome
venne fatto anni dopo in indagini di terrorismo e malavita:
''Per quel ne so Stark era un criminale comune. Non faceva parte
della Cia''.
Gardner, inviato di Jimmy Carter in Italia dal 1977 al 1981,
alle teorie del complotto non crede e lo ripete nel trentesimo
anniversari dell'agguato: ''Chi continua a sostenerle si
dimentica che all'epoca il presidente degli Stati Uniti era
Carter, un uomo profondamente morale. Ne' lui ne' il capo della
Cia Stansfield Turner avrebbero tollerato niente del genere''.
L'ex ambasciatore definisce ''totali fantasie'' le
affermazioni di Steve Pieczenick, l'assistente segretario di
Stato per l'amministrazione mandato a Roma dopo il sequestro,
che ha sostenuto in un libro-intervista al giornalista francese
Emmanuel Amara di ''aver manipolato le Br''.
''Non c'e' un grammo di verita' in quel che dice. Pieczenick
non aveva alcuna autorita' per negoziare con le Br. Avendo una
reputazione di psicologo, si era pensato a lui per leggere i
comunicati delle Br e le lettere di Moro alla ricerca di indizi.
Era una missione semplice: aiutare il governo italiano,
compresi Francesco Cossiga e i suoi uomini al ministero
dell'Interno, a capire dove Moro fosse tenuto prigioniero''.
La collaborazione non porto' a nessun risultato concreto:
''Purtroppo Pieczenick era una persona instabile. Non aveva
capito il suo ruolo. Non parlava l'italiano, non sapeva nulla di
Italia. Appena arrivato si fece nemici nel governo italiano e
all'ambasciata. Dopo un mese Cossiga mi disse, e' inutile,
mandatelo a casa. Forse adesso e' arrabbiato con me: con Hugh
Montgomery, che all'epoca era capo della Cia a Roma, decidemmo
di rispedirlo a Washington''.
Gardner era in Puglia con la moglie Danielle in visita
ufficiale il giorno del sequestro. Fu il suo autista Pippo a
portargli la notizia dell'agguato di Via Fani. ''Danielle e io
venimmo riportati immediatamente a Roma su un volo militare. Fu
il momento piu' difficile della mia esperienza in Italia'', ha
rievocato l'ex diplomatico: ''La mia prima preoccupazione fu per
la sicurezza del Paese, poi per il personale della nostra
ambasciata. C'erano state minacce nei miei confronti, ma io ero
protetto: non cosi' le 800 persone che lavoravano nelle nostre
sedi diplomatiche''.
Gardner considerava Moro un amico: ''Avevamo avuto quattro
lunghi incontri cordiali e amichevoli''. La miglior prova del
rapporto che legava lo statista italiano e il diplomatico
americano sta, a suo avviso, in quel che Moro scrisse nel
Memoriale trovato nel covo di via di Monte Nevoso: ''Le Br
volevano che dicesse peste e corna dell'ambasciatore americano,
lui disse invece che eravamo veramente amici''.
Moro - ricorda Gardner - non voleva fare il compromesso
storico: ''Non era un filo-comunista, era stratega brillante.
Come me pensava che nel Pci, oltre a leader come Giorgio
Napoletano con cui poi diventammo amici, c'erano troppi altri a
quei tempi, come Ingrao, Cossutta, Pecchioli, molto legati
all'Urss''.
Moro era un realista: ''Mi disse che voleva portare il Pci nella
maggioranza parlamentare, in una posizione meta' dentro e meta'
fuori, per rendere i comunisti responsabili di decisioni
impopolari ma senza posti ministeriali:
sarebbe stato un modo di logorarli. Cosa che puntualmente
avvenne, con la pesante sconfitta del Pci nelle elezioni del
1979''. (ANSA).
BN
14-MAR-08 16:27 NNNN
MORO/30: MARIA FIDA, RICORDIAMO MIO PADRE VIVO
(ANSA) - ROMA, 14 MAR - ''Ricordiamo Aldo Moro vivo prima che
morto''. E' l'appello lanciato dalla primogenita dello statista,
Maria Fida Moro, questa mattina alla presentazione in Rai del
libro di Franco Alfano ''Tutto sia calmo'' con la prefazione di
Giulio Andreotti.
''Non voglio entrare in polemica - ha detto Maria Fida Moro -
ma vorrei ricordare a tutti che c'e' una dignita' che va
rispettata. Moro prima di diventare un cadavere e di essere
rapito era vivo. Mio figlio Luca, il bambino che tutti
ricordano, dice sempre ora 'ma perche' mio nonno non deve essere
mai ricordato vivo, soltanto morto?'''. Maria Fida Moro ha poi
ricordato ''io sono quella del perdono perche' mio padre avrebbe
fatto cosi' al mio posto ma non e' giusto, non si possono
equiparare carnefici e vittime, si puo' perdonare non
equiparare''.
Durante la proiezione delle immagini del ritrovamento del
cadavere di Aldo Moro nella Renault rossa in via Caetani, il 9
maggio, la figlia dello statista non e' riuscita a guardare
neppure per un momento il filmato. ''Riuscite a immaginare che
effetto facciano a me queste immagini. Affido a tutti voi
soltanto il ricordo - ha insistito - di Moro vivo, dell'amore e
della dignita' che si deve ad ogni persona''.
''Alla fine di un corso di filosofia del diritto mio padre
disse 'percio' e' bello vivere', questo voglio sia il messaggio
di questo malefico trentennale''.(ANSA).
CA/GT
14-MAR-08 13:20 NNNN
MORO/30: NON SOLO POLITICO E STATISTA,ANCHE GIORNALISTA/ANSA
IN UN LIBRO LA SUA PUBBLICISTICA E L'EREDITA' DAI SUOI SCRITTI
(di Enzo Quaratino)
(ANSA) - ROMA, 14 MAR - ''Aldo Moro sosteneva che 'siamo
tutti impegnati, ognuno a suo modo, a escludere cose mediocri
per far spazio a quelle grandi': questa tensione compare
soprattutto nei suoi articoli giornalistici, che inizio' a
scrivere dal 1937, ancor prima di laurearsi, su 'Azione Fucina',
e che continuo' a proporre con continuita' fino al sequestro e
alla morte''. Cosi' Antonello Di Mario, autore di un recente
volume su Moro giornalista ('L'attualita' politica di Aldo Moro
negli scritti giornalistici dal 1937 al 1978' Tullio Pironti
Editore), propone quel che emerge dalla pubblicistica morotea.
''Quando Moro fu rapito - racconta Di Mario - in una delle
sue borse furono trovate le bozze di un articolo per 'Il Giorno'
che fu pubblicato postumo. Moro aveva cominciato la
collaborazione con il quotidiano milanese, diretto da Gaetano
Afeltra, nel 1972 per avere un rapporto diretto con i lettori,
al di là dei tradizionali canali offerti dalla politica. E dalla
sua pubblicistica emerge il profilo di un uomo che ha fatto del
dialogo il valore di riferimento del suo impegno sociale''.
A 30 anni dal sequestro e dall'uccisione dell'allora
Presidente del Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana
quegli scritti - secondo Di Mario - rappresentano ancora ''un
punto di riferimento per la crescita civile e politica del
Paese. 'Non esiste democrazia - scriveva Moro - senza verità e
giustizia. Senza questi due valori e' come se la democrazia
poggiasse sulla sabbia'. Si tratta - dice Antonello Di Mario -
di una testimonianza di vita, oltre che giornalistica. Moro si
rivolgeva ai giovani cattolici, usciti dalle asprezze della
dittatura fascista e prendeva spunto dall'insegnamento presente
in 'Umanesimo integrale', di Jacques Maritain, un testo tradotto
da monsignor Giovan Battista Montini, che diverrà poi Papa Paolo
VI. Quel libro divento' il sestante di alcuni gruppi che si
apprestavano a diventare classe dirigente, a ricostruire il
Paese che aveva sofferto la guerra, ad agire associando la
cultura alla formazione e all'impegno politico''.
Dalla pubblicistica di Aldo Moro emerge anche un altro
profilo del carattere, quello dell'educatore. ''La moglie
Eleonora - spiega Di Mario - e' sempre rimasta convinta che la
vera vocazione del coniuge fosse quella dell'insegnante. Dagli
scritti di Moro emerge il grande valore che attribuiva alla
educazione e alla conoscenza, quasi come un elemento di riscatto
rispetto al disagio. Ma Aldo Moro era un insegnante atipico: non
solo teneva lezioni di diritto, ma si interessava alla vita dei
suoi studenti; era attento alle loro problematiche personali e
familiari; li invitava alla Camera per seguire i lavori
parlamentari nelle fasi in cui guidava l'esecutivo. Era il segno
di una profonda vicinanza. Il giorno in cui venne rapito, aveva
in programma la discussione di dieci tesi di laurea che aveva
con se' in auto e che furono ritrovate insanguinate. Da
prigioniero chiese alla famiglia di scusarsi con i suoi
studenti. Aveva, inoltre, una dote 'speciale' ed oggi sempre
piu' rara: una grande capacità di ascolto, si appassionava alle
persone. Ognuno era al centro della sua attenzione. Era curioso,
voleva sapere, cercava il confronto, il dialogo. E, dai suoi
articoli, emerge anche come riusciva a comprendere le
trasformazioni sociali. Aveva compreso il rilievo del
Sessantotto, che si annunciava tempi nuovi. Quell'anno, prima di
lasciare Palazzo Chigi, al termine del suo terzo governo,
convoco' le organizzazioni giovanili studentesche per capire da
loro come interpretavano quel cambiamento''.
Anche dagli scritti giornalistici di Aldo Moro - a prere di
Di Mario - e' possibile ricavare una eredita'. ''Consiste nel
fatto - spiega - che non si è mai nascosto la verità: ha sempre
creduto nel principio che ogni individuo ha un suo spazio di
libertà all'interno del quale esercitare la sua funzione di
testimonianza, di azione politica, di ruolo attivo. Anche quando
era prigioniero dei suoi aguzzini, Moro riusciva a trovare uno
spazio di libertà e testimonianza: in ciò che scriveva c'era
sempre una prospettiva e un dialogo che cercava di tessere.
Quelle lettere, scritte in uno spazio ristretto e in una
condizione di sofferenza, appartengono in pieno alla
pubblicistica di Aldo Moro e riflettono il suo stile e i
contenuti di un uomo politico, ma non solo, che ha un'anima e
che mantiene la propria fede''. (ANSA).
QA
14-MAR-08 16:30 NNNN
MORO/30: PM MARINI, I TERRORISTI DICANO LA VERITA'
(ANSA) - ROMA, 14 MAR - ''Sono passati 30 anni ma abbiamo
ancora fame e sete di verita'. I primi a doverla dire oggi sono
i terroristi''. Lo ha detto Antonio Marini, Pm all'epoca dei
processi alle Br per il sequestro di Aldo Moro, oggi alla Rai
alla presentazione del libro Franco Alfano 'Tutto sia calmo'
sulle ultime ore di Aldo Moro.
''Il rispetto vero per Moro - ha spiegato Marini - dovrebbe
essere l'accertamento della verita' e i processi non hanno
potuto accertare tutta la verita'. La devono dire i terroristi
che hanno ricevuto tutti i benefici possibili e sappiamo che
l'hanno ancora detta tutta''. ''Abbiamo dovuto aspettare 15 anni
- ha continuato il magistrato - per sapere chi era il quarto
uomo di Via Montalcini. Abbiamo poi appreso che era Germano
Maccari. Sappiamo tutti che in Via Fani non c'erano solo i
brigatisti condannati ma altre due persone a bordo di una moto
Honda. Sono passati 30 anni e non sappiamo chi erano. Lo sanno i
terroristi''. ''A me - ha concluso Marini - spetta
l'accertamento della verita' processuale che non sempre coincide
con la verita' storica. A 30 anni di distanza dobbiamo onorare
Aldo Moro chiedendo la verita'''. (ANSA).
CA/FCC
14-MAR-08 13:22 NNNN
MORO/30:ULTIME ORE NEL LIBRO DI ALFANO, VERITA' LONTANA/ANSA
DIBATTITO IN RAI CON ANDREOTTI, SIGNORILE E MARIA FIDA MORO
(ANSA) - ROMA, 14 MAR - Nel trentennale della morte di Aldo
Moro ci si interroga ancora sulle domande rimaste senza risposta
che continuano ad accompagnare l'assassinio dello statista nel
1978. Il senatore a vita Giulio Andreotti non lascia molte
speranze: ''Il tempo difficilmente ci aiutera' a capire di piu'
la verita'. Piu' si va indietro piu' aumentano le persone che
non ci sono piu'. Non possiamo servirci del tavolino a tre
zampe''.
Il magistrato Antonio Marini, pm all'epoca dei processi per
il sequestro dell'allora presidente della Dc si rivolge ai
brigatisti: ''la verita' la devono dire i terroristi che hanno
ricevuto tutti i benefici possibili''. La primogenita dello
statista, Maria Fida Moro chiede che venga ricordato suo padre
vivo in quello che definisce ''malefico trentennale''.
A riaccendere il dibattito e' il libro Tutto sia calmo (Rai
Eri) di Franco Alfano, il giornalista che il 9 maggio del '78
riusci' con la sua troupe della tv privata romana Gbr, a filmare
le immagini del corpo di Moro abbandonato nel portabagagli di
una Renault rossa, in via Caetani, a Roma. Ora quelle immagini -
riproposte alla presentazione del libro, con prefazione di
Giulio Andreotti, oggi alla Rai - che Maria Fida Moro non e'
riuscita a guardare neppure per un attimo, riaprono una ferita e
chiedono nuove riflessioni sulle ultime ore dell'allora
presidente della Dc.
''Moro fu scelto - dice Andreotti - perche' era il piu' bravo
sia intellettualmente sia politicamente'' e aggiunge che se
fosse stato possibile fare di piu' per salvarlo, ''lo avremmo
fatto. Non era possibile trattare con i brigatisti, volevano
diventare il partito della sinistra''. Claudio Signorile, allora
vice segretario del Psi, invita a ''una lettura politica. La
morte di Moro e' stata una tragedia politica. Moro e' vivo
perche' si identifica con la storia di questo Paese''. Signorile
dice anche deciso: ''l'impossibilita' di un atto di clemenza
scordiamocela''. ''L'errore di fondo - spiega l'allora vice
segretario del Psi - e' stato non aver compreso che il problema
terrorismo era una questione politica che doveva essere
affrontata in questo modo''. Mentre il leader del Pri Giorgio La
Malfa sottolinea che ''Moro non poteva essere salvato da un atto
di clemenza ma da apparati dello Stato piu' preparati'' e
sottolinea che ''Moro fu scelto perche' era la chiave di un
disegno politico che avrebbe salvato l'Italia''. L'onorevole
Ignazio La Russa, all'epoca capo del Fronte della Gioventu' in
Lombardia, invita a riflettere sul prima e dopo Moro. ''Dopo
Moro ci fu la necessita' dei partiti politici di stare insieme,
uniti e in sintonia per reagire all'ondata terroristica. Prima
c'era il terrorismo e anche oggi c'e' ma senza quel mare di
pseudo consenso che fino all'evento drammatico della morte di
Moro consenti' ai terroristi di crescere''.
''Straordinariamente suggestivo'' ha definito il senatore a
vita Andreotti il libro di Alfano che ha scelto questa frase
'Tutto sia calmo' fra le tre che Moro scrisse in testa
all'ultima lettera alla moglie. ''In questa frase c'e' tutta la
sua grandezza'' dice l'autore del libro che sottolinea come
''l'immagine che e' rimasta piu' impressa nella memoria di quel
9 maggio sia quella delle persone corse in strada, uscite dagli
uffici, lo stato d'animo di shock del Paese nel momento del
ritrovamento del corpo di Moro che a trent'anni di distanza
continua a rimanere''. Il libro di Alfano ''e' utile - spiega
Andreotti - perche' ''inquadra una situazione generale. Credo
che oggi sia importante di Moro non parlare soltanto di quel
tragico momento finale ma rileggersi tutto l'insieme di suoi
discorsi e scritti. Oggi la situazione e' diversa, non esiste
piu' l'Unione Sovietica, mancano punti di riferimento. Moro fu
un uomo di partito''. La figlia Maria Fida Moro che ha scelto la
via del perdono ''perche' mio padre avrebbe fatto cosi''' invita
pero' a non equiparare carnefici e vittime''. E Sandro Curzi,
consigliere Rai, sottolinea l'importanza di questo incontro a
Viale Mazzini, da lui coordinato, ''in un momento in cui la Rai
subisce tanti attacchi e in cui la presenza del servizio
pubblico da' fastidio a tante persone ma la forza di questa
azienda e' ancora di grande valore''. (ANSA).
CA
14-MAR-08 16:16 NNNN
MORO/30: GIULIETTI, PAR CONDICIO NON C'ENTRA CON FILM TV
(ANSA) - ROMA, 14 MAR - ''Leggiamo che alcuni programmi e
alcuni filmati relativi alla figura di Aldo Moro e alla sua
tragica fine non potrebbero essere trasmessi in quanto in
questo periodo ci si troverebbe limitati dall'applicazione
della par condicio elettorale. Tra queste opere, rientrerebbe
anche il film Aldo Moro curato da Pietro Valsecchi, un regista
da tutti apprezzato per il suo equilibrio e la sua grande
sensibilita' civile e professionale. Si tratta ovviamente di
documenti di valenza storica, che nulla hanno a che vedere con
la battaglia e la propaganda elettorale per le politiche di
aprile''. A sottolinearlo e' Giuseppe Giulietti, portavoce di
Articolo 21.
''Ogni azienda, ovviamente ha il diritto di decidere in
liberta' i propri palinsesti - continua Giulietti - ma in questi
casi specifici la par condicio non centra proprio nulla. In ogni
caso sara' bene che anche la medesima Autorita' chiarisca che, a
trent'anni dal suo assassinio la figura di Aldo Moro potra' e
dovra' essere ricordata nel modo piu' degno''.(ANSA).
STF
14-MAR-08 13:20 NNNN
MORO/30 ANNI: NUOVI SCENARI E RETROSCENA IN LIBRERIA
(NOTIZIARIO LIBRI)
(di Mauretta Capuano) (ANSA) - ROMA, 14 MAR - Interviste ai
protagonisti dell'epoca come l'allora ministro degli esteri
Francesco Cossiga e agli ex brigatisti Alberto Franceschini e
Mario Moretti. La reazione dei media, la pubblicazione di
documenti originali della commissione parlamentare e dei
comunicati integrali delle Br con un dvd dei materiali
radiofonici. A trent'anni dalla morte di Aldo Moro, arrivano in
libreria nuove ricostruzioni e retroscena del sequestro del
presidente della Dc, il 16 marzo del 1978, e dei 55 giorni di
prigionia che paralizzarono l'Italia, fino al ritrovamento del
suo corpo il 9 maggio.
Tra i libri che aprono nuovi scenari alla riflessione,
Abbiamo ucciso Aldo Moro (Cooper, pp 208, euro 12) del
giornalista francese Emmanuel Amara che ha fatto parlare, dopo
30 anni di silenzio, l'analista americano Steve Pieczenik,
chiamato da Cossiga per fronteggiare la crisi aperta dal
rapimento su cui si gioca la stabilita' del Paese. Pieczenik
svela come venne strategicamente manipolato il sequestro per
concludere che la vita dello statista doveva essere sacrificata
per ragioni d'ordine politico e sociale. Il libro di Amara, con
introduzione di Giovanni Pellegrino, comprende anche interviste
a Sergio Flamigni, senatore della Commissione parlamentare
d'inchiesta sul caso Moro, agli ex brigatisti Franceschini,
Moretti, alla figlia Agnese e al giudice istruttore del
processo, Ferdinando Imposimato. Lo stesso Imposimato firma con
il giornalista Sandro Provvisionato il libro Doveva morire
(Chiarelettere, pp 416, euro 15,60) in cui il giudice
dell'inchiesta racconta con testimonianze e commenti inediti.
''Aldo Moro era politicamente morto fin dal giorno della sua
prima lettera dalla prigionia'' dice il criminologo Franco
Ferracuti, membro del comitato di crisi.
Di grande impatto emotivo il racconto radiofonico e
televisivo dei 55 giorni del sequestro, dalla strage di Via Fani
al ritrovamento del cadavere, il 9 maggio 1978, in via Caetani,
raccolto nel dvd in cofanetto con il libro Radio Moro (Bur
Senzafiltro e Ambra Jovinelli, euro 19.50), a cura di Andrea
Salerno. Oltre alle voci dei notiziari e approfondimenti
dell'epoca, nel libro si trovano una cronologia ragionata dei
fatti, un saggio di Giorgio van Straten, documenti originali e
comunicati integrali delle Br. Originale, come sottolinea nella
postfazione Mario Morcellini, preside della Facolta' di Scienze
della Comunicazione della Sapienza, anche la ricostruzione del
giornalista Ivo Mej che in Moro rapito! Personaggi,
testimonianze, fatti (Barbera, euro 15.50), con la prefazione di
Francesco Cossiga, analizza la grande copertura mediatica e
giornalistica di quei due mesi che tennero l'Italia col fiato
sospeso. Il libro propone anche gli interventi di Giulio
Andreotti, Eugenio Scalfari, Bruno Vespa e Dario Fo.
Le ultime ore di Aldo Moro come non sono state mai raccontate
vengono ricostruite in Tutto sia calmo, (Rai Eri, pp 208, libro
+ dvd, euro 18.00), di Franco Alfano con prefazione di Giulio
Andreotti. Alfano che il 9 maggio del 1978 era direttore del tg
di una tv privata romana, la Gbr, risuci' a filmare le immagini
del corpo di Moro abbandonato nel portabagli di una Renault
rossa in via Caetani, realizzando un'esclusiva mondiale. Quel
filmato viene ora proposto nel dvd allegato al libro. In 30 anni
con Moro (Editori Riuniti) Giovanni Galloni, nel 1978 vice
segretario vicario della Dc, che invita a interrogarsi sul fatto
che l'uccisione della scorta e di Moro altro non siano stati che
''l'equivalente di un colpo di Stato militare''. Il clima
politico italiano nella stagione del compromesso storico, la
lotta interna alle Br e il ruolo di Moro sono al centro di Un
affare di Stato (Cairo editore) del giornalista Andrea Colombo.
Nel saggio Il libro nero delle Brigate Rosse (Newton Compton,
pp 444, euro 16,90), vincitore del Premio Minturno 2007, il
giornalista Pino Casamassima ripercorre tutta la storia delle Br
con la cronaca dei fatti supportata da documenti, volantini e
confidenze di appartenenti alla lotta armata. Il capitolo su
Moro contiene tutte le lettere consegnate, quelle mai recapitate
e il memoriale del presidente della Dc, per la prima volta
pubblicato su carta in versione integrale. Sul versante
strettamente narrativo troviamo La compagna P38 (Newton Compton,
pp 256, euro 9.90) dello scrittore e sceneggiatore di fumetti
Dario Morgante. E' la storia della sconfitta di una generazione
perduta dal rapimento Moro alla finale della Coppa del Mondo nel
1982.
(ANSA).
CA
14-MAR-08 13:30 NNNNMORO/30: AUTORI LIBRO 'DOVEVA MORIRE', FU DELITTO POLITICO
(ANSA) - ROMA, 15 MAR - Nel trentesimo anniversario del
rapimento e dell'omicidio Moro sono stati numerosi i saggi
pubblicati per tentare di far luce su uno degli episodi piu'
complessi della storia italiana. Tra questi, 'Doveva Morire' di
Fernando Imposimato e Sandro Provvisionato espone con chiarezza,
basandosi su un'ampia documentazione, la tesi secondo la quale
Moro sarebbe stato lasciato morire per una convergenza di
interessi, nazionali e internazionali.
Durante la presentazione del libro, che si e' tenuta oggi
negli spazi della Libreria Feltrinelli della Galleria Colonna, i
due autori hanno sostenuto con forza la ricostruzione contenuta
nel volume: ''Mettendo insieme tutti i pezzi di questo complesso
mosaico - ha detto Provvisionato - ci siamo accorti che durante
i 55 giorni del sequestro furono almeno otto le occasioni in cui
Moro si sarebbe potuto liberare. Perche' non e' stato fatto? A
nostro avviso perche' si e' trattato di un 'delitto politico',
in cui le Brigate Rosse sono state 'la pistola', mentre una
serie di organi di potere ha rappresentato la mente della
vicenda''.
Imposimato, che fu giudice istruttore ai tempi del sequestro,
ha sottolineato come le Br furono volontariamente messe nelle
condizioni di compiere l'omicidio, con scelte provocatorie per i
terroristi come ''il falso comunicato del Lago di Duchessa, che
ebbe come unico risultato quello di innvervosire i brigatisti e
spingerli a compiere l'assassinio''. (ANSA).
I08-MAJ
15-MAR-08 20:32 NNNN
MORO/30: CASINI, ORA CARNEFICI PONTIFICANO IN TV
(ANSA) - AGRIGENTO, 15 MAR - Alla vigilia del trentesimo
anniversario del rapimento di Aldo Moro, Pier Ferdinando Casini
da Agrigento ricorda lo statista democristiano citando una sua
frase: ''La stagione dei diritti si rivelera' effimera se non si
risvegliera' in noi il senso del dovere''. Poi attacca ''i
carnefici che pontificano in tv e umiliano le vittime. Per noi
tutto questo e' intollerabile - aggiunge - in quanto non abbiamo
tentazioni radical chic''.(ANSA).
TE
15-MAR-08 20:55 NNNN
MORO/30: CRONISTA ANSA, QUELLA MIA GIORNATA PARTICOLARE/ANSA
16 MARZO 1978, DOVEVO SCIOPERARE. DAL BARBIERE CORSA IN VIA FANI
(di GIANNI MORINI)
(ANSA) - ROMA, 15 MAR - Un doppio salto mortale carpiato
all'indietro. Un tuffo nel passato di 30 anni ad altissimo
coefficiente di difficolta'. Cosi' mi sento, quasi fossi sul
trampolino olimpico, nel rievocare oggi e far riemergere ricordi
e sensazioni di quell'incredibile giornata di tre decenni fa.
Quella mattina ero dal barbiere, proprio cosi'. Mentre
all'incrocio tra via Fani e via Stresa deflagrava la
''geometrica potenza di fuoco'' delle brigate rosse, il cronista
che dal almeno un lustro seguiva la sanguinosa scia tracciata
dalla follia del partito armato se ne stava tranquillamente
sprofondato nella poltrona del suo barbiere di fiducia.
Alle 8:30 di un mattino che annunciava primavera, avevo deciso
di farmi rasare dal mio amico 'Totonno', chiacchierando di
calcio. Andavo ripetendomi che, finalmente, nulla mi avrebbe
impedito di rilassarmi un po', magari con quella partita a
tennis da tempo rinviata. D'altronde, per un altro singolare
incrocio del fato, il 16 maggio avrebbe dovuto essere una
giornata di silenzio dell'informazione. C'era lo sciopero
indetto per il nuovo rinnovo del contratto nazionale del lavoro,
ed anche l'ANSA aveva chiuso i battenti.
''Interrompiamo le trasmissioni...''. Immediato silenzio nella
piccola barberia. Cosa andava blaterando la radiolina? ''Agguato
e sparatoria...'', ''Rapito il presidente della Dc, Aldo
Moro...'',''Assassinati i cinque agenti della scorta...''.
Incredulo, scatto dalla poltrona e salto sull'auto mentre, come
nei film de 'Il Padrino', con un asciugamano mi tolgo la schiuma
dal volto. Come qualche centinaio di colleghi, non mi chiedo
affatto se le telescriventi abbiano ripreso a battere perche' so
gia' che e' cosi'. Penso solo a raggiungere il prima possibile
un telefono: il fantastico cellulare dei giorni nostri era
allora un oggetto alieno, ben lontano dalla realta', ed un
cronista che si rispettasse doveva sempre avere con se'
un'adeguata scorta di gettoni telefonici. Dal contatto con la
redazione la conferma: l'ANSA ha ripreso il lavoro e sta
trasmettendo a getto continuo.
Allora via fino a qual maledetto incrocio, dove quel che vedi ti
dice che ora tutto sta cambiando e che il 16 marzo non sara' mai
piu' un giorno come un altro. Ti guardi attorno e capisci che e'
finito il tempo dei 'se' e dei 'ma'... Comincia invece quello
delle tante domande e delle poche risposte. (ANSA).
MN
15-MAR-08 14:18 NNNN
MORO/30: PISICCHIO, RILEGGERLO GIOVA ALLA DEMOCRAZIA DI OGGI
(ANSA) - ROMA, 15 MAR - ''Rileggere gli insegnamenti
lasciati da Aldo Moro, rileggerli oggi in mezzo a una politica
volgare e spettacolarizzata, che nega con le sue leggi
elettorali la scelta democratica da parte della gente, significa
fare un'opera difficile e controcorrente, che pero' giova alla
democrazia''. Lo afferma Pino Pisicchio, dell'Italia dei Valori,
presidente uscente della commissione Giustizia della Camera, in
occasione del trentennale del rapimento dello statista
democristiano.
''Bisogna avere la consapevolezza - aggiunge l'esponente Idv
- che ricordare Moro oggi significa far riferimento all'uomo
politico piu' incompatibile con il sistema elettorale
autoritario, il cosiddetto 'porcellum', con cui sara' formato il
Parlamento. Moro fu un difensore della autodeterminazione del
corpo elettorale attraverso il voto di preferenza''.
''Il trentennale del rapimento di Aldo Moro - continua
Pisicchio - viene ricordato, giustamente, come momento di
frattura della storia politica italiana: c'e' un prima e un dopo
Aldo Moro nella democrazia del nostro Paese. Prima c'era la
democrazia dei partiti, di cui Moro ha incarnato la parte piu'
nobile''.
''Dopo prende il via il lento declino della democrazia di
partito e la nascita - conclude Pisicchio - di una forma di
plebiscitarismo, prima strisciante e in seguito conclamato''.
(ANSA).
CSS
15-MAR-08 16:12 NNNN
MORO/30: RASSEGNA STAMPA DEL 1978 A PRIMA PAGINA RADIOTRE
(ANSA) - ROMA, 15 MAR - Radio3 ripercorre i giorni del
rapimento e dell'omicidio di Aldo Moro attraverso la lettura dei
principali quotidiani del 1978. Da lunedi' al 10 maggio alle
20.00, i giornalisti di Prima Pagina propongono una rassegna
stampa storica. La prima e l'ultima puntata verranno affidate a
Miriam Mafai.(ANSA).
I09-LB
15-MAR-08 13:41 NNNN
MORO/30:R VATICANA,FIGLIA AGNESE RICORDA UOMINI DELLA SCORTA
(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 15 MAR - ''La strage di via
Fani e' stato il primo atto drammaticissimo che non deve essere
dimenticato''. A trent'anni dal rapimento del padre a via Fani a
Roma, Agnese Moro ha voluto ricordare - ai microfoni della Radio
Vaticana - i cinque uomini della scorta del presidente della
Democrazia Cristiana, trucidati in quell' occasione dalle
Brigate Rosse.
''Erano cinque persone, cinque esseri umani, non erano dei
simboli. Avevano le loro vite, i loro affetti, le loro speranze
e i loro desideri. E sono stati uccisi in un modo terribile e,
da un certo punto di vista, inutile. Bisogna ricordarli -
sottolinea la figlia terzogenita di Aldo Moro - perche' il loro
sacrificio pesa sulla coscienza di tutti''.
Nella trasmissione 'Al di là della notizia' e' intervenuta
anche Maria Laura Rocchetti, la vedova dell'appuntato dei
Carabinieri Domenico Ricci che faceva parte della scorta di
Moro. ''Mio marito era un uomo meraviglioso, affettuoso, amava
la famiglia - ha affermato la signora Rocchetti - ci tengo a
dire che dietro la sua divisa c'era un uomo, un padre di
famiglia, amico di tante persone. E non un servo dello Stato''.
(ANSA).
RIG
15-MAR-08 17:06 NNNN
Documento: 20080315 01496
ZCZC0247/SXA
R POL S0A QBXB
MORO/30: SAP RICORDA SACRIFICIO SCORTA, STATO NON DIMENTICHI
(ANSA) - ROMA, 15 MAR - A 30 anni dal rapimento di Aldo Moro,
il Sap (Sindacato autonomo di polizia) ''ricorda il sacrificio
dei cinque ragazzi della scorta - Oreste Leopardi, Domenico
Ricci, Francesco Zizzi, Giulio Rivera e Raffaele Iozzino - che
quella mattina del 16 marzo 1978 in via Fani hanno perso la vita
per servire lo Stato''.
''Un tributo di morte - afferma il segretario generale del
Sap, Filippo Saltamartini - che non dobbiamo dimenticare e che
deve farci riflettere, oggi come allora, sul sacrificio
personale che ogni giorno le donne e gli uomini della Polizia di
Stato e delle forze dell'ordine compiono per garantire la
sicurezza dei cittadini''. ''Un sacrificio - aggiunge
Saltamartini - che lo Stato non sempre onora, se non quando c'e'
da prender parte a un funerale o a una commemorazione. Spesso i
parenti delle vittime, dopo l'iniziale momento di commozione,
vengono trascurati e dimenticati, e non percepiscono neppure
quanto spetta loro. Magari, chi in passato ha svolto attivita'
terroristica e distrutto famiglie, giovani vite, oggi si ritrova
in Parlamento o collabora ben pagato con le Istituzioni. E'
inaccettabile''.
''Del resto - conclude il segretario del Sap - quando un
Governo, come quello in carica, riduce le risorse destinate alle
forze dell'ordine, regalando aumenti da 5 euro e tagliando le
voci di spesa relative alla benzina delle volanti o ai computer
dei nostri uffici, c'e' poco da stare allegri. E, in qualche
modo, e' come continuare ad offendere la memoria di chi, come
Oreste, Domenico, Francesco, Giulio e Raffaele, ha pagato con la
vita il proprio senso del dovere''. (ANSA).
COM-SV
15-MAR-08 15:37 NNNN
MORO/30: VELTRONI, CON SUA MORTE STORIA ITALIA E' CAMBIATA
(ANSA) - MILANO, 15 MAR - Con l'uccisione di Aldo Moro ''il
corso della storia italiana e' cambiato'': Walter Veltroni, alla
vigilia del trentesimo anniversario del rapimento dello statista
democristiano, ha voluto ricordare la sua figura e i cinque
uomini della scorta che proprio il 16 marzo 1978 morirono per
mano delle Br.
''Trent'anni fa in queste ore - ha detto Veltroni - Aldo Moro
era vivo e libero come i cinque agenti della scorta che vogliamo
salutare e ricordare come gli altri che in divisa hanno perso la
vita per una assurda guerra fra la meta' degli anni '70 e la
meta' degli anni '80''. ''Non potro' mai giustificare - ha
aggiunto - chi ha ammazzato cinque ragazzi e un uomo politico. E
non e' possibile che oggi possa quasi far finta di niente''.
Veltroni ha ripercorso il ricordo di quei 55 giorni di
angoscia per la sorte di Moro iniziati il 16 marzo in via Fani.
''Ancora poche ore, trent'anni fa - ha detto - ci siamo
svegliati con le trasmissioni radio interrotte per la notizia
del rapimento di Moro. Ciascuno ricorda dov'era, tutti hanno
pensato all'irreparabile, hanno pensato che la democrazia non
poteva reggere, che sarebbe stato il suo il crollo''. Cosi'
pero' non e' stato ed e' un messaggio di speranza quello che il
segretario del Pd vuole lanciare: ''Anche quella volta l'Italia
ce l'ha fatta - ha concluso -. La gente si e' ritrovata in
piazza unita''. (ANSA).
KUK/GCM
15-MAR-08 18:36 NNNN
MORO/30: AGNESE, HO PERDONATO MA BR DEVONO DIRE LA VERITA'
(ANSA) - ROMA, 16 MAR - ''Io penso di si'''. Cosi' risponde
Agnese Moro nello speciale Gr1 sull'omicidio di suo padre, a 30
anni dalla morte, quando le si chiede se stringerebbe la mano
all'ex br Mario Moretti, mente ed esecutore della strage.
''Credo, dentro di me, di aver... e' una parola grossa,
perdonato tutti. Pero' -aggiunge- dovrebbero anche loro fare la
loro parte''. Per la figlia dello statista scomparso ''in chi ha
partecipato alla lotta armata dovrebbe nascere il senso di una
responsabilita' nei confronti della collettivita''' che dovrebbe
indurre a ''dire la verita' su tutto quello che e' successo in
quegli anni''.
Agnese Moro, che gia' tempo fa strinse la mano all'ex br
Alberto Franceschini, ha voluto pero' ricordare gli uomini di
scorta a suo padre. ''Credo sia doveroso -dice- che l'attenzione
si soffermi sulle persone che sono morte in via Fani. Non erano
dei simboli, non erano dei boia, erano delle persone, delle
brave persone, persone del popolo, persone buone piene di sogni,
di speranze. Di affetti che sono stati stroncati quel giorno''.
(ANSA).
DZ
16-MAR-08 11:25 NNNN
MORO/30: B CRAXI, DA PD-PDL CINICA IPOCRISIA E OMISSIS SU DC
(ANSA) - ROMA, 16 MAR - ''Pisanu e Franceschini oggi si sono
uniti, nella cinica ipocrisia, a Walter Veltroni''. Cosi' Bobo
Craxi nel corso del convengo promosso dal Partito Socialista a
Roma per ricordare Aldo Moro a trent'anni dalla strage di Via
Fani.
Craxi accusa Pisanu e Fraceschini di essersi
''contraddistinti per un ricordo pieno di omissis sul ruolo
ne