Almanacco dei misteri d' Italia


P2
le notizie del 2004: febbraio
2 febbraio 2004 - CALVI: PERIZIE SU UN COPRIDITO E PERQUISIZIONE A FIRENZE
ANSA:
CALVI: PERIZIE SU UN COPRIDITO E PERQUISIZIONE A FIRENZE
Una perizia su un copridito sequestrato il 30 luglio 1982 a Flavio Carboni in Svizzera per verificare se sia quello che aveva in uso Roberto Calvi e una perquisizione nell' abitazione fiorentina di Caroline Wityjames, ex compagna di Sergio Vaccari, l' antiquario romano ritenuto uno dei componenti del gruppo che uccise Calvi a Londra. Sono alcune delle nuove iniziative dei magistrati nell' ambito delle due inchieste aperte sulla morte del banchiere, trovato morto sotto il ponte dei Frati Neri, a Londra, nel giugno 1982.
L' accertamento sul copridito e' stata disposto oggi dal gup Villoni nell' ambito dell' inchiesta che ha gia' portato alla richiesta di rinvio a giudizio di quattro persone per omicidio (Flavio Carboni, Pippo Calo', Manuela Kleinzig, Ernesto Diotallevi) il cui esame e' previsto il 16 marzo prossimo. La perizia dovra' accertare se ci siano impronte genetiche riconducibili all' ex presidente del Banco Ambrosiano, e, se possibile, verificare la presenza di impronte digitali. L' accertamento tecnico viene ritenuto importante dai magistrati perche' Calvi, pochi giorni prima di morire, si feri' ad un indice mentre faceva giardinaggio e portava quindi il copridito per protezione. Un secondo copridito fu consegnato dallo stesso Carboni ai magistrati nel corso di un interrogatorio avvenuto nel dicembre 1990. L'uomo d' affari disse che lo utilizzava per giochi di prestigio e, in quell' occasione, consegno' ai pm anche un fazzoletto rosso che usava per gli stessi scopi.
Nell' ambito dell' inchiesta stralcio, aperta contemporaneamente al deposito della richiesta di rinvio a giudizio dei quattro indagati per omicidio, sabato scorso gli uomini della Dia di Firenze hanno compiuto una perquisizione, con sequestro di agende ed altro materiale, nell' abitazione di Caroline Wityjames. La donna e' stata interrogata di recente ma non essendo soddisfatti della sua versione, i magistrati Maria Monteleone e Luca Tescaroli hanno disposto la perquisizione. La Wityjames fu la compagna dell' antiquario romano Sergio Vaccari, ucciso nella sua abitazione di Londra pochi mesi dopo la morte di Calvi, il 16 settembre 1982 dopo essere stato seviziato e torturato. La donna ebbe una relazione sentimentale con Vaccari fino al settembre 1981, ma i due continuarono a frequentarsi fino alla morte dell' antiquario. A Londra la donna lavorava nel Centro di restauro opere d' arte gestito dallo stesso Vaccari e da Renato Quattriti. Secondo quanto si e' appreso, la Wityjames avrebbe detto che nel luglio 1981 compi' un viaggio in Sicilia insieme con Vaccari e che questi si allontano' per alcuni giorni per raggiungere Roma.

3 febbraio 2004 - SUAREZ MASON NON RISPETTA ARRESTI
ANSA:
ARGENTINA: DESAPARECIDOS, SUAREZ MASON NON RISPETTA ARRESTI
EX GENERALE CONDANNATO IN CONTUMACIA IN ITALIA ESCE A COMPLEANNO
L'ex generale argentino Carlos Guillermo Suarez Mason, condannato in contumacia in Italia all'ergastolo in un processo per la scomparsa di cittadini italiani durante la dittatura, ha abbandonato per alcune ore la sua casa di Buenos Aires, dove e' agli arresti domiciliari, per festeggiare l'80/o compleanno con gli amici.
Il quotidiano 'Clarin' di Buenos Aires pubblica oggi la notizia in prima pagina rivelando che il fatto e' avvenuto il 23 gennaio scorso, e che a facilitare l'uscita di 'Pajarito' (Uccellino) - cosi' era soprannominato durante la dittatura - e' stato l'ambasciatore dell'Ecuador a Buenos Aires, Germanico Molina, di cui il governo argentino ha chiesto, ed ottenuto, l'espulsione.
Inoltre a seguito dell'accaduto, i pm Eduardo Freiler e Federico Delgado chiederanno al giudice la revoca degli arresti domiciliari ottenuti dall'ex generale, per motivi di eta', nell'ambito di un processo per sottrazione di neonati a donne incinte detenute e uccise nei centri di tortura della dittatura.
Intervistato oggi da Radio Continental il portavoce del ministero degli esteri, Eduardo Valdes, ha detto che il ministro Rafael Bielsa ha ricevuto "un messaggio anonimo, con copia alle Madri di Plaza de Mayo", in cui lo scrivente sosteneva di "avere visto il generale Suarez Mason salire il 23 gennaio su un'auto con targa diplomatica" (CD 0037).
Secondo Valdes, Bielsa ha telefonato all'ambasciatore Molina che ha ammesso l'accaduto. "L'ambasciatore ecuadoriano - ha precisato il portavoce - ha anche dato il nome di un'altra persona, (Emilio) Asad, la cui figlia doveva esibirsi in una danza del ventre durante i festeggiamenti per il compleanno di Suarez Mason nella sede del club di calcio Argentinos Juniors".
L'ex generale ha invece assicurato a Radio Rivadavia di non essere mai uscito di casa. "E' vero - ha detto - l'ambasciatore ecuadoriano e' stato qui da me, ma io non sono uscito, non sono salito su alcuna auto diplomatica e non sono andato a nessuna festa".
Una smentita nello stesso senso e' venuta anche dal capo ufficio stampa di Argentinos Juniors, Miguel Mariotti, per il quale "si tratta di una balla, una cosa totalmente inventata".
Comunque Valdes ha detto che il ministro Bielsa ha rappresentato la vicenda al suo collega ecuadoriano Patricio Zuquilanda che ha assicurato il ritiro da Buenos Aires dell'ambasciatore Molina.
Amico dell'ammiraglio Emilio Massera e affiliato alla P2, Suarez Mason ebbe quando era responsabile militare della 'zona 1' - la piu' popolata e importante (comprendeva Buenos Aires e la provincia) in cui era divisa l'Argentina durante la dittatura - potere di vita e di morte su migliaia di persone arrestate e trasformate in desaparecidos.
Nel maxi-processo contro le giunte militari organizzato a Buenos Aires dopo il ritorno della democrazia, Suarez Mason, 80 anni, fu accusato di decine di omicidi e centinaia di sequestri e torture, ma una fuga negli Stati Uniti prima (1984) e un indulto poi (1990) lo hanno posto fuori della portata della giustizia.
Riguardo poi alla sua presenza nelle liste della P2 trovate in casa di Licio Gelli, Suarez Mason ha detto nel 1996 alla rivista 'Noticias': "Ho conosciuto Gelli perche' me lo invio' Peron - che peraltro lo decoro' - per scambiare informazioni".

5 febbraio 2004 - PARMALAT E SVIZZERA
"da Dagospia"
Sandro Orlando per l'Unità "...Ma nel Cantone c'è un'altra "liason dangereuse" che sarebbe degna di approfondimento: quella tra la Parmalat International di Lugano e lo studio Spiess Brunoni & associati, in via Pioda 14, suo rappresentante legale. Uno studio per il quale sono passati alcuni dei nomi più infausti della Prima Repubblica: dal "Venerabile maestro" capo della P2, Licio Gelli, (difeso dall'avvocato Giangiorgio Spiess), al finanziere Tito Tettamanti, artefice dei "back-to-back" che servirono a sottrarre fondi alla Montedison dei Ferruzzi, fino a quel Silvano Larini, l'amico di Bettino Craxi, che per aprire il conto "Protezione"presso l'Ubs si appoggiò sempre a questo indirizzo di Lugano. Esattamente come Calisto Tanzi e Luciano Del Soldato quando si trattò di creare la Parmalat International.

5 febbraio 2004 - INTERVISTA BOSSI
"Il Corriere della sera"
INTERVISTA A UMBERTO BOSSI
"Berlusconi torni a chiedere la fiducia"
ROMA - Nel dopo pranzo Umberto Bossi chiuso nel suo ufficio al Dipartimento per le Riforme ricarica le pile ascoltando musica celtica a tutto volume. In mattinata ha riparlato con Silvio Berlusconi - i due già si erano scambiati valutazioni sulla situazione politica lunedì in aereo verso la Capitale - e gli ha suggerito di cambiare passo. "Deve essere lui, in prima persona, a fare la verifica. Non subirla. Berlusconi è sotto schiaffo e ha una sola strada da percorrere altrimenti se lo cuociono". La sostanza è, secondo il ministro leghista, da riassumere così: la maggioranza non può reggere a lungo e il governo rischia di logorarsi se il presidente del Consiglio non trova "la forza e il coraggio di tracciare una linea oltre la quale è vietato passare, la forza e il coraggio di dire che chi tenta di superare quella linea si mette fuori dalla coalizione".
Onorevole Bossi il centrodestra è più che mai diviso: un giorno l'accordo sembra raggiunto, il giorno dopo ci pensano i franchi tiratori a smentire. Come ne uscite?
"Avanti in questo modo non si va, siamo bloccati da una eterna verifica. Se proprio si è costretti a cadere tanto vale che ciò avvenga in Parlamento con un voto bello chiaro".
Un voto su che cosa? Un voto di fiducia?
"Io l'ho spiegato a Berlusconi: scrivi tu il programma delle riforme senza stare tanto ad ascoltare le diverse sirene, cambia tre o quattro ministri, cambia chi vuoi, poi ti presenti in Parlamento. Chi ci sta, ci sta. Non c'è la fiducia? Bene, si va a casa ma in modo chiaro, pulito".
Ma è lei ad avere minacciato di fare le valigie?
"Io non penso affatto di provocare una crisi. Per me Berlusconi è l'ultima occasione di riforma federalista. Via lui tornano i vecchi democristianoni. Dunque io non lo mando a casa. Ma è necessario che Berlusconi si muova perché il disegno di certi poteri trasversali, che si chiamino P2 o P3 ora non mi interessa, è evidente: lo vogliono tenere sulla graticola, lavorarselo lentamente, logorarlo e fra qualche mese dargli la spallata".
Quindi Berlusconi dovrebbe giocare d'anticipo?
"Non vi è dubbio che il problema di fondo sia proprio Berlusconi, sia il suo immobilismo. Berlusconi è lì bloccato e spera di uscirne. Ma come? Io credo che la verifica sia lui a doverla condurre. Per quale motivo subire gli altri? Gli altri vanno messi a tacere. Insomma, Berlusconi se davvero intende salvarsi ha il dovere di prendere in mano la situazione, sennò è cotto".
E Berlusconi che cosa le ha risposto quando vi siete parlati?
"Ho l'impressione che lui sia fermo perché c'è di mezzo la questione televisiva e perché c'è di mezzo Retequattro che gli sta a cuore: ma se la verifica si trascina con la spina di Retequattro lui arriva bollito alle elezioni di primavera. Deve uscire al più presto dal ricatto sulle televisioni".
Lei più che una verifica chiede una "crisi pilotata".
"Io chiedo a Berlusconi di non stare fermo e di dettare i tempi della danza. C'è un asse politico trasversale che si oppone in tutti i modi alle riforme: Berlusconi chiuda la partita o è morto".
Centrodestra diviso su pensioni, su Bankitalia, su tutto.
"Indubbiamente. Ogni passaggio un ingorgo".
L'ultimo, oltre che sul disegno di legge Gasparri, su Bankitalia e sulle authority di controllo. La Lega e Tremonti hanno fatto un passo indietro.
"Meglio cominciare con un passettino".
La soddisfa il disegno di legge sulla tutela del risparmio?
"Andrà modificato in Parlamento".
Allora mani libere? Nessun vincolo di coalizione?
"Mani libere per migliorare quel provvedimento".
Che fine farà la sua riforma federalista?
"So che sarà necessario esercitare molta pazienza e la eserciterò: non mi sento per niente tranquillo. Lo sarò soltanto quando avrò ottenuto il voto del Parlamento. Del resto ci sono ben trentacinque articoli della Costituzione che intendiamo modificare: un'operazione non facile e non semplice".
Una guerra infinita...
"Sì, una guerra infinita da affrontare con santa pazienza. Non c'è alternativa. È in atto uno scontro sistemico, sul federalismo, sul risparmio, sulle banche, su quel bel tipo che sta in Bankitalia. È chiaro che la nuova P2 o P3 vorrebbe vederci morti piuttosto che lì, dentro al governo, a scardinare i vecchi equilibri. Io vado per la mia strada e magari se necessario, se vedo che le riforme hanno la strada sbarrata, riporto qualche migliaio di leghisti a manifestare a Roma".
Fabio Cavalera

11 febbraio 2004 - COMMEMORAZIONE MARIO PEDINI
"Il Giornale di Brescia"
Il senatore bresciano scomparso lo scorso anno sarà ricordato oggi a Roma con una Messa celebrata dal card. G. Battista Re
Mario Pedini, europeista in dialogo con il mondo
Oggi, alle 17, nella chiesa di S. Gregorio Nazianzieno in p. Campo Marzio a Roma, il card. Giovanni Battista Re celebrerà una Messa in suffragio del sen. Mario Pedini. Al termine, nella Sala del Cenacolo, il sen. Sandro Fontana terrà una commemorazione alla presenza dell'on. Pierferdinando Casini, presidente della Camera. Proponiamo un ricordo del sen. Pedini da parte dell'ambasciatore Antonio Napolitano, pubblicato sul periodico del Circolo di Studi Diplomatici.
Antonio Napolitano
Conobbi Mario Pedini - allora giovane parlamentare nazionale ed europeo - nel 1966 a Canberra per un incontro istituzionale su invito del Parlamento australiano. Per il giovane politico, il centro dell'interesse appariva essere quello collettivo, che sentiva il dovere nella sua attività politica di approfondire, analizzare e difendere. Agli Esteri Pedini arriva per la prima volta (sarà riconfermato tre volte) come Sottosegretario nel 1968, con incarico specifico per l'emigrazione. Allora avevamo ancora milioni di concittadini costretti a cercare lavoro all'estero: in Australia ed in America Latina; e la maggior parte in Germania, Svizzera, Belgio, Francia. Con l'entusiasmo che lo contraddistingueva sempre, il giovane Sottosegretario Pedini (aveva meno di cinquanta anni) affronta subito il tema che in quegli anni più preoccupava l'Italia: l'inserimento nella realtà di lavoro tedesca. Proprio nella Repubblica Federale i nostri lavoratori incontravano le maggiori difficoltà: normative di sicurezza sociale ancora non generalizzate nei Paesi comunitari (e soltanto in fieri nella fucina di Bruxelles), alloggi carenti e condizioni di vita e di lavoro insoddisfacenti. In un Convegno da lui convocato fra uffici del lavoro italiani e tedeschi, a Verona, Pedini riesce finalmente, nel '69 a "codificare" con i tedeschi condizioni che varranno a risolvere i problemi connessi alla presenza in Germania di centinaia di migliaia di italiani: per la vivibilità degli alloggi vengono stabilite precise norme sui metri cubi d'aria a disposizione e condizioni minime di abitabilità delle "baracche". Quando, circa 25 anni dopo Mario Pedini, già ritirato dalla vita politica attiva, in Iraq visiterà i campi alloggio dei tecnici di una joint venture italo- tedesca per la diga di Mosul sull'Eufrate, si sentirà ringraziare dai dipendenti tedeschi perché gli alloggi, dovendo rispondere agli standard italiani, erano divenuti più confortevoli anche per loro! Due sono i punti focali del suo lavoro negli anni della Farnesina: l'Europa e l'Africa. Sarà a fianco di Aldo Moro durante le trattative per il primo ambizioso allargamento e ne trarrà spunto per un suo libro pubblicato con la Eri, "Tempo d'Europa" (Pedini trovava quotidianamente spazio per almeno mezz'ora di pianoforte e per scrivere i suoi "appunti del giorno"). Pragmatico e realista, Mario Pedini nell'Europa ha sempre profondamente creduto. Per lui ha sempre avuto poco senso turbarsi se Francia e Germania rivendicavano nell'Unione un ruolo traente, dovendosi invece trovare, in noi stessi, una linea chiara ed insistendo piuttosto nella indispensabilità della "cooperazione rafforzata" e della acquisizione definitiva del "voto a maggioranza". È però in Africa che il Pedini "diplomatico" lascia il suo cuore; Leopold Senghor lo chiamerà "Pedini l'Africano". Due sue creature (legge sul volontariato e legge per la cooperazione con i Paesi in via di sviluppo) sono entrambe una potente leva con la quale, prima come sezione presso la Direzione Generale Economica e poi come struttura autonoma, la Cooperazione italiana si affaccia al mondo dell'aiuto allo Sviluppo (sempre Senghor dirà, sono i tardi anni Settanta, che la Cooperazione italiana "è la migliore del mondo"). Proprio in quanto consapevole del prestigio raggiunto in quegli anni dall'Italia (e dal suo nome, ma preferisce non contarci!) Pedini compie un atto raro di vero coraggio da ascriversi ufficialmente a uomini politici italiani all'estero: il salvataggio, il 6 giugno 1969, di 18 condannati a morte (quattordici italiani, tre tedeschi ed un libanese) nel Biafra secessionista dalla Nigeria. Trovò il modo di trattare direttamente con i capi ribelli consegnandosi nelle mani del capo Ojukwu e riuscendo nell'intento laddove altri non erano riusciti, neppure lo stesso Pontefice Paolo VI, che ne aveva invocato la liberazione. Della Cooperazione italiana Mario Pedini è l'iniziatore e la amministra, come Sottosegretario, fino al 1973; è il periodo più brillante, quando, sotto l'entusiasmo ufficiale (alla conferenza a Stoccolma sul primo decennio dello sviluppo si porrà addirittura l'ambizioso e mai realizzato obiettivo del 10% del Pnl da destinarsi al Sud del mondo). Si costruiscono le grandi opere in Africa, e molte saranno la base del primo timido seppur incompleto avvio verso lo sviluppo; tre poli di potere mondiale (Usa, Urss e Cina) saranno in concorrenza, in tali anni, fra di loro per "ideologizzare" le opere costruite con forti componenti di dono ma anche con consistenti impegni e richieste di allineamenti politici. Pedini, soprattutto in tale campo, potrebbe essere annoverato fra i Padri dell'Europa, quale uno degli iniziatori delle Convenzioni (dopo le due di Yaoundé le quattro di Lomé) fra la Comunità ed i Paesi africani (cui si aggiungeranno i Caraibici e del Pacifico). Un "corpus" di collaborazione fra Paesi in via di sviluppo, unico esempio al mondo di aiuto tendente all'effettivo progresso dei partners: l'ultima convenzione di Cotonou, del 2000, deriva dalla impostazione che la Comunità adottò nei rapporti con i Pvs negli anni '70-'80. Nella Cooperazione italiana (che via via, grazie al continuo impegno di Pedini, ma altresì di Salvi, Anselmi, Martini assume connotazioni, anche di impegno economico, di tutto rispetto nel quadro europeo e che troverà il suo più consistente finanziamento seppur con luci ed ombre con il Fondo Aiuti Italiani) Pedini cala anche la sua legge sul volontariato: è il momento nel quale in Italia nascono Associazioni di impegno sociale non a fine di lucro che faranno onore, all'estero, al nostro Paese: medici italiani sono in prima linea laddove vi è sofferenza fra i poveri e laddove vi sono Stati in conflitto. È un periodo positivo della nostra diplomazia: la Cooperazione accompagna il periodo che vede l'italiano lavoratore emigrante, sostituito dall'italiano che rappresenta all'estero una potenza industriale e che viene amato perché sa amare chi soffre.

15 febbraio 2004 - CRACK PARMALAT: DAI GIORNALI
"La Repubblica"
IL RETROSCENA
I pm milanesi che indagano sul crac Tecnosistemi hanno inviato un plico ai colleghi dell´indagine Parmalat
E spunta la pista massonica a Parma un dossier su Mutti
L´iniziativa nasce da una perquisizione negli uffici dell´ex presidente della Standa
Nei documenti il nome di un dirigente che in Brasile lavorava per i due gruppi e per Cirio
LUCA FAZZO
MARCO MENSURATI
MILANO - Mancava solo l´impronta della massoneria, per rendere il pasticcio della Parmalat un riassunto quasi perfetto della italian way alla criminalità economica. Ed ecco la tessera che mancava. Sta in un plico partito a metà della scorsa settimana dalla Procura della Repubblica di Milano per Antonella Ioffredi e Silvia Cavallari, i due pm emiliani titolari dell´indagine sul gruppo di Calisto Tanzi. Nel plico, il resoconto di una perquisizione eseguita nell´abitazione e negli uffici di un personaggio che finora nelle cronache sul crac Parmalat era entrato solo di striscio: Mario Mutti, imprenditore di lungo corso, già direttore generale della Federconsorzi, buon amico di Silvio Berlusconi (che lo piazzò nel 1989 alla guida della Standa e poi lo inviò in Spagna come proconsole del gruppo Fininvest) e oggi patron di un´azienda finita gambe all´aria, la Tecnosistemi. Mutti è indagato per bancarotta fraudolenta da due pm milanesi, Laura Pedio e Luigi Orsi. Ed è dalla perquisizione a suo carico che saltano fuori documenti di impronta inequivocabilmente massonica. Mutti è un "grembiulino", come si dice in gergo. E non solo. Il suo nome compariva nelle liste di Stay behind, ovvero della rete Gladio, l´organizzazione segreta creata dall´Alleanza atlantica negli anni Sessanta per scatenare la guerriglia in caso di presa del potere comunista in Italia.

La Guardia di finanza, quando perquisisce la casa di Mutti, trova anche documenti di Gladio, e anche questi finiscono insieme alle carte del Grande oriente nel plico inviato a Parma. Ma non si tratta solo di folklore o di curiosità. Perché tra le carte sequestrate a Mutti ce ne sono alcune che documenterebbero con dettagli preoccupanti l´intreccio tra i due capitomboli finanziari. Un dettaglio, su tutti, unisce i dissesti di Parmalat e Tecnosistemi all´altro grande buco di questi mesi, l´affare Cirio. Un dettaglio il cui senso è ancora tutto da interpretare. Sia Cirio sia Parmalat sia Tecnosistemi hanno robusti interessi in Brasile. E tutte sono rappresentate in Brasile dalla stessa persona: Giampaolo Grisendi, il manager indicato da Fausto Tonna, nelle sue confessioni, come il regista delle operazioni che segnarono l´inizio dei guai di bilancio per il gruppo di Collecchio. Oggi le filiali locali delle tre società sono andate gambe all´aria, e un magistrato di San Paolo, Carlos Henriques Abrao, ipotizza che dietro a questo scenario di finanza allegra e di fallimenti ci sia un corposo flusso di riciclaggio di denaro sporco.
In Italia, d´altronde, le piste del massone Mutti e del cattolicissimo Tanzi hanno iniziato a incrociarsi già anni fa, quando Parmalat decise di sbarcare in Borsa: l´operazione passò attraverso una società di Mutti, la finanziaria Centro Nord, che si fuse con Parmalat. Mutti è stato fino al 1998 consigliere d´amministrazione di Parmalat. Parmalat ha posseduto fino all´anno scorso una quota di Tecnosistemi. Partecipazioni incrociate che denotano, se non altro, sintonia d´intenti. E anche dopo l´uscita dal Cda di Parmalat Mutti ha continuato a fare affari con Tanzi: insieme i due detengono una parte delle azioni della Aranca, una società palermitana che produce succo di agrumi, sui motivi reali della cui acquisizione hanno parlato con i pm alcuni ex collaboratori di Tanzi.
La Tecnosistemi di Mutti - che oggi è in amministrazione straordinaria, cioè tecnicamente fallita - era finita sui giornali un paio d´anni fa, quando Mutti aveva realizzato una joint venture assai chiacchierata con l´Enav, l´ente pubblico di assistenza al volo. Intercettando i telefoni dei vertici Enav (nell´ambito dell´inchiesta sulla strage di Linate) la Procura milanese aveva scoperto che Mutti era legato a filo doppio ai vertici lombardi di Forza Italia. Ne erano nate una serie di interrogazioni parlamentari e l´affare era naufragato.

"Il Corriere della sera"
Indagine in Svizzera sui conti segreti di Tanzi
Due rogatorie per i movimenti di denaro. La banca e i legali di Lugano: il deposito c'è, ma da noi sono passati solo due milioni
MILANO - "Bisogna lavorare fino in fondo per ricostruire completamente tutti i passaggi del denaro transitato su conti esteri - osserva il procuratore capo reggente di Parma, Vito Zincani -: ci vuole tempo e pazienza, ci sono rogatorie internazionali in atto". Dopo che l'avvocato di Tanzi, Michele Ributti, indagato per riciclaggio, ai pm milanesi ha indicato che Calisto Tanzi era "beneficiario economico" di almeno un conto alla Pkb Privatbank Ag di Lugano, intermediato dallo studio legale svizzero Spiess-Brunoni-Molino, l'avvocato Brenno Brunoni si pone le stesse domande al centro delle rogatorie: "Siamo un grande studio e se un cliente ritiene di affidarci dei soldi di provenienza lecita, perché dire di no? Se poi salta fuori, con il tempo, che quelle somme lecite non sono, allora scatta una segnalazione all'autorità: ma fino a pochissimo tempo fa, da noi in Svizzera come in Italia, il nome di Calisto Tanzi non era certo sospetto, anzi era un nome di un certo prestigio". Per segreto professionale l'avvocato svizzero preferisce glissare sulle attività svolte per "le persone di Parmalat", anche se sempre nel suo verbale di giovedì sera Ributti ha aggiunto di aver appreso di recente dall'avvocato Spiess che la liquidazione di due proprie parcelle professionali (per 1 milione di euro) proveniva da quel conto: "Ma io - rivela Ributti - non sapevo che il conto Pkb era alimentato con i fondi Tetra Pak, cioè con distrazioni dalla Parmalat e non con disponibilità personali di Tanzi". E il 7 gennaio il direttore finanziario Parmalat, Fausto Tonna, aveva quantificato anno per anno le distrazioni degli sconti praticati dalla svedese Tetra Pak a Parmalat, per un totale di circa 100 milioni di euro dal 1996. Una stima confermata da Tetra Pak che ieri, nel ribadire la propria "totale estraneità all'eventuale utilizzo improprio degli sconti a Parmalat", li ha calcolati dal 1995 al 2003 in una media di 12,2 milioni di euro l'anno, quindi in almeno 110 milioni. E' vero, un conto presso la Pkb esiste, conferma ora l'avvocato Brunoni che non ama l'associazione del suo studio alla difesa in passato del cliente Licio Gelli ("E allora? Si fa in fretta a dare la targa di legali di imbroglioni, ognuno ha diritto di conferire un mandato"). E' un conto intestato allo studio e utilizzato per le operazioni di più clienti, sul quale "negli ultimi 10 anni sono effettivamente transitati fondi di pertinenza personale dei clienti e secondo precise istruzioni dei clienti", ma per "meno di 2 milioni di euro" e "nel rispetto delle norme antiriciclaggio". Ed "è chiaro che, quando sono sorti i primi sospetti, abbiamo subito interessato l'autorità giudiziaria". Analoga la posizione della Pkb: "La mia banca - spiega il direttore generale Fernando Zari - non ha mai avuto rapporti bancari diretti con il gruppo Parmalat", che invece "ha fatto transitare, tramite uno studio legale intestatario di un conto, somme complessivamente inferiori a 2 milioni di euro riferibili al gruppo di Collecchio".
Saranno ora due rogatorie incrociate tra Milano-Parma e Berna (che pure indaga per riciclaggio dalla Svizzera verso l'Italia) a inseguire, partendo dal filo del conto di Lugano, il percorso degli altri soldi usciti dalle casse di Parmalat. E Tanzi? E' "incredulo", riferisce l'altro suo avvocato Fabio Belloni: "Mi ha chiesto lui di questo conto in Svizzera, ritiene la circostanza incredibile. Non ritengo sia un conto riferibile a lui, quando vedrò le carte farò un esame, è tutto da vedere a chi sia realmente riferibile. Tanzi è sereno e fermo: non ha somme all'estero, né direttamente né su conti intestati ad altre persone".
Paolo Biondani Luigi Ferrarella

"Il Manifesto"
Il mistero svizzero
I 100 milioni di Tanzi Negano tutto i protagonisti della vicenda portata alla ribalta dal Corriere della Sera: Tanzi, avvocati e banca. Voce dall'Argentina: ecco i conti segreti con oltre 60 milioni
BEPPE MARCHETTI
"Non c'è alcun conto". Il giorno dopo l'annunciata scoperta dei 100 milioni di fondi neri in Svizzera tutti s'affannano a negare: Tanzi, Tetra Pak, la banca, lo studio legale cui il conto era intestato. E persino il procuratore parmense Vito Zincani invita alla calma e bacchetta i giornali: "Non è possibile dare notizie prima di avere l'intera ricostruzione, altrimenti si propagano informazioni assolutamente infondate o parziali". Ma le voci continuano a moltiplicarsi e a volte vengono da lontano: la rivista Poder, di Buenos Aires, nel suo ultimo numero parla di conti esteri intestati a Tonna e Tanzi, per un totale di 60 milioni di euro. La prima smentita è arrivata dalla banca. Cioè dalla Pbk di Lugano, istituto specializzato in private banking con filiali in Lussemburgo (Coparfin) e Antigua. Loro quei cento milioni non li hanno visti davvero. Non solo, neanche conoscevano Tanzi, come si è affrettato a precisare il direttore Fernando Zari. Secondo la banca, l'ex patron di Parmalat avrebbe fatto transitare su un conto intestato a uno studio legale una cifra molto inferiore, due milioni di euro.
Versione simile quella dello studio legale, lo Spiess Brunoni Pedrazzini Molino, sempre di Lugano. Uno dei suoi soci, il notaio Giangiorgio Spiess, ha difeso a suo tempo Licio Gelli. Ieri in un comunicato lo studio conferma la cifra di due milioni di euro, con la precisazione che "si trattava di fondi di pertinenza personale dei clienti". E anche tutti i movimenti di denaro sono sempre avvenuti "secondo precise istruzioni dei clienti".
Ma i clienti, anzi il cliente, non è per nulla d'accordo. Interrogato ieri a Parma per la seconda volta in due giorni, Tanzi si sarebbe molto stupito. "È stato lui a chiedere a me del conto, ritiene questa vicenda incredibile", dice l'avvocato Fabio Belloni. Tanto incredibile che nelle cinque ore dell'interrogatorio, aggiunge l'avvocato, neanche se ne è parlato: "Non è stato un dato oggetto di discussione, mi pare che sia una notizia tutta da verificare". Di più: "Si tratta di notizie giornalistiche e quindi vaghe".
Una frase, quest'ultima, che non dev'essere piaciuta molto al Corriere della Sera, che sabato ha dedicato al "tesoro di Tanzi" una prima pagina col sapore di scoop. E infatti da via Solferino è arrivata una nota, in cui il giornale definisce la notizia "fedele agli atti". Nella replica del Corriere si apprende che la cifra di 100 milioni è frutto di una stima: i fondi neri derivano - dice il giornale - dagli sconti che Tetra Pak ha fatto a Parmalat. Dai 5 ai 15 milioni ogni anno per 8 anni: il conto è alla portata di tutti.
Ma dalla Svezia non ha tardato la smentita di Tetra Pak: mai avuto niente a che fare con i magheggi finanziari di Parmalat. Gli sconti non erano l'escamotage per distrarre denaro e creare fondi neri, ma "accordi commerciali basati su regole ben definite e applicate a livello internazionale a tutti i grandi clienti".
In una giornata segnata dalla smania di difendersi e smentire, un'accusa è arrivata da oltreoceano. Precisamente da Buenos Aires, dove il settimanale Poder sostiene di avere individuato conti correnti intestati a Tanzi, Fausto Tonna e altri dirigenti di Parmalat, per un totale di oltre 60 milioni. Con un trionfalismo che può suscitare qualche sorriso, il direttore Julio Villalonga annuncia: "Questa rivista ha trovato i trovato numeri di conto corrente di alcuni personaggi importanti di questa storia". E sono "numeri che fino a oggi non sono stati pubblicati da alcun giornale del mondo", continua il giornalista. Seguono i numeri di conto di varie banche: monegasche, svizzere e lussemburghesi. E un perentorio invito ai magistrati: "Indagate".
E un consiglio alla magistratura non l'ha risparmiato neanche Roberto Calderoli, coordinatore della Lega e vice presidente del Senato. Che delle vicende di questi giorni s'è fatto un'idea molto personale: il processo va fatto "a Tanzi, all'oltretevere e ai loro amici della Roma ladrona". Ma non per truffa: "Bensì per razzismo nei confronti del nord il cui risparmio hanno razziato". Calderoli, tra crack di aziende padane e fondi neri in banche ticinesi, dev'essere proprio di cattivo umore.

18 febbraio 2004 - SENTENZA UE CONTRO ITALIA PER GIUDICI E MASSONERIA
"La Discussione"
Sì al magistrato massone
Sentenza della Corte di Strasburgo condanna l'Italia a risarcire un giudice sanzionato dal Csm per l'adesione alle fila di palazzo Giustiniani
ROMA - La Corte europea dei diritti umani ha condannato ieri l'Italia per una sanzione disciplinare inflitta a un magistrato appartenente alle fila del Grande Oriente d'Italia di palazzo Giustiniani. L'appartenenza alla Massoneria, dunque, come a qualsiasi altra associazione legale, non può costituire per un magistrato motivo di censura. La sentenza, che è definitiva, prevede che Angelo Massimo Maestri, 60 anni, originario di Viareggio (Lucca), all'epoca dei fatti presidente ad interim del tribunale di La Spezia, debba essere risarcito con 10 mila euro per danni morali e 14 mila euro quale rimborso delle spese sostenute. Il pronunciamento, che dichiara il Belpaese colpevole di aver violato l'articolo 2 della convenzione comunitaria dei diritti umani, arriva con undici voti a favore e sei contrari. Nel '93 il magistrato toscano fu oggetto di una procedura disciplinare, in base a un decreto reale del '46, per aver appartenuto, dall'81 al marzo del '93 appunto alla massoneria di palazzo Giustiniani. Nell'ottobre del '95 la sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura lo riconobbe colpevole dei fatti a lui addebitati ed emise un provvedimento di censura sostenendo che l'adesione di un magistrato alla massoneria era illecito dal punto di vista disciplinare in ragione, tra le altre motivazioni, del conflitto esistente tra il giuramento dei massoni e quello dei magistrati. Maestri, il quale sostiene che la sua carriera è stata bloccata da questa sanzione disciplinare, presentò ricorso alla corte di Cassazione che nel '96 respinse l'appello. L'anno successivo si è quindi rivolto alla Corte di Strasburgo. E ieri i giudici europei hanno spiegato che il caso rientra nell'articolo della Convenzione che tutela la libertà di riunione e d'associazione e osserva che il decreto reale del '46 non fornisce elementi concreti tali da permettere allo stesso Maestri di "prevedere che l'adesione a una loggia massonica poteva causargli delle conseguenze disciplinari". Non basta. Strasburgo, infatti, boccia anche i pronunciamenti del Csm relativi al caso. Per quanto concerne infatti le direttive prese dal Consiglio superiore della magistratura nel '90 e nel '93, che stabilivano l'esistenza di un conflitto tra l'adesione alla massoneria e l'appartenenza alla magistratura, i giudici di Strasburgo rilevano che non sono sufficientemente chiare. Adottate a seguito del grande dibattito svoltosi nel Stivale sull'illegalità della loggia segreta P2, precisavano soltanto che la legge negava ai magistrati la possibilità di partecipare ad associazioni proibite.

20 febbraio 2004 - MORTO CARLO MARINI, IL GIUDICE DELL' INCHIESTA SULLA P2
"Il Giorno"
CARLO MARINI - Si è spento l'ex procuratore generale: fu lui a promuovere l'inchiesta su Gelli e Calvi
Quel magistrato che smascherò la P2 MILANO - Un elenco esplosivo, una serie di nomi che comprendeva un bel pezzo dei vertici dei servizi segreti, Forze armate, carabinieri, Guardia di Finanza, gran parte del Gotha dell'industria pubblica (ma anche di quella privata) dell'editoria, delle banche. Ma anche magistrati, ministri, uomini politici, segretari di partito, personaggi più o meno strani, ma comunque potenti, molto potenti.
Liste trovate casualmente, il 17 marzo '81, durante una perquisizione nella villa del Gran Maestro della Loggia P2, Licio Gelli, ordinata dai giudici milanesi che indagavano su Sindona. Ma ora, fogli di carta più pericolosi della dinamite, capaci di far saltare mezzo Paese, a cominciare dal governo, come accadde ad Arnaldo Forlani, costretto a dimettersi da premier sotto l'accusa di non voler rendere pubblici quei nomi. Quanto quegli elenchi fossero pericolosi, il procuratore generale d ella Repubblica, Carlo Marini - morto l'altro ieri, ultranovantenne, a Milano - lo capì immediatamente. Tanto più che da quei fogli risultava evidente che nelle trame della P2 era coinvolto anche un suo "superiore", il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura (Csm).
C'era da tremare dalla paura o da giocarsi quelle carte per far carriera. Marini mise invece quelle liste in un cartella e prese il primo aereo per Roma. Destinazione, il Quirinale. Quando ebbe sentito che il suo vice al Csm era un piduista (il capo dello Stato ne è istituzionalmente il presidente) e tutto il resto, Sandro Pertini rispose con un netto: vada avanti. E lui, Carlo Marini, andò avanti, senza far mai mancare - fino a quando, nel maggio '82, andò in pensione - il suo sostegno alla Procura, impegnata a portare avanti le inchieste figlie di quello scandalo (un paio di mesi dopo venne arrestato, processato e condannato il patron piduista dell'Ambrosiano, Roberto Calvi).
Lo faceva riservatamente, il procuratore, infastidito dai magistrati "prime donne". Non è che non parlasse. E' che, anche quando lo faceva, non diceva nulla di quello che si voleva sapere. Intervistalo, mi dissero una volta, prima ancora del caso P2. Andai nel suo ufficio, mi fece parlare, poi mi disse: andiamo a fare due passi.
Girammo per i corridoioni di Palazzo di giustizia tra avvocati e giudici che lo chiamavano eccellenza e accennavano un inchino.
Parlava, ma non per darmi l'intevista. La stava facendo lui a me.
Quando però si accorse che ero anch'io mantovano, lui - nato per caso a Genova, ma sempre legato alla sua San Martino dall'argine - cambiò radicalmente. Mi invitò a casa sua, mi parlò. Ma senza dirmi nulla.
Alberto Capisani

20 febbraio 2004 - TANZI, CRAGNOTTI, BERLUSCONI: STESSI CANALI FINANZIARI ?
"Diario"
DIARIO DEI SUCCESSI E DEI CRAC OFFSHORE
L'onore dei soldi
Tanzi, Cragnotti, Berlusconi: stessi canali finanziari
di Gianni Barbacetto
Un piccolo miracolo italiano di Silvio Berlusconi: far passare Tanzi e Cragnotti per finanzieri "della sinistra". Calisto da Collecchio, democristianissimo, nel 2001 (dopo aver distribuito soldi a destra e a manca) ha finanziato generosamente Forza Italia. Sergio "la Fattucchiera" (come Cragnotti era chiamato da Cuccia) era l'uomo delle tangenti Enimont al Msi, oggi An. Eppure i due crac globali della finanza italiana sono stati fatti passare come faccende interne a1 fronte antiberlusconiano. Il governo della Casa delle libertà ha esordito depenalizzando il falso in bilancio e proponendo addirittura la cancellazione della bancarotta fraudolenta. Eppure il centrodestra si è presentato all'opinione pubblica come il difensore dei risparmiatori.
Uno degli argomenti azzurri: Tanzi ha cominciato a falsificare i bilanci ben prima della nuova legge berlusconiana. Nessuno dal fronte opposto si è alzato a ribattere: ma le indagini (e il calcolo delle pene e dei tempi di prescrizione) si fanno con la legge di oggi, non con quella vigente ai tempi in cui i reati sono stati commessi. Comunque, archiviato per il momento l'attacco (strumentale) alla Banca d'Italia e ad Antonio Fazio, Berlusconi e il suo ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, si sono attestati sulla linea del multiforme attacco all'opposizione: oltre che comunista, è anche amica dei bancarottieri. A scavare nella storia recente della finanza italiana, però, emerge una trama di rapporti che collegano non soltanto Tanzi a Cragnotti, ma addirittura a Silvio Berlusconi.
VIAGGIO IN SVIZZERA. Indagando sulla rete finanziaria del signor Parmalat, i magistrati di Milano hanno scoperto la Sata srl, una società-cassaforte che per anni ha pompato all'estero un fiume di denaro, disperso in paradisi fiscali e societari, dal Lussemburgo alle Cayman. Prima tappa, in Svizzera, una finanziaria notissima: la Fidinam. Sede a Lugano, fama consolidata in trent'anni d'attività, la Fidinam Holding Sa è una delle più importanti finanziarie elvetiche, controllata da due professionisti di prima grandezza: Giangiorgio Spiess e Tito Tettamanti. La società è stata fondata nel 1960 e oggi ha sedi operative e corrispondenti in più di 25 Paesi nel mondo. Le brochure ufficiali della Fidinam informano che "le società del gruppo svolgono attività di consulenza e pianificazione fiscale internazionale, amministrazione, consulenze immobiliari, revisione e certificazione dei bilanci, con esclusione dell'attività di gestione patrimoniale".
Spiess, presidente della Fidinam, come avvocato d'affari ha avuto per le mani molti dei più intricati affari internazionali. Come avvocato, ha anche assunto la difesa in Svizzera di Licio Gelli, il Gran Maestro della Loggia P2, che proprio in Svizzera fu arrestato. L'area massonica in cui si muove lo accomuna a Tettamanti, ex politico liberale e fiero combattente anticomunista diventato finanziere di successo (ancor oggi è vicepresidente della Fidinam) che unisce frequentazioni massoniche e legami con l'Opus Dei.
Parmalat International Sa, controllata elvetica di Tanzi, è domiciliata a Lugano e ha, tra i consiglieri d'amministrazione, Giangiorgio Spiess. Spiess è anche il fiduciario del conto aperto alla banca Pkb, il cui beneficiario era Calisto Tanzi in persona. Ma la coppia Spiess-Tettamanti ha lavorato, in passato, anche per altri finanzieri italiani. Cragnotti innanzitutto: il vortice di compravendite d'azioni Enimont prima del blocco giudiziario, avvenne all'estero, tra la Svizzera e le Cayman, attraverso società come la Clubeira e la Calas, finanziarie messe in scena dalla Fidinam. Dunque i canali finanziari di Mr Parmalat e dì Mr Cirio sono gli stessi, come svelato da Paolo Biondani sul Corriere della sera. Più indietro nel tempo, Spiess ha avuto rapporti con Orazio Bagnasco, protagonista della clamorosa avventura di Europrogramme e dell'incursione nel morente Banco Ambrosiano dì Roberto Calvi. Il cliente più famoso della premiata ditta Tettamanti, però, si chiama Silvio Berlusconi.
I PRIMI PASSI DI SILVIO. I primi affari immobiliari di Berlusconi, negli anni Sessanta, sono finanziati da misteriosi soci svizzeri. È da Lugano che arrivano i denari che permettono al giovane palazzinaro di realizzare le sue prime imprese, i palazzi di via Alciati, il villaggio di Brugherio, infine Milano 2. Italcantieri srl, la società che nasce nel 1973 per edificare la città satellite, è fondata dalla Cofigen, dietro cui si muove Tito Tettamanti. Più recentemente, i magistrati di Palermo si sono interessati invece alla consociata italiana della Fidinam, la Fidirevisa Italia spa.
Nata nel 1968, Fidirevisa "svolge l'attività di amministrazione statica di azioni, quote, obbligazioni e finanziamenti a lei fiduciariamente intestati", recita la presentazione aziendale. "L'ammontare della massa fiduciaria amministrata alla fine del 1999 era di oltre 125 milioni di erro". La sede della Fidirevisa è a Milano, in un bel palazzo di via Senato 12. Lo stesso dove Marcello Dell'Utri, già braccio destro di Berlusconi e fondatore di Forza Italia, ha il suo ufficio e la sua biblioteca. La vicinanza è casuale: ma i magistrati palermitani sono molto interessati alle visite fatte in via Senato 12 da alcuni siciliani indagati per mafia. Sono passati di lì il medico Giuseppe Guttadauro e il boss di Cosa nostra Salvatore Aragona, arrestato nel 2003. Agli investigatori palermitani risulta che Aragona, Guttadauro e altri imprenditori siciliani di Bagheria abbiano usato Fidirevisa. D'altra parte, è stato lo stesso Dell'Utri ad ammettere di aver incontrato a Milano, nei suoi uffici di via Senato 12, Salvatore Aragona: "per motivi professionali". Nei colloqui (intercettati) con Guttadauro, anche Aragona racconta di aver incontrato Dell'Utri e di avergli parlato di una campagna "garantista" sulle carceri, da attivare attraverso il Foglio, e sulla necessità di bloccare i "pentiti".
IL CONTAGIO. È normale che una grande ed efficiente finanziaria elvetica sia usata, nel tempo, dai più diversi personaggi. In finanza non vale la regola del contagio, per cui chi usa un canale impiegato da un mascalzone diventa mascalzone egli stesso. Ma certo colpisce la ripetitività dei riti, la circolarità dei metodi, la iterazione degli scandali. Grandi bancarotte, truffe, riciclaggi si consumano tra le austere stanze di banche d'affari e rispettabilissime finanziarie che non sono mai tenute a controllare "l'odore dei soldi".
Nell'affaire Parmalat è entrato di striscio anche un personaggio come Mario Mutti, già dirigente della Federconsorzi e poi manager di Berlusconi, che lo chiamò al vertice della Standa e poi lo inviò in Spagna. Uscito dal gruppo Fininvest, Mutti ha tentato la sorte con la Tecnosistemi, azienda oggi in amministrazione controllata, cioè tecnicamente fallita: per questo ora Mutti è indagato per bancarotta fraudolenta dai magistrati milanesi Luigi Orsi e Latra Pedio. Ebbene, durante una perquisizione nella sua abitazione, gli investigatori hanno trovato documenti che provano la sua appartenenza alla massoneria e a Gladio, la rete segreta anticomunista organizzata dai servizi d'informazione durante la guerra fredda, ma anche carte che documenterebbero intrecci d'affari fra tre crac: quello di Tecnosistemi, quello di Parmalat e quello di Cirio.
Mutti e Tanzi sono soci. Il primo possiede una quota della società Aranca di Palermo, che produce succhi di agrumi. Il secondo ha avuto in portafoglio fino allo scorso anno una partecipazione in Tecnosistemi. Ma è il Brasile ad accumunare i tre finanzieri: Mutti, Tanzi e Cragnotti avevano realizzato là massicci investimenti, ora finiti in cenere. E un magistrato brasiliano, Carlos Henriques Abrao, secondo il quotidiano La Repubblica ipotizza che dietro il triplice fallimento si nasconda un colossale riciclaggio di denaro sporco. Prima o poi, arriva sempre qualcuno che pretende di giudicare l'odore dei soldi.

21 febbraio 2004 - LETTERA COSSIGA A BERLUSCONI
"Il Riformista"
Lettera del presidente Francesco Cossiga
Caro Silvio,
ho letto con interesse le dichiarazioni da te rese ad Atene su i politici di professione quali "ladri" e sull'incitamento da te rivolto ai buoni cittadini all'indagine privata su beni e fortune ( e perché non anche sugli amori, che a quanto mi dicono, costano anch'essi?) e magari al loro linciaggio ( e perché non anche delle "fidanzate"?) .
A differenza di moltissimi altri, anche di Forza Italia e della Casa delle Libertà, esse non mi hanno assolutamente meravigliato né tanto meno scandalizzato, com'è accaduto ad esempio ad alcuni amici dell'UDC e del centro sinistra. E questo per tre motivi.
Anzitutto un motivo storico. In un primo momento gli organi d'informazione del tuo gruppo si schierarono decisamente a favore del "pool" della Procura della Repubblica di Milano e sostenne la campagna mediatico-giudiziaria denominata: "Mani Pulite". Ma in questo tu non fosti solo perché anche una parte della DC plaudì, sperando che fossero i magistrati ad aiutarli a sbarazzarsi dello PSI, dato che attraverso di me, capo dello stato e invitato a fare... questo servizio, non vi erano riusciti. E sulle tue posizioni era schierato anche il tuo futuro alleato, il MSI, poi AN, coerentemente con il suo anche attuale "giustizialismo" d'antica ispirazione rocco-gentiliana e inflessibilmente nemico della così detta, e per me e per molti, gloriosa Prima Repubblica. D'altronde, vinte le elezioni politiche che del 1994 e incaricato di formare il Governo, anche tu fosti coerente con queste originarie posizioni, tanto da offrire il ministero dell0interno prima, e poi anche la direzione della "superpolizia" da costituire presso l'allora Ministero delle Finanze all'"Eroe di Mani Pulite", della Giustizia non proprio! l'ineffabile Antonio Di Pietro.
Vi è poi un motivo ideologico. Tu hai una concezione antitradizionale della politica e vorresti che la società politica, con la sua storia, i suoi partiti, i suoi movimenti e le sue ideologie fosse sostituita dalla "società civile produttiva", e in altre parole i produttori, i manager d'azienda e anche i consumatori. E' una concezione economicistica della politica, in cui sembrano risuonare anche temi del così detto "marxismo volgare" e del "populismo" più francese che sudamericano.
Ma poi vi è un terzo motivo, per il quale io non mi sono né meravigliato né scandalizzato: le esigenze peculiari al tuo tipo di propaganda elettorale !
Mi sembra che tu abbia ormau iniziato la tua campagna elettorale mantenendo e rafforzando lo stile e il metodo "populistico-demagogico", tutto orientato a rispondere alle pulsioni più istintive di una parte della "gente". E così dopo i riverniciati slogan su "i comunisti sono sempre comunisti" ( anche il tuo amico Putin?) e su "i comunisti mangiano i bambini" ( anche il tuo amico Putin e anche a Villa La Certosa, e quindi anche in tua presenza? Ohibò! ), ecco la tua "comprensione" per gli evasori fiscali e ancora più avanti il nuovo slogan: "Tutti i politici alla 'vecchia politica' sono ladri", che ricorda molto, anche se in chiave generalizzata, il famoso slogan da "agit-prop" vetero-comunista: "Democristiani forchettoni". E quando, scamiciato e con al collo un fazzoletto "azzurro forza-italia"! ma con una robusta scorta, ti metterai alla testa di una turba inferocita dei truffati dai bond CIRIO e PARMALAT e darai dalla piazza un beninteso finto assalto alle sedi delle banche c che hanno piazzato i bond, e perché no?, anche alla sede della CONSOB e di Bankitalia?, naturalmente dopo aver avvertito e riassicurato presidenti, governatori e direttori generali?
Ebbene, contro di quel che "a caldo" hanno pensato gli sfiduciati, i meravigliati e gli scandalizzati, io mi chiedo se tutto questo invece non ti porti per caso voti, e quindi li porti a "Forza Italia", che sei tu, e in fondo anche alla Casa delle Libertà e quindi ai tuoi " scandalizzati" alleati.
Questa era la premessa a due domande che ti rivolgo: una di carattere storico e una di carattere personale. Winston Churchill, Delano F. Roosevelt, Konrad Adenauer, Helmut Schmidt, Alcide De Gasperi che aveva anche una casa in montagna, Giuseppe Saragat, che aveva una villa a Monte Mario, Pietro Nenni, Palmiro Togliatti, Giorgio Almirante, nessuno dei quali "aveva fatto soldi ed era entrato in una azienda " e che tutti possono considerarsi alla Max Weber " Politicker als Berufer", e cioè "politici di professione" o poichè "Beruf" significa tanto "professione" quanto "vocazione", anche "politici di vocazione", erano tutti, ma proprio tutti, "ladri" patentati?
Ed io, che non ho mai fatto soldi "entrando in azienda", né come proprietario né come amministratore né come dipendente, che sono giustamente considerato un "politico di professione", ma anche, almeno io lo spero, un "politico di professione", io che non ho barche né aerei né elicotteri, che ho, è vero, tre o quattro medi-piccoli appartamenti a Sassari, ereditati da mia madre e da tre mie zii e zie, io che non abito né a Palazzo Graziali, né a Villa Casati, né a Villa La Certosa, ma a Prati, fino ad ieri in una casa di locazione dalla quale le Assicurazioni Generali mi avevano sfrattato, non per morosità, beninteso! Finalmente, al margine della vita, questa casa adesso finalmente sono messo in condizione di acquistare grazie, al diritto di prelazione e allo sconto che ho maturato e che spetta a me come a tutti gli altri inquilini dello stabile, investendovi più per i miei figli che per me, che ho poco da vivere, tutti i risparmi di una vita. Ma allora anch'io, che tutto sommato per il cinquantennale servizio allo Stato, pur non essendo un Alcide De Gasperi e neanche, non dico il suo, ma neanche uno dei suoi eredi politici, posso, anzi debbo e voglio, si voglio, essere considerato un "politico di professione" ed io spero tanto anche un "politico di vocazione", dimmi, caro Silvio, ti prego!, anch'io debbo essere considerarmi un "ladro", anzi dato il mio "cursus honorum", meglio un "ladrone" o addirittura, essendo arrivato a cinquantasette anni di età al Quirinale ( a proposito, tu quanti anni hai e quanti ora ne dimostri? ) , ancor peggio ( o meglio...) un "ladrone da strada maestra"? Lo pensi veramente o è tutta "bassa ", anche se ahime! fors'anche utile propaganda"? Non so proprio in quale dei due casi, come cittadino e come democratico mi dovrei preoccupare di più!
Permettimi, caro Silvio, per la nostra amicizia, di farti ancora una domanda, della cui risposta non mi potrò certo giovare sia per l'età che ho e che tutta dimostro e voglio dimostrare, si,a per la sperimentata "mancanza di talenti", i senso reale e figurato. Come si fa, dimmi caro Silvio, ad arrivare ad essere insieme uno degli uomini più ricchi del mondo e anche leader di un grande movimento politico trasversale e presidente del consiglio dei ministri, senza essere e, ciò che in politica è quasi più importante, non essere considerato un "ladro", e prendere tanti,tanti voti? Anch'io certo ai tempi della "Prima Repubblica" e della "Vecchia Politica del Teatrino" ho preso molti voti, anch'io sono stato presidente del consiglio dei ministri, ma io ero, secondo il tuo originale criterio, un "ladro", forse anche un "ladrone di strada maestra" !
Dalla tua ben nota cortesia, attendo qualche risposta, mentre ti confermo con i più cordiali saluti, la mia amicizia
Francesco Cossiga
Cavaliere del Lavoro
On. Dott. Silvio BERLUSCONI,
Presidente del Consiglio dei Ministri,
ROMA

(Nota dell' Almanacco dei misteri d'Italia: Il contenuto della lettera e' anticipato il 20 dalle agenzie. La lettera provoca il commento dell' on. Bondi e la caustica replica dell' ex presidente Cossiga, che qui riportiamo)
FI: BONDI, FOLLINI-COSSIGA SE LA CANTANO E SE LA SUONANO...
DA PREMIER RISPOSTA ANCORA MODERATA A PROFESSIONISTI INSULTO
"Ho letto incredulo - ha affermato Sandro Bondi - le dichiarazioni dell'on. Follini e del sen. Cossiga: se la cantano e se la suonano da soli, stravolgendo completamente la realta' e il senso delle parole del presidente del Consiglio che ha ricevuto nei tre giorni di occupazione del Parlamento da parte delle sinistre una valanga incredibile e inaccettabile di accuse, di insulti e di calunnie. A questi professionisti dell'insulto - ha aggiunto il coordinatore di Forza Italia - il presidente del Consiglio ha dato una risposta che e' ancora understatement, che e' assolutamente moderata rispetto alla quantita' e alla gravita' delle offese ricevute".

COSSIGA, BONDI? MENO MALE CHE SOTTO-SOPRA C'E' CICCHITTO
"Bondi? chi e' costui... Ora che rammento deve essere il favorito di turno del cavaliere del lavoro Silvio Berlusconi". Cosi' Francesco Cossiga ha replicato al commento del coordinatore di Fi sulla lettera al premier del presidente emerito della Repubblica che sara' pubblica domani sul "Riformista".
"I favoriti di Arcore - ha aggiunto Cossiga - durano al massimo una stagione, sempre che non si montino la testa, come temo stia cominciando a fare il 'desso'. Meno male che Berlusconi gli ha messo 'sotto-sopra' un vecchio attor giovane del teatrino della Prima Repubblica e suo compagno di loggia: l'ottimo e prudente Fabrizio Cicchitto".

21 febbraio 2004 -MASTELLA, BERLUSCONI E' VERSO IL CREPUSCOLO
ANSA:
AP-UDUER: MASTELLA, BERLUSCONI E' VERSO IL CREPUSCOLO
"Berlusconi si candida alle Europee in maniera irrituale perche' sa che se non lo facesse il suo partito scenderebbe al di sotto del 20 per cento. Sta avvenendo il crepuscolo di Berlusconi e ne e' consapevole lo stesso presidente del Consiglio". Lo ha detto il segretario nazionale di Ap-Uduer Clemente Mastella intervenendo a Napoli alla conferenza indetta per dare l'annuncio del passaggio nel partito del Campanile dell'ex ministro del Bilancio, Paolo Cirino Pomicino.
"Nel 1994 Berlusconi sceglieva le candidature a seconda del gusto televisivo - ha proseguito Mastella - il risultato e' che ora deve scendere in campo per cercare di evitare il tracollo".

25 febbraio 2004 - TELEKOM SERBIA: ARRESTO VOLPE
ANSA:
TELEKOM SERBIA: ARRESTO VOLPE, BUFERA SU COMMISSIONE
Il cerchio dell'inchiesta torinese sulle calunnie di Igor Marini si stringe. E l'arresto di Antonio Volpe -faccendiere che il deputato azzurro Alfredo Vito accompagno' a palazzo San Macuto per consegnare un dossier che avvalorasse le accuse di Marini contro Prodi, Dini e Fassino-gettano nuovamente la Commissione Telekom Serbia nella bufera, con il centrosinistra che chiede le dimissioni di Vito e del presidente della Commissione Trantino (An).
Prodi, tirato in ballo da Marini con il soprannome di 'Mortadella', pretende le scuse dalle persone responsabili di questa "colossale calunnia", e in vista della sua audizione in Commissione scrive a Trantino chiedendo "un chiarimento sui fatti che, per un lungo periodo, hanno accompagnato e segnato l'attivita' della Commissione". Piu' esplicito Fassino ('Cicogna, secondo il sedicente promotore finanziario in carcere a Torino dallo scorso luglio) che in una seconda lettera a Trantino gli fa sapere che non si presentera' all'audizione fissata per il prossimo tre marzo perche' non intende essere ascoltato "in una sede cosi' compromessa nella sua credibilita"". Anche Dini, convocato la settimana scorsa, non si era presentato, dando pero' una motivazione prettamente 'tecnica', vale a dire che sara' disponibile solo dopo che avranno parlato gli ex dirigenti Telecom Italia, Tommasi di Vignano e Gerarduzzi.
Trantino, che da un mese e mezzo presiede una commissione disertata per protesta dal centrosinistra, non nasconde il suo disappunto. E a Prodi replica: "faccia chiedere scusa da chi vuole, non certamente da una commissione che non aveva nessun animo di offenderlo, perche' ha sentito, com' era suo dovere, il Marini". Al presidente della Commissione Ue Trantino ricorda il "dovere civico" di venire a chiarire le sue responsabilita' politiche sull'affaire della telefonia serba. E non certo - precisa - sulle accuse di tangenti mosse da Marini perche' quel filone e' stato 'congelato' dalla Commissione stessa inviando tutti gli atti di indagine relativi alla procura di Torino. Assente da Roma per una breve vacanza in montagna, Trantino viene messo al corrente del contenuto dell'ordinanza del gip di Torino trasmesso dalle agenzie e, da avvocato penalista qual e', sottolinea tutti quei passaggi che gli fanno dire: "viene dimostrata la nostra trasparenza" perche' "a Volpe 'postino' non e' mai stato dato credito". Mentre a Fassino risponde che la sua assenza "inevitabilmente sara' letta come pretesto per non comparire".
Ma l'arresto di Volpe e' per il centrosinistra una preziosa occasione per tornare all'attacco. Il diessino Guido Calvi chiede che la Commissione interrompa immediatamente i suoi lavori. "Oggi la Commissione risulta colpita al cuore nella sua credibilita' istituzionale" (Marco Minniti, Ds), e da questi ultimi arresti "Trantino e Vito dovrebbero trarre da soli le conseguenze" (Giovanni Kessler, Ds). Per la Margherita parlano Pierluigi Castagnetti, che chiede se ora Giornali e Tg che hanno cavalcato le testimonianze farneticanti di Marini chiederanno scusa, e Michele Lauria, che ritiene "ormai piu' che evidente che questa commissione, sul cui operato sarebbe opportuno un'inchiesta, ha ormai i giorni contati". Giovanni Russo Spena del Prc fa nuovamente appello ai presidenti delle Camere perche' "facciano pulizia" in Commissione. Infine Giampaolo Zancan (Verdi), l'arresto di Volpe rappresenta un punto di non ritorno, un macigno insuperabile per i lavori di Telekom Serbia".
Il centrodestra in Commissione, che ha preannunciato per la prossima settimana una modifica al regolamento cosi' da rendere possibile l'audizione dei politici come testi sotto giuramento, fa quadrato attorno al presidente Trantino. "L'arresto di Antonio Volpe conferma la bonta' della linea scelta dalla commissione Telekom Serbia che aveva deciso, non a caso, di congelare ogni indagine legata ad Igor Marini in rispettosa attesa degli sviluppi dell'indagine giudiziaria in corso a Torino", afferma Giuseppe Consolo di An. Tra le fila di Forza Italia, Giampiero Cantoni si chiede come possa essere possibile ipotizzare un complotto se, come viene riferito dalle agenzie, per il gip di Torino non e' dimostrato che Marini e Volpe-Romanazzi-De Simone si conoscessero tra di di loro; e per Fabrizio Cicchitto si e' di fronte "all'estremo quanto vano tentativo della sinistra di annullare una commissione che le da' moltissimo fastidio". Cosi' la pensa anche Maurizio Eufemi, dell'Udc, mentre Roberto Calderoli dopo l'arresto di oggi commenta: "La 'Volpe' e' in gabbia ma l'uva non si e' ancora capito chi se l'e' mangiata".
Infine Alfredo Vito, il commissario di Forza Italia che accompagno' Volpe in Commissione lo scorso 31 luglio e che in agosto gli diede l'incarico di indagare sulla Finbroker, societa' citata in una lettera anonima arrivata al parlamentare. Vito dice di non essere assolutamente preoccupato, perche' - sostiene "il mio suo comportamento e' stato legittimo e trasparente in tutta la vicenda".

26 febbraio 2004 - TELEKOM SERBIA: DAI GIORNALI
"Liberazione"
ARRESTATO IL "MANOVRATORE"
Telekom Serbia, Il ruolo di Antonio Volpe nelle false accuse a Prodi, Fassino e Dini Un altro degli stregoni che avevano affatturato la commissione Telekom Serbia ha seguito la sorte di Igor Marini: in galera per calunnia. E' Antonio Volpe, una vita da frammassone tra sacrestie e servizi segreti. E' stato arrestato a Roma dalle guardie di Finanza su richiesta della procura di Torino che conduce l'inchiesta sulle truffe del conte Igor e dei suoi soci in affari e calunnie. Forse Volpe ebbe un ruolo ancora più importante di Marini nella fabbricazione delle false accuse contro Prodi, Fassino e Dini: secondo la loro montatura i tre politici del centrosinistra indicati con i nomignoli di Mortadella, Cicogna e Rospo avevano incassato una tangente di 55 miliardi di lire dalla vendita nel 1997 di Telekom- Serbia a Telekom Italia. Marini fece la clamorosa accusa il 7 maggio scorso, quando si presentò alla commissione parlamentare Telekom -Serbia, voluta dai Berlusconidi, presentandosi come procacciatore d'affari. Disse che le prove si trovano nell'archivio di un notaio svizzero e fu subito spedito in Svizzera in compagnia di parlamentari e poliziotti per recuperarle. La spedizione si concluse in una farsa: Marini fu arrestato dalla polizia cantonale del Ticino perché aveva fatto qualche bidone nella terra di Guglielmo Tell e i parlamentari fecero brutta figura perché avevano violato le leggi di un paese straniero. Dopo qualche mese i poliziotti svizzeri consegnarono il conte Igor alla polizia italiana perché era coinvolto in un'inchiesta della procura di Torino su un giro di truffe internazionali. Da quell' indagine è emerso prima il sospetto e poi la convinzione che Marini si era inventato le accuse contro i tre politici del centro sinistra in combutta con loschi provocatori professionali. Ma chi li aveva ispirati? Volpe è forse l'uomo giusto per chiarire il mistero.
Innanzitutto chi è Antonio Volpe? Il suo coinvolgimento nella provocazione contro Prodi, Fassino e Dini viene in pubblico per la prima volta un un dossier pubblicato da Repubblica il 3 ottobre scorso. L'inchiesta dei giornalisti Carlo Bonini e Giuseppe D'Avanzo lo indica come il "manovratore di Igor Marini. Sarebbe stato lui a far recapitare alla commissione Telekom -Serbia una lettera anonima corredata da un prospetto finanziario che indicava l'avvocato Fabrizio Paoletti (ex socio di Marini, poi diventato suo acerrimo nemico) come personaggio bene informato sulle tangenti pagate ai tre dirigenti del centro-sinistra. Paoletti fu convocato negò di sapere qualcosa sulle tangenti e alle domande su suoi rapporti con Marini rispose che lo aveva denunciato perché si era spacciato come rappresentante dello Ior, la banca del Vaticano. La commissione decise di sentire Marini e sappiamo come andò a finire.
Volpe non era uno sconosciuto per i parlamentari della maggioranza che facevano parte della commissione. Era amico del parlamentare forzista Alfredo Vito, uno degli inquisitori più infiammati contro Prodi, Fassino e Dini. Il 31 luglio Vito lo presenta al presidente della commissione Trantino, il 4 settembre la guardia di Finanza sorprende Vito e Volpe insieme in piazza San Silvestro.
La biografia di Volpe ci riporta agli scenari della P2. E' amico di Francesco Pazienza, che ha navigato a lungo tra la P2 e i servizi segreti, ha misteriosi rapporti con alcuni padri della compagnia di Gesù, è uno che la procura di Napoli conosce bene. In un'inchiesta su un'associazione a delinquere che millanta rapporti con i servizi segreti, si dice che Volpe ha collegamenti con una loggia massonica che ha promosso la Lega Meridionale, (quella che ha proposto le candidature di Licio Gelli e Vito Ciancimino) ed è primo vice presidente del ramo finanziario della Lega Universale frammassonica. Il commissario di Ps Guido Longo, consulente della commissione Telekom Serbia ha detto che quando vide Guido Volpe presentare dei dossier alla commissione, e "l'entusiasmo con cui veniva accolto", avvertì Trantino che si trattava di un personaggio inaffidabile: "Presidente, quello è uno assai inattendibile, bisogna controllare bene che cosa vuole combinare, prima di finire nei guai". Ma fu un "monologo". Trantino poi disse a Repubblica di aver visto Volpe una sola volta: "Si presentò portando con sè un pacco di documenti, accompagnato dall'on. Vito". I contatti di Volpe, durante il suo "lavoro" per la commissione Telekom-Serbia si estendono fino Bangkok, e coinvolgono il suo amico e uomo di affari Gianni Romanazzi. Ora nei guai. Nell'ordinanza dei giudici di Torino si chiede il suo arresto e quello di un altro faccendiere Maurizio de Simone. L'accusa è la stessa: calunnia. Entrambi si trovano tuttora in Thailandia.
La commissione Telekom-Serbia è stata usata come uno strumento per colpire le opposizioni. Durissima la dichiarazione del parlamentare di Rifondazione comunista Giovanni Russo Spena: "L'arresto di Volpe è la conferma clamorosa di ciò che affermiamo da un anno. La commissione è stata manipolata dall'estero e da pericolosi faccendieri, a cui hanno fatto da sponda alcuni commissari del centro-destra. I presidenti delle camere che hanno nominato i commissari debbono fare pulizia. E' ormai una questione di igiene costituzionale". Il segretario del ds Fassino che era stato convocato per il 3 marzo ha detto: "Non mi pare che suscitano le condizioni perché io possa accogliere l'invito all'audizione del 3 marzo Confermo naturalmente la mia disponibilità, specie dopo i fatti di oggi, ma solo quando si siano compiuti atti di chiarimento che fughino le ombre che gravano oggi sulla commissione e sulla sua attività". Prodi ha commentato: "Vedo che i fatti hanno cominciato a chiedermi scusa". Il presidente Enzo Trantino vuole insistere: "Esponenti di sinistra hanno detto che la commissione ha i giorni contati, ma noi siamo di diverso avviso. Non è una partita tra noi e l'opposizione, ma tra noi è il popolo italiano che vuole sapere come furono spesi 900 miliardi di lire in un'operazione definita da tutti sciagurata". Michele Lauria, capo gruppo della Margherita nella commissione Telekom-Serbia, gli risponde: "Il presidente Trantino si è infilato maldestramente in una situazione che non gli consente di porre condizioni a chicchessia e tanto meno a Prodi e Fassino. Se c'è qualcosa da salvare, ma mi sembra estremamente difficile e improbabile, è la legittimità della commissione".
A. P.

ANSA:
TELEKOM SERBIA: OPPOSIZIONE SI DIMETTE, CDL VA AVANTI
Il tam-tam delle dimissioni in blocco era partito gia' ieri, subito dopo l'arresto di Antonio Volpe, il faccendiere accusato di calunnia per aver portato in Commissione Telekom Serbia, accompagnato dal deputato di Forza Italia Alfredo Vito, documenti falsi, che avrebbero dovuto avvalorare le accuse di Igor Marini contro Prodi, Dini e Fassino. Questa mattina i 17 commissari del centrosinistra sono passati ai fatti e, con una lettera ai presidenti di Camera e Senato, hanno messo nero su bianco che lasciano in via definitiva e irrevocabile, cosi' da "favorire lo scioglimento" della Commissione e "per una successiva e immediata ricostituzione, senza quei componenti che ne hanno deviato le funzioni e screditato l'operato".
Ma il centrodestra non arretra. Anzi, con una conferenza stampa che il presidente Enzo Trantino (An) definisce "d'attacco", la maggioranza fa sapere che intende andare avanti, considerando la lettera di dimissioni dei commissari del centrosinistra "feroce e tribale", con l' "unico scopo di allontanare Prodi, Dini e Fassino dalla commissione". Percio', mercoledi' prossimo la Casa delle Liberta' ribadisce che modifichera' il regolamento in modo tale che i politici convocati possano essere ascoltati come testimoni sotto giuramento e non piu' soltanto come semplici auditi. Certo, nessuno potra' prelevarli con i Carabinieri se non si presenteranno visto che vigono sempre le prerogative parlamentari garantite dall'art. 68 della Costituzione, ma - afferma Trantino - "basterebbe questa macchia" per far dire nei confronti di chi non si presenta che "e' un cittadino privilegiato contro i comuni mortali e che si trova nelle condizioni di non sentire l'esigenza morale di partecipare a un dibattito nella qualita' di teste". E, come dira' anche il capogruppo di An Giuseppe Consolo, il rischio che potrebbe correre chi tra i politici del centrosinistra non verra' sarebbe l'incriminazione per inosservanza di un atto legalmente dato.
La frattura interna alla Commissione sembra dunque ormai insanabile. E anche il tenore dei botta e risposta a distanza sembra non lasciare intravedere, al momento, vie di uscita. Il centrosinistra, dopo aver presentato la lettera di dimissioni, spiega in mattinata, in conferenza stampa, che "questa commissione si e' suicidata perche' non ha preso atto degli esiti dell'inchiesta di Torino sulle calunnie di Marini" (Guido Calvi, Ds); che l'ostinazione del centrodestra ad andare avanti vorrebbe dire "operare al limite dell'eversione" (Michele Lauria, Margherita); che "dopo l'arrivo del dossier calunnioso in Commissione, la maggioranza si precipito' a Torino, a Camere chiuse, in agosto, a far abbeverare la Commissione, interrogando Marini" (Giampaolo Zancan, Vedi); che "questa commissione era nata male ed e' finita peggio, con faccendieri esterni che hanno avuto sponde interne alla commissione" (Giovanni Russo Spena, Prc); e che "una commissione bicamerale di inchiesta non puo' funzionare senza l'opposizione" (Marco Minniti, Ds).
Le repliche della maggioranza sono arrivate nel pomeriggio, nella conferenza stampa che si e' svolta al quarto piano di Palazzo San Macuto, nella stessa sala di udienza in cui hanno sfilato Marini e Volpe ("due volte, per richiesta del centrosinistra", dira' Trantino). Assente il leghista Calderoli per "precedenti impegni istituzionali", mentre Trantino siede al banco della presidenza affiancato da Consolo (An), Giampiero Cantoni (Forza Italia), e Maurizio Eufemi (Udc). Tutti ribadiscono che quel dossier falso portato in Commissione da Volpe non sarebbe mai stato preso in considerazione, prova ne e' - sostengono - che nell'interrogatorio di Marini, lo scorso agosto, non ne fu fatto cenno. Trantino esordisce sostenendo di non escludere che "esista una centrale di fabbricatori di documenti falsi a scopo di depistaggio che abbia usato le dichiarazioni di Igor Marini", una sorta di "iniziativa anarchica, al di fuori delle collocazioni istituzionali sia di centro sinistra che di centro destra". "Per ben due volte - aggiunge Cantoni - i presidenti di Camera e Senato hanno analizzato il comportamento della commissione e per due volte hanno dato parere positivo. La commissione e' legittimata ad operare nell'interesse della verita"'. "L'atteggiamento del centrosinistra e' arrogante", fa eco Eufermi.
Un fronte polemico si apre pero' in serata all'interno dello stesso centrodestra. Alfredo Vito non gradisce infatti il commento di Trantino che, incalzato dai giornalisti, definisce "politicamente sprovveduto" il comportamento del parlamentare di Forza Italia che aveva accompagnato Volpe in Commissione lo scorso 31 luglio. E' un giudizio "ingeneroso" anche perche' - rivela il deputato azzurro - "avevo preventivamente informato il presidente Trantino che sarei andato da lui con Volpe che voleva consegnare i documenti".

26 febbraio 2004 - CONFINDUSTRIA: VALORI, QUELLA NUOVA DOVRA' ESSERE AUTOREVOLE
ANSA:
CONFINDUSTRIA: VALORI, QUELLA NUOVA DOVRA' ESSERE AUTOREVOLE
"La Confindustria che nascera' dal voto del prossimo maggio dovra' essere davvero autorevole". Lo ha detto il presidente dell'Unione Industriale di Roma, Giancarlo Elia Valori, nel corso dell'intitolazione a Gianni Agnelli dell'Auditorium della nuova sede degli industriali di Roma.
A pochi giorni dalla designazione del nuovo presidente di Confindustria, Valori ha espresso l'auspicio "che si debba trarre un insegnamento di assoluto rilievo dal governo associativo di quell'epoca", l'epoca cioe' di Gianni Agnelli. "La grande lezione di un grande presidente di Confindustria come il senatore Agnelli - ha detto Valori - la scuola Fiat e la classe dirigente che ne e' derivata, anche nelle nuove generazioni, sono certo che possa validamente e vigorosamente interpretare questo ruolo nel mondo associativo dei prossimi anni".

27 febbraio 2004 - COMMEMORAZIONE BUCCIARELLI DUCCI
ANSA:
CASINI, BUCCIARELLI DUCCI FU UOMO DI MEDIAZIONE E DI PARTITO
COMMEMORAZIONE AD AREZZO A DIECI ANNI DALLA MORTE
La commemorazione di Brunetto Bucciarelli Ducci, presidente della Camera dal 1963 al 1968, all' epoca dell' esperienza del primo centrosinistra, e' stata per l' attuale presidente, Pierferdinando Casini, l' occasione per rivalutare la virtu' della "mediazione", della "politica alta" che "ceda il passo alla valutazione del bene comune", per esaltare la funzione dei partiti, "che non non appartiene irrimediabilmente al passato", e sottolineare che la "prima Repubblica ha prodotto anche risultati straordinari e meravigliosi".
Casini ha commemorato Bucciarelli Ducci, morto il 4 febbraio del 1994, nel corso di una cerimonia solenne nella sala del consiglio comunale che al suo cittadino illustre ha intitolato l' anti-sala dell' aula consiliare, dove e' stata scoperta una targa, e l' intitolazione di una strada.
Bucciarelli Ducci, che era nato a Terranova Bracciolini, il 18 giugno 1914, dopo essersi laureato in giurisprudenza, entro' in magistratura. Fu eletto deputato nella Democrazia Cristiana il 18 aprile del 1948 nella circoscrizione Siena-Arezzo-Grosseto. Venne rieletto ininterrottamente dal '53 al '72. Il 26 giugno del 1963 subentro' a Giovanni Leone, diventato residente della Repubblica, alla presidenza della Camera di cui era gia' stato vicepresidente dal 26 giugno '58. Il ritiro dalla vita politica avvenne nel '72. Nel '77 fu eletto dal Parlamento giudice della Corte Costituzionale dove svolse il suo mandato fino al gennaio dell' 96. Ormai consegnata alla storia la contrapposizione politica tra lui e Amintore Fanfani, al quale il consiglio provinciale di Arezzo, situato proprio di fronte al Palazzo comunale e, di diversa maggioranza politica rispetto al Comune retto dal centro destra, dedico' una targa nel 2001, a dieci anni dalla morte.
"Ricordare oggi Bucciarelli Ducci - ha detto Casini - assume un significato speciale in una fase in cui i toni gridati e le dichiarazione ad effetto continuano purtroppo a contrassegnare la vita politica del nostro paese". Bucciarelli Ducci, ha ricordato Casini "sapeva mediare tra le complessita' del mondo con la mitezza ed il buon senso degli uomini saggi".
Casini ha ricordato che "l'arma di Bucciarelli Ducci era "semplice ed assieme potentissima: la ferma convinzione nella forza delle sue idee, temperata dalla sua fedelta' alla misura piu' alta ed esigente della politica"; dal suo credere "nel primato della politica e nel ruolo dei partiti". A questo proposito, il presidente della Camera ha detto di "essere convinto che Bucciarelli Ducci avesse ragione". "Mentre oggi - ha osservato - alcuni ritengono che in Italia la funzione di intermediazione dei partiti sia destinata a svanire ed invocano la partecipazione diretta della societa' civile al governo del Paese". La cerimonia e' stata introdotta dal presidente del consiglio comunale di Arezzo, Andrea Banchetti. Prima di Casini sono intervenuti il sindaco di Arezzo, Luigi Lucherini, ed il figlio di Bucciarelli Ducci, Paolo. Presenti alla cerimonia i sottosegretari Francesco Bosi e Maria Grazia Sestini ed il giudice della Corte Costituzionale, Annibale Marini, in rappresentanza della presidenza, il presidente della Provincia, Vincenzo Ceccarelli, ed il vescovo di Grosseto, Franco Agostinelli. Telegrammi sono giunti dagli ex presidenti della Repubblica Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro, da Giovanni Maria Flick, membro della Corte Costituzionale; dai presidenti emeriti della Corte, Giuliano Vassalli e Giovanni Conso, e da Mauro Ferri.
 
 
 
 

 
 
 


@ scrivi all' almanacco dei "misteri d'Italia"

Le notizie del 2000
Le notizie del 2001
Le notizie del 2002
Le notizie del 2003

Fontana
Agca
Pecorelli
Calabresi
Mafia
P2
Autobombe
Suicidi
Ustica
Bologna
Treni
Brescia
Questura
Gladio
Varie
Moro
Cronologia
 Rogo Primavalle
Ultimissime
 Sinistra
Links
Destra
Documenti
Homepage