Almanacco dei misteri d' Italia


P2
le notizie del 2004: maggio/agosto
2 maggio 2004 - IL 5 MAGGIO RECORD DI DURATA PER GOVERNO BERLUSCONI
ANSA:
GOVERNO: BERLUSCONI BATTE CRAXI, E' RECORD DI DURATA /ANSA
IL 5 MAGGIO TAGLIA IL TRAGUARDO, E PUNTA A NUOVI OBIETTIVI
Alcuni fedelissimi del premier sono gia' pronti a stappare champagne per un collegiale brindisi storico. Nella casa azzurra si celebra un grande evento, tanto atteso e fortissimamente voluto da Silvio Berlusconi: il sorpasso del primo nella classifica di longevita' dei governi repubblicani, ossia Bettino Craxi, che fino al 4 maggio deterra' ancora il trofeo di recordman presidenziale.
Ma da mercoledi' 5 in vetta alla classifica salira' Silvio Berlusconi, che e' riuscito a guidare la sua 'squadra' ininterrottamente per 1060 giorni (Craxi si e' 'fermato' a 1059; dal 4 agosto 1983 al 27 giugno 1986), ma con la ferrea intenzione di andare ancora avanti e per molto. Non solo fino alla fine della legislatura (sarebbe il record dei record), ma anche oltre.
Berlusconi, infatti, in diverse occasioni ha detto a chiare lettere di volersi "prenotare" anche per la prossima legislatura, cosi' da condurre in porto tutti i suoi progetti, anche quelli piu' lungimiranti, che comprendono il 'pacchetto' delle grandi opere. E chi conosce bene il Cavaliere dice che la scommessa non finisce qui e che di certo, dopo la prima 'staffetta' con Prodi (il passaggio del testimone e' avvenuto il 3 novembre 2003, quando il governo Berlusconi ha scavalcato gli 875 giorni di governo del Professore) e quella con Craxi, il premier si porra' e si imporra' nuovi ambiziosi traguardi.
D'altra parte, lo stesso Berlusconi, intravedendo all'orizzonte il punto d'arrivo, guardava gia' oltre citando la longevita' di De Gasperi. Lo statista Dc, pero', rimase alla guida dell'esecutivo per ben sette anni e mezzo di fila (dal 10 dicembre 1945 al 28 luglio 1953), sia pure con piu' governi (otto), diversi tra loro per durata, composizione e maggioranza.
Berlusconi, che ha giurato nelle mani di Ciampi l'11 giugno 2001 alle 11,00 in punto, e' tornato a Palazzo Chigi dopo 6 anni intenzionato a non ripetere l'esperienza precedente, quando venne disarcionato dalla presidenza del Consiglio dopo solo sette mesi. Cosi', ha quasi 'blindato' la sua squadra che e' uscita indenne dalla funambolica prova della verifica chiesta da An e Udc all'indomani dell'insuccesso elettorale alle amministrative della primavera del 2003.
La verifica, come e' noto, e' andata avanti per quasi un anno, con prove di forza incrociate tra il premier e gli alleati che invocavano rimpasti o rimpastini con connesso aggiornamento del programma. Richieste inaccettabili per Berlusconi, deciso a non cedere a un rimaneggiamento della squadra che avrebbe potuto avere come sbocco quello che ai suoi occhi era un vero incubo: un Berlusconi-bis che avrebbe, tra l'altro, spezzato (come si diceva allora in ambienti azzurri) il suo sogno di longevita' governativa.
Ma non proprio tutto e' filato liscio nella squadra che, dal momento della sua formazione ad oggi, qualche trauma lo ha attraversato. Il primo e' stato l'abbandono dell'allora ministro degli Esteri, Renato Ruggiero, che dopo sette mesi, in verita' piuttosto burrascosi, si congedo' dal premier (era il 5 gennaio 2002) per "incomprensioni" (soprattutto con gli euroscettici Bossi e Tremonti), che sfociarono in una intervista-sfogo del titolare della Farnesina al 'Corriere della Sera'. Berlusconi decise di assumere l'interim per sei mesi, ma poi tenne il doppio incarico per quasi un anno prima di passare il testimone a Franco Frattini nel novembre del 2002 (alla Funzione pubblica e' stato poi chiamato Luigi Mazzella).
Altro shock le dimissioni di Claudio Scajola dal Viminale dopo le polemiche che seguirono all'assassinio di Marco Biagi da parte delle Br. Il ministro dell'Interno, investito da un durissimo attacco politico per alcune sue affermazioni pesanti su Biagi, e per la questione delle scorte alle possibile vittime di attentati terrostici, lascio' nel luglio 2002 e al Viminale venne chiamato Giuseppe Pisanu, fino a quel momento titolare del ministero per l'Attuazione del programma di governo. Una poltrona poi occupata proprio da Scajola.
In questi tre anni di governo, dunque, Berlusconi ha tenuto duro anche in vista di questa sua sfida personale che lo avrebbe portato in vetta alla classifica della durata dei governi. Un 'sogno' che ha coltivato silenziosamente (ma per i suoi piu' stretti collaboratori non e' mai stato un segreto) fino a quando si e' trovato vicino al traguardo. Allora ha cominciato a parlarne pubblicamente esternando la sua soddisfazione.
Lo ha fatto ad esempio a Brno in Slovenia in occasione del vertice della Quadrilaterale. Era il 30 gennaio scorso e il premier annuncio' quasi solennemente che il suo governo stava per raggiungere il "record" di durata diventando il "piu' longevo della storia repubblicana". Berlusconi non manco' di sottolineare come la nuova legge elettorale maggioritaria, rispetto al vecchio proporzionale, ha agevolato la durata, anche se la situazione non e' ancora del tutto rosea e lo dimostrerebbe il fatto che la sinistra anche con la nuova normativa "ha cambiato tre governi in cinque anni".
E il figlio di Craxi, Bobo, commentando la sortita del premier, aveva tenuto a rimarcare che le due esperienze non sono paragonabili proprio perche' l'ex leader socialista ebbe lunga vita nonostante il carattere proporzionalistico della coalizione che lo sosteneva". In ogni caso, per Bobo Craxi, la longevita' e quindi la stabilita' di un governo "e' sempre utile per il paese purche' sappia combinarsi con una politica di qualita"".
Agrodolci sono state allora anche le reazioni degli alleati (An e Udc) che replicarono a Berlusconi sottolineando che cio' che conta non e' la quantita' ma la qualita'.

2 maggio 2004 - CALVI: CORONER LONDRA DERUBATO A ROMA, UN FERMATO
ANSA:
CALVI: CORONER LONDRA DERUBATO A ROMA, UN FERMATO
Una persona e' stata fermata venerdi' sera dalla Dia di Roma, nell'ambito delle indagini condotte su due furti subiti nella capitale dal Coroner della City di Londra Paul Bernard Metthew.
E' molto probabile che i due furti siano in relazione alle indagini sull'omicidio di Roberto Calvi, avvenuto nel 1982, che la polizia di Londra sta compiendo insieme con la procura di Roma nell'inchiesta di cui sono titolari Luca Tescaroli e Maria Monteleone.
Il Coroner di Londra (una delle massime autorita' di polizia della capitale inglese) e' stato derubato una prima volta di un personal computer nel quale, tra l' altro, erano contenuti file inerenti alle indagini sulla morte del banchiere, e una seconda volta della borsa contenente, anche questa, documenti sull'inchiesta.
I due furti sono avvenuti rispettivamente nel corso delle due visite che ha fatto a Roma, il 19 e il 24 aprile scorsi. Entrambi i furti sarebbero avvenuti nell' hotel Habitat dove alloggiava.
Le indagini della Dia di Roma sono risalite a uno studente di ingegneria attraverso il quale si sarebbe poi individuata la persona fermata venerdi' scorso. L' accusa nei confronti di quest' ultima e' di ricettazione.
Di recente e' ripresa una intensa collaborazione tra le autorita' inquirenti italiane e quelle inglesi in merito all' omicidio di Roberto Calvi, che ha portato a importanti risultati. Pochi mesi fa, nel dicembre 2003, la City of London Police arresto' Odette Morris, parente di Flavio Carboni.
Numerosi sono stati negli ultimi mesi gli scambi di visite e di atti e documenti tra le autorita' italiane e inglesi.
Un procedimento giudiziario, nell' ambito dell' inchiesta sull' uccisione di Calvi, e' in corso da pochi mesi davanti al gup di Roma. I pm della procura di Roma Luca Pescaroli e Maria Monteleone hanno chiesto il rinvio a giudizio di quattro persone: Flavio Carboni, la sua ex compagna Manuela Kleinszig, l'imprenditore Ernesto Diotallevi e il cassiere della mafia Pippo Calo'.
Roberto Calvi fu trovato impiccato nel 1982 sotto il Ponte dei Frati Neri. Le indagini condotte dalla procura di Roma e dalla Dia della capitale, diretta dal col. Vittorio Tomasone, hanno, pero', accertato che il banchiere sarebbe stato ucciso altrove e successivamente trasportato in barca fino al ponte dove fu inscenato il suicidio.

CALVI: DOPO 22 ANNI ANCORA MISTERI CON DUE FURTI A ROMA
RUBATI COMPUTER E BORSA A CORONER DI LONDRA, ARRESTATO STRANIERO
(di Francesco De Filippo)
A distanza di 22 anni dalla morte nella vicenda di Roberto Calvi ancora si addensano i misteri. Non quelli dell' epoca ma di nuovi, a testimonianza di una storia che ancora scotta. Ma questa volta la risposta delle autorita' investigative ed inquirenti e' stata immediata.
Venerdi' scorso, ma la notizia si e' appresa soltanto oggi, la Dia di Roma, comandata dal colonnello Vittorio Tomasone, ha fermato con l' accusa di ricettazione uno straniero, sulla cui nazionalita' e identita' gli investigatori mantengono il piu' stretto riserbo. Sarebbe il responsabile di due furti compiuti, a Roma, con grande abilita' ed anche con una certa sfrontatezza ai danni del Coroner della City di Londra, Paul Bernard Matthew. A lui gli uomini della Dia sono risaliti attraverso uno studente di ingegneria, prima tappa nelle indagini.
Nelle sue due ultime visite a Roma Matthew, che alloggiava in un albergo, e' stato derubato del personal computer il 19 aprile scorso e di una borsa la settimana successiva, il 24. Sia l' apparecchiatura sia la borsa contenevano, ovviamente, documenti riservati sull'inchiesta in corso.
Le autorita' inglesi da tempo hanno ripreso una intensa collaborazione con gli omologhi italiani nell' ambito dell' inchiesta sul banchiere trovato morto impiccato nel giugno 1982 sotto il ponte dei Frati Neri. Forse l'attivita' della magistratura e della Dia italiane ha convinto le autorita' inglesi che sul caso Calvi si stava aprendo una schiarita. Cosi' quel primo sbrigativo verdetto di suicidio emesso a Londra un anno dopo la morte, nel 1983, si e' trasformato nel corso degli anni in una sentenza di 'open virdict': sostanzialmente non si indicava la causa della morte, omicidio o suicidio. Nei mesi scorsi c'e' stato un passo ulteriore: riapertura delle indagini, incontri con i pm romani e una terza sentenza: 'unlowful killing', omicidio.
Una prima scossa si e' tradotta nell' arresto nel dicembre scorso di Odette Morris, parente di Flavio Carboni (uno degli accusati di omicidio del banchiere), al quale forni' un fondamentale alibi. L'accusa nei suoi confronti e' di favoreggiamento e falsa testimonianza e si riferiscono proprio alle dichiarazioni che servirono a scagionare Carboni all' epoca.
In Italia sono due le inchieste aperte sul caso, entrambe coordinate dai pm Luca Tescaroli e Maria Monteleone e svolte dalla Dia romana. La prima inchiesta e' in sede di Gup (si e' svolta una prima udienza) al quale i pubblici ministeri hanno chiesto il rinvio a giudizio di quattro persone, l'ex cassiere della mafia Pippo Calo', Flavio Carboni, la sua ex compagna Manuela Kleinszig e l' imprenditore Ernesto Diotallevi, accusati di omicidio. Per l' accusa i quattro avrebbero agito in concorso tra loro e con persone ancora da identificare per cagionare la morte di Roberto Calvi allo scopo di punirlo di essersi impadronito di ingenti quantita' di denaro appartenenti a Cosa Nostra.
Coperta da un impenetrabile segreto e' invece l'inchiesta stralcio sul caso. Nel fascicolo sarebbero stati iscritti i nomi di una decina di persone tra le quali anche l'ex Venerabile della P2, Licio Gelli.

3 maggio 2004 - CASO CALVI: DAI GIORNALI
"Il Corriere della sera"
Vittima del doppio furto il coroner Matthew, a Roma per incontrarsi con i pubblici ministeri
Nuovo giallo nel caso Calvi: rubati un pc e una borsa
Ventidue anni dopo la morte del banchiere a Londra, il computer sparisce dalla stanza di un hotel all'Ostiense: indagini della Dia, arrestato un algerino
Un nuovo mistero nell'inchiesta sulla morte di Roberto Calvi, il banchiere trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri, a Londra, nel giugno dell'82. Due furti sono stati commessi nell'ultimo mese a Roma ai danni dal coroner della City di Londra Paul Bernard Matthew che, in Gran Bretagna, indaga sulla fine dell'ex presidente dell'Ambrosiano. I ladri si sono impossessati di un computer e di un borsone con documenti legati all'istruttoria. Il coroner (una figura con funzioni giudiziarie e di medico legale) era nella Capitale per il suo corso di Diritto inglese alla Terza università e per incontrare i pm Luca Tescaroli e Maria Monteleone, che hanno concluso l'inchiesta italiana sula fine di Calvi con quattro richieste di rinvio a giudizio ma che hanno ancora un filone aperto. Il furto del portatile risale al 19 aprile: Matthew è ospite dell'hotel Abitart, all'Ostiense. Alle 20.32, come accerteranno gli investigatori della Dia, diretta dal colonnello Vittorio Tomasone, qualcuno entra in camera con il badge elettronico, afferra la borsa con il computer e fugge senza toccare nulla. Dopo cinque giorni, sabato 24, il coroner è a Termini, in attesa del treno per l'aeroporto di Fiumicino: qualcuno gli sfila un borsone zeppo di appunti e documenti.
Il computer di Matthew utilizzava come modem una scheda telefonica Gprs: intercettandola, il 25 aprile la Dia individua uno studente vicino alla laurea in Ingegneria. "Ho comprato la scheda da un conoscente - spiega -, ma ora non ce l'ho più". Il venditore è O.B., 32 anni, algerino: in casa, al Tuscolano, gli agenti gli trovano una borsa da computer. Interrogato, lo straniero non apre bocca e viene fermato per ricettazione con l'aggravante di aver favorito organizzazioni mafiose.
Dove sia finita la scheda resta un mistero fino a ieri, quando viene sequestrata a un terzo giovane. Questi è accusato di ricettazione, come lo studente, ma i due sembrano estranei al furto. Per O.B., invece, la Procura, oltre alla convalida del fermo, ha chiesto la custodia cautelare in carcere.
Lavinia Di Gianvito

"Il Corriere della sera"
Vittima del doppio furto il coroner Matthew, a Roma per incontrarsi con i pubblici ministeri
Nuovo giallo nel caso Calvi: rubati un pc e una borsa
Ventidue anni dopo la morte del banchiere a Londra, il computer sparisce dalla stanza di un hotel all'Ostiense: indagini della Dia, arrestato un algerino
Un nuovo mistero nell'inchiesta sulla morte di Roberto Calvi, il banchiere trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri, a Londra, nel giugno dell'82. Due furti sono stati commessi nell'ultimo mese a Roma ai danni dal coroner della City di Londra Paul Bernard Matthew che, in Gran Bretagna, indaga sulla fine dell'ex presidente dell'Ambrosiano. I ladri si sono impossessati di un computer e di un borsone con documenti legati all'istruttoria. Il coroner (una figura con funzioni giudiziarie e di medico legale) era nella Capitale per il suo corso di Diritto inglese alla Terza università e per incontrare i pm Luca Tescaroli e Maria Monteleone, che hanno concluso l'inchiesta italiana sula fine di Calvi con quattro richieste di rinvio a giudizio ma che hanno ancora un filone aperto. Il furto del portatile risale al 19 aprile: Matthew è ospite dell'hotel Abitart, all'Ostiense. Alle 20.32, come accerteranno gli investigatori della Dia, diretta dal colonnello Vittorio Tomasone, qualcuno entra in camera con il badge elettronico, afferra la borsa con il computer e fugge senza toccare nulla. Dopo cinque giorni, sabato 24, il coroner è a Termini, in attesa del treno per l'aeroporto di Fiumicino: qualcuno gli sfila un borsone zeppo di appunti e documenti.
Il computer di Matthew utilizzava come modem una scheda telefonica Gprs: intercettandola, il 25 aprile la Dia individua uno studente vicino alla laurea in Ingegneria. "Ho comprato la scheda da un conoscente - spiega -, ma ora non ce l'ho più". Il venditore è O.B., 32 anni, algerino: in casa, al Tuscolano, gli agenti gli trovano una borsa da computer. Interrogato, lo straniero non apre bocca e viene fermato per ricettazione con l'aggravante di aver favorito organizzazioni mafiose.
Dove sia finita la scheda resta un mistero fino a ieri, quando viene sequestrata a un terzo giovane. Questi è accusato di ricettazione, come lo studente, ma i due sembrano estranei al furto. Per O.B., invece, la Procura, oltre alla convalida del fermo, ha chiesto la custodia cautelare in carcere.
Lavinia Di Gianvito

"La Stampa"
SOTTRATTA AL CAPO DEGLI INVESTIGATORI INGLESI NEL VIAGGIO IN ITALIA
Calvi, il mistero di un'altra borsa
In manette a Roma il ricettatore dei documenti rubati
Giacomo Galeazzi
ROMA
Caso Calvi: in manette il ricettatore dei documenti top secret rubati a Roma. Dopo i due misteriosi furti subiti una decina di giorni fa dal Coroner londinese, Paul Bernard Metthew (una delle massime autorità di polizia inglesi), la Direzione investigativa antimafia ha fermato uno straniero, nell'ambito dell'inchiesta sulla morte del presidente del Banco Ambrosiano. Nell'albergo romano dove era ospite, l'hotel Habitat, il super-poliziotto di Londra era stato derubato, il 19 aprile, di un personal computer in cui erano custoditi "file" riservati sulla morte del banchiere, e, il 24 aprile, di una borsa che conteneva materiale cartaceo sull'inchiesta.
La tragica vicenda di Roberto Calvi era ritornata alla ribalta nel dicembre scorso, quando, grazie alla collaborazione tra gli inquirenti italiani e britannici, si era arrivati all'arresto, da parte della polizia londinese, di Odette Morris, parente del faccendiere Flavio Carboni. Da qualche mese sulla morte del banchiere, trovato impiccato nel 1982 sotto il ponte dei Frati Neri nel centro di Londra, è stato aperto un procedimento giudiziario davanti al giudice dell'udienza preliminare (gup) di Roma. La procura della capitale ha richiesto il rinvio a giudizio per quattro persone: Flavio Carboni, la sua ex compagna Manuela Kleinszig, l'imprenditore Ernesto Diotallevi e il cassiere di Cosa Nostra, Pippo Calò, in carcere da diciannove anni, due ergastoli definitivi sulle spalle.
Riguardo ai documenti rubati, le indagini della Dia sono risalite a uno studente di Ingegneria tramite il quale si sarebbe poi individuata la persona fermata venerdì con l'accusa di ricettazione. È molto probabile che i due furti siano collegati alle indagini sull'omicidio di Calvi che la polizia di Londra sta compiendo insieme con la procura romana nell'inchiesta di cui sono titolari Luca Tescaroli e Maria Monteleone. Finora è stato accertato che il banchiere sarebbe stato ucciso altrove e successivamente trasportato in barca fino al ponte dove fu inscenato il suicidio. Sette mesi fa, a 21 anni dalla morte, è stata la polizia inglese a riaccendere i riflettori sulla complessa vicenda. Un'iniziativa che seguiva la decisione presa poco prima dalla magistratura italiana di portare avanti le accuse contro quattro personaggi coinvolti.
Dopo gli sviluppi delle inchieste in Italia, al detective sovrintendente di Scotland Yard, Trevor Smith, fu chiesto di ricostruire l'accaduto. Per la polizia londinese "le circostanze sono attualmente oggetto d'inchiesta". Alle indagini ha contribuito Carlo, il figlio del banchiere, residente in Canada, che ha fatto anche riferimento al meccanismo di triangolazione chiamato "conto deposito". Un sistema che consentiva al Banco Ambrosiano di Nassau di finanziare lo Ior (la banca vaticana guidata allora dall'arcivescovo Marcinkus) tramite la panamense United Trading Company, con conto presso l'istituto del Gottardo di Lugano.
Roberto Calvi si trovava in Inghilterra nello stesso periodo in cui era protagonista del crac della sua banca. Nella vicenda venne coinvolto anche un ex padrino di Cosa nostra, Francesco Di Carlo, poi divenuto collaboratore di giustizia: era latitante a Londra nei giorni in cui fu ucciso il banchiere. Era stata anche avanzata l'ipotesi che fosse stato proprio Di Carlo ad attirare Calvi in un tranello, per strangolarlo e simulare il suicidio.
"Poco prima della morte di Calvi fui cercato con insistenza da Pippo Calò - ha raccontato Di Carlo - alcuni giorni dopo la scoperta del cadavere impiccato sotto il ponte dei Frati Neri, e io chiesi perché mi cercavano. Bernardo Brusca e Calò mi risposero che ormai tutto era stato "sistemato" ma non mi dissero che cosa era stato "sistemato"". Pippo Calò in quegli anni si era trasferito da Palermo a Roma dove si faceva chiamare Marco Favarolo: a lui facevano capo i corleonesi di Riina e Provenzano. Per questo Maria Monteleone e Luca Tescaroli, titolari dell'inchiesta sulla morte del banchiere, hanno ascoltato più volte Francesco Marino Mannoia, il pentito che, per primo, ha suggerito agli inquirenti la pista mafiosa nel caso Calvi.

Il finto suicidio
Il 18 giugno 1982 a Londra, sotto il Blackfriars Bridge, il ponte dei Frati Neri, viene trovato impiccato il banchiere italiano Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano di Milano. È l'epilogo di una travagliata avventura finanziaria che porterà alla liquidazione dell'istituto bancario poi risorto con nuovo nome. Calvi risultava iscritto alla loggia massonica P2. I dubbi sul possibile suicidio durano poco, la tesi prevalente è quella dell'omicidio
La donna del faccendiere
Il caso Calvi era ritornato alla ribalta nel dicembre scorso, quando, grazie alla collaborazione tra gli inquirenti italiani e britannici, si era giunti all'arresto, da parte della polizia di Londra, di Odette Morris, 42 anni, parente del faccendiere Flavio Carboni. La donna era il teste chiave che aveva fornito un alibi a Carboni. Rilasciata su cauzione, è agli arresti domiciliari. È accusata di aver tentato di falsare il corso della giustizia
L'inchiesta romana
Da alcuni mesi sulla morte del banchiere è stato aperto un procedimento giudiziario davanti al giudice delle indagini preliminari di Roma, con la richiesta di rinvio a giudizio, da parte della procura della capitale, per quattro persone: il faccendiere Flavio Carboni, la sua ex compagna Manuela Kleinszig, l'imprenditore Ernesto Diotallevi e il boss mafioso Pippo Calò, rinchiuso dal 1985 nel supercarcere di Ascoli Piceno

ANSA:
CALVI: FURTI CORONER, TROVATA SCHEDA PERSONAL COMPUTER
ERA IN POSSESSO DI UNA PERSONA DIVERSA DA QUELLA FERMATA
La scheda del personal computer rubato al Coroner della city di Londra Paul Bernard Matthew il 19 aprile scorso a Roma e' stata trovata poche ore fa dagli uomini della Dia della capitale diretti dal colonnello Vittorio Tomassone. Secondo quanto si e' appreso, la scheda era in possesso di una persona diversa da quella fermata con l' accusa di ricettazione venerdi' scorso, e che e' un algerino.
Nei confronti dell'individuo che era in possesso della scheda i pm titolari dell' inchiesta, Luca Tescaroli e Maria Monteleone, secondo indiscrezioni, non avrebbero ancora emesso alcun provvedimento.
La scheda e' del tipo Gprs, che viene utilizzata per il collegamento ad internet da un computer senza bisogno di cavi.
Le indagini hanno individuato dapprima uno studente di ingegneria, che sarebbe indagato, da questi sono risaliti all' algerino fermato e successivamente alla terza persona, in possesso della scheda.
A quanto si e' appreso, sia il personal computer sia la borsa contenente i documenti sono stati rubati in albergo. Il 19 aprile scorso il Coroner Matthew si e' allontanato dalla stanza dell' albergo per il pranzo. Prima di uscire ha nascosto il personal computer, ma quando e' tornato non lo ha piu' trovato. Il computer e' l'unica cosa che mancava nella stanza, che ha trovato in perfetto ordine al rientro.
La settimana dopo, il 26, si e' ripetuto un fatto analogo a sette giorni prima, ma in un albergo diverso perche' il magistrato inglese aveva deciso di cambiare hotel. Il Coroner ha lasciato nella stanza per un breve periodo una borsa che non ha piu' trovato al suo ritorno.
Il computer e la borsa contenevano informazioni importanti riguardanti l'inchiesta sul caso della morte del banchiere Roberto Calvi, trovato impiccato nel giugno 1982 sotto il ponte dei Frati Neri, a Londra.

4 maggio 2004 - TINA ANSELMI E 'DONNE ITALIANE'
"Il Gazzettino"
Polemiche per una pubblicazione voluta da Stefania Prestigiacomo Anselmi: dal ministro solo giudizi malevoli Castelfranco
NOSTRO SERVIZIO
Il ministero per le Pari Opportunità spara a zero contro Tina Anselmi e fa di una donna simbolo, per impegno nelle istituzioni e nella difesa dei diritti delle donne, il bersaglio di una campagna denigratoria. Nella pubblicazione "Italiane", voluta dal ministro Stefania Prestigiacomo, edita dalla Presidenza del Consiglio e distribuita gratuitamente nelle edicole, la Anselmi viene sì inserita fra i ritratti di donne celebri, ma solo per tratteggiarne dei contorni distorti. Nulla si ricorda dell'attività della prima donna ministro dell'età repubblicana. Non si cita la sua legge di riforma della sanità pubblica varata nel 1978, nè la legge sulla Parità stilata quando ricopriva il dicastero del Lavoro. Non una parola viene poi sprecata per l'attività parlamentare di Presidente della Commissione Pari Opportunità, nè come rappresentante italiana delle donne in svariati consessi internazionali.
Nel profilo tracciato da Pialuisa Bianco (ex direttore dell'Indipendente, editorialista del Foglio, ora alla guida dell'Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles), l'Anselmi viene solo ricordata come presidente della Commissione d'inchiesta sulla Loggia P2 e definita "improbabile guerriera animata da furbizia contadina". Una "partigiana ciellenistica e consociativa" che produsse attraverso la commissione "interminabili fogli della Anselmi's list" che "cacciavano streghe e acchiappavano fantasmi".
Tesi che hanno già scatenato inevitabili reazioni. Ieri, le donne della Cgil Veneto hanno espresso la propria solidarietà per la "presentazione offensiva" riservata alla Anselmi, da un gruppo di "ossequianti storiche".
Non c'è invece acredine nelle parole e nel volto della Anselmi che parla dal "buen retiro" della sua casa castellana. L'ex parlamentare replica con la serenità di chi ha speso quasi 60 anni della sua vita per l'impegno politico e le istituzioni dello Stato, ai pesanti epiteti con cui si è vista apostrofare. Certo non credeva che, quasi ottuagenaria, la sua storia sarebbe stata infangata da un giudizio sommario pronunciato proprio da donne, per di più con l'egida di un organo istituzionale.
"In tutta la mia vita politica - ricorda la Anselmi - ho incontrato tanti avversari, coi quali ci siamo trovati divisi da valutazioni politiche diverse, ma il rispetto per la persona non è mai venuto meno. Credo che almeno il rispetto per il lavoro da me svolto in tanti anni potevo chiederlo. Ringrazio le donne che anche in questo frangente mi sono state vicine". "Io le mie battaglie le ho fatte - prosegue - e in anni non facili. Alcune, non spetta a me ricordarle, le ho portate in porto. Battaglie per le donne che hanno spesso accomunato partiti diversi e filoni culturali diversi. Tutto questo non può essere cancellato da un giudizio malevolo. Sulla Bianco avrei qualche battuta, ma la tengo per me".
Quanto al discredito gettato sui lavori della commissione d'inchiesta sulla P2, l'Anselmi è chiara: "Anche oggi i giornali parlano della riapertura del processo Calvi. È la dimostrazione che anche la vicenda P2 non sarà chiusa finchè non saranno portate alla luce verità scomode e si ricostruiranno nella loro completezza alcuni dei misteri d'Italia. La nostra storia non si cancella, nè si può parlare agli italiani come se fossero dei minorenni incapaci di intendere".
Lara Santi

5 maggio 2004 - TINA ANSELMI E 'DONNE ITALIANE'
ANSA:
PARI OPPORTUNITA': ANSELMI; OPPOSIZIONE,E' FURORE IDEOLOGICO
PARLAMENTARI SCRIVONO A CASINI SU 'LE ITALIANE'
In dissenso con il profilo dedicato da "Le Italiane", la pubblicazione promossa dal ministero per le
pari opportunita', alla figura di Tina Anselmi (a firma di Pialuisa Bianco), un gruppo di parlamentari dell'opposizione ha scritto una lettera aperta al Presidente della Camera Pierferdinando Casini.
Fra le firmatarie della lettera, Rosy Bindi, Lalla Trupia, Barbara Pollastrini, Laura Pennacchi, Livia Turco, Marida Bolognesi, Anna Finocchiaro, Katia Zanotti, Elena Montecchi, Gloria Buffo, Titti De Simone, Elettra Deiana, Laura Cima.
"Le scriviamo mosse da un profondo sentimento di amarezza e da un moto d'indignazione - si legge nella lettera - Mai avremmo pensato che la faziosita' politica, il furore ideologico arrivassero al punto di tentare di sporcare e ridicolizzare la figura limpida di una donna importante della storia repubblicana quale e' Tina Anselmi, antifascista, coraggiosa, deputata e ministro competente, apprezzata non solo dal suo partito, ma anche da chi la pensava e la pensa diversamente da lei".
"Com'e' possibile - si chiedono le parlamentari - che le istituzioni pubbliche, che dovrebbero contribuire alla ricostruzione obiettiva e onesta della storia e che debbono rivolgersi con rispetto a tutti i cittadini e cittadine italiane, al di la' del loro credo politico e religioso, possano essere cosi' faziose e rozze? Si parla dell'on. Tina Anselmi con parole piu' vicine al dileggio che alla ricostruzione storica, specie quando ci si riferisce al ruolo di presidente della Commissione d'inchiesta sulla P2 che svolge con impareggiabile coraggio ed equilibrio".
"Si possono avere idee diverse, anzi le differenze sono ricchezze preziose in una democrazia, ma cio' che non e' consentito e' maneggiare la storia, la vita e l'identita' delle persone al fine di portare acqua al proprio mulino politico". Le parlamentari concludono la lettera al presidente Casini convinte che "sapra' rispondere nel modo piu' giusto e adeguato" alla vicenda.

6 maggio 2004 - CONTO PROTEZIONE: MOTIVAZIONI SENTENZA
ANSA:
CONTO PROTEZIONE: GIUDICI, PERCHE' PRESCRIZIONE PER MARTELLI
LE MOTIVAZIONI DEPOSITATE A OLTRE UN ANNO DALLA SENTENZA
Il ruolo dell'imputato Claudio Martelli e' apparso alla corte abbastanza marginale nella vicenda, essendosi lo stesso limitato a prendere qualche contatto con Gelli, consegnandogli gli estremi del Conto Protezione. In ogni caso, Martelli non si occupo' piu' del finanziamento ne' dell'utilizzo dello stesso e non trasse alcuna utilita' personale dalla partecipazione al delitto.
E' quanto i giudici della quarta corte d'appello di Milano nelle motivazioni, depositate a oltre un anno dalla decisione, della sentenza dell'ultimo dei sei processi svoltisi per il 'Conto Protezione', al termine del quale l'ex ministro socialista, accusato di bancarotta aggravata, ha ottenuto la dichiarazione di prevalenza delle attenuanti sulle aggravanti con prescrizione del reato che cancellava la condanna a 4 anni avuta in primo grado.
Nel processo, conclusosi nel febbraio del 2003, era coinvolto, con la stessa ipotesi di reato, Leonardo Di Donna che aveva avuto 4 anni interamente coperti dal condono. In questa vicenda erano costituiti parte civile un gruppo di azionisti del Banco Ambrosiano, assistiti dall'avvocato Gianfranco Lenzini il quale ha cosi' commentato il verdetto: "Dopo 12 anni di indagini e 6 gradi di giudizio (uno in Tribunale, due in Cassazione e tre in corte d'appello con ripetuti annullamenti) non puo' che rimanere l'amaro in bocca. Il risultato concreto per i piccoli azionisti e' stato assai modesto, soprattutto nei confronti di Di Donna e degli eredi di Craxi che non hanno voluto avviare alcuna concreta trattativa per il risarcimento del danno. Ancora una volta quindi si puo' dire che la giustizia sostanziale e' uscita sconfitta".
In primo grado i piccoli azionisti avevano avuto il riconoscimento di una provvisionale di circa 1 miliardo e 300 milioni di lire, ma in pratica sono riusciti ad incassare soltanto un quinto di quella cifra. Tra coloro che avevano accettato di contribuire al risarcimento, lo stesso Claudio Martelli, mentre nei confronti di Craxi era stato tentato anche il pignoramento della pensione come parlamentare quando l'ex presidente del Consiglio si trovava in Tunisia, prima della morte.

6 maggio 2004 - MORTO GIANNI FABBRI, COINVOLTO IN MORTE FIGLIA GELLI
ANSA:
MORTO GIANNI FABBRI: DA RAGIONIERE A RE DELLA NOTTE
Giovanni (Gianni) Fabbri, il 're della notte' morto nella mattina a Ravenna per un male incurabile, era nato a Rimini il 10 luglio 1941. Terminati gli studi da ragioniere, ha viaggiato e lavorato in Europa per diversi anni approdando (dal 1966 al 1970) all'Alemagna spa di Milano dove ha lavorato nei settori vendite, marketing e formazione del personale.
Questa pero' era una situazione che gli andava stretta. Decise quindi di tornare a Rimini iniziando a gestire (e lo ha fatto per oltre trent'anni) la discoteca 'Paradiso' sulle colline di Rimini, facendone uno dei luoghi di divertimento piu' importanti e piu' conosciuti d'Italia. Il locale era la villa di famiglia ('villa Paradiso') adattata da sua madre nel 1956 a locale da ballo con orchestra, un luogo di divertimento che poi Gianni ha trasformato dall'inverno del 1970 in discoteca.
"Cosa avrei potuto fare d'altro nella vita - ha ricordato Gianni Fabbri nel volume di Giuseppe Bonazzoli 'I Signori della notte' - se non cercare di trasformare in realta' i sogni, i desideri della gente?" Nei primi anni Settanta al Paradiso si girarono anche alcuni film fra i quali e' da ricordare "La prima notte di quiete" di Valerio Zurlini, e dal 1974 entrarono in discoteca le prime 'go go girls' (le attuali cubiste).
"Spazzati via - ha ricordato ancora Fabbri nel libro - i tradizionali riti del ritrovo all'oratorio, sui campetti di calcio o nei circoli Acli, i giovani si erano tuffati nell'impegno politico, nei movimenti studenteschi. Il fallimento del 1968 segno' una sconfitta bruciante. Smaltita l'ubriacatura politica i giovani non sapevano piu' dove ritrovarsi. Dove rifugiarsi. E' nato cosi' il fenomeno discoteca". Durante la gestione di Gianni Fabbri tantissimi politici, sportivi, cantanti, attori e star internazionali sono passati per la discoteca 'Paradiso'. Citarli tutti sarebbe impossibile. Merita di essere ricordata la presenza del leader di Solidarnosc Lech Walesa. A Rimini nel 1990 per partecipare al Meeting per l'amicizia fra i popoli, Walesa ando' alla discoteca 'Paradiso' per un pranzo con tanto di spilla raffigurante la Madonna di Cestocova sul bavero della giacca e si fece fotografare con Gianni Fabbri: lui in piedi e Gianni seduto.
Oltre che dalle tantissime gioie, la vita di Gianni Fabbri fu anche segnata da diversi dolori. Il piu' importante dolore della sua vita forse e' stato il suo arresto (avvenuto il 12 giugno del 1997) per le accuse di un pentito di essere coinvolto in una storia di droga. Resto' in carcere 15 giorni. Nel luglio del 1998 ci fu la pronuncia di non luogo a procedere da parte del gup milanese Salvini. Poi Gianni Fabbri fu prosciolto da ogni accusa dalla Corte di d'Appello di Milano. Ma nell'88, la notte tra il 20 e il 21 giugno, ci fu poi anche l'incidente stradale in cui morirono la figlia del 'venerabile' della P2 Licio Gelli, Maria Grazia, e la 'nurse' della donna, una finlandese di 20 anni, Sari Makkonen. Fabbri, amico di famiglia, stava riaccompagnando a casa la donna i i suoi due figli di 7 e 4 anni e la baby-sitter quando con la sua fuoriserie, nei pressi di Calenzano (Firenze) tampono' un'autocarro: la finlandese mori' sul colpo, la Gelli durante un intervento chirurgico. Fabbri fu ritenuto responsabile dell'incidente e subi' un processo per omicidio colposo. In primo grado la condanna fu a nove mesi
Nell'ottobre del 2001 Gianni Fabbri ha venduto ai fratelli Massimo e Roberto Buffagni di Reggio Emilia la discoteca 'Paradiso' e, nel dicembre dello stesso anno, la citta' di Rimini lo ha insignito del Sigismondo d'Oro - il premio concesso ai suoi concittadini piu' illustri - per avere contribuito a creare un'immagine nuova della citta'.

7 maggio 2004 - "DONNE ITALIANE" E TINA ANSELMI
"L' Unita'"
Guai a chi tocca la P2
di Corrado Stajano
Hanno ben ragione le giornaliste e le scrittrici del gruppo di Controparola che hanno firmato un appello di solidarietà a Tina Anselmi insultata con astio antico nella voce a lei dedicata del dizionario "Italiane" edito dalla presidenza del Consiglio e dal ministro per le Pari Opportunità. E hanno ben ragione le partigiane dell'Anpi che hanno duramente criticato le scelte di molti dei 247 ritratti femminili. "A queste donne tutti noi dobbiamo dire comunque grazie", scrive il ministro Stefania Prestigiacomo nella presentazione dei tre volumi. Anche a Rachele Mussolini, alla Petacci e a Luisa Ferida, l'attrice amante di Osvaldo Valenti, l'attore che faceva parte della banda Koch? Con sadico gusto assisteva anch'essa agli interrogatori dei torturati nella villa Triste di via Paolo Uccello a Milano. Mentre gli arrestati subivano atroci torture giocava davanti a loro con un cane lupo, lo faceva rizzare sulle zampe e gli dava per premio delle fette di prosciutto.
L'hanno raccontato le vittime sopravvissute e uno di loro, Mino Micheli, un partigiano socialista, nel ricordare quel passato, scoppiò a piangere durante le riprese di un documentario televisivo della Rai, "La repubblica di Salò", 1973.
Ma è Tina Anselmi, in questo dizionario, il vero test del tempo presente. Vincenzo Vasile ha già analizzato su l'Unità quelle paginette scritte da Pialuisa Bianco. La quale usa tutto il suo odio mascherato per tentare di ferire e di distruggere Tina Anselmi, donna coraggiosa, seria, intelligente.
"Ragazzina della Resistenza", scrive. Che per lei dev'essere un sommo insulto. (Fu una giovanissima staffetta della Brigata autonoma Cesare Battisti e del comandante regionale del Corpo volontario della libertà del Veneto). "Partigiana ciellenistica e consociativa". (Non sa che cosa fu la lotta partigiana. Le pratiche consociative arrivano decenni dopo. Anche il linguaggio è sbagliato).
Ma è sulla P2 - Tina Anselmi è stata dal 1981 al 1984, tra l'ottava e la nona legislatura, presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2 - che la scrivente distilla tutto il suo rozzo fiele. Tina Anselmi, nella sua vita politica, non si è occupata soltanto della loggia. Un dizionario dovrebbe essere completo e onesto. Il ministro Prestigiacomo avrà senz'altro letto il saggio di Virginia Wolf sull'arte della biografia. Tina Anselmi ha dedicato tutta la vita ai destini delle donne: nella scuola - laureata in lettere ha insegnato nelle scuole elementari - nel sindacato, nel movimento femminile della Dc, in Parlamento, deputato per sei legislature, ministro della Sanità, ministro del Lavoro, si deve a lei la legge sulle pari opportunità.
Ma quel che conta, per chi scrive la sua voce nel dizionario è soltanto la P2. La colpa incancellabile. I governanti sconnessi della destra che condonano e amnistiano ogni cosa, soprattutto se stessi, e hanno il vizio della dimenticanza, non scordano invece i nodi fondamentali del malaffare nazionale. La P2 è uno di questi. Tina Anselmi, secondo la scrivente, è "la Giovanna d'Arco che avrebbe dovuto trafiggere i mostri degli anni Ottanta". Tina Anselmi è un'espressione del "cattocomunismo", un'altra ossessione. Ecco come la biografia conclude il suo testo: "Era rimasto imprevedibile, e straordinario, che la furbizia contadina della presidente divenisse il controverso modello della futura demonologia politica nazionale, distruttiva e futile. I 120 volumi degli atti della commissione che stroncò Licio Gelli e i suoi amici, gli interminabili fogli della Anselmi's List (che finezza!, ndr) infatti cacciavano streghe e acchiappavano fantasmi".
Dove sono finite le "coordinate del rigore scientifico" reclamizzate dal ministro? Sarà utile rinverdire qualche notizia sulla P2. Gli allora giudizi istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone arrivano alle liste di Gelli indagando sulla mafia, sull'assassinio ordinato da Sindona dell'avvocato Giorgio Ambrosoli a Milano, la notte dell'11 luglio 1979 e sulle minacce ricevute da Enrico Cuccia. Sindona, quell'estate, è arrivato nascostamente in Sicilia da New York e si dice vittima di un sequestro. Indagando su quel finto sequestro, Colombo e Turone scoprono un medico, Joseph Miceli Crimi, che ammette di aver ferito Sindona a una gamba dopo avergli praticato l'anestesia locale (per dar credito al finto sequestro). Nell'ottobre 1980 confessa di avere incontrato Gelli più volte durante quell'estate. Il 17 marzo 1980 avviene la famosa perquisizione in quattro posti differenti. Alla Giole, la ditta di Gelli ad Arezzo, i finanzieri di Milano scoprono le carte.
Svelano l'esistenza di un'associazione segreta in cui sono coinvolti tre ministri della Repubblica, il capo di stato maggiore della Difesa, i capi dei servizi segreti, 24 generali e ammiragli, 5 generali della Finanza, compreso il comandante, parlamentari (esclusi i comunisti, i radicali, il Pdup), imprenditori, il direttore del Corriere della Sera, il direttore del Tg1, banchieri, 18 magistrati. Non è il governo Forlani, che si dimetterà, a rendere pubbliche le liste, ma Francesco De Martino, presidente della commissione d'inchiesta sul caso Sindona.
È l'immondezzaio della Repubblica. La P2 ha gestito il caso Sindona con la mafia; è proprietaria del Banco Ambrosiano e controlla il Corriere della Sera; ha rapporti con la banda della Magliana e con i poteri criminali; è responsabile, tramite suoi affiliati, di gravi depistaggi sulla strage di Bologna del 1980 e sulla strage di Peteano. Ha usato influenza sul caso Moro, massicciamente presente nel comitato di crisi del Viminale. Scrive (ahimé) Tina Anselmi nella sua relazione sulla loggia: "Ha costituito motivo di pericolo per la compiuta realizzazione del sistema democratico".
Davvero la Anselmi's List cacciò "streghe e acchiappò fantasmi?" Davvero "stroncò Licio Gelli e i suoi amici?" Gelli sta benissimo nella sua villa di Arezzo. I suoi amici sono al governo. Il presidente del Consiglio Berlusconi aveva la tessera n. 1816 ed era affiliato alla P2 dal 26 gennaio 1978; il suo assistente Fabrizio Cicchitto aveva la tessera n. 2232 e si era affiliato un po' più tardi, il 12 dicembre 1980. Le cose vanno a gonfie vele, come risulta da una recente intervista del maestro venerabile a la Repubblica. Riceve i postulanti tre volte alla settimana, a Pistoia, a Montecatini, a Roma. È soddisfatto. Il suo Piano di rinascita democratica ha fatto e fa da linea programmatica al governo.

7 maggio 2004 - NEBULOSA DEL CASO MORO, LE DOMANDE DI MARIA FIDA MORO
ANSA:
NEBULOSA DEL CASO MORO, LE DOMANDE DI MARIA FIDA MORO
A CURA DI MARIA FIDA MORO: "LA NEBULOSA DEL CASO MORO" (SELENE EDIZIONI; PP.210; EURO 13,50) - "Fino a quando seguiterai a lasciarci senza risposta? Fino a quando prescinderai da noi?" chiede allo Stato Maria Fida Moro, figlia dello statista assassinato dalle Br nel 1978, che ha raccolto in questo libro i contributi di 33 amici di famiglia e giornalisti che da anni si interessano del caso Moro, ognuno dei quali racconta un piccolo pezzo di un dramma che ha cambiato la storia d' Italia e per la quale Maria Fida Moro, attraverso l' avvocato Nino Marazzita, ha recentemente presentato un'istanza di riapertura delle indagini.
Il libro non ha un suo teorema ma pone tante domande, nuove e vecchie, alle quali nessuno ha ancora dato una risposta e che lasciano ancora aperta una vicenda che non si puo' in nessun modo considerare risolta, anche se qualcuno cosi' vorrebbe. La stessa Maria Fida Moro scrive, come ha recentemente anticipato ad una tv privata, che suo padre era salito sull' Italicus, il 4 agosto 1974, per raggiungere la famiglia in vacanza in Trentino, ma prima che il treno della strage partisse fu fatto scendere per firmare carte importanti. Eccole allora, alcune delle domande contenute nel libro:
Chi erano i due che hanno sparato dalla moto Honda, uno dei quali assomigliava moltissimo ad Eduardo De Filippo?
Chi era il brigatista del commando che ha sparato piu' della meta' dei colpi?
Che faceva il col. Guglielmi, del Sismi, istruttore di Gladio, in via Fani alle 9 di mattina, perche' doveva andare a pranzo da un amico?
Che fine hanno fatto le due borse di Moro portate via dai terroristi e i documenti in esse contenuti?
Chi e perche' ha fatto scoprire l' appartamento di via Gradoli attraverso il trucchetto dell' acqua lasciata aperta?
Perche' e' stato immediatamente accreditato come 'autentico' il comunicato del lago della Duchessa, che era palesemente falso per forma, stile e contenuto?
Chi ha suggerito ai professori bolognesi la pista 'Gradoli', dal momento che nessuna persona di buon senso puo' realmente credere alla versione della seduta spiritica?
Da dove venivano e che fine hanno fatto gli elenchi di politici, militari, industriali e funzionari pubblici trovati in via Gradoli, dei quali sono usciti solo 6 nomi, cinque dei quali erano negli elenchi della P2, scoperti solo tre anni dopo?
Come si spiegano le incongruenze temporali tra l' ora in cui, secondo i terroristi, sarebbe avvenuta l' 'esecuzione', l' ora presunta della morte di Moro e l' ora in cui le Br avrebbero parcheggiato la R4 in via Caetani?
Perche' la scelta di via Caetani, distante dal luogo presunto dell' uccisione e in una zona particolarmente presidiata?
Perche' non e' stata fatta chiarezza sul trasporto dei documenti fuori da via Monte Nevoso (il memoriale o altre carte, magari di Moro ?) prima dell' arrivo del magistrato?
Che cosa contenevano i faldoni acquisiti nel febbraio 2001 da due consulenti della Commissione stragi che sembrano legare un nuovo elenco di Gladio e la vicenda del ritrovamento delle carte di Aldo Moro in via Monte Nevoso?
Chi e perche', nell'ottobre 1978, e' entrato in casa Moro per rubare gli oggetti personali di Moro che le Br avevano restituito ai suoi cari, tra cui 1950 lire in monete che i terroristi gli avevano lasciato in tasca?
In che modo sono legate al caso Moro e ai suoi documenti le uccisioni di Varisco, Dalla Chiesa, Pecorelli, Chichiarelli, Galvaligi?
Perche' le Br prima annunciano che "nulla deve essere nascosto al popolo" e poi tengono per se' le risposte di Moro, sostenendo che "non ci sono clamorose rivelazioni da fare"?
Perche' nessuna chiarezza e' stata fatta sulle operazione preparate e poi non eseguite per liberare Moro?
Perche', nella versione del memoriale trovata in via Monte Nevoso nel 1990, Moro scrive:"io desidero dare atto che alla generosita' delle Brigate Rosse devo, per grazia, la salvezza della vita e la restituzione della liberta""?
Che rapporto hanno con il caso Moro gli oscuri segnali ripetutamente lasciati da Chichiarelli nel borsello "smarrito" e nella rapina alla Brink's Securmark?
Quale era il covo fiorentino dove si riuniva la direzione strategica delle Br? Chi era l'anfitrione di cui si e' parlato come di un "conte rosso"?
Il tentativo di trattativa del Psi riusci' realmente ad avere contatti con due del gruppo Br che gestiva il rapimento. Perche' non si e' pensato di pedinare Lanfranco Pace?
Che fine hanno fatto i verbali delle riunioni al ministero dell' Interno?
E' vero quello che ha detto Nara Lazzerini, ex segretaria di Gelli, che subito dopo il rapimento avrebbe sentito il capo della P2 conversare con due persone, una delle quali disse:"Il piu' e' fatto, adesso aspettiamo le reazioni"?
E' vera la notizia che il 9 maggio il ministro dell' Interno Cossiga aspettava la notizia della liberazione di Moro? E in base a che cosa?
E' vero che Nino Arconte, che dice di essere stato un Gladio, fu mandato a Beirut, prima del rapimento, a portare un messaggio che chiedeva di attivarsi per la liberazione di Moro?
Puo esserci stato un ruolo di Serghiei Sokolov, che e' nel dossier Mitrokhin, nel 1978 era in Italia sotto la veste di studente, ed entro' in contatto con Moro prima del rapimento?
Se gli stessi brigatisti dicono che la Renault rossa fu lavata bene prima del suo uso finale, come si spiegano le tracce trovate su di essa (bitume, sabbia tipica del litorale laziale pocoa nord di Fiumicino, tracce di terreno vulcanico, residui vegetali tipici di zone vicine al mare)?

10 maggio 2004 - LA MORTE DI ROBERTO CALVI
"Avanti !"
L'ASCESA E IL DECLINO DI ROBERTO CALVI, L'UOMO VENUTO DAL NULLA CHE SCALò I VERTICI DELLA "BANCA DEI PRETI"
La morte che gelò la finanza italiana
10/05/2004 Ventidue anni fa un cadavere penzolava sotto il ponte dei Frati Neri, a Londra. Era il corpo di Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, allora crocevia di intrighi, affari, politica e scandali internazionali. La polizia inglese parlò subito di suicidio, ma la tesi non convinse gli inquirenti che, da Londra a Roma, non hanno mai smesso di indagare su una pagina oscura dell'alta finanza italiana. Senza mai riuscire, però, a risolvere il giallo sulla morte di quello che sarà ribattezzato il "banchiere di Dio". Anzi, nuove nubi continuano ancora oggi ad addensarsi su un caso che ha scosso persino le solide mura del Vaticano. Risale a poche settimane fa la notizia di due furti subiti dal coroner della City di Londra (una delle massime autorità di polizia della capitale inglese), Paul Bernard Metthew, che sta indagando sulla morte del banchiere. I furti sono avvenuti nel corso delle sue recenti visite a Roma. Dalla stanza d'albergo del super-poliziotto di sua maestà, nel cuore della città eterna, sono spariti il personal computer, la prima volta, e una borsa zeppa di documenti sull'inchiesta, la seconda. Al momento, le indagini condotte dalla Dia di Roma hanno portato al fermo di un algerino. L'accusa è di ricettazione. Ben poca cosa ai fini delle indagini sul caso Calvi, ma è comunque la conferma di una ritrovata collaborazione tra le autorità inglesi e italiane. Collaborazione che, pochi mesi fa, nel dicembre 2003, ha portato all'arresto, a Londra, di Odette Morris, parente di Flavio Carboni (uno degli accusati per l'omicidio del banchiere). L'accusa nei suoi confronti è di favoreggiamento e falsa testimonianza e si riferiscono proprio alle dichiarazioni che servirono a scagionare Carboni all'epoca. Titolari dell'inchiesta condotta dalla Procura di Roma sono Luca Tescaroli e Maria Monteleone, che hanno stabilti il rinvio a giudizio di quattro persone: Flavio Carboni, la sua ex compagna Manuela Kleinszig, l'imprenditore Ernesto Diotallevi e il cassiere della mafia, Pippo Calò. Ma torniamo a quel 18 giugno del 1982, a Londra, sotto il Blackfriars bridge, dove viene trovato impiccato Roberto Calvi. È questo l'epilogo di una travagliata avventura finanziaria, cominciata laddove era finita quella di un altro banchiere, Michele Sindona. Ad accomunare i due, oltre all'iscrizione alla Loggia P2, le loro capacità professionali nel sistema dei mille incroci societari, la politica delle "scatole vuote" acquistate e poi rivendute. Nel 1975 Roberto Calvi diventa presidente dell'Ambrosiano. Per impadronirsene completamente, crea una rete di strutture ad hoc, formate da filiali off shore alle Bahamas, holding in Lussemburgo, società pirata in centro-America e casseforti in Svizzera. Nel corso degli anni Calvi crea così un impero - giovandosi soprattutto dei suoi legami piduisti e delle entrature che possiede in Vaticano attraverso lo Ior di monsignor Paul Marcinkus - che si sviluppa a dismisura e che diventa punto nodale non solo del riciclaggio dei soldi sporchi della criminalità organizzata, ma anche per operazioni internazionali di vario spettro: dal traffico d'armi per la guerra delle Falkland-Malvine al sostegno di Somoza, fino al finanziamento del sindacato cattolico polacco Solidarnosc. Ma il gioco delle scatole vuote di Roberto Calvi non dura a lungo. Nel 1981, travolto dal fallimento del Banco Ambrosiano, Calvi viene arrestato. Appena scarcerato, fugge all'estero nel tentativo di salvare un impero in disfacimento con il sistema del ricatto politico: un'operazione che non gli riuscirà. Qualcuno gli legherà un cappio attorno al collo. Il suo corpo verrà trovato, penzolante dal traliccio di un ponte, macabra messinscena di un suicidio che in realtà è solo un altro delitto di potere. Il ritrovamento del cadavere del banchiere Roberto Calvi, all'alba di quel 18 giugno di ventidue anni fa, segna l'epilogo di un uomo di potere, di un uomo venuto dal nulla, divenuto nel giro di pochi anni un esponente di spicco della finanza cattolica. Ma è anche l'epilogo di una travagliata avventura finanziaria che sconvolse l'Italia. Sul finire degli anni Settanta, l'inflazione viaggiava a due cifre, i piccoli borghesi e gli operai con qualche risparmio non avevano ancora scoperto il fascino della Borsa Valori, l'avvocato Agnelli era costretto a coabitare con i funzionari di Gheddafi, avendo ceduto al "pazzo di Tripoli" un consistente pacchetto della Fiat per averne in cambio i liquidi, i comunisti si illudevano ancora circa le prospettive della "solidarietà nazionale", mai pensando alla batosta elettorale che avrebbero subito nel 1979 e dalla quale non si sarebbero più ripresi. I sindacati, dal canto loro, non avevano ancora conosciuto la sconfitta della "marcia dei quarantamila", che sarebbe stata organizzata a Torino nell'80 dal numero uno dei quadri Fiat, Arisio. Ricche erano le Banche, povere le industrie, perennemente deficitari i giornali. È in questo clima che matura quello che verrà definito "il più grande scandalo bancario del Novecento italiano", il dissesto del vecchio Banco Ambrosiano. Un crac che per la maggioranza degli italiani resta una storia nebulosa nella quale si mescolano miliardi e luoghi comuni, molta propaganda e poca verità, speculazione politica e malcostume amministrativo. Ma vediamo come Roberto Calvi riuscì a costruire il suo impero. Figlio di un funzionario della Banca Commerciale Italiana, Roberto Calvi nasce a Milano nel 1920. Dopo il diploma di ragioneria, si iscrive alla facoltà di Economia e commercio dell'Università Bocconi. E qui dirige l'ufficio stampa e propaganda dei Gruppi universitari fascisti (i Guf) fino all'entrata in guerra dell'Italia. Arruolato nella cavalleria (e più precisamente nei lancieri di Novara), partecipa alla campagna di Russia. Poi, caduto il regime, grazie al padre e agli ottimi studi trova un posto alla Comit, dove rimane soltanto due anni. Nel '47, a ventisette anni, entra, sempre come impiegato semplice, al Banco Ambrosiano: passa così dal simbolo della finanza laica e massonica a una banca senza pretese, per giunta nota come "la banca dei preti" (fondata nel 1896 da monsignor Giuseppe Tovini per incarico del cardinale arcivescovo Andrea Ferrari, e da allora controllata per decenni dalla curia milanese). La sua avventura ai vertici dell'Ambrosiano era cominciata proprio nel 1975, quando il banchiere di Patti, Michele Sindona, dopo il crac della sua Banca Privata, era riparato a New York. Ad accomunare i loro destini, oltre al decesso di entrambi in un'atmosfera quantomeno di interrogativi (il banchiere di Patti morirà infatti nel 1987 nel carcere di Voghera dopo aver bevuto un caffé al cianuro), c'era l'indubbia spregiudicatezza professionale che aveva portato i loro affari e le loro iniziative ad incrociarsi all'interno di un sistema societario fondato sulle "scatole vuote", le società offshore alle Bahamas, le holding in Lussemburgo, le casseforti in Svizzera. Cosicché nelle inchieste su entrambi i casi non potevano che mescolarsi alla rinfusa tracce di massoneria, mafia, servizi segreti deviati, mercanti d'armi, politici, banchieri, protagonisti e comparse di vicende finanziarie i cui filoni per un po' s'intersecavano, ma poi scomparivano senza lasciare traccia. La crisi dell'impero Calvi inizia nel 1977. Sindona è il primo nemico di Calvi, lo accusa di irregolarità nella conduzione dell'Ambrosiano. Lo fa perché Calvi pochi mesi prima gli aveva rifiutato un mega prestito per tappare i buchi delle sue banche. Nel maggio del 1981 la magistratura milanese ordina l'arresto di Calvi. Iscritto alla P2 dal 1975, Calvi trae dalla massoneria ottimi benefici e ottime entrature. Gelli lo fa entrare nei salotti che contano, nel sottogoverno romano, come quello della signora Angiolillo, e gli fa fare amicizie importanti come quella con Umberto Ortolani e con Rizzoli. È Sindona a svelare una buona parte dei buoni affari fra Calvi e Gelli. Sindona, nell'ora della rovina e del bisogno, scrittura il provocatore Luigi Cavallo, un ex comunista che vive di avventurose operazioni diffamatorie. Cavallo fonda l'Agenzia A e comincia con essa a martellare Calvi con rivelazioni sempre più compromettenti. Vengono riesumati vecchi affari che giungono nelle redazioni dei giornali corredati di fotocopie. Il 25 febbraio del '78, Cavallo spara la sua bordata: è il giorno dell'assemblea degli azionisti del Banco Ambrosiano e lui fa tappezzare Milano con manifesti in cui sono riportati i numeri dei conti cifrati che Calvi ha in Svizzera e afferma che su quei conti sono finite decine di milioni di dollari, frutto delle scorribande speculative fatte da Calvi in compagnia di Sindona. Siamo al gioco al massacro. Sindona che non ha più nulla da perdere tenta la sua carta estrema, convincere Calvi ad aiutarlo come se anche un banchiere della potenza di Calvi potesse colmare la voragine dei debiti lasciati da Sindona. Interviene Gelli, fa incontrare i due all'hotel Pierre di New York. Ormai però la valanga dello scandalo si è messa in moto e appare inarrestabile. Nell'aprile del '78 la Banca d'Italia decide di ispezionare il Banco Ambrosiano e il responsabile della sezione vigilanza, Mario Sarcinelli, è del parere che sia il caso di informare la magistratura. Il rapporto finisce sul tavolo del magistrato milanese Emilio Alessandrini, il quale incarica subito la Guardia di Finanza di compiere un supplemento di istruttoria, ma, fatale combinazione, Alessandrini viene ucciso dai terroristi di Prima Linea il 29 gennaio 79. Il commento di Calvi è: "Peccato, aveva già letto tutte le carte e deciso di archiviare il caso". Non è esattamente così, l'inchiesta procede. A Calvi viene ritirato il passaporto ma interviene Gelli e glielo fa restituire. Dalla relazione della Banca d'Italia esce un'immagine del Banco Ambrosiano al tempo stesso imponente e misteriosa: nessun dubbio che si tratti di uno dei più grandi istituti di credito europei, ma la sua proprietà resta avvolta nel segreto della società fantasma: il 9,79 fa capo a sette società panamensi, il 6,80 a società del Lichtenstein. Seguono altri azionisti, in tutto 22, che controllano il 32,17 per cento delle azioni. È altrettanto certo che tramite la società Ior, il Vaticano fa parte della proprietà. Che cosa c'è dietro questo rebus azionario? Gli esperti sono dell'opinione che ci sia soltanto l'Ambrosiano, che cioè la banca sia padrona di se stessa e quindi che l'intero potere sia nella mani del suo amministratore delegato Roberto Calvi, il creatore di queste scatole cinesi. Scrive Leo Sisti sull'Espresso: "Per accertarlo basta fare un salto a Panama dove è registrata la Lantana Company inc. Il presidente è tale Pierre Walter Sieghenthaler. Questa società è questo sconosciuto possederebbero ben il 5,1 per cento dell'Ambrosiano. Questa e altre società nascono improvvisamente nel 1977 e trovano 16 miliardi per comprare il 5, 1 per cento dell'Ambrosiano dalla società Suprafin che secondo gli ispettori della Banca d'Italia fa capo allo stesso Ambrosiano". Poi si scopre che il signor Sieghentaler non è uno sconosciuto per Calvi e fa parte di molte società legate all'Ambrosiano. Giuseppe Turani riassume così l'incredibile pasticcio: "Insomma, un bel giorno sbucano quattro società panamensi che non sanno come investire; a Milano trovano una società, la Suprafin, che fa capo all'Ambrosiano, ma che ha il 5,1 per cento dello stesso Ambrosiano e che è pronta a venderlo; l'affare viene trattato da una banca di Nassau dello stesso Ambrosiano e il presidente di una delle quattro società è un abituale frequentatore dei consigli di amministrazione delle società estere del Banco Ambrosiano, un cittadino svizzero che è il console onorario di Nassau (su nomina di Aldo Moro) da tempo in rapporto di affari e di amicizia con Roberto Calvi e Michele Sindona". Nell'81, travolto dal fallimento del Banco Ambrosiano, Calvi viene arrestato. Appena scarcerato, fugge all'estero nel tentativo di salvare un impero in disfacimento con il sistema del ricatto politico: un'operazione che non gli riuscirà. Qualcuno gli legherà un cappio attorno al collo. Il suo corpo verrà trovato, penzolante dal traliccio di un ponte, macabra messinscena di un suicidio che in realtà è solo un altro delitto di potere. Carlo Calvi, figlio del banchiere, non ha mai nascosto il suo sconcerto nei confronti della polizia inglese per aver chiuso troppo in fretta le indagini: "Ho l'impressione che mio padre fosse un uomo che aveva le doti giuste per avanzare ancora in carriera, ma non aveva quelle per gestire un Ambrosiano ormai di dimensioni impensabili. Non si sapeva muovere nel mondo della finanza. Non sapeva gestire le alleanze opportune. Ma il crac dell'Ambrosiano non fu provocato da ingenuità. Secondo me, a un certo punto mio padre finì nelle mani di personaggi ambigui. Non è assurdo pensare che tramite la P2 e la mafia si siano trovati a Londra dei delinquenti comuni disposti a farlo fuori. Lo scopo: se mio padre avesse parlato, i giudici di Milano non avrebbero dovuto aspettare dieci anni prima di iniziare i processi che hanno portato a Mani Pulite. La lotta contro la corruzione sarebbe andata in maniera più veloce...Molte delle cose che accaddero all'epoca, continuano ad avere un peso anche oggi. Non si tratta di una storia morta e sepolta. Mio padre fu ucciso perché ad un certo punto qualcuno comprese che era diventato l'anello debole attraverso il quale poter scoprire già negli anni Ottanta, gli stretti legami tra mafia e politica. Quando hanno capito che attraverso di lui qualcuno di quei retroscena correva il rischio di essere svelato, ecco che lui fu costretto a fuggire a Londra e lì assassinato". I dubbi del figlio del banchiere sono più che legittimi. D'altro canto, le indagini della polizia inglese hanno lasciato a desiderare sin dalle prime battute. Sono le 7.30 del 18 giugno del 1982 quando il corpo di Roberto Calvi viene trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra. è un impiegato delle poste, A.D. Huntley, a notare il cadavere del banchiere appeso ad una corda sotto la campata del Blackfriars bridge. Calvi viene trasportato da una imbarcazione della polizia fluviale presso il Dipartimento di medicina forense del Guys Hospital. La perizia necroscopica, effettuata dal professore E. K. Simpson, accerterà che la morte è avvenuta "per asfissia da impiccamento mediante costrizione violenta del collo per effetto della corda a cui è stato trovato appeso il corpo". I giudici londinesi sbrigativamente decretano: si è suicidato. Se la prima indagine londinese si chiude con il verdetto di "suicidio", la seconda, davanti al coroner e alla giuria, lascia il "verdetto aperto". Una perizia collegiale disposta dal giudice istruttore di Milano, non escluse né l'ipotesi dell'omicidio né quella del suicidio. A ritenere fondata, invece, l'ìpotesi dell'assassinio fu invece il Tribunale civile di Milano, a seguito della causa intentata dalla vedova, Clara Calvi, contro le Assicurazioni Generali. Ma le indagini paiono subito difficilissime. Al momento del rinvenimento del cadavere, Roberto Calvi aveva addosso un passaporto intestato a Roberto Calvini. Dalle tasche vennero estratti cinque frammenti di materiale edilizio del peso di 5 chilogrammi, infilato nei pantaloni e nella giacca, come zavorra. Le considerazioni medico legali da. Fornari fornite al gip Mario Almerighi nel '97 nell'ambito dell'inchiesta in cui erano imputati Flavio Carboni e Pippo Calò, concludevano che qualcuno, "stando in piedi alle spalle di Calvi, gli abbia rapidamente, e cogliendolo di sorpresa, fatto passare il cappio al di sopra del capo, stringendolo poi al collo". Secondo l'ordinanza di custodia emessa dal giudice Almerighi nei confronti di Calò e Carboni, il movente dell'omicidio poteva essere riconducibile al tentativo, da parte di Calvi, di impossessarsi del tesoro di Cosa Nostra con la promessa di investirlo. Ma alla fine, travolto dai debiti, non sarebbe più riuscito a restituirlo". Da qui, la condanna a morte, emessa dalla mafia siciliana. A fine luglio del 2003 i pm romani Maria Monteleone e Luca Tescaroli chiudono la loro inchiesta con quattro rinvii a giudizio per omicidio volontario premeditato del banchiere. Sono quelli di Flavio Carboni, Pippo Calo', Ernesto Diotallevi e Manuela Kleinszig. Le indagini sono state condotte dalla Guardia di Finanza di Milano e dalla Dia Centro operativo di Roma e ipotizzano che il banchiere morto il 18 giugno del 1982 sotto il ponte dei Frati Neri a Londra sia stato ucciso. Il 29 settembre del 2003 arriva la svolta nella indagine della polizia inglese. A ventuno anni dalla morte di Calvi, anche la poliziabritannica decide di riaprire l'inchiesta che porta all'arresto di una donna, Odette Morris, poi rilasciata su cauzione, con l'accusa di avere intralciato le indagini. Avrebbe fornito un falso alibi al compagno, Flavio Carboni, imputato per l'omicidio del banchiere.

Una brutta storia nei bui anni Settanta
Mafia, Loggia P2, servizi deviati, torbide fette del mondo dell'alta finanza internazionale: un coacervo di misteriosi personaggi e di ancor più segreti interessi ruota attorno all'omicidio, camuffato per suicidio, di Roberto Calvi il potente presidente del Banco Ambrosiano. Ventidue anni sono da allora passati e, come per molti altri misteri del Bel Paese, piena luce non è stata fatta su questa morte. Gli anni Ottanta si erano aperti all'insegna dell'alleanza tra Cosa Nostra e terrorismo nero con l'assassinio, avvenuto il 6 gennaio del 1980, del presidente della regione Sicilia, Piersanti Mattarella. I gruppi armati del terrorismo rosso erano anch'essi all'attacco: in quel primo anno della decade uccidono il professor Vittorio Bachelet, il giornalista Walter Tobagi e sequestrano il giudice Giovanni D'Urso. Per non perdere la corsa, quelli dell'estrema destra ammazzano a Roma il giudice Amato. E' nel 1980 che il terrorismo stragista raggiunge il suo apice, il 2 agosto, con la bomba alla stazione di Bologna che provoca 82 morti e 200 feriti. E' nel corso delle indagini sulla strage che viene arrestato per la prima volta Licio Gelli, Gran Maestro della Loggia P2, insieme al faccendiere Francesco Pazienza. Il 1981 è l'anno dell'attentato in Piazza San Pietro contro Giovanni Paolo II e del pieno svilupparsi del "caso P2" dopo che, a Castel Fibocchi, sono state scoperte le liste di parte degli aderenti alla Loggia, tra cui Michele Sindona e Roberto Calvi. A maggio il sessantunenne presidente del Banco Ambrosiano viene arrestato, insieme ad altri componenti del consiglio di amministrazione della "Centrale Finanziaria", per esportazione illecita di capitali. Un arresto che fu duramente criticato alla Camera dal socialista Bettino Craxi e dal dc Flaminio Piccoli. Il crack del Banco Ambrosiano avviene l'11 giugno e il suo presidente e amministratore delegato, Roberto Calvi, viene esautorato e fugge precipitosamente all'estero. Il 17 giugno si uccide a Milano la sua segretaria, Graziella Teresa Corrocher. Il giorno dopo viene trovato a Londra il corpo del banchiere. Un mese più tardi il vescovo Paul Marcinkus, presidente dell'Istituto opere religiose del Vaticano, che aveva collaborato strettamente con Calvi, è raggiunto da una comunicazione giudiziaria per il fallimento dell'Ambrosiano che, il 6 agosto, sarà posto in liquidazione coatta. Il processo per il crack del Banco Ambrosiano si è concluso nel 1998 con la condanna definitiva di Licio Gelli. Umberto Ortolani, Flavio Carboni e Roberto Mazzotta. Pippo Calò e Flavio Carboni sono indagati per la morte di Calvi. E non si deve dimenticare che 4 anni dopo il suo omicidio, il banchiere Michele Sindona viene ucciso nel carcere di Voghera per un caffè al cianuro 4 giorni dopo essere stato condannato all'ergastolo come mandante dell'uccisione dell' avvocato Giorgio Ambrosoli, liquidatore della Banca Privata dello stesso Sindona.

10 maggio 2004 - PIA LUISA BIANCO, NON HO DENIGRATO TINA ANSELMI
ANSA:
DONNE: PIA LUISA BIANCO, NON HO DENIGRATO TINA ANSELMI
"E' una polemica pretestuosa di cui non ho ancora capito l'oggetto. Non ritengo di aver sminuito o denigrato affatto Tina Anselmi solo per il semplice fatto di esprimere, in qualita' di analista politico, considerazioni critiche sull'esito dei lavori della Commissione P2". Lo ha detto Pia Luisa Bianco, direttrice dell'istituto di cultura italiana a Bruxelles, riferendosi alle polemiche sollevate sui contenuti della biografia, di cui e' autrice, di Tina Anselmi, nella pubblicazione "Italiane" promossa dal ministero per le pari opportunita'.
"Non c'e' nessuna polemica nei confronti di Tina Anselmi - ha detto Bianco a margine della presentazione dell'opera del ministero per le pari opportunita' - che anzi ho ritratto come una icona della storia democristiana alla nascita della Repubblica. Nelle poche righe della biografia ho scritto che per la sua stessa storia personale, Tina Anselmi rappresenta il momento di passaggio dalla fase del movimento popolare alla nascita del partito di governo piu' grande della prima repubblica. Non ritengo, pero' - ha aggiunto - che aver presieduto la commissione P2 sia stato per Tina Anselmi l'episodio piu' importante della sua carriera politica. Questo suo compito e' stato caricato della funzione di angelo vendicatore dal clima dell'epoca".
Per Pia Luisa Bianco criticare gli atti della commissione non significa sminuire la figura del presidente. Fra l'altro - ha proseguito l'attuale direttrice dell'istituto di cultura italiana a Bruxelles - "che gli atti fossero controversi e' una posizione condivisa da fior di storici. E' normale che si discuta di atti di una commissione parlamentare che sono espressione collegiale, a volte frutto di compromesso, a volte di conflitto fra i partiti che ne esprimono i componenti". Pia Luisa Bianco ha ricordato che in commissione ci furono 4 relazioni di minoranza, "a testimonianza che la commissione non e' giunta ad un esito unanime".

14 maggio 2004 - BOSO: C'E' UNA NUOVA P2
"La Padania"
Boso: c'è una nuova P2 in Parlamento e nella Ue
"A mio avviso in Italia si è ricostituita una nuova massoneria occulta, una sorta di nuova P2 presente anche nel Parlamento italiano che condiziona la vita politica ed economica del Paese". Lo ha ribadito l'ex senatore della Lega Nord, Erminio Boso, candidato alle europee, dopo aver avanzato tale ipotesi nella trasmissione tv "Notizie Oggi" di Canale Italia, già Serenissima Tv, emittente che copre tutto il Nord e il centro Italia fino a Roma, condotta da Gianluca Versace.
Secondo Boso, "questa nuova massoneria è trasversale a tutti i partiti, fatta eccezione per la Lega e Rifondazione Comunista, e può contare su una cinquantina di deputati e 15-20 senatori, tutti pronti a votare, o a contribuire a far mancare il numero legale, non secondo le decisioni dei rispettivi partiti ma degli interessi massonici che rappresentano e tutelano". Un fenomeno, sempre secondo Boso, "che pervade anche l'Europa, perchè ormai questa nuova massoneria ha interessi e ramificazioni europee, per gestire il potere e l'economia dell'Europa". Per Boso "anche il mandato d'arresto europeo è uno strumento sostenuto da interessi massonici, da usare contro i politici che rischiano di danneggiarli".

14 maggio 2004 - ESPRESSO SU PRESUNTE BUGIE DI BERLUSCONI
"L'Espresso"
Premier di bugie
Dal conflitto di interessi alla missione in Iraq. Dalle tasse al lifting. Silvio Berlusconi vanta il governo più longevo della Repubblica. E si pone al primo posto per il numero di falsi
di Peter Gomez e Marco Travaglio
Indro Montanelli, dopo averlo avuto come editore per vent'anni, lo definiva un "mentitore professionale". Maurizio Costanzo addirittura un "bugiardissimo". Lui invece giura di essere incapace di mentire. E il suo rapporto con la verità lo ha descritto nel 1994, subito dopo la discesa in campo: "Io dico sempre cose sincere, anche perché non ho memoria e dimenticherei le bugie. Come ci si può fidare di chi usa la menzogna come mezzo della lotta politica? La gente deve fidarsi solo di chi dice la verità" (2 marzo 1994). Oggi, nel momento in cui il governo di Silvio Berlusconi diventa il più longevo della storia della Repubblica, è tempo di bilanci. Davvero il premier è un bugiardo senza speranza? Per scoprirlo 'L'espresso' ha esaminato i suoi discorsi, le sue interviste, le sue promesse. Il risultato è disarmante.
Negli ultimi quattro anni, escludendo i 115 minuti di deposizione spontanea al processo Sme-Ariosto (durante il quale Berlusconi riuscì a pronunciare ben 85 bugie allo straordinario ritmo di una balla ogni 81 secondi), il premier ha mentito quasi cento volte. Per ragioni di spazio, ecco qui solo l'elenco delle 44 bufale migliori.
1. Interessi sì, conflitto no - 1 "Il conflitto d'interessi sarà risolto nei primi cento giorni del mio governo" (5-5-2001). "Il conflitto d'interessi è una leggenda metropolitana" (19-12-2003). A tre anni dalla promessa, la legge sul conflitto d'interessi non è stata ancora approvata.
2. Interessi sì, conflitto no - 2 "Il conflitto d'interessi esiste solo nel senso che le mie aziende ci hanno rimesso da quando sono entrato in politica al servizio del Paese" (21-12-2001). "Il conflitto d'interessi è una scusa. Tutti vedono bene che non c'è nessun conflitto d'interessi. Anzi, io non posso fare che cose sfavorevoli al mio gruppo. Non c'è stata una sola decisione assunta da questa maggioranza e da questo governo che abbia portato cose a mio favore. Da quando sono sceso in politica, il mio gruppo ha subìto soltanto danni enormi" (7-5-2003). In realtà, Mediaset e le altre aziende del premier hanno guadagnato milioni di euro dai vari condoni fiscali, dalla legge Tremonti, dalla legge salva-Rete4, dall'accordo Mediolanum-Poste, dalla pubblicità istituzionale sulle reti del Biscione, senza contare i continui rialzi in Borsa del titolo Mediaset a ogni stormir di fronda governativa.
3. Dipendenti Mediaset "Ho messo su un'azienda da 50 mila dipendenti" (conferenza stampa di fine mandato europeo, 13-12-2003). Ma dal rapporto R&S 2003 di Mediobanca si apprende che alla fine del 2002 i dipendenti dell'intera galassia Fininvest erano appena 10.095.
4. Solo 3 leggi ad personam Dice a Strasburgo il 2 luglio 2003 che si è fatto solo "in tre casi" leggi per lui, mentre invece sono almeno sette: rogatorie, falso in bilancio, Cirami, lodo Maccanico, tassa successioni e sulle donazioni, Gasparri, decreto salva Rete 4.
5. Ciampi d'accordo su Gasparri Berlusconi, uscendo dal Quirinale, annuncia che Ciampi è d'accordo sulla legge Gasparri. Il Quirinale smentisce: "Non ne abbiamo mai parlato" (2-8-2003), lui deve rettificare dando la colpa ai giornalisti.
6. Lodo senza padri "Sul Lodo non ho dato parere positivo, ma ci sono insistenze..." (al Tribunale di Milano, 17-6-2003). "Io non c'entro nulla con questo Lodo: è stata un'iniziativa autonoma del Parlamento, sostenuta dal presidente della Repubblica" (30-6-2003). Immediata la smentita del Quirinale, cui segue la precisazione del sottosegretario Paolo Bonaiuti: "Il lodo Maccanico è una iniziativa parlamentare. E a questa proposta il presidente della Repubblica è ovviamente estraneo".
7. I pari del Cavaliere "In una democrazia liberale chi governa per volontà sovrana degli elettori è giudicato, quando è in carica e dirige gli affari di Stato, solo dai suoi pari... Succede così nel mondo, ma non nel nostro Paese" (29-1-2003). Non è vero. Non accade in nessuna parte del mondo a partire dagli Usa dove l'ex presidente Bill Clinton, quando era in carica, finì sotto inchiesta per il caso Lewinsky.
8. Legge Cirami "Non capisco tutta questa fretta per la legge Cirami sul legittimo sospetto" (31-7-2002). "La legge sul legittimo sospetto è una priorità per il governo" (30-8-2002). Senza parole.
9. Rai questa sconosciuta "Dalla Rai io me ne sto fuori come ho sempre fatto" (1-12-2002). Ma il 26 febbraio 2003 Berlusconi riunisce i leader della Cdl nella sua casa in via del Plebiscito per decidere il nuovo Cda Rai. Pera e Casini non ne sanno nulla e vanno su tutte le furie. Il presidente della Rai, Lucia Annunziata, poi rivela: "So per certo che Berlusconi alza il telefono e chiama i consiglieri di amministrazione per suggerire nomine ed influenzare i programmi" (2-2-2004).
10. Mediaset questa sconosciuta "Da quando sono in politica, non mi occupo più delle mie aziende" (10-5-1996). "Da dieci anni non mi interesso più di affari" (15-10-2003). Maurizio Costanzo, in lite con Mediaset, dichiara: "Mercoledì ho incontrato Berlusconi. Tutto bene, solo qualche rottura di scatole" ('la Repubblica', 18-1-2003).
11. Condono per gli altri "Mediaset non farà alcun ricorso al condono fiscale" (30-12-2002). Cinque mesi dopo 'L'espresso' scopre che Mediaset ha regolarmente fatto ricorso al condono, risparmiando circa 120 milioni di euro di imposte. Un anno dopo accade di nuovo.
12. Il Milan è tutto mio "Si parla del Milan di Sacchi, di Zaccheroni e di Ancelotti e non si parla mai del Milan di Berlusconi. Eppure sono io che da 18 anni faccio le formazioni, detto le regole e compero i giocatori" (16-4-2004). "Il Milan non vince più perché, da quando è in politica, il suo presidente non se ne occupa più" (Ansa, 6-2-1998). "Il problema del Milan è che io non me ne occupo più di persona" ('Sette', 2-3-2001).
13. Nesta mai "Comprare Alessandro Nesta? Sono cose che non hanno più nulla di economico, di morale. Nel calcio abbiamo sbagliato tutti, ora basta"(23-8-2002). L'indomani il Milan di Berlusconi annuncia l'acquisto di Nesta, avvenuto da almeno una settimana.
14. Per il bene di tutti "Nel 1994 sono sceso in campo per salvare l'Italia da un futuro illiberale" (Ansa, 27-1-2004). Ma Marcello Dell'Utri, che inventò Forza Italia da una costola di Publitalia, lo smentisce: "Berlusconi (...) mi disse: 'Marcello, dobbiamo fare un partito pronto a scendere in campo alle prossime elezioni.' C'era l'aggressione delle Procure e la situazione della Fininvest con 5 mila miliardi di debiti. Franco Tatò, che all'epoca era l'amministratore delegato del gruppo, non vedeva vie d'uscita: 'Cavaliere dobbiamo portare i libri in tribunale'... Oggi posso dire che senza la decisione di scendere in campo con un suo partito, Berlusconi non avrebbe salvato la pelle e sarebbe finito come Angelo Rizzoli che, con l'inchiesta della P2, andò in carcere e perse l'azienda" (intervista ad Antonio Galdo per il libro 'Saranno potenti?', Sperling & Kupfer, 2003).
15. Unto e bisunto "Io unto del Signore? Non ho mai pronunciato questa sciocchezza" (9-3-2004). "Quando si assume un ruolo come questo, la vita cambia. I cattolici la chiamano la 'Grazia dello status'. È una cosa che ti fa diventare una persona diversa senza che tu te ne accorga. Già stanotte ho dormito da persona diversa, anche se con lo stesso pigiama" (30-4-1994). "Io sono l'unto del Signore, c'è qualcosa di divino nell'essere scelto dalla gente. E sarebbe grave che qualcuno che è stato scelto dalla gente, l'unto del Signore, possa pensare di tradire il mandato dei cittadini" (25-11-1994).
16. Piduista col trucco "Essere piduista non è un titolo di demerito" (Telelombardia 6-3-2000). "Neanch'io vorrei un piduista al governo. Ma io non mi considero legato alla P2. Mi hanno dato la tessera, ma io l'ho rispedita indietro" (8-3-1994). Berlusconi non rispedì la sua tessera a Licio Gelli, ma anzi versò regolarmente la quota d'iscrizione.
17. Le off-shore "Non ci sono stati nomi di copertura né ricorso a società estere. Tutto si è svolto in Italia alla luce del sole con operazioni sulle quali sono state pagate tante tasse..." (16-3-2001). "Le società estere sono cose assolutamente legittime che il mio gruppo ha poi abbandonato, ma che in un certo momento, affidandosi alla responsabilità di chi gestiva il sistema estero, si facevano perché si doveva trovare un modo in Europa per pagare tasse più convenienti" (Ansa, 3-5-2001).
18. Cecenia, un paradiso Il 6 novembre 2003, in conferenza stampa con Putin, in visita a Roma, Berlusconi risponde al posto del collega russo a una domanda sulla Cecenia. E spiega: "In Cecenia c'è stata un'attività terroristica con molti attentati contro cittadini russi" senza che ci fosse "una risposta corrispondente della federazione russa". Tutti gli organismi europei condannano l'affermazione, ricordando che in Cecenia i russi hanno sterminato 200 mila persone su un milione di abitanti, radendo al suolo Grozny.
19. Partiam partiam "Non sento alcun bisogno di andare a Nassiriya, sarebbe solo una operazione dimostrativa e retorica" (26-3-2004). Il 10 aprile Berlusconi va in visita a Nassiriya.
20. Scontro di civiltà "Noi dobbiamo essere consapevoli della superiorità della nostra civiltà... Dobbiamo evitare di mettere le due civiltà, quella islamica e quella nostra sullo stesso piano... La nostra civiltà deve estendere a chi è rimasto indietro di almeno 1.400 anni nella storia i benefici e le conquiste che l'Occidente conosce." (26-9-2001). Poi di fronte alla richiesta di scuse presentata da una serie di governi arabi dice al giornale 'Asharq al-Awsat':"Perché dovrei scusarmi? Per qualche cosa che non ho detto? Non ho detto nulla di sbagliato, loro (alcuni giornalisti, ndr) mi hanno fatto dire qualche cosa che non ho detto". (2-10-2001)
21. Armi sì, armi no "Credo che ormai in Iraq non ci siano più armi di distruzione di massa" (16-10-2002). "Non ho mai detto che Saddam non ha armi di distruzione di massa. Dico solo che ha avuto il tempo di distruggerle o di metterle da qualche altra parte" (17-10-2002).
22. Guerra senza Onu "Se Saddam non cede, l'attacco sarà a gennaio e sarebbe inutile una seconda risoluzione come chiede la Francia, sarebbe un nonsenso" (14-9-2002). "Siamo per una risoluzione dell'Onu che dia termini precisi a Saddam e stabilisca l'intervento militare se Saddam non dovesse accettare la risoluzione" (25-9-2002). "Con realismo bisogna dire che non c'è alternativa alle due risoluzioni dell'Onu, vista la posizione di Francia, Cina e Russia" (16-10-2002).
23. L'ordine regna a Baghdad - 1 "In Iraq c'è l'assoluta volontà di continuare e c'è anche un certo ottimismo. Nel paese molte cose vanno bene... Dobbiamo far sapere che le scuole funzionano, che gli ospedali funzionano, che c'è l'elettricità, che l'amministrazione comincia a svolgere il suo compito... Il paese ricomincia a funzionare" (29-10-2003). "La situazione in Iraq sta migliorando molto" (Cnn Italia, 1-11-2003). "Si sono fatti molti passi avanti per la normalizzazione dell'Iraq" (Adnkronos, 5-11-2003). Il 12 novembre vengono uccisi 19 italiani a Nassiriya.
24. L'ordine regna a Baghdad - 2 " Oggi l'Iraq è una nazione che sta progredendo verso la democrazia, verso la normalità. È un paese dove le scuole, gli ospedali, l'amministrazione pubblica e il governo provvisorio funzionano" (Ansa, 4-3-2003). Un mese dopo si scatena la battaglia di Nassiriya e vengono sequestrati decine di occidentali. Un ostaggio italiano viene assassinato.
25. Ostaggi "Siamo in fiduciosa attesa di eventi che dovrebbero verificarsi nelle prossime ore" (20-4-2003). Due giorni dopo, davanti alla mancata liberazione, invita i componenti del suo governo a "un maggior riserbo". Il 3 maggio chiede il silenzio stampa.
26. Verifica di governo "Il chiarimento c'è stato e non serve alcuna verifica. Quella è roba da vecchia politica" (15-10-2003). La verifica si trascina per mesi: la risoluzione è rinviata a dopo le europee.
27. Ok dall'Europa "Ho fatto un'esposizione sommaria della legge finanziaria e ho trovato un'ottima accoglienza sia da Prodi sia dal commissario Pedro Solbes" (10-10-2001). Prodi cade dalle nuvole: "Non ne abbiamo neanche parlato". Anche Solbes lo smentisce. Berlusconi fa retromarcia: "Io ho illustrato l'azione del mio governo, Prodi e Solbes mi hanno ascoltato in silenzio. Ma il club della menzogna della sinistra mi attribuisce cose mai dette".
28. Riforma della giustizia "Entro tre mesi presenteremo la riforma della giustizia al Parlamento" (21-12-2001). Lo ha fatto tre anni dopo.
29. Fiducia, anzi no "Ho assoluta fiducia nella Cassazione, fiducia che non è mai mancata. Altra cosa sono certi pm che vogliono un ruolo particolare e imbastiscono processi che finiscono nel nulla" (26-1-2003). L'indomani la Cassazione gli dà torto e non sposta i suoi processi da Milano. Allora il premier perde la fiducia e tuona contro la "magistratura golpista".
30. Persecuzione giudiziaria "Le inchieste sul mio gruppo sono iniziate soltanto dopo il mio impegno in politica. Prima non avevo mai subito nulla del genere" (17-6-2003). È vero il contrario: prima nascono le inchieste sulla Fininvest di Berlusconi, poi Berlusconi scende in campo. La prima indagine sul Berlusconi imprenditore (per traffico di droga) fu aperta a Milano nel lontano 1983 e poi archiviata. Nel 1989 Berlusconi viene processato a Venezia per falsa testimonianza sulla loggia P2: la Corte d'appello ritiene il reato dimostrato, ma estinto per amnistia. Quanto a Mani pulite ecco cosa scrive il gip di Brescia Carlo Bianchetti il 15 maggio 2001: "Risulta dall'esame degli atti che, contrariamente a quanto si desume dalle prospettazioni del denunciante (Berlusconi, ndr), le iniziative giudiziarie (.) avevano preceduto e non seguito la decisione di 'scendere in campo'...".
31. Improrogabili impegni "Un impegno istituzionale improvviso e improrogabile mi impedisce di essere presente all'interrogatorio" (al Tribunale di Palermo davanti al quale Berlusconi dovrebbe testimoniare sulle origini delle sue fortune e sulla presenza del boss Vittorio Mangano nella villa di Arcore, 11-7-2002). Ma all'ora indicata per l'audizione il premier passeggia per il Transatlantico raccontando barzellette ai giornalisti.
32. Sempre assolto "Sono sempre stato assolto in ogni processo" (19-1-2002). In realtà, non è stato quasi mai assolto. L'ha fatta franca grazie ad amnistie, prescrizioni, condoni, depenalizzazioni, leggi di impunità.
33. Telekom bufala "La vicenda Telekom Serbia è tutta una tangente" ('Porta a Porta', 22-5-2003). La Procura di Torino appurerà che nessuna tangente è stata dimostrata nell'affare Telekom Serbia e arresterà i sedicenti testimoni Marini, Volpe e Romanazzi che ne avevano parlato.
34. Povertà percepita A 'Porta a Porta': "Il ceto medio consuma più di prima ed è più ricco di prima... 800 mila italiani sono usciti dalla soglia di povertà... c'è stato un arricchimento generale del Paese", che però "si percepisce più povero" a causa della disinformazione comunista (11-2-2004). Ma tutti i dati di tutti gli istituti di rilevamento economico e statistico indicano un impoverimento del Paese. Secondo l'Eurispes alle già note 2.500.000 famiglie povere (circa 8 milioni di persone), va aggiunto un altro 10 per cento di nuclei a rischio che in valori assoluti vuol dire altre 2.400.000 famiglie. Basti pensare - rileva l'Eurispes nel rapporto 'Italia 2004' - che, nel biennio 2001-2003, la perdita del potere d'acquisto delle retribuzioni è stata pari al 19,7 per cento per gli impiegati, al 16 per gli operai, al 15,4 per i dirigenti e al 13,3 per i quadri.
35. Fascismo buono "Mussolini non ha mai ucciso nessuno: gli oppositori li mandava in vacanza al confino" ('The Spectator', 4-9-2003). In realtà le squadracce del duce uccisero Giacomo Matteotti, mentre Pietro Gobetti, Giovanni Amendola, Antonio Gramsci, don Minzoni morirono in seguito alle percosse e ai maltrattamenti.
36. Colpa dell'alcol Berlusconi smorza l'intervista allo 'Spectator': "Eravamo alla seconda bottiglia di champagne" (17-9-2003). Gli intervistatori lo smentiscono: "Abbiamo bevuto solo tè freddo" (19-9-2003.).
37. Meno sbarchi per tutti "Gli sbarchi di clandestini sono diminuiti del 247 per cento" (21-12-2001). A parte l'iperbolicità della cifra (superare il 100 per cento significa inviare gli immigrati residenti in Italia all'estero), gli sbarchi sono aumentati, anche con episodi drammatici, sulle coste siciliane. "Durante il 2002", scrive il Viminale nella relazione sull'attività delle forze dell'ordine, "si è assistito a un aumento del 23 per cento del flusso di clandestini diretti alle coste della Sicilia (5.504 persone sbarcate nel 2001, 18.225 nel 2002)".
38. San Giuliano 2 "Ricostruiremo San Giuliano di Puglia (rasa al suolo dal terremoto in Molise, ndr) con gli architetti di Milano 2: parchi, case moderne e verde pubblico entro due anni" (4-11-2002). Non si è visto nulla di tutto questo.
39. Lifting forzato "Io il lifting non lo volevo fare. Sono stato tirato dentro a farlo. È stata Veronica a spingermi a fare il lifting" (27-1-2004). Poi Veronica lo smentisce: "Il lifting è stata un'idea sua".
40. Meno tasse per tutti "Abbattimento della pressione fiscale" (punto 1 Contratto con gli italiani). Un anno e mezzo dopo il premier ammette che non esistono i presupposti per mantenere la promessa: "Dobbiamo fare tutti dei sacrifici, non possiamo prendere in giro i cittadini" (27-9-2002). Poi però comincerà a ripetere che "la pressione fiscale è diminuita". L'11 febbraio, a 'Porta a Porta', parla di "pressione fiscale globale ridotta del 7.5 per cento". Ma, come scrive sul 'Sole 24 ore' l'economista Fiorella Padoa Schioppa citando il Sistan (Sistema statistico nazionale), "nel 2003 la nostra pressione fiscale, lungi dall'essere diminuita, è sensibilmente aumentata (al 42.1 per cento dal 41.7 per cento del 2002, mentre stava al 42.3 nel 2001, al 42.5 nel 2000).
41. Più sicurezza per tutti "Attuazione del 'Piano per la difesa dei cittadini e la prevenzione dei crimini' (...) con il risultato di una forte riduzione del numero di reati rispetto agli attuali 3 milioni (falso, i reati nel 2000 erano 2.563.000, ndr)" (punto 2 del Contratto). Il 30 marzo 2004, all''Alieno', Berlusconi assicura che "i reati da strada sono diminuiti del 40 per cento", mentre le denunce per tutti i reati "sono calate del 12 per cento rispetto al 2001". Ma la relazione Ordine e sicurezza pubblica del 2002, presentata al Parlamento il 6 ottobre 2003 dal ministro dell'Interno, evidenzia che i delitti denunciati sono saliti del 3.13 per cento, in particolare i furti (+ 0,14), le rapine (+ 5,12) e i tentati omicidi (+ 6,94). Aumentato anche il totale dei delitti commessi: 70 mila in più fra il 2001 e il 2002.
42. Furti in casa Secondo i poster elettorali di Berlusconi sarebbero diminuiti del 17 per cento. In realtà, i dati dicono che nel 2003, dopo cinque anni di calo, sono aumentati dell'1,5 per cento rispetto al 2002.
43. Pensioni più dignitose "Innalzamento delle pensioni minime ad almeno 1 milione di lire al mese" (punto 3 del Contratto). Il 29 settembre 2003 il premier proclama che ormai è cosa fatta "l'aumento delle pensioni sociali a 516 euro al mese". Non dice però che destinatari dell'aumento sono una piccola quota di pensionati, appena il 24 per cento degli aventi diritto (1 milione e 700 mila su 9 milioni).
44. Più cemento per tutti Nei manifesti preelettorali Berlusconi esagera: "Grandi opere attivate per 93 mila miliardi di lire". A oggi ne sono state finanziate per appena 9,8 miliardi di euro. I soli cantieri aperti fra le opere previste dalla legge sono quelli per la terza corsia su 18 km del raccordo anulare di Roma e per un lotto di 28 km della Salerno-Reggio Calabria. Il resto è posa di prime pietre e seconde pietre, inaugurando opere avviate da precedenti governi (grottesca la quarta inaugurazione della variante di valico in Toscana, avviata nel '96 dal ministro Di Pietro).

17 maggio 2004 - STATERA SU CANDIDATURA PARRETTI A ORVIETO
Alberto Statera per Affari & Finanza di La Repubblica
"Vota Antonio Latrippa, votàntonio, votàntonio...": chi ha assistito alle prime uscite elettorali di Giancarlo Parretti al fianco del suo nume Gianni De Michelis, leader del nuovo Psi, e del produttore Tarak Ben Ammar, socio di Berlusconi e azionista di Mediobanca, giura che la scena è identica a quella del comizio di Totò candidato a Roccasecca nel film "Onorevoli". Sì, perché Parretti, l'ex cameriere e bancarottiere che più di un decennio fa scalò la Mgm e la portò al disastro suscitando uno scandalo internazionale, si è candidato sindaco di Orvieto, paese natio.
La sua lista si chiama "Orvieto agli orvietani". Il programma elettorale è un po' vago, nel senso che a qualsiasi domanda sui temi scottanti il candidato risponde "chissenefrega". Se non per un punto: "Prometto - ha assicurato nel suo dialetto umbro stretto, che quando parla le lingue diventa un esperanto tra siculo, sardo e spagnolo - che garantirò mille posti di lavoro ai giovani orvietani".
Nobile impegno, mutuato in piccolo cosa inusuale per il più sfrontato megalomane mai visto nel circo della finanza dal milione di posti di Berlusconi, suo grande amico ed ex socio nella disastrosa avventura della MGM. A quei tempi Parretti, finito poi in carcere nel 1991 e nel 1999, pensava di poter competere quasi da pari a pari con l'ex palazzinaro di Milano 2 persino nei segni esteriori del potere.
Ha raccontato Florio Fiorini, ex direttore finanziario dell'Eni e autore della bancarotta della Sasea che gli è costata quattro anni di galera: "Estate 1990. Sono a Linate. Sto aspettando Parretti che deve arrivare direttamente da Los Angeles con il suo Gulfstream IV. Dobbiamo andare dal Cavalier Berlusconi per chiedere di aiutarci nella scalata della MGM dopo l'abbandono della TimeWarner . E' un incontro decisivo anche per convincere quelli del Credit Lyonnais (sull'operazione ci rimetteranno un miliardo di dollarindr) che qualcuno della professione crede nella nostra idea. Parretti atterra. Manco mi saluta: 'Florio, hai visto l'aereo di Silvio? Ha comprato anche lui un Gulfstream IV e ci ha messo sopra i colori della Fininvest. Appena compriamo la MGM io ci metto sopra il leone ruggente'". Il leone ruggente lo comprarono con l'aiuto di Berlusconi che, prima di defilarsi, prestò 100 milioni di dollari e s'impegnò a versare altri 50 milioni, ma non volò sulle ali del Gulstream parrettiano.
Dove aveva preso i soldi per il jet l'ex camieriere orvietano? Anche questo lo ha raccontato il suo socio Fiorini. Dopo la bancarotta dei "Diari", catena di quotidiani locali nella cui proprietà era il prestanome dei socialisti e di De Michelis, Parretti si presenta (tracagnotto, una cravatta larga, un dialetto incomprensibile) dall'ex direttore finanziario dell'Eni e patron della Sasea per vendere l'Ausonia, compagnia d'assicurazioni di Cabassi. Ricavato dell'operazione 80 miliardi, 40 a Fiorini e 40 a Parretti, il quale, in crisi mistica, compra un castello in Francia dove con l'aiuto dei frati della San Vincenzo dei Paoli accoglie drogati. La moglie fa l'infermiera, lui in cucina e a fare le pulizie. Produce il film "Bernadette" sul miracolo di Lourdes, ma presto si stufa del misticismo, compra la Cannon, fa un'operazione mordi e fuggi vendendo le sale nelle principali città europee, si associa con Time Warner, che poi scappa, per scalare la MGM.
Una bancarotta annunciata, ma così ricca di episodi grotteschi da far pensare al miglior Totò. Come quando il terzetto composto da Parretti, che aveva avuto l'idea, De Laurentis e Fiorini, si presenta, accompagnato da una mandria di attricette, nel ranch di Ronald Reagan a offrirgli la presidenza della MGM e l'ex presidente ce li manda senza tanti complimenti.
Provocate tutte le bancarotte che poteva, l'orvietano si butta adesso in politica cominciando dal suo paese, dove è convinto di vincere al primo turno. Tutto è possibile. La politica in Italia non butta mai via niente, fin dai tempi di Antonio Latrippa, figurarsi adesso.Votàntonio, votàntonio....

21 maggio 2004 - LIBRO "MONTANELLI E IL CAVALIERE" DI MARCO TRAVAGLIO
"La Repubblica"
IL LIBRO Craxi ordinò "Silvio metti a tacere Montanelli" Il contrasto tra la linea rigorista e quella allegra
oggi alle 18.30, nella libreria Feltrinelli di piazza dei Martiri, Marco Travaglio presenta il suo ultimo libro, "Montanelli e il Cavaliere. Storia di un grande e di un piccolo uomo" (Garzanti, pagg. 494, prefazione di Enzo Biagi). Partecipa Curzio Maltese. Per gentile concessione dell´editore pubblichiamo un brano del volume
Sono gli ultimi giorni d´agosto del 1983. Bettino Craxi, da tre settimane presidente del Consiglio, è all´Hotel Raphael di Roma. E fa cercare Silvio Berlusconi nella sua villa a Portofino, per protestare contro la pessima accoglienza che Indro Montanelli, sul "Giornale", gli sta riservando, chiamandolo "guappo" e "padrino". Ce n´è abbastanza per far infuriare Craxi, che chiama l´amico Silvio per lamentarsi ("Montanelli è la solita merdolina") e chiede di parlargli a quattr´occhi della faccenda. Qualche giorno dopo, però, altro incidente. Il 26 agosto Craxi riunisce il suo primo "consiglio di gabinetto", pomposamente ribattezzato "direttorio", per discutere del risanamento della finanza pubblica. "Il Giornale", l´indomani, riporta indiscrezioni secondo cui il direttorio sarebbe stato subito aggiornato per l´emergere di insanabili contrasti fra la linea "rigorista" di Spadolini, ministro della Difesa, e quella più allegra della Dc e del Psi. A illustrare il servizio c´è una grande foto di Spadolini. Craxi rimonta su tutte le furie e si riappende al telefono per protestare con Berlusconi. Questa volta il tono di Bettino è minaccioso: "Ne tireremo tutte le conseguenze".
Silvio si rimette sull´attenti, balbetta all´amico di non fare così, promette di intervenire sul "Giornale". Sono le 11.52 del 27 agosto 1983.
Craxi: Pronto?
Berlusconi: Bettino?
C: Ti saluto, ciao.
B: Come stai?
C: Bene, bene...
B: Bene.
C: Volevo solo richiamare in via del tutto confidenziale la tua attenzione sul titolo del "Giornale" di stamattina.
B: Sì...
C: Il "Giornale" di stamattina pubblica, è il solo giornale insieme all´Unità, pubblica un resoconto della riunione di ieri del direttorio del governo mettendo al centro una bella foto di Spadolini come se fosse lui il presidente del Consiglio (incompr...). E poi dopo dice: "Deludente esordio del direttorio, l´economia è relegata in un cantuccio". Dunque questa è la conferma dell´atteggiamento di ostilità nascosto di questo giornale che non so... è inutile che continuate a girarci intorno alle cose, questo è il solo giornale che mi ha insultato e mi ha chiamato "guappo" per la penna del suo direttore, e continua l´atteggiamento di ostilità, quindi "Il Giornale" è liberissimo di farlo, però nessuno può farmi credere che l´atteggiamento sia diverso, è una roba che... è quella che è... è un giornale contro...
B. Va bene...
C: ...naturalmente ne tireremo tutte le conseguenze, che devo fare?...
B: Sì, sì... senti Bettino io faccio così...
C: No, no, tu non fai niente, perché che devi fare, non è che puoi telefonare e dire...
B: No, faccio una riunione in cui...
C: No, non voglio niente (...) non chiedo niente, dico solo che prendo atto che "Il Giornale", da tempo del resto (...) oltre ad avermi ripetutamente insultato per la penna del suo direttore, continua ad avere un atteggiamento di ostilità, punto e basta, ne prendiamo atto e ne tireremo le conseguenze.
B: Va be´, va be´, ma adesso li mandiamo anche a cacare se ti (incompr...) ...li mandiamo anche al diavolo (...)
C: Se questa è la posizione del "Giornale" (...)
B: Va bene, senti, io lunedì sono giù, ti faccio... faccio questo tentativo.
C: Che tentativo vuoi fare?...
B: (incompr...) coi pugni sul tavolo, a questo punto gli tagli i soldi...
C: Ma non... ma non esiste guarda...
B: Dài, Bettino...
C: ...non dire che ti ho chiamato io...
B: ...ma ti immagini...
C: ...(incompr...) cosa che fanno... diranno che io faccio pressioni sui...
B: ...ma ti immagini...
C: ...sui direttori...
B: Ma ti immagini, no, no, niente, me la prendo io, perché credo in questa cosa eh... me la prendo io. Faccio... adesso tiro fuori le unghie, cosa vuoi che gli faccia? Facciamo così, faccio questo tentativo... anzi non è un tentativo, vado lì eh... mi impongo dài... su questa cosa qui mi prendo... prendo promesse perché adesso ho anche l´autorità per farlo, insomma, e poi se il signor Montanelli fa le (incompr...), lo mandiamo a ?fanculo, Cristo.
C: Va bene...
B: Non si può andare avanti...
C: Ci sentiamo.
B: Sì, ciao.
Non passa un´ora, e alle 12.50 Berlusconi chiama "Il Giornale". Chiede di Fedele Confalonieri, l´amministratore delegato, che però non c´è. Gli passano il condirettore, Gian Galeazzo Biazzi Vergani, che lui chiama Gianni (i finanzieri che trascrivono la telefonata capiscono male il cognome e annotano "Bianchi"), rimasto in redazione mentre Montanelli è in vacanza a Cortina. Gli gira e fa proprie le rimostranze di Craxi. Gli raccomanda di "non dire niente a Indro", ma al contempo di spendersi perché "Il Giornale" tratti bene Bettino, che è "un amico". Lui ha "fatto tanto per aiutarlo con la campagna elettorale". Anche perché Craxi "è quello che ci deve fare la legge sulla televisione" (...). E poi Craxi è ben circondato: "C´ha in giro gli Andreotti, i Forlani, tutta ?sta gente qui, che è gente di buon senso", a differenza di "quel pallone gonfiato di Spadolini". Il quale, oltre a fare la fronda a Bettino, "continua a tirare fuori questo cazzo di P2". Cioè la loggia deviata, occulta ed eversiva del venerabile Licio Gelli che vanta fra i suoi adepti molti amici di Craxi, fra i quali Silvio Berlusconi, e che proprio Spadolini con il suo governo ha sciolto d´autorità.
L´inchiesta sulla P2, trasferita da Milano a Roma, è stata da poco scandalosamente archiviata nel "porto delle nebbie", il 17 marzo 1983. E il 10 agosto, due giorni prima che il governo Craxi ottenesse la fiducia alla Camera, Gelli è evaso con l´aiuto del figlio dal carcere di Champ Dollon (Ginevra). "Il Giornale" segue il caso con la massima attenzione. E la cosa non può che dispiacere a Berlusconi, tessera P2 numero 1816. Il Cavaliere profitta della telefonata a Biazzi per lamentarsene: anziché seguire lo scandalo, "Il Giornale" dovrebbe parlare di "montatura" e chiuderla lì. Possibilmente dovrebbe pure sorvolare sulle indagini sulla morte di Roberto Calvi un anno prima a Londra, sotto il Ponte dei Frati Neri, che proprio in quei giorni si avvicinano inevitabilmente all´entourage di Gelli. Ma soprattutto bisogna trattare coi guanti Craxi, per non "rovinargli un´amicizia" tanto fruttuosa e non indebolire un governo così provvidenziale. Per il Paese. E soprattutto per lui.
MARCO TRAVAGLIO

25 maggio 2004 - CAMBIO DIRETTORE AL VELINO
"Dagospia"
1 - Domani verrà annunciato alle agenzie che il nuovo direttore responsabile del Velino sarà dal primo giugno Roberto Fontolan (ex "Sabato" di Cielle, già con Gad Lerner a "Pinocchio" e al Tg1, poi al gruppo del Sole 24 Ore con Massimo Donelli). Robertino Chiodi, ormai in età pensionabile, passa a passo di carica a fare il direttore editoriale, in pieno accordo con il socio di maggioranza dell'agenzia Stefano de Andreis.
Il Velino, agenzia di stampa nazionale, in questi anni è cresciuto moltissimo, anche grazie alla spinta di Maurizio Marchesi che rimane in cabina di regia con l'incarico di condirettore. "Abbiamo in cantiere molte idee e tante iniziative - dice il falso-pensionato Chiodi - servono "forze fresche" e siamo sicuri che Fontolan ce le potrà assicurare".

26 maggio 2004 - CALVI: ROGATORIA ALLA SVIZZERA
"SwissInfo"
Italia: Calvi, rogatoria alla Svizzera
BERNA - A 22 anni dalla morte del banchiere Roberto Calvi le indagini tornano ad interessare anche la Svizzera. La procura di Roma ha chiesto a Berna assistenza giudiziaria per interrograre "diverse persone", ha affermato il portavoce dell'Ufficio federale di giustizia Folco Galli confermando oggi le anticipazioni del settimanale "Facts" in edicola domani. La rogatoria è stata delegata alla procura distrettuale di Zurigo.
Presidente del Banco Ambrosiano e protagonista del più grande scandalo finanziario italiano del dopoguerra, Calvi fu trovato impiccato ad un ponte di Londra il 17 giugno 1982. In un primo tempo si pensò ad un suicidio, poi ad un omicidio. Sul crack del Banco Ambrosiano sono stati tenuti diversi processi che si sono conclusi con lunghe pene detentive. L'istituto è stato liquidato con 500 milioni di euro di debiti.
Nel dicembre scorso la procura di Roma ha avviato indagini contro Licio Gelli per l'assassinio di Calvi. L'ex capo della loggia massonica "Propaganda Due" (P2) si trova confrontato con le testimonianze incriminanti di quattro testimoni, fra cui tre cittadini inglesi. Gelli è attualmente agli arresti domiciliari.

27 maggio 2004 - I TUNNEL DELLA POLITICA
"La Stampa"
DAL CASO DI VILLA CERTOSA AI MISTERIOSI TUNNEL SOTTERRANEI CHE DA SEMPRE COLLEGANO I PALAZZI DELLA POLITICA
Le gallerie segrete che non portano fortuna al potere
di Filippo Ceccarelli
IL governo conferma di aver posto il segreto di Stato sul cantiere sorto in prossimità di di Villa "La Certosa", la residenza del presidente Berlusconi a Punta Lada, Costa Smeralda. I lavori rimangono dunque abbastanza misteriosi, ma l'esecutivo li ritiene comunque "indifferibili e urgenti".
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi, cui ieri spettava il compito di rispondere alle interpellanze urgenti nell'aula di Montecitorio, ha fatto presente che la villa viene ormai utilizzata "anche" come sede istituzionale per riunioni con ospiti internazionali e questo implica la necessità di garantire e quindi di predisporre "una via di fuga sicura di mare". Il presidente Berlusconi all'inizio non voleva, ma i servizi segreti (Cesis) hanno tanto insistito. E l'opera, cripticamente definita "passaggio da un anfratto naturale al terreno sovrastante", sarà a spese del Cavaliere.
Nel frattempo, ha aggiunto Giovanardi, la Capitaneria di porto ha vietato il transito sulla costa per 500 metri; l'ufficio per la tutela del paesaggio della regione ha dato il suo assenso, mentre la commissione di valutazione dell'impatto ambientale ha escluso "effetti rilevanti". Quel "rilevanti" è suonato in verità palesemente e comprensibilmente necessitato. Riferendosi al cantiere, l'onorevole Maurandi, ds, ha detto in modo polemico: "Forse si tratta di una di quelle grandi opere che Berlusconi promette per l'Italia". Il ministro gli ha risposto che non avrebbe accolto "queste piccole provocazioni alquanto miserabili".
Da quel che si è capito il Cavaliere, già costruttore di città in cemento e poi di immateriali e luminose città televisive, sta scavandosi un tunnel, dal mare a casa e ritorno. Una galleria anche bella lunga. E qui conviene mettere punto, perché il desiderio di scavare, il privilegio dell'ipogeo, insomma il dominio del sottosuolo è un antico, universale e sintomatico vizio del potere. Nel senso che ci cascano tutti, anche se poi di rado quell'arcana e dispendiosa protezione gli torna utile.
Così, a rileggere gli argomenti utilizzati ieri da Giovanardi tornava in mente un interessante saggio della studiosa rumena Ileana Florescu a proposito della Reggia di Nicolae Ceausescu, la cosiddetta "Casa Republicii" (ne Il teatro del potere, a cura di Sergio Bertelli, Carocci, 2000): "Quando si toccano argomenti come il sottosuolo di quel palazzo - si legge - le notizie, oltre che rare, sono poco attendibili. In realtà i sotterranei sono ancora custoditi dal segreto di Stato e la loro stessa costruzione fu affidata a unità speciali della Securitate e dell'esercito". Nacque così la leggenda di un'intera città segreta, con rifugi anti-atomici, sale torture, bus elettrici e vie di fuga, queste ultime non esattamente auto-beneauguranti.
Nella mitologia, in effetti, come nell'immaginazione letteraria e cinematografica, da Plutone a Lucifero, da Batman alla Spectre nei film di 007, i "cattivacci" vivono parecchio giù in fondo, nei visceri della terra, dentro grotte e caverne oltretombali non di rado trasformate in bunker iper-tecnologici.
Ebbene: anche il Cavaliere, che già sotto il mausoleo di Arcore dietro pesanti porte di marmo e di bronzo aveva piazzato la sala del sarcofago e il "dormitorium" (con tanto di potente gruppo elettrogeno), è caduto nella tentazione di dar corso al mito della caverna. Per le vacanze in Sardegna, oltretutto. E questo, oltre al fatto che Berlusconi paga di tasca sua, è un elemento sicuro di novità.
Di solito nel passato le fortificazioni sotterranee erano a spese del contribuente. I romani lo sanno meglio di tutti. Al periodo papale si fanno risalire parecchi cunicoli che da Castel Sant'Angelo arrivano in Vaticano. E e al regime di Mussolini si attribuisce l'eventuale creazione di quel fitto reticolo di ampie gallerie - alcune pare anche illuminate - di cui a Roma si favoleggia specie quando in traffico va in tilt, cioè quasi sempre: da Forte Braschi, sempre secondo la leggenda, raggiungerebbero Civitavecchia. E' certo d'altra parte che esiste un tunnel che collega Palazzo Madama con Palazzo Giustiniani; così come ne esiste un altro da Palazzo Chigi a Montecitorio. Da qui se ne invoca un altro ancora che raggiunga Palazzo Theodoli. Ogni anno i deputati ci provano, ma l'opera è troppo costosa per potersi attribuire alla fobia dell'aria aperta, alla voglia di non bagnarsi quando piove o al ritorno freudiano nell'utero materno.
Indicativo, più che il motivo, rischia di apparire il momento scelto per il tunnel berlusconiano. Sicurezza infatti vuol dire tutto e nulla, compresa ansia di nascondimento e smania di città proibita. Nel segreto riposano infatti le paure, anche elettorali, ma non è detto che queste passino quando si sta sottoterra.

27 maggio 2004 - MORTO CEFIS
"Ticinonline"
Morto a Lugano Eugenio Cefis
MILANO - Eugenio Cefis, ex "signore" della chimica italiana, è morto a Lugano all'età di 82 anni. La notizia della scomparsa è stata resa nota dalla famiglia a funerale avvenuto, con un necrologio sul "Corriere della sera". Ritiratosi dalla scena pubblica nel 1987, Cefis aveva lasciato Milano per stabilirsi sulle rive del Ceresio, dove da allora ha sempre vissuto.
Nato a Cividale del Friuli il 21 luglio 1921, Eugenio Cefis è stato uno dei maggiori dirigenti industriali italiani tra la fine della Seconda guerra mondiale e la fine degli anni Settanta. Laureatosi in giurisprudenza, nel dopoguerra entrò nel gruppo Eni, dove ricoprì numerose cariche sociali, tra cui la vicepresidenza nel 1962, dopo la la morte di Enrico Mattei e la presidenza nel 1967. Lasciò questo incarico nel 1971 per assumere la presidenza della Montedison, tenuta fino al 1977. In questa veste conquistò una posizione di predominio nella chimica italiana, grazie anche a complesse operazioni finanziarie.
La famiglia chiede agli amici e a chi lo conobbe non fiori, "ma un aiuto alla ricerca medica o un atto di bontà verso chi ne ha bisogno".

ANSA:
CEFIS, DALL'ENI DI MATTEI AL SOGNO DELLA CHIMICA
SCOMPARE PROTAGONISTA DI 20 ANNI DI VITA ECONOMICA ITALIANA
Presidente dell'Eni, scalatore della Montedison con la regia della Mediobanca di Enrico Cuccia, ma soprattutto protagonista di venti anni di vita economica e politica italiana. Eugenio Cefis, il 'corazziere', soprannome guadagnato per la statura e il passato da ufficiale dei granatieri, entra nell'Agip al termine della guerra, e ne diventa consigliere negli anni 1953-54. Assume, fin dalla costituzione dell'Eni, la carica di vice direttore generale e assistente del presidente Enrico Mattei.
A luglio del 1967, a pochi anni dalla tragica scomparsa di Mattei, e' il nuovo presidente della compagnia petrolifera e coltiva il sogno di fare della chimica nazionale un settore competitivo a livello internazionale. Sulla base di alcune considerazioni: le enormi potenzialita' legate alla petrolchimica, la convinzione dell'esistenza di uno spazio in Italia per un solo grande operatore e, infine, la nascita di Montedison, la potente conglomerata frutto della fusione tra Edison, alla ricerca di nuove aree dove investire i guadagni delle attivita' elettriche, e Montecatini, in gravi difficolta' finanziarie.
Nasce cosi' la scalata a Foro Buonaparte, dopo l'incontro tra Cefis e Cuccia, con il via libera del governo e un solido rapporto con l'ala della Dc di Amintore Fanfani. Acquisito il controllo di Montedison, Cefis (ormai 'il signor chimica') ne diventa nel 1971 presidente e lascia il vertice dell'Eni, ma a pochi anni di distanza, nel 1977, lascia a sorpresa anche la Montedison ormai in crisi, ritirandosi a Lugano. Ossessionato dalla preoccupazione principale di conoscere tutto degli altri (anche con l'ausilio dei servizi segreti militari, secondo un'inchiesta dell'Espresso), e di non far sapere niente di se', la vita di Cefis, nato a Cividale del Friuli il 21 luglio del 1921, si intreccia a doppio filo con interi governi finche' 'il corazziere' diventa una sorta di eminenza grigia fino all'iscrizione alla loggia massonica P2. (Nota dell' Almanacco dei misteri d'Italia: il nome di Cefis non era tra quelli che comparivano negli elenchi della P2 sequestrati a Castiglion Fibocchi. Il suo nome compariva nel libro "I massoni in Italia", di Roberto Fabiani, come membro della loggia "Giustizia e liberta'")
Stupisce lo stesso Cuccia, quando nel 1977 Cefis, cultore del generale prussiano von Clausewitz, lascia la scena pubblica per ritirarsi in Svizzera con un patrimonio stimato allora in 100 miliardi di vecchie lire: "non me lo aspettavo, credevo che lei avrebbe fatto il colpo di stato", sarebbe stato il commento del banchiere.
Anni di silenzio la ricomparsa improvvisa l'8 maggio 2001, dopo un quarto di secolo di assenza, nell'aula di giustizia di Mestre dove si celebra l'ultima udienza al processo per le morti di tumore al petrolchimico di Porto Marghera: "Sono Cefis Eugenio, nato a Cividale del Friuli il 21 luglio del 1921".
Poi un'altra intervista al Corriere delle Sera, fino alla sua morte, resa nota, a funerali ormai avvenuti, dalle pagine dei necrologi del Corsera.<