Almanacco dei misteri d' Italia
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le notizie del 2002: maggio |
3 maggio 2002 - TARGA A EDGARDO SOGNO, VERSO ACCORDO A TORINO
ANSA:
"Generale condivisione di un nuovo testo da apporre sulla lapide a Edgardo Sogno" e' stata raggiunta oggi a Torino nel corso di un incontro fra il sindaco, Sergio Chiamparino, la vedova di Sogno, Anna, e i rappresentanti del comitato intitolato all' ex "comandante partigiano Franchi". E' quanto annuncia il Comune, in una nota in cui "le autorita' comunali auspicano che il Comitato Edgardo Sogno faccia un mezzo passo indietro e ricopra con un drappo tricolore l' attuale targa in attesa delle prossima riunione della Commissione Toponomastica e dei tempi tecnici per la realizzazione della nuova scritta". L' accordo, pero', non e' ancora cosa concreta. All' esortazione, infatti, il Comitato risponde che "fino a quando questa richiesta pregiudiziale non sara' rimossa, non e' possibile discutere serenamente su un testo diverso dall' attuale, cosa che, diversamente, Anna Sogno come noi e' disponibile a considerare". Per l' intesa definitiva sara' forse necessario ancora qualche giorno. Al momento, la lapide scoperta il 25 aprile senza l' autorizzazione del Comune dal Comitato e dalla vedova restera' in bella vista sul muro della casa di via Donati, dove l' ex comandante partigiano visse e mori'.4 maggio 2002 - STRAGI CAPACI E VIA D'AMELIO: ARCHIVIAZIONE PER BERLUSCONI E DELL'UTRI
"Il Nuovo"
Stragi del '92: archiviazione per Berlusconi e Dell'Utri
Il gip accoglie la richiesta della procura: nessun riscontro per le accuse di concorso esterno negli attentati contro i giudici Falcone e Brorsellino. Ma incarica il pm di una nuova indagine
CALTANISSETTA - Archiviata a Caltanissetta l'inchiesta contro Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri per l'accusa di concorso esterno negli attentati contro i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ma con lo stesso proveddimento il giudice Giovanbattista Tona a incaricato il pubblico ministero a una nuova indagine.
"E' la vittoria della verità". Così l'avvocato Enrico Trantino, legale di Silvio Berlusconi, commenta la decisione del gip. L'accusa era di concosrso esterno in strage per finalità terroristica e di eversione dell'ordine democratico. "La tesi del presunto coinvolgimento, come mandanti occulti, di Berlusconi e Dell'Utri nelle stragi mafiose del 1992, prosegue l'avvocato Trantino "è stata riconosciuta totalmente infondata sia dalla Procura sia dall'ufficio del gip".
Tuttavia il provvedimento del gip Tona precisa: "tali accertati rapporti di societa' facenti capo al gruppo Fininvest con personaggi in varia posizione collegati all' organizzazione Cosa nostra, costituiscono dati oggettivi che rendono quantomeno non del tutto implausibili ne' pererine le ricostruzioni offerte dai diversi collaboratori di giustizia,
esaminate nel presente procedimento, in base alle dichiarazioni dei quali si è ricavato che gli odierni indagati erano considerati facilmente contattabili dal gruppo criminale".
E ancora: "Gli atti al hanno ampiamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto tra uomini appartenenti a Cosa nostra ed esponenti e gruppi societari controllati in vario modo dagli indagati. Ciò di per sé legittima l' ipotesi che, in considerazione del prestigio di Berlusconi e Dell' Utri, essi possano essere stati individuati dagli uomini dell'organizzazione quali eventuali nuovi interlocutori".
Sulle constatazione del gip, interviene l'avvocato Trantino, che commenta: "Non capisco quali siano questi presunti elementi oggettivi cui si riferisce il Gip per trarre una sua certezza di rapporti con Berlusconi e Dell' Utri da parte di esponenti di Cosa Nostra". "Quelle del gip - aggiunge il penalista - sono affermazioni ultronee".
Un commento arriva anche da Giuseppe Lumia, capogruppo dei Democratici di sinistra nella commissione parlamentare antimafia. "Ben venga per Berlusconi il fatto che il gip di Caltanissetta non abbia ritenuto sufficienti le dichiarazioni dei pentiti. Resta inquietante l'ipotesi del collegamento avanzata dal gip Tona tra il sistema societario Fininvest ed esponenti di Cosa Nostra".
"Cosa Nostra, senza i rapporti con la politica e con l'economia non sarebbe esistita e ancora oggi non esisterebbe", aggiunge Lumia: "Ecco perché è necessario scavare e avere il coraggio di andare avanti fino in fondo". Conclude l'ex presidente della Comissione Antimafia: "Resta il problema del rapporto mafia politica nelle stragi, perché una tale sfida di Cosa Nostra alle istituzioni non può non avere risvolti politici. E' una questione che ci trasciniamo da anni e che va chiarita, visto anche il rapporto mafia-economia, l'altro punto di forza che la mafia ha nel nostro Paese".ANSA:
Le indagini preliminari nei confronti di Silvio Berlusconi e Marcello Dell' Utri in relazione al reato di concorso in strage (110-422 c.p.), con l' aggravante della finalita' mafiosa, archiviate ieri dal Gip, sono state avviate quasi quattro anni fa sulla base di risultanze investigative emerse in altre indagini contro ignoti relative agli attentati del 1992 in cui vennero uccisi i giudici Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e Francesca Morvillo.
- 22 luglio 1998, il procuratore della Repubblica di Caltanissetta, Gianni Tinebra, dispone con un articolato provvedimento l' iscrizione nel registro degli indagati di Silvio Berlusconi e Marcello dell' Utri che per ragioni di segretezza vengono indicati con le sigle 'alfa' e 'beta', in base ad una serie di risultanze che delineano una notizia di reato a loro carico, quali mandanti delle stragi di Capaci e di via D'Amelio. I dati che hanno legittimato questa decisione del procuratore si ricavano dai verbali di interrogatorio del pentito Salvatore Cancemi che parla di "persone importanti" che avrebbero concorso a decidere l' eliminazione dei due magistrati;
- 26 agosto 1999, viene concessa dal gip la proroga di sei mesi del termine per la conclusione delle indagini preliminari;
- 29 febbraio 2000, il gip concede un' altra proroga delle indagini per completare le indagini;
- 23 luglio 2000, scade il termine per le investigazioni;
- 2 marzo 2001, la procura richiede al gip l'archiviazione del procedimento e contestualmente trasmette i 21 faldoni che contengono gli atti di indagini;
- 22 marzo 2001, il difensore di Silvio Berlusconi chiede al gip il rilascio di copia della richiesta di archiviazione;
- 23 marzo 2001, il gip accoglie l' istanza del difensore di Berlusconi e ne rilascia una copia, dando atto che sulla base del parere fornito dal pm, le esigenze di riservatezza che lo hanno indotto a secretare i nomi degli indagati sono superate;
- 3 maggio 2002, il gip acoglie la richiesta di archiviazione e deposita il relativo decreto.4 maggio 2002 - AUTOBOMBE 1993; PER BERLUSCONI ARCHIVIAZIONE NEL 1998 A FIRENZE
ANSA:
Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il senatore Marcello Dell' Utri erano stati indagati 5 anni fa dalla Procura di Firenze nell' ambito delle stragi del '93. La loro posizione era stata archiviata il 14 novembre 1998 perche' gli investigatori non erano riusciti, nel termine massimo di durata delle indagini, a riscontrare tutte le accuse. La notizia, che solo adesso trova una conferma ufficiale, e' contenuta nel provvedimento di archiviazione disposto dal gip di Caltanissetta. I pm della procura di Firenze avevano disposto l' iscrizione di Berlusconi e Dell' Utri sotto le sigle 'Autore 1' e 'Autore 2', nell' ambito del procedimento sulle stragi commesse a Roma, Firenze e Milano dal maggio 1993 all' aprile 1994. I pm di Firenze il 7 agosto 1998 avevano chiesto al gip l' archiviazione dell' inchiesta, concludendo, a seguito di complesse indagini, che erano stati acquisiti elementi certi in ordine al fatto che l' interlocutore politico di Cosa Nostra in quel periodo avesse partecipato all' "accordo", intervenuto all' interno dell' organizzazione, al fine di attuare la grave offensiva militare degli anni 1992-1994. Il gip di Firenze aveva accolto la richiesta il 14 novembre 1998, rilevando che "le indagini svolte hanno consentito l' acquisizione di risultati significativi solo in ordine all' avere Cosa nostra agito a seguito di inputs esterni, a conferma di quanto gia' valutato sul piano strettamente logico". "Berlusconi e Dell' Utri - scrive il gip di Firenze – avrebbero intrattenuto rapporti non meramente episodici con i soggetti criminali cui e' riferibile il programma stragista realizzato, all' essere tali rapporti compatibili con il fine perseguito dal progetto". Il giudice toscano concludeva che, sebbene "l' ipotesi iniziale abbia mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilita"', gli inquirenti non hanno "potuto trovare – nel termine massimo di durata delle indagini preliminari – la conferma delle chiamate de relato e delle intuizioni logiche basate sulle suddette omogeneita’". Secondo gli inquirenti l' indagine archiviata su Berlusconi e Dell' Utri rientrerebbe in un unico disegno che avrebbe previsto una "campagna stragista continentale - si legge nel provvedimento - avente come obiettivo strategico (anche) quello di ottenere una revisione normativa che invertisse la tendenza delle scelte dello Stato in tema di contrasto della criminalita'
mafiosa". Durante le indagini coordinate dai pm fiorentini, erano stati acquisiti diversi elementi che "avvaloravano l' ipotesi di un' unitaria strategia dell' organizzazione mafiosa - e' scritto nel decreto del gip di Firenze - finalizzata a condizionare le scelte di politica criminale dello Stato e a verificare nuovi interlocutori da appoggiare nelle competizioni elettorali".5 maggio 2002 - RIFORMA SERVIZI SEGRETI: DAI GIORNALI
"Il Corriere della Sera
Via ai nuovi Servizi, un limite al segreto di Stato
Licenza di reato agli 007 in caso di "eccezionale necessità". Archivi chiusi solo per 15 anni
ROMA - Il segreto di Stato non durerà più di 15 anni. Gli 007 potranno commettere reati a patto di non mettere a repentaglio l'incolumità altrui. E, nel caso in cui un magistrato voglia vederci chiaro su una operazione "sporca", a valutarne la legittimità sarà la Corte Costituzionale: il Comitato Parlamentare di Controllo sui servizi di informazione non avrà accesso agli atti nè prima nè dopo l'operazione. "Dopo decenni abbiamo reso "a termine" il segreto di Stato. Mi piacerebbe che il primo agosto, anniversario della strage dell'Italicus, riuscissimo ad aprire tutti gli archivi" ha dichiarato il ministro della Funzione Pubblica con delega ai servizi, Franco Frattini, al termine del consiglio dei ministri che ha varato il disegno di legge, dopo 5 mesi di discussioni. "Non si tratta di una vera riforma, ma di modifiche alla norma del '77, rese urgenti dall'emergenza internazionale" ha dichiarato il ministro. Le critiche però arrivano dai Verdi, da Rifondazione e dal presidente del COPACO, Enzo Bianco, che si dice "preoccupato per un provvedimento che rafforza le garanzie funzionali, ma non sembra aumentare il controllo parlamentare". "Abbiamo accolto tutti i suggerimenti del COPACO - replica Frattini - tranne quello dei tre saggi "controllori", che erano a forte rischio lottizzazione e obiettivamente di intralcio al premier. E poi dovevamo prevenire le fughe di notizie". Il ddl dà il via alle nuove assunzioni che per la prima volta saranno anche esterne alla pubblica amministrazione.
OPERAZIONI SPORCHE - Non sono punibili i reati degli 007 e, in casi di "eccezionale necessità", neanche quelli di "persone estranee ai servizi". Ma solo a tre condizioni: che la loro condotta sia "idonea" e "indispensabile" per ottenere il risultato e che questo "non fosse raggiungibile in altro modo". Le "spie" vengono autorizzate dal premier, su richiesta del direttore dei servizi. O, in casi "di assoluta urgenza", da quest'ultimo che può dare il permesso anche di usare documenti falsi, e di "disporre l'esercizio di attività economiche in Italia e all'estero". Chi "preordina" autorizzazioni illegittime rischia da 2 a 5 anni.
ARCHIVI APERTI - "A norma approvata - annuncia Frattini - tutte le stragi, da Piazza Fontana a Ustica, saranno automaticamente "scoperte". A meno che il premier, caso per caso, con atto motivato, decida una proroga di durata limitata a dieci anni". In futuro il segreto potrà essere apposto su tutto ciò che mette in pericolo, o danneggia, l'integrità e l'indipendenza della Repubblica, la difesa militare e delle istituzioni, ma anche "gli interessi economici del Paese". E cesserà dopo 15 anni. Fatta eccezione per notizie "particolarmente sensibili" come i sistemi di difesa militare.
I CONTROLLI - Se un magistrato scopre uno 007 che commette reati il direttore del servizio può opporre una "causa di giustificazione", eventualmente confermata dal premier. Al pm non resta che sollevare conflitto di attribuzione. "La Corte Costituzionale per la prima volta avrà pieno accesso a tutti gli atti del provvedimento" sottolinea Frattini. Ipotesi che però sorprende Bianco: "è un compito improprio per la Corte che non decide mai sugli atti, ma sui principi".
Virginia PiccolilloL'ANALISI
Da Eni-Petromin a Sogno, saranno svelati solo i misteri minori
I finanziamenti del Sifar di De Lorenzo ai partiti e i rapporti dell'Italia con il Medio Oriente negli anni Settanta: ecco i faldoni "coperti"
E' una rivoluzione culturale ma non scalfirà i forzieri dei misteri italiani. Dalle nuove regole sul segreto di Stato, che cadrà automaticamente dopo quindici anni, e dal proposito del ministro Frattini di farle entrare in vigore immediatamente non arriverà nuova luce sulle trame della prima repubblica. Il principio segna una svolta storica, ma con un impatto limitato: le conoscenze su Ustica, sulla strategia della tensione e sui grandi depistaggi resteranno immutate. Dall'inizio degli anni Novanta il vero problema non sono tanto le informazioni negate dal governo grazie allo schermo del "segreto di Stato", quanto la trasparenza sui dossier e sulle schedature custodite dagli apparati di intelligence. Nel 1987 l'ammiraglio Fulvio Martini dichiarò che soltanto il Sismi aveva quindici milioni di fascicoli: forse è tra quelle pagine che si potrà trovare qualche traccia di verità. Invece tutti gli atti formalmente secretati dai governi che la riforma Frattini potrebbe rendere presto pubblici sembrano destinati a fare soprattutto la gioia degli storici. Nelle indagini sulle stragi, ad esempio, già dal 1987 è impossibile porre il segreto e dopo la fine della guerra fredda diversi presidenti del Consiglio hanno dato il nulla-osta alla revoca dei sigilli. E i dossier ancora blindati dal segreto massimo sono descritti in un volume appena pubblicato da Gianni Flamini e Claudio Nunziata ("Segreto di Stato. Uso e abuso", Editori riuniti, 192 pagine, 10 euro).
In ordine cronologico, si parte dai finanziamenti che nel 1961 il Sifar del generale De Lorenzo voleva fare avere agli esponenti pacciardiani del Partito repubblicano per spingerli a passare con Ugo La Malfa. Un piano "organizzato dall'alto" con lo scopo di favorire l'apertura a sinistra. Da chi? Su tutti i documenti nel 1972 è calato il segreto di Stato. Sorte simile per l'"Operazione Pieraccini" dal nome del parlamentare socialista che assieme al compagno di partito Aldo Venturini nel 1962 avrebbe ricevuto fondi dal servizio.
E forse il primo dossier a spuntare dagli archivi di Forte Braschi potrebbe essere quello sulla fuga del terrorista nero Augusto Cauchi, coinvolto nei disegni stragisti toscani all'inizio degli anni Settanta e fatto espatriare dal Sid durante l'istruttoria sull'Italicus. Più enigmatica la questione dell'"Operazione minareto", datata 1981: il recupero in Uruguay dell'archivio di Licio Gelli e la restituzione alle autorità di quel Paese di due cartelle - secondo quanto dichiarato dal capo dei nostri 007 in Sud America - intestate all'onorevole Costantino Belluscio e a Francesco Cossiga. Il premier Bettino Craxi quattro anni dopo mise il veto alle indagini sul comportamento del Sismi. Ed è Cossiga da Palazzo Chigi a imporre nel 1979 il segreto su alcuni aspetti dello scandalo Eni-Petromin, spesso indicato come la "madre di tutte le tangentopoli": una mediazione miliardaria sul petrolio spartita tra sceicchi sauditi e partiti italiani. Sul fronte industriale potrebbero anche emergere i rapporti sulle schedature degli operai Fiat degli anni Settanta. I presidenti del Consiglio Andreotti e Moro bloccarono alcuni faldoni sull'attività internazionale Edgardo Sogno. Nulla che riguardi il celebre caso del "Golpe bianco": secondo quanto disse lo stesso Sogno si tratterebbe di un memorandum sui fatti d'Ungheria del 1956 e dei documenti sulla collaborazione con Scelba tra il 1948 e il 1955 "quell'anticomunismo di Stato che i dc tendevano a minimizzare". Ultimo è il blocco di trame che riguarda i nostri rapporti con il Medio Oriente. C'è la questione delle armi trasportate dalle Brigate rosse per conto dell'Olp nel 1979. E un anno dopo la scomparsa in Libano dei giornalisti Italo Toni e Graziella De Palo. Vicende sulle quali le nostre spie sono state finora autorizzate a tacere.
Sono solo questi i dossier "over 15" di cui si ha notizia e che adesso potrebbero venire alla luce. Negli schedari resterebbero solo altri due segreti, più recenti. Quello posto dal premier Romano Prodi sui pedinamenti dei terroristi dell'Eta condotti dal Sisde negli alberghi di Milano e Bologna nel corso del 1991. E l'ultimissimo, deciso da Silvio Berlusconi il 9 ottobre 2001: deve proteggere le informazioni fornite dal governo statunitense sulle responsabilità di Osama Bin Laden nella strage delle Torri Gemelle.
La riforma del segreto di stato è un ottimo primo passo. Ma molti altri dovrebbero seguire per allineare i nostri servizi agli standard di correttezza e trasparenza dei Paesi occidentali. Il neodirettore Mario Mori nell'inaugurazione dell'anno accademico del Sisde ha parlato della necessità di creare un "rapporto di fiducia con gli interlocutori istituzionali se è vero, come ha scritto il saggista britannico Christopher Andrew, che uno dei compiti "dell'intelligence è, fra gli altri, quello di dire la verità ai potenti, anche quando la verità è sgradita"". E persino questa in Italia sarebbe una rivoluzione.
Gianluca Di Feo"Liberazione"
La riforma dei servizi Cia di Palazzo Riflessioni su una proposta pericolosa Annibale Paloscia Il ministro Frattini ha detto di aver preso a modello la Cia per la riforma dei servizi segreti. Basterebbe questa affermazione a far preoccupare per le intenzioni del governo. La Cia, che rappresenta assai meno del 50 per cento dei servizi segreti Usa, è una potentissima organizzazione proiettata fuori dal territorio americano con lo scopo di raccogliere informazioni in tutti gli altri Paesi del mondo.
Per realizzare i suoi obiettivi, la Central intelligence agency ha fatto negli anni Sessanta una scelta strategica che privilegia lo spionaggio tecnologico su quello di fonte umana (Humint). Ha cominciato con gli aerei spia, come i famosi U2 e i più aggiornati SR/71, e ed ha via via sempre più perfezionato il suo apparato di controllo elettronico sul mondo con una rete di satelliti spia muniti di raggi laser e di strumenti fotografici che trasmettono ogni giorno: milioni di informazioni e di immagini ad analisti che le selezionano con sistemi informatici.
La Cia è il "grande fratello" che ha orecchie in tutte le comunicazioni del globo. Nonostante la potenza delle risorse finanziarie e degli apparati elettronici, e nonostante la spregiudicatezza delle sue operazioni criminali, camuffate da operazioni sotto copertura, la Cia è stata spesso sconfitta da servizi segreti concorrenti che sanno usare meglio le fonti umane. La collezione dei suoi insuccessi è pesantissima, a cominciare dalla batosta subita alla Baia dei porci, per l'abilità dei servizi segreti cubani che riuscirono a scoprire il suo piano di aggressione a Cuba e permisero a Castro di prendere le contromisure.
Per gli anni presenti basta citare il grande aereo spia catturato dai cinesi nell'aprile dell'anno scorso e l'assoluta imprevidenza dimostrata dai suoi specialisti di terrorismo mediorientale, che non hanno saputo prevenire l'attacco dell'11 settembre contro gli Usa. Ed ancora più grave è il bilancio delle sue attività criminali in America Latina e in Indonesia: senza il suo partnariato non sarebbero avvenuti colpi di Stato, come quello in Cile, e non sarebbe stato tutelato il genocidio compiuto dai generali indonesiani.
I poteri del premier
Proporre per l'Italia il modello Cia non è una cosa seria, ma può diventare una cosa seria se dietro c'è l'intenzione di emulare a fini interni, a fini non di interessi mondiali, ma di interessi di Palazzo, la pratica dei controlli illegali e le operazioni criminali. La riforma Frattini dice che non sono punibili gli agenti segreti che commettono reati (escluso l'omicidio) per salvaguardare la sicurezza dello Stato. Le operazioni devono essere autorizzate per iscritto dal presidente del Consiglio, su richiesta del direttore del servizio (Sismi o Sisde) vistata dal ministro di riferimento (Difesa o Interno). Il comitato parlamentare per i servizi segreti non avrà accesso alle operazioni sporche.
Gli spioni potranno valersi anche di personale estraneo. Questo significa che potranno avvalersi di apparati paralleli sul tipo della P2, che fu utilizzata col reclutamento dei piduisti nei vertici dei servizi segreti, e che potranno assoldare scassinatori per forzare porte di appartamenti, uffici, aziende, associazioni, e mettersi a frugare alla ricerca di documenti. Anche in passato qualcuno lo ha fatto, ma rischiando la galera. I patti sporchi tra i servizi segreti e i loro collaboratori esterni saranno protetti dal benestare del presidente del Consiglio. Se un magistrato, su denuncia di un cittadino scoprirà, che a fargli forzare la cassaforte è stato un servizio segreto, non potrà perseguire l'autore del reato senza essere autorizzato dal presidente del Consiglio. E se il presidente del Consiglio farà opposizione dovrà sollevare il caso davanti alla Corte Costituzionale. Si vuol creare un sistema in cui il più alto organo di controllo della legalità nello Stato di diritto dovrebbe garantire l'impunità a funzionari dello Stato che violano leggi e diritti costituzionali su licenza del presidente del Consiglio.
Altro che democrazia! Questa è una strada che ci riporta all'assolutismo. Prendere un terrorista è importante, ma non è così essenziale come difendere gli istituti della democrazia. Anzi il pericolo è che si crei in modo occulto un terrorismo strumentale per giustificare forme di controllo illegale dei cittadini, della vita politica e della stampa.
Illegalità e controlli
L'impotenza dei servizi segreti creati da Cossiga nel 1978 - il Sisde e il Sismi - non è stata dovuta ai limiti imposti dalla legalità, peraltro spesso aggirati con vari marchingegni, ma all'abuso sfrenato di clientelismo e nepotismo. Per avere servizi segreti efficienti non serve legittimare l'illegalità. Bisogna controllare seriamente che i soldi spesi per mantenere questi apparati diano risultati utili. Una commissione di riforma, istituita sotto il governo Prodi, propose di azzerare i servizi, ormai discreditati, e di ricostituirli con criteri di professionalità. Abbiamo bisogno di seri analisti non di un'altra polizia segreta al servizio del Palazzo con licenza di compiere attività criminali.
La potentissima Cia si sta aggiornando sui fenomeni del terrorismo su un libro scritto da due analisti cinesi che hanno capito più cose dei satelliti spia. La conclusione a cui giungono dopo aver ripercorso tutti gli scenari del terrorismo, è che in futuro gli attacchi più devastanti saranno quelli del terrorismo economico e della pirateria informatica. Prevedere è la base per predisporre giuste e tempestive contromisure. Siamo in un Paese dove negli anni Novanta sono stati quasi smantellati i servizi antiterrorismo, perché i vertici della sicurezza erano sicuri che la minaccia del terrorismo non esistesse più. Grave errore di analisi, perché non c'erano seri analisti. Ed ora il Governo, invece di costituire un efficiente servizio di analisti, propone una nuova polizia segreta che dovrebbe supplire alle carenze delle altre altre forze di polizia esistenti, sulle quali non si può far conto perché devono operare con metodi legali. Un teorema insensato e pericoloso.
Facendo leva sulla nostra stupidità Frattini ci offre la caramellina della rimozione dopo 15 anni del segreto di Stato. Ne sapremo qualcosa dippiù della strage di Ustica e delle altre stragi, dei traffici d'armi coperti dallo Stato, e di tanti altri misteri italiani? Di solito le mani a cui sono affidati i fascicoli segreti hanno anche il compito di depurarli. Se qualcosa rimane ha soltanto interesse storico. Non abbiamo nessuna garanzia contro gli inceneritori. E' già avvenuto con i segreti dell'Ovra. E così avverrà anche in futuro.5 maggio 2002 - RIFORMA SERVIZI SEGRETI: PER COSSIGA ANTICOSTITUZIONALE E PERICOLOSA
In un'intervista al “Corriere della sera”, il senatore a vita Francesco Cossiga giudica la legge di riforma sui servizi segreti "Anticostituzionale, pericolosa, modesta. L'unica cosa da fare di questa riforma e' non farne nulla". Secondo l'ex Presidente della Repubblica, che fu ministro dell'Interno negli Anni di Piombo, la riforma "sara' fonte di conflitti tra governo, Parlamento, magistratura e Corte costituzionale. Non c'e' un tentativo di riforma vera - aggiunge - se non di rafforzare i poteri dell'amico Frattini". Per Cossiga sarebbe stato piu' utile ristrutturare in profondita' Sismi e Sisde. "Pare che dei duemila e oltre dipendenti del servizio militare - commenta - solo 58, e tutti sotto copertura diplomatica, siano all'estero. Bel servizio di spionaggio. Per fare cio' che fa oggi il Sismi sono sufficienti i giovani addetti ai ritagli stampa di ambasciate, consolati, Ice e uffici della Banca d'Italia. Il Sisde? La peggiore delle squadre mobili e il peggiore dei reparti informativi dei carabinieri lo battono". Critico anche sul termine di 15 anni fissato per il segreto di Stato: "Sono curioso di sapere cosa c'e' di segreto in Italia che non sia stato ancora rivelato. L'unica eccezione e' stata per 50 anni l'esistenza di Stay Behind".6 maggio 2002 - PECORELLI: IL 13 MAGGIO COMINCIA PROCESSO D' APPELLO
ANSA:
Udienze tutti i lunedi', mercoledi' e venerdi' dall' 13 maggio all' 11 luglio: e' il calendario del processo di secondo grado per l' omicidio di Mino Pecorelli che comincera' lunedi' prossimo davanti alla Corte d' assise d' appello di Perugia. Del delitto sono stati accusati Giulio Andreotti, Claudio Vitalone, Gaetano Badalamenti, Giuseppe Calo', Michelangelo La Barbera e Massimo Carminati. Tutti sono stati assolti con formula piena al termine del processo di primo grado. Il processo di appello si aprira' con la relazione introduttiva del giudice a latere. Questa ripercorrera' l' inchiesta, le motivazioni della Corte d' assise e quindi i motivi di appello dell' accusa. Probabilmente da mercoledi' le parti presenteranno ai giudici eventuali richieste di rinnovamento del dibattimento.6 maggio 2002 - MAFIA: STRAGI; PM GIORDANO, ARCHIVAZIONE ACCOGLIE NOSTRA TESI
ANSA:
"Vorrei sottolineare un dato che forse non e' stato evidenziato a sufficienza: il Gip ha accolto in pieno le richieste della Procura". Il procuratore aggiunto di Caltanissetta, Francesco Paolo Giordano, uno dei Pm che hanno condotto l' inchiesta sui cosiddetti "mandanti occulti" delle stragi mafiose del '92, commenta cosi' l' archiviazione disposta dal Gip Giovambattista Tona nei confronti di Silvio Berlusconi e Marcello Dell' Utri. Giordano tiene a puntualizzare che alcune "letture" del provvedimento del giudice non sono aderenti alla realta': "Non e' vero - dice - che il Gip ha trasmesso gli atti al Pm per sollecitare un approfondimento di indagine. In questo caso il giudice avrebbe dovuto disporre un' udienza in camera di consiglio e, nel contraddittorio delle parti, avrebbe potuto richiedere nuovi elementi di prova al Pm. Ma cio' non e' avvenuto: siamo solo di fronte a un' archiviazione che, oltre ad accogliere in pieno le tesi del nostro ufficio, chiude definitivamente l' indagine". Il Pm conferma che la Procura di Caltanissetta ha in corso "nuove e diverse indagini" sui "mandanti occulti" delle stragi di Capaci e via D' Amelio che non riguardano tuttavia le societa' Fininvest, citate nel provvedimento del Gip. Il filone e' quello relativo allo snodo "mafia e appalti" nel quale sarebbero coinvolte importanti imprese siciliane e nazionali, che gia' in passato sono state inquisite. "Il Gip - spiega Francesco Paolo Giordano - nel suo provvedimento faceva riferimento proprio a queste indagini, sulle quali devo mantenere un ovvio e comprensibile riserbo". Secondo alcune indiscrezioni nell' inchiesta "bis" della Procura di Caltanissetta vi sarebbero gia' alcuni indagati.6 maggio 2002 - DAGOSPIA: PAMPARANA SU GELLI-P2, CORSERA E FIENGO
"Dagospia"
ANDREA PAMPARANA, VICE DIR DEL TG5, DICE LA SUA SU CORSERA, GELLI-P2, FIENGO E LIBERTA' DI INFORMAZIONE...
Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Caro Dago,
sul sito www.andreapamparana.it ho scritto una
riflessione su Corsera, P2 e Fiengo. Grazie e un caro saluto
UN RIPASSO PER FIENGO
Potete starne certi, della presunta operazione Corriere della Sera si parlerà per giorni e giorni. E' un cavallo di battaglia per la sinistra, ma a Raffaele Fiengo e a Paolo Serventi Longhi vorrei qui far ripassare un po' di storia. Siamo alla fine degli anni Settanta e l'operazione della P2 viene portata a termine con il consenso totale e incondizionato del sindacato della stampa, controllato dal Pci. Licio Gelli, infatti, ha ben capito che il sistema politico e partitico è alla costante ricerca di soldi. E che imprese, banche e finanza, per come sono messe le cose in Italia, non possono sopravvivere senza le concessioni del potere politico.
Come nel caso del Pci - per esempio - che tramite finanziamenti alle cooperative da parte del Banco Ambrosiano, si assicura la sistemazione di alcuni giornali dell'Emilia Romagna, la compartecipazione alla gestione politica del Mattino di Napoli e l'importante fiancheggiamento del Corriere della Sera nell'operazione del compromesso storico. Finanziamenti che, come emerge dai documenti agli atti della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2 e puntualmente riportati nella sua relazione da Massimo Teodori, nel 1976 ammontano a 10 miliardi di lire, pari a 65 miliardi di oggi, con operazioni in Borsa suggerite dal banchiere cattolico Umberto Ortolani e finanziate da Roberto Calvi.
Suggerisco all'attuale leader del sindacato del Corsera, Fiengo, lo stesso di quegli anni, e al segretario della Fnsi, Paolo Serventi Longhi, la rilettura della deposizione di Bruno Tassan Din ai magistrati che indagarono sulla P2: "Era notorio che per riuscire a concludere dei contratti con la Sipra (la concessionaria di pubblicità della Rai), si doveva passare attraverso i contatti con i partiti i cui esponenti erano al vertice della società". Il Psi certo, la Dc, eccome, ma anche il Pci di Berlinguer. Del resto gli incontri tra Ugo Pecchioli, dirigente di primissimo piano del Pci, l'uomo che teneva i contatti con i servizi segreti, e Gelli, tramite i buoni uffici dell'imprenditore amico Caracciolo, sono cosa nota. Tra il 79 e l'82 nelle casse di Botteghe Oscure arrivarono circa 35 miliardi del vecchio Banco Ambrosiano. Una parte consistente, 25 miliardi, arrivò per sistemare i debiti di Paese Sera, visto che i sovietici non sganciavano più soldi a causa dello strappo.
E secondo le carte della commissione il debito sarebbe stato materialmente cancellato dai libri contabili nel passaggio tra il vecchio e il nuovo Ambrosiano. Lo stesso Berlinguer, il 24 gennaio 1984, alla commissione parlamentare disse, a proposito dei rapporti tra Calvi e il Pci: "Vi è stato un normale rapporto, come vi era con molti altri istituti di credito. Rapporti, credo, cominciati prima che si sapesse dell'organizzazione P2". Osserva però ancora Teodori nella relazione di minoranza della commissione presieduta da Tina Anselmi: " I finanziamenti, in special modo al Pci ed anche a Paese Sera, si sviluppano soprattutto dopo e non prima dello scoppio dello scandalo P2 nel marzo 1981 e non si tratta affatto di normali operazioni come con altre banche in quanto non risulta che, in tale misura e con tale continuità, vi siano state aperture di credito da parte di altre banche al Pci ".
Ecco lo schema elaborato da Teodori, agli atti della commissione e della magistratura: il primo finanziamento al Pci è del luglio 1980, quando l'Ambrosiano è già nelle mani della P2; il successivo finanziamento avviene nei giorni in cui Calvi è in galera;il 5 maggio 1981 il Pci salda i debiti ma il 22 maggio ottiene un fido di altri 5 miliardi, portandoli a 7 e poi, nei mesi successivi, a 10. Calvi è arrestato il 20 maggio e l'8 luglio tenta il suicidio. Caro Fiengo, caro Serventi Longhi, questa è la storia vera dell'occupazione della P2 nei corridoi di via Solferino.7 maggio 2002 - G8: CICCHITTO DOMANI PRESENTA IL SUO LIBRO
ANSA:
Dopo i molti libri contro la globalizzazione e che sostengono le posizioni dei no-global rispetto a cio' che avvenne a Genova nei giorni 19-20-21 luglio adesso ne esce uno di segno opposto, di "impostazione riformista", per cio' che riguarda il problema generale della globalizzazione e anche il significato dei convegni dei paesi piu' industrializzati. Ne e' autore il vice presidente dei deputati di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto, che lo presentera' domani a Roma, alle 18 nella Sala Capranichetta. "Il G8 di Genova": questo il titolo del volume per le edizioni Bietti del parlamentare 'azzurro', che e' stato membro della Commissione parlamentare d'indagine sui fatti di Genova. Secondo Cicchitto, il governo Berlusconi eredito' una serie di scelte del governo precedente, dalla opzione di Genova, alla divisione in tre zone della citta', ad una certa inerzia negli ultimi mesi. E il governo Berlusconi fece una scelta precisa, quella di blindare la 'zona rossa' e di trovare un'intesa con il movimento dei no-global al quale fu concesso di manifestare pacificamente nella zona gialla. Alle origini degli incidenti, per il parlamentare di Forza Italia, c'e' il fatto che nel movimento erano mescolati una maggioranza pacifica e almeno 5-7mila praticanti della guerriglia urbana venuti in citta' con l'obiettivo e l'armamento necessario per provocare scontri e distruzioni. I dirigenti del movimento, Agnoletto e Casarini - sostiene ancora - non organizzarono le manifestazioni in modo da isolare i violenti, ne' presero le distanze da essi. Le forze dell'ordine - continua Cicchitto - furono ripetutamente attaccate, come dimostrano l'incendio dei blindati e l'assalto ad alcune caserme e al carcere di Marassi: certamente si sono stati errori ed eccessi di alcuni appartenenti alle forse dell'ordine, ma in ogni caso non e' accettabile e non trova riscontro nei fatti l'interpretazione secondo la quale manifestanti pacifici furono aggrediti dalle forze dell'ordine su indicazioni di un governo preso da una 'deriva cilena'. Per l'esponente di Fi, su una serie di episodi (la morte di Carlo Giuliani, la perquisizione alla Diaz, Bolzaneto) deve far luce la magistratura. Cicchitto nel suo volume sottolinea poi l'estrema contraddittorieta' del comportamento dei DS: e' stato il governo D'Alema a scegliere Genova come sede del G8 e fino all'inizio delle manifestazioni i DS sono rimasti estranei al movimento no-global per poi provare ad inserirsi per 'cavalcare la tigre' e per attaccare il governo. I fatti di Napoli - conclude - dimostrano che comunque D'Alema non poteva parlare di 'deriva cilena' a proposito del governo Berlusconi visto che la polemica sul comportamento delle forze dell'ordine era iniziata a marzo ai tempi del governo Amato.7 maggio 2002 - GELLI: PROCESSO PER FUGA DA VILLA WANDA
"La Nazione"
La fuga da Villa Wanda,
AREZZO - La fuga da Villa Wanda, la lunghissima estate del 1998 in cui Licio Gelli rimase nascosto in Costa Azzurra mentre le polizia di mezza Europa gli davano la caccia, raccontata dal protagonista, dal "Venerabile" in persona. Accadrà nella prossima udienza del processo in cui proprio per la "scappatina" dell'ex capo della P2 sono imputati la compagna Gabriella Vasile, i due figli Raffaello e Maurizio e le nuore.
L'udienza è fissata per giugno e sarà la prima volta che Gelli torna in un tribunale dopo la fuga, la prima in assoluto in cui compare in aula davanti ai giudici penali della sua città. Insomma, un'occasione da non perdere, perchè non capita mica tutti i giorni di sentire uno degli uomini più potenti d'Italia, almeno un tempo, che racconta come si sottrasse alla condanna definitiva per il crack del Banco Ambrosiano, eludendo la sorveglianza della polizia che discretamente controllava Villa Wanda.
E, altra curiosità, il "Venerabile" è in teoria testimone contro gli affetti più cari. Perchè a chiamarlo sul banco del tribunale è stato il sostituto procuratore Roberto Rossi, pubblico ministero nel processo che ha già esaurito una prima scottante questione preliminare. In autunno, infatti, alcuni degli avvocati difensori avevano chiesto che venissero esibiti gli atti di polizia fatti in Francia, a Nizza, subito dopo l'arresto. E sembrava il preludio a una richiesta di nullità in base alla nuova legge sulle rogatorie internazionali. I legali però hanno successivamente rinunciato a sollevare eccezioni e il processo è potuto andare avanti regolarmente.8 maggio 2002 – LE POLEMICHE SUL PROCURATORE DI NAPOLI AGOSTINO CORDOVA
"La Gazzetta di Parma"
Il procuratore piaceva al centrosinistra, ora lo difende la destra. Adesso punta a Roma Caso-Cordova, il "mastino" nella bufera
DALLA REDAZIONE ROMANA
ROMA - "Il mastino": così, da sempre, viene chiamato il procuratore di Napoli Agostino Cordova; per i suoi modi spicci, per l'aspetto fisico. E' da credere che se ne compiaccia, come un ambito riconoscimento, una medaglia. Aspro, taciturno, l'immancabile toscano tra i denti. In realtà anche se molti hanno cercato di tirargli la giacchetta, ha dimostrato in tutti questi anni di essere piuttosto lui quello capace di saper fare di necessità, virtù.
All'inizio, negli anni Settanta, era un beniamino della pubblicistica progressista e di molti leader della sinistra. Ora gli stessi concetti, quasi le stesse parole si ritrovano nelle dichiarazioni degli esponenti del centrodestra; mentre da sinistra lo si combatte. "Magistratura Democratica", la corrente più a sinistra dell'Anm aveva salutato con favore la sua nomina a procuratore di Napoli. Ora lo osteggia apertamente, e molti pm napoletani non esitano ad apporre la loro firma in documenti poi inviati al Csm, sollecitando una rimozione e sostituzione.
Calabrese della provincia di Reggio, Cordova comincia a diventare un personaggio noto alle cronache giornalistiche quando, negli anni Settanta, conduce una delle inchieste più importanti sulla 'ndrangheta, la mafia calabrese. In quegli anni è Giudice Istruttore, e riesce a fiaccare una potente cosca emergente, quella che fa capo ai De Stefano. Poi diventa procuratore di Palmi, che ha competenza anche sulla piana di Gioia Tauro. Sono gli anni di clamorose inchieste: il sequestro dei terreni dove l'Enel vuole costruire una centrale a carbone (sospette infiltrazioni mafiose); e soprattutto l'inchiesta più controversa e discussa: quella sui "poteri occulti", e specificatamente la Massoneria, sospettata di collusioni con mafia e altre organizzazioni criminali. Un'inchiesta che dura anni, Cordova e i suoi sostituti sequestrano e raccolgono migliaia di documenti in tutta Italia; si arriva all'irruzione, a poche ore dal voto, nelle sedi di Forza Italia per farsi consegnare gli elenchi degli iscritti. L'attenzione di Cordova non è concentrata solo sul capo della P2 Licio Gelli; fa sequestrare gli elenchi degli iscritti a tutte le logge massoniche di palazzo Giustiniani; una gigantesca montagna che non partorisce neppure il proverbiale topolino: tutto viene archiviato.
Ma la fama di duro, di "mastino" appunto, ormai si è consolidata. Cordova chiede di poter guidare la procura di Napoli: una procura a pezzi, devastata da inconcludenti inchieste sulle cosche della camorra. La luna di miele a Napoli, però, dura poco. è una procura difficile, dilaniata da mille gelosie e sospetti; come un ariete, Cordova poi non esita a promuovere inchieste che fanno rumore, ma procurano inimicizie e antipatie: come quella contro l'allora sindaco della città Antonio Bassolino, per le chiamate dal cellulare del comune ai giornalisti; o quella, molto più spinosa, sui rapporti tra clan della camorra e cooperative. Molto rumore, ma in quanto ai risultati, nulla di consistente.
La procura di Napoli comincia ad andare stretta al "mastino". Crescono i malumori dei sostituti, che apertamente lo contestano. Gli uffici giudiziari sono al collasso: non ci sono solo i 700 camorristi che secondo Cordova sarebbero lasciati liberi perchè a suo dire i Gip non firmano gli ordini cautelari. Ci sono 16mila vecchi fascicoli che marciscono negli archivi della procura, e altri 680 provengono dalla soppressa pretural resto è storia di questi ultimi giorni.
Gualtiero Vecellio9 maggio 2002 – APPELLO ALLA RAI PER RITRASMETTERE ‘LA NOTTE DELLA REPUBBLICA’
"L' Unione Sarda"
Alla Rai: "Ritrasmettetela" Appello per l'inchiesta "La notte della Repubblica"
Don Luigi Ciotti e Rita Borsellino sono i primi firmatari di un appello ai vertici Rai perché sia ritrasmesso, "magari nell'ambito di Rai Educational, o in orari meno penalizzanti", il programma di Sergio Zavoli "La notte della Repubblica", "un'inchiesta di grande profilo civile e culturale". L'iniziativa è stata presa dopo "i nuovi, barbari omicidi di stampo terroristico" come quello di Biagi. L'appello è firmato anche da Olga D'Antona, Rita Levi Montalcini, Mariapia Fanfani, Ermanno Olmi, Franco Zeffirelli, Vittorio Foa, Giano Accame, Pietro Scoppola, Folco Quilici, Mario Morcellini, Giovanni Bollea, Pasquale Squitieri, Lucio Villari, Francesco Rosi, Cecilia Gatto Trocchi, Gillo Pontecorvo, Dario Antiseri, Giuseppe De Rita, Paolo e Vittorio Taviani.9 maggio 2002 - BERLUSCONI: UN PROFILO DI PANSA
"L' Espresso" online
Berlusconi
Condannato a governare
Prima palazzinaro. Poi imprenditore televisivo nell'era craxiana. Infine politico spericolato, capace di sdoganare i fascisti e insediarsi a palazzo Chigi. Biografia di un italiano vero
di Giampaolo Pansa
Nevischiava a Milano, la sera di lunedì 21 novembre 1977. Poi il nevischio s'inspessì in una neve a fiocchi. Tanta neve. E smog. E all'improvviso banchi di nebbia, bucati a stento dai fanali dei tram. La chiesa di Santa Maria delle Grazie era circondata dai carabinieri dell'antiterrorismo. A difesa di Amintore Fanfani che, alle 19 in punto, avrebbe commemorato Giorgio La Pira, parlando, naturalmente, anche dei comunisti. L'avviso era stato lanciato in mattinata dal suo butirosso addetto stampa, Giampaolo Cresci: "Il professore parlerà per allusioni e per immagini, ma risulterà chiaro. Perché La Pira è stato il primo a porsi il problema del rapporto con il Pci".
Così eravamo in tanti a premere sull'ingresso delle Grazie: avevamo fretta di scrivere il pezzo e volevamo incontrare subito Fanfani. Ma Cresci resisteva, rotolando da un cronista all'altro, soffice e un po' bizzoso: "Dopo parlerete col Professore, dopo! Adesso ha una visita importante!". Eccolo il visitatore, sbarcato da una berlina coperta di neve: un tal Silvio Berlusconi, noto ma non troppo, costruttore di immobili, presidente della Edilnord Progetti e padrone di un'emittente tivù, Telemilano. Un signore piccoletto, di quarantun'anni, azzimato, cerimonioso, ma anche straripante di grinta, pronto all'assalto e alla replica.
Gli avevo dedicato qualche riga in "Comprati e venduti", un mio libro sul potere e i giornali, uscito in quel mese. Berlusconi se l'era guadagnata per aver comprato il 12 per cento del "Giornale" di Indro Montanelli. Ma quella citazione non l'aveva apprezzata per nulla. Fu lui a dirmelo, nella sacrestia delle Grazie dove mi ero intrufolato. Siccome non mi toglievo dai piedi, Cresci si vide costretto a presentarmi. E la futura Sua Emittenza, benché fremesse d'incontrare Fanfani, mi riservò qualche istante, ringhiando tutto d'un fiato: "A pagina 311 lei mi ha dato del neo palazzinaro. Ma si sbaglia. Il palazzinaro è soltanto uno che approfitta della fame di case. Noi siamo tutt'altra cosa! Noi costruiamo quartieri modello, dove trionfa l'ecologia e la gente vive nel verde!". E subito dopo sparì, verso l'incontro con il Professore.
A riprova della distrazione di noi cronisti politici di quel tempo, nessuno scrisse dell'irruzione del Cavaliere alle Grazie. Né si domandò il perché di quella visita lampo, segnata da tanta bramosa intensità. Berlusconi voleva essere benedetto, politicamente s'intende? Cercava riconoscimenti altolocati? E come l'aveva accolto quel bruscone di Fanfani? Del resto, nel 1977 chi era il padrone di Telemilano? Un Signor Nessuno no di certo. Però nemmeno il gigante di oggi. E, soprattutto, non costituiva ancora un problema.
Eppure, se ripenso a quell'incontro per caso, il ricordo mi colpisce sempre, come la prima, fulminea sequenza di un film. Un film che dura, ormai, da un quarto di secolo. E che bisogna rivedere per sommi capi, se vogliamo aver sott'occhio le tante vite di Silvio B. E comprendere il senso di questo primo anno del suo governo imperiale e, soprattutto, degli anni che verranno.
Fate attenzione al personaggio che introduce Silvio da Fanfani. Di Giampaolino Cresci, il pesce pilota del Professore, credevamo di sapere tutto, vizi privati e pubbliche virtù. Che errore! Dovevamo ancora scoprire che era uno dei pezzi forti della Loggia P2 di Licio Gelli. Giampaolino venerava il venerabile. Lo chiamava nientemeno che Mozart. All'occasione, reclutava gli allievi muratori. Berlusconi no. Lui entra nella P2 per un'altra strada, presentato a Gelli da Roberto Gervaso. E s'iscrive alla loggia segreta poco tempo dopo la serata alle Grazie, nei primi mesi del 1978.
Storia vecchia, dirà qualcuno. Certo, ma sempre utile per avvistare una delle ragioni primarie dell'ascesa del Cavaliere verso il trono odierno: l'aiuto di personaggi che avrebbero potuto farne a meno, ma che non hanno saputo o voluto negarglielo. "Alla P2 non ho mai chiesto favori e non ne ho mai ricevuti", sosterrà poi Silvio B. La pensa diverso la relazione Anselmi: grazie alla P2, anche il Cavaliere trova "appoggi e finanziamenti al di là di ogni merito creditizio". Ma è un'acqua che passa sotto il ponte del Berlusca senza far danni. Quando scoppia il bubbone della P2, il 20 maggio 1981, cadono un bel po' di teste, però non la sua.
In quel tempo, Silvio B. è già un piccolo padrone dell'etere. Telemilano, ribattezzata Canale 5, trasmette dal 30 settembre 1980. Lo slogan che rimbomba ogni giorno, ogni ora, recita: "Corri a casa in tutta fretta / c'è il Biscione che ti aspetta!". Nel 1982, la grande biscia si mangia Italia 1, comprata da Edilio Rusconi. E nel 1984 è la volta di Rete 4, ceduta dalla Mondadori che non sa gestirla e rischia di crollare sotto il suo peso. Adesso il Cavaliere è pronto all'attacco del primato della Rai. E lo fa con un'energia che sorprende soltanto chi non ricorda quando una volta ha detto di sé: "Vorrei essere paragonato a un cane bulldog. Un giorno un bulldog si attaccò alla gola di un toro. E non mollò la presa finché il toro non cadde a terra dissanguato".
All'assalto concorre una squadra di vip dell'informazione italiana, che Silvio B. ribattezza subito "la nazionale del giornalismo". Sono firme e facce celebri, alle quali non fa ombra l'affare P2. Qualcuno di loro, anni dopo, sarà folgorato sulla via dell'anti-berlusconismo più rabbioso. Ma c'è una star che rifiuta la maglia del Biscione: è Enzo Biagi. Un giorno, alla Domenica sportiva, gli domandano come si senta davanti alla nazionale messa su dal Berlusca. Lui replica, sornione: "Come un dentista nordcoreano". Ossia come il dottor Pak-Dooik, che nei mondiali di calcio del 1966 in Inghilterra aveva eliminato con il suo goal l'Italia di Edmondo Fabbri.
I campioni di Silvio cominciano a giocare nella stagione 1983-1984. E subito mostrano un po' di affanno. Bravissimi nello scrivere per la carta stampata, lo sono assai di meno nel parlare e mostrare la faccia alla tivù. Risultano anche un po' lontani dal tipo umano che il Cavaliere vorrebbe per il suo telegiornale: "Il mio giornalista ideale è un misto tra Franco Nero e Alain Delon". Ma il credito che, comunque, arriva al Biscione è alto: ecco la vera tivù libera, dove gli spiriti liberi dicono liberamente le loro opinioni.
Più rude nel giudizio è l'alleato numero uno del Cavaliere: Bettino Craxi. All'ombra del garofano, si snoda un'altra delle vite berlusconiane. Il leader del Psi è l'amico, il compagno, il fratello, qualcuno insinua anche il socio, che spiana a Silvio B. un altro, decisivo tratto di strada. Il 4 agosto 1983, Craxi vara il suo primo governo. Poco più di un anno dopo, il 16 ottobre 1984, un trio di pretori oscura le tre reti del Biscione. Con un decreto, Bettino le fa subito riaccendere. E lo stesso farà nel 1986.
Insomma, come dice oggi lo spot di un vermut famoso: no Craxi? no Berlusca! Senza Craxi, niente impero tivù di Sua Emittenza. L'assistenza di Bettino è costante, puntigliosa, senza remore. Può capitare che convochi a palazzo Chigi un giornalista per dirgli: Silvio ti vuole assumere nelle sue tivù, vacci di corsa! L' "Avanti!" è il foglio più berlusconiano. Dopo il primo decreto che riaccende il Biscione, il quotidiano del Psi saluta l'evento con un fondo di Paolo Pillitteri che ha un titolo da rivoluzione dell'Ottantanove: "Ora i cittadini sono davvero liberi e uguali davanti al teleschermo". E il giorno che a Parigi parte "La Cinq" berlusconiana, l'"Avanti!" sforna in un solo numero (21 febbraio 1986), ben cinque titoli. Il più strillato? "Ecco a voi la televisione made in Italia, la migliore del mondo".
Sull'amico Silvio, Craxi ha un giudizio quasi amoroso, ma con un cicinino di guardinga cautela. Il 31 maggio 1988, nel suo ufficio di via del Corso, mi spiega, torrenziale: "State sbagliando tutto sul suo conto. A cominciare dal fatto che lo dipingete come socialista. Silvio non è socialista, è soltanto un mio vecchio amico. E poi, amico... Sì, oggi è mio amico. Ma domani? Domani magari arriva suo figlio e si mette al servizio della Dc! Lui è costretto in una posizione molto delicata: non ha certezze e dunque dev'essere amico di tutti!".
Quattro anni dopo, questi tutti, ossia il sistema dei partiti, stanno nell'anticamera del boia. Siamo a Mani pulite, e Tangentopoli rischia di diventare la città dei morti. Comincia qui un'altra delle vite di Silvio B. Ed è lecita una domanda che può apparire pazza: senza Mani pulite, ci sarebbe stato il Berlusconi strapotente di oggi? In realtà, tra le macerie di un mondo che crolla, è lui a scoprire la strategia più efficace per se stesso e per il suo impero: non chiudersi in difesa, bensì andare all'attacco.
Siamo alla fine del 1993. L'attacco consiste nell'offrire ai milioni di orfani della Dc e del Psi un nuovo leader, Silvio Berlusconi e un nuovo scudo politico, Forza Italia. In più, il Cavaliere compie un gesto quasi sacrilego per l'epoca: sdogana Gianfranco Fini e il suo partito post-fascista. È un blitz stupefacente, che la sinistra sottovaluta o non sa fermare. Tre mesi dopo, il 27 marzo 1994, Silvio B. vince le elezioni e s'insedia a Palazzo Chigi. Alla faccia della gioiosa macchina da guerra guidata da un sorpassato Achille Occhetto.
Questo primo round dura soltanto sette mesi. Il 22 dicembre 1994, il governo forzista getta la spugna. Seguono sei anni e mezzo di purgatorio, con l'Ulivo che non muove una foglia per limitare lo strapotere berlusconiano, inerte ma intatto. Ancora una volta, quasi tutto congiura a favore della rivincita di Silvio B. che arriva, puntuale, il 13 maggio 2001. Oggi siamo qui a meditare sul primo anniversario. E mentre il mondo cambia e le sinistre piangono rosso in mezza Europa, ci balocchiamo con vani quesiti: è un regime o non lo è?, Silvio B. è come Perón o come Mussolini? Talvolta mi vien da pensare che il Cavaliere sia come l'Italia. E che la sua sia l'autobiografia di questa nazione.10 maggio 2002 - P2: POLEMICA TRA GASPARRI E SELVA
"Il Corriere della sera"
Gelli e la P2, scontro in An tra presidente della commissione Esteri e ministro delle Comunicazioni
Selva: le accuse di Gasparri? Infamie da lavare col sangue
Duello a distanza dopo l'intervista a "Sette" Il ministro: la mia era solo una battuta benevola, come a volte ne fa lui, accetti le scuse
MILANO - Con Dario Fo, e con tutti quelli che in passato lo avevano accusato di essere un "piduista", è riuscito a togliersi delle belle soddisfazioni in tribunale. E perfino a guadagnare qualche soldo. Con Gasparri, questa volta, non sarà così: "Non mi muoverò per farmi ricco a spese sue, non ne vale la pena". Ma è solo calma apparente. Gustavo Selva, presidente della commissione Esteri della Camera, non ha affatto gradito i riferimenti alla sua presunta appartenenza alla loggia massonica di Licio Gelli che il ministro delle Comunicazioni ha fatto ieri in un'intervista pubblicata su Sette , il magazine del Corriere della Sera , "Ha detto cose di cui si pentirà - sottolinea l'onorevole di An -, infamie che andranno lavate col sangue". Gasparri aveva sottolineato come l'allontanamento di Selva dalla Rai, negli anni '80, fu legato anche all'accusa di appartenere alla P2. "Dicono tutti che non c'entravano. Pensi che tristezza il povero Gelli. Con chi le faceva le riunioni? Da solo?". "Ma quelle - ribatte Selva - erano accuse infondate, che il Pci e la sinistra Dc utilizzarono per estromettermi dalla direzione del Gr2. Mi cacciarono dalla Rai perché ero scomodo: davo voce a tutti, anche alla maggioranza silenziosa che oggi esprime questo governo. Che un mio amico di partito tiri fuori ancora quella storia indicandomi al pubblico disprezzo, proprio non lo posso accettare".
Gasparri ha precisato ieri che la sua è stata solo una battuta "benevola": "Selva accetti le mie scuse - ha detto - e lavi nel sangue le infamie vere, non le battute come quelle che lui ha spesso fatto sui dirigenti di An". I quali, si legge sempre nell'intervista, hanno "preso per buone le sue dichiarazioni sulla P2. Si accontenti di questo e non rompa le scatole".
"A me queste non sembrano battute benevole - chiosa ancora Selva -. Gasparri ha scelto di indicare me come persona non gradita dentro An. Ma non capisce che io Fisichella, Fiori, Ramponi e Armani abbiamo dato un valore aggiunto alla destra italiana. Abbiamo contribuito a farla uscire dal ghetto e a farla passare dal 5 al 15 per cento dei voti. Questo è stato maldigerito da chi su questo valore aggiunto siede con grande gioia, pensando di saper governare un ministero con interviste a go go".
Alessandro Sala"Il Resto del Carlino"
Lite in An, Selva a Gasparri:
laverò nel sangue le tue offese ROMA - "Ma avete letto le infamie che Gasparri ha detto contro di me?". Gustavo Selva (nella foto) chiama uno a uno i giornalisti che gli capitano sotto tiro alla buvette di Montecitorio: "Sappiate che evidentemente Gasparri non conosce Gustavo Selva. Ha detto cose di cui si pentirà, che andranno lavate col sangue". L'ira del parlamentare di An trae origine dall'intervista a Gasparri pubblicata ieri su "Sette", in cui il ministro indica in Selva, "per i suoi giudizi spietati", un collega di partito che non gli piace. "Poveretto. Fu mandato via dalla Rai", mitiga l'intervistatore. "Anche per la storia della P2", sottolinea Gasparri, che non demorde neppure quando gli viene ricordato che Selva ha negato quella appartenenza. "Probabilmente - risponde Gasparri - aveva ragione. Dicono tutti che non c'entravano. Pensi che tristezza il povero Gelli. Con chi faceva le riunioni della P2? Da solo?". E poi rincara: "Noi abbiamo preso per buone le sue dichiarazioni sulla P2. Si accontenti di questo e non ci rompa le scatole". Lo stesso Gasparri ieri ha gettato acqua sul fuoco: "Selva accetti le mie scuse. Credevo che fosse più spiritoso. Lavi nel sangue le infamie vere e non le battute".10 maggio 2002 - DIARI DI TAVIANI: IL CORRIERE DELLA SERA
"Il Corriere della sera"
ARCHIVI Esce "Politica a memoria d'uomo" il diario al quale l'ex ministro dell'Interno ha lavorato fino agli ultimi giorni
Sogno, il Pci, le stragi: l'altra verità di Taviani
"Il progetto di golpe c'era. Perché tacemmo sui finanziamenti da Mosca"
E "un ministro non deve mai dire "Non ricordo": deve sempre ricordare qualcosa". Lo scrive Paolo Emilio Taviani in una pagina di Politica a memoria d'uomo , il libro molto atteso cui lavorava al momento della morte, ormai quasi un anno fa, in uscita oggi dal Mulino. Il precetto per il buon ministro, in verità, Taviani lo interpretò in ripetute e delicate occasioni - commissioni parlamentari, ad esempio - nel senso di aggirare abilmente domande imbarazzanti rimandando le risposte al futuro, appunto all'uscita postuma delle sue memorie. Uomo degli americani o sponda sicura per i comunisti dentro la Dc? Il politico che vide un vero pericolo eversivo solo nello stragismo di destra oppure uno dei promotori, nel corso del tempo, di reti segrete come Gladio e filiazioni varie?... È una figura chiave della storia repubblicana, Taviani, comandante partigiano nelle formazioni cattoliche, tra i fondatori della Dc, poi per 24 anni al governo, a lungo titolare di dicasteri chiave come Interni, Finanze, Difesa. Senza un preciso percorso cronologico, il volume affronta vicende ancora scottanti con resoconti di primissima mano, ricostruzioni inedite, versioni fondate su rapporti riservati. E senza troppe cautele diplomatiche. Come quando parla del periodo delle stragi e del terrorismo, vissuto in primissima linea dal ministero dell'Interno: "La responsabilità della strage di Milano è interamente dell'estrema destra e, in particolare, di Ordine Nuovo: uomini tecnicamente seri, collegati con settori deviati dei servizi segreti". Con una precisazione: "A mio parere, occorre fissare un punto: la bomba di Milano non avrebbe dovuto provocare morti... Da Fiumicino stava per partire, la sera del 12 dicembre 1969, l'avvocato Fusco, defunto negli anni '80... Suo compito era recare il contrordine sugli attentati previsti a Milano". Qui, Taviani affrontò contrasti duri: "La "strategia degli opposti estremismi" sbagliava, perché poneva sullo stesso piano da un lato le efferate azioni delle Br incapaci di generare una svolta dittatoriale di sinistra e, dall'altro, la galassia dell'estrema destra che - al contrario - rischiava realmente di portare a una svolta autoritaria". Netti anche i giudizi sull'"album di famiglia" del terrorismo rosso - "I dubbi che si riferiscono a interferenze Cia o Mossad sono a mio parere frutto di mera fantasia. C'è invece effettivamente una zona d'ombra: i legami fra i brigatisti e i superstiti secchiani, sparsi qua e là in Italia" scrive Taviani, parlando del caso Moro - e su Edgardo Sogno. "Nell'agosto del 1974 - si legge nel libro - arrivò sul mio tavolo al ministero dell'Interno un'informazione che raccontava di una presunta cospirazione per instaurare il regime presidenziale in Italia. Faceva, fra gli altri, i nomi di Pacciardi, Brosio, Sogno e Palumbo, comandante della Divisione Carabinieri Pastrengo. La rinviai al capo della Polizia con scritto "Indagare". Suppongo che l'informazione sia così giunta alla magistratura di Torino... Il pm convocò Sogno. E Sogno si rese latitante... Dalle confessioni postume di Sogno risulta oggi che le intenzioni di golpe sussistevano. Dai fatti risulta che il golpe abortì. Perché abortì? Innanzitutto perché il ministro della Difesa Andreotti trasferì alcuni generali che avevano aderito ai progetti di Sogno. In secondo luogo perché tutti coloro che avevano dato assenso o adesione a Sogno erano dei capi. Mancavano i subalterni, i sottufficiali, le truppe. Subalterni, sottufficiali, truppe erano invece a disposizione degli esaltati che dirigevano Ordine Nuovo. La terza ragione del fallimento dei progetti di Sogno è che non si collegò con Ordine Nuovo... Non riuscì o non volle? Forse non volle, perché quelli di Ordine Nuovo, dopo il decreto di scioglimento del novembre 1973, si erano dati alle tragiche follie degli attentati ai treni".
Spunti e rivelazioni abbondano nel volume. Merita attenzione, ad esempio, la certificazione tavianea alla discussa teoria del "doppio stato". Solo che non combacia con l'interpretazione "di sinistra" sul regime di legalità parallela alimentato dalla Dc con Gladio e manovre dei servizi segreti in funzione anticomunista. In "Politica a memoria d'uomo" c'è l'attestazione di una sorta di condizione extra lege garantita al Pci, ad esempio sui finanziamenti dall'Urss: "Abbiamo sempre detto che il Pci è pagato da Mosca. Ma dare pubblicità alle carte di quel finanziamento comporterebbe necessariamente mettere al bando il Pci. Dunque guerra civile". Attese e curiosità sull'opera non hanno riguardato solo storici e politici. Alla morte di Taviani, la magistratura di Brescia spedì i carabinieri ad acquisire copia di queste carte. Ci fu qualche disguido, qualche rimpallo fra la famiglia Taviani e gli editori del Mulino, passarono alcuni giorni prima che l'operazione venisse portata a termine. In più, sono circolate voci che hanno aggiunto un tocco finale di mistero alla pubblicazione. Intanto, riguardo i "diari" in sé. Non sono, va detto per sciogliere qualche equivoco, il libro che esce ora. Questo è la rielaborazione di appunti, note, promemoria, resoconti e carteggi che Taviani a lungo, anche se non con assoluta costanza, aveva conservato e archiviato. Dove si trovi attualmente il materiale originale non è chiaro.
Enrico Mannucci10 maggio 2002 - CALVI; DISSEQUESTRATO FILM "I BANCHIERI DI DIO"
ANSA:
Il film "I banchieri di Dio', dedicato alla vicenda di Roberto Calvi non offende la reputazione dell'uomo di affari Flavio Carboni. Lo ha stabilito il Tribunale civile di Roma che ha dissequestrato la pellicola. Il giudice ha accolto le argomentazioni dei produttori del film che avevano presentato un reclamo contro una precedente ordinanza che aveva disposto il blocco della pellicola in via provvisoria in seguito ad un ricorso presentato da Flavio Carboni, indagato per l'omicidio del l'ex presidente del Banco Ambrosiano, vincolandolo, tuttavia, al versamento di una cauzione (mai depositata) di un milione e mezzo di euro da parte dell'uomo d'affari. Flavio Carboni e' stato condannato a pagare, per le spese di giudizio sostenute, cinquemila euro a ciascuna delle societa' produttrici il film, "Sistina Cinematografica" e "Metropolis Film", 1500 euro alla "Gruppo Minerva International". Il 26 marzo scorso, l' uomo di affari aveva ottenuto dal giudice Marzia Cruciani il blocco del film sulla base del principio che i contenuti della pellicola erano tali da attribuirgli (quando ancora non esiste un giudicato sulla vicenda) una responsabilita' sulla tragica fine di Calvi, trovato impiccato nel 1982 sotto il ponte dei "Frati Neri", a Londra. La pellicola, in realta', ha continuato ad essere proiettata nelle sale cinematografiche poiche' l' uomo d' affari non ha mai versato il milione e mezzo di euro della cauzione. Nel frattempo le societa' produttrici (tra queste anche la "Columbia Tristar Italia), tramite gli avvocati Nicola Rocchetti, Giovanna Corrias e Bruno Taverniti, avevano proposto reclamo per sollecitare la revoca del provvedimento del 26 marzo e il collegio della prima sezione del tribunale, presieduto da Alberto Bucci, ha accolto le loro argomentazioni. Nell' ordinanza, di 11 pagine, si riconosce l' esercizio del diritto di critica da parte di autori e produttori e si sottolinea che "l' intero filmato, sin dal 'cartello' esplicativo di esordio, si richiama letteralmente al contenuto di atti e documenti sinora emessi dall' autorita' giudiziaria in ordine al procedimento penale per l' omicidio di Roberto Calvi". "Il film 'I banchieri di Dio' - e' detto nell' ordinanza - ricalca in maniera addirittura pedissequa il (dettagliatissimo) contenuto dell' ordinanza di custodia cautelare emessa l' 8 aprile '97 nei confronti di Flavio Carboni (e di Pippo Calo' ndr), revocata dal tribunale del riesame il 3 dicembre successivo per ritenuta insussistenza di esigenze cautelari, ma pienamente confermata in punto di sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza dell' indagato". "Tale quadro indiziario - rilevano i giudici - costituisce al momento la 'verita" cui l' autore del film-inchiesta sulla morte di Calvi deve fare riferimento, non essendo stato emesso alcun altro provvedimento di segno contrario che valga a smentire o, in ogni caso, a far ritenere superato il contenuto dei predetti provvedimenti cautelari".
"Questa sentenza rappresenta una delle rare occasioni in cui mi sento orgoglioso di essere italiano", cosi' il regista Giuseppe Ferrara commenta la decisione dei giudici relativa al suo film 'I banchieri di Dio'. "Siccome ero profondamente convinto, anche per la consulenza di giuristi di grande valore, di aver rispettato rigorosamente il diritto di cronaca, e quindi di non aver offeso l' onore di nessuno e di aver solo affermato la verita' - ha spiegato Ferrara - confesso che, nel ricevere la notizia della sentenza liberatoria, ho pensato: vuoi vedere che l' Italia puo' a volte avvicinarsi al mondo di 'Miracolo a Milano' dove buon giorno vuol dire veramente buon giorno? Dove chi tenta di indagare con anni di indagini rigorose i misteri sui grandi delitti non viene punito e represso?".13 maggio 2002 - SEGNALAZIONI NUOVI LIBRI
Sono usciti in libreria alcuni nuovi libri che si occupano degli argomenti oggetto del nostro sito:
"Segreto di Stato" di Gianni Flamini e Claudio Nunziata, edito da Editori Riuniti, 192 pagine, 10 euro. Nella controcopertina, il libro annuncia che "Il segreto di Stato spesso e' stato usato come paravento agli scandali e agli irriferibili intrighi dei governi e dei servizi segreti. Perciò possiamo leggere la storia del segreto di Stato anche come la storia di quell' arroganza che ha limitato la realizzazione dei principi della democrazia parlamentare e dello Stato di diritto. La ricostruzione di episodi noti e meno noti, nei quali l' accertamento della verita' si e' scontrato con l' opposizione del segreto di Stato, si inserisce in un inquadramento giuridico della materia, compresa la sua evoluzione nel tempo". In appendice un breve compendio di sentenze, leggi e progetti di legge.
"La disinformazione in Commissione stragi", di Fabrizio Cicchitto, Gianluigi Da Rold e Francesco Gironda, edito da Bietti, 492 pagine, 19 euro. La casa editrice presenta il libro come "una straordinaria denuncia all'opinione pubblica del "grande inganno" che è stato realizzato attraverso l'impressionante attività di disinformazione sviluppata dei Commissari del PCI , nella ricostruzione della storia d'Italia in Commissione Stragi . Durante gli anni della presidenza Gualtieri e fino alla clamorosa rottura del Presidente Pellegrino che ,con il suo libro "Segreto di Stato", ha recentemente preso le distanze dalla "vulgata" comunista -diessina. Si è tentato di accreditare presso l'opinione pubblica Italiana una falsa memoria collettiva in cui i comunisti italiani sono stati per cinquanta anni i veri campioni della democrazia e i partiti democratici occidentali i nemici della libertà e dell'indipendenza nazionale. · Un libro durissimo che analizza e mette a confronto tutti gli interventi e i documenti dell'attuale dibattito sulla storia della Repubblica . Una ricostruzione che valuta ,senza sconti, le responsabilità personali e collettive di chi ,nelle varie funzioni ricoperte, ha consentito che una così grave ferita alla verità storica venisse inferta".
Il libro contiene tra l' altro il testo delle relazioni di Forza Italia ("Il terrorismo e le stragi impunite in Italia")e dei Ds ("Stragi e terrorismo in Italia dal dopoguerra al 1974") in commissione stragi e la sentenza di assoluzione di Fulvio Martini, Paolo Inzerilli e Gianantonio Invernizzi per la vicenda di Gladio.
"Riina mi fece i nomi di..." di Salvatore Cancemi, a cura di Giorgio Bongiovanni, direttore di "Antimafia duemila", edito da Massari editore, 208 pagine, 12 euro. Il libro contiene una lunga intervista con il pentito Salvatore Cancemi e il testo delle dichiarazioni da lui rese in vari dibattimenti.15 maggio 2002 - ARCHIVIATA INCHIESTA 'SISTEMI CRIMINALI'
"La Gazzetta del Sud"
Palermo, archiviati "sistemi criminali"
PALERMO - Archiviata l'inchiesta della Procura di Palermo sui "sistemi criminali" dal gip Bruno Fasciana, che ha accolto la richiesta della stessa Procura, avanzata il 10 giugno dello scorso anno. L'indagine era relativa ad un presunto accordo tra mafia, massoneria e ambienti dell'eversione nera per organizzare, tra il 1991 e il 1993, il periodo delle stragi mafiose, un golpe che avrebbe dovuto dividere l' Italia in tre, con il Sud designato a dominio esclusivo di Cosa Nostra. Erano stati gli stessi Pm, peraltro a chiedere l'archiviazione perché, pur ritenendosi convinti della bontà della pista imboccata, il poco tempo a disposizione non avrebbe consentito loro di ottenere "prove certe" nei confronti dei 14 indagati: Licio Gelli, Stefano Menicacci, Stefano Delle Chiaie, Rosario Cattafi, Filippo Battaglia, Totò Rima, Giuseppe e Filippo Graviano, Nitto Santapaola, Aldo Ercolano, Eugenio Galea, Giovanni Di Stefano, Paolo Romeo e Giuseppe Mandalari. Per gli inquirenti, comunque, in quel periodo Cosa Nostra "voleva farsi Stato" e avrebbe tentato di dar luogo ad "un golpe separatista". A pronunciarsi per il golpe sarebbero stati i capimafia Totò Rima, Bernardo Provenzano, Francesco Madonia e Nitto Santapaola che nel '91 avrebbero dato il via ad una "strategia della tensione" (omicidio di Salvo Lima, stragi di Capaci e via D'Amelio, gli attentati a Roma, Firenze e Milano), che sarebbe poi stata affiancata da un piano, proposto da Licio Gelli, Gran Maestro venerabile della loggia massonica coperta P2 e protagonista delle cronache politico-giudiziarie della seconda metà degli anni '70, Stefano Delle Chiaie, detto "il caccola", e Stefano Menicacci, animatori di formazioni para-fasciste dell'estrema destra derivate dal movimento Ordine Nuovo. Il piano di Gelli e degli estremisti di destra, secondo Gozzo, Ingroia e Scarpinato, avrebbe previsto un nuovo "progetto politico": la creazione di un movimento meridionalista e la nascita delle Leghe meridionali. Il progetto, però, alla fine del '93 si interruppe perché la mafia avrebbe sostituito i propri collegamenti con il mondo della politica e "furono dirottate tutte le risorse - hanno scritto i Pm - nel sostegno di una nuova formazione politica nazionale apparsa sulla scena". Il nome della "formazione politica nazionale apparsa sulla scena" non è stato indicato. Nel provvedimento di richiesta di archiviazione, il procuratore aggiunto Roberto Scarpinato e i sostituti Domenico Cozzo e Antonio Ingroia facevano riferimento anche ad un mandante occulto. Contro questa inchiesta insorse l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che venne espressamente a Palermo per incontrare il procuratore Grasso e affermò che nell'ambito dell'inchiesta "sistemi criminali" sarebbero state avviate indagini anche sul suo conto. La tesi dei pm sarebbe stata sostenuta anche dall'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, agli arresti domiciliari a Roma, secondo cui "è possibile che un autorevole esponente politico abbia potuto architettare quell'uccisione spettacolare (strage di Capaci), per bloccare l'elezione a presidente della Repubblica di Giulio Andreotti. Il primo tentativo, secondo Ciancimino, di impedire questa nomina al Quirinale, sarebbe stato fatto con l'uccisione di Salvo Lima. Dall'inchiesta "sistemi criminali", comunque, è stata stralciata la parte inerente la "trattativa" fra Cosa Nostra e pezzi delle istituzioni, in relazione al famoso "papello": ovvero l'elenco di richieste fatte da Riina, attraverso Ciancimino, agli ufficiali del Ros dei carabinieri Mario Mori e Giuseppe De Donno. (m.c.)17 maggio 2002 - DAGOSPIA SU GELLI
"Dagospia"
...
2 - Mercoledì 15 maggio all'aristo-capitolino ristorante Harry's Bar verso le 9 di sera si sono materializzati intorno a un tavolo della Vip Lounge uno che assomigliava a Licio Gelli, un altro ospite conforme alla silhouette di Enrico Manca e infine un sosia di Claudio Velardi. Un miraggio o un abbaglio?
3 - A proposito del grande Licio. Il neo-attivismo romano di Gelli, che ha il suo quartier generale all'Hotel Ambasciatori, è carrozzato da un Rolls Royce grigio-petrolio. Alla guida, il figlio o l'autista. Dimagrito, l'ex (?) Venerabile si è fatto crescere un bel pizzetto bianco-bianco.
...18 maggio 2002 - GELLI NON SI PRESENTA COME TESTIMONE
"La Nazione"
Gelli non testimonia
E salta la sfilata di Vip AREZZO - Doveva comparire in aula come testimone in difesa dei figli. Ma Licio Gelli, ex capo della Loggia P2 non si è presentato al processo per la sua fuga: una scelta del collegio difensivo che ha rinunciato a chiamare altri testimoni eccellenti, tra i quali l'ex presidente del Senato Mancino, i parlamentari Napolitano e Andreotti, l'ex capo della Polizia Masone, Sgarbi e Pannella. Processo aggiornato a fine giugno per la sentenza.19 maggio 2002 - FIERA LIBRO: PRESENTATO "MANI PULITE", LIBRO DI TRAVAGLIO-GOMEZ-BARBACETTO
ANSA:
Si intitola "Mani pulite. La vera storia" l'ultima fatica del giornalista Marco Travaglio, 720 pagine di storia dettagliata di dieci anni processuali dal '92 ad oggi, realizzata con i colleghi Piero Gomez e Gianni Barbacetto e presentata alla Fiera del Libro di Torino in una Sala Gialla gremitissima e con tanta gente seduta per terra. Il libro in realta' uscira' a giorni. Editori Riuniti (prima doveva essere Feltrinelli ma poi ci sono stati disaccordi) non ce l'ha fatta a portarlo a Torino. Anche questo lavoro, come gia' "L'odore dei soldi" e' destinato a far parlare. "Abbiamo lavorato duro alla ricerca della verita", ha detto Barbagetto. "Andate a comprarlo - ha detto Flores d'Arcais presentandolo - perche' sara' difficile che venga presentato da Vespa o da Santoro". "Non credete quando vi dicono che Mani Pulite non e' servita - ha detto Travaglio - ci sono stati ben 1300 processi e i magistrati stanno lavorando ancora con vigore". Non sono mancati attacchi diretti a Berlusconi. "Nel '99 i suoi avvocati chiesero di patteggiare la pena per un'accusa relativa ai 1.500 miliardi di fondi neri con tre mesi di reclusione convertibili in una pena pecuniaria di sette milioni, proposta che ovviamente i giudici non poterono accettare perche' incompatibile con i minimi di pena previsti dalla legge". Anche l'attuale governo e' nel mirino: "Ci sono a Roma - ha detto Travaglio - 90 inquisiti; se la polizia dovesse veramente pattugliare le zone a rischio forse dovrebbe andare in Parlamento dove un italiano su dieci e' indagato. Questi sono i nostri rappresentanti". "Altro che toghe rosse - ha incalzato Giancarlo Caselli - o blu o verdi, si tratta solo di toghe, di gente che lavora per creare giustizia. E poi cosa vuol dire giustizialismo che odora tanto di peronismo e roba del genere? Si tratta solo di un bombardamento mediatico per delegittimare una magistratura che sta facendo un lavoro difficilissimo. Combattere la corruzione e' ancora piu' difficile che combattere il terrorismo perche' si tratta di 'faccende di cui sarebbe meglio non parlare' e che in tutti i modi cercano di mettere a tacere, cercano di convincere la gente che queste sono vicende complesse da capire e dalle quali ci si puo' tranquillamente tenere lontani". "Ma non temete - dice Pier Camillo Davigo - questa magistratura ha dimostrato di saper tenere duro. Lottare contro la corruzione significa lottare contro l'arretratezza di un paese. Perche' non e' vero che la corruzione unge le ruote ma e' vero il contrario, mina il sistema economico, i diritti e i poteri democratici dei cittadini".20 maggio 2002 - "PROTOCOLLO SIGMA" DI LUDLUM
"La Nuova Sardegna"
BEST SELLER
Con "Sigma" Robert Ludlum
svela il volto nascosto del potere
Quella del "Grande complotto" è stata l'ossessione di Robert Ludlum, dalla quale non sfugge neanche l'ultima opera postuma di questo romanziere morto 15 mesi fa a 74 anni dopo una vita passata a smascherare, dalle pagine dei suoi libri, i poteri occulti che detongono le fila della politica mondiale.
E se si potesse parlare di testamento spirituale, sicuramente questo suo ultimo libro lo sarebbe: "Protocollo Sigma" (Rizzoli, 772 pagine. 20 euro) rappresenta infatti la summa del "Grande complotto". In oltre 700 pagine, Ludlum descrive la politica degli ultimi 50 anni, gestita (ma la parola migliore sarebbe manipolata) da una sorta di corporazione trasversale di industriali che, sei mesi prima della caduta di Berlino, si costituisce a Zurigo.
Trasversale perché al suo interno riunisce uomini di ogni nazionalità senza distinzione tra vincitori e vinti (nazisti) con l'obiettivo di dirigere i destini planetari: i governi si riducono così a marionette parlanti mosse da questa potentissima organizzazione ipersegreta.
Uomini come De Gaulle, Churchill, Eisenhower, Franco ed altri non sono che la maschera dietro cui si cela un potere immenso retto anzitutto dal business. A Sigma non sfugge neanche l'Italia: a lei si devono i' "Comitati civici", a lei "Gladio" e le Brigate Rosse (usate per spaventare i moderati attirati dalla sinistra).
Sigma rappresenta così la vera, e prima, globalizzazione, destinata a dirigere un'umanità imperfetta, vittima dei suoi istinti, litigiosa, infantile e soprattutto egoista. Talmente tanto imperfetta che non può che meritarsi Sigma.
Attenzione però, Ludlum è americano e "figlio della frontiera": in democrazia nessuno può pensare di truffare gli uomini e farla franca e ci sarà sempre qualcuno che si opporrà. Gli eroi di questa ultima battaglia - almeno quella di Ludlum - si chiamano Anna Navarro e Ben Hartmann e nei loro cognomi (uno ispanico, l'altro ebreo), non proprio anglosassoni, c'è una sorta di predestinazione. Saranno loro a portare alla luce questa gigantesca piovra che toglie il libero arbitrio al mondo, qualunque siano - come testimoniano le ultime pagine del libro - le scelte sbagliate o giuste che esso comporta. Un atto di fiducia tutto made in Usa23 maggio 2002 - BORSA CALVI: ASSOLTI CARBONI E LENA DA ACCUSA RICETTAZIONE
ANSA:
L' uomo d' affari Flavio Carboni e il pregiudicato romano Giulio Lena sono stati assolti oggi dalla seconda corte di appello di Roma dall' accusa di aver ricettato i documenti contenuti nella borsa di Roberto Calvi, il presidente del Banco Ambrosiano trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri, a Londra, nel 1982. I giudici hanno dichiarato per i due imputati l' insussistenza del fatto. In primo grado Carboni e Lena erano stati condannati rispettivamente a quattro anni e sei mesi e a due anni di reclusione, mentre era stato assolto monsignor Pavel Hnilica, il prelato che, secondo l' originaria ipotesi accusatoria, avrebbe accettato di entrare in possesso di alcuni documenti appartenuti a Calvi per non compromettere l' onore del Papa e del Vaticano. Il processo ha riguardato fatti risalenti, per l' accusa, al 1985. L' inchiesta giudiziaria era stata avviata l' anno successivo quando, nel corso di un programma televisivo, il giornalista Enzo Biagi mostro' la borsa di Calvi. A ricevere la valigetta, contenente anche passaporti e mazzi di chiavi, era stato l' allora deputato Giorgio Pisano. Nel corso delle indagini la procura di Roma contesto' a Carboni e Lena di aver ricettato i documenti ottenendo da monsignor Hnilica alcuni assegni in bianco. Carboni, che per la morte di Calvi e' indagato per omicidio insieme con Pippo Calo' e con il pentito Francesco Di Carlo, e Lena (in passato coinvolto in indagini riguardanti la Banda della Magliana) avevano sempre respinto le accuse. Soddisfatto della sentenza emessa oggi l' avvocato Renato Borzone, difensore di Carboni: "Per l' ennesima volta - ha detto - le accuse rivolte al mio assistito si sono rivelate infondate. Sin dall' inizio questo processo era apparso fondato sul nulla".24 maggio 2002 - RICICLAGGIO BORSA CALVI: SENTENZA SECONDO PROCESSO DI PRIMO GRADO
"La Nuova Sardegna"
Ribaltata in appello la sentenza di primo grado
Non ricettò la borsa di Calvi
Assolto Flavio Carboni
ROMA. Flavio Carboni non ha ricettato i documenti contenuti nella borsa di Roberto Calvi, il presidente del Banco Ambrosiano, trovato impiccato nel 1982 sotto il ponte dei Frati Neri, a Londra. L'uomo d'affari originario di Torralba, infatti, è stato assolto ieri dalla seconda corte d'appello di Roma perché il fatto non sussiste. Formula piena, quindi. Assoluzione anche per gli altri due imputati: il pregiudicato romano Giulio Lena, coinvolto nell'inchiesta sulla banda della Magliana, e un alto prelato del Vaticano, il vescovo cecoslovacco Pavel Hnlica.
I giudici hanno dichiarato per i due imputati l'insussistenza del fatto. Carboni e Lena erano stati condannati in primo grado rispettivamente a quattro anni e sei mesi e a due anni di reclusione, mentre era stato assolto monsignor Pavel Hnlica, il prelato che, secondo l'originaria ipotesi accusatoria della procura della Repubblica di Roma, avrebbe accettato di entrare in possesso di alcuni documenti appartenuti a Calvi, per non compromettere l'onore del Papa e del Vaticano. Il processo ha riguardato fatti risalenti al 1985. L'inchiesta giudiziaria era stata avviata l'anno successivo quando, nel corso di un programma televisivo, il giornalista Enzo Biagi aveva mostrato la borsa di Calvi. Secondo l'accusa, Carboni nell'agosto dell'84, "al fine di procurarsi un ingiusto profitto era entrato in possesso della borsa di Calvi e del suo contenuto consistente in effetti personali, documenti di altissimo valore e chiavi che consentivano l'accesso a luoghi che custodivano altro materiale di ingentissimo valore", provocando così "un danno patrimoniale agli eredi" del banchiere. Lena, dal canto suo, tra il maggio dell'85 e il febbraio dell'86, "a scopo di lucro, aveva finanziato Carboni nell'attività di recupero dei documenti acquisibili con le chiavi", causando un analogo danno alla famiglia Calvi.
A ricevere la valigetta, contenente anche passaporti e mazzi di chiavi, era stato l'allora deputato del Movimento sociale Giorgio Pisanò. Nel corso delle indagini la procura di Roma contestò a Carboni e Lena di aver ricettato i documenti, ottenendo da monsignor Hnlica alcuni assegni in bianco.
Soddisfatto della sentenza emessa ieri l'avvocato Renato Borzone, difensore di Carboni insieme a Giovanni Aricò. "Per l'ennesima volta - ha detto il penalista - le accuse rivolte a Carboni si sono rivelate infondate. Sin dall'inizio questo processo è apparso fondato sul nulla".
Soddisfatto anche Flavio Carboni che, subito dopo la lettura della sentenza, ha detto: "Il tempo è galantuomo e finalmente, dopo 17 anni è stata riconosciuta la mia innocenza. Certo, a questo punto mi chiedo anche quante vite dovrò vivere per ottenere giustizia su tutto".27 maggio 2002 - SAVOIA: PADRE HAMER RINGRAZIA SENATRICI PER NO A RIENTRO
ANSA:
Ryke Geerd Hamer, padre di Dirk Hamer, il ragazzo ucciso nel '78 sull'Isola di Cavallo in Corsica, per la cui morte Vittorio Emanuele fu processato (e assolto), si e' fatto vivo ringraziando le senatrici che con il loro voto contrario al rientro dei Savoia in Italia hanno impedito il raggiungimento della maggioranza dei due terzi. In un comunicato pervenuto all'Ansa, Hamer ha lodato il comportamento delle senatrici italiane che con il loro no alla seconda votazione al senato, il 15 maggio scorso, hanno impedito che passasse il decreto legge sul rientro dei Savoia, per il quale era necessaria una maggioranza dei due terzi. Il padre di Dirk Hamer si era gia' fatto vivo con una lettera a marzo ai parlamentari italiani nella quale li esoratava votare contro e lanciava pesanti accuse a Vittorio Emanuele, da lui ritenuto responsabile della morte del figlio. Questa volta, Hamer lancia accuse di presunta appartanenza alla Loggia P2 ai senatori ed elogia invece le «senatrici, che sono mamme (e non membri - scrive - della massoneria)», le quali hanno votato contro il decreto legge. A suo dire, il risultato della prima votazione sarebbe stato annullato con un «trucco», ma anche alla seconda, dopo circa due ore, le senatrici hanno «coraggiosamente» votato contro impedendo il raggiungimento della maggioranza dei due terzi. Se si dovesse arrivare a un referendum, scrive,»Voi madri, sono sicuro, infliggerete al Principe una Waterloo». Hamer se la prende poi anche con la stampa (italiana e estera) che quasi all'unanimita' non avrebbe rifertito dell' ultima votazione contrariamente a quanto ampiamente fatto per le prime due alla camera e la prima al senato. «Ammiro - chiude il comunicato di Hamer - le madri italiane, nel cui nome Voi Senatrici-madri aveve votato, e Vi esprimo la mia profonda ammirazione».30 maggio 2002 – PREMIO DI POESIA “SANTA CHIARA”: NEL 1992 LO VINSE GELLI
"Il Messaggero veneto"
La premiazione del Santa Chiara a palazzo Belgrado
Nacque con un autorevole sponsor, il sindaco Candolini, il premio di poesia e narrativa Santa Chiara del quale domani (a palazzo Belgrado, alle 10.30) sarà proposta la diciottesima edizione. "Era il 1985 e Candolini - racconta Antonio Lenoci, presidente dell'associazione che gestisce l'iniziativa - approvò l'idea di un premio che (sono parole sue) unisse idealmente friulani e meridionali. Purtroppo, però, non potè fare molto, perchè morì nell'ottobre dello stesso anno".
Il premio, comunque, è andato avanti, grazie all'impegno dei promotori, tra cui la segretaria Gabriella Franceschinis, e del primo presidente, il compianto poeta calabrese Francesco Amato, che ha mantenuto l'incarico fino al '93. Attualmente può contare sul poeta Arnaldo Lucchitta, segretario della giuria, e sull'onorevole Martino Scovacricchi, presidente onorario. Con queste premesse si annuncia la diciottesima edizione che, come le precedenti, ha lo scopo di "evidenziare autori già affermati o sconosciuti che si cimentano con liriche e racconti in lingua italiana".
Pur nella sua dimensione nazionale, il Santa Chiara ha scelto e valorizzato anche diversi letterati locali. Nell'albo d'oro della narrativa troviamo, tra gli altri, Renato Vivian (1985), Mario Turello ('86), Gianni Gregoricchio ('94); in quello della poesia, Luigi Baldassarre e Fulvio Castellani. A guardar bene, nella lista compare un nome apparentemente anomalo. Tra i poeti "laureati" dal premio udinese nel 1992, c'è Licio Gelli. Sì, proprio il venerabile maestro della Loggia P2.
M.Bl.31 maggio 2002 – TEMPI SU LIBRO DI DA ROLD, CICCHITTO E GIRONDA
"Tempi"
Pci, partito anti-occidentale
"Ciò che è avvenuto in Commissione stragi è stato un progetto esemplare di disinformazione" Gigi Da Rold ha le idee chiare: "La relazione diessina in Commissione stragi è un documento strategico e destinato a condizionare la linea politica di lungo periodo. Le tesi sostenute dai diessini rappresentano il quadro di riferimento, per militanti e quadri, per ristabilire, al di là delle modificazioni di facciata, una continuità con la storia del vecchio Pci".
Si tratta di "non perdere quella parte del proprio elettorato che preferisce, piuttosto che sopportare la lettura trasparente del vero ruolo del Pci nella storia d'Italia, chiudere gli occhi di fronte alla realtà del mondo, per occupare le piazze, condurre girotondi e considerare i propri avversari non antagonisti politici ma nemici da abbattere.
Solo se l'opinione pubblica verrà mantenuta nella condizione di credere alla falsificazione storica che racconta che l'Urss si sentiva vincolata al rispetto delgi accordi di Yalta e che gli americani invece erano sempre pronti a complottare contro le istituzioni democratiche, il Pci potrebbe farsi perdonare dagli italiani il suo rapporto con l'Unione Sovietica. Ciò che è avvenuto in Commissione stragi è stato un progetto esemplare di disinformazione dell'opinione pubblica: la sinistra ha volutamente rinunciato a ricongiungere la propria storia con quella dell'Italia e intende evidentemente continuare a contrapporsi alle scelte che hanno consentito al nostro Paese di legare il proprio destino a quello dei paesi liberi dell'Occidente". Leggere, per credere, i documenti raccolti nel volume: la relazione diessina, la controrelazione di Forza Italia, la sentenza (silenziata dai media di regime) che ha assolto gli uomini di Gladio.
Fabrizio Cicchitto, Gianluigi Da Rold, Francesco Gironda, La disinformazione in Commissione stragi, 488 pp. Bietti, euro 19.
di Persico Roberto31 maggio 2002 – PROCESSO DELL’ UTRI: PENTITO DI CARLO
"La Repubblica" di Palermo
Al processo Dell'Utri il pentito Di Carlo parla di Berlusconi la testimonianza
"Bontate incontrò il Cavaliere"
ENRICO BELLAVIA
Il pentito ne è certo: era un patto di mutua assistenza quello che legò Silvio Berlusconi ai boss che dominavano Palermo negli anni Settanta. Nel racconto di Francesco Di Carlo, già capo della "famiglia" di Altofonte, il ricordo di un incontro fra Berlusconi, Marcello Dell'Utri e il boss Stefano Bontate. Il colloquio avvenne a Milano, e Di Carlo ne fu testimone. C'era anche Gaetano Cinà, coimputato di Dell'Utri nel processo per mafia. Completo grigio, occhiali scuri, camicia azzurra, Di Carlo depone al processo per calunnia aggravata che lo vede parte offesa insieme con altri due collaboratori di giustizia: Giuseppe Guglielmini e Francesco Onorato. Dell'Utri è l'imputato, assente. Con lui alla sbarra anche Cosimo Cirfeta, collaboratore pugliese che aveva denunciato una falsa combine tra pentiti per incastrare il senatore forzista. Cirfeta, per l'accusa, era ispirato da Dell'Utri. Ma poiché Di Carlo ha ammesso di aver incontrato a Rebibbia sia Onorato che Guglielmini, per la difesa di Dell'Utri questa è la prova che le dichiarazioni dei collaboratori furono davvero concertate. Di Carlo ha raccontato di avere conosciuto Dell'Utri attraverso Cinà, nei primi anni Settanta. Seguì poi l'incontro a Milano. "Ero lì per affari, incontrai Bontate, Mimmo Teresi e Cinà. Erano eleganti. Dissero che andavano a conoscere un grosso costruttore. Mi invitarono ad andare. Rividi Dell'Utri e conobbi Berlusconi. Sentii che era preoccupato per i sequestri di persona. Bontate gli disse: "Lei ha Dell'Utri e non deve preoccuparsi. Le mandiamo qualcuno. Siamo a disposizione ". E Berlusconi rispose: "Sono a disposizione anch'io"". Nel 1980 a Londra, al matrimonio del trafficante Jimmy Fauci, Teresi raccontò a Di Carlo che Dell'Utri, presente alla cerimonia, "doveva essere combinato uomo d'onore".31 maggio 2002 - ESPRESSO SU RUOLO ENZO DE CHIARA E LOBBY ITALIA-USA
"L' Espresso"
ITALIA-USA / LOBBY AL LAVORO
Fratelli d'America
De Chiara. Gargano. Nicotra. Lontani dai riflettori, tengono i rapporti tra i due paesi. Così
di Francesco Bonazzi e Marco Damilano
Aveva fatto scivolare la confidenza tra una nuotata e l'altra, al largo del mare di Capri, l'estate scorsa: "Antonio Baldassarre sarà il prossimo presidente della Rai". Preveggente. In questi giorni è in Italia, a Roma, per il vertice tra Silvio Berlusconi e George Bush. Due vecchie conoscenze di Enzo De Chiara. Alla sua età, 67 anni ben portati, non si è ancora stancato di fare la spola tra le due sponde dell'Atlantico. Anzi. Quest'anno sta vivendo una seconda giovinezza.
È un momento d'oro per i De Chiara e gli altri ambasciatori non dichiarati tra Roma e Washington. Sarà che il governo Berlusconi si è rivelato l'alleato più fedele dell'amministrazione repubblicana di George Bush junior (vedi "L'antitaliano" di Giorgio Bocca, pag. 19), al punto da organizzare il vertice Nato di Pratica di Mare della settimana prossima. Sarà che tra i leader è nato un forte legame personale. Ma in vista della visita del presidente americano in Italia, si è mobilitato un nuovo partito. Formato da personaggi trasversali e poco amanti della pubblicità. Che si riuniscono all'ombra di vecchie associazioni o di sigle nuove di zecca. E tessono un filo invisibile tra l'amministrazione Bush e il governo Berlusconi.
Gli "amerikani d'Italia" si sono riuniti all'hotel Ritz di Roma, tre settimane fa, per festeggiare la nascita dell'associazione Undici settembre, guidata dall'ex presidente del Cnr Enrico Garaci. Tra i padrini dell'iniziativa alcuni volti della prima Repubblica, Vincenzo Scotti e Gianni De Michelis, due ministri, Rocco Buttiglione e Franco Frattini, e un ospite di riguardo, l'ex ambasciatore Charles Gargano. Gran collettore di fondi per il partito repubblicano, sembrava in declino dopo la sconfitta incassata nella corsa per Villa Taverna, dove invece è andato il "marziano" Mel Sembler. Ma dopo le Twin Towers Gargano è stato consolato alla grande con la carica di chairman della Empire State Development Corporation. In pratica, l'uomo cui è stato affidato il business della ricostruzione di Ground Zero. Gargano sarà al centro anche della settimana italiana organizzata per metà giugno negli Usa da un'altra associazione transoceanica (sedi a Roma e New York), la Magna Grecia. Per l'occasione si sposteranno un ministro, Antonio Marzano, due sottosegretari, Gianni Billia e l'immancabile Baldassarre. Di casa negli Stati Uniti c'è il ministro della Difesa Antonio Martino, che ha intensificato i contatti con il collega Donald Rumsfeld e si dichiara suo amico. Filoatlantica è anche la fondazione Free di Frattini, che di recente ha traslocato e si è trasferita in via IV novembre a Roma. Nello stesso appartamento che ospita la fondazione Civita di Antonio Maccanico.
Ma il partito americano conta anche sull'esperto di strategie Stefano Silvestri e su una vecchia volpe come Rinaldo Petrignani, ambasciatore ai tempi di Reagan e Bush senior. A lungo in corsa per il ministero degli Esteri, guida da pochi mesi Boeing Italia e vanta rapporti consolidati con decine di senatori repubblicani. Con un occhio più ai rapporti politici che a quelli economici, si muove a New York Francesco Nicotra, direttore della rivista "Italy Magazine" e vicepresidente della Niaf per l'Italia. Vicino al governatore George Pataki, Nicotra ha offerto i suoi servigi anche a Francesco Rutelli nel corso dell'ultimo tour nella Grande Mela.
Gli americani si affidano a uomini di frontiera. Dotati di una speciale dedizione per le complicate vicende italiane. De Chiara è uno di questi. Capelli candidi, spunta dove meno te lo aspetti. Ad esempio, poche settimane fa, era nell'esclusiva Cappella Corsini a San Giovanni in Laterano, in prima fila alla messa celebrata dall'influente monsignore di curia Francesco Camaldo. Coltiva i suoi legami in Vaticano, con i cardinali Crescenzo Sepe e Michele Giordano e il papabile Giovanni Battista Re. Frequenta due vecchi amici, il deputato di An Publio Fiori e il sottosegretario forzista Guido Possa. Si sussurra che sia attivissimo sulle nomine negli enti pubblici, Rai e Enel in testa. Dentro Forza Italia, dicono, conta più di un ministro.
D'altra parte il suo intervento all'inaugurazione del circolo romano di Marcello Dell'Utri, due anni fa, sulla necessità delle lobby e sulla loro trasparenza, fu una delle rare uscite pubbliche di De Chiara e la sua grande rivincita. Di lui infatti si erano perse le tracce dal '96, da quando il suo nome era spuntato nell'inchiesta Phoney Money. Di origine napoletana, cugino dell'ex first lady Vittoria Leone, cittadino americano dal '73, dopo aver gestito per anni il ristorante Romeo and Juliet sulla K Street di Washington, il "pizzettaro" (è il suo nomignolo ufficiale) si era ritrovato nei primi anni Novanta al centro di una fitta rete politico-imprenditoriale. Superconsulente di Stet, Efim, Aermacchi e delle Ferrovie dello Stato di Lorenzo Necci. E inaspettato mediatore politico di alto livello in almeno due passaggi-chiave.
Il primo: la formazione del primo governo Berlusconi, nel maggio 1994. Quando De Chiara organizzò all'Hotel de la Ville una cena con l'allora capo della polizia Vincenzo Parisi, Umberto Bossi, Roberto Maroni e l'ex leghista Gianmario Ferramonti per esaminare la candidatura di Maroni al ministero dell'Interno e sondare su un eventuale scambio di poltrone con Cesare Previti (destinato alla Difesa). E poi il fallito tentativo del governo Maccanico, gennaio 1996. Governo delle larghe intese, con dentro Forza Italia, Ds e An tutti insieme e un bel pugno di tecnici bipartisan di provata fede. Dopo l'archiviazione dell'inchiesta, De Chiara era sparito. Fino alla vittoria di Bush junior. Quando è tornato in Italia come consigliere per gli affari italiani del partito repubblicano. E ora tutti gli portano rispetto.
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