Almanacco dei misteri d' Italia
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le notizie del 2002: marzo |
5 marzo 2002 - DAGOSPIA SU GELLI A ROMA
"Dagospia"
Mercoledì 27 febbraio (S.Leandro).
A proposito di Francesco Cossiga. Il mio amicuzzo gattosardo giura che Licio Gelli non è stato il burattinaio delle recenti nomine per il consiglio d'amministrazione della Rai. Perché non credergli? Di sicuro c'è che l'ex maestro venerabile in quelle stesse ore tormentate del tormentone Rai ha occupato la suite dell'hotel romano "Ambasciatori" in via Veneto - che Gelli ha affittato per tutto l'anno.7 marzo 2002 - AVVOCATI FLAVIO CARBONI, STOP A FILM SU CASO CALVI
In una lettera spedita dai suoi avvocati ai produttori del film "I banchieri di Dio" di Giuseppe Ferrara sul caso Calvi, Flavio Carboni afferma che il film deformerebbe "in senso gravemente lesivo" la personalita' di Carboni con "conseguente menomazione e grave pregiudizio al suo onore, alla sua reputazione e al suo decoro". Oltre che a sospendere la programmazione, gli avvocati di Carboni invitano i produttori a fissare una proiezione per accertare la sussistenza o meno dell' offesa. Ferrara fa pero' notare che "I banchieri di Dio" "e' la ricostruzione documentata di una cronaca ed e' interamente basato su documenti ufficiali. Non diffama nessuno, tanto meno Flavio Carboni. Non vorrei pero' che dietro questa richiesta di togliere immediatamente il film dalla programmazione ci fosse qualche 'potere forte', che nell' opera viene messo di fronte agli illeciti commessi e non sopporta che la verita' venga messa in piazza. Credo che in questa Italia - conclude Ferrara - esista ancora il diritto di cronaca e la liberta' di espressione".8 marzo 2002 - LIETTA TORNABUONI SUL FILM DI FERRARA SU CALVI
"La Stampa"
Calvi, intricata storia di infamie arcitaliane
SI vede il Papa, ma "per rispetto" non in faccia: nella sua poltrona, o mentre pedala sulla cyclette. Si vede monsignor Marcinkus, responsabile dello Ior, l´Istituto per le opere di Religione, la banca del Vaticano: gioca a golf, è Rutger Hauer. Si vede Giulio Andreotti (il sosia Marco Marchetti si muove e parla come lui) ma non viene nominato, soltanto chiamato Il Gobbo. Si vedono Michele Sindona, Licio Gelli, Tassan Din, Francesco Pazienza, Flavio Carboni. Si vede Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano a Milano, la maggiore banca privata italiana: viene strangolato da due delinquenti, impiccato, trovato morto a Londra sotto il ponte dei Frati Neri, nel giugno 1982. "I banchieri di Dio (Il caso Calvi)" di Giuseppe Ferrara mette in scena i più forti poteri d´Italia, legali e illegali, deviati o regolari, operanti segretamente o allo scoperto: il Vaticano, certa leadership democristiana, la mafia, la P2, l´Opus Dei, la finanza laica e quella cattolica, i servizi segreti, anche la malavita romana, insomma gli elementi della corruzione che intossicò il Paese negli Anni Settanta. Il regista ha indagato con i suoi film intorno ad altri misteriosi assassinati d´Italia, Aldo Moro, Giovanni Falcone, Carlo Alberto Dalla Chiesa, la cui morte coi suoi mandanti non è stata mai chiarita, neppure quando qualcuno è finito in galera. Questa volta, insieme con la sua sceneggiatrice Armenia Balducci, pur analizzando la fine di Roberto Calvi ha concentrato l´attenzione soprattutto sull´intreccio dei poteri, sui soldi utilizzati per fare politica (sovvenzionare Solidarnosc, impadronirsi del "Corriere della Sera" perchè tacesse o parlasse a comando, cambiare gli equilibri italiani nel senso indicato dalla P2), sulle impressionanti attività finanziarie mescolate ai tradimenti, ai rapporti inumani e alla morte (l´uccisione di Calvi, il suicidio della sua segretaria). L´intreccio risulta tanto intricato e impensabile, che neppure il film riesce spesso a essere chiaro, a farsi seguire con facilità. Nel caso di analoghi docu-drama sulla storia recente, Oliver Stone sceglie a esempio un punto di vista nella contraddittoria confusione o sovrapposizione degli eventi,e segue quello a rischio di risultare schematico. Ferrara è più scrupoloso (ha a che fare con poteri tuttora forti e determinanti, racconta di alcuni personaggi ancora esistenti) ma meno nitido: e del resto anche nella realtà, anche vent´anni dopo, in quelle vicende molto è ancora fumoso, torbido, impunito.
Omero Antonutti fa un lavoro d´interpretazione molto raffinato. Recita benissimo quell´impasto di prepotenza e vulnerabilità, di astuzia e ingenuità che formava il carattere di Roberto Calvi: combattente strenuo per i propri interessi e la propria sopravvivenza e credulone che non riusciva a dubitare della propria buona stella e dell´amicizia degli "amici", finanziere spietato e marito-padre sentimentale, abile truffatore facile da raggirare. Il film imperfetto, un poco rozzo, a volte approssimativo, resta appassionante, e speriamo che il suo contributo civile non susciti attacchi o polemiche: non soltanto perchè ricorda di quali infamie i cittadini italiani siano stati vittime, ma anche perchè insegna a riconoscere infamie simili pure nel presente.
Lietta Tornabuoni10 marzo 2002 - "I BANCHIERI DI DIO" PRESENTATO A CAGLIARI
"L' Unione Sarda"
Il regista ieri ha presentato "I banchieri di Dio" a Cagliari
Misteri e poteri d'Italia
Ferrara, luce sugli intrighi del caso Calvi
La P2. Licio Gelli. Lo Ior. Il Banco Ambrosiano. Monsignor Marcinkus. La mafia. I servizi segreti. Mediobanca. Il Caf (Craxi, Andreotti, Forlani). Francesco Pazienza. Flavio Carboni. E Roberto Calvi. Metteteli insieme, e non otterrete "cronache marziane" ma un quadro dell'Italia anni Ottanta. L'intreccio di politica e affari, un disegno criminale su cui ancora oggi - nonostante processi e sentenze - pesano ombre e bugie.
Come dire: una sceneggiatura già pronta. E infatti 14 anni fa Giuseppe Ferrara - regista "scomodo" de Il sasso in bocca, Il caso Moro, Giovanni Falcone, Cento giorni a Palermo - aveva scritto il film sul caso Calvi, il banchiere che finì impiccato a Londra, una morte che alzò il velo (parzialmente) sui tanti misteri d'Italia. Soltanto oggi il film - I banchieri di Dio - arriva nelle sale, dopo vicissitudini produttive e bastoni fra le ruote - e il regista Ferrara lo accompagna volentieri di città in città. Per spiegare ai giovani che non sanno nulla, per ricordare a chi ha dimenticato, per dibattere con chi crede ad un cinema che non rinuncia all'impegno civile. Ieri Ferrara era a Cagliari allo spazio Odissea, in una serata organizzata dal coordinamento sardo dei circoli del cinema Ficc.
I banchieri di Dio è un film che non sconti. "Attacca tutti i poteri forti", dice il regista. Ma come è accaduto anche per le sue opere che mettevano il naso nella mafia, non s'è inventato nulla. "Tutto documentato, scritto leggendo e rileggendo gli atti dei processi e delle sentenze. Tanto è vero che nel film ho messo citazioni di sentenze. Un po' per onestà di cronaca, un po' per rendere vero quello che sembrerebbe invenzione". Il protagonista doveva essere Gianmaria Volontè (che era già stato Moro per Ferrara) al quale il copione era molto piaciuto. Chiese solo qualche modifica che portò via 2 mesi, un tempo fatale che innescò titubanze, rifiuti, ritardi da parte degli altri produttori. "All'epoca - ricorda il regista - c'era la Penta Film pronta a produrlo che era di Berlusconi. Ma poiché il film attaccava Andreotti e Craxi non faceva di certo una bella figura, me lo bocciarono". Seguirono anni di attese e dinieghi (Volontè intanto era morto) fino a trovare con il coraggio del produttore Enzo Gallo e con un fondo d'intervento statale la possibilità di dare il primo ciak.
Al centro del film c'è Calvi. "Con la sceneggiatrice Armenia Balducci - dice Ferrara - abbiamo cercato di capire la vicenda umana di questo banchiere. Passava per un uomo algido e freddo, ma abbiamo scoperto che era un padre affettuoso. Abbiamo parlato a lungo con i familiari, nel film molti dialoghi sono presi proprio dai verbali. Ci hanno detto che erano falsi. No, tutto vero".
Alla fine esce il ritratto di un "travet che si è arrampicato in alto, toccando i punti nevralgici e nascosti del potere. E molte di quelle persone sono nella stanza dei bottoni ancora oggi". Un film politico? Non proprio ma un film di denuncia, certo. Coerente con la linea di inchiesta civile di Ferrara, che guarda alla sostanza. E a chi lo accusa di giocare con la verosimiglianza (sceglie sempre attori che siano sosia di personaggi famosi) lui risponde con semplicità: "Mi dicono che ricreo l'effetto Bagaglino. Bene, sono onorato di fare un Bagaglino drammatico. Mi sembra ipocrita far leva su questo per criticare il mio cinema. Quando Stone usa Hopkins per la caricatura di Nixon nessuno però dice nulla". Conscio che queste operazioni cinematografiche hanno sempre un prezzo ("resterò almeno 5 anni senza poter girare un nuovo film"), Ferrara si lamenta semmai per le denunce (anche Flavio Carboni ha tentato di bloccare I banchieri di Dio perché lo diffama). "Faccio film contro la mafia, cerco di far luce sui misteri d'Italia: non cerco medaglie, invece mi puniscono".
Sergio Naitza19 marzo 2002 - FALSO SEQUESTRO SINDONA, MORTE PRESUNTA PER BOSS GIACOMO VITALE
Il tribunale di Palermo ha dichiarato la “morte presunta” di Giacomo Vitale, il boss coinvolto nel falso sequestro di Michele Sindona. Vitale, cognato di Stefano Bontade ucciso nel 1981, e' scomparso nel luglio 1989, probabilmente vittima della “lupara bianca”. Nell' estate del 1979 Giacomo Vitale si era recato in Grecia con Francesco Fodera' per accompagnare Sindona, che viaggiava sotto falso nome, in Sicilia facendo tappa prima a Caltanissetta e poi a Palermo. Coinvolto nel fallimento della Franklin Bank, Sindona aveva ideato il finto sequestro per sfuggire al processo e progettato il viaggio in Sicilia con l'obiettivo, riteneva il giudice Giovanni Falcone, di realizzare un “golpe” di intonazione separatista. Il progetto falli'. Ospite del boss Rosario Spatola, Sindona fu costretto a rientrare a New York e a rinunciare ai suoi progetti nei quali erano coinvolti la mafia e ambienti della massoneria. Il ruolo di Vitale, anch'egli massone e affiliato alla cosca di Villagrazia, sarebbe stato quello di dare appoggi logistici ai movimenti di Sindona in Sicilia. Sopravvissuto alla guerra di mafia dell'inizio degli anni '80, dieci anni dopo il “caso Sindona” Vitale e' scomparso, vittima di un'esecuzione dal movente ancora oscuro.20 marzo 2002 - ARGENTINA: DESAPARECIDOS, RICORSO GERMANIA PER SUAREZ MASON
Il governo tedesco ha presentato un ricorso straordinario alla Corte suprema di Buenos Aires per ottenere l'estradizione dell'ex generale Carlos Suarez Mason, che deve essere sottoposto a giudizio per il sequestro e la scomparsa della cittadina tedesca Elisabeth Kaesemann. Il ricorso e' stato presentato dall'avvocato Alberto Zuppi, che cura gli interessi del governo di Berlino. 'Pajarito', come era conosciuto Suarez Mason durante l'ultimo regime militare (1976-1983), era stato colpito il 12 luglio scorso da un mandato di cattura internazionale da parte della magistratura tedesca. L'ex alto ufficiale, che si trova attualmente agli arresti domiciliari nell'ambito di una inchiesta sulla sottrazione di bambini a donne sequestrate e uccise nei campi di tortura della dittatura, e' stato condannato in Italia all'ergastolo alla fine del 2000 per la scomparsa di otto cittadini italiani o di origine italiana. In novembre la Corte suprema aveva respinto la richiesta presentata dalla Germania ribadendo il principio della 'territorialita' della giurisprudenza penale', utilizzato anche nel caso della richiesta italiana per il capitano di vascello Alfredo Astiz.23 MARZO 2002 – UCCISIONE DALLA CHIESA: CONDANNE ALL’ ERGASTOLO
"Il Corriere della sera"
Palermo, delitto Dalla Chiesa Due ergastoli dopo 20 anni
PALERMO - Gli ergastoli per i killer del generale Dalla Chiesa arrivano a quasi vent'anni dal massacro. Ed è l'ennesima stangata per Antonio Madonia e Vincenzo Galatolo, due esponenti di rango del braccio armato della mafia che negli anni di piombo seminarono morte e terrore per le strade di Palermo. Come avvenne la sera del 3 settembre 1982 in via Isidoro Carini, quando sotto i colpi di kalashnikov insieme con il prefetto caddero la giovane moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente di scorta Domenico Russo. Oltre a Madonia e Galatolo, la Corte d'Assise di Palermo ha condannato Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci: 14 anni grazie alle attenuanti previste per i pentiti. Un piccolo tassello che si aggiunge al mosaico dell'inchiesta, che ha già visto condannare al carcere a vita i boss della Cupola ritenuti i mandanti dell'eccidio: Totò Riina, Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Bernardo Brusca, Michele Greco, Nenè Geraci. In un altro processo sono imputati Raffaele Ganci, boss della Noce, e Giuseppe Lucchese, killer della Kalsa.
"Giustizia è fatta" ha commentato a caldo il senatore Nando Dalla Chiesa, figlio del generale, che ha aggiunto: "Non mi scandalizzo del fatto che i pentiti abbiano avuto solo 14 anni, perché senza di loro non saremmo mai giunti alla verità". Una verità comunque parziale, secondo il parlamentare dell'Ulivo, se è vero che restano da svelare i retroscena della strage, con ipotesi investigative che puntano ai presunti rapporti tra mafia e servizi segreti deviati. "Da quanto mi risulta - sostiene Dalla Chiesa - c'è ancora un procedimento aperto per l'individuazione di quelli che i magistrati definiscono mandanti occulti".
La prima sentenza per la strage di via Carini fu emessa nel 1989 dai giudici del maxiprocesso, che condannarono all'ergastolo Riina, Provenzano e tutti i boss del governo di Cosa Nostra. Il verdetto, basato sul cosiddetto teorema Buscetta (cioè la responsabilità della Commissione in tutti gli omicidi di livello), fu annullato in appello. Ma la Cassazione ordinò nel 1992 un nuovo processo che si concluse con la conferma di tutte le condanne ad eccezione di quella riguardante il capomafia catanese Nitto Santapaola, che fu assolto.
Enzo Mignosi24 marzo 2002 – CONTO PROTEZIONE; LA CASSAZIONE ANNULLA LA SENTENZA D’ APPELLO
"Il Corriere della sera"
La Cassazione annulla la sentenza. "La fine di un incubo"
Conto Protezione: nuovo processo a Martelli
MILANO - Processo d'appello numero tre per Claudio Martelli sul "conto Protezione": l'ha ordinato la Cassazione, annullando anche il secondo verdetto d'appello e rispedendo a Milano gli atti per la celebrazione, appunto, di un terzo round sull'accusa di concorso nella bancarotta del vecchio Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. L'inchiesta verte sui 7 milioni di dollari che nel 1980 Calvi (a "ringraziamento" di un fido di 50 miliardi erogato dall'Eni targato P2) versò al Psi sul conto Protezione dell'Ubs. Quando nel 1981 fra le carte di Gelli spuntò un foglio indirizzato a Martelli con l'allora misterioso conto, l'Ubs dichiarò che non era di Martelli. Finché nel febbraio 1993 il socialista Silvano Larini, rientrando dalla latitanza di Mani pulite, svelò che quel conto era suo, che lo aveva aperto nel 1979 e che nel 1980, durante una passeggiata a Milano con Craxi e Martelli, l'aveva messo a disposizione di Craxi per ricevere i soldi di Calvi. Martelli si dimise da ministro della Giustizia, ammettendo la passeggiata ma negando d'aver segnato il conto su una scatola di fiammiferi, e comunque qualificando i soldi di Calvi "solo" come un finanziamento illecito.
Condannato a 8 anni e mezzo, scese nel primo appello a 4 anni cancellati da due condoni. Sentenza annullata in Cassazione dopo che la riforma dell'articolo 513 rese inutilizzabili le dichiarazioni, non ribadite in aula, di Larini. Condannato anche nel secondo appello a 3 anni e 8 mesi, ora Martelli si vede riconoscere una terza chance: "È la fine di un incubo - commenta l'europarlamentare -: mi sembra di essere uscito da una malattia invalidante di cui non porto colpa ma da cui ho subito un danno enorme ed irreparabile sul piano umano prima ancora che politico e professionale".
L. Fer26 marzo 2002 - SAVOIA: FAMIGLIA HAMER, PARLAMENTO BLOCCHI RIENTRO
ANSA:
Per la prima volta dall'avvio del dibattito parlamentare sul rientro dei Savoia in Italia, la famiglia di Dirk Hamer - il giovane ucciso da un colpo di fucile sparato nell'agosto del '78 nell'isola di Cavallo in Corsica e per il quale Vittorio Emanuele affronto' un lungo processo - si e' fatta viva con un appello ai parlamentari italiani a pronunciarsi contro il suo rientro in Italia. In una lettera indirizzata ai deputati e senatori della Repubblica Italiana, e pervenuta oggi all' Ansa - il padre di Dirk - il medico Geerd Hamer - lancia dure accuse a Vittorio Emanuele di Savoia considerandolo responsabile della morte del figlio e mettendo in dubbio la correttezza del processo che nel novembre 1991 a Parigi si chiuse con una sentenza di assoluzione. La lettera e' datata 15 marzo da Alhaurin, presso Malaga, e perverra' - secondo quanto dichiarato dallo stesso Hamer all' Ansa - ai parlamentari italiani subito dopo la Pasqua. In essa Hamer fornisce la sua versione dei tragici fatti del 18 agosto 1978, quando alle tre del mattino Dirk fu colpito da due pallottole all'addome. Secondo Hamer, fu omesso soccorso e Dirk fu ricoverato solo dopo quattro ore quando clinicamente era gia' morto per dissanguamento. Il decesso arrivo' "dopo quattro mesi di dolori atroci e 19 interventi chirurgici". Hamer dice che la sua famiglia fu fatta oggetto di una "campagna di terrore e denigrazione" e accusa Vittorio Emanuele di avere "sottoscritto due volte un'ammissione di responsabilita' per la morte di Dirk" e di avere "disatteso" l'impegno di versargli una rendita vitalizia di un milione di dollari. Nella lettera ai parlamentari, Hamer afferma inoltre che in conseguenza della tragedia, sua moglie Sigrid, madre di Dirk, si e' ammalata di cancro ed e' morta, e che lui stesso si e' ammalato di tumore. Hamer conclude il suo messaggio affermando di essere italiano per parte di madre (Marchesa Frumetti) e appellandosi al Parlamento italiano affinche' impedisca il rientro dell'uomo ritenuto responsbile della morte di suo figlio.
"Le accuse della famiglia Hamer sono infondate perche' la Corte d'assise di Parigi, fin dal 1991, con sentenza confermata dalla Cassazione francese, ha assolto con formula piena Vittorio Emanuele dall'accusa di aver provocato la morte di Dirk Hamer". Lo ha detto stasera l' avvocato di Casa Savoia, Giuseppe Morbilli. "Inoltre - ha aggiunto il legale - anche la giuria popolare francese ha escluso che Vittorio Emanuele abbia colpito o commesso atti di violenza sul giovane tedesco, anche senza averne l'intenzione". Per Morbilli "l'intervento della famiglia Hamer e' fuori luogo e inopportuno, tenendo conto che il Parlamento italiano e' chiamato a ripristinare un diritto fondamentale, quello di entrare e vivere nel proprio paese. Confidiamo che i parlamentari italiani sapranno decidere in tal senso". "Il diritto al rientro - ha concluso l'avvocato Morbilli - prescinde dalle accuse infondate della famiglia Hamer".
"E' stato molto triste. La morte di un figlio e' una cosa terribile. Ma c'e' stata una sentenza, una decisione della giustizia francese che ha assolto mio marito". Cosi' Marina di Savoia ha reagito alla notizia della lettera indirizzata ai deputati e senatori italiani dal padre di Dirk Hamer per chiedere di pronunciarsi contro il rientro dei Savoia in Italia. "Mio marito e' stato assolto definitivamente dalla Corte di assise di Parigi. Tutti sanno da anni che non e' stata la pallottola di mio marito che ha ferito il giovane Hamer", ha aggiunto Marina di Savoia raggiunta al telefono a Ginevra. "C'e' sempre qualcuno pronto a rovinare tutto quando le cose vanno bene", ha concluso.26 marzo 2002 - BLOCCATO FILM SU CALVI
Il tribunale civile di Roma inibisce provvisoriamente la proiezione del film "I banchieri di Dio", ma condizionando l' efficacia del provvedimento al deposito, entro 15 giorni, di un milione e mezzo di euro, sotto forma di cauzione, da parte di Flavio Carboni, che aveva chiesto di bloccare la programmazione della pellicola dedicata alla vicenda del banchiere Roberto Calvi.
Secondo il giudice Cruciani, il film rischia di offendere la reputazione di Carboni (che per la morte di Calvi e' indagato, ma non ancora giudicato) in quanto conterrebbe riferimenti tali da attribuirgli una responsabilita' sulla tragica fine del banchiere. Lo stesso giudice riconosce che la sua e' una decisione che riveste natura sommaria e provvisoria, assunta cioe' in via d' urgenza, ma non definitiva, in quanto le argomentazioni delle parti (Carboni da un lato, le societa' produttrici del film dall' altro) non sono state esaminate nel merito. Per questo motivo l' inibizione del film, da tempo in proiezione in tutta Italia, e' stata vincolata al deposito della cauzione che verrebbe utilizzata come risarcimento alle societa' produttrici qualora, in sede di merito, venissero riconosciute le ragioni di chi ha prodotto il film. L' avvocato Nicola Rocchetti, uno dei legali delle societa' Sistina Cinematografica e Metropolis Film, ha annunciato che ricorrera' contro la decisione del giudice. Secondo le case produttrici, la pellicola e' basata su documenti ufficiali, in particolare l' ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di Carboni e di Pippo Calo' nel 1997. I legali di Carboni, in una nota, hanno affermato che se anche il loro cliente "non potesse pagare la cauzione altissima imposta, i produttori e i diffusori saranno diffidati a proseguire la programmazione, poiche' l' eventuale prosecuzione della proiezione provochera' danni ingenti che i responsabili saranno chiamati a risarcire. La difesa di Carboni - prosegue la nota - comunica che proseguiranno le iniziative in sede giudiziaria per affermare la verita' storica sulla morte di Calvi contro le verita' di comodo e le ricostruzioni arbitrarie contenute nel film". Per il regista Giuseppe Ferrara e' "un'ordinanza piena di ingiustizie". "Secondo il giudice Cruciani - ha sottolineato Ferrara citando brani dell'ordinanza - nel film ci sarebbe 'una precisa indicazione di responsabilita' del Carboni quale organizzatore del delitto'. Ma io ho separato la responsabilita' del trasporto di Calvi da parte di Carboni a Londra, dove sara' ucciso, dall'effettivo omicidio del banchiere. Che poi Carboni a quel punto fosse diventato il 'dominus' di Calvi sta scritto anche nel libro 'I banchieri di Dio', pubblicato dagli Editori Riuniti e scritto dal giudice Mario Almerighi. Un libro che e' molto piu' accusatorio del mio film. Del resto, non mi interessava dimostrare che Carboni fosse responsabile della morte di Calvi, quanto mostrare l'ambiguita' della figura del faccendiere". Ferrara ha rivendicato il lungo lavoro (durato quindici anni) alla base del film: "L'ordinanza del giudice Sica sulla banda della Magliana, datata 1985, dice gia' - ha detto il regista sventolando una copia del provvedimento - che Carboni era strettamente legato alla mafia siciliana. E ancora i dialoghi tra Carboni e Calvi riportati nel film sono stati pubblicati dalla commissione di inchiesta sulla P2. Eppure mi si rimprovera ora di aver messo in luce i legami del faccendiere con la mafia, la P2, i servizi segreti: evidentemente viviamo in un paese di ciechi, muti, sordi, dove non si puo' dire piu' nulla". Ferrara si e' chiesto come mai "una certa magistratura che non riesce a battere la mafia riesce pero' a tagliare scene di impegno civile. Sono deluso, amareggiato e mi vergogno quasi di essere cittadino italiano". "Mi si obietta - ha continuato il regista - che il processo contro Carboni e' ancora in corso: ma perche' Vespa puo' far dire a Taormina, a psicologi, scrittori e mogli di ex sindaci che la mamma di Samuele e' responsabile del delitto di Cogne, mentre Ferrara non puo' attaccare i grandi poteri?". E proprio dalle pressioni dei poteri forti potrebbe dipendere, secondo il regista, l'ostilita' verso il suo film: "Dopo la querela per diffamazione mi sono detto: 'Non vorrei che ci dietro ci fossero i poteri forti, chiamati nel film come corresponsabili di un delitto atroce, da Mediobanca, al potere politico, al Vaticano", ha sottolineato Ferrara, che ha aggiunto: "Mi e' giunta notizia che la signora Cruciani e' sposata con il figlio di Ciarrapico: e il nome di Ciarrapico compare piu' volte nei verbali delle telefonate di Carboni. Se esiste questo legame, perche' il giudice Cruciani non si e' ritirato?". Nella vicenda, ha ironizzato Ferrara, c'e' tuttavia "un fatto positivo: Carboni deve tirar fuori tre miliardi per ritirare il film: voglio proprio vedere chi glieli presta". Il ritiro dalle sale, ha spiegato il produttore Enzo Gallo, scatterebbe solo nel momento del deposito da parte di Carboni della cauzione di un milione e mezzo di euro: "In ogni caso - ha sottolineato - per il film il danno e' enorme: non tanto in termini di incassi, per ora piuttosto deludenti e fermi a circa 800 milioni di lire, quanto per i successivi sfruttamenti, tra home video, passaggi in tv e mercato internazionale".27 marzo 2002 - USCITO IN LIBRERIA "I BANCHIERI DI DIO" SUL CASO CALVI
E' uscito in libreria "I banchieri di Dio" edito dagli Editori Riuniti. Il libro, con una prefazione di Marco Travaglio e una postfazione del regista Giuseppe Ferrara, autore del film omonimo, pubblica l' ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Mario Almerighi su richiesta del pm Giovanni Salvi, che riguardavano Flavio Carboni e Pippo Calo' per il caso Calvi.27 marzo 2002 - FILM CALVI; CARBONI QUERELERA' IL REGISTA FERRARA
ANSA:
L' avvocato Renato Borzone, difensore di Flavio Carboni, ha reso noto di aver ricevuto il mandato di agire penalmente nei confronti del regista Giuseppe Ferrara con riferimento agli "asseriti rapporti di Carboni con l' imprenditore Giuseppe Ciarrapico e con presunti 'poteri forti' che avrebbero esercitato pressioni in merito alla decisione giudiziaria di blocco del film". "Il regista - afferma Borzone - avra' cosi' modo di chiarire, fra l' altro, quali siano le fonti delle sue 'approfondite' conoscenze degli atti giudiziari e di presunte intercettazioni telefoniche, nonche' in ordine alle altre sue affermazioni circa le vicende processuali di Carboni, delle quali, cosi' come ha fatto nel film, evita di riferire gli sviluppi". La pellicola, tuttora in proiezione (Carboni ha 14 giorni di tempo per versare la cauzione di un milione e mezzo di euro necessaria per il ritiro del film in attesa del giudizio di merito), e' stata ritenuta dal giudice Cruciani offensiva della reputazione di Carboni in quanto rischia di attribuirgli delle responsabilita' sulla morte di Calvi che, sottolinea lo stesso Borzone, non sono state provate.29 marzo 2002 - "CAMPIONI D'ITALIA" DI BARBACETTO, 36 STORIE D'ILLEGALITA'
ANSA:
GIANNI BARBACETTO, "CAMPIONI D'ITALIA. STORIE DI UOMINI ECCELLENTI E NO" (MARCO TROPEA, pag.414, euro 15,80).
Il primo (il piu' attento) lettore e' stato un autorevole avvocato milanese, che ha sentenziato: forse qualche querela arrivera', ma le vinceremo tutte, si stampi. Cosi' arriva in libreria la settimana prossima 'Campioni d'Italia" di Gianni Barbacetto, che come dice il sottotitolo e' un insieme di "Storie di uomini eccellenti e no". Sono storie che l'autore, cronista di razza, ha scritto negli ultimi cinque anni per "Il Diario"; storie per lo piu' note ai lettori attenti dei giornali, ma che rilette (e riscritte) una di fila all'altra sorprendono come una inesauribile serie di gialli. E' esemplare fra tante la pagina del minaccioso colloquio segreto a quattro occhi fra Enrico Cuccia (che ne conservo' un appunto) e Michele Sindona, il banchiere della mafia; o la caduta e la risalita di un uomo politico come il ministro Giuseppe Pisanu, che dieci anni fa dovette dimettersi da sottosegretario per i suoi rapporti con il faccendiere Flavio Carboni (ambiguo collaboratore di Guido Calvi) che gli aveva fatto conoscere l'imprenditore televisivo Silvio Berlusconi, per il quale stava comperando una tv privata in Sardegna. L'insieme delle storie raccontate nel libro e' vario: si va da Flavio Briatore a Roberto Formigoni, da Raul Gardini al brigatista Franco Marra. Un campionario di 36 personaggi, diviso in quattro gruppi: "Viva l'Italia", ovvero nomi della cronaca, qualche volta della moda; "Mani pulite e' finita", che mette insieme i sopravvissuti e riciclati di quei processi; "La mafia non c'e' piu"', che allude esattamente al contrario, poiche'la mafia la trovi anche dove meno te l'aspetti; "Innocenti eversioni", dove si incontra il Grande Burattinaio (Licio Gelli) ed anche uno (Delfo Zorzi), che dichiara "La bomba della strage di piazza Fontana l'ho messa io". L'insieme e' eterogeneo: o piuttosto il primo gruppo sembra lontano dagli altri tre, che rappresentano le grandi illegalita' della vita pubblica italiana (la Corruzione, la Mafia, il Terrorismo). "Lo so - conviene Barbacetto - ma da una parte non volevo fare un libro che riguardasse solo la politica; dall'altra scie di illegalita' le trovi anche dove meno te le aspetti". Per esempio? "Per esempio in certe bombe che scoppiano e in certe ambigue telefonate nella vita di Briatore, che e' quell'uomo brillante, protagonista della Formula uno e fidanzato di Naomi Campbell. Oppure di quel Stefano Brandini, proprietario di locali alla moda a Miami, accusato dalla DEA di riciclare narcodollari: un uomo la cui storia incrocia quella di Mariano Fasano, ex direttore generale della banca off shore della Fiat, la Overseas Union Bank di Nassau. E cosi via". "Del resto - aggiunge - nessun campionario e' mai completo, nessun catalogo esaustivo. Mi basta aver disegnato un grande coro di facce e di storie italiane, di furberie, di codardie, porcherie e illegalita', e qualche eroismo". C'e' poi un capitolo in piu' chiude il libro: un capitolo incompiuto, dal titolo "Diario minimo del regimetto", ovvero una cronologia ragionata di quel che ha fatto Berlusconi, dal giorno della sua vittoria elettorale (13 maggio 2001) in poi. Barbacetto, del resto, non si ferma nemmeno davanti alle massime autorita' dello Stato. Uno dei capitoli piu' puntigliosi riguarda il presidente del Senato, Marcello Pera: c'e' - scrive l'autore - un "Pera 1", studioso e editorialista della Stampa, sulle cui colonne scriveva vibranti articoli di sostegno ai processi di "Mani pulite"; e, pochi anni dopo, un "Pera due", autorevole esponente di Forza Italia, che bacchetta i giudici milanesi. Cosi' sono i 'Campioni d'Italia'". "Mani pulite" del resto e' un tema troppo appassionante perche' si concluda qui. E difatti Barbacetto e' autore, con Peter Gomez e Marco Travaglio, di un libro intitolato "Mani pulite'. "La Feltrinelli doveva mandarlo in libreria il 17 febbraio scorso, nel decennale di 'Mani pulite'. Ma poi ha tergiversato, chiesto tempo, cambiato idea. Forse per la materia, forse per le verifiche da fare, forse perche' parlavamo diffusamente anche dele 'tangenti rosse'. Sta di fatto che il libro uscira' in ritardo con un altro editore".29 marzo 2002 - CONTO PROTEZIONE, MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DI CASSAZIONE
ANSA:
E' sospesa la prescrizione nel nuovo processo per il 'conto protezione' che dovra' svolgersi innanzi alla Corte di Appello di Milano nei confronti di Claudio Martelli e Leonardo Di Donna. Lo sottolinea la Cassazione (sentenza 12277). Nelle motivazioni con le quali la Suprema Corte spiega perche' ha accolto il ricorso dell'ex Guardasigilli socialista e dell'ex manager dell'Eni - contro la condanna emessa per concorso nella bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano dai giudici di Milano il 13 luglio 2001 - si rileva che i giudici di merito avevano l'obbligo di riconvocare i testi dell'accusa (Licio Gelli, Silvano Larini e Filippo Leoni) affinche' confermassero le dichiarazioni pre-dibattimentali, rese in istruttoria e non confermate in giudizio. Aggiunge la Suprema Corte che solo qualora i testi coimputati in procedimento connesso, persistessero nella volonta' di sottrarsi al contraddittorio, la magistratura puo', poi, decidere di valutare le loro pregresse dichiarazioni se supportate da altri elementi di prova. Invece la Corte di Appello di Milano (che per la seconda volta si occupava di questo processo, dopo un altro annullamento disposto da piazza Cavour) aveva ritenuto che le nuove norme del giusto processo avevano fatto venir meno la necessita' di disporre la rinnovazione del dibattimento e che i verbali delle dichiarazioni pre-dibattimentali - nel frattempo rimasti allegati al fascicolo del dibattimento - potessero essere pienamente utilizzati, sia pure nei limiti fissati dalle nuove norme, e cioe' "solo se la loro attendibilita' era confermata da altri elementi di prova, assunti o formati con diverse formalita"'. Cosi' facendo, aggiunge la Suprema Corte, i giudici milanesi hanno violato "soprattutto le nuove norme alle quali hanno ritenuto di doversi uniformare, senza avvedersi del grave errore che invece si annidava nel ragionamento, per vero semplicistico, da loro seguito". Osserva la Cassazione che nel momento in cui la stessa Corte di Legittimita' - con sentenza di annullamento con rinvio pronunciato il 15 giugno 1999 - aveva affermato la non utilizzabilita' dei suddetti verbali, "gli stessi dovevano considerarsi giuridicamente espunti, a nulla rilevando che gli stessi fossero rimasti di fatto allegati ai fascicoli dibattimentale. In altri termini, tali atti non potevano in alcun modo considerarsi legalmente acquisiti, in quanto la loro utilizzabilita' era stata esclusa e la loro acquisizione non poteva piu' considerarsi come legittimamente avvenuta". Sottolinea, infine, la Cassazione che in seguito alla entrata in vigore del principio costituzionale del 'giusto processo', "la regola e' quella della acquisizione probatoria in contraddittorio tra le parti, mentre il 'recupero' delle dichiarazioni pre-dibattimentali ha carattere eccezionale e non puo' avvenire al di la' dei casi esplicitamente e specificamente previsti anche in via transitoria, essendo evidente la preoccupazione del legislatore di arrecare il minor pregiudizio possibile, in attesa della loro definitiva operativita', alle nuove regole costituzionali". In sostanza la Corte di Appello di Milano dovra' verificare la "persistenza della volonta'" dei dichiaranti di sottrarsi all'esame dibattimentale. In ogni caso, conclude la Cassazione, "si deve ritenere applicabile la sospensione del corso della prescrizione". Per quanto riguarda le pene inflitte, a Martelli la Corte di Appello di Milano aveva ridotto la condanna a tre anni e otto mesi di reclusione dichiarandola interamente condonata, mentre a Di Donna aveva confermato la pena di quattro anni e sei mesi di reclusione coperti dal condono solo nel limite di quattro anni. I fatti addebitati a Martelli e a Di Donna si riferiscono alla distrazione e alla dissipazione di beni in danno del Banco Ambrosiano, in particolare di fondi liquidi erogati da societa' panamensi e del Liechtenstein, agenti sotto controllo di Roberto Calvi e finalizzati - a seguito di accordi conclusi con l'intervento di Licio Gelli e del Di Donna - alla realizzazione di erogazioni finanziarie occulte, concordate con Bettino Craxi e Martelli per conto del Partito Socialista. La somma in questione ammontava a sette milioni di dollari Usa su un conto bancario segreto denominato 'Conto protezione', aperto presso l' Unione banche svizzere di Lugano e posto a disposizione dal titolare Silvano Larini, il quale provvedeva poi alla destinazione dei fondi al Partito Socialista.
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