Almanacco dei misteri d' Italia
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le notizie del 2004 |
5 gennaio 2004 - PACCHI BOMBA: DALLA CHIESA
ANSA:
PACCHI BOMBA: DALLA CHIESA, CAPIRE BENE COSA STA SUCCEDENDO
Per il senatore della Margherita Nando Dalla Chiesa l'invio del pacco bomba al segretario del Ppe Hans Gert Poettering "e' una vicenda in cui tutto sembra perfettamente leggibile o tutto sembra eccezionalmente misterioso, senza che ci sia una via di mezzo".
"Quella degli anarco-insurrezionalisti e' la sigla e probabilmente anche la volonta' - ha sostenuto Dalla Chiesa - ma mi sembra difficile anche che in una stretta come quella che e' stata operata a Bologna dopo l'omicidio Biagi possono ancora tranquillamente operare queste sigle. Il nostro ministro dell'Interno non e' uno sprovveduto, e quindi bisogna capire bene cosa sta succedendo".8 gennaio 2004 - DOSSIER PISANU SU ANARCO-INSURREZIONALISTI
ANSA:
TERRORISMO: DOSSIER PISANU SU MINACCIA ANARCHICA /ANSA
GRAVE, ATTUALE, CON LEGAMI INTERNAZIONALI
Una "grave minaccia" per il suo esponenziale "incremento di pericolosita"'; alla cui base c'e' "una visione globale di sovvertimento sociale" e il disegno di costituire "una struttura internazionale di raccordo tra soggetti e movimenti di piu' Paesi", l' Internazionale Antiautoritaria Insurrezionalista (Iai). Questi gli elementi caratterizzanti del movimento anarco-insurrezionalista, secondo il dossier che il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, ha consegnato alla Commissione Affari Costituzionali a corredo della sua audizione.
RADICI ANTICHE. L'area anarco-insurrezionalista si pone come l'evoluzione radicale del piu' ampio movimento anarchico dal quale si distacca assumendo connotazioni marcatamente eversive. Prende origine da un nucleo di anarchici costituito da Alfredo Maria Bonanno e che negli anni '80 comincia ad esaltare l'azione diretta, l'attacco "immediato e distruttivo" contro le strutture minimali dello Stato.
VOCAZIONE INTERNAZIONALISTA. All'accresciuta offensivita' del movimento si e' accompagnata una spiccata vocazione internazionalista che ha portato ai gravi fatti di terrorismo che hanno interessato Italia, Spagna e Grecia, rivendicati con varie sigle eversive. Da tempo l'insurrezionalismo coltiva il disegno di costituire una struttura internazionale di raccordo fra soggetti e movimenti di piu' Paesi, chiamata 'Internazionale Antiautoritaria Insurrezionalista þ I.A.I.'. Il progetto e' stato rilanciato nel luglio 1999, dopo l'intensificarsi di stretti contatti con militanti d'area spagnoli e greci, ed alla vigilia della ripresa di attentati di sicura matrice anarchica. La prova dei collegamenti con la Spagna sono gli ordigni del giugno e dicembre 2000, a Milano, rispettivamente nella cripta di S. Ambrogio e sulle guglie del Duomo di Milano. I due episodi furono rivendicati con volantini firmati 'Solidarieta' Internazionale', in cui si fa riferimento alla lotta contro il regime carcerario spagnolo F.I.E.S., applicato anche nei confronti degli anarco-insurrezionalisti Claudio Lavazza, Giovanni Barcia e Michele Pontolillo, detenuti in Spagna. Un' ulteriore conferma sono stati i plichi esplosivi del dicembre 2002 rivendicati dal gruppo delle cinque C inviati a El Pais e alle sedi Iberia di Roma, Milano Malpensa, Fiumicino e alla Rai.
SEMPRE PIU' PERICOLOSI DOPO COLPI INFERTI A BR. L'anarco-insurrezionalismo costituisce una grave e attuale minaccia sotto il profilo terroristico-eversivo. Il progressivo ed esponenziale incremento di pericolosita' si deduce sia dal susseguirsi di attentati, che dalla traduzione della teoria insurrezionale nelle manifestazioni di piazza, considerate occasioni per esercitare iniziative violente contro le istituzioni ed i simboli dello Stato. In questo senso, le devastazioni attuate da esponenti anarchici in concomitanza con i vertici dell'Unione Europea, come Davos, Goteborg, Salonicco, Nizza e Roma, hanno rappresentato l'inizio della progettualita' terroristica, tradottasi poi in attacco diretto alle istituzioni comunitarie. Inoltre i recenti duri colpi inferti alle Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente, potrebbero avere aperto nuovi spazi di manovra ai gruppi dell'anarco-insurrezionalismo, rendendoli egemoni rispetto ad altre formazioni e per cio' maggiormente pericolosi.
IN ITALIA AL CENTRO-NORD E SARDEGNA. Il fenomeno e' radicato nel centro-nord del Paese, ma particolare rilievo assumono anche i militanti insurrezionalisti sardi per la capacita' di elaborare, su specifiche tematiche, quali quella antirepressiva, anticarceraria ed ambientalista, strategie di lotta estremamente incisive.
GLI OBIETTIVI. Il movimento anarco-insurrezionalista ha promosso specifiche 'campagne' sull'intero territorio nazionale, sostenute anche con la diffusione di documenti, su tematiche, di volta in volta, antirepressive, anticarcerarie, antigiudiziarie, ecologiste, ambientaliste ed anticlericali.
LE MODALITA'. Gli attentati attribuiti al movimento anarco-insurrezionalista, sono stati caratterizzati, in diverse occasioni, dall'impiego di ordigni incendiari o esplosivi realizzati secondo tecniche ed istruzioni fornite dalla pubblicistica d'area. In particolare nel 'manuale dell'anarchico esplosivista', pubblicato nel 1996, si fa riferimento alla necessita' di 'attaccare lo Stato colpendolo sia attraverso le sue istituzioni, sia attraverso le persone fisiche che lo rappresentano'. Il libro contiene precise e dettagliate istruzioni per la composizione e l'uso di ordigni esplosivi e incendiari. Copie del 'manuale' sono state piu' volte rinvenute nel corso di perquisizioni nei confronti di numerosi militanti anarco-insurrezionalisti. L'abilita' nell'assemblaggio e nell'uso di esplosivi e di ordigni di varia natura e' storicamente presente nel 'DNA' del movimento anarco-insurrezionalista. Non sono pero' mancate azioni di spessore inferiore, condotte con mezzi piu' elementari.TERRORISMO: PISANU; SALE MINACCIA, RISCHIO ASSE ANARCO-BR
CARENZE IN CONTROLLI CORRISPONDENZA, SERVONO NUOVE NORME
La minaccia del terrorismo interno nonostante i colpi inferti alle Br e' cresciuta e il rischio, concreto, e' quello di una saldatura tra le Brigate Rosse e gli anarco-insurrezionalisti: servono dunque nuove norme che, "lungi dall' avere le caratteristiche della legislazione di emergenza" siano "condivise" da tutti. Cosi' il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu ha fotografato davanti ai membri della Commissione Affari Costituzionali della Camera, gli ultimi attentati con i pacchi bomba riconducibili alla galassia anarco-insurrezionalista.
Pisanu ha subito ammesso "carenze" nei controlli della corrispondenza, assicurando pero' che non c'e' stata "nessuna sottovalutazione" nella tutela del presidente della Commissione Ue Romano Prodi e annunciando l'intenzione di dare il via ad un sistema di controllo della posta che possa garantire la sicurezza tutelando allo stesso tempo il diritto alla privacy. Ma non solo: il ministro ha anche indicato la necessita' di adeguare la normativa alla strategia degli anarchici, che agiscono in "gruppi di affinita' per sottrarsi all'accusa di banda armata e organizzazione terroristica". Ed ha escluso, al momento, collegamenti tra il terrorismo di matrice islamica e quello interno.
SU PRODI NESSUNA SOTTOVALUTAZIONE: Lo ha assicurato il ministro parlando del pacco bomba esploso nelle mani del presidente della Commissione Ue. Anzi, la protezione nei confronti di Prodi e della sua famiglia era stata aumentata fin dal 27 ottobre. Pisanu ha quindi ringraziato il presidente della Commissione per "la compostezza con cui ha agito" e per "il modo in cui ha saputo riconoscere il lavoro delle forze dell'ordine". Per arrivare ad individuare i responsabili, ha sottolineato, sono state avviate "specifiche e complesse indagini" coordinate da una task force italiana ed europea.
CRESCE MINACCIA INTERNA: 'Molti elementi - ha spiegato Pisanu - concorrono a far crescere la minaccia terroristica interna, non ancora unitaria ma che, in tutte le sue componenti mira ad inserirsi nel gia' aspro conflitto politico e sociale col deliberato proposito di deviarlo dall'alveo democratico". Il ministro e' tornato ancora una volta ad invitare le forze politiche e sociali ad una "vera unita' contro il terrorismo".
RISCHIO SALDATURA BR-ANARCHICI: "L'offerta di un terreno di incontro politico, programmatico e operativo" lanciata dalle Brigate Rosse agli anarco-insurrezionalisti e "all'intera galassia dell'antagonismo estremo", ha avvertito il ministro, e' il pericolo attuale del terrorismo interno. Non si tratta di un "espresso invito" ma comunque e' "un' offerta" da non sottovalutare. Gli stessi anarchici, del resto, hanno, secondo il ministro, superato il "vecchio cliche' spontaneista per operare in maniera mirata, con vere e proprie campagne cadenzate nel tempo e con una strategia coordinata e preordinata con cura nelle sue varie fasi e nella selezione degli obiettivi".
NO A LEGGI SPECIALI MA STRUMENTI CONTRO NUOVA MINACCIA: Il primo potrebbe essere una rielaborazione della normativa su banda armata e associazione sovversiva. Per il ministro, infatti, agendo in piccoli "gruppi di affinita"', seppur con un obiettivo comune, gli anarchici cercano di aggirare queste accuse. Lo dimostra lo stesso documento di rivendicazione inviato dopo l'incendio dei cassonetti sotto l'abitazione di Prodi il 21 dicembre. "Si tratta - ha detto - di una sorta di lettera aperta al movimento anarchico. Una circolare interna nella quale si danno istruzioni e modelli d'intervento autonomi, ma indicando obiettivi comuni". Per questo, ha concluso, "se dovessi cercare nuove misure legislative, uno degli obiettivi sarebbe quello di adeguare la nostra normativa alla strategia degli anarchici". Norme, ha subito precisato, che "lungi dall' avere le caratteristiche della legislazione di emergenza e, quindi, senza incidere negativamente sui diritti fondamentali dei cittadini, potrebbero rientrare in un limitato pacchetto".
NUOVE MISURE PER CONTROLLO CORRISPONDENZA: Il ministro ne ha indicate tre: limitare ad un numero ragionevole le personalita' da controllare; istituire un codice di comportamento che contempli esigenze di sicurezza e diritto alla riservatezza; ipotizzare un supporto economico sostenuto dal ministero dell' Interno perche' "non si puo' chiedere alle Poste uno sforzo finanziario che non spetta loro".12 gennaio 2004 - CARTUCCE A CASA PRODI
"Corriere della sera online"
Nel plico, senza innesco, un volantino anarco-insurrezionalista
Cartucce e petardi recapitati a casa Prodi
La busta aperta dai poliziotti di guardia: non poteva esplodere. Alle porte di Bologna una fiammata da un'altra busta
BOLOGNA - Un plico dal contenuto dimostrativo, come a voler emulare un pacco bomba ma assolutamente non in grado di nuocere né tantomeno di innescarsi, è stato recapitato a casa del presidente della Commissione Ue, Romano Prodi. All' interno - a quanto si è potuto apprendere - c' erano cartucce da caccia già esplose, alcuni petardi tenuti insieme con nastro adesivo senza alcun innesco e un documento attribuibile ad ambienti anarco-insurrezionalisti sardi, scritto a biro con caratteri a stampatello, dal contenuto politico e con minacce rivolte in termini generici. Il plico, che proprio per l'assenza di "materiale pericoloso" ha potuto passare i controlli dei tecnici delle poste e della Polizia postale, è stato aperto dagli agenti in servizio di protezione alla famiglia Prodi. Dentro anche una foto, ritagliata da un imprecisato quotidiano, del presidente della Commissione europea. La busta non è stata spedita da Bologna. Quasi nelle stesse ore, in un deposito di transito della società di spedizione Sda a Calderara di Reno, alle porte di Bologna, un altro pacco ha prodotto una fiammata, senza fare feriti. Era destinato a Firenze, a un privato.LA MOGLIE: NON E' SUCCESSO NULLA - Flavia Franzoni, la consorte di Romano Prodi, ha rassicurato i giornalisti che si sono recati in serata sotto l'abitazione del presidente della Commissione europea, in via Gerusalemme: "Non è successo nulla", ha detto. Flavia Franzoni, che appariva tranquilla, è stata avvicinata dai cronisti al suo rientro a casa, scortata da personale della Digos. Alla domanda se era arrivato qualcosa di particolare a casa Prodi, ha risposto: "Sì, ma arrivano tante cose e noi diamo tutto alla polizia". Una busta?, le è stato ancora chiesto. "Sì, una busta con minacce, insulti, ciarpame e vecchie cose". Ma mentre i giornalisti hanno provato a chiederle cosa sono queste "vecchie cose", la signora Prodi è salita in casa.
13 gennaio 2004 - BUSTA A PRODI: INDAGINI PUNTANO SU SARDEGNA
ANSA:
BUSTA A PRODI: INDAGINI PUNTANO SU SARDEGNA
PROCURATORE, ORA C' E' RISCHIO EMULAZIONE
Puntano verso la Sardegna le indagini del pool terrorismo della Procura di Bologna sul plico con le cartucce esplose arrivato ieri, via posta, nella casa bolognese del presidente della Commissione Ue Romano Prodi.
La firma del documento contenuto nel plico era duplice: 'Anonima sarda anarchica' e 'Movimento anarchico proletario'. Nello scritto c' erano alcune frasi come: "le prime teste cadranno come le foglie di un autunno ribelle" e "lottiamo per la liberazione delle liberta"'.
La busta, inviata da Cagliari il 9 gennaio, conteneva una bomboletta di gas con attorno un fazzoletto di carta, quattro cartucce da caccia vuote, cinque petardi modello magnum, della taglia di una biro, tenuti uniti da del nastro adesivo. Poi, oltre al documento, c' era una foto che raffigura Prodi che scende in strada attorniato da alcune persone dopo che il 27 dicembre scorso gli era scoppiato tra le mani il libro-esplosivo inviato a casa sua. Una foto che fu pubblicata da numerosi quotidiani. Sul volto di ogni persona ritratta nello scatto e' disegnato un cerchietto con la croce, tipo mirino. Il mittente del plico partito da Cagliari era un nome, con scritto presidente della regione autonoma sarda. Destinatari Romano Prodi e la moglie Flavia Franzoni.
E' stato fatto un test ai raggi x con un pacchetto uguale a quello individuato ieri (preparato appositamente), per capire come mai il plico e' arrivato fino al domicilio di Prodi, superando i controlli precedenti: il risultato e' stato che gli oggetti contenuti non danno rilievi particolari ai raggi x.
Secondo il Procuratore di Bologna Enrico Di Nicola "si e' trattato di una lettera gravemente minacciosa ma non pericolosa". "E' stato, a mio avviso - ha specificato il Procuratore - il gesto di un gruppo anarchico che agisce per emulazione, dopo la campagna contro l' Europa fatta con l' invio da Bologna di plichi a simboli della Unione Europea. Probabilmente si tratta di un gruppo che visto l' allarme sociale e la 'pubblicita' creata dai plichi a simboli Ue ha voluto fare altrettanto. A mio parere ci troveremo davanti ad altri fatti del genere, che nascono dall' emulazione. Un po' come e' successo con il cosiddetto 'Acquabomber'. E a questo contribuisce anche la 'grancassa' che viene creata attorno. Sicuramente c' e' una 'grancassa' superiore a quello che meritano queste persone che vivono in un mondo che non esiste". Ma come mai il plico e' arrivato a casa Prodi superando i controlli? "Rispondo con una domanda - ha detto Di Nicola - il plico forse e' esploso? No, e questa e' la vera risposta".
Sul fatto che e' stata scelta Bologna come palcoscenico per le azioni anarco-insurrezionaliste, Di Nicola ha piegato che "gli obiettivi degli anarchici sono cambiati. Allo Stato nazionale dell' 800 si e' sostituita l' Europa, che puo' costituire in realta' un baluardo di liberta'. E in prima linea per il rafforzamento dell' Europa c' e' il presidente Prodi, che e' stato attaccato perche' sta lavorando benissimo. E Prodi vive a Bologna. Inoltre nel capoluogo emiliano hanno sempre agito gruppi anarco-insurrezionalisti. Sono comunque ben lieto che la famiglia Prodi ha dato il significato vero a questa vicenda, senza allarmarsi ulteriormente". Per Di Nicola, comunque, non c' e' una sorta di linea del terrore Cagliari-Bologna: "Non userei questo termine, terrore. Dicendo cosi' sembra che siano come le Br o il terrorismo islamico. Io mi rifiuto di fare questo accostamento. Non sono allarmato per l' incolumita' individuale, ma per l' allarme sociale. Alla lunga qualcuno potrebbe insinuarsi puntando ad ottenere maggiore pubblicita' e alzando il tiro".
Intanto il Prefetto di Bologna, Vincenzo Grimaldi, ha voluto esprimere il "sollievo" per "aver registrato la reazione della signora Prodi: che e' protetta in modo piu' che adeguato dalla polizia, ma che si e' sentita anche tale, visti i recenti avvenimenti".
"Ovviamente, l' attenzione e' altissima - ha aggiunto poi il Prefetto, sottolineando come il sistema dei controlli abbia funzionato -: e' passato del materiale inerte, non offensivo".14 gennaio 2004 - PACCHI BOMBA: INDAGINI A BOLOGNA
"Il Manifesto"
Pacchi bomba, vecchie piste a Bologna
L'inchiesta punta sugli squatter di via Paietta. Ma quel gruppo è sparito dalla circolazione da almeno tre anni
"Sovversivi" Nel 1999 la prima inchiesta sul gruppo oggi sotto accusa per associazione sovversiva. Tutti prosciolti prima ancora del processo
SARA MENAFRA
BOLOGNA
I pm bolognesi sembrano non avere dubbi. "Anche se il fascicolo è ancora contro ignoti il gruppo su cui indaghiamo è quello. Sono gli anarco insurrezionalisti di Bologna, un gruppo noto da una decina d'anni" dicono. Ma la Bologna del movimento è un paesone o poco più, quel gruppetto lo conoscono in tanti e non ci credono. "Se fossero loro sarebbe un bel salto di qualità. Io me li ricordo soprattutto perché erano spesso ubriachi e se qualcuno di questi avesse messo su una impresa come quella delle buste incendiarie che sono arrivate fino a casa di Prodi rimarrei davvero stupito", sentenzia Valerio Monteventi, consigliere comunale indipendente del Prc con una storia di movimento. Il tam tam degli antagonisti gli fa eco: tra quelle venti persone che a metà degli anni `90 erano gli "squatter" petroniani - oggi poco più che trentenni e decisi a non rivolgere la parola a nessun giornalista - molti si sono accasati. Qualcuno si è laureato, due sono tornati a vivere in Romagna e hanno avuto pure un bambino, una lavora in un bar, un altro si è rintanato sui colli dell'Appennino. Dal punto di vista giudiziario di loro si sa che fino al 28 dicembre, giorno in cui sono stati perquisiti, nessuno era iscritto nel registro degli indagati. Che durante le perquisizioni la Digos ha trovato qualche cavo elettrico, parrucche, lettere scritte dai compagni detenuti in Spagna, alle cui vicende sono legati alcuni dei pacchi pirotecnici di questi anni, firmati da sigle che tornano, oggi, nella "Fai informale" che ha rivendicato l'attentato a Prodi. Ma nulla di più. Altrimenti li avrebbero arrestati. E sarebbe l'ennesimo fascicolo a loro carico, compresa una mega inchiesta per associazione sovversiva che si concluse senza neanche il processo.
Questo gruppo, che secondo le indagini del 1999 era composto da 19 persone ma ha visto transitare decine di attivisti, inizia con l'estate del 1995 e una occupazione. Quella di villa Ghigi, splendido esempio di architettura ottocentesca nel verde dei colli bolognesi. Sul tetto della villa c'è un gruppetto di ragazzi, tutti ventenni. Monteventi arriva trafelato e tratta con la polizia per portare bottiglie d'acqua agli occupanti. "Alla fine riesco a passare la barriera, ma quando arrivo sotto al palazzo quelli cominciano a tirare le tegole in testa pure a me". E qui c'è l'altra caratteristica di questo gruppo: odia tutto il movimento bolognese che a loro detta è composto esclusivamente da "bastardi comunisti" che devono stare a casa loro. Concluso l'assedio di villa Ghigi, in pochi mesi gli "squatter" occupano e vengono sgomberati da una palazzina di via Murri e da villa Gregorini a Casalecchio di Reno, dopo un assedio di 48 ore. Infine arrivano nella vecchia sede anarchica di via Paglietta 15. Il gruppetto si stabilisce in pianta stabile nel "Laboratorio di comunicazione anarchica" e qualcuno ne fa una vera e propria casa. Intanto in città partono i primi micro attentati attribuiti agli anarchici. L'11 luglio 1995 qualcuno appicca un incendio ai parcheggi delle biciclette dei quartieri Savena e San Donato. "Siamo anarchici" dice la rivendicazione telefonica. Quindi, quattro giorni dopo, il lancio di uova con vernice al comune. Poi più nulla, salvo qualche scritta minacciosa sotto casa dell'allora sindaco Ds Walter Vitali.
E' la primavera del 1996 quando si consuma la rottura fra i cosiddetti anarchici insurrezionalisti e il movimento, quando gli anarchici di molte città finiscono nell'inchiesta del pm romano Antonio Marini. Gli "squatter" hanno organizzato una festa nel Cassero di porta Santo Stefano, sede del circolo anarchico Berneri, affiliato alla Fai. L'alcol scorre veloce e la situazione degenera rapidamente finché alcuni di loro si piazzano al centro dell'incrocio e cominciano a chiedere il pedaggio alle auto di passaggio. Interviene la polizia e i giovani si chiudono nella sede del Bernieri, circondati. In un paio d'ore si radunano le solite facce note del movimento bolognese, decise a non far entrare la polizia. Ma anche stavolta la risposta dall'interno è "bastardi comunisti andatevene". L'assedio si conclude senza particolari incidenti ma da quel momento in poi il gruppetto dei "cattivi" si rintana nella sede di via Paietta. Due anni dopo ripartono i micro attentati. Il 2 aprile 1998 un incendio doloso lambisce il carcere minorile di via del Pratello. Il 7 febbraio del 1999 "Individualità anarchica" (la firma è sul volantino di rivendicazione) lancia stracci imbevuti di benzina contro tre carri armati Leopard fermi su un treno nella stazione di Castel San Pietro. Quindi, sempre nel 1999, attacchi incendiari alle sedi dei Ds, senza nessuna firma.
La storia del gruppo di via Paietta intanto è agli sgoccioli. Nel 1998, l'anno nero degli "squatter" segnato dal suicidio di "Sole" e "Baleno" in carcere a Torino, l'ultima occupazione di tetti a Bologna, con lancio di tegole, questa volta in via dei Poeti. E nel 1999 l'irruzione della polizia nel Laboratorio, senza arresti, anche perché nella sede è stato scavato un cunicolo per scappare. Con la fine di via Paietta finisce anche la storia degli "squatter" bolognesi. Non finiscono invece gli attentati incendiari. Il 18 luglio 2001, due giorni prima del G8 di Genova, la "Cooperativa fuoco e affini" lascia una pentola esplosiva in via Terribilia e una scia di pacchi bomba. La stessa sigla, insieme ad altre componenti della "Fai informale", ha firmato l'attentato del 21 dicembre sotto casa di Prodi.15 gennaio 2004 - PACCHI BOMBA: VERTICE AL VIMINALE
ANSA:
PACCHI BOMBA: VERTICE AL VIMINALE, PER TUTTI STESSA MANO
DOPO UE ANARCHICI POTREBBERO TORNARE A OBIETTIVI TRADIZIONALI
Il bilancio sulle indagini svolte fino ad ora, l'analisi dei possibili prossimi obiettivi e la valutazione tecnico-scientifica dei pacchi bomba inviati nell'ultimo periodo dagli anarco-insurrezionalisti, dalla quale emerge che sono stati spediti tutti da Bologna ed elaborati tutti dalla stessa mano. Sono stati questi i temi al centro del vertice che si e' concluso al Viminale tra gli esperti europei dell'anti-terrorismo che hanno fatto il punto sulla serie di pacchi bomba inviati al presidente della Commissione europea Romano Prodi e ad altri parlamentari europei.
Due i punti centrali della riunione: l'analisi dei pacchi bomba dalla quale e' emerso, secondo gli investigatori, che potrebbero essere stati elaborati dalla stessa mano, contrariamente a quanto accade solitamente nel mondo degli anarchici che agiscono in piccoli gruppi seguendo un comune obiettivo; e la disamina su possibili nuove azioni degli anarchici che potrebbero aver abbandonato la 'pista europea' e tornare ora ai loro tradizionali obiettivi: carceri e strutture di repressione in generale.
Gli investigatori italiani, secondo quanto si e' appreso, hanno consegnato ai colleghi i dati raccolti sugli ultimi eventi che hanno interessato il mondo anarco-insurrezionalista. E sono stati ascoltati i contributi di tutti gli altri paesi, tra i quali Francia, Germania, Spagna, Grecia, Belgio e Inghilterra, prima di passare all'analisi dei risultati del lavoro svolto dalla polizia Scientifica con rilievi fotografici e tecnici sui plichi esplosivi inviati in Italia e all'estero. Un fenomeno, quello dei pacchi esplosivi, ben noto soprattutto agli investigatori italiani, spagnoli e greci che hanno offerto, si sottolinea, "un importante contributo" agli altri paesi. E proprio per garantire un continuo scambio di informazioni e' stato inoltre stabilito di riversare tutti i dati acquisiti nel data base di Europol.
Gli esperti dell'anti-terrorismo si sono quindi dati appuntamento tra dieci giorni per una nuova riunione all'Aja nella sede di Europol e, successivamente, in Spagna e in Grecia per nuovi incontri tecnici.16 gennaio 2004 - PACCHI BOMBA: INDAGINI SU 5 ANNI
"Il Corriere della sera"
Indagini su 5 anni di bombe
DAL NOSTRO INVIATO
L'AJA - La rete internazionale del terrore anarchico è delineata in una relazione che i magistrati europei esaminano durante la riunione convocata negli uffici di Eurojust. Dopo i pacchi esplosivi recapitati a uomini e istituzioni dell'Unione, primo fra tutti il presidente della Commissione Romano Prodi, gli inquirenti si concentrano su collegamenti e contatti di chi sembra avere un unico scopo: tentare il salto di qualità. Il vertice serve a individuare i possibili obiettivi e nella lista entrano le Olimpiadi 2004 che si svolgeranno ad Atene ad agosto. "E' un appuntamento di grande richiamo - avvertono gli esperti - la vetrina perfetta per un'azione eclatante". Gli uomini dell'Antiterrorismo greco sono qui per chiedere collaborazione. Conoscere nomi, alleanze, incontri è fondamentale per l'attività di prevenzione. Si rivolgono all'Italia (presente all'Aja con i pm di Bologna, Roma, Genova, Cagliari e Milano), ma anche a Spagna, Belgio, Germania, Gran Bretagna e Olanda, tutti Paesi convocati dal delegato italiano di Eurojust, Cesare Martellino.
L'Europa resta nel mirino e la minaccia principale arriva proprio dal nostro Paese "dove si registra il maggiore attivismo dei militanti". Resiste l'asse di ferro con greci e spagnoli, ma le ultime assemblee organizzate a Torino sono state allargate a francesi, tedeschi e portoghesi. "E questo - dicono gli analisti - dimostra che ormai l'alleanza internazionale è riuscita a coinvolgere anche quelle formazioni sinora caratterizzate da un forte indipendentismo".
Per ricostruire la "rete" si parte dagli attentati in Grecia e Spagna tra il '98 e il 2000. Una sequela di atti incendiari e piccole bombe piazzate soprattutto contro esponenti della diplomazia italiana. Si arriva all'agosto di quattro anni fa quando a Bilbao viene arrestato M.P., un giovane livornese, mentre tenta di bruciare un'auto della polizia basca. Due mesi dopo, il 27 ottobre, tre spagnoli vengono identificati a Milano. Arrivano da Torino dove hanno partecipato ad una riunione con anarchici lombardi, piemontesi e sardi. Hanno volantini e documenti "di matrice rivoluzionaria". Ad ospitarli è un personaggio noto a chi si occupa di eversione e che è stato rintracciato a Bologna nei giorni in cui sono state piazzate le pentole esplosive in via Terribilia (luglio 2001, tre giorni prima del G8) e davanti alla sede dell'Ibm (marzo 2003). Nello stesso periodo l'Antiterrorismo annota diversi viaggi di anarchici italiani in Spagna.
Collegamenti e contatti vengono accertati anche per l'attentato alla questura di Genova del dicembre 2002. L'esame dei tabulati telefonici consente di scoprire che pochi minuti prima dell'esplosione nella zona c'è un militante anarco-insurrezionalista spagnolo, in Liguria per il progetto Erasmus, in stretto contatto con gli attivisti del centro sociale Inmensa.
Il 2003 sembra l'anno della svolta. Si intensificano contatti e alleanze operative. Il 13 giugno scorso due anarchici spagnoli si imbarcano a Barcellona sulla motonave Splendid, fanno sosta a Genova e poi proseguono per Salonicco dove si svolge il vertice dell'Ue che si chiude con scontri violenti tra polizia e manifestanti. Nella città greca viene arrestata e condannata a 2 anni per possesso di armi una ragazza italiana che è lì in compagnia di un francese. Stessi nomi, stesse facce. Alcune si ritrovano a Torino per partecipare ad aprile e ottobre alle assemblee organizzate dal "Coordinamento europeo anticarcerario e antirepressivo". Tutti i Paesi sono rappresentati, i militanti si riconoscono in quei documenti conclusivi che individuano uno "spazio comune" entro il quale i più estremisti pianificano attacchi contro le istituzioni.
"Li conosciamo - conferma un investigatore - ora dobbiamo prenderli per evitare un nuova saldatura con i gruppi di matrice marxista-leninista che potrebbe portarli a compiere il vero salto di qualità con un attentato mortale. In Spagna è già successo e le ultime indagini compiute in Italia dimostrano che hanno mezzi e capacità per andare oltre i pacchi esplosivi".
Fiorenza Sarzanini19 gennaio 2004 - ARRESTO DISOBBEDIENTI: IN LIBERTA' L'ANARCHICO LEONARDI
ANSA:
ARRESTO DISOBBEDIENTI: IN LIBERTA' L'ANARCHICO LEONARDI
ERA AGLI ARERSTI DOMICILIARI A VITERBO PER GLI SCONTRI DI ROMA
L'anarchico viterbese Massimo Leonardi, arrestato per gli scontri del 4 ottobre scorso in occasione della Conferenza intergovernativa del'Ue a Roma, e che era sottoposto alla custodia domiciliare nella sua abitazione nel capoluogo della Tuscia, e' stata rimesso in liberta' per scadenza dei termini. Leonardi dovra' rispettare l'obbligo della firma.
Il 12 gennaio scorso la procura di Roma ha chiesto il suo rinvio a giudizio per aver, in quell'occasione, aggredito un carabiniere in borghese. Per lo stesso episodio il pm Salvatore Vitello ha chiesto che sia processato con il rito immediato un altro anarchico, Marco Ferruzzi.
Resistenza e lesioni a pubblico ufficiale i reati contestati ai due indagati. Entrambi erano stati identificati grazie alle foto scattate in occasione degli incidenti tra disobbedienti e forze dell'ordine. Per il pestaggio del carabiniere manca all'appello ancora una persona, non ancora identificata.
Massimo Leonardi, in particolare, viene ritenuto dagli inquirenti un personaggio di spicco nella galassia degli anarchici ed e' considerato un esponente di spicco del movimento anarchico viterbese.
Il giovane, che fu arrestato il 18 ottobre scorso, e' indagato anche per associazione sovversiva in relazione all'inchiesta, sempre della procura di Roma, sulle attivita' degli anarco-insurrezionalisti. Marco Ferruzzi, catturato il 3 dicembre scorso, venne denunciato con altri appartenenti al collettivo anarchico viterbese, per aver partecipato a Genova al cosiddetto controvertice del luglio del 2001 contro il G8 sfociato in incidenti e disordini provocati dai black bloc.19 gennaio 2004 - PACCHI BOMBA: VITERBO NEL MIRINO
ANSA:
PACCHI BOMBA: VITERBO TORNA NEL MIRINO DEGLI ANARCHICI
SCOPPIO NELLA NOTTE DAVANTI AL TRIBUNALE, SOLO DANNI MATERIALI
Ancora un pacco bomba firmato dagli anarco-insurrezionalisti, e nel mirino torna Viterbo, dove gia' all' inizio dello scorso novembre un ordigno era stato recapitato alla Questura. La paura nel capoluogo laziale e' tornata nel cuore della notte quando, verso le 2,30, un pacco con circo mezzo chilo di esplosivo e' scoppiato davanti all'ingresso degli uffici del Tribunale di Viterbo, in via Garbini, una zona periferica a sud della citta'.
Lo scoppio ha mandato in frantumi tre vetrine al piano terra dell'edificio, dove ci sono due aule di udienze, e la vetrina di un negozio di autoforniture che e' adiacente agli uffici del tribunale.
La rivendicazione dell'attentato e' stata fatta attraverso un volantino che gli inquirenti hanno trovato, quasi per caso, sulle scale di uno stabile non lontano da luogo dell'attentato. Il volantino, 21 righe vergate con l'aiuto di un normografo, non e' stato firmato ma e' dal suo contenuto che si puo' risalire alla matrice anarco-insurrezionalista. "Abbiamo attaccato questo tribunale ove - e' scritto - quotidianamente il potere statale garantisce la violenza legalizzata degli sfruttatori sugli sfruttati". Il volantino, che denuncia anche il sistema carcerario, si conclude con "gli attacchi al potere sono possibili e necessari fino alla fine dello sfruttamento, fino all'anarchia".
A dare l'allarme sono stati gli abitanti della zona svegliati dal forte boato. I frammenti dell' ordigno sono ora all'esame degli specialisti della squadra scientifica della questura di Roma. E proprio Roma si occupera' delle indagini. Sembra, comunque, che siano stati utilizzati circa 500 grammi di polvere nera collocata in un contenitore di plastica, con un innesco a tempo. Gli inquirenti hanno, infatti, trovato un timer di quelli utilizzati in cucina. Malgrado i gravi danni subiti dal tribunale, le udienze in ruolo questa mattina, si sono svolte regolarmente nelle altre aule.
Il 4 novembre scorso gli artificieri della polizia disinnescarono un pacco bomba recapitato nella mattinata. Quello stesso giorno un altro pacco esplose a Roma tra le mani del maresciallo Stefano Sindona, 59 anni, comandante della stazione dei carabinieri di viale Libia, ferendolo gravemente. Sei giorni dopo un altro pacco bomba arrivo' a un cronista del Corriere di Viterbo. Gli inquirenti misero in relazione i due episodi all' arresto di Massimo Leonardi, tra i fondatori del collettivo antagonista anarchico di Viterbo, eseguito dalla Digos di Roma il 18 ottobre per aver partecipato al pestaggio di un carabiniere durante gli scontri avvenuti il 4 ottobre all' Eur alla fine del corteo no global contro la Conferenza intergovernativa Ue. Il successivo 25 ottobre 14 militanti del movimento anarchico viterbese furono arrestati a Roma dopo scontri con la polizia nei pressi del carcere di Rebibbia dove e' detenuto Leonardi. A meta' ottobre, inoltre, sempre a Viterbo venne sventato un attentato al centro sociale del Ministero della Giustizia: un contenitore con 15 litri di benzina collegato a un rudimentale innesco era stato deposto accanto al cancello di ingresso della palazzina.
L' ordigno scoppiato la scorsa notte ha scosso gli abitanti e le istituzioni del capoluogo. Il sindaco Giancarlo Gabbianelli e' andato in tribunale per constatare l'entita' dei danni e portare la solidarieta' della citta' al presidente del tribunale, ai giudici e al personale. Il sindaco ha apprezzato la decisione del presidente del tribunale, di dare un messaggio di continuita', attraverso la regolare prosecuzione delle udienze e dell' attivita' degli uffici. Successivamente, Gabbianelli, si e' riunito a palazzo dei Priori con la giunta e tutti i capigruppo del consiglio comunale. Dall'incontro e' emerso un documento unitario che "esprime sdegno e riprovazione per il vile attentato".19 gennaio 2004 - PACCO BOMBA AL COMUNE DI OLBIA
ANSA:
PACCO BOMBA AL COMUNE, ANCORA TENSIONE A OLBIA /ANSA
NON ESPLODE TANICA DI BENZINA CON INNESCO A TEMPO
Continuano le intimidazioni contro l' amministrazione comunale di Olbia. Dopo la lettera contenente pallottole e minacce di morte al sindaco di Forza Italia, Settimio Nizzi, questa volta davanti al palazzo comunale di viale Umberto e' stato depositato un pacco contente una tanica di benzina e un innesco a tempo.
L' ordigno incendiario, definito di modesto potenziale, non e' esploso. Gli artificieri della Polizia di Stato che lo hanno disinnescato e lo stanno esaminando per stabilire se la mancata deflagrazione sia dovuta ad un malfunzionamento o alla precisa volonta' degli attentatori. L' interrogativo e' quanto mai importante, visto che per ora manca una rivendicazione.
La nuova minaccia, che segue anche alla devastazione della sede della Margherita a Capodanno (sui muri erano state tracciate scritte e simboli anarchici, ma anche frasi contro i politici locali ed il sindaco) e all' attentato del 6 giugno 2003, contro gli uffici del Coordinamento territoriale di Alleanza Nazionale, non ha pero' intimidito l' Amministrazione comunale.
Il sindaco Settimio Nizzi subito dopo il ritrovamento dell' ordigno, ha convocato una conferenza stampa durante la quale ha proclamato che gli atti intimidatori non riusciranno a far dimettere la Giunta. "Non ci manderanno a casa con le minacce - ha detto Nizzi - perche' questa Giunta intende rispettare il contratto con gli elettori e continuare nel suo lavoro a favore della citta"'.
Nella lettera con le pallottole ricevuta dal sindaco c' erano riferimenti a progetti di insediamenti turisti, legando le minacce di morte all' approvazione dei progetti. In mancanza di una rivendicazione, gli inquirenti continuano a manifestare la massima prudenza. L' unico fatto che sembra assumere sempre piu' consistenza, intanto, e' l' esclusione della pista anarco insurrezionalista.
"Siamo davanti ad un' area variegata e indefinita - hanno detto gli investigatori - e questo rende obbligatoria l' analisi di molti elementi prima di poter indicare una pista attendibile. Pero' in questo caso la matrice sembra essere identica a quella della lettera con pallottole e minacce inviata al sindaco Nizzi".
Domani, intanto, si svolgera' una manifestazione popolare contro la violenza e a difesa della citta' di Olbia, con sit-in davanti al palazzo comunale. La manifestazione, senza caratterizzazioni politiche, e' organizzata dalle organizzazioni sindacali e ha gia' ricevuto le adesioni delle associazioni di categoria e delle scuole.20 gennaio 2004 - DIECI ANARCHICI INDAGATI ASSOCIAZIONE SOVVERSIVA
ANSA:
TERRORISMO: DIECI ANARCHICI INDAGATI ASSOCIAZIONE SOVVERSIVA
PROCURA ROMA STRINGE IL CERCHIO DOPO ULTIMI ATTENTATI
Dieci anarchici iscritti sul registro degli indagati per associazione sovversiva, una mappa dettagliata della galassia insurrezionalista, monitoraggio continuo degli spostamenti tra una citta' e l'altra, elementi raccolti dopo le esplosioni di pacchi bomba e altri ordigni in tutt'Italia.
Per il pool romano che indaga sugli anarchici sono giorni di grande lavoro, soprattutto perche' alcuni spostamenti sospetti, in particolare il viaggio di due persone da Viterbo a Bologna a ridosso della data in cui e' scoppiato il libro bomba in casa di Romano Prodi, portano le indagini su piste sempre piu' precise, nonostante nessun anarchico sia ancora indagato per un fatto specifico, ma soltanto per associazione sovversiva.
"E' un momento particolare - dicono gli inquirenti - perche' per anni gli anarchici hanno avuto un comportamento sottotono e le indagini su di loro erano rallentate fino a perderne le tracce. Adesso emerge una rabbia molto pericolosa e la volonta' di occupare un importante spazio di dissenso che finora era stato preso dalle Br. Anche se gli anarco-insurrezionalisti con le Brigate rosse non hanno alcun legame, tutt'al piu' la frequentazione comune di alcuni centri sociali, ma nessun rapporto tra di loro".
Per i magistrati titolari delle indagini, Giancarlo Capaldo, Salvatore Vitello e Giuseppe De Falco, indagare sugli anarchici non e' come indagare sugli altri terroristi o sui delinquenti comuni: non parlano mai al telefono, si guardano sempre intorno e seguirli e' un'impresa, si spostano continuamente in una specie di flusso migratorio da una citta' all'altra facendosi ospitare da amici e conoscenti.
Intanto, alla procura di Roma sono confluiti per competenza tutti i fascicoli relativi ad attentati avvenuti a Viterbo, il che consente anche di evitare la frammentazione delle indagini. Dovrebbe essere fissata per la fine di gennaio, probabilmente il 27, l'udienza preliminare davanti al gip Andrea Vardaro per Massimo Leonardi, l'anarchico che fu arrestato per avere picchiato un carabiniere durante gli scontri seguiti alla Conferenza intergovernativa che si tenne all'Eur in ottobre.24 gennaio 2004 - PACCHI BOMBA: ANARCHICI, CHI VOLEVA CONFUSIONE C'E' RIUSCITO
ANSA:
PACCHI BOMBA: ANARCHICI, CHI VOLEVA CONFUSIONE C'E' RIUSCITO
ASSEMBLEA PUBBLICA PROMOSSA A BOLOGNA DALLA FEDERAZIONE ITALIANA
Con i pacchi bomba la Federazione anarchica italiana non c'entra nulla. Ma chi ha rivendicato gli attentati con una sigla simile e identico acronimo – Federazione anarchica informale - «voleva creare confusione, e ci e' riuscito». Leonardo Giusti, spiega cosi' il senso dell'incontro pubblico organizzato al cinema Rialto di Bologna dal circolo 'Berneri', lo storico circolo anarchico della citta'.
Un incontro che fin dal titolo - «L'anarchia e' prioritaria ma non si fa per posta» - ha cercato di allontanare con ironia ogni sospetto di legame con gli attentati. «Un senso di profonda arrabbiatura - aggiunge Giusti, per spiegare la sensazione provata dopo aver saputo della rivendicazione - perche' e' evidente che la confusione e' voluta». I pacchi pero' «non servono a concretizzare il progetto rivoluzionario, ma a creare tensione e costruire leggi repressive».
D'accordo con lui anche gli anarchici imolesi. Lo hanno scritto a chiare lettere nel documento che hanno portato all'assemblea: «Di nuovo la strategia della tensione». «Ecco riprendere, con un accanimento che ricorda gli anni cupi delle stragi di Stato - si legge - manovre poliziesche e provocatorie che vorrebbero riportare nell'immaginario collettivo la stantia immagine dell'anarchico bombarolo e asociale».
La paura di Amilcare, anarchico imolese ed ex-insegnate in pensione, e' che si voglia reprimere indiscriminatamente tutto il movimento anarchico: «Gli investigatori non ci sono venuti ancora a chiedere nulla, ma sappiamo di essere nel mirino: prima metteranno le mani su questi supposti anarco-insurrezionalisti, poi arriveranno a noi. Cercheranno di decapitare il movimento».
Cosi', in via Rialto, gli anarchici della Fai cercano di chiarire la loro posizione e fanno propaganda a un modello di sviluppo che ritengono ancora possibile: quello di una societa' piu' libera, senza stato, potere e guerre. Sull'Appennino della Romagna qualcuno prova anche a metterlo in pratica. Piccole comunita' rurali, poderi tra le colline. Mondi a parte.
Mondi che non vogliono avere nulla a che fare con gli anarco-insurrezionalisti. Gli anarchici che si riconoscono nella Fai rifiutano di parlare di frattura con la componente 'Bonanniana' dell'anarchismo italiano, quella ispirata ad Alfredo Maria Bonanno, considerato uno degli ispiratori dell'anarco-insurrezionalismo italiano. «Non ci fu scissione perche' non aderirono mai alla Fai» spiega Massimo degli anarchici imolesi. Negli anni '80, in un convegno a Forli', si prese atto del fatto che «non potevano esserci convergenze». Tra i due gruppi c'era un confine sottile ma incolmabile, sul fronte dell'illegalismo. «Sabotaggi e scioperi spontanei, per la Fai - racconta - sono pratiche ammesse. Presuppongono la comprensione e un concreto avanzamento sociale». Ma un altro tipo di illegalismo, quello che giustifica le rapine a mano armata, la Fai non lo poteva accettare.
Cosi' la separazione si e' consumata, e si e' approfondita negli anni. Oggi la Federazione anarchica italiana deve confrontarsi con quella in ombra, l'Informale. A cui gli anarchici imolesi, nel loro documento, ricordano che «l'informalita' organizzativa e' la porta di ingresso per verticismo e infiltrazione». Pero', qualcuno, la scorsa notte, davanti alla porta del cinema Rialto ha scritto in nero la sua accusa contro la Fai: «Sempre pronti all'infamia», e l' ha siglata con la 'A' cerchiata.3 febbraio 2004 - PACCHI BOMBA: PRIMO NOME
ANSA:
PACCHI BOMBA: PRIMO NOME PER UN' INDAGINE COMPLESSA
TROVATI RISCONTRI SINGOLI EPISODI MA CORNICE ANCORA DA COSTRUIRE
(di Giorgio Greco ) - Finora erano state le forze dell' ordine e i rappresentanti istituzionali e delle forze sociali ad essere svegliati dai botti degli attentati e atti intimidatori firmati da inedite sigle di matrice pseudo anarchica. Poco prima dell' alba di oggi e' toccato a un giovane operaio-traghettatore alla Saras di Sarroch che occuperebbe il tempo libero a confezionare rudimentali ordigni o plichi esplosivi, ad essere destato dal sonno dai carabinieri.
Luca Farris, 25 anni, di Assemini, e' questo il primo nome ad essere iscritto nel registro degli indagati per la lunga serie di episodi che sono stati attribuiti o rivendicati dall' Asai (Anonima sarda anarchici insurrezionalisti) e dal Maps (Movimento anarchico proletario sardo). Le due sigle sono, in particolare, rimbalzate sulla cronaca nazionale dopo la lettera con cartucce esplose, petardi una bomboletta di gas recapitata il 12 gennaio alla casa di Bologna di Romano Prodi. Ad aprire la missiva era stata Flavia Franzoni, la moglie del presidente della Commissione Ue, scoprendo all' interno anche un documento firmato congiuntamente Asai-Maps. "Le prime teste come foglie di un autunno ribelle", "lottiamo per la liberazione della liberta"', queste alcune delle frasi riportate, che hanno destato piu' sconcerto che reale interesse negli investigatori.
Il fermo del giovane, da parte dei carabinieri del Comando Provinciale di Cagliari, e' avvenuto dopo una serie di indagini e appostamenti che avrebbero portato anche ad intercettare nei giorni scorsi altri plichi e lettere. Uno dei primi, con un rudimentale piccolo ordigno, era indirizzato al sindaco di Elmas Giuseppe Collu, mentre un altro, contenente pero' solo minacce generiche, aveva come destinatario il Presidente della Repubblica.
I carabinieri hanno spiegato, in una conferenza stampa, che sul conto del giovane sarebbero stati raccolti "gravi e concordanti elementi di colpevolezza" per singoli episodi e lo ritengono figura di spicco dell' Asai (tanto da ipotizzare come accusa la partecipazione ad associazione con finalita' di eversione), ma hanno invitato a non trarre conclusioni affrettate. Il col. Loris Anchesi ha sottolineato che le indagini sono complesse e il seguito, con l' accertamento di eventuali soggetti ispiratori nonche' collegamenti con altri gruppi, e' tutto ancora da sviluppare. In sostanza, per il momento e' stato individuato un primo tassello, ma il mosaico complessivo non si e' ancora delineato con chiarezza. Si sarebbe, cioe', arrivati a identificare il responsabile di una serie di singoli, seppur numerosi (si parla di 36) episodi, ma non ci sarebbe ancora la cornice dentro la quale collocarli.
All' attivita' investigativa hanno partecipato i militari del Raggruppamento Operativo Speciale (Ros), con la collaborazione dei Carabinieri del Comando provinciale e del Reparto investigazioni scientifiche. Le sinergie investigative, ha spiegato il col. Anchesi, hanno portato all' individuazione di numerosissimi elementi indiziari a carico Luca Farris, il quale si e' diplomato all' Istituto Nautico "Buccari" di Cagliari.
"Il fermo operato nel giorno dell' arrivo del signor Capo dello Stato - ha osservato il comandante provinciale dell' Arma - rappresenta una felice coincidenza. Noi stavamo lavorando su questa vicenda da oltre un anno". Tra gli investigatori, anche se mantengono uno stretto riserbo sulle indagini, sembra rafforzarsi comunque una convinzione: il proliferare di sigle potrebbe essere un tentativo di enfatizzare la presenza sul territorio e fare cosi' una campagna di proselitismo. La comparsa poi della Federazione Anarchica informale (Fai), una sigla che ha rivendicato l' attentato incendiario del 12 gennaio contro un distributore della Esso a Decimomannu, potrebbe rappresentare il tentativo di "salto di qualita"', in una proiezione europea degli anarchici isolani punterebbero a proporsi sulla scena europea. Dopo il fermo compiuto all' alba nell' abitazione di via Kennedy 29 ad Assemini, dove Farris vive con i genitori, i Carabinieri hanno eseguito numerose perquisizioni, che sono state estese al posto di lavoro del giovane alla raffineria di Sarroch, ala ricerca di documentazione di interesse investigativo, armi ed esplosivi.
L' importanza, in ogni caso, dell' operazione e' stata sottolineata dal ministro dell' Interno Pisanu, che si e' complimentato col comandante dell' Arma, Generale Guido Bellini, e da quello della Difesa Martino, che in un messaggio al gen. Guido Bellini ha evidenziato come "ancora una volta l' Arma ha dimostrato alta professionalita' ed efficienza".4 febbraio 2004 - PACCHI BOMBA: DOPO PRIMO FERMO INDAGINI SI ALLARGANO
ANSA:
PACCHI BOMBA: DOPO PRIMO FERMO INDAGINI SI ALLARGANO
EUFORIA E USO TELEFONO SBAGLIATO FORSE HANNO TRADITO INDIZIATO
In attesa delle decisioni del Gip (che domani si pronuncera' sulla convalida del fermo), i carabinieri del Comando provinciale di Cagliari che all'alba di ieri hanno arrestato Luca Farris, 25 anni, ritenuto elemento di punta dell' Anonima sarda anarchici insurrezionalisti, stanno non solo studiando documenti e l'altro materiale sequestrato, ma cominciano le verifiche e allargano il fronte delle indagini.
Gli investigatori, che hanno impresso ieri un' accelerazione a indagini che vanno avanti da mesi, non sembrano preoccupati dalle perplessita' che da piu' parti sono state sollevate sull' effettiva "caratura", in termini di pericolosita' e di contesto politico-ideologico del fermato. E questo soprattutto in considerazione del fatto di aver raccolto prove e indizi chiari di responsabilita' del giovane per una serie di episodi specifici (esattamente 15) nei quali avrebbe avuto un ruolo operativo accertato. In sostanza, i militari avrebbero elementi sulla partecipazione diretta di Farris a attentati (da un ordigno davanti alla sede di An ad Assemini, al pacco bomba esploso il 3 novembre davanti agli uffici amministrativi della Prefettura di Cagliari, all' ordigno del 3 dicembre contro la vecchia sede della Provincia), alla lettera con cartucce esplose e petardi giunta il 12 gennaio alla casa di Bologna di Romano Prodi. A questo ruolo esecutivo, si sarebbe accompagnata la stesura dei volantini di rivendicazione e anche un' attivita' di monitoraggio dei bersagli.
Nel corso della perquisizione nella casa dei genitori coi quali abita, nella sua stanza sono stati trovati, oltre a un gran numero di documenti e altro materiale cartaceo, 10 ordigni rudimentali (bottiglie con liquido infiammabile e una polvere bianca all' esame degli esperti), nove dei quali insieme in un armadio.
E' anche trapelato che la svolta nelle indagini e' frutto anche di una certa "euforia ed esuberanza" giovanile di Farris (che con qualche amica e in un bar si sarebbe lasciato andare a qualche commento o particolare su singoli episodi). Il giovane, inoltre, avrebbe fatto alcune confidenze da telefono sottoposto - senza che lui ovviamente lo sapesse - a intercettazione.
Per il momento, comunque, l' inchiesta che lo riguarda sembra delineare un contesto ristretto nel quale il giovane si e' mosso (in pratica le sue azioni hanno quasi sempre avuto come scenario la zona di Assemini e dei centri vicini), quasi da "anarchico individualista". La lettera a Prodi, l' ultima missiva bloccata con minacce generiche a Ciampi, e una precedente intercettazione nella quale accenna ad una possibile azione contro una caserma dei carabinieri alla quale avrebbe rinunciato dopo la strage di Nassiriya, sembrano indicare la ricerca del "salto di qualita"". Ed e' questo uno degli aspetti sui quali si sta soffermando l' attenzione degli investigatori.
L' inchiesta, come detto, e' in fase di allargamento, ma per il momento la Direzione distrettuale antiterrorismo della Procura di Cagliari attende di raccogliere ulteriori elementi, soprattutto in termini di collegamenti e sinergie tra i vari gruppi e sigle di matrice anarchica, prima di pensare a un' unificazione dei vari filoni. Questo ha fatto si' che si diffondessero indiscrezioni su altri indagati (una dozzina), mettendo cioe' insieme diversi filoni investigativi che invece allo stato procedono separati.5 febbraio 2004 - PACCHI BOMBA: UDIENZA CONVALIDA FERMO, GIP SI RISERVA
ANSA:
PACCHI BOMBA: UDIENZA CONVALIDA FERMO, GIP SI RISERVA
PM CONFERMA ACCUSE, DIFENSORE CHIEDE SCARCERAZIONE
E' durata piu' di tre ore, dalle 12:15 a poco prima delle 15,30, nel carcere di Buoncammino l' udienza di convalida del fermo di Luca Farris, il giovane di 25 anni arrestato all' alba di martedi' dai carabinieri del Comando Provinciale di Cagliari nell' ambito delle indagini sui pacchi bomba e attentati rivendicati dall' Anonima sarda anarchici insurrezionalisti (Asai).
Il Gip Luisanna Melis si e' riservata di decidere. Erano presenti il sostituto della Procura distrettuale antiterrorismo, Paolo De Angelis, titolare dell' inchiesta, e il difensore del giovane. l' avv. Carmelino Fenudi. Il pm ha illustrato le basi della ricostruzione accusatoria, contenute nelle 36 pagine dell' ordinanza.
Farris si e' avvalso della facolta' di non rispondere e il suo difensore ha sollecitato la rimessione in liberta' o, in alternativa, la concessione degli arresti domiciliari. Il legale ha, tra l' altro, eccepito il fatto che, nonostante alcune contestazioni, agli atti dell' inchiesta non risulta, per ora, alcun elemento sul coinvolgimento di altre persone.17 febbraio 2004 - PACCHI BOMBA: PERQUISIZIONI
ANSA:
TERRORISMO: I NUOVI ANARCHICI, DA GALASSIA A STRUTTURA
TROVATA POLVERE DA SPARO E TIMER IN 50 PERQUISIZIONI
(di Silvana Logozzo)
Gli anarchici non sono piu' una vaga galassia, lontana per mentalita', abitudini e frequentazioni da altri gruppi che combattono contro le istituzioni. Per la Digos e i magistrati della capitale, che oggi hanno fatto eseguire una cinquantina di perquisizioni in varie citta' italiane, rappresentano un'organizzazione strutturata con una sua specifica strategia che puo' essere considerata eversiva a tutti gli effetti.
Nel palazzo di giustizia di Roma viene sottolineato che le indagini degli ultimi mesi, seguite ad una serie di attentati e pacchi bomba, hanno condotto a un nuovo risultato e ad una interpretazione differente dell'attivita' dei gruppi anarchici. Gli inquirenti, alla luce degli elementi raccolti finora, ritengono di avere individuato un vero e proprio livello associativo formato da persone che si frequentano e tra cui avviene "una interazione stretta e continuativa ispirata da un'ideologia comune".
Dalle prime ore di questa mattina gli agenti della Digos di Roma e di altre citta', hanno effettuato numerose perquisizioni, una cinquantina, disposte dalla procura di Roma, molte delle quali sono tuttora in corso. E quaranta sono le persone iscritte sul registro degli indagati con l'ipotesi di reato di associazione sovversiva.
Tra questi c'e' anche Antonio Rollo, che nel 2002 venne arrestato dai magistrati Cosenza con altri No Global. Nei mesi scorsi era stato iscritto Massimo Leonardi, di origini sarde e residente a Viterbo, arrestato in ottobre perche' coinvolto negli scontri dell'Eur seguiti alla cerimonia di apertura della Conferenza Intergovernativa.
Le perquisizioni sono state fatte in abitazioni di Viterbo, Rieti, Frosinone, Latina e l'Aquila, ma per il pool di magistrati romani - i pm Salvatore Vitello, Giancarlo Capaldo, Giuseppe De Falco, coordinati da Franco Ionta - e' Viterbo il centro di questa attivita'.
Non a caso i primi ad essere perquisiti stamani sono stati alcuni aderenti al "Comitato cittadino contro il carcere e la repressione di Viterbo".
In alcune abitazioni gli investigatori hanno trovato polvere ritenuta sospetta. Potrebbe infatti trattarsi di polvere da sparo o comunque polvere che avrebbe potuto essere utilizzata per confezionare pacchi bomba. Tra le altre cose sono stati trovati timer da cucina, di cui uno collegato a un alimentatore a 12 volt come nei circuiti degli ordigni esplosivi; e poi anche materiale pirotecnico ad alto potenziale, manganelli, fionde e oggetti da offesa, oltre a materiale cartaceo.
Sulla polvere i magistrati hanno gia' disposto una consulenza affinche' venga accertata la tipologia e venga paragonata a quella utilizzata per gli attentati dei mesi scorsi.
La Digos ha perquisito a Roma anche i centri sociali "La marmitta" e "Torre Maura".
I ritrovamenti tuttavia non consentono ai magistrati, almeno per il momento, di procedere a contestazioni specifiche nei confronti degli indagati. Che finora, dal momento in cui sono state aperte le inchieste sugli anarco-insurrezionalisti, sono circa una cinquantina.
In sostanza, fino a che non verra' trovata una busta pronta per esplodere, un pacco bomba pronto per essere spedito, non vi sono margini per contestare reati piu' gravi agli indagati.18 febbraio 2004 - PACCHI BOMBA: DAI GIORNALI
"Avvenire"
PACCHI BOMBA
Perquisizioni: sequestrato materiale "molto pericoloso" Un timer in casa del no-global Rollo, tra gli arrestati di Cosenza
Cinquanta indagati per sovversione: anarchici nella rete
Blitz della Digos in Lazio, Sicilia e Abruzzo. Nel mirino Viterbo e il "Comitato cittadino contro il carcere e la repressione" Al setaccio anche i centri sociali
Da Roma Danilo Paolini
Oltre quaranta perquisizioni in abitazioni e centri sociali di molte città d'Italia, una cinquantina d'indagati per associazione sovversiva, il sequestro di timer, polvere da sparo, materiale pirotecnico giudicato "molto pericoloso", documentazione ideologica, manuali che insegnano a confezionare pacchi bomba utilizzando videocassette. E una certezza, tratta da alcuni volantini: gli anarchici viterbesi appoggiarono con la loro "solidarietà" gli autori degli attentati alla stazione dei carabinieri di Viale Libia a Roma, in cui rimase ferito gravemente il maresciallo Sindona, e a Romano Prodi. Da intercettazioni telefoniche, per di più, risulterebbe che alcuni indagati si spostarono a Bologna proprio nei giorni in cui il plico esplosivo fu recapitato al presidente della Commissione Ue.
È partita ieri mattina proprio da Viterbo la maxi-operazione che ha visto impegnati più di 150 tra uomini della Digos locale, di Roma, di Frosinone, di Rieti, di Latina, dell'Aquila, di Palermo e di Catania. La tranquilla città laziale è infatti considerata l'epicentro della galassia anarco-insurrezionalista, non più arcipelago di sigle o di singoli isolati, ma vera organizzazione dotata di strutture e di una precisa strategia. Nel mirino il "Comitato cittadino contro il carcere e la repressione", sodalizio viterbese che già nel nome presenta affinità e legami con il gruppo spagnolo delle "Cinque C".
Gran parte degli indagati sono aderenti al Comitato, ma gli inquirenti sono interessati anche alle zone di contiguità e di sovrapposizione tra l'area dell'antagonismo sociale e quella dell'eversione anarchica. Viterbo è infatti la città di residenza di Massimo Leonardi, il nome più noto presente sul registro degli indagati, ritenuto fondatore del movimento anarchico nella zona e di recente attivo nelle frange estreme del movimento antagonista. Leonardi è stato arrestato a ottobre, in seguito agli scontri di piazza in concomitanza con la Conferenza intergovernativa europea. Dopo q uell'arresto, notano i magistrati, "il Comitato assume una maggiore caratterizzazione violenta".
Tra i coinvolti figura pure Antonio Rollo, arrestato nel 2002 con un gruppo di militanti no-global dalla magistratura di Cosenza e poi rimesso in libertà. In casa sua gli agenti hanno rinvenuto uno dei timer sequestrati ieri. Apparecchi uguali, secondo chi indaga, a quelli già usati per chiudere i circuiti elettrici dei pacchi-bomba inviati recentemente dall'Italia in mezza Europa. Diversa la versione degli avvocati di Rollo: "È solo un timer per caldaia trovato nella casa di campagna dove si stavano svolgendo lavori di ristrutturazione".
Perquisite anche le abitazioni di uno studente universitario abruzzese, V.I., 25 anni, nato a San Benedetto dei Marsi (L'Aquila) ma domiciliato a Viterbo, e i centri sociali di Roma "Torre Maura", nel quartiere omonimo, e "La Marmitta", in zona Serpentara.
Nel corso dell'operazione, oltre ai timer (uno dei quali collegato a un alimentatore da 12 volts), alla polvere da sparo e al materiale pirotecnico ad alto potenziale, sono stati sequestrati volantini, opuscoli e libri sulle tecniche di controllo e di difesa dal controllo, soprattutto per internet e posta elettronica. Ma anche manuali per costruire videocassette-bomba, manganelli, fionde e altri oggetti pericolosi.18 febbraio 2004 - ATTENTATO RUDIMENTALE A CONFINDUSTRIA CAGLIARI
ANSA:
ATTENTATO CAGLIARI:SI SOSPETTA SALDATURA SIGLE EVERSIVE/ANSA
NESSUNA RIVENDICAZIONE;PISANU,REAZIONE A COLPI CONTRO TERRORISMO
I gruppi eversivi sardi alzano il tiro e stavolta colpiscono, facendo esplodere un ordigno rudimentale, ma comunque potente, la sede regionale della Confindustria a Cagliari. Non c'e' ancora nessuna rivendicazione dell'attentato compiuto verso mezzanotte in via Campidano, nella zona del porto, ma tutto lascia pensare che non sia opera degli anarco-insurrezionalisti, ma di un gruppo eversivo che potrebbe anche essersi saldato con qualche frangia della galassia anarchica.
Sotto i riflettori degli inquirenti ci sono, in particolare, i Nuclei proletari per il comunismo (Npc), che nel capoluogo sardo avevano gia' colpito, nel maggio 2003, con un attentato alla Cisl, firmando altre analoghe azioni in diverse citta' dell'Isola.
L'ordigno di ieri notte e' stato collocato e fatto esplodere vicino al portoncino d'ingresso della sede degli Industriali. La deflagrazione ha scardinato la porta e mandato in frantumi diversi vetri dell'edificio; alcuni calcinacci sono caduti nel garage sottostante. Secondo gli artificieri della Polizia di Stato, l'ordigno era composto da polvere nera e collegato a un timer. Proprio queste caratteristiche sembrano diverse da quelle di altri attentati, compiuti nel Cagliaritano, rivendicati da sigle anarchico insurrezionaliste.
Gli investigatori restano cauti, ma qualche elemento e una serie di considerazioni portano a ipotizzare che l'episodio possa costituire una sorta di "prova generale" di saldatura tra elementi anarchici estremisti ed esponenti di qualche gruppo eversivo. Con un volantino siglato Npc era stato rivendicato il duplice attentato compiuto il 26 settembre 2002 a Nuoro, in occasione della visita del ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, con due ordigni collocati rispettivamente vicino a un ingresso laterale della Prefettura e contro la sede degli Industriali. Quattro mesi dopo, il 20 gennaio 2003, sempre vicino alla Confindustria nuorese, era stato trovato un ordigno rudimentale confezionato con 600 grammi di polvere nera, la stessa che sarebbe stata utilizzata ieri notte a Cagliari.
In attesa di una rivendicazione, dalla Procura di Cagliari non si sbilanciano, ma la pista "solitaria" degli anarchici sembra poco convincente. Per il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antiterrorismo, Paolo De Angelis - lo stesso che conduce l'inchiesta che ha portato all'arresto di Luca Farris, ritenuto esponente di spicco dell'Anonima sarda anarchici insurrezionalisti (Asai) - quello di ieri sera non sarebbe stato un semplice atto dimostrativo: lo dimostrerebbero le caratteristiche dell'ordigno (rudimentale ma ad alto potenziale), l'ora (non nel cuore della notte) e il luogo in cui e' stato fatto esplodere (vicino a bar e ristoranti frequentati).
Un coro unanime, non solo di condanna per l'attentato ma anche di solidarieta' al presidente degli Industriali della Sardegna, Riccardo Devoto, e' arrivato da sindacati, forze politiche e sociali. Per il ministro dell'Interno Pisanu, la bomba contro la sede della Confindustria puo' essere interpretata come "una risposta temeraria e forsennata alla vasta iniziativa della magistratura e delle forze dell'ordine contro il nuovo terrorismo. Colpiti in varie parti d'Italia - afferma il responsabile del Viminale - i terroristi rispondono in Sardegna, offendendo ancora una volta il sentimento civile e la coscienza democratica del popolo sardo. Ma, lungi dall'intimidire - avverte Pisanu - ottengono il solo risultato di stimolare tutte le attivita' di prevenzione e di contrasto delle forze dell'ordine. Prima o poi, come e' gia' avvenuto a molti loro compagni in Italia e all'Estero, verranno raggiunti dalla forza paziente dello Stato".22 febbraio 2004 - PACCO BOMBA A PERITO PER IL G8
"La Gazzetta di Parma"
Pacco-bomba per il perito del G8 Parola, bottiglia piena di tritolo davanti alla villa di Paolo Romanini Un ritaglio di giornale appiccicato con del nastro da pacco marrone e due parole: "E' morto". Erano le 8,30 di ieri mattina quando la donna andata ad accudire la madre del perito balistico Paolo Romanini ha trovato davanti al cancello della sua villa di Parola uno "strano" pacchetto. Ma c'è voluto poco all'esperto dei casi "Marta Russo" e "Carlo Giuliani" per capire di cosa si trattava. Una mezza bottiglia d'acqua piena di sostanza allo stato solido, con una miccia e un accendino collegato. Esplosivo, sicuramente.
Poi, dai primi riscontri è emerso un nome più preciso: tritolo. Ma nonostante la sostanza altamente esplosiva, l'ordigno rudimentale non sarebbe potuto esplodere. Il tritolo (che può essere utilizzato sia in polvere che allo stato solido) per esplodere necessita infatti di un detonatore. Nel pacchetto, invece, c'era semplicemente un accendino, inserito in modo da creare una scintilla se aperto. Questo lascerebbe pensare più a in gesto dimostrativo che ad una volontà di uccidere.
Romanini, esperto qual è, gli ha dato solo un'occhiata veloce, senza toccare nulla, e poi ha telefonato subito ai carabinieri. Quando è arrivato il Nucleo operativo di Fidenza i militari hanno capito di cosa poteva trattarsi. I militari hanno circondato l'area, esaminato a lungo il pacco e - dopo aver appurato che in quello stato era innocuo e trasportabile - lo hanno prelevato.
Paolo Romanini da anni si occupa di perizie giudiziarie come esperto di balistica. Vive e lavora nel suo studio di Parola, sulla via Emilia, in comune di Fontanellato, di fianco alla famosa osteria che fu della sua famiglia. Tra i casi che ha affrontato di recente quello dell'uccisione di Carlo Giuliani durante il G8 di Genova, nel luglio del 2001. Era stato chiamato come consulenti dal pm Silvio Franz, titolare dell'inchiesta, ed è stato lui ad avere l'intuizione, poi avallata da prove concrete, che il proiettile che uccise il giovane no global era stato deviato da un sasso.
La posizione del militare che sparò venne poi archiviata per legittima difesa. Ad alleggerire comunque la posizione processuale di Placanica fu proprio questa ricostruzione perché confermò che il militare aveva sparato in aria e non contro il giovane manifestante.
Ma la versione di Romanini non venne accettata dalla famiglia Giuliani e dai sostenitori no global. Tanto da prendersela (questi ultimi), sui siti Internet e non solo, con Romanini e con il medico legale Carlo Torre, anch'egli perito nella vicenda genovese. Ed è stato in merito alla sua perizia che Romanini ha ricevuto, circa un anno fa, una lettera intimidatoria e un proiettile, recapitatogli in una busta nella cassetta delle lettere. Da nove mesi, così, l'esperto vive scortato dai carabinieri, che lo accompagnano anche durante i suoi viaggi di lavoro.
Quel pacco esplosivo, qualcuno lo ha lasciato davanti alla sua casa durante la notte tra venerdì e sabato. Quando alla mattina Romanini lo ha trovato era bagnato e quindi lì già da ore. Dell'indagine si sta occupando il reparto operativo dei carabinieri di Parma, che sta indagando a tutto campo per capire quali ambienti possano aver avuto interesse a confezionare l'ordigno.
Ieri, davanti alla villa di Romanini ha sostato tutto il giorno un'auto dei carabinieri di Fidenza. La scorta, infatti, è stata intensificata. E sul perché sia stata scelta proprio la giornata di ieri per compiere il gesto resta un mistero: il 21 febbraio non era una giornata significativa per la vicenda di Genova. Romanini fu nominato perito per il caso Giuliani nel febbraio del 2002, sì, ma all'inizio del mese. Unica coincidenza: venerdì è stato il giorno d'uscita del nuovo album del cantautore bolognese Francesco Guccini intitolato "Ritratti":tra le nove ballate anche "Piazza Alimonda", dedicata appunto all'uccisione di Giuliani. E qualcuno si è chiesto se non possa aver contribuito anch'essa a fomentare l'odio ingiustificato per chi, da vent'anni, compie con impegno e riconosciuta competenza il suo mestiere.
Leonardo SozziPARLA LA "VITTIMA" "Spero sia solo una carnevalata" (l.soz) "La voglio prendere come una carnevalata". Nessun "grosso spavento", niente timori per possibili "attentati". Romanini non si fa certo prendere dal panico, anzi, la butta sul ridere. "Sinceramente non saprei dire cosa significhi tutto questo - spiega il perito -. Quando la signora che viene ad accudire mia madre mi ha detto del pacco, sono sceso. Era vicino all'entrata, appoggiato per terra. Ho dato un'occhiata e ho visto la scritta, l'accendino e una sostanza che sembrava compatta. Ho chiamato subito i carabinieri. Poi, quando sono arrivati sono rientrato in casa e non sono più uscito". Romanini non azzarda alcuna ipotesi: "Cosa i carabinieri abbiano trovato esattamente dentro il pacco non lo so. E' solo sapendo cosa contiene che si può dire se fosse innocuo o meno".
Nella notte, notato nulla? Rumori strani? "Macchè, qui davanti (la casa si trova proprio sulla via Emilia, ndr) c'è un traffico...". Ora ha paura? "No, no. Sono sereno, voglio pensare che sia una carnevalata".
E sulle precedenti minacce da Romanini arriva un "no comment". "Ci sono indagini in corso", dice soltanto. Nemmeno se, a suo parere, l'ordigno fosse riferibile direttamente alla vicenda Carlo Giuliani?. "Mi sono occupato di tante vicende - aggiunge - anche legate alla malavita, ma principalmente al Sud...". Ma i "problemi" maggiori, si sa, il perito di Parola li ha avuti con al vicenda G8.Da Calabresi a Marta Russo: per lui cartucce e bossoli non hanno segreti E' considerato il maggior esperto di armi del nostro Paese. Paolo Romanini, 48 anni, ha effettuato perizie per i casi più importanti della cronaca giudiziaria italiana, dall'omicidio del commissario Calabresi alle vicende del mostro di Firenze, dall'uccisione della studentessa Marta Russo alla "Sapienza" di Roma (dove la scena dell'omicidio venne ricostruita tra le palazzine dell'Università di Parma) a un caso più "nostrano": quello del barista Nadalini, che venne ucciso dai colpi di mitraglietta sparati da un'agente della Questura di Parma durante un inseguimento sulla via Emilia.
E poi, dal febbraio del 2002, il caso Carlo Giuliani, il giovane manifestante ucciso nel luglio del 2001 durante gli scontri avvenuti in occasione del "G8" di Genova. Fu proprio Romanini, assieme ad altri periti, a ricostruire nelle campagna di Fidenza l'episodio che costò la vita al ragazzo. E fu lui a sostenere e a confermare che il proiettile sparato dal carabiniere venne deviato da un sasso. ma in questo ultimi anni - a aperte i casi finiti su tv e giornali - si è occupato di numerosi delitti legati alla malavita e avvenuti in Meridione.
Romanini, da più di vent'anni è chiamato dalle magistrature di tutt'Italia per perizie balistiche di ogni genere.
Oltre al suo lavoro di perito è direttore della rivista specializzata "Tac-Armi", autore di saggi e di tre libri su armi e munizionamento.1 marzo 2004 - PACCO ESPLOSIVO A SINDACO FIRENZE
ANSA:
PACCO ESPLOSIVO DOMENICI: SINDACO,NON CI FACCIAMO INTIMIDIRE
"E' del tutto evidente che questo atto intimidatorio non avra' alcun effetto. La nostra attivita' continuera' come sempre. La nostra e' una citta' solida, civile e tranquilla e i fiorentini non si devono preoccupare". Cosi' il sindaco di Firenze Leonardo Domenici ha commentato l'invio a Palazzo Vecchio di un pacco esplosivo, a lui indirizzato.
Domenici, che stamani era in Palazzo Vecchio, ha poi ringraziato per "il loro lavoro e la loro intelligenza" gli impiegati del suo ufficio, che si sono insospettiti del pacco, arrivato insieme alla posta ordinaria, e ha sottolineato che chi ha spedito l'ordigno ha commesso un "atto tanto piu' odioso perche' avrebbe colpito chi lavora in Comune, i dipendenti". A loro ha esteso la solidarieta' ricevuta gia' da varie personalita', fra cui il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, il cardinale di Firenze Ennio Antonelli ed il suo "amico" Walter Veltroni. Ringraziamenti anche alle forze dell'ordine e agli artificieri intervenuti.
Il sindaco ha detto di non avere idea su chi possa aver agito: il pacco non conteneva alcun tipo di rivendicazione. Ha ricordato l'episodio del pacco esplosivo inviato nel 2001 all'allora prefetto di Firenze Achille Serra (per quel plico le indagini a suo tempo si erano indirizzate all'area anarchica). Il sindaco ha spiegato che non ci sono state di recente minacce alla sua persona, ricordando solo l' episodio dell'invio di un proiettile, accompagnata da una lettera intimidatoria firmata dalla brigata Luca Mantini, nell'ottobre 2002: "Ma ricordatevi il clima di allora" ha aggiunto richiamando la vigilia del Social forum europeo ospitato nel capoluogo toscano.
Domenici si e' augurato che le indagini possano portare all' individuazione dei responsabili di un atto che ha definito grave e "non isolato", considerati gli altri pacchi esplosivi inviati in Italia.
Sulle misure di sicurezza, Domenici ha spiegato che saranno adottati accorgimenti in piu' per il controllo della posta. Stamani, dopo i sospetti di una delle impiegate dell'ufficio del sindaco, e' stato proprio il metal detector gia' in dotazione in Palazzo Vecchio a far scattare l'allarme.2 marzo 2004 - PACCO BOMBA A SINDACO FIRENZE: DAI GIORNALI
"La Repubblica"
L´ordigno simile a quello recapitato a Prodi. La solidarietà a Leonardo Domenici delle più alte cariche dello Stato Pacco bomba al sindaco di Firenze Poteva esplodere. Sospetti sugli anarco-insurrezionalisti MASSIMO VANNI
FIRENZE - Poteva esplodere. Solo i sospetti della segretaria, al momento di aprire la posta del mattino, l´hanno impedito. Un pacco-bomba indirizzato al sindaco di Firenze Leonardo Domenici e arrivato ieri mattina nella sua segreteria al primo piano di Palazzo Vecchio, assieme alle decine e decine di lettere giornaliere. Un pacchetto confezionato con carta da pacchi gialla e chiuso con il nastro adesivo. Una decina di francobolli, l´indirizzo "al sindaco di Firenze" scritto a computer. E nessun mittente.
"Non mi piace, mi sembra strano: mettiamolo da parte", ha esclamato la segretaria che altrimenti avrebbe subito gravi danni. Un paio d´ore più tardi, dopo la prova del metal-detector effettuata dai vigili e l´arrivo della Digos, gli artificieri hanno trovato dentro la custodia di una videocassetta nera, contenente un innesco collegato a una pila da 9 volt e 50 grammi di miscela di polvere pirica, quella usata per i fuochi artificiali. La custodia sarebbe esplosa al momento dell´apertura.
"Ho parlato con gli artificieri, mi hanno confermato che poteva esplodere e provocare seri danni a chi lavora qui", sono state la prime parole del sindaco di Firenze, che è anche il presidente dell´Anci, l´associazione dei Comuni italiani. "Quanto è successo non avrà alcuna conseguenza sul nostro lavoro al servizio della città", ha aggiunto. Non è il primo messaggio sinistro: nell´ottobre 2002, pochi giorni prima del Social forum europeo, Domenici fu destinatario di un proiettile spedito in una busta che aveva come mittente Luca Mantini, lo studente dei Nuclei armati proletari ucciso nel ?74. "Quello era un periodo particolare, con molte tensioni - sostiene però il sindaco - un pacchetto esplosivo allora arrivò anche al prefetto, questo è un pacco, potremmo dire, a ciel sereno".
"Brutta storia", è il commento del procuratore della Repubblica Ubaldo Nannucci. Il pacco bomba potrebbe confermare la presenza a Firenze di un gruppo di terroristi anarchico-insurrezionalisti. Una presenza che si sommerebbe a quella della cellula brigatista fiorentina alla quale procura e Digos stanno dando la caccia dopo la cattura di Nadia Lioce, avvenuta esattamente un anno fa, in seguito alla sparatoria sul treno Roma-Firenze. "La tecnica è simile a quella dei pacchi-bomba inviati negli ultimi tempi, come quello ricevuto da Prodi", dice il procuratore aggiunto Francesco Fleury. Ma non ci sono certezze: "Abbiamo l´impressione che non venga da Firenze", sono le parole del prefetto Gian Valerio Lombardi.
Solidarietà a Domenici è stata espressa dalle più alte cariche dello Stato, dal presidente del Senato Pera a quello della Camera Casini. Messaggi sono arrivati anche dal cardinale di Firenze Antonelli, dal leader dei Ds Fassino, dal sindaco di Roma Veltroni e dai segretari Cgil Epifani e Cisl Pezzotta. Anche lo storico Franco Cardini, intenzionato a candidarsi a Firenze con il sostegno di alcune liste civiche, ha espresso solidarietà al sindaco uscente già ricandidato dall´Ulivo. In controtendenza solo i giovani del Fuan: "Domenici è il primo responsabile perché non ha mai smesso di strizzare l´occhio ad ambienti eversivi e pericolosi". Il segretario toscano dei Ds Marco Filippeschi chiede la "rettifica" di An.In Procura molta preoccupazione e prime valutazioni. Nannucci: "E´ davvero una brutta storia"
"Ordigno simile a quello per Prodi realizzato con tecnica da anarchici"
LAURA MONTANARI
FRANCA SELVATICI
"BRUTTA storia". Il procuratore della Repubblica Ubaldo Nannucci è preoccupato. Il pacco bomba inviato al sindaco Leonardo Domenici sembra confermare la presenza a Firenze di un gruppo di terroristi verosimilmente di matrice anarchico-insurrezionalista. Una presenza che si somma a quella della cellula brigatista fiorentina alla quale procura e Digos stanno dando la caccia dopo la cattura di Nadia Lioce, avvenuta esattamente un anno fa, il 2 marzo 2003, - in seguito alla sparatoria sul treno Roma-Firenze durante la quale persero la vita il sovrintendente Polfer Emanuele Petri e il terrorista Mario Galesi - e dopo l´arresto, il 24 ottobre 2003, del tecnico di radiologia di Careggi Roberto Morandi seguito da quello dell´operaio del comune Simone Boccaccini. Da un lato, dunque, Firenze deve fare i conti con i brigatisti rossi o loro fiancheggiatori. Dall´altro, verosimilmente, con gli anarchico-insurrezionalisti.
"Il pacco esplosivo inviato al sindaco - dichiara il procuratore Nannucci - è una ragione di preoccupazione in più, che si aggiunge a quelle che già abbiamo circa la presenza sul nostro territorio di organizzazioni che hanno interesse a seminare e diffondere stati di insicurezza nella società civile". "Impossibile al momento - prosegue il procuratore - attribuire il fatto a qualcuno o escludere qualcosa. Verificheremo eventuali affinità con azioni del passato di analoga natura".
"In genere queste azioni vengono attribuite agli anarchici", spiega il procuratore aggiunto Francesco Fleury: "La tecnica è simile a quella dei pacchi bomba inviati negli ultimi tempi, come quello ricevuto da Romano Prodi". O quello recapitato il 10 novembre 2003 a un cronista del Corriere di Viterbo, o molti dei 36 pacchi bomba o incendiari spediti in varie città italiane dal 1998 ad oggi. La tecnica è illustrata nel "Manuale dell´anarchico esplosivista". Analogie evidenti vi sono anche con il plico esplosivo recapitato il 10 settembre 2001 al prefetto Achille Serra, in Palazzo Medici Riccardi. Nel plico, disinnescato dagli artificieri, c´era un ritaglio della "Nazione", sormontato dalla A cerchiata dell´Anarchia, con un´intervista del prefetto sulla questione dello sgombero del Cpa, il Centro Popolare Autogestito, dalla sede dell´ex Longinotti. Otto giovani del movimento antagonista finirono sotto inchiesta per associazione eversiva e tentato omicidio, ma sul plico non sono state trovate né impronte né tracce biologiche, e l´inchiesta si è chiusa con l´archiviazione. Oggi come allora è in discussione la sede di un gruppo antagonista. In queste settimane gli anarchici del Maf stanno protestando nel timore di perdere la loro sede in vicolo del Panico, in un appartamento del Comune.
Nell´ottobre 2002, poche settimane prima del Social Forum Europeo, il sindaco Domenici fu destinatario di un altro messaggio sinistro: un proiettile Winchester spedito in una busta sulla quale era indicato come mittente Luca Mantini, piazza Leon Battista Alberti. Luca Mantini era uno studente che faceva parte dei Nuclei armati proletari, che fu ucciso in piazza Alberti il 29 ottobre ´74 durante un tentativo di rapina ed alla cui memoria fu poi intitolata una brigata terrorista.
Proprio a causa delle minacce ricevute, il sindaco dispone da tempo di un servizio di tutela, che al momento non verrà rafforzato. Il prefetto Gian Valerio Lombardi ha dato però dato disposizione alle forze dell´ordine di intensificare la vigilanza esterna a Palazzo Vecchio e ha chiesto alla direzione delle poste di sensibilizzare i dipendenti dei centri di smistamento. Il prefetto spiega che non verrà convocato per ora nessun comitato straordinario per l´ordine e la sicurezza. E aggiunge: "Abbiamo l´impressione che l´episodio non venga da Firenze".10 marzo 2004 - ORDIGNO INCENDIARIO A CISL ROMA
ANSA:
ORDIGNO INCENDIARIO A CISL ROMA, NESSUNA RIVENDICAZIONE
Prima una lettera con dentro una polverina arrivata nel giugno scorso e oggi un rudimentale ordigno incendiario con uno zampirone usato come innesco piazzato davanti alla stessa sede della Cisl a Cinecitta': il fallito attentato di questa mattina per ora non e' stato rivendicato ma e' il secondo segnale intimidatorio nel giro di pochi mesi contro la Cisl di Roma.
A far scattare l'allarme sono state due taniche piene di benzina tenute insieme da un involucro di polistirolo lasciate di fronte alla sede Cisl di via Ciamarra e notate da un passante che ha avvertito il 112. La zona e' stata immediatamente isolata dai carabinieri della compagnia Casilina e subito dopo sono intervenuti gli artificieri che insieme alle taniche di benzina e allo zampirone hanno trovato alcuni fiammiferi e dei pezzi di "diavolina", il materiale che si usa per accendere il fuoco nel camino o del barbecue. Un ordigno rudimentale composto con materiali di normale uso domestico che tuttavia, se l'innesco avesse funzionato, avrebbe potuto provocare l'incendio di una delle serrande della sede Cisl. In attesa delle analisi in corso sui reperti, le indagini dei carabinieri stanno seguendo tutte le piste, mentre la Cisl parla di "grave intimidazione e denuncia l'ennesimo attacco "in un momento assai delicato" alle proprie sedi a Roma e in altre parti d'Italia.
"Sappiamo di essere in questo momento nell'occhio del ciclone rispetto agli atti terroristici in corso - ha dichiarato la segretaria regionale del Lazio Stefania Vannucci - Riteniamo che l'attentato odierno non a caso coincida con l'assemblea nazionale delle tre organizzazioni sindacali in corso al Palalottomatica sui temi dello sviluppo, della politica dei redditi, degli ammortizzatori sociali, del Mezzogiorno e delle politiche sociali". E sullo sfondo - ricorda Vannucci - c' e' lo sciopero generale del 26 marzo proclamato insieme alla Cgil e alla Uil di Roma e del Lazio sui temi dello sviluppo della regione: "Non temiamo questi atti intimidatori, che non indeboliscono la nostra struttura".
Alla Cisl e al suo segretario nazionale Savino Pezzotta e' giunta la solidarieta' del ministro Roberto Maroni ("un vile atto intimidatorio"), del presidente della Regione Francesco Storace, del sindaco Walter Veltroni, dei sindacati e delle forze politiche. Per il vicesegretario dell'Udc Sergio D'Antoni si tratta di gesti ignobili e vili che vanno duramente condannati "perche' mirano ad instaurare un clima di paura e di intimidazione nei confronti del sindacato, e della Cisl in particolare, proprio in un momento della vita del Paese caratterizzato da una grave crisi sociale ed economica, per la quale l'unica ricetta possibile e' il ripristino della politica di concertazione e del dialogo tra le istituzioni e le parti sociali".
Da parte sua Storace ha ribadito "che non e' con la violenza, non e' con le minacce che si puo' fermare il dialogo: oggi dobbiamo gridarlo tutti con forza. Il sindacato - ha aggiunto - ha gia' pagato un fortissimo tributo al terrorismo, e' dovere di tutti restare uniti contro queste intimidazioni".
Anche per Veltroni "e' piu' che mai necessario che da tutte le forze politiche e sociali venga la condanna piu' ferma del metodo della violenza". Il sindaco di Roma chiede che sia intensificata la vigilanza "contro chi pensa di poter ancora ricorrere agli strumenti della intimidazione e degli attentati", mentre il presidente dei senatori di An Nania si augura che presto sia fatta luce sull'episodio e i responsabili assicurati alla giustizia".
Per il capogruppo della Margherita alla Camera Pierluigi Castagnetti "non puo' non destare particolare preoccupazione la coincidenza dell'attentato con la celebrazione, sempre a Roma, dell'assemblea dei delegati di Cgil, Cisl e Uil", mentre i Ds sottolineano l' "escalation di atti d'intimidazione, di violenza e di vero e proprio terrorismo contro la Cisl e tutto il sindacato unitario, impegnato in una energica iniziativa a favore dei diritti dei lavoratori e delle fasce piu' deboli della societa'".14 marzo 2004 - RIVENDICATO ATTENTATO CISL ROMA
"Il Messaggero"
LE TANICHE DI BENZINA IN VIA CIAMARRA
Attentato alla Cisl: rivendicato dal Cor Spedito all'Unità un volantino della "Cellula romana per Mario Galesi": per la Digos è attendibile
Un volantino delle "Cellule di Offensiva Rivoluzionaria" con la rivendicazione del fallito attentato incendiario del 10 marzo scorso alla sede Cisl di via Ciamarra è giunto ieri mattina per posta prioritaria alla redazione nazionale dell'Unità.
Il volantino con il simbolo della stella a cinque punte su fondo scuro è firmato dalla "Cellula romana Mario Galesi", il brigatista ucciso il 2 marzo scorso sul treno Roma-Firenze nel conflitto a fuoco in cui morì l'agente Emanuele Petri, e che portò all'arresto di Nadia Desdemona Lioce: la svolta per le forze dell'ordine nella caccia ai nuovi terroristi.
Il volantino è ora all'esame della Digos, che da tempo sta indagando su questa sigla, già nota ma considerata comunque marginale rispetto alla galassia eversiva.
La cellula romana è considerata dagli investigatori un piccolo gruppo. La rivendicazione è giudicata attendibile dagli investigatori. Nello stesso volantino si rivendica anche un'attentato compiuto sempre nelle prime ore di mercoledì scorso ai danni di un'agenzia di lavoro interinale della zona Appio-Tuscolano, di cui finora non si era avuta notizia.
L'attentato, che ha infranto una vetrina dell'agenzia, è stato messo a segno - si legge nel volantino - utilizzando "un potente candelotto di polvere pirica".
Dopo i primi rilievi, eseguiti la stessa notte dagli agenti del commissariato San Giovanni, la polizia aveva ipotizzato che a esplodere fosse stata una bomba-carta. Nel volantino vengono poi riportate alcune frasi inneggianti alla lotta armata e contro lo sfruttamento dei lavoratori.29 marzo 2004 - ATTENTATO A GENOVA CONTRO CASERMA POLIZIA
ANSA:
ATTENTATO GENOVA: DUE BOMBE E UNICO OBIETTIVO, UCCIDERE
ESPLOSIONI DAVANTI A CASERMA PS, NESSUN FERITO.PISTA ANTAGONISTA
Un attentato che sembra portare in se' una firma, ed e' una firma che rimanda all' area antagonista piu' dura. Non sembrano esserci dubbi: quei due ordigni scoppiati la notte scorsa davanti alla caserma della polizia di Genova Sturla sono i primi che si impara a fabbricare consultando il Manuale dell' anarchico esplosivista, pubblicato nel 1996 dalla fantomatica editrice James Banf. Un manuale dedicato "a chiunque sia interessato ad attaccare lo Stato attraverso le istituzioni e attraverso le persone fisiche che lo rappresentano".
Alle 3:11, in via dei Mille, a 15 metri dalla caserma della polizia 'Ilardi': scoppia il primo ordigno nascosto dentro un contenitore di ghisa. L' onda d' urto e' micidiale: spacca una centralina Enel, squassa il selciato, esplodono i vetri delle auto in sosta. Il piantone della caserma torna con la memoria all' attentato alla questura del dicembre 2002 e avverte la centrale operativa. Nessuno si muove dalla palazzina. La notte scorsa, come allora, era una trappola. Capirlo subito li ha salvati.
Poco piu' tardi, alle 3:25, un' altra esplosione, violentissima. Scoppia l' ordigno nascosto dentro il cassonetto collocato sotto la strada, a dieci metri dal primo ordigno. L' onda d' urto viene 'direzionata' dalle mura di cemento verso le scalette di accesso alla struttura della polizia. Da li' non possono passare civili. Un poliziotto che si trova in macchina subira' una lieve lesione alle orecchie: acufene, diranno in ospedale. Ma il finestrino aperto gli ha salvato la vita.
"Il modus operandi - dira' piu' tardi il questore di Genova, Oscar Fioriolli - dimostra la volonta' di uccidere e di uccidere un poliziotto". Una tecnica "sofisticata". L' ordigno e' confezionato con dinamite, probabilmente 'intasata' con gelatina. La bomba messa nel cassonetto era stata addizionata con i bulloni, una tecnica sperimentata anche in passato: a Bologna, e ancora a Genova nel 2002. In gergo, gli anarchici la chiamano 'mina'.
Le detonazioni spaccano vetri e piegano infissi. Cadono le insegne dei negozi, si piegano i tubi che portano l' acqua. Poteva essere una strage: e proprio con l' ipotesi di 'strage' i pm Canciani e Canepa aprono il fascicolo con il quale la procura genovese da' definitivamente il via all' inchiesta. Gia' in giornata le prime perquisizioni a carico di alcuni anarchici liguri e lombardi.
Intanto, arriva a Genova il Capo della Polizia, prefetto Gianni De Gennaro. "Sono venuto - ha detto De Gennaro - per testimoniare personalmente alla polizia genovese la vicinanza del ministro degli Interni e la mia personale. Constatiamo che a distanza di poco piu' di un anno, stanotte e' stata compiuta una vile aggressione, un' aggressione che mi sento di definire vile e feroce".
La memoria torna al dicembre 2002: anche in quel caso una trappola, anche allora una strage sfiorata. Poi la rivendicazione della 'Brigata 20 aprile', una delle sigle che, assieme alla 'Cooperativa artigiana fuoco e affini', che nel 2001 firmo' il plico esplosivo al prefetto di Genova e alle 'Cinque C', le Cellule contro il capitale, il carcere i suoi carcerieri e le sue celle, che hanno rivendicato le lettere esplosive alle sedi della 'Iberia', fa parte della galassia antagonista piu' dura, ben conosciuta dalle forze dell' ordine. Come i carabinieri del Ros, che seguono questa pista per i tanti attentati esplosivi tra Toscana e Liguria.
Una risposta ai recenti arresti nell' ambito dell' Autonomia?
Una nuova iniziativa dell' anarchismo-insurrezionalista? "Aspettiamo la rivendicazione" dicono in questura, mentre in prefettura si svolge il comitato per l' ordine e la sicurezza pubblica. Intanto, le istituzioni, le forze democratiche, i partiti esprimono la loro solidarieta' alla polizia. Ancora De Gennaro, che si rivolge a "coloro che sono fuori dalle regole:
voglio dire con serenita' e fermezza che la polizia assolvera' fino in fondo il proprio impegno a tutela della legalita' per garantire la sicurezza dei cittadini".
Il Comitato per l' ordine e la sicurezza pubblica si conclude a sera. Verranno potenziati i controlli sul territorio e i presidi di sicurezza per gli obbiettivi sensibili, il cui numero verra' potenziato. Sara' possibile, dice il prefetto Giuseppe Romano, con "il supporto promesso oggi dal capo della polizia". Intanto, gli inquirenti aspettano la rivendicazione: secondo 'tabella', il documento e' previsto per domani.ATTENTATO GENOVA: ESPLOSIVO DA CAVA COME NEL 2002
PER ESPERTI ANTITERRORISMO STESSA MANO
Gli ordigni esplosi questa notte davanti alla caserma della polizia di Sturla sarebbero stati confezionati con esplosivo da cava, proprio come quelli esplosi dietro la Questura di Genova il 9 dicembre del 2002 e rivendicati dalla 'Brigata 20 luglio'. E' solo una delle analogie che, per gli investigatori, farebbero pensare alla stessa mano di due anni fa.
Secondo gli esperti dell'antiterrorismo, si tratta, infatti, di un attentato organizzato con la stessa "tecnica" (gli investigatori della scientifica stanno esaminando l'esplosivo per capire se, come nel 2002 e' stata utilizzata anche una sostanza di gelatina) e la stessa "concezione strategica" (due esplosioni una di seguito all'altra).
Un attentato, quello di oggi, assicurano gli esperti, che richiede comunque una certa preparazione, sia dal punto di vista tecnico che logistico. "L'azione e' stata certamente preceduta da una serie di sopralluoghi e controlli della zona", dicono, e sottolineano che il processo in corso nei confronti di 25 no global, puo' aver forse "accelerato" un'azione che comunque "era stata gia' concepita".ATTENTATO GENOVA: FORZE ORDINE NEL MIRINO ANARCHICI
MANO 'BRIGATA 20 LUGLIO', RISCHIO SALTO QUALITA' AZIONI
Ancora un' azione della galassia anarco-insurrezionalista, ancora una volta sfiorato per poco l' omicidio. La doppia bomba della notte scorsa al commissariato di polizia del quartiere Sturla a Genova, ricalca il modus operandi di altre attentati rivendicati in passato dal gruppo eversivo che ha proprio nelle forze dell' ordine, considerate come apparato di "controllo e repressione" dello Stato, uno dei principali obiettivi. In particolare, gli investigatori seguono la pista della "Brigata 20 luglio".
L' effervescenza di queste formazioni e' da tempo all' attenzione del Sisde, che ha delineato una mappa di tutte le sigle riconducibili agli anarco-insurrezionalisti italiani, finora protagonisti di azioni terroristiche definite "a bassa intensita"". Ma questa galassia eversiva, composta da qualche decina di persone, forse un centinaio, secondo le analisi del servizio segreto, va guardata con estrema attenzione perche' potrebbe fare il salto di qualita' e, approfittando del vuoto lasciato dalle Br-Pcc, "puntare ad atti terroristici di piu' elevata intensita"". Lo stesso ministro dell' Interno, Giuseppe Pisanu, aveva paventato il rischio di un' "intensificazione degli attentati, specialmente di quelli contro le forze dell' ordine".
Il doppio ordigno genovese (il primo per richiamare gli agenti, il secondo per colpirli) ha fatto cosi' scattare l' allarme massimo al Viminale: nel capoluogo ligure oggi si sono precipitati il capo della polizia, Gianni De Gennaro ed il capo dell' Antiterrorismo, Carlo De Stefano. In attesa di una rivendicazione, appaiono evidenti le analogie con altri attentati firmati in passato dalla "Brigata 20 luglio", cosi' chiamata in riferimento al giorno dell' uccisione di Carlo Giuliani nel corso del G8 di Genova. Il 26 febbraio 2002, nei pressi del muro di cinta del ministero dell' Interno, un ordigno con circa 5 chili di polvere pirica esplose danneggiando cassonetti di immondizia ed alcune auto in sosta. Pochi giorni dopo l' azione fu rivendicata dalla "Brigata 20 luglio". Il 9 dicembre dello stesso anno due ordigni, a circa 10 minuti di distanza l' uno dall' altro, esplosero nei giardinetti dietro la questura di Genova. Il giorno dopo arrivo' la rivendicazione della "Brigata 20 luglio". E questa sigla si ritrova poi il 23 dicembre scorso, due giorni l' esplosione di due ordigni (questa volta ad un' ora di distanza l' uno dall' altro) a Bologna, nei pressi dell' abitazione del presidente della Commissione europea, Romano Prodi. Il volantino di rivendicazione era sottoscritto da quattro sigle, precedute dalla dicitura Fai (Federazione anarchica informale): Cooperativa artigiana fuoco e affini (occasionalmente spettacolare), Brigata 20 luglio, Cellule contro il capitale il carcere i suoi carcerieri e le sue celle e Solidarieta' internazionale.
Al di la' delle diverse sigle, quella degli anarchici, negli ultimi anni, e' una vera e propria escalation di azioni (una settantina dal 1998 ad oggi), tanto che il ministro dell' Interno per tre volte ha riferito in Parlamento sulla formazione eversiva. Nell' ultima occasione, lo scorso 8 gennaio, Pisanu aveva spiegato che gli anarchici hanno ormai superato il "vecchio cliche' spontaneista per operare in maniera mirata, con vere e proprie campagne cadenzate nel tempo e con una strategia coordinata e preordinata con cura nelle sue varie fasi e nella selezione degli obiettivi". A rendere complicate le indagini e' il fatto che gli anarco-insurrezionalisti non hanno un' organizzazione verticistica, non producono documenti sulla linea politica da seguire e preferiscono agire in una sorta di "spontaneismo coordinato", attraverso unita' autonome composte da pochi militanti, che hanno spesso un doppio livello: uno palese (in genere ai margini della legalita') ed uno occulto (in cui si progettano e si attuano le azioni eversive). Si tratta di unita' autogestite, che nascono in relazione a particolari situazioni e si mobilitano per l' attacco, comunicando attraverso canali telematici.ATTENTATO GENOVA: LA BRIGATA 20 LUGLIO
RIVENDICO' LE BOMBE ALLA QUESTURA DI GENOVA DEL 2002
La Brigata 20 luglio si manifesta per la prima volta il 5 marzo 2002 con un documento nel quale si rivendica l' azione contro il Viminale del 26 febbraio 2002. Il documento, scritto a mano, viene ritenuto 'artigianale' e scarsamente attendibile.
La Brigata, che prende il nome dal giorno della uccisione del no global Carlo Giuliani in piazza Alimonda durante il G8 di Genova, si rifa' viva dopo l' attentato alla questura del capoluogo ligure inviando un secondo documento, definito questa volta "piu' credibile", che contiene analisi politiche specifiche.
Secondo gli inquirenti la Brigata, che per definizione si rifa' alla "terza fase" organizzativa dei gruppi di estrema sinistra, potrebbe fare parte della galassia di sigle anarco - insurrezionaliste assieme alla 'Cooperativa artigiana fuoco e affini' che nel 2001 firmo' il plico esplosivo al prefetto di Genova e alle 'CCCCC', le Cellule contro il capitale, il carcere i suoi carcerieri e le sue celle che hanno rivendicato le recenti lettere esplosive alle sedi della linea aerea Iberia, attive soprattutto a Bologna.ATTENTATO GENOVA: NEL 2002 ESPLOSIONI CON STESSE MODALITA'
DUE ORDIGNI SCOPPIARONO NEI GIARDINI RETROSTANTI LA QUESTURA
L' attentato di questa notte davanti alla caserma della polizia di Sturla ha molte analogie con quello del 9 dicembre 2002, quando due ordigni esplosero, poco prima delle 4 del mattino, nei giardini pubblici retrostanti la Questura di Genova. Le esplosioni, molto violente, a 10 minuti l'una dall'altra, infransero i vetri delle finestre della Questura sul lato dei giardini, senza provocare feriti.
La prima esplosione era avvenuta alle 3:50, la seconda alle 4. Schegge metalliche erano state proiettate tutto intorno ed erano piovute sul passo carraio della Questura che si affaccia proprio sul lato dei giardini. Quasi tutti i vetri delle finestre da quella direzione erano andati in frantumi e molte schegge metalliche erano penetrate negli uffici, che erano tutti chiusi a quell'ora.
Ad allarmare gli inquirenti era stato il fatto che le esplosioni, come nel caso di stanotte, fossero state due: la seconda avrebbe potuto ferire o addirittura uccidere gli agenti accorsi per verificare i danni provocati dalla prima. Solo la decisione di un ispettore di polizia di circondare i giardini Coco dopo la prima esplosione, e di non entrare subito nel parco, evito' che la seconda esplosione facesse vittime fra i poliziotti.
Le indagini si erano subito orientate verso l' area anarco-insurrezionalista dopo l' arrivo per posta prioritaria di una rivendicazione da parte della Brigata 20 luglio (dal giorno dell' uccisione di Carlo Giuliani durante il G8 di Genova) . Il documento era stato giudicato "credibile e preoccupante" dal questore Oscar Fioriolli. Credibile perche' in una postilla erano specificate le caratteristiche delle due bombe e preoccupante perche' zeppo di minacce: al carabiniere Mario Placanica, che sparo' a Carlo Giuliani, ed ai poliziotti del reparto mobile di Bolzaneto che frequentano un vicino bar dal nome onomatopeico, il bar Boom.
La Brigata 20 luglio affermava di aver colpito la questura di Genova "come prima risposta ad un covo degli esecutori materiali dell' assassinio di Carlo Giuliani e dell' opera di tortura e violenza sistematiche perpetrate nelle strade e nelle caserme e commissariati di Genova nel vano tentativo di reprimere la risposta popolare al vertice G8". Ricordava inoltre, con dovizia di particolari, l' attentato al Viminale del 26 febbraio 2002 (una bomba con due chili di polvere pirica sistemata su un motorino scoppio' senza provocare vittime alle 4 del mattino). Fu allora che la Brigata 20 luglio si paleso' per la prima volta.
Ma gli inquirenti osservarono inquietanti analogie con un terzo attentato, anche quello senza vittime, compiuto il 18 luglio 2001 a Bologna: un attentato cattivo come quello di Genova, fatto per uccidere, non per impaurire.ATTENTATO GENOVA: PROCURA APRE INCHIESTA PER STRAGE
Per l' attentato al commissariato di Sturla la procura di Genova ha aperto un' inchiesta contro ignoti con le ipotesi di strage, fabbricazione e detenzione illegale di armi, con l' aggravante dei fatti eversivi. Titolari delle indagini sono il procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino e i pm Anna Canepa e Andrea Canciani.
In merito alle indagini sui responsabili dell' attentato e sull' area politica in cui e' maturata, il procuratore capo Francesco Lalla ha commentato: "E' prematura qualsiasi ipotesi".
"Si tratta di un fatto brutto e preoccupante", hanno invece sottolineato i pm Anna Canepa e Andrea Canciani che indagano anche sull' attentato del 9 dicembre 2002 alla questura di Genova e sulle violenze di piazza durante i giorni del G8 del luglio 2001.
Negli ambienti della procura e' stato sottolineato inoltre, in attesa di una possibile rivendicazione dell' attentato, la strana analogia tra le bombe della Questura, fatte esplodere a distanza di cinque giorni dagli arresti dei manifestanti piu' violenti del G8 (di cui e' in corso il processo), compiuti il 4 dicembre 2002, e i fatti di oggi. Anche in questo caso, infatti, le bombe sono scoppiate dopo gli arresti di tre autonomi milanesi, eseguiti cinque giorni fa, a Milano dagli uomini della Digos e della Polfer di Genova.
All' obiezione, sollevata dai cronisti, che si tratterebbe comunque di due impostazioni politiche molto diverse (anarco-insurrezionalisti e autonomi), i magistrati hanno risposto: "Si tratta di un' area molto magmatica, di cui non e' possibile definire bene identita' e strategie".30 marzo 2004 - ATTENTATO GENOVA: BOMBA-TRAPPOLA FIRMA INSURREZIONALISTI
ANSA:
ATTENTATO GENOVA: BOMBA-TRAPPOLA FIRMA INSURREZIONALISTI
ESPLOSIVO E MODUS OPERANDI TIPICI DEL GRUPPO ANARCHICO
Saranno le analisi dello speciale spettrografo della polizia scientifica di Roma a dire se l' esplosivo utilizzato per confezionare i due ordigni fatti esplodere davanti alla caserma di ps 'Ilardi' di Genova Sturla e' lo stesso usato in altri tipi di attentato.
Intanto, gli artificieri della polizia sono riusciti a determinare il tipo di confezionamento degli ordigni. L' attenzione e' puntata sul secondo ordigno, quello messo in uno dei tre cassonetti posti sotto il livello della strada e contro un muro di cemento. In questo caso, l' esplosivo (probabilmente un nitroglicerinato da cava) e' stato inserito in un contenitore di metallo all' esterno del quale sono state fissati alcuni bulloni. Questa tecnica di confezionamento, detta 'alla libanese', consente di imprimere all' ordigno maggior violenza devastatrice. La velocita' con la quale vengono 'sparati' i bulloni infatti porta - spiegano gli specialisti - un risultato simile a quello di una sventagliata di mitra.
Ma c' e' un secondo aspetto, sottolineano gli inquirenti: i bulloni non si disintegrano nell' esplosione. Quindi, la loro identificazione in una rivendicazione scritta favorirebbe l' attendibilita' della firma dell' attentato. Un modus operandi 'di scuola' nel mondo degli insurrezionalisti: spesso, infatti, nelle loro rivendicazioni viene citata la composizione della bomba, come nell' attentato alla caserma Predieri di Firenze, nel 1995.
Tutto, dunque, porta verso il mondo dell' anarchia insurrezionalista. Anche l' uso della bomba - trappola. Le trappole esplosive sono state impiegate spesso, gia' nel periodo in cui gli insurrezionalisti conducevano la battaglia contro i tralicci. A Ortonovo (La Spezia) una di queste trappole stava per uccidere i carabinieri che si stavano avvicinando a un traliccio abbattuto. Il sole fece brillare il filo con il quale era trattenuta una molletta: se fosse scattata, il circuito si sarebbe chiuso facendo esplodere tre chili di dinamite.ATTENTATO GENOVA: FAI/BRIGATA 20 LUGLIO, SIGLA GIA' APPARSA
A DICEMBRE,INSIEME AD ALTRE 3 SIGLE, PER RIVENDICARE BOMBE PRODI
E' siglata "Fai/Brigata 20 luglio" la rivendicazione all' esame degli investigatori per le bombe esplose ieri a Genova, secondo quanto comunicato oggi dal ministro Giuseppe Pisanu. L' associazione di queste due sigle e' apparsa per la prima volta lo scorso 23 dicembre, in calce ad un volantino che rivendicava i due ordigni fatti scoppiare due giorni prima a Bologna, vicino alla casa del presidente della Commissione europea, Romano Prodi.
C' erano anche altre tre sigle: Fai/Cooperativa artigiana fuochi e affini (occasionalmente spettacolare), Fai/Cellule contro il capitale, il carcere, i suoi carcerieri e le sue cellule, Fai/Solidarieta' nazionale. L' acronimo Fai sta per Federazione anarchica informale, presa in giro della ufficiale Federazione anarchica italiana. Sembrerebbe cosi' che dallo scorso dicembre, con quella che loro stessi hanno definito la "campagna Natale con i tuoi" gli anarchici abbiano voluto riunire sotto lo stesso "cappello" della Fai le diverse anime del movimento.
La "Brigata 20 luglio", cosi' chiamata dalla data dell' uccisione di Carlo Giuliani nel corso del G8 di Genova, e' apparsa per la prima volta il 26 febbraio 2002, per rivendicare l' ordigno fato scoppiare nei pressi del muro di cinta del ministero dell' Interno. Il 9 dicembre dello stesso anno ha poi rivendicato le due bombe che, a circa 10 minuti di distanza l' una dall' altra, esplosero nei giardinetti dietro la questura di Genova. Infine, prima di oggi, la rivendicazione "a quattro sigle" degli ordigni vicino alla casa di Prodi. In quel documento, gli autori scrissero una "lettera aperta al movimento anarchico ed antiautoritario", che indicava gli scopi della neonata Federazione anarchica informale. La Fai, scrivevano gli ignoti, e' composta di "gruppi d' azione o singoli individui" e punta a "superare i limiti delle singole progettualita' e sperimentare le reali potenzialita' dell' organizzazione informale". L' invito e' ad "attaccare e distruggere i responsabili di repressione e sfruttamento! Attaccare e distruggere carceri, banche, tribunali e caserme!". Le azioni oggi effettuate, come quelle che seguiranno, scrivono, "utilizzano tecniche, tempi e modalita' volti ad escludere la possibilita' di danneggiare innocenti". C' e' poi il ricordo di diversi militanti anarchici morti, tra cui Horst Fantazzini ed anche di Carlo Giuliani.31 marzo 2004 - BOMBE GENOVA: DAI GIORNALI
Avrebbe visto un commando di 4 persone - tre uomini e una donna, sui 25/30 anni - piazzare un ordigno. L´allarme del ministro
Bombe a Genova, c´è un superteste
Arriva la rivendicazione anarchica. Pisanu: minaccia confermata
MASSIMO CALANDRI E MARCO PREVE
GENOVA - Nelle ore più convulse dell´indagine sul doppio attentato alla caserma di polizia di Genova-Sturla, con la rivendicazione intercettata in un ufficio postale grazie ad un contestatissimo ordine della procura, gli investigatori una certezza ce l´hanno. Anzi quattro. Un testimone oculare, ritenuto attendibilissimo, ha raccontato agli inquirenti di aver visto i bombaroli. Quattro giovani di un´età che oscilla tra i 25 e i 35 anni, tre maschi e una femmina, riconosciuta dai lunghi capelli castano chiari. Non li ha solo notati mentre camminavano sul ponte sul torrente Sturla, dove è esploso il primo ordigno. Ha proprio visto uno di loro collocare nel cestino di plastica verde fissato al palo, giusto all´imbocco del ponte, un sacchetto di plastica rigonfio per circa la metà del suo volume. La bomba numero uno devastava una cabina dell´Enel alle 3.11. Il quartetto era entrato in azione all´incirca un´ora, un´ora e mezza prima.
Quelle sequenze ritenute banali al momento, cancellate automaticamente come altri milioni di immagini senza importanza, il testimone le ha rievocate con comprensibile ansia, ma con una lucidità che per l´indagine si trasforma in appiglio fondamentale.
Quello che, assieme alla rivendicazione e all´esplosivo da cava - un marchio di fabbrica secondo la polizia - fa dire al ministro dell´Interno Pisanu: "Gli elementi acquisiti con le prime indagini mi inducono a confermare, una volta di più, tutta la gravità della minaccia anarco-insurrezionalista e dei suoi perversi intrecci con le varie componenti dell´estremismo italiano". E mentre in un ufficio isolato della Digos, al superteste sono state mostrate decine di fotografie ed è stato chiesto di collaborare alla realizzazione dei quattro identikit, altri investigatori si sono messi a caccia di videocassette della Società Autostrade e degli autogrill dell´area genovese.
Che il commando Genova l´abbia lasciata, ne sono quasi certi gli inquirenti. Che, però, sono altrettanto convinti dell´esistenza di uno o più basisti genovesi. Così, ieri, come lunedì, altre perquisizioni. Anche questa volta l´esito - il ritrovamento di un sacchetto di bulloni aveva fatto pensare per un attimo alla pista giusta - è stato assolutamente negativo.
In tutte le abitazioni e i luoghi di lavoro (altre due perquisizioni sono avvenute a Bologna e una a Milano) gli inquirenti cercavano soprattutto un cosa: la rivendicazione. Non sono riusciti ad ottenerla con tanto anticipo, anche se l´hanno bloccata prima che arrivasse al destinatario. Con un´ordinanza della procura la polizia ha potuto intercettare nella centrale di smistamento delle Poste tutta la corrispondenza diretta al quotidiano "Il Secolo XIX". Al giornale genovese era stata mandata, tra gli altri, la rivendicazione dell´attentato fotocopia di oggi, quello alla questura del dicembre del 2002. La Brigata 20 Luglio - data della morte di Carlo Giuliani, ucciso nel G8 - non si è smentita. Ma la mossa della procura, in barba alla privacy di singoli e azienda, ha suscitato le proteste dell´Ordine, dell´Associazione Ligure e della Fnsi, il sindacato dei giornalisti, così come della direzione del quotidiano, che hanno sottolineato come si sia trattato di un provvedimento che lede la libertà d´informazione e crea un pericoloso precedente.
Subito dopo la nota con cui il ministro Giuseppe Pisanu comunicava che "è tornato a farsi vivo il terrorismo anarco-insurrezionalista", ecco le dichiarazioni del questore Oscar Fioriolli e del pm antiterrorismo Anna Canepa, circa la bontà delle primissime intuizioni degli inquirenti. Ma, negli stessi momenti, il procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino negava fosse giunta qualsiasi rivendicazione. La missiva è stata subito inviata alla scientifica per tentare di catturare qualche impronta digitale. Su una fotocopia è iniziata invece l´analisi politico- investigativa. Rispetto al 2002 è comparso l´acronimo Fai che (quasi a prendere in giro la storica associazione degli anarchici) sta per Federazione anarchica informale, è scritta con un normografo e oltre ai riferimenti al G8 conterrebbe un ricordo di Edoardo Massari, lo squatter torinese morto suicida in carcere.
Ma in queste ore la polizia genovese si trova a dover fronteggiare anche una grana sul fronte dell´ordine pubblico. Sabato è annunciata una manifestazione degli autonomi milanesi dell´OrSo, che protestano contro l´arresto di tre loro compagni fermati con l´accusa di rapina ai danni di 4 giovani simpatizzanti di destra aggrediti su un treno. Arresti che, tra lo stupore dei magistrati genovesi, erano stati congelati per venti giorni dalla Digos milanese, per evitare che potesse "irritare" gli animi in occasione del primo anniversario, il 16 marzo della morte di Dax, anarchico dello stesso centro sociale ucciso a coltellate da un neofascista. Questione di tatto istituzionale, ma questa volta, con gli animi dei poliziotti scossi dalla strage mancata, e gli autonomi che respingono ogni accusa di connivenza con il terrore, non sembrano esserci molti spazi per il dialogo."La Repubblica"
IL CASO Il documento era stato inviato al "Secolo XIX" ma la Polizia, col consenso della Procura, lo ha intercettato e secretato Il lungo giallo della rivendicazione Blitz alle Poste, sequestrata la busta della "20 Luglio" il volantino È firmato dagli stessi autori dell´attentato contro la Questura il questore Non possiamo dire nulla di preciso ma il testo è un attacco contro la Polizia
WANDA VALLI
L´attentato alla caserma di Sturla lo hanno rivendicato quelli della "Brigata 20 Luglio" con l´aggiunta di Fai, Federazione Anarchica In- formale, una sigla che spunta nel gennaio del 2003 su un documento non collegato a attentati. Ma nessuno ha potuto vedere quelle righe. La polizia è intervenuta prima. Con una decisione che non ha precedenti, almeno di recente, ha sequestrato la corrispondenza delle Poste centrali. Quale? Sicuramente quella diretta ai giornali. Così ha preso la busta indirizzata al quotidiano Il Secolo XIX, poi ha chiesto alla Procura di convalidare il sequestro e ha ottenuto il consenso. E, sempre la Procura, ha secretato il contenuto del documento.
Il giallo sulla rivendicazione dura per tutta la giornata di ieri e non si chiude, se non con molti interrogativi, neppure in serata. Intanto la Federazione della Stampa, l´Associazione e l´Ordine dei giornalisti della Liguria protestano "per il controllo preventivo della posta destinata ai giornali". L´attesa del documento inizia presto, ieri mattina. Si sa, è prassi consolidata, che dopo attentati del genere, chi li ha realizzati faccia conoscere le sue motivazioni. Si sa che, di solito, questo accade con documenti mandati ai giornali. Era successo anche nel dicembre 2002, dopo le due bombe alla Questura: due lettere, con il testo del documento, spedite a due quotidiani diversi. Ma allora nessuno li aveva bloccati. Adesso sì. Perché? Prima di ricostruire nei suoi tempi il giallo che ha visto protagonista il Questore in sintonia con il Prefetto, proviamo a accennare ipotesi. le uniche che emergono in serata. Primo: investigatori e magistrati, giudicano l´attentato "gravissimo", che fa alzare il livello di guardia. Secondo: il contenuto del documento ha come obiettivi "le forze della repressione", la polizia. Terzo: non compaiono riferimenti espliciti a funzionari o dirigenti che in