Almanacco dei misteri d' Italia


Pacchi bomba e altri esplosivi
le notizie del 2005

25 gennaio 2005 - AUTOBOMBA ESPLODE DAVANTI AL CARCERE DI CAGLIARI
ANSA:
AUTOBOMBA ESPLODE DAVANTI AL CARCERE DI CAGLIARI
NELLA ZONA DESTINATA AL PARCHEGGIO DEGLI AGENTI
Un ordigno collocato in un'autovettura parcheggiata nel piazzale adiacente il carcere di Buoncammino a Cagliari e' esplosa durante la notte. La piccola area, sul lato nord della cinta muraria, viene utilizzato per parcheggiare le auto dagli agenti della Polizia penitenziaria.
Il fatto e' avvenuto poco dopo le 4. La deflagrazione ha distrutto l'auto e danneggiato altre vetture, mentre frammenti di metallo sono stati scagliati tutto intorno. Sul luogo sono intervenuti i Carabinieri che hanno transennato la zona mentre sono ora in corso i rilievi da parte degli esperti del Ris.
L'autovettura, una Y10, esplosa alle 4 davanti al carcere di Buoncammino a Cagliari e' risultata rubata a Sestu, un centro a una decina di chilometri dal capoluogo. Gli attentatori l'hanno dapprima imbottita di esplosivo e, quindi, l'hanno parcheggiata nei pressi del muro di cinta.
La deflagrazione, oltre a danneggiare le auto degli agenti penitenziari, ha scagliato frammenti dell'autobomba per un raggio di oltre 250 metri.
Intanto i militari del Ris stanno gia' verificando se il tipo di esplosivo utilizzato per l'attentato al carcere sia dello stesso tipo di quello impiegato, sempre durante la notte, nella bomba che e' stata fatta esplodere a Quartu Sant'Elena davanti alla casa di un vicebrigadiere dei Carabinieri indagato per le vicende, avvenute nel luglio 2001, nel corso del G8 a Genova.

AUTOBOMBA CARCERE CAGLIARI: FORSE USATO TELECOMANDO
E' stata forse attivata con un telecomando l'autobomba esplosa davanti al carcere Buoncammino. E' una delle prime ipotesi fatta dagli esperti dopo tre ore di rilievi degli specialisti del Ris i quali stanno continuando il loro lavoro per raccogliere i frammenti della Y10 letteralmente disintegrata dallo scoppio. Le condizioni dell'auto, secondo i Carabinieri, fanno pensare che gli attentatori abbiano usato un esplosivo molto potente, probabilmente Tnt. La bomba e' stata collocata nella parte posteriore dell'utilitaria ed e' stata confezionata in modo da aumentare in misura esponenziale gli efetti dirompenti.
Parti della vettura sono state scagliate in tutte le direzioni in un raggio di quasi 400 metri, arrivando anche oltre al muro di cinta del carcere e nella passeggiata alberata al centro del viale e in un vicino belvedere che si affaccia su piazza d'Armi. Intanto i Carabinieri del Nucleo operativo provinciale di Cagliari hanno accertato che la Y10 e' stata lasciata nel piazzale sterrato, usato come parcheggio dagli agenti di Polizia penitenziaria, a mezzanotte. A quell'ora il piazzale, scarsamente illuminato, e' frequentato anche da coppiette in cerca di intimita' e gli agenti di ronda sugli spalti della cinta muraria del carcere, abituati a questi movimenti, non si sono insospettiti per la presenza di un'altra auto ferma a una trentina di metri dal muro di cinta.
L'esplosione e' avvenuta poco dopo le 4 e la scelta dell'orario, secondo gli investigatori, indicherebbe la volonta' di non provocare vittime. Probabilmente gli attentatori hanno atteso il momento opportuno a bordo di un'auto in sosta nel lato ovest del viale Buoncammino, che si trova piu' in basso ed e' nascosto dalle siepi di pitosporo delle aiuole. L'orario, poi, puo' essere stato scelto per lanciare un altro messaggio, creando una coincidenza temporale con l'attentato compiuto a Quartu Sant'Elena, contro l'abitazione e l'auto di un carabiniere sardo coinvolto nelle vicende del G8 del luglio 2001 a Genova.
Sui responsabili dell'attentato per il momento non viene fatta alcuna ipotesi anche se l'attenzione, chiaramente, e' puntata soprattutto sui Nuclei comunisti combattenti e sui movimenti anarchici.

AUTOBOMBA CARCERE CAGLIARI: SOPRALLUOGO MAGISTRATI DDA
Il procuratore distrettuale antimafia di Cagliari, Carlo Piana, accompagnato dal sostituto procuratore della Procura distrettuale antiterrorismo, Paolo De Angelis, sta compiendo un sopralluogo davanti al carcere di Buocammino dove e' esplosa l'autobomba.
Il Procuratore e' accompagnato dal comandante del Nucleo operativo provinciale dei Carabinieri, cap. Giuseppe Donnarumma, che sta illustrando ai magistrati la dinamica dell'esplosione che ha proiettato frammenti di metallo e plastica in un raggio di oltre 300 metri. Pezzi della Y10 esplosa sono stati trovati anche all'interno della cinta muraria del carcere.

ATTENTATI IN SARDEGNA:ROTTA TREGUA CHE DURAVA DA 4 MESI
BOMBE DAVANTI CARCERE CAGLIARI E CASA CARABINIERE G8 GENOVA
Due esplosioni in sincrono alle 4 del mattino e a 15 chilometri di distanza l'una dall'altra, davanti al carcere Buoncammino di Cagliari e alla casa di un carabiniere di Quartu Sant'Elena, coinvolto nei fatti del G8 di Genova, hanno rotto in Sardegna una tregua che durava da piu' di 4 mesi, riconfermando la particolare effervescenza eversiva dell'isola, come evidenziato nell'ultima relazione del ministero dell'Interno sullo stato della sicurezza in Italia.
Le ultime due azioni, con i due bersagli simbolo scelti, sembrano confermare in pieno l'analisi di investigatori e intelligence secondo i quali i diversi gruppi di matrice marxista-leninista, indipendentista e anarco-insurrezionalista, seguendo anche indicazioni pervenute dal 'carcerario', avrebbero cercato e, forse, trovato un'intesa comune nell'agire.
L'autobomba davanti al carcere Buoncammino rappresenta in questo senso un autentico salto di qualita'. Nonostante i Carabinieri del Nucleo operativo provinciale e del Ris di Cagliari, impegnati nelle indagini e nella raccolta di indizi, mantengano uno stretto riserbo su tutti i particolari, risulta evidente che rubare un'auto due giorni prima in un paese dell'hinterland cagliaritano, imbottirla di esplosivo (forse Tnt) e poi sistemarla nel piazzale sterrato usato come parcheggio dagli agenti di Polizia penitenziaria e farla esplodere in contemporanea con l'altro ordigno di Quartu, rappresenta piu' di una semplice coincidenza temporale.
Vi e' una capacita' organizzativa ben piu' alta sicuramente di quella necessaria per piazzare bombolette di gas da campeggio collegate a taniche di benzina, come capitato finora in molti altri casi. L'uso del fattore "tempo", piuttosto, fa venire in mente l'attentato a Porto Rotondo, poco dopo la conclusione della visita del premier britannico Tony Blair a Silvio Berlusconi, quando il 17 agosto dell'anno scorso i Nuclei proletari per il comunismo fecero ritrovare un ordigno collegato ad un timer in un cassonetto dei rifiuti.
In quel caso vi fu l'annuncio, forse, secondo gli inquirenti, per dimostrare la propria capacita' organizzativa e operativa ad altre frange della galassia eversiva che, sempre secondo l'analisi del Viminale, vedrebbe aggregati nell'isola reduci delle vecchie Brigate Rosse, separatisti e anarco-insurrezionalisti. Con un 'messaggio supplementare' verso gli indipendentisti, con i quali esisterebbero forti contrasti sulla linea politica e, soprattutto, sulla strategia complessiva nel confronto con lo Stato.
La nuova esplosione di violenza richiedera' ora nuove analisi. Carlo Piana, procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia, accompagnato dal suo sostituto dell'Antiterrorismo, Paolo De Angelis, ha partecipato personalmente al lunghissimo sopralluogo davanti al carcere cagliaritano, a conferma dell'attenzione riservata al fenomeno che ha messo l'isola in testa alle statistiche stilate dal Sisde sugli attentati compiuti in Italia: 14 nei primi 9 mesi del 2004.
L'uso dell'autobomba, forse attivata con un telecomando, era poi stato profetizzato dai servizi segreti quando nell'ultima Relazione mettevano in guardia dall""entrata in scena di giovani leve, verosimilmente intenzionate ad amplificare, in maniera artificiosa, la percezione del sentimento antistatuale e antisistema nell'isola".
Questi militanti di nuova generazione, per il Sisde, sono "accomunati dalla propensione all'azione violenta piuttosto che da solide identita' ideologiche". Praticamente un identikit proiettato nel futuro al quale ora restano da aggiungere volti e nomi da portare davanti ai giudici che indagano su libri, lettere e videocassette-bomba, sul micidiale ordigno contro la Deutsche Bank, disinnescato all'ultimo minuto in via Mameli a Cagliari, il 5 settembre 2001; poi sui due ordigni inesplosi trovati a Nuoro il 26 settembre 2002 vicino alla Prefettura e alla sede dell' Associazione industriali, e, due giorni dopo, sull'attentato incendiario contro un ripetitore della Rai a Capoterra (Cagliari).

BOMBA CONTRO CASA CARABINIERE SARDO INDAGATO PER VICENDE G8
Un atto intimidatorio e' stato compiuto durante la notte contro l'abitazione di un carabiniere sardo coinvolto nelle vicende del G8 del luglio 2001 a Genova. Una bomba e' stata fatta esplodere davanti alla casa, alla periferia di Quartu Sant'Elena, lievemente danneggiata assieme all'autovettura del militare.
Il fatto e' avvenuto poco dopo le 4, nello stesso momento in cui a Cagliari e' stata fatta esplodere l'autobomba davanti al carcere di Buoncammino. Fra le ipotesi e' maggiormente seguita dagli inquirenti quella di una pista anarchica anche se, finora, non vi e' stata una rivendicazione ufficiale.
Il vice brigadiere dovrebbe comparire nel processo che avra' inizio giovedi' prossimo nell'aula Magna del Palazzo di Giustizia di Genova. Si tratta dell'udienza preliminare dell'inchiesta sui presunti soprusi e pestaggi da parte delle forze dell'ordine e di personale sanitario, avvenuti nella caserma della Polizia di Bolzaneto nei giorni del G8. Per quei fatti la pubblica accusa ha avanzato 47 richieste di rinvio a giudizio, e fra gli 11 carabinieri indagati vi e' anche il militare di Quartu Sant'Elena.
Sul luogo dell'esplosione sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Quartu e gli uomini del Ris che stanno analizzando il tipo di esplosivo utilizzato per l'attentato al militare che nel luglio 2001 era in servizio nel Battaglione dell'Arma a Genova impegnato nel servizio di ordine pubblico.

29 gennaio 2005 - COR; RIVENDICATO ATTENTATO A TRALICCIO
ANSA:
TERRORISMO: COR; RIVENDICATO ATTENTATO A TRALICCIO
LETTERA A 'TIRRENO', VENDETTA PER DETENZIONE FREDIANI E PERONDI
Un attentato incendiario compiuto contro un ripetitore della telefonia mobile ad Altopascio (Lucca) e' stato rivendicato con una lettera arrivata alla redazione lucchese de 'Il Tirreno'. Nella rivendicazione si fa riferimento diretto alla detenzione dei due studenti pisani William Frediani e Alessio Perondi, accusati di essere coinvolti nelle attivita' delle Cor (Cellule di offensiva rivoluzionaria).
La lettera - scritta in stampatello con un normografo - e' stata recapitata per posta stamani ed e' stata spedita dalla periferia di Pisa venerdi' mattina, nelle ore immediatamente successive all'attentato, e contiene minacce di atti eversivi. Dalla Digos di Lucca la rivendicazione viene ritenuta attendibile.
"Notte 27/1 quattro litri di benzina contro antenna telefonia mobile Altopascio - si legge nel testo senza punteggiatura - e' una vendetta per la detenzione di W. Frediani e A. Perondi non e' finita qui commetteremo altri danni all'economia per milioni arrestano nel mucchio ma controllare il territorio e' un'altra cosa".
Alle 1 circa della notte di venerdi' ignoti hanno tentato di incendiare un ripetitore mobile semovente posizionato poco fuori dall'abitato di Altopascio. Sono andate incendiate due delle gomme del carrello. Le fiamme sono state quasi subito spente dai vigili del fuoco, avvertiti dalla popolazione e, pur avendo appena intaccato gli impianti, sono state sufficienti per mettere fuori uso per alcune ore il ripetitore. Le indagini sull'episodio e sulla rivendicazione sono condotte dalla Digos di Lucca in collaborazione con i carabinieri.
I due studenti William Frediani, 28 anni di Pisa, e Alessio Perondi, 21 anni di Cascina (Pisa), vennero arrestati per associazione con finalita' di eversione nell'ambito dell'inchiesta collegata alle Cor, la sigla che ha rivendicato una serie di attentati incendiari nel pisano e a Roma dal luglio 2003 in poi.

31 gennaio 2005 - SARDEGNA, LE INDAGINI SUGLI INSURREZIONALISTI
"La Stampa"
SARDEGNA, LE INDAGINI SUGLI INSURREZIONALISTI
Dietro gli anarchici un agente segreto
Un ex ufficiale sospettato di essere il punto di riferimento dell'eversione Arrestato dopo un attentato al prefetto. "E' tutto vero, mi perseguita"
inviato a CAGLIARI
Non era mai accaduto prima che saltasse in aria un'autobomba, che le schegge e i rottami dell'auto scavalcassero le mura di cinta di un carcere, o che si fermassero a un centinaio di metri dall'esplosione. Lascia increduli e anche un po' disorientati gli investigatori e gli inquirenti, "questo salto di qualità" dell'eversione sarda. Sono due anni e mezzo che va avanti "la sfida tra Stato e Antistato". A colpi di proclami, di volantini, di documenti, lettere minatorie, proiettili recapitati a uomini delle istituzioni, ordigni incendiari ed esplosivi che provocano un brivido sulla schiena, danni alle case, ai portoni, alle auto ma non alle persone, per il momento e per fortuna. Sembra la trama di un romanzo poliziesco, una sfida tra guardie e ladri, tra anarcoinsurrezionalisti, filobrigatisti, indipendentisti e lo Stato. Proclami, sigle misteriose, personaggi inquietanti, intrighi e sospetti affollano la Sardegna del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e del ministro dell'Interno, Beppe Pisanu. Proprio quando sembrava che gli investigatori avessero imboccato la strada giusta, individuato i possibili "eversori", una bomba, un attentato imprevisto, quello di lunedì notte, ha messo a dura prova le (fragili) certezze investigative. E' come se il gregge fosse fuggito nottetempo dall'ovile o che non tutte le pecore avessero trovato riparo nell'ovile. Personaggi misteriosi, degni della migliore "spy story", affollano il palcoscenico sardo. Come Mario Floris, ex ufficiale dei carabinieri, di Sarroch, che mandava "curriculum vitae" in giro per il mondo. Negli ultimi tempi, pensava di intraprendere una avventura pericolosa, come se non bastasse la sua vita "spericolata" in Sardegna. "For Iraq area: il mio obiettivo personale - aveva scritto in inglese - è di acquisire esperienze in tutte le nuove zone pericolose del mondo, per incrementare i miei guadagni, facendo esperienze al vostro servizio...". Il 22 settembre scorso aveva chiamato San Francisco, raccontando a un tal Alexander Osinsky di voler frequentare un corso presso la società privata di security "Steele Fundation". A casa sua, quando sono andati ad arrestarlo, gli hanno trovato due passaporti americani intestati a "Robert Gregory Mouser e Florence Margharet Forbes". E armi, cartucce, il manuale anarcoinsurrezionalista "Ad ognuno il suo: 1000 modi per sabotare il mondo", e, nel computer, la cartella di files "i miei più cari amici", schede dettagliate sui suoi nemici-obiettivi. L'avevano arrestato con le mani nel sacco, il 6 ottobre scorso, con un suo "dipendente", un pizzaiolo disoccupato - che poi si è pentito - appena dopo aver piazzato un ordigno incendiario sotto casa del prefetto della città, Efisio Orrù. Davanti al gip cagliaritano, Roberto Cau, si era giustificato: "Mi ritengo estraneo a tutti i fatti reato che attengono a minacce o ad attentati nel comune di Sarroch. E' vero, sono responsabile dell'attentato dimostrativo nei confronti del prefetto Orrù, perché sono vittima di annose e costanti persecuzioni in ambito lavorativo, dapprima come investigatore privato e poi come dipendente del ministero dell'Interno. Il prefetto Orrù mi ha sempre osteggiato". E alla domanda sul ritrovamento dei due passaporti americani a casa sua, Floris ha risposto: "Li ho comprati su Internet, come souvenir". Ma Floris, dichiarandosi dipendente del ministero dell'Interno, si riferiva soltanto al fatto che lavorasse part-time in un ufficio della Prefettura? Gli inquirenti e gli investigatori indagano. Non convince la storia di questo misterioso personaggio. Era stato segnalato dall'intelligence, Mario Floris. In un rapporto degli investigatori si ipotizzava, "sulla base di informali confidenze e notizie", che Floris fosse l'autore di una serie di attentati contro il comune di Sarroch, il suo sindaco, l'ingegnere capo dell'Ufficio tecnico, suoi vicini di casa. Non solo, si ipotizzava che fosse anche "un esperto di armi ed esplosivi", che possedesse "mitra M16 e lanciagranate", oltre che una mappa dettagliata della raffineria "Saras" di Sarroch, che si vantasse di "aver preso parte ad attentati siglati Maps" (Movimento anarchico sardo). Di certo, annotarono gli investigatori, "da ambienti di lavoro è ritenuto "scorbutico, scontroso, un nazionalsocialista". Da quel momento, l'ex ufficiale dei carabinieri viene costantemente "monitorato", intercettato. Si documentano i suoi sopralluoghi al porto, per individuare la barca di Efisio Orrù. E quando l'attentato si consuma - sotto casa del prefetto - viene arrestato, insieme al suo "dipendente", il pentito che ai magistrati racconta: "Ero disoccupato, mi propose una serie di attentati, alcuni dei quali realizzati mentre per altri ho opposto il mio rifiuto. Mi ha pagato 800 euro per quello contro l'auto di Scarpa, e mi promise 2.500 euro - anticipandomene 100 - per quello alla casa del prefetto". Come poteva disporre di tanti soldi, Mario Floris, dipendente parti-time della prefettura? Mistero insoluto, per il momento. Con chi aveva rapporti? Magari anche con personaggi dell'intelligence?, si chiedono gli inquirenti. Secondo fonti riservate dei servizi italiani, sarebbe proprio così. Floris, tra le altre cose, sarebbe anche un "informatore", in contatto con uomini dell'intelligence. Nel suo memoriale, e poi ai magistrati, il pentito ha raccontato che Floris gli chiese se conoscesse Luca Farris, un anarchico di buona famiglia. Per me, Farris era un perfetto sconosciuto". Anche per gli investigatori e gli inquirenti, quando Floris ne parlò con il suo "dipendente". Anche negli ambienti anarcoinsurrezionalisti, quando Farris fu arrestato, nel febbraio scorso. Luca Farris era stato intercettato dagli investigatori nel novembre del 2003, grazie a una traccia lasciata da una scheda telefonica. Era lui uno dei bombaroli che dall'agosto del 2003 piazzavano ordigni esplosivi firmandoli Asai, "Anonima sardi anarcocomunisti insurrezionalisti, inondando la Sardegna di proclami rivoluzionari contro "la guerra in Iraq", contro la detenzione della brigatista Nadia Lioce. Una carriera eversiva troncata il 2 febbraio scorso quando Farris cadde nella rete degli investigatori, subito dopo aver spedito un pacco minaccioso nei confronti del sindaco di Elmas e di Ciampi, alla vigilia del suo arrivo in Sardegna. Che rapporto c'è tra Mario Floris e l'Asai, l'Anonima sardi anarcoinsurrezionalisti di Luca Farris? E tra Floris e il Maps, il Movimento anarchico proletario sardo? C'è una testimonianza molto importante, di un inquilino di una palazzina di fronte a un distributore di benzina preso d'assalto dall'Asai. "Alle quattro di notte sento un boato. Mi alzo, guardo alla finestra - abito a piano terra - sento il rumore di un motore disel. Vedo una Opel Astra sw. C'è un uomo al volante. Scende dall'auto, ha in mano dei guanti di lattice, parla al cellulare una lingua "strana". E' un uomo di cinquant'anni circa, fisicamente grosso, muscoloso ma non grasso. E' alto circa un metro e ottanta, ha i capelli molto corti, la sfumatura sul collo e basette tipo taglio di rasoio. Ha un basco colore scuro, gli occhi un po' gonfi e con taglio particolare, la punta del naso schiacciata, da pugile". Si illuminano gli investigatori: "E' una descrizione che ricorda molto Mario Floris".

1 febbraio 2005 - ATTENTATI CAGLIARI: GIUNTA RIVENDICAZIONE A QUOTIDIANO
ANSA:
ATTENTATI CAGLIARI: GIUNTA RIVENDICAZIONE A QUOTIDIANO
DA RESISTENTZA RIVOLUTZIONARIA SARDA, GIA' APPARSA CON NPC
Sono stati rivendicati dal gruppo Resistentza Rivolutzionaria sarda, sigla gia' apparsa per altri due episodi, gli attentati compiuti prima dell'alba del 25 gennaio con un autobomba fatta esplodere vicino al perimetro del carcere Buoncammino e contro la casa di un carabiniere coinvolto nei fatti del G8 di Genova.
Il volantino con la rivendicazione e' giunto oggi al Giornale di Sardegna. Il gruppo eversivo spiega di aver messo 5 chili e 1,5 ('non pressati") contro "un luogo di torturatori e contro uno di tali torturatori". Si conclude con una frase in sardo in cui si annuncia una lotta senza quartiere contro "i padroni sardi e stranieri".
La sigla Resistentza Rivolutzionaria Sarda era comparsa due volte lo scorso anno. La prima, a fine gennaio in occasione degli attentati compiuti contro il presidente della Provincia di Oristano, Mario Diana, di An, e il senatore Ignazio Manunza, dell'Uds. In quel caso le rivendicazioni erano state firmate assieme con i Nuclei proletari combattenti, sigla apparsa in altri attentati nell'isola. A distanza, invece, di pochi mesi, il 27 aprile Resistentza Rivolutzionaria sarda firmo' da sola il volantino di rivendicazione contro lo studio a Iglesias dell'assessore regionale del Turismo, Roberto Frongia, tecnico indicato dai Riformatori sardi, partito che fa riferimento a livello nazionale a Mario Segni. Nel volantino si indicava un obiettivo preciso: il turismo. Colpito "per esprimere la nostra rabbia nei confronti dell'inganno colonialista capitalista".

ATTENTATI CAGLIARI: UN GRUPPO CHE PREDILIGE GLI ESPLOSIVI
Gli inquirenti non si sbilanciano sull' attendibilita' del volantino di rivendicazione degli attentati del 25 gennaio che e' stato scritto con i "trasferelli", un particolare che viene esaminato con molta attenzione perche' potrebbe consentire agli esperti di trovare qualche traccia di chi ha composto il messaggio.
Per quanto riguarda la sigla, pur non inedita, non e' di quelle piu' "reclamizzate" per gli attentati di matrice eversiva e anarcoinsurrezionalista compiuti negli ultimi tempi.
Ma il gruppo Resistentza Rivolutzionaria sarda sembra, comunque,
avere una caratteristica: la predilezione per gli esplosivi. Nel
caso degli attentati contro il presidente della Provincia di
Oristano Mario Diana e il senatore Ignazio Manunza (compiuti il
23 dicembre 2003 e non a fine gennaio 2004) erano stati
utilizzati due tubi di ferro pieni di gelatina collegata a un detonatore azionato da un timer. Per una circostanza fortuita, era esploso solo quello sistemato davanti all'abitazione del parlamentare, mentre l'altro era stato disinnescato pochi minuti prima dell'esplosione grazie al tempestivo intervento di una pattuglia della Guardia di Finanza e di un artificiere della Polizia di Stato. Contro lo studio dell'assessore del Turismo era stato, invece, collocato un ordigno a basso potenziale, esploso su un balcone dell' edificio. La deflagrazione aveva danneggiato una porta-finestra e il condizionatore del locale.
Per quanto riguarda gli attentati del 25 gennaio l'autobomba esplosa davanti al carcere Buoncammino potrebbe essere stata attivavata con un telecomando, seconda una delle ipotesi fatta dagli esperti dopo tre ore di rilievi degli specialisti del Ris. Le condizioni dell'auto, secondo i Carabinieri, fanno pensare che gli attentatori abbiano usato un esplosivo molto potente, probabilmente Tnt. La bomba e' stata collocata nella parte posteriore dell'utilitaria ed e' stata confezionata in modo da aumentare in misura esponenziale gli effetti dirompenti. Parti della vettura sono state scagliate in tutte le direzioni in un raggio di quasi 400 metri, arrivando anche oltre al muro di cinta del carcere e nella passeggiata alberata al centro del viale e in un vicino belvedere.

2 febbraio 2005 - PACCO BOMBA RECAPITATO AL CARCERE DI VITERBO
ANSA:
PACCO BOMBA RECAPITATO AL CARCERE DI VITERBO
(ANSA) - VITERBO, Un pacco bomba e' stato recapitato questa mattina insieme all'altra posta al carcere Mammagialla di Viterbo. Il pacco ha insospettito gli agenti addetti allo smistamento, che hanno chiesto l'intervento degli artificieri, questi ultimi hanno verificato che il pacco conteneva effettivamente polvere pirica ed un congegno che avrebbe dovuto innescare l'esplosione. Il pacco e' stato disinnescato. La direzione del carcere non ha ancora reso noto a chi fosse indirizzato il plico. I primi sospetti si sono incentrati sugli anarchici insurrezionalisti, alcuni dei quali sono sotto processo proprio per altri attentati compiuti nei mesi scorsi a Viterbo. Sull'episodio indaga la Digos.

PACCO BOMBA AL CARCERE DI VITERBO:DESTINATO AL VICEDIRETTORE
Era indirizzato al vice direttore della casa circondariale, Francesco Ruello, il pacco bomba recapitato questa mattina al carcere di Viterbo. Il plico era costituito da una busta gialla con il timbro di spedizione di Roma-Ciampino.
All'interno c'era un contenitore da Dvd riempito con 250 grammi di polvere pirica. All'esterno del contenitore, fissata con nastro adesivo, c'era una batteria ai cui poli erano stati attaccati due fili elettrici. Le estremita' opposte dei fili, invece, erano state messe in contatto tra loro e finivano all' interno della custodia. La resistenza formata dai due fili a contatto avrebbe surriscaldato la batteria fino a sprigionare una scintilla e quindi far deflagrare la polvere pirica. Un meccanismo a tempo, dunque, che al contrario degli altri pacchi bomba inviati alla Questura di Viterbo e al quotidiano 'Il Corriere di Viterbo', non avrebbe provocato l'esplosione all' apertura della busta.
Gli agenti di custodia addetti allo smistamento della posta si sono accordi che la busta conteneva qualcosa di sospetto quando hanno passato il plico sotto il metal detector. Sullo schermo e' comparsa una struttura metallica dall'inconfondibile forma di pila elettrica. Ed cosi' scattato l'allarme. Sul posto sono immediatamente accorsi i carabinieri della Compagnia e dal Nucleo operativo di Viterbo (e non la Digos come detto in precedenza), i quali hanno fatto intervenire gli artificieri di Roma che hanno provveduto a rendere inoffensivo il pacco. La batteria quando e' stata rimossa,era notevolmente surriscaldata, segno, secondo gli investigatori, che il meccanismo avrebbe funzionato provocando una scintilla.
Sul fronte delle indagini quella degli anarchici insurrezionalisti e' solo una delle piste seguite dai carabinieri. Il primo elemento preso in considerazione dagli investigatori e' che il plico contenente polvere pirica non aveva lo stesso meccanismo d'innesco dei pacchi bomba attribuiti o rivendicati dagli anarchici. In questo caso, infatti, non sarebbe bastata la semplice apertura della busta a provocare l' esplosione, ma si sarebbe dovuto attendere che la pila elettrica, surriscaldatasi, avesse provocato una scintilla. Inoltre, un pacco bomba cosi' confezionato difficilmente sarebbe sfuggito ai controlli, come in effetti e' stato. Quindi, i carabinieri protendono piu' per un'azione dimostrativa che per un vero e proprio attentato.
Questo allarga notevolmente il ventaglio delle ipotesi. Allo stato non viene nemmeno esclusa la possibilita' che a confezionare ed inviare il plico possa essere stato un ex detenuto che nutre risentimento verso il vice direttore di Mammagialla. Cosi' come non viene trascurata l'eventualita' che si tratti di un'azione del variegato movimento antagonista ostile al sistema penitenziario in quanto tale.

PACCO BOMBA IN CARCERE VITERBO: E' IL SECONDO SEGNALE
DOPO I DUE PROIETTILI INVIATI AL DIRETTORE LA SCORSA ESTATE
Nessuno ha ancora rivendicato il pacco bomba scoperto, evitando cosi' che scoppiasse, questa mattina nell'ufficio posta del carcere di Viterbo, spedito da Roma-Ciampino e indirizzato al vice direttore Francesco Ruello.
Il pacco, che ha insospettito gli agenti addetti allo smistamento della corrispondenza, che hanno chiamato gli artificieri dei carabinieri, conteneva polvere pirica e e un congegno che doveva provocare lo scoppio. La direzione della casa circondariale ha disposto subito che tutta la posta in arrivo sia fatta passare attraverso un rilevatore simile a quello in uso negli aeroporti.
In attesa degli sviluppi delle indagini condotte dai carabinieri della compagnia di Viterbo, che oltre a seguire la pista degli anarco-insurrezionalisti non tralasciano quella del risentimento di qualche ex detenuto, la vita nell'istituto di pena Mammagialla e' ripresa con i soliti ritmi. Tuttavia, la tensione tra gli agenti di polizia penitenziaria e' altissima e il Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria parla di "un segnale preciso, e' in atto una strategia della tensione contro la polizia penitenziaria e l'istituzione carceraria".
A Mammagialla sono rinchiusi 640 detenuti, 50 dei quali nel reparto 41 bis, e due nel cosiddetto Eiv (elevato indice vigilanza): l'ex br Paolo Persichetti e Paul Badea, considerato un pericoloso terrorista internazionale. Un carcere nel quale le condizioni di lavoro sono state piu' volte definite difficili dagli agenti di polizia penitenziaria che, per denunciare la loro condizione, in passato, si sono autoconsegnati o, in altre occasioni, hanno rifiutato per protesta il cibo della mensa.
Inoltre, e' ancora vivo il ricordo della busta con due proiettili di pistola calibro 22 inviati all'inizio dell'estate al direttore Pierpaolo D'Andria, giunto alcune settimane prima a Viterbo. Proiettili accompagnati da un avvertimento: "I prossimi non arriveranno in busta ma direttamente a te".
Viterbo, tra l'altro, nell'ultimo anno e' stata teatro di una serie di attentati anarcoinsurrezionalisti che hanno reso il clima incandescente. In rapida successione, infatti, furono inviati due pacchi bomba alla Questura di Viterbo e al quotidiano Il Corriere di Viterbo. Poi un ordigno fu fatto esplodere davanti all'ingresso dell'allora tribunale di Viterbo, in piazza Fontana Grande. Infine, sempre a Viterbo, si sta svolgendo il processo a carico di 24 anarchici accusati dell'occupazione del "Serpentone" di Bagnaia, un complesso di tre palazzine d'edilizia economica e popolare, costruiti nel 1990 con contributi regionali da una cooperativa poi fallita. Tra gli imputati figurano personaggi di primo piano dell'arcipelago antagonista, come il quarantottenne Enzo Moreschi e il viterbese Massimo Leopardi, 30 anni, arrestato per aver partecipato agli scontri all'Eur durante il vertice dei ministri europei nell'ottobre 2003. Per l'occupazione del "Serpentone" sono inoltre sotto processo Marco Ferruzzi, Simone Del Moro e David Santini, arrestati perche' ritenuti responsabili dei pacchi bomba inviati alla Questura di Viterbo e al Corriere di Viterbo.

2 marzo 2005 - A MILANO E A GENOVA ATTENTATI A CASERME CARABINIERI
ANSA:
A MILANO E A GENOVA ATTENTATI A CASERME CARABINIERI
Esplosioni a ripetizione a Milano e a Genova nei pressi di caserme e stazioni dei carabinieri. Quattro in totale gli ordigni, tutti collocati nei contenitori dei rifiuti e fatti esplodere da inneschi a miccia che hanno provocato solo lievi danni ma che, potenzialmente, avrebbero anche potuto uccidere. A Milano, in particolare, si e' sfiorato il ferimento di un brigadiere, il capopattuglia di un equipaggio del nucleo radiomobile che, accorso sul posto della prima esplosione, in piazza papa Giovanni XXIII, si e' trovato a pochi metri di distanza dalla campana di pesante materiale plastico nel quale era contenuto un secondo ordigno esploso mentre il militare stava facendo i primi rilievi.
E non c'e' dubbio che il bersaglio dell'attentato fosse l'Arma dei carabinieri. Infatti nella zona non ci sono altri edifici, al di fuori della caserma, la storica 'Montebello' che ospita una serie di uffici tra i quali il nucleo comando della Regione Carabinieri.
Gli ordigni usati dovevano essere, secondo i primi rilievi, bombe carta ma particolarmente potenti. La 'campana' di raccolta vetro, che e' in metallo, quella della prima esplosione, e' infatti saltata via come un tappo ed e' rimasta intatta. L'altra, di materiale plastico, e' stata invece completamente squarciata dalla seconda esplosione e le diverse decine di chili di carta l'hanno tenuta ancorata al suolo.
Gli altri due attentati sono stati compiuti stasera nel ponente genovese. Anche qui ordigni rudimentali, ma potenzialmente pericolosi, sono esplosi in cassonetti di rifiuti, vicino a due stazioni dei carabinieri, nei quartieri di Voltri e Pra', nel ponente della citta'. Il primo scoppio e' accaduto a circa una cinquantina di metri della caserma dei carabinieri di Voltri. Qui e' saltato in aria un cassonetto metallico. Lo scoppio ha proiettato il coperchio ad una decina di metri ed ha deformato l'intera struttura.
Vicino alla parte posteriore della caserma di Pra' e' scoppiato il secondo ordigno collocato in un bidone di plastica. Il contenitore e' andato completamente distrutto. Le esplosioni hanno riportato alla memoria gli attentati dinamitardi compiuti davanti alla caserma della polizia di Sturla e davanti alla questura di Genova. Tuttavia al momento non sono emersi elementi che possano collegare gli episodi.
A Milano invece la memoria torna all'8 novembre scorso quando nella notte ci furono 3 esplosioni, una nei pressi di una agenzia di lavoro interinale di Corso Lodi. La seconda esplosione si verifico' a bordo di un camion dell'Amsa, l'azienda dei servizi ambientali, che aveva appena svuotato alcuni cassonetti nella zona di San Vittore. Venti minuti dopo esplose un terzo ordigno, ancora in un cassonetto nei pressi della casa circondariale. L'attentato contro l'agenzia interinale - e solo quello - fu poi rivendicato con un volantino da una sedicente 'Federazione anarchica informale, cellule insorgenti metropolitane'.
"E' certamente un brutto e inquietante segnale che non va assolutamente sottovalutato", ha detto il vicesindaco di Milano, sen. Riccardo De Corato. "Credo - ha aggiunto - che le forze dell' ordine e la magistratura come sempre sapranno affrontare questo nuovo grave segnale con tutta la forza necessaria che hanno sempre saputo dimostrare in queste drammatiche situazioni. Milano non si fara' intimidire e sapra' reagire come sempre ha saputo dimostrare in occasione di fatti come questi". Il senatore, inoltre, ha espresso solidarieta' all'Arma dei Carabinieri.

BOMBE ANARCHICI: COCER CARABINIERI, SOLIDARIETA' AI COLLEGHI
PER IGNOBILI E VIGLIACCHI ATTENTATI
Il Cocer carabinieri esprime "vicinanza e solidarieta' ai colleghi che hanno subito gli ignobili e vigliacchi attentati dinamitardi nei pressi di alcuni comandi dell'Arma in Lombardia e Liguria".
Attentati finalizzati, secondo il Cocer, a "colpire codardamente, per l'ennesima volta, una delle istituzioni che garantiscono e tutelano i diritti dei cittadini e dello Stato, mirando ad uno dei suoi simboli piu' rappresentativi quale l' Arma dei carabinieri ed i suoi appartenenti". I carabinieri, aggiunge l'organismo di rappresentanza, "comunque proseguono con ferma e serena determinazione nella difesa delle istituzioni e di tutti i cittadini ai quali il Cocer rivolge un sentito ringraziamento per la vicinanza dimostrata".

BOMBE ANARCHICI: DIECI AZIONI RIVENDICATE DALLA FAI
PRIMA COMPARSA NEL DICEMBRE 2003, CON BOMBE VICINO A CASA PRODI
Dal 23 dicembre 2003 - quando e' apparsa per la prima volta - ad oggi, sono dieci gli attentati rivendicati dalla Fai (Federazione anarchica informale). Volta per volta, accanto alla sigla Fai, se ne affiancano altre:
Cooperativa artigiana fuochi e affini (occasionalmente spettacolare), Brigate 20 luglio, Cellule contro il capitale, il carcere, i suoi carcerieri e le sue cellule, Solidarieta' nazionale, RivoltAnimale, Cellule insorgenti metropolitane, Cellule armate per la solidarieta' internazionale. Queste, secondo quanto risulta alle forze dell' ordine, le azioni rivendicate dalla Fai.
21 DICEMBRE 2003 - Due ordigni vengono fatti esplodere vicino vicino alla casa dell' allora presidente della Commissione europea, Romano Prodi. Due giorni dopo l' azione viene rivendicata dalla Fai (Federazione anarchica informale). Appaiono poi altre tre sigle: Fai/Cooperativa artigiana fuochi e affini (occasionalmente spettacolare), Fai/Cellule contro il capitale, il carcere, i suoi carcerieri e le sue cellule, Fai/Solidarieta' nazionale.
29 MARZO 2004 - Ordigni vengono fatti esplodere contro il commissariato di polizia Sturla di Genova. L' azione viene rivendicata da una doppia sigla: Fai/Brigata 20 luglio.
15 OTTOBRE 2004 - Azione dimostrativa contro un allevamento di visoni a Capralba (Cremona). A firmarla la sigla Fai/RivoltAnimale.
30 OTTOBRE 2004 - Attentato dinamitardo contro un' agenzia interinale Manpower di Milano. Rivendicato da Fai/Cellule insorgenti metropolitane.
8 NOVEMBRE 2004 - Attentato dinamitardo contro un' agenzia di lavoro interinale Adecco, sempre a Milano. Rivendicato da Fai/Cellule insorgenti metropolitane.
8 NOVEMBRE 2004 - Doppia esplosione contro il carcere di San Vittore (Milano). Azione rivendicata da Fai/Solidarieta' internazionale.
10 DICEMBRE 2004 - Pacco bomba al Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe). Siglato Fai/Cellule armate per la solidarieta' internazionale.
11 DICEMBRE 2004 - Pacco bomba alla sede dell' Associazione nazionale carabinieri di Roma. Azione siglata Fai/Cellule armate per la solidarieta' internazionale.
1 MARZO 2005 - Ordigni contro caserme carabinieri di Pra' e
Voltri (Genova). Il volantino di rivendicazione riporta sei
sigle: Fai/Cooperativa artigiana fuoco e affini (occasionalmente
spettacolare), Fai/Brigata 20 luglio
1 MARZO 2005 - Due ordigni vengono fatti esplodere in due cassonetti di rifiuti vicino alla caserma dei carabinieri Vincenzo Monti di Milano. Rivendicati dalle stesse sigle degli ordigni di Genova.

BOMBE ANARCHICI: LA 'FEDERAZIONE ANARCHICA INFORMALE'
La "Federazione anarchica informale" (Fai), un acronimo che sembra essere una caricatura della "Federazione anarchica italiana", l'organizzazione anarchica 'ufficiale', e' apparsa per la prima volta il 23 dicembre 2003, in calce ad un volantino che rivendicava i due ordigni fatti scoppiare due giorni prima a Bologna, vicino alla casa dell' allora presidente della Commissione europea, Romano Prodi. C' erano anche altre tre sigle: Fai/Cooperativa artigiana fuochi e affini (occasionalmente spettacolare), Fai/Cellule contro il capitale, il carcere, i suoi carcerieri e le sue cellule, Fai/Solidarieta' nazionale. La campagna di Natale contro le istituzione europee proseguirà poi nei giorni successivi.
Il 29 dicembre 2003, nella sede centrale della Bce a Francoforte sul Meno, e' scoperto un plico sospetto spedito da Bologna. Il pacco conteneva il libro "Il fu Mattia Pascal" di Pirandello, indirizzato al presidente della Banca centrale europea Jean Claude Trichet. Lo stesso giorno, un altro pacco-bomba e' disinnescato all'Aja, nella sede dell'Europol. Il pacco, spedito da Bologna il 23, conteneva il romanzo "La Chimera" di Sebastiano VassalliIl giorno dopo altro pacco-bomba, stavolta intercettato ad Eurojust, l'istituzione europea che all'Aja coordina le procure e le magistrature dei paesi Ue. Stavolta il libro esplosivo, spedito da Bologna il 22, era il "De rerum natura" di Lucrezio.
La sigla ricompare il 29 marzo 2004 con una doppia bomba al commissariato di polizia del quartiere Sturla, a Genova. Stavolta la rivendicazione è della "Fai/Brigata 20 luglio". La sigla "Brigata 20 luglio" (la data dell'uccisione di Carlo Giuliani nel corso del G8 di Genova), era già comparsa il 26 febbraio 2002, per rivendicare l' ordigno fato scoppiare nei pressi del muro di cinta del ministero dell' Interno. Il 9 dicembre dello stesso anno ha aveva poi rivendicato le due bombe che, a circa 10 minuti di distanza l' una dall' altra, esplosero nei giardinetti dietro la questura di Genova. Dopo la 'campagna di Natale' è l'ora della 'campagna di Pasqua'. Il primo aprile, due custodie per videocassetta con all'interno polvere esplosiva e un innesco formato da una piccola pila e un molletta sono trovate tra la corrispondenza in transito nell'ufficio postale di Bravetta, a Roma. Erano indirizzate al direttore del Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria), Giovanni Tinebra, e a quello dell'ufficio detenuti, Sebastiano Ardita. La rivendicazione, stavolta, è firmata "Fai-cellule armate per la solidarieta' internazionale".
L'8 novembre 2004 è la "Federazione anarchica informale - cellule insorgenti metropolitane" a rivendicare due attentati contro due agenzie milanesi di lavoro interinale (uno avvenuto dieci giorni prima e l'altro la notte precedente), mentre con la sigla "Solidarieta' Internazionale" vengono rivendicati due deflagrazioni avvenute in un cestino dei rifiuti nei pressi del carcere di S.Vittore, e in un camion dell'Amsa, che aveva raccolto il contenuto di un secondo cestino in zona carcere.

BOMBE ANARCHICI: CONTRO CC GENOVA, A SANREMO E' MISTERO
LIEVI DANNI, ANNUNCIATA UNA BOMBA CHE NON SI E' TROVATA
(di Stefano Secondino)
Le bombe degli anarchici sfiorano anche il Festival di Sanremo.
Con il volantino con cui la Federazione Anarchica Informale ha rivendicato gli attentati alle caserme dei carabinieri di Genova e Milano, si faceva riferimento anche ad una bomba al Teatro Ariston di Sanremo, durante la diretta tv. Quest' ultimo ordigno non e' mai esploso, ne' e' stato ritrovato, se mai e' esistito. "A riguardo - ha spiegato il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu alla Camera - e' stato effettuato un accurato sopralluogo alla ricerca di eventuali riscontri. Ma al momento non e' stato trovato nulla".
Gli attentati genovesi sono avvenuti fra le 19,50 e le 20,10. Prima e' saltato in aria un cassonetto di plastica dietro la stazione carabinieri di Genova Pra'. L' ordigno era un barattolo di latta pieno di polvere pirica, collegato ad un timer. La deflagrazione ha fatto volare in aria spazzatura incendiata, danneggiando lievemente un'auto posteggiata.
Dopo dieci minuti, mentre i carabinieri della stazione cercavano di capire cosa fosse successo, un altro cassonetto ha preso fuoco di fronte alla caserma. La bomba era dello stesso tipo della prima, ma invece di scoppiare si e' incendiata.
Poco dopo, c' e' stato l' attentato piu' grave. A fianco della stazione carabinieri di Genova Voltri, e' saltata in aria una pentola a pressione piena di esplosivo, anche questa collegata ad un timer. Il coperchio del cassonetto metallico che la conteneva e' volato via, e schegge della pentola sono finite dappertutto. Un autista che si trovava a pochi metri si e' salvato per miracolo. Se qualche pedone fosse stato nelle vicinanze, avrebbe potuto rimanere ucciso.
A Milano alle 21,30 due ordigni simili esplodevano nei pressi del comando regionale dell' Arma, a distanza di qualche minuto l' uno dall' altro. Una tecnica gia' usata in passato dagli anarchici, per attirare sul posto le forze dell' ordine e falciarle poi con la seconda esplosione.
Ma la notte di fuoco a Genova non era ancora finita. Contemporaneamente agli attentati dinamitardi, e' stato appiccato il fuoco con liquido infiammabile a cassonetti della spazzatura in quattro punti di Genova. Due si trovano nei pressi di commissariati di Polizia, il Pre' e il Foce-Sturla, quest' ultimo gia' colpito il 29 marzo dell' anno scorso da una bomba degli anarchici. Un altro rogo e' avvenuto in via del Campo, vicino ad una vecchia scritta sul muro che chiede la liberazione di Nadia Lioce, accompagnata dalla stella a cinque punte.
In mattinata e' arrivata la rivendicazione degli attentati
dinamitardi, con lettere recapitate per posta prioritaria. Il
documento parla delle bombe di Genova e Milano, indicando come
erano fatte, ma nomina anche una bomba che avrebbe dovuto scoppiare alle 23,38 al Teatro Ariston di Sanremo, durante la diretta tv del Festival. Immediatamente sono scattati i controlli nel teatro e nelle vicinanze ma della bomba ("scatola elettrica + dinamite") nessuna traccia.
Non si esclude che potesse trovarsi in un cassonetto della spazzatura nei pressi dell' Ariston e che non sia esplosa. La polizia, per questo, ha avviato controlli nelle discariche e sta esaminando i filmati delle telecamere a circuito chiuso in zona.
La questura di Imperia ha garantito che dentro e fuori l'Ariston vengono compiuti controlli anti-bomba piu' volte al giorno. Il prefetto della citta' ha convocato un vertice con le forze dell' ordine e ha deciso ispezioni piu' severe per gli spettatori del festival e controlli ancora piu' serrati. Controlli straordinari sugli obiettivi sensibili sono stati decisi anche dal prefetto di Genova, al termine di una riunione del comitato per l' ordine e la sicurezza pubblica.
"L' area e' quella dei precedenti attentati a Genova, cioe' anarco-insurrezionalista, che aveva gia' rivendicato la bomba vicino alla caserma di Sturla. Per fortuna non ci sono state vittime. Sembrano piu' bombe dimostrative, anche se certamente pericolose": ha commentato il procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino, dopo il vertice in Procura con i vertici degli investigatori ed i sostituti procuratori Anna Canepa e Andrea Canciani.
L' inchiesta e' affidata ai carabinieri, che invieranno i frammenti degli ordigni al Ris di Parma. Anche la digos si occupa del caso, considerato legato agli attentati del 2002 alla questura di Genova e del 2004 alla caserma di polizia di Sturla.

BOMBE ANARCHICI:MILANO,ORDIGNI POVERI IN GRADO FAR MALE
PER INVESTIGATORI OBIETTIVO PREVALENTE ECO MEDIATICA
Polvere esplodente compressa in un tubo di metallo, un timer, una batteria: un ordigno 'povero' che chiunque puo' costruire in casa con l'aiuto di Internet. Ma che puo' anche provocare gravi lesioni se le esplosioni sono due e la seconda viene programmata a distanza di mezz'ora in modo da investire le forze di polizia che intervengono alla prima.
Con l'aggiunta di un potenziale mediatico enorme se l' obiettivo e' a qualche metro di distanza ed e' una delle piu' grandi caserme dei carabinieri di Milano, la 'Montebello' di via Vicenzo Monti. Sono le 21.30 di ieri sera quando al 112 giungono pressoche' contemporaneamente due segnalazioni: una viene dagli stessi carabinieri, una da un passante. Parlano di uno scoppio. Un equipaggio impiega pochissimo tempo ad arrivare: e' esploso un contenitore di vetri nel giardino di piazza Giovanni XXIII. Che si tratti di un attentato e' evidente, che si tratti di un atto di vandalismo o di un'azione che come obiettivo l'Arma non si puo' sapere.
Per precauzione, come avviene in questi casi, la zona viene innanzitutto transennata e iniziano gli atti di routine. La 'campana', come viene chiamata a Milano, per lo scoppio si e' spostata di un metro rispetto alla sede originaria. Per terra ci sono i cocci di piu' di 50 bottiglie. C'e' poca luce. Il capo equipaggio, un brigadiere del nucleo Radiomobile prende le misure e si avvicina, senza sapere del pericolo che corre, a un altro contenitore per la carta. Questo invece e' pieno di rifiuti. Tra i due contenitori ci sono meno di dieci metri.
Il sottufficiale alla luce di una torcia scorge 'qualcosa' con la scritta "carabinieri" e si allontana: e' passata circa mezz'ora dalla prima esplosione e mentre e' in comunicazione con i propri superiori, si verifica la seconda. Meno violenta della prima, attutita com'e' dalla carta, ma sufficiente per stordirlo e lasciarlo fortunatamente incolume. Era lo scoppio destinato forse nella mente degli attentatori a ferire. O forse no, vista la scritta "carabinieri" su quello che sembra essere il contenitore dell'esplosivo. Lo scoppio trasforma la 'campana' in una torcia e per spegnere l'incendio non basta l'estintore in dotazione agli equipaggi dei carabinieri.
Trascorrono pochi minuti e arrivano i vigili del fuoco che spengono le fiamme con potenti getti d'acqua, acqua che rende il contenuto della 'campana' una massa informe, che con le temperature basse della notte diventa poi un unico pezzo di ghiaccio. Se c'era tra quei fogli un volantino di rivendicazione, sara' assai difficile recuperarlo anche cercando tra foglio e foglio.
Giunge intanto notizia di altri attentati a Genova e il collegamento tra i due episodi diventa evidente. Anche la scelta degli ordigni fa privilegiare la pista anarchica che ha firmato in passato gesti eclatanti fatti con bombe artigianali, ma potenzialmente assai pericolose. Viene escluso per lo stesso motivo come possibile movente l'arresto avvenuto due giorni fa di un militante del centro sociale Vittoria, sorpreso poche ore dopo aver lanciato una bottiglia incendiaria contro un gazebo di An, allestito da Lino Guaglianone in vista delle prossime elezioni regionali.
Ora i reperti trovati (piccoli pezzi di metallo, non si sa se alluminio o acciaio) sono stati inviati al Ris di Parma: gli specialisti dovranno stabilire la natura e la composizione dell' ordigno e dei contenitori. Quello che e' certo e' che la prima esplosione, quella piu' violenta, e' stata tale perche' la 'campana' era semivuota e la potenza dell'esplosione si e' sviluppata verso l'alto.

4 marzo 2005 - BOMBE ANARCHICI: SAPPE A MADRE LONZI,RISPETTO PER SUO DOLORE
ANSA:
BOMBE ANARCHICI: SAPPE A MADRE LONZI, RISPETTO PER SUO DOLORE
"Ho il massimo rispetto per il dolore della signora Maria Ciuffi, mamma di Marcello Lonzi, il detenuto di 29 anni morto l'11 luglio 2003 nel carcere di Livorno, alla memoria del quale sono state rivendicate le azioni terroristiche contro i Carabinieri di Genova e Milano". Cosi' Roberto Martinelli, segretario generale aggiunto del Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) ha risposto a Maria Ciuffi, madre di Marcello Lonzi, un detenuto di 29 anni morto l'11 luglio 2003 nel carcere di Livorno, che ieri si era chiesta se Martinelli avesse "visto le foto del figlio morto".
"Nella mie dichiarazioni alla stampa - ha precisato in una nota Martinelli - mi sono limitato ad osservare che la magistratura livornese, il 10 dicembre scorso, ha archiviato il caso come morte naturale. E che il competente Gip Rinaldo Merani, rispondendo ai quesiti posti dalla difesa della madre del giovane, scrisse nella sua ordinanza che non vi era 'alcun elemento per ritenere che la morte del detenuto' fosse 'addebitabile a una condotta non regolamentare della struttura carceraria"".
"E' tutto qui - ha proseguito il segretario - e non e' una difesa 'a prescindere' del Corpo di Polizia Penitenziaria, ma la semplice constatazione degli sviluppi giudiziari che sono emersi. E rinnovo alla signora Maria Ciuffi il mio piu' sincero rispetto per il suo dolore".

8 marzo 2005 - ORDIGNO A ROMA: 200 GR ESPLOSIVO CONTRO CIRCOLO DESTRA
ANSA:
ORDIGNO A ROMA: 200 GR ESPLOSIVO CONTRO CIRCOLO DESTRA
Duecento grammi di esplosivo, probabilmente polvere da sparo, compressi in una lattina metallica non piu' grande di quella che normalmente viene usata per le conserve di pomodoro. E poi una miccia a combustione. Con questi componenti, la scorsa notte attorno alle 3, a Roma, in via Carlo Botta, a Colle Oppio, e' stata fatta esplodere una bomba che, per la deflagrazione ha svegliato gli abitanti di un'intera strada, davanti ad un circolo culturale, il Cutty Sark, frequentato da giovani di destra.
Il circolo, un pub, e' il luogo di ritrovo dell'Osa (Occupazioni a scopo abitativo), che ha all'attivo alcune occupazioni di case. "Non vorrei che proprio questo - ha detto il portavoce dell'Osa Gianluca Iannone - stia dando fastidio a chi pensava di voler essere l'unico detentore del problema casa. E' per continuare questa battaglia che abbiamo scelto di candidare uno di noi nella Lista Storace".
Il locale e' aperto tutti i giorni, tranne il lunedi', fino a notte tarda. E la bomba e' stata messa proprio nel giorno di chiusura settimanale. Dopo l'esplosione, un cancello di ferro del circolo e' saltato via ed e' stato scaraventato sul marciapiede, la parte inferiore della saracinesca e' andata in pezzi e calcinacci e vetri erano sparsi lungo la strada. Tre le autovetture danneggiate con copertoni saltati e finestrini in frantumi.
Tra le centinaia di piccolissimi reperti sia dell'ordigno sia del materiale andato in frantumi hanno lavorato per ore gli artificieri del comando provinciale dei carabinieri di Roma e i loro colleghi del Racis. Ore per cercare di recuperare il piu' piccolo frammento che possa dare poi un indirizzo ben preciso all'indagine comunque gia' avviata.
Ma il primo elemento che viene indicato dagli investigatori dell'Arma e' la chiara matrice politica dell'attentato, una matrice che potra' essere ricercata nella conflittualita' di "carattere locale" di due opposte frange politiche. I frammenti dell'ordigno, e' stato fatto poi notare, sono molti piccoli perche' la deflagrazione e' stata "molto elevata". Una potenzialita' di esplosione che probabilmente non e' dovuta tanto alla quantita' di polvere usata ma nella qualita'. L'innesco e' quasi senza dubbio una miccia a combustione anche se solo la "tamponatura e i lavaggi" che saranno effettuati nei laboratori del Racis dei carabinieri potranno dare un risultato piu' certo.
Quello che sembra escluso senza ombra di dubbio, stando sempre alle comparazioni fatte sull'assemblaggio dell'ordigno, e' un'analogia con l'ordigno esploso proprio ieri notte davanti alla sede distaccata del tribunale di Roma, ad Ostia. Sul litorale romano era stata usata una pentola come contenitore dentro la quale era stata assemblata una sostanza diserbante che, una volta pressata, funziona come materiale esplosivo. Tra l'altro, anche il congegno del timer usato ad Ostia era totalmente diverso da quello usato questa mattina a Roma.
Sembra quindi orientarsi piu' sul mondo politico locale l'ordigno fatto esplodere a Roma davanti al circolo culturale di destra e di una matrice probabilmente anarchica, questa una delle ipotesi prese in considerazione, quello dell'ordigno davanti alla sede distaccata dal tribunale di Ostia.

10 marzo 2005 - BOMBE ANARCHICI: PISANU, VOGLIONO OCCUPARE SPAZIO BR
ANSA:
BOMBE ANARCHICI: PISANU, VOGLIONO OCCUPARE SPAZIO BR
SI RIVOLGONO A TUTTE LE COMPONENTI RADICALI ANTAGONISMO
"Sembra che l' anarco-insurrezionalismo aspiri ad occupare lo spazio lasciato libero dalle vecchie organizzazioni terroristiche di origine marxista-leninista". Lo ha detto il ministro dell' Interno, Giuseppe Pisanu, nelle sue comunicazioni al Senato sui recenti attentati.
Vogliono occupare questo spazio - ha aggiunto - "non piu' nella logica della 'lotta di classe', ma in quella piu' trasversale e coinvolgente della 'propaganda armata' che si rivolge a tutte le componenti radicali dell' antagonismo sociale e politico".
Gli anarco-insurrezionalisti, ha proseguito il ministro, "negli ultimi 15 mesi si sono concentrati su una campagna contro la asserita repressione dello Stato, prendendo di mira le forze di polizia e il sistema penitenziario". Per altri versi pero', ha sottolineato, "gli attentati compiuti a Milano il 30 ottobre e l' 8 novembre contro due agenzie interinali testimoniano un progressivo interesse al mondo del lavoro. Per gli anarco-insurreziolisti si tratta di una nuova linea d' azione che ha gia' portato allo sviluppo di ulteriori intese con altre formazioni antagoniste, specie sulle tematiche del lavoro interinale, dela tutela sindacale e dell' immigrazione".
L' obiettivo, secondo il ministro, "e' quello di inserirsi nelle controversie in atto per suscitare forme di protesta 'autorganizzate e non sindacalizzate' e di incrociare altre lotte come quelle contro i Centri di permanenza temporanea, alimentate con particolare veemenza da alcuni centri sociali". Tutto cio', ha osservato, lascia intravedere l' ambizione degli anarco-insurrezionlisti a travalicare i temi specifici dela repressione e comunque ad interpretarli in maniera estensiva". Questa linea evolutiva, ha concluso, "e' confermata dalla regolarita' degli attentati, dal ventaglio degli obiettivi dalla crescente trasversalita' degli ambienti paraeversivi del 'comunismo rivoluzionario', come risulta anche da recenti convergenze".

BOMBE ANARCHICI: UNA LUNGA SCIA DI ATTENTATI
Negli ultimi anni c'e' stato uno stillicidio di attentati, che solo in rare occasioni hanno provocato danni alle persone, quasi sempre rivendicati o attribuiti ad ambienti anarco-insurrezionalisti. Questi i piu' rilevanti:
- 16 luglio 2001 - Una carica di esplosivo nascosta in un plico ferisce un carabiniere della stazione di San Fruttuoso. Sono i giorni che precedono il G8 di Genova. Nei giorni successivi avvengono altri attentati con buste o altri oggetti, tra cui al Tg4 e alla Benetton.
- 25 febbraio 2002 - Attentato dinamitardo in via Palermo a Roma, vicino al ministero dell' Interno, rivendicato dalla "Brigata XX luglio" (il 20 luglio e' il giorno dell' uccisione di Carlo Giuliani, al G8 di Genova).
- 9 dicembre 2002 - Attentato dinamitardo contro la questura di Genova, rivendicato dalla 'Brigata 20 luglio' (la stessa sigla precedente, ma stavolta il 20 e' un numero cardinale e non romano.
- 13 dicembre 2002 - A Roma, libro bomba agli uffici della compagnia aerea spagnola Iberia. Altri libri bomba arrivano, nei giorni successivi, all'Iberia di Milano e di Fiumicino e alla sede Rai di viale Mazzini. Rivendicazione delle 'Cinque C' (Cellule contro il Capitalismo, il Carcere, i Carcerieri e le loro Celle).
- 16 giugno 2003 - A Roma attentato al liceo spagnolo Cervantes, rivendicato dalle 'Cinque C'.
- 8 ottobre 2003 - A Roma viene trovato un ordigno (una pentola a pressione) nella sede della compagnia aerea Iberia di via Bertoloni. Rivendicato dalle 'Cellule armate per la solidarieta' internazionale'.
- 4 novembre 2003 - A Roma, scoppia videocassetta recapitata alla stazione dei carabinieri di viale Libia. Ferito un maresciallo.
- 27 dicembre 2003 - Libro incendiario a casa di Romano Prodi a Bologna. Nei giorni successivi altri libri esplosivi al presidente della Bce, al capo di Europol e al presidente di Eurojust. L'attentato contro Prodi viene rivendicato dalla Fai (Federazione anarchica informale).
- 29 marzo 2004 - A Genova due bombe vengono fatte esplodere di notte vicino alla caserma del quartiere Sturla. Rivendicati dalla Fai/'Brigate 20 luglio'.
- 1 aprile 2004 - Due videocassette incendiarie indirizzate al direttore e ad un dirigente del Dipartimento dell' amministrazione penitenziaria sono intercettate in un ufficio postale di Roma. Rivendicazione della Fai.
- 8 giugno 2004 - A Bologna un ordigno esplode sotto il palco del comizio del vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini per le elezioni del 12 e 13 giugno. Alcune persone sono ferite lievemente.
- 18 agosto 2004 - Dopo una telefonata ad un quotidiano, due piccoli ordigni vengono trovati nella zona del teatro di Porto Rotondo, a poche ore dalla conclusione dell'incontro tra Berlusconi e Blair.
- 8 novembre 2004 - La 'Fai-cellule insorgenti metropolitane' rivendica due attentati contro due agenzie milanesi di lavoro interinale (uno avvenuto dieci giorni prima e l'altro la notte precedente), mentre con la sigla 'Solidarieta' Internazionale' vengono rivendicati due esplosioni in un cestino dei rifiuti nei pressi del carcere di S.Vittore, e in un camion dell'Amsa, che aveva raccolto il contenuto di un altro cestino in zona carcere.
- 10 dicembre 2004 - Disinnescato un pacco bomba recapitato alla sede della segreteria generale del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria (Sappe).
- 25 gennaio 2005 - Un ordigno collocato in un'autovettura parcheggiata nel piazzale adiacente il carcere di Buoncammino a Cagliari esplode durante la notte. L'esplosione distrugge l'auto e danneggia altre vetture.
- 2 marzo 2005 - Diversi attentati a Genova e Milano. Saltano in aria due cassonetti vicino alla stazione carabinieri di Genova Pra'. Vicino alla stazione carabinieri di Genova Voltri salta in aria una pentola a pressione piena di esplosivo. Incendiati anche quattro cassonetti della spazzatura, due dei quali nei pressi dei commissariati di Polizia Pre' e Foce-Sturla. A Milano due ordigni esplodono nei pressi del comando regionale dell' Arma dei carabinieri. La rivendicazione e' della Fai.

10 marzo 2005 - TERRORISMO: ORDIGNO OSTIA; RIVENDICA ORGANIZZAZIONE ANARCHICA
ANSA:
TERRORISMO: ORDIGNO OSTIA; RIVENDICA ORGANIZZAZIONE ANARCHICA
CON LETTERA A DIRETTORE DE 'IL GIORNALE DI OSTIA'
Rivendicato con una lettera recapitata oggi al direttore de "Il Giornale di Ostia", che l'ha pero' aperta solo in serata, l' attentato compiuto il 7 marzo scorso davanti al tribunale civile di Ostia (Roma) dalla F.A.I.-N.R.F. (Federazione Anarchica Informale-Nucleo Rivoluzionario "Horst Fantazzini").
Nella lettera - resa nota in tarda serata dallo stesso Giornale di Ostia - viene detto tra l'altro che "Abbiamo voluto colpire uno degli innumerevoli luoghi dove ogni giorno con cinica tranquillita' la giustizia democratica elargisce anni e anni di galera per i non sottomessi. Rifiutando lo Stato e le sue leggi non possiamo far altro - viene detto inoltre nella lettera di rivendicazione - che attaccarlo, infierendo con 'cinica tranquillita" contro tutto cio' che lo tiene in vita. Con questa azione aderiamo alla campagna contro il carcere e i carcerieri lanciata dalla F.A.I.-C.A.S.E.". La lettera si conclude con la solidarieta' "ai compagni arrestati nel processo Marini, ai quattro compagni arrestati per l' operazione Cervantes e agli anarchici arrestati a giugno in Germania".
L'attentato che viene rivendicato si riferisce all'esplosione avvenuta il 7 marzo scorso attorno alle 4 del mattino in via dei Fabbri navali, ad Ostia, davanti all'ingresso principale del tribunale che ha provocato ingenti danni all'edifico e divelto il portone del palazzo.
I carabinieri di Ostia e di Roma che indagano sull'attentato ritengono, secondo una prima valutazione, che la rivendicazione sia attendibile "nella forma e nei riferimenti" e si puo' ricondurre sicuramente all'organizzazione anarchica del Fai.

10 marzo 2005 - TERRORISMO: VERTICE IN PROCURA MILANO PER ULTIMI ATTENTATI
ANSA:
TERRORISMO: VERTICE IN PROCURA MILANO PER ULTIMI ATTENTATI
Vertice in procura a Milano tra i magistrati che si occupano dell'antiterrorismo e in particolare dei recenti ordigni esplosi a Milano, Genova e Ostia.
La riunione, che e' durata dalle 15 alle 19, si e' tenuta nell'anticamera del procuratore della Repubblica Manlio Minale.
All'incontro hanno partecipato, oltre al procuratore Minale, al procuratore aggiunto Armando Spataro e ai pm milnaesei Ilda Boccassini e Elio Ramondini, i colleghi di Genova, tra cui Anna Canepa, e di Roma, e alcuni investigatori di Digos e Ucigos.
Oggetto della riunione il coordinamento delle indagini in corso per combattere il terrorismo, in particolare alla luce degli ultimi attentati della scorsa settimana.

15 marzo 2005 - TERRORISMO: SISDE, BOMBE ANARCHICI SEMPRE PIU' PERICOLOSE
ANSA:
TERRORISMO: SISDE, BOMBE ANARCHICI SEMPRE PIU' PERICOLOSE
MORI AL COPACO, AUMENTO CAPACITA' OFFENSIVE,NO LEGAMI CON BR
Anarco-insurrezionalisti sempre piu' organizzati e pericolosi. Lo dimostrano gli ultimi attentati, fatti con modalita' ed ordigni piu' complessi ed efficienti di quelli conosciuti finora. Questa l' analisi fatta dal direttore del Sisde, Mario Mori, al Copaco.
L' aveva detto il ministro dell' Interno, Giuseppe Pisanu, dopo le bombe fatte esplodere il 2 marzo scorso contro i carabinieri a Genova e Milano: "era evidente l' intento di uccidere". Ed il direttore del Sismi oggi ha aggiunto che gli ordigni utilizzati nelle ultime occasioni si sono rilevati tecnicamente piu' complessi di quelli del passato ed anche piu' devastanti. Lo dimostrano gli attentati di questo inizio d' anno. In particolare, quello del 25 gennaio scorso a Cagliari, quando e' esploso un ordigno collocato in un' autovettura parcheggiata nel piazzale adiacente il carcere di Buoncammino Cagliari: in pratica, una vera e propria autobomba. Indicativo e' anche il doppio ordigno nei pressi di una caserma dei carabinieri, con il primo che ha intendeva richiamare le forze dell' ordine per poi colpirle con il secondo. L' aumento delle capacita' offensive della formazione e' del resto dimostrata dalla gestione del doppio attacco, nella stessa serata, a Genova e Milano.
Si teme insomma un salto di qualita' da parte degli anarco-insurrezionalisti, con attentati che potrebbero in futuro avere effetti piu' gravi di quelli avuti finora. Per questo le indagini proseguono a pieno ritmo nella nebulosa anarchica, che - dopo anni di spontaneismo sbandierato - lascia invece intravedere lo scheletro di una organizzazione, di una struttura. Cio' naturalmente non vuol dire che esiste una struttura gerarchica, sul modello delle Br e di altri gruppi terroristici, ma l' ipotesi investigativa ultimamente prevalente e' che ci sia un coordinamento piu' marcato rispetto al passato. Lazio, Toscana, Sardegna e Lombardia le regioni a piu' alta presenza anarchica. Gia' da tempo sono poi noti i legami con analoghe formazioni greche e spagnole, soprattutto, che potrebbero anche aver fornito un aiuto concreto nelle ultime azioni.
Quanto ai rapporti con altri gruppi eversivi, Fabrizio Cicchitto (Fi), al termine dell' audizione di Mori, ha escluso legami con le Brigate Rosse. Si tratta, ha spiegato, "di formazioni con storie culturali ed ideologiche completamente diverse, ma gli anarchici sono attraversati da due logiche: una di alleanza con gruppi marxisti-lenisti e un' altra che invece agisce assolutamente in proprio". Il dibattito e' aperto da tempo e l' ala piu' aperta a sinergie con l' area dell' antagonismo e' molto attiva. Certo e' che, nel vuoto lasciato dal quasi completo smantellamento delle Brigate Rosse, gli anarco-insurrezionalisti diventano protagonisti assoluti dell' eversione interna e l' attenzione del Sisde e' al massimo livello.

23 marzo 2005 - ORDIGNI ARTIGIANALI ESPLODONO A MILANO, DANNI LIMITATI
ANSA:
TRE ORDIGNI ARTIGIANALI ESPLODONO A MILANO, DANNI LIMITATI
(ANSA) - MILANO, 23 MAR - Tre ordigni di fattura artigianale sono esplosi nelle prime ore di stamane a Milano. Sono stati presi di mira un Mac Donald, un Block Buster e un Bancomat di Banca Intesa. I danni sono limitati.
Il primo ordigno e' esploso alle 2:23 in via Marco d'Agrate per strada, tra la vetrina della catena alimentare e un cestino dei rifiuti. Sono scoppiate due bombolette simili a quelle spray, non si sa come innescate. E' rimasta danneggiata lievemente la vetrina.
Il secondo e' scoppiato alle 5 in corso Sempione 50. Quello che molto probabilmente era un grosso petardo (non sono stati trovati residui) e' stato appoggiato sulla consolle di un Bancomat di Banca Intesa. L'esplosione ha danneggiato l'apparecchio solo esternamente.
Il terzo scoppio e' avvenuto poco prima delle 6 in viale Piceno, davanti alla vetrina della catena dei Block Buster. Qui sarebbe stata usata una bomba carta, che ha provocato un buco di una decina di centimetri nella vetrata.
Le indagini sono condotte da polizia e carabinieri.

ORDIGNI MILANO: COLPITI IN NOTTATA 3 OBIETTIVI SIMBOLICI
DANNI LIMITATI; INDAGINI INDIRIZZATE VERSO L'AREA ANARCHICA
Mc Donald's, Blockbuster, Banca Intesa: tre obiettivi simbolici a Milano sono stati presi di mira nella notte e nelle prime ore di stamani con attentati apparentemente altrettanto simbolici: tre grossi petardi che esplodendo hanno provocato limitati danni materiali a due vetrine e alla consolle di un Bancomat.
Non ordigni potenti, ma bombe carta e petardi che almeno intenzionalmente non erano destinati a fare male (pericolosi comunque per le schegge che avrebbero sparso attorno) ma a provocare la massima eco mediatica, nel pieno della campagna per le elezioni regionali. Non sono state trovate scritte, ne' fino al primo pomeriggio era stata stata diffusa una rivendicazione dei tre episodi, che sono apparsi subito collegati e che si inseriscono in una lunga catena di attentati analoghi a Milano.
I fatti: il primo scoppio e' avvenuto alle 2,23 in via Marco d'Agrate, zona Porta Romana periferia, tra la vetrina di un fast food Mc Donald's e un contenitore di rifiuti che era stato spostato accanto al vetro per aumentare i danni. Il petardo era stato fissato a due bombolette spray nere, e presumibilmente e' scoppiato pochi secondi dopo essere stato abbandonato dagli attentatori. La segnalazione ai carabinieri e' stata fatto da un tassista
Il secondo episodio e' avvenuto alle 4,30 in corso Sempione 50. Anche qui un grosso petardo, di quelli che vengono usati dai tifosi negli stadi, e' stato lasciato sulla consolle di un bancomat di Banca Intesa, la banca d'appoggio della Croce Rossa che gestisce l'assistenza all'interno dei centri di accoglienza per gli immigrati in attesa di espulsione. Il distributore di denaro e' rimasto danneggiato. Lo scoppio, particolarmente forte, e' stato udito dall' equipaggio di una 'volante' in quel momento di passaggio, ma anche da diversi abitanti della zona.
La terza esplosione e' avvenuta poco prima delle 6 in viale Piceno 19: una bomba carta contro la vetrina di un negozio della catena di videonoleggio Blockbuster ha provocato un buco del diametro di una quindicina di centimetri nel pannello della vetrina stessa. L'allarme ai carabinieri e' stato dato dalla Mondialpol, che aveva ricevuto un allarme furto.
"Obiettivi classici dell'attivita' movimentista che fa riferimento all'area anarchica - ha commentato il questore di Milano Paolo Scarpis -. L'evidente segno dimostrativo nulla toglie alla gravita' dei fatti e per questo l'attenzione delle forze di polizia resta elevata". Nel corso di una riunione tra i responsabili delle forze dell'ordine svoltasi stamane in Prefettura e' stata decisa "una ulteriore elevazione dei servizi di prevenzione, soprattutto nei pressi degli obiettivi sensibili". Sempre secondo il questore si tratta di "episodi da inquadrare nell'attivita' di aderenti all'area anarchica informale, che hanno adoperato artifizi molto artigianali: atti dimostrativi, dunque, non fatti per uccidere". Alla Digos commentano: "Hanno voluto colpire obiettivi ben conosciuti nell'area antagonista".
Le indagini sono condotte da polizia e carabinieri. La telecamera che inquadrava il bancomat non era attiva. Sono allo studio le immagini delle altre telecamere sistemate nelle vicinanze dei tre punti presi di mira.
I primi commenti politici alle esplosioni notturne sono venuti da sindaco, vicesindaco e presidente della Regione. "Le capacita' investigative di polizia e carabinieri - ha detto il sindaco Gabriele Albertini - sono molto dense. Hanno gia' dato ampia prova della loro efficienza"."Resta il disagio - ha proseguito - di conoscere ancora una volta come la violenza politica si intensifica e diventa quanto mai acuta nei momenti di partecipazione popolare che precedono le votazioni".
"L'episodio di stamani pone di nuovo Milano nel mirino di attentatori senza scrupolo, di probabile matrice anarchica, che tentano di destabilizzare la citta', ormai prossima alle elezioni", ha affermato il vicesindaco Riccardo De Corato.
"C'e' sempre preoccupazione - ha detto Roberto Formigoni, presidente della Regione - quando qualche testa pazza, o forse qualche cosa di piu', decide di interferire con la vita pubblica dei cittadini facendo scoppiare degli ordigni". "Un ordigno - ha aggiunto - non e' mai solo dimostrativo, puo' fare male anche quando non e' messo per farlo". "Senza eccessivo allarmismo, si deve avere attenzione, e mi sembra che le autorita' l'abbiano in maniera molto chiara".

TERRORISMO: MILANO-BOLOGNA, SEGNALI DA FRONTE AUTONOMIA
LO FANNO PENSARE OBIETTIVI SCELTI E TIPOLOGIA ORDIGNI
Una notte segnata dallo scoppio di quattro ordigni a bassa intensita': tre a Milano, uno a Bologna. Dietro gli attentati, fanno presente gli investigatori, si scorge la mano di frange estreme dell' antagonismo e dell' autonomia, piu' che quella degli anarco-insurrezionalisti, anche se tra le due aree potrebbero esserci delle contiguita'. Il ministro dell' Interno, Giuseppe Pisanu, ha parlato di "materia su cui bisogna andare molto cauti. Bisogna capire cosa realmente succede e quali manine si muovono".
Nelle settimane scorse non sono mancate - in diverse citta' - segnali preoccupanti che indicavano un innalzamento della tensione probabilmente anche collegato all' avvicinarsi della scadenza elettorale. Per questo motivo, il 9 marzo scorso Pisanu aveva convocato al Viminale il Comitato nazionale per l' ordine pubblico e la sicurezza, che ha confermato "l' esigenza di mantenere alta la soglia di attenzione e di vigilanza allo scopo di evitare che il ripetersi di episodi violenti possa alimentare momenti di tensione". A preoccupare, soprattutto, gli anarco-insurrezionalisti, che, con la sigla Fai (Federazione anarchica informale), hanno firmato le bombe contro le caserme dei carabinieri della notte dell' 1 marzo scorso a Milano e Genova e quella contro il tribunale di Ostia Lido del 7 marzo.
Ma gli obiettivi scelti e la tipologia di ordigni usati nelle azioni di questa notte fanno pensare ad aree diverse. Le bombe di Milano hanno preso di mira un MacDonald's, un Blockbuster ed uno sportello bancario; quella di Bologna e' invece esplosa davanti alla sede di Alternativa Sociale, il partito di Alessandra Mussolini. Si tratta di "bersagli" differenti da quelli abitualmente scelti dagli anarco-insurrezionalisti con le loro ultime "campagne a tema": le forze dell' ordine, il sistema carcerario e giudiziario. Banche, simboli dell' America (come MacDonald's e Blockbuster), sedi di partiti politici di destra, sembrano piu' appartenere al ventaglio di obiettivi della galassia antagonista piu' dura ed estrema.
Ed anche l' esame degli ordigni utilizzati nella notte scorsa non sembrano portare direttamente verso l' area anarchica: si tratta infatti di ordigni rudimentali, poco potenti (petardi e bombe carta), con una funzione dimostrativa piu' che mirata a provocare grossi danni o addirittura vittime. Negli attentati siglati dalla Fai, invece, erano stati usate bombe piu' elaborate (come la classica pentola a pressione), che, secondo il ministro Pisanu, "miravano ad uccidere", anche con la tecnica del primo scoppio per attrarre le forze dell' ordine e del secondo per far loro male.
Naturalmente, tra gli investigatori, c' e' prudenza e si attendono esami piu' approfonditi. Non si sottovaluta neanche il dibattito in corso nell' area degli anarco-insurrezionalisti, a proposito di possibili sinergie proprio con l' area dell' antagonismo piu' estremo. Una nuova linea d' azione che potrebbe prima o poi portare ad intese sulla base di obiettivi comuni.

28 marzo 2005 - ORDIGNO SU FINESTRA CASERMA BRIGATA SASSARI IN SARDEGNA
ANSA:
ORDIGNO SU FINESTRA CASERMA BRIGATA SASSARI IN SARDEGNA
Un ordigno rudimentale e' stato trovato questa mattina su una finestra al piano terra dalla caserma La Marmora, sede della Brigata Sassari, in piazza Castello, nel centro della citta'. A scoprirlo, poco dopo le 8, e' stato un netturbino che ha subito avvisato il 113.
Sul posto sono accorsi gli agenti della Digos e artificieri che l'hanno disinnescato. Dai primi accertamenti l'ordigno e' composto con una grossa torcia da campeggio, con all'interno polvere da sparo, da un timer collegato con nastro isolante e da due batterie.
Nella zona dove e' stato trovato si trova anche la sede del Banco di Sardegna e a meno di cento metri vi e' l'ufficio privato del Ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu. La strada e', quindi, molto trafficata ed e' sorvegliata da numerose telecamere.
L'ordigno collocato sulla finestra al piano terra dalla caserma della Brigata Sassari poteva esplodere. Lo ha confermato la Questura, i cui artificieri sono riusciti a disinnescare ed a prendere in consegna la bomba rudimentale, costruita con il contenitore metallico di una grossa torcia da campeggio riempita con esplosivo.
La strada limitrofa alla piazza Castello e' stata chiusa al traffico e sul luogo sono giunti numerosi agenti della Squadra Volante, della Digos, e lo stesso Questore di Sassari. Sono state subito avviate le indagini per individuare chi abbia collocato l'ordigno davanti alla sede della Brigata in una zona particolarmente trafficata di Sassari e controllata da diverse telecamere.

ORDIGNO SASSARI: COLPITA BRIGATA PER AVERE VISIBILITA'
AZIONE DIMOSTRATIVA ANTIMILITARISTA, NESSUNA RIVENDICAZIONE
Hanno voluto colpire, almeno simbolicamente, la Brigata Sassari, ed avere cosi' anche la massima visibilita' in una giornata di pasquetta dove non vi sono stati rilevanti fatti di cronaca. L'ordigno rudimentale e' stato, infatti, collocato questa mattina su una finestra al piano terra dalla caserma La Marmora, sede della Brigata Sassari, in piazza Castello, nel centro di Sassari. Un gesto di sfida o, come hanno fatto notare gli inquirenti, forse di protesta antimilitarista contro una delle compagini sempre in prima linea nella difesa dell'Italia (come nella prima Guerra Mondiale) o nelle operazioni di pace, dalla Bosnia all'Albania, dal Kosovo all'Iraq dove e' previsto il suo ritorno a fine anno.
A notare l'ordigno, poco dopo le 8, e' stato un netturbino che ha avvisato il 113. Sul luogo sono giunti gli agenti della Digos e gli artificieri della Polizia di Stato che l'hanno disinnescato. La bomba, fabbricata con un tubo d'acciaio con all'interno polvere nera da cava, e con un timer collegato con del nastro isolante e due batterie, secondo gli uomini che sono intervenuti avrebbe avuto uno scopo soprattutto dimostrativo e difficilmente sarebbe esplosa.
Nella zona dove e' stato trovato l'ordigno si trova anche la sede del Banco di Sardegna e l'ufficio privato del Ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu. La strada e', quindi, molto trafficata ed e' sorvegliata da numerose telecamere, alcune delle quali, pero', come e' stato successivamente accertato, non sarebbero state in funzione. La via limitrofa alla piazza Castello e' stata chiusa al traffico e sul luogo sono giunti numerosi agenti della Squadre Volanti, Mobile e della Digos e lo stesso Questore di Sassari. Sono state subito avviate le indagini per individuare chi abbia collocato l'ordigno davanti alla sede della Brigata dove proprio un mese fa, a fine febbraio, e' stato celebrato il novantesimo della costituzione della Brigata alla presenza del ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, il quale appreso dell'attentato ha dichiarato che "e' evidente che si e' voluto indicare da parte dei terroristi uno dei piu' forti simboli di patriottismo e di italianita"".
Fra le diverse ipotesi degli inquirenti non viene escluso che il gesto intimidatorio possa essere messo in relazione con frange legate al mondo antimilitarista e anarchiche. L'allarme ha creato questa mattina preoccupazione anche fra gli agenti di scorta (che si sono avvicinati al luogo dove e' stato trovato l'ordigno) del Ministro Pisanu, in citta' per le vacanze Pasquali, ed il cui ufficio e' a circa 50 metri dal luogo dell'atto intimidatorio. Lo stesso Viminale ha, comunque, escluso che il gesto sia da mettere in relazione alla presenza del Ministro a Sassari.
Per il momento non e' giunta nessuna rivendicazione per l'attentato che appare un episodio dimostrativo (a conferma di cio' vi e' anche il basso potenziale esplosivo). Sulla base dei primi accertamenti gli investigatori hanno stabilito che la tecnica utilizzata, un tubo in ferro riempito con esplosivo e collegato con un timer, e' simile a quella impiegata in altri attentati compiuti negli anni scorsi a Nuoro, Oristano, Olbia e Sassari contro istituzioni o altri obiettivi (un locale Mcdonald ed alcuni distributori di carburante) dove erano state trovate scritte antiamericane contro la guerra in Iraq.

31 marzo 2005 - ORDIGNO SASSARI: RIVENDICATO DA 'QUATRO MORI SARDI'
ANSA:
ORDIGNO SASSARI: RIVENDICATO DA 'QUATRO MORI SARDI'
E' stato rivendicato dai "Quatro (con una sola t, ndr) Mori sardi", sigla gia' apparsa in occasione dell'incendio di un impianto eolico, il fallito attentato di Pasquetta contro la Caserma della Brigata Sassari.
Una lettera, con riferimenti al ministro dell'Interno Pisanu, e' giunta stamane alla redazione di Sassari dell'Unione Sarda.
Lunedi' scorso un ordigno rudimentale era stato trovato su una finestra al piano terra dalla caserma La Marmora. Era costruito con un tubo d'acciaio riempito con polvere nera. Gli artificieri della Questura sassarese, che l'hanno disinnescato, hanno confermato che se fosse esploso, nel raggio di qualche metro avrebbe anche potuto uccidere oltre che causare gravi danni.
"Caro ministro Beppe Pisanu come vedi sfidiamo le forze dell'ordine, non dimentichiamo che quattrocentomila sardi sono ridotti alla miseria grazie alla dittatura dei politici sardi". Comincia cosi' la breve lettera di rivendicazione del fallito attentato di lunedi' contro la caserma della Brigata Sassari.
La missiva, inviata alla redazione dell'Unione Sarda, e' datata 27 marzo, cioe', il giorno prima della scoperta dell'ordigno.
Oltre al messaggio al ministro contiene l'elenco di quelli che i "Quatro mori sardi" ribadiscono essere i loro diritti. Si tratta, infatti, dello stesso elenco di richieste che era gia' contenuto nella lettera (inviata alla redazione di Sassari di Videolina, emittente del Gruppo Unione) con cui avevano rivendicato l'attentato incendiario che il 9 febbraio scorso distrusse sei aerogeneratori nelle campagne di Sedini, piccolo comune nell'entroterra di Castelsardo, nel nord Sardegna. Nell'occasione, la lettera di rivendicazione annunciava l'inizio di una "lunga serie di attentati, il prossimo sara' nei pressi di Oristano".
Le richieste (identiche nelle due rivendicazioni) sono quelle di una serie di riduzioni (50% dei salari dei politici, dello stesso importo per le bollette Enel e dei carburanti per i sardi residenti) nonche' di diverse espulsioni (delle basi Nato, di tutti i detenuti stranieri, della famiglia Berlusconi). "Siamo disposti - conclude la lettera firmata 'a presto quatro mori sardi' - a continuare e per voi politici sara' una guerra persa. Chiese nuraghi, dighe, centrali elettriche, tralicci sono incustoditi a nostra disposizione". 
 

27 aprile 2005 - ATTENTATI MILANO; GIP SI RISERVA SU ARCHIVIAZIONE

ANSA:

TERRORISMO: ATTENTATI MILANO; GIP SI RISERVA SU ARCHIVIAZIONE

POTREBBE DECIDERE ANCHE NUOVE INDAGINI O IMPUTAZIONI COATTIVE

   Il Gip di Milano Maurizio Grigo decidera' nei prossimi giorni la sorte di un procedimento che vede indagati con l'accusa di associazione con finalita' di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico 19 giovani di varie regioni d'Italia, appartenenti all'area anarco-insurrezionalista, sospettati degli attentati falliti al Duomo e alla Basilica di Sant'Ambrogio nel 2002 a Milano, alla stazione dei carabinieri di Musocco e all'ufficio del turismo ellenico nel '99.

   Il pm Stefano Dambruoso, che e' ora in servizio all'Onu, aveva chiesto l'archiviazione del procedimento in quanto, pur essendo provati legami con anarco-insurrezionalisti spagnoli e greci, era a suo avviso impossibile stabilire i ruoli dei singoli indagati nell' ideazione e nell' attuazione degli attentati falliti. Il Gip non aveva, pero', accolto l'archiviazione e aveva fissato una udienza per la discussione, durante la quale la Procura di Milano non ha espresso un parere.  Il Gip, a questo punto, potrebbe disporre l'archiviazione, oppure nuove indagini o, ancora, ordinare al pm di formulare il capo di imputazione.

 

12 maggio 2005 - OPERAZIONE POLIZIA LECCE, ARRESTI IN AMBIENTI ANARCHICI
ANSA:
TERRORISMO: OPERAZIONE POLIZIA LECCE, ARRESTI
Un’operazione anti terrorismo e’ in corso da parte della polizia di Lecce in varie parti d’Italia per eseguire 5 arresti per associazione sovversiva con finalita’ di eversione dell’ordine democratico. Alle persone coinvolte si contestano - sulla base di indagini compiute dalla Digos di Lecce - vari attentati, azioni intimidatorie, violenze e minacce compiuti nel salento tra il 2003 e il 2004: tra questi, attentati incendiari a negozi e alla casa della sorella di don Cesare Lo Deserto. .
Nell’inchiesta sono complessivamente indagate una quindicina di persone. La polizia sta eseguendo anche numerose perquisizioni e controlli di vario genere. Tra gli episodi contestati agli indagati figurano ancora l’attentato incendiario ad una stazione di servizio nel salento, scritte sui muri di Lecce, scritte sul Duomo del capoluogo salentino contro la gestione del Cpt Regina Pacis, della curia di Lecce, violenze e minacce contro il personale dello stesso centro.
L’operazione e’ diretta dalla direzione distrettuale antimafia salentina.

TERRORISMO: OPERAZIONE POLIZIA LECCE; CONTROLLI VARIE CITTA’
Controlli e perquisizioni sono stati compiuti in varie citta’ d’Italia nell’ambito dell’operazione della polizia che ha portato oggi all’arresto di cinque persone accusate di essere anarchici insurrezionalisti e di aver costituito, organizzato e partecipato ad un’associazione sovversiva con finalita’ di eversione dell’ordine democratico.
A quanto e’ stato reso noto, sono state eseguite 20 perquisizioni domiciliari e personali nei confronti di anarchici nelle province di Lecce, Aosta, Torino, Trento, Trieste, Chieti, Cagliari, Taranto e Catania.
Le ordinanze di custodia cautelare e i provvedimenti per le perquisizioni sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lecce Antonio Del Coco, su richiesta del pm Giorgio Lino Bruno.
Nell’operazione sono stati impegnati 150 agenti della questura di Lecce e delle questure delle citta’ nelle quali sono state compiute le perquisizioni, personale del Reparto prevenzione crimine ‘Puglia’, artificieri della polizia di Stato, unita’ cinofile della polizia di frontiera di Brindisi.  E’ anche stato impiegato un elicottero del Reparto Volo di Bari.

TERRORISMO:OPERAZIONE LECCE;SEQUESTRATO MATERIALE A TRIESTE
Materiale cartaceo con contenuti di area anarchica e un personal computer sono stati sequestrati oggi a Trieste dagli investigatori della Digos della Questura del capoluogo giuliano nell’ ambito dell’ operazione coordinata dalla Procura di Lecce, che ha portato a cinque arresti per associazione sovversiva.
Gli accertamenti - si e’ appreso da fonti investigative - hanno interessato due appartamenti utilizzati da un giovane triestino, noto da tempo per la sua attivita’ politica in citta’.
Il giovane, che svolge lavori saltuari, non e’ indagato nell’ inchiesta pugliese, ma risulta in contatto con gli ambienti anarchici oggetto dell’ operazione odierna.
Gli scritti sequestrati - sempre secondo quanto si e’ appreso non avrebbero contenuti sovversivi, ma rientrano nell’ area anarchica. Per quanto riguarda il pc, verra’ inviato alla magistratura leccese che disporra’ eventuali ulteriori accertamenti.

TERRORISMO:OPERAZIONE LECCE;SEQUESTRO DOCUMENTI VAL D’AOSTA
 “Copioso e vario”, cosi’ e’ stato definito dalla questura di Aosta il materiale riconducibile all’ area anarchica, sequestrato questa mattina ad un valdostano nell’ ambito di un’ operazione di perquisizioni disposta dalla procura di Lecce.
Su delega della procura pugliese, gli agenti della Digos di Aosta hanno effettuato una perquisizione in immobili che sono nella disponibilita’ di un valdostano coinvolto nell’ inchiesta su un presunto gruppo di anarco-insurrezionalisti.
Gli agenti hanno prelevato numerosi documenti posseduti dal presunto anarchico, del quale non sono state rese note le generalita’ e sono gia’ stati inviati agli inquirenti di Lecce.

TERRORISMO: OPERAZIONE LECCE; GLI EPISODI CONTESTATI
Sono di varia natura, ma soprattutto legate alla esistenza e alla gestione del Regina Pacis - il centro di permanenza temporanea della curia salentina per gli immigrati - gli episodi delittuosi contestati oggi a cinque salentini, ritenuti anarchici insurrezionalisti e arrestati con l’accusa di aver costituito e partecipato ad un’associazione sovversiva con finalita’ di eversione dell’ordine democratico.
Sulla base delle indagini svolte in un paio di anni dagli investigatori della Digos della questura di Lecce, si attribuiscono agli arrestati l’incendio del portone del Duomo di Lecce, compiuto l’11 giugno 2003 e l’istigazione di numerose rivolte fatte dagli immigrati trattenuti nel Centro di permanenza temporanea Regina Pacis di San Foca. Si contestano inoltre “continue minacce gravi” nei confronti del personale e del direttore del Centro, don Cesare Lodeserto, e i danneggiamenti, anche dopo incendi, di numerosi sportelli bancomat della Bci-Banca Intesa, sul territorio nazionale, perche’ e’ la banca nella quale sono depositati i fondi del ‘Regina Pacis’.
Si contestano ancora danneggiamenti e furti di pompe erogatrici di carburante in stazioni di servizio della compagnia petrolifera Esso, “fornitrice alla coalizione militare operante in Iraq” e danneggiamenti, consumati e tentati, ad esercizi commerciali della “societa’ multinazionale di abbigliamento Benetton, in quanto ‘appropriatasi’ di vaste aree sudamericane, originarie del popolo ‘Mapuche”. Contestato anche l’ attentato incendiario alla casa della sorella di don Cesare Lodeserto.

TERRORISMO: ANARCHICI, UNA GALASSIA CHE SI ORGANIZZA
ANALISI 007 E VIMINALE SU FENOMENO PRONTO A OCCUPARE SPAZIO BR
Sempre piu’ organizzati e pericolosi, e pronti ad occupare gli spazi lasciati vuoti dalle Brigate Rosse, pur con differenze sul piano ideologico, dopo l’ormai quasi completo smantellamento di quest’ultima formazione terroristica. E’ questo il quadro dei gruppi anarco-insurrezionalisti, oggi nel mirino con l’operazione della polizia di Lecce, che emerge dalle ultime analisi dei servizi segreti e del Viminale.
Riaffiorata in modo particolarmente preoccupante con il duplice attentato contro i carabinieri del 2 marzo scorso a Milano e Genova (seguito da un attentato contro la caserma della Brigata Sassari, nella citta’ sarda, alla fine dello stesso mese), la galassia anarco-insurrezionalista veniva allora definita dai servizi segreti come “la componente piu’ attiva e pericolosa dell’attuale contesto eversivo nazionale”. E proprio con quel duplice attentato era emerso anche, come rilevato quello stesso giorno dal ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, l’evidente intento di uccidere.
Oltre che ad occupare lo spazio lasciato libero dalle Br ormai allo sbando, gli anarco-surrezionalisti punterebbero - secondo l’ipotesi di intelligence prevalente - a cercare di attrarre altri ambienti antagonisti e singoli individui vicini alle loro campagne a tema: quella contro l’Europa, il sistema carcerario, le forze dell’ordine e la battaglia ecologista.
Attivi in particolare in Lazio, Sardegna, Toscana e Lombardia, in gruppi di attivisti che si calcola siano limitati a poche decine di aderenti, gli anarchici avrebbero inoltre legami consolidati in Spagna e in Grecia, ma anche in Svizzera, Gran Bretagna e Slovenia. Ma dopo anni di spontaneismo, il salto di qualita’ in termini di capacita’ offensiva rappresentato dagli ultimi attentati rivelerebbe ai Servizi - come emerge dall’audizione svolta davanti al Copaco dal direttore del Sisde Mario Mori - il definirsi di una piu’ marcata organizzazione interna, sebbene ancora lontana da una vera e propria struttura gerarchica e dalla compartimentazione rigida propria delle Br.
Un’analisi condivisa dal ministro Pisanu, che in una comunicazione al Senato del 10 marzo parlo’ della possibilita’ di una “direzione unitaria e relativamente ristretta, che diversifica le sigle sia per enfatizzare il risultato sia per accreditare l’idea di uno spontaneismo armato, basato sui cosiddetti gruppi di affinita””. Ma questa dichiarata spontaneita’ e labilita’ dei gruppi, osservava il ministro, “ha lo scopo di sottrarre gli anarco-insurrezionalisti alla contestazione, in sede giudiziaria, di piu’ gravi reati associativi come la banda armata”. Anche se, proseguiva, “l’apparato associativo occulto emerge sempre piu’ chiaramente dalla organicita’ delle azioni”.
Azioni svolte su tutto il territorio nazionale, occupando appunto lo spazio eversivo delle Br, “non piu’ nella logica della ‘lotta di classe’, ma in quella piu’ trasversale e coinvolgente della ‘propaganda armata’, rivolta a tutte le componenti radicali dell’antagonismo sociale e politico. E sempre piu’ mirata, negli ultimi mesi, ad una “campagna contro la asserita repressione dello Stato”, in cui bersagli privilegiati erano forze di polizia e sistema penitenziario, senza escludere pero’ anche il mondo del lavoro, con le attinenti tematiche del precariato, del lavoro interinali (con due attentati in autunno contro altrettante agenzie di lavoro temporaneo di Milano) e della tutela sindacale.
“Un’area eversiva piuttosto vasta”, ha detto recentemente Pisanu, ma sulla cui struttura organizzativa “abbiamo informazioni abbastanza puntuali”. Tanto che, “conoscendola, siamo in grado di fronteggiarla piu’ efficacemente”.

12 maggio 2005 - ARRESTO GIOIA, ANARCHICO AVEVA CAMBIATO ASPETTO
ANSA:
TERRORISMO: ARRESTO GIOIA, ANARCHICO AVEVA CAMBIATO ASPETTO
In Spagna aveva totalmente cambiato look: niente testa rasata e barba, ma capelli lunghi e faccia pulita, abbigliamento piu’ curato, continui spostamenti da una citta’ all’altra, per lo piu’ fra Madrid e Barcellona, sempre ospite dei gruppi anarchici spagnoli. I carabinieri del comando provinciale di Pisa hanno fornito stamani i particolari dell’ arresto in Spagna di Francesco Gioia, 25 anni, presunto membro delle Cor, le Cellule di Offensiva Rivoluzionaria che hanno firmato fra il 2003 e il 2004 una lunga serie di attentati incendiari e minacce a sindacati, politici, giornalisti e agenzie interinali.
Gioia, rintracciato sulla base di contatti fra gruppi anarchici locali e spagnoli, e’ stato arrestato mercoledi’ alle 14.15 alla periferia di Barcellona da un gruppo investigativo composto da tre carabinieri del comando provinciale di Pisa e dodici uomini dell’ antiterrorismo spagnolo.
Il giovane di Rosignano Solvay (Livorno), ricercato dal 7 agosto quando evase dai domiciliari, ricevuta la notizia di dover tornare in carcere, era fuggito in Spagna grazie a documenti falsi. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i primi giorni Gioia si e’ nascosto vicino a Livorno, mentre avrebbe raggiunto Madrid intorno al 10 agosto. In Spagna si sarebbe mantenuto grazie a finanziamenti di gruppi anarchici e della famiglia.
Al momento dell’ arresto Gioia si e’ difeso per due ore in spagnolo, spiegando ai carabinieri che avevano preso “l’uomo sbagliato”. Gioia si e’ opposto all’ estradizione ed e’ stato trasferito nel carcere di Valdimoro di Madrid. La procedura di estradizione verra’ dunque attivata dalle istituzioni italiane probabilmente in tempi brevi, per consentire a Gioia di partecipare all’ udienza preliminare fissata a Firenze per il 23, 24 e 27 prossimi.

TERRORISMO: ARRESTO GIOIA, CON LUI ALTRI DIECI INDAGATI
La procura di Firenze aveva chiesto il 28 aprile scorso il rinvio a giudizio per undici attivisti anarchici, alcuni dei quali facenti parte del circolo anarcoambientalista ‘Il Silvestre’ di Pisa.
Con Gioia, sono sotto accusa i pisani William Frediani, 28 anni, i fratelli Giuseppe e Federico Bonamici, 26 e 29 anni, Alice Motta, 24 anni, e Francesco Finocchi, 29 anni oltre a Alessio Perondi, 22 anni, di Cascina (Pisa); Costantino Ragusa, 29 anni, di Bergamo; Leonardo Landi, 38 anni, di Firenze;
Benedetta Galante, 26 anni, di Carpi (Modena); e Gioacchino Somma, 34 anni, di Castellammare di Stabia (Napoli). Attualmente Perondi e’ recluso a Torino, mentre Frediani si trova nel carcere di Spoleto.
A tutti, anche se a diverso titolo, sono contestati i reati di associazione con finalita’ di terrorismo ed eversione dell’ ordine democratico.

19 maggio 2005 - INDAGINI SU INSURREZIONALISTI SARDI, ARRESTI

ANSA:

TERRORISMO: INDAGINI SU INSURREZIONALISTI SARDI, ARRESTI

OPERAZIONE POLIZIA-CC, DECINE DI PERQUISIZIONI

Una vasta operazione, partita da indagini avviate tre anni fa dalla Procura Distrettuale e dalla Digos, e’ in corso in Sardegna e in particolare nella provincia di Cagliari contro frange di appartenenti a gruppi anarco-insurrezionalisti e dell’area antagonista.

Secondo le prime notizie, sono state fatte decine di perquisizioni e fermate sei-sette persone, ritenute coinvolte in alcuni episodi di matrice terroristica, e in particolare nell’organizzazione dell’attentato compiuto il 12 giugno dello scorso anno, a poche ore dall’apertura dei seggi per le elezioni europee e regionali sarde, contro una sede elettorale di Fi a Quartu Sant’Elena. Nella circostanza la Polizia aveva arrestato in flagranza tre giovani anarchici.

L’operazione, tuttora in corso, sarebbe frutto di un paziente lavoro investigativo. Gli inquirenti avrebbero, infatti, seguito movimenti e spostamenti di persone sospettate anche quando per lunghi periodi sembravano del tutto avulse da qualsiasi collegamento con movimenti eversivi o antagonisti, in quella che appare come una vera strategia di camuffamento.

Non si escludono collegamenti con l’operazione che ha portato il 12 maggio a Lecce all’arresto di cinque persone, tutte di matrice anarco-insurrezionalista, per attentati contro strutture della Curia, sportelli bancomat e distributori di carburante.

L’operazione contro frange di appartenenti a gruppi anarco-insurrezionalisti e dell’area antagonista, coordinata dalla Procura Distrettuale, e che ha visto impegnati i carabinieri del Comando provinciale di Cagliari ed agenti della Polizia di Stato, ha interessato non solo la Sardegna, ma anche diverse citta’ della penisola.

Tre dei fermi sono stati eseguiti, infatti, a Roma, Foggia e Genova.

 

TERRORISMO:ARRESTI SARDEGNA; ACCUSA ASSOCIAZIONE SOVVERSIVA

 L’accusa nei confronti delle sette persone arrestate a Cagliari e’ quella di aver “promosso, costituito, organizzato, diretto e finanziato o comunque partecipato ad un’associazione sovversiva, finalizzata al compimento di atti di violenza, con finalita’ di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, nonche’ attivita’ di propaganda ed apologia sovversiva” di stampo anarco-insurrezionalista.

 

TERRORISMO: ARRESTI SARDEGNA: CASERME CARABINIERI NEL MIRINO

In prima fila nelle indagini sugli anarco-insurrezionalisti ci sono i carabinieri e in particolare quelli del Comando Provinciale di Cagliari, visto che un contributo sostanziale alle indagini e’ venuto proprio da un episodio che ha coinvolto una caserma dell’Arma. Fu, infatti, inviato alla stazione di Stampace, nel centro storico di Cagliari, uno dei tre pacchi-bomba recapitati il 2 ottobre 2003 (gli altri due furono inviati al Ministero del Lavoro e alla sede di rappresentanza della Regione a Roma).

“Quell’ordigno inesploso, a basso potenziale ma che poteva, comunque, avere conseguenze gravi - ha sottolineato il col.  Loris Anchesi, comandante Provinciale dei carabinieri - e’ un tassello importante di un mosaico che stiamo ricostruendo con molto pazienza. Da quell’episodio e poi dagli arresti compiuti dai colleghi della Polizia di Stato a Quartu il 12 giugno dello scorso anno, abbiamo trovato una serie di riscontri a ipotesi investigative che avevamo gia’ avviato. Lo stesso arresto il 3 febbraio dello scorso anno di un giovane (Luca Farris, di 24 anni) che si e’ assunto la responsabilita’ di 16 attentati e altri atti intimidatori, rivendicati da sigle anarchiche, rientra in questo filone che vede prevalere una nuova logica eversiva: quella della condivisione degli obiettivi ma della spontaneaismo e, in qualche caso, individualismo delle azioni”.

 

TERRORISMO:ARRESTI SARDEGNA; DI MARCO ERA LIBERO DA UN MESE

GENOVA, 19 MAG - Era tornato a Genova e da un mese circa era in liberta’, sottoposto solo all’obbligo di firma, Carlo Francesco Di Marco, di 32 anni, raggiunto stamani all’alba da una nuova ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione coordinata dal Servizio Centrale Antiterrorismo della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione.

Secondo quanto si e’ appreso in questura, dopo un periodo detentivo in Sardegna per l’attentato alla sede elettorale di Forza Italia a Quartu Sant’Elena nel giugno 2004, a Di Marco erano stati concessi gli arresti domiciliari e l’uomo aveva eletto a propria residenza quella dei genitori, a Genova.

Nel frattempo l’uomo aveva cambiato domicilio, andando ad abitare in un appartamento da solo, nella zona di Bolzaneto, dove stamani e’ stato raggiunto dal nuovo ordine di custodia cautelare.

Da circa un mese e mezzo Di Marco non era piu’ ai domiciliari. Le perquisizioni a Genova hanno interessato il domicilio di Di Marco, dove e’ stato sequestrato materiale documentale, che ora sara’ sottoposto al vaglio degli inquirenti.

 

TERRORISMO: ARRESTI SARDEGNA; I 7 AI DOMICILIARI

 L’operazione di Cagliari, coordinata dal Servizio Centrale Antiterrorismo della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione - di cui e’ responsabile il prefetto Carlo De Stefano - ha preso il via alla fine del 2003 ma ha avuto impulso dall’arresto, il 12 giugno 2004, di tre persone sorprese in flagranza mentre danneggiavano la sede elettorale di Forza Italia a Quartu S. Elena. I tre, che figurano tra gli arrestati di oggi, sono Luca De Simone, nato a Foggia nel 1979; Carlo Francesco Di Marco, nato a Genova nel 1972; e Vinicio Frigau, nato a Dolianova (Ca) nel 1958.

Le altre quattro persone arrestate sono: Roberto Ladu, nato a Cagliari nel 1971; Caterina Contu, nata a Barisardo(Nu)nel 1970; Licia Petta nata a Cagliari nel 1958 e Paolo Todde nato a Cagliari nel 1961. Secondo l’accusa, Paolo Todde e Licia Petta hanno partecipato “a specifici sopralluoghi operativi in preparazione di un attentato compiuto ai danni di una concessionaria in cui si trovavano autovetture delle Forze dell’ordine”.

 

TERRORISMO: ARRESTI SARDEGNA; L’ATTENTATO CONTRO SEDE FI

La svolta nelle indagini sull’attivita’ di gruppi anarco-insurrezionalisti e dell’area antagonista e’ venuta lo scorso anno dopo l’attentato a Quartu Sant’Elena contro una sede elettorale di Forza Italia. In quell’occasione tre anarchici vennero visti e seguiti da agenti della Polizia di Stato che li bloccarono subito dopo aver collocato un ordigno. Lievi i danni causati dall’esplosione alla sede elettorale ma importanti gli elementi che hanno potuto raccogliere gli inquirenti in dieci mesi di indagini.

La flagranza di reato porto’ all’arresto di Carlo Francesco Di Marco, Vinicio Frigau e Luca De Simone. I tre vennero subito accusati di aver piazzato e fatto esplodere, poco dopo le 3 del 12 giugno, l’ordigno davanti all’ufficio elettorale di due esponenti di Fi, Mauro Pili, candidato alla Presidenza della Regione sarda per il centrodestra, e di Giorgio La Spisa, all’epoca assessore regionale dell’Industria ed attualmente Capo gruppo in Consiglio regionale.

La Panda sulla quale i tre viaggiavano era conosciuta dalle forze dell’ordine e tenuta sotto controllo perche’ utilizzata da esponenti dell’area anarchica cagliaritana. L’equipaggio di una Volante aveva int