Almanacco dei misteri d' Italia


Mino Pecorelli
le notizie del 2002 - maggio/agosto
 
6 maggio 2002 - PECORELLI: IL 13 MAGGIO COMINCIA PROCESSO D' APPELLO
ANSA:
Udienze tutti i lunedi', mercoledi' e venerdi' dall' 13 maggio all' 11 luglio: e' il calendario del processo di secondo grado per l' omicidio di Mino Pecorelli che comincera' lunedi' prossimo davanti alla Corte d' assise d' appello di Perugia. Del delitto sono stati accusati Giulio Andreotti, Claudio Vitalone, Gaetano Badalamenti, Giuseppe Calo', Michelangelo La Barbera e Massimo Carminati. Tutti sono stati assolti con formula piena al termine del processo di primo grado. Il processo di appello si aprira' con la relazione introduttiva del giudice a latere. Questa ripercorrera' l' inchiesta, le motivazioni della Corte d' assise e quindi i motivi di appello dell' accusa. Probabilmente da mercoledi' le parti presenteranno ai giudici eventuali richieste di rinnovamento del dibattimento.

9 maggio 2002 - PECORELLI: BADALAMENTI CHIEDE DI PARTECIPARE AD APPELLO
ANSA:
Gaetano Badalamenti ha chiesto di poter partecipare in videoconferenza al processo d'appello per l'omicidio di Mino Pecorelli che comincera' lunedi' prossimo a Perugia. Badalamenti - difeso dagli avvocati Silvia Egidi e Paolo Gullo - e' attualmente rinchiuso nel carcere di Fairton, negli Usa, dove sta scontando una condanna a 45 anni di reclusione per traffico di droga. A Perugia e' stato rinviato a giudizio perche' considerato uno dei mandanti del delitto. Accusa dalla quale e' stato pero' assolto con formula piena in primo grado. Il presunto boss mafioso ha gia' comunicato alla Corte d' assise d' appello perugina la sua volonta' di partecipare alle udienze. La cancelleria si e' quindi attivata per la videoconferenza per la quale ci sarebbero pero' delle difficolta' sul fronte americano. Problemi legati in particolare alla differenza di fuso orario tra gli Usa e l' Italia. Nel corso del processo di primo grado c' erano stati diversi contrasti tra le parti sulla presenza o meno di Badalamenti alle udienze. E' probabile che la videoconferenza venga utilizzata anche per altri due imputati, Giuseppe Calo' e Michelangelo La Barbera, detenuti per altri motivi. Dell' omicidio di Mino Pecorelli sono accusati Giulio Andreotti, Claudio Vitalone, Badalamenti e Calo', i presunti mandanti; La Barbera e Massimo Carminati, considerati dall' accusa i killer. Tutti sono stati assolti in primo grado "per non avere commesso il fatto".

12 maggio 2002 - PECORELLI: PROCESSO D' APPELLO VERSO L' INIZIO
"La Nazione" edizione Umbria
Delitto Pecorelli
Processo alle ombre
PERUGIA - Punta su un testimone chiave, un investigatore che ha svolto nuovi accertamenti sul delitto del giornalista Mino Pecorelli, la procura di Perugia che domani tornerà in aula a Capanne per sostenere l'accusa di omicidio nei confronti del senatore a vita Giulio Andreotti, del magistrato di Cassazione Claudio Vitalone, di Giuseppe Calò, ambasciatore di Cosa Nostra a Roma e dell'ex capomafia di Cinisi Gaetano Badalamenti - quali mandanti - e di Michelangelo La Barbera e Massimo Carminati, ritenuti invece gli esecutori materiale del delitto.
Tutti però ritenuti innocenti dalla Corte d'Assise di Perugia che pronunciò sentenza di assoluzione il 24 settembre del '99, non accogliendo la richiesta dei pubblici ministeri Fausto Cardella (ora procuratore a Tortona) e Alessandro Cannevale di condannare i sei imputati all'ergastolo. Una sentenza contro la quale il 2 dicembre 2000, all'ultima ora dell'ultimo giorno disponibile, i magistrati perugini presentarono appello. Nelle sessanta pagine di appello l'accusa mette sul tavolo dei giudici di secondo grado elementi nuovi. Tra questi la scoperta di un numero telefonico trovato nelle agende di Danilo Abbruciati e, criptato di Pippo Calò. I magistrati spiegano che nell'agenda sequestrata ad Abbruciati - secondo l'accusa anello di congiunzione per la commissione dell'omicidio tra Cosa Nostra e la Banda della Magliana - al momento del suo arresto nel '75, figura un numero telefonico relativo ad un'utenza della quale disponeva Franco Di Agostino, coimputato di Calò in processi di criminalità organizzata. Lo stesso numero venne trovato su appunti criptati sequestrati a Calò nell'85. I numeri telefonici sequestrati a Calò vennero poi decodifidcati utilizzando la parola chiave "Lunga morte". Tra le utenze ne fu trovata una intestata alla moglie di Di Agostino. Acquisendo nuovi elementi i magistrati puntano quindi a provare quel collegamento Calò-Abbruciati, precedente all'omicidio Pecorelli "un abbraccio affaristico e criminale che vale più di una stretta di mano o di un pranzo allo stesso tavolo e, per alcuni aspetti in rotta di collisione con l'attività giornalistica di Carmine Pecorelli". Nuovi indizi dunque che dovrà ora valutare la Corte d'Assise di appello di Perugia.
L'inchiesta sull'omicidio Pecorelli approdò a Perugia (procura titolare ad indagare sui colleghi della capitale) nel dicembre del 1993 dopo le dichiarazioni di alcuni pentiti della banda della Magliana che accusavano Vitalone, allora pm a Roma.
Secondo la ricostruzione dei magistrati perugini Pecorelli venne ucciso "nell'interesse" di Andreotti che era stato ripetutamente attaccato da "Op, Osservatorio politico", la rivista diretta dal giornalista. Il delitto sarebbe stato realizzato con una sorta di collaborazione tra la criminalità romana e quella mafiosa.
Per i sei imputati il 30 aprile del 1999 i pm Fausto Cardella e Alessandro Cannevale chiesero la condanna all'ergastolo.
Tutti furono invece assolti dalla Corte d' assise il 24 settembre del 1999 "per non avere commesso il fatto".
di Erika Pontini

Domani in aula a Capanne
Udienza a rischio rinvio
PERUGIA - Sarà presieduta Gabriele Lino Verrina la Corte d'Assise d'appello davanti alla quale inizierà domani il processo di secondo grado per il delitto Pecorelli. Con lui il giudice a latere Maurizio Muscato e sei giudici popolari.
A rappresentare l'accusa i magistrati Alessandro Cannevale, il pm che ha seguito l'inchiesta dal primo momento e appositamente applicato per l'appello, e il sostituto procuratore generale Sergio Matteini Chiari. Domani sarà innanzitutto verificata la costituzione delle parti. L'affaire Badalamenti che ha chiesto di presenziare (è detenuto negli Usa e ci sarebbero problemi per la videoconferenza) potrebbe subito far slittare le udienza. Altrimenti lunedì la corte svolgerà la relazione introduttiva. Mercoledì la parola passerà all'accusa per chiedere la riapertura parziale dell'istruttoria dibattimentale. Su questo dovranno preliminarmente decidere i giudici.

CERCARE CHI HA UCCISO Dalla Chiesa non è più un problema mafioso; è un problema che va al di là della mafia. Il suo caso s'intreccia con quello del giornalista Pecorelli: entrambi erano a conoscenza di segreti che infastidivano l'onorevole Andreotti". Secondo don Masino Buscetta - che lo ha riferito pressappoco in questi termini ai magistrati di Palermo, Roma e Perugia - Gaetano Badalamenti commentò con quelle parole, nel comune esilio in Brasile, la notizia (trasmessa dalla tv il 3 settembre 1982) dell'agguato in cui erano stati assassinati nel capoluogo siciliano il Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa e sua moglie.

L'enigma Badalamenti, il "convitato di pietra"
PERUGIA - La "telenovela" riprende puntualmente, alla vigilia del processo d'appello per l'omicidio del giornalista romano Mino Pecorelli. E questa volta proprio sull'onda di un collegamento televisivo, anzi di una videoconferenza. Gaetano Badalamenti, l'anziano capomafia di Cinisi (Palermo) assolto in primo grado come tutti gli altri imputati, ma considerato ancora dalla pubblica accusa l'anello di congiunzione fra i mandanti politici e gli esecutori materiali del delitto, ha chiesto tramite i suoi avvocati di poter partecipare a distanza fin dalle prime udienze (probabilmente da martedì 21 maggio) al giudizio di secondo grado.
Lo strumento tecnico di per sé non ha carattere di eccezionalità, essendo spesso utilizzato per ascoltare in aula mafiosi e terroristi "pentiti" o supertestimoni ad alto rischio, secondo quanto prevede la legge. Ma il punto è che tra la Corte di Perugia e don Tano Badalamenti, irriducibile della vecchia guardia, detenuto da 18 anni, prima in Spagna poi negli Stati Uniti, e in questi giorni di nuovo al centro di un contenzioso internazionale per quanto riguarda la sua "estradabilità" verso l'Italia che lo reclama, ricomincia quel balletto di segnali d'apertura e successive chiusure che già caratterizzò dal 1995 al 1999 il lungo dibattimento sul caso Pecorelli.
Badalamenti, come dimostrano le rare interviste televisive concesse dall'interno del supercarcere di Fairton (Usa) dove scontava la condanna a 45 anni per traffico internazionale di stupefacenti e riciclaggio di denaro sporco, è maestro nell'arte del dire e non dire, con l'essenzialità contadina delle parole e dei gesti.
Dopo le stragi mafiose del '92-'93 in Italia, intrattenne più volte a colloquio il maresciallo dei Carabinieri che comandava una delle Stazioni dell'Arma situate nel territorio del suo mandamento di "famiglia": un canale tragicamente interrotto dal suicidio del sottufficiale, travolto da una fuga di notizie e dalla relativa polemica interna al fronte antimafia.
All'uomo che trascinò Badalamenti nel processo Pecorelli, l'antesignano dei "pentiti" di mafia Tommaso Buscetta, sia la Corte d'Assise di Perugia che l'ex Procuratore capo di Palermo Giancarlo Caselli hanno confermato dignità postuma. Non parlò animato da "astio e rancore", hanno scritto i giudici nella motivazione della sentenza. "Ha sempre distinto tra quanto aveva vissuto per diretta esperienza e quanto gli era stato riferito", dichiarò Caselli. Semmai, si legge ancora nella sentenza, "sono da ritenere inattendibili le confidenze fatte da Gaetano Badalamenti". E, se così fosse, a che scopo?
di Bruno Ruggiero

14 maggio 2002 - INTERPOL SU POSSIBILE LIBERTA' PER BADALAMENTI
"La Repubblica" edizione di Palermo
L'Interpol chiarisce alla Procura di Palermo il giallo sulla sorte di Badalamenti
Don Tano in carcere fino al 2011 ma forse godrà della semilibertà
SALVO PALAZZOLO
Il tam tam di voci che arrivava da Cinisi sulla scarcerazione in America di Gaetano Badalamenti non era poi del tutto infondato. Il padrino è ancora nella sua cella del carcere di Fairton, New Jersey, ma la giustizia statunitense gli concederà presto dei benefici. Lo ha confermato l'Interpol alla Procura di Palermo, che nei giorni scorsi aveva chiesto chiarimenti sulle indiscrezioni che davano per imminente la scarcerazione del boss. E il giallo continua: di quali benefici si tratta? Forse la semilibertà? I magistrati palermitani hanno subito inviato una nuova richiesta di chiarimenti alle autorità americane tramite la Procura nazionale antimafia.
Le indicazioni dell'Interpol sin qui arrivate ripercorrono la storia giudiziaria di Gaetano Badalamenti. E mettono un punto fermo nell'ingarbugliata vicenda che passa da estradizioni negate e ricorsi: il boss sarà scarcerato dagli americani nel 2011, quando avrà 88 anni. Dei 45 anni di carcere a cui è stato condannato per la Pizza Connection ne sconterà dunque soltanto 28.
Badalamenti venne arrestato in Spagna l'8 aprile del 1984, fu estradato negli Stati Uniti il 15 novembre successivo. Nell'89 è stato condannato dalla giustizia americana per traffico internazionale di stupefacenti. Di recente, la giustizia spagnola si è pronunciata sulla sentenza, ribadendo che l'estradizione prevedeva il massimo di pena in 30 anni.
"In l'Italia - ribadisce il pubblico ministero Franca Imbergamo - continua a pendere su Badalamenti l'ordine di arresto per l'omicidio Impastato".
Intanto, il boss è tornato ad essere citato in un'aula di giustizia italiana. Ieri, si è aperto a Perugia il processo d'appello per l'omicidio di Mino Pecorelli, il giornalista assassinato a Roma il 20 marzo del 1979. Imputati, insieme a Badalamenti, sono Giulio Andreotti, Claudio Vitalone e Giuseppe Calò, indicati come i presunti mandanti; Michelangelo La Barbera e Massimo Carminati sono accusati di essere stati gli esecutori materiali. Tutti sono stati assolti in primo grado, il 24 settembre del 1999, "per non avere commesso il fatto". Ieri Badalamenti ha chiesto di poter presenziare al processo, lo aveva fatto anche all'inizio del caso Impastato, opponendosi al collegamento in videoconferenza dall'America e denunciando "una lesione del diritto di difesa". Ma poi il collegamento fra Fairton e Palermo si era fatto. E si farà probabilmente anche con Perugia.

14 maggio 2002 - PROCESSO D' APPELLO PECORELLI APERTO E SUBITO RINVIATO
"Il Piccolo"
L'imputato è detenuto nel carcere friulano
Pecorelli, appello rinviato
Calò collegato da Tolmezzo:
"Voglio il faccia a faccia"
PERUGIA - Aperto e subito rinviato, ieri mattina, il processo davanti alla Corte d'assise d'appello di Perugia il processo per l'omicidio di Mino Pecorelli, ucciso a Roma il 20 marzo del 1979. La decisione è stata presa perchè non sono state completate le pratiche per garantire la presenza in teleconferenza di uno degli imputati, Gaetano Badalamenti, detenuto negli Usa, e che ha chiesto di essere presente al giudizio.
Dell'omicidio sono stati accusati Badalamenti, Giulio Andreotti, Claudio Vitalone, Giuseppe Calò, i presunti mandanti, Michelangelo La Barbera e Massimo Carminati, che devono rispondere di essere stati i killer. Tutti sono stati assolti in primo grado, il 24 settembre del 1999, "per non avere commesso il fatto". Unico imputato presente ieri in aula è stato Vitalone. Calò e La Barbera, entrambi detenuti per altre vicende, erano invece collegati in teleconferenza. Il processo è stato rinviato al 6 giugno prossimo alle 16.
Chi ha alzato la voce è stato proprio Giuseppe Calò, detenuto nel carcere di Tolmezzo, e collegato in teleconferenza. Calò ha detto di voler assistere di persona al processo Pecorelli - dove è accusato, assolto in primo grado, di essere uno dei mandanti - per confrontarsi con chi l'accusa faccia a faccia e non in teleconferenza, come previsto per i detenuti in regime di "41 bis" al quale il presunto boss è sottoposto per altre vicende.
Lo ha detto lui stesso al presidente del collegio giudicante.. Calò è apparso su un monitor dell'aula bunker di Capanne collegato da Tolmezzo. All'inizio ha evidenziato di "non avere ricevuto nei tempi di legge l'avviso di fissazione dell'udienza" della quale ha per questo chiesto la nullità. "Ho il diritto di essere presente in aula - ha poi affermato - e di poter guardare in faccia chi mi accusa". Una richiesta affidata anche ai suo difensori. "Il nostro cliente - ha spiegato l'avvocato Walter Biscotti che difende Calò insieme ai colleghi Corrado Oliviero e Rosa Conti - ci ha detto che intende insistere perchè gli venga concesso di poter essere presente alle udienze, come ha fatto nel processo di primo grado quando mancò a pochissimi appuntamenti".
Situazione analoga per un altro degli imputati, Michelangelo La Barbera, processato e assolto come presunto killer. Il presidente della Corte ha fatto rilevare agli imputati che la legge impone ora la teleconferenza per chi è sottoposto al cosiddetto "carcere duro". Si è invece riservato di verificare i termini di consegna degli avvisi.

17 maggio 2002 - ARRESTATO "ZANZARONE"
ANSA:
Anche Alessandro D'Ortenzi, soprannominato 'Zanzarone', elemento storico della criminalita' romana, della banda sgominata ieri sera dagli uomini della V Sezione della Squadra Mobile di Roma, intenta a bucare una parete per raggiungere la cassaforte di un bancomat. La banda stava tentando la rapina nell'area del distributore di benzina Api in via Aurelia 650. Gli agenti hanno arrestato cinque persone oltre D'Ortenzi, tutte pregiudicate: Vroni Bersan (il palo), Marco Di Capua, Luciano Primi, Francesco Speranza ed il guardiano del distributore di benzina dove si trova il bancomat. Gli uomini della Squadra Mobile, che tenevano d'occhio la zona in seguito alle denunce di alcuni furti a bancomat nella zona di Primavalle, hanno notato uno strano movimento al distributore Api e quindi sono intervenuti. I banditi avevano gia' staccato le mattonelle dal muro e stavano bucando la parete per raggiungere la cassaforte quando sono stati scoperti. Hanno riferito agli agenti, che li hanno trovati sudati, che stavano bisticciando. Zanzarone e' un elemento di spicco della 'mala' romana. Tra l' altro fu imputato nel processo alla Banda della Magliana ed e' stato teste in quello per la morte del giornalista Mino Pecorelli.

6 giugno 2002 - PROCESSO PECORELLI: BADALAMENTI IN TELECONFERENZA DALL'AMERICA
ANSA:
Per la prima volta Gaetano Badalamenti ha fatto sentire la sua voce nel processo per l'omicidio di Mino Pecorelli nel quale e' imputato, assolto in primo grado, come uno dei mandanti. Il boss partecipa infatti all'udienza del procedimento d'appello in corso a Perugia collegato in teleconferenza da Fairton, nel New Jersey, dove sta scontando una condanna ad oltre 30 anni di reclusione per il processo "Pizza Connection". L'immagine che giunge sui teleschermi dell'aula bunker del carcere di Capanne e' ingiallita e a scatti. Badalamenti appare dietro ad una scrivania di legno chiaro, vestito con una maglia che sembra verde, e dalla quale spunta un colletto di camicia bianca. Accanto a lui un funzionario della giustizia americana vestito con giacca e cravatta scura. "Ci sta ascoltando?", gli ha chiesto in apertura di udienza il presidente della Corte d'assise d'appello di Perugia, Gabriele Lino Verrina. "La sto ascoltando si'", ha risposto Badalamenti. "Non ho avvocato a Perugia - ha subito aggiunto - non intendo averne uno. Non ho la possibilita' di averne uno, non ho possibilita' finanziarie". Il presidente ha quindi fatto presente al boss che nel processo perugino la sua difesa e' affidata agli avvocati Paolo Gullo e Silvia Egidi, quest'ultima del foro del capoluogo umbro e la sola oggi presente in aula. "Se vuole difendermi d'ufficio - ha replicato Badalamenti - mi difenda...". Tra il legale e il suo assistito c'e' stato quindi un breve colloquio telefonico. Al termine l'avvocato Egidi ha spiegato che la questione era stata risolta. "Badalamenti - ha detto il legale - mi aveva fatto presente le sue difficolta' economiche legate anche alla detenzione. Gli avevo quindi inviato due lettere per dirgli comunque che accettavo la sua difesa, Badalamenti mi ha appena riferito di non averle mai ricevute". In teleconferenza e' collegato con Perugia anche Giuseppe Calo' un altro dei presunti mandanti del delitto, assolto anche lui in primo grado con formula piena. Attualmente e' in corso la relazione introduttiva del "giudice a latere" che sta ripercorrendo le tappe del processo. Poco dopo le 18 Badalamenti si e' allontanato dal locale del carcere di Fairton da dove era collegato per la teleconferenza. In precedenza era stato lui stesso a annunciare alla Corte di avere "impegni improrogabili" da rispettare a quell' ora. Il presidente del collegio giudicante ha quindi annunciato che il boss aveva rinunciato a presenziare al processo per l' udienza di oggi. Lo stesso ha fatto anche Calo'. L' udienza e' quindi proseguita con la lettura da parte del "giudice a latere" delle 250 pagine della relazione introduttiva. Questa ha illustrato in particolare le motivazioni della sentenza di primo grado con la quale sono stati assolti "per non avere commesso il fatto" i sei imputati. Si tratta di Giulio Andreotti, Claudio Vitalone, Gaetano Badalamenti, Giuseppe Calo', i presunti mandanti dell' omicidio, Michelangelo La Barbera e Massimo Carminati, considerati dall' accusa i killer del giornalista. Il processo e' stato rinviato a mercoledi' prossimo, sempre alle 16 per problemi di fuso orario legati alla teleconferenza con Badalamenti, per terminare la lettura della relazione introduttiva.

12 giugno 2002 - PROCESSO APPELLO PECORELLI: BADALAMENTI TORNA IN AULA PER POCO
ANSA:
E' durata pochi minuti, oggi pomeriggio, la presenza di Gaetano Badalamenti nel processo d' appello per l' omicidio di Mino Pecorelli, in corso a Perugia. Il boss ha partecipato all' udienza collegato in teleconferenza da Fairton, negli Usa, dove e' detenuto. Poco dopo la ripresa della relazione introduttiva da parte del giudice "a latere" della Corte d' assise d' appello si e' messo in contatto telefonico con il suo difensore, l' avvocato Silvia Egidi. Il legale ha quindi annunciato la rinuncia a partecipare al dibattimento da parte di Badalamenti. Interpellato dal presidente del collegio giudicante e' stato poi lo stesso imputato a confermare "quello che ha detto l' avvocatessa". Rinunce a partecipare al processo sono poi arrivate da Giuseppe Calo' e Michelangelo La Barbera, rinchiusi in carceri italiani per altre vicende e anche loro collegati in teleconferenza. L' udienza sta ora proseguendo con la lettura delle motivazioni della sentenza assolutoria di primo grado. Nel processo sono imputati Giulio Andreotti, Claudio Vitalone (l' unico oggi in aula), Badalamenti, Calo', i presunti mandanti del delitto, La Barbera e Massimo Carminati, ritenuti gli esecutori materiali. Tutti sono stati assolti dalla Corte d' assise di Perugia "per non avere commesso il fatto". La relazione introduttiva e' terminata poco prima delle 20. Il giudice "a latere" ha illustrato l' articolazione della sentenza di primo grado, i motivi di appello del pubblico ministero e quelli "incidentali" della difesa Vitalone contro la motivazione di parte della sentenza. Il processo e' stato rinviato al 19 giugno, alle 9, per decidere sull' eventuale riapertura di parte dell' istruttoria dibattimentale.

19 giugno 2002 - PROCESSO APPELLO PECORELLI: SALTA UDIENZA PER IMPEGNO CALO'
ANSA:
E' saltata l' udienza di oggi del processo, davanti alla Corte d' assise d' appello di Perugia, per l' omicidio di Mino Pecorelli. Giuseppe Calo', uno degli imputati assolti in primo grado, era infatti impegnato in un' altra udienza a Palermo senza che avesse rinunciato a essere presente al dibattimento perugino. Di qui il rinvio a domani, sempre alle 9, del processo. La Corte d' assise dovra' decidere sulla richiesta di riapertura del dibattimento preannunciata dall' accusa.

20 giugno 2002 - PROCESSO APPELLO PECORELLI: CORTE DICE NO A RIAPERTURA DIBATTIMENTO
ANSA:
Non sara' riaperto il dibattimento del processo di secondo grado per l' omicidio di Mino Pecorelli. Lo ha deciso stamani la Corte d' assise d' appello che ha respinto una richiesta avanzata dai pubblici ministeri. In particolare l' accusa chiedeva che venisse sentito un ispettore del Servizio centrale operativo della polizia che ha svolto indagini sui presunti rapporti tra Danilo Abbruciati, boss della banda della Magliana morto nel 1982, e Giuseppe Calo', quando era latitante. Accertamenti erano stati svolti anche sulla possibile permeabilita' dall' esterno del carcere romano di Rebibbia. Qui alla fine degli anni Settanta erano infatti reclusi lo stesso Abbruciati, Enrico De Pedis, Franco Giuseppucci e altri esponenti della criminalita' organizzata romana. All' istanza si sono associati i legali di parte civile. Contrari invece i difensori degli imputati. La richiesta e' stata respinta dalla Corte che ha giudicato i nuovi elementi non utili per la decisione del processo. "Siamo soddisfatti - ha detto uno dei difensori di Calo', l' avvocato Walter Biscotti - ma se anche l' istanza del pubblico ministero fosse stata accolta nulla sarebbe cambiato per noi. Per stessa ammissione dei pubblici ministeri sarebbe infatti dovuto al massimo emergere che forse i contatti Calo'-Abbruciati potevano essere possibili". Il legale ha quindi sottolineato che "la riapertura del dibattimento e' un istituto del tutto eccezionale e le richieste in tal senso vengono accolte solo in caso di prove decisive per la sentenza". "Mi sembra - ha concluso l' avvocato Biscotti - che la decisione del collegio sia ineccepibile". L' udienza si era aperta con Claudio Vitalone che aveva chiesto l' astensione del giudice "a latere". Anche questa istanza e' stata pero' respinta. "Ascoltando la relazione che ha svolto - ha detto Vitalone - mi e' sembrato di cogliere nelle sue parole una anticipazione del giudizio finale". Uno dei suoi difensori, l' avvocato Carlo Taormina, ha poi annunciato che e' in preparazione l' istanza di ricusazione dello stesso giudice. Il processo e' stato rinviato al 3 luglio per l' inizio della requisitoria del pm.

25 giugno 2002 - PROCESSO APPELLO PECORELLI: VITALONE RICUSA GIUDICE A LATERE
"La Nazione" edizione Umbria
Pecorelli, Vitalone ricusa il giudice a latere del processo
"Sotto accusa" la relazione introduttiva di Muscato PERUGIA - È stata depositata ieri l'istanza di ricusazione del giudice "a latere" nel processo di secondo grado per l'omicidio Pecorelli, Maurizio Muscato, da parte della difesa di Claudio Vitalone. Le udienze, in corso davanti alla Corte d'assise d'appello di Perugia, proseguiranno comunque regolarmente, purchè non venga pronunciata la sentenza prima della decisione sull'istanza di ricusazione.
La prossima settimana è in programma l'inizio della requisitoria dei pubblici ministeri. il procuratore generale Sergio Matteini Chiari e il pm Alessandro Cannevale.
Alla base dell'istanza la relazione introduttiva fatta dal giudice "a latere" in apertura del processo e ritenuta dalla difesa di Vitalone eccessivamente critica. Muscato - hanno sottolineato ancora i legali del magistrato - è stato inoltre pm in un processo originato da una denuncia presentata dal fratello di Vitalone. "La ricusazione - ha detto l' avvocato Carlo Taormina, difensore del magistrato - è un fatto esclusivamente tecnico, che non mette in discussione le qualità morali e la preparazione di Muscato. È uno scrupolo quello di Claudio Vitalone, comprensibile dopo il calvario giudiziario che ha subito".

2 luglio 2002 - PROCESSO APPELLO PECORELLI: DA DOMANI REQUISITORIA PM
ANSA:
Esaurite le eccezioni preliminari e respinta la richiesta di riapertura del dibattimento, per il processo d' appello per l' omicidio di Mino Pecorelli, in corso a Perugia, e' arrivato il momento della requisitoria dell' accusa. Domani nell' aula bunker di Capanne prenderanno la parola i pubblici ministeri Alessandro Cannevale e Sergio Matteini Chiari. Ai pm e' stata riservata anche l' udienza di giovedi'. Poi tocchera' alle parti civili e quindi alle difese secondo un calendario che pero' deve essere ancora stabilito. La sentenza potrebbe arrivare in autunno. Nel processo in corso davanti alla Corte d' assise d' appello di Perugia sono imputati Giulio Andreotti, Claudio Vitalone, Gaetano Badalamenti, Giuseppe Calo', Michelangelo La Barbera e Massimo Carminati. Nel processo di primo grado tutti erano stati assolti "per non avere commesso il fatto", il 24 settembre del 1999, dopo che i pm, il 30 aprile dello stesso anno, avevano chiesto per loro la condanna all' ergastolo.

4 luglio 2002 - PROCESSO APPELLO PECORELLI: BADALAMENTI DISERTA TELECONFERENZA
"La Gazzetta del Sud"
AL PROCESSO D'APPELLO PECORELLI
Badalamenti diserta videoconferenza
Gaetano Badalamenti ha disertato l'udienza di ieri pomeriggio del processo d'appello che si svolge a Perugia per l'omicidio di Mino Pecorelli perchè "in infermeria". Il suo difensore, l' avvocato Silvia Egidi, ha comunque escluso qualsiasi malore. "Potrebbe trattarsi di controlli di routine - ha detto - o che si è fatto male a un dito". L' avvocato Edigi si era messa telefonicamente in contatto con il funzionario italiano negli Usa dopo che il presidente della Corte d' assise d' appello di Perugia aveva verificato il mancato funzionamento del collegamento in teleconferenza con il carcere di Fairton, nel New Jersey, dove il boss è detenuto. Al collegio giudicante non è stata fornita alcuna motivazione ufficiale sull' assenza. "Il dottor Rossi - ha spiegato il legale ai giudici - mi ha riferito che quando oggi si è recato al penitenziario gli è stato detto che Badalamenti non poteva partecipare al collegamento perchè in infermeria". "Per quali motivi?" ha chiesto il presidente del collegio giudicante, Gabriele Lino Verrina. "Non lo so - la risposta dell' avvocato Egidi - mi chiede troppo presidente". Il legale, a margine dell' udienza, ha poi escluso che si possa parlare di "ricovero in infermeria", ma ha parlato "solo di presenza" nella struttura sanitaria nelle ore precedenti l' udienza. "Forse - ha ribadito - per i controlli ai quali si sottopone normalmente". I difensori di Giulio Andreotti e Claudio Vitalone, Franco Coppi e Carlo Taormina, hanno chiesto lo stralcio della posizione del boss per garantire una rapida prosecuzione del processo. L' istanza è stata però respinta dalla Corte.

13 luglio 2002 - PECORELLI: SENTENZA CASSAZIONE SU EX AGENTI SISDE
ANSA:
La Cassazione ha confermato l' assoluzione di Vittorio Faranda, uno dei tre agenti del Sisde, ora in pensione, inquisiti per avere reso false dichiarazioni al pm nel corso dell' inchiesta sull' omicidio di Mino Pecorelli. Annullato invece con rinvio il proscioglimento dei suoi colleghi Mario Fabbri e Giancarlo Paoletti. Per Faranda, all' epoca sottufficiale, la Suprema corte ha accolto la tesi dei suoi difensori, gli avvocati Marco Brusco e Luca Maori, che hanno reso nota la sentenza. I legali avevano chiesto che fosse rigettato il ricorso dell' accusa. Gli avvocati Brusco e Maori hanno espresso "soddisfazione" per la decisione della Cassazione che rende definitiva l' assoluzione del loro assistito. Per Fabbri e Paoletti - difesi dagli avvocati Giovanni Militerni e Titta Castagnino - il processo e' stato invece rinviato davanti alla Corte d' appello di Firenze. In primo grado al questore Fabbri e al colonnello Paoletti erano stati inflitti otto mesi di reclusione; il sottufficiale Vittorio Faranda venne invece condannato a sei mesi. Pena sospesa e non menzione per tutti. La sentenza venne emessa il 13 luglio del 1996 dal tribunale di Perugia. Una sentenza riformata il 19 settembre del 2001 dalla Corte d' appello del capoluogo umbro che assolse i tre imputati con la formula "perche' il fatto non sussiste". Ora la sentenza della Cassazione.
 
 

 

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