Almanacco dei misteri d' Italia
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le notizie del 2001 (dove non e' citata un' altra fonte, la notizia e' tratta dall' agenzia Ansa) |
27 febbraio - Il quotidiano online "Il Nuovo" pubblica un altro articolo di Gianni Cipriani sulle carte dell' archivio Cogliandro. Le rivelazioni riguardano i giornalisti e le testate spiate dal Sismi:
"Spie in redazione
Nome per nome, tutti i giornalisti schedati dal Sismi negli anni della gestione Santovito-Cogliandro. Notizie su testate di ogni tendenza e colore finivano negli archivi di Forte Braschi.
ROMA - Quando un giorno sarà scritta una prima storia dello spionaggio in Italia, sicuramente una delle categorie che raggiungerà il vertice tra quelle che hanno prestato ai servizi segreti agenti, informatori, fiduciari e spie, sarà quella dei giornalisti i quali, per la natura stessa del loro mestiere che li autorizza a muoversi e a "domandare", sono sempre stati considerati dagli esperti di intelligence una delle principali fonti. E come tali utilizzati, spesso con il consenso del giornalista stesso. Ma i giornalisti, proprio per la delicatezza del loro ruolo - si pensi solo ai vaticanisti, ai giudiziari e a quelli dei servizi politici - sono stati molte volte anche vittime di attività spionistiche dei servizi segreti stessi, i quali avevano interesse a raccogliere ogni tipo di informazione soprattutto sui personaggi più "scomodi" e, comunque, su ogni persona che, in un futuro indefinito, avrebbe potuto essere avvicinata e convinta a collaborare con le lusinghe o con il ricatto. Ed in effetti l'esame del carteggio del Controspionaggio a suo tempo sequestrato dal giudice Rosario Priore nell'ambito della maxi-inchiesta sulla strage di Ustica, fa emergere una vera e propria schedatura di massa che vede, tra testate e giornalisti, circa 100 fascicoli aperti dal Sismi, molti dei quali sono stati opportunamente distrutti perché, c'è da ritenere, contevano informazioni di natura privata o raccolte in maniera illegittima. Proprio perché la schedatura è di massa, è difficile individuare uno dei criteri seguiti dal servizio segreto, che ha inserito nelle sue liste giornalisti e testate di ogni tendenza politica, con particolare riferimento alle "personalità" e ai cronisti d'inchiesta. Ad ogni modo, da un rapporto, è possibile comprendere che uno degli interessi del Sismi, come detto, era quello di non escludere di poter tentare di "agganciare" in futuro il giornalista, se ciò fosse stato ritenuto utile. Naturalmente i giornalisti nulla sapevano di questo interesse degli 007. La vicenda più significativa, in questo caso, è quella di Jas Gawronsky , corrispondente della Rai da Mosca, sul quale, al momento della nomina, fu preparata una velina. Le indicazioni a margine erano assai eloquenti: "E' possibile avvicinarlo?". Il nome di Gawronsky, tra l'altro, era finito anche all'interno del dossier Mitrokhin sulle spie sovietiche in Italia, ma il dossier, nonostante l'infinita polemica politica, si è dimostrato largamente inattendibile, pieno di imprecisioni. E comunque è da escludere che il giornalista della Rai fosse una spia russa. Al contrario, è evidente come il ruolo di corrispondente da Mosca fosse considerato, sia dal Sismi che dal Kgb, come un posto privilegiato per inserire un informatore. Un "blocco" di giornalisti schedati riguarda, come detto, quelli che si sono più di altri misurati con il terrorismo e i "misteri d'Italia". Molti i nomi di rilievo che non hanno bisogno di presentazioni: Chiara Beria D'Argentine ; Pietro Calderoni; Romano Cantore ; Roberto Chiodi; Roberto Fabiani; Francesco Paolo Giustolisi; Fabio Isman, il giornalista del Messaggero che fu arrestato per aver pubblicato i verbali segreti di Patrizio Peci che gli erano stati dati dal vice-capo del Sisde, Silvano Russomanno; Giulio Obici, inviato di punta di Paese Sera; Mario Scialoia, che realizzò l'intevista-scoop con il brigatista Giovanni Senzani mentre questi era latitante; Pino Bongiorno; Andrea Santini di Paese Sera, "monitorato" per una sua inchiesta sulle Forze Armate e poi Mino Pecorelli, il suo primo direttore Franco Simeoni e Paolo Senise, che negli anni successivi avrebbe collaborato proprio con il colonnello del Sismi, Demetrio Cogliandro. In questo elenco c'era anche Marco Ligini, l'autore del libro-inchiesta Strage di Stato su piazza Fontana, il quale "godeva" di una sorveglianza continua. Nutrito anche il "pacchetto" dei direttori di giornale o di coloro i quali lo sarebbero diventati: Rodolfo Brancoli, per un breve periodo alla guida del Tg1; Ugo Stille del Corriere della Sera; Livio Zanetti ; Emilio Fede, all'epoca celebrato giornalista Rai e adesso alla guida del Tg4; Giuseppe Fiori, di Paese Sera; Antonio Ghirelli, già collaboratore di Pertini; Claudio Rinaldi, finito all'Espresso; Gaetano Scardocchia della Stampa; Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica ; Luigi d'Amato, direttore di Vita; Giano Accame, direttore del Secolo d'Italia. Molti anche i giornalisti autorevoli e famosi tra cui (con la qualifica di giornalista-scrittore) era stato inserito anche Alberto Moravia. Tra loro Giorgio Bocca, Gianni Corbi, Barbara Spinelli, Giulietto Chiesa (chiamato dal Sismi Lucietto, ndr) il vaticanista Alceste Santini, vero e proprio "ambasciatore" del Pci presso la Santa Sede, Giancesare Flesca e Antonio Gambino, Paolo Guzzanti, Alberto Jacoviello, ex Unità passato a Repubblica e Ulderico Munzi . L'elenco, ad ogni modo, è sterminato. Vi compaiono i nomi di molti giornalisti ancora oggi - ma non sempre - in piena attività: Pino Barile, Vincenzo Piero Baroni , Stefano Brusadelli, Matteo Spina, Rosy Talamone, Michele Topa, Paolo Torresani, Massimo Tosti, Massimo Uffreduzzi, Ernesto Viglione, Giuseppe Catalano, Sergio Cecchini, Paolo Cichero, Fabrizio Coisson, Lionello Colozza, Gabriele Invernizzi, Nino Longobardi, Gianni Lazotti, Marcella Leone, Goffredo Parise, Rita Porena, Giorgio Porreca, Eric Salerno, Francesco Lisi, Paolo Torresani , Giuseppe Catalano, Lionello Calozza, Sergio Cecchini e Gianni Rossi. Ciascuno di loro aveva un fascicolo. Anche in questo caso, come era accaduto per i rapporti su Papa Giovanni Paolo II, molte delle carte sono andate distrutte, altre ancora sono conservate negli archivi di Forte Braschi. Infine, tra le persone titolari di un fascicolo, era stato inserito Giorgio Boatti, studioso delle Forze Armate e autore di molti libri sulla strategia della tensione, nonché gli esperti di questioni militari e strategiche Stefano Silvestri ed Enrico Iacchia. Ma non è finita: nella schedatura di massa fatta dal Sismi dell'epoca non solo erano previsti i dossier sui singoli giornalisti, ma anche le pratiche su ogni singola testata. Così, nel carteggio non solo erano finiti i faldoni relativi all'organo del Pci, l'Unità , o al giornale filo-comunista Paese Sera o a Lotta Continua o, ancora, al settimanale satirico il Male , ma anche giornali i quali, almeno secondo le logiche dell'epoca, avrebbero dovuto essere considerati più affidabili. Ecco così che era stata fatta una schedatura addirittura sul quotidiano della Santa Sede l'Osservatore Romano e sull'altro periodico Civiltà Cattolica (forse l'attività era parte integrante dello spionaggio verso il Vaticano) e verso le principali agenzie di stampa: l'Ansa, la Kronos, Radiocor. Tra i quotidiani il Corriere della Sera, il Giorno, il Giornale d'Italia, il quotidiano di Napoli, Roma e il Messaggero. E infine l'Occhio, diretto da Maurizio Costanzo che ebbe vita breve. Non potevano, naturalmente, mancare i settimanali. L'Europeo, il Mondo , l'Espresso e Rivista Confidenziale. E infine Panorama. Una redazione, all'epoca, particolarmente controllata: a margine del registro, infatti, c'era scritto a proposito di un rapporto datato 4 gennaio 1980: collusioni tra giornalisti e presunti capi delle Brigate Rosse. Le accuse non sarebbero mai state provate. Eppure quella "maldicenza" ha continuato a circolare per molto tempo. Tant'è che le stesse cose sarebbero state ripetute, circa dieci anni dopo, da un informatore (un giornalista) del Sismi, che lavorava proprio per il colonnello Cogliandro. Ossia per il responsabile dell'archivio del Controspionaggio."18 aprile - L' Ansa scrive: "Si annunciano ancora lunghi i tempi per l' inizio a Perugia del processo d' appello a carico di Giulio Andreotti e degli altri cinque imputati rinviati a giudizio per avere fatto uccidere Mino Pecorelli e tutti poi assolti "per non avere commesso il fatto". La data di inizio delle udienze non e' stata infatti ancora fissata. Gli atti del processo di primo grado - decine e decine di faldoni - si trovano ancora depositati presso la cancelleria della Corte d' assise perugina. Una volta ordinate, le carte verranno trasmesse ai giudici di secondo grado che dovranno a loro volta stabilire il calendario delle udienze. Alla Corte d' assise d' appello non sono stati ancora consegnati nemmeno i documenti relativi all' appello presentato dalla procura della Repubblica di Perugia. I motivi dell' impugnazione della sentenza da parte del pm sono stati condensati in una settantina di pagine. Dell' omicidio di Mino Pecorelli, che fu direttore della rivista "Op", Osservatorio politico, sono stati accusati Andreotti, Claudio Vitalone, Pippo Calo' e Gaetano Badalamenti, in qualita' di mandanti, Massimo Carminati e Michelangelo La Barbera, ritenuti dall' accusa i killer del giornalista. Tutti sono stati assolti dalla Corte d' assise di Perugia il 24 settembre del 1999 con formula piena. La motivazione venne depositata il primo agosto del 2000; l' appello del pm il 2 dicembre successivo."
19 settembre - La Corte d' appello di Perugia assolve "perche' il fatto non sussiste" il questore Mario Fabbri, il colonnello Giancarlo Paoletti e il sottufficiale Vittorio Faranda, tre ex agenti del Sisde ora in pensione, che erano stati condannati in primo grado per avere reso false dichiarazioni al pm nel corso dell' inchiesta sull' omicidio di Mino Pecorelli. Fabbri e Paoletti erano stati condannati il 13 luglio 1996 dal tribunale di Perugia a otto mesi, Faranda a sei mesi, con pena sospesa e non menzione per tutti. Nel processo di appello il pm aveva sollecitato alla Corte l' inasprimento delle pene. In particolare il rappresentante dell' accusa aveva chiesto un anno e quattro mesi di reclusione per Fabbri e Paoletti; un anno per Faranda. I tre esponenti del "Centro Roma due" del Sisde, di cui Mario Fabbri era il capo, Giancarlo Paoletti il vice e Vittorio Faranda un collaboratore, erano accusati di aver mentito al pm, negando i loro contatti o incontri, anche in carcere, con alcuni esponenti di spicco della banda della Magliana, come Danilo Abbruciati, Renato De Pedis ed Ettore Marognoli. L' elemento centrale dell' impianto accusatorio furono le dichiarazioni di alcuni pentiti della banda della Magliana: Maurizio Abbatino, Fabiola Moretti e Antonio Mancini. Nella motivazione della sentenza di condanna i giudici di primo grado avevano scritto che la ragione per la quale i tre ex agenti del Sisde avrebbero mentito al magistrato di Perugia che li sentiva nell' ambito delle indagini sull' omicidio Pecorelli rimaneva comunque "un mistero".
30 novembre – A Perugia e' stato fissato al 13 maggio 2002 l' inizio del processo di appello per l' omicidio di Mino Pecorelli, delitto del quale sono stati accusati Giulio Andreotti, Claudio Vitalone, Gaetano Badalamenti, Pippo Calo', Michelangelo La Barbera e Massimo Carminati, tutti assolti con formula piena al termine del giudizio di primo grado. La data non e' stata ancora ufficialmente comunicata alle parti. Secondo quanto si e' appreso in ambienti giudiziari, e' comunque ormai definitiva. A presiedere la Corte d' assise di appello dovrebbe essere Gabriele Lino Verrina.
5 dicembre - "Il Mattino"
SCADUTI I TERMINI PER PRESENTARE LE DOMANDE AL CSM
Procuratore generale, dieci i candidati in corsa. C'è anche Vitalone
Si delinea il quadro degli aspiranti alla carica di procuratore generale di Napoli: due giorni fa sono infatti scaduti i termini di presentazione al Consiglio superiore della magistratura delle domande dei magistrati candidati alla poltrona attualmente occupata da Renato De Tullio, che dal prossimo febbraio resterà vacante. Sono dieci, al momento, i nomi dei magistrati che hanno già fatto giungere a Palazzo dei Marescialli domanda di ammissione: dieci nomi che in realtà dovrebbero ridursi a nove, considerando che uno degli aspiranti Procuratori generali è già stato proposto al plenum del Csm per ricoprire la carica di presidente della Corte di Appello di Napoli.
Questi dunque i nomi dei magistrati che hanno fatto pervenire domanda: Vittorio Antonini (attuale procuratore generale presso la Corte d'appello di Cagliari), Roberto D'Ajello (attuale procuratore aggiunto a Napoli), Francesco Plotino (consigliere della Corte di appello di Ancona), Vincenzo Tufano (procuratore generale presso la Corte d'appello di Potenza), Vincenzo Galgano (avvocato generale presso la Suprema Corte di Cassazione), Claudio Vitalone (consigliere di Cassazione), Domenico Lepore (avvocato dello Stato di Napoli), Italo Ormanni (procuratore aggiunto a Roma), Renato Vuosi (capo dell'Ufficio Gip presso il Tribunale di Napoli) e Raffaele Numeroso, quest'ultimo, appunto, già proposto al plenum di Palazzo dei Marescialli per la carica di primo presidente della Corte di appello di Napoli. Nell'elenco non figura il nome del procuratore della Repubblica di Napoli, Agostino Cordova, che alcune voci indicavano come interessato alla poltrona di pg. Tra le "sorprese" c'è sicuramente quella di Claudio Vitalone, (il magistrato che venne coinvolto in un'inchiesta della Procura di Perugia sull'omicidio del giornalista Mino Pecorelli; imputato con l'ex senatore Giulio Andreotti, è stato assolto al termine di un processo durato tre anni e mezzo con la formula più ampia); e c'è anche quella di Vincenzo Galgano, che a Napoli ha lavorato a lungo prima di lasciare la Corte d'Assise alla volta dell'Avvocatura presso la Suprema Corte. Tra i candidati figura anche Roberto D'Ajello, che dopo aver ricoperto la carica di presidente di Corte d'Assise è passato alla Procura della Repubblica: attualmente è il vicario di Agostino Cordova.
Va anche precisato che l'elenco non può esaurirsi ai 10 nomi indicati, dal momento che se è vero che la data di presentazione delle domande per concorrere alla carica è scaduta l'altroieri, è da considerare l'eventualità che qualche domanda inviata nei termini ma non ancora pervenuta al Csm possa aggiungersi a quelle già protocollate.
giu.cri.
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