Almanacco dei misteri d' Italia
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le notizie del 2004 |
19 febbraio 2004 - MORTO ORZELLA, PRESIDENTE TRIBUNALE PERUGIA
ANSA:
GIUSTIZIA: MORTO PRESIDENTE TRIBUNALE PERUGIA
GUIDO' CORTE CHE ASSOLSE ANDREOTTI PER OMICIDIO PECORELLI
Il presidente del tribunale di Perugia, Giancarlo Orzella, 69 anni, e' morto stamani. Aveva tra l' altro presieduto la Corte d' assise davanti alla quale si e' svolto il processo di primo grado per l' omicidio di Mino Pecorelli (Giulio Andreotti e gli altri cinque imputati vennero tutti assolti).
Originario di Arsoli, in provincia di Roma, dove era nato il 14 novembre del 1934, Orzella era entrato in magistratura nel 1963. Dal 1991 era a Perugia.
Due anni dopo era diventato presidente della sezione civile del tribunale, struttura che tra il '95 e il 2000 aveva a lungo guidato come vicario in sostituzione di Raffaele Zampa, prima, e Francesco Orlando, poi.
Il 30 ottobre del 2000 Orzella era stato quindi nominato presidente dello stesso tribunale.
Nel frattempo era anche diventato un volto noto delle cronache giudiziarie nazionali. Il 6 giugno del 1996 - dopo la ricusazione di Paolo Nannarone in seguito alla sentenza della Corte costituzionale - venne infatti scelto per presiedere la Corte d' assise di Perugia davanti alla quale si svolgeva il processo per l' omicidio Pecorelli. Il 24 settembre del '99 fu lui a leggere il dispositivo della sentenza con la quale venivano assolti, con formula piena, Andreotti e gli altri cinque imputati.
Persona mite e cordiale, molto stimata in tutti gli ambienti giudiziari perugini, Orzella era conosciuto in citta' come un appassionato della vita all' aria aperta.30 aprile 2004 - MORTO GAETANO BADALAMENTI
ANSA:
MAFIA: BADALAMENTI, MORTE LENTA E IN SILENZIO NEGLI USA
DECESSO GIOVEDI IN CENTRO MEDICO, SARA' SEPOLTO IN AMERICA
(di Marco Bardazzi)
E' morto dopo una lenta agonia e dopo aver respinto fino all'ultimo richieste di rompere il silenzio con cui, dagli Usa, aveva seguito l'epilogo delle vicende giudiziarie che lo riguardavano in Italia. Gaetano Badalamenti, il boss che per anni ha legato la mafia siciliana e quella americana, si e' spento a 80 anni in un centro medico penitenziario dal quale la sua famiglia aveva cercato fino all' ultimo di farlo uscire.
"Le autorita' federali lo hanno lasciato morire in carcere", accusa ora Barry Levin, l'ultimo di una serie di avvocati americani che avevano tentato, invano, di far cancellare la data di fine pena indicata sul suo fascicolo al Federal Bureau of Prisons - 2 giugno 2011 - che in pratica equivaleva ad un ergastolo. L'anziano boss era afflitto da un tumore che aveva provocato gravi conseguenze renali e una epatite. Una situazione cosi' deteriorata che lo scorso 27 febbraio le autorita' carcerarie gli avevano fatto lasciare la sua cella a Fairton, nel New Jersey, per trasferirlo centinaia di chilomentri piu' a nord, ad Ayer, una piccola localita' storica a nord-ovest di Boston fondata nel XVII secolo all'epoca dei Padri Pellegrini. Qui sorge il Devens Federal Medical Center, un centro clinico penitenziario dove vengono trasferiti i detenuti piu' gravi.
Mitch Hoffman, il portavoce di Devens, per gran parte della giornata di venerdi' non ha voluto confermare l'avvenuto decesso. Secondo quanto ha appreso l'Ansa da fonti dell'Fbi di New York, dove il caso Badalamenti e' sempre stato seguito con attenzione fin dai tempi della 'Pizza Connection', la morte risale alla serata di giovedi'. I familiari del boss di Cinisi hanno fatto sapere di essere intenzionati a seppellirlo negli Usa, forse nel Queens, il quartiere di New York dove da tempo vive la moglie Teresa Vitale e dove risiedono alcuni parenti.
Non sarebbe peraltro la prima lapide di Cosa Nostra a trovar posto nel Queens: anche l'ultimo celebre 'padrino' newyorchese, John Gotti, vi e' stato seppellito nel 2002.
"Due mesi fa - racconta Levin - i nipoti di Badalamenti si sono rivolti a me perche' erano disperati, sapevano che stava morendo e volevano fargli trascorrere almeno gli ultimi giorni con i parenti. Ma lo hanno lasciato morire in cella, e' stato un gesto barbaro e Badalamenti ha sofferto moltissimo". Il legale ha raccontato di aver tentato piu' volte nelle ultime settimane di ottenere una scarcerazione "di quelle che noi chiamiamo 'per motivi di compassione"", ma il Bureau of Prisons a suo dire non ha neppure risposto, impedendogli cosi' di poter presentare un appello contro l'eventuale rifiuto. "Le autorita' - accusa Levin - sapevano che stava morendo e hanno semplicemente lasciato passare il tempo. E' tipico del sistema americano, quando si tratta di detenuti di un certo livello quale sicuramente era Badalamenti".
Negli Stati Uniti sono sparsi numerosi membri della famiglia Badalamenti, dal New Jersey all'Ohio, dal Vermont al Wisconsin e allo stato di New York. Un nucleo familiare originario di Cinisi refrattario a parlare con i media, cosi' come lo era don Tano, che anche di recente aveva respinto richieste di interviste in carcere, mandando indietro con firme sempre piu' sfibrate i moduli federali penitenziari con i quali annunciava di voler proseguire nel proprio silenzio.
I familiari di Badalamenti, prima di cercarne di ottenere in via d'urgenza la scarcerazione per motivi di salute, avevano provato a percorrere la strada dell'espulsione dell'anziano boss dal territorio americano, sulla base di una sentenza dell'Alta corte spagnola (l'equivalente della Cassazione), che alcuni anni fa aveva messo in discussione le modalita' dell'estradizione di Badalamenti negli Usa dalla Spagna, il paese dove era stato catturato da Gianni De Gennaro e dagli investigatori italiani.
Ma mesi fa, racconta Charles Carnesi, l'avvocato americano che aveva tentato l'iniziativa giudiziaria, una corte negli Usa aveva detto no in via definitiva.MAFIA: BADALAMENTI, AUTORITA' FEDERALI USA CONFERMANO MORTE
Il Federal Bureau of Prisons, l'autorita' che gestisce negli Usa le carceri federali, ha confermato ufficialmente la morte di Gaetano Badalamenti, avvenuta ieri nel centro medico penitenziario Devens Fmc, ad Ayer (Massachusetts).
Il portavoce di Devens, Mitch Huffman, ha reso noto che a parte la conferma del decesso, non verranno rilasciate altre informazioni su Badalamenti da parte delle autorita' federali, comprese le cause del decesso.
La famiglia dell'anziano boss mafioso non ha autorizzato la diffusione di alcuna informazione da parte delle autorita' americane.MAFIA: BADALAMENTI, ULTIMI GIORNI IN CARCERE MASSACHUSETTS
Gaetano Badalamenti ha trascorso gli ultimi giorni di vita in un centro medico del Federal Bureau of Prisons in Massachusetts, dove era stato trasferito alcune settimane fa dalla prigione di Fairton (New Jersey) per l' aggravarsi delle sue condizioni di salute.
La direzione del centro medico del carcere Devens, ad Ayer (Massachusetts) e l'avvocato difensore di Badalamenti negli Usa, Charles Carnesi, hanno detto all'Ansa di non poter per il momento confermare le notizie della morte che si sono diffuse in Italia, per mancanza di autorizzazioni da parte dei familiari.
Badalamenti aveva lasciato Fairton il 27 febbraio scorso per essere trasferito ad Ayer, una piccola localita' ad alcune decine di chilometri a nord-ovest di Boston, vicino al confine con il New Hampshire. Negli archivi federali del Bureau of Prisons la fine della pena per Badalamenti, che aveva 80 anni, era prevista per il 2 giugno 2011.MAFIA: MORTO BADALAMENTI; BOSS SARA' SEPOLTO NEGLI USA
Il boss Gaetano Badalamenti sara' sepolto negli Stati Uniti. Lo hanno deciso i familiari del capomafia di Cinisi e la notizia e' stata confermata dalle autorita' americane.
Il decesso, secondo la cartella clinica acquisita dal Fbi, e' avvenuto il 29 aprile alle 20,30, ora locale.
Secondo quanto affermano gli investigatori del Federal Bureau Investigation, al momento della morte Badalamenti aveva al suo capezzale alcuni familiari.MAFIA: BADALAMENTI; AVVOCATO USA, LO HANNO LASCIATO MORIRE
TENTATIVI A VUOTO NELLE ULTIME SETTIMANE PER SCARCERAZIONE
L'ex boss mafioso Gaetano Badalamenti era afflitto da un tumore, da patologie renali e dall'epatite, ma nonostante le sue condizioni e richieste legali di fargli trascorrere gli ultimi giorni con i familiari, "le autorita' federali lo hanno lasciato morire in carcere": lo ha detto l'avvocato Barry Levin, un legale che su incarico della famiglia Badalementi si stava battendo da due mesi per ottenere la liberazione del detenuto ottantenne.
"La famiglia si era rivolta a me - ha detto Levin - perche' erano disperati, sapevano che stava morendo e volevano fargli trascorrere almeno gli ultimi giorni con i parenti. Ma lo hanno lasciato morire in cella, e' stato un gesto barbaro e Badalamenti ha sofferto moltissimo". Il legale ha raccontato di aver tentato piu' volte nelle ultime settimane di ottenere una scarcerazione "di quelle che noi chiamiamo 'per motivi di compassione"". Ma il Federal Bureau of Prisons, a suo dire, "non ha neppure risposto, ha lasciato semplicemente trascorrere il tempo, pur sapendo che stava morendo".
Badalamenti era stato trasferito alla fine di febbraio dal carcere dove scontava la pena in New Jersey ad una struttura medica in Massachusetts. Qui sarebbe morto nella giornata di giovedi', anche se le autorita' carcerarie per il momento non hanno confermato ufficialmente la circostanza. Una fonte dell'Fbi, che ha chiesto l'anonimato, ha confermato all'Ansa che il Bureau of Prisons ha comunicato l'avvenuto decesso.
Badalamenti aveva molti parenti negli Stati Uniti, compresa la moglie che risiede spesso nel Queens (un quartiere di New York) quando non e' in Sicilia, ma la famiglia ha sempre evitato contatti con la stampa. Non ci sono indicazioni per il momento sui funerali e sul luogo dove l'anziano boss sara' seppellito.MAFIA: BADALAMENTI; LEGALE, SUO RIMPIANTO NON POTER TORNARE
A PERUGIA IL BOSS ACCUSATO E POI ASSOLTO PER OMICIDIO PECORELLI
Gaetano Badalamenti e' morto con il rimpianto di non poter essere potuto rientrare in Italia. A dirlo e' oggi l'avvocato Silvia Egidi, uno dei difensori del boss nel processo perugino per l'omicidio di Mino Pecorelli al termine del quale il suo assistito, come tutti gli altri imputati, e' stato assolto con formula piena dalla Cassazione.
Il legale ricorda che i suoi ultimi contatti epistolari con Badalamenti, da tempo malato, risalivano al novembre scorso. "Dalle sue parole - dice all' Ansa l' avvocato Egidi - traspariva il rammarico per dovere rimanere lontano dal suo Paese e per non avere potuto rivedere la sua casa".
Nel capoluogo umbro Badalamenti venne rinviato a giudizio con l' accusa di essere stato uno dei mandati dell' omicidio Pecorelli. Tommaso Buscetta aveva infatti sostenuto che il boss gli disse che quel delitto era stato voluto da lui e da Stefano Bontade nell' interesse di Giulio Andreotti. Parole che pero' Badalamenti ha sempre smentito in maniera netta. Si era anche piu' volte detto pronto a confrontarsi con quello che considerava "il bugiardo Buscetta" per smentire le affermazioni del pentito. Un confronto che pero' a Perugia non c' e' mai stato a causa della detenzione negli Usa di Badalamenti. Per questo i suoi difensori hanno ripetutamente chiesto che la sua posizione venisse stralciata per un legittimo impedimento del loro assistito a comparire nel processo perugino. Un' istanza che non e' stata pero' mai ammessa dai collegi di primo e secondo grado. "E' stata invece ritenuta fondata - sottolinea l' avvocato Egidi - dalla Cassazione".
Nel settembre 1999 Badalamenti venne assolto con gli altri cinque imputati al termine del processo di primo grado (nel quale i pm avevano invece chiesto la condanna all' ergastolo). Una sentenza ribaltata dalla Corte d' assise d' appello che nel novembre del 2002 aveva inflitto 24 anni a Badalamenti e Andreotti ritenendoli mandanti dell' omicidio, confermando invece le altre assoluzioni. Il 30 ottobre scorso Badalamenti e Andreotti sono stati pero' definitivamente assolti dalla Cassazione "per non avere commesso il fatto" e nella stessa occasione la Suprema Corte aveva confermato il proscioglimento degli altri quattro imputati.MAFIA: MORTO BADALAMENTI;BOSS DELLA VECCHIA COSA NOSTRA/ANSA
(di Lirio Abbate)
Era un boss all' antica GaetanoBadalamenti, 80 anni, originario di Cinisi ma dal 1984 detenuto nel carcere federale di Fairton nel New Jersey, dove sarebbe dovuto uscire nel 2014. Era detenuto negli Stati Uniti per scontare una condanna a 45 anni per un traffico internazionale di droga, e finora ne aveva scontati circa 20.
Al giudice americano Pierre Leval che negli anni Ottanta gli chiedeva se fosse un componente di Cosa nostra, Badalamenti ha sempre fornito la stessa lapidaria risposta: "Se lo fossi non ve lo direi, per rispettare il giuramento fatto".
Dal giorno del suo arresto, effettuato a Madrid l' 8 aprile del 1984 da agenti guidati da Gianni De Gennaro, attuale capo della polizia, il vecchio capomafia di Cinisi non ha mai cambiato atteggiamento.
Badalamenti porta nella tomba scottanti segreti e misteri di Cosa nostra, di cui era custode. Le sue informazioni spaziavano in un arco di tempo che va dallo sbarco degli Alleati in Sicilia ai giorni nostri.
Condannato definitivamente all' ergastolo per l' omicidio di Peppino Impastato, e' stato assolto lo scorso anno dalla Cassazione, assieme a Giulio Andreotti, dall' accusa di essere il mandante dell' omicidio del giornalista Mino Pecorelli.
Il boss che e' deceduto per un male incurabile nel New Jersey era amico del leggendario Lucky Luciano, e per vendicarlo di un affronto subito durante un breve soggiorno in Italia, don Tano non esito' a commissionare l' uccisione dell' incauto autore dello "sgarro".
Per spiegare la personalita' autoritaria e un po' vanesia di Badalamenti, il pentito Antonino Calderone aveva raccontato i retroscena dell' episodio: "Ho appreso da Badalamenti personalmente - ha detto Calderone - che in occasione dell' arrivo in Italia di Lucky Luciano, quest' ultimo all' ippodromo di Agnano era stato preso a schiaffi da un uomo. Ebbene, Tano Badalamenti si vantava con me e con altri che, come suo primo atto, dopo che era stato nominato rappresentante provinciale di Palermo, aveva dato ordine a Salvatore Zaza, di eliminare l' aggressore di Luciano che, in effetti, venne poco dopo ucciso in un paese vicino Napoli". Ma la vendetta del padrino di Cinisi non si fermo' qui. "Don Tano - aggiunge Calderone - aveva comunicato subito negli Usa che l' offesa era stata lavata sia pure a distanza di tanti anni".
Secondo il pentito, Badalamenti era inoltre il maggiore artefice, dopo il processo di Catanzaro, di quella serie di attentati in Sicilia che miravano a far presente che la mafia era tornata piu' forte di prima: "Soleva ripetere - ha concluso Calderone - che occorreva buttare a mare tutti i carabinieri". Estradato negli Stati Uniti, condannato a 45 anni di reclusione nel processo "Pizza Connection", don Tano e' considerato un detenuto modello: rispettoso e di poche parole.
La sua e' la storia di un padrino della vecchia guardia mafiosa. Nato a Cinisi nel 1923, emigrato clandestinamente negli Usa nel 1947, rispedito in Italia nel 1950, il vecchio patriarca mette a frutto l' esperienza americana per costituire la prima "commissione" mafiosa nella Sicilia del dopoguerra. Non gli mancano, del resto, i supporter. Per consigliarlo, si precipita a Palermo persino Joseph Bonanno. Ma il 30 giugno 1963 esplode a Ciaculli una Giulietta imbottita di tritolo e muoiono sette persone. Dopo la strage, i padrini, avvertendo di essere esposti, preferiscono sciogliere "temporaneamente" il vertice di Cosa nostra". Ci vorranno sette anni per allentare la tensione. E nel 1970, al fianco di Luciano Liggio e Stefano Bontade, don Tano e' nel triumvirato che guida la rinascita dell' organizzazione mafiosa. Nel 1971, Badalamenti e' eletto al vertice della Cupola mafiosa.
Fedelissimo di Bontade, don Tano e' da sempre un fiero avversario dei corleonesi di Toto' Riina e Luciano Liggio. Nessuno, neppure Tommaso Buscetta ha mai saputo perche' nel 1978 il boss di Cinisi sia stato messo da parte, ma nel 1981 (alla vigilia della guerra di mafia), Badalamenti e' costretto a lasciare la Sicilia. Si rifugia in Brasile e proprio in Sudamerica incontra Buscetta. "Fu in Brasile - ha detto don Masino - che don Tano mi disse tutto dell'omicidio Pecorelli". Badalamenti lo smentisce: "Parlammo di legname".
Il boss di Cinisi e' un amico fedele degli apparati Usa. Con gli alleati nel 1945, don Tano avrebbe preparato lo sbarco delle truppe americane in Sicilia: "Ho combattuto i fascisti - si vanta - come un partigiano". Mezzo secolo dopo, nel carcere di Fairton e' riuscito a strappare alla giustizia americana un significativo sconto di pena: quindici anni.MAFIA: MORTO BADALAMENTI;GRASSO,ERA CUSTODE DI TANTI SEGRETI
"Badalamenti porta via con se' tanti segreti e misteri degli ultimi sessant'anni, di cui era a conoscenza". E' quanto afferma il procuratore Pietro Grasso, commentando la morte di Gaetano Badalamenti.
Il capo della Dda di Palermo ha un ricordo del boss di Cinisi legato al giudice Giovanni Falcone. "Nell' 89 - afferma Grasso - Falcone tento' di sentirlo in carcere, perche' sapeva che si trattava di un esponente molto importante di Cosa nostra. Ma il suo progetto salto' a causa di una intempestiva, e non sappiamo quanto calcolata, fuga di notizie in cui veniva rivelato il tentativo di avviare questa collaborazione".MAFIA: MORTO BADALAMENTI; LUMIA (DS), ANCORA TANTI I MISTERI
"La morte di Badalamenti lascia aperti i molti interrogativi che da tanti anni gravano sulla sua figura e sul suo ruolo in tanti episodi bui della nostra storia e della storia di Cosa Nostra". Lo ha detto, commentando la notizia della morte del boss di Cinisi Tano Badalamenti, Giuseppe Lumia, capogruppo ds in commissione Antimafia.
"Purtroppo - ha aggiunto Lumia - lo Stato italiano non e' riuscito a sapere da lui i tanti segreti che ha custodito per anni e che hanno consentito a Cosa Nostra di diventare una struttura criminale con legami politici e proiettata in traffici internazionali".
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