Almanacco dei misteri d' Italia


Mino Pecorelli
le notizie del 2004
18 febbraio 2005 - CSM: ANTICIPO' MOTIVI CONDANNA ANDREOTTI, AMMONITO GIUDICE
ANSA:
CSM: ANTICIPO' MOTIVI CONDANNA ANDREOTTI, AMMONITO GIUDICE
Aveva rivelato a un giornalista dell'Unita' il contenuto della motivazione della sentenza che aveva condannato in appello il senatore Giulio Andreotti per l'omicidio Pecorelli, prima che venisse formalmente depositata. Per questo Maurizio Moscato, consigliere della Corte d'appello di Perugia, e' stato condannato dalla sezione disciplinare del Csm alla sanzione dell'ammonimento.
Il magistrato, estensore della sentenza, aveva ritenuto erroneamente che il provvedimento giudiziario fosse gia' stato depositato, per averlo ricevuto indietro con la firma del presidente. Un errore giudicato colposo dal Csm che percio' ha riconosciuto responsabile Moscato della violazione dei suoi doveri di magistrato e di aver compromesso il prestigio dell'ordine giudiziario. La sezione disciplinare ha dunque probabilmente sposato la tesi dell'accusa secondo cui il magistrato avrebbe dovuto considerare che, quando parlo' con il giornalista dell'Unita', la sentenza era ancora nella formale disponibilita' del presidente, cui toccava stabilire il momento del deposito. 
  
 

19 aprile 2005 - LA MEMORIA E L'OBLIO: I CASI CALVI, MATTEI E PIAZZA FONTANA

"Affari italiani"

La memoria e l'oblio/ I casi Calvi, Mattei e la strage di piazza Fontana

Di Elio Franceschi

"L'oblio - scriveva Jorge Luis Borges - è solo una forma della memoria, il suo luogo sotterraneo". Non è facile capire se questo sia un assunto valido per tutte le genti del globo terracqueo. Certamente vale per un paese come l'Italia, d'altra parte così simile per certi versi all'Argentina del premio Nobel. Due Paesi dove idee e persone sono sullo stesso piano: possono scomparire ed essere dimenticate nel giro di poco tempo. La memoria e l'oblio, come due facce di tante medaglie.

E' di pochi giorni fa la notizia che è stata definitivamente archiviata l'inchiesta per la morte di Enrico Mattei, il presidente dell'Eni scomparso nel 1962 in un incidente aereo. Il giudice delle indagini preliminari di Pavia ha accolto la richiesta di archiviazione, presentata dal sostituto procuratore di Pavia, Vincenzo Calia, che nel 1994 ha riaperto le indagini. La procura è giunta alla certezza che il presidente dell'Eni morì a causa di un attentato. Non è stato possibile, però, raccogliere le prove e trovare i mandanti. Così, se non altro, d'ora in poi, nessuno potra più parlare di 'caso Mattei'.

Tutto regolare. Non sappiamo niente di Enrico Mattei, e siamo costretti a 'obliarne' la morte. Come non sappiamo niente di chi ha messo la bomba in Piazza Fontana nel 1969, di chi ha messo quella in piazza della Loggia, a Brescia, nel 1974. Di chi ha ucciso il giornalista Mino Pecorelli nel 1979, di chi ha causato la strage alla stazione di Bologna nel 1980 e quella sul rapido 904, l'Italicus, nel 1984.

Non sappiamo niente. Ma non lo sappiamo in maniera strana. Nel caso dell'assoluzione, nel novembre del 2003, dell'onorevole Giulio Andreotti, imputato per l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli, i giudici palermitani scrissero: "La prova della responsabilita penale dell'imputato [...] è risultata insufficiente, contraddittoria e in alcuni casi del tutto mancante, imponendo pertanto una pronuncia assolutoria ai sensi dell'art. 530 comma 2 del codice di procedura penale". Un'assoluzione, dunque, con la più classica delle insufficienze di prove. L'assoluzione che lascia una striscia di dubbi lunga come una bava di lumaca.

Per dirne un'altra. Dopo 35 anni e 10 processi, ecco che, il 12 marzo 2004, arriva la sentenza della seconda corte d'Appello del Tribunale di Milano. Ci si aspetta che metta la parola fine ai dubbi sulla strage alla Banca nazionale dell'Agricoltura di piazza Fontana, avvenuta il 16 dicembre 1969: 17 morti e 84 feriti. E infatti, la sentenza toglie i dubbi dichiarando che la strage resta senza colpevoli. O meglio i soli colpevoli sono i neofascisti Freda e Ventura. Che però non sono più perseguibili perch‚ gia assolti per lo stesso reato.

Ancora. Nel 1982, l'11 giugno il banchiere Roberto Calvi scomparve. Ce lo ritrovammo sui teleschermi sette giorni dopo, la sera del 18 giugno, impiccato a una trave del ponte dei Frati Neri, a Londra. Oggi, 23 anni dopo, il giudice delle indagini preliminari Orlando Villoni ha rinviato a giudizio l'ex cassiere della mafia Pippo Calò, l'imprenditore Flavio Carboni, la sua ex compagna Manuela Kleinzig e l'ex boss della Banda della Magliana Ernesto Diotallevi. Tutti accusati dell'omicidio dell'ex presidente del Banco Ambrosiano. La prima udienza del processo è stata fissata per il 6 ottobre. Ma oggi, chi si ricorda più di Roberto Calvi e di Flavio Carboni e della banda della Magliana' Sara anche vero, come scrisse Freud, che l'oblio "non è mai completo, perch‚ nella vita psichica nulla può scomparire". Qui da noi, nel Paese reale, può scomparire la memoria. E a volte anche l'oblio.

 


 

@ scrivi all' almanacco dei "misteri d'Italia"

Il processo di primo grado
La sentenza di primo grado
L' audio della sentenza di primo grado
La sentenza del processo Andreotti di Palermo
Le notizie del 2000
Le notizie del 2001
Le notizie del 2002
Le notizie del 2003
Le notizie del 2003
Cronologia essenziale
Il fatto
Bibliografia essenziale

Fontana
Agca
Pecorelli
Calabresi
Mafia
P2
Autobombe
Suicidi
Ustica
Bologna
Treni
Brescia
Questura
Gladio
Varie
Moro
Cronologia
 Rogo Primavalle
Ultimissime
 Sinistra
Links
Destra
Documenti
Homepage