Almanacco dei misteri d' Italia
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le notizie del 2002 - settembre/ottobre |
17 settembre 2002 - PROCESSO APPELLO PECORELLI: UDIENZA RINVIATA PER SCIOPERO AVVOCATI
ANSA:
E' saltata a causa dell' astensione degli avvocati - che hanno tutti aderito alla protesta indetta dalle camere penali - l' udienza di oggi del processo d' appello, in corso a Perugia, per l' omicidio di Mino Pecorelli. Le parti torneranno quindi in aula giovedi' prossimo, alle 9, quando riprendera' la requisitoria del pm. Altre udienze sono state gia' fissate anche il 26 e il 27 settembre. Entro questa data i pubblici ministeri Alessandro Cannevale e Sergio Matteini Chiari dovrebbero concludere il loro intervento con le richieste alla Corte.19 settembre 2002 - PROCESSO APPELLO PECORELLI: PM CHIEDE 24 ANNI PER ANDREOTTI E ALTRI IMPUTATI
ANSA:
Il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 24 anni di reclusione del senatore a vita Giulio Andreotti al termine della requisitoria nel processo d'appello per l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli, in corso a Perugia. Stessa richiesta anche per gli altri 5 imputati. Il pm ha infatti chiesto alla Corte d'assise d'appello di infliggere 24 anni di reclusione anche a Claudio Vitalone, Gaetano Badalamenti, Giusepe Calo', Michelangelo La Barbera. Per tutti e' stata sollecitata la concessione delle attenuanti generiche. Nessuno di loro era oggi in aula. Andreotti, Vitalone, Badalamenti e Calo' vengono processati come i presunti mandanti del delitto; La Barbera e Carminati sono invece ritenuti dall'accusa come gli esecutori materiali. Tutti sono stati assolti "per non avere commesso il fatto" al termine del processo di primo grado, conclusosi il 24 settembre del 1999. Il 30 aprile precedente i pm Fausto Cardella e Alessandro Cannevale avevano chiesto per i 6 la condanna all'ergastolo.
"Perseverare e' diabolico": e' questo l' unico commento di Giulio Andreotti alla notizia che il pm di Perugia ha chiesto la sua condanna a 24 anni di reclusione nel processo d' appello per l' omicidio di Mino Pecorelli. Il senatore a vita non era presente questa sera nell' aula bunker di Capanne, ma e' rimasto nella propria abitazione romana. A comunicargli la notizia per telefono sono stati i suoi difensori. Andreotti non ha partecipato finora a nessuna delle udienze del processo di secondo grado. "Ma prima della conclusione del processo sicuramente verra"' ha assicurato l' avvocato Giulia Bongiorno che lo difende insieme al penalista Franco Coppi.
"Non c' e' assolutamente nulla di nuovo. Quelli del pm sono gli stessi argomenti proposti nel corso del giudizio di primo grado e ampiamente superati dalla sentenza assolutoria che ha chiuso quel processo": lo ha detto il difensore di Giulio Andreotti, l' avvocato Franco Coppi, commentando le richieste di condanna del pubblico ministero. "Rimane la delusione e l' amarezza - ha affermato ancora il penalista - per una procura che continua a insistere su una ipotesi accusatoria assolutamente inconsistente". L' avvocato Giulia Bongiorno, un altro dei difensori del senatore a vita, ha sottolineato che "dopo nove anni e' cambiato il motivo per il quale il nostro assistito avrebbe fatto uccidere Pecorelli, dal memoriale Moro si e' passati alla vicenda degli 'assegni del presidente' e a quella 'Italcasse'". "E' una cosa - ha sottolineato - forse mai verificatasi in un processo per omicidio. Dalla requisitoria emerge poi che l' unica accusa che viene fatta ad Andreotti e' rappresentata dal 'capo di imputazione Salvo (il presunto rapporto con i cugini Nino e Ignazio, considerati gli esattori della mafia - ndr)'. Dovremmo introdurre nel codice penale un nuovo articolo perche' questa e' l' unica cosa intorno alla quale tutto ruota".(di Claudio Sebastiani)
Per l' accusa i responsabili dell' omicidio di Mino Pecorelli sono sempre loro: Giulio Andreotti, Claudio Vitalone, Gaetano Badalamenti, Giuseppe Calo', Michelangelo La Barbera e Massimo Carminati. "Condannateli a 24 anni di reclusione" chiede il pg Sergio Matteini Chiari alla Corte d' assise d' appello di Perugia al termine della sua requisitoria. In pratica la stessa conclusione alla quale arrivarono, il 30 aprile del 1999, i rappresentanti dell' accusa nel processo di primo grado (poi terminato il 24 settembre dello stesso anno con l' assoluzione di tutti gli imputati). Cambia solo la quantificazione della pena, ergastolo tre anni fa, 24 anni oggi. Il sostituto procuratore generale Matteini Chiari chiede infatti ai giudici di secondo grado la concessione agli imputati delle attenuanti, considerate equivalenti alle aggravanti. Uno "sconto" legato all' eta' avanzata di Andreotti e Badalamenti, al fatto che il senatore a vita e Vitalone sono incensurati, alla giovinezza di Carminati e La Barbera al momento del delitto, all' ambiente in cui e' cresciuto Calo'. Ma oltre alla quantificazione della pena, rispetto a tre anni fa cambia il clima nel quale si svolge il processo perugino. La richiesta del pm arriva poco dopo le 21 in un' aula semivuota, senza imputati e telecamere, con appena cinque avvocati sui banchi e con le sedie riservate al pubblico vuote. Niente a che vedere con l' affollamento del processo di primo grado. Per i pm - Alessandro Cannevale, il magistrato che ha seguito l' inchiesta fin dall' inizio, e Matteini Chiari - rimane la validita' della ricostruzione accusatoria originale. Nella loro requisitoria i due magistrati ne hanno ribadito i concetti cardine, cercando di confutare le motivazioni della sentenza assolutoria di primo grado. Hanno sostenuto che Pecorelli venne ucciso a Roma il la sera del 20 marzo del 1979 con quattro colpi di pistola per fermare la sua attivita' di giornalista. Gli articoli pubblicati da "Op, Osservatorio politico", il settimanale che dirigeva, potevano infatti avere conseguenze letali per la carriera di alcuni uomini politici, in particolare Andreotti, e per l' attivita' di vari elementi della criminalita' organizzata. L' omicidio sarebbe stato quindi realizzato da elementi di Cosa nostra, attivata da mandanti politici attraverso loro conoscenze personali, in collaborazione con figure della cosiddetta banda della Magliana (in particolare i testaccini). I due pm hanno rivendicato la "piena credibilita"' di Tommaso Buscetta, delle confidenze che - ha sempre sostenuto don Masino - gli fecero Badalamenti e Stefano Bontate, i quali si sarebbero assunti la responsabilita' dell' omicidio Pecorelli. Rivelazioni che dovevano essere autentiche perche' la reputazione di bugiardo sarebbe stata micidiale per due mafiosi come loro. E credibili - ritengono i rappresentanti dell' accusa - sono anche i pentiti della banda della Magliana. Nella requisitoria i pm hanno poi ricordato quelli che considerano i moventi del delitto, dal memoriale Moro (che sarebbe stato consegnato a Pecorelli dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa) allo scandalo Italcasse, alla cosiddetta vicenda degli "assegni del presidente". "Perseverare e' diabolico" commenta Andreotti alla notizia della richiesta del pm. Di argomenti "gia' sentiti e ampiamente superati" parla l' avvocato Franco Coppi, difensore dell' ex presidente del Consiglio. L' avvocato Giulia Bongiorno, un altro dei difensori del senatore a vita, sottolinea invece che "dopo nove anni e' cambiato il motivo per il quale Andreotti avrebbe fatto uccidere Pecorelli, dal memoriale Moro si e' passati alla vicenda degli 'assegni del presidente' e a quella 'Italcasse'". E giovedi' prossimo si torna in aula con la parola che passera' alle parti civili.19 settembre 2002 - PROCESSO APPELLO PECORELLI: SOSTITUITO UNO DEI GIUDICI POPOLARI
ANSA:
E' stato sostituito - su sua richiesta a causa di impegni professionali - uno dei sei giudici popolari, una donna, della Corte d' assise d' appello di Perugia davanti ai quali si svolge il processo per l' omicidio di Mino Pecorelli. Il suo posto e' stato quindi preso da uno dei supplenti. Della Corte fanno ora parte - oltre al presidente e al "giudice a latere", entrambi togati - quattro donne e due uomini.20 settembre 2002 - PROCESSO APPELLO PECORELLI: DIFENSORI CRITICANO RICHIESTA ATTENUANTI
ANSA:
"Ieri abbiamo appreso che far parte di Cosa nostra per il pg comporta uno sconto di pena": l' avvocato Giulia Bongiorno, difensore di Giulio Andreotti nel processo d' appello per l' omicidio di Mino Pecorelli, critica le motivazioni con cui sono state chieste le attenuati per Giuseppe Calo' e Michelangelo La Barbera. Chiudendo la sua requisitoria, il sostituto procuratore generale Sergio Matteini Chiari (che ha sollecitato la condanna di tutti gli imputati a 24 anni di reclusione) aveva parlato del clima particolare nel quale hanno vissuto Calo' e La Barbera, sottolineando come questo quasi li vincolasse "a certi comportamenti". Motivi per i quali ha invitato la Corte d' assise d' appello a concedere loro le attenuanti (considerate equivalenti alle aggravanti), chieste anche per gli altri quattro imputati, ma per ragioni diverse. "E' un paradosso - ha detto l' avvocato Bongiorno - che questa attenuante non sia stata riconosciuta ad Andreotti (per lui il pg ha sollecitato quella per l' eta' avanzata - ndr) il quale secondo la procura di Palermo e' un mafioso doc e si bacia con Toto' Riina". Critico anche l' avvocato Carlo Taormina, difensore di Claudio Vitalone. "Non e' la prima volta - ha sottolineato il legale - che la procura di Perugia si produce in motivazioni eccentriche". L' avvocato Taormina ipotizza poi che con la richiesta delle attenuanti generiche e quindi di condanna a 24 anni di reclusione il reato sia ormai prescritto. "La decisione del pg - ha affermato - e' velenosa. E' infatti in rotta di collisione con i risultati di anni di dibattimento attraverso il quale sono state smascherate le menzogne dell' inchiesta. Chiedendo le attenuanti generiche, poi, si doveva poi applicare la prescrizione". Di "sconcerto e segno di debolezza" parla invece il difensore di Massimo Carminati, l' avvocato Giosue' Bruno Naso. "Se si e' convinti che gli imputati sono colpevoli di omicidio - ha detto - non c' era altra condanna da chiedere se non l' ergastolo. Parliamo infatti di un omicidio premeditato e dal movente, secondo la procura, spregevole: volere far tacere per sempre un giornalista scomodo. Questa mediazione sui 24 anni mi sembra tanto un espediente per non gravare piu' di tanto di responsabilita' i giudici. Chiedere le attenuanti generiche per gente come Calo' e Gaetano Badalamenti, gravati da numerosi ergastoli, e' strumentale e sconcertante". Secondo l' avvocato Naso "ancora una volta la procura di Perugia non ha avuto il coraggio di andare fino in fondo: o si chiedeva l' ergastolo o si chiedeva l' assoluzione".20 settembre 2002 - PROCESSO APPELLO PECORELLI: DAI GIORNALI
"Il Messaggero"
Perugia, processo d'appello per l'uccisione del giornalista Pecorelli. Dura requisitoria della pubblica accusa
Il pm: 24 anni di carcere per Andreotti
"E' uno dei mandanti del delitto". Il senatore: "Perseverare è diabolico"
di ITALO CARMIGNANI
PERUGIA - Nell'aula sorda e vuota di un carcere-bunker la giustizia è tornata a chiedere la condanna del senatore a vita Giulio Andreotti. Ventiquattro anni di carcere, perché ritenuto uno dei mandanti dell'omicidio del giornalista Mino Pecorelli. Gli fanno compagnia gli altri imputati del processo d'appello in cui si è tentato di nuovo di ricostruire e dare una soluzione a uno dei più grandi misteri d'Italia, la morte del direttore della rivista Op. Anche per l'ex ministro e già fedelissimo di Andreotti, Claudio Vitalone, e per i boss mafiosi Gaetano Badalamenti e Giusepe Calò, come per i killer Michelangelo La Barbera e Massimo Carminati, gli anni di reclusione richiesti sono stati ventiquattro.
Per tutti è stata sollecitata la concessione delle attenuanti generiche, menzione speciale in questo senso per l'età di Andreotti. Invidiabile, quindi. Il senatore a vita non era presente nel salone bianco del carcere di Capanne, piazzato nella più umida periferia di Perugia, che una volta finito il processo diventerà palestra per le guardie carcerarie. Il suo avvocato, Franco Coppi, gli ha comunicato la notizia per telefono. E lui, sempre lucidissimo, è stato lapidario: "Perseverare è diabolico", ha detto, probabilmente con un leggerissimo sorriso.
Il processo d'appello e il pubblico ministero Sergio Matteini Chiari gli hanno di nuovo attribuito un ruolo importante: Andreotti, Vitalone, Badalamenti e Calò vengono processati come i presunti mandanti del delitto. Mentre La Barbera e Carminati sono invece ritenuti dall'accusa come gli esecutori materiali dell'omicidio. Era già successo tre anni fa, quando i pubblici ministeri Fausto Cardella e Alessandro Cannevale chiesero, nella stessa aula, la condanna all'ergastolo per tutti. Finì esattamente all'opposto: tutti vennero assolti per non avere commesso il fatto.
Era il 24 settembre del 1999. Venti anni da un'altra data importante, il 20 marzo '79: l'uccisione di Carmine Pecorelli, detto Mino, direttore della rivista Op. A sparare erano stati due sicari, ad ucciderlo quattro proiettili. Due di questi, di tipo Gevelot, provenivano dal deposito di armi del ministero della Sanità, quello gestito dalla Banda della Magliana. E da qui che uscirà il nome di Carminati, uno della banda. Poi, nel '93, venne Buscetta, deciso a vuotare il sacco in una diversa fase storica e politica: "Pecorelli era in possesso di notizie riguardanti il rapimento Moro, che infastidivano politicamente Andreotti". Il teorema dell'accusa: la mafia scese in campo per fare "un favore" al Presidente, Calò mandò a chiamare in Sicilia Michelangiolo La Barbera, killer selezionato ed esperto. Tanu Badalamenti, il grande padrino, trattò l'affaire con i cugini Salvo, mentre Vitalone curava i dettagli con i boss della Magliana. Vero? Chissà.
Fin qui l'accusa, che ieri però, durante la lunghissima requisitoria non ha chiamato in causa il memoriale di Aldo Moro, bensì un altro scandalo attribuito da Pecorelli ad Andreotti: gli assegni dell'Italcasse, presunte mazzette. Pecorelli trasformò un dossier, consegnatogli dal generale Alberto Dalla Chiesa, in copertina. Dissero che Andreotti si offese molto. Abbastanza per ordinare un omicidio? Commenta l'avvocato Coppi: "Sono gli stessi argomenti già proposti nel giudizio di primo grado già largamente superati da quella sentenza". Ora toccherà alle parti civili, poi alle arringhe. Quindi il nuovo verdetto per un delitto il cui ricordo è tenuto in piedi solo dal più lungo tra i processi italiani.27 settembre 2002 - PROCESSO APPELLO PECORELLI: PARTI CIVILI
"La Nazione"
PERUGIA - E' proseguito con gli interventi delle parti civili il processo di appello per l'omicidio Pecorelli che si svolge al carcere di Capanne. Ieri, alla ripresa pomeridiana ha preso la parola l'avvocato perugino Francesco Crisi (nella foto) che assiste il figlio del giornalista ucciso.
Il legale ha sostenuto che "dietro all'omicidio c'è un unico movente", perchè delle vicende Italcasse, e quindi di Sir e "assegni del presidente", "si parlava nel memoriale di Aldo Moro ritrovato nel 1978 e ancor meglio in quello più ampio del 1990". Carte che il giornalista aveva e "per le quali è stato ucciso".
"Di Italcasse - ha detto il legale - Moro parla già nei documenti recuperati 1978 quando prende in esame i condizionamenti che i vertici dell'istituto avevano subito dalla Dc. Argomento poi approfondito nel memoriale del '90 e proprio qui si gioca la partita perchè Pecorelli aveva anticipato i contenuti di quelle carte. Il movente è quindi unitario". L'accusa aveva chiesto la condanna a 24 anni di reclusione per tutti i sei imputati assolti in primo grado con formula piena.8 ottobre 2002 - RAPINA CAVEAU TRIBUNALE ROMA: PROCESSO RINVIATO AL 2 DICEMBRE
"Il Messaggero"
PIAZZALE CLODIO
Gli uomini del caveau alla sbarra:
presenti solo 3 imputati su 16
E'stato rinviato al 2 dicembre prossimo, a Perugia, il processo ai 16 "uomini d'oro", che nella notte del 17 luglio del 1999, penetrarono nel caveau del Tribunale di piazzale Clodio, rapinando 174 cassette di sicurezza: i proprietari erano magistrati, professionisti e noti avvocati. Il presidente della corte Massimo Ricciarelli dopo avere verificato, tra l'altro, il mancato ritorno di alcune cartoline di convocazione ha disposto prima una breve sospensione e quindi la fissazione della prossima udienza.
Dei presunti responsabili della rapina, secondo l'accusa sono coinvolti alcuni carabinieri del reparto magistratura, solo 3 imputati erano presenti ieri mattina.
Il processo è arrivato a Perugia per legittima suspicione; alcuni magistrati sono parte offesa avendo perso nella rapina documenti importanti ed anche preziosi, piccoli quadri, carte testamentarie ma anche per il coinvolgimento di un magistrato.
Per i 16 "uomini d'oro" chiamati a rispondere dai pm Silvia della Monica, Alessandro Cannevale, Antonella Duchini e Sergio Sottani, le accuse vanno dal furto aggravato, al tentato furto anche dell'ufficio postale della stessa cittadella giudizairia (in questa circostanza i rapinatori usarono la fiamma ossidrica) alla corruzione, alla tentata corruzione appunto, di un magistrato e altri dei 14 capi d'imputazione.
I magistrati ritengono che tra i sedici imputati molti nomi sono legati alla banda della Magliana: figurano Stefano Virgili, Giuseppe Facchini anche Massimo Carminati il cui nome è entrato più volte in inchieste che riguardano rapine ed anche nell'omocidio del giornalista Mino Pecorelli.10 ottobre 2002 - PROCESSO APPELLO PECORELLI: CHIESTA CONFERMA ASSOLUZIONE BADALAMENTI
ANSA:
Ha chiesto la conferma dell' assoluzione di Gaetano Badalamenti con una motivazione che confermi la sua estraneita' all' accusa "ancora piu' incisiva" di quella di primo grado l' avvocato Silvia Egidi, difensore del boss nel processo d' appello per l' omicidio di Mino Pecorelli in corso a Perugia. Badalamenti anche oggi non era collegato in videoconferenza con l' aula di Capanne. Negli ultimi tempi e' stato infatti trasferito per problemi di salute dal carcere di Fairton, nel New Jersey, a una struttura del Nord Carolina. Nel corso della sua arringa l' avvocato Egidi ha sottolineato l' inattendibilita' di Tommaso Buscetta, il principale accusatore del boss. Fu infatti don Masino a sostenere che Badalamenti gli rivelo' di avere ordinato l' omicidio di Pecorelli insieme a Stefano Bontate. "Le affermazioni di Buscetta - ha detto il legale - non sono attendibili, mancano i riscontri e i riferimenti temporali che fa si sono rivelati sbagliati. Sostiene, ad esempio, che Bontate gli parlo' dell' omicidio di Carlo Alberto Dalla Chiesa nel 1980 quando invece il generale venne ucciso due anni dopo. E' poi lo stesso Buscetta a escludere la possibilita' che nel 1979 (quando il giornalista venne eliminato) avesse avuto la possibilita' di ordinare un omicidio". Il legale ha quindi ricordato che tutti gli altri testimoni sentiti nel processo perugino e le indagini svolte dalla procura del capoluogo umbro escludono un coinvolgimento nel suo assistito nel delitto di Pecorelli. Riguardo alle motivazioni della sentenza di primo grado, l' avvocato Egidi ha evidenziato la "sua assoluta logicita"' nella parte che motiva l' assoluzione di Badalamenti. Il processo proseguira' domani con l' arringa dei difensori di Giuseppe Calo'. Anche lui e' stato assolto "per non avere commesso il fatto" al termine del processo di primo grado. Una formula adottata per tutti gli imputati: Giulio Andreotti, Claudio Vitalone, Badalamenti, Calo', Michelangelo La Barbera e Massimo Carminati.11 ottobre 2002 - PROCESSO APPELLO PECORELLI: ARRINGHE DIFESE CALO' E CARMINATI
ANSA:
Hanno criticato le motivazioni della sentenza di primo grado, chiedendo comunque la conferma delle assoluzioni, i difensori di Giuseppe Calo' e di Massimo Carminati nell' udienza di oggi del processo d' appello per l' omicidio di Mino Pecorelli in corso a Perugia. I primi a prendere la parola sono stati i legali del boss mafioso. L' avvocato Walter Biscotti si e' soffermato sui rapporti tra Calo' e Stefano Bontate. ''Alla fine degli anni Settanta - ha affermato l' avvocato Biscotti - tra loro c' era tensione. Nel 1980 scoppio' la seconda guerra di mafia e quindi e' assurdo che nel '79 Bontate potesse chiedere a Calo' un omicidio fuori della cupola mafiosa''. L' avvocato Rosa Conti ha invece ribadito l' impossibilita' che il boss potesse conoscere Danilo Abbruciati, esponente di spicco della banda della Magliana. ''Quando venne progettato l' omicidio Pecorelli - ha affermato il legale - Abbruciati era in carcere ed e' quindi impossibile che avesse avuto contatti con Calo'''. Anche l' avvocato Corrado Oliviero ha spiegato che ''mai sono stati accertati rapporti tra il boss e la banda della Magliana''. Di ''incongruenze nella motivazione della sentenza di primo grado'' ha parlato anche il difensore di Carminati, l' avvocato Giosue' Bruno Naso. Il legale ha poi evidenziato l' inattendibilita' dei pentiti che chiamano in causa il suo assistito. ''Fabiola Moretti - ha detto - sostiene ad esempio di avere visto nel 1979 Carminati con la ferita all' occhio quando invece venne colpito due anni dopo''. Il processo e' stato quindi rinviato a lunedi' prossimo, alle 16, quando parleranno i difensori di Michelangelo La Barbera.14 ottobre 2002 - PROCESSO APPELLO PECORELLI: AVVOCATO DI LA BARBERA
ANSA:
Ha ribadito l' estraneita' del suo assistito nell' omicidio di Mino Pecorelli, l' avvocato Angelo Barone, difensore di Michelangelo La Barbera, nella sua arringa di oggi davanti alla Corte d' assise d' appello di Perugia. In particolare il legale ha sostenuto che la mafia e' estranea al delitto. L' avvocato Barone ha inoltre evidenziato "l' inattendibilita"' dei pentiti che accusano La Barbera. Il processo e' stato quindi rinviato al 23 ottobre prossimo quando prenderanno la parola i difensori di Claudio Vitalone. I sei imputati nel processo perugino sono stati tutti assolti in primo grado "per non avere commesso il fatto".24 ottobre 2002 - PROCESSO APPELLO PECORELLI: DIFESA VITALONE, CONFERMATE ASSOLUZIONE
ANSA:
Ha chiesto alla Corte la conferma dell'assoluzione per Claudio Vitalone, ma con una motivazione "che rispetti i risultati del dibattimento" l'avvocato Carlo Taormina, difensore dell'ex senatore nel processo d'appello per l'omicidio di Mino Pecorelli in corso a Perugia. Il legale ha terminato la sua arringa nell'aula bunker del carcere di Capanne poco prima delle 22. L'avvocato Taormina ha lungamente attaccato le motivazione della sentenza di primo grado che, pur assolvendo Vitalone "per non aver commesso il fatto", criticava in diverse parti il suo comportamento. "Sono stati travisati i fatti", ha affermato il penalista, secondo il quale "una condanna sarebbe stata per assurdo meglio di quelle motivazioni". In apertura di udienza Vitalone aveva annunciato l'intenzione di rinunciare all'istanza di ricusazione del giudice "a latere" Maurizio Muscato presentata in Cassazione (il suo esame e' in programma all'inizio del prossimo mese). Domani, dalle 9, sono in programma le arringhe dei difensori di Giulio Andreotti, gli avvocati Franco Coppi e Giulia Bongiorno.25 ottobre 2002 - PROCESSO APPELLO PECORELLI: PARLA LA DIFESA DI ANDREOTTI
ANSA:
E' arrivato all' aula bunker di Capanne di buon mattino, ha salutato tutti con cortesia poi Giulio Andreotti si e' seduto tra i due suoi difensori, gli avvocati Franco Coppi e Giulia Bongiorno, e ha assistito in silenzio alla loro arringa nel processo d' appello per l' omicidio di Mino Pecorelli che si svolge a Perugia. Il senatore a vita - uno dei sei imputati nel procedimento, tutti assolti in primo grado "per non avere commesso il fatto" - e' tornato a Perugia dopo tanto tempo. Lo ha fatto nel giorno in cui hanno preso la parola i suoi legali. Il primo a parlare e' stato l' avvocato Bongiorno che si e' dedicata inizialmente alle affermazioni di Tommaso Buscetta. In particolare ha ricordato che il 9 aprile del '93 il collaboratore di giustizia venne sentito in Florida, per rogatoria, dai magistrati di Palermo. "In quella occasione Buscetta - ha affermato il legale - sostenne che l' omicidio Pecorelli era stato voluto dai cugini Nino e Ignazio Salvo perche' richiesto da Andreotti. Cinque giorni dopo il verbale venne trasmesso per competenza alla procura di Roma che iscrisse il nostro assistito nel registro degli indagati". Il 2 giugno successivo Buscetta fu quindi ascoltato dai pm della capitale che indagavano sulla morte del giornalista. "Con loro - ha evidenziato ancora l' avvocato Bongiorno - escluse categoricamente di avere saputo di una richiesta di Andreotti per far eliminare Pecorelli". Secondo il legale, quindi, il procedimento nei confronti del senatore a vita "doveva essere archiviato quel giorno". "Questo processo - ha affermato l' avvocato Bongiorno - e' durato nove anni e quattro mesi di troppo. Non esiste l' accusa nei confronti di Andreotti, non esistono ragioni per iscrivere il senatore nel registro degli indagati". Dopo Buscetta l' avvocato Bongiorno si e' dedicata a uno dei moventi indicati dall' accusa per il senatore a vita, il memoriale di Aldo Moro. Nel pomeriggio e' in programma l' arringa dell' avvocato Coppi, ultimo dei difensori dei sei imputati che devono ancora parlare.Un' accusa che c' e' o non c' e' a seconda che le parole di Tommaso Buscetta si leggano in siciliano o in italiano: e' quella rivolta a Giulio Andreotti nel processo per l' omicidio di Mino Pecorelli, secondo l' avvocato Giulia Bongiorno, difensore del senatore a vita davanti alla Corte d' assise d' appello di Perugia. Dopo che don Masino aveva negato un coinvolgimento diretto dell' ex presidente del Consiglio nel delitto i magistrati - ha sostenuto il legale - hanno continuato a trovare nelle sue parole comunque riferimenti accusatori. "Il processo ad Andreotti - ha detto l' avvocato Bongiorno - non si poteva fare senza Buscetta. E' stata cosi' partorita una nuova teoria, quella 'del dialetto siciliano'. L' accusa c' e' ma non si vede". Secondo la penalista tutto ruota intorno a una frase che il pentito sostenne di avere appreso da Gaetano Badalamenti: "ci interessava Andreotti". "Nel normale dialogo italiano - ha sottolineato l' avvocato Bongiorno - queste parole significano che a Badalamenti e Buscetta in qualche modo avevano interesse, loro, per Andreotti. E' stato invece sostenuto dai pm che questo era un modo di dire siciliano normalmente utilizzato da don Masino. Voleva dire, secondo i rappresentanti dell' accusa, che Andreotti aveva interesse, voleva, qualcosa. Io, siciliana vera, vi assicuro che non e' cosi"'. L' avvocato Bongiorno ha quindi spiegato di avere consultato "parola per parola" tutti gli atti giudiziari nei quali parla Buscetta. "E volete sapere - ha chiesto alla Corte - quante altre volte utilizza quel 'ci interessa' che sarebbe un suo modo di dire tipico?. Zero!".
25 ottobre 2002 - PROCESSO APPELLO PECORELLI: PG CHIEDE REPLICA, VERSO CAMERA CONSIGLIO
ANSA:
Ha chiesto di poter replicare ai difensori degli imputati, che hanno concluso stasera le loro arringhe, il sostituto procuratore generale Sergio Matteini Chiari che rappresenta l' accusa nel processo di secondo grado per l' omicidio di Mino Pecorelli. La Corte ha quindi rinviato l' udienza al 15 novembre, fissando gia' le date del 18 e 20 per la prosecuzione del dibattimento e, quindi, per l' ingresso in camera di consiglio. La giornata di oggi e' stata caratterizzata dalle arringhe dei difensori di Giulio Andreotti, presente in aula e rimasto tutto il giorno in silenzio accanto ai propri legali. In mattinata l' avvocato Giulia Bongiorno aveva attaccato la testimonianza di Tommaso Buscetta, per poi dedicarsi alla vicenda del memoriale di Aldo Moro, "un movente - ha sottolineato il legale - ormai venuto meno". Nel pomeriggio, invece, l' altro difensore di Andreotti, l' avvocato Franco Coppi, si e' soffermato a lungo sulle motivazioni della sentenza assolutoria di primo grado. In particolare ha ribadito che Andreotti non conosceva i cugini Nino e Ignazio Salvo. "In questo processo - ha sottolineato l' avvocato Coppi - le accuse nei confronti nel senatore si sono sgretolate". I legali hanno quindi chiesto la conferma dell' assoluzione "per non avere commesso il fatto", ma con una formula ancora piu' ampia.
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Il processo di primo grado
La sentenza di primo grado
L' audio della sentenza di primo grado
La sentenza del processo Andreotti di Palermo
Le notizie del 2000
Le notizie del 2001
Cronologia essenziale
Il fatto
Bibliografia essenziale
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