ALMANACCO DEI "MISTERI D'ITALIA"

 


 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Pecorelli: cronologia
 20 marzo 1979 - Carmine "Mino" Pecorelli viene ucciso a Roma il 20 marzo del 1979 con quattro colpi di pistola calibro 7.65 poco dopo avere lasciato la redazione di Op. Viene aperta un'inchiesta a carico di ignoti affidata al magistrato di turno, dottor Mauro, ed a Domenico Sica. Quando Sica lascia la procura di Roma, l' inchiesta passa a Giovanni Salvi. Nell' indagine vengono coinvolti Massimo Carminati, Licio Gelli, Antonio Viezzer, Cristiano e Giusva Fioravanti.

 15 novembre 1991 - il giudice istruttore Francesco Monastero proscioglie tutti gli indagati per non avere commesso il fatto.

 6 aprile 1993 - Tommaso Buscetta, interrogato dai magistrati di Palermo, accusa Giulio Andreotti e le indagini ripartono. Due giorni dopo il verbale del pentito viene inviato dai pm siciliani a quelli di Roma che il 14 aprile iscrivono Andreotti nel registro delle notizie di reato.

 9 giugno 1993 - la procura di Roma chiede al Senato l' autorizzazione a procedere contro il senatore a vita Giulio Andreotti "in qualita' di mandante" dell' omicidio del giornalista Mino Pecorelli: il reato configurato e' omicidio premeditato in concorso con piu' persone. L'autorizzazione a procedere sara' concessa il 29 luglio. In base alle dichiarazioni di Buscetta il pm Giovanni Salvi indaga anche Gaetano Badalamenti e Giuseppe Calo'.

 17 dicembre 1993 - Dal momento che le dichiarazioni dei pentiti coinvolgono anche il magistrato romano Claudio Vitalone, l'inchiesta arriva alla procura di Perugia, competente ad indagare sui magistrati romani. A Perugia, Vitalone viene iscritto nel registro delle notizie di reato.

 7 gennaio 1995 - in base alle accuse dei pentiti Fabiola Moretti ed Antonio Mancini i pm umbri indagano Michelangelo La Barbera e chiedono la riapertura dell' inchiesta su Carminati.

 20 luglio 1995 - l' allora procuratore capo Nicola Restivo ed i sostituti Fausto Cardella ed Alessandro Cannevale depositano la richiesta di rinvio a giudizio, con l'accusa di omicidio, per Andreotti, Vitalone, Badalamenti, Calo', La Barbera e Carminati. Quest'ultimo chiede ed ottiene di essere processato con il rito immediato, saltando cosi' l'udienza preliminare.

 5 novembre 1995 - il gip Sergio Materia rinvia a giudizio gli altri cinque imputati.

 11 aprile 1996 - a Perugia comincia formalmente il processo. A presiedere la Corte d'assise e' Paolo Nannarone che pero' risulta incompatibile in base alla sentenza della Corte costituzionale sul doppio ruolo dei giudici. Il 27 aprile il processo e' sospeso. Nannarone sara' sostituito da Giancarlo Orzella e il 6 giugno 1996 il processo entra nel vivo.

 9 settembre 1996 - Tommaso Buscetta conferma le accuse contro Andreotti, affermando che Badalamenti e Stefano Bontade gli hanno detto che l' omicidio Pecorelli lo "avevano fatto loro, su richiesta dei cugini Salvo, nell' interesse del sen Andreotti"; secondo Buscetta, Pecorelli poteva pubblicare documenti che riguardavano il caso Moro e che erano in possesso del gen Carlo Alberto Dalla Chiesa. Il giorno dopo, pero', Buscetta ritratta in parte le affermazioni.

 11 gennaio 1997 - il 'pentito' Vittorio Carnovale, ex membro della 'banda della Magliana', afferma che il mandante dell' omicidio del giornalista Mino Pecorelli e' il magistrato Claudio Vitalone.

 28 febbraio 1997 - il medico Gaetano Sangiorgi, genero di Nino Salvo, afferma che il 21 luglio 1993 i giudici di Palermo lo invitarono, 'in modo esplicito, a dire qualcosa su Andreotti'.

 9 luglio 1997 - Pippo Calo', il 'cassiere" della mafia, nega di aver preso parte all'organizzazione dell'omicidio Pecorelli, di aver avuto notizie sul delitto e di essere stato un mafioso.

 5 ottobre 1997 - Giulio Andreotti nega di essere stato infastidito dagli attacchi di Pecorelli o di avere mai saputo che Franco Evangelisti finanziasse "Op". Aggiunge che ne' Evangelisti ne' Claudio Vitalone gli parlarono della cena alla "Famiglia piemontese" in cui l' ex magistrato avrebbe messo in atto un ultimo tentativo di far cessare gli attacchi del giornalista al gruppo andreottiano.

 30 aprile 1999 - i pm Fausto Cardella e Alessandro Cannevale chiedono l'ergastolo per tutti gli imputati del processo: Giulio Andreotti, Claudio Vitalone, Gaetano Badalamenti e Giuseppe Calo' come presunti mandanti dell'omicidio; Michelangelo La Barbera e Massimo Carminati accusati di essere stati gli esecutori materiali.

13 set: il pm Alessandro Cannevale ribadisce la richiesta dell'ergastolo per i sei imputati. 

 20 settembre 1999 - la Corte entra in Camera di consiglio. 

 24 settembre 1999 - dopo quattro giorni di camera di consiglio, la Corte d'assise di Perugia assolve Giulio Andreotti, Claudio Vitalone, Gaetano Badalamenti, Giuseppe Calo', Michelangelo La Barbera e Massimo Carminati.

 1 agosto 2000 - depositate le motivazioni della sentenza.
 

 
 
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