giovedi , 16 marzo 2000
INTERNI



«Caso Moro, troppe falsità
Dalla Chiesa non fu sleale»


Ferdinando Pomarici

L’1 ottobre '78 i carabinieri del generale Dalla Chiesa irrompono in vari covi milanesi della colonna Walter Alasia delle Br ed arrestano nove persone. La base più ricca si rivela quella di via Monte Nevoso dove vengono anche sequestrati documenti relativi all'«interrogatorio» di Aldo Moro. Tra gli arrestati, l'intero vertice della Alasia e, in particolare, Azzolini e Bonisoli, capi nazionali delle Br e componenti del commando di via Fani. La storica operazione era nata dal rinvenimento su un autobus a Firenze di un borsello smarrito: conteneva una pistola, documenti delle Br, un mazzo di chiavi, un certificato per ciclomotore ed il cartoncino di un dentista milanese. Il ciclomotore era stato venduto da un meccanico della zona Lambrate. Il meccanico e il dentista riconoscevano la foto del latitante Azzolini. Il meccanico indicava anche la vicina via Monte Nevoso come la zona da cui lo aveva visto più volte provenire. Nottetempo, i carabinieri individuarono in via Monte Nevoso un portone che si apriva con le chiavi ritrovate, ne videro uscire l'Azzolini, presero in affitto un appartamento nello stabile di fronte e di lì svilupparono le loro indagini, seguendo vari brigatisti in altri covi. Poi l'intervento che mise la Alasia in ginocchio.
Il 27 gennaio 2000 a distanza di oltre 21 anni, un consulente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo e sulle stragi deposita una relazione. Vi si afferma che i carabinieri hanno falsificato la realtà (omettendo di riferire alla Procura di Milano che l'indagine era nata dal rinvenimento del borsello); che appare sospetto il ritardo con cui essi operarono (1 ottobre) rispetto al momento dell'individuazione del covo (primi giorni di agosto); infine che sarebbe sospetta la leggerezza con cui Azzolini avrebbe perso il suo borsello a Firenze, tanto che si ipotizza che egli possa essere stato un infiltrato. Queste conclusioni appaiono in linea con altre presunte «verità» (ma si dovrebbe dire velenose insinuazioni) che vari esegeti hanno consegnato alla storia in questi anni, tra cui la più clamorosa è quella della probabile consegna ad importanti uomini politici, da parte del generale Dalla Chiesa, di documenti sul caso Moro rinvenuti in via Monte Nevoso.
Abbiamo chiesto alla Commissione parlamentare di essere ascoltati, mossi unicamente dal desiderio di tutelare l'onore e la professionalità di ufficiali di polizia giudiziaria cui il Paese dovrebbe essere riconoscente e, in particolare, l'onore di chi non è più in grado di rispondere con la sua voce solo perché ha offerto la sua vita alle istituzioni. Abbiamo così spiegato che la Procura di Milano aveva concordato con i carabinieri di omettere negli atti formali l'ininfluente riferimento al borsello ed ai riconoscimenti di Azzolini al solo fine di tutelare la vita di chi li aveva effettuati. Abbiamo spiegato di essere stati informati dai carabinieri dell'iter investigativo in ogni sua piega. Abbiamo aggiunto che Azzolini, a nostro avviso, è un brigatista «vero» e «serio» e che nessun documento scomparve da via Monte Nevoso. Abbiamo anche ricordato che il ritrovamento casuale del '90 di documenti in un doppio fondo non presenta alcun mistero, come ha dimostrato una perizia: è l'unica e scusabile lacuna dei carabinieri.
Abbiamo, infine, rispettosamente suggerito alla Commissione di ascoltare, prima di pervenire alle sue conclusioni, non solo gli attuali vertici dell'Arma (forse non direttamente a conoscenza di quanto avvenne nel '78) o improbabili esperti ministeriali che nessun inquirente conobbe negli «anni bui» della Repubblica o ex brigatisti in cerca di platea ma gli uomini che direttamente condussero le indagini, eventualmente il meccanico, il dentista, chi affittò l'appartamento ai carabinieri e magari i magistrati di Firenze.
Questo è stato il nostro umile contributo in quattro ore e mezzo di audizione. Ci au guriamo che ciò aiuti la Commissione nel suo difficile ed alto compito e che serva a far capire al Paese che, tra tanti misteri, veri e reali, vi sono nella sua storia anche delle certezze: una di queste è la fulgida storia dell'indagine di via Monte Nevoso, la dedizione assoluta alle istituzioni di chi la condusse. Perché nessuno dimentichi che chi la diresse è non casualmente uno dei martiri di questa Repubblica.

Procuratore Aggiunto di Milano

Componente del Csm, già sostituto presso la Procura di Milano