Almanacco dei misteri d' Italia
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2005 |
29 gennaio 2005 - ROGO PRIMAVALLE: CONDANNE CANCELLATE
"Il Corriere della sera"
Condanne cancellate per il rogo di Primavalle
Prescritte le pene a 18 anni per i tre ex di Potere operaio Ora possono tornare in Italia. Il legale: un verdetto non può essere persecuzione infinita
Bruciarono la casa di un militante del Msi, morirono i fratelli Mattei
Bianconi Giovanni
ROMA - Colpevoli restano colpevoli, ma in galera non ci andranno più. Almeno per quel reato, la "strage di Primavalle". Da ieri i condannati per il rogo avvenuto a Roma la notte del 16 aprile 1973 in cui morirono i fratelli Virgilio e Stefano Mattei, 22 anni il primo e 8 il secondo, sono uomini liberi. Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo, latitanti da sempre (il solo Lollo scontò 2 anni di carcere preventivo) possono tornare alla luce del sole, anche in Italia, senza rischiare l' arresto. La corte d' assise d' appello di Roma ha dichiarato estinte per prescrizione le condanne a 18 anni di pena ciascuno. L' istanza era stata presentata dall' avvocato Francesco Romeo, difensore di Clavo. La Procura generale ha espresso parere favorevole estendendo d' ufficio la richiesta agli altri due condannati, e la Corte ha detto sì. Liberi tutti, dunque, per mancata esecuzione delle condanne. Finisce così la travagliata storia giudiziaria cominciata una notte di 28 anni fa, quando i tre che allora militavano nel gruppo di Potere operaio - mai confessi, anche dopo la sentenza definitiva - incendiarono la porta della casa in cui viveva con la famiglia il segretario della sezione del quartiere romano di Primavalle del Movimento sociale italiano, Mario Mattei. I processi ebbero andamenti ed esiti contraddittori. Lollo, che all' epoca aveva 22 anni, fu arrestato quasi subito, Clavo e Grillo - 20 e 32 anni - fecero in tempo a scappare. In primo grado, nel 1975, l' accusa chiese l' ergastolo per il reato di strage, ma la corte d' assise assolse gli imputati per insufficienza di prove. Sei anni dopo la corte d' assise d' appello annullò quella sentenza perché uno dei giudici popolari era "affetto da malattia di natura neuropsichiatrica". Dopo la conferma della Cassazione gli atti tornarono ad altri giudici di secondo grado, che nel dicembre ' 86 dichiararono gli imputati colpevoli, ma non del delitto di strage: incendio doloso, duplice omicidio colposo, uso di esplosivo e materiale incendiario. Totale delle pene, 18 anni ciascuno. La Corte di Cassazione ha confermato questa sentenza nell' ottobre 1987, ma Lollo, Clavo e Grillo sono rimasti latitanti. Lollo si scoprì in Brasile dopo qualche tempo, degli altri nessuno traccia. Oggi quelle condanne sono prescritte, in base all' aritmetica giudiziaria. L' articolo 172 del codice penale dice che "la pena della reclusione si estingue col decorso del tempo pari al doppio della pena inflitta". In questo caso, però, non il doppio di 18, cioè 36. Perché quel 18 è la somma di singole condanne a 8 anni per l' incendio doloso, 3 anni più altri 3 per i due omicidi colposi, e altri 4 per altrettante condanne da un anno ciascuna per l' esplosivo. Per la prescrizione dev' essere conteggiata ogni singola pena, e qui la più alta è di 8 anni, che si estingue in 16. Decorrevano dal 13 ottobre 1987, sono scaduti il 12 ottobre 2003. "La corte ha applicato correttamente la legge e i principi costituzionali sui quali si fonda la prescrizione della pena - commenta l' avvocato Romeo -. La pena non è né può essere persecuzione infinita da un lato e strumento di vendetta sociale dall' altro, sicché trascorso un determinato periodo di tempo lo Stato, per un principio di elementare civiltà giuridica, non ha più interesse alla sua esecuzione in quanto ritiene che il condannato, se nel frattempo non ha commesso altri reati, si sia ravveduto". E il difensore di Clavo aggiunge: "Mi auguro che ora i rappresentanti del ceto politico evitino la rituale richiesta di leggi più aspre, pene più severe, punizioni per i giudici e mettano piuttosto in cantiere proposte di soluzioni politiche per quanto accaduto in quel periodo: amnistia o indulto con contestuale divulgazione di tutto ciò che su quegli anni è custodito negli archivi di Stato, in modo che tutti sappiano e tutti possano comprendere. Solo così si potrà superare politicamente quella tormentata stagione della nostra storia, e solo così si potrà rispettare il dolore dei parenti di tutte le vittime, cui va la mia comprensione e il mio rispetto. Bisogna fare i conti con la storia altrimenti la storia, prima o poi, presenta il conto".
Giovanni BianconiLA STORIA LE TAPPE IL ROGO Aprile 1973 A Roma, in via Bibbiena, nel quartiere di Primavalle, nella notte tra il 15 e il 16 aprile del 1973 viene versata una tanica di benzina sotto la porta dell' abitazione di Mario Mattei, segretario della sezione dell' Msi "Giarabub"
IL BILANCIO Due morti Mattei e la moglie Anna riescono a uscire e a mettere in salvo quattro dei loro sei figli. Gli altri due, Virgilio, 22 anni, e Stefano, soltanto 8, rimangono bloccati nell' appartamento e muoiono bruciati
IL PROCESSO Tre condannati Nel 1987, per la strage di Primavalle, vengono condannati in via definitiva, a 18 anni, per incendio doloso, duplice omicidio colposo, uso di esplosivo e materiale incendiario Achille Lollo e altri due militanti di Potere operaio: Marino Clavo e Manlio Grillo
LA LATITANZA Lollo è in Brasile I tre di Potop sono latitanti. Achille Lollo, che oggi ha 52 anni, vive in Brasile dal 1986. Nel ' 93 era stato arrestato a Rio de Janeiro su mandato di cattura internazionale. Dopo 8 mesi e mezzo in cella era stato rimesso in libertà. L' anno scorso si è parlato di lui perché risultava iscritto per la circoscrizione di Rio all' elenco degli elettori del Viminale per le elezioni dei ComitesANSA:
ROGO PRIMAVALLE: CONDANNE ORMAI PRESCRITTE
Le condanne inflitte ai tre colpevoli del rogo di Primavalle, nel quale morirono i fratelli Mattei, sono ormai estinte.
Secondo quanto scrive oggi il "Corriere della Sera", infatti, ieri la corte d'appello di Roma, su istanza del legale di uno dei condannati, Marino Clavo, ha accolto la richiesta calcolando che la pena si e' estinta il 12 ottobre 2003, 16 anni cioe' dalla condanna definitiva, il 13 ottobre 1987.
Secondo quanto prescrive il codice penale, all'art.171, "la pena della reclusione si estingue con decorso del tempo pari al doppio della pena inflitta".
I tre colpevoli, Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo, sono stati condannati in via definitiva dalla Cassazione a 18 anni ciascuno, ma il calcolo si fa sulla pena maggiore, 8 anni per il reato di incendio doloso, e quindi ecco i 16 anni dopo i quale c'e' l'estinzione.
L' incendio divampo' la notte del 16 aprile 1973, quando i tre allora militanti di Potere Operaio, appiccarono il fuoco alla porta dell'abitazione del segretario della sede del Msi di Primavalle, Mario Mattei. Due dei suoi sei figli, Virgilio di 22 anni e Stefano di soli 8, rimangono bloccati nell'appartamento e muoiono. Individuati i tre colpevoli, solo Lollo sconta 2 anni di carcere preventivo e poi viene scarcerato,gli altri due riescono a fuggire, facendo perdere ogni loro traccia. Solo Lollo verra' poi individuato in Brasile, e le autorita' italiane, nel 1993, ne chiederanno l'estradizione, ma per i giudici brasiliani il reato era, per lo loro leggi, ormai prescritto.ROGO PRIMAVALLE: LOLLO A RIO CADE DA NUVOLE SU PRESCRIZIONE
E' caduto dalle nuvole Achille Lollo nell'apprendere oggi a Rio de Janeiro del passaggio in prescrizione della sua condanna per il rogo di Primavalle che gli consente, a partire da oggi, di tornare come libero cittadino in Italia.
Lollo, che ha 53 anni e a Rio fa il giornalista curando alcune pubblicazioni di sinistra, ha creato un filtro telefonico facendo dire alla moglie angolana di essere al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre. Ma attraverso fonti attendibili di amici e' giunta la conferma della sua effettiva presenza a Rio e della sua sorpresa riguardo alla decisione della Corte d'Assise d'Appello di Roma, che estingue da oggi per prescrizione, al pari che per i compagni Marino Cravo e Manlio Grillo, la sua condanna a 18 anni di reclusione (di cui due gia' scontati in carcere preventivo).
Lollo ha detto di ritenere che, secondo suoi calcoli, la prescrizione potesse valere solo dal 2007. Si e' riservato comunque di parlare con i suoi legali che a quando sembra non sono stati gli autori diretti della richiesta che ha portato alla sentenza di prescrizione per mancata esecuzione della condanna. Ha escluso comunque in assoluto che il provvedimento possa in qualche maniera indurlo a tornare in Italia.
Lollo vive in Brasile dal 1987. Nel Paese latinoamericano e' stato arrestato per 8 mesi e mezzo nel 1993, ma alla fine la magistratura brasiliana nego' l'estradizione in Italia per analoga prescrizione internazionale del reato.
Lollo a quel tempo aveva gia' due dei suoi quattro figli nati in Brasile. I primi due sono nati invece in Angola, Paese d'origine della moglie e dove Lollo e' rimasto latitante per una decina d'anni. Uno dei suoi primogeniti starebbe effettivamente partecipando in questi giorni al Forum di Porto Alegre.
Lollo aveva 22 anni quando il 16 aprile del 1973 i fratelli Mattei sono morti nel rogo della loro abitazione a Primavalle. Attualmente sta partecipando politicamente al processo di secessione di vari esponenti estremisti del Partido dos Trabalhadores (Pt), critici sull'operato del presidente brasiliano Lula, ed impegnati nella creazione del nuovo Psol (Partito Socialismo e Liberta') gia' presente in forze al Forum Sociale.
La moglie di Achille Lollo, raggiunta telefonicamente dall'Ansa a Rio de Janeiro, ha ammesso questo pomeriggio (locale) che il marito si trova nella metropoli carioca e non a Porto Alegre.
"Ma Achille vuole prendersi un po' di tempo", ha aggiunto. "Mi ha detto di riferire che forse parlera' con tutta la stampa lunedi"".ROGO PRIMAVALLE:MADRE FRATELLI MATTEI,COSI' GIUSTIZIA INFAME
"Se la giustizia ha ritenuto di fare una cosa del genere, per me e' molto infame". Cosi' la madre dei fratelli Mattei ha commentato, durante una intervista al telegiornale de La7, la prescrizione delle condanne dei responsabili del rogo di Primvalle.
"Trovo tutto molto infame - ha aggiunto la donna - io so soltanto che sono 31 anni che aspetto giustizia, 31 anni che vado al cimitero e che piango".ROGO PRIMAVALLE: MANIFESTAZIONE AZIONE GIOVANI A P CLODIO
Una quarantina di giovani del gruppo 'Azione Giovani' di Roma si e' radunata davanti all' entrata della citta' giudiziaria di Piazzale Clodio, a Roma, per una iniziativa simbolica di protesta contro la dichiarazione di prescrizione a carico degli autori del rogo di Primavalle pronunciata dalla Corte d' assise d'appello della capitale.
In testa al gruppo, uno striscione con la scritta "Rogo di Primavalle: l' Italia si vergogna della sua giustizia" e una bandiera italiana listata a lutto.
I giovani di 'Azione giovani' hanno anche diffuso un volantino: "Achille Lollo, Marino Clavo, Manlio Grillo, colpevoli e condannati per l' incendio della casa della famiglia Mattei, grazie alla giustizia italiana oggi sono liberi - si legge - Sono sostanzialmente liberi per mancata esecuzione della condanna: non resta che domandarsi come sia possibile".
Il gruppo, che ha dato lettura del volantino anche mediante un megafono, si domanda: "Come e' possibile che feroci assassini, con l' unico merito di sapersi ben nascondere, siano oggi liberi? Come e' possibile che la procura generale ha consentito tutto questo?". In conclusione, "resta il nostro sdegno - si legge - la nostra ostinazione, la nostra voglia di giustizia. L' Italia si vergogna della sua giustizia!".ROGO PRIMAVALLE:FAMIGLIA MATTEI A'AZIONE GIOVANI',ANDATE VIA
"Andate via, non serve a nulla. Hanno avuto quello che volevano". E' il grido lanciato da Silvia e Giampaolo Mattei, fratello e sorella di Virgilio e Stefano, morti dell'incendio della loro casa nella notte tra il 15 e il 16 aprile 1973.
I due familiari sono giunti visibilmente contrariati sul posto dove era in corso la manifestazione e, dopo essere scesi dalla propria autovettura, per reazione, hanno strappato lo striscione che i manifestanti sostenevano, e chiesto a tutti di andare a casa.
Dopo una brevissima riunione, il gruppo di 'Azione giovani', ha quindi deciso di abbandonare il posto dove si erano simbolicamente radunati.ROGO PRIMAVALLE: SDEGNO DI AN, POLEMICHE CON FAMIGLIA
SCONTRO ANCHE CON LA MUSSOLINI-VELTRONI,DEVONO SCONTARE PENA
(di Marco Dell'Omo).
Proprio nel giorno scelto per festeggiare il decennale della nascita, An e' riportata al passato con la brutta storia della prescrizione per gli autori del rogo di Primavalle. All'Eur, i ministri e i governatori di An chiamati a discutere del futuro del centrodestra, sono costretti a ricordare le dure contrapposizioni di trent'anni fa, quando i figli di un missino potevano rimanere vittime di un incendio appiccato da tre militanti di Potere operaio, poi condannati a diciotto anni per incendio doloso e omicidio colposo.
Tutta l'elite di An reagisce con sdegno alla notizia che i gli assassini dei fratelli Virgilio e Stefano Mattei, morti tra le fiamme a ventidue e otto anni, potranno tornare in Italia senza piu' rischiare il carcere grazie all' applicazione dell'articolo 172 del codice di procedura penale da parte della corte d'assise d'appello di Roma.
Quel giorno , il 16 aprile 1973, molti di loro erano ancora fuori dalla politica, altri erano giovanissimi militanti del Fronte della Gioventu' e ricordano il clima di violenza politica in cui si viveva. Oggi tutti parlano di sdegno, incredulita', rabbia. Ma le reazioni dei dirigenti di An si scontrano contro il muro della famiglia Mattei e dei suoi rappresentanti legali, che rifiutano la solidarieta' del partito di Fini: dal loro comportamento (quello striscione dei giovani di An stracciato dai fratelli superstiti di fronte al Tribunale di piazzale Clodio) e' evidente che non si sentono rappresentati dagli eredi del Movimento sociale. La loro rabbia esprime la solitudine di chi, dopo una vicenda che dura da trentadue anni, vede gli assassini condannati con sentenza passata in giudicato cavarsela senza mettere piede in carcere. L'avvocato della famiglia, il penalista Luciano Randazzo, parla di "gravi responsabilita' politiche" e senza mezzi termini invita il ministro Gianni Alemanno (che aveva appena detto "non puo' finire cosi' , faremo pressioni con i nostri avvocati perche' questa storia non finisca cosi' ") a "stare zitto".
Alemanno ha chiamato l'avvocato sul cellulare per farsi spiegare il perche' di quell'accusa. In modo civile ma fermo, l'avvocato ha spiegato il punto di vista della famiglia: il rimprovero che i Mattei muovono al Governo e' di "non essere riuscito, nonostante numerose sollecitazioni, a portare a termine le procedure di estradizione dei colpevoli". Alemanno ha risposto dicendo che parlera' con il ministro della Giustizia Castelli per chiedergli conto dell'accaduto.
Su questa frattura tra An e la famiglia Mattei si inserisce immediatamente Alessandra Mussolni, ormai ai ferri corti con il suo ex partito. La Mussolini si ricollega alle parole dell'avvocato Randazzo, e commenta sarcastica: "Che razza di gente sta all'Eur...", subito rimbeccata da La Russa ("Nel 73 io c'ero, la Mussolini no").
Il fatto e' che la prescrizione accordata a Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo e' frutto di una precisa applicazione del codice di procedura penale, secondo il quale una volta passato un tempo pari al doppio della pena ricevuta, il latitante non puo' piu' essere incarcerato. I dirigenti di An lo sanno: accanto al "dolore e all'angoscia" di cui ha parlato Maurizio Gasparri, nessuno polemizza direttamente con i magistrati che hanno applicato il codice, molti guardano al futuro. Se Francesco Storace chiede al ministro Castelli "di farci sapere perche' e' successo questo scandalo", la capogruppo europea Roberta Angelilli propone di portare il caso davanti alla corte per i diritti dell'uomo, mentre il parlamentare Alberto Arrighi dice che bisogna "rivedere radicalmente la forma di prescrizione". Ignazio La Russa non condivide: "Chi si interroga sui tempi di prescrizione dei reati vedra' che quando lo Stato non si attiva cento anni non bastano"; per lui , infatti, il problema e' che "lo Stato in questo caso e' stato assente". Altri ancora, come Enzo Fragala', allargano il discorso: il deputato di An dice che "lo scandalo non e' la prescrizione ma la latitanza grazie a coperture e complicita' anche istituzionali e politiche", per cui promette di portare la questione di fronte alla commissione Mitrokhin. I terroristi rossi, e' la sua convinzione, hanno infatti goduto dell'appoggio e della complicita' "annidate nei gangli istituzionali dell'Italia degli anni '70 e '80".
Se non fosse stato per il diessino Walter Veltroni, la vicenda, con le sue code polemiche, sarebbe restata confinata nel cortile della destra. "Quello dei fratelli Mattei fu uno dei delitti piu' efferati della storia del terrorismo italiano. I responsabili non possono tornare nella nostra citta' senza scontare la pena", ha detto il sindaco di Roma, che gia' da tempo ha deciso di intitolare una strada ai fratelli Mattei.30 gennaio 2005 - ROGO PRIMAVALLE: DAI GIORNALI
ANSA:
ROGO PRIMAVALLE: BOTTA E RISPOSTA CASTELLI-ALEMANNO
Prosegue il botta e risposta tra il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, e il ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, dopo la prescrizione delle condanne ai tre ex militanti di Potere operaio, responsabili del rogo di Primavalle in cui morirono i fratelli Stefano e Virgilio Mattei, nel 1973.
"Chiedero' conto al ministro Castelli", aveva affermato ieri Alemanno riferendosi al fatto che il Governo "non e' riuscito a portare a termine la procedura di estradizione". Dei tre, condannati dalla Cassazione a 18 anni ciascuno, Achille Lollo era stato rintracciato in Brasile, gli altri due - Marino Clavo e Manlio Grillo - avevano invece fatto perdere le proprie tracce.
All' affermazione di Alemanno il Guardasigilli aveva replicato sottolineando che il governo italiano ha fatto "ogni possibile sforzo" per assicurare alla giustizia non solo Achille Lollo, ma "tutti i latitanti". E oggi, Castelli e' tornato sulla vicenda "precisando che in questi anni il ministro Alemanno non mi ha mai chiesto nulla, ne' si e' interessato di questa questione". Il governo, ha aggiunto, "ha fatto quel che poteva fare, purtroppo poco". Questione, ha sottolineato, che sarebbe stata diversa se la pena fosse stata piu' severa: "se fosse stato inflitto l'ergastolo - ha detto il ministro della Giustizia - la pena non si sarebbe prescritta".
Da parte sua, Alemanno ha replicato confermando che Castelli "non ha torto" perche' "non gli ho mai chiesto nulla sulla questione". Il problema e' che "tutto avrei potuto immaginare meno che stesse maturando una prescrizione cosi' assurda e vergognosa" ha aggiunto Alemanno, sostenendo che "semmai doveva essere lui a informare il resto del Governo di questa circostanza".
Stamattina, intanto, a Castelli e' giunta la solidarieta' di Edmondo Bruti Liberati, presidente dell'Associazione nazionale magistrati. "Scontiamo purtroppo - ha detto Bruti Liberati - i limiti del sistema di cooperazione giudiziaria internazionale, ma al ministro Castelli ingiustamente chiamato in causa - ha sottolineato - desidero esprimere solidarieta'. Egli, come d'altronde i suoi predecessori, ha posto in essere tutte le iniziative per ottenere l'estradizione, come d'altronde in tutti i casi di terroristi latitanti". Una sintonia commentata da Alemanno: "e' curioso che Bruti Liberati e Castelli - ha detto il ministro delle Politiche agricole - che litigano praticamente su tutto, si trovino oggi solidali soltanto in un' auto-giustificazione reciproca dell'impunita', che oggi e' definitivamente sicura per gli assassini di Primavalle".
Secondo il legale della famiglia Mattei, Luciano Randazzo, "qualcuno ha volutamente pilotato la notizia della prescrizione del reato per Lollo, Clavo e Grilli" per diffonderla "in coincidenza con l'appuntamento per il decennale di An". Nel corso del quale si e' espresso Gianfranco Fini: "Voglio dire a Veltroni che a sinistra c'e' anche chi ancora oggi non considera quelli assassini, si nutre di odio e di una forte carica di violenza".ROGO PRIMAVALLE: LEGALE MATTEI,PILOTATA NOTIZIA PRESCRIZIONE
RESA NOTA IN COINCIDENZA CON DECENNALE AN
"Qualcuno ha volutamente pilotato la notizia della prescrizione del reato per Lollo, Clavo e Grilli" per diffonderla "in coincidenza con l'appuntamento per il decennale di An". E' la conclusione alla quale e' giunto il legale della famiglia Mattei, Luciano Randazzo, che ha parlato di "una beffa per una parte politica del Paese, Alleanza Nazionale, e per gli italiani".
Il legale ha sottolineato che "il dispositivo della Corte d'Appello sul caso e' stato depositato una settimana fa circa" ma che "la notizia e' stata diffusa per una strana coincidenza quando era cominciato il decennale di An".
Randazzo ha detto di essere convinto che "i tre personaggi non hanno mai agito di loro iniziativa; ho sempre detto - ha proseguito - che dietro di loro c'e' qualcuno che li ha pilotati".
Il legale ha detto che convochera' probabilmente per martedi' pomeriggio nel proprio studio professionale la conferenza stampa annunciata ieri per individuare gli strumenti giudiziari di cui intende avvalersi contro la prescrizione per i tre responsabili del rogo di Primavalle. In particolare, Randazzo ricorrera' alla Commissione Europea dei Diritti dell'Uomo e, per quanto riguarda il risarcimento dei danni, al Tribunale ordinario di Roma."La Stampa"
Una strage simbolo degli anni di piombo
ROMA
La foto di quel giovane che si protendeva disperato dalla finestra, bruciato, annerito, carbonizzato, rimane un marchio d'infamia indelebile su quei terribili anni. Roma, 1973. Nella notte, al quartiere Primavalle, un commando di tre militanti di Potere Operaio fa colare del liquido infiammabile sotto la porta di casa Mattei. Mario Mattei, che al tempo aveva 48 anni, di mestiere faceva il netturbino ed era segretario della sezione "Giarabub" dell'Msi. Un proletario tra i proletari. Erano anni in cui la politica si faceva con le mazze. Ci si contendeva, destra e sinistra, il territorio con la violenza. Ma a Primavalle le cose precipitarono e toccarono vette mai più viste prima di ferocia. I tre estremisti di sinistra, infatti, non si accontentarono di far bruciare la porta. Il fuoco attaccò tutto l'appartamento. I Mattei erano una famigliona con tanti figli. Padre, madre e bimbi più piccoli, Giampaolo di 4 e Antonella di 9 anni, per un miracolo si salvarono. Altre due figlie, Silvia di 19 anni e Lucia di 15, riuscirono a scampare all'incendio calandosi da un balcone. Rimasero intrappolati nell'appartamento, e senza scampo, Virgilio di 22 anni e Stefano di 10.
Era di Virgilio il corpo che cercava la salvezza dalla finestra. Stefano, poverino, era talmente piccolo che nemmeno arrivava al davanzale. I vigili del fuoco, quando finalmente riuscirono ad entrare in casa, li trovarono abbracciati. Arsi vivi. Responsabili di quell'orrore erano tre extraparlamentari di Potere Operaio: Achille Lollo, Marino Clavo, Manlio Grillo. Lollo, il più noto, era il figlio di un alto dirigente di una multinazionale farmaceutica. Riuscì a fuggire prima in Svizzera e poi in Svezia e finalmente in Brasile di cui, ormai da 18 anni, è cittadino. Latitanti anche gli altri due assassini, Marino Clavo e Manlio Grillo. Di quest'ultimo si sono perse le tracce in Nicaragua. L'ultimo che vide Clavo fu Valerio Morucci, che all'epoca era responsabile del servizio d'ordine di Potere Operaio, e che poi avrebbe fatto il salto nella lotta armata. Morucci raccontò di aver scovato Clavo a Firenze, di avergli spianato una pistola sotto il naso, e di essersi fatto raccontare tutto. "Erano tre nostri militanti che per loro conto, e senza che noi ne sapessimo niente, ebbero la bella pensata di dar fuoco", ha scritto Morucci nel suo ultimo libro dei tre. Nonostante ciò, Potere Operaio sostenne la tesi che l'attentato fosse un regolamento di conti in ambito neofascista. Infamia su infamia. Da allora, e fino ad oggi, i tre sono sempre stati latitanti. I processi si sono trascinati stancamente. La condanna definitiva a 18 anni è arrivata nel 1987. Una decina di anni fa, poi, nel 1993, Lollo fu anche arrestato in Brasile su mandato di cattura internazionale. Qualche mese in carcere e quindi la libertà. Risulta essere cittadino brasiliano. S'è parlato di lui l'anno scorso quando risultò incredibilmente negli elenchi degli elettori dei Comites, comitati degli italiani all'estero.
fra. gri."La Repubblica"
I TESTIMONI
Piperno, Morucci, Scalzone ricordano la tragedia di Primavalle. "Credemmo a una montatura"
Gli ex raccontano il giorno dell´odio "Fu una feroce piccola guerra civile"
L´ex brigatista in un libro racconta: presi la pistola e Clavo mi raccontò tutta la storia
GIOVANNI MARIA BELLU
ROMA - L´innocenza era stata già perduta. Con la strage di Piazza Fontana, secondo alcuni. Con l´omicidio del commissario Calabresi, secondo altri. Il fatto è che l´innocenza, a guardare le cronologie della violenza politica, in quegli anni la si perdeva quotidianamente. Appena quattro giorni prima, a Milano, i neofascisti avevano lanciato delle bombe a mano contro la polizia e un agente, Antonio Marino, era stato ucciso. Eppure la morte dei fratelli Mattei, nel ricordo dei dirigenti di Potere Operaio dell´epoca, fu qualcosa di atrocemente nuovo, di incredibilmente feroce. Suscitò "orrore", dice Franco Piperno. "Fu qualcosa di inimmaginabile", è il ricordo di Valerio Morucci. Di "sgomento" parla, da Parigi, Oreste Scalzone.
Parrebbe ovvio. Un ragazzo e un bambino bruciati vivi nella loro casa: che altri sentimenti può suscitare un evento simile? Ma è proprio questo il punto. Allora non era per niente ovvio. E infatti ancora oggi il ricordo delle emozioni s´intreccia con quello dello scontro politico. Nell´orrore di Piperno, nello sgomento di Scalzone c´è anche lo sconcerto di due allora giovani dirigenti politici dell´estrema sinistra che costatavano l´assoluta sproporzione tra il fine perseguito dagli attentatori e il costo umano dell´azione. Così, del resto, si ragiona in guerra. Perché questi sono, per i protagonisti, ricordi di guerra. "Una miniguerra civile", dice Piperno.
Quell´azione andava contro le regole. Valerio Morucci - che di lì a poco sarebbe entrato nelle Brigate Rosse - spiega: "Una cosa era colpire un singolo fascista, un´altra la sua famiglia. E´ la stessa differenza che passa tra colpire un obiettivo militare o un obiettivo civile". E Piperno: "C´era qualcosa di allucinato e anche di allarmante. Anche per il mezzo usato, la benzina. Un gesto primitivo, feroce, che dava la dimensione del punto a cui era giunto l´odio".
Ma questa consapevolezza non arrivò subito. "Ci pareva incredibile - ricorda Morucci - che una cosa del genere potesse essere stata fatta da qualcuno di noi. In un primo tempo credemmo alla loro innocenza. Negavano tutto e noi non avevamo motivo di dubitare". "Due li conoscevo bene - dice Piperno - e sono certo che non si proponevano di uccidere. Lo penso ancora oggi, con rispetto per il dolore dei familiari, per la loro sofferenza. Ma per onestà intellettuale lo devo dire: non volevano uccidere. Erano persone normali, non dei criminali sanguinari. E questo non diminuisce la gravità del loro gesto. Serve a capire cosa erano quegli anni".
La posizione ufficiale di Potere operaio e di tutto il movimento dell´estrema sinistra si formò sul modello sperimentato della "montatura poliziesca". Una reazione automatica in quegli anni di montature vere, come quella contro gli anarchici per la strage di Piazza Fontana. Così l´innocenza di Lollo, Clavo e Grillo divenne uno slogan. Una verità politica. Quando, appena un mese dopo l´attentato, i dirigenti di Potere Operaio seppero la verità vera, la tennero nascosta. "Non potevamo fare diversamente, ormai era un fatto politico", spiega Valerio Morucci, l´autore della scoperta.
La vicenda è stata narrata dallo stesso Morucci nel suo "Ritratto di un terrorista da giovane", pubblicato nel 1999 dalle Edizioni Piemme. Anche Piperno la ricorda: "Temevo che volesse torturarli", dice. In effetti, Morucci - dopo aver ricevuto da Lanfranco pace l´incarico di indagare - affrontò molto duramente Marino Clavo. Lo raggiunse in Toscana, dove si era nascosto. "Era lì, impaurito. Rannicchiato sulla poltrona davanti a me.... prendo la borsa e tiro fuori la Walther PPK. Avvito il silenziatore sulla canna... Lui guarda la pistola e in un battibaleno mi snocciola tutta la storia".
"Orrore", "stupore", "sgomento". Ma filtrati dalla logica di guerra, dall´ideologia politica, da un certa concezione del mondo. "Sarei un ipocrita - dice Scalzone - se sostenessi che mi strappai i capelli, che mi misi a piangere. Provo pietà per le vittime, per i loro familiari, certo. Ma quando parlo del mio sgomento mi riferisco soprattutto alla sproporzione tra il costo umano e significato. Mi rendo conto che oggi questo è difficile da capire, può sembrare assurdo. Ma noi di Potere operaio pensavamo di vivere dentro una sorta di insurrezione permanente. Quando ebbi la notizia del rogo di Primavalle, avevo appena scritto un articolo sull´omicidio dell´agente Marino a Milano. Sostenevo che tutto sommato quella storia del poliziotto ucciso dai fascisti ci riguardava poco: si era trattato d´uno scontro tra due componenti del mondo che ci erano entrambe nemiche".
Al contrario di Morucci, Scalzone non ebbe curiosità sull´innocenza o la colpevolezza di Lollo, Clavo e Grillo: "Accompagnai due di loro alla frontiera, li aiutai a espatriare. Non domandai se l´avevano fatto".L´INTERVISTA
Il ministro dell´Agricoltura: non sapevo nulla, ritardi colpevoli
"La soluzione politica adesso si allontana"
Alemanno al Guardasigilli: spieghi lo scandalo
per strada Non posso immaginare che i Mattei incontrino per strada gli assassini
duro colpo Ora diventa ancora più difficile dialogare tra destra e sinistra
BARBARA JERKOV
ROMA - Una brutta notizia, proprio nel giorno in cui la nuova destra celebra fastosamente i suoi primi dieci anni da destra di governo. "Bruttissima, davvero", dice Gianni Alemanno.
Una prescrizione che secondo il vicepresidente di An rende ancora più difficile la speranza di una soluzione politica per gli anni di piombo. "Perché che dialogo ci può essere a questo punto fra destra e sinistra?". Già, che dialogo?
Fuori dal palazzo dei congressi addobbato per il decennale di An, le auto blu ministeriali stazionano su tre file. Dentro, i post missini vengono riacciuffati da un passato che non passa. "È l´incubo di quegli anni che ritorna, gli anni quando ti sentivi dire che ammazzare un fascista non è reato", sospira Alemanno.
Oggi è ministro della Repubblica. Nel 1973 era un ragazzino. Ma se lo ricorda bene il rogo di Primavalle, altroché.
È arrabbiato, ministro?
"Amareggiato, soprattutto, perché questa bruttissima notizia mi riporta alla mente tutta la violenza di quegli anni, tutti quei ragazzi uccisi, di destra e di sinistra".
Dov´era lei nel 1973?
"Facevo il liceo, avevo appena cominciato a occuparmi di politica. Il rogo di Primavalle fu per tutti noi un risveglio spaventoso".
Un risveglio?
"Fino al 1971 non c´era stata una grande tensione. Poi tutto cambia, quando nel ´72 la destra vince alle elezioni e ci troviamo di fronte a un incrudelimento dell´antifascismo militante".
Quello di "uccidere un fascista non è reato".
"Appunto. È in quel clima che la strage dei fratelli Mattei assume un significato devastante per tutti noi. Con la sinistra giornalistica e la sinistra militante che negavano sempre e comunque la possibilità che i cattivi fossero fra loro. Anche se le vittime erano dei nostri, doveva essere sempre tutto frutto di una provocazione interna alla destra".
Citi un caso.
"A scuola prendemmo la fotografia del rogo di Primavalle e ne facemmo un tadzebao. Ce lo strapparono dal muro rifiutando assolutamente di riconoscere la possibilità che i responsabili provenissero dalle file della sinistra".
Adesso che succede? An si farà promotrice di un´iniziativa per bloccare la prescrizione?
"Non si può fare niente. In un primo momento mi ero illuso, ma gli avvocati mi hanno spiegato che non c´è niente da fare".
Il legale della famiglia Mattei accusa il governo. Dice che non avete fatto niente per far estradare i colpevoli, che ci sono stati ritardi inaccettabili.
"Io non ne sapevo nulla, stia certa che di questi ritardi chiederò conto al ministro Castelli. Non posso immaginare la famiglia Mattei che una mattina cammina per strada e incrocia uno di quei tre assassini...".
Anche due terroristi di destra come Mambro e Fioravanti, condannati tra l´altro per la strage di Bologna, sono oggi fuori dal carcere. Anche i familiari delle loro vittime potrebbero trovarsi gomito a gomito con loro mentre fanno colazione al bar.
"Ma Mambro e Fioravanti hanno pagato, non si sono sottratti alla pena, non sono mai scappati come invece hanno fatto Lollo, Clavo e Grillo. Sono casi molto diversi".
In passato lei ha sempre auspicato una soluzione politica per gli ex terroristi. Ha cambiato idea?
"Neanche per sogno, l´ho sempre detto e continuerò a ripeterlo. Solo la politica può chiudere una volta per tutte gli anni di piombo".
Questa prescrizione può segnare una svolta in questo senso?
"Purtroppo no, anzi il contrario. Perché dopo questo scandalo, la soluzione politica mi sembra solo più lontana. E ancora più difficile dialogare e comprendersi fra destra e sinistra".Achille Lollo parla dal Brasile "Sono felice, non me l´aspettavo"
la reazione
ROMA - "Non me l´aspettavo, sono molto contento". Questo il primo commento di Achille Lollo, 53 anni (nella foto), che in Brasile ha appreso la notizia per telefono dal suo avvocato, Tommaso Mancini. "Mi ha chiamato questa mattina - spiega il legale - per chiedere conferma della decisione che mi sembra puntuale ed esatta sul piano giuridico. È stata una telefonata molto breve, ci sentiremo di nuovo dopo aver acquisito il testo originale della decisione della Corte". Secondo l´avvocato Mancini, Achille Lollo, che a Rio fa il giornalista e scrive su alcuni giornali di sinistra, non avrebbe intenzione di tornare in Italia.
La moglie di Lollo, una ragazza angolana, ha creato un "filtro" per le telefonate dall´Italia: "Achille vuole prendersi un po´ di tempo - spiega ai giornalisti - mi ha detto di riferire che forse parlerà con la stampa domani, lunedì". Lollo potrebbe trovarsi, in questi giorni, al Forum Sociale di Porto Alegre assieme a uno dei quattro figli.
Nel pomeriggio, in un nuovo colloquio col suo difensore, Achille Lollo ha aggiunto che, secondo i suoi calcoli, la prescrizione poteva arrivare nel 2007 e ha escluso l´ipotesi di un rientro in Italia. Lollo vive in Brasile dal 1987. Nel paese latinoamericano era stato arrestato nel 1993 ed era rimasto in carcere per 8 mesi e mezzo ma, alla fine, la magistratura brasiliana negò l´estradizione in Italia per analoga prescrizione internazionale del reato. L´ex militante di Potere operaio, che, all´epoca della strage di Primavalle, aveva 22 anni. Due figli sono nati in Angola (dove Lollo è rimasto latitante per 10 anni e ha conosciuto la moglie) e due in Brasile.LA FAMIGLIA
La rabbia dei Mattei che si sentono traditi da tutti: ieri hanno strappato striscioni al corteo di An e "Azione giovani"
"Anche a destra hanno fatto carriera sulla morte dei nostri fratelli"
La madre Mi vergogno di essere italiana. La notizia è stata una mazzata, non ci volevo credere
la famiglia Faremo ricorso contro lo Stato alla assemblea dei diritti dell´uomo della Ue
MASSIMO LUGLI
ROMA - "Mi vergogno di essere italiana. Stamattina, quando mia sorella mi ha chiamata per dirmi che le condanne per gli assassini dei miei figli erano ormai prescritte non ci volevo credere. È stata una vera mazzata".
È una rabbia composta, dignitosa, quella di Anna Maria Marconi, la mamma di Stefano e Virgilio Mattei, le due vittime del rogo di Primavalle. Una rabbia contenuta che la famiglia aveva già espresso nel settembre scorso quando il Comune decise di intitolare ai fratelli Mattei una strada di Roma: "Ringraziamo Veltroni ma non vogliamo speculazioni politiche. Noi non perdoneremo mai".
Dai politici, di ogni colore, i Mattei si sono sempre sentiti traditi e, ieri, Giampaolo e Silvia (due dei cinque scampati alle fiamme) hanno fatto irruzione a piazzale Clodio e a piazza del Popolo per interrompere due manifestazioni organizzate da "Azione giovani" e An: qualche striscione strappato, qualche momento di tensione e urla di "andate via, andatevene, ormai è tutto finito". Poi un incontro con l´avvocato Luciano Randazzo, per decidere le future contromosse giudiziarie.
"Faremo ricorso contro lo Stato italiano all´assemblea dei diritti dell´uomo dell´Unione europea - annuncia Giampaolo Mattei, 35 anni - il governo che si professa di centrodestra non ha fatto assolutamente nulla per tentare di bloccare la prescrizione. Da oggi gli assassini dei miei fratelli sono liberi nonostante l´atrocità di cui si sono macchiati. Potrebbero tornare in Italia senza essere arrestati". Giampaolo, perito informatico, aveva 4 anni quando il padre lo trascinò fuori dall´appartamento in fiamme.
Cosa ricorda di quella notte?
"Niente. Ero troppo piccolo e mi considero la persona più fortunata della mia famiglia. Non ho dovuto rivivere quell´incubo come i miei genitori e le mie sorelle".
Come ha appreso la notizia della prescrizione?
"Da mia madre che l´aveva sentita al telefono da mia zia. La prima reazione è stata di incredulità: sono andato su Internet, poi su Televideo e ho capito che era tutto vero".
Cosa vi addolora di più?
"Il fatto che questi tre personaggi siano sempre rimasti liberi. Soltanto Lollo ha passato un breve periodo in carcere, gli altri nemmeno un giorno".
Prova odio per chi ha ucciso i suoi fratelli?
"Dire che proviamo qualcosa per loro sarebbe dargli importanza come esseri umani. Noi non vogliamo vendetta, non è l´odio che ci anima. Chiediamo giustizia, non giustizialismo. Siamo una famiglia molto unita: io, mia madre e le mie sorelle Antonella, Silvia e Lucia, la pensiamo tutti allo stesso modo".
Vi considerate vittime di un´ingiustizia?
"Si, ma in questo paese non siamo certo i soli. Basta leggere i giornali per capire a cosa mi riferisco".
Vi aspettavate una conclusione simile?
"Assolutamente no. Dai politici avevamo ricevuto alcune assicurazioni che si sarebbero mossi per fare giustizia. Se questo è il risultato...".
A cosa si riferisce?
"Quando andammo a "Porta a Porta" il ministro della giustizia Roberto Castelli ci disse che si sarebbe dato da fare per ottenere l´estradizione di Achille Lollo dal Brasile, e invece la pena è stata semplicemente annullata. Può immaginare la nostra rabbia".
La stessa rabbia di settembre, quando il Comune decise di intitolare una strada a Stefano e Virgilio?
"No, oggi è molto peggio. Ce l´abbiamo anche con i politici che tentano di speculare sulla morte dei miei fratelli. Ogni anno, alle commemorazioni, gli esponenti di destra si facevano vedere e poi scomparivano. Ci sono intere carriere costruite sulla morte dei nostri fratelli".Le reazioni in via Bernardo da Bibbiena, dove nel 1973 morirono i fratelli Mattei
Primavalle, il palazzo del rogo "Qui si è visto troppo orrore"
Poca voglia di parlare:"Ma dimenticare è impossibile"
"Non sappiamo nulla" dice chi abita oggi quelle stanze
Il sindaco aveva proposto di intitolare una strada ai Mattei
GABRIELE ISMAN
Il palazzo è sempre quello, ocra, su quattro piani, "opera realizzata dal ministero dei Lavori pubblici, anno 1957", come dice una targa in marmo all´ingresso del civico sei di via Bernardo da Bibbiena. Al terzo piano della scala D abitava la famiglia Mattei, "padre, madre, e sei figli", come ricorda la signora Maria Lippi, inquilina sessantenne del primo piano dal luglio 1973. Lei quella notte del 16 aprile dello stesso anno ancora non viveva lì, "quando bruciarono l´appartamento di Mattei, e morirono due figli. Io conoscevo sia il grande, Virgilio, che aveva 22 anni, sia il piccolo Stefano, 8 anni, e anche la mamma. Lasciarono l´appartamento subito dopo quella notte". La signora ricorda bene: "Ho sentito al telegiornale che i tre che incendiarono la casa della famiglia non andranno in carcere. Aspetto la giustizia divina: a quella non si scappa".
Nel quartiere c´è poca voglia di parlare di quello che la storia ricorda come il rogo di Primavalle: chi abita oggi in quelle stanze - due camere e cucina assegnate dal ministero dei Lavori pubblici a Mario Mattei, allora segretario della sezione del Movimento sociale - accetta di scambiare poche parole dal citofono. "No, non ne sappiamo nulla, siamo qui da poco" dice una voce maschile. "Qui intorno nessuno ne vuole parlare, ma dimenticare è impossibile - ribadisce la signora Lippi - perché ogni 16 aprile c´è la commemorazione con i mazzi di fiori. Ma per chi vive da queste parti, significa macchine da togliere dalla strada, polizia e carabinieri nella zona, e magari scontri tra chi ricorda le vittime e i ragazzi del centro sociale qui vicino. Qui di orrore se n´è visto fin troppo".
"Io giocavo con Stefano - dice la signora Marina, oggi 44 anni, a spasso con i cani e il marito - perché vivevo con i miei genitori qui dietro. Ricordo quella notte, l´azione allucinante, una grande tristezza per giorni: scendemmo in strada, i miei tennero lontano me e i mie fratelli, ma vedemmo i corpi di Virgilio e Stefano accartocciati che venivano portati via. Per mesi non sono più passata davanti a questo palazzo". Il municipio XIX ha già intitolato un giardinetto alle vittime. "La giustizia non è uguale per tutti" dice sdegnato il presidente Marco Visconti, di An - e nel settembre scorso il sindaco Walter Veltroni propose di intitolare una piazza ai fratelli Mattei: "Un´idea giusta. Non ridà la vita, ma tiene sveglia la memoria" dice il marito di Marina, Carlo, 45 anni. "L´assoluzione dei colpevoli è allucinante" dice lei, poi si riperde nel filo dei ricordi: "Stefano era un bambino dolcissimo: sei bella, mi diceva. Una volta mi chiese se poteva toccarmi il sedere, per gioco: gli altri bambini lo facevano scappando, ma lui era gentile e glielo concessi. Era solo un bambino innocente".31 gennaio 2005 - ROGO PRIMAVALLE: DAI GIORNALI
ANSA:
ROGO PRIMAVALLE:CDL COSENZA, PIPERNO SI DIMETTA DA ASSESSORE
CENSURABILI SUOI TENTATIVI DI GIUSTIFICARE AZIONE COSI' BRUTALE
"Le dichiarazioni del prof. Piperno sono inaccettabili: il rogo di Primavalle, come ha detto giustamente Veltroni, e' una delle pagine piu' truci del terrorismo, dove un bambino di 8 anni e suo fratello di 22 sono rimasti morti in ragione di un odio folle. Piperno si dimetta subito da assessore". A sostenerlo sono stati il leader del centrodestra al Comune di Cosenza, Umberto De Rose, il consigliere comunale di An, Fabrizio Falvo, e Mario Campanella, segretario della fondazione Luigi Filosa.
I tre esponenti del centrodestra fanno riferimento ad una intervista di Piperno, ieri a 'Repubblica', nella quale, a loro avviso, "e' mancata una condanna forte ed energica" dell' episodio.
"Le dichiarazioni di Achille Lollo - e' scritto nella nota - sono disgustose - ma sono censurabili anche i tentativi del prof. Piperno di giustificare un' azione cosi' brutale, che ha lasciato dolore. Il dolore della famiglia Mattei e' un dolore di silenzio, ma anche di tenacia rispetto ad un ordinamento giudiziario che mostra il suo cinismo, ma soprattutto dinanzi al menefreghismo di chi ha lasciato negli anni che alcuni criminali rimanessero impuniti".ROGO PRIMAVALLE:CENTO, FASE DA CHIUDERE CON AMNISTIA-INDULTO
La prescrizione per Lollo e gli altri condannati per il rogo di Primavalle ripropone, secondo il Verde Paolo Cento, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, "la necessita' di una riflessione storica e politica su tutti gli anni 70 tesa ad individuare una soluzione equa e condivisa, come lþaministia e lþindulto, per i protagonisti di quella stagione".
Cento aggiunge che "troppa e' l'ipocrisia sulle vicende drammatiche di quegli anni e troppe le strumentalizzazioni sull'applicazione di una norma del codice penale che non e' dell'oggi ma risale alla formulazione del codice Rocco".
"Se si vuole davvero chiudere la stagione della violenza politica, che va bandita dal nostro futuro, bisogna che i partiti e gli eredi di quella stagione affrontino un confronto sul perche' ci fu una guerra civile e perche' tante furono le deviazioni e le strumentalizzazioni dello Stato e dei suoi apparati che utilizzarono quelle vicende per destabilizzare la democrazia italiana", conclude.ROGO PRIMAVALLE: D'ALEMA, PRESCRIZIONE FRUTTO POLITICA CDL
"Credo sia negativo che la prescrizione finisca per essere una forma casuale e ingiusta di amnistia per alcuni". Lo ha detto il presidente dei Ds Massimo D'Alema, ospite stamattina a Omnibus, LA 7. "Quello che sta avvenendo in questi giorni - ha aggiunto - giorni e' effetto della politica del centrodestra, e cioe' che migliaia di processi si concluderanno con la prescrizione anche per reati gravi e che il centrodestra, per potere manipolare due o tre processi, ha finito per operare in modo devastante". Il presidente dei Ds Massimo D'Alema si rivolge proprio alla Cdl per commentare negativamente la prescrizione ai responsabili del rogo di Primavalle.
"Non sono favorevole all'amnistia generalizzata per reati gravi come omicidio o la strage. Finirebbe per premiare anche chi e' scappato e non ha pagato alcun prezzo." Al contrario, secondo D'Alema, di "chi si preso le responsabilita' anche non sue, ed e' in galera". Un riferimento ad Adriano Sofri, che "sta pagando per responsabilita' non sue. Non lo ritengo colpevole per l'omicidio di cui e' stato condannato, pur rispettando la sentenza".ROGO PRIMAVALLE: E' SCONTRO TRA CDL E OPPOSIZIONE
D'ALEMA,FRUTTO POLITICA CDL; AN ATTACCA CERTA 'CULTURA' ANNI '70
La prescrizione dei reati per il rogo di Primavalle in cui nell'aprile del '73 morirono i fratelli Mattei fa scattare le polemiche tra Casa delle liberta' e centrosinistra. A scaldare gli animi, stamane, le dichiarazioni del presidente dei Ds Massimo D'Alema il quale, nel sottolineare come la prescrizione rappresenti una forma causale e ingiusta di "amnistia per alcuni", ha attaccato il centrodestra definendo questa situazione un effetto della politica sulla giustizia della Cdl.
Dura la risposta di Francesco Storace, il governatore del Lazio: "Uno che dice queste cose fa solo schifo".
Il vicepresidente vicario di An, Ignazio La Russa, punta tra l'altro il dito sulla cultura di quegli anni: "Ci fu il tentativo di accreditare l'idea per cui non era reato poter uccidere gente di destra".
Di "propagandistica disinformazione da parte della sinistra", parla invece Francesco Nitto Palma, capogruppo di Forza Italia in commissione Affari costituzionali alla Camera:
"La sinistra comunista nulla ebbe da obiettare sulla sentenza di assoluzione emessa dai giudici romani e nulla ebbe da obiettare quando i giudici di secondo grado riformarono quella sentenza e condannarono gli imputati invece che per omicidio volontario premeditato per incendio doloso ed omicidio colposo".
Secondo il Verde Paolo Cento, il rogo di Primavalle ripropone la necessita' di una riflessione storica e politica su tutti gli anni 70 "tesa ad individuare una soluzione equa e condivisa, come l'amnistia e l'indulto, per i protagonisti di quella stagione".
La sentenza di prescrizione su quell'episodio rappresenta invece per Angelo Bonelli, coordinatore nazionale dell'esecutivo dei Verdi, "un duro colpo alla giustizia", cosi' come non c'e' prescrizione che potra' cancellare - aggiunge - il debito con la giustizia di chi ha commesso questo crimine.
Dal centrodestra a D'Alema replica anche l'esponente di An Enzo Fragala' secondo il quale l'impunita' degli assassini dei fratelli Mattei e' la conseguenza "delle complicita' e delle coperture" che hanno ottenuto e non certo la conseguenza della "prescrizione della pena".ROGO PRIMAVALLE: SOTT.VALENTINO,INERZIA VECCHI GOVERNI
E IN PARTE DELL'AUTORITA' GIUDIZIARIA
La sentenza di prescrizione della pena, dichiarata nei riguardi dei tre responsabili della morte dei fratelli Mattei, e' la conseguenza di "lunghe fasi di inerzia" imputabile per un verso "ai governi precedenti" e "in parte", per altro verso, "all' autorita' giudiziaria". Lo dice il sottosegretario alla giustizia Giuseppe Valentino, spiegando "le vere ragioni" che hanno determinato il provvedimento della Corte di Assise di Appello di Roma.
"Il 5 giugno 1975 - dice il sottosegretario - iniziava il processo contro Lollo, Grillo e Clavo davanti alla Corte d'Assise di Roma. Il 13 ottobre 1987, dopo ben 12 anni, la sentenza di condanna diveniva definitiva. Per quasi due anni non veniva assunta alcuna iniziativa, e tale inerzia cessava soltanto nel 1989 quando la Procura Generale di Roma emetteva gli ordini di esecuzione nei confronti dei tre imputati ormai latitanti. Grillo - prosegue Valentino - non veniva mai rintracciato, Clavo nel 1984 veniva individuato a Madrid dove aveva ottenuto la cittadinanza spagnola. Veniva formulata la richiesta di estradizione, che la Spagna non concedeva. Nel giugno 1985 per via diplomatica si chiedeva il perseguimento penale in Spagna nei confronti di Clavo e veniva avviato un complesso contenzioso con le autorita' competenti di quel Paese".
Quanto a Lollo - aggiunge il sottosegretario Valentino - "soltanto nel 1993 il Ministero della Giustizia richiedeva la diffusione delle ricerche in campo internazionale e ne chiedeva l'arresto provvisorio. Il Brasile, dove costui dimorava dal 1987, respingeva la domanda di estradizione italiana perche' secondo la legge brasiliana la prescrizione della pena si era ormai maturata. Dalla fine del 2001 il Ministero della Giustizia avviava per le vie diplomatiche tutte le iniziative possibili (l'ultima del novembre scorso) per ottenere l'estradizione di Lollo, ma ogni iniziativa si infrangeva contro le previsioni della legge brasiliana che rifiutava tutte le interpretazioni che venivano proposte".
"Questa sintesi laconica dell'evoluzione degli eventi - prosegue il sottosegretario - rileva come vi siano state lunghe fasi di inerzia imputabili ai governi precedenti e in parte all'autorita' giudiziaria".
"L'impegno dell'attuale governo per ottenere l'esecuzione delle condanne dei tre assassini dei fratelli Mattei - dice ancora Valentino - e' stato costante, frenetico ma sfortunato perche' ormai l'incuria del passato aveva prodotto i suoi risultati perversi".
I tre assassini - conclude il sottosegretario - non sconteranno la pena detentiva, ma nessuno potra' mai prescrivere la pena del disprezzo che li accompagnera' per tutta la loro esistenza, mentre la pena del rimorso, che avrebbe dovuto tormentare le loro coscienze per sempre, pare esclusa dalle dichiarazioni iattanti ed ignobili che Lollo ha rilasciato in Brasile".ROGO PRIMAVALLE: RANDAZZO CHIEDE ATTI A COMMISSIONE STRAGI
AVVOCATO, IN QUELLE CARTE PROVE SU CHI FAVORI' LA LATITANZA
"Nelle carte della Commissione Stragi ci sono indicazioni per risalire a coloro che favorirono la fuga e successivamente la latitanza di Achille Lollo, Marino Clivo e Manlio Grillo", i tre estremisti di sinistra accusati del rogo di Primavalle in cui, nel 1973, morirono i fratelli Stefano e Virgilio Mattei. Lo afferma il legale della famiglia Mattei, Luciano Randazzo, sottolineando di aver chiesto copia degli atti all'organo di indagine parlamentare e di avere ricevuto parere dall'ufficio di presidenza.
La convinzione del legale e' che i tre estremisti furono aiutati da apparati occulti. Il carteggio - ha aggiunto - sara' utilizzato per le sue investigazioni personali e depositato anche al pubblico ministero Maria Monteleone, titolare del fascicolo, al momento senza ipotesi di reato, sui presunti complici dei tre latitanti. L'indagine, scaturita proprio da una denuncia del legale della famiglia Mattei, punta a fare luce, in particolare, sulla fuga in Brasile di Achille Lollo avvenuta dopo la sentenza che lo condanno' per l'omicidio dei fratelli Mattei.ROGO PRIMAVALLE:STORACE,MEGLIO NON SI FACCIANO VEDERE A ROMA
LA PENSO COME VELTRONI, MA NON PER GLI STESSI MOTIVI
"E' meglio che non si facciano vedere a Roma". Cosi' il Presidente della Regione Lazio Francesco Storace commenta un possibile ritorno in Italia dei tre ex militanti di Potere Operaio, Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo,dopo la prescrizione delle condanne per il rogo di Primavalle in cui morirono i fratelli Stefano e Virgilio Mattei. "Meglio non si facciano vedere a Roma - ha sottolineato Storace - su questo sono d'accordo con Veltroni, ma non per gli stessi motivi".
"Provo amarezza e sconcerto perche' non e' giusto che chi doveva essere condannato all'ergastolo non solo non e' stato condannato ma puo' approfittare della prescrizione: questo fa gridare vendetta", ha concluso Storace."Il Tempo"
Caso Lollo, il reato prescritto da un anno Parla Ciccio Romeo, legale di Marino Clavo, uno dei tre imputati condannati in via definitiva nel 1987 per il rogo di Primavalle di MAURIZIO GALLO
STUPEFATTO dallo stupore. L'avvocato di Marino Clavo, uno dei tre militanti di Potere Operaio condannati in via definitiva per il rogo di Primavalle, non entra nel merito delle polemiche sulla prescrizione del reato, anche se ricorda che il provvedimento era fruibile già più di un anno fa. La sua nasce dalla conoscenza del codice. Ed è confortata dalla legge, sbagliata o giusta che sia. Insomma, sebbene la maggior parte degli italiani, di destra o di sinistra, siano comprensibilmente e la famiglia Mattei sia stata costretta a rivivere il dolore atroce di quei giorni senza aver avuto soddisfazione, il legale si limita all'aspetto tecnico, che le prese di posizione politica e le reciproche accuse hanno fatto scivolare in secondo piano.
Come funziona la prescrizione?
Ma se si è condannati per più reati, come in questo caso?
Quindi?
Ma solo ad aprile il ministro Castelli disse che avrebbe fatto il possibile per far estradare Lollo, per consegnarlo alla giustizia italiana...Non avrebbe dovuto sapere che il reato nei suoi confronti era già stato prescritto?
Lei quando ha saputo della prescrizione?
Ha comunicato a Clavo l'esito, per lui positivo, della vicenda?
È stato contento?
Che cosa poteva fare il Governo per impedire la prescrizione?
Le sembra che tutto ciò corrisponda a vera giustizia?"Il Messaggero"
La famiglia Mattei ricorre all'Europa
E Castelli replica alle critiche: la prescrizione? Colpa della pena troppo mite
di CRISTIANA MANGANI
ROMA - Si rivolgeranno alla Corte europea per i Diritti dell'uomo nel tentativo di trovare giustizia fuori dall'Italia. E poi proveranno a seguire la strada della citazione davanti a un Tribunale civile nella speranza di un risarcimento almeno economico. Sono le ultime carte che l'avvocato Luciano Randazzo, legale della famiglia Mattei, sta provando a mettere in campo nella speranza di far ottenere qualcosa che somigli alla giustizia, alla madre dei fratelli uccisi nel rogo mortale. Nei mesi scorsi il penalista aveva presentato anche un esposto in Procura per far sì che si accertasse chi aveva aiutato Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo a fuggire dopo la lettura della sentenza. È pur vero che anche se venissero accertate possibili complicità, ormai, anche per quel favoreggiamento sarebbe scattata la prescrizione. Il pubblico ministero Maria Monteleone sta lavorando sull'inchiesta che, al momento, rimane contro ignoti. Di Lollo si sa che vive a Rio, in Brasile. Di Clavo che, forse, è in Nicaragua. Di Grillo che, pare, sia morto in circostanze misteriose, dopo essere stato segnalato in Svezia.
Lo scontro politico sull'ingiustizia per l'eccidio di Primavalle ha visto ieri in prima linea Gianfranco Fini. Il leader di An, intervenendo al decennale del partito, ha attaccato l'opposizione: "Berlusconi non ha torto quando dice che a sinistra una certa carica di odio c'è ancora. C'è una certa predicazione. Valeva la pena dieci anni fa guardare in avanti anche solo per leggere che il sindaco Veltroni, ex segretario di un partito ex comunista, dice ora a quegli assassini di non tornare in città. Ma voglio dire a Veltroni che a sinistra c'è anche chi ancora oggi non considera quelli assassini, si nutre di odio e di una forte carica di violenza".
Ma da An (Storace e Alemanno) sono partiti altri siluri contro il ministro leghista della Giustizia. Che, curiosamente, è stato difeso da uno dei suoi maggiori avversari politici, il presidente dell'Anm, Edmondo Bruti Liberati. "Il ricordo del rogo di Primavalle impone innanzitutto rispetto e condivisione del dolore dei familiari delle giovani vittime - ha dichiarato Bruti - ma di fronte ad alcune dichiarazioni dell'onorevole Storace occorre però ricordare che la giustizia, in un caso che presentava delicati problemi giuridici, è pervenuta all'accertamento definitivo dei fatti e alla condanna dei colpevoli". Il governatore del Lazio ha bacchettato Bruti e Castelli insieme: "Chiedo a Bruti Liberati, invece di scioperare perché non lavori, e al ministero della Giustizia che ci faccia sapere perché è successo questo scandalo". Per quanto riguarda la prescrizione che ha cancellato la condanna per i tre militanti di Potere operaio, Bruti ha poi spiegato che "il meccanismo della estinzione della pena porta a una amara conclusione, si tratta, però, di un istituto presente in tutti i paesi. Scontiamo i limiti del sistema di cooperazione giudiziaria internazionale, ma al ministro Castelli ingiustamente chiamato in causa desidero esprimere solidarietà. Come i suoi predecessori, ha posto in essere tutte le iniziative per ottenere l'estradizione, come in tutti i casi di terroristi latitanti".
Castelli, dal canto suo, non ha commentato la solidarietà di Bruti, mentre ha voluto replicare ad Alemanno che gli chiedeva ragione di quanto successo: "Voglio precisare che in questi anni il ministro Alemanno non mi ha chiesto nulla, né si è interessato a questa questione: il Governo ha fatto quel che poteva fare, purtroppo poco, perché io ricordo che alla radice di questo problema esiste una condanna, per duplice omicidio, a diciotto anni di reclusione. Se fosse stato inflitto l'ergastolo la pena non si sarebbe prescritta"."Il Corriere della sera"
Ristoranti e soldi pubblici
La fuga facile dei 3 del rogo
Grillo socio del br Casimirri a Managua, Clavo sparito in Francia
ROMA - A Managua lo conoscevano come il signor Cristian De Seta. E andavano a mangiare nel ristorante Magica Roma che aveva aperto insieme a un altro latitante, il brigatista rosso Alessio Casimirri. Forse nessuno, almeno in Nicaragua, immaginava che quel signore potesse essere Manlio Grillo, inseguito da una condanna a 18 anni di reclusione per il rogo di Primavalle. E infatti gli avevano concesso la cittadinanza, lo trattavano come uno di loro. La storia dei tre militanti di Potere operaio riconosciuti colpevoli dell'omicidio dei fratelli Mattei, avvenuto la notte tra il 15 e il 16 aprile 1973, è segnata da una fuga che appare senza ostacoli. I "compagni" dell'epoca li chiamavano "quelli dell'Arancia Meccanica", li definivano "dei matti".
Achille Lollo, che adesso ha 53 anni, ha trascorso sei mesi in un carcere di Rio De Janeiro in attesa di sapere se fosse valida la richiesta di estradizione presentata dall'Italia. Ma poi è stato liberato con tante scuse e ha ottenuto un verdetto che lo ha messo al riparo da qualsiasi nuova istanza. Era il 1993. "Per noi - hanno sentenziato i giudici del tribunale supremo del Brasile - il reato è prescritto". Dopo qualche mese gli hanno concesso la residenza permanente e in seguito la cittadinanza brasiliana.
Lollo è l'unico ad aver messo piede in cella. Già in Italia era stato due anni in galera e fu liberato nel giugno del 1975 dopo la prima sentenza che aveva assolto tutti e tre dal reato di strage per "insufficienza di prove". Grillo invece non è mai stato preso. Come Marino Clavo, 52 anni, del quale non si sa più nulla ormai dal 1986, quando il suo nome fu trovato tra i beneficiari delle borse di studio assegnate dal Comune di Roma agli "emigrati rimpatriati". Una beffa: prendeva un assegno di sostegno da 250 mila lire e veniva trattato come chi aveva lasciato il suo Paese in cerca di fortuna e poi era stato costretto a tornare.
E' stato il suo difensore, l'avvocato Francesco Romeo, a presentare l'istanza per la dichiarazione di prescrizione della pena. Il legale non crede che Clavo rientrerà in Italia. I conti con la giustizia sono chiusi, ma non altrettanto si può dire per quelli con il passato. La ferita rimane aperta, come dimostrano le parole inequivocabili della signora Mattei: "Se li incontrassi per strada io non li riconoscerei, ma spero che li riconoscano altri". Non hanno mai chiesto perdono e comunque il perdono non sarebbe arrivato. La loro vita, come ha confermato lo stesso Lollo, ormai è altrove. Ma dove?
Nei "verbali di ricerca" compilati in questi anni, le segnalazioni sono pochissime. E tutte rimaste senza esito. Grillo e Clavo fuggono pochi giorni dopo il rogo. Il primo va verso la Svezia. A rivelarlo ai giudici è Jaro Novak, militante di Potere operaio che poi affida i dettagli ad Aldo Grassi per il suo libro "La generazione degli anni perduti". "Non eravamo riusciti a trovare un passaporto falso - ricorda - e usammo quello di un nostro compagno di Roma. Grillo andò in treno a Milano assieme ad una compagna che appariva come sua moglie... Io salii su un aereo, o forse sul mitico postale delle 2.40, e li precedetti per andare a prenderli alla stazione. Arrivammo a Linate e ci imbarcammo su un volo per Stoccolma che faceva scalo anche a Copenaghen". Nel Nord Europa Grillo rimane per un po', poi si sposta in Sudamerica. Arriva nel Nicaragua sandinista, entra in contatto con Casimirri. Poi lo sceglie come socio in affari. Managua diventa la sua città. Lì prende la cittadinanza senza che le autorità italiane si oppongano. Lì, sembra, vive ancora indisturbato.
Molto più misterioso è il destino di Clavo. Pochi giorni dopo il rogo, fugge a Firenze. Qui lo incontra Valerio Morucci che nel suo libro "Ritratto di un terrorista da giovane" svela come lo costrinse "a raccontarmi, senza mai interrompersi, tutta la storia". "Lo trovai in una casa sulle colline - scrive - rannicchiato nella poltrona davanti a me... Afferrai la borsa e tirai fuori la Walther Ppk. Senza nemmeno guardare Clavo e senza aprire bocca, avvitai il silenziatore sulla canna. Quindi appoggiai la pistola accanto a me sul divano. A quel punto gli dissi che sarebbe stato meglio se mi avesse detto come erano andate le cose...". Clavo aveva messo la testa fuori dal suo rifugio solo per far sapere che il "Marino" indicato da un testimone era lui e non l'altro militante di Potop Marino Sorrentino. Entrò così nell'inchiesta giudiziaria che, ricorda oggi il suo avvocato, "ha superato il vaglio di cinque processi e 34 giudici, tutti concordi nell'escludere il reato di strage, perché mancava la volontà di uccidere". Esattamente come confessò Clavo a Morucci, "un incidente di percorso".
Tra il 1983 e il 1985, una informativa giunta alla Digos di Roma segnala "Clavo Marino" in Francia. Un anno dopo il consigliere missino al Campidoglio Tommaso Manzo scopre il suo nome tra gli assegnatari delle borse di studio. Il beneficio viene sospeso, ma le sue tracce si perdono definitivamente.
Alla luce del sole ha invece trascorso gli ultimi dieci anni Achille Lollo, che in Brasile è diventato giornalista ed editore. Un anno fa, quando scoppiò la polemica sulla sua iscrizione ai Comites, le liste elettorali degli italiani residenti all'estero, reagì serafico. "E' un mio diritto - dichiarò al Corriere - votare per i miei rappresentanti e non capisco lo scandalo: ho votato anche alle precedenti elezioni. Se vogliono, quelli di Alleanza nazionale possono chiedere che mi venga tolta la cittadinanza...".
Uscito dal carcere nel giugno del 1975, Lollo fugge in Angola. E lì conosce Margarida, la donna che con lui ha condiviso la latitanza appena terminata. Hanno quattro figli e nessuna intenzione di tornare in Italia. Sul passato hanno deciso di mettere una pietra.
Fiorenza Sarzanini"La Repubblica"
Fini e Primavalle: so cosa furono quegli anni
Prescrizione delle condanne, il vice premier accusa: "La sinistra non li considera assassini". No all'amnistia
ROMA - Ottanta minuti di discorso, appena trenta secondi per la platea che pure attende da inizio giornata l'affondo su Primavalle. Eccolo: prima un riconoscimento a Veltroni che non vuole in città gli assassini dei fratelli Mattei: poi l'attacco alla "sinistra che non li considera assassini ma autori di un atto di giustizia. La sinistra che si nutre di odio, e alimenta la violenza non solo verbale ma fisica". Applausi per Gianfranco Fini, ovazione in piedi negata ad Alemanno e a La Russa, a Urso e a Selva, e tributata fino a quel momento solo a Piergianni Prosperini. Che parlando non del rogo del 1973 ma degli avversari di oggi così si è rivolto al vicepremier, che sorrideva tra il divertito e l'imbarazzato: "Consentici Fini di odiarli questi comunisti, questa canagliaccia, di esprimere la nostra repulsione alla loro vista, al loro contatto, al loro odore. Sì, odore, perché puzzano anche un po'".
A chi gli chiede degli anni Settanta, Fini risponde invece serissimo. "So io cosa ho passato, cosa è stata quella stagione. E' tutto pubblico, è tutto già scritto. Io non ne parlo mai, perché non voglio che quegli anni tornino mai". Ne ha parlato in privato, ieri notte, dopo la cena celebrativa del decennale di An. Agli uomini più vicini ha espresso la sua amarezza. Ha ricordato gli amici che ha visto a terra, le bare di Virgilio e Stefano Mattei che ha portato. Ha inquadrato in poche parole l'episodio nel contesto della storia di allora e della politica di oggi: Primavalle non ha nulla a che fare con il dibattito sull'amnistia (in cui Fini non è mai entrato ma su cui ha molte perplessità: per il tempo che deve ancora passare, per le ferite ancora aperte, per il rispetto dei parenti delle vittime). Non riguarda quella pacificazione che è uno degli slogan del decennale di An ("prima eravamo in pochi a volerla, oggi siamo la maggioranza"). Ha poco a che fare con gli stessi anni di piombo: perché non fu uno scontro di piazza, e neppure un'aggressione tra rivali per quanto violenta e deprecabile, ma una trappola di fuoco e morte contro una famiglia che dormiva, contro un bambino di otto anni. Un crimine comune, non politico.
Al contrario di Matteoli, Fini ha evitato di attaccare in pubblico i magistrati che hanno sancito la prescrizione. L'ha fatto con i giudici che processano i poliziotti di Genova e con quelli che hanno mandato assolti gli islamici di Milano, non con la sentenza di Primavalle, su cui pure in privato ha avuto parole dure. E anche la frase di Veltroni, per quanto apprezzabile, non gli ha fatto cambiare umore: che cos'altro poteva dire, è il ragionamento, la sinistra riformista? Piuttosto il vicepremier è stato ulteriormente amareggiato dai silenzi di altri colleghi parlamentari, e scandalizzato dall'intervista al Corriere con cui Achille Lollo, uno degli assassini, si è rifiutato anche solo di chiedere perdono alla famiglia Mattei.
Proprio le vittime rappresentano il punto più delicato, la linea di frattura interna: la famiglia che accusa An di non aver fatto nulla per ottenere l'estradizione dei colpevoli; la vedova Mattei che salva Storace ma definisce Fini "ministro palombaro che ha fatto carriera con il sangue dei martiri"; i figli superstiti che interrompono la protesta organizzata davanti al palazzo di giustizia dal movimento giovanile di An. Il vicepremier non affronta l'argomento. Lo affida a Matteoli, l'unico dei triumviri a essersi espresso in passato a favore di un'amnistia che chiuda il tempo della guerra civile strisciante: massimo rispetto per i Mattei, dice, ma anche per i militanti che hanno protestato. La vera frattura per Fini non è nelle parole, è nelle cose, nei gesti, nei simboli.
"Noi non siamo il partito dell'ex movimento sociale", è il concetto attorno a cui il vicepremier danza per tutto il suo intervento. An non è per il proporzionale ma per il maggioritario, non è fuori dall'arco costituzionale ma bipolarista; governa, si candida a guidare la coalizione, viaggia in Israele sia pure incorrendo in qualche gaffe; non è più ex di nulla. Gli anni Settanta, il momento di formazione di tutta la classe dirigente del partito, non entrano neppure nei discorsi di Alemanno e di La Russa, se non per una citazione degli Amici del vento ("Non sai neanche chi è tuo padre/ sei nato in una comune"), musica alternativa che però alla festa dell'altra sera non si è sentita, rimpiazzata da "Donna Felicità" dei Nuovi Angeli e da Peppino di Capri.
Gli anni Settanta per Fini erano cominciati con il primo incarico politico: dirigente della sezione giovanile di Monteverde Vecchio, in via Basilio Bricci. Bruciata dai rossi. In via Acca Larentia (Roma, 7 gennaio 1978), dove muoiono due giovani missini, uno per mano dei terroristi l'altro della polizia, Fini da sei mesi segretario del Fronte della Gioventù è colpito a una gamba da un lacrimogeno. Segretario giovanile della sezione diventa dopo la strage il diciottenne Francesco Storace: subirà tre attentati, un giorno gli sparano da un auto in corsa mentre attacca manifesti, si salva gettandosi a terra. "Acca Larentia è lo spartiacque, un punto di svolta per la nascita di gruppi armati di destra - ha raccontato Fini ad Adalberto Baldoni e Sandro Provvisionato, autori di "A che punto è la notte" -. E' allora che alcune frange minoritarie fanno il salto. C'è chi dice: difendiamoci prima che ci ammazzino tutti". Fini imbocca la direzione opposta, individua "una domanda di metapolitica", cerca forme di socializzazione. Nascono i campi Hobbit, "i poeti disarmati, come li chiamavamo. Un'avanguardia. E' vero, i giovani della seconda metà degli anni '70 discutevano di più. Ma poi tutte le mattine davanti alle scuole tornavano a fare a bastonate". Quando arriva la notizia del rapimento di Moro, il Fronte della Gioventù è riunito nel Teatro Centrale di Roma. "La platea ebbe una reazione da stadio - ha ricordato Fini -. Grida ovunque, e in molti casi grida di gioia. A Trieste alcuni militanti del Fronte fecero un volantino con su scritto: caro Moro hai voluto il comunismo? Adesso goditelo".
La stagione dell'odio per la destra è finita, è il messaggio del decennale. Ora il pregiudizio ideologico, dice Fini, è monopolio dell'altra parte: "Berlusconi non ha torto, una certa carica di odio c'è ancora, c'è una predicazione che genera violenza". Il riferimento è ai no global di Genova, al lanciatore di treppiedi di piazza Navona. Del passato si parli il meno possibile. La Russa affida persino la commemorazione di Tatarella a un "esterno" come Bruno Vespa. Evoca i libri di Pansa, le canzoni di De Gregori, le aperture di Violante. Ma anche quando parla dei "gruppuscoli che ci consideravano nemici già ai tempi del Msi", non è della storia che si preoccupa ma delle regionali: "Oggi questi gruppuscoli hanno trovato un partito alla nostra destra, però noi non abbiamo nulla a che fare con loro". La frattura non è sanabile, e non riguarda gli anni Settanta ma il presente, non la storia ma la politica. Non è il momento del culto dei morti. Il dolore della famiglia Mattei e della sezione Giarabub di Primavalle non può trovare qui rivalsa, solo comprensione. I neofascisti, neppure quella. La Mussolini è citata una volta sola e spogliata del cognome, per La Russa non è Mussolini, soltanto Alessandra. Non solo la destra è uscita dalla casa dei padri, ma oggi come dice Fini "le destre sono molte", e non tutte hanno qui la loro casa.
Aldo CazzulloL´estinzione della pena per l´eccidio. C´è un´inchiesta aperta su chi favorì la fuga degli imputati
Primavalle spacca il Polo
Lega contro An. Fini: a sinistra ancora odio
CLAUDIA FUSANI
ROMA - La maggioranza litiga sul rogo di Primavalle e sull´estinzione della pena per i tre militanti di Potere Operaio Achille Lollo, Marino Clavio e Manlio Grillo, da sempre latitanti in Sud America e da due giorni liberi di tornare anche in Italia. An e il ministro Gianni Alemanno, proprio mentre festeggiano i dieci anni dalla svolta di Fiuggi, ingaggiano un botta e risposta con la Lega e il ministro della Giustizia, il leghista Roberto Castelli a cui, invece, va l´inedita solidarietà del presidente dell´Anm Edmondo Bruti Liberati. Il vicepremier Gianfranco Fini attacca la sinistra "dove c´è ancora chi nutre odio e chi quegli assassini non li considera tali". Il centrosinistra tace.
Ma la storia, anche giudiziaria, potrebbe non finire qui. Il pm romano Maria Monteleone ha aperto da qualche mese un fascicolo sulla fuga di Lollo, Clavio e Grillo. Se la latitanza non è un reato, lo è sicuramente il favoreggiamento della fuga e della latitanza. Il fascicolo al momento è contro ignoti ma raccoglie spunti interessanti. Tra questi la memoria dell´avvocato Luciano Randazzo, legale della famiglia Mattei, che ruota intorno a due documenti. Il primo è un anonimo recapitato al suo studio che, spiega l´avvocato, "fa riferimento a una nota del 1995 inviata dal Sisde all´Ucigos che individua il canale della fuga di Lollo facendo i nomi di due persone". Il secondo documento, aggiunge, "sembra estrapolato da una relazione della Commissione stragi, che parlando del rogo di Primavalle introduce la fuga dei tre e chiama in causa uno slavo con base a Praga e consolidati rapporti con il Pci". La tesi dell´avvocato è che i "tre siano stati fatti fuggire da un apparato occulto del partito che aveva un canale sicuro in Angola e poi in Sud America".
Intanto l´estinzione della pena - automatismo previsto dal codice per tutti i reati tranne quelli puniti con l´ergastolo, che però non incide sulla colpevolezza - crea problemi nella maggioranza. Due senatori leghisti, Pirovano e Stiffoni, attaccano An. E bisticciano Alemanno e Castelli. Il ministro per le Politiche agricole accusa il governo di non aver fatto il possibile per estradare almeno Lollo. Il Guardasigilli precisa che il ministro di An "non si è mai interessato di questa questione" e che il governo "ha fatto tutto quello che poteva fare, purtroppo poco". Diverso sarebbe stato se i tre fossero stati condannati all´ergastolo per strage e non a 18 anni per incendio doloso e duplice omicidio colposo. La pena, in quel caso, non sarebbe mai stata estinta.VIOLANTE: PARI DIGNITA' ALLE VITTIME DI DESTRA E SINISTRA
INTERVISTA AL CORRIERE DELLA SERA
"La vera soluzione politica per la stagione della violenza sarebbe ricordare tutte le vittime di quegli anni, di destra e di sinistra, riconoscendo loro pari dignita' civile da parte della destra e della sinistra". E' la proposta del presidente dei deputati Ds, Luciano Violante, intervistato dal CORRIERE DELLA SERA, dopo le polemiche scoppiate in seguito alla prescrizione della pena per i responsabili del rogo di Primavalle, in cui morirono i fratelli Mattei.
"Fu uno degli episodi piu' drammatici di un periodo davvero difficile, per tutti. (...) La prescrizione? E' una notizia che provoca sconcerto e indignazione, perche' una strage di quel genere meritava una sollecitazione ben maggiore affinche' i responsabili scontassero le condanne. Intendiamoci, la prescrizione della pena e' un istituto presente in tutti i Paesi; evidentemente la lentezza della giustizia ha inciso anche in questo caso, visto che i fatti sono del '73 e la sentenza definitiva del 1987, ma il punto drammatico e' che in questi decenni di latitanza, nonostante il succedersi di governo di ogni tipo, questi condannati forse non sono stati cercati come necessario. Oggi, pero', sarebbe opportuno cavare qualcosa di utile anche da questa vicenda. Come? Affrontando finalmente le questioni della giustizia in maniera non partigiana ma costruttiva. Per esempio cominciando a fare una rassegna di casi simili a quello appena verificatosi per tentare di evitare altre sconcertanti amnistie personalizzate, senza attendere le polemiche sulla prescrizione della pena per il prossimo latitante, magari di destra. E poi rivedendo la legge ex-Cirielli in discussione al Senato: con quel provvedimento tanti omicidi rimasti impuniti degli anni Settanta sarebbero di fatto prescritti, anche se si dovessero trovare i colpevoli. Lo dico senza voler alimentare la lotta tra i partiti, ma per invitare a costruire un Paese unito almeno su questi temi. Altrimenti anche questa scandalosa vicenda sara' solo un anticipo della campagna elettorale", conclude Violante.1 febbraio 2005 - ROGO PRIMAVALLE: MINISTERO GIUSTIZIA, FATTO TUTTO IL POSSIBILE
ANSA:
ROGO PRIMAVALLE:MINISTERO GIUSTIZIA,FATTO TUTTO IL POSSIBILE
Il ministero ha fatto tutto il possibile per assicurare Achille Lollo alla giustizia italiana:
"risultano, dunque, prive di fondamento, le dichiarazioni tese a dimostrare una inerzia del Governo" di fronte alla vicenda del rogo di Primavalle. Lo afferma il ministero della Giustizia riferendosi alle dichiarazioni rese oggi nel corso della conferenza stampa tenuta dalla famiglia Mattei e dai loro legali.
In una nota il ministero precisa che "in seguito alla dichiarazione da parte delle autorita' brasiliane di prescrizione della pena in base alle leggi del Brasile (prescrizione risalente addirittura al 1985), dal 1993 non e' stato piu' possibile inoltrare nuove domande di estradizione".
Il Ministero ricorda di aver "comunque compiuto, anche in questi anni, tentativi volti a ottenere l'arresto di Achille Lollo, proponendo al Brasile, per via diplomatica, l'espulsione di Lollo o la revoca del suo visto di permanenza (valido fino al 2007). Richieste alle quali le autorita' brasiliane non hanno ritenuto di rispondere, comunicando per vie diplomatiche che l'applicazione di tali misure avrebbe dato luogo a una forma di estradizione".
Nel caso di una eventuale uscita dal Brasile, conclude la nota, "il ministero della Giustizia ha mantenuto attive le ricerche in campo internazionale ai fini estradizionali su Lollo, in modo da poterne richiedere l' arresto e l' estradizione".ROGO PRIMAVALLE: ACCUSE A RETE PROTEZIONE E DIPLOMATICI
La dichiarazione di prescrizione dei responsabili del rogo di Primavalle in cui morirono Stefano e Virgilio Mattei nel 1973 e' un caso tutt'altro che chiuso. Il legale della famiglia, Luciano Randazzo, vuole investire della questione la corte europea per i diritti dell'uomo e, se ci saranno i presupposti, la Corte di Cassazione, ma nel frattempo, con l'appoggio del deputato di An Enzo Fragala', lancia accuse alla "rete di complicita"" che avrebbe aiutato i latitanti e al personale diplomatico italiano in Brasile che consenti' l'iscrizione nelle liste elettorali del latitante Achille Lollo.
Una vicenda, quest'ultima, al vaglio del pm Maria Monteleone, titolare del fascicolo sui presunti fiancheggiatori dei tre militanti di Potere Operaio - oltre a Lollo sono Marino Clavo e Manlio Grillo - condannati per aver appiccato le fiamme all'abitazione dell'allora segretario della sezione del Msi di Primavalle. "Lo scandalo non e' la prescrizione della condanna - ha detto Fragala' durante una conferenza stampa - ma la rete di complicita' e di coperture che ha consentito a persone come Achille Lollo di sottrarsi alla giustizia e di godere di privilegi incredibili in paesi stranieri. Dalle carte della Commissione Stragi e provenienti dall'ufficio affari legali e parlamentari del Sisde - ha aggiunto Fragala' - ci sono le prove dell'esistenza di una rete internazionale riconducibile al Kgb e alla Stasi che avrebbe favorito la fuga e la latitanza non solo di Lollo, Clavo e Grillo, ma anche terroristi del calibro di Alessio Casimirri e Alvaro Loiacono".
Grave, per il deputato di An, anche il fatto che "un ambasciatore o un console consenta non solo che un latitante possa iscriversi alle liste elettorali, ma che possa entrare in un ufficio territoriale italiano all'estero senza che vengano avvisati i carabinieri".
Randazzo intanto studia le contromosse per rimettere in discussione la dichiarazione di prescrizione: "Ho dei seri dubbi - ha detto - che il calcolo aritmetico della corte di appello possa essere esatto". Da qui la possibilita' di un ricorso alla Cassazione. "In ogni caso - ha aggiunto Randazzo nel corso dell'incontro con la stampa - il dato paradossale e' che un latitante come Achille Lollo, un assassino, possa essere stato ospite dell'ambasciata italiana in Brasile e iscritto nelle liste elettorali".
Per niente rassegnato, nonostante la decisione della corte di appello di Roma, Giampaolo Mattei, fratello di Stefano e Virgilio che all'epoca aveva tre anni e che fu salvato dalle fiamme grazie alla madre. "Non mi accontento di un francobollo come e' avvenuto per il commissario Calabresi. Gli assassini dei miei fratelli devono pagare; sono sconcertato dalle parole di Fragala'. La notizia della prescrizione e' stata come lo scoppio di due bombe".ROGO PRIMAVALLE: FRAGALA', KGB E STASI DIETRO COPERTURE
"Lo scandalo non e' la prescrizione della condanna ma la rete di complicita' e di coperture che ha consentito a persone come Achille Lollo di sottratti per 28 anni alla giustizia e di godere di privilegi incredibili in paesi stranieri. In documenti della Commissione Stragi ci sono indicazioni che comprovano l'esistenza di reti internazionali di assistenza dei latitanti rossi gestite dal Kgb e dalla Stasi". Lo ha detto il deputato di An Enzo Fragala' durante la conferenza stampa indetta dai familiari dei fratelli Stefano e Virgilio Mattei morti nel 1973 nel rogo della loro abitazione a Primavalle.
Nel definire l' incendio che provoco' la morte dei fratelli Mattei "un attentato nutrito da odio ideologico", Fragala', gia' componente della commissione stragi ed attuale membro dell' organo di indagine sul dossier Mitrokhin, ha detto che le sue considerazioni traggono spunto dal contenuto di due fascicoli trasmessi in Parlamento dall' ufficio affari legali e parlamentari del Sisde. Da quelle carte - ha aggiunto - emerge l' esistenza di una organizzazione eversiva di carattere internazionale che ha garantito negli anni aiuti, coperture e complicita'. "Marino Clavo e Manlio Grillo - ha sottolineato Fragala' - per sottrarsi alla giustizia hanno utilizzato una centrale in Svizzera attiva a Lugano sotto il diretto controllo della Stasi, la polizia segreta della disciolta Repubblica democratica tedesca; Achille Lollo, dal canto suo, risulta essere stato sistematicamente in contatto con Stefano Di Stefani, cognato di Giangiacomo Feltrinelli nonche' esponente della sezione italiana dell' associazione per i rapporti con i movimenti di liberazione africani, il quale, parole dello stesso Lollo, 'conosceva molto bene la lotta di liberazione angolana e mi aiuto' raggiungere l' Angola"". Fragala' ha aggiunto che dagli stessi documenti emerge che durante una serie di perquisizioni compiute nel maggio '77 nei confronti di esponenti di rilievo dell' autonomia romana "fu trovata, nell' abitazione di Antonella Di Stefani, figlia di Stefano, una vasta corrispondenza con Achille Lollo il quale teneva informati i De Stefani sui suoi spostamenti internazionali, tappa per tappa, e sulle sue attivita' all' estero con ampi riferimenti anche a Clavo e Grillo".
Per l' esponente di Alleanza Nazionale, i latitanti di sinistra hanno quindi goduto di una rete di coperture e complicita' sulle quali non si e' mai indagato. "Un' omerta' peggiore - ha precisato - di quella che c' e' nelle organizzazioni criminali". E riferendosi all' iscrizione di Lollo nelle liste elettorali italiane in Brasile, Fragala' ha definito grave il fatto che "un ambasciatore o un console consenta non solo che un latitante possa iscriversi alle liste elettorali, ma che possa entrare in un ufficio territoriale italiano all' estero senza che vengano avvisati i carabinieri".ROGO PRIMAVALLE: GIAMPAOLO MATTEI, NON BASTA UN FRANCOBOLLO
"Non mi accontento di un francobollo come e' avvenuto per il commissario Calabresi. Gli assassini di mio fratello devono pagare; sono sconcertato dalle parole dell'onorevole Fragala' e trovo strano l'atteggiamento dei politici, soprattutto di destra, perche' se quei documenti erano di dominio pubblico non capisco perche' non li possedevano". Lo ha detto Giampaolo Mattei, fratello di Stefano e Virgilio, morti nel rogo di Primavalle nel '73, durante una conferenza stampa tenutasi nello studio dell'avvocato della famiglia, Luciano Randazzo. Presenti anche gli altri fratelli Anna, Silvia e Lucia.
Giampaolo Mattei, che nel '73 aveva poco piu' di tre anni e che nel rogo fu salvato dalla madre, ha un solo obiettivo: vedere in carcere i responsabili della morte dei suoi fratelli. "Anche se Grillo - ha aggiunto - sembra che sia morto in Svezia". Mattei ha inoltre puntato il dito contro i politici invitandoli ad evitale strumentalizzazioni. "Il povero Mussolini - ha poi aggiunto - voleva portare Roma verso il mare, i politici di oggi stanno importando il terzo mondo. Lo stesso Veltroni, che pure e' simpatico a mia madre, pensi di piu' agli italiani".ROGO PRIMAVALLE: MORUCCI,SOLUZIONE NON E' UN TRATTO DI PENNA
PARLARE INVECE DI QUANTO E' AVVENUTO SENZA ANTICHI CONTRASTI
"Io non credo che la soluzione sia un tratto di penna. Io credo che la soluzione sia rendere ragione di quegli anni a tutta la societa', cioe' parlare di cosa effettivamente e' avvenuto senza ancora una volta risfoderare gli antichi contrasti e i vittimismi". Lo ha dichiarato lþex brigatista rosso, Valerio Morucci, in un'intervista che andra' in onda domani nel corso di Controcorrente, l'approfondimento di SKY TG24 condotto da Corrado Formigli alle 22,35, dedicato, dopo la prescrizione della condanna per i colpevoli, al rogo di Primavalle nel quale persero la vita Stefano e Virgilio Mattei. "Questo ovviamente þ dice Morucci - non riporta in vita le persone che sono morte quindi non so quanto possa restituire ai familiari delle vittime. Forse si puo' sperare che una maggiore comprensione degli avvenimenti possa attenuare il dolore, pero' socialmente e collettivamente credo che l'unica soluzione sia questa: parlare di quegli anni, riattraversarli senza gli eccessi ideologici di allora, renderne ragione perche' sono stati anni terribili".LA7: IL ROGO DI PRIMAVALLE TEMA DI 'OMNIBUS'
IN STUDIO GIAMPAOLO MATTEI, FRATELLO DELLE VITTIME
'Mattei: il dolore non si prescrive' sara' il tema di 'Omnibus' in onda domani alle 7 su La7.
Ospiti del dibattito, dedicato alla decisione della corte d'Appello di Roma di estinguere la pena per i responsabili del rogo di Primavalle: Giampaolo Mattei, fratello delle vittime;
Francesco Storace; Marco Boato; Giovanni Bianconi e Luca Telese.2 febbraio 2005 - ROGO PRIMAVALLE: GIAMPAOLO MATTEI, NON PERDONEREMO MAI
ANSA:
ROGO PRIMAVALLE: GIAMPAOLO MATTEI, NON PERDONEREMO MAI
MI AUGURO DI NON INCONTRARE LOLLO,QUESTO STATO NON DA' GIUSTIZIA
"Perdonare? Mai". Questa la risposta data dal fratello delle vittime del rogo di Primavalle Giampaolo Mattei, nel corso dell'intervista rilasciata stamani alla trasmissione 'Omnibus' di LA7.
"Mi auguro di non incontrare mai Achille Lollo - ha proseguito Mattei - perche' vivo in uno stato che non da' giustizia. In questi anni abbiamo avuto beffe di ogni genere,-quella degli ultimi giorni e' solo la piu' grossa".
Riguardo all'iniziativa del Sindaco di Roma Walter Veltroni di intitolare una strada ai fratelli Mattei, per Giampaolo Mattei "il gesto e' un atto di ipocrisia. Non e' un pezzo di marmo -ha concluso- che ci dara' giustizia".3 febbraio 2005 - ROGO PRIMAVALLE: MORUCCI, COPRIMMO GLI ASSASSINI
"Il Giornale"
PARLA MORUCCI
"Così coprimmo gli assassini di Primavalle"
PIERANGELO MAURIZIO
Forse è l'unico che ha cercato a suo modo di illuminare alcuni tasselli degli anni del nostro terrorismo sistemandoli sotto la luce della storia. Non a caso il suo ultimo libro, La peggio gioventù, è già arrivato alla terza ristampa in pochi mesi. Valerio Morucci, prima di intraprendere il percorso che lo portò ad essere uno degli sterminatori della scorta di Aldo Moro e il postino delle Br durante il sequestro, è stato il responsabile di Lavoro illegale, la struttura occulta di Potere operaio. All' epoca del rogo di Primavalle in cui morirono i due figli del segretario della sezione dell'Msi, Virgilio e Stefano (22 e 8 anni), fu incaricato di svolgere la "controinchiesta" interna per accertare come erano andate le cose. In questa intervista per la prima volta racconta nei dettagli gli interrogatori dei responsabili del delitto. Di come i vertici di Potere operaio pur conoscendo la verità preferirono avallare la pista della "faida interna tra fascisti"; le complicità dentro i giornali. E altri retroscena di quegli anni.
Quando comincia la controinchiesta interna?
"Succede il fatto. Chiediamo se i tre sospettati c'entrano qualcosa al responsabile della squadra (ndr, di Potere operaio) a Primavalle e lui ci dice no...".
E poi?
"Poi i tre vengono incriminati. Li convochiamo in un appartamento a Roma. Eravamo io, Franco Piperno, Lanfranco Pace. Dall'altra parte c'erano Manlio Grillo e Marino Clavo, Achille Lollo mi pare fosse già stato arrestato...".
Cosa rispondono?
"Negano di nuovo ogni coinvolgimento. Data la totale follia, l'aberrazione di quello che è successo, siamo portati a credergli. Anche se io ho subito alcuni dubbi conoscendoli come tre senza cervello...".
E cosa fa?
"Dico a Franco (ndr, Piperno): "Lasciami solo con loro". E lui: "Non possiamo usare oggi mezzi che .non useremmo nella società di domani". Insoma mi mette un freno morale. Io volevo solo spaventarli.. "
Quindi?
"Clavo e,Grillo vengono messi al sicuro. Clavo va a Firenze: all'epoca non era un problema trovare ospitalità. E Potere operaio imposta la linea difensiva sull'innocenza dei tre. Linea sposata da tutto il movimento. Da qui viene fuori l'ipotesi che il rogo sia stato il frutto di una guerra fra missini".
Il problema è che anche i cosiddetti "giornali borghesi" sposano questa teoria.
"Le faccio un esempio. Quando attaccammo l'autoparco della polizìa a Roma il Messaggero pubblicò un articolo quasi elogiativo. Un'atmosfera demenziale, ma era l'atmosfera di quegli anni. Se ti prendevano, i magistrati ti mettevano fuori, perché alcuni reati - anche gravi come blocchi stradali, violenze in piazza - socialmente non erano più considerati come tali. Questo bisogna avere il coraggio di ammetterlo, altrimenti si ragiona con il senno di poi".
Andiamo avanti.
"Emergono le prime discrepanze, da Primavalle filtrano le prime stramberie, altre cose strane che avevano fatto i tre...".
L'alibi di Clavo risulta falso?
"Sì- glielo aveva fornito Diana Perrone, la figlia dell'editore del Messaggero, almeno così ho letto. Prendo un altro militante di Lavoro illegale e andiamo a
Firenze da Clavo".
Perché?
"Perché devo sapere. Sono un operativo e ho l'occhio alla misura di ciò che si fa. All'epoca molte azioni non vennero fatte perchè potevano avere conseguenze incontrollabili".
E cosa succede?
"Mi siedo davanti a Clavo. Prendo la pistola, avvito il silenziatore e la poso accanto a me. E dico: "Allora, dimmi". E lui senza pensarci un attimo confessa: "Siamo stati noi"".
Le dice altro?
"Che i fascisti a Primavalle rompevano le scatole: quello che si chiamava "antifascismo militante"...Ma che non volevano uccidere, che non avevano calcolato. E io m'incazzai ancora di più: "Come fate a non calcolare che se si da fuoco a una casa qualcuno può morire?". Il fatto che avessero ucciso due persone senza volerlo, per me era un'aggravante. Dimostrava la totale sconsideratezza".
Ma davanti a lei aveva uno che credeva di essere un "giustiziere proletario" o che cominciava a capire?
"Tutte e due le cose. Ad un certo punto, mi sembra di ricordare, scoppiò anche a piangere. Come sfogo personale: perché comunque hai ucciso...".
Lei informò i vertici di Potere operaio: Piperno, Scalzone, eccetera?
"Immediatamente. Ma la macchina innocentista era talmente avanti che fermarla avrebbe fatto danni peggiori".
Preferirono far finta di niente?
"Sì, ma appunto perché dirlo, a quel punto, che erano stati tre dei nostri sarebbe stato peggio che averlo detto subito. Ti sputtanavi completamente e mettevi nei guai anche gli altri, le altre organizzazioni del movimento, che avrebbero presentato il conto".
C'è un libro di quel periodo, edito da Savelli, "Primavalle, inferno a porte chiuse", in cui si sostiene che gli assassini andavano cercati nel "verminaio" della sezione Giarabub dell'Msi di Primavalle. Circola ancora su alcuni siti "antagonisti" di Internet...
"Ma con quello noi non c'entravamo nulla...".
Sulla copertina c'è scritto: Potere operaio.
"Francamente non me lo ricordo".
La campagna innoncentista alimentata durante il processo ad Achille Lollo (prima che fuggisse) cullò un'altra leva di aspiranti terroristi. Alvaro Lojacono, che ritroveremo accanto a lei a via Fani, viene arrestato per la prima volta per una scazzottata durante quel processo.
"Le occasioni di scontro erano talmente tante che le cose non sarebbero cambiate granché".
Lojacono ha ucciso Miki Mantakas, un altro giovane di destra, e anche lui non ha mai pagato per quel delitto.
"Che anno era: il '75? Sì, avvenne durante gli incidenti a una delle udienze del processo Lollo. Comunque, il rogo di Primavalle fu una cosa tragica. E anche un paradosso".
Un paradosso?
"Questo atto rimane unico, pur nel panorama di quegli anni. Il paradosso è che a compierlo sono tre militanti di Potop che nell'arcipelago rivoluzionario è l'organizzazione meno antifascista. Potere operaio era abbastanza elitario: i nostri obiettivi non erano i fascisti; ma lo Stato e il capitalismo. Negli altri gruppi le azioni contro i fascisti erano pianificate e avevano un controllo centralizzato. Invece da noi non avendo i militanti indicazioni precise è potuto accadere che facessero di testa loro. Su questa tragedia Potere operaio si scioglie".
Perché?
"Perché i nostri militanti sapevano. Perché pensare di fare la rivoluzione e trovarsi in mezzo a una storia di ragazzini bruciati provoca uno sconquasso. Poi ci sono quelli come Toni Negri che utilizzarono la vicenda per rompere e avviare l'esperienza dell'Autonomia".
Anche Toni Negri- secondo Nouvel Observateur uno dei più importanti filosofi viventi - dunque sapeva?
"Certo, era nella segreteria nazionale di Potop".
Secondo lei chi ha protetto Lollo, Clavo e Grillo in questi trent'anni di latitanza?
"Hanno trovato asilo presso amici e compagni".
Come spiegherebbe questa vicenda alla madre dei fratelli Matici?
"Quello che le è stato fatto non è sanabile in alcun modo. Dare un "respiro storico a questi fatti è l'unica cosa che può lenire il dolore".
L'amnistia per gli anni di piombo: perché lo Stato dovrebbe concederla?
"La cosa importante è ragionare. Questo non rida la vita a nessuno, ma può almeno sanare la ferita collettiva. Altrimenti queste cose tornano continuamente. Sono passati 32 anni e siamo qui alle prese con il rogo di Primavalle e non sappiamo dove collocarlo. Ogni fatto preso singolarmente è un atto drammatico, inserito nel contesto di quegli anni diventa un lutto elaborabile. Anni di scontro violentissimo. Tra chi sognava una rivoluzione comunista e chi sognava un ritorno al fascismo, uno scontro basato su due ideologie, comunismo e fascismo, che non avevano più nulla a che a fare con la realtà...".
L'onorevole Luciano Violante, dei Ds, è tra i primi quando si parla di amnistia a erigere un muro di no.
"Perché l'amnistia si porterebbe dietro un dibattito che riaprirebbe le pagine della storia di quegli anni, nelle quali anche le forze politiche non farebbero una gran bella figura".
Lojacono, uno dei sequestratori di Aldo Moro, come racconta lui stesso, è fuggito all'estero grazie a complicità interne a Botteghe Oscure. Lei nel suo libro dice che i processi sul rapimento Moro sono stati inquinati dal Pci che ha infilato i propri avvocati come difensori delle parti civili, cioè dei familiari delle vittime: perché?
"Per impedire che diventassero processi all'ideologia comunista, che venissero fuori gli album di famiglia! Tuttora si guarda a quegli anni con le lenti della politica. Tranne pochi coraggiosi. Alemanno a destra. E a sinistra Veltroni è l'unico che ha detto cose chiare sulle foibe. II comunismo è stato capace di scempi tanto quanto il fascismo. Le Brigate rosse erano comuniste. Punto".
Lollo ha fatto sapere che non intende chiedere scusa ai parenti.
"Se a distanza "di 30 anni, al sicuro, non sei capace di esprimere una parola di cordoglio per quello che hai fatto sei una bestia".
E che cosa direbbe a Lollo, Clavo e Grillo se ce li avesse davanti?
"Quello che dissi a Clavo quel giorno: sei una grande testa di...".
Potrebbero ribatterle che anche lei ha ucciso.
"Si, ma non ho arso vivo un bambino di 8 anni. C'è una bella differenza. Noi brigatisti ritenevamo di combattere una guerra e abbiamo sempre applicato le regole di guerra, prima fra tutte quella di non colpire i civili".
Avete ucciso persone inermi, tanti innocenti.
"È aberrante ma per noi erano militanti dello schieramento nemico. E abbiamo rispettato quelle regole. Anche se qualche volta è stato peggio...".
Cioè?
"Per il sequestro Moro scartammo l'opzione di rapire il presidente Dc nella chiesa di Santa Chiara a piazza dei Giochi Delfici, che non prevedeva l'eliminazione degli agenti di scorta, proprio .perché era troppo alto il rischio di coinvolgere civili. E così ci siamo fottuti. E abbiamo segnato la storia del Paese e la fine di Moro. Dopo via Fani non aveva senso rilasciare Moro senza aver ottenuto nulla e con cinque persone uccise nessuna trattativa era possibile.
Con la mente continuo ad andare all'altra soluzione...".
Ci pensa spesso?
"Sì, sempre".
Pierangelo Maurizio4 febbraio 2005 - ROGO PRIMAVALLE: DAI GIORNALI
"Il Giornale"
Primavalle, i 32 anni di omertà di PotOp
Gli ex militanti reastano fedeli alla strategia del silenzio. Negri:"Lasciamo stare". Pardi:"Una storia vecchia"
Vittorio Macioce
Lo stesso imbarazzo, come 32 anni fa. Primavalle è ancora silenzio, macchia, paura, menzogna. Qualcosa da dimenticare. Provi, cerchi, chiedi. Ma la risposta degli ex, dei reduci di Potere Operaio, non cambia: storia lontana, sepolta, roba del passato, meglio non parlarne.
Toni Negri non è in Italia, trovarlo non è facile. 1 telefoni che avevi sono tutti vecchi. Poi un colpo di fortuna, provi. Ma basta la parola Primavalle per chiudere la conversazione: Negri non ha alcuna voglia di parlare. Oreste Scalzone, in Francia, ha otto numeri di telefono, uno risponde con la segreteria, gli altri niente. Il professor Francesco "Pancho" Pardi resta un attimo in silenzio. Poi declina: "Non ho nessuna voglia di parlare di questo. È una storia di cui non so nulla e poi è vecchia, sepolta". La notte tra il 15 e il 16 aprile 1973 Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo, tre militanti di "Potop", versarono benzina sulla porta d'ingresso, e sul pianerottolo, di un appartamento di sole due stanze, terzo piano di un edificio popolare. Il padrone di casa è Mario Mattei, segretario della sezione Msi di Primavalle.
Quella sera in casa con Mario Mattei c'erano due dei suoi sui figli. Il più piccolo aveva otto anni. Basta un fiammifero per trasformare la benzina in un rogo. Bruciò tutto. I due Mattei arsero vivi.
Nel 1973 a Roma Potere operaio era soprattutto Franco Pìperno. Ora fa l'assessore alla scienza, conoscenza, identità e comunicazione, comune di Cosenza. È anche professore universitario, insegna fisica. L'uomo che risponde al telefonino ha un forte accento calabrese. Potrebbe essere lui. Anche qui, attimo di imbarazzo. "Chi cerca? Franco Piperno". "Vorrei farle qualche domanda su Primavalle". Risposta. "Piperno? No, no, non è qui. Non sono io. Chieda al comune di Cosenza". Grazie. Click, pesante. Al comune ti dicono che il professore non c'è. È all'università. Chiedi il numero del telefonino. Tergiversano. Leggi il numero che hai. "Guardi che è questo". "Ma non è che risponde qualcun altro?". "No, se lei fa questo numero dovrebbe rispondere lui. È il suo". Riprovi. "Scusi, le ho telef...". Click. Da questo momento in poi il telefonino risponde a vuoto. Poi scatta la segreteria. Forse non è lui.
Jaro Novak è l'uomo che aiutò Grillo a scappare in Svezia. La sua è una testimonianza importante. Quando ci fu il processo neppure i giudici sapevano i particolari della fuga. Lui, forse, potrebbe parlare. Provi a contattarlo attraverso un amico. La risposta è gentile. Ma ha paura di essere strumentalizzato. E poi comunque non c'è più nulla da scoprire.
Ma cosa fa paura di Primavalle? Ormai è passato, appunto. La prescrizione è un affare giuridico. Il ritorno in Italia, senza pena, di Lollo, Clavo e Grillo è un caso di giustizia. Quello che è successo nel 73 è storia. Ed è anche l'evento che segna, in pratica, la fine di "Potop". Quel che rimase furono soltanto spezzoni. Gli uomini di Potere operaio iniziarono un loro personale percorso, al capolinea del quale ognuno fece i conti, politici e di vita, soltanto con se stesso. Nella primavera di quell'anno, a Rosolina, il gruppo si sciolse.
Aldo Grandi è un giornalista della Nazione ed è l'autore di un saggio, La generazione degli anni perduti, che racconta la stagione di Potere operaio. Primavalle - dice - è la fine di un'illusione. Si sono resi conto che loro erano come gli altri. Hanno scoperto che il gioco della rivoluzione stava andando oltre. Hanno dovuto mentire a se stessi. Hanno portato avanti una campagna di controinformazione, come si chiamava allora, che doveva insabbiare la verità, trasformare l'azione di una cellula di "Potop" in un regolamento di conti tra fascisti. E il guaio è che in quegli anni ci hanno creduto tutti: i giornali, gli intellettuali organici, la parte più ingenua del movimento, la famosa opinione pubblica. "Un scelta antietica - dice Grandi -. Ma bisogna tenere conto del clima di allora e capire che era difficile comportarsi in modo diverso". Si poteva dire la verità: "Sono stati tre di noi. Tre imbecilli, che già altre volte avevano esagerato?". "Ti rispondo con le parole di Lanfranco Pace: non c'erano alternative. Se fossimo stati veri rivoluzionari avremmo dovuto ucciderli e farli ritrovare magari su qualche spiaggia deserta. E del resto non potevamo nemmeno denunciarli ai magistrati. Decidemmo così di difenderli fino in fondo".
Il giudice istruttore Francesco Amato scrisse: "La spinta criminogena sta nell'intolleranza, nel fanatismo, nel rancore frutto di immatura personalità e di povertà culturale e civica. Non proletari, non lavoratori, non veri studenti. Gli imputati si appoggiano alle loro famiglie per condurre una vita senza responsabilità e senza preoccupazioni economiche e poi si atteggiano a rìvoluzionari. L'Ufficio che, secondo le leggi della Repubblica, sarà chiamato ad accertare la verità dei fatti, verrà considerato strumento di repressione politica e riceverà la qualifica di Santa Inquisizione, espressione che richiama roghi e vittime innocenti, come innocenti erano Stefano e Virgilio". Lollo, Clavo e Grillo vennero assolti per insufficienza'di prove. Potere della contrinformazione, direbbe Pace. Tutti, 32 anni fa, fecero finta che nulla fosse successo. Fino a crederci veramente. Tutti, oggi, fanno finta che la giustizia sia un litro di latte con la scadenza sopra.Petrone: "Lollo non si recò all'ambasciata italiana a Brasilia"
In un articolo apparso sul Giornale del 2 febbraio è stato scritto che il latitante Achille Lollo si sarebbe recato nel 2002 presso l'ambasciata italiana a Brasilia, secondo quanto riportato dall'avvocato Randazzo. Vincenzo Petrone, all'epoca ambasciatore italiano in Brasile, riferisce che nei quattro anni del suo mandato Lollo non si è mai presentato in ambasciata, mentre conferma l'iscrizione dello stesso Lollo nell'Aire, l'anagrafe degli italiani residenti all'estero. A norma di legge, quindi, non era possibile impedire che Lollo si presentasse in consolato per esercitare i suoi diritti di cittadino residente all'estero. La presenza in Brasile di Lollo era tuttavia ben nota alle autorità italiane, che nel 1993 si videro negare dalla magistratura brasiliana la richiesta di estradizione del latitante.APRILE 1973
Un volantino lasciato in cortile firmava il rogo
Nella primavera del 1973 Mario Mattei era il segretario della sezione Msi di Primavalle, Stefano e Virgilio Mattei erano due dei suoi sei figli con i quali viveva, insiema alla moglie, ìn un appartamento al terzo piano. Achille Lollo (22 anni), Marino Clavo (26) e Manlio Grillo (33) erano militanti di Potere operaio. La notte tra il 15 e il 16 aprile versarono benzina sulla faccia esterna della porta d'ingresso e un recipiente dì cinque litri con dentro altro carburante fu appoggiato sul pianerottolo. Accesa la benzina, l'incendio divampò, Nel rogo morirono due dei figli di Mattei. Sulla grata della fogna, nel cortile, gli attentatori avevano lasciato un foglio a quadretti con su scritto: "Brigata Tanas/Guerra di classe/Morte ai fascisti/La sede del Msi/Mattei e Schiavoncino colpiti dalla giustizia proletaria".
Achille Lollo venne arrestato il 18 aprile, mentre Grillo e Clavo si diedero alla latitanza. Una volta che i vertici di Potop decisero di difendere senza esitazioni i tre militanti, tutto, dalla coscienza alla verità, fu accantonato. E chi per rimorso volle fermarsi a riflettere fu accantonato. E' quello che accadde a Paolo Gaeta e Diana Perrone che dopo aver confermato l'alibi di Clavo, ritrattarono. Furono espulsi.5 febbraio 2005 - ROGO PRIMAVALLE: DAI GIORNALI
ANSA:
VELTRONI, ROGO PRIMAVALLE TRA CRIMINI PIU' EFFERATI ANNI '70
ITALIA PIU' CIVILE NON GRAZIE A CHI SPARAVA; CONGRESSO APPLAUDE
Walter Veltroni definisce, davanti al congresso dei Ds, il rogo di Primavalle, dove morirono nel 1973 i fratelli Mattei, "uno dei crimini piu' vergognosi e efferati" degli anni '70, ed esprime ancora una volta "sconcerto" per la decisione giudiziaria assunta nei giorni scorsi, "forse inevitabile", che ha consentito ai responsabili di quella strage di "non dover scontare quella pena che hanno il dovere di scontare". I delegati rispondono con un lungo applauso alla netta condanna del sindaco di Roma.
E i battimani si fanno ancora piu' intensi quando Veltroni ricorda l'intervista di una degli assassini dei fratelli Mattei che spiega di non voler chiedere scusa alla famiglia Mattei e di non voler ritornare in Italia, spiegando che e' un paese diverso da quello che ha lasciato. "E' vero - attacca Veltroni - oggi l'Italia e' un Paese migliore, e' un paese civile. Ma non certo grazie a chi allora sparava. Piuttosto, grazie a chi anche in quegli anni ha difeso il Paese dai terrorismi di varia natura".ROGO PRIMAVALLE:MANIFESTAZIONE PER RICORDARE FRATELLI MATTEI
NEL QUARTIERE PRIMAVALLE A ROMA DOVE FURONO UCCISI NEL 1973
"Difendiamo la memoria dei camerati caduti" e "Giustizia per i Mattei": sono le parole scritte sui cartelloni di un centinaio di manifestanti di estrema destra, che si sono definiti "camerati e fascisti", che nel pomeriggio sono scesi in strada, a Roma, in piazza Clemente XI, per ricordare i due fratelli Mattei, Virgilio e Stefano, uccisi nell' incendio della loro casa nella notte tra il 15 e 16 aprile del 1973.
Davanti alla parrocchia di Santa Maria Assunta e San Giuseppe, nel quartiere Primavalle, a poca distanza dall' abitazione della famiglia Mattei, un centinaio di persone hanno innalzato bandiere tricolori con un' aquila al centro, ricordando quel duplice omicidio di 32 anni fa.
"Siamo qui - ha spiegato un manifestante - uniti e compatti contro chi vuole speculare sulla morte dei fratelli Mattei. Siamo una comunita' unita, camerati e fascisti, senza nessuna sigla di partito".
"Oggi siamo qui per non far dimenticare - ha detto un altro manifestante - perche' siamo stufi di quanto accade e in polemica con chi la storia dei fratelli Mattei l' ha soltanto strumentalizzata. E' assurdo che la nostra giustizia abbia lasciato liberi i tre assassini di due ragazzi, colpevoli solo di essere dei fascisti in uno Stato antifascista".
Presente all' iniziativa anche il presidente della Domus Civitas - familiari delle vittime del terrorismo e della mafia, Bruno Berardi. "La stampa ha dimenticato la morte dei fratelli Mattei e quello che e' accaduto negli anni Settanta mentre non dimentica i fatti legati alla sinistra - ha detto Berardi - La nostra associazione ha spinto la famiglia Mattei a non far passare sotto silenzio la decorrenza dei termini di carcerazione nei confronti dei tre colpevoli del rogo di Primavalle che hanno ucciso i fratelli Mattei".9 febbraio 2005 - ROGO PRIMAVALLE: DAI GIORNALI
ANSA:
ROGO PRIMAVALLE: MORUCCI, CLAVO MI DISSE NON VOLEVAMO UCCIDERE
FACCIA A FACCIA DELL'EX BR CON GIAMPAOLO MATTEI
"Clavo mi disse che non volevano uccidere. Un segno della loro scelleratezza". E' la risposta di Valerio Morucci in un faccia a faccia con Giampaolo Mattei che gli chiede "perche' Stefano e Virgilio sono stati ammazzati?", nel corso della trasmissione 'La peggio gioventu" del canale Planet di Sky, dedicata al rogo di Primavalle, in cui morirono i due fratelli Mattei in un incendio appiccato alla loro casa.
Del duplice omicidio furono accusati Marino Clavo, Manlio Grillo e Achille Lollo. La puntata, come ha reso noto la stessa emittente, andra' in onda questa sera. Vi parteciperanno, oltre a Giampaolo Mattei - fratello dei due scomparsi - ed all'ex brigatista Morucci - che all'epoca si interesso' del caso - il legale della famiglia Mattei, Luciano Randazzo, Giampiero Mughini, il deputato di An Giulio Maceratini e Filippo Falvella, fratello del neofascista Carlo, ucciso il 7 febbraio 1972. La puntata sara' condotta da Luca Telese.
"Avevo molti dubbi che non riuscivo a risolvere - ha detto Morucci rispondendo a Mattei - per questo la mia inchiesta segreta all' interno di Potere Operaio. Volevo capire come mai Potere Operaio si fosse lanciato sulla linea innocentista dando per buona la prima versione fornita subito dopo il rogo di Primavalle". Morucci ha ricordato di essere andato a Firenze dove era rifugiato Marino Clavo: "L'ho portato a dirmi come erano andati i fatti. Non gli ho puntato nessuna pistola perche' non si puo' rispondere a orrore con altro orrore e perche' non ce n'era bisogno. Lui - ha proseguito Morucci - non ricordo di preciso quanto tempo era passato, si portava dentro questo gravame da un po' e mi temeva perche' credeva fossi dedito ad attivita' clandestine, dunque basto' avere una pistola accanto e Clavo mi disse che effettivamente erano stati loro. Mi disse - ha ancora detto in trasmissione - che non volevano uccidere. E non lo dico come loro giustificazione, ma come segno di scelleratezza: non puoi concentrarti solo sul colpire senza pensare alle conseguenze. Se questo per la giustizia e' un' attenuante per me e' un'aggravante. Non ci puo' essere scelleratezza".10 febbraio 2005 - ROGO PRIMAVALLE: LOLLO, ERAVAMO IN SEI
"Il Corriere della sera"
Dopo la prescrizione del reato, parla l'ex di Potere operaio. "Per 30 anni ho rispettato un patto del silenzio"
La verità di Lollo: a Primavalle eravamo in sei, ecco i nomi
di ROCCO COTRONEO