Almanacco dei misteri d' Italia


L' attentato alla Questura di Milano
le notizie del 2005
22 febbraio 2005 - STRAGE QUESTURA MILANO: ASSOLUZIONE IN APPELLO PER BOFFELLI
ANSA:
STRAGE QUESTURA MILANO: TERZA ALTRA ASSOLUZIONE IN APPELLO
Per la strage avvenuta davanti alla Questura di Milano il 17 maggio 1973 e' arrivata un'altra assoluzione, quella di Giorgio Boffelli.
Davanti alla Corte d'Assise d'Appello era in programma appunto oggi l'esame della posizione di Boffelli, stralciata per motivi di salute da quella dei coimputati Carlo Maria Maggi e Francesco Neami. I periti hanno dichiarato che Boffelli, che ha 75 anni, non e' in grado di stare nel giudizio e il suo difensore, l'avv. Francesco Caroleo Grimaldi, ne ha chiesto l'assoluzione in linea con quanto gia' deciso dallo stesso collegio giudicante per i coimputati.
Il sostituto procuratore generale Giacomo Caliendo, in sostituzione della collega Laura Bertole' Viale, che aveva seguito tutto la vicenda processuale, ha invece chiesto la sospensione del giudizio in attesa di una successiva verifica delle condizioni dell'imputato.
La corte, facendo riferimento alla decisione assolutoria gia' presa per Maggi e Neami, ha disposto l'assoluzione di Boffelli dall'accusa di strage per non avere commesso il fatto.
"Una pronuncia logica ed innovativa sul piano del diritto" ha commentato l'avvocato Caroleo Grimaldi.
Maggi, Neami e Boffelli erano erano accusati di concorso nella strage compiuta materialmente da Gianfranco Bertoli, che il 17 maggio 1973 lancio' una bomba a mano contro le persone che uscivano dalla Questura dopo la commemorazione del commissario di pubblica sicurezza Luigi Calabresi, ucciso un anno prima in un agguato terroristico.
L'ordigno avrebbe dovuto colpire l'allora ministro degli Interni, Mariano Rumor, che al momento dell'attentato si era da poco allontanato.
In primo grado i tre imputati furono condannati all'ergastolo. In secondo grado e' arrivata per tutti l'assoluzione. Dopo il deposito delle motivazioni, il sostituto procuratore generale Bertole' Viale potrebbe presentare ricorso alla Corte di Cassazione.

STRAGE QUESTURA MILANO: FRAGALA', CADE ULTIMO PEZZO TEOREMA
PENSATO DA SINISTRA GIUDIZIARIA PER DEPISTARE E ACCUSARE DESTRA
"Cade l'ultimo frammento del teorema inventato da una certa sinistra giudiziaria per depistare, mistificare, attribuire alla Destra la stagione delle stragi, da piazza Fontana a piazza della Loggia, alla strage della Questura di Milano, tutti delitti che avevano, fin dal primo momento, moventi, autori e strategie marcatamente di sinistra". Cosi' il parlamentare di An, Enzo Fragala', commenta l' assoluzione per la strage della Questura di Milano.
Secondo Fragala', che e' anche capogruppo in commissione Mitrokhin, con la sentenza "si registra l' ultimo atto di un depistaggio cominciato nel 1969 con la strage di piazza Fontana". "L 'anarchico che tiro' la bomba, Gianfranco Bertoli, - dice il deputato di An - fu per anni non creduto nonostante l'evidenza della sua responsabilita' non solo perche' lancio' materialmente l'ordigno ma perche' indico', con chiarezza il movente e il bersaglio di chiarissima marca anarchica. Invece, per anni, si e' tentato di far passare il povero Bertoli per un eversore di destra come pedina di una strategia eversiva attribuita ai soliti Maggi, Zorzi e altri presunti militanti di Ordine Nuovo".
"Adesso - conclude il deputato di An - dopo tanti anni di teoremi giudiziari e di spreco del denaro dei contribuenti per inseguire ipotesi politiche trasformate in tesi giudiziarie, dopo la piena assoluzione nel processo di piazza Fontana, si registra l'ultimo atto di un depistaggio iniziato nel 1969. Nessuno dei teoremi della sinistra giudiziaria e' riuscito a superare la verifica del dibattimento, tranne quello per la strage di Bologna quando i pm e gli avvocati di parte civile concordavano le strategie accusatorie contro Mambro e Fioravanti presso la Federazione del Pci di Bologna, cosi' come rivelo', con grande indignazione, l'avvocato Montorsi".


9 maggio 2005 - STRAGE QUESTURA: ECCIDIO NON DECISO DA BERTOLI
ANSA:
STRAGE QUESTURA: ECCIDIO NON DECISO DA BERTOLI
AUTORE MATERIALE ATTENTATO HA SEMPRE COPERTO MANDANTI
Gianfranco Bertoli ha sempre coperto i mandanti della strage alla Questura di Milano, non fu lui a deciderla, ne’ fu soltanto l’esecutore materiale: questa la valutazione che emerge dalle motivazioni della sentenza con cui sono stati assolti Carlo Maria Maggi e Francesco Neami.
Assolvendo Maggi in base all’articolo 530, secondo comma, del codice di procedura penale (assimilabile alla vecchia insufficienza di prove), e Neami per non aver commesso il fatto, i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Milano scrivono che Bertoli, autore materiale dell’attentato che causo’ 4 morti e 45 feriti, “non agi’ perche’ mosso dalla propria scelta ideologico-politica di anarchico individualista, come lo stesso ha sempre sostenuto, bensi’ fu solo l’esecutore materiale dell’ attentato, in attuazione di un incarico da altri affidatogli”.
“Sicche’ - scrivono ancora i giudici - come inevitabile deduzione si deve ritenere che egli forni’ la sua falsa versione allo scopo di non svelare il retroscena del suo gesto e i nomi dei suoi mandanti”.
I giudici d’appello, che si sono occupati di un nuovo processo dopo il rinvio disposto dalla Cassazione, hanno assolto Neami per via della inutilizzabilita’ delle dichiarazioni del pentito Carlo Digilio, gli “elementi probatori” a carico di Neami “attengono alla collocazione politica dell’imputato, alla sua adesione a Ordine Nuovo (gruppo di Trieste), ai suoi contatti con il Maggi e il Digilio; nulla dicono circa gli specifici fatti a lui attribuiti nel capo d’imputazione (avere cioe’ partecipato all’organizzazione dell’attentato del 17/5/73)”.
“Tale imputazione - scrivono ancora i giudici - si fondava, e traeva i suoi elementi di prova, sulle dichiarazioni di Carlo Digilio” il quale sosteneva che Bertoli sarebbe stato addestrato proprio da Neami. “La statuita inutilizzabilita’ - scrivono ancora - di dette dichiarazioni ha fatto venire meno l’unica risultanza probatoria”.

STRAGE QUESTURA: GIUDICI, ASSOLTI MA MATRICE FASCISTA
MOTIVAZIONI SENTENZA SMONTANO ANCHE TESI BERTOLI ISOLATO
Una “imponente raccolta di elementi”, di testimonianze e documenti, ha consentito di individuare “con certezza il contesto politico-eversivo” dove ebbe origine la strage della Questura di Milano, che causo’ quattro morti e 45 feriti il 17 marzo del 1973. E ha permesso di attribuirla a elementi di Ordine Nuovo, che “operava in quel contesto”.
Nell’assolvere l’ex ispettore di O.N. per il Triveneto, il medico Carlo Maria Maggi, e l’ex ordinovista del gruppo di Trieste, Francesco Neami (il primo con una formula che ricorda la vecchia insufficienza di prove, il secondo con formula piena), i giudici della prima Corte d’Assise d’appello di Milano, che dovevano occuparsi della vicenda per volere della Cassazione, scrivono che “e’ ragionevole e corrispondente a una valutazione logica dei dati di fatto accertati” ritenere “probabile” che la strage sia stata decisa e organizzata “proprio dal gruppo ordinovista facente capo a Maggi”.
Il sedicente anarco-individualista Gianfranco Bertoli, morto alcuni anni fa “fu solo l’esecutore materiale dell’attentato”, secondo i giudici presieduti da Camillo Passerini, “in attuazione di un incarico affidatogli da altri”. La sua “falsa versione” di come giunse a Milano con la bomba a mano portata da un kibbutz israeliano, le sue peregrinazioni in Francia e la decisione di compiere l’attentato solo la mattina stessa, dopo aver letto sui giornali della cerimonia in Questura per commemorare il commissario Luigi Calabresi, servi’ “allo scopo di non svelare il retroscena del suo gesto e i nomi dei suoi mandanti”. Lo dimostra, per la Corte, il fatto che la strage fu in qualche modo annunciata dal conte Pietro Loredan all’esponente del Pci, Ivo Della Costa. “””A Milano entro 48 ore succedera’ un attentato contro un’alta personalita’ del Governo e ne parlera’ tutt’Italia”, disse Loredan, ideologicamente vicino ai neofascisti. Altri quindi erano a conoscenza dell’imminente attentato e questo, ragionano i giudici, “si pone in contrasto irriducibile con l’affermazione del suo autore, di aver agito per propria esclusiva scelta e iniziativa”.
Testimonianze e dichiarazioni di collaboratori di giustizia hanno consentito di raggiunger la “piena prova” che obbiettivo dell’attentato era Mariano Rumor, allora ministro dell’Interno che aveva dichiarato fuorilegge Ordine Nuovo, “unica formazione” in particolare con i suoi gruppi attivi in Veneto “in grado di agire concretamente, di compiere attentati” nell’ambito della strategia della tensione. Tutto cio’ non basta, pero’, per una sentenza di condanna, perche’, per quanto riguarda Maggi, “essere a capo di un’organizzazione che persegue finalita’ criminose, eversive nella specie, non puo’ costituire di per se’ prova che di tutte le azioni delittuose a questa riferibili sia penalmente responsabile chi riveste un ruolo di vertice nell’organizzazione”. In sostanza, non si possono individuare “precise e penali responsabilita””, perche’ e’ possibile che l’ordine di eseguire l’attentato sia stato dato a Bertoli “da altri esponenti di gruppi ordinovisti veneti” che, come hanno accertato le indagini, “all’epoca condividevano la linea stragista, meditavano attentati, auspicavano un colpo di Stato e disponevano di consistenti quantita’ di armi, munizioni ed esplosivi”.
Neami, invece, e’ assolto perche’ le dichiarazioni del pentito dell’estrema destra, Carlo Digilio, sono state giudicate inutilizzabili: ed erano proprio queste quelle che riguardavano l’attivita’ preparatoria e di convincimento a cui Neami avrebbe sottoposto Bertoli. Gli altri elementi richiamati in precedenti sentenze servivano solo a individuare la sua adesione a Ordine Nuovo. Senza Digilio, quindi, viene a mancare “l’unica risultanza probatoria” a carico dell’ex ordinovista che, pertanto, e’ stato assolto.
Il sostituto pg, Laura Bertole’ Viale, presentera’ un nuovo ricorso in Cassazione. Se anche questo dovesse essere respinto, anche per la strage della Questura non vi saranno colpevoli, come gia’ per piazza Fontana.

STRAGE QUESTURA: GIUDICI, PROBABILE DI ORDINE NUOVO MA...
DEPOSITATE MOTIVAZIONI ASSOLUZIONE ORDINOVISTI MAGGI E NEAMI
E’ “ragionevole e corrispondente a una valutazione logica dei dati di fatto accertati” ritenere “probabile” che la strage della questura di Milano del 17 maggio 1973 “sia stato deciso e organizzato proprio nell’ambito del gruppo ordinovista facente capo al Maggi”. Lo scrivono i giudici della corte d’assiste d’appello di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui hanno assolto gli ex ordinovisti Carlo Maria Maggi e Francesco Neami.
“Ma il giudizio di probabilita’ - spiegano i giudici nelle oltre 200 pagine di motivazione - non e’ sufficiente per affermare, oltre ogni ragionevole dubbio, la penale responsabilita”” dello stesso Maggi. 

STRAGE QUESTURA: SALVINI,NON SI PUO’ PIU’ PARLARE DI MISTERO
Secondo il gip di Milano, Guido Salvini, che da giudice istruttore segui’ le piu’ importanti inchieste sulle trame nere, la sentenza d’Appello riguardante la strage della questura significa che “anche in questo caso, sul piano storico non si puo’ piu’ parlare di mistero perche’ la nuova sentenza d’appello ribalta la sentenza precedente secondo la quale Gianfranco Bertoli aveva agito da solo”.
Salvini sottolinea come la sentenza, le cui motivazioni sono state depositate oggi, “scrive con certezza che la strage di via Fatebenefratelli e’ stata organizzata dal gruppo Venezia-Mestre di Ordine Nuovo”.
“E’ del resto definitivamente provata - conclude il giudice milanese - anche la responsabilita’ personale di Digilio per il quale, grazie alla sua collaborazione, e’ arrivata una sentenza di prescrizione”. 
  

10 maggio 2005 – STRAGE QUESTURA: DAI GIORNALI
“Il Gazzettino”
MILANO Le motivazioni della sentenza sull’attentato al ministro di allora Mariano Rumor individuano almeno il contesto politico-eversivo
Strage alla questura, tutti assolti ma la matrice è fascista
Milano
Una «imponente raccolta di elementi», di testimonianze e documenti, ha consentito di individuare «con certezza il contesto politico-eversivo» dove ebbe origine la strage della Questura di Milano, che causò quattro morti e 45 feriti il 17 marzo del 1973. E ha permesso di attribuirla a elementi di Ordine Nuovo, che «operava in quel contesto». Nell'assolvere l'ex ispettore di O.N. per il Triveneto, il medico Carlo Maria Maggi, e l'ex ordinovista del gruppo di Trieste, Francesco Neami (il primo con una formula che ricorda la vecchia insufficienza di prove, il secondo con formula piena), i giudici della prima Corte d'Assise d'appello di Milano, che dovevano occuparsi della vicenda per volere della Cassazione, scrivono che «è ragionevole e corrispondente a una valutazione logica dei dati di fatto accertati» ritenere «probabile» che la strage sia stata decisa e organizzata «proprio dal gruppo ordinovista facente capo a Maggi».
Il sedicente anarco-individualista Gianfranco Bertoli, morto alcuni anni fa «fu solo l'esecutore materiale dell'attentato», secondo i giudici presieduti da Camillo Passerini, «in attuazione di un incarico affidatogli da altri». La sua «falsa versione» di come giunse a Milano con la bomba a mano portata da un kibbutz israeliano, le sue peregrinazioni in Francia e la decisione di compiere l'attentato solo la mattina stessa, dopo aver letto sui giornali della cerimonia in Questura per commemorare il commissario Luigi Calabresi, servì «allo scopo di non svelare il retroscena del suo gesto e i nomi dei suoi mandanti». Lo dimostra, per la Corte, il fatto che la strage fu in qualche modo annunciata dal conte Pietro Loredan all'esponente del Pci, Ivo Della Costa. '«'A Milano entro 48 ore succederà un attentato contro un'alta personalità del Governo e ne parlerà tutt'Italia», disse Loredan, ideologicamente vicino ai neofascisti. Altri quindi erano a conoscenza dell'imminente attentato e questo, ragionano i giudici, «si pone in contrasto irriducibile con l'affermazione del suo autore, di aver agito per propria esclusiva scelta e iniziativa».
Testimonianze e dichiarazioni di collaboratori di giustizia hanno consentito di raggiunger la «piena prova» che obbiettivo dell'attentato era Mariano Rumor, allora ministro dell'Interno che aveva dichiarato fuorilegge Ordine Nuovo, «unica formazione» in particolare con i suoi gruppi attivi in Veneto «in grado di agire concretamente, di compiere attentati» nell'ambito della strategia della tensione. Tutto ciò non basta, però, per una sentenza di condanna, perché, per quanto riguarda Maggi, «essere a capo di un'organizzazione che persegue finalità criminose, eversive nella specie, non può costituire di per sè prova che di tutte le azioni delittuose a questa riferibili sia penalmente responsabile chi riveste un ruolo di vertice nell'organizzazione». In sostanza, non si possono individuare «precise e penali responsabilità», perché è possibile che l'ordine di eseguire l'attentato sia stato dato a Bertoli «da altri esponenti di gruppi ordinovisti veneti» che, come hanno accertato le indagini, «all'epoca condividevano la linea stragista, meditavano attentati, auspicavano un colpo di Stato e disponevano di consistenti quantità di armi, munizioni ed esplosivi». Neami, invece, è assolto perché le dichiarazioni del pentito dell'estrema destra, Carlo Digilio, sono state giudicate inutilizzabili: ed erano proprio queste quelle che riguardavano l'attività preparatoria e di convincimento a cui Neami avrebbe sottoposto Bertoli. Gli altri elementi richiamati in precedenti sentenze servivano solo a individuare la sua adesione a Ordine Nuovo. Senza Digilio, quindi, viene a mancare «l'unica risultanza probatoria» a carico dell'ex ordinovista che, pertanto, è stato assolto. Il sostituto pg, Laura Bertolè Viale, presenterà un nuovo ricorso in Cassazione. Se anche questo dovesse essere respinto, anche per la strage della Questura non vi saranno colpevoli, come già per piazza Fontana.

De Cataldo: «Troppi segreti di Stato»
«Oggi abbiamo fame di riflettere sul nostro passato. E se la via giudiziaria non ha portato da nessuna parte, spazio alla riflessione intellettuale. Libri, Film. Perché il dato politico almeno resti».
Lo ha dichiarato Giancarlo De Cataldo, magistrato di Corte d'Assise e scrittore sottolineando come una strada letteraria e culturale possa far luce su una serie di eventi degli anni '70, quali il delitto del Circeo, il rogo di Primavalle, la morte di Pasolini, l'omicidio Pecorelli.
«Perché- ha sottolinetao Giancarlo De Cataldo - meccanismi di protezione ci hanno allontanato dalla verità. Ci sono casi per i quali, ancora oggi, ci si deve fermare dinanzi al segreto di Stato. Come Ustica». La situazione di mancata conoscenza della verità va spezzata in qualche modo. Ed è soprattutto la volontà di non dimenticare, di non arrendersi di fronte ai muri di gomma che deve continuare ad alimentare la ricerca della verità

11 maggio 2005 - STRAGE QUESTURA MILANO: PROCURA GENERALE FARA’ RICORSO
ANSA:
STRAGE QUESTURA MILANO: PROCURA GENERALE FARA’ RICORSO
La Procura Generale di Milano fara’ ricorso contro la sentenza con la quale la Corte d’Assise d’Appello aveva assolto Carlo Maria Maggi e Francesco Neami a conclusione del processo per la strage materialmente compiuta da Gianfranco Bertoli il 17 maggio 1973 davanti alla Questura di Milano.
Il Sostituto Procuratore Generale Laura Bertole’ Viale, che aveva rappresentato la pubblica accusa in aula, avra’ tempo fino al 31 maggio per preparare il ricorso, dopo aver letto le motivazioni della sentenza depositate lunedi’ scorso. La bomba lanciata da Bertoli aveva come obiettivo l’allora ministro degli Interni Mariano Rumor, la cui automobile pero’ aveva gia’ lasciato la Questura dopo la commemorazione del commissario di pubblica sicurezza Luigi Calabresi, ucciso esattamente un anno prima in un agguato. L’ordigno provoco’ la morte di quattro persone e il ferimento di altre 45. Nel processo i due imputati avevano la qualifica, secondo il capo di imputazione, di mandanti della strage.

27 maggio 2005 - STRAGE QUESTURA MILANO: PRESENTATO RICORSO IN CASSAZIONE

ANSA:

STRAGE QUESTURA MILANO: PRESENTATO RICORSO IN CASSAZIONE

Sara’ la Corte di Cassazione a dire l’ultima parola sull’ennesima strage rimasta parzialmente impunita: quella materialmente commessa il 17 maggio 1973 da Gianfranco Bertoli, davanti alla Questura di Milano.

Questa mattina il sostituto procuratore generale Laura Bertole’ Viale ha depositato il ricorso contro la sentenza con cui la Corte d’Assise d’Appello aveva disposto l’assoluzione del medico veneziano Carlo Maria Maggi e di Francesco Neami, considerati mandanti del gesto attuato da Bertoli e che aveva come obiettivo l’allora ministro degli Interni, Mariano Rumor, la cui automobile, al momento dell’esplosione, aveva gia’ lasciato la Questura dopo la commemorazione del commissario di Ps Luigi Calabresi, ucciso un anno prima in un agguato.

L’ordigno provoco’ la morte di 4 persone e il ferimento di altre 45. Bertoli fu arrestato nell’immediatezza del fatto, processato e condannato all’ergastolo. In aula disse di aver agito da anarchico individualista, ma le successive indagini portarono ad accertare suoi collegamenti con il gruppo veneto di estrema destra Ordine Nuovo.

Le motivazioni del ricorso sono contenute in 13 pagine in cui si ribadiscono le ragioni probatorie che avevano portato la stessa Bertole’ Viale a chiedere in aula la condanna all’ergastolo dei due. 

“L’erronea applicazione delle norme relative alla valutazione delle prove - e’ detto nel documento - ha dato luogo al travisamento del fatto. E qui, secondo il costante insegnamento della Suprema Corte c’e’ omessa considerazione di taluni dati probatori di indiscutibile valore”.

Secondo il magistrato ricorrente, la Corte d’assise d’appello avrebbe “creato ipotesi alternative disancorate da elementi di prova nemmeno prospettati dalla difesa e ha omesso di valutare decisivi elementi di prova”. Dopo aver ricostruito la vicenda, Bertole’ Viale ricorda che la cassazione l’11 luglio 2003 aveva gia’ annullato una sentenza assolutoria della Corte d’assise d’appello per totale travisamento del fatto. Nel dicembre scorso, pero’, un’altra sezione giudicante aveva escluso l’ipotesi dell’anarchico individualista, ritenendo la strage maturata e voluta negli ambienti eversivi dell’estrema destra, individuando genericamente i mandanti nei responsabili di Ordine Nuovo, ma assolvendo Maggi e Neami. Nelle motivazioni, attraverso le quali si arriva a chiedere l’annullamento della sentenza, si sottolinea tra l’altro come i giudici abbiano omesso di valutare le dichiarazioni del pentito Martino Siciliano, rese in ben tre interrogatori, e si ricorda che ai fini dell’inquadramento del ruolo degli imputati, Maggi era il responsabile di Ordine Nuovo del Triveneto e non e’ pensabile che un attentato al ministro degli Interni potesse essere deciso senza che lui ne fosse al corrente e desse il placet. Inoltre si fa presente che “l’arresto del colpevole materiale potesse essere proprio nei piani degli ideatori, in quanto si sarebbe cosi’ realizzata quella mimetizzazione che era insita nella strategia della tensione sostenuta da tutto ordine nuovo.

Insomma “il vizio logico della sentenza e’ il non aver saputo collegare tutti questi dati che pure erano ben evidenziati dai giudici di primo grado”.

 


 



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