Ore 10.57
del 17 maggio 1973: nel cortile della Questura di Milano si e' appena
conclusa la cerimonia per commemorare il commissario Luigi Calabresi
ad un anno dalla sua uccisione, presenti il ministro dell' Interno Mariano
Rumor e il capo della polizia Zanda Loy . Mentre la gente e le autorita'
stanno uscendo, dal marciapiedi di fronte all'entrata della Questura,
in via Fatebenefratelli, un individuo alto e magro lancia in mezzo alla
folla una bomba a mano Mark 2 israeliana di tipo ''ananas''. L' ordigno
esplode sul marciapiede opposto, accanto al portone della questura.
Muoiono Felicita Bertolazzi e Gabriella Bortolon, che erano andate in
Qustura per rinnovare il passaporto, e gli agenti di polizia Giuseppe
Fanzino e Federico Masarin, in servizio. Rumor e le altre autorita'
sono gia' lontane. L'attentatore viene subito bloccato. E' Gianfranco
Bertoli, sedicente ''anarchico individualista'', un veneto appena rientrato
in Italia dopo un periodo in un kibbutz israeliano. Ha una A da poco
tatuata su un braccio. In realta' Bertoli, che ha avuto parecchie condanne
per furti, rapine, minacce, ubriachezza molesta e porto abusivo di armi,
e' stato un informatore del Sifar e ha avuto stretti contatti con gli
ambienti dell'estrema destra veneta. Un dossier su di lui si trovava
tra le carte del commissario Calabresi. Il suo nome (o di un omonimo,
come sostiene il Sisde) era anche nelle liste di Gladio.