II - GLADIO E I NUCLEI DI DIFESA DELLO STATO

Più recentemente, a seguito della scoperta nel corso delle ultime inchieste sullo stragismo fascista, di una struttura segreta organizzata in 36 legioni, i Nuclei per la Difesa dello Stato, che vedeva al suo interno uniti insieme civili e militari, personaggi orbitanti nell’area eversiva e alti ufficiali, incaricati – in caso di sovvertimenti interni e di svolte autoritarie – di neutralizzare i comunisti, si è strumentalmente tentato di operare una netta distinzione tra un settore "buono" degli apparati clandestini paramilitari (Gladio) e uno "cattivo" (i Nsd) nel tentativo di legittimare una struttura ideata per finalità antinvasione la quale, al di là delle motivazioni formali, aveva tra i suoi principali scopi l’uso "interno" del tutto illegittimo.

In realtà, si possono nutrire seri dubbi sul fatto che i Nds siano stati un’organizzazione alternativa a Gladio. Più verosimilmente si può parlare di "operazione", come giustamente ha ipotizzato il professor Aldo Sabino Giannuli, nella sua relazione peritale al giudice istruttore di Milano, Guido Salvini.

Le considerazioni di Giannuli trovano un riscontro nelle parole di Vincenzo Vinciguerra, il quale negli ultimi anni ha ricostruito con lucidità e onestà intellettuale il funzionamento delle strutture eversive in Italia e la colpevole connivenza tra apparati dello Stato, strutture Nato e organizzazioni della destra eversiva e/o radicale.

Ha detto Vinciguerra a proposito dei Nds: "Non si può trovare traccia di una organizzazione che non esiste. I Nds sono, a mio avviso, una operazione e non una organizzazione. Quando il colonnello Spiazzi fece presente l’esistenza delle cosiddette Legioni, diede l’opportunità di realizzare un depistaggio che andava a coprire la struttura Stay Behind o, comunque, la vera organizzazione atlantica […]

Il problema insormontabile è riconoscere processualmente che agli Stati Uniti, dal 1945 ad oggi, è stato consentito di avvalersi di cittadini italiani come agenti clandestini. Vi invito ulteriormente a riflettere su quale enorme errore politico sia stato accreditare i Nuclei di difesa dello Stato come organizzazione alternativa alla Stay Behind, in mancanza di conferme documentali, realizzando un parafulmine per le attività illegali dell’organizzazione Nato, tant’è che, come risulta giornalisticamente, gli stessi gladiatori si fanno scudo dei Nuclei di Difesa dello Stato".

Ma, al di là delle altre operazioni che verosimilmente hanno avuto momenti di contatto con la Gladio, i documenti e le testimonianze smentiscono in maniera categorica che la sola ed esclusiva finalità della Stay Behind fosse l’organizzazione delle resistenza dietro le linee sovietiche in caso di invasione dell’Italia e, in particolar modo, delle regioni del nord-est.

Significativa è la testimonianza di Luigi Tagliamonte, strettissimo collaboratore del generale De Lorenzo, già capo dell’ufficio amministrazione del Sifar e, in seguito, capo dell’ufficio programmazione e bilancio del Comando generale dell’Arma dei carabinieri:

"Sapevo che presso il Cag (il Centro addestramento guastatori di Capo Marrargiu, base di Gladio, nda) si effettuavano dei corsi di addestramento alla guerriglia, al sabotaggio, all’uso degli esplosivi al fine di impiegare le persone addestrate in caso di sovvertimenti di piazza, in caso che il Pci avesse preso il potere. Tanto sapevo io trattando pratiche di ufficio al Sifar e relative al Cag. Oggi penso, riportandomi ai miei ricordi, che la citazione della eventuale invasione del nostro Paese, a proposito della necessità della struttura ove era incardinato il Cag, era un pretesto (…) Il mio pensiero, testè formulato, deriva dal contenuto dei contatti che avevo con il Maggiore Accasto e con il Capo Sezione CS Aurelio Rossi i quali, senza scendere nei dettagli, mi rappresentavano che il Cag esisteva per contrastare eventuali sovvertimenti interni e moti di piazza fatti dal Pci ".

La testimonianza di Tagliamonte ha trovato puntuale conferma in numerosissime altre deposizioni di ufficiali del servizio segreto militare, ovvero di civili che avevano fatto parte dell’organizzazione paramilitare clandestina.

La più autorevole è del generale dell’Aeronautica, Antonio Podda, vice-capo del Sifar durante la gestione Henke. Ha riferito Podda che Gladio in realtà era "una struttura anti-Pci per l’interno e anti-sovietica per l’esterno [...] Il capo servizio mi disse che la struttura avrebbe dovuto funzionare anche rispetto a moti di piazza rilevanti".

Le testimonianze di Tagliamonte e Podda, si potrebbe obiettare, per quanto autorevoli, provengono pur sempre da elementi che non avevano fatto parte della struttura e che hanno raccontato quanto a loro volta riferito, ma non conosciuto per esperienza diretta.

Premesso che difficilmente il vice-capo del Sid o il responsabile dello "strategico" ufficio amministrativo del Sifar avrebbero potuto aver ricevuto informazioni anche parzialmente distorte, mentre è più verosimile che le notizie da loro raccolte corrispondessero alla realtà dei fatti, magari occultata nei documenti ufficiali, c’è da aggiungere che, a conforto delle affermazioni di Tagliamonte e Podda, esistono altre inequivocabili testimonianze provenienti da persone che hanno fatto parte della struttura e che non sono minimamente sospettabili di avere motivi di osilità verso la struttura segreta nella quale hanno militato.

Vi sono, infatti, dichiarazioni provenienti dai gladiatori che riferiscono quale fosse "l'indottrinamento ricevuto" circa le ragioni della presenza di Gladio. Secondo Vittorio Andreuzzi, simpatizzante del Movimento sociale, arruolato nel 1959 dal suo amico Mattia Passudetti, da lui indicato come "fascista sfegatato" e risultato iscritto al partito nazionale fascista, ai gladiatori "fu spiegato dagli istruttori che la nostra organizzazione, che doveva rimanere segreta, sarebbe dovuta entrare in funzione per contrastare moti di piazza comunisti. Non fu detto, se non con brevi cenni, che la struttura doveva servire anche per contrastare una invasione straniera. Ricordo con certezza che più che altro si parlò, da parte degli addestratori, della necessità di prepararci a fronteggiare i comunisti italiani e le loro iniziative sovversive". I corsi di addestramento riguardarono "il tiro con armi leggere, lo studio circa il confezionamento di ordigni esplosivi. Simulavamo anche attacchi notturni su obiettivi prestabiliti. Non ricordo di preciso i nomi degli istruttori, ma mi pare che ce ne fosse uno che si chiamava Giorgio. Quest'ultimo ci spiegava che i comunisti italiani avevano delle squadre di persone pronte ad agire contro il Governo e ci diceva che noi dovevamo addestrarci a far fronte ad un tale tipo di attività sovversiva dei comunisti".

Va segnalato, per inciso, che il nome di Andreuzzi non compare nella lista dei 622 pur essendo stato arruolato e pur avendo partecipato a più esercitazioni, a conferma della falsità di quell'elenco e della manipolazione dell’archivio, di cui parleremo meglio in seguito.

A sua volta Giorgio Castagnola ha ricordato di aver partecipato ad una "operazione S/B" intorno al 1958. Questa consisteva nel predisporre nuclei di resistenza composti da personale civile che dovevano attivarsi:

- nel caso d'invasione di un esercito straniero nel territorio nazionale;

- nel caso di un sovvertimento delle istituzioni o presa di potere da parte di settori non democratici. L'attivazione dei nuclei si sarebbe avuta anche nel caso che il Governo legittimo fosse stato rovesciato.

Anche in questo caso sono evidenti le finalità interne dell’organizzazione.

Ma le testimonianze provenienti dall’interno della struttura sono tutte concordi.

Ad esempio, Franco Marinoni, anch'egli gladiatore, intorno alla primavera del '70 fu avvicinato da Ferdinando Bacchini, suo conoscente di università, che, dopo avergli chiesto quale fosse il suo orientamento politico, gli propose di entrare a far parte di una organizzazione che lui "definì" di ambito Nato, con compiti di creare una opposizione interna in Italia nel caso in cui il Pci fosse arrivato al potere. Nessun riferimento – come si vede – ad una ipotetica invasione. E furono questi i motivi per i quali Marinoni decise di aderire.

E ancora: Duilio Maiola ha così spiegato i compiti dell'organizzazione Gladio di cui era entrato a far parte:

a) nel caso d'invasione da Est

b) nel caso della presa del potere da parte di comunisti italiani. "Ci fu detto che l'organizzazione avrebbe dovuto opporsi alle ipotesi di presa del potere da parte dei comunisti italiani senza che venisse mai precisato se l'attivazione si sarebbe avuta nel caso di sola presa violenta del potere da parte dei comunisti. Il quesito ci sarebbe stato anche nell'ipotesi che i comunisti arrivassero al potere mediante elezioni. Ricordo proprio che fu detto che, se i comunisti avessero preso il potere, noi ci saremmo dovuti mettere in contatto con la centrale per avere disposizioni".

Ecco poi altre forme di indottrinamento del tutto illegittime: il gladiatore Faleschini ha ricordato che "...ad un corso di Alghero il signor Sandro ed anche, dopo, il signor Decimo (Decimo Garau, nda) ci dissero più volte che dovevamo tenere sotto controllo i comunisti dei rispettivi paesi perché nel caso vi fosse stato un conflitto con i Paesi dell'Est, questi li avrebbero appoggiati. Ci fu detto dai predetti responsabili che in caso di conflitto avremmo dovuto neutralizzare i comunisti del paese ritenuti più accesi e pericolosi arrestandoli e deportandoli. Ogni volta che sono stato in Sardegna il signor Sandro e il signor Decimo, dopo, hanno fatto riferimento a quanto io ho testé riferito circa il comportamento da tenere nei confronti dei comunisti italiani. Ricordo anche che il signor Sandro e il signor Decimo come anche il signor Giorgio ed il signor Pino oltre che Paolo Desabata mi dissero diverse volte che se i comunisti fossero arrivati al potere, anche se per via elettorale, per noi dell'organizzazione sarebbero stati tempi duri e che in tal caso avremmo avuto due sole alternative:

1) o scappare all'estero;

2) darsi da fare in Italia per continuare una resistenza contro il regime comunista eventualmente instaurato anche di carattere militare. Fu detto che ci saremmo dovuti opporre, con la nostra organizzazione, ad una presa del potere dei comunisti italiani. Ricordo che a questi discorsi fatti dai superiori ad Alghero ed alla località vicino a Roma erano presenti con me un tale signor Roberto credo di Udine ed un tale signor Luigi, sempre friulano, nonché il signor Bruno Zamparo".

Non basta. C’è anche la testimonianza di Giuseppe Tarullo, gladiatore proveniente dalla Fanteria paracadutisti, entrato al Sifar nel 1961, il quale ha riferito "(…) Fra di noi si parlava anche di finalità interna della struttura Gladio. Si diceva che la struttura e gli esterni sarebbero stati attivati anche antisovversione interna, a mo’ di supporto operativo per le forze speciali. Per sovversione interna intendevamo una mutazione di regime che esulava dalla volontà della Autorità costituita". Infine il gladiatore Giuseppe Andreotti ha confermato che "La struttura Gladio rispondeva ad una logica interna, nel senso che ho già detto, che doveva reagire all'instaurarsi in Italia di regimi invisi alla popolazione (…) cioè dittature di destra o di sinistra".

La finalità interna e anticomunista della struttura è evidente. Ma da un’importantissima testimonianza del generale dell’Esercito, Manlio Capriata, capo dell’ufficio R del Sifar tra il febbraio e il giugno del 1962, si può affermare che – al di là delle semplici teorizzazioni – Gladio fu realmente utilizzata, senza bisogno di attendere l’invasione dei paesi dell’Est.

In particolare, i "sabotatori del Cag" furono impiegati per ordine del generale De Lorenzo in missioni contro il terrorismo altoatesino.

La testimonianza di Capriata è illuminante:

"Nel Cag di Alghero si svolgevano corsi speciali di addestramento frequentati da civili in funzione di contrasto nei confronti di truppe straniere o di strutture sovversive interne ed anche provenienti dall’estero (…) Era ovvio peraltro che la V sezione di Rossi fosse attivata per emergenze interne e temporanee e che gli addestrati, attraverso contatti riservati, fossero attivati come fonti (…)".

In un successivo interrogatorio, il generale è stato ancora più chiaro:

"Ribadisco che la V sezione, quindi la organizzazione S/B e cioè il Cag, aveva una funzione antisovversiva anche in caso di presa del potere da parte delle forze di sinistra.

Durante la mia gestione era in atto il movimento antiitaliano degli altoatesini. Nell’aprile del 1962 fui convocato dal generale De Lorenzo, il quale mi disse che avrebbe attivato anche gli elementi dell’Alto Adige facendo riferimento ai guastatori gestiti dal Cag e residenti in Alto Adige. Mi disse che i provvedimenti in zona – già impiegati dall’ufficio D retto da Viggiani – si erano rivelati insufficienti e che pertanto si doveva ricorrere ad elementi particolari (…) Per quanto mi risulta – e tanto dico in ordine al periodo della mia gestione – fu l’unica volta che furono attivati in Alto Adige i guastatori addestrati ad Alghero (…) L’impiego in Alto Adige della struttura antinvasione, e quindi dei guastatori, costituì una sorta di deviazione perché circa il terrorismo altoatesino la competenza apparteneva all’ufficio D e non all’ufficio R".

Le testimonianze trovano conferma in diversi documenti sequestrati nell’archivio della VII Divisione del Sismi.

Per comodità se ne citano solo alcuni:

Nel documento Gladio/41 del 3 dicembre 1958, dal titolo: "L’operazione Gladio a due anni di distanza dall’accordo del 26 novembre 1956 tra i due servizi", era stato chiaramente scritto che tra i compiti della struttura, in particolare l’unità di guerriglia Stella Alpina, c’erano:

In tempo di pace: controllo e neutralizzazione delle attività comuniste […].

L’uso interno della struttura è stato ribadito nel documento: "Le forze speciali del Sifar e l’operazione Gladio" del 1/6/1959 del Sifar, ufficio R sezione Sad, il quale al punto III, relativo all’importanza delle predisposizioni di Gladio, afferma: "La prima è di carattere oggettivo e concerne cioè i territori e le popolazioni che dovessero malauguratamente conoscere l’occupazione o il sovvertimento, territori e popolazioni che dall’operazione Gladio riceverebbero incitamento e appoggio ala resistenza".

Il sovvertimento era rappresentato dall’eventualità di una presa di potere da parte dei comunisti del Pci i quali, in quel periodo, erano una forza politica rappresentata in parlamento che partecipava alle elezioni.

La natura e le finalità di Gladio

In definitiva, sul punto, si può affermare senza tema di smentita che:

- la presunta invasione da Est era solamente una – e non l’unica - delle finalità della struttura S/B, utilizzata (vedi deposizione Tagliamonte) quale paravento per mantenere in piedi un altro tipo di organizzazione.

Evidenti, al contrario, sono le finalità interne di Gladio, il cui scopo (come gli stessi "indottrinatori" hanno spiegato ripetutamente ai loro "allievi") era quello di contrastare un partito politico, il Pci, democraticamente chiamato a rappresentare le istanze di milioni di italiani attraverso le libere elezioni.

Il segreto Nato con il quale è stata protetta Gladio è servito a proteggere anche altre operazioni illegali, tra cui i Nuclei di Difesa dello Stato, con il fine ultimo di combattere le forze di sinistra italiane. Proprio il gen. Serravalle ha così riferito al giudice Grassi nell’ambito dell’istruttoria sull’Italicus bis: "Mi domando se la struttura abbia avuto qualche rapporto con il c.d. piano Solo o comunque con attività eversive. Non vorrei che Gladio avesse rappresentato una specie di coperchio per qualcosa di ben diverso. Che cioè ci fosse una struttura presentabile, appunto la Gladio, ed un’altra, al di sotto, impresentabile con finalità non lecite".

Tutto ciò fa ritenere che la natura di Gladio era del tutto illegale. Un’ulteriore prova è rappresentata dalla "dichiarazione di impegno" sottoscritta su un documento "segretissimo" a seguito del quale la persona "arruolata" riceveva il mandato di assolvere "compiti militari speciali nell'ambito dell'organizzazione […] militare speciale, dipendente dallo Stato Maggiore della Difesa collegata sul piano Nato a quella di altri Paesi e si prefigge lo scopo di assicurare alle Autorità nazionali il controllo ed il collegamento con quei territori e quelle popolazioni che dovessero […] subire l'occupazione da parte di potenze o eserciti stranieri [...] Nello stesso momento dichiaro di essere consapevole della assoluta necessità di rispettare e far rispettare le norme della più stretta sicurezza, in omaggio al dovere della tutela del segreto militare [...] L'organizzazione militare speciale, da parte sua, porrà in atto il più rigido sistema di sicurezza per la difesa del segreto e per la tutela delle persone organizzate...".

Sappiamo, al contrario, dalle numerose ed inequivoche testimonianze, che i gladiatori venivano reclutati da una struttura segreta dei nostri Servizi Segreti ed adibiti solo eventualmente a compiti di difesa in caso di invasione, poiché venivano addestrati ed indottrinati per impedire che una forza politica nazionale potesse democraticamente accedere a compiti di governo.

Gli stessi civili venivano reclutati tra elementi di destra, affinché intorno alle forze armate crescessero strutture clandestine che tutelassero la conservazione del potere. Per fare questo era necessario disporre di strutture come Gladio di altre formazioni paramilitari, eversive e terroristiche che erano state attivate parallelamente a Gladio.

Tutte queste forze si rifacevano ad esponenti dei nostri Servizi Segreti, delle nostre Forze Armate, della Cia o degli altri apparati informativi statunitensi e della P2.

Il fine ultimo era quello di delegittimare una forza politica che aveva piena cittadinanza costituzionale ad opera di altre forze che avevano fatto in modo che l’opposizione di sinistra in Italia venisse ritenuta una forza straniera nel nostro territorio ed anzi ostile ad esso. In pratica considerare – contro ogni verità storica e ogni valutazione politica minimamente corretta – il Pci quale diretta emanazione di Mosca e pronto a guidare una insurrezione popolare.

Per inseguire questa visione sono state formate strutture segrete con il contributo decisivo di forze neofasciste che la nostra Costituzione poneva fuorilegge.

Corretta e condivisibile sembra l’affermazione del giudice istruttore di Bologna, dott. Leonardo Grassi: "La Gladio, con quell'impegno di fedeltà rivolto esclusivamente allo Stato Maggiore della Difesa, con quel patto omertoso che si sottoscriveva, confliggeva apertamente con l'art. 52 e 87 della Carta costituzionale".

Non va dimenticato, inoltre, che le conoscenze sulle reali attività di S/B e sul numero dei suoi aderenti, hanno incontrato un arduo ostacolo nei continui tentativi di depistaggio e di sottrazione di documenti realizzati da coloro i quali volevano nascondere gli aspetti più inconfessabili della struttura.

Come si è visto, documenti e testimonianze smentiscono in maniera inconfutabile la teoria dell’unica finalità anti-invasione.

E’ inoltre documentalmente (e giudiziariamente) provato che i vertici del Sismi hanno mentito sul numero effettivo dei gladiatori (622 in totale dalla fondazione allo scioglimento dell’organizzazione) e hanno tentato di sottrarre documenti o manipolato i fascicoli esistenti.

In particolare, l’A.G. di Roma ha riscontrato la distruzione di documentazione che, per la sua natura, non poteva essere eliminata, né sottratta ad eventuali successivi controlli: tra tutti è sufficiente qui ricordare la soppressione dei registri ove veniva annotata la distruzione di altri documenti.

Di grande interesse sono inoltre una serie di rilievi, messi in luce dall’AG di Bologna, la quale ha indagato con particolare cura su tutte le apparenti incongruenze di S/B.

E’ stato evidenziato che:

1) Il registro degli aderenti alla S/B è rubricato secondo criteri alfabetici accompagnati, solo accessoriamente, da quello numerico delle sigle, in parte incompleto. Ne consegue la necessità logica che esista altro registro ordinato con il criterio numerico al fine di consentire la assegnazione della sigla che consegue a quella attribuita da ultimo;

2) Circa novanta nominativi risultano reclutati prima ancora che venissero richieste informazioni sul loro conto, alcuni anche di vari anni;

3) Un nominativo, quello di Maria Elena Fassi, pur inserito nell'elenco dei 240 esclusi dalla struttura Gladio, risulta invece anche nell'elenco "segnalati da Stelvio, Sergio M." come persona "aderita da addestrare". Inoltre nell'elenco dei "segnalati", composto da 42 nominativi, 31 fanno parte dei 240 "esclusi", 5 dei 622 ammessi, mentre i restanti 6 dei 1029 "non inclusi";

4) Nell'elenco dei 622 "ufficiali" figurano 94 nominativi con esito informazioni "N" (negativo) e "PN" (parzialmente negativo). Per due di essi risulta "cessato rapporto"; 14 nominativi hanno l'annotazione "non aderito", "non avvicinato", "eliminato", "dimissioni"; 216 nominativi sono poi privi di data di reclutamento.

Al contrario, dei 236 nominativi esclusi, ben 204 risultano con esito informazioni "P" (positivo). Infine nell'elenco dei 1029 "non inclusi" figurano invece 18 nominativi con data di reclutamento (anche se 10 di essi sono annotati con "non aderito");

5) Sono allo stato incomprensibili i tre codici particolari alfanumerici (uno dei 622 e uno dei 1029) rilevati nella casella "data di reclutamento" di altrettanti nominativi, così come il codice "acqua" attribuito a 25 nominativi (7 dei 24 e 18 dei 1029), secondo un ordine progressivo di sigla;

6) In un documento senza data classificato "segretissimo" ad oggetto "operazione Gladio", nel quale si tracciano le date fondamentali della nascita e dello sviluppo di tale operazione, il Servizio fornisce alcuni dati relativi alle consistenze organiche previste e già reclutate che dovrebbero riferirsi ad epoca non anteriore al 1989, ultima data menzionata nel documento, nel quale si legge: "per la condotta delle operazioni clandestine si prevede di impiegare circa 1000 elementi esterni di cui 300 già reclutati ed addestrati, avendo limitato l'addestramento al sabotaggio/controsabotaggio ed alla guerriglia ad appartenenti al Servizio particolarmente selezionati".

Tali cifre sono però contraddette da altro documento ufficiale del Sifar Ufficio "R" Sezione Sad-Smd datato 1 giugno 1959 e denominato "Le forze speciali del Sifar e l'operazione Gladio", nel quale vengono indicati, come forze previste, "1672 elementi più 1500 mobilitabili", suddivisi in 40 nuclei ("I" informazione, "S" sabotaggio, "P" propaganda, "E" evasione e fuga, "G" guerriglia) e di 5 unità di guerriglia di pronto impiego - acronimo U.P.I. ("SA" Stella Alpina, "S.M." Stella Marina, "RO" rododendro, "AZ" Azalea, "GN" Ginestra);

7) Agli atti sono stati poi rilevati riferimenti a due ulteriori U.P.I., evidentemente create successivamente e in un contesto di ampliamento della struttura, quali la "GA"- Garofano (tra l'altro dislocata a Bologna) e la "PR" presumibilmente Primula, a cui non può che essere derivato un accrescimento del personale.

La stessa cifra degli elementi base, cioè provenienti dalla struttura Osoppo inglobati nella Gladio, contraddice i numeri ufficiali: infatti l'unità di guerriglia di pronto impiego operante nel Friuli e denominata Stella Alpina si riallaccia, come da documenti ufficiali "alla preesistente organizzazione Osoppo, della consistenza attuale di circa 600 uomini e tendente a mille unità di pronto impiego più altre mille mobilitabili (…)";

8) Circa "l'assorbimento" da parte della 1^ Sezione dell'Ufficio "R" della organizzazione Stella Alpina, ex Osoppo, vedi nota Sifar del 28.11.1957 (direttive per l'attività della Sezione e del Cag). Anche dalla documentazione inoltrata dalla Procura Militare di Padova si ha conferma di tale contraddizione. Il documento del Sifar Ufficio "R" Sezione S.A.D. del 27.2.1961 afferma che " (…) Le forze di emergenza organizzate dal Sifar (parte in atto e parte mobilitabili) assommano a 3275 unità, con le relative dotazioni speciali, armi, munizioni [...]";

9) La cifra dei 300 elementi già reclutati almeno al 1989, viene altresì contraddetta da un altro documento ufficiale, il registro aderenti Gladio, tramite il quale si sono potute rilevare le date di reclutamento che, al 1989, indicano come reclutati non meno di 405 elementi, cui vanno aggiunte altre 216 unità che in tale elenco non hanno la data di reclutamento.

Gladio e la Commissione Stragi

In definitiva la Stay Behind, pur essendo stata messa in piedi per scopi in parte comprensibili, nell’ottica della contrapposizione politica e militare Est-Ovest negli anni della "guerra fredda", si è ben presto – o contestualmente – trasformata in una struttura anticomunista con fini interni, utilizzata come copertura di altre iniziative inconfessabili del servizio segreto (piano Solo, squadre di provocatori di Rocca, vedi i diari del generale dei carabinieri, Giorgio Manes) e mantenuta attiva anche in un periodo storico nel corso del quale anche il più acceso degli anticomunisti italiani avrebbe potuto comprendere che nel nostro paese non esisteva alcun pericolo di insurrezione armata comunista.

La struttura Gladio era perciò del tutto illegittima e il suo mantenimento per tanti anni è risultato in netto contrasto con il dettato Costituzionale. Gli stessi ideali patriottici sbandierati come giustificazione morale, vanno fortemente ridimensionati, apparendo chiaro che il sistematico saccheggio dell’archivio impedisce di prendere per buone le affermazioni date dai dirigenti del Sismi del tempo.

Oltre a questa valutazione, va ribadito il giudizio fortemente critico a suo tempo espresso dalla Commissione presieduta dal compianto senatore Libero Gualtieri. Così si esprimeva la relazione conclusiva sugli avvenimenti di Gladio, redatta dalla Commissione: "Lasciando per un momento impregiudicata la questione della ‘legittimità iniziale’ di Gladio, è certo che, con il trascorrere degli anni e il mutare delle situazioni, Gladio si è caricata di una ‘illegittimità progressiva’.

Tre sono i momenti nei quali tale illegittimità emerge.

Il primo è quello della ‘capacità’ del Sifar di farsi oggetto di accordi internazionali al posto del Governo e del Parlamento. E’ indubbio che il Sifar non aveva alcun titolo per questo, da chiunque e in qualsiasi modo autorizzato. […] Un servizio segreto non può impegnare il Governo né può impegnarsi per il Governo.

[…] Il secondo problema riguarda invece la presunta appartenenza di Gladio alla Nato. […] Se si accetta questo, e cioè che la partecipazione a pieno titolo agli organismi Nato costituisce la legittimazione ‘istituzionale’ di Gladio, allora la data di inizio non dovrebbe essere più quella del 28 novembre 1956 (accordo Sifar-Cia), ma quella del 19 maggio 1959 quando l’Italia (Sifar) fu ammessa nel Coordination and Planning Committee (CPC) istituito dal comandante in capo delle forze Alleate in Europa (SACEUR), generale Dwight Eisenhower. In questo caso, che ‘legittimazione’ aveva Gladio negli anni precedenti il 1959?

[…] Il terzo momento in cui appare con evidenza, e si viene aggravando, l’illegittimità di Gladio è quando nel 1977, per la prima volta con una legge dello Stato, furono riformati i nostri servizi segreti. […] il Sisde impegnato nella tutela della sicurezza democratica all’interno, il Sismi in quello della sicurezza esterna. A quale servizio andava ‘appoggiata’ Gladio?

Il problema – prosegue la Commissione – non sfiorò in alcun modo i responsabili politici.

[…] Ancora più grave la violazione commessa nei confronti del Comitato parlamentare [di controllo sui servizi]. […] Gladio doveva rimanere nella sua ‘invisibilità’. E al Comitato non ne fu data alcuna notizia, sia pure approssimativa e generale.

C’è di più. Quando nel comitato parlamentare furono rivolte precise domande sulla esistenza nel Sismi di strutture riservate, si disse che non ne esistevano nel modo più assoluto.

[…] La decisione assunta dall’ammiraglio Martini nel 1984 di far sottoscrivere il documento di ‘presa conoscenza’ ai Presidenti del Consiglio e ai Ministri della difesa, non solo non sanò l’illegittimità in atto, ma la aggravò ancora di più, perché il consenso così ottenuto aveva il solo scopo di alleggerire la responsabilità di chi chiedeva la firma e di lasciare nei guai chi la concedeva".

Con efficacia, la Commissione presieduta dal sen. Gualtieri assume questa definizione, mutuata da una sentenza della Corte Costituzionale, pur relativa ad altre vicende: "atti gravati da ipoteche di illegittimità costituzionali vengono ‘tollerati’ al loro primo apparire, ma nella loro ripetizione, confermando e ribadendo la violazione delle norme costituzionale, vengono a non poter più essere tollerati e ad essere colpiti da innegabile illegittimità costituzionale".

I Nuclei di Difesa dello Stato

Nel corso delle indagini sugli attentati fascisti degli anni Sessanta e Settanta, nonché delle istruttorie per la strage di Brescia e quella cd. Italicus bis, da alcune testimonianze – prima di tutte quella del colonnello Amos Spiazzi, recentemente condannato in primo grado all’ergastolo per la strage di via Fatebenefratelli – è emersa, come già accennato, l’esistenza di un’altra organizzazione paramilitare clandestina.

L’esistenza di questa struttura, chiamata Nuclei di Difesa dello Stato o Legioni, è evidenziata solo attraverso diverse testimonianze, mentre non risulta una chiara documentazione che ne dimostri l’esistenza.

Ciò vuol dire che non si è trattato di un’organizzazione, ma di un’operazione militare, ideata per potenziare il dispositivo anticomunista nella fase più acuta dello scontro che va dal 1964 (piano Solo) al 1974 (stragi fasciste propedeutiche ad un colpo di Stato o ad una svolta autoritaria).

Con i Nds, come detto, si è in una prima fase cercato un "alibi" per Gladio, inserendo strumentalmente una differenziazione tra struttura "buona" e struttura "cattiva". In realtà Gladio e Nds, su piani diversi, rientravano negli schemi della Guerra rivoluzionaria e seguivano i precetti della "Guerra non ortodossa". Si trattava di iniziative illegittime e illegali, possibili solo attraverso la protezione di apparati militari dello Stato e strutture della Nato.

Ma veniamo alla testimonianza di Amos Spiazzi (già arrestato nel corso dell’istruttoria sulla Rosa dei Venti) il quale, in più occasioni, ha però tentato di minimizzare il ruolo dell’organizzazione e/o operazione:

Secondo Spiazzi a partire dal 1966/1967 e sino al 1973, contestualmente all'acuirsi dei conflitti a livello europeo, si affiancò a GLADIO una seconda struttura denominata Nuclei di Difesa dello Stato, anch'essa addestrata al Piano di Sopravvivenza e i cui componenti erano suddivisi secondo funzioni specifiche analoghe a quelle di Gladio. Anche questa struttura contava ragionevolmente un considerevole numero di aderenti, forse intorno ai 1500, dal momento che l’ordinovista veronese Giampaolo Stimamiglio, il quale era membro di uno dei gruppi, ha fatto riferimento a 36 "Legioni" territoriali e la sola Legione di Verona era formata da 50 elementi;

- Gladio e Nds erano integrati nel dispositivo di sicurezza della Nato, tanto che alcuni dei suoi componenti erano stati inviati in Germania Federale per un seminario di aggiornamento;

L'Organizzazione di Sicurezza o Nuclei di Difesa dello Stato non era, tuttavia, l'unico livello di intervento, ma esisteva un livello "inferiore" destinato alla promozione e alla propaganda delle idee-base di tale realtà, denominata Organizzazione di Supporto e di Propaganda.

Ha raccontato Spiazzi in un memoriale consegnato all’autorità giudiziaria:

"Con l'aumentare della propaganda marxista extraparlamentare e dopo la dura contestazione al sistema avvenuta nel 1968 (…) l'attacco contro le Forze Armate divenne capillare e insieme plateale (…).

In seguito a tali attacchi, l'intera struttura militare venne messa in discussione.

I soldati furono disarmati, le sentinelle tolte dalle garritte, l'uniforme, da abito sacro, ridotta a tuta da lavoro (…)

Nelle riunioni Sios degli ufficiali "I" fu sollecitata una collaborazione sempre più stretta con le associazioni d'Arma, con associazioni politiche esistenti quali gli Amici delle Forze Armate, l'Istituto Pollio, il Combattentismo attivo ecc., per unificare le forze in una attiva opera di difesa, di sostegno e di propaganda in favore delle Forze Armate e dei valori da esse rappresentate.

Forse uno degli elementi aggreganti più valido per attuare tale organizzazione fu, proprio a Verona, il Movimento Nazionale di Opinione Pubblica, retto dal generale Nardella, con disponibile un giornale a discreta tiratura e una notevole capacità aggregante.

Divenuto il braccio destro del generale Nardella, collaborai con i miei scritti al giornale "L'Opinione Pubblica", organizzai o partecipai a conferenze e dibattiti, tentai aggregazioni, unitamente al generale, contattando Adamo Degli Occhi della Maggioranza Silenziosa di Milano, il giornalista Sangiorgi, direttore di "Primalinea" [confidente dell’ufficio Affari riservati del Viminale con il nome in codice Drago], associazioni combattentistiche e d'Arma, il Fronte Nazionale del principe Borghese, mentre il generale Nardella non volle la collaborazione del Centro Studi Ordine Nuovo, benché io conoscessi personalmente molto bene Besutti e Massagrande.

Lo scopo della Organizzazione di Supporto e di Propaganda era quello di creare nel Paese una capillare rete di appoggio e di sostegno morale alle Forze Armate e di riaffermazione di quei valori patriottici di cui ogni Esercito, in ogni Regime, è il depositario (…).

Ogni mia attività esercitata fuori servizio in seno a tale organizzazione era nota ai superiori Uffici "I" e al Centro C.S. di Verona al quale inviavo il giornale L'Opinione Pubblica".

Di tale Organizzazione di Supporto e di Propaganda facevano parte, oltre allo stesso Spiazzi, l’ordinovista Giampaolo Stimamiglio, nella sua veste di "teorico" organizzatore di conferenze e seminari, e Roberto Cavallaro, il finto magistrato militare che aveva la funzione di raccordo fra gruppi di varie regioni d'Italia e di procacciatore di finanziamenti, diventato poi il principale teste d’accusa nel processo sulla Rosa dei Venti.

Infatti, non a caso, l'area investita da tali iniziative coincide in buona parte con quella coinvolta nelle indagini sulla Rosa dei Venti (dal generale Nardella fuggiasco dopo il mandato di cattura emesso dal G.I. Tamburino e nascosto in un appartamento del capo del Mar, Carlo Fumagalli al Fronte Nazionale del principe Borghese) o comunque con l'area contigua ai gruppi oggetto di tale indagine (la "Maggioranza silenziosa" dell'avvocato Adamo Degli Occhi, alle cui manifestazioni partecipavano iscritti al Msi, quali Ignazio La Russa e persone che erano parte integrante di organizzazioni eversive, quali Giancarlo Rognoni e Nico Azzi).

Francesco Baia, già alle dipendenze del colonnello Spiazzi durante il servizio militare, ha ammesso di aver fatto parte dal 1971, anche dopo la fine del servizio militare, di una cellula della Legione di Verona - di cui era capo cellula Ezio Zampini - e di essere stato messo al corrente del Piano di Sopravvivenza. Ha ricordato di aver partecipato, nella cantina dell'abitazione del colonnello Spiazzi con i cinque componenti della sua cellula, ad una lezione tenuta da un sergente dei paracadutisti sull'uso di trappole esplosive e sul loro disinnesco, lezione comunque finalizzata, secondo la sua versione, solo ad apprendere tecniche difensive. Ha poi aggiunto che la struttura delle Legioni era seria ed estremamente compartimentata, tanto da avergli consentito di conoscere solo l'identità dei componenti della sua cellula, e che l'organizzazione era probabilmente inquadrata in un ambito Nato, elementi che confermano quindi il quadro complessivo dei Nuclei delineato con maggiore ampiezza dagli altri testimoni.

Dei Nuclei ha parlato anche Enzo Ferro: l'organizzazione doveva istruire civili e militari ad un "piano di sopravvivenza" dai contorni e dalle finalità assai equivoche vista anche la presenza di elementi ordinovisti. Le dichiarazioni di Ferro sono state giudicate dalla magistratura molto attendibili in quanto corroborate, nelle loro linee essenziali, prima dal veronese Roberto Cavallaro e poi, con qualche reticenza, dall'ordinovista veronese Giampaolo Stimamiglio.

Ha raccontato Ferro di una riunione di poco precedente all’8 dicembre 1970, quando il gruppo di Spiazzi (o, meglio, il Nds di Verona) era pronto ad intervenire se il golpe Borghese fosse entrato nella fase operativa:

"[…] Posso aggiungere che c'erano tre civili che si occupavano di trasmissioni, che era considerato un settore importante, e ci si lamentava della carenza di militari in quel settore.

Si diceva che bisognava guardarsi dalla Polizia, ma soprattutto dalla Guardia di Finanza perché era fedele alle Istituzioni, mentre tutti i Carabinieri erano stati contattati in modo capillare. Questi discorsi venivano fatti mentre a noi presenti si spiegava anche se in modo teorico l'uso dei vari esplosivi. Ricordo, ad esempio, che ci venne spiegato che il fulmicotone doveva stare sempre in soluzione per non esplodere. A questa riunione c'era anche Baia Francesco, che aveva una villa fuori Verona; ricordo che una volta recuperò un Mab, penso un residuato di guerra, al quale mancava l'otturatore e glielo fece mettere dall'officina di Spiazzi. Giravano nel gruppo casse di cartucce non residuati di esercitazioni militari, ma proprio casse di cartucce calibro 9 parabellum nuove, di dotazione Nato.

Venivano da Vicenza dove c'era la base dalla Nato.

Posso meglio spiegare la mobilitazione che ci doveva essere quella notte di sabato, poche settimane prima del mio congedo, nel Natale del 1970.

Il Maggiore ci disse di tenerci pronti in camerata, con gli abiti borghesi, e che poi avremmo dovuto essere portati nella zona di Porta Bra a Verona, nella sede dell'Associazione Mutilati e Invalidi di guerra, dove si stampava il giornaletto del Movimento di opinione pubblica.

Io ero molto agitato e preoccupato; Baia era con me ed era eccitato per quanto stava per acccadere. Ci fu detto chiaramente che dovevamo intervenire e che non potevamo tirarci indietro e che, giunti al punto di raccolta, saremmo stati armati e portati nella zona dove dovevamo operare come supporto al colpo di stato.

Tutte le cellule di civili e militari avrebbero dovuto intervenire. Tuttavia nella notte vi fu il contrordine, era verso l'una e trenta e ce lo comunicò direttamente il maggiore Spiazzi, dicendoci che il contrordine veniva direttamente da Milano. Non ne ho mai saputo il motivo, anche se all'epoca, se glielo avessi chiesto, forse lo avrei saputo.

[…] A Trento c'era una cellula parallela a quella di Verona di civili e militari che preferisco non indicare e la cui attività è proseguita dopo il 1970. Continuavano a cercare di coinvolgermi anche se io avevo già rifiutato la proposta di Spiazzi di essere reclutato con una paga governativa di 300.000 al mese per continuare a far parte di una organizzazione che era un settore del Sid che operava al di fuori delle regole. Io avevo rifiutato, ma almeno fino alla fine del 1973 fu assai difficile sganciarmi del tutto e vivevo in una grande preoccupazione perché in una città piccola come Trento si è sempre sotto controllo. Io venivo contattato da persone che non intendo nominare, alcune delle quali, ma non tutte, sono quelle nominate nei vari processi svoltisi per le bombe di Trento.

Però c'erano anche dei personaggi più grossi dei quali non mi è proprio possibile fare i nomi, comunque sempre personaggi di Trento".

I legami tra NDS e la destra eversiva. Il gruppo Sigfried

Sui Nuclei di Difesa dello Stato ha ampiamente riferito anche Carlo Digilio, principale testimone nel nuovo processo sulla strage di piazza Fontana e in quello sui complici di Gianfranco Bertoli in occasione dell’attentato alla questura di Milano.

Dalle dichiarazioni di Digilio risultano gli stretti legami tra Nds e i settori ordinovisti, a cominciare dall’ispettore per il Triveneto, Carlo Maria Maggi.

Ha raccontato Carlo Digilio:

"In relazione ai Nuclei di difesa dello Stato, in merito ai quali ho già ampiamente riferito, mi è venuto in mente un altro episodio che riguarda il dr. Maggi.

Un giorno, verso la metà degli anni '70, io e Montavoci [elemento di Ordine Nuovo, nda] ci trovavamo a casa di Maggi e ad un certo punto rimanemmo soli nel suo studio in quanto Maggi era andato in un'altra stanza da sua moglie.

Ci mettemmo a guardare alcuni volumi di Julius Evola che Maggi teneva nella libreria e che eravamo soliti scambiarci quando c'era qualche nuovo volume o nuova edizione.

Mentre guardavamo questi libri, da uno di essi uscirono alcuni fogli su uno dei quali era raffigurata, in modo molto semplice, una carta d'Italia con l'indicazione dei capoluoghi di Regione.

Vicino a molti di questi vi era una crocetta blu e in calce al foglio c'era l'indicazione "Nuclei di Difesa dello Stato".

Le crocette erano soprattutto segnate accanto ai capoluoghi del Nord-Est ed indicavano la sede di una Legione come spiegato in calce al foglio. Ad esempio, vicino alla crocetta apposta a fianco di Verona c'era anche l'indicazione a numero romano "V" che stava certamente ad indicare la "quinta" Legione.

Rimettemmo a posto il libro prima che Maggi tornasse facendo attenzione che egli non notasse nulla.

Montavoci non aveva capito molto di tale organigramma, ma io avevo invece compreso subito che esso riguardava la struttura di cui ho parlato e in cui anche Maggi era inserito".

Digilio, naturalmente, era molto informato sui Nds, in quanto agente della struttura informativa Usa attivata presso le basi Nato e componente della cellula veneta di Ordine Nuovo.

Proprio durante uno dei suoi incontri nel Comando della base Ftase di Verona presenti il capitano Richards, Soffiati, Minetto e Bandoli (questi ultimi agenti della rete spionistica americana) Digilio aveva avuto modo di discutere di Fort Foin, nei pressi di Bardonecchia, dove nell’agosto del 1970 si era svolto un campo di addestramento con la presenza di 40 capigruppo che dovevano preparare i nuclei piemontesi destinati ad entrare in azione pochi mesi dopo, al momento del golpe Borghese.

Alcuni dei partecipanti provenivano dal gruppo Sigfried (del quale parleremo meglio in seguito) e dai Nuclei di difesa dello Stato e per contribuire a tale esercitazione, molto importante per lo sviluppo del piano strategico, il professor Lino Franco (componente del gruppo Sigfried nonché superiore di Digilio nella rete informativa statunitense) e Soffiati si erano preoccupati di inviare uno o due mitragliatori e relative munizioni provenienti dai depositi di Pian del Cansiglio.

I documenti trovati dal giudice istruttore di Milano, Guido Salvini, nel corso della sua istruttoria hanno pienamente confermato, anche in questo caso, il racconto del collaboratore.

Infatti il campo, denominato Sigfrido, si era tenuto effettivamente a Fort Foin, per diversi giorni nell’estate del 1970, nei pressi di una ex-fortezza militare in alta montagna, con l’addestramento all’uso di armi individuali e di reparto e all’uso di trasmittenti e con una forte presenza numerica, anche di militanti di Ordine Nuovo, che era stata notata e che aveva destato allarme negli abitanti e nei turisti della zona, senza tuttavia, a quanto pare, che le forze dell’ordine effettuassero alcun serio intervento.

Secondo i documenti del Sismi, uno degli organizzatori del campo sarebbe stato Giuseppe Dionigi, l’ordinovista torinese presso il quale si erano rifugiati, all’inizio degli anni ‘70, i triestini Neami, Bressan e Ferraro in quanto temevano di essere ricercati in relazione alla prima indagine che era stata aperta per l’attentato alla Scuola Slovena di Trieste.

In definitiva si può dire che i Nds – operazione parallela e non alternativa a Gladio – ebbero un ruolo nei tentativi golpisti i quali, almeno in una certa fase, godevano dell’appoggio della struttura americana, propensa a fornire il suo supporto, lamentando solo la scarsa sincerità degli esponenti golpisti disponibili a sottostimare le loro forze pur di ricevere ulteriori aiuti.

E infatti Carlo Digilio fu mandato a Fort Foin a seguire l’esercitazione propedeutica ad un prossimo golpe e a riferire ai suoi superiori le sue impressioni.

Collaterale ai Nds, a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, c’è stato il gruppo Sigfried, composto da ex combattenti della Repubblica sociale, alcuni dei quali contatti informativi della rete spionistica di cui faceva parte Carlo Digilio.

E’ stato proprio l’ex ordinovista, nel corso di alcune sue deposizioni, a parlare dell’organizzazione paramilitare: "[…] Il gruppo Siegried, di cui faceva parte il professor Franco Lino, ed anzi ne era il capo con il soprannome di Otto, era sostanzialmente una piccola realtà, diciamo, interna a quell’area dei Nuclei in Difesa dello Stato di cui a suo tempo si è parlato.

Era cioè una specie di associazione culturale che riuniva qualche decina di ex combattenti ed ex militari, quasi tutti provenienti dalla Rsi ed il nome fa riferimento, credo, ad una linea di difesa tedesca utilizzata durante la seconda guerra mondiale.

[…] Secondo quanto in quegli anni mi fu concesso di vedere e sentire, è opinione che questo di Vittorio Veneto [il Sigfried, nda] altro non poteva essere che uno dei vari e similari gruppi espressamente organizzati per un valido supporto alle forze regolari in caso di emergenza.

Quale fosse la loro composizione, è facile comprendere: certamente ex combattenti non comunisti, ex militari, ex Carabinieri, gente di provata fede patriottica.

E, a questo punto, ricordo che il professor Franco mi accennò alla possibilità del suo gruppo, in caso di necessità, di appoggiarsi alle armerie dei carabinieri o, con costoro, a quelle dell’Esercito italiano".

Il professor Lino Franco, come abbiamo già visto, era componente del gruppo Sigfried nonché superiore di Digilio nella rete informativa statunitense. Fu proprio Franco che chiese, per conto degli americani, a Digilio di esaminare l’arsenale che il gruppo ordinovista veneto custodiva – prima di dar vita alla strategia stragista – in un casolare nelle campagne di Paese, in provincia di Treviso.

A testimonianza del fatto che le strutture dell’intelligence militare Usa non solo conoscevano – e non ostacolavano – i piani golpisti, ma erano informati in tempo reale sulle mosse del gruppo ordinovista il quale – forte delle protezioni istituzionali e di quelle in ambito Nato – in quel periodo progettava una serie di attentati che avrebbero provocato, tra il 1969 ed il 1974, una lunga catena di morte e di terrore.

Le connessioni con il Piano Solo

Gladio, Nds e gruppo Sigfried, risulta documentalmente, avrebbero dovuto avere un ruolo ben preciso nel caso il piano Solo fosse diventato operativo.

Naturalmente, le carte processuali e i documenti dei servizi di informazione fanno ritenere verosimile – anche se non del tutto provato – uno scenario diverso e ben più articolato: il 1964, in funzione del piano Solo e delle altre pianificazioni militari di tal fatta, fu il periodo nel corso del quale venne dato un forte impulso alle organizzazioni paramilitari anticomuniste, armate dall’Esercito o dai carabinieri in caso di svolta autoritaria. Basti ricordare il Mar (Movimento d’azione rivoluzionaria) di Carlo Fumagalli e Gaetano Orlando, fondato nel 1964.

In questo caso ci limiteremo alle connessioni con Gladio, Nds e Gruppo Sigfried.

Nel primo caso, a proposito del ruolo della S/B, è provato che una parte dei 731 "enucleandi" del piano Solo (verosimilmente i parlamentari) dopo l’azione militare sarebbero stati deportati nella base di Capo Marrargiu, in quel periodo adibita solo ed esclusivamente per le finalità della struttura antinvasione.

A parlare di questa eventualità era stato direttamente il generale De Lorenzo, nel corso della sua testimonianza di fronte alla commissione Lombardi: "Pensavo se li pigliamo li portiamo ad Alghero, vanno pure a stare bene". L’affermazione, che si sarebbe rivelata fondamentale per mettere in luce molti aspetti del piano Solo, fu prontamente occultata con un omissis, tolto solamente nel dicembre del 1990.

La frase di De Lorenzo, di per sé, è così eloquente che sul punto – e cioè la connessione Gladio-piano Solo – non sarebbero necessari altri elementi.

Tuttavia la documentazione in materia è imponente e vale la pena citarla per intero.

Anzitutto c’è la testimonianza di Luigi Tagliamonte, il quale ha riferito che De Lorenzo gli disse che "il ‘Piano’ aveva previsto la deportazione degli elementi catturandi in Sardegna, a Capo Marrangiu, presso il CAG". Parole che trovano un riscontro nelle affermazioni del generale dei paracadutisti, Vito Formica, il quale ha detto che nella primavera del 1964 il colonnello Mario Monaco, capo centro di Gladio per la Sardegna, gli chiese di verificare quante persone al massimo avrebbe potuto ospitare la base di Capo Marrargiu.

L’esame incrociato dei documenti e delle testimonianze consente anche di accertare la connessione tra Gladio – piano Solo e squadre di civili armate dal capo dell’ufficio Rei del Sifar, Renzo Rocca, delle quali si era già parlato nel corso dei lavori della commissione Alessi, senza che fosse trovata una prova certa.

In questo caso la risposta è in una nota rinvenuta nel carteggio privato del vice-comandante generale dell’Arma dei carabinieri, Giorgio Manes: "Sardegna – tenente colonnello Giuseppe Pisano sa tutto (è cosa di due anni) società fittizia con sede a Palazzo Baracchini (De Lorenzo e altri ufficiali, pure Tagliamonte) motivo: caccia – civili trattenuti in servizio, vedi Rocca".

Gli appunti di Manes non sono affatto oscuri e consentono di poter affermare che i "civili" di Rocca avrebbero dovuto supportare l’eventuale azione dell’Arma dei carabinieri. Tanto più l’appunto ha trovato due inequivoci riscontri. Anzitutto la testimonianza dell’ex tenente colonnello Pisano (andato in congedo con il grado di generale) responsabile del Sifar per la Sardegna, il quale in una intervista al quotidiano "la Repubblica" ha confermato che alcuni suoi colleghi del Sifar parlavano della "deportazione nella base di Alghero degli elementi pericolosi, […] Mi sembrò strano: io sapevo che il Centro addestramento guastatori avrebbe dovuto ospitare i governanti legittimi se ci fosse stata una sovversione o una invasione".

Poi la testimonianza del colonnello dei carabinieri, Guglielmo Cerica alla commissione Lombardi (che venne quasi integralmente coperta da omissis) nella quale l’ufficiale parlò del reclutamento di ex repubblichini in vista di un "atto di forza". I civili avrebbero dovuto entrare in azione congiuntamente con i carabinieri, con il compito specifico di neutralizzare l’apparato del Pci.

Come si vede, gli "oscuri" riferimenti di Manes diventano piuttosto chiari.

Tanto più che, successivamente, nuovi e inattesi particolari sul piano Solo sono stati aggiunti da Carlo Digilio prima in una memoria scritta, poi in un interrogatorio reso alla A.G. di Milano.

"Tornando al gruppo Sigfried, sempre nel medesimo ambiente mi fu accennato al fatto che tale gruppo era nato in concomitanza con il piano Solo del generale de Lorenzo nel 1964. In sostanza accanto al piano Solo e cioè alla mobilitazione dei Carabinieri per il colpo di Stato, c’era il piano Sigfried e cioè la costituzione del gruppo di civili che al momento del golpe doveva incaricarsi dell’arresto e della neutralizzazione degli esponenti dell’opposizione e dei sindacalisti.

A quell’epoca infatti i carabinieri non avevano le strutture sufficienti per poter operare capillarmente dovunque.

Nacque così il gruppo Sigfried che continuò ad esistere anche dopo il venir meno del tentativo del 1964.

Nel memoriale faccio cenno a Roberto Rotelli, che era un veneziano esperto palombaro e titolare di patente nautica (…) Rotelli che era dell’ambiente di destra (…) mi confidò che era stato previsto il suo intervento nel momento in cui sarebbe scattato il piano Solo e che il suo compito specifico sarebbe stato, secondo i progetti, quello di caricare i prigionieri su una grossa imbarcazione e portarli sino ad una nave militare che li avrebbe condotti in Sardegna dove erano predisposti campi di internamento.

E’ quindi molto probabile che Rotelli fosse appartenente al gruppo Sigfried. Questa sua confidenza risale alla metà degli anni ’70 a cose ormai concluse e quindi in una situazione che gli consentiva di parlare del passato".

Il racconto di Digilio coincide in maniera sorprendente con quello del colonnello Cerica non solo sulla presenza di ex repubblichini, ma soprattutto sul loro impiego, che avrebbe dovuto essere di "neutralizzazione" immediata dei militanti comunisti prima che questi avessero potuto organizzare un qualsiasi tentativo di reazione, anche solamente politica.

Avanguardia nazionale giovanile

Un ulteriore indizio circa la stretta connessione tra settori dell’Arma dei Carabinieri e gruppi neofascisti da utilizzare in casi di emergenza si può inoltre ricavare da un pro-memoria dell’ufficio Affari Riservati del Viminale inserito nel carteggio "L 5/6 Fascicolo Generale – Avanguardia Nazionale – Varie". Nell’appunto si dà, tra le altre cose, conto della nascita, nel 1960, di Avanguardia nazionale giovanile, l’organizzazione progenitrice di An, in quel periodo diretta da Stefano Delle Chiaie e in diretto contatto – come vederemo nell’ultima parte della relazione – con Gioventù Mediterranea, organizzazione dalle vocazioni neonaziste e antisemite presieduta da Giulio Maceratini. Si dice nella nota riservata: "Nel 1960, intanto, sorgeva l’avanguardia nazionale giovanile, i cui esponenti sarebbero stati in contatto con Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri ed avrebbero preso accordi ché in caso di necessità l’A.N.G. (avanguardia nzionale giovanile, nda) avrebbe dovuto costituire la cosiddetta protezione civile. In questo periodo negli ambienti interessati si parlava con insistenza del generale Di (rectius, De) Lorenzo.

Verso la fine del 1964 l’A.N.G. fu sciolta, per riformarsi dopo brevissimo tempo in maniera totalmente diversa: alcuni elementi di sicura fede, appartenenti alla vecchia A.N.G. furono avvicinati cautamente e singolarmente e fu loro proposto, nelle forme che il caso richiedeva, se volevano entrare a far parte di una organizzazione segreta, composta da persone disposte a qualsiasi sacrificio per il trionfo del loro ideale e decise a tutto pur di contrastare il passo alla politica in atto (…).

Quindi, al pari del Sigfried, anche Avanguardia Giovanile di Stefano Delle Chiaie sarebbe stata una di quelle organizzazioni pronta ad entrare in azione e – come accadde per il Mar di Fumagalli – sciolta dopo il 1964 (con il fallimento e/o il superamento del piano Solo) per poi riformarsi in vista di un successivo impiego che si sarebbe realizzato negli anni della strategia dela tensione.

C’è da aggiungere che Carlo Digilio, sempre a proposito del ruolo di veneziani nel piano Solo (e delle successive strutture di civili) ha parlato del colonnello Antonio Campolongo, che – come si vedrà più avanti - sarebbe stato indicato come uno dei cospiratori in occasione del golpe Borghese: "Dai discorsi che io intrattenevo con i militanti di Ordine Nuovo emergeva che il Campolongo costituiva il punto di riferimento, se non addirittura il punto chiave, per eventuali "azioni di forza" nell’applicazione del Piano Solo e dei piani anticomunisti degli anni successivi.

Mi riferisco alla tempestiva aggregazione che i civili dovevano costituire per rapportarsi ai militari in caso di sommossa dei comunisti o in caso di invasione del nostro territorio di Nord-Est da parte dei comunisti, in attesa che venissero ricompattate le nostre Forze regolari".

Sui legami tra la base di Capo Marrangiu e il piano Solo, appare utile ricordare che nella scheda del gladiatore Giovanni Battista Andreazza – addetto alle pulizie presso la Camera dei Deputati - venne annotato che "dopo l’episodio De Lorenzo, ha manifestato di non voler far più parte dell’organizzazione". Il prof. Giannuli, nella citata perizia al giudice Salvini, così commenta la nota: "Se, come sembra ragionevole, l’ ‘episodio De Lorenzo’ altro non sia che un riferimento alla crisi del luglio 1964, dobbiamo dedurre che Andreazza ebbe elementi per pensare ad un coinvolgimento in essa di Gladio […] sino al punto di maturare la scelta delle dimissioni".

A conclusione del paragrafo, non si possono non ricordare le parole che l’avvocato generale dello Stato, Giorgio Azzariti, scrisse nel parere che fu allegato dal presidente del Consiglio, Andreotti, nella relazione bis su Gladio inviata alle Camere.

"Sembra che i dirigenti catturati avrebbero dovuto essere concentrati e ristretti nella sede del Centro Addestramento Guastatori che, come si è visto, costituiva uno strumento di attuazione dell’operazione Gladio in Sardegna. E’ allora troppo evidente la illegittimità, può parlarsi più precisamente di criminalità di simile disegno (…) Sarebbero perciò dichiaratamente violati non solo e non tanto i ricordati articoli 52 e 97 della Costituzione, quanto l’articolo 283 del codice penale".

Le connessioni tra Gladio, piano Solo e Nds, attraverso il gruppo Sigfried, nel frattempo, sono state ampiamente dimostrate. Le parole dell’avvocato generale dello Stato, quindi, rivestono un carattere ancor più stringente di censura. La stessa che deve essere ribadita nelle considerazioni finali sulla vicenda Gladio.
 
 
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