"La
Repubblica" Pagina 11
Mambro, la primula nera aspetta un
bambino
Avrà un
figlio da Giusva Fioravanti, ha ottenuto la sospensione della pena
di SILVANA MAZZOCCHI
ROMA -
Lei esita, non vorrebbe confermare. Per prudenza, forse per pudore. Lei è
Francesca Mambro e porta un nome che evoca sofferenza e barriere di reazioni
durissime. Aspetta un bambino Francesca, con suo marito Valerio Fioravanti. E
dice: "Non voglio aggiungere altro perché ancora non mi considero incinta.
Con tutte le storie tragiche e violente che ho vissuto non so se dentro di me è
rimasto qualcosa di buono. E dunque, finchè non sarò sicura di quello che
accadrà, non voglio neanche pensare che avrò veramente un figlio".
Francesca
Mambro, 41 anni compiuti ad aprile, è al terzo mese di gravidanza e, come era
già accaduto prima di lei ad altre detenute condannate al carcere a vita, anche
l'ex ragazza dei Nar da ieri ha ottenuto la sospensione della pena ed ha
dormito a casa, dalla sua famiglia. Una settimana fa avevano incassato un
permesso lei e suo marito. Una breve vacanza; al loro ritorno, ieri notte, per
lei è seguita la libertà (anche se a termine) mentre per lui è scattato il
rientro nel carcere di Rebibbia, come ogni sera.
E'
possibile mettere al mondo un figlio con l'ergastolo nel proprio futuro e con
una vita affollata di lutti alle spalle? Francesca sospira. Ha detto tante
volte che la sofferenza, quella che ha provocato e quella che ha dentro, non
sarà mai finita. Infine ammette: "Il desiderio, il mio e quello di Valerio
altrettanto forte, ha vinto qualsiasi riserva. E del resto, con tutte le
tragedie che hanno attraversato le nostre esistenze, la decisione di avere un
bambino non poteva essere che una scelta estrema, d'amore".
Ex
esponenti del gruppo di destra dei Nar, condannati all'ergastolo per una serie
di omicidi e rapine commessi negli anni bui dell'odio e del piombo, Francesca
Mambro e Valerio Fioravanti hanno ammesso tutte le loro responsabilità. Ma non
per la strage di Bologna, un'accusa che hanno sempre respinto. E anche quando,
nel '95 la Cassazione ha confermato la condanna per l'eccidio del 2 agosto
1980, 85 morti e oltre duecento feriti, loro hanno continuato a gridare la loro
innocenza.
Francesca
Mambro sa che la notizia della sua gravidanza, trapelata da dietro le sbarre,
provocherà nuove polemiche. Soprattutto teme l'ondata di reazioni durissime che
sempre si alza quando si parla di lei, di loro, della vita che in qualche modo
ha ricominciato a scorrere fuori dal carcere. Dice: "Ma ormai la scelta
morale e psicologica è fatta: Per me era importantissimo e il desiderio di
avere un figlio ha avuto ragione di tutto. Per fortuna posso contare su una
famiglia solida e sull'affetto dei miei fratelli e di una vastissima rete di
amici. Per il resto vedremo".
Francesca
e Valerio lavorano a "Nessuno tocchi Caino", l'organismo che si batte
contro la pena di morte nel mondo. Lei, in sospensione pena, avrà la
possibilità di effettuare tutte le analisi e i controlli necessari, anche se
dovrà rispettare una lunga serie di obblighi di legge. Ma fuori dal carcere: un
lampo di esistenza normale "dentro una vita che non potrà mai più essere
normale."
Francesca
Mambro era stata arrestata il 5 marzo del 1982. Aveva 23 anni ed era ferita, un
proiettile le aveva lacerato l'utero. Valerio Fioravanti, già allora suo
compagno, era stato catturato un anno prima, il 5 febbraio. Venne operata in
carcere e quell' episodio costituisce una delle ragioni per cui oggi Francesca
si sente a rischio. Allora guarì in qualche mese e gli anni che seguirono
furono di isolamento completo. Nelle carceri speciali era una reclusa
"nera", sola tra una maggioranza di detenute "rosse".
Soltanto in seguito vennero le prime amicizie, anche con le brigatiste, le ex
nemiche di un tempo. Poi la scoperta di una solidarietà basata sui piccoli
gesti, la riconquista di sè. La cella divisa per anni con Anna Laura Braghetti,
ex bierre, ormai per lei quasi una sorella. Con il dolore portato dentro per
sempre, anche perchè non si può cancellare quella inflitto. Nel 1985 il
matrimonio con Valerio, il consolidamento di un legame che consente a tutti e
due una sorta di vita parallela a quella reale. Infine i primi permessi-premio,
le polemiche. I processi per la strage di Bologna che finiscono con la sentenza
di condanna all'ergastolo, passata in giudicato. Le grida, inascoltate, di
innocenza. Adesso l'attesa di un figlio. Con quale speranza? "Non conosco
questa parola" mi disse Valerio Fioravanti in un'intervista nel '93.
Francesca Mambro è spesso stata più duttile. "Il mio fine pena è mai e io
continuo a pagare per quello che ho fatto. Ed è giusto" ha affermato più
volte.