| ATTENTATO
ROMA: IL MESSAGGIO DI RIVENDICAZIONE
Ecco il testo del
documento di rivendicazione dell'attentato alla sede Iai a Roma. Il testo
e' pressoche' integrale: sono stati cassati e indicati con un asterisco
soltanto i nomi delle persone fisiche.
NUCLEO di INIZIATIVA
PROLETARIA RIVOLUZIONARIA
Il giorno 10 aprile
2000 il Nucleo di Iniziativa Proletaria Rivoluzionaria ha colpito la sede
delI'Istituto Affari Internazionali e del Consiglio per le Relazioni Italia
Stati Uniti, organismi che orientano le posizioni della borghesia imperialista
e l'iniziativa degli equilibri politici di governo del nostro paese su
un indirizzo euro-atlantico a riguardo dei nodi della crisi del capitale
e del dominio della catena imperialista sul proletariato metropolitano
e sui popoli. Tanto l'Istituto Affari Internazionali che il Consiglio per
le Relazioni Italia Stati Uniti sviluppano a diversi, livelli e in diversa
forma una partecipazione nella costruzione delle decisioni politiche, pur
non avendo una funzione istituzionale nell'esercizio del potere politico
cioè nelle
posizioni e iniziative dello Stato italiano nelle politiche dell'imperialismo
né nella concertazione degli Stati della catena imperialista.
Del Consiglio per
le relazioni Italia Stati Uniti fanno parte esponenti dell'aristocrazia
finanziaria (***)
L' Istituto Affari
Internazionali è invece un organismo formato da "tecnici", ben allineati
nella tutela degli interessi della borghesia imperialista, e che in gran
parte hanno ricoperto e ricoprono in prima persona ruoli politici e istituzionali
in qualità di ministri. sottosegretari, figure della diplomazia...
mentre
i suoi interlocutori
e finanziatori sono il Ministero degli Esteri, della Difesa, la Presidenza
del Consiglio, l'Esecutivo in generale, la Nato, la Confindustria, l'industria
militare, le forze armate...
La sua costante collaborazione
con la Confindustria, il trasversalismo politico che lo caratterizza, dal
centro-sinistra al centrodestra, ben testimoniano gli interessi della borghesia
imperialista a far attivare lo Stato a vantaggio dei propri interessi comuni,
anche come condizione per acquisire posizioni competitive, come pure l'asservimento
di entrambi gli schieramenti politici a questi interessi e su questi piani.
Se l'ambito nel quale
si collocano entrambi gli organismi è quello euro-atlantico, la
progettualità politica che
costruiscono è
quella tesa ad affermare gli interessi della frazione dominante della borghesia
imperialista nazionale legata al capitale finanziario Usa e delle principali
economie europee (anche l'Istituto
Affari Internazionali
ha tra i contribuenti alla propria fondazione degli interessi statunitensi.
ad esempio quelli della Fondazione Ford).
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I principali nodi
politici di intervento tanto dello Istituto Affari Internazionali, che
del Consiglio per le relazioni Italia Stati Uni ti sono quelli oggetto
della progettualità della borghesia imperialista in questa fase:
come favorire l'internazionalizzazione del capitale; come approfondire
l'integrazione europea e superare le "rigidità" con la ormai nota
declinazione dei dogmi della liberalizzazione e della privatizzazione;
l'allargamento dell'Ue all'Est (e a sud, l'integrazione economica del Mediterraneo)
e come depredarlo di ogni sua risorsa; i consueti obiettivi di estensione
del mercato capitalistico e di istituzione delle corrispondenti forme di
democrazia borghese, storica garanzia politica del profitto e del dominio
della borghesia imperialista; il rafforzamento della Nato e del suo pilastro
europeo; la realizzazione dello scudo antimissile, con cui forzare gli
equilibri internazionali a al contempo l'opportunità che costituisce
come parte del riarmo per la ripresa dell'economia e gli avanzamenti tecnologici;
etc.
Se entrambi gli organismi
rappresentano il medesimo complesso di interessi e orientamenti economico-politici,
il fatto che siano attivi nelle definizioni politiche dominanti pur non
essendo organi istituzionali, è indice del complessificarsi delle
necessità a cui devono corrispondere le politiche imperialiste e
rimarca la dialettica che, a questo livello di socializzazione delle forze
produttive, si istituisce tra l'organo statuale in cui la classe dominante
organizza la sua dittatura di classe e i vari strumenti di cui la borghesia
imperialista si serve per esercitare il proprio dominio nella società,
per costruire e far operare la propria soggettività politica.
Per queste ragioni,
in quanto l'Istituto Affari Internazionali e il Consiglio per le relazioni
Italia Stati Uniti sono promotori delle politiche imperialiste, l'attacco
realizzato con l'iniziativa del Nucleo di Iniziativa Proletaria Rivoluzionaria
è un passaggio di ricostruzione di una posizione di autonomia del
proletariato dalle politiche rappresentative degli interessi della borghesia
imperialista che lo Stato italiano mette in atto; passaggio rispondente
ai propri interessi politici di classe alla distruzione della dittatura
della borghesia, alla liberazione dallo sfruttamento imposto dai rapporti
sociali capitalistici, al superamento della società divisa in classi,
con il quale il Nucleo di Iniziativa Proletaria Rivoluzionaria avvia il
proprio contributo al rilancio dell'iniziativa combattente antimperialista.
Con questo attacco
il Nucleo di Iniziativa Proletaria Rivoluzionaria prende posizione rispetto
all'obiettivo strategico della costruzione del Fronte Combattente Antimperialista
tra forze rivoluzionarie dell'area europeo-mediterranea- mediorientale,
per attaccare le politiche centrali dell'imperialismo e destabilizzarlo,
in funzione dell'interesse comune del proletariato metropolitano e dei
popoli dominati della area allo sviluppo dei processi rivoluzionari e di
liberazione.
L'attualità
dell'opzione rivoluzionaria e del suo contenuto internazionalista e antimperialista,
non è il frutto di un'arbitraria volontà politica, ma poggia
sul riprodursi, storicamente determinato, delle contraddizioni che caratterizzano
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il modo di produzione
capitalistico e il dominio della borghesia imperialista, e che ne implicano
il ruolo transitorio nella storia dell'umanità.
Ciò non significa
che la sua fine sia un evento predestinato, ma che il suo superamento è
una necessità storica determinata dalla contraddizione tra sviluppo
sociale delle forze produttive e carattere privato dell'accumulazione.
attuabile solo con lo sviluppo da parte del proletariato di un processo
di trasformazione rivoluzionaria che è teso a realizzare come sua
prima tappa la conquista del potere politico mediante la distruzione dello
Stato borghese. instaurando la dittatura del proletariato organizzato come
classe dominante, che istituisce la propri età sociale dei mezzi
di produzione e di sussistenza e che ha il fine di superare la società
divisa in classi e costruire la società comunista.
Che il modo di produzione
capitalistico a partire dalla formazione dei monopoli e dal definirsi del
suo stadio monopolistico sia strutturalmente in crisi, cioè non
sia in grado dì valorizzare il capitale nella misura storicamente
necessaria a dare avanzamento al livello sociale raggiunto dalle forze
produttive, se non a seguito di profonde distruzioni di capitali e forze
produttive stesse operabili solo attraverso guerre, è stato dimostrato
non solo da un secolo di approfondimento dello sfruttamento. dai due conflitti
mondiali che ne hanno caratterizzato il sorgere. e dai processi rivoluzionari
e di liberazione che lo hanno combattuto. ma anche da quello che è
avvenuto negli ultimi dieci anni. Nel capitalismo giunto al suo stadio
imperialistico è la dialettica tra crisi e tendenza alla guerra
ad imprimere movimento al processo di produzione capitalistica, uno stadio
caratterizzato come già analizzava Lenin nel 1916, dall'approfondimento
dei processi di concentrazione e centralizzazione capitalistica; dalla
fusione tra capitale industriale e bancario nel capitale finanziario, dal
rilievo assunto dall'esportazione di capitali. dalla costituzione di associazioni
internazionali tra i monopoli finanziari, e dalla compiuta spartizione
del mondo in sfere di influenza tra le potenze imperialiste.
Nessuna di queste
condizioni è oggi superata. anzi sono tutte approfondite. Una novità
storica è stata costituita dai processi rivoluzionari che hanno
caratterizzato il Novecento e che "sono stati all'origine della emancipazione
di una parte dell'umanità dallo sfruttamento capitalistico e del
formarsi di un ambito politico separato dall'imperialismo e contrapposto
ad esso, e rispetto al quale gli e siti politici e militari della seconda
guerra mondiale hanno dato avvio a un equilibrio internazionale di tipo
bipolare in relazione al quale le trasformazioni del capitale monopolistico
hanno determinato la dominanza della contraddizione est-ovest negli equilibri
e nei conflitti internazionali, quale terreno di realizzazione della tendenza
alla guerra.
Dalla seconda guerra
mondiale in poi ciò che si è andata strutturando è
un'unica catena imperialista integrata con relazioni gerarchiche tra Stati
imperialisti, condizione storicamente approfondita dall'ulteriore sviluppo
dei processi di internazionalizzazione del capitale caratterizzato dalla
dimensione multinazionale e multiproduttiva, che hanno prodotto livelli
superiori di integrazione e inter dipendenza tra le economie. La catena
imperialista per avviare una fase economica di rilancio della produzione
deve operare un processo di distruzione di forze
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produttive, di ridefinizione
della divisione internazionale del lavoro e dei mercati e quindi di espansione
economica, che può determinarsi solo rispetto alla sfera di influenza
contrapposta con la quale -storicamente si è definito un rapporto
di complementarità economica. L'ambito che storicamente si è
determinato come
complementare per
il livello di sviluppo in esso prodottosi. tale per cui la distruzione
e la ridefinizione della divisione internazionale del lavoro e dei mercati
che ne deriva consentirebbe un rilancio adeguato della prod uzione e dell'accumulazione
e una rimodellazione complessiva del rapporto con i paesi dipendenti. è
l'ambito dei paesi dell'ex-campo socialista. Di questo processo di distruzione-ridefinizione-espansione,
con il quale si realizza la tendenza alla guerra. sono concretizzazione
le guerre che l'imperialismo
ha scatenato nell'ultimo
decennio. che non sono state però sufficientemente distruttive di
forze produttive da avviare una fase di espansione generalizzata. possibile
solo con un conflitto di estese proporzioni.
La disgregazione del
Patto di Varsavia e della. stessa Unione Sovietica, e l'integrazione del
campo dell'est nell'economia capitalistica attraverso i processi di penetrazione
sviluppati negli anni '90. nonostante l'imponenza delle trasformazioni
che si sono determinate, non hanno né spostato la contraddizione
dominante negli equilibri internazionali, né tantomeno hanno cambiato
i caratteri di fondo
dell'imperialismo,
né la dialettica che gli imprime movimento. né hanno "abolito"
le classi e la lotta di classe, come fossero un'invenzione di un'ideologia
comunista: un'abolizione che evidentemente e purtroppo nemmeno uno Stato
proletari o può decretare. A fronte dei processi di restaurazione
capitalistica la crisi dell'imperialismo manifesta tutto il suo livello
di approfondimento. E questo tanto nell'incapacità di determinare
uno sviluppo in paesi di recente integrazione nel mercato capitalistico
che porti alla formazione di borghesie nazionali sufficienti a fare del
proprio legame con la borghesia imperialista un'assicurazione della sua
egemoni a politica e della propria stabilità. quanto nelle molteplici
forzature che la classe dominante ha operato nei rapporti con il proletariato
metropolitano per mutarne complessivamente le condizioni di sfruttamento,
forzature con le quali ha prodotto situazioni di impoverimento generalizzato
delle condizioni di vita proletarie, parzialmente occultate, in Occidente,
dalla caduta relativa dei prezzi di beni di prima necessità. corrispettiva
non tanto al taglio di costi dovuto all'incremento di produttività
realizzatosi in questi anni con l'aumento dello sfruttamento. quanto al
deterioramento della qualità della produzio ne industriale di questi
beni. situazione per cui sembra essere maggiore la capacità di acquisto
dei salari, in realtà ciò che accade è che quote di
salario sono state spostate verso merci di settori di produzione che hanno
un maggior peso sul mercato e sul piano politico (vedi l'automobilistico
o l'assicurativo a fronte della produzione alimentare ...).
La catena imperialista
a egemonia statunitense non solo manifesta la debolezza strategica del
capitalismo e della borghesia imperialista nei confronti
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dell'integrazione
dell'ex-campo socialista, ma anche verso le aree di storica influenza.
Sul finire degli anni '80, la dinamica di crisi-tendenza alla guerra era
giunta a un punto terminale, espresso dalla corsa al riarmo imposta dalla
politica reaganiana che per i paesi socialisti si è tradotta nell'esplosione
delle contraddizioni interne legate alla strategia della competizione pacifica
a causa del costo economico soci ale costituito dal riarmo, mentre per
gli Usa e per l'imperialismo dell'Occidente in generale sì è
tradotto in salto tecnologico e possibilità di penetrazione ed espansione
del proprio dominio a Est. La insufficiente distruzione del surplus di
capitali, dovuta alla risoluzione non-guerreggiata del confronto con l'Est.
è ciò che ha approfondito le condizioni della crisi di sovrapproduzione
del capitale, tanto che negli ultimi dieci anni l'unico tasso di crescita
apprezzabile nella catena imperialista è stato quello statunitense.
che oggi si è sgonfiato come le quotazioni borsistiche.
La modificazione degli
equilibri internazionali prodottasi a cavallo degli anni '80-'90 e sancita
con la guerra all ' Iraq. ha accentuato la lotta per lo sfruttamento dei
nuovi mercati ma a differenza della fase' post seconda guerra mondiale,
questo non ha prodotto una condizione di espansione della produzione capitalistica,
ma di spoliazione e impoverimento di questi paesi. In questo contesto storico
l'imperialismo è spinto alla proiezione aggressiva nel sostenere
la penetrazione capitalistica' verso Est, attraverso "allargamenti" e integrazioni
(nella Nato, nell'Ue...) oppure destabilizzazioni e occupazioni militari
che gli Stati della catena operano sia in forma unitaria rispetto agli
interessi che li accomunano sia competitivamente in funzione della strutturale
concorrenza intermonopolistica.
Nello stesso tempo
la condizione di crisi di sovrapproduzione di capitale è fattore
di polarizzazione delle contraddizioni che tende a indebolire l'egemonia
politica dell'imperialismo e la stabilità della gerarchia della
catena, rispetto a cui la catena stessa è spinta a dare risoluzioni
sul piano militare come testimoniano l'esaurimento dei tentativi clintoniani
di normalizzazione del conflitto arabo-sionista seguiti alla guerra contro
l'Iraq. le difficoltà a preservare l'isolamento politico dell'Iraq
senza interventi militari. l'occupazione dei Balcani e la perdurante opera
di destabilizzazione di quell'area attraverso le forzature sulla Macedonia
e sugli assetti politici interni alla Serbia, e l'accentuazione delle tensioni
con la Russia.
Gli eventi politici
e militari che hanno scandito gli ultimi 10 anni. le politiche guerrafondaie
e le guerre che hanno caratterizzato questo periodo. sono proprio il modo
attuale di realizzarsi della tendenza alla guerra. nascente dalle contraddizioni
strutturali dell'imperialismo e operante nelle attuali condizioni
storico-politiche.
e lo sono per i soggetti e le strutture che assumono l'iniziati va bellica.
per le direttrici strategiche. per gli scopi, per il modo in cui vengono
condotte e gestite politicamente.
Non sono. quindi.
un processo incidentale ed episodico in un quadro in cui la '"Globalizzazione"
avrebbe superato i conflitti internazionali tra Stati e alleanze di Stati,
per costituire un ambito in cui le direttrici fondamentali sono l'approfondimento
del rapporto di dominio con il sud del mondo e l'approfondimento
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dello sfruttamento
generalizzato, come sostenuto dagli "oppositori del neo-liberismo", come
se il neoliberismo fosse separabile dall'imperialismo e dai caratteri che
ha assunto, e fosse sostituibile con un capitalismo persuaso dalle buone
ragioni popolari ad attuare una politica economica di maggiore equità
nella distribuzione della ricchezza. Una teoria a cui forse può
far riferimento il signor Wojtila. ma solo nei suoi viaggi nei paesi dipendenti
della catena imperialista. Né costituiscono un terreno su cui maturerebbero
tendenze allo scontro politico militare tra entità economico politiche
che altrettanto presuntamente sarebbero costituite da differenti catene
imperialiste ognuna con una propria base continentale (Usa-Europa-Giappone),
come sostenuto dai teorizzatori della tendenza allo sbocco bellico tra
poli imperialisti.
Le politiche perseguite
dalla catena imperialista in questa fase internazionale sono realizzate
a partire dalle condizioni determinate dal processo di coesione europea
e dal rapporto euro-atlantico istituzionalizzato nell'Alleanza Atlantica
e nella Nato. La progettualità e le linee con cui la borghesia imperialista
ha risposto alla sua crisi preservando il proprio dominio e con cui ha
sviluppato le proprie dinamiche interne. hanno fatto avanzare il processo
di coesione europea che non costituisce affatto uno sviluppo politico progressivo.
di natura "democratica", una sede del l'integrazione dei popoli , o la
sanzione della pace in Europa. o minimalisticamente un vincolo per le tendenze
egemoniche della Germania. La costruzione della coesione politica europea
è una linea con cui la frazione dominante della borghesia imperialista
ha risposto a due piani di problemi quello dell'adeguamento alle superiori
dimensioni del capitale e della concorrenza creando un ambito economico-politico
favorevole alla concentrazione monopolistica e alla attuazione di politiche
concertate tra gli Stati dell'Europa occidentale; e quello dell'assunzione
di un impegno superiore sul piano politico-militare per sostenere la proiezione
offensiva degli interessi comuni della catena imperialista e in questo
quadro di quelli competitivi di ogni Stato. Un elemento anche questo che
dimostra la natura strutturale delle spinte belliciste dell'imperialismo,
dal momento che la fine della "guerra fredda" con una potenza che da equivalente
ha subito un profondo processo di indebolimento politico e militare, anziché
ridimensionare l'onere militare, essendosi determinato uno squilibrio favorevole
all'Occidente imperialista, lo ha incrementato, fino ai nuovi progetti
di scudo antimissilistico che forzano gli accordi ABM del 1972.
La Comunità
Europea fin dalla sua origine si è caratterizzata per i suoi criteri
e contenuti antiproletari, una natura che si è espressa palesemente
nel suo avanzamento nel Trattato di Maastricht e con l'adozione dell'Euro
e dei corrispettivi Patti di stabilità. Al contempo le funzioni
controrivoluzionarie sono state il punto di origine della collaborazione
intra-europea nel campo della "sicurezza interna" che costituisce il terzo
pilastro della coesione europea.' L'attivazione politico-militare degli
Stati europeo-occidenta li in funzione di proiezione esterna costituisce
invece il secondo pilastro della costruzione degli
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organismi comuni europei,
processo che non è nato come opzione antitetica ai rapporti atlantici,
ma è stato favorito dagli stessi Stati Uniti.
In sintesi il processo
di coesione economico-politico-militare europea non è che un rafforzamento
del dominio sul continente europeo della frazione dominante de Ila borghesia
imperialista che ha interessi euro-atlantici, e contribuisce a integrare
maggiormente la catena imperialista.
La Conferenza di Nizza
del dicembre 2000 ha dimostrato come lo sviluppo della coesione politica
europea non proceda secondo tappe scandite da momenti di decisione politica
che creano quelle istituzioni sopranazionali di cui teoricamente la borghesia
imperialista necessiterebbe, che fanno progredire quindi verso la creazione
di uno "Stato europeo" o comunque di un potere politico sovraordinato allo
Stato. come se gli Stati e i poteri statuali avessero finito di essere
la risultante di processi di scontro complessivi solo nel- vincere i quali
si può formare o riprodurre un potere che ha caratteri di sovranità.
Ha dimostrato anzi
come queste concezioni non trovino riscontro nei processi rea li. il che
non impedisce che vengano propagandate dagli Esecutivi' europei al fin
e di costruire un consenso intorno a un progetto che dimostra tutto il
suo ruolo antiproletario e controrivoluzionario. richiamando demagogicamente
a una presunta superiorità della civiltà e democrazia europea.
a una presunta autonomia e potenziale contrapposizione agli Usa. che dovrebbe
compensare. su un piano cultura le. settori di piccola borghesia dei prezzi
materiali che devono anch'essi pagare, come ha già sperimentato
il proletariato negli ultimi 20 anni. per entrare ne ]la "casa comune europea".
Al vertice di Nizza
dello scorso dicembre mentre da un lato dietro la cosiddetta "Carta dei
diritti" si è celata l'impossibilità dei 15 di pervenire
ad accordi politici sostanziali. questa stessa è stata il cuore
di questo piano demagogico di far ritenere che l'Ue stia assumendo i contorni
di una nuova entità politica complessiva entro cui ogni cittadino
europeo può riconoscersi come appartenente, quando invece la "Carta"
stessa. al di là del valore giuridico che potrà assume re
un giorno o della definizione più approfondita dei rapporti tra
istituzioni statali e comunitarie, è ben lontana dall'avere la valenza
delle Costituzioni sta tali. per il semplice fatto che le manca lo Stato
come ambito materiale di carattere complessivo in cui avere questa valenza.
Tale piano demagogico non va considerato però puramente spettacolare
e retorico, ma più concretamente come l'attribuzione a questa carta.
della funzione di avviare procedure e prassi. con cui costruire una rete
di rapporti costituita da componenti, istanze e forze sociali. intorno
alle istituzioni e alle politiche comunitarie. Tali procedure e prassi.
a partire dal fatto che la carta riconosce determinate istanze e diritti,
istituiscono la possibilità per chiunque ne sia portatore e soggetto
di rivendicazione di ricorrere alle istituzioni comunitarie inducendo.
con questo "diritto", a riconoscerle come proprio interlocutore o addirittura
solo come proprio avversario. a riconoscere loro il titolo ad assumere
delle decisioni a riguardo. legittimandole nel loro ruolo che è
quello di condurre politiche concertate funzionali agli interessi della
borghesia imperialista. rafforzando così l'azione dei singoli Stati.
Una manovra molto sofisticata. che fa i conti con la necessità di
costruire un qualsiasi genere di consenso. anche che non sia di merito.
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alle politiche della
borghesia imperialista, in quanto queste corrispondono esclusivamente agli
interessi generali del capitale monopolistico e in particolare a quelli
della sua componente dominante, che sono isolati rispetto alle molteplici
istanze espresse nella società e apertamente contrapposti ad interessi
di altre classi e componenti sociali tanto che le politiche concertate
europee che li esprimono colpiscono direttamente ampie maggioranze sociali,
riflettendosi in misure 'e modi differenziati a seconda delle posizioni
e condizioni di classe, e proseguiranno a farlo. Per questo occorrono e
sono plausibili strumenti di legittimazione democratica" dell'azione politica
della Ue, come ripetutamente hanno affermato tutti gli Esecutivi europei
promuovendo la "carta dei diritti", che bilancino e compensino i rischi
di isolamento e avversione generalizzata che queste condizioni strutturali
producono contro la borghesia imperialista.
L'avanzamento della
coesione politica europea ha dimostrato di prodursi concreta mente con
l'adozione di politiche che rispondono ai comuni interessi della frazione
dominante della borghesia Imperialista e che per farlo, costruiscono anche
g il strumenti istituzionali della loro realizzabilità.
Tali linee oggi sono
identificabili a) nelle politiche concertate a livello europeo per l'approfondimento
dell' integrazione economica. delle posizioni competitive dei monopoli
a base europea e per il governo delle contraddizioni derivanti da una condizione
strutturale di sviluppo ineguale e di concorrenza (condizione questa che
può mettere in crisi l'integrazione e la coesione raggiunta). b)
le politiche di espropriazione, annessione e rimodellazione economica e
politico-istituzionale dei paesi dell'Europa centro e sudorientale, nonché
di ...realizzazione di un ambiente favorevole al depredamento del Mediterraneo
e in generale dell'area Mediorientale fino all 'Asia centrale, politiche
caratterizzate da un marcato contenuto antiproletario e controrivoluzionario
e la cui realizzazione, per il ruolo centrale dell'area europeo-mediterraneo-medi
orientale negli equilibri internazionali. contribuirebbe a rafforzare le
posizioni complessive della catena imperialista e quindi la sua proiezione
offensiva. c) le politiche di estensione e approfondimento dell'azione
repressiva comune che fanno avanzare la coesione intorno allo scopo di
garantire l'ambiente economico integrato adeguato al capitale monopolistico
e ai suoi profitti, e gli strumenti per governare i conflitti che il capitale
stesso genera nell'ambito europeo con il coinvolgimento e la verifica in
essa dei paesi candidati all'integrazione immediata o futura nell'Ue. Una
condizione quest'ultima che si affianca all'integrazione di ques ti paesi
nella Nato. d) le politiche rivolte a costruire una forza armata intere
europea nonché integrata nel quadro Nato. e quelle tese a sostenere
l'avviato processo di riarmo tanto nella sua funzione di riadeguamento
delle dotazioni militari, che di volano economico e terreno di avanzamento
delle posizioni competitive nel campo dell'alta tecnologia. per rafforzare
la catena imperialista. proprio attraverso l'assunzione di un maggior ruolo
da parte dei paesi europei.
La realizzazione di
un processo di riarmo e la definizione di nuove strutture Militari a livello
europeo costituendo condizioni materiali della tendenza
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dell'imperialismo
a risolvere sul piano bellico la sua crisi, incidono nell'estendere ed
approfondire gli atti e i processi di forzatura degli equilibri internazionali
con cui vengono aperti nuovi scenari di guerra. E' il paese capofila della
catena imperialista, gli Usa (spalleggiato dalla Gran Bretagna) che essendo
ai vertici dello sviluppo del capitale. ne anticipa la crisi, che attualmente
vede l'avviarsi di un ciclo recessivo. assumendo iniziative rivolte a far
allineare l'intera catena sulle forzature rappresentative dell'interesse
generale della borghesi a imperialista che inevitabilmente riguarda la
tenuta del vertice della catena considerati i livelli di integrazione e
di interdipendenza delle economie, nonché tali. forzature sono rivolte
a spostare la concorrenza tra Stati imperialisti a misurarsi con l'attivizzazione
militare piano su cui gli Stati Uniti hanno una posizione di incontrastata
supremazia.
Lo scopo di un programma
rivoluzionario nei confronti della coesione politica europea e dei vari
organismi che la realizzano. non può essere che quello della disarticolazione
delle politiche che la fanno avanzare e in particolare ora che queste e
gli organismi comunitari costituiscono lo strumento dell'assoggettamento
dei popoli dell'Est europeo e del Mediterraneo. e fattore determinante
della maturazione delle condizioni di praticabilità di più
vasti sbocchi bellici sulla di rettrice est-ovest. Questo è l'unico
obiettivo che il proletariato rivoluzionario e le sue avanguardie possono
proporsi. fuori da ogni ipotesi di democratizzazione dell'Ue etc. che non
è solo illusoria o riformistica, ma proprio priva di fondamento
stante la natura delle funzioni e degli strumenti della coesione europeo-
occidentale. La coesione politica europea in sintesi. non può diventare.
magari lottando per far pesare istanze e contenuti sociali. una base internazionale
per la del socialismo o di qualsivoglia trasformazione sociale complessiva,
piuttosto lo può essere solo come occasione per costruire una superiore
unità nel.proletariato e con i popoli dominati della nostra area
attraverso l'offensiva comune al dominio della borghesia imperialista.
e perché può essere, sancita come esito delle sconfitte dell'imperialismo.
Illusorie sono invece quelle linee che vengono espresse da posizioni presenti
ne i movimenti di lotta di liberazione nazionale che ritengono di potersi
appoggiare all'Ue in contrapposizione agli Stati Uniti. Le contraddizioni
che attraversano tanto gli Stati europei che i rapporti di questi con gli
Usa. non hanno affatto natura strategica. e non possono portare a una contrapposizione
conflittuale s u questo piano. anzi quello che in particolare negli ultimi
anni si sta registrando nel Mediterraneo. in Medioriente e nei Balcani.
è un superiore allineamento politico e militare dell'azione degli
Stati imperialisti. con la riconferma della dominanza strategica degli
Usa. Le diversità di posizioni consentono piuttosto all'imperialismo
di articolare su due fronti la sua strategia. con le forzature militari
esercitate dall'iniziativa degli Usa e della Gran Bretagna, attraverso
cui viene riaffermata anche la loro supremazia. e l'azione degli Stati
europei che ricuce relazioni politiche ed economiche. oramai senza nemmeno
sottrarsi anche agli impegni militari. Pur esistendo divergenze e anche
forti contrapposizioni all'interno della catena. queste però assumono
un ruolo secondario
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rispetto ai comuni
interessi strategici che la vedono unita a sostegno dei suoi singoli Stati.
Infatti neppure le più limitate rivendicazioni di affermazione di
identità -nazionale che non si collocano organicamente nelle strategie
di dominio dell'imperialismo, hanno trovato una possibilità di appoggiarsi
su questa presunta contrapposizione tra Usa e Ue, come dimostrano gli sviluppi
successivi al tentativo di Ocalan di appoggiarsi all'Ue per trovare una
soluzione politico-diplomatica alla lotta curda che oggi vedono forze israeliane.
inglesi e statunitensi appoggiare direttamente l'esercito turco nella repressione
del popolo curdo a tutela della complessiva rete di interessi economici
che legano in primo luogo Germania e Italia alle sorti della stabilità
politica dello Stato turco. Oppure come dimostra l'indirizzo europeo nei
confronti di Arafat, sostenuto economicamente e politicamente fintanto
che era in grado di garantire i progetti di normalizzazione imperialista
nell'area adoperandosi per l'istituzionalizzazione del rapporto tra popolo
palestinese e "Israele", quando questi si sono dimostrati insostenibili
per il popolo palestinese e si è riacutizzato il conflitto con gli
occupanti, le posizioni degli Stati europei si sono allineate come non
mai sull'intangibilità della tutela dell'entità sionista.
Le tesi di coloro
che hanno affermato che scioltosi il Patto di Varsavia e disgregatasi 'Unione
Sovietica, la Nato non avrebbe avuto più senso, e che si sono fondate
sulla formalità che la Nato fosse una Alleanza per la difesa degli
Stati membri, sono state ampiamente smentite da quanto accaduto da allora,
che ha ribadito a pieno la funzione politica e militare offensiva dell'Alleanza
imperialista, e si sono rivelate per quello che erano ossia un modo per
disarmare il proletariato nella lotta contro il suo proprio nemico.
La fine degli equilibri
post-bellici non ha fatto venire meno la funzione della Nato di guerra
esterna-guerra interna, ma ha portato alla sua proiezione offensiva, di
cui proprio il riadeguamento della strategia e delle forme della sua mobilitazione,
sanciti attraverso le guerre che ha condotto in questo decennio, sono l'indiscutibile
dimostrazione della sua funzione tesa a integrare maggiormente gli Stati
imperialisti intorno agli interessi generali della borghesia imperialista,
ad attrezzarli in funzione del rafforzamento del dominio sul proletariato,
a prevenire contrastare e annientare i processi rivoluzionari e di liberazione
e ad attaccare gli Stati non integrati nella catena imperialista per egemonizzarli.
La crisi del Patto
di Varsavia e dell'Unione Sovietica ha dato una posizione di vantaggio
alla catena imperialista e alla Nato, sulla base della quale questa ha
aggredito l'Iraq per sottometterlo e attuare l'insediamento degli Usa e
della Nato nell'area, e realizzare la normalizzazione del conflitto arabo-sionista
e il rafforzamento di "Israele". Sul teatro balcanico la perdita di peso
politico e di influenza negli equilibri internazionali della Russia. ha
consentito di sostenere e fomentare le tendenze secessionistiche delle
repubbliche jugoslave, e di funzionalizzarle a garantire l'insediamento
Nato tanto in Albania, che in Bosnia e poi in Kosovo, fino alla Macedonìa.
Nonostante che la
supremazia militare ed economica dell'Occidente e la Nato non abbiano avuto
avversari, perché non c'è stata una forza contrapposta al
capitalismo
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che lo combattesse
come sistema economico-politico, si è reso nuovamente necessario
da parte della catena imperialista incrementare la propria supremazia militare
ed estendere e approfondire la propria influenza e il proprio controllo,
instaurando un rapporto di assoggettamento economico e politico in particolare
con l'Est europeo e con l'area mediorientale. Se le politiche sviluppate
in questi 10 anni dagli Stati della catena hanno già ben indicato
di quale natura saranno gli ulteriori passaggi con cui il proletariato
e il movimento rivoluzionario e antimperialista dovranno misurarsi, le
prospettive enunciate dalla nuova amministrazione Bush di ripresa del progetto
di scudo antimissilistico, e la costruzione della forza di reazione rapida
europea, integrata nel quadro Nato, illustrano le risposte che può
dare l'imperialismo alla sua crisi, e indicano lo scenario con cui si devono
confrontare gli interessi del proletariato metropolitano e dei popoli dei
paesi dominati.
La guerra della Nato
alla RFJ infatti, non è stata il punto conclusivo della strategia
imperialista ma l'avvio di una nuova fase. La nuova dottrina strategica
della Nato, nella sua esplicita qualificazione offensiva che peraltro afferma
l'uso preventivo del primo colpo nucleare, segnala come la dinamica crisi/tendenza
alla guerra spinge l'imperialismo ad una risoluzione sul piano bellico
delle contraddizioni polarizzate dalla sua crisi. La politica di allargamento
della Nato, a sua volta, estende e proietta verso Est la sua area d'intervento.
Nello stesso tempo
su un altro piano, il riarmo come politica economica appare come l'unica
capace di rilanciare in termini di sviluppo l'economia capitalistica a
livello mondiale con capacità di esercitare funzione di volano,
a partire dagli Usa che hanno il massimo livello di concentrazione e centralizzazione
in questo settore e in quello ad esso legato dell'alta tecnologia. Sembra
quindi riproporsi come unica risposta di fronte alla rinnovata stasi del
ciclo economico negli Stati Uniti, a quella perdurante in Giappone ed in
minor misura nell'Europa occidentale, in cui sono previsti tassi di crescita
del tutto inadeguati a sostenere una staffetta nel ruolo di "locomotiva
mondiale" da anni sognato dalla borghesia imperialista in funzione di riequilibrio
tra le economie, e utilizzato come argomento propagandistico per far accettare
i peggiori sacrifici al proletariato
La guerra alla Jugoslavia
mentre ha aperto una nuova fase ha anche dimostrato però i limiti
degli Stati imperialisti nella capacità di sostenere il proprio
ruolo guerrafondaio, per superare i quali l'imperialismo ha avviato specifiche
politiche, alcune delle quali già da tempo:
1) La politica di
riadeguamento delle forze della Nato alla nuova dottrina strategica con
l'incremento degli aspetti funzionali al sostegno ad una proiezione fuori
area (espressa nella stessa nuova dottrina strategica).
2) Il rafforzamento
della capacità politica e militare della componente europea della
Nato ai fini di poter sostenere una proiezione offensiva su più
teatri, che si concretizza come politica di rafforzamento del pilastro
europeo della Nato con la realizzazione dell'Identità di difesa
europea.
3) La riorganizzazione
dell'industria bellica degli Stati europei e l'aumento deIla loro spesa
militare per riadeguarne le forze armate, e l'aggregazione dell'industria
militare europea ai progetti di quella statunitense ai fini di rafforzare
l'integrazione della catena e le ricadute economiche su un piano di sviluppo
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del settore e in generale
dell'alta tecnologia.
4) La riforma e riorganizzazione
delle forze armate dei vari Stati europei in particolare dell'Italia e
della Germania unzionalmente alla costruzione di una loro capacità
di proiezione esterna.
5) Il rafforzamento
delle capacità di esercitare una funzione di prevenzione del conflitto
interno, sia come condizione necessaria di supporto all'azione di proiezione
esterna con controllo del territorio e della popolazione, sia come assestamento
di condizioni politiche ed istituzionali adeguate a sostenere l'azione
dello Stato e degli organismi sovranazionali in cui è inserito.
6) La politica di
normalizzazione nel Medioriente per contrastare la vulnerabilità
dell'imperialismo nell'area, per estendere e stabilizzare il controllo
delle risorse e delle rotte strategiche e in generale per ricondurre gli
Stati mediorientali all'allineamento intorno alla catena imperialista,
cercando di costruirne l'integrazione nel sistema di sicurezza della Nato
per rafforzarne le posizioni nella regione a fini strategici nel quadro
più complessivo caratterizzato dalla dominanza della contraddizione
est-ovest. Nell'immediato si rapporta con il problema di stabilizzare la
situazione interna dei due pilastri dell'imperialismo, lo Stato turco e
l'entità sionista, messi in difficoltà
da processi rivoluzionari
e di liberazione. e di isolare l'Iraq impedendogli di ricostruire un tessuto
di relazioni economico-politico-diplomatiche che lo rafforzino.
7) La politica di
stabilizzazione del dominio sull'area balcanica in funzione del controllo
delle rotte strategiche che la attraversano mediante la prosecuzione del
la strumentalizzazione ell'appartenenza etnica e dell'appoggio all'azione
di formazioni politico-militari impiegate fino a quando serviranno (non
diversamente da quanto è stato fatto con forze del Vietnam del sud,
con forze islamiche in Afghanistan, con la contras in Nicaragua ...), per
premere e destabilizzare gli assetti locali non corrispondenti ai propri
interessi e alla propria strategia e imporre le condizioni politiche e
la presenza della Nato, una politica che si è esercitata ultimamente
rispetto alla Macedonia.
In questo quadro è
necessario menzionare un elemento niente affatto nuovo, specialmente per
l'Italia. che è l'uso di atti terroristici per favorire l'azione
di irregimentazione interna, o anche causare destabilizzazione o allineamento
politico in altri paesi, un fattore anche questo che accomuna oggettivamente
proletariato metropolitano e popoli dominati. Sono i mezzi della "guerra
sporca" da sempre utilizzati dagli Stati Uniti e dall 'Alleanza Atlantica
nel suo complesso. La novità a questo riguardo è che in Italia,
fin dalla pubblicizzazione dell'esistenza di "Gladio", vengono rivendicati
pubblicamente i progetti delle forze Nato dì mettere in atto operazioni
di cosiddetta "guerra psicologica" sia all'interno dei paesi Nato che all'esterno,
come ad esempio recitano le direttive Nato sulle operazioni Psyops, ai
fini di far passare gli interessi e le scelte della catena. In Italia in
specifico la novità è costituita dai tentativi di sperimentare
delle forme dì terrorismo "a bassa intensità", che non siano
tanto finalizzate a suscitare panico come fu per Piazza Fontana, per Piazza
della Loggia e le stragi dei treni e della stazione di Bologna, per spostare
la mobilitazione delle masse, alla difesa dello Stato. ma piuttosto il
timore, il sospetto e la diffidenza per puntellare l'irregimentazione
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senza rischiare che
tali atti vengano precisamente identificati nel la loro matrice statale
con il risvolto di svilirne così il ruolo, e forse sperando. abbastanza
illusoriamente in un radicamento spontaneo dell'idea che atti terroristici
caratterizzati dall'essere attacchi indiscriminati verso la popolazione
e azioni combattenti di avanguardie rivoluzionarie siano qualcosa dello
stesso genere. Le veline governative ai massmedia non hanno potuto infatti
alludere a un'identità di natura tra tali atti e le azioni combattenti
per il semplice motivo che avrebbero suscitato la immediata comprensione
della strumentalità di questi atti terroristici a delle finalità
statali. difatti l'Italia non è la fotoco pia a dimensioni ridotte
degli Stati Uniti ma un paese in cui lo scontro di classe ha raggiunto
il livello della lotta per il potere, un dato che ha sedimentato una coscienza
politica in masse di persone che pur non esprimendo una continuità
di finalità. non è cancellabile.
A questa categoria
di interventi terroristici si possono ascrivere nell'ultimo periodo, quantomeno,
sia quelli che sono stati attribuiti nel nord-est a una figura (denominata
unabomber) locale che, purtroppo hanno provocato feriti, che gli incendi
negli ospedali anconetani, episodi entrambi senza alcun ipotizzabile movente
nemmeno ipoteticamente irrazionale, stante la procedura razionale con cui
sono stati attuati, che per la lunga esperienza italiana in merito hanno
immediatamente suscitato sconcerto e sospetto generalizzato, reazioni che
si suppone siano state registrate dal lo Stato come dati di un monitoraggio
per perfezionare l'uso del terrorismo in funzione irregimentante.
Di recente si sono
verificati anche episodi di terrorismo in Iraq che hanno aggiunto altre
vittime al genocidio perpetrato dai criminali imperialisti nei confronti
del popolo irakeno.
Anche questo segnala
ancora una volta come il vero problema per l'imperialismo non sono i governi
che si contrappongono alla sua egemonia, ma i popoli che hanno osato affermare
e sostenere la propria autonomia politica dalla borghesia imperialista.
perché è piegando la loro volontà sottoponendoli a
ogni genere di privazione e sofferenza che spera di ottenere la garanzia
che qualsiasi governo sarà subordinato ai propri voleri. A questo
fine hanno mirato sia la distruzione delle infrastrutture e delle strutture
produttive, che gli embarghi prolungati, che anche i danni sanitari prodotti
dall'impiego dell'uranio, sulle popolazioni civili della Serbia e soprattutto
dell'Iraq. Una strategia politico-militare che comunque deve fare i conti
con la determinazione alla lotta dei popoli aggrediti.
La fase internazionale
dunque è caratterizzata dai processi di rafforzamento della coesione
e capacità politico-militare della catena imperialista in funzione
di una proiezione offensiva verso Est e l'area mediorientale, a cui è
spinta dalla crisi del capitale, mentre nel contempo la stessa crisi viene
scaricata sulle spalle del proletariato, cercando di realizzare il governo
del conflitto sociale comprimendolo sotto la cappa dell'irregimentazione
"democratica", aspetto necessario anche alla sua proiezione esterna.
La politica estera
statunitense della nuova amministrazione Bush, non fa che con fermare gli
indirizzi politici di fondo dell'Alleanza in un quadro che presenta come
elementi di novità la condizione di recessione che attraverserà
l'economia
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internazionale e l'incapacità
degli Stati Uniti di stabilizzare una egemonia politica nell 'area mediorientale.
Nonostante i rapporti di forza prodottisi con la guerra all'Iraq e il prolungamento
di embargo e bombardamenti, la resistenza palestinese, libanese e irakena,
e l'incapacità della catena di sostenere economicamente e politicamente
l'allineamento degli Stati arabi, che pure avevano partecipato alla coalizione
multi nazionale che attaccò l'Iraq, hanno rideterminato gli equilibri
politici tra imperialismo e interessi antimperialisti e dimostrato che
l'imperialismo in questa fase non è in grado di dare risposte di
stabilizzazione delle proprie posizioni.
La condizione di recessione
che si apre non farà che aumentare i prezzi dell'integrazione nel
mercato capitalistico oppure nel sistema di sicurezza della Nato, e l'alternativa
per chi non può o non vuole accettare di pagarli. è quella
di chiudere "la porta aperta" che gli viene offerta dall'Imperialismo e
di trovarsi criminalizzato e accerchiato dalla catena imperialista, per
la quale diventerà "Stato fuorilegge".
La stessa condizione
di recessione dell'economia internazionale causata dalla crisi della locomotiva
statunitense spinge, come ragione economica, a riavviare un processo di
riarmo di cui Bush si è fatto promotore e che diventerà terreno
di nuovi livelli di integrazione euro-atlantici stante la partecipazione
degli Stati europei ai programmi di ricerca e realizzazione ad esempio
del nuovo supercaccia Jfs. Si riconferma al pari degli anni '80, il ruolo
esclusivo del riarmo in quanto politica economica che ad un determinato
stadio della crisi consente al capitalismo di rilanciare l'economia, ottenendo
risultati sul piano dell'innovazione dell'alta tecnologia che a propria
volta possono generalizzarsi all' intero campo della produzione, e realizzando
nel complesso superiori livelli di composizione organica del capitale attraverso
cui sfruttare maggiormente la forza-lavoro, ma allo stesso tempo riproducendo
così ad un livello più approfondito le contraddizioni di
fondo che caratterizzano la crisi di sovrapproduzione di capitale. Parallelamente
la politica di riarmo ha la prerogativa che se continuasse indefinitamente
porterebbe al fallimento finanziario gli Stati che la adottano, essa quindi
anche come fenomeno economico necessita che questi "beni" siano usati e
conseguano gli obiettivi economici politici e militari per cui sono stati
acquisiti.
Da un punto di vista
politico-militare il programma di scudo antimissilistico (Nmd) rilanciato
dalla presidenza Bush, adduce pretestuosamente l'esistenza di Stati dichiarati
fuorilegge dalla legge dell'imperialismo, a motivo della necessità
di armare gli Stati Uniti, e i loro alleati, contro possibili lanci missilistici
da parte di questi Stati. Se lo squilibrio di forze esistente tra la potenza
della Nato e Stati come la Corea del Nord, l'Iraq e l'Iran rende impensabile
l'eventualità di un attacco da parte di questi ultimi, l'autonomia
politica che manifestano nei confronti della catena imperialista rende
plausibile che cerchino di difendersi dagli attacchi degli Stati Uniti
e della Nato.
I motivi per cui oggi
questi Stati sono considerati pericolosi dall'imperialismo sono risultanti
di diverse ragioni storiche. Per la Corea del Nord: dell'impossibilità
di essere stretta in una condizione di integrazione subordinata alla Corea
del Sud i cui livelli di sviluppo, prodotti dagli ingenti finanziamenti
li'
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Rivoltisi, motivati
dalla politica controrivoluzionaria perseguita dall'imperialismo nell'area
dell'estremo oriente, non sono in grado di sostenerne una integrazione
economica. Per l'Iraq: del genocidio perpetratovi che ha scavato un solco
tra quel popolo e gli Stati Uniti, e del fallimento degli accordi di Oslo
che ha pregiudicato l'obiettivo che l'imperialismo si era posto per la
regione di costruire un'area economica integrata intorno al ruolo-perno
di "Israele", fallimento che ha rilanciato la costruzione di un tessuto
di relazioni economico-politico-diplomatiche tendente a reintegrare l'Iraq
in modo organico nelle relazioni regionali e a svilire le potenzialità
del ruolo di "Israele". Per l'Iran: dalla rivoluzione contro lo scià,
e nell'eventualità che fallissero tutte le pressioni che in particolare
ad opera della Germania e dell'Italia vengono operate per pesare nei suoi
equilibri politici e favorire l'affermazione della componente riformista
e per far avviare quel vasto processo di privatizzazioni e liberalizzazioni
che potrebbe offrire uno sbocco di mercato per i capitali europei ma anche
statunitensi in affanno e che sconvolgerebbe le strutture economiche e
politiche e le connesse garanzie sociali che erano state istituite con
la cacciata dello scià e l'espropriazione dei beni nobiliari.
Ma in generale per
l'imperialismo è nemico ogni paese che si contrapponga ai suoi tentativi
di esercitarvi la sua influenza e il suo controllo, perciò il rilancio
del progetto americano di realizzazione di un sistema antimissilistico,
che avrà certamente ricadute sul ciclo economico, già inizia
ad averne sugli equilibri internazionali creando tensioni con Russia e
Cina, mentre la problematicità della risoluzione dei problemi di
efficacia dei sistemi d'arma antimissilistici dimostrata dal precedente
tentativo reaganiano, apre uno scenario possibile di accelerazione degli
sviluppi offensivi, con attacchi anticipati a quei paesi che stessero dotandosi
di un sistema missilistico in grado di colpire gli Stati imperialisti.
per distruggerne il potenziale altrimenti deterrente per i piani offensivi
della Nato.
In questo contesto
la valutazione sui cambiamenti negli equilibri internazionali prodotti
dalla guerra all'Iraq e dalla prosecuzione dei bombardamenti anglo-americani,
quella sugli sviluppi dell'aggressione alla Rfj e quella sul fallimento
del "processo di pace di Oslo", non può che riconoscere che la resistenza
antimperialista del popolo irakeno e la lotta del popolo palestinese contro
l'occupante sionista impediscono oggi agli Stati Uniti e all'Alleanza Atlantica
di rafforzarsi strategicamente in Medioriente, mentre viceversa il cambiamento
degli equilibri politici in Jugoslavia con l'ascesa di Dijndijc, fantoccio
dell'asse tedesco-statunitense. costituisce un oggettivo rafforzamento
dell'imperialismo e delle sue tendenze guerrafondaie che ha consolidato
l'occupazione militare di parte dello Stato serbo (attualmente guidata
da un generale italiano), e ha indebolito l'opposizione dei popoli slavi
allo sfruttamento e all'oppressione imperialista. L'azione pubblicamente
dichiarata e sostenuta con atti ufficiali a livello di istituzioni europee,
di appoggio economico, di intelligence e militare a gruppi politici di
quel paese. realizzata dagli Usa e dall'Ue alla fine del '99, può
essere considerata a tutti gli effetti una seconda fase della guerr a che
ci istruisce sul ruolo che ha per l'imperialismo il tanto decantato pluralismo
che sarebbe garantito dalla democrazia borghese. Il fatto che questo processo
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abbia visto momenti
di mobilitazione di massa con assalti ai palazzi del potere. con simboli
quali il pugno nel cerchio. non bastano a cancellare l'impronta della mano
della Nato e degli Stati imperialisti in questi eventi. che dopo aver aggredito
e bombardato un popolo lo vorrebbero anche sottomesso politicamente ed
economicamente per propria scelta. E ciò al di là di qualsiasi
responsabilità o valutazione sulle posizioni dell'apparato istituzionale
e delle forze politiche governative serbe rispetto agli interessi storici
del proletariato. in quanto ciò che è certo è che
oggi il proletariato serbo dovrà fronteggi are una frazione di borghesia
dominante aggregata politicamente all'imperialismo e ai. suoi interessi
strategici e quindi da questo sostenuta e appoggiata. L'operazione dell'arresto
di Milosevic allo scadere dei tempi imposti dagli Stati Uniti per ottenere
il loro aiuto di 200 miliardi di lire, una cifra che certo non può
comprare la dignità di un popolo ma solo quella dei servi dell'imperialismo,
è stata l'ultima dimostrazione della tracotanza dell'Occidente e
dell'allineamento della catena imperialista sulla gestione della sottomissione
dei Balcani. Ha però anche indicato, nelle contraddizioni che attraversano
l'attuale quadro di potere serbo a fronte delle richieste americane e del
tribunale penale internazionale, quanto le politiche di sottomissione e
integrazione non abbiano affatto uno sviluppo lineare e pacifico, come
pure l'incancellabilità dell'istanza di contrapposizione alle politiche
della Nato e della necessità di costruire una prospettiva antimperialista
e rivoluzionaria e di attrezzarsi a sostenerla. L'appoggio politico fornito
dalla sinistra europea dei "pacifisti con il moschetto" alle opposizioni
serbe sostenute, finanziate e organizzate dagli aggressori della Jugoslavia,
e ai diktat della Nato con il richiamo demagogico a presunte volontà
popolari, non è che una dimostrazione di quali siano gli interessi
che vengono riconosciuti come centrali da questa componente, e di quanto
questo riconoscimento sia coerente e organico, nella lotta di classe interna
come in quella internazionale. Le posizioni scioviniste che hanno caratterizzato
il centro-sinistra, con i rallegramenti per il ritorno della Serbia "nella
comunità dei paesi civili", e la patetica campagna della stampa
che pregustava e preannunciava un arresto di Milosevic con operazione spettacolare
di teste di cuoio e riprese di repertorio di manifestazioni anti-Milosevic,
sono un riflesso di un'omogeneità dello schieramento istituzionale
sugli interessi imperialisti e sulle politiche guerrafondaie e di integrazione.
In generale la dipendenza politica che dopo la guerra la catena è
riuscita a imporre alla Serbia, dimostra lo svantaggio di una apertura
all'imperialismo che la Rfj ha sempre offerto in quanto questa è
stata concausa di un processo disgregativo e di guerra che al proletariato
slavo non darà certo avanzamenti sociali non fosse altro perché
il ruolo nella divisione internazionale del lavoro di tutti i paesi dipendenti
è precostituito dalle posizioni di potenza economica degli Stati
imperialisti. L'insegnamento che il proletariato europeo può ricavare
dagli sviluppi della guerra alla Serbia è sullo svantaggio che deriva
dall'assumere una posizione difensiva rispetto alle politiche di guerra
dell'imperialismo, perchè ciò gli consente di preservare
l'iniziativa e quindi di calibrare e graduare la propria azione limitando
con ciò la possibilità di esplosione delle sue enormi contraddizioni
interne, potendo far pesare tutta la sua forza militare senza esporre la
sua vulnerabilità e fragilità politica.
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L'interesse alla tenuta
della resistenza irakena, all' avanzamento della lotta palestinese contro
l'occupazione sionista, alla crescita della mobilitazione delle masse arabe
contro l'insediamento imperialista e le politiche della catena nell'area,
allo sviluppo della lotta dei popoli slavi contro l'occupazione militare
delle forze Nato, l'assoggettamento politico e la spoliazione da parte
dell'imperialismo, come pure le lotte di indipendenza che si contrappongono
alla borghesia imperialista, alle sue politiche e agli Stati che ne impongono
gli interessi, non corrisponde perciò solo a un'istanza solidaristica
o umanitaria ma è interesse politico del proletariato metropolitano
di ogni paese europeo da perseguire programmaticamente con l'attacco a
queste politiche per sconfiggerle. Le ricadute per il proletariato metropolitano
della penetrazione e della conquista di nuove aree di influenza per i monopoli
capitalistici hanno ampiamente dimostrato l'effetto peggiorativo nelle
condizioni materiali e politiche della classe. Lo sfruttamento da parte
della borghesia imperialista del proletariato dell'Est europeo, l'estensione
dello sfruttamento del proletariato dei paesi del sud del mondo, pesa concretamente
come elemento di ricatto della classe operaia dei paesi del centro nell'imporgli
superiori livelli di sfruttamento. A ciò si aggiungono le condizioni
di illegalità a cui leggi appositamente approvate e procedure amministrative
restrittive, hanno ridotto masse di lavoratori immigrati in fuga dalle
condizioni di miseria in cui la borghesia imperialista ha ridotto i loro
paesi. che accentuano la ricattabilità di questi settori di proletariato
e attraverso loro quella della classe in generale. La minaccia dello spostamento
d i produzioni all'estero inoltre. non è semplicemente una funzione
di un nuovo stadio dell'organizzazione del capitalismo, della "globalizzazione".
ma ha a suo fondamento una condizione politica di esercitabilità
di un ricatto che fa leva sulla competizione interna al mercato della forza-lavoro
allargato dalla dimensione assunta dai monopoli e maggiormente competitivo
in una condizione priva di espansione. La borghesia imperialista tanto
può esercitare un ricatto in quanto ha conquistato un rapporto di
forza generale nei confronti del proletariato metropolitano e dei popoli
dominati con i quali approfondisce il divario di sviluppo, mentre a sua
volta condizione materiale di questo rapporto di forza generale è
l'andamento dei processi rivoluzionari e di liberazione, quanto avanza
o arretra il processo di sottrazione del proletariato alla sorte di essere
merce, per di più in un mercato strutturalmente saturo. Solo chi
reputa il capitalismo non come un modo di produzione storico. transitorio
e superato, ma come un rapporto sociale "naturale" può considerare
la sua estraneità e indifferenza ai rapporti di forza e politici
tra le classi e ai rapporti di dominio internazionali e quindi immaginare
l'accettazione e l'adeguamento a queste condizioni determinate e imposte
dalla borghesia imperialista come l'unico rapporto possibile con la borghesia
stessa e all'interno del proletariato.
Lo Stato italiano,
in particolare nell'operato degli ultimi Esecutivi, per partecipare alle
strategie della catena imperialista e ai compiti che ne derivano, ha realizzato
importanti processi di riforma delle forze armate nella direzione della
loro professionalizzazione (il Nuovo Modello di Difesa), e delle forze
di
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polizia nella direzione
di una loro militarizzazione e della capillarizzazione della loro presenza
sul territorio.
Con la riforma delle
forze armate. si è operata una delle consuete trasformazioni costituzionali
occulte che hanno caratterizzato il ventennio controrivoluzionario scorso.
facendo scomparire l'esercito di leva che aderiva alla popolazione e alla
funzione di difesa del territorio nazionale, per sostituirlo con forze
armate professionali, corrispondendo così alla esigenza di dotarsi
di un esercito mobilitabile in funzione offensiva interna ed esterna. in
quanto a ferma volontaria e mercenaria. perciò non a rischio di
insubordinazione. In questo aspetto risiede il nocciolo della praticabilità
della funzione offensiva delle nuove forze armate di cui vengono incrementate
anche le capacità di integrazione in forze internazionali. nonché
le dotazioni. Un processo che dimostra da un lato come lo Stato non sia
in grado di mobilitare volontariamente la popolazione a difesa di sé
e delle sue politiche aggressive. ma è necessario che abbia delle
forze mercenarie pagate come fossero forze di polizia, perché la
sua funzione non è rappresentabile come espressione degli interessi
del Paese al di là della retorica ciampiana, dall'altro dimostra
la consapevolezza della soggettività politica della borghesia imperialista
dell'opposizione del proletariato a farsi strumento volontario di politiche
di guerra e di dominio. e dei conseguenti rischi di mobilitazione politica
antistatale che ne deriverebbero.
La riforma delle forze
di polizia. del ruolo dell 'Arma dei Carabinieri, l'aumento delle spese,
delle dotazioni, l'impiego di sofisticate tecnologie, l'aumento dei poteri
della polizia giudiziaria. la militarizzazione di altri corpi di protezione
civile. la possibilità di usare l'esercito per ragioni di controllo
del territorio. sono tutte trasformazioni che servono a prevenire i conflitti
e ad approfondire il controllo del territorio e la sua tenuta in ogni condizione
emergenziale si determinasse, scaturibile dagli impegni bellici, ma anche
della polarizzazione degli interessi nel paese e rispondono alle direttive
interne alla progettualità della Nato.
Le politiche di "sicurezza"
non sono la risposta data dallo Stato a una condizione di crisi economica
in cui una parte della società in condizioni di relativo benessere
sente queste minacciate dal presunto assalto dei poveri, degli immigrati
.... ma sono il complemento statale alle proprie politiche di cancellazione
degli istituti di sicurezza sociale. Ed in questo risiede la loro debolezza
politica, in quanto le stesse forze di polizia che vengono esaltate a difesa
degli interessi della cittadinanza, dovranno sempre più incrementare
la funzione di repressione delle istanze della lotta di classe che saranno
acutizzate dalla riduzione della capacità dello Stato di disporre
di margini economici di mediazione con interessi diversi da quelli della
borghesia imperialista. Solo le condizioni di arretramento del proletariato
nello scontro per i propri interessi prodottesi negli ultimi anni hanno
consentito l'esaltazione di questo ruolo delle forze di polizia come "difensori
indistinti di tutti i cittadini", ma sono le contraddizioni di classe per
cui si è resa necessaria per lo Stato questa politica a rivelare
quali siano gli interessi di cui realmente sono difensori, e come essi
siano gli ennesimi parassiti sulle spalle della classe operaia, dell'unica
produttrice della ricchezza sociale su cui si erge tutto l'apparato dello
Stato.
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Il 14 maggio del 2000,
il Nucleo di Iniziativa Proletaria Rivoluzionaria realizzava la sua prima
iniziativa offensiva attaccando la Commissione Antisciopero organo tramite
il quale lo Stato ha ridotto a un simulacro di se stesso uno dei principali
diritti politici che il proletariato si era conquistato per le sue lotte,
e che la borghesia 'ha dovuto riconoscere per evitare che le lotte rivendicative
fossero spinte sistematicamente ad assumere un piano di contrapposizione
alle istituzioni e allo Stato. Nel 1990 la legge 146 fissava la serie di
vincoli all'esercitabilità dello sciopero in quelli che lì
venivano definiti come "servizi pubblici essenziali". Questa legge non
solo operava attraverso una interpretazione scritta nei suoi primi articoli
la ridefinizione dei contenuti di alcuni principi' presenti nella prima
parte della Costituzione. facendone una trasformazione sostanziale, ma
il merito dell'interpretazione stessa modificava anche i criteri in base
a cui un "diritto .. era stato fino a quel momento definito "diritto costituzionale".
Se fino a quel momento lo Stato limitava il diritto di sciopero adducendo
principi di tutela dell'integrità fisica. della capacità
fisica di movimento e quindi di circolazione di 'ogni persona riconoscendole
preesistenti e in funzione di preservare uno stato naturale (che motivavano
ad esempio l'obbligo a garantire servizi di pronto soccorso ... ), ora
per poter giustificare ideologicamente il divieto di sciopero il proprio
attacco politico al proletariato. interviene con la sua forza impositiva
a garantire non l'integrità fisica o che nessuno possa essere impedito
nella propria libertà di movimento. ma che le persone possano girare
in autobus in treno o addirittura in taxi. Affinché la propria giustificazione
potesse essere credibile avrebbe dovuto assicurare la gratuità di
questi "servizi pubblici essenziali", imporre che tutti utilizzino il taxi
quando ne hanno bisogno perché altrimenti evidentemente chi non
ha mai usato il taxi in vita sua e mai lo userà per una ragione
di soldi. in questa "costituzione" non è rappresentato, anzi ne
testimonia il carattere di classe che riconosce diritti politici proporzionali
alla capacità economica. Corrispettivamente la privatizzazione e
liberalizzazione dei "servizi pubblici essenziali" va in tutt'altra direzione
rispetto a quella della garanzia sostanziale di tali diritti, chiudendo
il cerchio della dimostrazione del fatto che lo sciopero va vietato perché
altrimenti si lede il diritto dei capitali investiti in questi settori
a trarre profitto dallo sfruttamento del proletariato. L'istituzione nella
nuova legge antisciopero del 2000 di una contrapposizione tra gli interessi
dei lavoratori in sciopero e dei "consumatori" ai quali vengono riconosciuti
interessi per convogliarne l' attivazione a sostegno dell'offensiva antiproletaria
dello Stato è l'ultimo aspetto di una trasformazione legislativa
che ebbe il suo cuore nel '90, e che ha sancito che le leggi di questo
Stato sono diventate armi di "offensiva politica" e che il loro impiego
contro il proletariato è legittimo, e non sono più solo istituti
a tutela e garanzia della classe dominante. Rispetto a questa novità.
le posizioni di carattere difensivo assunte nel movimento di classe si
sono dimostrate assolutamente incapaci di incidere sulla vulnerabilità
politica di uno Stato che manifestamente nella sue stesse
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leggi esplicita la
sua iniziativa antiproletaria spogliandosi così del simulacro di
neutralità formale ed esplicitando la sua intima natura di classe.
Si sono dimostrare incapaci di frenarne l'offensiva e di rilanciare una
posizione politicamente autonoma della classe, né hanno garantito
le lotte da un supposto isolamento sociale in cui sarebbero potute cadere
a fronte di questo attacco. Queste posizioni difensive rispetto all'attacco
allo sciopero, non consentono di sfruttare le debolezze di uno Stato che
ha dovuto rinunciare alle sue forme neutrali incorporando la sua disposizione
offensiva nei confronti del proletariato e strutturandola, diventando così
più rigido, meno flessibile, con una capacità di difesa politica
indebolita.
I limiti di un processo
di ricostruzione dell'autonomia politica della classe devono fare concretamente
i conti con la conquista di una nuova capacità offensiva. Questo
processo può ripartire solo con il rilancio della prospettiva rivoluzionaria
in quanto proprio lo scontro sul nodo dello sciopero e la trasformazione
politica che ha prodotto nel rapporto tra classe e Stato, con la quale
lo Stato ha potuto relazionarsi alla classe come generico insieme di individui
volta per volta considerati nelle loro istanze momentanee, come lavoratori
o come consumatori, sancendone la divisione e la subalternità, rivela
come il terreno di scontro sia quello del potere e che il rapporto da rovesciare
sia quello politico tra classe e Stato. Senza avanzamenti adeguati sul
piano politico complessivo e prospettico l'offensiva del nemico rimarrà
incontrastata e in grado di portare ulteriori affondi a una delle poche
armi di cui era riconosciuto l'uso alla classe e in genere alle condizioni
materiali e politiche del proletariato.
Infatti così
come (*) nel marzo del '99 attraverso l'appello a rinviare gli scioperi
previsti nel settore dei trasporti, cercò di istituire per via politica
che in tempo di guerra guerreggiata seppure il territorio nazionale ne
sia indenne, gli scioperi dovessero essere sospesi, oggi (*) e soci cercano
di istituire che quantomeno in alcuni settori infrastrutturali strategici
si possa scioperare solo occasionalmente e per specifiche ragioni, e che
le ragioni dello sciopero devono essere determinate e limitate a contenuti
e passaggi contrattuali. Questa ulteriore offensiva vede come sempre operare
come un "concerto" Esecutivo, sindacati confederali e padronato, ed è
stata portata nei confini di una vertenza e di un ambito come quello del
trasporto ferroviario per ridurne la possibilità di svolgere scioperi
nei fine settimana senza garanzia di circolazione di una parte dei treni,
ma i suoi presupposti e i suoi effetti sono di carattere generale. Dal
punto di vista pratico alla fine, tra legge, autoregolamentazione e trattative
si potrà ottenere che lo sciopero se proprio non riesce a diventare
virtuale nelle forme di realizzazione perché è difficile
da importare nella nostra cultura politica, diventi virtuale quantomeno
nella possibilità di essere svolto. Si sta esplicitando infatti
che i nuovi termini dell'esercizio dello sciopero sono corrispettivi a
una condizione di mobilitazione bellica permanente sebbene non "guerreggiata".
Dal punto di vista
politico in questo modo lo sciopero ha completamente finito di essere un
diritto politico, in quanto dopo essere diventato sindacabile nella forma
da chiunque immagini di essere leso nei suoi interessi, è diventato
sindacabile
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anche nei contenuti
, e recentemente ci sono state le avvisaglie dì ciò che possono
provocare le leggi antisciopero man mano che se ne diffonderà il
ricorso da parte dei padroni privati , visto il ricorso fatto dalla Fiat
alla magistrat ura contro gli scioperi degli operai degli stabilimenti
di Cassino, per ora respinto. ma quanto tempo passerà prima che
dai padroni privati venga addotto nei propri ricorsi un principio di parità
nella concorrenza rispetto agli oneri che i loro profitti sopportano per
gli scioperi?
Il carattere generale
di questo nodo su cui il Nucleo di Iniziativa Proletaria Rivoluzionaria
è intervenuto nel maggio del 2000, il posto centrale che occupava
in quella congiuntura. il ruolo altamente politico che ha avuto tutto lo
scontro per svuotare il diritto di sciopero, sono i motivi principali per
cui l'attacco alla Commissione Antisciopero, pur nei limiti del-la capacità
offensiva espressa ha avuto una funzione determinante nell'essere terreno
di costruzione di autonomia politica e avanzamento per le avanguardie rivoluzionarie
che lo hanno realizzato, nel fornire gli elementi impostativi per rapportarsi
allo scontro di classe, per contribuire alla ricostruzione di una prospettiva
rivoluzionaria e alla costruzione di forze su questo terreno, pur nelle
attuali condizioni dei rapporti di forza.
L'offensiva controrivoluzionaria
che lo Stato ha lanciato negli anni '80 contro il movimento di classe e
rivoluzionario a partire dall'attacco alle sue avanguardie, ha avuto esiti
che hanno mutato complessivamente i rapporti di forza tra le classi. e
i limiti delle risposte che sono state date a questo attacco, e al ruolo
attivo sul piano controrivoluzionario che hanno assunto le rappresentanze
istituzionali della classe, hanno contribuìto ad un mutamento sostanziale
dei rappo rti politici assestandoli in un livello di controrivoluzione
preventiva più elevato. Questo processo si è svolto in un
contesto internazionale di offensiva controrivoluzionaria che lo ha favorito.
Oggi, grazie agli esiti di quello scontro. lo Stato è attrezzato
politicamente e sostenuto da apparati economico-sociali per impedire, trasformazioni
della lotta di classe in scontro rivoluzionario prevenendo la politicizzazione
del conflitto e comprimendo la diffusione della lotta sociale, anche con
un instradamento attivo delle opzioni di sviluppo del conflitto. che discrimina
e seleziona i suoi contenuti e le sue forme, promovendo quelle che possono
assorbire le istanze che le contraddizioni di classe generano. indirizzandole
verso la subalternità agli interessi della borghesia imperialista
e a rafforzare la classe dominante. e isolando e criminalizzando le istanze
antagoniste sfruttando le contraddizioni che caratterizzano la posizione
non-dominante del proletariato e gli svantaggi poli tici prodottisi nei
20 anni passati. E' quindi una formula più radicale e sofisticata
che presuppone il disarmo degli strumenti di lotta di cui storicamente
era attrezzato il proletariato e che in Italia, per i rapporti di forza
tra le classi determinati dalla Resistenza avevano anche una forte sanzione
di garanzia costituzionale, motivata certo non dalla neutralità
dello Stato. ma dalla forza di cui disponeva il proletariato e dal Condizionamento
che imponeva ai contenuti della mediazione politica di cui lo Stato
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della prima Repubblica
è stato espressione. Questa condizione ha una funzione economico-politica.
perché rafforza il potere della classe dominante, attrezzando lo
Stato di nuovi strumenti antiproletari e controrivoluzionari e consente
più elevati livelli di sfruttamento del proletariato, livelli di
sfruttamento che oggi, proprio perché il mutamento dei rapporti
politici ha costituito erosione dell'autonomia politica che caratterizzava
il proletariato nel nostro paese e del peso sociale che questa aveva, sono
definiti comunemente con un'altra terminologia. si chiamano infatti "maggiore
flessibilità
La conclusione della
legislatura e i passaggi programmatici di riforma e ristrutturazione economico-sociale
e istituzionale che l'Esecutivo si proponeva di realizzare prima del passaggio
elettorale. hanno prodotto ulteriori trasformazioni negative per il campo
proletario pur incontrando resistenze nella classe.
Anche grazie alla
legge sulla rappresentanza sindacale nel pubblico impiego e a quella antisciopero
che hanno
rafforzato la posizione
dell 'apparato del sindacato confederale. si sono realizzate le forzature
nella riforma della
contrattazione con
la generalizzazione di maggiori quote di contratti a termine in tutti i
settori, sono state realizzate
diminuizioni salariali
per i nuovi assunti e introdotte ovunque forme di flessibilità nell'uso
della forza-lavoro. a partire
dai settori che rinnovavano
contratti che dovevano accompagnare processi di liberalizzazione e/o privatizzazione.
Sono state contenute
ed erose le resistenze della classe al peggioramento delle proprie condizioni
e alla sua
frammentazione e
grazie alla cooperazione tra Esecutivo, sindacato confederale e Confindustria
si è potuto realizzare lo svuotamento del contratto nazionale a
favore della frammentazione aziendale e territoriale dei lavoratori, mentre
le piattaforme e le intese salariali a fronte dell'erosione causata dall'inflazione
hanno sancito una diminuizione relativa dei salari generalizzata: è
stata avviata l'istituzione nei contratti integrativi del criterio del
rapporto tra andamento salariale e profitto che razionalizza ulteriormente
il rapporto tra salario e responsabilizzazione nel proprio sfruttamento,
con cui forse sperano di indurre il proletariato non più a prendersela
con i padroni per il fatto di essere sfruttati ma ad andare dallo psicanalista,
(così c'è anche la ricaduta dei voti degli psicanalisti!):
è stato ridotto il contratto integrativo a strumento per regalare
ai padroni condizioni più favorevoli in cambio dell'incremento delle
funzioni sindacali burocratiche. vedi l'importanza che ha assunto il capitolo
dell' "informazione", perché essere ipersfruttati ma informati è
tutta un'altra cosa ... Tutto ciò non è potuto però
accadere nel quadro politico. ideologico e istituzionale del "Patto per
il Lavoro", il cui contenuto avrebbe dovuto essere quello dello scambio
tra competitività e occupazione. ma è avvenuto in un contesto
di difficoltà per le relazioni neocorporative senza che se ne potesse
propagandare il loro supposto ruolo positivo e progressivo per i lavoratori.
senza poterne fare una ulteriore base di subordinazione del proletariato
da tradurre in un'unità tra capitale e lavoro intorno alle istanze
della competitività e del profitto, anzi è diventato un luogo
comune che la politica dei redditi sia stata uno scambio a perdere per
i lavoratori. Proprio questo è il contesto in cui si sono generate
delle forzature padronali: alla Zanussi. dove la bocciatura operaia dell'accordo
integrativo tra azienda e
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Cisl e Uil ha fatto
scattare la rappresaglia padronale della minaccia di chiudere gli stabilimenti
che non si fossero allineati ai livelli di produttività necessari
a "invogliare" l'azienda a rimanere in Italia, rimarcando ancora una volta
il vero significato della cosiddetta, cogestione: e alla Fiat con il ricorso
al pretore. contro gli scioperi realizzati a Cassino per la loro interruzione,
e in cui sotto la coltre della censura su tutto ciò che riguarda
la classe operaia, è aleggiata una richiesta di danni subiti dall'azienda,
ovviamente per "mancato profitto" mancando per evidenza il danno ai mezzi
di produzione di sua proprietà!
Su un altro piano
questo governo ha realizzato in accordo politico con il centro-destra.
una legge quadro che riorganizza le funzioni dello stato nel campo dei
servizi sociali incentivando il processo di privatizzazione dei servizi
storicamente gestiti
a livello pubblico. riconoscendo ruolo istituzionale a soggetti privati
che vanno dalle fondazioni bancarie alle associazioni di volontariato e
operando un decentramento del sistema, ai diversi livelli locali sfondo
un principio di sussidiarietà che stabilizza le storiche differenze
territoriali stanti i vincoli imposti dai patti di stabilità. La
riforma riduce le funzioni pubbliche a un onere assistenziale che copre
i tagli alle spese sociali realizzate in questi anni ed è espressione
della rifunzionalizzazione della gestione delle risorse fiscali in coerenza
con le nuove necessità di sostegno all'accumulazione capitalistica.
La funzione politica a cui assolve la riforma è invece quella di
garantire un sistema clientelare che lega gli interessi che si sviluppano
intorno a queste attività economiche e le dipendenze derivanti dalle
necessità sociali (attività gestite con criteri competitivi
e che riguardano anche il mercato del lavoro), così che sulla base
di questo sistema può essere rilanciata una legittimità delle
istituzioni statali e un rinnovamento del ruolo delle forze politiche le
quali avendo linee e programmi completamente orientati dagli interessi
della borghesia imperialista, ma anche risorse pubbliche da gestire. devono
e possono costruire rapporti con soggetti sociali che siano nella condizione
materiale di fornire un supporto irregimentatore grazie al sistema clientelare
che viene sviluppato. Questa funzione si coniuga poi con una rifunzionalizzazione
delle istituzíoni locali e centrali dello Stato e con le sedi della
negoziazione neocorporativa, rispondendo alla necessità di compensare
i processi di esecutivizzazione dell'azione di governo intorno ai programmi
della borghesia imperialista e la connessa crisi di rappresentati vità
delle forze politico-istituzionali.
Per anni è
stato promosso un progetto di ridefinizione della forma dello Stato spinto
anche da movimenti politici sorti sullo storico sviluppo ineguale che caratterizza
il nord e il sud del paese e nel corso della realizzazione delle politi
che di bilancio degli anni '90. Questo progetto denominato "riforma federale"
o "devoluzione" etc. è stato presentato come una democratizzazione
dello Stato che attribuirebbe maggiori poteri ai "cittadini". In realtà
il proletariato ne ricaverà e ne ha già ricavato solo svantaggi
sociali e politici. L'estensione delle competenze legislative a livello
regionale e quella delle competenze amministrative di comuni e province
in particolare su materie economico-sociali crea una
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scomposizione della
posizione del proletariato nel rapporto di scontro con la borghesia e con
lo Stato e un potenziale terreno di ricomposizione subordinata di istanze
proletarie su basi non di classe ma localistiche. che sfrutta ogni aspetto
di diversità delle condizioni proletarie per farne fattore di divisione
e di competizione interna alla classe. Se infatti l'oggetto delle istanze
rivendicative avrà una base particolare questo può costituire
un elemento oggettivo di ostacolo alla politicizzazione delle lotte e al
riconoscimento e all'assunzione del contenuto generale di classe presente
nelle contraddizioni sociali e allo sviluppo del contenuto antistatuale
delle istanze del proletariato.
La condizione nuova
che può essere prodotta dal processo di riforma cosiddetta federale.
si coniugherebbe con gli effetti del processo di riforma e ristrutturazione
del sistema economico-sociale e con lo sviluppo dei rapporti neocorporativi
come hanno dimostrato i contenuti dei tanti patti locali che sono stati
realizzati in questi anni.
La riforma "federale"
con cui vengono ripartite le funzioni e le competenze tra Stato centrale
e enti locali, è quindi il quadro politico-istituzionale che farebbe
da cornice a questi cambiamenti economico-politici al fine almeno teoricamente,
di rendere il tutto organico e funzionale. un contesto in cui dovrebbero
collocarsi a pennello le nuove gabbie salariali e normative che potranno
essere sancite per il ruolo puramente formale che ha assunto il contratto
nazionale e con lo spostamento a livello territoriale della "svendita"
della forza-lavoro.
Il modo in cui è
stata realizzata questa riforma. con una sostanziale convergenza tra centro-sinistra
e centro-destra ma in un clima di contrapposizione politica, il momento
in cui è stata realizzata a ridosso delle elezioni, le iniziative
referendarie delle
regioni del Polo e le iniziative politiche dei sindaci e presidenti delle
Regioni del centro-sinistra. possono contribuire ad accentuare la polarizzazione
politica all'avvio della prossima legislatura, in particolare a fronte
delle incognite sulla capacità di governo della maggioranza parlamentare
che si affermerà. del mancato rafforzamento istituzionale dei poteri
dell'Esecutívo e in relazione al rallentamento economico in atto,
e possono rendere incerta la stabilità qualora il centro-destra
prevalesse alle elezioni, non essendoci dimostrazioni storiche della sua
capacità di governare la crisi e il conflitto (e solo per questo
dovrebbe essere ritenuto meno pericoloso... altro che il pericolo delle
destre, né della sua capacità di rappresentare le istanze
e i progetti della frazione dominante della borghesia imperialista.
Il centro-destra in
questa campagna elettorale lavora ad accreditare le sue capacità
di governo illustrando posizioni in materia di politica economica che sostengano
le promesse di sgravi fiscali e di spesa statale fatte per stringere il
consenso di vaste masse elettorali, cercando ragioni che non impensieriscano
le autorità monetarie della Bce sulla effettiva tenuta dei patti
di stabilità: per quanto riguarda invece l'intervento nelle relazioni
neocorporative e forze del Polo si allineano sulle posizioni di (***) non
sostenendo niente che non sia già preventivato nelle politiche sindacali,
a proposito del legame tra salario e profitti o utili quale che sia il
parametro tecnico da impiegare, e sul piano politico ricercano formule
di blindatura del vasto arco di forze e interessi che sono stati legati
nella Casa delle libertà. Nel quadro dei progetti del centro-sinistra
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che paga il prezzo
del carattere antiproletario e guerrafondaio della sua azione di governo,
prevalgono invece i preparativi per un ruolo di opposizione in vista di
una successiva riaffermazione elettorale, e le spinte voIte a una riconfigurazione
della coalizione maggiormente aderente alle nuove con dizioni prodotte
dalle riforme realizzate e quelle tese a sviluppare iniziativa politica
(verso i vari *** ...) nel quadro prodotto dalla disfunzionalità
del sistema elettorale maggioritario nella compattezza degli schieramenti
elettorali, i cui termini saranno verificati con i risultati della consultazione.
La ripresa di iniziativa della Cgil, scontate le tensioni interne alla
classe causate dalle forzature- operate nei contratti, è orientata
a riformulare la propria progettualità (un passaggio che si riflette
sul complesso del sindacato confederale). in prospettiva del congresso
e del cambio della guardia al vertice della segretaria, e lo fa rimettendo
al centro i temi della competitività nello sviluppo e nella solidarietà
e il valore dell'autonomia e dell'unità sindacale pur in un quadro
non rigido né formalizzato, stante la capacità delle usuali
forzature operate da Cisl e Uil di tamponare le contraddizioni che nascono
nel rapporto con la classe, verificata anche in occasione della definizione
della piattaforma del contratto dei metalmeccanici in cui sono state tacitate
le fronde interne di chi aspirava a cambiare rotta. Le prospettive di ripresa
di mobilitazione conflittuale, in presenza di un governo del centro-destra.
risponderebbero così a una duplice funzione: da un lato quella storica
rilanciata in quest'ultimo anno nelle vertenze della scuola. ferroviaria
e autoferrotranviaria. ai fini di far pesare contro quei contenuti economico-soci
ali delle lotte alternativi al principio di compatibilità con Ie
istanze competitive" del capitale, obiettivi e contenuti in grado di dividere
i lavoratori e ricondurli alle centralità degli interessi della
borghesia imponendo alla classe temi e nodi di lotta sub alterni (rispetto
a cui un cardine antiegualitario e di subalternità resta sempre
il criterio della professionalità e del legame tra questa e il salario),
dall'altra quella "nuova" di aumentare il proprio peso politico. attraverso
un nuovo radicamento e compattamento frutto della lotta per condizionare
le politiche di bilancio dell'Esecutivo, non certo secondo gli interessi
della classe. ma della "competitività" delle imprese, riproponendo
il proprio allineamento con le istanze della frazione dominante della borghesia
imperialista. Alla capacità di condizionamento politico del sindacato
confederale potrebbe essere interessata la frazione dominante di borghesia
imperialista ai fini di premere su un eventuale governo di centrodestra,
per il suo essere espressione di un capitale monopolistico e di interessi
più legati a un ambito nazionale e perché diventa un concorrente
economico rafforzato eccessivamente dall'assumere funzioni di governo:
una capacità di iniziativa che potrebbe rafforzare le richieste
della Commissione Ue o la pressione di altri Stati europei. strumenti sperimentati
nell'azione contro l'Austria e l'equilibrio politico includente Heider,
e già preannunciati più volte in questi ultimi mesi dalle
istituzioni europee che temono l'incongruenza dei programmi di politica
economica paventati dal Polo con le istanze di questa componente centrale
della classe dominante.
L'equilibrio politico-istituzionale
di centro-sinistra che ha dominato per gran
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parte degli anni '90
esprimendo tutto il suo carattere reazionario è antiproletario,
ha potuto presentare la sua azione politica come fosse nell'interesse dei
lavoratori grazie alla cooptazione nella compagine politica della borghesia
imperialista del sindacato confederale. della sinistra revisionista sedicente
comunista, nonché di componenti politiche formalmente extra -parlamentari
che ne hanno rappresentato l'ultima ruota del carro. ma presente nel territorio
metropolitano. e in grado di legare a queste politiche anche aree in precedenza
collocate su posizioni antistatuali, antiistituzionali, antirevisioniste.
Un assetto politico che in un contesto di crisi . ristrutturazione e rifunzionalizzazione
dello Stato, ha pesato come una cappa di piombo politica e materiale nelle
lotte della classe per i suoi interessi, consentendo a forze ugualmente
reazionarie e antiproletarie ma di "destra" con cui nelle aule parlamentari
si sono determinate ampie convergenze strategiche, di presentarsi come
un'alternativa possibile alle politiche di questi anni. Un eventuale governo
Berlusconi invece, rappresenterebbe tutti i punti deboli di un sistema
politico-istituzionale in crisi di rappresentatività rispetto alle
fasi storiche precedenti. Sarebbe espressa in forma evidente la sostanziale
identificazione tra Stato. istituzioni e interessi padronali e la demagogia
sulla sicurezza e sulla xenofobia sarebbe coniugata con una precisa responsabilità
sul pi ano delle politiche economiche antiproletarie. le istanze della
piccola borghesi a si misurerebbero con la sostanziale dominanza degli
interessi del capitale monopolistico nell'azione degli Esecutivi. e la
dialettica con le sedi istituzionali di componenti del movimento di classe
verrebbe resa più rigida sebbene con díversificazioni dovute
all'articolarsi a livello locale, degli equilibri politici. Come ha dimostrato
la giunta milanese, o dimostrano i vari propositi della destra sociale
che si posizionano sulle tesi di (***), non verrebbe certo accantonata
la sede neocorporativa come ambito a vari livelli per ricercare un compattamento
e l'irregimentazione del proletariato intorno agli interessi padronali.
Oltretutto oggi questa politica viene proposta come indirizzo anche in
sede europea sotto il nome di "dialogo sociale" e con i nuovi statuti per
le multinazionali presenti in ambito europeo. Le condizioni recessive dell'economia
internazionale che dovranno essere scaricate sulla classe operaia e una
possibile istanza di rilancio del sindacato confederale, meno interessato
alla difesa a spada tratta di un Esecutivo di centrodestra e più
a rafforzare politicamente le forze dell'opposizione, sono però
punti di fragilità politico-istituzionali in cui la lotta della
classe, pur a partire dalla debolezza delle posizioni proletarie attuali
nello scontro. può trovare spazi, si può inserire e operare
fratture sfruttando le vulnerabilità del nemico.
L'azione di forze
politico-istituzionali organizzata in progetti di lungo periodo e anticipatori,
che in special modo rispetto alle possibili acutizzazioni delle contraddizioni
sociali. sfruttano l'impreparazione delle istanze spontanee del la classe
e la limitatezza degli strumenti politici e organizzativi del proletariato.
impone alle sue avanguardie un elevato livello politico e forme di organizzazione
della lotta che non si pongano nessun pregiudizio. che si propongano di
spiazzare e colpire il complesso di nemici che ha la classe per indebolirne
la
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capacità d'azione,
per metterlo in difensiva almeno transitoriamente. Una classe come il proletariato,
il cui patrimonio politico è stato disperso negli anni passati,
stenta ad adeguarsi ad un simile piano di scontro e perfino a immaginarlo
e ad avviarne l'affrontamento, per questo deve necessariamente avere come
base di partenza un punto di vista e una prospettiva rivoluzionaria e l'acquisizione
degli strumenti che in essa sono maturati che, in quanto funzionali ad
un livello di scontro che ha come obiettivo la conquista del potere, hanno
contenuti e forme adeguati al livello dei processi di scontro odierni e
alle condizioni di svantaggio delle posizioni della classe in essi. La
necessità da parte della classe di riconquistare una capacità
di risposta unitaria. un compattamento. una forza superiore per respingere
gli attacchi che le vengono portati . non può cioè essere
soddisfatta se non nel quadro di un disegno complessivo. di una prospettiva
politica rivoluzionaria costruita su una strategia capace di esercitare
un'offensiva politica, e "di sostanziare con ciò un processo rivoluzionario
il quale non è un insieme di atti indifferentemente difensivi o
offensivi, ma è un processo che conquista "nuove condizioni", nuove
posizion i politiche e di forza, di forza effettiva mobilitabile fino alla
conquista del potere, è quindi un processo politicamente offensivo.
Questa necessità di trasformazione dei rapporti di forza non può
essere soddisfatta se non con il rilancio della prospettiva rivoluzionaria,
perché è proprio I'arretramento delle posizioni della classe
sul nodo del potere. problema e obiettivo politico che in questo paese
si è posto nell'arco di tutto il secolo passato, ad aver prodotto
questa situazione.
La consapevolezza
della realtà di questa contraddizione è stata un punto di
forza della posizione del Nucleo di Iniziativa Proletaria Rivoluzionaria.
che ha radicato l'ineludibilità nell'impostazione del contributo
che vuole dare alla prospettiva rivoluzionaria. della determinazione delle
finalità rivoluzionarie, della formulazione dei loro obiettivi politici
storici e dei loro contenuti sociali. e del rapporto programmatico tra
iniziativa e finalità rivoluzionarie, e in quanto tale è
stato il punto di origine che ha consentito di far avanzare la posizione
assunta nello scontro dal corretto intervento politico-militare su un nodo
generale dello scontro di classe e centrale rispetto al passaggio in atto,
che da singolo atto di scontro specifico e solo genericamente prospettico
e progettuale, attraverso il complesso del lavoro rivoluzionario realizzato,
si è sviluppato in una posizione più complessiva e orientata
sulle dinamiche dello scontro, e nell'attrezzamento e costruzione organizzativa
e logistica di una capacità offensiva superiore.
Fuori da questo quadro,
un'azione politica rivolta solo a esprimere le proprie istanze antagoniste
ai progetti del nemico. anche eventualmente attraverso forme d'attacco.
rivolta quindi a sostanziare "l'antagonismo" solo come contrapposizione
immediata. non sol o non è capace di imporsi, per il fatto che oggi
essendo i rapporti di forza sfavorevoli, la forza è esercitabile
da parte di istanze di CIasse e rivoluzionarie solo debolmente ed episodicamente,
ma nemmeno di essere punto di ripresa di prospettiva rivoluzionaria, di
espressione di autonomia politica di classe, di riferimento politico e
organizzativo.
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I principi e i criteri
che hanno consentito al Nucleo di Iniziativa Proletaria Rivoluzionaria
di sostanziare le finalità rivoluzionarie e gli obiettivi politici
storici nell'impostazione della propria prassi sono stati:
Il riferimento agli
interessi generali del proletariato come criterio della prassi dell'avanguardia
rivoluzionaria perché l'affermazione della loro centralità
nella società è la sostanza dell'obiettivo storico della
conquista del potere per l'instaurazione della dittatura del proletariato.
Perciò gli interessi generali del proletariato costituiscono il
contenuto politico della lotta rivoluzionaria che realizza un programma
di conquista del potere e fa avanzare l'emancipazione politica e il compattamento
del proletariato su questo programma costruendone l'unità sui suoi
interessi di classe.
Il riferimento al
processo rivoluzionario contro la dittatura della borghesia come a un processo
di trasformazione dei rapporti di forza e politici tra classe e Stato,
di cui la costruzione dell'autonomia politica del proletariato è
aspetto determinante che si realizza in un rapporto di guerra con lo Stato
nell'attacco alle sue politiche dominanti, il riferimento al processo rivoluzionario
come a un processo storico ininterrotto per tappe. di cui la prima è
la conquista del potere politico per l'instaurazione della dittatura del
proletariato, nella quale realizzare la socializzazione dei mezzi di produzione
e di sussistenza, avviare il superamento del rapporto di sfruttamento capitalistico.
regolare i rapporti sociali e politici in base al principio della centralità
degli interessi generali del proletariato e proseguire la lotta di classe
da una posizione di forza per la costruzione del comunismo quale società
di persone libere dal bisogno, emancipate dalla divisione del lavoro intellettuale
e manuale e uguali. che affrontano i problemi della vita sociale e regolano
le proprie relazioni sul principio degli interessi comuni e in cui lo Stato,
in quanto organo politico che assicura che una società fondata su
interessi antagonistici non si distrugga nella lotta reciproca, si è
estinto.
L'impegno politico
a ricostruire l'interesse generale del proletariato dalle istanze che emergono
dal conflitto sociale nell'affermarlo offensivamente nello scontro contro
il progetto dell'equilibrio politico dominante e con ciò realizzare
la propria funzione di rivoluzionari nella classe.
Il praticare un'attività
rivoluzionaria complessiva non spontaneistica ma programmatica, cioè
con la formulazione degli obiettivi politici, la trasformazione-costruzione
delle condizioni oggettive e soggettive e degli strumenti per agire, e
il lavoro organizzato per la realizzazione degli obiettivi di ogni genere.
Sulla base di questi
principi e criteri sosteniamo un orientamento politico irriducibilmente
contrapposto allo sciovinismo moderno proposto dai "muri" di (***) che
fa da involucro alle politiche guerrafondaie e di rapina dello Stato italiano,
all'intensificazione dello sfruttamento, al peggioramento delle condizioni
della contrattazione, ai tagli ai salari. all'agganciamento e alla subordinazione
dei salari alla competitività. al decremento delle spese sociali
e alla privatizzazione dei servizi sociali e all'incremento delle spese
per forze armate e forze di polizia, alle riforme istituzionali che sanciscono
gabbie politiche ed economico-sociali, all'affrontamento poliziesco delle
contraddizioni sociali.
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L'iniziativa offensiva
del Nucleo di Iniziativa Proletaria Rivoluzionaria intende contribuire
a colpire le politiche con cui lo Stato realizza queste misure antiproletarie
e controrivoluzionarie, ma non per resistere a questi ultimi attacchi e
conservare le posizioni e condizioni precedenti, ma perché queste
politiche perpetuano e rinnovano la dittatura della borghesia. e in questo
modo intendiamo contribuire ad affermare offensivamente e sostenere politicamente
l'interesse proletario ad emanciparsi dalla schiavitù salariale.
a disporre delle ricchezze che produce e a scegliere come impiegarle per
la riproduzione sociale e non per lo "sviluppo" cioè per maggiori
profitti privati.
Il contributo del
Nucleo di Iniziativa Proletaria Rivoluzionaria non vuole essere cioè
soltanto un tentativo di impedire il peggioramento della nostra condizione
di classe. né essere un ormai patetico tentativo di riformare la
società e la
politica. Né
tantomeno abbiamo interesse. dati gli obiettivi rivoluzionari che ci proponiamo
e la forza che li deve
sostenere. a intervenire
su quei temi che riguardano la distruzione della natura e la mercificazione
di qualsiasi cosa
sia vendibile che
il capitale, o peggio il neoliberismo opererebbe oggi, solo perchè
su di essi si registra un'ampia
disapprovazione generale.
in quanto che il capitalismo dimostri la sua senescenza nell'incapacità
di riprodurre la
natura è per
noi, da Marx in poi. un'ovvietà insita nel suo sviluppo storico.
mentre d'altra parte ci sembrerebbe
inconcepibile che
essendo tutto il sistema sociale basato sulla mercificazione del proletariato,
cioè di uomini, questa non si debba generalizzare a qualsiasi "cosa".
nell'avanzamento delle condizioni tecnologiche o politico-sociali che lo
consentono. Le veline del ministero dell'Interno che identificavano nell'azione
del Nucleo di Iniziativa Proletaria Rivoluzionaria del 14 maggio 2000 un
attacco alla sede del Comitato etico sulle biotecnologie piuttosto che
alla Commissione antisciopero, sono state solo una delle tante dimostrazioni
di come lo Stato consideri ben diversamente l'antagonismo che si rivolge
contro gli effetti del capitalismo dall'iniziativa del proletariato rivoluzionario
per i suoi obiettivi politici storici.
La nostra azione
è finalizzata a dare soluzione rivoluzionaria alle contraddizioni
strutturali che determinano condizioni sociali e politiche contrapposte
agli interessi del proletariato. è orientata a farlo sulla base
del criterio dell'attacco nei nodi centrali dello scontro alla progettualità
politica che impone e fa avanzare gli interessi della frazione dominante
della borghesia imperialista, è rivolta a fare dell'iniziativa combattente
il terreno dell'esercizio di un ruolo d'avanguardia e di costruzione di
forza rivoluzionaria e autonomia politica di classe.
Il superamento della
dimensione antagonistica del rapporto con lo scontro. con la ricerca dei
termini su cui
impostare la prospettiva
rivoluzionaria nei suoi contenuti sociali. politici e strategici. è
stato per i militanti del Nucleo
di Iniziativa Proletaria
Rivoluzionaria. un tutt'uno con la rottura soggettiva di fare della trasformazione
degli attuali
rapporti di forza
e politici tra classe e Stato il proprio problema. di assumersi la responsabilità
rivoluzionaria
d'avanguardia. E'
questo che ha consentito di superare l'istanza difensiva essenzialmente
identitaria che oggi riveste l'antagonismo e che spesso avvita la soggettività
proletaria potenzialmente rivoluzionaria in una ricerca culturale. ideologica
o meramente aggregativa che si allontana dal piano politico e dalla ricerca
dei
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problemi politici
del processo rivoluzionario. Mentre dall'altro lato la cognizione della
realtà che siamo noi operai a proletari a produrre. per bisogno
e quindi involontariamente. le condizioni del dominio della borghesia su
noi stessi con il nostro lavoro che genera il loro profitto e gli strumenti
del loro dominio, è ciò che ha sostenuto la consapevolezza
della nostra forza potenziale insita nella natura del ruolo che svolgiamo
nei rapporti sociali capitalistici. Il rifiuto delle sterili deresponsabilizzazioni
che oggi a causa della debolezza del proletariato nello scontro, sono diffuse
ed espresse dai luoghi comuni consistenti in: oggi tanto nessuno si muove,
non ci sono le condizioni, hanno tutti paura. oppure siamo inadeguati,
oppure si manifestano nell'abitudine a ricercare i limiti del proprio agire
nell'insindacabilità delle circostanze fattuali o peggio emotive
piuttosto che negli errori politici pratici commessi, è stato il
piano molto immediato. quotidiano e ordinario con cui s'è espressa
la rottura che ha sostanziato la nostra assunzione di responsabilità
politica. Questo ha consentito concretamente di mettere gli interessi generali
del proletariato al centro e come priorità della propria volontà
politica e del proprio impegno sociale rivoluzionario.
Nemmeno questo però
sarebbe stato sufficiente né avrebbe avuto una direzione. se la
volontà politica non avesse trovato esistente e radicata nello scontro
di classe del nostro paese, un'opzione strategica a cui riferirsi e un
piano su cui esprimersi, affinché maturasse come fatto concreto.
prassi rivoluzionaria.
Un processo non facile,
data la necessità di dotarsi di strumenti politici con cui comprendere
l'originalità della strategia della lotta armata proposta dalle
Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente a tutta
la classe e la sua valenza rivoluzionaria.
Un processo che ha
richiesto non solo la comprensione delle idee e tesi del ricco patrimonio
rivoluzionario di cui il proletariato dispone. ma che si è reso
possibile soprattutto assumendo il punto di vista di chi l'ha prodotto
nello scontro, e facendolo non solo mentalmente ma praticamente.
E' assumendo questo
punto di vista che il Nucleo di Iniziativa Proletaria Rivoluzionaria si
è rapportato programmaticamente alla linea e al patrimonio delle
Br-Pcc nella convinzione che su questo piano si determinasse la possibilità
del proprio contributo all 'avanzamento del processo rivoluzionario. pur
nei limiti di u na prassi rivoluzionaria che deve costruire le sue condizioni
a partire dal liveIlo dato dei rapporti di forza e politici tra le classi,
nei quali il nostro per corso si colloca ma interviene per trasformarli.
Il Nucleo di Iniziativa
Proletaria Rivoluzionaria sostiene che solo nel quadro della realizzazione
di un programma rivoluzionario, che è compito delle avanguardie
rivoluzionarie definire nello scontro, sarà possibile sottrarsi
al dilagare della propaganda sciovinísta con cui viene sostenuta
nel nostro paese la strategia della Alleanza Atlantica nella f ase che
si è aperta con l'esaurimento dei processi di disgregazione degli
assetti post-bellici e con l'emergere delle nuove contraddizioni derivanti
dall'incapacità del capitalismo di costituire una prospettiva progressiva
per l'umanità. L'alternativa allo sviluppo di un programma
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rivoluzionario è
l'approfondimento del grado di subalternità politica della classe.
attraverso nuove modalità dì mobilitazione subordinata delle
espressioni politiche che perseguono opzioni lenitive degli effetti del
neo-liberalismo, e il rifiuto da parte delle grandi masse proletarie di
una politica che non ha dimostrato altro specialmente in questi ultimi
20 anni che di essere rivolta contro loro stesse. Ma per dare sviluppo
a un programma rivoluzionario è necessario ricostruire la capacità
offensiva e la forza necessaria a imporne i passaggi e il modo per farlo
non si definisce arbitrariamente ma in funzione di ciò che occorre
prospetticamente ossia ciò che occorre a conquistare il potere e
a distruggere lo Stato. quindi in relazione al come il potere si organizza.
ai caratteri che assume lo Stato come forma di dominio della dittatura-della
borghesia. perché è questo che imposta la prassi rivoluzionaria
da subito affinché sia tale, In riferimento a questa necessità
politico-concreta il Nucleo di Iniziativa Proletaria Rivoluzionaria ha
approfondito la conoscenza delle ragioni politico-teoriche della strategia
della lotta armata come politica rivoluzionaria odierna. riconoscendone
la continuità con il patrimonio elaborato nel processo di rivoluzione
proletaria e la capacìtà di dargli sviluppo. e facendo dello
stesso termine di continuità-critica-sviluppo il criterio per instaurare
un rapporto scientifico con il patrimonio sviluppato dalle Br-Pcc ai fini
di dotarsi di strumenti politi ci efficaci per supportare la propria azione
pur nelle specifiche condizioni cui si avvia. Ciò ha consentito
di superare le interpretazioni spontanee della valenza della strategia
della lotta armata. che riducono la lotta armata a forma più elevata
di antagonismo. o alla sua capacità di incidenza immediata. oppure
ad una sua funzione di supporto alle lotte sociali. o a un terreno di scontro
esclusivo delle avanguardie comuniste. oppure a una sua funzione "finale"
nel passaggio della presa del potere. e di approdare a considerarla il
"modo" in cui è possibile realizzare una politica che deve essere
"rivoluzionaria" nei fatti e non solo nei rife rimenti di contenuto. sebbene
anche in questi . Il superamento di queste interpretazioni inadeguate è
stato collegato alla comprensione del modo in cui la borghesia ha organizzato
il suo dominio e dei caratteri che ha assunto stabilmente lo Stato almeno
dal secondo dopoguerra. caratteri tali per cui la democrazia rappresentativa
non ha affatto solo costituito la for ma politica corrispettiva alla concorrenza
tra capitali e allo scontro politico tra frazioni di borghesia. ma è
stata l'ambito in cui lo Stato ha istituzionalízzato il rapporto
con il proletariato che aveva raggiunto livelli di autonomia politica e
di forza elevati e pericolosi. al fine di contenere e contrastare le tendenze
rivoluzionari e presenti. La funzione che hanno gli strumenti e i filtri
della democrazia rappresentativa neocorporativa, di svuotamento dell'azione
politica che viene svolta all'interno delle istituzioni o in dialettica
con esse, rende questa non solo complessivamente inefficace in funzione
di obiettivi rivoluzionari, incapace di trasformare i rapporti politici
e di forza tra classe e Stato in direzione della sua distruzione e della
conquista del potere in quanto cooperante a una dinamica che dà
corpo all'azione statale, ma i nduce presto o tardi all''esaurimento delle
forze espressione di interessi di classe. Quello che questi anni hanno
palesemente dimostrato è che ciò può avvenire addirittura
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attraverso processi
trasformistici adottati da forze di estrazione e riferimento rivoluzionario.
per adeguarsi ai filtri imposti dalle regole politiche istituzionalizzate
e all'azione del bastone e della carota del nemico, con un'involuzione
quindi che non è solo sul piano della forza, ma della stessa autonomia
politica dal nemico di classe. Il motivo dominante di questa dinamica è
che in uno scontro per la conquista del potere che non è un processo
lineare e sempre in sviluppo, ma ha anche fasi in cui è il nemico
ad essere all'offensiva. tende a prevalere il difensivismo polit ico che
è collegato all'azione di forze politiche interne alle istituzioni
o in dialettica con esse, che sono prive di una capacità offensiva
e di una forma organizzata che può esprimersi in qualunque condizione
perché è armata. clandestina e compartimentata, Il proporsi
gli obiettivi che si ritiene di poter raggiunger e prescindendo dalla loro
reale funzione rispetto all'avanzamento del processo rivoluzionario, in
una tendenza di scontro sfavorevole o addirittura con una situ azione della
classe in difensiva in cui perciò degli spazi politici si chiudono
e il nemico ha maggior margine per isolare e criminalizzare. crea un circuito
di inevitabile progressivo indebolimento e ulteriore difensivismo, perché
venendo a :mancare l'interesse di classe come contenuto degli obiettivi
dello scontro e delle pratiche per realizzarlo, questo non svolge funzione
di costruzione di autonomia politica della classe e. su questa base, di
quella superiore forza che occorre a proseguire un processo rivoluzionario
pur nelle sue fasi discontinue: di qui l'innescarsi di una tendenza irreversibile
all'involuzione delle posizioni politiche che avevano fini rivoluzionari,
che viene sviluppata daIla azione spontanea della classe che a questo punto
non riconosce più la rappresentazione dei propri interessi generali
nell'azione di queste forze, e viene spinta a rapportarsi ad esse solo
per l'ottenimento di vantaggi immediati e dato che non è detto che
siano in grado di garantirglieli, può infine rivolgersi a chiunque
altro. In questo è consistita tutta la capacità controrivoluzionaria
di questo Stato insita nelle sue strutture e attivata dalle sue politiche,
negli anni passati, per cui le tendenze all'arretramento politico del movimento
rivoluzion ario non sono state affatto casuali.
Il quadro delle moderne
democrazi e rappresentati ve è quindi di stante dall' istituzione
di entità parlamentari nella Russia zarista, prive di poteri reali,
che in un contesto di assenza di mass-media, avevano funzione effettiva
di "tribuna" e come tal i . erano utilizzabili da forze rivoluzionari e
che avevano infatti come prima tappa quella della rivoluzione democratica.
L'incapacità di adottare un c riterio di conti nuità-critica-sviluppo
o addirittura non porsi nemmeno il proble ma di impiegarlo, implica una
caduta nel dogmatismo o nell'eclettismo, in quel rapporto ideologico con
il patrimonio comunista, che oggi si riflette non solo nella debolezza
e incertezza di una prassi rivoluzionaria non supportata da un'ade guata
concezione. ma addirittura nell 'impossibilità di concepire i termini
impos tativi di una prassi rivoluzionaria. Oggi ogni avanguardia rivoluzionaria
deve emanciparsi da un modo ideologico di r apportarsi al patrimonio comunista.
in favore di un rapporto politico con esso. adottando le tesi rivoluzionarie
verificate nella storia dello scontro di classe in un processo di considerazione
critica del contesto in cui hanno motivato
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determinate scelte.
in cui i caratteri controrivoluzionari che assumono lo Stato e le sue politiche
sono corrispettivi al
quadro di sviluppo
storico della rivoluzione proletaria. per acquisire la funzione di queste
tesi in qualità di criteri che consentono di sviluppare oggi nuove
scelte e tesi politico-strategiche. sfuggendo a qualsiasi spontanea tentazione
di replicare acrìticamente scelte operate in contesti sociali e
politici differenti, di trascurare di considerare che è processo
rivoluzionario ciò che concretamente trasforma i rapporti di forza
e politici tra le classi in direzione della conquista del potere, e che
la sua caratterizzazione è inevitabilmente storica e non astratta,
ma nello stesso tempo salvaguardandosi dalla arbitrarietà figlia
della immaturità delle esperienze politiche maturate in anni caratterizzati
dalle posizioni difensive della classe e del movimento rivoluzionario.
L'acquisire che la strategia della lotta armata è il modo in cui
oggi si fa politica rivoluzionaria. ha consentito di concepire il processo
rivoluziona |