Almanacco dei misteri d' Italia

 
Terrorismo ed estremismo di sinistra (vecchio e nuovo)
dicembre 2004
1 dicembre 2004 - MANTOVANO, BR NON PIU' IN GRADO FARE ATTENTATI
ANSA:
TERRORISMO: MANTOVANO, BR NON PIU' IN GRADO FARE ATTENTATI
SOTTOSEGRETARIO A RADIO 24, ALLARMISMO BIANCO SENZA RISCONTRO
"L'area brigatista, che era gia' molto circoscritta, si e' talmente attenuata da ritenere che non rappresenti piu' una minaccia attuale e che non sia piu' in grado di mettere in opera attentati contro personalita' istituzionali". Lo ha detto il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, ospite di Pierluigi Diaco a 'Servizio Pubblico' su Radio 24þIl Sole 24 Ore.
Una replica, quella di Mantovano, al presidente del Copaco, Enzo Bianco, che ieri durante la stessa trasmissione aveva dichiarato che le Brigate Rosse non possono considerarsi sgominate, poiche' sono ancora da individuare personalita' di alto livello intellettuale che avrebbero scritto le rivendicazioni degli omicidi D'Antona e Biagi. "Il presidente del Copaco þ ha detto Mantovano þ e' abituato a lanciare allarmi che non sempre hanno un riscontro completo nella realta'. Larga parte dell'organizzazione delle residue Br e' stata disarticolata e in circolazione sono rimaste solo poche unita'. Peraltro - ha concluso - misurare quanto pesino coloro che sono ancora in liberta' spetta a chi sta operando le indagini".

TERRORISMO: BIANCO, PAROLE MANTOVANO FANNO SORRIDERE
"Viene da sorridere nel leggere le dichiarazioni del sottosegretario all' Interno, Alfredo Mantovano, a proposito di miei presunti allarmismi sulle attivita' delle Br". Lo ha affermato Enzo Bianco, presidente del Comitato parlamentare sui servizi di informazione e sicurezza (Copaco), replicando a quanto detto da Mantovano, ospite stamattina alla trasmissione 'Servizio pubblico', su Radio 24-Il Sole 24 Ore.
"Soprattutto - ha spiegato Bianco - perche' le valutazioni che ho espresso ieri mattina nel corso della trasmissione di Pierluigi Diaco sono esattamente le stesse che hanno fatto recentemente il direttore del Sisde, l' onorevole Fabrizio Cicchitto, membro del Comitato parlamentare che presiedo e lo stesso ministro dell' Interno. Viene da chiedersi - ha concluso - se il sottosegretario Mantovano faccia parte dello stesso ministero guidato dall' onorevole Pisanu".

1 dicembre 2004 - NUOVA ISTANZA DIFFERIMENTO PENA PER PAOLO DORIGO
ANSA:
CARCERI: NUOVA ISTANZA DIFFERIMENTO PENA PER PAOLO DORIGO
DECISIONE TRIBUNALE SORVEGLIANZA PERUGIA ATTESA A BREVE
Una nuova istanza di differimento provvisorio dell'esecuzione della pena per Paolo Dorigo e' stata presentata stamani al tribunale di sorveglianza di Perugia dai suoi difensori, gli avvocati Sergio Simpatico e Vittorio Trupiano.
Nel provvedimento, i legali sottolineano "ancora una volta l'estrema urgenza delle richieste". Una decisione potrebbe arrivare gia' nelle prossime ore.
Dorigo e' recluso nel carcere di Maiano di Spoleto in seguito a una condanna a 13 anni (11 dei quali gia' scontati) per un attentato alla base Nato di Aviano, rivendicato dalle Brigate Rosse, al quale si e' sempre proclamato estraneo. Da tempo chiede di essere sottoposto ad alcuni esami medici in una struttura civile per verificare la presenza di corpi estranei nel suo condotto uditivo. Ha sollecitato in particolare una verifica con un sintonizzatore universale, ma anche analisi del sangue e del Dna. "Esami gia' disposti dal tribunale di sorveglianza - hanno spiegato i suoi legali - ma che non vengono eseguiti".
Per questo ha attuato per oltre due mesi uno sciopero della fame. Protesta sospesa ieri per evitare - ha sostenuto lo stesso Dorigo - di essere trasferito in un altro carcere.

2 dicembre 2004 - INTERROGATA BANELLI, NUOVI NOMI DI SOSPETTI
ANSA:
TERRORISMO: BR; INTERROGATA BANELLI, NUOVI NOMI DI SOSPETTI
HANNO UN VOLTO ALCUNE PERSONE CITATE IN FILE BRIGATISTI
Hanno un volto alcune delle persone, spesso indicate anche solo con una lettera, citate nei file ritrovati nei pc dei brigatisti: i nuovi nomi sui quali indagare sono finiti sul taccuino degli investigatori in seguito agli elementi forniti dalla pentita Cinzia Banelli nel corso dell'ultimo interrogatorio, sostenuto ieri nel carcere di Sollicciano (Firenze) con il Pm di Bologna Paolo Giovagnoli.
Si tratterebbe di persone - secondo quanto accertato in precedenza dagli investigatori - non implicate nell'omicidio del professor Marco Biagi, ma che potrebbero essere comunque coinvolte nell'organizzazione delle nuove Brigate rosse. Un eventuale ruolo che dovra' essere accertato proprio dalle indagini. Pure per questo, gli atti relativi all'interrogatorio saranno subito trasmessi alla Procura di Roma, dove da tempo e' avviato un procedimento con l'ipotesi di banda armata.
L'interrogatorio di Banelli e' durato circa poco meno di cinque ore: iniziato intorno a mezzogiorno, si e' concluso verso le 19.
Altri elementi forniti da Banelli sarebbero compatibili con l'ipotesi investigativa che identifica la presunta Br Diana Blefari Melazzi con la compagna "Maria", che - secondo quanto riferito dalla stessa pentita - segui' il professor Biagi in bicicletta la sera dell'omicidio.
Resterebbero invece oscuri i nomi del brigatista che a Modena ebbe l'incarico di segnalare la partenza del giuslavorista e del 'telefonista' che i brigatisti dovevano chiamare dopo l'omicidio del giuslavorista.
Nei documenti recuperati dai pc delle Br, si parla comunque di diverse persone, finora non identificate. Nei file di Roberto Morandi infatti, si legge il verbale datato 22 giugno 2001 relativo a un incontro fra un brigatista, che poi riferiva all'organizzazione, e un soggetto in contatto con le Br: "In sostanza si riconosce il processo rivoluzionario come processo violento e offensivo - scriveva nel suo resoconto il brigatista - Dopodiche' chi scrive domanda cosa si intenda per offensivo? F. risponde che non si puo' intendere che di lotta armata...
Quindi arrivati alla constatazione della necessita' della l.a. (lotta armata, ndr) il problema che si pone e' definire, collocare questa forma di lotta". Nel verbale si spiegavano anche i motivi che avrebbero portato la persona a cercare il contatto con le Br: "Il sogg.F sottolinea il fatto che essendo questo un riavvio dopo un periodo non breve di disimpegno si avverte la necessita' di ripartire dall'abc del materialismo storico e dialettico". E ancora: "F. risponde che l'interesse non era legato esclusivamente al cambio di equilibri politici di governo, ma in primo luogo maturato precedentemente e legato casomai a un interrogativo ed esigenza di capire se tutto fosse veramente finito dopo gli anni 70/80. Il fatto specifico che ha un po' riattivato F. nello studio e lettura e' stato il rincontrare un sogg. che era stato importante come punto di riferimento soggettivo negli anni 70". Seguiva anche un giudizio sulla situazione politica: "Il giudizio poi che F. da' dei governi di centrosinistra e' che hanno portato avanti una politica a favore dei padroni ed antiproletaria a cui contrapporsi come se l'avesse portata avanti Berlusconi, cioe' non hanno costituito per la classe un meno peggio rispetto al centrodestra".
In altri file dello stesso periodo sono riportati analoghi confronti con un "sogg. E". In altri punti dei documenti brigatisti invece la lettera f. compare minuscola: e, in quel caso, visto i contesti, starebbe a indicare i fiancheggiatori dell'organizzazione.

3 dicembre 2004 - CASO DORIGO; NUOVO APPELLO CON NOBEL SARAMAGO
ANSA:
CARCERI: CASO DORIGO; NUOVO APPELLO CON NOBEL SARAMAGO
FIRMANO 26 INTELLETTUALI, TRA CUI LUZI, ABBADO, BIAGI, RONCONI
Un nuovo appello a favore del veneziano Paolo Dorigo, autore di uno sciopero della fame di oltre due mesi per chiedere alcuni esami medici e un nuovo processo dopo la condanna a 13 anni (11 gia' scontati) per un attentato alla base Nato di Aviano rivendicata dalle Br. Questa volta a firmare l'appello sono ventisei intellettuali e personaggi della cultura internazionale, tra i quali il premio Nobel Jose' Saramago, Mario Luzi, Claudio Abbado, Enzo Biagi e Luca Ronconi.
Tutti si dicono "tesimoni vigili del diritto di Paolo Dorigo alla salute e a un giusto processo, secondo quanto sanciscono la costituzione italiana e la convenzione europea dei diritti dell'uomo, ricordando che la corte di Strasburgo ha sentenziato nel 1999 la necessita' di ricelebrare in questo caso un nuovo processo. Attendiamo da chi deve - concludono nell'appello - un provvedimento che gli salvi la vita".
L'iniziativa, che si aggiunge ad altre analoghe dei giorni scorsi, e' stata presentata oggi in municipio a Venezia dal sindaco Paolo Costa, dalla presidente del consiglio comunale di Venezia Mara Rumiz, e dal padre di Paolo, Wladimiro Dorigo, storico dell'arte del Medioevo.
"E' una sottoscrizione molto importante - ha spiegato il padre del detenuto - perche' ben 26 personalita' di altissima qualificazione italiane ad europee hanno accettato di dirsi testimoni dei diritti di Paolo Dorigo e spero che questo possa influire su chi puo' e deve prendere delle decisioni in questo caso". "Paolo chiede che gli si rifaccia il processo come chiede la Corte europea dei diritti umani - ha aggiunto il professore - e chiede di essere ricoverato in una struttura ospedaliera pubblica per poter eseguire gli accertamenti tecnici e gli esami clinici che va chiedendo da due anni e mezzo".
Paolo Dorigo, che e' detenuto nel carcere di maiano di Spoleto, si e' sempre proclamato innocente. Dallo scorso 22 settembre al 30 novembre ha portato avanti uno sciopero della fame che lo ha gravemente debilitato. Alto un metro e 79 centimetri, oggi pesa 56 chilogrammi. "La salute di mio figlio e' molto precaria e il problema che si e' aggiunto - ha sottolineato il padre - e' quello che deriva dalla difficolta' di una alimentazione in carcere dopo tanto digiuno, cosa che e' anche pericolosa".
Rispondendo ad una domanda sulla possibile apertura di un fascicolo al ministero della Giustizia per una eventuale concessione della grazia, il sindaco di Venezia ha cosi' replicato: "mi e' stato promesso che verra' presto data una risposta" in merito al caso Dorigo e che "anche il Quirinale e' pienamente informato della situazione". Il prossimo 16 dicembre il caso Dorigo, ha ricordato Costa, e' annunciato all'attenzione del comitato dei ministri al Consiglio europeo di Strasburgo. Tra i firmatari di questo nuovo appello figurano anche, tra gli altri, Massimo Cacciari, Franco Cardini, Inge Feltrinelli, Pietro Ingrao, Ermanno Olmi, Maurizio Scaparro, Emanuele Severino e Antonio Tabucchi, Leopoldo Elia, Silvio Garattini, Vittorio Gregotti, Paolo Sylos Labini e Andrea Zanzotto.

6 dicembre 2004 - CRUCIANI, A VIA RAVENNA PER PRENDERE SCOLARI
ANSA:
TERRORISMO: BR; CRUCIANI, A VIA RAVENNA PER PRENDERE SCOLARI
PER PROCURA ERA LI' PER PARTECIPARE A TRASLOCO ARCHIVIO BR
"Per il mio lavoro di autista alla cooperativa San Lorenzo di Roma, avevo un appuntamento alla Upim di via Ravenna a Roma per prendere una scolaresca ed accompagnarla al palazzetto dello Sport nell'ambito di una manifestazione patrocinata dal Comune di Roma".
E' quanto ha spiegato oggi Jerome Cruciani, arrestato il 24 novembre scorso nell'ambito delle indagini sulle Br, nel corso dell'udienza al Tribunale del riesame, presieduto da Giuseppe D'Arma, dove si e' discussa l'istanza di scarcerazione. A Cruciani, accusato di aver partecipato ad una rapina a Roma nel 1996 ad un portavalori nell'ambito dell'attivita' di autofinanziamento delle Br, era stato trovato in una perquisizione un biglietto sul quale c'era segnato un indirizzo - Via Ravenna - e una data, che la procura ha messo in relazione al trasloco di materiale fatto dalle Br dal deposito di via Montecuccoli alla Easy Box di Roma.
Cruciani, assistito dal suo legale, l'avvocato Marco Lucentini, ha spiegato che il biglietto era un appunto per portare una scolaresca al palazzetto dello Sport nell'ambito della sua attivita' alla cooperativa San Lorenzo.
L'avvocato Lucentini in udienza ha spiegato che non esistono prove per ricondurre la rapina al portavalori del 1996 all'attivita' di autofinanziamento delle Br. "Jerome Cruciani - ha detto Lucentini - ha gia' pagato per la rapina a via Radicofani. Non era il braccio destro di Galesi con cui aveva rapporti di conoscenza e si e' interessato dei suoi funerali, cosa che gli contesta la procura, dato che Galesi era rimasto orfano da tempo e non aveva parenti prossimi".
Secondo l'avvocato Lucentini su Cruciani "esistono rapporti contrastanti tra Digos e Carabinieri: la Digos senti' Cruciani come persona informata sui fatti all'epoca dello scontro a fuoco sul treno Arezzo-Roma in cui mori' Galesi e secondo il rapporto emerge che non c'erano piu' contatti tra lo stesso Galesi e Cruciani. I carabinieri invece scrivono che c'e' contiguita' tra i due". Il riesame decidera' in settimana.

7 dicembre 2004 - RESTA IN CARCERE JEROME CRUCIANI
ANSA:
TERRORISMO: BR; RESTA IN CARCERE JEROME CRUCIANI
Resta in carcere Jerome Cruciani, l' ex appartenente ai Nuclei comunisti combattenti arrestato a Roma il 24 novembre scorso per associazione eversiva e per aver compiuto una rapina nel 1996 insieme con Mario Galesi ai danni di un portavalori. Lo ha deciso il tribunale del riesame, presieduto da Giuseppe D' Arma, che ha respinto una istanza di revoca dell' ordinanza di custodia cautelare presentata dall' avvocato Marco Lucentini.
Cruciani ha respinto tutte le accuse sostenendo di essere stato amico di Galesi, ma di non aver mai fatto parte dei Ncc e, tanto meno, di aver intrapreso la strada della lotta armata. L' unica ammissione dell' indagato e' stata quella di aver partecipato nel '97, con Galesi, ad una rapina in un ufficio postale di via Radicofani per il quale ha gia' scontato la condanna. Rapina, ha aggiunto Cruciani, alla quale partecipo' per necessita' finanziarie e non per fini politici. Tutte argomentazioni, quelle dell' indagato, che non hanno convinto i pm Franco Ionta e Pietro Saviotti i quali avevano espresso parere sfavorevole alla scarcerazione. Secondo i magistrati romani, Cruciani sarebbe infatti una sorta di militante "in sonno".

13 dicembre 2004 - CASSAZIONE ANNULLA ORDINANZA LIBERTA' MICALETTO
ANSA:
TERRORISMO: BR; CASSAZIONE ANNULLA ORDINANZA LIBERTA' MICALETTO
LIBERTA' CONDIZIONALE GLI ERA STATA CONCESSA DA TRIBUNALE GENOVA
I giudici della Corte di Cassazione hanno annullato l' ordinanza di liberta' condizionale per l' ex brigatista rosso Rocco Micaletto, concessa il 18 febbraio dal Tribunale di sorveglianza di Genova. Hanno rinviato quindi gli atti ai giudici genovesi perche' facciano una nuova valutazione.
A decidere la liberazione condizionale di Micaletto era stato il giudice Lino Monteverde, presidente del Tribunale di sorveglianza, che per due volte aveva respinto la richiesta dell' ex brigatista, rimasto in carcere per 24 anni, di cui sei in regime di semiliberta'.
A presentare opposizione in Cassazione contro la liberazione condizionale era stato il pg presso la corte d' appello di Genova, Domenico Porcelli.
Micaletto, condannato a tre ergastoli per la partecipazione ad alcuni omicidi delle Brigate Rosse, rischia di tornare in carcere in regime di semiliberta'.
Nel ricorso per Cassazione, il Pg aveva sostenuto che non era stata raggiunta la prova, prevista dalla legge, del "sicuro ravvedimento" di Micaletto.
Secondo il procuratore generale inoltre l' ex brigatista non ha ripudiato i suoi "trascorsi politici" ne' ha cercato "seppur percettore di un reddito minimo" di risarcire le parti offese o almeno di interessarsi alla loro sorte.
Micaletto, arrestato nel 1980 a Torino dai carabinieri del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ha scontato 24 anni di carcere. La legge prevede che la liberta' condizionale possa essere concessa solo dopo che si siano scontati almeno 26 anni.
Grazie alla sua buona condotta in carcere, pero', l' ex brigatista ha beneficiato di uno sconto di circa duemila giorni di pena. "E' come se avesse scontato 29 anni - spiegano i difensori, avv. Mirko Mazzali del Foro di Milano e Fabio Taddei del Foro di Genova - e pertanto aveva potuto ottenere la liberta' condizionale. Non capiamo il perche' di questa decisione contro Micaletto".

13 dicembre 2004 - FRANCIA, 2 ITALIANI VIOLERANNO LIBERTA' VIGILATA
ANSA:
TERRORISMO: FRANCIA, 2 ITALIANI VIOLERANNO LIBERTA' VIGILATA
MAJ E CZPPEL ERANO STATI ARRESTATI A PARIGI L'ANNO SCORSO
Giuseppe Maj e Giuseppe Czeppel, due ex terroristi italiani fuoriusciti in Francia, hanno annunciato di non voler piu' rispettare, a partire da oggi, la liberta' vigilata alla quale sono sottoposti dalla fine dell'anno scorso: la notizia e' stata diffusa da un comunicato del "Nuovo partito comunista italiano" e confermata da fonti francesi.
Giuseppe Maj e Giuseppe Czeppel, il primo leader e fondatore dei Carc (Comitato di appoggio alla resistenza per il comunismo), erano stati arrestati a Parigi e messi sotto inchiesta il 27 giugno 2003 dal pm dell'antiterrorismo Gilbert Thiel per "associazione per delinquere con scopi terroristici" e possesso di documenti falsi.
I due erano rimasti sei mesi in detenzione provvisoria, poi rimessi in liberta' vigilata dalla Corte d'Appello di Parigi, con obbligo di recarsi a scadenze regolari in un commissariato a firmare.
Fonti vicine alla vicenda fanno sapere che oggi i due ex terroristi non hanno ancora violato i loro obblighi, presentandosi all'appuntamento previsto. Ma, secondo il 'Nuovo partito comunista italiano', i due hanno deciso di "abbandonare" la liberta' vigilata e "riprendere il loro lavoro nelle attivita' centrali del partito".
Gli omicidi di Marco Biagi e di Emanuele Petri da parte delle Br, "si potevano evitare attraverso un'operazione piu' incisiva nelle indagini". Lo ha sostenuto l'ispettore generale capo del ministero della giustizia Otello Lupacchini, intervenuto a 'Servizio Pubblico' su Radio 24.
Il nome di Mario Galesi - ha spiegato Lupacchini - emerge gia' una quindicina di giorni dopo l'omicidio di Massimo D'Antona, quello di Desdemona Lioce nell'immediatezza dell' attentato mentre Jerome Cruciali unitamente a quello di Galesi. I nomi degli imputati erano, quindi, gia' noti, ma l'eccessiva tutela garantistica ha fatto si che il gruppo potesse ricostituirsi e portare a termine l'omicidio di Marco Biagi e del sovrintendete della Polizia Emanuele Petri". Tutto cio', secondo Lupacchini, "emerge semplicemente rileggendo oggi gli atti immediati di allora della polizia giudiziaria". "Il settore repressivo - ha concluso Lupacchini - ha tempi, regole e modalita' incongruenti e deboli per le esigenze di prevenzione, che impone invece regole non garantiste. Prevenzione e repressione debbono correre su due binari paralleli".

13 dicembre 2004 - PERSICHETTI IN SCIOPERO FAME, CONTRO ME RITORSIONE
ANSA:
TERRORISMO: PERSICHETTI IN SCIOPERO FAME, CONTRO ME RITORSIONE
EX BR ESTRADATO DA FRANCIA ORA IN CARCERE A VITERBO
Paolo Persichetti, l'ex br arrestato in Francia nell'estate del 2002 con ancora 20 anni da scontare per il concorso nell'omicidio del generale Licio Giorgieri, ha iniziato oggi nel carcere di Viterbo - dove e' recluso dopo l'estradizione - lo sciopero della fame, non escludendo anche quello della sete se la situazione non si sblocchera'. "La mia rinnovata condizione di detenuto - dice in una lettera all' Ansa in cui spiega i motivi della protesta - cela, in realta', la volonta' di trasformarmi in ostaggio di una ritorsione contro i fuoriusciti riparati in Francia".
La decisione di Persichetti e' arrivata dopo un doppio rifiuto - prima da parte del tribunale di sorveglianza di Viterbo e poi da quello di Roma - della concessione di un permesso. Rifiuto, spiega l'ex terrorista, motivato con la mancanza delle informazioni richieste all'Interpol sui suoi dieci anni in Francia. ""Sembra che l'intera questione - dice - abbia di gran lunga oltrepassato gli stretti ambiti giuridici per assumere un rilievo unicamente politico". Ecco dunque "la ritorsione: attraverso me si vuole sanzionare cio' che i fuoriusciti rappresentano da oltre 20 anni. Un' anticipazione - spiega - del possibile futuro italiano, di cio' che avrebbe potuto essere se fosse stata varata un'amnistia per gli anni settanta. Una smentita cocente per i fautori dell' Emergenza, un modello fin troppo scomodo, da cancellare". In gioco, prosegue Persichetti, dunque "non sono piu' quelle poche ore di liberta' vigilata" che il permesso gli avrebbe concesso, ma "la mia identita', la mia storia, un'esistenza condotta alla luce del sole secondo le regole della dottrina Mitterand". "Dopo aver oltrepassato un terzo della pena, resto un sospettato permanente, sottoposto ad un processo senza fine".
Per questo, "per sottrarmi a questa congiura dell'ipocrisia e della menzogna", conclude l'ex brigatista, "non resta altro che mettere in gioco l'unica cosa che un prigioniero ha, il proprio corpo". Due le richieste di Persichetti per interrompere lo sciopero della fame: al Gip di Bologna, affinche' archivi l'inchiesta che lo ha visto coinvolto per l'omicidio Biagi (archiviazione sollecitata dalla stessa procura) e al ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, perche' "renda note le ragioni che da oltre un anno impediscono all'Interpol" di fornire le informazioni chieste dai tribunali di Viterbo e Roma.

14 dicembre 2004 - CASTELLI SU UCCISIONI BIAGI E PETRI
"La Padania"
"Con indagini più incisive nessun delitto Biagi e Petri"
Gli omicidi Biagi e Petri ad opera delle nuove Brigate rosse si potevano evitare? Il senatore della Lega Luigi Peruzzotti lo chiede in una interrogazione al ministro della Giustizia, Roberto Castelli, dopo la denuncia dell'ispettore generale capo del ministero della Giustizia, Otello Lupacchini, secondo il quale i due delitti politici non avrebbero avuto luogo se ci fosse stata "un'operazione più incisiva nelle indagini" sulle nuove Br.
Il senatore del Carroccio giudica "inquietante" il fatto che i nomi di Nadia Desdemona Lioce, Jerome Cruciani e di Mario Galesi (i primi due arrestati, l'ultimo morto nella sparatoria avvenuta il 2 marzo 2003 sul treno Roma-Firenze durante la cattura della Lioce) fossero noti subito dopo l'agguato a Massimo D'Antona. "Il nome di Galesi - ha spiegato Lupacchini - emerge già una quindicina di giorni dopo l'omicidio di D'Antona, quello di Desdemona Lioce nell'immediatezza dell'attentato mentre Jerome Cruciani unitamente a quello di Galesi. I nomi degli imputati erano, quindi, già noti, ma l'eccessiva tutela garantistica ha fatto sì che il gruppo potesse ricostituirsi e portare a termine gli altri due omicidi".

15 dicembre 2004 - FRANCIA: RICORSO BATTISTI, TRATTA ANCHE STRATEGIA ITALIA
ANSA:
FRANCIA: RICORSO BATTISTI, TRATTA ANCHE STRATEGIA ITALIA
ENTRO POCHI GIORNI REPLICA AVVOCATURA STATO FRANCESE
A fine settimana, al massimo all' inizio della prossima, l'avvocato dello Stato consegnera' ai nuovi legali di Cesare Battisti la replica alla memoria difensiva relativa all'estremo ricorso contro l'estradizione, quello al Consiglio di Stato.
A quel punto i difensori del latitante avranno 15 giorni per contro-replicare, poi spettera' al Consiglio di Stato fissare la data della sentenza, in primavera.
C'e' fiducia nello studio di Arnaud Lyon-Caen, prestigioso avvocato parigino che insieme con Eric Turcon ha assunto la difesa dell'ex leader dei Proletari armati per il comunismo (Pac) dopo il rigetto del ricorso in appello formulato dagli avvocati "militanti" Jean-Jacques de Felice e Irene Terrel.
Il 23 novembre scorso la presentazione della memoria difensiva era stata annunciata proprio nell'elegante studio legale di Lyon-Caen che si affaccia su boulevard Saint-Germain.
In primavera, ci sara' l'epilogo della vicenda giudiziaria dell' ex terrorista, che in extremis ha cambiato strategia e afferma di essere innocente.
Cesare Battisti, 50 anni, sostiene ora di non aver commesso personalmente i quattro delitti o almeno alcuni di essi, in base ai quali la giustizia italiana lo ha condannato a due ergastoli. Lyon-Caen e Turcon hanno sottolineato nella memoria che "le accuse si basano soltanto sulle dichiarazioni di un pentito" e che il loro cliente "non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dei procedimenti a suo carico", il che renderebbe illegittima la condanna.
Ma Lyon-Caen ha precisato oggi di aver utilizzato anche "un argomento di tipo politico" nella sua memoria difensiva e cioe' "sull'evidente insistenza del governo Berlusconi nell' ottenere l'estradizione di Battisti con l'intento di spostare l' attenzione dell'opinione pubblica italiana dai guai giudiziari del presidente Berlusconi".

16 dicembre 2004 - BATTISTI: SUA LETTERA SUL WEB? 'VERITA' E' TRASPARENTE'
ANSA:
BATTISTI: SUA LETTERA SUL WEB? 'VERITA' E' TRASPARENTE'
PRUDENTI SU AUTENTICITA' AVVOCATO E SOSTENITORI
Una lettera attribuita a Cesare Battisti, l'ex leader dei Proletari armati per il comunismo, che si e' dato alla fuga il 21 agosto scorso, e' stata pubblicata su un sito Web - Vialibre5 - il 7 dicembre scorso.
Prudenza sull' autenticita' del messaggio viene manifestata dal suo avvocato, Eric Turcon, e dalla sua sostenitrice, la scrittrice Fred Vargas. Per l' assessore comunale di Parigi, la verde Penelope Komites, e' invece lui. "I suoi amici del sito - ha detto - non si sarebbero divertiti alle sue spalle".
Le Monde, che ne da' notizia, scrive che "se la lettera e' autentica, Cesare Battisti legge i giornali".
"Io non posso restare muto - si legge, fra l' altro, nella lettera attribuita a Battisti - quando certi giornali italiani pretendono di vedermi dappertutto e non in luogo qualsiasi, ma molto precisamente ospitato dall' Eta o dai militanti corsi armati. Questo mi fa venire freddo alle spalle, perche' all' epoca, quando quegli stessi giornali comunicavano a scrivere queste stesse parole, allora la persona 'pericolosa che si vedeva dappertutto, qualche settimana dopo era abbattuta a bruciapelo in strada e, talvolta, nel suo proprio letto".
Nella lettera si riafferma l' innocenza di Battisti, che non puo' "pagare per omicidi" che non ha commesso. "La verita' - si legge - e' trasparente come una goccia d' acqua che corre lungo un filo. Puo' cadere da un momento all' altro".
L' avvocato Turcon, manifestando prudenza, non pensa che il suo cliente - ha detto a Le Monde - "sia all' origine diretta di questo documento". Fred Vargas ha osservato: "io non dico che non e' lui, ma non dico che e' lui".
Per quanto riguarda la vicenda giudiziaria di Battisti, a fine settimana, al massimo all' inizio della prossima, l' avvocato dello Stato consegnera' ai legali dell' ex terrorista la replica alla memoria difensiva relativa all' estremo ricorso contro l' estradizione, quello al Consiglio di Stato.
A quel punto i difensori di Battisti, condannato dalla giustizia italiana all' ergastolo per omicidio, avranno 15 giorni per contro-replicare. Poi spettera' al Consiglio di Stato fissare la data della sentenza, in primavera.

17 dicembre 2004 - DORIGO; GIULIETTI E RUSSO SPENA INCONTRANO VIETTI
ANSA:
CARCERI: DORIGO; GIULIETTI E RUSSO SPENA INCONTRANO VIETTI
I parlamentari Giuseppe Giulietti (Ds) e Giovanni Russo Spena (Rifondazione) hanno sensibilizzato, in un incontro, il sottosegretario alla giustizia Michele Vietti sul caso di Paolo Dorigo, il veneziano in carcere dal 1993 per terrorismo e che da tempo ha intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro la sua detenzione.
SeconDo Giulietti e Russo Spena, Vietti ha dichiarato la sua disponibilita' a interessarsi della vicenda.

18 dicembre 2004 - PERSICHETTI; VISITA IN CARCERE DI BONADONNA E DEIANA
ANSA:
BIAGI: PERSICHETTI; VISITA IN CARCERE DI BONADONNA E DEIANA
Il capogruppo del Prc alla Regione Lazio, Salvatore Bonadonna, e la parlamentare Elettra Deiana hanno incontrato oggi Paolo Persichetti, detenuto nel carcere di Mammagialla di Viterbo, in sciopero della fame da lunedi' scorso.
Persichetti, estradato dalla Francia due anni e mezzo fa con l'accusa di terrorismo e di essere implicato nel delitto Biagi, protesta per il mancato accoglimento della sua richiesta di godere dei benefici dei permessi e del lavoro esterno.
"Malgrado le accuse di essere coinvolto nell'omicidio di Marco Biagi siano state, come prevedibile, archiviate, e nonostante che tutti i procedimenti giudiziari siano conclusi, a Persichetti vengono negati i benefici di legge con il pretesto che il Tribunale di sorveglianza non ha ancora ricevuto il rapporto dellþInterpol richiesto da oltre un anno þ spiegano Bonadonna e Deiana -. Eþ evidente che tale rapporto non puo' contenere elementi diversi da quelli accertati dalla polizia italiana e francese e dalla Magistratura e che quindi si tratta di una formalita' puramente burocratica utilizzata pero' per negare un diritto riconosciuto dalla legge Gozzini".
"Abbiamo trovato Persichetti - aggiungono gli esponenti del Prc - malgrado i cinque giorni di digiuno, sereno e determinato a non demordere in assenza di concreti segnali che lascino presagire uno sblocco della situazione. Ha manifestato evidente soddisfazione per l'archiviazione del procedimento Biagi da parte del Tribunale di Bologna".
Elettra Deiana ha poi comunicato a Persichetti che entro mercoledi' dovrebbe arrivare la risposta del Ministero della Giustizia all'interpellanza da lei presentata: "Ci auguriamo che questa risposta sia favorevole e, dunque, abbiamo invitato Paolo a sospendere lo sciopero della fame con lþimpegno a proseguire le nostre iniziative a sostegno della sua giusta rivendicazione".

20 dicembre 2004 - A PARIGI NASCE COMITATO PER PERSICHETTI
ANSA:
TERRORISMO: A PARIGI NASCE COMITATO PER PERSICHETTI
EX TERRORISTA IN SCIOPERO DELLA FAME IN CARCERE VITERBO
A Parigi non dimenticano Paolo Persichetti, l'ex terrorista estradato in Italia nell'agosto 2002, rinchiuso nel carcere di Viterbo, dove dal 13 dicembre scorso ha iniziato uno sciopero della fame dopo che gli e' stato rifiutato un permesso.
Rifugiati italiani degli Anni di piombo, avvocati, esponenti della sinistra, della Lega per i diritti dell'uomo ed ex insegnanti e colleghi di Persichetti, che era assistente all'Universita' di Parigi VIII, hanno dato vita a un Comitato con il compito di promuovere iniziative a sostegno della richiesta di permesso avanzata da Persichetti - che ha gia' scontato otto dei 22 anni di condanna per il concorso "morale" nell'omicidio del generale Licio Giorgieri - e bocciata dai tribunali di Viterbo e di Roma.
Intanto docenti del dipartimento di Scienze politiche chiederanno allo Facolta' - lo ha anticipato il prof. Alain Brossat - che Persichetti venga invitato a Parigi per discutere la sua tesi di dottorato, in via di completamento, sulla tendenza allo stato penale.
Una delegazione, composta da avvocati e parlamentari, si rechera' al ministero dell'interno francese per sollecitare una risposta dell'Interpol - chiesta dalla magistratura italiana - sugli anni trascorsi da Persichetti in Francia, gia' oggetto di una nota della Digos in cui si afferma - riferisce l'ex terrorista in un comunicato dal carcere - che "Persichetti non ha commesso reati in Francia".
La stessa delegazione chiedera' un incontro al ministero della giustizia francese per informarlo sull'iniziativa del pm bolognese che ha indagato Persichetti sull'affare Biagi, "una violazione - ha spiegato Oreste Scalzone, leader dei rifugiati italiani ed animatore del Comitato - dell'art. 14 della Convenzione europea in base alla quale non si puo' essere condannati o anche solo indagati se non per il reato corrispondente all'estradizione".
Fra le altre iniziative decise, un articolo sulla stampa nazionale francese, un appello firmato da varie personalita' e una visita nel carcere di Viterbo di una delegazione mista di parlamentari italiani e francesi.
E' allo studio, su proposta di un'esponente delle "Donne in nero", anche uno sciopero della fame volontario e di studenti e docenti dell'Universita'.
All'assemblea-conferenza stampa, Alain Krivine, uno dei leader del maggio '68 ed ex parlamentare europeo, ha raccontato la sua visita a Persichetti un mese fa, prima dell'inizio dello sciopero della fame. In precedenza era stato visitato, tra gli altri, da monsignor Jacques Gaillot.
I suoi avvocati francesi, Jean-Jacques De Felice ed Irene Terrel, hanno ricordato la sua vicenda giudiziaria, definendolo "ostaggio della vendetta italiana nei confronti dell'esperienza degli esiliati rifugiati in Francia".
Scalzone ha letto un messaggio dedicato a Persichetti dello scrittore Erri De Luca: "In questa settimana di Natale, di tavole imbandite e orecchie stuzzicate dai campanellini delle slitte dei doni, noi suoi amici stiamo affacciati a guardarlo allontanarsi verso il suo deserto, nulla potendo, tranne salutarlo e seguirlo coi pensieri, tenergli compagnia almeno cosi"".

21 dicembre 2004 - SI' PM ROMA AD ARRESTI DOMICILIARI BANELLI
ANSA:
TERRORISMO: BR; SI' PM ROMA AD ARRESTI DOMICILIARI BANELLI
La procura di Roma e' favorevole alla concessione degli arresti domiciliari a Cinzia Banelli, la "compagna So" delle Brigate Rosse che da tempo collabora con gli inquirenti sui retroscena delle attivita' dell' organizzazione eversiva.
Il parere e' stato espresso dai pm Franco Ionta, Pietro Saviotti ed Erminio Amelio nell' ambito dell' istanza di scarcerazione presentata al gip Luisanna Figliolia dall' avvocato Grazia Volo. Il magistrato si pronuncera' nei prossimi giorni.
Alla base dell'istanza finita al vaglio del gip ci sono non solo il livello di collaborazione fornito dall' ex brigatista, ma anche la sua condizione di madre di un piccolo bambino. Argomentazioni condivise dai magistrati romani che, nell' esprimere parere favorevole agli arresti presso il domicilio, riconoscono l' importanza delle informazioni ricevute dalla Banelli per fare luce su alcuni risvolti degli omicidi di Massimo D' Antona e Massimo Biagi e di altre operazioni delle Brigate Rosse, come alcune rapine per autofinanziamento compiute in Toscana e delle quali si ignorava la matrice.
Gli stessi pm, condividendo le affermazioni dell' avvocato Volo, riconoscono anche il contributo dato dall' ex br, attraverso la rivelazione delle password dei computer suo e di Roberto Morandi, per decodificare i file contenenti l' archivio dell' organizzazione (circa 30 mila pagine). Si tratta di elementi che avevano gia' indotto gli inquirenti romani a chiedere all' apposita commissione del Viminale l' avviamento delle procedure per l' inserimento della Banelli nel programma di protezione.

TERRORISMO: BR; BANELLI, DA BRIGATISTA A MAMMA PENTITA
Mamma e postina delle Brigate Rosse. Tecnico endocrinologo e lotta armata, serate davanti alla tv con il compagno e giornate passate a pedinare l'obiettivo, il nemico della rivoluzione, la prossima vittima. Una doppia vita perfetta quella della compagna So, dottor Jeckill e mister Hide in salsa toscana. Talmente perfetta da lasciare a bocca aperta il suo compagno che con lei condivideva vita, sogni, intimita'. E forse anche lei. Tanto che la decisione di Cinzia Banelli, nello scorso agosto, di parlare con i magistrati potrebbe esser nata proprio dalla necessita' di mettere un punto a questa continua scissione.
Sembra impossibile, leggendo il curriculum 'ufficiale' della Banelli, per la quale la procura di Roma ha dato oggi parere favorevole agli arresti domiciliari, che dietro questa donna di 41 anni del tutto normale, quasi banale nella sua normalita', si nascondesse la compagna So: una villetta bifamiliare come tante a Vecchiano, paese da trovare con la lente di ingrandimento a due passi da Pisa, un lavoro nell'ospedale Cisanello come tecnico nel laboratorio di endocrinologia, mai un rimprovero mai una battaglia sindacale.
"Per tutti noi era una persona normalissima" hanno detto i colleghi di lavoro il giorno in cui fu arrestata, ricordando una donna garbata e riservata, dalla forte personalita' e irreprensibile in ogni compito che le veniva affidato. "Una persona educata" dissero di lei i vicini della villetta accanto, "introversa".
Eppure: "ho preso parte alla banda armata fin da prima del '99" ha detto proprio quella donna agli inquirenti il 26 luglio scorso quando ha deciso di pentirsi e ha iniziato a parlare della sua vita nelle Brigate Rosse. Ed e' un racconto fatto di rapine, linguaggi che sembravano dimenticati, inchieste e controichieste, omicidi. Un racconto che inizia nell' '88, quando conosce Nadia Desdemona Lioce e che passa attraverso le pagine dell'ordinanza dei giudici di Bologna che indagano sull'omicidio di Marco Biagi. "Fece pedinamenti e osservazioni della vittima sia a Bologna sia a Modena, nei mesi e nei giorni precedenti l'attentato, oltre a redigere la bozza preparatoria di un rendiconto dello stesso attentato".
Cosi' Cinzia diventa la compagna So. Cosi' Cinzia lascia l'ospedale di Pisa e prende un treno per andare prima a Roma, poi a Milano e poi di nuovo a Pisa: per consegnare i volantini che rivendicano l'omicidio di Massimo D'Antona. Cosi' Banelli lascia il compagno geologo a casa dicendogli 'vado a lavoro'. Invece va ad un appuntamento con gli aspiranti brigatisti, visto che toccava a lei nell'organizzazione esaminarli.

TERRORISMO: BR; BANELLI, PRIMO SEGNALE PER SCARCERAZIONE
PARERE FAVOREVOLE PROCURA ROMA AD ARRESTI DOMICILIARI
Arriva dalla procura di Roma un primo, significativo, segnale che potrebbe contribuire a dischiudere le porte del carcere a Cinzia Banelli, la prima pentita delle nuove Brigate Rosse. Di fronte all' istanza di concessione degli arresti domiciliari formulata al gip Luisanna Figliolia dal difensore della "Compagna So", l' avvocato Grazia Volo, i pm Franco Ionta, Pietro Saviotti ed Erminio Amelio, titolari dell' inchiesta sull' omicidio di Massimo D' Antona, hanno espresso parere favorevole.
L' eventuale accoglimento della richiesta da parte del gip, tuttavia, non consentirebbe alla Banelli di lasciare subito il carcere fiorentino di Sollicciano, dove e' richiusa da oltre un anno. La donna, infatti, e' detenuta anche per l' uccisione di Massimo Biagi e quindi, dopo l' ipotetico si' della magistratura romana, sarebbe necessario anche quello del gip di Bologna. Per i pm capitolini, dunque, non sussistono piu' quelle esigenze che, fino ad ora, hanno giustificato la custodia cautelare in carcere della Banelli. Una convinzione, quest' ultima, legata ai risultati della collaborazione fornita dall' ex brigatista. La "Compagna So" ha delineato ruoli e compiti di quei militanti dell' organizzazione da lei conosciuti; ha fornito le password dei computer suo e di Roberto Morandi dai quali gli inquirenti di Roma, Bologna e Firenze hanno ricavato una parte consistente dell' archivio dell' organizzazione; ha rivelato operazioni di autofinanziamento del gruppo eversivo (in Toscana) delle quali si ignorava la matrice.
Si tratta di elementi che gia' avevano indotto i magistrati romani a rivolgersi al Viminale per sollecitare l' avviamento della procedura di inserimento della Banelli nel programma di protezione. Non solo: per l' avvocato Volo, lo stato di detenzione in isolamento nel quale si trova l' ex terrorista mal si concilia con il suo ruolo di madre di un bambino di nove mesi.
"La concessione degli arresti domiciliari - ha detto l' avvocato Volo - costituirebbe la naturale conclusione del percorso di collaborazione seguito dalla Banelli ed il riconoscimento dell' attuale insussistenza delle esigenze cautelari. Del resto le indagini si sono concluse con il rinvio a giudizio di quasi tutti gli indagati (omicidi di Massimo D' Antona e di Marco Biagi ndr), non ci sono piu' pericoli di inquinamento delle prove, perche' e' lei stessa la prova nei vari procedimenti instaurati, e, tanto meno, di fuga alla luce del rapporto instaurato con le istituzioni". "A questo punto - ha aggiunto la Volo - la condizione di detenzione e' solo di natura afflittiva. Inoltre ci sono le questioni legate alla sicurezza della Banelli che non possono essere trascurate"

22 dicembre 2004 - LETTERE TERRORISTI A PARENTI, AMICI E COMPAGNI
"La Repubblica"
Lettere a parenti, amici e compagni di Banelli, Morandi e Lioce: intime, aspre, affettuose e provocatorie
"Caro figlio ti spiego perché sono qui" le lettere dal carcere firmate bierre
Ci hanno trattato come mostri. Ma non fu il ministro Scajola a definire Biagi un rompicoglioni? Dov´è allora il senso della realtà?
PAOLA CASCELLA
BOLOGNA - "Cara sorellina?quando pensi a quelli che possono passare tanto tempo in mia compagnia non essere troppo gelosa, sbaglieresti, perché loro non stanno con me, stanno con la detenuta Banelli, al massimo con la mamma di Filippo. Cinzia non è mai stata qui dentro, nemmeno un giorno, e non ci verrà mai, è rimasta fuori con te?". Così Cinzia Banelli non ancora pentita - almeno non ufficialmente - in una lettera da Sollicciano alla sorella Michela. Sono i primi di giugno. Meno di un mese dopo, a luglio, la collaborazione con gli inquirenti che forse ora aprirà le porte della cella a lei e al figlio, nato da pochi mesi. Cartoline dal carcere firmate Bierre.
Cartoline e lettere, fotografie, biglietti d´auguri, telegrammi, copia di proclami orgogliosamente rivendicati, indirizzati ai familiari, ai compagni detenuti (magari mai conosciuti direttamente), agli amici, per informarli dei trasferimenti, per mantenere annodati i fili con i propri cari e il mondo di fuori, per continuare un dibattito politico sempre torrenziale sulla guerra in Iraq, sulle "figure del presidente del Consiglio nelle sedi europee", per inviare a tutti "saluti e stima comunisti, affetto rivoluzionario, abbracci rossi". Riproduzioni di Klee, di Van Gogh, di Frida Kalho e di Mondrian, panoramiche di città +che molti di loro faranno fatica a rivedere: Roberto Morandi, il tecnico dell´ospedale Careggi di Firenze li usa per scrivere alla giovanissima figlia, per spiegarle che la scelta della lotta armata non nasce da un vuoto affettivo: "?tu e la mamma mi bastavate e mi bastate ora e per il futuro. Non mi mancava niente per dare un senso alla mia vita, il problema esistenziale non si è mai posto?. Ma la scelta è dettata dal piano politico, cioè da un altro tipo di necessità, quello di ingaggiare una lotta politica per raggiungere una società comunista che si liberi dallo sfruttamento dell´uomo sull´uomo, dalle divisioni in classi in cui consiste la società attuale".
Nadia Lioce, la dura del commando accusato di aver assassinato Massimo D´Antona a Roma e Marco Biagi a Bologna, se la ride raccontando con orgoglio ai compagni delle vecchie Br, chiusi in carcere da una quindicina d´anni (per molti, "fine pena mai"), di essersi "tolta qualche sassolino dalle scarpe". Occasione, il processo per l´uccisione dell´agente Polfer Emanuele Petri. Malgrado la prima condanna, il morale è sempre alto. Scrive Lioce da Casellina di Scandicci: "Hanno insistito con la mostrificazione. Mi sono levata lo sfizio di ricordare che eravamo sempre nella XIV legislatura in cui il primo titolare degli Interni (parte civile anch´esso) è stato Claudio Scajola, che si dimise come tutti sanno per le frasi proferite ("Biagi? Un rompicoglioni" ndr)?reietto, ma poi reintegrato nel Consiglio dei ministri?È un fatto che mi è stato offerto su un piatto d´argento. Chi è che manca di senso della realtà?".
Fitta la corrispondenza di Banelli con la sorella che le fa arrivare in carcere tulipani gialli per la Festa della mamma, e le scrive sulla carta da lettere che usano le adolescenti tra bamboline, fiori e pupazzi. Affettuosa, addolorata, ma soprattutto incredula, forse perché convinta dell´estraneità di Cinzia alle accuse: "Non sopporto più di pensarti rinchiusa con Filippo nella "casa del grande fratello" e non riesco più a reagire nel sapere che stai male, che stai sola, che sei in galera non si sa nemmeno perché?.Non dimenticarti mai chi sei e come sei. Poche persone, nel mondo, possono confrontarsi con te per onestà e fermezza". Banelli d´altra parte rassicura la sorella: "Cinzia non è mai stata qui dentro?.è rimasta fuori con te nelle foto sparpagliate sul tuo tavolo?. Ogni tanto Cinzia viene di notte nel giardinetto dei bambini. La sento perché è una foca e inciampa nei giocattoli, forse perché le ho portato via tutti gli occhiali. Viene a vegliare su suo figlio e sulle mie scelte, a dirmi cosa è giusto e cosa è sbagliato per noi. Mi sono fidata di lei per 40 anni, non smetterò certo adesso, in un momento delicato. Spero che questa novella "sofriana" ti faccia capire che non solo mangio e dormo, ma ancora penso". E a un amico Banelli chiarisce: "Questo mondo è meraviglioso, ma spesso cattivo".

22 dicembre 2004 - PERSICHETTI; D'ALI', SOLLECITATA INTERPOL FRANCIA
ANSA:
TERRORISMO: PERSICHETTI; D'ALI', SOLLECITATA INTERPOL FRANCIA
PER INFORMAZIONI NECESSARIE PERCHE' POSSA AVERE PERMESSI PREMIO
Il ministero dell'Interno italiano ha chiesto piu' volte all'Interpol francese informazioni relative alla permanenza nel Paese transalpino di Paolo Persichetti, condannato a 22 anni per terrorismo. Lo ha detto il sottosegretario all'Interno, Antonio D'Ali' rispondendo a un'interpellanza presentata da Graziella Mascia ed Elettra Deiana (Prc). Proprio la mancanza di queste informazioni ha indotto il magistrato di sorveglianza di Viterbo a respingere la richiesta di un permesso premio avanzata da Persichetti.
Deiana e Mascia hanno chiesto quali iniziative il Governo intenda avviare per ottenere dall'Interpol francese una rapido adempimento della richiesta rivolta dalle autorita' giudiziarie italiane. Questo ritardo, hanno sottolineato, "rappresenta un ostacolo all'esercizio dei diritti che la legge prevede per il detenuto e, nello stesso tempo, a una prospettiva piu' generale di reinserimento sociale di Paolo Persichetti".
D'Ali' ha spiegato che il Dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell'Interno, gia' nel dicembre 2003 "interessava l'Interpol francese per acquisire informazioni dettagliate sulla condotta tenuta dal Persichetti in Francia, negli anni dal 1991 al 2002. In assenza di alcun riscontro, la richiesta e' stata reiterata nei mesi di aprile e di maggio di quest'anno, sottolineando, entrambe le volte, il carattere d'urgenza".
Ai primi di settembre, ha proseguito il sottosegretario, "sono pervenute, dall'ufficio francese, informazioni riferite al solo periodo di detenzione in Francia del Persichetti, che sono state immediatamente trasmesse al richiedente ufficio di sorveglianza". Il successivo 12 settembre, ha rilevato, il Dipartimento "ha provveduto ad interessare nuovamente l'ufficio transalpino, precisando ulteriormente che le informazioni a suo tempo richieste dal magistrato di sorveglianza di Viterbo dovevano intendersi riferite all'intero periodo della permanenza in Francia del Persichetti. Anche per quest'ultima richiesta - conclude - assicuro che e' gia' stato inoltrato un nuovo messaggio di sollecito all'Interpol francese".

22 dicembre 2004 - GUP NEGA DOMICILIARI A BANELLI
ANSA:
TERRORISMO: BR; GUP NEGA DOMICILIARI A BANELLI
Il Gup del Tribunale di Roma Luisanna Figliolia ha negato gli arresti domiciliari alla pentita delle Br Cinzia Banelli.
Un'istanza in tal senso era stata presentata ieri dal legale della pentita, detenuta nel carcere di Sollicciano, l'avvocato Grazia Volo.
La procura di Roma aveva espresso parere favorevole all' istanza presentata dal legale della Banelli. Quello dei pm Franco Ionta, Pietro Saviotti ed Erminio Amelio era stato un primo, significativo segnale, dopo la richiesta, accolta durante il processo alla prima pentita delle nuove Brigate Rosse e ad altri 17 presunti brigatisti imputati nella capitale dell'omicidio del professor Massimo D'Antona e a Bologna di quello di Marco Biagi, di rito abbreviato accolta anche per Laura Proietti.
Se fosse stata accolta l'istanza, Cinzia Banelli non avrebbe tuttavia lasciato il carcere di Sollicciano, dove e' richiusa da oltre un anno. La donna, infatti, e' detenuta anche per l' uccisione di Marco Biagi e quindi, dopo l' ipotetico si' della magistratura romana, sarebbe stato necessario anche quello del gip di Bologna.
Secondo il gup Luisanna Figliolia, che sara' in udienza durante il processo a Banelli e Proietti che comincera' a Roma il 14 gennaio, per la Compagna So permane l'esigenza della custodia cautelare in carcere, cosa che invece non avevano ritenuto piu' necessario i pm capitolini.
Cinzia Banelli, con lo sconto di pena e il ricorso al rito abbreviato, potrebbe tuttavia subire una condanna molto minore a quella derivante dalle accuse di banda armata, omicidio e rapina di cui deve rispondere. Una condanna che potrebbe essere contenuta tra gli 8 e i 12 anni derivante anche dalla collaborazione fornita dall' ex brigatista.
La "Compagna So" ha infatti delineato ruoli e compiti di quei militanti dell' organizzazione da lei conosciuti; ha fornito le password dei computer suo e di Roberto Morandi dai quali gli inquirenti di Roma, Bologna e Firenze hanno ricavato una parte consistente dell' archivio dell' organizzazione; ha rivelato operazioni di autofinanziamento del gruppo eversivo (in Toscana) delle quali si ignorava la matrice.
Si tratta di elementi che gia' avevano indotto i magistrati romani a rivolgersi al Viminale per sollecitare l' avviamento della procedura di inserimento della Banelli nel programma di protezione.
L'esigenza della misura cautelare in carcere, secondo quanto si e' appreso, e' stata motivata dal gup Figliolia con il pericolo di inquinamento delle indagini sulle Br da parte di Cinzia Banelli. Pericolo che, secondo la difesa, contrasterebbe con la collaborazione fornita dalla stessa Compagna So. Inoltre, secondo quanto si e' appreso, il gup non avrebbe formalmente preso visione del piano di protezione di cui beneficera' la pentita delle Br.

TERRORISMO: BANELLI; GUP, POTREBBE SOTTRARSI AL GIUDIZIO
COLLABORAZIONE SARA' VALUTATA SOLO IN GIUDIZIO
La collaborazione fornita da Cinzia Banelli e in particolare le dichiarazioni rese durante l'incidente probatorio che consenti' agli investigatori di decrittare, tra l'altro, l'archivio informatico delle Br saranno "valutate solo in giudizio". E' quanto sostiene il gup Luisanna Figliolia nelle motivazioni addotte al provvedimento che ha negato gli arresti domiciliari alla pentita delle Br.
E proprio il pentimento della Banelli, addotto come motivazione all'assenso ai domiciliari da parte della procura di Roma, e' al centro del dispositivo del gup secondo il quale sussistono le esigenze cautelari in carcere in quanto la Banelli potrebbe "sottrarsi al giudizio".
"L'eventuale assunzione - scrive il gup - del ruolo di collaboratore di giustizia, l'applicazione dello speciale programma di protezione previsto dalla legge, l'eventuale estromissione dell'imputato dal sodalizio delinquenziale, l'ammissione del fatto da parte dello stesso, sono tutti elementi che non fanno di per se' automaticamente venir meno le originarie esigenze cautelari, ma costituiscono emergenze da valutare caso per caso sulla base delle modalita' tutte del comportamento collaborativo e del relativo contenuto per valutare poi l'effettivo vanificarsi o meno delle esigenze di giustizia in questione".
Secondo il gup Cinzia Banelli potrebbe sottrarsi agli obblighi conseguenti l'applicazione degli arresti domiciliari e potrebbe sottrarsi alla celebrazione del giudizio, ossia il rito abbreviato che comincera' a Roma a gennaio.
Il gup fa poi riferimento alle procedure avviate e chieste dalla procura per garantire alla Banelli il programma di protezione ("ancora in itinere") e alla richiesta degli stessi pm di un supposto pericolo per la incolumita' della ex compagna So in caso della continuazione della detenzione in carcere. Secondo il gup se si ritenesse la detenzione "una allarmante situazione di pericolo l'unica misura idonea, allo stato, da assicurare la salvaguardia fisica della stessa e' quella della custodia cautelare in carcere, anche avuto riguardo alla circostanza che la procedura di riconoscimento dello status di collaboratore di giustizia risulta al momento solo in 'itinere"".

TERRORISMO: BR; BANELLI; GUP,IN CARCERE FINO A GIUDIZIO
POTREBBE SOTTRARSI A DIBATTIMENTO. AVV.VOLO,SI E' SOLO INCASSATO
Un Natale in carcere per la prima pentita delle cosiddette nuove Br. Cinzia Banelli restera' nel penitenziario di Sollicciano, dove e' detenuta da un anno, fino al giudizio, ("a cui potrebbe sottrarsi") fino al 14 gennaio quando si celebrera' il rito abbreviato a Roma. E' quanto ha deciso il gup del tribunale capitolino, Luisanna Figliolia, che ha respinto la richiesta di arresti domiciliari spiegando che intende anche valutare il pentimento della Banelli proprio durante il dibattimento.
Chi pensava a un esito scontato della vicenda processuale per la ex Compagna So, a un avvicinamento al processo con un periodo di detenzione da fare in un luogo protetto dallo Stato, non certo in carcere, in modo da poter badare da mamma non piu' detenuta al figlio di nove mesi, e' stato smentito. Secondo il gup restano le esigenze di custodia cautelare per Cinzia Banelli che a giudizio del giudice potrebbe addirittura sottrarsi al giudizio.
Sulla scarcerazione era stato valutato come un presagio favorevole l'ok dato dalla procura di Roma. Ma il gup Luisanna Figliolia nelle motivazioni con cui ha respinto l'istanza del legale della Banelli, l'avvocato Grazia Volo, ha spiegato che intende aspettare la discussione in un'aula di giustizia, per valutare le rivelazioni della ex compagna So, ascoltata in videoconferenza per giorni nel ottobre scorso durante l'incidente probatorio proprio dallo stesso gup che le ha negato la scarcerazione.
"L'eventuale assunzione - scrive il gup - del ruolo di collaboratore di giustizia, l'applicazione dello speciale programma di protezione previsto dalla legge, l'eventuale estromissione dell'imputato dal sodalizio delinquenziale, l'ammissione del fatto da parte dello stesso, sono tutti elementi che non fanno di per se' automaticamente venir meno le originarie esigenze cautelari, ma costituiscono emergenze da valutare caso per caso sulla base delle modalita' tutte del comportamento collaborativo e del relativo contenuto per valutare poi l'effettivo vanificarsi o meno delle esigenze di giustizia in questione".
Il gup ha fatto poi riferimento alle procedure avviate e chieste dalla procura per garantire alla Banelli il programma di protezione ("ancora in itinere") e alla richiesta degli stessi pm di un supposto pericolo per la incolumita' della ex compagna So in caso della continuazione della detenzione in carcere. Secondo il gup se si ritenesse la detenzione "una allarmante situazione di pericolo l'unica misura idonea, allo stato, da assicurare la salvaguardia fisica della stessa e' quella della custodia cautelare in carcere, anche avuto riguardo alla circostanza che la procedura di riconoscimento dello status di collaboratore di giustizia risulta al momento solo in 'itinere"".
Spiega di non voler far polemiche l'avvocato Grazia Volo che tuttavia ha puntualizzato: "Si deve scegliere una linea con chiarezza, Cinzia Banelli ha dato un contributo fondamentale alla indagine sulle Br e se si incassa poi si deve anche pagare". "Siamo tutti d'accordo che la Banelli ha dato un contributo fondamentale sia al processo, sia alle indagini - ha concluso l'avvocato Volo - ma mi pare di capire dalle motivazioni che il gup vuole aspettare il dibattimento per valutarle. Non mi risulta vi siano problemi al ministero per il programma di protezione, ma per poter renderlo operativo occorre che la Banelli esca dal carcere".

TERRORISMO: BANELLI; AVV VOLO,SI SCELGA LINEA CON CHIAREZZA
NESSUN PROBLEMA PROGRAMMA PROTEZIONE, MA OCCORRE SCARCERAZIONE
"Si deve scegliere una linea con chiarezza: Cinzia Banelli ha dato un contributo fondamentale alla indagine sulle Br e se si incassa poi si deve anche pagare". E' questo il commento dell'avvocato Grazia Volo, legale di Cinzia Banelli, dopo le decisioni del gip del Tribunale di Roma che ha respinto l'istanza della stessa Volo degli arresti domiciliari per la ex compagna So.
L'avvocato Volo spiega di "non voler fare alcuna polemica" dopo le decisioni assunte da gip ma spiega che sulla Banelli occorre adottare "una linea di chiarezza". "Siamo tutti d'accordo che ha dato un contributo fondamentale sia al processo che alle indagini - ha detto l'avvocato Volo - ma mi pare di capire dalle motivazioni che il gup vuole aspettare il dibattimento per valutarle".
Quanto al programma di protezione che, secondo quanto scrive il gip Luisanna Figliolia sarebbe solo 'in itinere", l'avvocato Volo ha detto: "Non mi risulti ci siano problemi al ministero per il programma di protezione, ma per poter renderlo operativo occorre che la Banelli esca dal carcere". L'avvocato Volo ha reso noto che si riserva di presentare ricorso alla decisione del gup.

23 dicembre 2004 - RIESAME SI RISERVA SU DOMICILIARI A SARACENI
ANSA:
TERRORISMO: BR; RIESAME SI RISERVA SU DOMICILIARI A SARACENI
Il tribunale del Riesame di Roma si e' riservato la decisione sull'istanza per la concessione degli arresti domiciliari a Federica Saraceni, la presunta brigatista rinviata a giudizio, con altre 16 persone tra cui la pentita Cinzia Banelli e Nadia Desdemona Lioce, per l'omicidio del professor Massimo D'Antona.
Oggi si e' svolta nel tribunale di Roma l'udienza, durante la quale la procura ha ribadito le accuse alla Saraceni, detenuta da oltre un anno, spiegando la necessita' della custodia cautelare in carcere.
I legali della presunta brigatista, gli avvocati Franco Coppi e Francesco Misiani, hanno chiesto la revoca della misura cautelare in carcere, anche sulla scorta del pronunciamento della Cassazione che ad ottobre scorso annullo' con rinvio "per vizio di motivazione" un'ordinanza di custodia cautelare per l'accusa di omicidio del giuslavorista, che non intacco', tuttavia, il quadro indiziario per l'accusa di banda armata.

24 dicembre 2004 - SCALZONE A PERSICHETTI, SOSPENDI SCIOPERO FAME
ANSA:
TERRORISMO: SCALZONE A PERSICHETTI, SOSPENDI SCIOPERO FAME
UN appello a sospendere lo sciopero della fame e' stato rivolto da Oreste Scalzone a Paolo Persichetti, l'ex terrorista estradato dalla Francia in Italia nell'agosto 2002, detenuto nel carcere di Viterbo, dove dal 13 dicembre scorso ha iniziato questa forma di protesta, dopo che gli e' stato rifiutato un permesso.
Scalzone, leader della comunita' dei rifugiati italiani a Parigi e portavoce di un Comitato che si e' costituito nei giorni scorsi, ha chiesto a Persichetti di "almeno sospendere, se non vuol recedere" dalla protesta, e di dare al Comitato stesso "un mese di tempo" per portare avanti una serie di iniziative.
Prima fra tutte - ha detto Scalzone - "quella di sollecitare, anche con un nostro sciopero della fame", l'Interpol francese a dare quelle informazioni sulla permanenza nel paese transalpino di Persichetti, in assenza delle quali la magistratura romana avrebbe respinto la richiesta di un permesso dell'ex terrorista.
Del 'Comitato Persichetti' fanno parte rifugiati italiani degli Anni di piombo, avvocati, esponenti della sinistra francese, della Lega per i diritti dell'uomo ed ex insegnanti e colleghi di Persichetti, che era assistente all' Universita' di Parigi VIII.
Persichetti ha gia' scontato otto dei 22 anni di condanna per il concorso "morale" nell'assassinio del generale Licio Giorgieri.

31 dicembre 2004 - NOMINE QUESTORI: DAI GIORNALI
"Il Messaggero"
La prima intervista . E' stato capo della Digos durante gli "anni di piombo": arrestò il quarto uomo del rapimento Moro Fulvi: "Torno a Roma, il regalo più bello" Il nuovo questore: "La sicurezza non riguarda solo la polizia, il primo custode è il cittadino"
di PAOLA VUOLO
"Diventare questore di Roma è la gratificazione più alta che potessi avere". Lo dice tutto d'un fiato Marcello Fulvi e non fa giri di parole. Questore di Bologna, 58 anni, per Fulvi, che prende il posto di Nicola Cavaliere, questo è un ritorno a casa. Perché lui è stato a capo della Digos durante gli anni del terrorismo e arrestò Germano Maccari (morto il 27 agosto del 2001), considerato il quarto uomo del sequestro di Aldo Moro. "Torno a Roma con gioia - dice Fulvi - dove ho già lavorato bene".
Cosa vuol dire tornare a Roma come questore?
"Roma è la prima città d'Italia e il mio è un grandissimo impegno. E' la capitale ed è teatro di grandi eventi, che hanno risonanza internazionale, e sono stati gestiti con grande professionalità e valore dai colleghi che hanno ricoperto l'incarico prima di me. Per questo terrò conto del loro lavoro, di quello che hanno fatto e non ho intenzione di stravolgere nulla. Sarebbe da parte mia una enorme ingenuità".
Parliamo di sicurezza .
"In generale c'è da dire che quello della sicurezza è un concetto che si è evoluto. Il cittadino fa richieste meno generiche, vuole potersi muovere per la città senza paure, senza rischiare nulla. E allora la risposta non può essere che di attenzione per i servizi di prevenzione, oggi il concetto di sicurezza non riguarda soltanto la polizia. La mia idea è che bisogna mettersi in relazione con le altre istituzioni, con i pubblici ufficiali che si muovono sul territorio e danno sicurezza. Bisogna capire bene i bisogni e le esigenze particolari che ci sono nei diversi quartieri della città, penso a una sicurezza mirata per tutti, tenendo conto di tutto, dal centro alla periferia. La questura di Roma ha sperimentato più volte esperienze di grande impatto come le grandi manifestazioni e si può lavorare in questa direzione, ma c'è da dire anche che quello che non c'è oggi, può verificarsi domani. Noi inseguiamo gli eventi, ma il primo custode della sicurezza è il cittadino".
Roma è una capitale a rischio di attentati terroristici e lei è stato per anni nell'antiterrorismo
"Certo non era quello attuale che suscita più preoccupazioni per tutti i paesi occidentali, dove l'allarme è elevato. Le scelte di queste organizzazioni terroristiche internazionali è di ottenere un effetto di intimidazione, ma soprattutto sono azioni, penso alle Torri gemelle e all'attentato di Madrid, che minano il cittadino che non si sente più al sicuro. L'Italia ha già conosciuto tutto questo negli anni di piombo, ma in maniera minore. Occorre lavorare non solo con la prevenzione, che non basterebbe da sola, ci vogliono anche attività d'informazioni e di difesa e per gli obiettivi che a Roma sono ritenuti più a rischio, c'è un'ottima Digos".
Lascia Bologna con la conclusione dell'indagine sull'omicidio di Marco Biagi
"E' stata un'indagine difficile, complessa, avevamo istituito un pool di investigatori, c'erano anche agenti della Digos di Roma e di altre città. Il pool aveva un nome: gruppo Biagi. L'inchiesta è finita con il giudizio abbreviato per Cinzia Banelli e il rinvio a giudizio per gli altri".
L'ultimo giorno dell'anno sarà il primo di Marcello Fulvi come questore. E dice, "non posso nasconderlo, sono davvero emozionato".
 
 
 


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