Almanacco dei misteri d' Italia
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febbraio 2004 |
1 febbraio 2004 - IL MAB E IL TERRORISMO
"Il Corriere della sera"
L'arma dei terroristi
Un fucile mitragliatore, una storia. Il Mab (Moschetto automatico Beretta) recuperato l'altra notte dalla polizia ad Ardea è un'arma unica nel panorama militare italiano. E, dagli anni Settanta in poi, anche in quello terroristico. Dopo aver equipaggiato i reparti d'assalto (in particolare paracadutisti e lagunari) nell'ultimo conflitto mondiale, il Mab, con proiettili calibro 9 e "calcio" modificato, venne utilizzato dalle forze dell'ordine, carabinieri e polizia, fino a vent'anni fa per essere poi sostituito dalla più comoda mitraglietta M12. Gli "anni di piombo" segnarono purtroppo la "rinascita" del fucile mitragliatore, con le azioni dell'eversione armata di sinistra e di destra. E a Roma anche della famigerata Banda della Magliana. Il Mab è legato infatti alla vicende delle Brigate Rosse e a quelle dei Nuclei Armati Rivoluzionari. È comparso nella strage di via Fani, nell'assalto Br ad una caserma dell'Aeronautica militare, in agguati a poliziotti e carabinieri, in rapine in banca e a furgoni blindati e perfino nei sequestri di armi ed esplosivi che seguirono la strage di Bologna (gennaio '81 sul treno Taranto-Milano).
2 febbraio 2004 - LAUREA AD HONOREM POST MORTEM A CARLO CASALEGNO
ANSA:
GIORNALISTI: LAUREA AD HONOREM POST MORTEM A CARLO CASALEGNO
DA UNIVERSITA' TORINO A VICEDIRETTORE LA STAMPA UCCISO DALLE BR
Al giornalista Carlo Casalegno, ucciso dalle Brigate Rosse nel '77 quando ricopriva la carica di vicedirettore de "la Stampa", l' Universita' di Torino conferira' la laurea honoris causa alla memoria in Giurisprudenza il 10 febbraio.
Casalegno, che aveva 61 anni, il 16 novembre del 1977, attorno alle 14, venne atteso nell' androne di casa da quattro terroristi: Patrizio Peci, Pietro Panciarelli, Vincello Acella e Raffaele Fiore. Fu Fiore, impugnando una Nagant con silenziatore,a sparargli quattro colpi alla testa. Il commando fuggi' a bordo di una '500 e pochi minuti dopo rivendico' l' attentato telefonando alla sede torinese dell' Ansa: "Qui Brigate Rosse, abbiamo giustiziato noi il servo dello Stato Carlo Casalegno". Il giornalista non mori' subito, ma dopo una lunga agonia che fini' tragicamente il 29 novembre.
Casalegno, tra i fondatori nel '42 del Partito d' Azione torinese assieme a Norberto Bobbio e altri intellettuali, prima di iniziare la carriera giornalistica, fu, per un breve periodo, insegnante di lettere in un liceo di Casale. Da tempo, prima dell' attentato, Casalegno teneva su "La Stampa" una rubrica intitolata "Il nostro Stato" in cui svolgeva coraggiose analisi sulla situazione politica italiana. "C'e' stata una lunga tolleranza - scrisse tra l' altro - per le violenze nelle scuole e nelle fabbriche, negli uffici e nelle piazze. Alla debolezza nelle indagini e degli interventi delle forze di polizia si sono aggiunte indulgenze e distrazioni della magistratura. Anche il ricatto intellettuale di certi maitre-a-penser ha condizionato le reazioni di una parte della classe politica".2 febbraio 2004 - OMICIDIO BIAGI; CHIESTE CATTURE BLEFARI E MEZZASALMA
ANSA:
TERRORISMO: BIAGI; CHIESTE CATTURE BLEFARI E MEZZASALMA
UN FURGONE UTILIZZATO PER L' 'ISTRUTTORIA'
Un furgone bianco affittato nel dicembre 2001 dalla brigatista Diana Blefari Melazzi potrebbe essere servito per compiere "l' istruttoria" su Marco Biagi, utilizzandolo anche come ricovero per bici e ciclomotori serviti per i pedinamenti. E tra le carte sequestrate ai brigatisti, una fa riferimento alla possibilita' di parcheggiare il furgone in alcune vie della zona attorno allo stadio di Bologna.
E' uno degli spunti contenuti nella richiesta di ordinanze di custodia cautelare formulate dalla Procura del capoluogo emiliano a carico di Diana Blefari Melazzi, arrestata a dicembre dai Pm di Roma, e Marco Mezzasalma, considerato il capo delle Br dopo l' arresto di Nadia Lioce e la morte di Mario Galesi, arrestato a fine ottobre durante le indagini della procura romana sulle Br. I magistrati bolognesi indagano sull' omicidio del prof.Biagi, assassinato il 19 marzo 2002.
A carico di Diana Blefari oltre al noleggio del furgone, che venne restituito dopo aver percorso circa 1200 km, c' e' anche la traccia di una telefonata partita dal suo celleulare rimasta impressa a meta' febbraio 2002, un mese prima dell' omicidio, in una "cella" della zona vicino all' Universita' di Modena, dove Biagi insegnava.
Mezzasalma, invece, sarebbe stato a Bologna tra il 16 e il 18 febbraio 2002. Un sabato, una domenica e un lunedi'. Sabato e domenica Mezzasalma era, cosa normale, a casa dal lavoro, mentre lunedi' prese un giorno di ferie. E in uno di quei tre giorni e' stato venduto nel capoluogo emiliano il 'city pass' per la rete degli autobus di Bologna trovato proprio a casa di Mezzasalma. Mezzasalma era gia' indagato per l' omicidio Biagi da prima del Natale scorso.
L' inchiesta condotta dal Pm di Bologna Paolo Giovagnoli ha portato a quattro ordinanzne di custodia cautelare: accusati di aver partecipato all' assassinio del giuslavorista con ruoli diversi sono Nadia Desdemona Lioce, Simone Boccaccini, Cinzia Banelli e Roberto Morandi. Secondo la ricostruzione dell' indagine di Giovagnoli anche Mario Galesi, il Br morto nella sparatoria sul treno Roma-Firenze, prese parte all' omicidio. Tra le prove contro le nuove Br - tra l' altro - anche un documento, trovato nel materiale informatico sequestrato a Cinzia Banelli, ritenuto "una bozza di lavoro di un bilancio consuntivo, ma forse anche preventivo, dell' azione Biagi". Nel computer di Morandi, poi, gli investigatori hanno 'riesumato' un documento di 17 fogli che ricostruisce l' istruttoria brigatista su Biagi.5 febbraio 2004 - NUOVE BR: FLOPPY CON INCHIESTE PER 3 ATTENTATI ?
ANSA:
TERRORISMO: IN FLOPPY DI SARACENI INCHIESTE PER 3 ATTENTATI
Gli inquirenti romani che indagano sulle Nuove Brigate Rosse hanno sequestrato a Federica Saraceni, arrestata lo scorso ottobre, un floppy-disk in cui sarebbero contenute tre inchieste relative ad altrettanti attentati da mettere a segno entro il 1999.
Il floppy conterrebbe l'intero percorso delle tre inchieste sugli obiettivi scelti dalle nuove Brigate Rosse e i motivi che portarono i militanti a recedere da quegli obiettivi, poiche' non facilmente raggiungibili. Successivamente, l'obiettivo divento' il giuslavorista Massimo D'Antona, e l'attentato fu messo a segno il 20 maggio 1999.TERRORISMO:OBIETTIVI; SEDI CGIL, CISL E COMMISSIONE SCIOPERI
Le sedi nazionali della Cgil, della Cisl e della Commissione di garanzia sugli scioperi (quest' ultima oggetto di un attentato nel maggio 2000 rivendicato dai Nipr): erano questi gli obiettivi delle inchieste Br emersi nel floppy disk sequestrato a Federica Saraceni.
Gli esperti della scientifica hanno recuperato un file cancellato contente 80 pagine nei quali erano indicati percorsi e modalita' delle azioni che, negli intenti dei brigatisti, dovevano avvenire nel mese di gennaio '99, in contemporanea. L' obiettivo si sposto' poi su Massimo D' Antona nel quadro di un innalzamento del livello di scontro deciso dall' organizzazione come risposta alle politiche del lavoro decise dal Governo.TERRORISMO:SARACENI;DIFENSORE,NON SO NULLA DI QUESTA VICENDA
"Non so nulla di questa vicenda". Lo ha detto l' avvocato Francesco Misiani, uno dei difensori di Federica Saraceni, dopo aver appreso che da un floppy disk sequestrato alla sua assistita emergerebbe che le br avrebbero progettato tre attentati in alternativa all' agguato a Massimo D' Antona.
"Ho bisogno di informarmi - ha aggiunto il penalista, un tempo magistrato della procura di Roma - prima di esprimere un parere". Nell' inchiesta dei pm romani Franco Ionta e Pietro Saviotti sulle Brigate Rosse, Federica Saraceni, figlia dell' ex magistrato ed ex parlamentare Luigi Saraceni, e' indagata per concorso nell' omicidio del consulente dell' allora ministro del Lavoro Antonio Bassolino.TERRORISMO: PER I PM FEDERICA SARACENI FECE LE INCHIESTE
NEL POMERIGGIO A REBIBBIA L' INTERROGATORIO DELLA PRESUNTA BR
Per i pm che indagano sulle Br il contenuto del floppy disk sequestrato a Federica Saraceni conferma che la presunta brigatista svolse indagini per conto dell' organizzazione e, in particolare, proprio quelle relative ai tre attentati, da attuare con l' uso di dinamite, progettati per l' inverno del '99. Di questo la donna, che si e' sempre proclamata estranea ai fatti, dovra' rispondere oggi pomeriggio nel corso di un interrogatorio al quale sara' sottoposta dai pm Franco Ionta e Pietro Saviotti nel carcere di Rebibbia.
Il convincimento degli inquirenti che la presunta br sia uno degli autori delle inchieste scaturisce da alcuni fattori: il documento contiene i riferimenti "sono sicura", quindi riconducibile ad una donna, e, a proposito di una osservazione compiuta su uno degli obiettivi, "non sono riuscita a distinguere perche' non ci vedo bene" che, per chi indaga sulle Br, riporta alla memoria alcune deposizioni della Saraceni che affermava di avere problemi di vista.
Dal documento emergono altri particolari: ad esempio che la condizione principale per l' attuazione degli attentati da parte delle Br nell' inverno del '99 fosse quella che non ci fossero vittime. "Per quel che riguarda il posizionamento dell' ordigno all' ingresso principale - e' detto nel documento di 80 pagine prelevato dal file cancellato - un aspetto problematico e' quello di avere garanzia di attivare l' esplosione in una condizione di assenza di veicoli e di pedoni. Questa condizione si deve verificare contemporaneamente nell' area dei tre obiettivi".
Quanto alle modalita' delle esplosioni, nel documento si afferma: "potrebbe essere utilizzato un innesco con miccia e accensione manuale, sistema semplice e quindi piu' sicuro di altri. Questo comporta avere la garanzia che la zona rimanga libera per tutto il tempo necessario a raggiungere l' obiettivo". In alternativa, scrive l' autore delle inchieste, "si potrebbe utilizzare il timer, che farebbe risparmiare il tempo di accensione della miccia" o ricorrere "all' impiego di un radiocomando che consente di separare il posizionamento dell' ordigno dalla sua attivazione".TERRORISMO: GLI ATTENTATI DOVEVANO AVVENIRE DI NOTTE
LA PATERNITA' SAREBBE STATA RIVENDICATA DAI NIPR
(ANSA) - ROMA, 5 FEB - Dovevano avvenire di notte i tre attentati che i nuovi brigatisti rossi avevano pensato di organizzare a Roma, con tutta probabilita' nella primavera del 1999. L' "inchiesta" per la preparazione delle azioni, condotta - secondo gli inquirenti - da Federica Saraceni con la collaborazione di una o piu' persone, era cominciata nel gennaio di quell' anno e si era svolta sempre nelle ore notturne.
Secondo la prassi brigatista, riscontrata in molti altre circostanze, il lavoro e' stato registrato minuziosamente: localizzazione, orari, flussi del traffico, passaggi di mezzi pubblici e delle forze dell' ordine, le possibili staffette da utilizzare. Tutto finalizzato a individuare l' orario piu' conveniente per compiere l' attentato. Cosi' come e' stato annotato chiaramente che le tre sedi prescelte dovevano essere colpite contemporaneamente.
Tenendo conto che dagli sviluppi delle indagini recenti sulle nuove Br e' risultato che lo stesso gruppo rivendicava con sigle diverse gli attentati in base al 'peso' e all' importanza degli obiettivi, e' molto probabile che la rivendicazione delle tre azioni contro le sedi della Cgil, della Cisl e della Commissione di Garanzia sugli scioperi avrebbe portato la firma dei Nipr (Nuclei Iniziativa Proletaria Rivoluzionaria). E' la sigla che si attribui' la paternita' dell' attentato che nel maggio del 2000 colpi' proprio la sede della Commissione di garanzia sugli scioperi. La stessa utilizzata anche per la bomba fatta scoppiare a Roma la notte del 10 aprile 2001 nella sede dell' Istituto di Affari Internazionali, in via Brunetti.TERRORISMO: FEDERICA SARACENI NON RISPONDE AI PM SU FILE
LA PRESUNTA BR SI RISERVA DI RISPONDERE SUCCESSIVAMENTE
Si e' avvalsa della facolta' di rispondere ai magistrati sul contenuto del documento recuperato da un file Federica Saraceni. Sentita nel pomeriggio dai pm Pietro Saviotti e Franco Ionta, l' indagata, assistita nell' occasione dall' avvocato Francesco Misiani, si e' riservata di dare la propria versione dei fatti in un' altra occasione. La Saraceni, secondo quanto si e' appreso, ha invece risposto alla richiesta di precisazioni su altri aspetti relativi alla sua posizione. Su questi ultimi, pero', non sono trapelati particolari5 febbraio 2004 - TERRORISMO: NTA, INTERROGATO LUCA RAZZA
ANSA:
TERRORISMO: NTA, INTERROGATORIO IN CARCERE PER LUCA RAZZA
IL GIOVANE FRIULANO RISPONDE ALLE DOMANDE DEL PM
E' cominciato stamane e dovrebbe concludersi nel pomeriggio, nel carcere di Venezia, l'interrogatorio di Luca Razza, il giovane pubblicista udinese arrestato il 22 gennaio scorso nell'ambito dell'inchiesta veneziana sugli Nta, i Nuclei Territoriali Antimperialisti operanti tra Veneto e Friuli dal 1995.
Il giovane, che gia' dopo l'arresto si era dichiarato disponibile a chiarire la sua posizione con il pm Luca Marini, starebbe rispondendo a tutte le domande del rappresentante dell'accusa, assistito dagli avvocati Lorenzo Fabbro, di Udine, e Maria Luisa Borgo, di Venezia. Iniziato in mattinata, l'interrogatorio e' stato sospeso per una breve pausa pranzo ed e' poi ripreso.
Razza, ritenuto il telefonista del gruppo, era stato arrestato insieme a Gianantonio Pigat, 30 anni, di Tavagnacco (Udine), nell'ambito di un'operazione della Digos che aveva compiuto anche varie perquisizioni. Da quell'operazione era emerso il nome di un terzo indagato friulano, Fabio Sgarbul, mentre nei giorni successivi era stato arrestato anche Gianluca Cosattini, di Campoformido (Udine) elettricista accusato di aver confezionato il primo degli ordigni utilizzati dagli Nta. Secondo l'accusa sarebbe stato proprio Luca Razza a chiedere a Cosattini di preparare l'ordigno.TERRORISMO: NTA; RAZZA, DIETRO LA SIGLA SOLO LA MIA
Dietro alla sigla dei Nuclei Territoriali Antimperialisti (Nta) ci sarebbe una sola mano, quella di Luca Razza. E' quanto avrebbe sostenuto lo stesso Razza nel suo lungo interrogatorio di oggi di fronte al pm Luca Marini, che da parte sua ne ha segretato i contenuti.
A parlare della linea assunta dal giovane pubblicista friuliano sono stati pero' i suoi avvocati, che hanno sottolineato come Razza abbia escluso che nell'attivita' contestata agli Nta siano implicate altre persone. Razza si sarebbe attribuito insomma tutta la responsabilita' per i documenti degli Nta circolati in questi anni, riconoscendosi anche quella per alcuni attentati di minor rilievo rivenditati da tale sigla.
Il giovane avrebbe invece escluso qualunque coinvolgimento negli episodi piu' gravi, come la bomba al tribunale di Venezia e gli attentati alle sedi Ds di Verona, e soprattutto avrebbe voluto scagionare le altre tre persone rimaste coinvolte nella vicenda: Gianantonio Pigat e Gianluca Cosattini, finiti come lui in carcere, e Fabio Sgarbul, che e' solo indagato.
Sarebbe stata proprio la volonta' di affermare l'estraneita' dei due amici in carcere, cosi' come quella del quarto indagato che nemmeno avrebbe conosciuto, a spingere Razza a dirsi disponibile a parlare con il pm gia' in occasione dell'interrogatorio di garanzia dopo l'arresto. E oggi, in un colloquio durato cinque-sei ore, si sarebbe anche detto pronto a sottoporsi ad una perizia fonica per dimostrare che era stato lui e non Sgarbul - indagato proprio per l'esito positivo di un analogo esame - il telefonista che, il 17 novembre 2001, fece trovare a Mestre due copie di un documento di rivendicazione dell'attentato al Palazzo di giustizia di Venezia di alcuni mesi prima. Una rivendicazione cui del resto gli inquirenti non avevano mai creduto.
Quanto alla lista di attentati attribuiti agli Nta - una quindicina dal 1996 ad oggi - Razza avrebbbe distinto fra quelli sui quali la rivendicazione con tale sigla era semplice millanteria e alcuni episodi minori in cui avrebbe ammesso un proprio ruolo, prendendo pero' le distanze da altri di maggiore rilievo e su cui - hanno precisato i legali - ulteriori indagini saranno condotte dalle procure territorialmente competenti. E' dunque nella produzione documentale che l'attivita' di Razza si sarebbe concentrata, e questo grazie - hanno ancora rilevato i difensori - all'intelligenza, alla capacita' di elaborazione e all'ottima memoria del loro assistito che, hanno sottolineato, non ha alcun collegamento con strutture politiche clandestine. "Gli Nta insomma - hanno sintetizzato gli avvocati Lorenzo Fabbro e Maria Luisa Borgo - sono lui".
Fra i documenti di cui Razza si sarebbe attribuito la paternita' anche quello fatto trovare a Verona dopo la morte di Marco Biagi, poco prima che partisse la rivendicazione da parte delle Br, e che lui avrebbe lasciato nella citta' veneta in una tappa di un suo viaggio verso Bergamo per motivi personali. Insomma, secondo la linea difensiva assunta da Razza - e che evidentemente tende ad una derubricazione del reato associativo contestatogli - gli Nta non sarebbero altro che il frutto della fantasia di una sola persona, della sua capacita' di millantare credito anche su episodi tratti dalla cronaca e della sua abilita' nel mutuare i linguaggi e gli schemi ideologici di organizzazioni terroristiche come le Br, nei confronti delle quali sembravano essere emerse - nell'ultima fase degli Nta - significative contiguita'.
Da parte sua il pm Marini si e' dichiarato soddisfatto dell' esito dell'interrogatorio, rilevando che sono emersi elementi per ulteriore attivita' istruttoria. Marini, che indaga per il reato di associazione sovversiva, non ha escluso che la competenza sul fascicolo possa passare in futuro alla competenza della procura di Trieste.
Quanto alle ragioni che avrebbero spinto Razza ad inventarsi la sigla degli Nta, a compiere alcuni attentati minori e a produrre una serie di documenti non privi di spessore teorico, i legali le hanno ricondotte ad un lungo periodo di "disagio psicologico" legato a vicende personali. Disagio che tuttavia non avrebbe impedito al trentaseienne friulano di inventarsi un'articolata struttura per gli Nta, costituita da varie cellule - intitolate Spazzali, Pulcini, Feltrinelli, Cartolini e Kilster, ma che per i difensori "non esistono" - e di tentare di accreditarsi presso le Br al punto che un'annotazione della brigatista pisana Cinzia Banelli dimostrerebbe come gia' nel 2000 questa organizzazione valutasse l'opportunita' di cercare contatti con il gruppo friulano. Tra gli episodi per i quali Razza avrebbe ammesso il proprio coinvolgimento, il primo della serie attribuita agli Nta, quello contro l'auto di un militare statunitense a Spilimbergo: per tale episodio era stato arrestato il 24 gennaio Gianluca Cosattini, che avrebbe confezionato per conto di Razza la caffettiera esplosiva usata nell'attentato, ma che poi non avrebbe svolto alcun ruolo nella vicenda. Un ruolo Razza l'avrebbe avuto anche nell'incendio di un' auto parcheggiata presso la concessionaria Toyota di Udine nel 1997, volta a colpire un simbolo dell""imperialismo giapponese". I danneggiamenti alle auto, in particolare ai danni di militari Usa di stanza ad Aviano, rappresentano del resto circa la meta' degli episodi rivendicati dagli Nta. Oltre a questi, vanno contati i tre attentati contro sedi dei Ds nel 1999 (due a Verona e uno a Roma) e lo scoppio di un rudimentale ordigno ai danni dell'Ince di Trieste il 15 settembre 2000, anche se le indagini sugli Nta si sono incrociate anche con quelle sull'attentato del 20 ottobre scorso al centro Informest di Gorizia, rivendicato da un documento a firma "Brigate rosse - Guerriglia metropolitana per la costruzione del fronte combattente antimperialista".
All'epoca dell'attentato all'Ince di Trieste risale invece una corposa risoluzione strategica degli Nta-Pcc, Nuclei Territoriali Antimperialisti per la costruzione del Partito comunista combattente, sigla comparsa per la prima volta in un volantino fatto trovare l'11 dicembre 1995 a Sacile. Un documento di 14 pagine sulla cui copertina compariva una stella tradizionale a cinque punte, in cui si criticava la politica imperialista usa-Nato, l'industria bellica mondiale, il "progetto neo-corporativo governo-Confindustria-sindacati", e si facevano i nomi di vari esponenti politici contestati, da Fassino a Berlusconi.
Per l'11 febbraio e' intanto fissato presso il Tribunale della liberta' l'esame del ricorso contro l'ordinanza di custodia cautelare per Razza e Gianantonio Pigat.TERRORISMO:NTA;SOLO UN SINGOLO DIETRO ANNI TENSIONE NORDEST?
QUESTA LA TESI DELLA DIFESA, MA PER PM NESSUN RIDIMENSIONAMENTO
Una sola persona ha tenuto sotto scacco per quasi dieci anni gli inquirenti del Nordest? E' questa la domanda che si pone dopo le dichiarazioni odierne di Luca Razza, il trentaseienne pubblicista udinese arrestato il 22 gennaio nell'inchiesta veneziana sugli Nta.
A lui, come alle altre tre persone finora coinvolte nelle indagini, la Procura contesta il reato di partecipazione ad associazione eversiva, usando per la prima volta questa formula giuridica per i Nuclei Territoriali Antimperialisti. Ma se le dichiarazioni di Razza rese note dai suoi difensori dovessero trovare riscontro nei fatti, gli inquirenti si troverebbero di fronte a ben altra realta' rispetto a quella che, benche' composta da pochi elementi, si era in questi anni immaginato.
Non un'organizzazione strutturata dunque, divisa in varie cellule come preteso dai documenti di rivendicazione e tesa ad accreditarsi presso le Br, ma semplicemente la fantasia di un singolo, spinto a questo gioco pericoloso da quello che i suoi difensori hanno definito una lunga fase di disagio psicologico.
A spingere Razza a proporsi come l'unico telefonista e l'unica mano che si celava dietro ai documenti degli Nta, e anche ad alcuni attentati minori, sarebbe stato - hanno spiegato ancora i difensori - il peso della responsabilita' morale che sentiva verso le altre persone finora coinvolte nelle indagini. Ma anche la scelta di una linea difensiva volta ad attenuare la propria posizione processuale, con la derubricazione del reato associativo.
Ma il pm Marini, all'uscita dal carcere, si e' detto soddisfatto per l'esito dell'interrogatorio, aggiungendo di ritenere che non vi fosse nulla che ridimensionasse le accuse. Razza ha risposto a tutte le domande fornendo anche alcuni brevi documenti scritti in carcere, ha riferito ancora Marini, e dalla sua deposizione sono emersi elementi per un'ulteriore attivita' istruttoria. Per l'accusa, insomma, il caso non e' certo chiuso qui. Anche se l'indagine sul reato eversivo potrebbe passare, per competenza territoriale, alla procura di Trieste.6 febbraio 2004 - INDAGINI SU BR-PCC, ITALIANA FERMATA IN FRANCIA
ANSA:
TERRORISMO: INDAGINI SU BR-PCC, ITALIANA FERMATA IN FRANCIA
Gli agenti dell'antiterrorismo hanno fermato mercoledi' a Parigi una donna italiana, tale Ivana Polesenan, nell'ambito della commissione rogatoria guidata dal giudice Gilbert Thiel sui presunti legami tra rifugiati italiani e le Br-Pcc.
L'arresto, si apprende da fonti dell'antiterrorismo, e' avvenuto mercoledi' mattina all'alba nell'abitazione della donna a Saint-Denis, alla periferia di Parigi.
Potrebbe trattarsi, secondo fonti informate, di una ex compagna di Giuseppe Maj, arrestato con Giuseppe Czeppel a fine giugno del 2002, nel corso di un'operazione scattata su rogatoria internazionale della procura di Napoli e di quella di Bologna che indagano rispettivamente sui nuovi filoni della "eversione rossa" e sull'assassinio di Marco Biagi. I due, messi sotto inchiesta per associazione per delinquere in relazione con un'organizzazione terrorista e detenzione di documenti falsi, sono stati rilasciati in dicembre.
Un "Comitato contro la criminalizzazione della lotta per la ricostruzione di un partito comunista in Italia" ha denunciato in un comunicato e-mail l'arresto della donna "il cui nome e ruolo a sostegno dei membri del nuovo Pci erano indicati dal 27 giugno nel fascicolo Czeppel-Maj". "Invece di aprire una normale procedura giudiziaria e di convocarla per chiarire la sua posizione -si legge nel comunicato- le autorita' francesi hanno preferito inviare gli agenti dell'antiterrorismo, continuando a fornire bassi servizi di polizia alle autorita' italiane".
La donna fermata in Francia, Ivana Polesenan, faceva parte, a Milano, fino a qualche anno fa, di una cooperativa sociale che ora ha sede in via Ornato e che si occupa di inserire disabili nel mondo del lavoro.
"Una donna colta, sensibile, con interessi artistici - racconta uno dei soci -. Certamente non nascondeva la sua ideologia ma non credo che quando se n'e' andata dall'Italia lo abbia fatto per ricongiungersi a Giuseppe Maj". "La cooperativa era stata fondata nel '92 da alcune persone di sinistra, tra le quali spiccava proprio Maj - prosegue - che pero' a quel tempo era legato ad un'altra donna. Lei e' arrivata dopo e ha dato un contributo non indifferente a quello che noi facciamo per i disabili, tra mille difficolta'. Lei aveva gia' vissuto in Francia e non escludo che se ne sia tornata li' perche' stufa dell'Italia".
Giuseppe Maj, ex esponente dei Carc, e fondatore del giornale dei Carc 'Resistenza', dopo essere entrato in clandestinita' ha fondato la Commissione preparatoria per il convegno del Nuovo Partito Comunista Italiano, un'organizzazione che si occupa di stampare dei piccoli giornali di matrice comunista. "Ho conosciuto Maj - dice il socio della cooperativa - e per quel che ne so era contrario ai metodi usati dalle Br, che imputava di soggettivismo militarista".9 febbraio 2004 -NTA; PM MARINI, PER ME INCHIESTA CHIUSA
ANSA:
TERRORISMO: NTA; PM, PER ME INCHIESTA CHIUSA
DOPO CONFESSIONE RAZZA, POSSIBILE TRASFERIMENTO ATTI A TRIESTE
"Per me l'inchiesta Nta e' chiusa". Cosi' il pm di Venezia Luca Marini ha risposto alle domande dei giornalisti, a proposito dell'indagine sul sedicente gruppo eversivo che ha portato nelle scorse settimane a tre arresti e a una persona indagata.
Dopo la confessione di Luca Razza nell'interrogatorio del 5 febbraio scorso, dunque, il fascicolo con gli atti relativi e' destinato ad essere chiuso rapidamente a Venezia, per venire con tutta probabilita' trasmesso alla procura distrettuale di Trieste, per competenza territoriale.
Principale indagato rimane il pubblicista udinese, mentre per gli altri due arrestati, Gianantonio Pigat e Gianluca Cosattini, le responsabilita' sarebbero fortemente limitate. Per il secondo, in particolare, resta confermata l'accusa di detenzione di esplosivi, in relazione all'attentato di Spilimbergo del 1996 a un'automobile di un ufficiale Usa in servizio alla base di Aviano. Il reato potrebbe tuttavia decadere, in quanto la sostanza utilizzata per l'ordigno, polvere pirica, non e' materiale d'uso militare ed e' facilmente acquistabile in negozio.
Resta infine la posizione di Fabio Sgarbul, l'anarchico triestino indagato come presunto autore della rivendicazione dell'attentato al tribunale di Venezia del 2001. Contro di lui vi sono tre perizie foniche che ne attestano con "quasi certezza" l'identita' con il telefonista che compi' le chiamate. Luca Razza ha pero' sostenuto che sarebbe stato lui il telefonista, per cui nelle prossime settimane il pm potrebbe chiedere l'effettuazione in incidente probatorio di una perizia fonica su quest'ultimo, in modo da acquisire una prova in grado di scagionare Pigat oltre ogni ragionevole dubbio.10 febbraio 2004 - TERRORISMO: RELAZIONE SERVIZI DI INFORMAZIONE AL PARLAMENTO
ANSA:
TERRORISMO:PRIORITA'E'QUELLO INTERNO,DA ITALIA KAMIKAZE
LA RELAZIONE DEI SERVIZI DI INFORMAZIONE AL PARLAMENTO
(di Anna Lisa Antonucci).
Il terrorismo internazionale, con i rischi legati alle cellule presenti sul territorio italiano, sempre piu' insidiose e aggressive; e quello interno, con il monitoraggio delle nuove sigle eversive e la minaccia degli attentati anarco-insurrezionalisti; la sicurezza del semestre di presidenza italiano Ue e la tutela delle delegazioni straniere; la raccolta e lo scambio di informazioni sui rischi per i militari italiani impegnati nelle aree di guerra, ma anche l'immigrazione clandestina: sono state queste le priorita' dell' intelligence italiana negli ultimi mesi, secondo la relazione al Parlamento dei Servizi di informazione, un appuntamento che ha l'obiettivo di rendere visibile un lavoro che per sua natura e' segreto.
Rinnovata nella grafica, corredata di tabelle e grafici a colori, la relazione, sottolinea come le novita' dell'impegno dei Servizi siano state la "piena e costante" collaborazione con le forze di polizia e gli stretti rapporti con gli organismi informativi di altri Paesi. Lo sforzo e' stato quello di trovare nuove chiavi di interpretazione e possibili linee di tendenza per uno scenario di rischio interno particolarmente fluido e composito ma anche per un contesto internazionale caratterizzato da molteplici indicatori di allarme.
I Servizi, dunque, hanno monitorato con particolare attenzione le situazioni interne di molti Stati musulmani che denunciano "difficolta' a contenere le pressioni verso derive fondamentaliste". Intenso e' stato il lavoro di intelligence anche sui circuiti dell'immigrazione clandestina, del traffico di armi e droga "per il timore che sulle medesime rotte si muovano interessi legati al terrorismo internazionale". Un forte impegno interpretativo e di analisi ha riguardato, poi, il brigatismo e l'anarco-insurrezionalismo. Per il rischio di una pericolosa saldatura, ma anche per l'accresciuta aggressivita' degli anarchici" che puo' "essere recepita dai segmenti piu' permeabili dell'antagonismo". L'impegno dei Servizi, quindi, e' stato quello di "ricalibrare e rinnovare le linee di intervento", per arrivare ad una "auto-rigenerazione",e ad una maggiore sintonia con le forze dell' ordine.
DA ITALIA PARTONO ASPIRANTI KAMIKAZE. L'Italia non e' piu' solo luogo di transito e approvvigionamento logistico e finanziario del terrorismo islamico ma "base di partenza degli aspiranti jihadisti e kamikaze". Pericolosamente vitali nel nostro Paese sono i gruppi clandestini a composizione multietnica legati a formazioni nord-africane e a reti che fanno capo a esponenti di Al Qaida nel Kurdistan iracheno. Cellule concentrate a Milano, Cremona, Parma e Reggio Emilia in cui si muovono soggetti con pregressa esperienza 'militare' e personaggi di elevato spessore eversivo. Da questi ambienti, estremisti hanno operato in favore della cosiddetta "campagna irachena". Peso rilevante e' attribuito anche ad alcuni leader religiosi di inclinazione integralista che in Italia "propagano temi antioccidentali nei circuiti dei centri islamici".
A RISCHIO MILITARI IN IRAQ. Il livello di rischio per il contingente italiano in Iraq, e' "da considerarsi alto" per "l'incremento delle capacita' operative delle forze anti coalizione in Iraq", "nuovo e centrale teatro del Jihad". L'aggressivita' delle forze anti coalizione potrebbe "allargare il raggio dei propri obiettivi sino ad includere strutture civili allo scopo di incrementare il dissenso e ampliare la frattura tra le forze multinazionali e la societa' civile".
PRIORITA' E' TERRORISMO BR. La prioritaria attenzione degli 007 riguarda il terrorismo interno, sia per il rischio particolarmente alto che rappresenta sia per i cambiamenti che ne hanno mutato l'organizzazione e mettono in difficolta' gli apparati di controllo. Piu' flessibili rispetto alle vecchie Br, compartimentate, centralistiche e votate alla clandestinita', delle Br-Pcc fanno parte 'rivoluzionari a tempo pieno', ma anche operatori irregolari inseriti nell' organizzazione a tutti gli effetti ma che continuano a mantenere una vita sociale normale. "In breve termine e' prevedibile un ripiegamento difensivo", dopo i colpi subiti con i numerosi arresti di questi mesi, anche se risultano ancora attive "cellule irregolari nel centro-nord".
LA MINACCIA ANARCO-INSURREZIONALISTA. Insidiosi, inclini a riempire i vuoti operativi del terrorismo brigatista, con tecniche "che non lasciano escludere intenti omicidiari". Una realta', quella anarchica, "frammentaria" e senza costanti. Composta da cellule flessibili e non verticistiche, "ora prive di raccordo, ora legate a formazioni oltre confine(per lo piu' spagnole), ora mosse da disegni di tipo federativo". Le azioni degli anarco-insurrezionalisti,sono avviate a svilupparsi "entro una cornice operativa ben definita" con l'obiettivo di dare "un riconoscibile significato politico agli obiettivi prescelti". Di specifico rilievo l'emergente 'filone europeo'.
CHIAMATA ALLE ARMI BR E ANARCHICI. Di "particolare pericolosita"" e' "la comune propensione" delle Brigate rosse e degli anarco-insurrezionalisti "ad una chiamata alle armi" e il rischio di una "sinergia tra i componenti delle diverse matrici" eversive. Elemento che costituisce "uno dei tratti piu' insidiosi" dell'attuale minaccia terroristica in Italia. L'obiettivo per i terroristi resta quello di "sabotare le riforme in materia di lavoro" e "inasprire il conflitto sociale". Per questo e' "massimo l'allertamento in relazione a passaggi congiunturali che potrebbero essere percepiti come occasioni propizie per testimoniare la sopravvivenza del progetto brigatista".TERRORISMO: SERVIZI; RIVEDERE PROCEDURE NULLA OSTA SICUREZZA
DOPO CASO BRIGATISTA MARCO MEZZASALMA
Nuove regole per il rilascio del nulla osta di segretezza(Nos), il lascia passare che permette di accedere a notizie, documenti o materiali segreti. A sottolineare la necessita' di rivedere le procedure per ottenere il Nos, dopo la recente vicenda di Marco Mezzasalma, il presunto brigatista romano che in qualita' di tecnico informatico nel settore della Difesa era in possesso del nulla osta di segretezza, e' la relazione semestrale dei Servizi di informazione al Parlamento.
L'intelligence sottolinea l'urgenza di regole certe per il rilascio del Nos, da parte dell'Ufficio centrale per la sicurezza(Ucsi) che dipende dal Cesis, "anche in conseguenza degli accresciuti profili di minaccia legati allo scenario interno e internazionale".
"La vicenda - si ricorda nella relazione - e' stata oggetto di un'audizione del Segretario generale del Cesis, presso il Comitato parlamentare per i Servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato, che ha manifestato la propria disponibilita' a concorrere all'affinamento dei meccanismi per la concessione delle abilitazioni di sicurezza".
Valido sette anni, il Nos, attualmente, puo' essere rilasciato a un lungo elenco di categorie: generali; colonnelli e gradi equivalenti; funzionari direttivi appartenenti all'amministrazione della Difesa ed alle amministrazioni delle Forze Armate; cancellieri della giustizia militare; civili dipendenti da tutte le altre amministrazioni civili dello stato e civili con incarico di esperti, destinati a rappresentare periodicamente lo Stato a riunioni Nato e Ue; civili dirigenti e impiegati dipendenti da ditte industriali o commerciali, da organismi pubblici e privati che trattano documenti riservati o che concorrono (con richieste di autorizzazione inoltrate al Ministero dell'Industria e del commercio o ad altre amministrazioni) per la progettazione o l'esecuzione di lavori classificati o per la partecipazione a gare relative a progetti o lavori per infrastrutture Nato o comunque da proteggere.
Ma i Nos non sono tutti uguali: esistono infatti diversi tipi di abilitazione, rispetto ai quattro livelli di classificazione dei documenti: riservato, riservatissimo, segreto e segretissimo.
La validita' scende a cinque anni per il personale Nato e la richiesta per il rinnovo deve essere presentata un anno prima della scadenza in generale e sei mesi prima per il personale della Nato.
Attualmente il Nulla osta di segretezza viene chiesto all'Ucsi dall'ente interessato e l'ufficio, a sua volta, chiede, di regola, ai carabinieri di svolgere indagini. Se vi sono aspetti che riguardano la sfera economica e finanziaria, e' possibile che si sollecitino indagini da parte della Guardia di Finanza.
Si tratta di indagini che riguardano la persona, le sue attivita', i suoi congiunti ed hanno una maggiore o minore estensione a seconda del livello di segretezza a cui il soggetto abilitato dovra' accedere.
Secondo gli ultimi dati disponibili nel 2002 erano 22 mila le persone in Italia in possesso di Nos, solo 11 i rifiuti.10 febbraio 2004 - ARRESTATO A PARIGI CESARE BATTISTI
ANSA:
TERRORISMO: ARRESTATO A PARIGI LEADER PROLETARI ARMATI
Cesare Battisti, ex leader dei proletari armati per il comunismo, e' stato arrestato stamane a Parigi nella sua abitazione, a fini estradizionali.
Lo si e' appreso da fonti della Dnat, la direzione nazionale dell'antiterrorismo.
Battisti, che si e' affermato come scrittore di gialli, e' stato arrestato secondo le fonti su richiesta del ministero della giustizia italiano, sulla base di due condanne definitive all'ergastolo relative a diversi omicidi tra cui quello del gioielliere Torreggiani.
Cesare Battisti, 51 anni, e' uno dei superlatitanti degli anni di piombo fuggito dall'Italia e rifugiato in Francia.
Nel 1990 dopo essere fuggito in Messico, torna a Parigi e viene arrestato. Cinque mesi di carcere, poi la liberta' perche' la Francia non concede l'estradizione verso paesi dove i condannati in contumacia non sono riprocessati.
Cio' era valido fino a quando, nel settembre 2002- dopo l'estradizione-lampo di Paolo Persichetti- la Francia di Jacques Chirac ha deciso di voltare la pagina della tolleranza verso i rifugiati italiani aperta dal suo predecessore Francois Mitterrand. Dopo un incontro con il collega italiano Roberto Castelli, il Guardasigilli Dominique Perben annuncio' che avrebbe esaminato "caso per caso" la situazione di chi e' condannato in Italia. In pratica, avverti' allora il ministro, i fatti di sangue, gli omicidi, i gambizzati, cioe' i reati del terrorismo militante "sul campo", comporteranno l'estradizione in Italia anche in deroga al "colpo di spugna" per i delitti piu' antichi.
E' stato condannato all'ergastolo dalla Corte d'assise e d'appello di Milano per aver personalmente ucciso il gioielliere Torreggiani, ferito suo figlio oggi paraplegico, per l'omicidio di un guardiano di prigione, Santoro, e di un agente della Digos, Campagna. Faceva parte inoltre del commando che uccise Lino Sabbadin.
Finito in carcere a Frosinone per l'omicidio Torreggiani, ne evase clamorosamente nel 1981, dileguandosi nel nulla.
Vent'anni di latitanza, prima Parigi poi nuova fuga nel timore dell'estradizione, verso il Messico, con la compagna Laurence che gli dette due figli dalla quale e' oggi separato.TERRORISMO: BATTISTI; CONDANNATO ANCHE PER OMICIDIO A UDINE
UN ERGASTOLO PER UCCISIONE MARESCIALLO AGENTI DI CUSTODIA
Oltre che per l'uccisione del gioielliere Pierluigi Torregiani, avvenuto a Milano il 16 febbraio 1979, Cesare Battisti, il presunto terrorista arrestato oggi nella sua abitazione di Parigi, risulta condannato definitivamente all'ergastolo in Italia anche per l'unico omicidio di stampo terroristico avvenuto a Udine.
La vicenda riguarda l'uccisione del maresciallo degli agenti di custodia Antonio Santoro, che il 6 giugno 1978 fu raggiunto dai colpi di una pistola militare calibro 10,40 nei pressi del carcere di via Spalato. Battisti lo aveva atteso insieme a una complice, con la quale aveva finto di scambiare delle effusioni, e poi - secondo la ricostruzione dell'accusa - apri' il fuoco, provocandone la morte. I due - sempre a quanto riferito a quel tempo dagli inquirenti - fuggirono poi verso Grado (Gorizia), a bordo di una Citroen 2Cv, sul cui tetto avevano sistemato un gommone, riuscendo a far perdere le loro tracce confondendosi tra i turisti.TERRORISMO:BATTISTI;L'OMICIDIO TORREGIANI FU VENDETTA ARMATA
L'omicidio del gioielliere milanese Pierluigi Torregiani, uno dei delitti per il quale il terrorista Cesare Battisti dove scontare l'ergastolo, fu uno dei piu' sconvolgenti episodi di sangue degli anni di piombo. Fra le innumerevoli vittime di omicidi e gambizzazioni di quegli anni, Torregiani non fu infatti scelto come obiettivo per le sue appartenenze politiche o per la professione. Fu condannato a morte, come 'nemico' di quello che i terroristi definivano il proletariato, perche' alcuni giorni prima in un ristorante aveva estratto la sua pistola e ucciso un bandito che con dei complici stava rapinando il locale.
Erano gli anni in cui, accanto e attorno al terrorismo militarizzato delle Br e a quello piu' 'spontaneo' di Prima Linea, agivano nella citta' altri gruppi e sigle, con azioni piu' o meno eclatanti, spesso effettuate per compiere il salto di qualita' verso le organizzazioni piu' potenti. Quando Torregiani, al ristorante Transatlantico di Porta Venezia, sparo' e uccise un rapinatore, commise senza saperlo un atto di violenta reazione a un'azione ritenuta di 'lotta proletaria'. Per questo venne giustiziato.
Gli tesero l'agguato davanti alla sua gioielleria, al rione Bovisa, e gli spararono mentre usciva dal negozio assieme a suo figlio. Torregiani fece in tempo a estrarre la sua arma, sembra anche a sparare: cadde comunque ucciso, e suo figlio adolescente, colpito alla spina dorsale, rimase paralizzato.
Le indagini portarono a individuare soprattutto nel gruppo degli autonomi del quartiere Barona i principali esponenti milanesi dei Proletari Armati per il Comunismo (nati due anni prima) che avevano rivendicato l'assassinio, assieme ai Nuclei Armati per la guerriglia proletaria (diverse erano le sigle utilizzate dalla stessa banda armata ramificata in varie citta'). Molti furono arrestati, altri rimasero a lungo latitanti. Fondamentale fu la collaborazione del Pietro Mutti, che confesso' diversi attentati e omicidi compiuti dai Pac. Ventitre' gli imputati al processo di primo grado. Cesare Battisti, indicato come uno degli esecutori dell'omicidio, venne condannato all'ergastolo.TERRORISMO: L' ARRESTO DI CESARE BATTISTI A PARIGI
E' IL SECONDO PROVVEDIMENTO CHE COLPISCE I RIFUGIATI ITALIANI
(di Antonella Tarquini)
Cesare Battisti, ex leader dei Proletari Armati per il Comunismo ed uno dei superlatitanti degli anni di piombo rifugiato in Francia dal 1990, e' stato arrestato stamane nella sua abitazione nell'XImo arrondissement di Parigi dagli agenti della Dnat, direzione nazionale dell'antiterrorismo, e sara' posto sotto procedura estradizionale.
Fonti giudiziarie francesi hanno precisato all'Ansa che Battisti, affermatosi negli anni d'esilio come scrittore di gialli -pubblicati anche in Italia, da Einaudi e in Francia da Gallimard- e' stato arrestato su richiesta del ministero della giustizia italiana sulla base di due condanne definitive all'ergastolo pronunciate dalla Corte d'assise d'appello di Milano e relative a diversi omicidi. In particolare quelli del gioielliere Pierluigi Torreggiani, e del macellaio Lino Sabbadin, avvenuti entrambi il 16 febbraio 1979, a Milano e Mestre, del maresciallo degli agenti di custodia Antonio Santoro, ucciso a Udine il 6 giugno 1978, e dell'agente della Digos Andrea Campagna, assassinato a Milano il 19 aprile 1978.
Originario di Sermoneta (Latina) Battisti -che ha poco piu' di 50 anni- evase clamorosamente nel 1981 dal carcere di Frosinone, dileguandosi nel nulla. Dopo un primo periodo a Parigi, si rifugio' in Messico con la compagna Laurence che gli ha dato due figli, dalla quale e' separato, fondandovi il giornale culturale 'Via Libre'.
Nel 1990 torna a Parigi e viene arrestato. Cinque mesi di carcere poi la liberta' perche' la Francia non concede l'estradizione verso paesi dove i condannati in contumacia non vengono riprocessati dopo l'arresto. La 'chambre d'accusation' di Parigi emise percio' nel marzo '91 parere sfavorevole all'estradizione, e Battisti intraprese tranquillamente la sua carriera di scrittore di 'noir', con successo tanto che recentemente il 'Financial Times' lo ha presentato come uno dei piu' grandi giallisti italiani del momento.
L'arresto di Battisti e' il secondo che colpisce la comunita' dei rifugiati italiani, protetti fino all'agosto 2002 dalla 'dottrina Mitterrand', il presidente socialista che nel 1985 promise di non estradare chi fosse coinvolto in fatti relativi agli Anni di Piombo, e avesse deciso di voltare pagina e ricostruirsi una vita onesta in Francia. Ma l'arresto e l'immediato rinvio in Italia il 25 agosto 2002 di Paolo Persichetti (condannato per l'omicidio del generale Giorgieri, nel 1987), in base ad una vecchia sentenza favorevole all'estradizione mai eseguita, ha segnato la svolta della giustizia francese.
In nome della 'tolleranza zero' per i terroristi, l'11 settembre 2002 il Guardasigilli Dominique Perben ha concluso un accordo con il collega italiano Roberto Castelli, che ha gettato nel panico almeno una decina di rifugiati accusati di fatti di sangue che farebbero parte di una 'lista' stilata dai due ministri.
Il metodo su cui si sono accordati Perben e Castelli per esaminare i casi dei fuoriusciti italiani si basa su tre periodi: i reati commessi prima del 1982, quelli tra il 1982 e il 1993, e quelli dal 1993 in poi. Se per questi ultimi la nuova normativa sul mandato d'arresto europeo rende inutile parlare di estradizione, per gli altri due la regola fissata e', secondo Perben, la seguente: per i fatti antecedenti al 1982, "quel che e' stato e' stato", ma "salvo casi di eccezionale gravita". Per i dieci anni successivi, "saranno esaminati caso per caso". Vale a dire, e lo dimostra l'arresto di Battisti, che i fatti di sangue, gli omicidi, cioe' i reati del terrorismo militante comporteranno l'estradizione in Italia, anche in deroga al 'colpo di spugna' promesso per i delitti di piu' vecchia data.
Battisti comparira' al piu' presto davanti alla Chambre d'accusation, la sezione della corte d'appello di Parigi competente in materia di estradizione, ma la procedura prendera' sicuramente parecchi mesi. E bisognera' anche vedere se i giudici francesi continueranno a negare di restituirlo all'Italia in nome del diritto del condannato in contumacia ad essere riprocessato, o se invece daranno parere favorevole.TERRORISMO: BATTISTI; DALL'ERGASTOLO AL ROMANZO NOIR
In Italia lo attende una condanna all'ergastolo per due diversi omicidi, ma in Francia Cesare Battisti, arrestato oggi nella sua abitazione parigina su richiesta del ministero della Giustizia italiano, e' diventato un famoso e apprezzato autore noir, come il marsigliese (oggi scomparso) Jean Claude Izzo.
Dal suo esilio parigino Battisti ha scritto 13 libri, pubblicati nella serie Noire di Gallimard, l'editore di Simenon.
Quattro di questi sono stati pubblicati anche in Italia: l'ultimo 'Avenida Revolucion', e prima 'Travestito da uomo'; 'L'ultimo sparo' e 'L'orma rossa'.
'Avenida revolucion' e' la storia del ragionier Antonio Casagrande, un uomo abitudinario con la mania dei concorsi a premi che vede sconvolta la sua vita apatica e monotona dalla vincita di un viaggio che lo portera' da Milano al Messico, il paese in cui Battisti si rifugio' nel 1981. Una fuga che ha ispirato il 'Puerto Escondido' di Pino Cacucci portato sul grande schermo da Gabriele Salvatores.
Cinquant'anni, originario di Sermoneta, in provincia di Latina, Battisti negli anni '70 abbandona gli studi e sceglie la lotta armata. Dopo il Messico, dove fonda il giornale culturale 'Via Libre', nel '90 approda in Francia come rifugiato politico e si stabilisce a Parigi dove inizia la carriera di scrittore.
"Battisti - scrive Giuseppe Genna nell'introduzione all' ultimo libro - e' un narratore che mette i lettori davanti a una scomoda verita': la narrazione e' un fatto politico e la fiction e' una forma di potere, esattamente come lo e' il racconto di un'autobiografia".TERRORISMO: BATTISTI; SCALZONE, VOGLIONO TENERCI NELL'INCUBO
L'EX LEADER DI POTOP, UNA LOGICA DA RAPPRESAGLIA CAPRICCIOSA
"Ancora una vita raggiunta dall'ombra di un passato remoto: una sorta di vendetta tanto ritardata da non avere piu' alcun "ragionevole" nesso con i suoi motivi o pretesti". Cosi' reagisce Oreste Scalzone, ex leader di Potere Operaio e latitante 'storico', alla notizia dell'arresto di Cesare Battisti.
"Dopo la vicenda iniqua di Paolo Persichetti e la deportazion 'brevi manu' fuori da ogni carattere giuridico di Algranati e Falessi (i due Br arrestati al Cairo) -dice Scalzone all'Ansa- tocca adesso a Cesare Battisti. E' una logica da 'rappresaglia capricciosa' che colpisce qua' e la' a caso per tenere tutti noi altri e le nostre famiglie in una situazione da incubo, che e' gia' di per se' una pena".
Battisti, afferma, "si era ricostruito qui una vita giovandosi di una possibilita' offerta dalla repubblica francese nella persona del suo presidente Mitterrand sulla base di una sua insindacabile facolta' di esercitare la sovranita' che aveva permesso di concedere un asilo di fatto a dei fuggiaschi riconosciuti come "politici" dalle stesse sentenze di condanna. Sentenze che applicavano loro una speciale aggravante di imputato 'politico' introducendo un enorme moltiplicatore di pena. Ma non basta, Battisti (come gli altri e le altre non estradati perche' condannati in contumacia,) non era qui solo in virtu' della dottrina Mitterrand: e' la giustizia francese che lo ha giudicato inestradabile".
Per Scalzone, la cosa piu' inaccettabile e' che "coloro che decidono la rappresaglia ritardata -politici e magistrati al di qua' e al di la' delle Alpi- fanno tutti parte di un mondo istituzionale in cui il mercato politico pre-elettorale e lo scontro istituzionale tra ordini e poteri dello stato prende sempre di piu' la forma di una guerra civile strisciante, in cui la concorrenza mortale si manifesta con accuse incrociate e reciproche delle peggiori nefandezze e dei peggiori crimini".
"L'unico punto su cui si ritrovano come un sol uomo destra e sinistra", secondo Scalzone, e' che "diventano tutti Catoni che si permettono di salire in cattedra come se avessero titolo, loro che si danno dell'assassino a vicenda, di diventare gli esecutori moralmente legittimi di una punizione infinita di persone che anche se fossero colpevoli di tutto quello di cui sono accusate, in confronto a loro sarebbero piccoli artigiani del crimine rispetto ai grandi industriali del crimine".10 febbraio 2004 - TERRORISMO: NTA; RAZZA INDICA LUOGHI VOLANTINI IN FRIULI
ANSA:
TERRORISMO: NTA; RAZZA INDICA LUOGHI VOLANTINI IN FRIULI
TROVATO MATERIALE NASCOSTO NEL TARCENTINO
Sono stati trovati nel Tarcentino, a una ventina di chilometri da Udine, nascosti sotto un metro di terra, i volantini firmati 'Nuclei Territoriali Antimperialisti' che Luca Razza, friulano di 36 anni, terrorista 'selfmademan', aveva nascosto per evitare cadessero nelle mani degli inquirenti. E' stato lo stesso Razza, oggi, a guidare gli uomini della Digos di Venezia e di Udine sul luogo del ritrovamento.
Razza - in carcere nel capoluogo veneto dallo scorso gennaio per l' ipotesi di reato di associazione eversiva - e stato accompagnato in mattinata da alcune guardie del carcere di Santa Maria Maggiore in Friuli dove e' stato preso in consegna dagli uomini della Digos friulana. Quindi e' cominciato il sopralluogo: dapprima nel Gemonese, poi nel Tarcentino dove sono stati trovati i volantini che Razza ha detto di aver scritto e poi nascosto.
Il presunto capo e ispiratore degli Nta ha poi accompagnato gli inquirenti nella zona di San Leonardo, nelle valli del Natisone, ma qui - secondo quanto si e' appreso - non e' stato trovato nulla poiche' non e' stato possibile individuare con esattezza i luoghi dove, sempre secondo quanto detto da Razza al Pm veneziano Luca Marini, titolare dell' inchiesta sugli Nta, sarebbero stati sepolti altri documenti inneggianti alla lotta armata.
Razza ha confermato che i Nuclei sono una invenzione sua e solo sua come pure gli attentati posti in essere in Friuli-Venezia Giulia e in Veneto dal 1995 e attribuibili a questa sigla. Nessun altro sarebbe implicato in questa vicenda di terrorismo casereccio: non Gianantonio Pigat, di 30 anni, di Tavagnacco (Udine), arrestato il 23 gennaio, e neppure Gianluca Cosattini, di 28 anni di Campoformido (Udine), in carcere dal 25 gennaio, che, secondo l' ipotesi accusatoria avrebbe fornito a Razza il materiale esplosivo per l' attentato a una automobile di un militare Usaf di Aviano nel 1995. Per la Magistratura di Venezia il 'caso' e' chiuso. Ora il fascicolo sara' inviato alla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Trieste, competente per territorio.10 febbraio 2004 - LAUREA AD HONOREM POST MORTEM A CASALEGNO
ANSA:
UNIVERSITA': TORINO, LAUREA AD HONOREM POST MORTEM A CASALEGNO
FU UCCISO DA BR NEL '77, ALTRA LAUREA AD HONOREM A DE MISTURA
Ventisei anni fa il vicedirettore della "Stampa" Carlo Casalegno moriva ucciso per un attentato delle Brigate Rosse, oggi l' Universita' di Torino ha voluto premiare la sua "ferma tutela dei valori della convivenza civile e della legalita' repubblicana", conferendogli la laurea in giurisprudenza honoris causa, la prima alla memoria nei seicento anni di storia dell' Ateneo.
Nel corso della stessa cerimonia e' stata assegnata una seconda laurea ad honorem, in Scienze strategiche, al rappresentante del segretario dell' Onu nel Sud Libano e nel Medio Oriente, Staffan De Mistura, "per i meriti acquisiti nelle attivita' umanitarie e di promozione della pace".
Il riconoscimento a Casalegno e' stato consegnato alla vedova, Dedi dal rettore Rinaldo Bertolino. "Come simbolo le Brigate rosse vollero colpirlo e ucciderlo - ha affermato il professor Roberto Weigmann nella sua "laudatio" - ma noi qui vorremmo evocare la persona per ritrovarci insieme nell' affetto e nella conferma di quanto restino vive le sue idee".
Casalegno, a partire dalla bombe del '69, "posse al centro della sua attenzione i disegni terroristici, prima neri poi rossi, considerandoli, in quegli anni inquieti e spesso torbidi, come la minaccia piu' grave alla tenuta delle istituzioni". Lo faceva con la rubrica "Il nostro Stato" che da otto anni curava per "La stampa" e le Br decisero di ucciderlo (come confesso' piu' tardi Patrizio Peci) considerandolo un ostacolo forte al loro disegno eversivo.
"C'e' stata una lunga tolleranza - scrisse tra l' altro Casalegno - per le violenze nelle scuole e nelle fabbriche, negli uffici e nelle piazze. Alla debolezza nelle indagini e degli interventi delle forze di polizia si sono aggiunte indulgenze e distrazioni della magistratura. Anche il ricatto intellettuale di certi maitre-a-penser ha condizionato le reazioni di una parte della classe politica".
Weigmann ha ancora ricordato che Casalegno "fu consapevole" che la difesa della legalita' lo esponeva "talvolta alla solitudine delle idee e ai rischi di isolamento e di attentati" e che grazie a uomini come lui l' Italia riusci' a superare quegli anni di crisi: "E' dunque anzituto da un sentimento di gratitudine - ha concluso - che trae giustificazone qusta laurea".
Al presidente emerito della Corte costituzionale, Giovanni Conso e' spettato il compito "inusuale" di tenere la "lezione magistrale", svolta solitamente da chi e' insignito della laurea honoris causa. E Conso ha sottolineato in particolare l' attualita' degli articoli di politica internazionale di Casalegno veri e propri saggi di diritto internazionale e comunitario.11 febbraio 2004 - ARRESTO BATTISTI: DAI GIORNALI
"Il Corriere della sera"
Arrestato a Parigi il terrorista scrittore
Cesare Battisti era fuggito da 15 anni, si incrina la "dottrina Mitterrand" sulla tutela dei fuoriusciti
ROMA - Lo hanno bloccato ieri mattina, nella sua casa di Parigi nell'XI Arrondissement in cui si era rifugiato dal 1990, dopo la rocambolesca evasione dal carcere di Frosinone di nove anni prima e la lunga permanenza in Messico. La latitanza di Cesare Battisti, 51 anni, orginario di Sermoneta (Latina), ex fondatore e leader dei Proletari armati per il comunismo (Pac) condannato definitivamente all'ergastolo in Italia perché ritenuto responsabile di quattro omicidi e di un'altra serie di reati minori, è stata interrotta dall'irruzione degli agenti della Dnat, la Direzione nazionale antiterrorismo francese: è rinchiuso in carcere e il magistrato transalpino ha già convalidato l'arresto per fini estradizionali richiesto dal Guardasigilli. "Ho già telefonato al ministro della Giustizia francese Perben per esprimergli la mia soddisfazione" ha sottolineato Castelli. "L'arresto fa ben sperare nell'accoglimento da parte delle autorità francesi della domanda di estradizione. Sarebbe un ulteriore, significativo passo in avanti nella lotta al terrorismo" ha sostenuto il ministro dell'Interno Pisanu. Duro il Verde Paolo Cento: "Il governo segue una logica di vendetta".
L'ACCORDO - Il nome di Battisti era compreso tra quelli inseriti nell'elenco dei fuoriusciti dall'Italia su quali si era discusso a Parigi l'11 settembre del 2002 in una riunione tra Castelli e Perben subito dopo l'arresto e l'immediata consegna al nostro Paese di Paolo Persichetti, condannato per l'omicidio del generale Licio Giorgieri. In quell'occasione è stato concluso un accordo, secondo cui il destino dei terroristi delle Brigate Rosse e delle altre organizzazioni eversive di estrema sinistra rifugiatisi in Francia e tutelati dalla cosiddetta "dottrina Mitterrand" sarebbe stato stabilito secondo una suddivisione in tre periodi: i reati commessi prima dell'82, tra l'82 e il '93 e quelli successivi. Se per questi ultimi la nuova normativa sul mandato d'arresto europeo rende inutile parlare d'estradizione, la regola fissata dal ministro francese prevede che per i casi antecedenti l'82 "quel che è stato è stato, salvo casi di eccezionale gravità". Per gli ultimi anni, l'impegno di Perben era stato quello di "esaminarli caso per caso". I fatti di sangue, i delitti commessi negli anni di piombo, potrebbero comportare l'accoglimento delle richieste di estradizione presentate dall'Italia in deroga al "colpo di spugna" che era stato garantito dai precedenti governi francesi per i reati più vecchi. E la vicenda di Battisti diventa così anche una sorta di "banco di prova" per la verifica dell'intesa.
LA PROCEDURA - Il trasferimento in un penitenziario italiano del terrorista dei Pac non sarà immediato, né può considerarsi scontato. L'iter sarà complesso: nel giro di pochi giorni Battisti sarà "presentato" davanti alla Chambre de l'Instruction della Corte d'Appello di Parigi che dovrà esaminare la domanda di estradizione di Castelli. Se il parere dei giudici sarà sfavorevole, la procedura si bloccherà definitivamente. Altrimenti, il terrorista che durante la latitanza francese ha scritto 13 libri (quattro pubblicati anche nel nostro Paese) potrà ricorrere alla Cassazione transalpina. E, anche se avrà nuovamente torto e il primo ministro firmerà il provvedimento che dovrebbe consentire il suo accompagnamento alla nostra frontiera, potrà ancora rivolgersi al Consiglio di Stato. Secondo gli esperti, ottimisticamente, se ne andrà tutto il 2004.
Flavio HaverCOM'E' OGGI
"re del noir" a Parigi
ROMA - Nella biografia che compare nel suo sito Internet francese si legge che nel 1968, a 14 anni, entrò al liceo classico "Alessandro Manzoni" di Latina, sua città natale, ma preferì la contestazione allo studio: "Le parole rivoluzionarie erano sulla bocca di tutti e Cesare, ancora molto giovane ma da sempre indottrinato da una famiglia religiosamente comunista, non poteva restare insensibile al vento di rivolta". Passati tre anni entrò nel carcere minorile: "Solo qualche settimana - annota -, ma abbastanza per comprendere che "sono sempre gli stessi che cadono, e che alla violenza dello Stato bisogna rispondere con le stesse armi". Catturato dall'idea della riappropriazione proletaria, abbandona definitivamente la scuola". Comincia allora la seconda vita di Cesare Battisti, da studente a militante della sinistra rivoluzionaria armata, costellata di condanne per rapine e omicidi. Accuse dalle quali s'è difeso inutilmente oppure non s'è difeso per niente, e che gli sono valse pene giunte fino all'ergastolo per i delitti firmati dai Proletari armati per il comunismo, gruppo nato sul finire del 1977. A Udine, il 6 giugno del 1978, viene ucciso a colpi di pistola il comandante degli agenti di custodia Antonio Santoro: "Colpendo l'aguzzino, vendichiamo le ingiurie passate, sosteniamo le lotte di oggi e sventiamo il progetto dei lager" scrivono i suoi assassini. Il 16 febbraio 1979, vengono ammazzati a Milano il gioielliere Pierluigi Torreggiani e a Venezia il macellaio Lino Sabbadin, entrambi "colpevoli" di essersi fatti giustizia da soli uccidendo due rapinatori.
Battisti viene arrestato durante una retata antiterrorismo del '79 e al processo sceglie di non difendersi: "Come si fa a dimostrare che non si possono uccidere due persone a mezz'ora di distanza, se una vittima è a Venezia e l'altra a Milano? Sono scappato". Ad aiutarlo arrivano i compagni dei Colp, "Comunisti organizzati per la liberazione proletaria", il 4 ottobre 1981, con un'operazione armi in pugno in grande stile nella quale torna libero anche un camorrista.
Dopo l'evasione la fuga all'estero, prima in Francia e poi in Messico, dove comincia la terza vita di Cesare Battisti nella quale i progetti rivoluzionari lasciano il posto alla scrittura. Sei anni a comporre articoli per giornali e riviste culturali nel Paese centro-americano, finché nel '90 torna in Francia e due anni più tardi pubblica il suo primo romanzo, "Travestito da uomo", con la gloriosa casa editrice Gallimard. Da allora la produzione letteraria si fa sempre più intensa, i libri di genere polar - poliziesco mescolato a noir - arrivano a 13, tradotti anche in Italia ("L'orma rossa" per Einaudi) e con loro cresce la popolarità di Battisti sui giornali, in tv, nei salotti letterari. Dall'Italia lo chiamano per commentare la ricomparsa delle Br e Battisti taglia corto: "La lotta armata oggi è un delirio e un suicidio; lo era anche quando l'ho fatta io, ma almeno allora c'era il consenso sociale. Questi sono dei folli, dei buontemponi o dei provocatori".
Oreste Scalzone, leader dei "rifugiati" in Francia e amico di Battisti, alla notizia dell'arresto avverte: "Si sono dati la zappa sui piedi, adesso ci sarà un movimento d'opinione incredibile, in Francia e non solo. Dopo la scandalosa vicenda di Paolo Persichetti (arrestato e riconsegnato all'Italia nell'agosto 2002, ndr ) siamo di fronte a un'altra vita artigliata dalle conseguenze di un passato troppo remoto, una vendetta che è talmente ritardata da non avere più alcun ragionevole nesso con le ragioni e i pretesti che accampa". Fatto sta che sulla soglia dei cinquant'anni, la vita di Cesare Battisti s'è fermata ancora una volta; le corti francesi diranno se è una sosta temporanea e se dovrà cominciarne una quarta, quella dell'ergastolano in prigione.
Giovanni Bianconi"Il Manifesto"
PARIGI
Arrestato il "giallista" Battisti
Ex militante dell'estrema sinistra, era fuggito in Francia
L'Italia lo vuole Il governo italiano chiede l'estradizione dell'ex leader dei Proletari armati per il comunismo, ora scrittore
SA. M.
Famoso giallista edito da Gallimard, la più grande casa editrice francese, Cesare Battisti, cinquantunenne, ex leader dei Proletari armati per il comunismo, sembrava essere uno degli intoccabili fra il gruppo di esuli condannati per reati collegati al terrorismo in Italia e quindi fuggiti in Francia. E invece è stato arrestato. A casa sua a Parigi, dove vive con la moglie e la figlia entrambe francesi, su richiesta di estradizione emessa dal ministero della giustizia italiano. Battisti deve rispondere di reati tanto pesanti quanto lontani nel tempo: tre omicidi, in un caso come autore materiale, e banda armata. Non è detto, però, che il ministro Roberto Castelli riesca effettivamente a portare in Italia l'autore di Avenida revolution (l'ultimo romanzo appena pubblicato in Italia). Il tentativo era già stato fatto nel 1990, mentre il processo non era ancora arrivato in Cassazione, e andò male: i magistrati francesi della Chambre d'accusation diedero parere negativo e la richiesta non arrivò neppure sul tavolo del ministro della giustizia francese. Secondo una prassi consolidata, infatti, la Francia ha sempre rifiutato di estradare i condannati in contumacia che non potranno essere riprocessati al momento del ritorno in patria. Ora la richiesta è per l'esecuzione della pena, ma ancora una volta saranno i magistrati francesi a esprimere il primo parere sul da farsi. E il criterio potrebbe essere lo stesso di allora.
Comunque andranno le cose il caso Battisti sarà decisivo per capire i rischi che corrono anche gli altri esuli arrivati in Francia alla fine degli anni di piombo. La sua, infatti, è la prima estradizione post accordo Castelli - Preben, cioè dopo l'intesa firmata dai due ministri l'11 settembre del 2002, che, dopo l'arresto di Paolo Persichetti sempre a Parigi, ha messo da parte la cosiddetta "dottrina Mitterand". Secondo quell'accordo la Francia si impegnava ad esaminare caso per caso solo gli autori di reati compresi tra il 1982 e il 1993, con una "deroga" per i casi "di gravità eccezionale". Per i reati successivi, infatti, dal 1 gennaio scorso è entrato in vigore il mandato di cattura internazionale, non ancora ratificato dall'Italia. Sulla dimensione di questa "deroga" e i criteri di analisi "caso per caso" il folto gruppo degli esuli in Francia si è interrogato a lungo. E questo sarà di certo il momento della verità.
Nato a Sermoneta, in provincia di Latina, Cesare Battisti sbarca a Milano durante gli anni `70. Nel 1977 si mette a capo del gruppo dei Proletari armati per il comunismo, una formazione nata nell'area dell'autonomia del quartiere Barona, alla periferia di Milano. Come molti altri gruppetti di "terroristi" attivi in quel periodo, il suo è una formazione satellitare, nata tutta attorno a un gruppo di amici, che con le Br e le organizzazioni maggiori non ha alcun legame. Il gruppo mette a segno tre omicidi. Il primo il 6 giugno del 1978 è quello di Antonio Santoro, maresciallo comandante degli Agenti di custodia del carcere di Udine. Quindi i Pac uccidono due commercianti, Lino Sabbadin e Luigi Pietro Torreggiani. Entrambi vengono "giustiziati" per aver ucciso i rapinatori che avevano cercato di rubare nei loro negozi. Al processo che si conclude nel 1985 Battisti viene condannato all'ergastolo proprio per l'omicidio di Torreggiani oltre che per il ferimento del figlio, oggi paraplegico. Quando i giudici del tribunale di Milano leggono la condanna, però, Cesare Battisti non è più in carcere. E' evaso dal carcere di Frosinone, liberato durante un assalto. Subito dopo la fuga dal carcere Battisti si rifugia a Parigi, da qui vola in Messico, dove si ferma per alcuni anni, facendo la spola con il Nicaragua e fondando anche una rivista "Via libre". Quando i sandinisti perdono le elezioni decide di abbandonare l'America latina per tornare in Francia.ANSA:
TERRORISMO: BATTISTI; COMPAGNA E AMICI SOTTO CHOC
RINCHIUSO AL CARCERE DELLA SANTE'
Cesare Battisti, ex leader dei Proletari armati per il comunismo e affermato scrittore di gialli, arrestato ieri a Parigi, e' rinchiuso al carcere della Sante', sotto procedura estradizionale, e i suoi avvocati si accingono a chiederne la liberta' provvisoria. Ma fino a mercoledi' - unico giorno della settimana in cui si riunisce la 'chambre d'accusation', cioe' la sezione della corte d'appello del tribunale di Parigi competente in materia di estradizione - non ci dovrebbero essere fatti nuovi.
L'arresto ha colto di sorpresa tutti gli amici di Battisti, e in particolare la sua compagna, Mariette, e l'editrice Joelle Losfeld. "No, non avevamo avuto recentemente alcun segnale premonitore, Cesare continuava la sua vita di sempre", dice ancora sotto choc Mariette, truccatrice free lance che lavora per alcuni canali televisivi, e che era gia' uscita di casa, ieri mattina, quando gli agenti dell'antiterrorismo hanno suonato alla porta e si sono portati via l'ex Pac. Si e' messa con Battisti una decina d'anni fa, e conosce "a memoria" tutto il suo passato, anche le condanne all'ergastolo per l'omicidio dell'orefice Torregiani e altri fatti di sangue.
Cesare Battisti, che per avere uno stipendio fisso faceva il portiere del palazzo in cui vive la coppia, nel nono arrondissement, e' un uomo come tanti, dice, che aveva anche ottimi rapporti con le due figlie (19 e 10 anni circa) avute dall'ex compagna Laurence con la quale ha vissuto a lungo in Messico prima di rifugiarsi a Parigi, nel 1990.
Stava terminando un romanzo, il seguito di 'Jamais plus sans fucil", e, dice Joelle Lasfeld, titolare dell'omonima casa editrice recentemente acquistata da Gallimard, "lavoravamo ad un progetto di DVD" per uno dei suoi libri, 'Cargo sentimental'. Battisti, di cui l'editrice e' "molto amica", "era sempre un po' preoccupato, mai del tutto tranquillo, ma negli ultimi tempi forse era piu' sereno di quando, nell'agosto 2002, fu arrestato Paolo Persichetti".11 febbraio 2004 - RELAZIONE SERVIZI: DAI GIORNALI
"La Padania"
Br: obiettivo sabotare le riforme
ROMA - Nel rapporto al Parlamento, "la prioritaria attenzione" degli 007 riguarda "il terrorismo interno, sia per il rischio particolarmente alto che rappresenta sia per i cambiamenti che ne hanno mutato l'organizzazione e mettono in difficoltà gli apparati di controllo".
Più flessibili rispetto alle vecchie Br, compartimentate, centralistiche e votate alla clandestinità, "delle Br-Pcc fanno parte rivoluzionari a tempo pieno, ma anche operatori irregolari inseriti nell'organizzazione a tutti gli effetti ma che continuano a mantenere una vita sociale normale. In breve termine è prevedibile un ripiegamento difensivo", dopo i colpi subiti con i numerosi arresti di questi mesi, anche se risultano ancora attive "cellule irregolari nel centro-nord".
LA MINACCIA ANARCO-INSURREZIONALISTA - Insidiosi, inclini a riempire i vuoti operativi del terrorismo brigatista, con tecniche "che non lasciano escludere intenti omicidiari". Una realtà, quella anarchica, "frammentaria" e senza costanti. Composta da cellule flessibili e non verticistiche, "ora prive di raccordo, ora legate a formazioni oltre confine(per lo più spagnole), ora mosse da disegni di tipo federativo". Le azioni degli anarco-insurrezionalisti, sono avviate a svilupparsi "entro una cornice operativa ben definita con l'obiettivo di dare un riconoscibile significato politico agli obiettivi prescelti". Di specifico rilievo l'emergente "filone europeo".
CHIAMATA ALLE ARMI DI BR E ANARCHICI - Di "particolare pericolosità è la comune propensione delle Brigate rosse e degli anarco-insurrezionalisti a una chiamata alle armi" e il rischio di una "sinergia tra i componenti delle diverse matrici" eversive. Elemento che costituisce "uno dei tratti più insidiosi" dell'attuale minaccia terroristica in Italia. L'obiettivo per i terroristi resta quello di "sabotare le riforme in materia di lavoro" e "inasprire il conflitto sociale". Per questo è "massimo l'allertamento in relazione a passaggi congiunturali che potrebbero essere percepiti come occasioni propizie per testimoniare la sopravvivenza del progetto brigatista".
Servono inoltre nuove regole per il rilascio del nulla osta di segretezza(Nos), il lascia passare che permette di accedere a notizie, documenti o materiali segreti, di cui era in possesso Marco Mezzasalma, un presunto brigatista romano."Il Corriere della sera"
Il rapporto dei servizi
"Br pronte ad agire Adesso si teme un colpo di coda"
Nel mirino le riforme del lavoro. "Chiamata alle armi" per gli anarchici
ROMA - Nonostante il colpo subito "non si può escludere un ritorno all'azione delle Brigate Rosse per testimoniare la sopravvivenza del loro progetto". La relazione semestrale dei servizi segreti, inviata al Parlamento, sottolinea il pericolo tuttora esistente che arriva dal terrorismo interno. E pone tra le formazioni maggiormente pericolose gli anarco-insurrezionalisti che potrebbero rispondere a una "chiamata alle armi". Il rischio, si legge nel documento, è rappresentato da una "sinergia tra i componenti delle diverse matrici" eversive. Per questo vengono citati gli attentati incendiari compiuti nel Pisano da una formazione che "coniuga, nei temi e negli obiettivi, marxismo e insurrezionalismo". Una organizzazione che, come riferiscono gli 007, vuole estendere il raggio d'azione a Roma. L'intelligence ritiene che l'obiettivo dei terroristi rimane quello di "sabotare le riforme in materia di lavoro e inasprire il conflitto sociale". Non a caso c'è la massima attenzione sui "passaggi congiunturali che potrebbero essere percepiti come occasioni propizie per testimoniare la sopravvivenza del progetto brigatista". Occasioni strategiche possono essere la "delocalizzazione delle imprese all'estero", ma anche le problematiche dei lavoratori a rischio amianto e le nuove tipologie occupazionali introdotte dalla legge Biagi". E infatti "è intenso anche l'attivismo per alimentare le tensioni" nei compartimenti industriali più sensibili come il metalmeccanico, mentre si delineano "campagne che inneggiano allo sciopero selvaggio" allo scopo di "strumentalizzare le principali vertenze" e accreditare l'inadeguatezza delle strutture sindacali "per riaffermare le logiche di conflitto in cui il terrorismo cerca occasioni di innesto".
Un intero capitolo è dedicato agli anarco-insurrezionalisti inclini a riempire i vuoti operativi del terrorismo brigatista, con tecniche "che non lasciano escludere intenti omicidiari". Si tratta, secondo gli 007, di una realtà composta da cellule flessibili e non verticistiche, "ora prive di raccordo, ora legate a formazioni oltre confine (per lo più spagnole), ora mosse da disegni di tipo federativo". Le loro azioni sono avviate a svilupparsi "entro una cornice operativa ben definita" con l'obiettivo di dare "un riconoscibile significato politico agli obiettivi prescelti".
Nella relazione si evidenzia anche la necessità di rivedere le procedure per il rilascio del Nos, il nulla osta di segretezza, dopo la scoperta che il tesserino era stato consegnato a Marco Mezzasalma, uno dei presunti leader delle nuove Br.11 febbraio 2004 - CORRIERE MERCANTILE PUBBLICA FOTO BLITZ COVO BR VIA FRACCHIA
ANSA:
QUOTIDIANO GENOVA PUBBLICA FOTO BLITZ COVO BR VIA FRACCHIA
SUL CORRIERE MERCANTILE 24 ANNI DOPO LE IMMAGINI DELLE 4 VITTIME
Una dozzina di foto inedite del blitz compiuto dai carabinieri il 28 marzo del 1980 nel covo delle Brigate rosse di via Fracchia saranno pubblicate da domani sul quotidiano genovese "Il Corriere Mercantile". Nelle immagini, molto crude e tratte dagli archivi delle polizia giudiziaria, si vedono i cadaveri crivellati dei quattro brigatisti uccisi.
Sul quotidiano genovese verranno pubblicate, in tre puntate, interviste, commenti e testimonianze sugli anni di piombo. In seguito all' irruzione dei carabinieri del generale Dalla Chiesa rimasero uccisi quattro terroristi: Riccardo Dura, Annamaria Ludman, Piero Panciarelli e Lorenzo Betassa.11 febbraio 2004 - ARRESTO BATTISTI: DAI GIORNALI
ANSA:
TERRORISMO:BATTISTI,LEGALI CHIEDONO LIBERTA'PROVVISORIA
PETIZIONE DI SCRITTORI ED EDITORI PER SCARCERAZIONE
(di Antonella Tarquini)
Gli avvocati di Cesare Battisti, l'ex dei Proletari armati per il comunismo condannato a due ergastoli dalla Corte d'appello di Milano per diversi omicidi e arrestato ieri a Parigi, hanno depositato oggi pomeriggio una richiesta di liberta' provvisoria, mentre nel mondo letterario parigino circola gia' una petizione di scrittori ed editori che conoscono il Battisti nella sua veste di 'giallista', in cui se ne sollecita la scarcerazione immediata.
Gilles Perrault, scrittore ben noto per il suo costante impegno nella difesa dei diritti umani, e gli editori Joelle Losfeld e Francois Guerif (Rivages noir) che hanno pubblicato romanzi di Battisti (da un po' allontanatosi da Gallimard) sono tra i primi firmatari della petizione in cui si ricorda "il principio del diritto secondo cui una persona non puo' essere giudicata due volte per gli stessi fatti", e si condanna come "abusiva e assurda" la procedura d'estradizione cui sara' sottoposto Battisti.
La domanda di scarcerazione sara' esaminata mercoledi', unico giorno della settimana in cui si riunisce la 'chambre d'accusation'- la sezione istruttoria della corte d'appello competente in materia di estradizione- e la risposta dei giudici potrebbe essere nota una settimana dopo. Comunque, la procedura sara' lunga, "prendera' alcuni mesi" come ha ammesso stasera il Guardasigilli Dominique Perben, sottolineando che la decisione spetta "alle autorita' giuridiche competenti", vale a dire allo stesso organo che nel 1991- sia pure con giudici diversi- aveva gia' detto no alla richiesta di estradizione di Battisti sulla base di una legge francese valida ancor oggi per cui la Francia non estrada nessun condannato in contumacia (come e' il caso di Battisti) verso paesi (come l'Italia) che non prevedano di riprocessarlo una volta arrestato.
"La legge non e' cambiata, e Battisti e' protetto giuridicamente dal parere sfavorevole all'estradizione che la 'chambre' ha emesso nel '91", protesta con l'Ansa l'avvocatessa Irene Terrel, legale dell'ex Pac che gia' lo aveva difeso all'epoca. "E' stato arrestato per gli stessi fatti, per le stesse accuse, non e' pensabile che questa volta possa essere estradato, e il suo arresto e' stupefacente". In attesa di accedere al dossier e di scoprire "eventuali novita"" nelle richieste italiane, domani incontrera' per la prima volta da quando sono scattate le manette il suo cliente, detenuto al carcere parigino della Sante'.
Lo hanno portato via sotto gli occhi sbigottiti dei vicini molti dei quali ignoravano che il portiere del loro immobile- un mestiere che garantiva a Battisti lo stipendio fisso- della rue Bleu, nel nono arrondissement, avesse un passato cosi' pesante.
Frattanto la comunita' vicina ai rifugiati italiani degli anni di piombo e' sotto choc, specie gli amici di Battisti, la sua compagna Mariette che era uscita di casa da poco quando ieri mattina sono arrivati gli agenti dell'antiterrorismo, l'amica ed editrice Joelle Losfeld, sicura che "Cesare aveva voltato pagina definitivamente" e che "non ha nulla a che fare con le nuove Br". Anche se, ammette, "era spesso inquieto" come peraltro lo sono almeno una decina di rifugiati italiani dopo che la Francia, cominciando dall'arresto e l'immediata consegna all'Italia di Paolo Persichetti il 25 agosto 2002, ha rinnegato la 'dottrina Mitterrand'. Cioe' l'impegno preso nel 1985 dall'allora presidente socialista di concedere asilo a chi avesse chiuso con il passato e volesse ricostruirsi una vita onesta in Francia.
Il ministro Perben, dopo un incontro con il collega Roberto Castelli, ha annunciato l'11 settembre 2002 un 'colpo di spugna' sui reati commessi prima del 1982, ma con una riflessione ad hoc per ciascuno dei casi "piu' gravi", che vuol dire in concreto relativi a fatti di sangue. E di latitanti con accuse del genere, ce ne sono altri, a Parigi, oltre Battisti.11 febbraio 2004 - TERRORISMO: NTA; SCARCERATI RAZZA E PIGAT
ANSA:
TERRORISMO: NTA; SCARCERATI RAZZA E PIGAT
Il tribunale del riesame di Venezia ha revocato la misura cautelare in carcere nei confronti di Luca Razza e Gianantonio Pigat, arrestati nell'ambito delle indagini sugli Nta, i Nuclei Territoriali Antimperialisti operanti tra Veneto e Friuli dal 1995. Lo ha reso noto l'avvocato Lucia Gasperini, legale di Pigat. L'ordinanza e' stata emessa nel pomeriggio, al termine di una lunga camera di consiglio, dopo che in mattinata si era svolta l'udienza, alla presenza del pm Luca Marini.
Non sono state finora notificate le motivazioni che hanno portato il collegio, presieduto dal giudice Roberto Izzo, alla revoca della carcerazione, ma e' probabile che, vista la confessione di Razza, siano stati giudicati decaduti i gravi indizi che la rendevano necessaria. Lo stesso Marini stamane si era detto non contrario ad una attenuazione della misura cautelare, purche' fosse consentita la possibilita' che i due non sfuggissero alle ulteriori indagini.
All'udienza ha preso parte anche Razza, che la settimana scorsa aveva sostenuto davanti al pm di essere l""inventore" della sigla e l'autore di volantini e rivendicazioni, e aveva portato ieri al ritrovamento di altro materiale in Friuli.
In carcere resta, al momento, soltanto Gianluca Cosattini, il friulano che ha ammesso di aver confezionato - su richiesta di Razza - il rudimentale ordigno per il primo attentato a firma Nta, nel 1996. Il suo difensore, l'avvocato Giuliano Marchi, presentera' domani istanza di rimessione in liberta' al Gip di Venezia Licia Marino.TERRORISMO: NTA; RAZZA, SONO IO GLI NTA
"Sono io gli Nta". Lo ha dichiarato Luca Razza al TG3 all'uscita dal carcere di Venezia.
"Io mi sono preso le mie responsabilita' - ha aggiunto Razza - su alcuni fatti che sono accaduti, mentre non le ho prese su altri fatti che venivano attribuiti a questo gruppo".12 febbraio 2004 - ARRESTATO ELFINO MORTATI
"Il Gazzettino"
TREVISO Elfino Mortati preso a Caerano San Marco per un ordine proveniente da Reggio Calabria: l'accusa è di traffico d'armi Ex terrorista rosso arrestato per mafia L'uomo respinge ogni addebito. "Non ho mai ucciso nessuno e ho pagato interamente il mio conto" Treviso
NOSTRA REDAZIONE
L'accusa è pesantissima: avere trafficato armi da guerra ed esplosivi per agevolare l'attività di una cosca mafiosa. A risponderne è un ex terrorista rosso, il trevigiano Elfino Mortati, 45 anni non ancora compiuti, arrestato nella tarda mattinata di ieri nell'abitazione della madre, a Caerano San Marco, dove da qualche tempo lo stesso Mortati aveva deciso di trasferirsi per rifarsi una vita e dedicarsi, in virtù di tre lauree, all'insegnamento, dopo la lunghissima parentesi toscana durata quasi trent'anni, quasi tutti trascorsi in carcere a Prato.
Il provvedimento restrittivo è stato eseguito dalla Squadra Mobile di Treviso, su delega del Tribunale di Reggio Calabria, il cui gip, Kate Tassone, aveva accolto le richieste della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo calabrese che dalla scorsa primavera indagava su un presunto traffico di armi destinato ad una delle cosche mafiose reggine.
L'accusa che viene mossa all'ex terrorista è quella di avere illegalmente detenuto e portato in luogo pubblico armi da guerra di fabbricazione israeliana, bombe a mano, detonatori, esplosivo ed altro materiale con l'aggravante di avere agevolato le attività della cosca di Reggio Calabria che farebbe capo a Paolo Sergi, a sua volta arrestato unitamente a Franco Biagini, 44enne pistoiese, che aveva condiviso la stessa sezione della casa circondariale di Prato che Mortati aveva definitivamente lasciato lo scorso aprile, una volta finita di scontare la condanna a 26 anni per l'omicidio di un notaio, Gianfranco Spighi, ammazzato con un colpo di pistola nel suo studio di Prato da un commando di "Lotta armata per il comunismo": era il 10 febbraio 1978. Un omicidio maturato durante un fallito "esproprio proletario" che gli inquirenti addebitarono senza dubbio al trevigiano, arrestato cinque mesi dopo, a Pavia.
Sarebbe dunque una conoscenza maturata durante la permanenza nella casa circondariale di Prato, ad avere riportato in carcere l'ex terrorista trevigiano che, ieri, avrebbe immediatamente respinto ogni addebito (il suo coinvolgimento emergerebbe dalle conversazioni tra gli altri due), rimanendo incredulo alle accuse che gli venivano contestate, ma dimostrandosi al tempo stesso disponibile verso gli agenti che gli notificavano il provvedimento della Dda reggina. Disponibile anche quando si è trattato di non rinnegare il passato, ribadendo di non avere mai ucciso nessuno: "Ma ho pagato interamente il conto...".
Giancarlo D'Agostino"Aiutava la mafia con armi da guerra ed esplosivo" È l'accusa che ha portato all'arresto di Elfino Mortati, 44 anni, catturato dalla squadra mobile in casa della madre La Squadra Mobile lo ha trovato a casa della madre, in via Bon 2 a Caerano San Marco: per arrestarlo. Elfino Mortati, 44 anni nativo di Montebelluna, da nemmeno uno era tornato definitivamente libero, dopo avere scontato 24 dei 26 anni di carcere che gli erano stati inflitti per l'uccisione di un notaio avvenuta a Prato, durante un fallito "esproprio proletario". Era il 10 febbraio 1978: anni di piombo. Che Mortati aveva iniziato a vivere legandosi agli ambienti dell'Autonomia e della "Lotta armata per il Comunismo", e terminati alla stazione ferroviaria di Pavia, cinque mesi dopo l'omicidio del notaio Gianfranco Spighi. Un ex terrorista, anche se non vi è straccio di sentenza che lo definisca tale, visto che la Corte di Assise di Torino lo ha scagionato dall'avere fatto parte di un associazione per delinquere con scopi eversivi.
Un passato pagato completamente. Ma che, probabilmente, ha pesato in chi, oggi, ritiene Elfino Mortati un pericoloso trafficante di armi. Perché è, in sintesi, questa l'accusa della Dda di Reggio Calabria, che ieri lo ha riportato in carcere, questa volta quello di Santa Bona. Accusa pesantissima, visto che il 44enne trevigiano avrebbe "illegalmente detenuto, portato in luogo pubblico armi da guerra di fabbricazione israeliana, bombe a mano, detonatori, esplosivo ad alto potenziale, con l'aggravante di aver agevolato le attività illecite della cosca mafiosa di Reggio Calabria che farebbe capo a Sergi Paolo", quest'ultimo a sua volta destinatario dello stesso provvedimento di custodia cautelare, unitamente ad un pistoiese, il 44enne Franco Biagini, già compagno di cella dello stesso Mortati. Una "convivenza" che avrebbe pesato moltissimo sulle motivazioni della richiesta di arresto. Perché Mortati, una volta letta l'ordinanza, sarebbe rimasto interdetto, perché avrebbe riferito di ricordarsi a malapena di Biagini. Il quale, a sua volta, avrebbe avuto legami con Paolo Sergi: di illeciti affari, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia reggina, come l'approvvigionamento di armi, che gli inquirenti ritengono avessero come referente proprio il trevigiano dal passato di terrorista. Tutto da dimostrare. Ma il gip Kate Tassone è rimasta convinta dalle motivazioni formulate dai pubblici ministeri della Dda, ordinando l'esecuzione dei tre arresti.
Elfino Mortati, nella breve permanenza negli uffici della Squadra Mobile, avrebbe dimostrato contengo, seppure ancora incredulo alle accuse che lo vorrebbero trafficante di armi, senza tuttavia rinnegare le proprie ideologie, ma sottolineando anche di non avere mai ucciso nessuno.
Giancarlo D'Agostino"Il Gazzettino"
CHI È È una storia tinta di rosso e di giallo, quella di Elfino Mortati.
Rossa come il sangue versato il 10 febbraio 1978 dal notaio Gianfranco Spighi, ucciso con un colpo di pistola, nel suo studio di Prato, durante un "incidente tecnico", come venne scritto in un volantino fatto ritrovare all'indomani, di un'azione dimostrativa in quanto lo stesso notaio avrebbe gestito tutte le cambiali relative all'acquisto di auto Fiat.
Rossa come la colonna brigatista toscana alla quale Mortati sarebbe stato ideologicamente vicino, coinvolto nelle attività di "Lotta armata per il comunismo". Tanto vicino al punto da essere aiutato, nelle breve latitanza seguita al delitto (che Mortati ha sempre negato, anche ieri, di avere compiuto), da due presunti appartenenti alla Br. Almeno così era stato indotto a credere quando "Anna", conosciuta a Roma, gli fece capire di conoscere molte cose sul sequestro Moro: "Mi disse che era a Roma (e i tempi confermavano la tesi, ndr) e che non sarebbe mai stato scoperto perché era in un rifugio di massima sicurezza".
Così, la storia di Mortati si tinge di giallo: quello delle rivelazioni rese nell'estate del '78 subito dopo l'arresto per l'omicidio del notaio. Rivelazioni raccolte dall'allora giudice istruttore Ferdinando Imposimato in merito alla presenza, nel ghetto di Roma, di uno dei covi utilizzati per nascondere lo statista e di cui nessuno aveva mai saputo l'esistenza. Ma la collaborazione fu subito interrotta da una fuga di notizie apparse sulla "Nazione" che scoraggiarono Mortati a parlare. Almeno è ciò che è sempre stato detto anche in sede di commissioni parlamentari.
Ad Elfino Mortati non resta che attendere la fine della condanna a 26 anni, scontata nella casa circondariale di Prato. La vita carceraria gli consente di ottenere tre lauree: una in Storia, una in Letteratura ed una in Pedagogia. Non è un caso che, durante la detenzione ottiene la semilibertà che gli consente anche di fare l'insegnante in una scuola media della città toscana, dove pure si sposa (con chi diventerà anche assessore comunale), e dove ha modo di farsi apprezzare per la sua attività legata al sociale. Al punto da essere ospite di un convegno della diocesi di Livorno, avente per tema: "Cercare ed essere cercati: la ricerca nella vita". Che, per Mortati, oggi appare quasi un paradosso.
G. D'A.IL SUO PASSATO Tre lauree dopo gli anni di piombo (gd'a) È il 20 aprile dello scorso anno. Elfino Mortati lascia il carcere di Prato, chiudendosi definitivamente alle spalle un passato politico che definire turbolento sarbbe riduttivo, alla luce dei 26 anni inflittigli per la morte di un notaio. Ci era finito, in carcere, il 2 luglio 1978, cinque mesi dopo l'assassinio di Gianfranco Spighi, ucciso durante un esproprio proletario a causa di un "incidente tecnico", così come fu definito quell'assalto in un volantino di "Lotta armata per il Comunismo". Mortati, dunque, chiude l'attività di terrorista, seppure giovanissimo, legato alle colonne toscane delle Brigate Rosse, tanto che Ferdinando Imposimato, il giudice istruttore che indagò sull'assassinio di Aldo Moro, lo ha definito: "membro regionale delle Br". Le cui ideologie, l'allora giovanissimo terrorista non ebbe difficoltà a ribadire nemmeno in occasione del processo per la morte del notaio dove non esitò a dimostrare durezza, evocando un documento-programma, indicando nel "partito armato l'unica alternativa per il movimento rivoluzionario". Senza contare le nemmeno tanto velate minacce alla corte: "Presidente, c'è già chi pensa a te...". Con il risultato di incassare 26 anni. Era la primavera del 1980. In quello stesso processo, Mortati rivelò alcuni aspetti della sua breve latitanza che erano stati oggetto di enorme interesse da parte degli inquirenti che cercavano di svelare i segreti del sequestro Moro. Perché, subito dopo l'arresto avvenuto a Pavia, lo stesso Mortati raccontò che durante la latitanza, tra il febbraio e il giugno del 1978 (il periodo clou del sequestro, era stato ospite, a Roma, di una base logisitca delle Br, in via dei Bresciani, pernottando anche in altri due appartamenti "coperti" situati nella zona del ghetto. Tanto che lo stesso Imposimato ed il collega Priore decisero di caricare Mortati su una camionetta dei carabinieri a cercare quei covi. Senza risultato. Ma l'ispezione fu immortalata, da una macchina fotografica dei servizi segreti. Tanto perché se ne sentisse il bisogno, in una vicenda in cui i depistaggi erano all'ordine del giorno.
Mortati, dunque, paga il suo conto, fatti salvi due anni depennati per buona condotta, ed altri otto in regime di semilibertà che gli consentono anche di insegnare, in virtù di tre lauree (in Storia, letteratura e Pedagonia) nel frattempo conseguite. Ha una brutta parentesi, durante la semilibertà, sei anni fa quando viene arrestato per una vicenda di droga dalla quasle uscirà pulito. Mortati, aveva conquistato la fiducia di tutti, anche della diocesi di Livorno, che nel 1993 lo aveva invitato ad una "tre giorni" a parlare di problematiche giovanili, con l'allora allenatore della Fiorentina, Claudio Ranieri. Tema: "Cercare di essere cercati: la ricerca della vita". Quasi la parafrasi di quanto avvenuto ieri.A Caerano San Marco sono in pochi a parlare. Qui Elfo Mortati non ha vissuto a lungo, anzi soltanto recentemente è tornato in paese per raggiungere la mamma Anna Maria, che abita in un appartamento dell'Ater, in via Bon, decidendo di fissarvi la propria residenza, con la nuova compagna. "Ricordo - dice un ex dipendente della SanRemo - che aveva anche una sorella che lavorava con noi che non vedo da tempo e che spesso mi parlava di suo fratello che già allora circa una trentina di anni fa aveva dei problemi da risolvere. Non ho però mai sentito dire che fosse un brigatista, piuttosto credo che fosse molto vicino a Lotta continua".
Una cosa sicura è che Elfo, da tutti ricordato come "Elfino", a Caerano, aveva deciso di ristabilirsi nel Montebellunese, proprio a Caerano San Marco, trasferendo la residenza da Torino, a cercare un lavoro, sempre come insegnante, dopo gli otto anni dedicati a svolgere lo stesso compito in una scuola media di Prato. Dal municipio non trapela nulla e lo stesso sindaco Guido Campagnolo dell'uomo ha soltanto ricordi molto vaghi e si limita a ribadire che a Caerano si recava di rado in quanto aveva la sua residenza in Toscana. Più dettagliate sono invece le testimonianze di un caeranese che intende mantenere l'anonimato. "Posso solo dire - ribadisce - che la persona in questione i suoi debiti li aveva pagati (ben 26 anni di carcere). In questi anni infatti si era dedicato allo studio e per quanto io sappia penso che sia riuscito ad ottenere tre lauree, tra queste una in Pedagogia". Oltre a quelle in Letteratura e Storia. Tuttavia quasi tutti stentano a credere che Elfo Mortati possa essere coinvolto in un'altra brutta storia di malavita, soprattutto collegata alla mafia come dicono le accuse in base alla quale ieri mattina la polizia è giunta a prelevare l'uomo.
Luciano BeltraminiANSA:
MAFIA: EX TERRORISTA TREVIGIANO ARRESTATO PER TRAFFICO ARMI
Un ex terrorista di Prima Linea, Elfino Mortati, di 44 anni di Montebelluna (Treviso), e' stato arrestato per disposizione della magistratura di Reggio Calabria perche' accusato di essere coinvolto in un traffico d'armi ed esplosivo a favore di una cosca mafiosa.
L'arresto, come riferiscono alcuni quotidiani, e' avvenuto a Caerano San Marco, dove abita la madre dell'uomo. Mortati aveva scontato una condanna a 16 anni di reclusione per l'omicidio del notaio Gianfranco Spighi, avvenuto nel 1978 a Prato (Firenze).MAFIA: EX TERRORISTA ARRESTATO, CHI E' MORTATI
La storia pubblica di Elfino Mortati comincia il 10 febbraio 1978 quando, durante quello che doveva essere un "esproprio di cambiali di proletari" uccide il notaio pratese Gianfranco Spighi. L'azione e' rivendicata dal gruppo "Lotta armata per il comunismo þ Dante Di Nanni".
Mortati, nato a Montebelluna (Treviso), aveva solo 18 anni ed era il leader pratese dell'Autonomia operaia. Dopo l'uccisione del notaio, Mortati si rifugia a Roma, poi va al Nord ed e' arrestato a Pavia ai primi di luglio del 1978. Subito dopo l'arresto Mortati dice di far parte del comitato toscano delle Brigate rosse e comincia a parlare. Racconta di essersi rifugiato a Roma dal febbraio al giugno 1978, durante il sequestro del presidente Dc, e di essere stato ospitato in via dei Bresciani in un appartamento che sarebbe stato, secondo lui, un covo delle Brigate rosse. Mortati disse di avere passato qualche notte anche in un paio di altre case, nella zona del ghetto ebraico. L'11 luglio 1978 un giornale pubblica un articolo che attribuisce a Mortati un ruolo rilevante nel delitto Moro.
La fuga di notizie ha come conseguenza l'irrigidimento del giovane terrorista che rifiuta di dare altre indicazioni. Mortati aveva anche riferito che "Anna disse che l'onorevole Moro era prigioniero a Roma e che non sarebbe mai stata trovata la sua prigione, perche' era in un luogo di massima sicurezza". Mortati guido' anche i giudici Priore e Imposimato alla ricerca degli appartamenti, soprattutto in via Sant'Elena. Mortati avrebbe conosciuto anche altri terroristi: 'Mario', che avrebbe identificato in Valerio Morucci, 'Anna', 'Massimo', 'Cristiano', 'Isabella'. Le informazioni date da Mortati sul caso Moro sono state studiate anche dalla commisione stragi e sono analizzate in una relazione depositata a gennaio del 2000 dal magistrato Libero Mancuso, consulente della commissione. L'ex giudice Imposimato ha detto: "io e Priore abbiamo sempre sospettato, ma ne eravamo quasi certi, che l'appartamento di cui aveva parlato Mortati fosse la base di appoggio di Aldo Moro nel tragitto da Via Montalcini a Via Caetani" e ha aggiunto:"Quando andammo, insieme a Priore, nel ghetto per ritrovarlo fummo fotografati e scrissero sulle nostre indagini un articolo su 'La Nazione' a firma Guido Paglia".
Per l'uccisione del notaio Spighi, Mortati e' stato condannato a 30 anni di carcere. A settembre del 1979 partecipa ad un tentativo di evasione dal carcere delle Murate di Firenze e viene condannato ad altri 4 anni. Un'altra condanna a 7 mesi si aggiunge per un altro episodio nel carcere di Bad'e Carros.
In carcere Mortati si laurea in storia del cristianesimo e nel 1989 usufruisce di un permesso e partecipa al sinodo della Chiesa fiorentina. Poi ottiene la semiliberta', che gli viene revocata nel 1996 per una denuncia di falsita' in atti: aveva utilizzato una ricetta medica falsificata per farsi consegnare uno psicofarmaco. Tornato in semiliberta', nel 1998 viene arrestato di nuovo nell'ambito di un'inchiesta su un traffico internazionale di droga.12 febbraio 2004 - ARRESTO BATTISTI: DAI GIORNALI
"La Padania"
Una denuncia per alcune controversie condominiali ha portato alla revoca del divieto d'arresto di cui godeva in Francia
Il terrorista Battisti tradito dal suo coinquilino
ROMA - Cesare Battisti dovrà attendere in carcere forse qualche mese prima che la pratica di estradizione abbia ottenuto tutti i nulla osta. Non credeva che dopo 20 anni di latitanza il ministero dell'Interno francese revocasse il "flag", il divieto d'arresto di cui godeva in Francia (e, come lui, ci sono quasi cento ex terrorististi italiani). Battisti non aveva fatto i conti con uno dei suoi vicini di casa: alcuni mesi fa lo ha denunciato alla polizia francese per alcune controversie condominali. E così, dove non era riuscita neppure la nostra pressione diplomatica, ce l'ha fatta un anonimo parigino. D'altro canto il patto era chiaro: quando aveva ottenuto la carta di indentità francese le autorità di polizia lo avevano informato, come tutti gli altri, che del passato a loro non importava nulla, ma il minimo problema giudiziario in terra francese gli sarebbe costato l'asilo. Comunque il ministero della Giustizia italiano era da tempo a un passo dalla sua estradizione, che sarebbe dovuta arrivare ai primi dello scorso anno, quando anche una corte francese aveva sostenuto che Battisti era estradabile. L'ex brigatista era nell'elenco consegnato due anni fa al primo ministro Jean Pierre Raffarin dal nostro governo. Quattordici nomi, quasi tutti appartenenti alla brigate rosse - tranne Giorgio Pietrostefani - che si sono macchiati di decine di omicidi e attentati. Anche per la legge francese, che non ha mai riconosciuto il reato di associazione sovversiva ritenendolo un reato politico, possono essere rispediti in Italia ma godono come gli altri del divieto d'arresto. Il "flag" lo pone il potente ministero dell'Interno francese che in concreto ha l'ultima parola sulle estradizioni e che da anni blocca ogni tentativo italiano di riportare in carcere i terroristi rifugiati Oltralpe. Fanno parte dello stesso elenco di Battisti: l'ex centralinista della Camera dei deputati Giovanni Alimonti, Enzo Calvitti, Roberta Cappelli che è stata condannata per l'uccisione di Aldo Moro e del generale Calvaligi, Enrico Villimburgo che partecipò all'assalto di piazza Nicosia a Roma, Marina Petrella della direzione strategica delle brigate rosse, Maurizio Di Marzio, Vincenzo Spano, Massimo Carfora, Walter Grecchi, Giovanni Vegliacasa, Francesco Nuzzolo e Giancarlo Santilli. Tutti nomi di primo piano per i quali il governo francese ha promesso il proprio via libera, ma qualcosa all'ultimo momento, tranne che per Battisti, è sempre riuscito a fermare le intese raggiunte. A favore dei terroristi italiani scattano agguerrite difese, soprattutto quelle messe in campo dalla potente Danielle Mitterrand e dalla Lega dei diritti dell'uomo. Recentemente su tre dei 13 terroristi monitorati - uno era Battisti - sarebbe stato tolto il "flag", ma la notizia non è mai stata confermata dalle autorità francesi per paura che qualcuno fugga. Per due degli ex brigatisti inclusi nell'elenco sono state inviate recentemente nuove informazioni al ministero dell'Interno francese, perchè gli investigatori italiani ritengono che avrebbero avuto qualche collegamento con le nuove bierre accusate degli omicidi di Massimo D'Antona e di Marco Biagi. I rapporti fra il ministero dell'Interno italiano e quello francese non sono dei migliori sul fronte della ricerca dei nostri terroristi lì rifugiati e qualche investigatore sostiene che a volte è come se li proteggessero dai contatti con le forze dell'ordine italiane. Il ministro della Giustizia italiano, Roberto Castelli, dal canto suo in ogni incontro con il collega francese solleva il problema, ma i risultati fino a oggi sono stati scarsi.
da Il VelinoTERRORISMO: BATTISTI, MOBILITAZIONE A PARIGI
PS E PCF INSORGONO CONTRO EVENTUALE ESTRADIZIONE
(di Antonella Tarquini)
Forte mobilitazione dell' opposizione di sinistra in Francia, contro l'eventualita' di un'estradizione in Italia di Cesare Battisti- l'ex di Proletari armati per il comunismo noto a Parigi per i suoi 'gialli' di successo, ma condannato a due ergastoli in Italia per alcuni omicidi- arrestato dagli agenti dell'antiterrorismo martedi'.
Socialisti e comunisti sono insorti oggi come un sol uomo, accusando il Guardasigilli Dominique Perben di aver tradito 'la dottrina Mitterrand', il presidente socialista che nel 1985 promise asilo ai rifugiati italiani degli Anni di Piombo decisi a voltare pagina con il passato e a ricostruirsi una vita onesta in Francia.
Julien Dray, portavoce del Ps, ha chiesto al ministro di "rispettare la parola data dalla Francia", ricordandogli che "la giurisprudenza introdotta dall'allora capo di stato socialista e' stata successivamente convalidata dal primo ministro neogollista Edouard Balladur, e confermata dalla corte d'appello di Parigi". "Non mantenere questa parola sarebbe indegno delle tradizioni e della storia del nostro paese", ha aggiunto. Analoga la reazione del Pcf, che parla di "grave e preoccupante attentato alla tradizione francese di rispetto dei diritti".
Attorno a Battisti, detenuto nel carcere parigino della Sante', si sta creando una vera catena di solidarieta'.
Letterati ed editori hanno lanciato una petizione per la sua scarcerazione, affermando che "e' in gioco l'onore delle lettere francesi", le associazioni per la difesa dei diritti dell'uomo preparano conferenze stampa, e per lunedi' e' previsto gia' un raduno davanti al carcere organizzato dagli amici dello scrittore-terrorista.
Arrestato martedi' mattina da una decina di agenti che lo aspettavano al varco nell'androne del palazzo della rue Bleu, nel nono arrondissement, dove per garantirsi la fine del mese faceva il portiere, Battisti e' "tranquillo, e molto contento delle manifestazioni di solidarieta"", ha detto all'Ansa l'avvocatessa Irene Terrel, che oggi ha potuto incontrarlo.
Assieme all'altro legale 'storico' dei rifugiati italiani, Jean Jacques De Felice, e' convinta che tutto si risolvera' in una bolla di sapone, e che la 'chambre d'accusation' (la sezione istruttoria della corte d'appello competente in materia di estradizione, che mercoledi' prossimo o quello successivo esaminera' la richiesta di liberta' provvisoria) non potra' pronunciarsi per l'estradizione. "Le leggi non sono cambiate dal 1991, quando la 'chambre' emise parere sfavorevole per Battisti, sottolinea, la Francia non restituisce una persona ad un paese (come l'Italia) dove i condannati in contumacia non vengono riprocessati dopo l'arresto"."L' Opinione"
I Verdi chiedono pace sugli anni di piombo
di Ruggiero Capone
Ieri la Lega ha sferrato un attacco alla riforma Marco Boato sull'istituto della grazia, che assegnerebbe pieni poteri a Ciampi senza obbligo di controfirma del ministro. Ma un nuovo episodio ha riaperto il problema amnistia. "L'arresto a Parigi di Cesare Battisti, in seguito alla richiesta d'estradizione del ministro della Giustizia, è un atto di vendetta", afferma il vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, il Verde Paolo Cento, primo firmatario di una proposta di legge sull'amnistia. "Questa vicenda ripropone con forza la questione di una soluzione politica e giudiziaria ai cosiddetti anni di piombo: Battisti aveva cambiato radicalmente la propria vita, chiuso con la lotta armata ed espresso giudizi duri sugli epigoni delle nuove Br.
Il suo arresto - sottolinea Cento - non ha nulla a che fare con un'azione di giustizia ma è pura vendetta: proprio nel giorno in cui si discute della legge che può consentire la grazia a Sofri, il Parlamento deve avere il coraggio di aprire una riflessione su una proposta di clemenza generalizzata d'amnistia ed indulto, a cominciare dai testi depositati da tempo in commissione Giustizia". Intanto la Camera ha respinto la richiesta di sospensiva sulla proposta di legge Boato in materia di concessione della grazia, presentata dal gruppo della Lega Nord. I voti contrari sono stati 304, quelli a favore 135. Sulla sospensiva Nicola Cristaldi (An) aveva chiesto il voto a scrutinio segreto, ma il vicepresidente, Clemente Mastella, ha risposto che "per le sospensive il regolamento della Camera non consente il voto segreto".12 febbraio 2004 - BIAGI: AL VIA IN COMMISSIONE SENATO DDL PER INCHIESTA
ANSA:
BIAGI: AL VIA IN COMMISSIONE SENATO DDL PER INCHIESTA
BOSCETTO, NON NE VEDO LE RAGIONI- VITALI, RICHIESTA MOTIVATA
A qualche mese dall'archiviazione della Procura di Bologna per la scorta a Marco Biagi ha preso il via oggi in Commissione Affari Costituzionali del Senato, l'esame del ddl che chiede di istituire una commissione parlamentare d'inchiesta su questa vicenda. Primo firmatario del provvedimento e' Walter Vitali (Ds), in Senato, ed Enrico Boselli(Sdi) alla Camera. Oggi ci sono stati alcuni interventi ed il relatore Gabriele Boscetto (Fi) si e' riservato di esprimere un giudizio compiuto al termine del confronto in Commissione. "Ho pero' evidenziato che non vedo - ha detto Boscetto ai giornalisti - le ragioni per una commissione d'inchiesta che e' uno strumento molto impegnativo. A prima vista non ce ne sono le ragioni". Il provvedimento, sottoscritto da 111 senatori mira ad accertare la "verita' sui fatti senza alcun intento polemico". Walter Vitali (Ds) ha detto, dopo la seduta della commissione, che oggi da parte del relatore c'e' stato il seguente ragionamento: "Lui considera eccessivo questo strumento in quanto il giudice ha disposto l'archiviazione nei confronti dei funzionari preposti e che in quel processo penale non era imputato 'alcun politico' ". Vitali ha aggiunto conversando con i giornalisti: "Il relatore si e' rifatto solo a 'notizie giornalistiche' in quanto non e' ancora entrato in possesso degli atti". Infatti oggi prima al Gip Gabriella Castore e poi alla Procura di Bologna e' giunta una richiesta per avere la documentazione con cui si e' decisa l'archiviazione dell'inchiesta sulla scorta Biagi.
"Sono proprio gli atti giudiziari e le testimonianze di Marina Biagi - ha detto Vitali - che suonano come un duro atto d'accusa nei confronti del sistema di attribuzione delle scorte e che motivano l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta. Cosi' solo e' possibile fare piena luce su una vicenda inquietante che oggi sappiamo essere stata determinante nella scelta di Biagi come bersaglio da parte delle Br. E senza minimamente sovrapporsi al lavoro della magistratura". Vitali ha rivolto un appello alle istituzioni cittadine, ai presidenti delle Camere e al ministro Pisanu, "che a differenza del suo predecessore Scajola consegno' la relazione Sorge al Copaco, perche' si modifichi l'atteggiamento pregiudiziale annunciato oggi dal relatore Boscetto e si possa cosi' dar vita ad una commissione".12 febbraio 2004 - BR; PROCESSO A QUATTRO RINVIATO A 25 FEBBRAIO
ANSA:
TERRORISMO: BR; PROCESSO A QUATTRO RINVIATO A 25 FEBBRAIO
ACCUSATI DI PROPAGANDA SOVVERSIVA RIGUARDO DELITTO D'ANTONA
A causa dell'indisponibilita' di un giudice e' stato rinviato al 25 febbraio prossimo il processo, davanti al Tribunale di Milano, per quattro irriducibili delle Br, accusati di propaganda sovversiva.
Franceso Aiosa, Ario Pizzarelli, Stefano Minguzzi e Cesare Di Lenardo avevano letto in aula, nel corso di un altro processo, una rivendicazione del delitto del giuslavorista Massimo D'Antona. I quattro erano stati inizialmente prosciolti dal gip, ma la Procura di Milano aveva presentato ricorso e la Corte d'Appello aveva disposto il loro rinvio a giudizio.12 febbraio 2004 - NTA; SCARCERATO ANCHE COSATTINI DA GIP VENEZIA
ANSA:
TERRORISMO: NTA; SCARCERATO ANCHE COSATTINI DA GIP VENEZIA
PM AVEVA DATO ASSENSO, ENTRO MARZO ATTI A TRIESTE
Il Gip di Venezia Licia Marino ha disposto oggi la remissione in liberta' di Gianluca Cosattini, l'ultimo dei tre arrestati nelle indagini sugli Nta che si trovava ancora in carcere. La decisione e' stata presa in accoglimento dell'istanza avanzata dai legali del giovane, gli avvocati Marchi e Cicuttini, e dopo che ieri il tribunale del riesame aveva scarcerato gli altri due indagati, Luca Razza - che aveva confessato di essere l'ideatore della presunta sigla eversiva - e Gianantonio Pigat.
Anche il sostituto procuratore Luca Marini aveva dato il proprio assenso alla liberazione di Cosattini, che durante gli interrogatori aveva ammesso di essere l'autore di un rudimentale ordigno utilizzato poi da Razza per il primo attentato siglato Nta, nel 1996, ma di aver da allora rotto ogni rapporto con lui. A detta della procura veneziana, tuttavia, pur essendo decadute le esigenze cautelari nei suoi confronti, resterebbe in piedi l'ipotesi di reato associativo. Eventuali ulteriori atti di indagine verranno comunque demandati alla Procura distrettuale di Trieste, alla quale entro fine mese Marini inviera' gli atti per competenza.
Razza si e' incolpato di sette attentati a firma Nta, tra cui piccoli danneggiamenti e due esplosioni - piu' potenti - ai danni della sede Ince di Trieste e dell'Informest di Gorizia. Ha escluso di aver agito con altre persone, anche se a carico degli altri due arrestati vi e' una serie di intercettazioni ambientali e telefoniche sospette. Alla magistratura giuliana spettera' anche l'eventuale effettuazione di una perizia fonica in incidente probatorio, per stabilire la compatitiblita' della voce di Razza con quella del telefonista delle rivendicazioni dell'attentato al tribunale di Venezia del 1991. Razza ha ammesso di aver preparato i volantini, ma ha negato di avere alcuna responsabilita' riguardo alla bomba. La procura ha agli atti una consulenza di parte delle voci del pubblicista udinese e di Fabio Sgarbul, indagato sulla base di una perizia fonica, ma che e' stato scagionato dallo stesso Razza.13 febbraio 2004 - ARRESTO MORTATI: DAI GIORNALI
"Il Gazzettino"
Elfino Mortati resta in cella, secondo la magistratura era il custode delle armi delle cosche. La sorella: "Ha già pagato, lasciateci in pace" L'ex terrorista cercava un lavoro Era andato dal sindaco e dal parroco di Caerano per trovare un impiego ed evitare il ritorno in carcere Caerano San Marco
Elfino Mortati, l'ex terrorista arrestato l'altro giorno con l'accusa di connivenza con le cosche mafiose, resta in carcere a Santa Bona. Secondo il gip di Reggio Calabria sarebbe il custode delle armi che poi servivano alle organizzazioni malavitose.
Intanto a Caerano San Marco emergono delle novità sulla recente vita di Elfino. Lui, la moglie e la madre si stavano disperatamente dando da fare per trovare un lavoro. Mortati aveva bisogno di lavorare per poter trovare un domicilio, altrimenti sarebbe stato costretto a tornare in carcere per un vecchio residuo di pena. Al sindaco Campagnolo e all'assessore Cimmino aveva fatto una buona impressione. Lo stesso al parroco don Domenico. A tutti era sembrato un uomo pentito e desideroso di cambiare vita e di rimettersi in carreggiata. Ma poi le cose hanno preso una piega diversa ed ora si è in attesa di ulteriori sviluppi su questa delicata vicenda, che ha sorpreso un po' tutti a Caerano, dove Mortati era praticamente un illustre sconosciuto.
BELTRAMINIUn assessore e il parroco di Caerano parlano dell'ex terrorista arrestato con una pesante accusa "Un lavoro per evitare il carcere" La sorella: "Mio fratello ha pagato tanto e già più del dovuto, ora lasciateci in pace" Caerano San Marco
"Lasciateci in pace, avete già scritto a sufficienza". Contattata telefonicamente dopo alcuni tentativi andati a vuoto fatti presso l'abitazione di via Bon 2/19, la sorella di Elfino Mortati si barrica dietro al più assoluto silenzio. "Non insistete, mio fratello ha già pagato tanto e più del dovuto, senza nessuna colpa". Poi la donna lascia cadere la cornetta. Per tutti a Caerano San Marco Elfino Mortati arrestato giovedì mattina nell'abitazione della madre è un illustre sconosciuto. Nemmeno A.B. 60 anni circa che abita a non più di una decina di metri dall'appartamento di via Bon ha un'idea su chi possa essere l'arrestato. "E' vero che siamo in tante famiglie - dice il pensionato, ma qui ci conosciamo un pò tutti. Di questo Elfino non ho mai saputo niente, nè tantomeno ero a conoscenza che abitasse in uno di questi appartamenti". Chi invece ha conosciuto il Mortati è l'assessore allo sport e alle associazioni Giuseppe Cimmino. "Proprio mercoledì, nel mio negozio è arrivata la madre, una donna che conosco da tempo. Mi ha chiesto se c'erano notizie per quanto concerne la richiesta di lavoro che una quindicina di giorni suo figlio aveva presentato al sottoscritto e al sindaco in un incontro avuto in Municipio. In quell'occasione l'uomo mi aveva colpito positivamente. Di cultura sopra la media, parlava in maniera pacata, molto educato e sincero aveva ribadito la sua necessità assoluta di trovare un posto di lavoro fisso e sicuro. Ogni lavoro gli andava bene, anche quello più umile. Quando ieri mattina ho letto "Il Gazzettino" sono letteralmente caduto dalle nuvole. Per la madre, Elfino di quella triste vicenda che lo aveva portato a scontare 24 anni di carcere era solo una vittima. Aveva pagato colpe non sue forse dovute alla gioventù". E che Elfino cercasse lavoro e che fosse intenzionato a stabilirsi per sempre a Caerano San Marco lo conferma anche il parroco Don Domenico, che dell'arresto dell'uomo ieri pomeriggio ancora non era a conoscenza. "Ricordo che è venuto a trovarmi non più di una quindicina di giorni fa con la moglie - spiega il parroco. Mi ha fatto un'ottima impressione. Mi ha raccontato tutta la sua storia, degli anni di carcere, senza però addentrarsi nei particolari. Da quanto ho capito mi aveva riferito che per avere gli arresti domiciliari, aveva assoluta necessità di trovare un posto di lavoro, entro pochi giorni, altrimenti sarebbe stato costretto a ritornare in carcere. Doveva scontare a quanto pare un residuo di pena, e voleva farlo proprio a Caerano San Marco. Era dalla madre, vedova da alcuni anni, ma il suo appartamento non era in grado di ospitare la coppia. Mi è sembrato un uomo pentito degli s