Almanacco dei misteri d' Italia

 
Terrorismo ed estremismo di sinistra (vecchio e nuovo)
marzo 2004
1 marzo 2004 - BATTISTI: DAI GIORNALI
ANSA:
TERRORISMO: BATTISTI 'SOTTO PROTEZIONE CITTA' DI PARIGI'
CONSIGLIERI COMUNE IN TRIBUNALE PER RICHIESTA LIBERTA'
Cesare Battisti, ex leader dei Pac (Proletari armati per il comunismo), due ergastoli da scontare in Italia per omicidi e rapine, e' stato posto oggi "sotto la protezione della citta' di Parigi". Battisti e' stato arrestato e rischia di essere estradato su richiesta dell'Italia.
In carcere a Parigi dal 10 febbraio in attesa che - mercoledi' - il tribunale si pronunci sulla sua richiesta di liberta', Cesare Battisti continua ad essere oggetto di una gara di solidarieta' della gauche francese, che pretende il rispetto della "dottrina Mitterrand". Il defunto presidente, si impegno' ad inizio anni Ottanta a dare asilo ai rifugiati italiani degli "anni di piombo" che deponessero le armi.
Il consiglio comunale dominato dalla gauche ha adottato oggi, con voto a maggioranza (la destra si e' opposta) un inedito provvedimento di "protezione" a Battisti da parte della "citta' di Parigi", che comporta una "particolare vigilanza dei consiglieri". Quelli appartenenti alla sinistra partiranno mercoledi' in corteo diretti a palazzo di Giustizia, dove alle 13 sara' esaminata la richiesta di liberta' per l'ex terrorista.
Stamane, i consiglieri parigini di sinistra hanno incontrato i difensori e gli amici di Battisti, che in Francia fa lo scrittore di romanzi gialli, dando vita ad un "comitato di vigilanza". Piu' tardi, all'Hotel de Ville, socialisti, Verdi, comunisti e altri di sinistra hanno voluto conferire solennita' al loro gesto, chiedendo "il rispetto degli impegni della Francia", la "liberazione senza condizioni ne' ritardi di Cesare Battisti", "la garanzia che tutti gli altri rifugiati politici italiani godano che godono degli stessi impegni non siano estradati".
Il sindaco socialista, Bertrand Delanoe, assente durante il voto, ha dichiarato di sostenere l'iniziativa.
Ribellandosi al voto della maggioranza, Philippe Goujon, consigliere dell'UMP, il partito della maggioranza presidenziale che fa riferimento a Jacques Chirac, ha dichiarato che il ministro della Giustizia "applica la legge come fece il suo collega socialista Henri Nallet" nel 1991, durante la prima procedura di estradizione richiesta dall'Italia.
Yves Galland, dei centristi UDF, ha messo in guardia contro il "precedente pericoloso" che il Comune ha creato accordando questa "protezione" che "non ha alcun fondamento giuridico".
Oggi, fra le 100 e le 300 persone - fra queste cifre oscillano le stime di polizia e organizzatori - hanno partecipato a una manifestazione in difesa di Battisti a Tolosa, nel sud. Manifestanti e aderenti alla Lega dei diritti dell'uomo si sono recati davanti al consolato d'Italia e alla prefettura, consegnando una petizione di un migliaio di firme.

2 marzo 2004 - PISANU: LO STATO NON DIMENTICA
ANSA:
TERRORISMO: PISANU, STATO NON DIMENTICA,SI SAPPIA A ESTERO
"Lo Stato non dimentica i propri morti" ne' il proprio dovere che e' quello di "individuare i responsabili e rendere giustizia. Lo sappia chi in Italia coltiva ancora oggi folli disegni eversivi" ed anche chi "scappato all' estero si sottrae da troppo tempo all' esecuzione di condanne definitive": lo ha detto il Ministro dell' Interno Giuseppe Pisanu alla cerimonia di commemorazione ad un anno dalla morte del poliziotto Emanuele Petri, ucciso dalle Brigate Rosse.
"Lo Stato non dimentica i propri morti - ha detto Pisanu - cosi' come non dimentica il proprio dovere, che e' quello di accertare la verita', individuare i responsabili e rendere giustizia". Per fare questo, ha proseguito il ministro, "non abbiamo lasciato e non lasceremo nulla di intentato, nulla di quanto ci e' consentito dalla legge e dai trattati internazionali". Ed ha aggiunto: "Lo sappia chi in Italia coltiva ancora oggi folli disegni eversivi, chi pratica la violenza come metodo di lotta politica ed anche chi, scappato all'estero, si sottrae da troppo tempo all'esecuzione di condanne definitive dei nostri tribunali per omicidio ed altri gravissimi reati di terrorismo".
"Solamente quando questi conti saranno stati saldati - ha concluso il ministro - potra' aprirsi un tempo diverso da quello che ancora oggi siamo costretti a vivere, un tempo di riconciliazione nel quale lo Stato possa finalmente mostrare, in serenita' e concordia, il volto magnanimo delle sue leggi".

TERRORISMO: PISANU, MINACCIA CONTINUA AD INCOMBERE
"Oggi purtroppo dobbiamo ancora difenderci perche' la minaccia del terrorismo continua ad incombere sulla convivenza interna ed internazionale e non puo' essere in alcun modo sottovalutata": lo ha detto il Ministro dell' Interno Giuseppe Pisanu alla cerimonia di commemorazione del sovrintendente di polizia Emanuele Petri, ucciso dalle nuove Br un anno fa.
"Le forze dell'ordine e gli apparati di sicurezza - ha detto Pisanu - sono dunque chiamati a inquadrare le diverse minacce con realismo, a prevenirle con scrupolo e, quando occorre a contrastarle con decisione".
Secondo il ministro "forte incoraggiamento a questo difficile lavoro e' venuto da recenti e significative decisioni della magistratura, sia per quanto riguarda il fronte interno, sia per quanto riguarda le organizzazioni terroristiche di matrice islamica, la cui pericolosita' e' stata confermata dagli arresti dei giorni scorsi".
"Questo lavoro comune della sicurezza dei cittadini - ha concluso - deve continuare, in conformita' agli indirizzi del Parlamento e con la forza che gli deriva dall'amplissimo sostegno dei gruppi parlamentari del Senato e della Camera".

TERRORISMO: PISANU, OMICIDI NUOVE BR NON RIMARRANNO IMPUNITI
"Gli omicidi Biagi e D'Antona non rimarranno impuniti". Lo ha assicurato il Ministro dell' Interno Giuseppe Pisanu, ricordando "l' eroica azione del sovrintendente Petri" che ha prodotto "risultati di eccezionale importanza: infatti grazie al lavoro minuzioso e appassionato degli investigatori e della magistratura, la colonna tosco-laziale delle nuove Br-Pcc e' stata praticamente sgominata".

TERRORISMO: PISANU RICORDA PETRI,MINACCIA INCOMBE ANCORA
DA SACRIFICIO GRANDI RISULTATI. AVVERTIMENTO A RIFUGIATI ESTERO
Un avvertimento: "la minaccia delle Br continua ad incombere". Ma anche una promessa: "gli omicidi Biagi e D'Antona non rimarranno impuniti". E un monito, ai brigatisti di ieri e di oggi: "Lo stato non dimentica i suoi morti", "lo sappia anche chi e' scappato all'estero". Cosi' il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu e' intervenuto oggi alla cerimonia dedicata al sovrintendente Emanuele Petri, ucciso un anno fa dalle nuove Br sul treno Roma-Firenze e al quale oggi e' stato intitolato il centro polifunzionale della Polizia di Spinaceto, alla periferia di Roma.
Un sacrificio, quello di Petri, che non e' stato vano, visto che proprio in seguito a quella sparatoria e' stata arrestata Nadia Desdemona Lioce e dal suo palmare sono partite le indagini che hanno portato ad altri, importanti, arresti. "Un' eroica azione", ha detto il Ministro, che ha prodotto "risultati di eccezionale importanza: la colonna tosco-laziale delle nuove Br-Pcc e' stata praticamente sgominata". Ed e' come se "Emanuele stesse ancora facendo il suo lavoro", ha detto Alma la vedova di Petri, "orgogliosa" per questa cerimonia, alla quale ha assistito assieme al figlio, in divisa da poliziotto. Accanto a loro, per ricordare Petri, anche il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, il capo della polizia Gianni De Gennaro, il Vice capo vicario Antonio Manganelli, oltre ai sottosegretari all'Interno Antonio D'Ali' e Maurizio Balocchi. Mentre il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, la cui partecipazione era prevista, ma e' poi saltata per ragioni personali, ha inviato un messaggio.
MINACCIA TERRORISMO INCOMBE ANCORA: "Oggi purtroppo dobbiamo ancora difenderci perche' la minaccia del terrorismo continua ad incombere sulla convivenza interna ed internazionale e non puo' essere in alcun modo sottovalutata", ha avvertito il Ministro. Ed ha aggiunto: "Le forze dell'ordine e gli apparati di sicurezza sono dunque chiamati a inquadrare le diverse minacce con realismo, a prevenirle con scrupolo e, quando occorre a contrastarle con decisione".
UN AVVERTIMENTO PER CHI E' ALL'ESTERO: "Lo Stato non dimentica i propri morti" ne' il proprio dovere che e' quello di "individuare i responsabili e rendere giustizia. Lo sappia chi in Italia coltiva ancora oggi folli disegni eversivi" ed anche chi "scappato all' estero si sottrae da troppo tempo all' esecuzione di condanne definitive". Cosi' Pisanu, che ha assicurato che non verra' lasciato "nulla di intentato, nulla di quanto ci e' consentito dalla legge e dai trattati internazionali". Ed ha concluso: "Solamente quando questi conti saranno stati saldati potra' aprirsi un tempo diverso da quello che ancora oggi siamo costretti a vivere, un tempo di riconciliazione nel quale lo Stato possa finalmente mostrare, in serenita' e concordia, il volto magnanimo delle sue leggi".
OMICIDI BIAGI E D'ANTONA NON RESTERANNO IMPUNITI: Lo ha assicurato il ministro, spiegando che proprio "l'eroica azione" di Petri ha prodotto "risultati di eccezionale importanza": "grazie al lavoro minuzioso e appassionato degli investigatori e della magistratura -ha detto- la colonna tosco-laziale delle nuove Br-Pcc e' stata praticamente sgominata".
PETRI NEL RICORDO DELLA MOGLIE: "Sono orgogliosissima di quello che lui ha dato e di quello che ha fatto", dice Alma Petri e assicura di essere "orgogliosa" anche per la cerimonia di oggi, ma per il perdono, e' ancora presto. "Forse con il tempo", dice, sara' possibile perdonare chi gli ha ucciso il marito, persone "che portano solo dolore e morte" ed hanno idee "sbagliatissime". E Nadia Desdemona Lioce? "L'ho vista solo sui giornali, ma non sento nulla per lei, non la penso neppure". Accanto ad Alma, il figlio, Angelo, allievo agente della polizia, che sta per finire il corso. "e' stata una sua decisione -dice Alma, osservando il figlio in divisa- gli ho detto di pensarci bene, ma questa e' la sua vita e del resto ha sempre voluto indossare una divisa".

2 marzo 2004 - BATTISTI: DAI GIORNALI
ANSA:
TERRORISMO: BATTISTI; CASTELLI, DEVE PAGARE SUO IL DEBITO
QUALSIASI SIA PRONUNCIA TRIBUNALE PARIGI IO LA RISPETTERO'
"Nel caso di Cesare Battisti siamo in presenza di sentenze passate in giudicato e, quindi, questo signore deve pagare il suo debito con la giustizia. Per noi Battisti e' un evaso ed e' latitante, per questo abbiamo emanato la richiesta di estradizione. Vedremo domani cosa decidera' il tribunale di Parigi. Qualsiasi sara' la pronuncia del tribunale io la rispettero' in toto": lo ha detto il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, intervistato da Radio Padania Libera sulla vicenda dell' ex leader dei Pac che ha due ergastoli da scontare in Italia.
Castelli, rispondendo alle domande di Giulio Cainarca che lo ha intervistato per l' emittente leghista, parlando dell' ex terrorista ha allargato il discorso alla questione del mandato d' arresto europeo. "Non tutta la Francia si e' mobilitata come sostengono alcuni per questo signore che e' un assassino - ha detto tra l' altro Castelli - Pero' si e' mobilitato, con affermazioni pesanti, il segretario dei socialisti francesi, il maggior partito di opposizione. Siccome la sinistra francese sostiene che in Italia c' e' un regime molto vicino a quello fascista, dunque illegittimo, allora ritiene anche che chi ha ammazzato in nome della sinistra non debba essere estradato. E qui la questione diventa complessa e va ben al di la' del caso Battisti e su questo punto io ho cercato di sollevare un dibattito sul quale pero' e' caduto un silenzio assordante".
"Come e' noto in Francia, e in altri paesi europei - ha aggiunto Castelli - i Pm prendono ordini dal ministro della Giustizia. Facciamo l' ipotesi che un domani il segretario dei socialisti francesi torni al Governo e magari diventi ministro della Giustizia. A quel punto convoca il Procuratore generale e gli ordina azioni contro i politici italiani a suo dire fascisti. Sembra una cosa incredibile, vero? Uno dice: e' un altro Paese come fa ad intervenire in Italia? Eppure potrebbe accadere".
"Nel '99 - ha detto il ministro - si decise di dare vita a quello che e' stato definito 'Spazio di liberta', sicurezza e giustizia europeo' e che si e' concretizzato in una serie di cose: dal mandato di arresto europeo, ai mandati di congelamento e confisca dei beni al mandato per l' acquisizione di prove. Questo e' un pericolo da segnalare all' opinione pubblica. Perche' la cessione di sovranita' in se stessa non e' un male, la storia insegna che i popoli confederandosi hanno ottenuto reciproci vantaggi, ma e' chiaro che quando cio' avviene deve avvenire nella piena consapevolezza dei cittadini e non nel silenzio per quel che riguarda temi importanti come la cessione di sovranita' sulla giustizia. Io non accetto l' accusa di essere anti-europeo solo perche' ho un' idea di Europa diversa da quella che ha Prodi".
"La liberta' - ha aggiunto - e' una questione delicata. Basta poco per metterla in forse. Io ho chiesto e chiedo di aprire il dibattito su questa questione ma vedo che alla cosa si mette la sordina. Ho detto che c' e' un disegno della sinistra per controllare gli europei attraverso la via giudiziaria, mi aspettavo gli attacchi e le solite contumelie e poi che si aprisse un dibattito. E invece nulla, e la cosa e' strana".

TERRORISMO: I LATITANTI ALL' ESTERO E QUELLI CATTURATI
Ancora un avviso dal ministro dell' Interno, Giuseppe Pisanu, ai terroristi latitanti all' estero. "Lo Stato - ha detto oggi il ministro - non dimentica i propri morti. Lo sappia anche chi, scappato all' estero, si sottrae da troppo tempo all' esecuzione di condanne definitive". L' avvertimento e' rivolto a circa 140 irreperibili per quanto riguarda l' eversione rossa.
Servizi segreti e forze dell' ordine sono cosi' sulle tracce di chi ha lasciato l' Italia, anche da oltre 25 anni, senza aver regolato i conti con la giustizia. Questa strategia ha fruttato negli ultimi tempi arresti eccellenti come Paolo Persichetti (in Francia), Nicola Bortone (in Svizzera), Leonardo Bertulazzi (quest' ultimo e' stato poi scarcerato dalle autorita' argentine, dopo essere stato arrestato a Buenos Aires) e, circa due mesi fa, Rita Algranati e Maurizio Falessi (al Cairo, provenienti dall' Algeria). Risale poi a poche settimane fa l' arresto a Parigi di Cesare Battisti, ex leader dei Proletari armati per il comunismo, con due ergastoli da scontare. Per Battisti si attende che sia giudicata dai francesi la richiesta italiana di estradizione.
In cima alla lista dei latitanti c' e' sicuramente Alessio Casimirri, ex marito della Algranati, unico componente del commando Br che rapi' Moro in via Fani che non e' mai stato arrestato. Casimirri e' sempre rimasto in liberta' e da tempo vive in Nicaragua, dove gestisce un ristorante. Proprio dopo l' arresto di Algranati e Falessi il Consiglio dei ministri ha dato mandato ai ministri dell' Interno, Giuseppe Pisanu e degli Esteri, Franco Frattini, di studiare la situazione e individuare le iniziative per ottenere "al piu' presto" dal Nicaragua l' estradizione del brigatista.
Ma se di Casimirri si sa dove vive e cosa fa, di tanti protagonisti degli anni di piombo si sono perse le tracce. La Francia e' stato per anni il punto d' approdo degli italiani coinvolti in inchieste sul terrorismo. Si pensa che vivano Oltralpe Carla Vendetti e Simonetta Giorgieri, considerate tra le fondatrici delle nuove Brigate Rosse, insieme a Tammaro Dell' Omo e Guido Minnone, anch' essi irreperibili. Tra i latitanti per i quali le autorita' francesi hanno negato l' estradizione, ci sono Sergio Tornaghi, condannato all' ergastolo e legato alla colonna milanese Br Walter Alasia, Roberta Cappelli, della colonna romana, Oreste Scalzone, ex leader di Potere Operaio e Giorgio Pietrostefani, condannato con sentenza definitiva per l' omicidio del commissario Calabresi. Parigi e' diventata la meta dei componenti delle Brigate rosse dopo che l' ex presidente Francois Mitterand aveva promesso che "nessuno sarebbe mai stato estradato, qualunque fosse stata la decisione dei tribunali francesi". Ora, dopo l' arresto di Battisti, le cose potrebbero pero' cambiare. C' e' infatti molta attesa su cosa le autorita' francesi decideranno in merito alla richiesta di estradizione.
Ma anche in Italia si presume vivano altri latitanti in clandestinita', come era il caso di Nadia Lioce e Mario Galesi, intercettati poi il 2 marzo scorso sul treno Roma-Firenze.

2 marzo 2004 - BIAGI; GIP RESPINGE CATTURA BLEFARI E MEZZASALMA
ANSA:
TERRORISMO: BIAGI; GIP RESPINGE CATTURA BLEFARI E MEZZASALMA
INDIZI CONSISTENTI MA NON SUFFICIENTI PER CUSTODIA CAUTELARE
Il Gip di Bologna ha respinto le richieste di cattura avanzate dalla Procura per l' omicidio del professor Marco Biagi a carico di Marco Mezzasalma e Diana Blefari, il primo ritenuto il nuovo capo delle Br dopo la cattura di Nadia Lioce, la seconda arrestata a Roma poco prima di Natale.
Il Gip non ha concesso l' ordinanza di custodia cautelare ritenendo gli indizi presentati dal Pm Paolo Giovagnoli, seppur consistenti non abbastanza gravi da consentire la cattura. Blefari e Mezzasalma sono comunque in carcere su provvedimenti della magistratura di Roma.
Non e' escluso che la Procura di Bologna in futuro ripresenti la richiesta alla luce di nuovi elementi che potranno essere raccolti negli sviluppi delle indagini.
Ma la Procura avra' anche la possibilita' di impugnare davanti al Tribunale del riesame il provvedimento del Gip Gabriella Castore. Strada che probabilmente verra' percorsa.
Nella richiesta di cattura presentata circa un mese fa dal Pm Giovagnoli, tra gli spunti contenuti, anche quello relativo ad un furgone bianco affittato nel dicembre 2001 a Roma da Diana Blefari Melazzi e che potrebbe essere servito per compiere "l' istruttoria" su Biagi, utilizzandolo anche come ricovero per bici e ciclomotori serviti per i pedinamenti.
Tra le carte sequestrate ai brigatisti, una fa riferimento alla possibilita' di parcheggiare il furgone in alcune vie della zona attorno allo stadio di Bologna. A carico di Diana Blefari, oltre al noleggio del furgone, che venne restituito dopo aver percorso circa 1200 km, c' era anche la traccia di una telefonata partita dal suo cellulare rimasta impressa a meta' febbraio 2002, un mese prima dell' omicidio, in una "cella" della zona vicino all' Universita' di Modena, dove Biagi insegnava.
Mezzasalma, invece, sarebbe stato a Bologna tra il 16 e il 18 febbraio 2002. Un sabato, una domenica e un lunedi'. Sabato e domenica Mezzasalma era, cosa normale, a casa, mentre lunedi' prese un giorno di ferie. E in uno di quei tre giorni e' stato venduto nel capoluogo emiliano il 'city pass' per la rete degli autobus di Bologna trovato proprio a casa di Mezzasalma. Mezzasalma era gia' indagato per l' omicidio Biagi da prima del Natale scorso.
L' inchiesta condotta dal Pm di Bologna Paolo Giovagnoli ha portato a quattro ordinanze di custodia cautelare: accusati di aver partecipato all' assassinio del giuslavorista con ruoli diversi sono Nadia Desdemona Lioce, Simone Boccaccini, Cinzia Banelli e Roberto Morandi. Secondo la ricostruzione dell' indagine di Giovagnoli anche Mario Galesi, il Br morto nella sparatoria sul treno Roma-Firenze, prese parte all' omicidio.
La richiesta di cattura per Blefari e Mezzasalama per l' omicidio Biagi probabilmente verra' riproposta anche sulla base dei nuovi spunti che stanno emergendo dal materiale sequestrato a Roma nei depositi delle Br.

TERRORISMO: NUOVE ORDINANZE PER LIOCE E MEZZASALMA
CONTESTATI ATTENTATI NIPR E NPR, PER LIOCE ANCHE D'ANTONA
Nuove ordinanze di custodia cautelare sono state disposte dal gip Carmelita Russo, su disposizione della Procura di Roma, nei confronti di Nadia Desdemona Lioce e Marco Mezzasalma in relazione agli attentati siglati Nipr e Npr e, solo per la Lioce, anche per l'omicidio D'Antona.
La richiesta degli inquirenti romani era incentrata sulla scoperta che dietro le azioni di Brigate Rosse, Nuclei di iniziativa proletaria rivoluzionaria (Nipr) e Nuclei proletari rivoluzionari (Npr) si cela la stessa organizzazione, quella responsabile degli omicidi di Massimo D' Antona e Marco Biagi.
Il ritrovamento dell' arsenale e del materiale documentale nel covo di via Montecuccoli (quello usato da Mezzasalma), in particolare il telefono cellulare utilizzato per la rivendicazione dell' attentato di via Brunetti (Roma, aprile 2000) ai danni dell' Istituto di Affari Internazionali (Iai), firmato dai Nipr, e di elementi che riportano all' attentato alla Cisl di Milano (maggio 2000), rivendicata dai Npr, erano alla base dell' iniziativa dei pm Ionta e Saviotti.
Nella richiesta di arresto si affermava che nella strategia riconducibile al gruppo guidato da Lioce e Mario Galesi c' era l' uso della sigla Br per le azioni configurabili come "attacco al cuore dello Stato", mentre per quelle iniziative con una valenza politica diversa sarebbero state utilizzate le sigle Nipr e Npr. Strage con finalita' di terrorismo il reato contestato a Lioce e Mezzasalma.
L' ordinanza del gip Russo serve, inoltre, a ripristinare la posizione processuale della Lioce in merito all' omicidio D' Antona dopo l' annullamento, da parte della Cassazione, della precedente ordinanza di custodia. I giudici della suprema corte avevano decretato la nullita' di quel provvedimento sulla base degli elementi raccolti prima del 24 ottobre scorso, giorno in cui furono arrestati otto presunti Br. La nuova richiesta di arresto per concorso nell' agguato all' allora consulente del ministro del Lavoro Antonio Bassolino era dunque basata sulle risultanze emerse successivamente all' annullamento della Cassazione e culminate con l' arresto di coloro che vengono ritenuti appartenenti alle nuove Brigate Rosse.
Secondo i pm romani, inoltre, i cosiddetti "irriducibili" detenuti in carcere, quattro dei quali gia' raggiunti da ordinanza di custodia per aver avuto un ruolo nella stesura della rivendicazione dell' omicidio D' Antona, avrebbero autorizzato l' uso della sigla Br-pcc nella prospettiva di una ripresa dell' "attacco al cuore dello Stato".

TERRORISMO: NIPR E NPR;NASCONO NEL 2000 E APPOGGIANO BR
Appaiono per la prima volta tutte e due nel 2000 ed appoggiano la proposta strategica delle Br dopo l'attentato D'Antona, le sigle Nipr (nucleo di iniziativa proletaria rivoluzionaria) e Npr (Nucleo proletario rivoluzionario), al centro delle nuove ordinanze di custodia cautelare disposte nei confronti di Nadia Desdemona Lioce e Marco Mezzasalma. A loro sono stati infatti ora contestati anche gli attentati rivendicati da Nipr e Npr, da tempo considerati dagli investigatori 'sottomarche' delle Br.
NUCLEO DI INIZIATIVA PROLETARIA RIVOLUZIONARIA. Nasce nel 2000 con l'attentato contro la commissione di Garanzia per l'attuazione della legge sullo sciopero guidata da Giugni, e rivendica gli attentati compiuti tra il 2000 e il 2001 alle sedi del "consiglio per le relazioni Italia-Usa" e all'Istituto Affari Internazionali". Si propone come avanguardia del progetto rivoluzionario riconoscendo la validita' delle indicazioni politiche delle Br di cui si dichiara disposto a seguire la direzione politica e a muoversi "nella prospettiva di una disciplina organizzata".
NUCLEO PROLETARIO RIVOLUZIONARIO. Sigla che emerge nel 2000 con il fallito attentato alla sede Cisl di Milano. Anche questa sigla mira alla ricostruzione delle forze rivoluzionarie ed alla costruzione del Pcc attraverso la clandestinita' e la compartimentazione, accettando la proposta strategica delle Br con l'attentato D'Antona.

2 marzo 2004 - PETRI; LA MOGLIE, PERDONO? FORSE CON IL TEMPO
ANSA:
TERRORISMO: PETRI; LA MOGLIE, PERDONO? FORSE CON IL TEMPO
BR PORTANO SOLO DOLORE E MORTE, PER NADIA LIOCE NON SENTO NIENTE
"Perdonare chi ha ucciso mio marito? Forse con il tempo". Cosi' Alma Petri, la moglie di Emanuele, il soprintendente di polizia ucciso un anno fa dalle Br sul treno Roma-Firenze, parla degli assassini di suo marito, persone, dice, "che portano solo dolore e morte". E di Nadia Desdemona Lioce, dice: "e' una figura che ho visto solo attraverso i giornali, non sento niente per lei, non la penso".
Alma Petri spiega che forse avrebbe trascorso in modo diverso questa giornata, ma assicura di essere "orgogliosissima" del fatto che un centro polifunzionale della polizia sia stato intitolato a suo marito. La cerimonia di inaugurazione del Centro polifunzionale della polizia dedicato a Petri ha preso il via alla presenza del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, del ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu e del capo della polizia Gianni De Gennaro.
"e' un onore che danno ad Emanuele - ha detto - una cosa piu' grande non la potevano fare, sono orgogliosissima di quello che lui ha dato e di quello che ha fatto". Il pensiero che la sua morte ha comunque dato il via ad indagini molto importanti che hanno portato all'arresto di numerosi brigatisti rincuora la vedova di Emanuele Petri. "e' stato grande anche in questo - dice - e' come se lui stesse ancora facendo il suo lavoro". Accanto a lei anche il figlio, Angelo, che indossa la divisa da poliziotto. "e' stata una sua scelta - dice la madre - gli ho detto di pensarci bene, ma questa e' la sua vita e del resto ha sempre voluto indossare una divisa".
Alma spiega di aver parlato alcune volte con altre donne che hanno vissuto la sua esperienza, come la vedova Biagi e la vedova D'Antona. "Mi piacerebbe incontrarle - dice - hanno avuto parole di grande stima nei confronti di mio marito".

3 marzo 2004 - COMMEMORAZIONE PETRI: DAI GIORNALI
"Il Messaggero"
LA CERIMONIA A TOR DE' CENCI Intitolata a Petri la scuola tecnica della Polizia L'agente fu ucciso un anno fa dalle Br. Pisanu: "Ma la minaccia terroristica non va sottovalutata"
di LUCA LIPPERA
Tramontana tagliente, poliziotti sull'attenti, la vedova in prima fila, un ufficiale che legge all'aperto il messaggio dell'ex Presidente Cossiga: "...oggi, qui, è onorata la memoria di un valoroso servitore dello Stato caduto in terra non arida...". Emanuele Petri, in una mattinata piena di sole e di commozione, mentre la banda del Corpo intona struggente "La leggenda del Piave", riceve gli onori per la vita che gli fu strappata un anno fa dal piombo brigatista. D'ora in avanti e per sempre il Centro Polifunzionale della Polizia di Stato, tra Tor de'Cenci e Vitinia alloggi per reparti, edifici di massima sicurezza, aree per l'addestramento porterà il suo nome. Il posto, in aperta campagna, è bello, pieno di luce e induce al ricordo. "...a lui sarebbe piaciuto sussurra a un amico un ex collega di Petri Qui si formeranno bravi poliziotti".
La cerimonia, inizio alle 11,30, viene celebrata a una anno esatto dalla tragedia. Era il 2 marzo del 2003 quando il sovrintendente Petri, sul treno Roma-Firenze, ebbe uno scontro a fuoco con due terroristi delle Brigate Rosse (Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce) smascherati durante un controllo. Morì. Ma la cattura della donna, e i segreti nascosti nel suo computer, hanno portato in pochi mesi al crollo di ciò che restava del gruppo eversivo. Il Ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, lo ricorda a tutti: "L'eroica azione del sovrintendente Petri e dei suoi colleghi, Fortunato e Di Fronzo, ha prodotto risultati di eccezionale importanza. Lo Stato non dimentica i propri morti".
Ma Pisanu, deposta una corona d'alloro sotto la targa che ricorderà Petri, invita tutti a non abbassare la guardia. "La minaccia terroristica dice continua ad incombere e non può essere in alcun modo sottovalutata. Lo Stato non dimentica il proprio dovere, che è quello di accertare la verità, individuare i responsabili e rendere giustizia, Lo sappia chi in Italia, ancora oggi, coltiva folli disegni eversivi e anche chi, scappato all'estero, si sottrae alla esecuzione di condanne definitive. Solamente quando questi conti saranno stati saldati, potrà aprirsi un tempo della riconciliazione".
Il Centro della Polizia, in via del Risaro 192 palazzine in mattoncini rossi piene di vetrate, campi sportivi, architettura essenziale modello Svezia anni Sessanta sarà una scuola di specializzazione. Anche per i Nocs, il corpo d'elite della Polizia. Alma Petri, vedova della vittima, in piedi tra il ministro e il Capo della Polizia, Gianni De Gennaro, ne è fiera. "Questo dice è un onore che danno ad Emanuele. Una cosa più grande non la potevano fare. Sono orgogliosa di quello che lui ha fatto. La Lioce? Non sento niente per lei, non la penso...".
La commozione, sul piazzale del complesso, è forte. C'è il Questore di Roma, Nicola Cavaliere, e con lui funzionari, ufficiali e semplici agenti di via di San Vitale. Ecco, tra gli altri, Loredana Del Tosto, dirigente del commissariato di zona. Ci sono i dirigenti e gli assistenti del Viminale, sede del Ministero dell'Interno, uomini e donne venuti per salutare uno di loro che non c'è più. Viene scoperta la targa: "Caserma Emanuele Petri". Si sentono affetto e spirito di corpo, nell'aria frizzante ma tersa d'un giorno di fine inverno. "Se i brigatisti fossero qui dice l'amico di Petri allo stesso collega di prima capirebbero d'essere davvero fuori dal mondo".

3 marzo 2004 - TERRORISMO: VIGNA RILANCIA SUPERPROCURA
ANSA:
TERRORISMO: VIGNA RILANCIA SUPERPROCURA, CORO DI SI'
BIANCO, MANCANZA DI COORDINAMENTO E' SPRECO INTOLLERABILE
Una superprocura che coordini tutte le indagini sul terrorismo. L' idea, rilanciata oggi dal procuratore nazionale antimafia, Piero Luigi Vigna, al termine della sua audizione al Copaco (Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti), e' stata accolta da un coro di si'.
La proposta di Vigna e' quella di incardinare la nuova struttura nell' ambito della direzione nazionale antimafia. "Su quest' ultimo punto alcuni di noi la pensano diversamente - ha spiegato il presidente del Copaco, Enzo Bianco - ma un fatto e' certo: la mancanza di coordinamento e' uno spreco intollerabile, ci vuole quindi un organismo che gestisca e diriga le indagini sul terrorismo".
Appoggia invece totalmente la posizione di Vigna un altro componente del Copaco, il senatore Massimo Brutti (Ds). "L' azione di contrasto del terrorismo, interno ed internazionale - ha osservato - ha bisogno, per essere efficace, di strumenti nuovi. Il coordinamento, in particolare, e' cruciale per evitare dispersioni e sprechi di risorse, sovrapposizioni inutili e dannose". "Per questo - ha proseguito Brutti - da oltre un anno, ho depositato un disegno di legge per affidare alla Direzione nazionale antimafia il coordinamento delle indagini in materia di terrorismo, istituendo una sezione dedicata".
"Soprattutto a livello internazionale - ha poi sottolineato
- non sono rari i legami tra la criminalita' organizzata di stampo mafioso e gruppi terroristici. Aspettiamo, pero', che il Governo prenda finalmente una posizione chiara su questa proposta e passi ad iniziative concrete. Fino ad ora non sono giunte altro che dichiarazioni genericamente favorevoli, ma evidentemente non basta. Ora si passi ai fatti".
Sull' argomento si e' espresso anche un addetto ai lavori come il capo del pool antiterrorismo di Roma Franco Ionta, da sempre convinto sostenitore della necessita' di istituire una struttura centrale che si occupi di terrorismo con compiti operativi. "Il legislatore del 2001 - ha ricordato Ionta - all' indomani dell' 11 settembre, attribui' la competenza in materia di terrorismo alle procure capoluogo del distretto e non alle procure distrettuali antimafia. Cio' rappresenta, per me, un segnale chiaro dell' indirizzo parlamentare seguito". In indagini particolarmente complesse che si articolano su piu' territori e che coinvolgono piu' sedi giudiziarie, ha aggiunto il magistrato, "e' indispensabile un' efficace coordinamento cosi' come dimostrato dalla soluzione positiva degli arresti del 24 ottobre scorso (otto presunti br in carcere ndr)". "Un ufficio nazionale antiterrorismo con compiti operativi, attivita' quest' ultima che non e' demandata alla procura nazionale antimafia - ha concluso Ionta - renderebbe, a mio giudizio, ancora piu' efficaci le indagini sia nel settore dell' eversione interna sia in quella internazionale".

3 marzo 2004 - CESARE BATTISTI SCARCERATO
ANSA:
TERRORISMO: BATTISTI SCARCERATO
Cesare Battisti, ex leader dei proletari armati per il comunismo, e' stato scarcerato. Lo ha deciso oggi a Parigi la Chambre d'Instruction della corte d'appello che ha accolto la richiesta di rilascio avanzata dai legali dell'italiano rifugiato dal 1990 in Francia.
"Giustizia e' fatta ma non e' finita qui", ha dichiarato l'avvocato difensore Irene Terrel.
L'ex-moglie e l'attuale campagna di Battisti si sono commosse quando in aula e' stato annunciato l'ordine di scarcerazione, mentre la figlia adolescente Valentine ha reagito con lacrime di gioia.
L'ordine di scarcerazione immediata, che sara' messo in pratica prima di sera al carcere parigino La Sante', non pregiudica la richiesta di estradizione dell'Italia ma a detta dei legali dell'ex-terrorista "si tratta comunque di un segnale importante".
Fuori dal Palazzo di Giustizia circa duecento sostenitori di Battisti hanno esultato, abbracciato gli avvocati e gridato lo slogan: "Paolo libero!". Il riferimento e' all'ex-brigatista Paolo Persichetti, estradato l'anno scorso in Italia dalla Francia.
Battisti, hanno deciso oggi i giudici della corte d'appello, rimane pero' sotto controllo giudiziario in attesa del processo per la sua estradizione in Italia che incomincera' il 7 aprile.
All'ex-terrorista e' stato fatto obbligo di risiedere nell'Ile-de-France (cioe' nella regione di Parigi), consegnare il suo passaporto al tribunale entro otto giorni, presentarsi in commissariato una volta alla settimana. Gli e' inoltre vietato avvicinarsi agli aeroporti.

TERRORISMO: BATTISTI; ORE 20:15, L'USCITA DAL CARCERE
ACCOLTO DA CENTO SOSTENITORI, SCALZONE SUONA LA FISARMONICA
(di Tullio Giannotti)
Un uomo sorridente, completamente diverso dall'individuo scosso e turbato che era oggi pomeriggio alla sbarra nella Chambre de l'Instruction a chiedere la scarcerazione: cosi' Cesare Battisti e' uscito alle 20:15 dal carcere parigino della Sante'. E' in liberta' vigilata fino al 7 aprile quando sara' discussa la sua estradizione in Italia.
Con un giubbotto di cuoio e una borsa a tracolla, l'ex leader dei Proletari armati per il comunismo (Pac) condannato all'ergastolo in Italia e' stato accolto all'uscita dalla prigione dove ha trascorso 22 giorni da un boato: erano in 100 ad accoglierlo, sostenitori della gauche francese, compagni di avventura nell'esilio francese, familiari, avvocati e l'immancabile Oreste Scalzone. Punto di riferimento dei rifugiati italiani degli anni di piombo in Francia, Scalzone ha imbracciato la fisarmonica e - all'uscita di Battisti - ha accompagnato i canti della gente. 'Addio Lugano bella', poi tutto il repertorio storico della gauche francese, dalla Comune di Parigi in poi.
Battisti ha impiegato un quarto d'ora a percorrere il marciapiedi che corre lungo il muro di cinta della Sante', abbracciando la figlia diciannovenne Valentine e la compagna Mariette Arnaud, stringendo le mani degli avvocati Irene Terrel e Jean-Jacques de Felice, scherzando con gli amici di sempre:
"qui dentro sono tutti scrittori bravi come me" ha detto indicando l'interno della Sante' l'uomo che in Francia e' diventato famoso come scrittore di romanzi polizieschi per l'editore Gallimard.
Niente dichiarazioni altisonanti, niente conferenza stampa:
Cesare Battisti, per il suo ritorno in liberta' ha scelto gli amici stretti e i familiari, tornando nella sua casa e - domani - al suo lavoro di portiere nello stabile del nono arrondissement al centro di Parigi. "Non sono solo, guardate quanta gente", ha confidato agli avvocati che hanno ottenuto oggi la sua scarcerazione dopo due ore di una seduta in Chambre de l'Instruction che avevano fatto pensare a molti che sarebbe rimasto in carcere.
Guardati a vista da decine di blindati della polizia, i sostenitori di Battisti hanno applaudito a lungo, hanno voluto abbracciare tutti l'uomo che ha spaccato la Francia con il suo caso. La gauche era presente soprattutto con alcuni consiglieri del Comune di Parigi, quelli che hanno votato due giorni fa il proclama di "protezione" del rifugiato italiano da parte della capitale. Un'iniziativa che il governo oggi - attraverso il suo portavoce Jean-Francois Cope' - ha definito "priva di ogni base giuridica".

TERRORISMO: BATTISTI, DA SERMONETA A PARIGI
Cesare Battisti, 50 anni, ex militante dei Pac (Proletari armati per il comunismo), per il quale oggi la Chambre d' Instruction della corte d'appello di Parigi ha accolto la richiesta di rilascio, era stato arrestato il 10 febbraio, dopo moltissimi anni di 'latitanza', in Francia, paese dove si e' affermato come autore di gialli e romanzi 'noir'. Ne ha scritti 13, quattro dei quali sono usciti anche in Italia.
Nato nel 1954 a Sermoneta (Latina), tra il 1974 e il 1976 e' arrestato piu' volte per furto e subisce anche qualche condanna. Nel 1976 si trasferisce al Nord e partecipa alla fondazione dei Pac, una formazione nata nell' area dell'autonomia del quartiere Barona, alla periferia di Milano. Battisti viene arrestato a Milano il 26 giugno 1979 e condannato a 13 anni e 5 mesi per l' omicidio del gioielliere Pierluigi Torreggiani, ucciso a febbraio del 1979.
Nel 1981 riesce ad evadere dal carcere di Frosinone nel 1981, grazie ad un assalto di terroristi dall' esterno. Nel 1985 e' condannato all' ergastolo nel processo contro i Pac, sentenza confermata dalla Cassazione nel 1991. La condanna e' per vari reati tra cui quattro omicidi: quelli del gioielliere Pierluigi Torreggiani e del macellaio Lino Sabbadin, avvenuti entrambi il 16 febbraio 1979, a Milano e Mestre, del maresciallo degli agenti di custodia Antonio Santoro, ucciso a Udine il 6 giugno 1978, e dell'agente della Digos Andrea Campagna, assassinato a Milano il 19 aprile 1978. Le esecuzioni di Torreggiani e Sabbadin sono decise come rappresaglia perche' entrambi avevano ucciso dei rapinatori.
Ma nel frattempo Battisti non c'e' piu'. Prima a Parigi, poi in Messico, a Puerto Escondido, con la compagna Laurence, oggi separata, dalla quale ha due figlie, che ora hanno 19 e 10 anni. In Messico Battisti fonda il giornale "Via Libre", che poi si trasferira' in Francia con lui, quando, nel 1990, torna a Parigi. Il giornale ha un sito internet (www.vialibre5.com). Appena tornato in Francia Battisti viene arrestato, ma, cinque mesi dopo, la Francia nega l' estradizione e lui torna in liberta'.
Nel 1997 e' uno degli "esuli" dei movimenti politici di estrema sinistra italiana rifugiati in Francia, riuniti nell' associazione 'XXI secolo', che chiedono al presidente Scalfaro una soluzione politica "di indulto o di amnistia" dei reati che sono loro addebitati.
Dopo il suo arresto, in Francia si sviluppa una forte campagna di solidarieta', che vede diversi politici ed intellettuali intervenire in suo favore.
Il nome di Battisti era tra quelli inseriti nell' elenco dei fuoriusciti dall'Italia su quali si era discusso a Parigi l' 11 settembre del 2002 in una riunione tra i ministri della Giustizia Castelli e Perben.

TERRORISMO: BATTISTI; PARLA FIGLIO MACELLAIO UCCISO DA PAC
"Sono molto rammaricato, l'estradizione di Cesare Battisti non e' un desiderio di vendetta della autorita' italiana come sostengono i suoi legali, ma semplicemente un desiderio di giustizia". E' la prima reazione di Adriano Sabbadin, figlio del macellaio Lino Sabbadin, ucciso da un nucleo dei Pac (Proletari armati per il comunismo) il 16 febbraio del 1979 a Santa Maria di Sala (Venezia) alla notizia della scarcerazione dell'ex terrorista.
E' uno degli omicidi per i quali Battisti venne condannato in contumacia all'ergastolo. Sabbadin venne ucciso per vendicare la morte di un militante dei Pac ucciso dallo stesso Sabbadin, durante un tentativo di rapina avvenuto il 16 dicembre del 1978 nella sua macelleria. Il figlio Adriano, all'epoca 17enne, oggi ha 42 anni: anche per onorare la figura del padre ha deciso di continuare a lavorare in quella stessa macelleria.
"Dopo l'arresto di qualche settimana fa ero fiducioso per l'estradizione - dice - ma oggi, giunti a questo punto, non mi va piu' di parlare. Come ha fatto la vedova Torreggiani (la moglie del gioielliere milanese ucciso lo stesso giorno dai Pac, ndr) abbassiamo la saracinesca e ci chiudiamo nel nostro dolore". "Siamo rimasti in attesa per 25 anni e a quanto pare - conclude - ci resteremo per tutta la vita".

TERRORISMO: SCARCERATO BATTISTI, ESTRADIZIONE IN BILICO
PARIGI 'PASIONARIA' FESTEGGIA E CANTA 'ADDIO LUGANO BELLA'
(di Tullio Giannotti)
Al culmine di una clamorosa mobilitazione della gauche e degli intellettuali francesi, Cesare Battisti torna in liberta', anche se vigilata e condizionata in attesa della decisione sull'estradizione in Italia, il 7 aprile. L'ex leader dei Proletari armati per il comunismo (PAC), condannato all'ergastolo in Italia, e' uscito in serata dalla Sante'.
'Addio Lugano bella' cantavano in 200 fuori dal Palazzo di Giustizia, inalberando cartelli con l'immagine di Battisti e festeggiando gli avvocati storici dei rifugiati italiani degli anni di piombo in Francia, Jean-Jacques de Felice e Irene Terrel. Prima del processo, erano arrivati in delegazione dall' Hotel de Ville, molti consiglieri comunali della sinistra che governa la capitale. Due giorni fa, con una presa di posizione senza precedenti, Parigi aveva dichiarato simbolicamente Battisti "sotto protezione" della citta'.
Sono state due ore piene di tensione quelle vissute nella piccola aula della Chambre de l'instruction della Corte d' Appello di Parigi, affollata da decine di giornalisti, amici della famiglia Battisti, simpatizzanti della causa dei rifugiati italiani. I legali dell'imputato, arrestato il 10 febbraio scorso dopo una lite di condominio nel palazzo parigino dove lavora come portiere, hanno insistito sul rispetto della "dottrina Mitterrand", in base alla quale la Francia ha finora rispettato l'asilo che il defunto presidente decise di concedere ai terroristi italiani che avessero deposto le armi. Gli avvocati de Felice e Terrel hanno legato la richiesta di scarcerazione all'inammissibilita' della richiesta di estradizione che - dicono - "e' gia' stata respinta nel 1991 e, in base al principio che vieta di tornare sul giudicato, e' definitiva".
I giudici, in un primo tempo, sono apparsi rigidi sulla richiesta di motivare "alla luce dei fatti di oggi e non del 1991" la richiesta di liberta'. Battisti, che in Francia e' diventato scrittore di romanzi gialli, ha preso la parola - visibilmente emozionato - per lamentare "l'assurdita' " di una procedura che si ripete identica dopo 13 anni: "Non capisco - ha affermato l'imputato, che indossava un maglione nero dolce vita sotto il parka color sabbia - se concedono l'estradizione cosa dira' domani lo stato francese ai miei figli, ai figli dei miei figli?".
Quando i giudici si sono ritirati in camera di consiglio, la tensione e' salita ancora di livello. Gli avvocati difensori hanno protestato contro "una ragione di stato che prevale sulla forza del diritto": "Questa e' una manipolazione bella e buona" tuonava la Terrel, mentre l'anziano de Felice affermava:
"Questo episodio dimostra che gli stati debbono saper voltare pagina. Non si puo' rigiudicare una responsabilita' collettiva che risale ad anni nei quali intere generazioni erano coinvolte".
Dopo mezz'ora di sospensione, la sentenza, seguita dagli abbracci, dalle lacrime, dai sorrisi. "Ha vinto la giustizia - esclamava la Terrel - ma la battaglia non e' finita qui". Si asciugava gli occhi la giovanissima figlia Valentine, nata in Messico, abbracciando la madre. "Mi sta crollando addosso tutta la tensione, abbiamo vissuto giorni terribili", commentava Mariette Arnaud, l'attuale compagna di Battisti, ripetendo che "e' stato come un brutto sogno".
Cesare Battisti, 49 anni, e' libero ma non puo' uscire dall' Ile-de-France, la regione di Parigi, dovra' consegnare il passaporto fra 8 giorni, presentarsi in commissariato una volta alla settimana e non potra' avvicinarsi agli aeroporti. Tutto fino al 7 aprile, giorno annunciato della decisione sulla sua estradizione in Italia.
Oltre alla festa in strada, entusiastiche le reazioni della gauche, protagonista di una campagna di solidarieta' che ha pochi precedenti. "Sono soddisfatto - ha affermato Francois Hollande, segretario socialista che era andato a trovare Battisti in carcere - e' la conferma che il modo di procedere del governo, e in particolare del ministro della Giustizia Dominique Perben, non e' quello giusto in base ai nostri principi ma anche in base al diritto". Di "schiaffo al governo" parlano anche i Verdi, mentre "profonda" e' la soddisfazione dei comunisti.

 4 marzo 2004 - BATTISTI: DAI GIORNALI
ANSA:
TERRORISMO: BATTISTI; SCALZONE, MI PROPONGO COME OSTAGGIO
CHIEDE A BERTINOTTI DI COMUNICARGLI INTENZIONI D'ALEMA E COSSIGA
Oreste Scalzone si vuole consegnare all'Italia "come ostaggio" e annuncia una lettera la prossima settimana al presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.
"Per prendere il treno - ha dichiarato stasera all'Ansa a Parigi - mi basta che l'onorevole Fausto Bertinotti mi comunichi le intenzioni espresse in proposito che se vorra' potra' raccogliere da figure politiche non istituzionali quali i responsabili di partito e in particolare l'onorevole D'Alema e il senatore Francesco Cossiga. E' tutto".
"Sto compiendo una marcia di avvicinamento" ha dichiarato l'ex leader di Potere Operaio, da oltre 20 anni punto di riferimento a Parigi della colonia di rifugiati italiani degli anni di piombo.
"Il primo punto di arrivo - ha spiegato - ritengo nella prossima settimana, sara' la consegna all'Ambasciata di una lettera formale al destinatario istituzionale della mia proposta, il presidente della Repubblica".
"Mi propongo come ostaggio - prosegue Scalzone - a chi dovesse offuscarsi per questo termine, chiarisco che stiamo comunque parlando su un terreno extragiudiziario, sia che si parli di amnistie, grazie, indulti o asilo, sia che si parli di aggravanti o di impunita' premiali e' evidente che siamo fuori dai vincoli imposti dal giudiziario. Quando ministri come Castelli o Pisanu parlano di simboli, e la Francia ritiene antigiuridico per motivi stretti di diritto consegnare un Battisti o altri, il problema e' sostanziale e simbolico. Io mi offro e dico, nei miei termini, come ostaggio".
"Non pongo condizioni - continua Scalzone - perche' non pretendo che un presidente della Repubblica accetti condizioni da me o si metta a negoziare. Esprimo solo cio' che vorrei ottenere: la cessazione della persecuzione giudiziaria contro Paolo Persichetti da parte della Procura di Bologna, il dissotterramento da parte delle forze politiche del progetto di indulto e un segnale chiaro che vengo accettato come ostaggio, invece di andare a cercare altre vite a Parigi o per il mondo".
"Se dovessi risultare ingenuo - ha concluso Oreste Scalzone - potrei dire di stare in buona compagnia, dato che questo Parlamento e questa societa' politica hanno sorpreso la buona fede persino del Papa in materia di indulti e indultini".

TERRORISMO: CASTELLI, ESTRADIZIONE BATTISTI VA AVANTI
"La procedura di estradizione va avanti, anche con Battisti libero": cosi il ministro della Giustizia, Roberto Castelli risponde a chi gli chiede un parere sulla scarcerazione di Cesare Battisti decisa ieri dal tribunale di Parigi.
"Rispetto la decisione dei magistrati. Ricordo comunque - aggiunge il guardasigilli - che la scarcerazione di Battisti non influisce sull'iter della procedura di estradizione".

TERRORISMO: BATTISTI; CASTELLI, ESTRADIZIONE VA AVANTI
FAMILIARI VITTIME EX LEADER PAC: E' UN ASSASSINO,DEVE PAGARE
In carcere o libero non cambia nulla: "la procedura di estradizione va avanti". Il giorno dopo la liberazione a Parigi dell'ex leader dei Pac Cesare Battisti, il ministro Castelli ribadisce che la posizione dell'Italia non cambia certo e attende con fiducia l'udienza del 7 aprile prossimo quando verra' discussa la causa per l'estradizione. "Rispetto la decisione dei magistrati - dice il Guardasigilli - ricordo comunque che la scarcerazione di Battisti non influisce sull'iter della procedura di estradizione".
Una linea di fermezza, dunque, espressa d'altronde anche dal ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu due giorni fa, con Battisti ancora in carcere, durante le commemorazioni per l'anniversario dell'uccisione da parte delle Br del sovrintendente della Polfer Emanuele Petri. "Lo Stato non dimentica" disse il titolare del Viminale, lo sappia chi "scappato all' estero si sottrae da troppo tempo all' esecuzione di condanne definitive". E Battisti, a Parigi ormai da vent'anni, ha un ergastolo per quattro omicidi.
Il ritorno in carcere, e in Italia, di Battisti lo chiedono a gran voce i familiari delle vittime uccise dall'ex leader dei Pac. "Per noi e' soltanto un assassino" dice Alessandro Santoro, figlio del comandante delle guardie del carcere di Udine Antonio Santoro ucciso il 6 giugno del 1978. Battisti, spiega "non ha cambiato idea e non si e' pentito e per questo non ci puo' essere perdono. Il perdono o e' un fatto religioso o e' un fatto etico, ma per concederlo ci vuole il pentimento. Lui invece scrive libri noir, cioe' racconta la storia della propria vita. Tutto questo e' inaccettabile e assurdo. Deve essere estradato e deve scontare in Italia la pena cui e' stato condannato". Sullo stesso piano Alberto Torreggiani, in sedia a rotelle da 25 anni perche' ferito da Battisti quando, nel '79 uccise il padre gioielliere. "La mia vita e' stata interrotta 25 anni fa, tutti i miei progetti, le mie ambizioni, i miei sogni sono stati stroncati quel pomeriggio - dice Alberto - Non provo odio per lui, ma e' giusto che paghi". Un conto e' la politica, prosegue Torreggiani, "un altro gli atti criminosi che uno compie. Qui quello che si vuole far pagare a lui e' l' atto criminoso, le ideologie politiche sono un' altra cosa".
E anche sul versante politico non manca l'indignazione per la decisione dei magistrati parigini e, soprattutto, per le interviste rilasciate all'uscita del carcere da Battisti. "Le sue parole sono inaccettabili" afferma il vicepresidente dei deputati di Fi Isabella Bertolini, secondo la quale "il governo italiano deve continuare ad impegnarsi in tutte le sedi competenti per assicurare alla giustizia questo individuo". E "sbigottiti" si dicono anche al comune di Milano, dove parlano di un "colpo durissimo per la credibilita' delle democrazie liberali europee".
Fuori dal coro il Verde Mauro Bulgarelli, per il quale i "governi italiano e francese hanno siglato un patto d'acciaio per liquidare la dottrina Mitterand e reinserire la questione degli anni settanta nella strategia di lotta globale al terrorismo inaugurata dall'amministrazione Bush e fatta propria dalla 'nuova Europa'." Si tratta, conclude, di "un segnale preoccupante, che accentua la crisi dello stato di diritto e rafforza le politiche disciplinari e di controllo sociale che surrettiziamente si vogliono attuare servendosi proprio dello spettro del terrorismo".

TERRORISMO: BATTISTI, GOVERNO VUOL FAR FAVORE A ITALIA
IL GIORNO DOPO LA SCARCERAZIONE, EX TERRORISTA CONTRATTACCA
(di Tullio Giannotti)
Sono trascorse poche ore dalla sua scarcerazione e, in liberta' vigilata, Cesare Battisti passa all'attacco: non perdona Dominique Perben, il ministro della Giustizia, ed accusa il governo di centrodestra francese di praticare una politica "molto dura" per "far piacere all' Italia".
C'e' molta circospezione attorno all'ex leader dei Proletari armati per il comunismo, e chi gli e' vicino nota che sia Battisti sia gli altri rifugiati politici italiani che come lui rischiano l'estradizione sono restii a parlare con organi di stampa italiani. Questo perche', mentre sulla stampa francese i loro casi vengono trattati come quelli di perseguitati da ingiustizie, sulle prime pagine dei giornali italiani che arrivano a Parigi rimbalza sempre "il nostro passato, la sete di vendetta, il sangue delle vittime", dicono alcuni di loro che non vogliono essere menzionati.
In serata, secondo quanto si e' appreso, Battisti e un nucleo ristretto di altri rifugiati degli anni di piombo, fra i quali Oreste Scalzone, si riuniranno a Parigi per decidere una linea d' azione anche riguardo le "relazioni esterne". Domani e' annunciato un incontro-dibattito al quale dovrebbe essere presente anche Battisti.
Oggi, dopo 22 giorni di carcere, l'uomo sfuggito alla giustizia italiana che vuole fargli scontare due ergastoli per quattro omicidi e diverse rapine, ha ribadito soltanto - con forza - che la sua estradizione in Italia sarebbe "illegale". I francesi, secondo lui, "non hanno gli strumenti legali per estradarmi in Italia. Politicamente il discorso e' diverso - ammette - e in Francia c'e' attualmente una politica molto, molto dura per far piacere all'Italia".
Tale critica e' stata ricorrente negli ambienti della gauche partita in crociata nell'ultimo mese alla difesa di Battisti, ma e' stata sempre rintuzzata dal governo francese, che afferma di limitarsi ad "applicare le leggi". Perben, stamane, ha ribadito che la Francia "e' in uno spazio giudiziario europeo", e nei giorni scorsi i suoi collaboratori avevano lasciato intendere che proprio i meccanismi di Schengen avevano riaperto la strada a possibili estradizioni dei rifugiati, che per l'Italia continuano ad essere latitanti nonostante abbiano ricostruito un'esistenza legale in Francia.
Battisti ha rimproverato, invece, al Guardasigilli francese di "non parlare come un ministro della Giustizia, ma come un poliziotto". E, sul suo passato, ha negato "in blocco" gli omicidi per i quali e' stato condannato in modo definitivo in diversi processi dai tribunali di Milano. In contumacia, ma difeso da avvocati di sua scelta. "Sono accusato - ha affermato Battisti - di tutti i reati commessi dall'organizzazione" dei PAC, della quale era responsabile a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta.
Il rifugiato, ora in liberta' vigilata fino al 7 aprile, data nella quale verra' esaminata la richiesta di estradizione, ha attaccato anche il sistema carcerario francese, dopo aver trascorso 22 giorni nella prigione parigina della Sante': "non ho mai avuto cosi' forte - ha dichiarato - l'impressione di trovarmi in una fabbrica di delinquenti". E ancora: "ho toccato con mano il cuore della repressione. Un tempo, per quanto riguarda il reinserimento, almeno fingevano. Adesso non fanno piu' nemmeno finta...".

TERRORISMO: BATTISTI, LAZAR DIFENDE L'ITALIA ANNI '70
RIMASE UNA DEMOCRAZIA, SOTTOLINEA IL POLITOLOGO FRANCESE
(di Pier Antonio Lacqua)
Marc Lazar difende l'Italia: durante gli Anni di Piombo "e' rimasta una democrazia, senza dubbio incompleta e imperfetta, ma non e' caduta nella trappola fatale tesa da quanti volevano distruggerla".
Grande specialista di storia italiana contemporanea, il politologo ha proposto oggi sulle pagine di 'Le Monde' una lettura degli "anni neri" molto diversa da quella che imperversa in Francia da qualche settimana, da quando cioe' la sinistra si e' mobilitata a fondo in difesa dell'ex-terrorista Cesare Battisti, colpito da una richiesta italiana di estradizione per quattro omicidi.
A giudizio del prof. Lazar, docente alla prestigiosa universita' parigina di Sciences Po (scienze politiche), le polemiche sul caso Battisti hanno evidenziato una "totale incomprensione" tra i due versanti delle Alpi: in gioco non e' tanto l'estradizione in se' dell'ex-terrorista e se vada o no protetto dalla "dottrina Mitterrand". Gli italiani sono irritati soprattutto perche' in Francia si tende talvolta a far propria la visione di quell'epoca fornita dai terroristi della Penisola rifugiati a Parigi, che presentano l'Italia degli Anni 1970 come una dittatura.
Sulle pagine di un giornale che ieri - in nome del diritto - si e' schierato contro l'estradizione di Battisti mettendo in dubbio il buon operato e la buona fede dei tribunali italiani, Lazar lamenta come in Francia non si afferri talvolta a sufficienza "la complessita"' del trauma sofferto dalla Penisola in quegli "anni neri", quando "ha conosciuto un livello di violenza politica inedito nell'Europa occidentale".
Il politologo francese ricostruisce la traiettoria del terrorismo rosso partendo dalla crisi del sistema scolastico verso la fine degli Anni Sessanta, dalla contestazione studentesca e dall'attentato del 12 dicembre 1969 a Milano nella Banca Nazionale dell'Agricoltura.
A suo giudizio quattro ingredienti spiegano l'eccezionale spirale della violenza: 1) la forza dell'estrema sinistra, che dagli Anni Sessanta predicava la lotta armata a fini rivoluzionari. 2) il blocco del sistema politico, con la Dc perennemente al potere dal 1947. 3) L'atteggiamento dello stato italiano che "ha oscillato tra determinazione assoluta e momenti di cedimento", ha cosi' "invelinito le cose" e in generale ha mostrato piu' fermezza nei confronti del terrorismo rosso che di quello nero. 4) Il comportamento "compiacente" di una frazione della societa' (soprattutto i giovani) che per un certo tempo ha simpatizzato e solidarizzato con i terroristi.
Per Lazar quell'epoca di violenza e sangue e' ancora fonte di un "doloroso trauma" e "il bilancio di quegli anni divide sempre il paese, cosi' come l'idea di un'amnistia generale o di una grazia accordata a qualche prigioniero celebre". Una cosa pero' gli sembra innegabile: l'Italia non scivolo' nella dittatura, rimase una democrazia.

TERRORISMO: BATTISTI, MINISTRO FRANCESE GIUSTIFICA ARRESTO
SIAMO IN UNO SPAZIO GIUDIZIARIO EUROPEO, DICE PERBEN
"Siamo in uno spazio giudiziario europeo". Con queste parole il ministro francese della Giustizia Dominique Perben ha giustificato stamattina l'arresto di Cesare Battisti, l'ex leader dei Proletari armati per il comunismo (PAC) scarcerato ieri sera su ordine della corte d'appello di Parigi dopo 22 giorni di prigione.
Nel corso di un'intervista alla radio Rtl il Guardasigilli ha insistito sul tasto che arrestando Battisti nel quadro di una richiesta di estradizione avanzata dall'Italia la Francia ha semplicemente "applicato la legge".
Perben non e' entrato nel merito della scarcerazione decisa ieri in attesa del processo di estradizione fissato per il 7 aprile: "I tribunali fanno il loro mestiere", ha tagliato corto.

TERRORISMO: BATTISTI; SCALZONE, 'METTIAMOCI TUTTI IN GIOCO'
EX LEADER POTERE OPERAIO SCRIVE ARTICOLO SU L'HUMANITE'
Di fronte alle estradizioni, ma anche "agli orrori di una logica della punizione senza fine", "penso che noi dobbiamo metterci personalmente in gioco. Con il massimo di radicalita' etica autonoma, con il massimo di astuzia politica sul terreno delle forme di non violenza": cosi' scrive Oreste Scalzone sul quotidiano comunista francese 'L'Humanite", in edicola domani.
Nel lungo articolo, l'ex leader di Potere Operaio, da 20 anni punto di riferimento dei rifugiati politici italiani in Francia, attacca il governo francese e in particolare il ministro della Giustizia, Dominique Perben, per il caso di Cesare Battisti.
Scalzone accusa Perben di aver "mentito in modo sfrontato, con una testardaggine recidiva e in un modo cosi' volgare da confinare con una beata ingenuita"'.
Per Scalzone, arrestare Battisti - l'ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo, scarcerato ieri ma ancora suscettibile di estradizione in Italia - e' stato "come revocare un'amnistia: questo cambiamento di politica con effetto retroattivo - scrive - ci toglie qualsiasi punto di riferimento, qualsiasi rifugio, per quanto fragile sia l'asilo di fatto di cui godiamo. E' come aver lasciato credere a delle persone che potevano avere dei figli e accettare poi che siano dei 'danni collaterali' di questo cambiamento".
Per quanto riguarda gli "anni di piombo", Scalzone sostiene che "quanto accaduto fu un ammutinamento continuo: e' ridicolo voler ritagliare e isolare posizioni individuali...chi come me ha parlato, scritto, proposto, ha una responsabilita' piu' grande di quelli che ascoltavano e leggevano. Poiche' si e' arrivati alle armi, non possiamo comportarci come se fossimo 'piu' eguali degli altri'".

"La Repubblica"
I CATTIVI MAESTRI
mario pirani
Ancor più desolante della notizia sono i ripetuti commenti che Le Monde ha dedicato, prima alla detenzione, e ieri alla scarcerazione di Cesare Battisti, arrestato il 10 febbraio, dopo che l´Italia ne aveva chiesto l´estradizione. Si tratta di un ex brigatista rosso, che ha sempre rifiutato di pentirsi, condannato all´ergastolo per quattro omicidi, tra cui quello del maresciallo della polizia penitenziaria, Antonio Santoro, ucciso a Udine il 6 giugno 1978. Arrestato poco dopo con i suoi complici, Cesare Battisti riuscì nel 1981 ad evadere dal carcere di Frosinone e a riparare in Nicaragua, fino a quando, nel 1990 trovò comodo rifugio, assieme ad altri 300 latitanti, sulle rive della Senna, dove Mitterrand, accogliendo terroristi italiani, baschi e tedeschi, sfuggiti alla giustizia dei loro paesi, inquinava e stravolgeva la tradizione della "France, terre d´asile", guadagnata allorquando ospitava gli esuli provenienti dall´Italia di Mussolini, dalla Germania di Hitler e dall´Urss di Stalin.
Nella latitanza parigina Battisti intuì che l´immagine dell´intellettuale era quella che nei paraggi del Quartiere latino poteva riuscire la più confortevole e sicura e si mise con successo a scrivere libri gialli, con una eccezione costituita da un racconto-memoria, intitolato con sincerità "L´ultimo sparo. Un delinquente comune nella guerriglia italiana" in cui ripercorreva la sua esperienza come militante del partito armato. Non avendolo letto non sappiamo se in esso era contenuto anche il volantino di rivendicazione dell´omicidio del povero maresciallo Santoro, che suonava così: "Colpendo l´aguzzino, vendichiamo le ingiurie passate, sosteniamo le lotte di oggi e sventiamo il progetto dei lager". Ma anche se fossero state pubblicate, queste righe non avrebbero certo scoraggiato Le Monde e una pattuglia di scrittori, da Daniel Pennac a Philippe Sollers, dallo scendere in campo a difesa del "collega" perseguitato. Ma anche dall´Italia non è mancata una complice solidarietà, soprattutto da parte del Manifesto e del romanziere Erri De Luca di cui Le Monde ha sovente ospitato la prosa. I lettori di quel giornale il più irreprensibile, per autorevolezza e serietà, hanno così potuto leggere che "l´Italia ha avuto bisogno delle scosse rivoluzionarie degli anni Settanta (e, cioè, degli anni di piombo del terrorismo, ndr) per acquisire una democrazia... conquistata sul terreno... dalla più forte sinistra rivoluzionaria dell´Occidente... Questa generazione, alla quale ho preso parte - rivendica De Luca - è stata la più incarcerata della storia d´Italia, molto, molto di più, di quella incarcerata durante il ventennio fascista. Il primato si perpetua con pene senza fine che si prolungano ancora oggi contro la generazione dei vinti". Ieri, infine, Le Monde è tornato sulla questione, con un editoriale non firmato, chiedendo che l´estradizione sia negata per impedire che Battisti venga "sottoposto ad un giudizio politico... ammettendo che l´Europa del diritto e delle libertà cede il passo a quella delle connivenze ideologiche". Un´ultima, squallida notizia: nei giorni scorsi il segretario del partito socialista francese, Francois Holland, ha visitato in carcere l´imputato, scambiandolo, come ha scritto ironicamente Le Figaro, "per un combattente della libertà, minacciato di venir consegnato agli sgherri di un dittatore". In verità, dietro questa improvvida iniziativa, vi è la preoccupazione del Ps di perdere voti a sinistra (andrebbero ai trotzkisti) alle prossime regionali ed anche il risvolto della lotta interna tra correnti riformiste e massimaliste, accesasi dopo l´ultima sconfitta.
Tutto questo è sconfortante per più ragioni. In primo luogo per il degrado culturale - direi, quasi, per lo stato mentale - di una parte non trascurabile della sinistra francese la quale, evidentemente, finge di ignorare che l´Italia si è liberata dal fascismo il 25 aprile del 1945, che negli anni Settanta non trionfava certo un regime alla Pinochet ma una democrazia che seppe battere il terrorismo senza venir meno alle garanzie costituzionali, che al giorno d´oggi quasi tutti i brigatisti, compresi gli assassini di Moro, sono fuori dalla galera o in stato di semilibertà, a condizione di aver manifestato il loro pentimento e, da ultimo, che il fenomeno, come provano gli assassinii di D´Antona e Biagi e gli arresti che ne sono seguiti, non è del tutto debellato. Ma serve ricordare queste cose ai Sollers, ai Pennac, al Consiglio comunale di Parigi che "ha preso sotto la sua protezione" un assassino che solo due anni orsono ha dichiarato di assumersi "le responsabilità politiche e militari di quelli che furono gli anni Settanta in Italia", aggiungendo, tanto per chiarire: "mi dichiaro colpevole e ne sono fiero"?
Al giudizio dissennato sull´Italia di ieri e sulla sua storia si accompagna, inoltre, una raffigurazione altrettanto stolta sull´Italia di oggi, le sue istituzioni, le sue leggi, la sua magistratura. L´ostilità politica per Berlusconi non spiega e non giustifica nulla. Solo un malcelato e sprezzante razzismo anti italiano, mischiato alla pappa ideologica sinistroide di cui si nutrono, può condurre ad assolvere i terroristi in quanto "giovani in preda a una contraddizione che li portò ad uccidere per difendere un´idea di giustizia e di libertà".
Che in seno alla sinistra d´Oltralpe abbiano corso tali assurdità non può lasciare indifferente la sinistra italiana e non solo quella riformista, che ha rapporti diretti con i socialisti francesi, ma anche chi, pur militando in schieramenti più alternativi, da Fausto Bertinotti a Rossana Rossanda, ha fatto ben altre riflessioni sul terrorismo e sulla violenza. Di ieri e di oggi.

4 marzo 2004 - PM PRESENTERA' NUOVA RICHIESTA PER MESSASALMA E BLEFARI
ANSA:
TERRORISMO: BIAGI; PROCURA, RIESAME PER MANCATE CATTURE
PM PRESENTERA' NUOVA RICHIESTA PER MESSASALMA E BLEFARI
La Procura di Bologna ha deciso di impugnare davanti al tribunale del riesame la decisione con cui il Gip di Bologna, Gabriella Castore, ha respinto nei giorni scorsi le richieste di cattura per l' omicidio del professor Marco Biagi a carico di Marco Mezzasalma e Diana Blefari Melazzi, il primo ritenuto il nuovo capo delle Br dopo la cattura di Nadia Lioce, la seconda arrestata a Roma poco prima di Natale. La Procura presentera' anche una nuova richiesta di cattura, rimpinguata da nuovi elementi. "Con calma, ma faremo aggiunte interessanti" ha detto un inquirente.
Il Gip non aveva concesso l' ordinanza di custodia cautelare ritenendo gli indizi presentati dal pm Paolo Giovagnoli, seppur consistenti, non abbastanza gravi da consentire la cattura. Blefari e Mezzasalma sono comunque in carcere su provvedimenti della magistratura di Roma.
Nella richiesta di cattura presentata circa un mese fa, tra gli spunti contenuti, anche quello relativo ad un furgone bianco affittato nel dicembre 2001 a Roma da Diana Blefari e che potrebbe essere servito per compiere "l' istruttoria" su Biagi, utilizzandolo anche come ricovero per bici e ciclomotori serviti per i pedinamenti. A carico della donna, oltre al noleggio del furgone - che venne restituito dopo aver percorso circa 1200 km - c' era anche la traccia di una telefonata partita dal suo cellulare, rimasta impressa a meta' febbraio 2002, un mese prima dell' omicidio, in una "cella" della zona vicino all' Universita' di Modena, dove Biagi insegnava.
Mezzasalma, invece, sarebbe stato a Bologna tra il 16 e il 18 febbraio 2002. Un sabato, una domenica e un lunedi'. Sabato e domenica Mezzasalma era, cosa normale, a casa, mentre lunedi' prese un giorno di ferie. E in uno di quei tre giorni e' stato venduto nel capoluogo emiliano il 'city pass' per la rete degli autobus di Bologna, trovato proprio a casa di Mezzasalma.
L' inchiesta condotta dal Pm Giovagnoli ha portato a quattro ordinanze di custodia cautelare: accusati di aver partecipato all' assassinio del giuslavorista con ruoli diversi sono Nadia Desdemona Lioce, Simone Boccaccini, Cinzia Banelli e Roberto Morandi. Secondo la ricostruzione dell' indagine di Giovagnoli anche Mario Galesi, il Br morto nella sparatoria sul treno Roma-Firenze, prese parte all' omicidio.

TERRORISMO: INCHIESTA BR; CONSULENTE INDAGATO NON RISPONDE
Si e' avvalso della facolta' di non rispondere il consulente informatico della provincia di Pisa finito nel registro degli indagati per l'inchiesta della procura di Firenze sulle nuove Brigate rosse, per il quale questo pomeriggio era stato fissato l'interrogatorio. Associazione sovversiva e banda armata i reati ipotizzati nei suoi confronti.
Il consulente informatico, che e' assistito dall'avvocato Sauro Poli, era stato perquisito il 25 febbraio scorso insieme anche a un operaio e ad un dipendente delle Poste di Pisa, quest'ultimo indagato anche per concorso nelle due rapine di autofinanziamento delle Brigate Rosse avvenute a Firenze il 5 dicembre 2002 (colpo fallito) e il 6 febbraio 2003. L'operaio e il dipendente delle Poste erano stati gia' interrogati il 26 febbraio. Entrambi avevano risposto alle domande.

TERRORISMO: SU 'PANORAMA' FOTO E LETTERA LIOCE DEL 1977
SCRIVE AL FIDANZATO DI IPOTESI ATTENTATO A CARCERE FOGGIA
Alcune foto private della brigatista Nadia Desdemona Lioce ed una lettera scritta nel 1977 al fidanzato, da cui emerge il ritratto di una "diciottenne ansiosa di partecipare alla lotta armata, ma nello stesso tempo innamorata ed allegra". E' quanto pubblica il settimanale 'Panorama' domani in edicola.
"Non ti scrivo piu' - si legge sulla lettera - infatti, per fortuna, non ne avro' piu' al possibilita', a parte le lettere che ci scriveremo dal carcere e che saranno puntualmente censurate". Il tema centrale della lettera e' quello delle carceri speciali per terroristi e l' ipotesi di un attentato alla prigione di Foggia. "Su una statistica che ho letto da qualche parte - scrive Lioce - lessi che gli attentati contro le carceri sono pochissimi. Ne sono stati fatti solo sette, non so se in uno o due anni. Al carcere di Foggia (quello nuovo) attentati non ne sono stati fatti. Amore scrivi qualcosa sul carcere come obiettivo di lotta".

5 marzo 2004 - IN LIBERTA' CONDIZIONALE BR ROCCO MICALETTO
ANSA:
TERRORISMO: IN LIBERTA' CONDIZIONALE BR ROCCO MICALETTO
E' uscito stamani per l' ultima volta dal carcere di Marassi l' ex brigatista rosso Rocco Micaletto, che ha beneficiato della liberazione condizionale prevista per i detenuti che si ravvedano. L' ordinanza, depositata ieri dal presidente del tribunale di sorveglianza Lino Monteverede, come ha anticipato stamani il Secolo XIX, e' divenuta oggi esecutiva.
Micaletto, condannato a tre ergastoli ed ex componente della direzione strategica delle Br, godeva gia' da alcuni anni della semiliberta'. Usciva al mattino per lavorare nella cooperativa sociale Villa Perla service e per prestare opera di volontariato nella comunita' di San Benedetto al porto di don Andrea Gallo e rientrava alla sera. Da oggi non dovra' piu' tornare dietro le sbarre.
Riservato e schivo, Micaletto ha affidato al suo avvocato, Fabio Taddei, il compito di esprimere la sua soddisfazione. "Non solo per la positiva soluzione del suo caso - sottolinea il legale - ma anche perche' e' stato attuato il principio costituzionale sul carattere rieducativo della pena". Rocco Micaletto sara' in liberta' vigilata per i prossimi cinque anni e sara' sottoposto ad una serie di prescrizioni che saranno successivamente fissate dal tribunale. L'ex brigatista, che ora ha 58 anni, ha una compagna e probabilmente andra' a vivere da lei.
Micaletto, arrestato nel 1980 a Torino dai carabinieri del generale Dalla Chiesa, ha scontato 24 anni di carcere. La legge prevede che la liberta' condizionale possa essere concessa dolo dopo che si siano scontati almeno 26 anni. Grazie alla sua condotta irreprensibile in carcere, pero', l' ex terrorista ha beneficiato di uno sconto di circa duemila giorni di pena. "E' come se avesse scontato 29 anni - spiega l' avv. Taddei - e pertanto ha potuto ottenere subito la liberta' condizionale".
"E' molto contento del lavoro svolto in carcere - prosegue il legale - ed il tribunale ha riconosciuto che Micaletto e' radicalmente cambiato".
Rocco Micaletto gia' questa mattina si e' presentato negli uffici del tribunale di sorveglianza per svolgere gli adempimenti burocratici e per conoscere le prescrizioni decise dai giudici per la liberta' vigilata.
"Sono molto soddisfatto di questa decisione - ha detto Micaletto al suo difensore, avv. Fabio Taddei - non solo per me, ma per le motivazioni dell' ordinanza, che potranno valere anche nei confronti di altri detenuti. Sono stati infatti applicati principi costituzionali in cui credo, primo fra tutti il carattere rieducativo della pena".
Nell' ordinanza infatti e' stato evidenziato che
"nell'istituto della liberazione condizionale, per la sua ormai
realizzata costituzionalizzazione, la logica rieducativa prevale
sulla logica punitiva"
Micaletto, che per il suo carattere riservato preferisce raccontare le sue emozioni tramite il difensore, desidera ora reinserirsi completamente e a tutti gli effetti nella societa', cosa che ha gia' iniziato a fare dal 1998, quando ottenne il regime di semiliberta'.
In questi anni intanto, in regime di semiliberta', si e' dedicato al volontariato presso la Comunita' di San Benedetto di Don Andrea Gallo, e lavora presso la Cooperativa Villa Perla Service, all' interno della quale "ha operato e continua ad operare - e' scritto nell' ordinanza - con serieta' e professionalita', dimostrando correttezza e disponibilita' sia con i colleghi e con gli ospiti dell' istituto".

TERRORISMO: MICALETTO, DAL SEQUESTRO MORO ALLA LIBERTA'
ERA NELLA DIREZIONE STRATEGICA CHE REALIZZO' IL RAPIMENTO
Era nella direzione strategica delle Br che nel '78 progetto' e realizzo' il sequestro Moro. Venne catturato a Torino all'inizio del 1980, ma la sua latitanza inizio' molto prima, nel '74, quando la magistratura spicco' contro di lui il primo mandato di cattura, che riguardava il sequestro del giudice genovese Mario Sossi. Oggi Rocco Micaletto, a 58 anni torna in liberta', dopo 24 anni di carcere.
Nato a Taviano, nel leccese, nel '46, Micaletto si trasferi', ancora ragazzo, a Torino, dove lavoro' alla 'Fiat-Rivalta'. Fu li' che divenne rappresentante sindacale della Cisl, dalla quale fu pero' espulso nel '73 "per incapacita' e mancanza di serieta' verso l'organizzazione e i suoi aderenti". Gli investigatori iniziarono a sospettare sin dall'inizio degli anni '70 che Micaletto appartenesse alle "Brigate Rosse". Un sospetto divenuto realta' nel '74 quando venne colpito da diversi mandati di cattura e inizio' la sua latitanza.
Micaletto divenne uno dei capi della colonna genovese delle br ed entro' poi a far parte della direzione strategica, che decreto' il rapimento e la morte dello statista Aldo Moro. Assieme a lui, Mario Moretti, Lauro Azzolini, Franco Bonisoli.
Micaletto, negli anni, e' stato condannato con sentenze definitive per numerosi omicidi (tra i quali, quelli del sindacalista Guido Rossa, dei carabinieri Vittorio Battaglini e Mario Tosa e dell'appuntato Antonino Casu), varie rapine e sequestri di persona, come quelli del dirigente dell'Ansaldo Vincenzo Casabona e dell'industriale Piero Costa.
Il 24 gennaio del 1983, e' stato condannato dalla Corte di Assise di Roma (con una sentenza confermata in appello e in cassazione) per il sequestro e l'omicidio di Aldo Moro. E' stato poi coinvolto anche nell' inchiesta Moro-Quater, che si e' conclusa per lui con sentenza di proscioglimento a conclusione dell'istruttoria formale.

TERRORISMO: MICALETTO LIBERO; FIGLIO BERARDI, SONO SCONVOLTO
IL PADRE, VICECOMANDANTE DIGOS, FU UCCISO A TORINO NEL 1978
"Mi vergogno, vorrei cambiare Stato perche' l' Italia e' un Paese assurdo; sono sconvolto nell' apprendere della liberazione di Rocco Micaletto, uno degli esecutori materiali dell' omicidio di mio padre, il maresciallo Rosario Berardi, ucciso in un agguato dalle Br la mattina del 10 marzo del '78 a Torino, quando era vicecomandante della Digos". Lo afferma il figlio del maresciallo Berardi, Salvatore, che oggi ha 49 anni e vive a Cerignola (Foggia).
"Lui fece parte dell' agguato di quella mattina - dice - insieme con Patrizio Peci, Vincenzo Acella, Cristoforo Piancone e Nadia Ponti, tutti ritenuti esecutori materiali dell' omicidio e condannati per questo. Oggi, per vari motivi, sono quasi tutti fuori dal carcere mentre i familiari delle vittime del terrorismo sono bistrattati dalle istituzioni".
"Mi vergogno di essere cittadino d' Italia e di vivere in Italia - prosegue lo sfogo di Salvatore Berardi -. Non capisco quello che sta accadendo. I mass media danno voce a questa gentaglia, a questi criminali e nessuno chiede a noi cosa pensiamo, come vivono i famigliari delle vittime del terrorismo. Qualcuno sa che c'e' gente la cui vita e' stata sconvolta da attentati terroristici, che sta elemosinando lavoro o che paga le cure e le medicine per curare le 'gambizzazioni' o le ferite subite in attentati?".
"La liberazione di un criminale, di un mascalzone, va in prima pagina - continua Salvatore Berardi -. I figli, le mogli, i genitori, delle vittime del terrorismo vengono chiamati in televisione solo per far commuovere. Assistiamo inermi ad un vero e proprio scempio della giustizia. Ho bisogno di sfogare la mia rabbia davanti all' opinione pubblica: Micaletto ha rovinato la mia famiglia, e oggi, magari, lo devo incontrare per strada mentre passeggia indisturbato. Questa e' una mancanza di rispetto per la gente e, soprattutto, verso i morti".
"Quello che sta avvenendo e' scandaloso. Vorrei dire all' opinione pubblica - conclude Berardi - quanto e' doloroso vedere libero l' assassino di un proprio familiare. Vorrei far capire a tutti, anche alle nostre care Istituzioni, come vivono invece i famigliari delle vittime, la cui vita e' stata irrimediabilmente cambiata dagli eventi provocati da questi criminali".

5 marzo 2003 - BATTISTI: DAI GIORNALI
"Le Monde"
L'Italie perplexe devant le soutien des intellectuels français
LE MONDE
Rome de notre correspondant
Silence radio. Le cas Battisti n'a pas fait débat en Italie. "Un terroriste arrêté à Paris", ainsi avait titré la presse, le 10 février, au lendemain de son incarcération à la prison de la Santé.
Depuis, les articles consacrés à Cesare Battisti dans la presse italienne se sont comptés sur les doigts d'une main. Une pétition, lancée à l'initiative des écrivains Serge Quadruppani et Valerio Evangelisti, aurait recueilli 2 000 signatures, mais aucun intellectuel de renom n'a pris sa plume pour s'insurger à la "une" des journaux contre la procédure d'extradition en cours.
Depuis le 10 février, La Repubblica n'est revenue sur l'affaire que pour réagir à sa libération, jeudi 4 mars, par un éditorial titré "Les mauvais maîtres à penser de la gauche française" ("I cativi maestri..."). Un quotidien de gauche comme Il Manifesto a rendu compte régulièrement de la mobilisation en France, mais ses articles avaient la sobriété des dépêches d'agence. La Stampa a dit son étonnement de voir la France s'enthousiasmer pour le film de Marco Bellochio Buon Giorno Notte - qui dénonce "la perverse normalité de personnes capables de tuer de sang-froid pour une idée" - et défendre "l'ex-fondateur et leader des PAC -Prolétaires armés pour le communisme- responsable de quatre homicides".
Quelques journaux ont évoqué la nouvelle vie et les succès de librairie du "terroriste-écrivain", qui essaie de faire oublier son passé en "faisant l'intellectuel", mais plutôt brièvement, préférant rappeler les premiers chapitres de son existence : "Il a été condamné à perpétuité par la cour d'assises et d'appel de Milan pour avoir personnellement tué le bijoutier Torregiani, blessé son fils, aujourd'hui paraplégique, et pour l'homicide d'un gardien de prison, Antonino Santoro, et d'un policier antiterroriste, Campagna", expliquait le Corriere della sera, le 10 février.
Trente ans ont passé, mais pour les Italiens, c'était hier. Dans ce pays, la blessure des années de plomb ne s'est pas refermée sur un mal qui reste endémique. Dans les prisons italiennes, plus d'une centaine d'activistes de cette époque-là purgent toujours de longues peines. D'ex-brigadistes sont encore arrêtés régulièrement ; ils rejoignent ces prisonniers politiques sans que l'hypothèse d'une amnistie ait jamais été soulevée. Il est vrai que les attentats meurtriers des "nouvelles brigades rouges" à la fin des années 1990 et le regain d'activité de la mouvance dite "anarco-insurrectionnelle" n'ont jamais incité les gouvernements, quels qu'ils soient, à baisser la garde.
"UNE ESPÈCE DE CHILI"
L'extradition de Cesare Battisti, et de plusieurs autres "réfugiés français", est demandée au même titre que celle d'Alessio Casimiri, un des ravisseurs d'Aldo Moro qui a refait sa vie au Nicaragua. "Dans l'imaginaire français alimenté par les récits fantastiques de Battisti, l'Italie des années de plomb était une espèce de Chili où la police donnait la chasse aux révolutionnaires", raconte le correspondant à Paris de La Stampa.
Le quotidien de Turin exprimait un sentiment largement partagé en Italie : Cesare Battisti doit purger sa peine. "Depuis les années 1990, il est à Paris, où il a construit son personnage et son mythe de combattant pour la liberté, écrivait récemment le journal. Maintenant, il doit retourner se confronter au sang et aux crimes d'un passé qu'il est juste de ne pas oublier pour ne pas confondre la littérature avec la liberté."
Jean-Jacques Bozonnet

"Le Monde"
Alors que l'éventuelle extradition de l'ancien activiste d'extrême gauche Cesare Battisti fait l'objet d'une polémique en France, l'historien Marc Lazar, spécialiste de l'Italie, revient pour "Le Monde" sur la violence des années 1970.
La sortie sur les écrans du film de Marco Bellocchio Buongiorno, notte et l'affaire Cesare Battisti - ancien activiste d'extrême gauche dont la justice italienne réclame l'extradition à la France ont relancé l'intérêt pour l'Italie des années 1970.
Une période qui constitue l'un des épisodes les plus tragiques de l'histoire récente de ce pays et dont la complexité semble parfois insuffisamment saisie en France. Cela explique les quiproquos récurrents entre les opinions de part et d'autre des Alpes. Car l'Italie a connu, à cette époque, une situation assez inédite en Europe occidentale d'exercice de la violence politique. Inédite par sa durée, plus d'une décennie ; par son intensité, avec des niveaux d'affrontements rarement atteints dans une démocratie au lendemain de la seconde guerre mondiale ; enfin, par le nombre de ceux qui s'y sont livrés.
A partir de la fin des années 1960, l'Italie est confrontée, comme d'autres pays occidentaux, à une vaste rébellion étudiante. La démocratisation et la massification de l'enseignement font exploser le système éducatif. Une large partie de la jeunesse scolarisée se révolte contre un catholicisme très traditionnel et une société métamorphosée par le miracle économique, mais dénuée de sens. Cette jeunesse se montre sensible aux idées des groupes gauchistes, actifs et critiques à l'égard du Parti communiste italien (PCI), le plus puissant qui soit en Occident.
Après les universités de Trente et de Rome en 1966, de Milan en 1967, puis de Turin, la vague contestataire déferle sur toute la Péninsule, avec des grèves, des manifestations et des occupations de locaux. Des violences éclatent, notamment entre gauchistes et néofascistes, ou entre étudiants et policiers comme à Rome le 1er mars 1968. Le mouvement des étudiants commence toutefois à décroître au printemps 1968, même si les troubles se prolongent tout au long des années 1970.
L'originalité italienne apparaît à ce moment précis : l'une des plus importantes mobilisations ouvrières d'Europe se développe, échappant souvent aux confédérations syndicales, avec des grèves, des manifestations et, là encore, des actions violentes. Parallèlement, l'extrême droite s'organise et combat l'extrême gauche. Le 12 décembre 1969, une bombe explose à Milan, place Fontana, à la Banque nationale de l'agriculture (16 morts, une centaine de blessés). Cet acte, attribué d'abord aux anarchistes, se révélera être le premier d'une série d'attentats commis par l'extrême droite. Des services de l'Etat, liés aux milieux néofascistes, seront suspectés de complicité ; ils auraient agi ainsi afin d'entretenir la tension et de rassembler l'électorat modéré, voire de provoquer un coup d'Etat.
Dès 1969, des cercles de l'extrême gauche envisagent à leur tour l'action armée, ce qui suscite de vifs débats sur ses modalités, par exemple au sein de Lotta continua, principal mouvement de la contestation, qui s'autodissoudra en 1976. En 1970 se forment les Groupes d'action partisane, avec l'éditeur Giangiacomo Feltrinelli, puis les Brigades rouges (BR), dont les membres sont passés par le communisme et parfois par le catholicisme. Les premiers actes sont commis en 1972, lorsque les conflits sociaux s'apaisent. Le 3 mars, les BR organisent leur premier enlèvement, celui d'un dirigeant de la Sit-Siemens, relâché le jour même. Douze jours plus tard, Feltrinelli meurt accidentellement, à Milan, dans l'explosion de la bombe qu'il voulait déposer contre un pylône électrique. Le 17 mai, le commissaire Calabresi, soupçonné d'avoir participé à la défenestration de l'anarchiste Pinelli - suspect dans l'affaire de l'attentat de la place Fontana -, est tué sans que cet assassinat soit revendiqué.
D'autres groupes terroristes se créent, mais les BR se montrent les plus déterminées, les mieux organisées. Faute d'un soulèvement massif, elles franchissent un seuil supplémentaire : enlèvements de personnalités supposées symboliser l'Etat - notamment le juge Sossi, à Gênes, en 1974 - et organisation de "procès du peuple". L'Etat réprime et marque des points, en particulier avec l'arrestation, en 1975, de deux dirigeants brigadistes, Alberto Franceschini et Renato Curcio.
En dépit de ces revers, le terrorisme rouge entre dans sa deuxième phase, la plus extrême. En 1976-1977, une nouvelle contestation de la jeunesse, en rupture avec la société comme avec le PCI, secoue l'Italie. Le mouvement, qualifié d'"autonome", est diversifié, avec une composante créative et une autre qui prône et pratique la lutte armée. Cela entraîne la création d'autres groupements en désaccord idéologique et stratégique avec les BR, à l'instar de Prima Linea, apparue en mai 1977.
Les affrontements de rue, ponctués désormais d'échanges de coups de feu, sont de plus en plus fréquents, par exemple à Rome et à Bologne, ville vitrine du PCI, où, en septembre 1977, a lieu une grande manifestation. Les nouveaux groupes terroristes multiplient les attaques de locaux de partis ou de commissariats, les "expropriations prolétariennes" et les braquages. Les BR repartent à l'assaut, procèdent à leurs premiers assassinats - le juge Coco, le 8 juin 1976, puis d'autres magistrats, des hommes de presse - et à des tirs dans les jambes, visant en particulier des journalistes, dont Indro Montanelli, l'une des plus grandes plumes du pays.
L'année 1978 marque l'apogée de ce terrorisme qui recrute en nombre et qui a peut-être été l'objet de manipulations de services secrets étrangers. L'action la plus célèbre est celle du 16 mars, lorsqu'un commando des BR enlève à Rome le dirigeant démocrate-chrétien Aldo Moro, qui œuvrait à l'unité nationale avec les communistes. Aldo Moro sera retrouvé mort, le 9 mai, dans le coffre d'une voiture garée, symboliquement, à mi-chemin du siège de la Démocratie chrétienne (DC) et de celui du PCI. Ces deux partis ont refusé d'ouvrir des négociations que le Parti socialiste était prêt à entamer. Pour sa part, une partie de la gauche extraparlementaire avançait le mot d'ordre "Ni avec l'Etat ni avec les BR". La police et l'armée, derrière le général Dalla Chiesa, sont mobilisées dans un climat d'état de guerre. Des lois de plus en plus sévères sont adoptées, des jugements parfois expéditifs sont prononcés. Les organisations terroristes sont pourchassées, leurs militants arrêtés, parfois dans des conditions brutales, certains y laissant la vie. Malgré leur isolement croissant, elles continuent encore à tuer : à Gênes, les BR exécutent le militant communiste Guido Rossa ; à Milan, Prima Linea élimine le juge Emilio Alessandrini, réputé démocrate. En dépit de quelques dernières actions relevant parfois de la pure délinquance, le terrorisme rouge est vaincu au début des années 1980. Au total, entre 1969 et 1980, le ministère de l'intérieur comptabilise 362 morts, dont bon nombre de tués dans les attentats inspirés par l'extrême droite. Cependant, entre 1971 et 1988, 128 personnes sont tombées sous les balles de l'extrême gauche.
Quatre ingrédients expliquent cette spirale de la violence. Le premier est d'ordre idéologique et stratégique. Au nom du marxisme, l'extrême gauche n'a cessé, dès les années 1960, d'exalter le recours à la violence pour enclencher la révolution, renverser le capitalisme, mettre fin à la domination démocrate-chrétienne et se démarquer d'un PCI accusé de trahison. De la sorte, la défense de la "pureté" de la doctrine s'est prolongée dans la pratique d'une violence purificatrice. L'extrême gauche se nourrissait de références à la résistance italienne ou à la lutte armée latino-américaine. Elle réactivait la mythologie révolutionnaire et la propension à la radicalisation de la gauche italienne. En outre, s'instaura rapidement, entre les différentes organisations, une concurrence dans l'exercice de la violence, chacune d'entre elles étant désireuse d'apparaître la plus hardie.
Autre ingrédient ayant contribué à exacerber les conflits : le blocage politique italien. La DC est au pouvoir depuis 1947, avec des petits alliés, et l'imposant Parti communiste semble impuissant. A partir de 1973, à l'initiative de son chef, Enrico Berlinguer, arguant de ce qui s'est passé au Chili avec le coup d'Etat de Pinochet, le PCI propose une "alliance conflictuelle" avec la DC afin de réaliser quelques grandes réformes et d'éviter un coup d'Etat. Ce "compromis historique", qui échouera au final, est mal vécu par beaucoup de communistes et, plus largement, par la gauche. Il est totalement rejeté par l'extrême gauche, qui n'y voit qu'une preuve supplémentaire de la collusion entre ces deux mastodontes. Pour les groupes armés, le PCI, en progression électorale, constitue désormais une cible parmi d'autres. Les communistes, eux, se veulent les défenseurs acharnés de la République.
L'attitude de l'Etat italien, qui n'a cessé d'osciller entre détermination absolue et moments de relâchement, a également envenimé les choses. Fermeté par tradition, puisque déjà dans les années 1950 il s'était singularisé par son inclination à la répression vigoureuse des luttes sociales. Il réprime de façon peut-être disproportionnée les premiers mouvements étudiants et ouvriers, qui certes utilisent la rhétorique de la violence et se lancent dans des combats de rue, mais dont les débordements demeurent globalement sous contrôle.
Menacé, l'Etat a mobilisé d'importants moyens, mais en s'en prenant davantage à l'extrême gauche qu'à l'extrême droite : la loi Reale de 1975, les décrets-lois de 1978, 1979 et 1980 renforcent les pouvoirs de la police, aggravent les peines, étendent la notion de terrorisme et introduisent le dispositif des repentis. Cette inflexibilité est toutefois contredite par d'étranges séquences de laxisme qui prêtent aujourd'hui encore à controverse. En particulier, en 1975, alors que les BR semblent désorganisées, les services spéciaux - placés déjà sous l'autorité du général Dalla Chiesa - sont dissous : ce relâchement permettra aux organisations terroristes de se reconstituer. Enfin, reste le comportement complaisant d'une fraction de la société italienne. Des jeunes, en révolte contre le capitalisme, l'Eglise, la DC, le PCI, et des travailleurs, en particulier chez les méridionaux montés vers les usines de Milan et de Turin, vieux ruraux et dorénavant jeunes ouvriers mal encadrés par les syndicats, ont ouvertement manifesté de la sympathie pour les terroristes. Se sont ainsi exprimés des sentiments vivaces de rejet de l'Etat, de défiance envers les institutions et d'acceptation du conflit le plus rude.
PLUS de vingt après, l'Italie n'en a pas fini avec le terrorisme. De nouvelles Brigades rouges, largement condamnées par les Italiens, ont perpétré des attentats, tuant des conseillers du ministère du travail en 1999 et en 2002. Récemment, des activistes ont été arrêtés. Mais, surtout, les "années de plomb" représentent un traumatisme douloureux pour l'Italie. Des récits, des témoignages et d'excellentes recherches ont été publiés et des films réalisés. Le bilan de ces années divise toujours le pays, tout comme l'idée d'une amnistie générale ou d'une grâce accordée à quelques prisonniers célèbres.
L'Italie entretient en fait avec son passé un rapport tourmenté qu'illustre bien le film de Mimmo Calopresti La seconda volta (1995). Nanni Moretti y interprète un universitaire communiste, victime d'un groupe terroriste et incapable de comprendre les motivations de l'une des militantes, jouée par Valeria Bruni Tedeschi.
L'incompréhension semble également totale vis-à-vis des positions affichées actuellement par certains Français. Qu'ils défendent le bien-fondé de la doctrine Mitterrand en matière de non-extradition des ex-activistes réfugiés en France, soit ! Mais nombre d'Italiens, y compris de gauche, ne cachent pas leur irritation de voir ces mêmes Français reprendre à leur compte une vision de cette époque forgée par les réfugiés. Ils leur reprochent à la fois d'exprimer une forme d'empathie, et parfois davantage, pour les actes commis autrefois et de présenter l'Italie des années 1970 comme une dictature. Or ce pays-là est demeuré une démocratie, sans doute incomplète et imparfaite, mais qui n'est pas tombée dans le piège fatal tendu par ceux qui voulaient la détruire.
Marc Lazar (professeur à l'Institut d'études politiques)

"Avvenire"
Terroristi alla Cesare Battisti
Gli ultimi privilegiati da una Francia irresponsabile
E non si parli d'Oltralpe come di terra tradizionale
di esuli dello spirito
Giorgio Ferrari
Nel veder scorrere le immagini televisive della scarcerazione del brigatista italiano Cesare Battisti a Parigi, ci si poteva domandare ieri in quale Paese stesse accadendo un simile episodio: se in Cecenia o in Birmania, o in qualche dittatura delle banane sudamericana. Vedere la municipalità parigina plaudente, amici e sodali in festa, esponenti del Partito socialista compiaciuti per la catena di solidarietà che ha portato - grazie all'indispensabile pressione del quotidiano Le Monde - alla scarcerazione del latitante italiano, condannato nel nostro Paese a due ergastoli per alcuni omicidi efferati (dei quali si è pubblicamente vantato) poteva far pensare all'ultimo atto di una vittoriosa campagna in difesa dei diritti dell'uomo.
Invece avevamo di fronte un latitante dei Proletari armati per il comunismo, evaso dal carcere di Frosinone e in attesa di estradizione. E non eravamo nella Birmania di Suu Kyi o nel Guatemala di Rigoberta Menchu, ma a Parigi, capitale della Francia, cuore dell'Unione europea.
Ma eravamo davvero in Europa ieri mattina? Stavamo davvero in quello spazio giuridico comune che a parole (grandi paroloni, solitamente) si sancisce e si rammemora ad ogni vertice dei capi di Stato e di governo? Non stavamo piuttosto in una zona di speciale extraterritorialità che garantisce soprattutto i latitanti italiani come Battisti? Uno spazio extraterritoriale nel quale cattivi maestri del pensiero come Toni Negri e modesti ma non meno pericolosi rivoluzionari della domenica come Oreste Scalzone (ieri in prima fila nel festeggiare Battisti, ma vogliamo dimenticare i compagni di Adriano Sofri?), hanno vissuto per anni godendo di inspiegabili privilegi e di significative coperture e protezioni?
E non veniteci a parlare della Francia come terra tradizionale di esuli dello spirito. Non lo è. Voltaire dovette fuggire in Inghilterra e poi alla corte di Federico il Grande per scrivere i suoi libelli, mentre i philosophes del Settecento andavano ad Amsterdam a sta mpare i propri libri perché in Francia non ottenevano l'imprimatur.
Trasformato da giustiziere brigatista in eroe pubblico grazie alla sua attività di giallista (basta scrivere due righe, in Francia, ed entri subito nel santuario dei grandi pensatori), Battisti ha avuto la strafottenza di inveire all'indirizzo dell'Italia. Chiede pacificazione, non vendetta. Cioè chiede di scontargli la pena. Dietro di lui, una sinistra ammalata di trozkismo, una vera e propria internazionale dell'estremismo europeo, capace di sedurre o forse di ricattare l'intera gauche, giornali compresi. Nei loro deliri sgrammaticati e privi di senso compiuto, questi rivoluzionari al caviale ieri hanno fatto festa.
Tutto ciò mentre la Francia - sempre lei - stava sotto lo schiaffo di una sigla terroristica che chiede quattro milioni di euro per non far saltare una qualunque stazione ferroviaria del Paese. O vogliamo dire forse che tutto si tiene, ed è proprio grazie a scelleratezze politiche e confusioni ideologiche di tal fatta che il terrorismo continua a rinascere e a trovare una sua perversa autogiustificazione?

ANSA:
TERRORISMO: COSSIGA A SCALZONE, FAI COME TONI NEGRI
SE SARA' GRAZIA, ALLORA ANCHE A MAMBRO E FIORAVANTI
"Scalzone mi pone una domanda. E chiede che io risponda tramite Bertinotti. Gli rispondo direttamente. Se egli ha il coraggio, come ebbe l'amico Tony Negri, di chiudere la sua vicenda facendosi anche, giustamente, qualche anno di carcere per poi riacquistare la pienezza dei diritti da uomo libero che ha saldato il suo conto con la societa', andro' subito a trovarlo nel carcere in cui sara' ristretto". Lo afferma l'ex Capo dello stato Francesco Cossiga facendo riferimento alla questione della grazia per "gli esuli di Parigi".
Se questa 'grazia' deve essere concessa per tali persone - sottolinea Cossiga - "allora deve essere concessa alla Mambro e a Fioravanti, anche perche' essi sono stati colpiti da una sentenza ispirata politicamente...".
"Scalzone - dice tra l'altro - conosce bene il mio giudizio. Tutto va ormai chiuso rispetto al passato con un atto politico che, guardando al bene comune, non puo' piu' far distinzione, anche se e' una cosa dolorosa sul piano giuridico, tra il torto e la ragione. Per questo mi sono battuto, dopo essere stato ministro dell'Interno, chiamato Kossiga con la 'k' e la 's' runica, per l'amnistia".

ANSA:
TERRORISMO: BATTISTI; 'GAUCHE SCANDALOSA', MAX GALLO
STORICO STRONCA ATTEGGIAMENTO SINISTRA, 'VOGLIONO FARNE EROE'
(di Tullio Giannotti)
"Fare di Cesare Battisti un eroe e' scandaloso. L'Italia degli anni di piombo era una democrazia, dove una minoranza tento' di imporre con la violenza il suo punto di vista": questo il pensiero di Max Gallo, il piu' popolare storico francese, che dietro l'atteggiamento della sinistra scorge "motivi elettorali".
Gallo, celebre per le sue biografie di Napoleone e Charles de Gaulle (in Italia e' ora nelle librerie quella dedicata a Giulio Cesare) fu portavoce nel governo di Francois Mitterrand. E, sulla protezione che il defunto presidente concesse ai terroristi, afferma - in un'intervista oggi all'ANSA - di "comprendere che si possa restare fedeli ad un impegno preso, anche se oggi e' in grande contraddizione con lo spazio giuridico europeo".
Ma fare dell'ex capo di Proletari Armati per il Comunismo un eroe e' "scandaloso", per lo storico, che "nella difesa di Battisti" vede "la non rinuncia a considerare legittima la violenza contro uno stato". "E' una deriva, una reminiscenza di atteggiamenti del passato che e' gravissima - continua Max Gallo - e che in Francia si inserisce in un particolare contesto politico: elezioni imminenti, l'emergere dell'estrema sinistra e la conseguente necessita' elettorale per il Partito socialista di non tagliare i ponti con questa componente. Non posso spiegare altrimenti la visita di Francois Hollande, primo segretario del Ps, a Cesare Battisti in carcere: una strizzatina d'occhio, una concessione all'estrema sinistra".
Ma Gallo ravvisa nella campagna pro-Battisti di molti intellettuali e dell'opposizione di sinistra, un altro atteggiamento dettato sempre da motivi elettorali: "quello di considerare il governo Raffarin come liberticida. Hanno detto frasi come 'all'Eliseo siede un semi-delinquente' e 'il governo fa la guerra all'intelligenza', un atteggiamento che prescinde, ad esempio, della critica ai tagli alla ricerca. Mettono sullo stesso piano la lotta politica che conducono, la morale, la virtu' e affermano che il campo avverso incarna il male. E' gravissimo, rivela il rifiuto del gioco democratico dell'alternanza".
Lo storico francese trova "molto grave" che Battisti venga difeso a spada tratta quando "non ha assolutamente mai criticato le proprie azioni di 30 anni fa, anzi attribuisce un ruolo ai suoi atti nella cosiddetta rivoluzione".
E, infine, un'aspra critica per un'"ennesima contraddizione" di questa crociata della gauche: chi si e' schierata cosi' apertamente in questi giorni - secondo Gallo - "sottintende che la magistratura italiana non rispettava le regole del diritto. Al tempo stesso, pero', hanno esaltato il ruolo dei giudici italiani per Mani Pulite e lodano la magistratura quando si oppone a Berlusconi. C'e' molta ideologia sul fondo, c'e' un pericoloso arcaismo che sul caso Battisti viene a galla. Nella testa di chi ha lanciato questi discorsi c'e' la speranza di vedere, come in una sorta di Maggio Sessantotto rampante, il governo di Raffarin totalmente isolato a prescindere dal risultato delle elezioni".
Max Gallo vuole anche sgomberare il campo dall'equivoco della "responsabilita' collettiva" invocata dai difensori di Battisti, che rifiutano l'assunzione individuale di responsabilita' da parte di chi - in quegli anni - commise delitti: "qualsiasi progresso in termini di diritto e di vita sociale - afferma Gallo - implica la responsabilita' individuale. Non si puo' pensare che le responsabilita' di ognuno si dissolvano in una responsabilita' collettiva. Nel film di Marco Bellocchio, 'Buongiorno notte', ad esempio - continua - si vede chiaramente come l'analisi del comportamento individuale sia indispensabile per circoscrivere il problema. Tanto piu' che non e' assolutamente vero che negli anni Settanta l'Italia si trovo' in una fase pre-rivoluzionaria, o addirittura rivoluzionaria. Fu un gruppo minoritario che, con una strategia violenta, voleva mettere in movimento le masse. Ma questa teoria delle minoranze che agiscono predicando la violenza e l'esemplarita' delle proprie azioni la ritengo deleteria e in contrasto assoluto con un funzionamento democratico della societa".

5 marzo 2004 - FRANCIA, MEDICO ITALIANO ABBE' PIERRE RISCHIA RADIAZIONE
ANSA:
TERRORISMO: FRANCIA, MEDICO ITALIANO RISCHIA RADIAZIONE
PER D'AURIA, EX-MILITANTE PRIMA LINEA, SI SCHIERO' ABBE PIERRE
(di Pier Antonio Lacqua)
Ha schivato l'estradizione in Italia ma rischia di non poter piu' esercitare il mestiere di medico in Francia Michele D'Auria, condannato nel 1997 a Milano a nove anni di carcere per quattro rapine a mano armata organizzate allo scopo di finanziare il gruppo terroristico di estrema sinistra Prima Linea.
Per piu' di tre anni medico personale del popolarissimo Abbe' Pierre, che si e' battuto con successo per evitargli l'estradizione, D'Auria sta battagliando per non essere radiato dall'Ordine dei medici francesi che a novembre del 2003 lo ha gia' sospeso dalla professione. Gli contestano una grossa violazione: per quasi un decennio ha curato la gente sotto falso nome (quello di Antonio Canino), con un falso certificato di laurea.
D'Auria e' sfuggito all'estradizione in Italia nel gennaio del 2003, dopo 319 giorni nella prigione parigina La Sante', quando e' stato rimesso in liberta' su ordine della corte d'appello e in parallelo il governo Raffarin ha lasciato cadere il caso dopo forti pressioni esercitate dall'anziano Abbe' Pierre, che ha compiuto novant'anni e in Francia e' considerato un santo per le sue crociate a favore dei derelitti.
Convinto dell'innocenza del suo medico, il religioso ha scritto una lettera di intercessione al presidente Jacques Chirac.
Quarantacinque anni, molto impegnato nell'associazione umanitaria Emmaus dell'Abbe' Pierre e in 'Medici del Mondo', D'Auria nega di aver commesso i crimini che gli attribuisce la giustizia italiana.
Sostiene che non era nemmeno in Italia all'epoca delle quattro rapine avvenute a Milano per le quali e' stato condannato. All'epoca (il 1990) si sarebbe trovato prima in Sud Africa (a Soweto) e poi in Turchia. Si difende dicendo che i giudici lo hanno scambiato per suo fratello Lucio, morto nel 1994durante un'azione terroristica di Prima Linea, mentre lui non ha mai avuto a che fare con Prima Linea.
Ieri nel corso di un'udienza il Consiglio Nazionale dell'ordine dei medici ha ascoltato i testimoni a favore del medico italiano, sotto accusa perche' "ha rubato il diploma di un collega, ne ha usurpato l'identita' e ha esercitato sotto falso nome". Ha indicato che decidera' nel prossimo futuro se ci siano o no gli estremi per la radiazione.
Davanti al Consiglio, il dott. D'Auria - difeso dagli stessi avvocati del terrorista Cesare Battisti - si e' ieri difeso con un amaro sfogo: "Pensavo di essere uscito da dieci anni di ingiustizia e ora sono i miei colleghi, i miei pari che mi opprimono".

5 marzo 2004 - MANGANELLI, BR-PCC ASSOLUTAMENTE SGOMINATE
ANSA:
TERRORISMO: MANGANELLI, BR-PCC ASSOLUTAMENTE SGOMINATE
Le Brigate rosse per la costruzione del partito comunista combattente, sono state "assolutamente sgominate dalle forze di polizia". Lo ha detto il vice capo vicario della polizia Antonio Manganelli, a Napoli per un incontro sullo sviluppo delle politiche della sicurezza in Italia.
"Il terrorismo internazionale e' un problema antico e nuovo, che nel tempo si e' manifestato con forme diverse - ha spiegato Manganelli - e oggi si aggiunge a un terrorismo interno risorto negli ultimi anni con grande effervescenza ma contrastato con grande capacita'. Possiamo infatti dire che la struttura eversiva piu' forte nel nostro territorio, le Brigate rosse per la costruzione del partito comunista combattente, e' stata assolutamente sgominata dalle forze di polizia".

5 marzo 2004 - LIOCE, DOCUMENTI SCRITTI A TITOLO PERSONALE
ANSA:
TERRORISMO: LIOCE, DOCUMENTI SCRITTI A TITOLO PERSONALE
PRECISAZIONE DURANTE INTERROGATORIO PER ORDINANZA D'ANTONA
Nessun nuovo documento politico da parte di Nadia Desdemona Lioce, ma una precisazione in merito a quelli presentati in precedenti interrogatori: sono stati scritti a titolo personale, non a nome dell'organizzazione. Cosi', secondo quanto emerso, ha specificato la brigatista al gip di Firenze Antonio Crivelli, che oggi ha effettuato l'interrogatorio di garanzia, su delega del collega di Roma, per la nuova ordinanza di custodia cautelare che le e' stata notificata il 2 marzo scorso per l'omicidio D'Antona.
Nadia Desdemona Lioce, difesa dall'avvocato Attilio Baccioli, si e', come in passato, dichiarata militante delle Brigate Rosse per la costruzione del Partito comunista combattente. Si e' quindi avvalsa della facolta' di non rispondere, perche' "risponde solo alla giustizia del proletariato", tranne la precisazione sui documenti, messa a verbale e fatta, secondo quanto emerso, perche' nell'ordinanza quei suoi scritti verrebbero indicati come documenti dell'organizzazione.

5 marzo 2004 - NATO FIGLIO DI CINZIA BANELLI
ANSA:
TERRORISMO: NATO FIGLIO DI CINZIA BANELLI
Cinzia Banelli, una delle arrestate nell' ambito dell' inchiesta sulle nuove Br, ha partorito un bambino, che e' stato chiamato Filippo. Il parto e' avvenuto in un ospedale fiorentino dove si trovano anche il marito, la sorella e la madre della dipendente ospedaliera arrestata il 24 ottobre scorso per l'inchiesta sulle nuove Brigate Rosse. La donna era stata trasferita stamani presto dal carcere di Sollicciano, dove e' detenuta dal giorno del suo arresto, in ospedale, per il parto, avvenuto con taglio cesareo.
Secondo quanto si e' appreso sia la madre che il bambino, il cui peso e' superiore ai tre chilogrammi, stanno bene.

5 marzo 2004 - FRATELLI VISCIDO NEGANO APPARTENZA A BR
ANSA:
TERRORISMO: FRATELLI VISCIDO NEGANO APPARTENZA A BR
Fabio e Maurizio Viscido, i due fratelli pisani arrestati dieci giorni fa nell' ambito dell' inchiesta sulle nuove Brigate rosse, hanno di nuovo respinto l' accusa di far parte della colonna toscana delle Br. I due fratelli, entrambi impiegati nell' amministrazione postale, ora detenuti nel carcere fiorentino di Sollicciano, sono stati interrogati stamani nell'aula bunker di Santa Verdiana dal procuratore aggiunto Francesco Fleury e dai pm Luigi Bocciolini e Giuseppe Nicolosi, che coordinano le indagini, ribadendo la linea difensiva seguita nel corso dell' interrogatorio di garanzia da parte del gip Antonio Crivelli.
In particolare, Maurizio Viscido, per l' accusa identificato come il componente dell' organizzazione indicato nei documenti con la sigla "Mt", ha negato tale circostanza, spiegando di aver abbandonato la vita politica attiva dal 1993, alla morte della madre, e confermando di aver incontrato qualche volta Cinzia Banelli, ma solo al bar per un caffe' e durante i suoi giri di lavoro. Gli elementi raccolti portano gli inquirenti a ritenere che in realta' gli incontri fra l' uomo e la Banelli fossero in funzione dell' attivita' brigatista. Ma alcune delle circostanze contestate dall' accusa, fra cui gli orari, secondo il difensore dell' indagato, l' avvocato Massimo Focacci, verrebbero smentite da elementi di fatto che il legale sta raccogliendo.
Intanto, con una nota, interviene il consulente informatico pisano fra gli ultimi tre indagati dell'inchiesta fiorentina sulle nuove Br, perquisito la settima scorsa e che ieri, interrogato, si e' avvalso della facolta' di non rispondere. L'uomo fornisce alcune puntualizzazioni sugli articoli usciti, come quella sul materiale sequestratogli, "gia' prelevato in una precedente perquisizione e restituitomi in quanto 'non utile' alle indagini". Puntualizzazioni, spiega, "necessarie a chiarire le tinte fosche con cui si vorrebbe dipingere l'abito di ogni indagato. Il numero di coloro che sono stati toccati da questa inchiesta continua a crescere senza soste, col bagaglio di insicurezza e sospetti che cio' comporta: la persecuzione di persone sulla base di indizi che hanno per oggetto la coscienza, la formazione culturale e politica, talvolta l'amicizia o la vicinanza sociale o familiare dovrebbe porre qualche interrogativo e imporre a tutti una riflessione piu' attenta sulle condizioni, critiche, delle liberta' politiche e personali nel nostro paese".

5 marzo 2003 - LA LIOCE A 20 ANNI
"Panorama"
Cuore di brigatista
di Giacomo Amadori
Nadia Desdemona Lioce in una foto di quando aveva 20 anni. Intorno alla foto, l'originale della lettera al fidanzato.
Un'adolescente innamorata, ma anche un'aspirante guerrigliera. È il ritratto inedito di Nadia Desdemona Lioce che, a 18 anni, racconta se stessa agli esordi della carriera eversiva. In una lettera al fidanzato, che Panorama pubblica per la prima volta, la futura leader delle Br alterna frasi d'amore a proclami di lotta. Pagine straordinarie in cui si vede già quale sarà il suo destino.
È il 1977. A Sanremo vincono gli Homo sapiens con la canzone Bella da morire e Guerre stellari riempie le sale cinematografiche. Un chilo di pane costa 400 lire, un caffè al bar la met&agrav