Almanacco dei misteri d' Italia
|
novembre 2004 |
2 novembre 2004 - 2 NOVEMBRE: UN FIORE SULLA TOMBA DI MARIO GALESI
ANSA:
2 NOVEMBRE: UN PICCOLO FIORE SULLA TOMBA DI MARIO GALESI
Una piccola gerbera violacea e' stata piantata in tempi recentissimi, forse anche stamani, giorno della commemorazione dei morti, sulla terra morbida di pioggia della tomba di Mario Galesi, il brigatista rosso rimasto ucciso - insieme al soprintendente di polizia Emanuele Petri - il due marzo del 2003 in uno scontro a fuoco con gli agenti della Polfer sul treno Roma-Firenze.
La tomba di Galesi, che si trova nel quadrato Q, fila 48 del grande cimitero di Trespiano (vi riposano oltre 120 mila defunti), e' rimasta uguale dal giorno della inumazione della bara, l' 11 marzo del 2003: una croce di legno con il nome e le date di nascita e morte, ma non c' e' piu' il fazzoletto rosso annodato, forse volato via dopo essere stato consunto da sole, pioggia, vento. Non e' stato cosi' esaudito, almeno per ora, il desiderio espresso da Desdemona Lioce che in una lettera inviata ai compagni chiedeva di collocare sulla sepoltura una lapide di travertino. Ma la tomba non e' abbandonata: al posto di un vaso di primule ora c' e' una pianta di ciclamini rosa (schizzata di terra in seguito alle piogge dei giorni scorsi, mentre il fiorellino e' pulito), piu' altre quattro piantine di bosco agli angoli della sepoltura; legati alla croce di legno marrone anche alcuni fiori finti un po' sbiaditi (due garofani, un bocciolo di rosa, stelle di Natale). Nel cimitero stamani non c' erano molte persone, mentre nella parte monumentale e' stata celebrata la messa in memoria dei caduti delle forze armate.3 novembre 2004 - TV: DOPO BORSELLINO, TAODUE PROGETTA FICTION SU BR
ANSA:
TV: DOPO BORSELLINO, TAODUE PROGETTA FILM SU BATTISTI E BR
Alla vigilia della fiction su Paolo Borsellino, in onda lunedi' 8 e martedi' 9 novembre su Canale 5, e mentre sono in corso le riprese di 'Distretto di polizia 5' e della miniserie 'Karol' che raccontera' la vita di Papa Wojtyla con la regia di Giacomo Battiato e con Piotr Adamczyk protagonista (con Violante Placido, Ennio Fantastichini, Raoul Bova), la Taodue di Pietro Valsecchi e Camilla Nesbit ha in preparazione alcuni altri progetti, tutti per Mediaset con cui ha un contratto di produzione in esclusiva.
Si comincera' a girare a primavera la fiction sulle Nuove Br, sceneggiata dal giornalista del Corriere della Sera Giovanni Bianconi e diretta da Michele Soavi, mentre e' cominciata la preparazione della miniserie su Lucio Battisti, che secondo voci di ambiente televisivo, raccolte dal sito italiano 'Acting news', potrebbe essere interpretato dall'emergente e apprezzato Claudio Santamaria.
Lo stesso Valsecchi (la cui ultima produzione 'Cuore contro cuore' e' tra le vittime auditel di inizio stagione, sospesa alla quinta puntata da Canale 5), ha annunciato alle Telegrolle a Saint Vincent due settimane fa, altri progetti, tra cui una versione televisiva dei 'Fratelli Karamazov', per la quale ha indicato Raoul Bova come uno dei protagonisti e una miniserie con Claudia Pandolfi su Maria Montessori.4 novembre 2004 - BR; BLEFARI CHIEDE DI USCIRE DA ISOLAMENTO
ANSA:
TERRORISMO: BIAGI; UDIENZA PREDIBATTIMENTALE A BOLOGNA
PRESENTE ANCHE DIANA BLEFARI MELAZZI
E' in corso davanti al Gup di Bologna Rita Zaccariello un' udienza predibattimentale del processo per l' omicidio del professor Marco Biagi, ucciso dalle Br il 19 marzo 2002. Si tratta di una udienza che serve per decidere quali carte del fascicolo del pubblico ministero verranno portate al processo che si terra' davanti alla Corte d' Assise di Bologna dal 7 febbraio prossimo.
Per la prima volta e' presente davanti al Gup Diana Blefari Melazzi. In aula ci sono anche Roberto Morandi e Nadia Desdemona Lioce. Non c' e' invece Marco Mezzasalma, che aveva partecipato alle precedenti udienze.TERRORISMO: BR; BLEFARI CHIEDE DI USCIRE DA ISOLAMENTO
FORMATO FASCICOLO PER PROCESSO OMICIDIO BIAGI
La brigatista Diana Blefari Melazzi ha preso la parola al termine dell'udienza predibattimentale davanti al Gup di Bologna Rita Zaccariello, per chiedere di essere tolta dall'isolamento in cui si trova da domenica scorsa, da quando cioe' e' stata trasferita dal carcere di Rebibbia in quello di Civitavecchia. Il Gup, appurato che l'isolamento non dipende dall'autorita' giudiziaria bolognese, chiedera' informazioni al carcere.
L'avv.Francesco Romeo, che difende Blefari, presentera' una richiesta per far togliere la sua assistita dal regime dell'isolamento anche all' autorita' giudiziaria di Roma.
Per il resto nell'udienza predibattimentale di oggi, durata circa tre ore e mezzo e di carattere tecnico, il Gup ha deciso quali carte sono da portare dal fascicolo del Pm a quello del dibattimento, quello cioe' del processo per l'omicidio del prof.Marco Biagi che comincera' davanti alla Corte di Assise il 7 febbraio e che vede imputati oltre a Blefari, Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Simone Boccaccini, Marco Mezzasalma. Cinzia Banelli verra' giudicata separatamente, con il rito abbreviato, per lo stesso delitto.
Il Pm Paolo Giovagnoli ha presentato al Gup le proprie richieste scritte sui documenti da portare nel fascicolo del dibattimento. Il Gup dopo essersi ritirato per decidere, ha ammesso quasi tutte le richieste del Pm. Erano presenti in aula oltre all'avv.Romeo e al Pm, anche gli Sandro Clementi, per la difesa Morandi e Lioce, e Patrizio Orlandi per la famiglia Biagi.
Blefari che per la prima volta ha partecipato ad una udienza davanti al Gup di Bologna, e' stata nella gabbia degli imputati con gli altri due Br presenti, Lioce e Morandi. All'inizio Blfeari e Lioce hanno parlato, probabilmente discusso, tra loro, poi sono apparse spesso sorridenti.7 novembre 2004 - TAODUE, IN ARRIVO MINISERIE SULLE BR
ANSA:
TV: BORSELLINO; TAODUE, IN ARRIVO MINISERIE SULLE BR
Girato in Sicilia, a Palermo, nei luoghi veri della storia e a Roma in 11 settimane di riprese, 'Paolo Borsellino' e' costato 4 milioni e mezzo di euro.
Per Mediaset lo ha prodotto la Taodue di Pietro Valsecchi e Camilla Nesbitt, una societa' che ha fatto dell'attenzione alla storia recente, dei grandi temi di impegno civile la principale linea editoriale.
Allo studio tra l'altro c'e' una miniserie che raccontera' le nuove Br, quelle di Desdemona Lioce, quelle degli omicidi D'Antona e Biagi. Scritta dal giornalista del Corriere della Sera Giovanni Bianconi, e' prevista sul set nella primavera 2005. In questa linea si inseriscono i precedenti film sulla Uno Bianca; su Ultimo, il capitano dei carabinieri che catturo' Riina; sul giudice Ambrosoli; sul sequestro Soffiantini.
La Taodue e' anche la produttrice di 'Distretto di polizia', un successo televisivo, una delle serie italiane piu' seguite. E' sul set, e tra i protagonisti c'e' Giorgio Tirabassi, il Borsellino della fiction, la quinta serie. Non ha avuto successo invece 'Cuore contro cuore', il legal drama con Isabella Ferrari e Ennio Fantastichini, vinto nella gara degli ascolti dall'Isola dei famosi 2. Sara' riproposta da Canale 5 nei prossimi mesi. E' pronta invece per andare in onda, all'inizio del 2005, la serie sui Ris, la polizia investigativa scientifica guidata dal gen. Garofalo. E sempre per il 2005 e' attesa la messa in onda di 'Karol', la fiction su Papa Wojtyla che si sta ultimando in questi giorni in Polonia.
Tra gli altri progetti annunciati, una miniserie sui fratelli Karamazov (uno dei protagonisti dovrebbe essere Raoul Bova), una fiction su Maria Montessori interpretata da Claudia Pandolfi.
Le produzioni di Taodue, sono in esclusiva per Mediaset.9 novembre 2004 - BLITZ DISOBBEDIENTI: COSSIGA, ANCHE NEL '77 LI TOLLERAVAMO
ANSA:
BLITZ DISOBBEDIENTI: COSSIGA, ANCHE NEL '77 LI TOLLERAVAMO
MA OGGI IL GOVERNO NON PUO' ATTACCARE OPPOSIZIONE IN PIAZZA
"Anche nel 1977, quando ero ministro dell'Interno si era tolleranti verso gli autori dei cosiddetti 'espropri proletari"". Lo dice il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga che spiega: "Talvolta venivano fermati, ma venivano subito dopo scarcerati; e, se denunziati (visto che la magistratura non gradiva, come d'altronde sembra accada anche oggi, essere chiamata ad intervenire), lo erano a piede libero".
"Si trattava - prosegue Cossiga - di appartenenti alla cosiddetta 'area dell'autonomia': i disobbedienti , i no global, i centri sociali di oggi, non pochi allora della media-alta borghesia". "Noi - dice poi il senatore a vita - operavamo una 'repressione selettiva', nel senso che agivamo in modo da evitare di spingere i militanti di 'autonomia' a passare alla lotta armata nelle Br o in prima linea. D'altronde e' per cercare di evitare questo che Lotta continua, che era certo per l'azione diretta, ma non per la lotta armata, si autosciolse!".
Secondo Cossiga, "questo pericolo e' oggi minore perche' il serbatoio del nuovo terrorismo sono le intoccabili sacche dell'estremismo sindacale. Eppoi - continua - io comprendo bene la prudenza del ministero dell'Interno. Anzitutto, puo' contare sulla magistratura molto meno di noi, specie in questo periodo di scontro con essa del potere politico ed in particolare di Forza Italia (Udc ed An sono filo-Anm!). Inoltre oggi, la galassia della sinistra alternativa e' un elemento importante dell'opposizione ed e', (ed ancora di piu' sara') nelle urne e nelle piazze una importante forza fiancheggiatrice della Grande alleanza democratica di Romano Prodi, che o vince 'a sinistra' o non vince. Ed il governo - conclude - non puo' attaccare sulle piazze l'opposizione...".9 novembre 2004 - BR: CDR ASCA SOLIDALE CON COLLEGHI IN ELENCO LIOCE
ANSA:
BR: CDR ASCA SOLIDALE CON COLLEGHI IN ELENCO LIOCE
"Il Cdr dell'Agenzia Asca, a nome di tutti i giornalisti della testata - si afferma in una nota della rappresentanza sindacale dei giornalisti dell'Asca - esprime la piena e forte solidarieta' ai colleghi Gianfranco Astori e Stefano Andreani, inclusi tra gli obiettivi delle Brigate Rosse, come risulta dagli elenchi della brigatista Nadia Desdemona Lioce".
"Ancora una volta - si sottolinea nel comunicato - nel mirino dei terroristi finiscono persone stimate per la loro capacita' professionale e per il loro riconosciuto e assiduo impegno democratico".9 novembre 2004 - BLITZ DISOBBEDIENTI: MANTOVANO,NEGLI ANNI '70 SI INIZIO COSI'
ANSA:
BLITZ DISOBBEDIENTI: MANTOVANO,NEGLI ANNI '70 SI INIZIO COSI'
I saccheggiatori di sabato "non sono terroristi". Ma anche negli anni settanta si inizio' cosi', "e tutti sappiamo come e' andata a finire".
Cosi' il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano e' tornato a commentare, nel corso di 'Otto e mezzo' su La7, il blitz dei Disobbedienti all'ipermercato Panorama di Roma. "Io non dico che i saccheggiatori di sabato scorso sono dei terroristi - ha spiegato il Mantovano - Mi limito soltanto a leggere quello che e' successo negli anni Settanta. si e' iniziato cosi' ed e' finito come tutti sappiamo".
Il sottosegretario ha poi definito un "dato oggettivo" il "disagio sociale che riguarda una parte della popolazione" anche se ha ribadito che non puo' esserci alcun tipo di comprensione per quelle "persone che lottano contro il carovita con le rapine e i furti". E critiche anche ai Verdi e a Rifondazione Comunista per come hanno affrontato la vicenda.
"Mi preoccupa - ha detto - che non c'e' nessun discrimine oggettivo. Si dice che si e' sbagliato perche' vi e' stata un'esagerazione, un andare oltre le righe che ha rovinato una protesta. E si aggiunge da Rifondazione che e' stato qualcosa di sbagliato e di controproducente, riproducendo cioe' il modulo marxista-leninista che non esiste qualcosa che e' bene di per se' o che e' male di per se', ma e' qualcosa che e' utile o inutile per la lotta rivoluzionaria". "Questo - ha concluso - per una persona di buon senso e' assolutamente inaccettabile".
Alla trasmissione era presente anche Francesco Caruso, il leader dei disobbedienti napoletani, che ha ribadito come sabato non vi sia stata "alcuna rapina, ne' alcun esproprio proletario" ma una "una protesta, un'azione dimostrativa contro il carovita". E' dunque "del tutto fuori luogo e strumentale - ha concluso - la polemica che si e' creata".12 novembre 2004 - BATTISTI: SENTENZA STRASBURGO RIDA' FIATO A SUOI LEGALI
ANSA:
BATTISTI: SENTENZA STRASBURGO RIDA' FIATO A SUOI LEGALI
ORA SPERANO CHE PRONUNCIA SU CONTUMACIA CAMBI CORSO PROCEDURA
(di Tullio Giannotti)
Una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo che critica un caso di condanna in contumacia in Italia ha ridato fiato ai nuovi legali francesi di Cesare Battisti, l'ex terrorista ora latitante, i quali sperano di poter cosi' rilanciare la causa del loro cliente. "La corte europea viene in nostro soccorso", dicono gli avvocati.
Il tribunale di Strasburgo, in realta', ha soltanto chiesto all'Italia di "sopprimere tutti gli ostacoli legali" che impediscono alle persone condannate in contumacia, senza essere informate, di poter poi ottenere un nuovo processo. Una fattispecie, dunque, che per il caso dell'ex leader Pac (Proletari armati per il comunismo), sembra esclusa a priori, dal momento che Battisti fu informato del processo a suo carico tanto che si difese sempre con i suoi avvocati di fiducia.
I giudici di Strasburgo si sono pronunciati sul caso di Ismet Sejdovic, originario della ex Yugoslavia, condannato in contumacia nel 1996 a 21 anni e otto mesi di carcere per omicidio e porto abusivo di armi. Non essendo stato rintracciato, Sejdovic fu dichiarato dalla giustizia italiana latitante fino a quando nel 1999 non fu arrestato dalla polizia tedesca ad Amburgo. Di fronte alla richiesta di estradizione da parte dell'Italia, tuttavia, la Germania rifiuto' la domanda perche' il diritto italiano non garantiva a Sejdovic la possibilita' di ottenere la riapertura del processo.
"Niente prova - dice la Corte europea nella sua sentenza - che il ricorrente fosse a conoscenza del procedimento a suo carico, tanto che non si puo' concludere che egli ha rinunciato in maniera inequivocabile al suo diritto a comparire davanti ai giudici". Per i giudici europei, questa e' una violazione dell'articolo 6 (diritto ad un equo processo) della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
Nel caso di Battisti, il problema del processo in contumacia italiano e' stato sollevato e risolto definitivamente in appello, il 30 giugno scorso, quando i giudici sentenziarono che "l'accusato, informato dai suoi avvocati, ha deliberatamente rinunciato a comparire".
Eric Turcon e' il legale - uno dei piu' famosi di Francia - che incarna la nuova strategia difensiva del latitante italiano condannato a due ergastoli e sfuggito alla liberta' vigilata da Ferragosto. Battisti, spaccando la piccola comunita' dei fuoriusciti italiani a Parigi, non vuole piu' parlare in tribunale di 'responsabilita' collettiva per gli anni di piombo' ma vuole dimostrare quella che definisce la sua "innocenza".
L'avvocato Turcon, al quale resta soltanto il ricorso al Consiglio di stato dopo l'avvenuta firma del decreto di estradizione da parte del premier Jean-Pierre Raffarin, sostiene di avere nuove speranze: "la Corte europea viene in nostro soccorso - afferma - Cesare Battisti ha sempre reclamato un nuovo processo. Pietro Mutti, il pentito che lo accusa, e' libero, avendo avuto la liberta' in cambio delle accuse".12 novembre 2004 - BR; ISTANZA DIFENSORI BLEFARI SU REGIME ISOLAMENTO
ANSA:
TERRORISMO: BR; ISTANZA DIFENSORI BLEFARI SU REGIME ISOLAMENTO
AVVOCATI SOSTENGONO CHE E' ILLEGITTIMO
Contestano il regime d'isolamento in cui sarebbe costretta Diana Blefari Melazzi nel carcere di Civitavecchia, dove e' stata trasferita il 31 ottobre scorso.
I difensori della terrorista rinviata a giudizio per l'omicidio del professor Massimo D'Antona con un'istanza ai pm della Procura di Roma, Franco Ionta e Pietro Saviotti, sostengono che la loro assistita sarebbe nel carcere di Civitavecchia in condizioni di isolamento totale con solo un'ora d'aria al giorno e costretta a assumere i pasti dagli agenti di polizia penitenziaria e non da un'altra detenuta, lavoratrice come avviene nelle altre carceri.
Nell'istanza i difensori di Blefari spiegano anche che i controlli a cui verrebbe sottoposta la loro assistita sarebbero svolti anche in alcune occasioni da personale maschile. I difensori di Blefari fanno in particolare riferimento ai momenti in cui la detenuta deve recarsi in doccia per lavarsi e quindi uscire dalla sua cella in accappatoio. Questa situazione, secondo i difensori di Blefari, scaturirebbe proprio dalla particolare condizione di isolamento, rispetto ad altre recluse, in cui si troverebbe nel carcere di Civitavecchia la terrorista.
Secondo i legali della terrorista il regime carcerario in cui si troverebbe la stessa Blefari e' illegittimo. Nell'istanza si chiede ai pm di assumere iniziative "per ristabilire la legalita' e garantire l'applicazione delle regole di trattamento penitenziario stabilite dall'ordinamento".12 novembre 2004 - LIBRI: VALERIO MORUCCI RACCONTA LA SUA VITA NELLE BR
ANSA:
LIBRI: VALERIO MORUCCI RACCONTA LA SUA VITA NELLE BR
'LA PEGGIO GIOVENTU", UN'AUTOBIOGRAFIA NELLA LOTTA ARMATA
VALERIO MORUCCI, 'LA PEGGIO GIOVENTU.
UNA VITA NELLA LOTTA ARMATA", RIZZOLI ED., PP.356, EURO 17.00.-
Forse e' tempo che la sanguinaria vicenda delle Brigate rosse sia storicizzata per davvero, e vista come la storia di una generazione sedotta dalla violenza; una generazione gia' condannata dai tribunali e dalla coscienza comune, ma ancora pienamente da comprendere. In questa prospettiva si segnala il libro autobiografico di Valerio Morucci, che e' stato uno dei protagonisti degli anni di piombo.
Il 16 marzo 1978 prese parte all'agguato di Via Fani, a Roma, in cui fu rapito Aldo Moro e rimasero uccisi i cinque agenti della scorta. Negli ultimi giorni del sequestro tento' invano di opporsi, insieme a Adriana Faranda, all'uccisione del presidente della Dc.
Arrestato nel 1979, Morucci ha avuto piu' condanne all'ergastolo, portate a trent'anni in appello e poi a ventidue e mezzo per l'applicazione della legge sulla dissociazione. Ha poi ottenuto la semiliberta' e la liberta' condizionale, finendo di scontare la sua pena nel 1994. Oggi lavora come consulente informatico, ha un figlio di 5 anni e scrive libri.
Dunque, da uomo libero, in questo libro l'ex brigatista mette per la prima volta tutto nero su bianco, la sua storia, le origini e le contraddizioni del terrorismo di sinistra: dal mito della Resistenza tradita alla ribellione del 1968; dalla nascita del partito armato alla catastrofe di una generazione in cui principi e ideali hanno lasciato il posto alla fede cieca nella violenza.
"Non stiamo ripercorrendo solo un elenco di fatti. Stiamo attraversando un dolore collettivo" scrive Morucci, che cinque anni fa aveva gia' raccontato l'antefatto della sua storia di brigatista in "Ritratto di un terrorista da giovane", dove raccontava la sua vita e la sua formazione politica fino all'ingresso nelle Brigate rosse. Ora con "La peggio gioventu"" completa il racconto, apparentemente senza reticenze, ma con lo sforzo di capire e far capire come si arrivo' a tanto sangue. Il suo memoriale e' un'interpretazione dall'interno della storia delle Br in cui si intrecciano racconti autobiografici, descrizioni di vita quotidiana, giudizi sferzanti su capi Br come Mario Moretti e Alberto Franceschini e sui vertici dei partiti alle prese con il sequestro Moro, tentativi di dar conto delle proprie responsabilita' e del dolore provocato. Con la speranza che si possa arrivare finalmente a un giudizio sugli anni di piombo capace di chiudere una lunga stagione di morte. Per impedire che, per l'ennesima volta, qualcuno raccolga da terra il testimone della lotta armata.13 novembre 2004 - DORIGO; DIGIUNA DA 50 GIORNI,DOMANI PERIZIA DI PARTE
ANSA:
CARCERI: DORIGO; DIGIUNA DA 50 GIORNI,DOMANI PERIZIA DI PARTE
DETENUTO A SPOLETO PER ATTENTATO A BASE AVIANO
Digiuna ormai da 50 giorni Paolo Dorigo, detenuto nel carcere di Spoleto per un attentato alla base militare Nato di Aviano rivendicato dalle Brigate rosse, e domani mattina sara' sottoposto a una visita di un medico, perito di parte. Lo riferisce - in una nota - il legale che lo assiste, Vittorio Trupiano.
"Il dottor Luigi Comite Mascambruno, perito di parte - e' detto nella nota - si rechera' a visitarlo, stendera' una perizia sulla sua attuale compatibilita' o meno col regime carcerario, dopo di che ognuno si assumera' le proprie responsabilita' penali in caso di decesso del prigioniero politico comunista condannato senza giusto processo e che e' in carcere ininterrottamente da oltre 11 anni".
"Si sappia - prosegue Trupiano - che e' stata proprio l'amministrazione carceraria di Spoleto a contattare i difensori ed il dottor Comite Mascambruno affinche' si recasse con urgenza ad effettuargli un prelievo del sangue. Si procedera' anche a prelevare campioni del dna".
Dorigo, condannato a 13 anni di carcere, si e' sempre proclamato innocente e ha ripreso uno sciopero della fame che aveva interrotto dopo avere ottenuto dal Tribunale di sorveglianza di Perugia l'autorizzazione allo svolgimento di esami clinici particolari quali quello a mezzo di sintonizzatore universale. Sostiene infatti che nel suo corpo sono stati inseriti dei "micro-chip" per manipolazioni genetiche che gli procurano gravi malesseri e secondo i suoi difensori il sintonizzatore universale potrebbe accertare la circostanza.
Dorigo "e' ancora lucido anche perche' animato da una forte componente nervosa", aggiunge Trupiano, il quale sottolinea che la sua "istanza di sospensione della pena langue dal 26 ottobre sulla scrivania del magistrato di sorveglianza di Spoleto".18 novembre 2004 - LETTERA AL CORRIERE SU ESPROPRI PROLETARI
"Il Corriere della sera"
LETTERE AL CORRIERE
Valerio Morucci e quel sasso lanciato contro la polizia
Ho letto la risposta in cui lei, caro Mieli, commentando "espropri proletari", manifestazioni per così dire assai vivaci, pubbliche esaltazioni della strage di Nassiriya e altre amenità del genere, sostiene che non c'è aria di ritorno agli anni Settanta. Spero che lei abbia ragione, ma i fatti sono quelli che sono e non c'è da stare tranquilli. Dirò di più: considero più pericolosa questa diffusione verbale della violenza di quanto lo sia, una volta ogni tanto, la ricomparsa sulla scena dei terroristi veri e propri. D'accordo: nel primo caso quelle gesta non producono lutti mentre nel secondo viene versato del sangue. Ma il clima prodotto dagli slogan della violenza è più inquietante di qualche sporadico colpo di pistola. Giuseppe Noto
Milano
risponde Paolo Mieli
Caro signor Noto, ho appena finito di leggere un bellissimo libro che dà ragione a un tempo sia a lei che a me. Si chiama "La peggio gioventù - Una vita nella lotta armata" (Rizzoli) e l'ha scritto Valerio Morucci già sessantottino, militante di Potere operaio, poi entrato nelle Brigate rosse, coinvolto nel sequestro di Aldo Moro, catturato con la sua compagna di allora Adriana Faranda, passato attraverso la dissociazione, la semilibertà, la libertà condizionale e che da anni ha finito di scontare la pena.
Morucci dà (implicitamente) ragione a me perché scorrendo le sue pagine si ha un quadro delle differenze abissali tra gli anni Settanta e quelli di adesso, soprattutto sotto il profilo della disponibilità di una grandissima quantità di giovani a lasciarsi coinvolgere nella dimensione della violenza di massa. Che a me pare oggi quasi del tutto assente. Certo, neanche allora tutti quelli che avrebbero potuto "andare fino in fondo" (cioè entrare in clandestinità e darsi alla lotta armata) imboccarono quella strada. Anzi, la stragrande maggioranza si fermò assai prima della linea di confine. Ma la disponibilità c'era ed è riscontrabile ad ogni pagina di questo avvincente libro.
Morucci però dà (sempre implicitamente) ragione anche a lei, laddove occupandosi dei primi cortei, quelli del 1968, racconta come un piccolo gesto e l'uso di qualche parola in più furono determinanti per la "perdita dell'innocenza". Per quel che lo riguarda, lui data questo passaggio al primo marzo del '68, alla manifestazione di Valle Giulia, quella con la quale, dopo uno scontro con la polizia, il movimento studentesco riconquistò la facoltà di Architettura sgombrata pochi giorni prima da un'occupazione. "Sì, lo so, la solita solfa sulla violenza della polizia contro dei ragazzini in festa; è così certo...", scrive. Ma, prosegue, "quelli più grandi" sapevano di cosa si trattava, "non era un movimento per la pagnotta, perché nessuno di noi moriva di fame o per la conquista del potere che neanche sapevamo cosa fosse". E fu lo scontro, violentissimo, cercato da chi - gli studenti - apparentemente lo subiva. Morucci ricorda che suo padre glielo aveva ripetuto più volte: "Stai attento ad andare avanti, perché quelli che ti ci mandano trovano sempre il modo di salvarsi". Lui non diede peso a quelle parole. Urlò quegli slogan, prese un sasso e lo scagliò. "Quel sasso raccattato da terra e lanciato contro i poliziotti", afferma adesso, "mi ha consegnato mani e piedi all'ideologia; l'avvitamento è cominciato da lì".
La prego, caro Noto, di non leggere queste pagine per riaprire l'annosa questione dei rapporti tra Sessantotto e successiva stagione del terrorismo. L'ho già detto: solo una minoranza dei protagonisti dell'epopea studentesca dei tardi anni Sessanta ha successivamente impugnato una P38. Ma l'autoanalisi di Morucci è persuasiva: quando a vent'anni in un contesto che non lo giustifichi si scandiscono parole di violenza o si prende da terra quel sasso, sembra che si stia facendo una cosa qualsiasi ma invece qualcosa dentro di noi si rompe. Dopodiché tutto è possibile.18 novembre 2004 - BLITZ DISOBBEDIENTI: PISANU, INNALZATO LIVELLO SCONTRO
ANSA:
BLITZ DISOBBEDIENTI: PISANU, INNALZATO LIVELLO SCONTRO
SI' AD ARRESTO IN FLAGRANZA. NON SONO COMPAGNI CHE SBAGLIANO
Altro che "compagni che sbagliano". Gli 'espropri proletari' compiuti dai disobbedienti sono veri e propri atti "incivili ed illegali" compiuti da "compagni che devastano e rubano" e dai quali emerge un dato netto: l' innalzamento del "livello di scontro" con le istituzioni. Ne consegue che, quando e' "tecnicamente possibile", gli autori di simili gesti debbano essere arrestati in flagranza di reato.
Non usa mezzi termini il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu nel condannare il blitz dei disobbedienti lo scorso 6 novembre a Roma all'ipermercato Panorama sulla via Tiburtina e alla libreria Feltrinelli di largo Argentina. Nell'aula del Senato il titolare del Viminale ricostruisce i fatti e avverte:
"a tutti i violenti, a chi li sostiene, a chi definisce gli 'espropri proletari' gesti belli e simbolici, e anche a chi in qualche modo li giustifica, dico con la massima chiarezza che si tratta, invece, di atti incivili e illegali". E aggiungendo che "chi ricorda gli anni di piombo non puo' dimenticare il tragico equivoco di quanti chiamarono errore politico la gambizzazione e l'assassinio". Davanti ad una simile realta, quindi, lo stato non puo' "concedere ulteriori passi avanti".
Anche perche' l' "innalzamento dello scontro" potrebbe investire altri settori della societa'. "Penso - dice Pisanu - al mondo del lavoro, delle fabbriche, ai servizi, al terziario avanzato". La situazione insomma non puo' essere sottovaluta - "i fatti sono andati ben oltre e in maniera preoccupante" - e, dunque, via alla linea dura. "Questa volta - dice ancora il titolare del Viminale - non e' stato possibile effettuare arresti". Ma, aggiunge, "ho dato disposizione perche' le forze dell'ordine procedano all'arresto in flagranza ogni volta che cio' risulti tecnicamente possibile". Un primo passo gia' e' stato fatto: 80 partecipanti al blitz sono stati identificati, tra cui anche i leader dei disobbedienti, e un'informativa dettagliata e' stata inviata all'autorita' giudiziaria.
C'e', pero' uno spiraglio, ed e' determinato dalla "frattura" in corso nel mondo antagonista. Pisanu non lo dice ma e' evidente che si punti molto ad accentuare l'isolamento dei piu' radicali. "Linee di frattura" da cui emergono tre componenti. "Quella pacifica del 'Social Forum', quella dei 'disobbedienti' e quella dell'antagonismo piu' radicale". I disobbedienti, spiega il ministro, sono "inclini ad azioni illegali di diversa intensita', tra le quali anche i cosiddetti espropri proletari", mentre gli antagonisti radicali - Pisanu indica anarchici, marxisti-leninisti e area dell'autonomia di classe - "scelgono la violenza come strumento normale di lotta politica e possono andare anche oltre la 'propaganda armata'."
Ai senatori il ministro ha anche consegnato un documento in cui sono dettagliatamente riportati i principali episodi di esproprio avvenuti negli ultimi due anni. Sono undici, la maggior parte dei quali hanno interessato centri commerciali, ma c'e' anche un cinema e la libreria Feltrinelli, che hanno portato al deferimento di circa duecento persone. Il primo e' del 29 marzo del 2003 a Cuneo: una quarantina di aderenti al 'Comitato Contro la Guerra' insceno' una manifestazione non autorizzata dinanzi all' 'Ipercoop'. Una ventina di giovani entrarono nel supermercato e, dopo aver svuotato alcuni scaffali, hanno sparso sul pavimento i prodotti da boicottare. Altri episodi si sono verificati a Sesto S. Giovanni (21/11/03, supermercato Esselunga), a Mestre (30/1/04, supermercato Pam), Padova (30/1/04, supermercato Eurostar), Camerino (26/3/04, supermercato Carrefour), Alessandria (27/3/04, supermercato Unes), Napoli (25/6/04, supermercato Carrefour), Bologna (27/11/04, cinema Capitol), Milano (30/11/04, Esselunga) e i due di Roma del 6 novembre scorso all'ipermercato Panorama e alla libreria Feltrinelli.19 novembre 2004 - TERRORISMO: BR; CONCLUSA INDAGINE SU BADEL, DEPOSITATI ATTI
ANSA:
TERRORISMO: BR; CONCLUSA INDAGINE SU BADEL, DEPOSITATI ATTI
Richiesta di rinvio a giudizio in vista per Roberto Badel, il presunto "cervello informatico" delle Brigate Rosse arrestato il 16 luglio scorso a Roma con l' accusa di partecipazione a banda armata. La procura di Roma, a conclusione degli accertamenti, ha depositato gli atti in base a quanto previsto dall' articolo 415 bis del codice di procedura penale. Un' attivita' che precede la presentazione della richiesta di rinvio a giudizio.
Dipendente dell' Istat, Badel e' accusato di essere il cosiddetto "compagno B" dell' organizzazione anche se non risulta alcun suo ruolo nella preparazione e nella esecuzione degli omicidi di Massimo D'Antona e di Marco Biagi. Nel computer del presunto br fu trovata traccia di un file contenente un documento ritenuto propedeutico ad un incontro tra militanti delle br. Non solo, gli inquirenti hanno anche accertato che il personal computer dell' indagato e' stato collegato "in rete" a quelli di altri brigatisti. Accuse respinte da Badel il quale ha sostenuto non solo di non avere particolari cognizioni informatiche, ma anche di non aver mai fatto parte delle Br. Pochi giorni dopo l' arresto, l' uomo fu autorizzato ad uscire temporaneamente dal carcere di Regina Coeli per partecipare ad un concorso interno dell' Istat.20 novembre 2004 - NANNUCCI: POCHI I BR NON IDENTIFICATI
"La Repubblica"
Il procuratore: "Ma la struttura militare sembra in condizioni di non nuocere"
"I br non identificati sono solo due o tre"
L´intervento di Nannucci all´incontro organizzato da Cgil, Cisl e Uil
NOSTRO SERVIZIO
"I brigatisti non identificati non stanno nemmeno sulle cinque dita di una mano: da quello che risulta a noi, ci sono ancora due-tre persone non identificate". Lo ha detto il procuratore di Firenze, Ubaldo Nannucci - intervenuto ieri all´incontro nazionale "Contro il terrorismo per la democrazia" organizzato da Cgil, Cisl e Uil.
"Sulla base dei dati che possediamo allo stato attuale - ha poi specificato - possiamo dire che ci sono ancora alcuni soggetti che non sono emersi ma che il tessuto fondamentale di questa struttura militare è stato individuato e messo in condizione di non nuocere".
All´incontro hanno partecipato i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta, Luigi Angeletti, erano presenti il presidente della Regione Toscana Claudio Martini, il prefetto di Firenze Gian Valerio Lombardi e i segretari regionali Silvestri (Cgil), Salvadori (Cisl) e Marchiani (Uil). L´appuntamento si è svolto esattamente un anno dopo la mobilitazione nazionale organizzata in Toscana dai sindacati durante la catena di arresti seguita alla cattura di Nadia Lioce. Le manifestazioni si svolsero a Firenze e Pisa, dove erano stati appena arrestati alcuni brigatisti, e ad Arezzo, in ricordo della strage sul treno del 2 marzo 2003 in cui persero la vita il sovrintendente della Polfer Emanuele Petri e il brigatista Mario Galesi, e fu catturata Nadia Lioce.
"Noi non siamo quelli che si ricordano del terrorismo solo quando spara", ha detto Epifani: "Lo combattiamo tutti i giorni perché rappresenta una minaccia permanente. Il terrorismo è nemico del sindacato che contratta e che fa accordi, ed è suo nemico anche quando fa conflitto per raggiungere intese. Ci sono delle fasi in cui si esprime con il massimo di violenza, poi delle fasi in cui prova a ricostruirsi e a ripartire: per questo non dobbiamo mai abbassare la guardia". "Il terrorismo si combatte con la democrazia", ha detto Pezzotta: "Oggi mi preoccupa soprattutto quello internazionale. Credo però che la sicurezza non si realizzi con le armi, ma con forme di cooperazione". "Il grande timore - ha ricordato Angeletti - era che il terrorismo interno potesse collegarsi con quello internazionale. I collegamenti non ci sono stati ma il terrorismo internazionale è un pericolo molto serio". Dialogo e impegno per la pace sono i due cardini dell´azione per combattere il terrore globale, secondo il presidente della Regione Martini: "Ma la comunità mondiale deve affrontare al più presto la questione israelo-palestinese, che è la madre di tutte le questioni".23 novembre 2004 - BATTISTI: PRESENTATO RICORSO A CONSIGLIO DI STATO
ANSA:
BATTISTI: PRESENTATO RICORSO A CONSIGLIO DI STATO
L'avvocato Arnaud Lion-Caen ha presentato oggi, ultimo giorno utile, il ricorso al Consiglio di Stato per chiedere l'annullamento del decreto di estradizione per Cesare Battisti firmato dal Primo ministro Jean-Pierre Raffarin.
Il legale, insieme con il nuovo avvocato di fiducia di Battisti, Eric Turcon, si e' mostrato molto ottimista sulle possibilita' di un successo di questo estremo ricorso: "siamo convinti - ha dichiarato all'Ansa - che il processo in contumacia italiano sia incompatibile con il diritto francese e con il diritto internazionale".
Il Consiglio di Stato dovrebbe pronunciarsi entro il mese di febbraio. Questo sara' in ogni caso l'ultimo appuntamento giudiziario in Francia per l'ex leader dei Proletari armati per il comunismo attualmente latitante.BATTISTI: ULTIMO RICORSO, SE VINCE FINISCE LATITANZA
LEGALI DI GRIDO PER SCONTRO FINALE
(di Tullio Giannotti)
La battaglia finale e' cominciata, per Cesare Battisti non ci saranno piu' rinvii: entro la primavera sapra' se l'Italia ha diritto a riaverlo per fargli scontare l'ergastolo o se puo' riemergere dalla latitanza e riprende a vivere da uomo libero in Francia. Due avvocati di grido hanno depositato l'estremo ricorso davanti al Consiglio di stato e si mostrano molto fiduciosi.
Il ricorso che cambia la storia processuale di Battisti in Francia si basa sul recente richiamo della Corte europea dei diritti dell'uomo all'Italia sul caso di Ismet Sejdovic, uno slavo condannato in contumacia senza essere stato informato che era in corso un procedimento della giustizia italiana nei suoi confronti. La corte di Strasburgo ha invitato l'Italia a prendere "misure appropriate" per evitare il riprodursi di questa anomalia, ma i legali di Battisti cavalcano la tesi di una "contumacia italiana che e' incompatibile con il diritto internazionale oltre che con quello francese".
Per l'ex leader dei Proletari armati per il comunismo (Pac), 50 anni, condannato in Italia a due ergastoli per quattro omicidi e vari tentativi di omicidio e rapine, tutto l'impianto difensivo sembra cambiato per ripartire da zero. Lui e' sempre latitante, ma dopo la sconfitta in Appello e in Cassazione ha deciso di farla finita con la difesa "militante" degli avvocati che da anni difendono i fuoriusciti degli anni di piombo in Francia. E basta anche con la strategia della "responsabilita' collettiva", quella condivisa dalla comunita' degli ex terroristi. Battisti, scrittore di gialli in Francia per mesi difeso da buona parte della sinistra, vuole gridare ora la propria innocenza. E, soprattutto, vuole evitare la galera in Italia. Al posto degli avvocati militanti de Felice e Terrel, ci sono ora due fra i legali piu' prestigiosi di Parigi: il cassazionista Arnaud Lyon-Caen e Eric Turcon, che fra i suoi clienti ha annoverato addirittura Alfred Sirven, il numero 2 del gigante petrolifero Elf, accusato di aver elargito tangenti per miliardi ai potenti di Francia.
In un elegantissimo studio che si affaccia sul prestigioso boulevard Saint-Germain, i due avvocati spiegano all'ANSA la rinnovata strategia del latitante mostrando il dossier di 40 pagine appena presentato al Consiglio di stato: "e' un ricorso articolato in quattro punti - affermano - il primo e piu' importante riguarda il processo in contumacia italiano. La legge Perben II (riforma del codice voluta dal ministro della Giustizia, ndr) ha cambiato la contumacia francese: ora da noi anche un latitante puo' farsi rappresentare da un avvocato di sua fiducia, ma quando ricompare o viene arrestato ha diritto alla ripetizione del processo. Prima, in Francia, non si aveva diritto all'avvocato di fiducia. La contumacia italiana, che consentiva la difesa in aula ma non la ripetizione, era compatibile. Ora, non lo e' piu"".
Ma il punto centrale e la grande novita' e' che gli avvocati sosterranno che "Battisti non fu informato adeguatamente all'epoca del processo, non risulta che abbia ricevuto alcuna citazione ufficiale da parte dell'Italia". Ma gli avvocati di fiducia che lo hanno difeso in aula a Milano? "lui li ha nominati al momento dell'evasione, ma non ha piu' avuto contatti con loro. Non poteva averne, ricordiamo che in quegli anni due suoi difensori furono arrestati, e che finirono in stato di fermo anche alcuni suoi familiari. In quel clima, con quel livello di sorveglianza, non poteva esistere nessun contatto con Battisti".
Per questo, i difensori di Battisti chiedono ora al Consiglio di stato "l'annullamento del decreto di estradizione" che il primo ministro Jean-Pierre Raffarin ha firmato il 23 ottobre scorso. Il documento e' ricco di altre eccezioni minori, fra le quali la violazione della dottrina Mitterrand da parte della Francia e addirittura il fatto che le autorita' italiane abbiano presentato a quelle francesi la sentenza di condanna di Battisti in fotocopia e non in originale come prescrive la norma. Fra i ricorsi di sostanza, il fatto che il governo italiano sia spinto a cercare Battisti da "fini politici".
Da Turcon e Lyon-Caen, infine, un giro d'orizzonte sui futuri sviluppi del caso che per mesi ha diviso Francia e Italia:
"quando Battisti si e' sentito in pericolo, ha deciso di cambiare. Prima si sentiva solidale con i suoi compagni. Lui e' venuto in Francia, si e' fatto una famiglia, ha avuto dei figli vivendo anni felici. Quando ha saputo che rischiava davvero di finire la vita in carcere, e' fuggito e ha deciso di proclamare la propria innocenza. Se questo ricorso sara' accolto, se il processo in contumacia italiano sara' giudicato incompatibile con il diritto francese, Battisti rientrera' nel nostro paese da uomo libero e il caso sara' chiuso per sempre".
I due avvocati, ricchi di prestigio ed esperienza, regalano anche qualche affermazione confidenziale sul caso Battisti e sulla posizione dell'Italia: "non so se sia davvero colpevole - afferma Lyon-Caen - non posso saperlo. E' un mio cliente, quindi devo credergli. Certo e' che in base alle carte processuali sorgono dubbi estremamente seri". E Turcon sull'Italia:
"l'Italia non puo' rifare il processo Battisti, se cambia la legge si trova di fronte a centinaia di richieste di ripetizione di processi. Puo' fare soltanto quello che fece Mitterrand: l'amnistia".23 novembre 2004 - BLEFARI MELAZZI NON PIU' IN ISOLAMENTO
ANSA:
TERRORISMO: BR; BLEFARI MELAZZI NON PIU' IN ISOLAMENTO
Diana Blefari Melazzi, la presunta terrorista rinviata a giudizio nell' ambito dell' inchiesta sull' omicidio di Massimo D' Antona, e' stata tolta dall' isolamento nel carcere di Civitavecchia. Lo ha reso noto il suo legale, l' avvocato Caterina Calia, che nei giorni scorsi aveva inviato un' istanza al Pm della Procura di Roma, Pietro Saviotti, nella quale denunciava presunti soprusi cui sarebbe stata vittima la stessa Blefari nella sua detenzione a Civitavecchia, carcere nel quale era stata trasferito il 31 ottobre scorso.
Secondo quanto si e' appreso, la fine del regime di isolamento e' stata decisa dopo che lo stesso Saviotti ha inviato una lettera all' istituto penitenziario di Civitavecchia. Nell' istanza presentata dall' avvocato Calia si denunciava, tra l' altro, la circostanza che l' imputata aveva diritto a una sola ora d' aria al giorno e che si sarebbe trovata anche in regime di promiscuita' essendo assistita, a volte, da personale della polizia penitenziaria di sesso maschile.23 novembre 2004 - BR; VERTICE IN PROCURA ROMA CON PM GIOVAGNOLI
ANSA:
TERRORISMO: BR; VERTICE IN PROCURA ROMA CON PM GIOVAGNOLI
Il procuratore aggiunto di Bologna, Pietro Giovagnoli, titolare delle indagini sulle Br, e' stato oggi in procura a Roma per un vertice con il pool antiterrorismo della procura capitolina.
Secondo quanto si e' appreso, Giovagnoli, che ha indagato sull'omicidio del professor Marco Biagi per cui sono stati rinviati a giudizio Nadia Desdemona Lioce ed altri terroristi delle Br, ha avuto uno scambio di informazioni e di documenti con il pm Erminio Amelio.
"Sono incontri normali visto che le nostre indagini sono coordinate con quelle delle Procura di Roma - ha spiegato il Pm bolognese Paolo Giovagnoli - E' normale quindi che ci sia uno scambio di informazioni con i colleghi romani".23 novembre 2004 - TERRORISMO: MORUCCI, BR APPARTENGONO A MOVIMENTO COMUNISTA
ANSA:
TERRORISMO: MORUCCI, BR APPARTENGONO A MOVIMENTO COMUNISTA
"Le Brigate Rosse appartengono fino in fondo alla storia del movimento comunista". Lo ha detto l'ex brigatista Valerio Morucci, uno dei rapitori dello statista democristiano Aldo Moro - in liberta' dal 1994 dopo essersi dissociato - durante una intervista realizzata da Maurizio Belpietro per la trasmissione 'L'antipatico' di Canale5.
Secondo Morucci, nella mancata liberazione di Moro in seguito alla scelta di non trattare con i terroristi presa dal governo di solidarieta' nazionale, il Partito Comunista "ha giocato il ruolo di chi era piu' realista del re: essendo l'alleato fresco di governo doveva dimostrare di avere maggior senso di responsabilita' dello Stato". Inoltre, per Morucci, il Pci sarebbe stato presente - nei vari processi sul sequestro Moro, pur non essendo parte lesa come la Democrazia Cristiana - "per interposta persona, tramite gli avvocati militanti nel Pci che difendevano alcune parti civili".
Infine Morucci - che ha appena scritto il libro 'La peggio gioventu""- ricorda che nell'agguato di Via Fani, dove furono uccisi gli agenti di scorta di Moro, a molti del commando brigatista "stranamente" si inceppo' l'arma.24 novembre 2004 - BR; A ROMA CHIUSE INDAGINI SU RAPINE IN TOSCANA
ANSA:
TERRORISMO: BR; A ROMA CHIUSE INDAGINI SU RAPINE IN TOSCANA
VERSO RICHIESTA GIUDIZIO LIOCE, BANELLI, MORANDI E ALTRI CINQUE
Per otto presunti brigatisti accusati di aver compiuto due rapine di autofinanziamento in Toscana nel periodo 1998-1999 si prospetta un' altra richiesta di rinvio a giudizio. La procura di Roma, titolare degli accertamenti sugli assalti ai danni di un furgone postale a Mezzana, in provincia di Pisa, ed in un ufficio postale di Siena, ha chiuso le indagini ed ora il pm Erminio Amelio sta procedendo al deposito degli atti in base a quanto previsto dall' articolo 415 bis del codice di procedura penale.
I presunti br coinvolti sono Nadia Desdemona Lioce, Cinzia Banelli, Roberto Morandi, Bruno Di Giovannangelo, Marco Mezzasalma, Paolo Broccatelli e, limitatamente alla rapina di Siena, Laura Proietti e Simone Boccaccini. A parlare dei due episodi e' stata Cinzia Banelli, la compagna "So" che ha deciso di collaborare con la giustizia. La br, tuttavia, aveva fatto riferimento solo a sei persone, senza citare Mezzasalma e Broccatelli, ma gli inquirenti, attraverso l' esame del traffico telefonico dei due indagati, dal quale emerge la loro presenza nelle aree in cui avvennero le rapine, hanno inserito nella lista anche i loro nominativi.
La competenza territoriale della procura di Roma ad indagare sui due episodi di autofinanziamento delle br e' stata determinata dalla connessione delle rapine con la attivita' della banda armata, che aveva sede nella capitale. Sulla base di questo principio, i magistrati di Firenze hanno recentemente inviato ai colleghi di Roma gli atti riguardanti due "espropri" attuati nel 2002 e 2003 in un uffici postali del capoluogo toscano. Nel procedimento sono indagati Lioce, Morandi, Mezzasalma, Banelli, Blefari Melazzi, Boccaccini, Di Giovannangelo e Maurizio Viscido.24 novembre 2004 - ARRESTATO A ROMA JEROME CRUCIANI, EX NCC
ANSA:
TERRORISMO: ARRESTATO A ROMA JEROME CRUCIANI, EX NCC
PARTECIPO' A RAPINA CON BR MARIO GALESI
La Digos della capitale ed il Ros dei carabinieri hanno arrestato un ex appartenente ai Nuclei comunisti combattenti, Jerome Cruciani, la scorsa notte a Roma, con l'accusa di banda armata e rapina.
La Procura della Repubblica di Roma, nell'emissione dell'ordinanza cautelare, fa riferimento ad una rapina ad un portavalori avvenuta nel 1996 e che, secondo l'accusa, sarebbe servita come fonte di autofinanziamento. Cruciani e' conosciuto dagli esperti dell'antiterrorismo come personaggio legato al brigatista Mario Galesi.
Con Galesi, Jerome Cruciani, fu arrestato nel 1997, dopo un lungo inseguimento con i carabinieri, dopo aver rapinato un ufficio postale in via Radicofani, a Roma.
Le accuse ipotizzate dalla Procura di Roma, sulla base di una lunga indagine dei carabinieri del Ros e della Digos di Roma, per Jerome Cruciani sono quelle di banda armata, associazione eversiva e rapina aggravata in concorso con Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce.
Galesi fu sorpreso il 2 marzo 2003 assieme alla Lioce dalla Polfer toscana su un treno. Ci fu un conflitto a fuoco con gli agenti, durante il quale rimase ucciso il sovrintendente Emanuele Petri. Anche il brigatista mori' poco dopo.TERRORISMO: CRUCIANI; ARRIVATI A LUI CON FILE BANELLI
Il nome di Jerome Cruciani era uno di quelli, e' stato fatto notare, che gli esperti dell' antiterrorismo di polizia e carabinieri conoscevano gia' da tempo. Oltre ad essere stato arrestato nel gennaio '97 assieme a Mario Galesi dopo la rapina dell'ufficio postale a Montesacro, il suo nome comparve anche nel 1986, quando Galesi fu arrestato all'esterno dello stadio Flaminio mentre tentava di aprirsi un varco con un paio di tronchesi. Accanto a Galesi altre tre persone, uno dei quali era proprio Jerome Cruciani.
La rapina del '97, che frutto' circa 120 milioni di lire, fece subito pensare ad un' azione che, per le sue modalita', poteva essere un atto di autofinanziamento del gruppo terroristico.
Poi l'attenzione degli investigatori di Digos e Ros si concentro' sulla rapina al portavalori del 1996. E grazie agli appunti ed altro materiale trovato nel covo delle Br di via Montecuccoli, a Roma, e ancora nei file decriptati di Cinzia Banelli, si e' arrivati a pensare che anche quella rapina fu un autofinanziamento.
Nella enorme mole di informazioni, circa 30 mila pagine, che gli esperti dell'antiterrorismo della Digos si sono trovati di fronte, vi era piu' che un riferimento alla rapina riconducibile alla "attivita' di Ncc che all'epoca lavorava per diventare Br".
Secondo quanto si e' appreso Jerome Cruciani, 37 anni, e' stato arrestato ad Ostia, sul litorale romano, nella sua abitazione dove vive con la moglie ed un figlio di 10 anni. Al momento, nella casa di Cruciani e' in corso una delle perquisizioni disposte dalla Procura di Roma insieme all'ordinanza di custodia cautelare.TERRORISMO: CRUCIANI; PER PM HA AVUTO CONTATTI CON AMBIENTI BR
Secondo i pm Franco Ionta e Pietro Saviotti, firmatari della richiesta di emissione di ordinanza di custodia cautelare per Jerome Cruciani, l' ex appartenente ai Nuclei comunisti comabattenti, dopo aver scontato la condanna per la rapina fatta con Mario Galesi in via Radicofani, nel quartiere Montesacro, ha continuato ad avere rapporti con altri militanti dell' organizzazione poi confluiti nelle Brigate Rosse.
Non solo. Durante una perquisizione nella sua cella all' indomani dell' omicidio di Massimo D' Antona, furono trovati documenti politici. Da qui il sospetto che l' indagato possa rientrare in quella frangia di fiancheggiatori sulla quale la procura sta cercando di fare luce.
Il gip Carmelita Russo, magistrato che ha emesso l' ordinanza di custodia cautelare, dovra' ora sottoporre l' indagato all' interrogatorio di garanzia.TERRORISMO: CRUCIANI; SEQUESTRATO COMPUTER A CASA AD OSTIA
Un computer ed alcuni dischetti, oltre a diverso materiale cartaceo, sono stati sequestrati dai carabinieri del Ros e dalla Digos di Roma nel corso della perquisizione nella casa di Jerome Cruciani.
Il Pc e il materiale sequestrato dall'antiterrorismo sara' adesso analizzato alla ricerca di quei riscontri che possano avvalorare la tesi investigativa che vede Cruciani "pienamente consapevole del vantaggio all'organizzazione degli Ncc attraverso le rapine effettuate", cosi' come scrive il Gip Carmelita Russo nell'ordinanza di custodia cautelare.
Secondo gli investigatori di Digos e Ros Jerome Cruciani, "deplorato" successivamente da alcuni esponenti degli Ncc, non fece parte di quel "cambio di identita' avvenuto nel '99 con l'omicidio D'Antona", ma probabilmente era a conoscenza del disegno della nuova organizzazione terroristica gia' negli anni che precedettero l'omicidio del consulente del lavoro dell'allora ministro Bassolino. Jerome Cruciani probabilmente verra' interrogato gia' domani nel carcere di Regina Coeli dal Gip.TERRORISMO: DOMANI L'INTERROGATORIO DI JEROME CRUCIANI
Il gip Carmelita Russo ha fissato per domani pomeriggio, nel carcere di Regina Coeli, l' interrogatorio di garanzia di Jerome Cruciani.
Nel corso delle perquisizioni compiute oggi da Digos e Ros nell' ambito degli accertamenti sulla presunta rete di fiancheggiatori delle Brigate Rosse e' stato sequestrato materiale informatico, in particolare computer, floppy disk e cd rom. Il materiale e' ora al vaglio degli investigatori che nelle prossime ore relazioneranno i magistrati titolari delle indagini.TERRORISMO: GIP, CONTATTI TRA CRUCIANI-BROCCATELLI E SARACENI
Nella lunga analisi che il Gip Carmelita Russo ha evidenziato nell'ordinanza di custodia cautelare, oltre all'amicizia con Galesi, vengono evidenziati contatti di Jerome Cruciani con Paolo Broccatelli e Federica Saraceni. Il giudice per le indagini preliminari sottolinea, in un passo dell'ordinanza che "e' da evidenziare ancora che anche in tempi recenti sono stati rilevati contatti del Cruciani con Broccatelli Paolo e Saraceni Federica. Il che significa che questi ultimi, individuati come militanti di rilievo, consideravano il soggetto come affidabile punto di riferimento". Poi, ancora, e' lo stesso Gip a sottolineare come il legame tra Jerome Cruciani e Mario Galesi viene "oggettivamente riscontrato in altre occasioni operative oltre all'episodio verificatosi il 15 gennaio '97 allorche' entrambi sono stati arrestati per avere partecipato ad una rapina in un ufficio postale di via Radicofani a Roma".
Quattro le date che il Gip elenca sulla base di rapporti informativi degli esperti dell'antiterrorismo della Capitale: 20 dicembre 1986; 27 maggio 1987; 27 ottobre 1987 e 21 febbraio 1989. Nel luglio dell'86, scrive ancora il Gip, "Cruciani e Galesi sono stati oggetto di indagini in un contesto con spiccate connotazioni eversive, arrestati e denunciati, tra l'altro per banda armata". E poi, soprattutto, dice ancora il Gip, "in sede di perquisizione eseguita dopo l'arresto, nell'abitazione del Cruciani veniva sequestrata documentazione a carattere ideologico ed alcuni appunti riferibili alla pianificazione di una operazione, secondo lo schema logistico operativo tipico delle organizzazioni terroristiche, da effettuarsi nella zona di via Collatina". L'unico riferimento invece alla "iniziativa disarticolata" che e' l'omicidio di Massimo D'Antona e che segna il passaggio di cambio di identita' degli Ncc in Br-Pcc e' un sequestro di materiale ideologico fatto dal Ros nel carcere dove era recluso Cruciani. E' il Gip che sottolinea come nel 1999, nel quadro delle indagini relative all'omicidio D'Antona, Cruciani, detenuto, "viene perquisito e trovato in possesso di copiosa documentazione politico-ideologica".TERRORISMO: GIP, CRUCIANI ATTIVO MA IN CONGELAMENTO
Secondo il Gip di Roma, Carmelita Russo, Jerome Cruciani aveva una posizione attiva nell'organizzazione degli Ncc anche se in fase di "congelamento". E' lo stesso Gip, infatti, a sottolineare nelle circa 40 pagine dell' ordinanza cautelare che "il complesso degli elementi evidenziati induce a ritenere fondata la tesi sostenuta dalla polizia giudiziaria e cioe' che il Cruciani dopo la detenzione abbia continuato a mantenere una posizione attiva nell'organizzazione anche se in congelamento per quanto riguarda l'aspetto strettamente operativo a causa della sovraesposizione determinata dalle imprese che lo avevano visto protagonista insieme a Galesi e dei conseguenti controlli di cui lo stesso Cruciani si mostra perfettamente consapevole". E sulla base delle indagini del Ros dei carabinieri e della Digos il Gip sottolinea, sempre nell'ordinanza che ha portato in carcere Jerome Cruciani, che il percorso "Galesi-Cruciani" e' stato parallelo sin dall'inizio e che verosimilmente Cruciani va annoverato tra i soggetti fondatori dei Nuclei comunisti combattenti che nel documento 'Le montagne sono alte, ma non possono diventare ancora piu' alte; ad ogni colpo di zappa, esse diventeranno piu' basse (Mao)' hanno predisposto le linee programmatiche in continuita' con le Br-Pcc.TERRORISMO: CRUCIANI; PALESTRA POPOLARE, E' PERSECUZIONE
SUO IMPEGNO E' LONTANO ANNI LUCE DA ACCUSE
"Perche' a distanza di anni si torna sugli stessi fatti?". Se lo chiedono in una nota i responsabili della Palestra Popolare San Lorenzo, dove Jerome Cruciani lavora, che hanno espresso solidarieta' all' arrestato e alla sua famiglia, sostenendo che Cruciani "era gia' stato arrestato e condannato con sentenza definitiva per una rapina avvenuta nella meta' degli anni Novanta ed ha scontato interamente la pena che gli e' stata comminata".
Nel comunicato si segnala anche che Cruciani "da quando ha finito di scontare la pena, cioe' dall'anno 2000, si e' reinserito nella vita sociale, ricostruendosi un lavoro nella palestra popolare San Lorenzo per sostenere la sua famiglia. La sua attivita' e il suo impegno quotidiani sono lontani anni luce dalle accuse che gli vengono rivolte". In altre parole l'iniziativa della Procura della Repubblica di Roma e dei Ros dei carabinieri avrebbero un "sapore tipicamente inquisitorio e persecutorio", cosi' come "le perquisizioni effettuate nella mattinata" che "mirano a coinvolgere in fatti assai remoti ambienti e situazioni distanti politicamente e culturalmente dalla pratica clandestina delle cosiddette nuove brigate rosse".
I responsabili della struttura si sono assunti l'impegno a sostenere la famiglia di Cruciani condannando "il tentativo, gia' sperimentato in passato, di strumentalizzare operazioni giudiziarie piuttosto evanescenti e che si riferiscono a fatti gia' oggetto di procedimenti passati, per scopi squisitamente politici". Si vuole "produrre nell'opinione pubblica la convinzione che esista un nesso tra gli omicidi D'Antona e Biagi e le pratiche dei movimenti di questi anni. Questo legame - conclude il comunicato - non c'e', non c'e' mai stato e non si potra' mai sostenere che i protagonisti di questa nuova fase di conflitti sociali debbano moderare la radicalita' delle loro domande di cambiamento, in ragione di questo legame inesistente".TERRORISMO: CRUCIANI, PER INVESTIGATORI PEDINA DORMIENTE
Non uno di quei militanti dei Nuclei comunisti combattenti (Ncc) che optarono per quel "cambio di identita"" strategica culminato con l' assunzione della denominazione Brigate Rosse ed il passaggio alla fase dell' attacco al cuore dello Stato, ma probabilmente una pedina dormiente e sicuramente a conoscenza del disegno della nuova organizzazione terroristica gia' negli anni che precedettero l' omicidio di Massimo D' Antona. E' questo, per gli investigatori romani, il profilo di Jerome Cruciani, 37 anni, l' ultimo di quei personaggi della galassia che ruota intorno alle br a finire in carcere.
Concorso in una rapina ai danni di un portavalori compiuta nel 1996, con Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce, e partecipazione a banda armata le contestazioni formulate a Cruciani dal gip Carmelita Russo nell' ordinanza di custodia cautelare sollecitata dai pm Franco Ionta e Pietro Saviotti. Secondo i magistrati, l' indagato, dopo la condanna per l' episodio di via Radicofani ha sicuramente continuato ad avere rapporti con alcuni di quegli esponenti, tra gli altri Paolo Broccatelli e Federica Saraceni che, per l' accusa, avevano nel frattempo fatto il cosiddetto "salto di qualita"" passando alla fase che della lotta armata. Cruciani e' un personaggio noto da tempo agli inquirenti, in particolare da quando, insieme con Mario Galesi, fu arrestato nel 1997, dopo un lungo inseguimento con i carabinieri, per una rapina da 120 milioni di lire compiuta in un ufficio postale di via Radicofani, a Roma. Un personaggio tornato sotto la lente di ingrandimento dopo l' omicidio D' Antona, anche se all' epoca dell' agguato di via Salaria era ancora detenuto, nel quadro degli accertamenti sulla cosiddetta rete di fiancheggiatori dell' organizzazione guidata da Galesi e Lioce.
A ricondurre anche la rapina del 1996 a quell' attivita' di autofinanziamento dei Ncc e, conseguentemente, a configurare l' ipotesi di partecipazione di Cruciani a banda armata sono stati gli appunti ed il materiale documentale trovato nel covo delle Br di via Montecuccoli, a Roma, e ancora nei file decriptati della pentita Cinzia Banelli.
Nella enorme mole di informazioni, circa 30 mila pagine, che gli esperti dell' antiterrorismo della Digos si sono trovati di fronte, vi era piu' che un riferimento alla rapina riconducibile alla "attivita' di Ncc che all' epoca lavorava per diventare Br".
Cruciani, per la magistratura romana, rientra dunque a tutti gli effetti nell' orbita dei presunti fiancheggiatori dell' organizzazione sgominata il 24 ottobre dello scorso anno. E con lui ci sarebbero un' altra decine di persone le cui abitazioni, quella di Cruciani compresa, sono state perquisite oggi. Computer, floppy disk e materiale cartaceo sono stati sequestrati ed ora sono al vaglio degli investigatori. Mentre i responsabili della Palestra Popolare San Lorenzo, dove Cruciani lavora, hanno espresso solidarieta' all' arrestato e alla sua famiglia parlando di "persecuzione", il gip Russo ha fissato per domani pomeriggio l' interrogatorio di garanzia.TERRORISMO: CRUCIANI; OLGA D'ANTONA, SEMBRANO PIU' UNA SETTA
Olga D'Antona, vedova del consulente del lavoro ucciso dalle Brigate Rosse, non ha dubbi nel definire i nuovi brigatisti come "vittime di una ossessione, persone malate che sembrano avere piu' che altro la configurazione di una setta". L'europarlamentare ha ribadito le sue convinzioni sull'aspetto politico delle azioni terroristiche delle nuove Br e lo ha fatto dai microfoni della trasmissione di Maurizio Costanzo, in onda tutte le mattine e che questa mattina ha trattato, tra l'altro la vicenda dell'arresto di Jerome Cruciani. "Mi sembra proprio -ha aggiunto la vedova di Massimo D'Antona- che a questi personaggi di oggi manchi la configurazione di quelli degli anni '70".TERRORISMO: CRUCIANI; PISANU, ALTRA TAPPA INDAGINI SU BR
FONDAMENTALE STRETTA COLLABORAZIONE INTERFORZE
"L' arresto di Jerome Cruciani segna un' altra tappa nell' attivita' investigativa contro le nuove Brigate Rosse avviata dopo lo scontro a fuoco sul treno RomaþArezzo, nel quale perse la vita il sovrintendente Petri". Lo afferma il ministro dell' Interno, Giuseppe Pisanu.
"L' arresto di Cruciani e le perquisizioni operate nella sua abitazione e in quelle di altre 11 persone - spiega Pisanu - coronano una complessa indagine condotta dalla Digos di Roma e dai carabinieri del Ros, sotto l' efficace coordinamento della procura di Roma".
"Ancora una volta - prosegue - la stretta collaborazione interforze risulta fondamentale nella lotta al terrorismo, interno ed internazionale, e alla criminalita' organizzata in tutte le sue diverse forme. Anche per il 2005, come per il biennio precedente, questa azione sara' una delle principali priorita' del mio ministero".
Il ministro Pisanu si e' congratulato con il capo della polizia e con il comandante generale dell' Arma dei carabinieri per la "brillante operazione".25 novembre 2004 - CAMERA: D'ANTONA ESCE DA AULA DOPO PAROLE DI VENTUCCI
ANSA:
CAMERA: D'ANTONA ESCE DA AULA, GRAVI LE PAROLE DI VENTUCCI
SOTTOSEGRETARIO STAVA RISPONDENDO SU INTERVISTA A GASPARRI
"Come fate a convivere con persone del genere? Questo governo e' una vergogna, non se ne e' visto un altro uguale". Lo ha affermato Olga Di Serio D'Antona (Ds), vedova del consulente del lavoro ucciso dalle Brigate rosse, abbandonando l'Aula di Montecitorio. In assemblea il sottosegretario per i Rapporti con il Parlamento Cosimo Ventucci (FI) stava rispondendo a un'interpellanza dei Ds (primo firmatario il capogruppo Luciano Violante) con la quale la Quercia chiede spiegazioni sulle affermazioni del ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri ad un quotidiano ("le retrovie dei terroristi sono nelle file di Prodi").
"Me ne sono andata - ha spiegato D'Antona - perche' e' troppo sentir rispondere giustificando le dichiarazioni volgari e insinuanti del ministro Gasparri".
"Un ministro della Repubblica - ha proseguito l'esponente della Quercia - non puo' permettersi di dare giudizi cosi' gravi su un giornale. Cosi' come e' troppo assistere alle risposte di un rappresentante del governo che ha giustificato il ministro proprio davanti a me".
Il diessino Giorgio Bogi in Aula ha criticato il tono e il contenuto della risposta del sottosegretario.CAMERA: VENTUCCI, GASPARRI NON DEVE SCUSE; D'ANTONA ESCE
SOTTOSEGRETARIO RISPONDE SU INTERVISTA MINISTRO SU TERRORISMO
"Non appare sussistere il dovere del Governo di formulare delle scuse, cosi' come richiesto nell'interpellanza, perche' non vi e' stata alcuna offesa, ma, al contrario, la massima considerazione per le vittime del terrorismo...". Il sottosegretario per i rapporti con il Parlamento Cosimo Ventucci che in Aula alla Camera sta rispondendo ad una interpellanza Ds sulle affermazioni sul terrorismo del ministro per le comunicazioni Maurizio Gasparri a Libero che viene interrotto da Olga D'Antona (Ds) vedova del professor D'Antona: "Signor sottosegretario, non si vergogna neanche un po'! Non si vergogna neanche un po'!".
"Ma perche' non esci fuori, che e' meglio" replica Ventucci. "Infatti, sto uscendo" risponde D'Antona che lascia l'emiciclo.
Ventucci legge una nota degli uffici del ministro Gasparri nella quale si precisa che dalle parole del ministro "non emerge alcuna offesa (ne' ve n'era la minima intenzione) alle vittime del terrorismo e ai loro congiunti. Il ministro, anzi, ha sottolineato il proprio rammarico per il fatto che non in tutti gli ambienti politici vi sia stato il necessario sentimento di condanna per i fatti di violenza criminale verificatisi in Italia negli ultimi anni. Il riferimento era a quegli ambienti estremistici e violenti che hanno sempre dimostrato atteggiamenti molto equivoci e che, anche a Roma, in passato hanno tenuto comportamenti aggressivi. Quando il ministro Gasparri ha parlato di persone che potrebbero aver votato per candidati della sinistra, come la signora D'Antona, non si e' certo riferito - cito testualmente - 'ad una sinistra di D'Antona, riformista, al servizio delle istituzioni', ma a quelle frange animate solo dalla violenza, autrice di aggressioni, ne' intendeva polemizzare con i membri del Parlamento".
Ventucci ribadisce che le scuse non servono e che da parte del ministro vi e' la "massima considerazione per le vittime del terrorismo e per i loro congiunti anche alla luce dell'impegno contro l'illegalita' ed il terrorismo, che caratterizza da sempre l'azione politica" di Gasparri.
Giorgio Bogi (Ds), cui spetta la replica definisce l'intervento di Ventucci "stupefacente". "Se un ministro, che ricopre un incarico istituzionale, ritiene di potersi esprimere come si e' espresso il ministro Gasparri, cio' e' fonte di un costume di rissa, che contrasta con il ruolo delle istituzioni".
Ventucci si e' poi scusato in Aula. "Vorrei presentare pubblicamente le mie scuse perche' non mi ero accorto che la signora che usciva mentre leggevo la risposta alla precedente interpellanza era l'onorevole D'Antona. Mi scuso pubblicamente per l'invito piuttosto non garbato che ho rivolto a quella voce, ma non avevo visto che si trattava dell'onorevole D'Antona. Ripeto, me ne scuso e me ne dispiaccio".CAMERA: GASPARRI A D'ANTONA, LA VERGOGNA E' IL TERRORISMO
"La vergogna dell'Italia e' il terrorismo che ha massacrato onesti servitori dello Stato come il professor D'Antona e il professor Biagi, inneggiando a quel brigatismo rosso che, si sperava, fosse soltanto un tremendo ricordo del passato". Lo ha detto il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri, commentando le parole con cui Olga D'Antona ha criticato l'intervento in Aula alla Camera del sottosegretario Cosimo Ventucci.
"La vergogna - ha aggiunto - sono coloro che saccheggiano negozi spalleggiati da esponenti politici della sinistra. Questa e' la vergogna. Nelle mie parole, ieri come oggi, c'e' soltanto il massimo rispetto per le vittime del terrorismo e per il dolore dei loro familiari".
"Basta rileggere cio' che ho dichiarato, per avere una chiara comprensione dei fatti. Capisco - conclude Gasparri - che il turbamento personale puo' portare a valutazioni errate, alle quali non intendo replicare in maniera ulteriore, ritenendo che la risposta del Sottosegretario Ventucci sia stata chiara ed esaustiva".CAMERA: D'ANTONA ESCE DA AULA; MONACO, NUOVA OFFESA DA GOVERNO
VENTUCCI IN AULA NON RICONOSCE D'ANTONA E LA FA ANDARE VIA
"E' stata sconcertante e offensiva la risposta del governo all'interpellanza di tutte le opposizioni sull'ignobile intervista rilasciata un mese fa dal ministro Gasparri al quotidiano "Libero". Lo afferma Franco Monaco, vicepresidente dei deputati della Margherita.
"Il rappresentante del governo - racconta Monaco - se l'e' cavata leggendo una velina predisposta, a suo stesso dire, dagli uffici del ministro Gasparri, sottraendosi al vero interrogativo: e cioe' se il governo condividesse quelle sconcertanti parole" come richiesto nella stessa interpellanza.
"La risposta - prosegue l'esponente dielle - e' stata a tal punto burocratica, evasiva e offensiva della sensibilita' dell'onorevole Olga D'Antona, da indurla a lasciare polemicamente l'Aula, rivolgendo il seguente interrogativo al sottosegretario Ventucci: 'Non si vergogna della sua risposta?'. La reazione di Ventucci, che mi auguro sia sincero quando, poco dopo, ha confessato di non avere inteso che si trattasse della signora D'Antona, e' stata agghiacciante: 'Si', meglio che se ne vada"".25 novembre 2004 - A FROSINONE LAPIDE PER GIUDICE CALVOSA
ANSA:
CIAMPI: A FROSINONE SCOPRIRA' LAPIDE PER GIUDICE UCCISO
IL PROCURATORE CALVOSA ASSASSINATO 26 ANNI FA IN AGGUATO FCC
Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi venerdi' concludera' la sua visita a Frosinone recandosi nel tribunale dove sara' accolto dai magistrati e da una delegazione di avvocati. Qui scoprira' una lapide in memoria del procuratore capo di Frosinone, Fedele Calvosa, ucciso l' 8 novembre 1978 in un attentato terroristico a Patrica mentre in auto si recava in ufficio nel capoluogo.
Un commando di tre persone appartenenti alle Formazioni comuniste combattenti attesero dietro una curva l' arrivo della 'Fiat 128' con a bordo Calvosa, l'autista Luciano Rossi, da due mesi dipendente del ministero di Grazia e Giustizia, e il poliziotto di scorta Giuseppe Pagliei. I tre furono colpiti dalle raffiche di mitra dei terroristi rossi, l'auto fini' fuori strada e i tre morirono all'istante. I responsabili del triplice assassinio furono successivamente arrestati e condannati, tranne uno, Roberto Capone, avellinese, di 24 anni, aderente a Potere Operaio. Il suo corpo fu trovato il giorno dopo la strage in una 'Fiat 125' in un bosco nei pressi del luogo dell' attacco. Gli investigatori sostennero che Capone era stato ucciso per errore dai suoi stessi complici nel corso dell' aggressione.
Ai funerali di Calvosa partecipo', in forma non ufficiale, l'allora capo dello Stato Sandro Pertini.25 novembre 2004 - CARCERI: DORIGO; DIFENSORI INCATENATI PER PROTESTA
ANSA:
CARCERI: DORIGO; DIFENSORI INCATENATI PER PROTESTA
DAVANTI A CARCERE MAIANO DI SPOLETO
I difensori di Paolo Dorigo, condannato a 13 anni di reclusione per un attentato alla base Nato di Aviano rivendicato dalle Brigate Rosse, si sono incatenati oggi per un paio di ore davanti al carcere di Maiano di Spoleto dove il loro assistito sta attuando uno sciopero della fame "fino alla morte perche' devo essere un simbolo - ha detto loro stamani - per tutti coloro che sono vittime, come me, di un trattamento inumano e degradante".
Con i due avvocati, Vittorio Trupiano e Sergio Simpatico, ha partecipato alla protesta anche il consigliere comunale di Rifondazione comunista di Spoleto Antonio Briguori."Intendiamo protestare - hanno detto i due avvocati - in forma civile e democratica contro la sistematica inadempienza del governo di Roma di fronte alle reiterate risoluzioni del Comitato dei ministri presso il Consiglio d' Europa che ormai da ben cinque anni ingiunge all' Italia di ricelebrare il processo a carico di Paolo Dorigo".
I difensori intendono protestare "anche e soprattutto contro la locale magistratura di sorveglianza che - affermano - fosse solo per uno spirito umanitario in conformita' col dettato costituzionale, avrebbe ben potuto concedere almeno gli arresti ospedalieri a chi, come Dorigo, pesa oramai solo 57,500 chili per un metro e 79 centimetri d' altezza, e dopo aver scontato ben oltre i quattro quinti dell' intera pena ingiustamente irrogatagli, reclama solo di poter essere sottoposto a determinati esami clinici".
Dorigo, che si e' sempre dichiarato innocente e che ha gia' scontato 11 anni di carcere, chiede di essere sottoposto ad alcuni esami medici al di fuori della struttura carceraria per verificare la presenza di corpi estranei nel suo condotto uditivo. Per questo ha sollecitato in particolare una verifica con un sintonizzatore universale, ma anche analisi del sangue e del Dna. "Esami gia' disposti dal tribunale di sorveglianza - hanno osservato i suoi legali - ma che non vengono eseguiti".
Secondo i due avvocati, "la soluzione del 'caso Dorigo' e' oramai improcrastinabile e in ogni caso deve essere salvaguardata la sua vita". I due avvocati ed il consigliere comunale stamani, prima di attuare la loro protesta, hanno incontrato il loro assistito, che, come detto, gli ha confermato la volonta' di proseguire ad oltranza nella sua protesta. "E' uno spettro irriconoscibile - ha detto l' avvocato Trupiano - e la sua temperatura corporea e' quella di pezzo di ghiaccio. Il consigliere Briguori, che e' anche medico, ci ha detto - ha proseguito - che il rischio di un blocco renale e' altissimo".
Mentre era in corso la protesta davanti al carcere si e' radunato un gruppo di giovani in segno di solidarieta' - hanno riferito i due avvocati - con Dorigo e con la loro protesta.25 novembre 2004 - CHIESTO RINVIO A GIUDIZIO PER ROBERTO BADEL
ANSA:
TERRORISMO: BR; CHIESTO GIUDIZIO ROBERTO BADEL
La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di Roberto Badel, il presunto "cervello informatico" delle Brigate Rosse arrestato il 16 luglio scorso con l' accusa di partecipazione a banda armata. Il provvedimento e' stato firmato dal pubblico ministero Pietro Saviotti ed ora e' al vaglio del gip.
Impiegato dell' Istat, Badel e' ritenuto dagli inquirenti il cosiddetto "compagno B" dell' organizzazione. Nessun ruolo, tuttavia, gli viene attribuito nella preparazione e nella esecuzione degli omicidi di Massimo D'Antona e di Marco Biagi. Anzi, i magistrati pensano che Badel sia uscito dalle Brigate Rosse quando l' organizzazione opto' per la strategia dell' attacco al cuore dello Stato.
Ad incastrare il presunto br le frequentazioni di Diana Blefari Melazzi e Paolo Broccatelli e, soprattutto, il ritrovamento nel suo computer della traccia di un file cancellato contenente un documento ritenuto propedeutico ad un incontro tra militanti delle br. Non solo, gli inquirenti hanno anche accertato che il pc dell' indagato fosse collegato "in rete" a quelli di altri brigatisti. Accuse respinte da Badel il quale, nel far risalire al periodo universitario le conoscenze di Blefari Melazzi e di Broccatelli, ha sostenuto non solo di non avere particolari cognizioni informatiche, ma anche di non aver mai fatto parte delle Br.
Pochi giorni dopo l' arresto, l' uomo fu autorizzato ad uscire temporaneamente dal carcere di Regina Coeli per partecipare ad un concorso interno dell' Istat.25 novembre 2004 - CRUCIANI; COMINCIATO INTERROGATORIO IN CARCERE
ANSA:
TERRORISMO: CRUCIANI; COMINCIATO INTERROGATORIO IN CARCERE
Nel carcere romano di Regina Coeli e' cominciato l'interrogatorio di Jerome Cruciani, l'ex esponente dei nuclei comunisti combattenti (NCC) arrestato ieri con l'accusa di concorso, con Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce, in una rapina ai danni di un portavalori compiuta a Roma nel 1996 e di partecipazione a banda armata. L'uomo, difeso dall'avv. Marco Lucentini, viene sentito dal Gip, Carmelita Russo, alla presenza dei Pm, Franco Ionta e Pietro Saviotti.
Cruciani, gia' condannato per una rapina compiuta nel '97 assieme a Galesi (quest'ultimo ucciso in un conflitto a fuoco il 2 marzo 2003) respingera' le accuse, secondo quanto anticipato dal suo legale, negando di essere una sorta di 'pedina dormiente' dell'organizzazione evolutasi poi in BR. Cruciani sottolineera' di aver gia' saldato il suo conto con la giustizia a proposito della rapina del 1997, di non aver mai assunto atteggiamenti tipici dei militanti clandestini e che svolgeva il suo lavoro in una palestra nel quartiere romano di San Lorenzo alla luce del sole.TERRORISMO: CRUCIANI, CON GALESI SOLO UN'AMICIZIA PERSONALE
MAI FATTO PARTE DEI NCC
"A Mario Galesi mi legava un'amicizia squisitamente personale. Non ho mai fatto parte dei Nuclei comunisti combattenti ne' di altre organizzazioni eversive; non ho partecipato alla rapina del 1996 che mi contestate". Cosi' Jerome Cruciani si e' difeso davanti al Gip, Carmelita Russo, durante l'interrogatorio di garanzia tenutosi nel carcere di Regina Coeli e durato circa un ora e mezzo.
Secondo quanto riferito dall'avvocato Marco Lucentini, Cruciani, ha dichiarato che partecipo' alla rapina nell'ufficio postale di via Radicofani nel '97 insieme con Galesi "per ragioni di natura economica" e non nel quadro di un'attivita' di autofinanziamento degli Ncc. Per questo episodio Cruciani fu condannato ed ha scontato gia' la condanna. Circa i rapporti con altre persone accusate di far parte delle Brigate Rosse, come Federica Saraceni e Paolo Broccatelli, Cruciani ha detto che si tratta di conoscenze che risalgono al periodo degli studi scolastici e che si sono succeduti nel tempo per la frequentazione di un centro sociale che si trova nello stesso quartiere in cui abitavano tutti e tre. Rivendicando la propria estraneita' ai fatti, in particolare di essere in una sorta di congelamento dell'organizzazione denominata Brigate Rosse, Cruciani ha sottolineato di essere stato piu' volte sentito come persona informata sui fatti in relazione a episodi che riguardavano proprio le sue conoscenze dirette.
L'avvocato Lucentini ha annunciato che proporra' ricorso al Tribunale del riesame per sollecitare la revoca della misura cautelare "non fosse altro - ha aggiunto - perche' i fatti contestati (la rapina del '96 ndr) risalgono ad 8 anni fa".27 novembre 2004 - FRAGALÀ: DELITTI NUOVE BR POTEVANO ESSERE EVITATI
"L'Opinione"
Fragalà: "I delitti delle nuove Br potevano essere evitati"
di Ruggiero Capone
Enzo Fragalà (deputato di An e capogruppo in Commissione Mitrokhin) non ha più dubbi "gli omicidi Biagi e Petri potevano essere evitati ma la Procura di Roma ha sottovalutato le indagini dei carabinieri e l'ordinanza del gip Lupacchini:il Guardasigilli valuti se sono state violate precise regole ordinamentali e processuali". "Sette giorni dopo il delitto D'Antona era già stata individuata la Lioce, quattordici giorni dopo era stato scoperto anche Galesi", fa notare il deputato di An, sottolineando come i due Br potevano essere neutralizzati per tempo utile. L'opinione ha intervistato Fragalà (per anni componente della Commissione stragi) per fare il punto sui gialli Biagi e D'Antona che, 25 anni dopo il delitto Moro, fanno riemergere dubbi sulle indagini delle procure.
Cosa la turba?
Gli omicidi del professor Marco Biagi e dell'agente della Polfer, Emanuele Petri, potevano essere evitati: ma solo se la Procura di Roma non avesse sottovalutato i risultati delle indagini (circostanziatissime) con cui i carabinieri della sezione anticrimine di Roma, già sette giorni dopo l'omicidio del professor Massimo D'Antona, avevano individuato precise responsabilità in Nadia Desdemona Lioce, e quattordici giorni dopo, in Mario Galesi. Appuntando la loro attenzione sui Nuclei Comunisti Combattenti.
Quindi?
Ho presentato un'interrogazione al ministro di Grazia e Giustizia ed al ministro dell'Interno, che ripercorre cronologicamente tutti gli accertamenti compiuti per far luce sugli omicidi di Massimo D'Antona e Marco Biagi. Accertamenti che portarono, fra l'altro, fin dal 9 giugno 1999, ad inserire nel fascicolo delle indagini anche il nome di Jerome Cruciani, arrestato tre giorni fa a Roma. Il 20 maggio 1999 viene assassinato il professor Massimo D'Antona. Sette giorni dopo, il 27 maggio 1999, le investigazioni dei carabinieri della sezione anticrimine di Roma si indirizzano verso i Nuclei Comunisti Combattenti. E in quell'occasione Nadia Desdemona Lioce viene subito individuata dalle indagini, per la sua probabile appartenenza ai Nuclei Comunisti Combattenti. Il 10 giugno 1999 affiora nelle indagini anche il nome di Mario Galesi.
Cosa rimprovera alla procura?
Che già all'indomani dell'omicidio del professor D'Antona sarebbe stato, non soltanto possibile ma addirittura doveroso, indirizzare le investigazioni verso i personaggi emersi nell'ambito delle inchieste sui Nuclei comunisti combattenti e, in particolare, nei confronti di quei militanti che, essendosi resi irreperibili, avevano fatto ipotizzare un loro coinvolgimento nelle azioni rivendicate con la sigla delle Br per la costruzione del Partito comunista combattente. Ma ciò non avvenne. Eppure queste indicazioni investigative erano ampiamente corredate da elementi indizianti, forniti dai carabinieri, su cui la Procura di Roma non aveva ritenuto di assumere iniziative giudiziarie. Ed è stato necessario attendere il 31 ottobre 2002, vale a dire tre anni e mezzo dall'assassinio del professor Massimo D'Antona ed oltre sei mesi dall'attentato costato la vita al professor Marco Biagi, per addivenire all'applicazione della custodia cautelare nei confronti di Nadia Desdemona Lioce e di Mario Galesi: e per la loro appartenenza all'associazione sovversiva ed alla banda armata denominate "Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente".
Ma come emergono questi particolari?
Il 9 giugno 1999 compare nelle indagini il nome di Jerome Cruciani.
Ed il 30 aprile 2001, il giudice per le indagini preliminari dottor Otello Lupacchini, nell'ordinanza applicativa della custodia cautelare nei confronti di Norberto Natali e altri (appartenenti ad Iniziativa Comunista) evidenziava le posizioni di Nadia Desdemona Lioce e Mario Galesi. I rapporti di quest'ultimo con Jerome Cruciani, e quelli di costui con Paolo Broccatelli e Roberto Zarra. E, finalmente, quelli dello Zarra con Anton Joagnin Adonar Monti e con Paolo Broccatelli. Allora mi chiedo: quale mirabile contributo avrà apportato Cinzia Banelli, se già si sapeva tutto? Evidentemente ascoltare un racconto, anche se reticente o magari falso, è certamente meno faticoso che ricostruirselo attraverso la lettura di qualche migliaio di pagine d'accertamenti.
Dove ravvede il buco?
Nel fatto che la Procura di Roma non ha ritenuto di utilizzare, nelle indagini preliminari sull'omicidio del professor Massimo D'Antona e sulla banda terroristica denominata "Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente", gli elementi indizianti fin dal primo momento forniti dalle investigazioni dei carabinieri, ed ampiamente condivisi dalle ordinanze del gip Lupacchini. Optando per una posizione di assai basso profilo, che non ha consentito di assumere immediatamente i provvedimenti di cattura nei confronti di Nadia Desdemona Lioce e di Mario Galesi. Addirittura, rispetto al coinvolgimento del cosiddetto telefonista delle Brigate Rosse, Alessandro Geri, la Procura di Roma ha chiesto l'archiviazione, subendo un provvedimento negativo del gip Lupacchini fino al momento in cui la richiesta di archiviazione (a seguito della fissazione dell'udienza) veniva accolta dal dottor Silvestro: poiché, nel frattempo, il dottor Lupacchini s'era trasferito all'Ispettorato del ministero.
Cosa dovrebbe fare il ministro Castelli?
Verificare se nella sottovalutazione dei risultati delle indagini dei carabinieri sull'omicidio D'Antona, operata della Procura di Roma, nonché nella mancata assunzione di provvedimenti di cattura nei confronti della Lioce e Galesi, non siano state violate precise regole ordinamentali e processuali: consentendo, di fatto, che questi personaggi mantenuti in libertà abbiano così potuto perpetrare altri due omicidi: quello del professor Marco Biagi e dell'agente della Polfer Emanuele Petri.30 novembre 2004 - BIANCO, NUOVE BR NON ANCORA SGOMINATE
ANSA:
TERRORISMO: BIANCO, NUOVE BR NON ANCORA SGOMINATE
INDIVIDUARE CHI HA SCRITTO RIVENDICAZIONI D' ANTONA E BIAGI
"Le nuove Brigate Rosse non sono ancora state sgominate: c' e' qualcuno che deve essere individuato, personaggi di alto livello intellettuale e culturale, che hanno scritto le rivendicazioni per gli omicidi D' Antona e Biagi". Lo ha affermato il presidente del Copaco, Enzo Bianco, ai microfoni della trasmissione 'Servizio pubblico', su Radio 24 - Il Sole 24 ore.
"Chi ha scritto quei documenti - ha spiegato Bianco - non e' tra coloro che sono stati arrestati, bisogna continuare a scavare, ad approfondire eventuali alleanze in luoghi molto alti del ministero del Lavoro e del sindacato".
Poi, ha aggiunto, "c' e' un' area dell' antagonismo eversivo violento che puo' anche colpire obiettivi moderati, ci sono i Carc (Comitati di appoggio alla resistenza - per il comunismo), che si ispirano ad ideologie violente".30 novembre 2004 - PAOLO DORIGO SOSPENDE SCIOPERO FAME
ANSA:
CARCERI: PAOLO DORIGO SOSPENDE SCIOPERO FAME
DETENUTO AL SUO DIFENSORE, VOLEVANO TRASFERIRMI
Paolo Dorigo ha sospeso lo sciopero della fame che stava attuando da circa due mesi nel carcere di Maiano di Spoleto dove e' recluso per scontare una condanna a 13 anni per un attentato alla base Nato di Aviano, rivendicato dalle Brigate Rosse, al quale si e' sempre proclamato estraneo. Lo ha annunciato lui stesso con una telefonata a uno dei suoi difensori, l'avvocato Vittorio Trupiano, spiegando che continuera' comunque a rifiutare il cibo del carcere.
Dorigo, che ha gia' scontato 11 anni, chiede di essere sottoposto ad alcuni esami medici al di fuori della struttura carceraria per verificare la presenza di corpi estranei nel suo condotto uditivo. Ha sollecitato in particolare una verifica con un sintonizzatore universale, ma anche analisi del sangue e del Dna. "Esami gia' disposti dal tribunale di sorveglianza - hanno spiegato i suoi legali - ma che non vengono eseguiti".
Dorigo ha riferito all'avvocato Trupiano - il quale ha poi reso pubblica la circostanza - di avere ricevuto stamani la visita di personale del Dap, il Dipartimento dell' amministrazione penitenziaria, che gli comunicava il trasferimento presso il centro medico del carcere torinese delle Vallette. Iniziativa alla quale pero' il detenuto si e' opposto, chiedendo nuovamente di essere sottoposto agli esami in un ospedale civile. Gli e' stato quindi permesso - secondo la versione di Dorigo resa nota dal suo difensore - di restare a Spoleto purche' sospendesse lo sciopero della fame.
L'avvocato Trupiano ha anche annunciato che domani presentera' una nuova istanza al tribunale di sorveglianza per chiedere la sospensione della pena. A causa dello sciopero della fame Dorigo - hanno reso noto i suoi difensori - pesa infatti ormai poco piu' di 57 chili.30 novembre 2004 - BR; A ROMA CHIESTO GIUDIZIO PER RAPINE FIRENZE
ANSA:
TERRORISMO: BR; A ROMA CHIESTO GIUDIZIO PER RAPINE FIRENZE
Per le due rapine di autofinanziamento compiute a Firenze tra il 2002 ed il 2003 dalle nuove Brigate Rosse la procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di otto indagati: si tratta di Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma, Cinzia Banelli, Diana Blefari Melazzi, Simone Boccaccini, Bruno Di Giovannangelo e Maurizio Viscido.
Il provvedimento e' stato firmato dai pm Franco Ionta, Pietro Saviotti ed Erminio Amelio. Gli inquirenti romani erano stati investiti della questione dopo che la magistratura fiorentina aveva dichiarato la propria incompetenza a pronunciarsi. In particolare, il gup del capoluogo toscano Silvio De Luca, accogliendo le argomentazioni del pm Giuseppe Nicolosi, aveva ritenute le rapine compiute in due uffici postali di Firenze (quella fallita di Via Tozzetti del 5 dicembre 2002 e quella riuscita di Via Torcicoda del 6 febbraio 2003) finalizzate direttamente all' attivita' delle Brigate Rosse-Pcc la cui base era a Roma. Da qui la trasmissione degli atti ai colleghi di piazzale Clodio.
Il procedimento finito al vaglio della magistratura romana e' destinato ad essere riunito a quello riguardante altre due rapine, una ai danni di un furgone postale a Mezzana, in provincia di Pisa, l' altra in un ufficio postale di Siena, compiute tra il 1998 ed il 1999, per le quali la procura di Roma aveva aperto un fascicolo processuale dopo le dichiarazioni di Cinzia Banelli. Nei giorni scorsi gli inquirenti hanno depositato gli atti relativi alle posizioni di otto indagati: sono Lioce, Banelli, Morandi, Di Giovannangelo, Mezzasalma, Paolo Broccatelli e, limitatamente alla rapina di Siena, Laura Proietti e Simone Boccaccini. Per loro si prospetta quindi una nuova richiesta di rinvio a giudizio.
@ scrivi all' almanacco dei "misteri d'Italia"
Notizie del 2002
Notizie del 2003
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|