Almanacco dei misteri d' Italia

 
Terrorismo ed estremismo di sinistra (vecchio e nuovo)
ottobre 2004
1 ottobre 2004 - ACHILLE LOLLO NON E' UN RIFUGIATO POLITICO
"Panorama" online
La strana storia di Lollo, rifugiato fantasma
di Silvio Leoni
Achille Lollo, 53 anni
Fuggito in Brasile 30 anni fa, non gode di alcuno status, si scopre oggi. L'estremista condannato per la tragedia di Roma potrebbe così essere estradato. Con almeno uno dei complici.
La lettera dell'ambasciata del Brasile a Roma porta la data del 14 luglio scorso. E apre, a sorpresa, uno squarcio sulla strana latitanza di Achille Lollo, riparato a Rio de Janeiro perché condannato a 18 anni di carcere, mai scontati, per l'omicidio dei fratelli Virgilio e Stefano Mattei, 22 e 8 anni, figli del segretario della sezione Msi di Primavalle, a Roma, bruciati vivi nella loro casa da un commando di Potere operaio la notte del 16 aprile 1973. "Secondo informazione del ministero della Giustizia brasiliano" scrive il consigliere d'ambasciata Joao Andrè Pinto Dias Lima "Achille Lollo non gode dello status di rifugiato".
Riconosciuto colpevole del duplice omicidio con Manlio Grillo e Marino Clavo, anche loro latitanti da 31 anni, e fuggito prima in Svezia, poi in Angola e quindi in Brasile per sottrarsi alla giustizia italiana, Lollo si è sempre vantato del suo status di rifugiato. Ma la lettera di Pinto Dias Lima ora lo smentisce. E potrebbe imprimere un'accelerazione alle pratiche per una nuova richiesta di estradizione dopo quella rigettata il 10 ottobre del 1993 dal Tribunale supremo del Brasile.
Anche il console generale d'Italia a Rio de Janeiro, Francesco Mariano, ci aveva creduto: "Qui in Brasile Lollo si fa forte rivendicando anche lo status di rifugiato politico" aveva dichiarato. Lo stesso ministro della Giustizia, Roberto Castelli, a cui la procura generale di Roma il 15 aprile 2004 aveva presentato una nuova richiesta di estradizione firmata dalla famiglia Mattei, ammette: "Lollo è ancora un ricercato a livello internazionale. Nel caso in cui si allontanasse dal Brasile può scattare una nuova richiesta".
E l'ex esponente di Potop? In marzo aveva annunciato, minaccioso e sibillino: "Entro un mese presenterò un documento pieno di fatti inediti: aprirò il mio archivio sulle vicende di quegli anni. Avevo un compromesso morale con alcune persone ma ora, davanti a questi attacchi orchestrati, dirò tutto. Anzi, nelle prossime ore manderò un comunicato al presidente della Repubblica, al procuratore di Roma e al ministro della Giustizia".
Da quell'annuncio sono passati sei mesi. Ma dei documenti annunciati non c'è ancora alcuna traccia. Dunque quello del latitante sembra essere stato solo un avvertimento. Chi voleva mettere sull'avviso? A chi e a cosa si riferiva? Domande che restano senza una risposta.
A Roma, intanto, due inchieste della procura hanno riacceso i riflettori su quella strage che ebbe un effetto devastante persino su Potere operaio, decretandone lo scioglimento. Il pm Maria Monteleone sta indagando da luglio sulle coperture politiche e sugli appoggi logistici di cui beneficiarono Lollo e i suoi due complici per fuggire dall'Italia. Una rete di favoreggiamenti attivata subito dopo la tragedia dai vertici di Potop che, pur consapevoli della colpevolezza dei tre (per la loro propensione alla violenza erano stati soprannominati dai compagni "quelli dell'Arancia meccanica"), decisero comunque di aiutarli a scappare. Molti sono gli atti già acquisiti dal pm, anche se l'inchiesta è destinata all'archiviazione perché gli eventuali reati di favoreggiamento sono prescritti.
La famiglia Mattei ha chiesto al pm capitolino di ascoltare l'ex br Valerio Morucci che all'epoca era una figura di spicco di Potere operaio. Morucci si occupò dell'"inchiesta interna" all'organizzazione, mettendo con le spalle al muro i tre. Fu lui a rintracciare Clavo, nascosto vicino a Firenze. E fu molto convincente. O, forse, più di lui fu convincente la pistola Walter Ppk silenziata che si era portato dietro: "Clavo era lì, rannicchiato davanti a me" ha raccontato Morucci. "Osservò l'arma, dopodiché iniziò a raccontarmi tutta la storia, senza interrompersi".
Nonostante ciò, Potere operaio fece di tutto per allontanare dall'organizzazione il sospetto su Primavalle. E confezionò una controinchiesta che accreditava la tesi di un regolamento di conti fra neofascisti. Quel documento, smentito radicalmente dalle risultanze processuali, è riapparso qualche tempo fa su un sito internet. Il pm capitolino Ilaria Calò, titolare della seconda inchiesta della procura di Roma, ha cercato di scoprire chi fosse il responsabile. Ma è stato impossibile: il titolare del sito, Sandro Moretti, ha opposto il "rispetto del diritto alla riservatezza e alla libertà di comunicazione". E gli agenti della polizia postale si sono arresi. Pur avendo scoperto, alla fine, che il sito riporta a una sigla no global, il Tactical media group. E a una persona: Daniela Morando. Che è il nome del direttore di Radio Onda rossa. Il pm Calò ha così notificato alla famiglia Mattei la richiesta di archiviazione.
Dunque, a 30 anni dai terribili fatti di Primavalle, molti misteri rischiano di restare nell'ombra. Ma la caccia ai tre latitanti è tutt'altro che chiusa. Manlio Grillo, coimputato di Lollo e fratello di un ex ufficiale dei carabinieri, vive indisturbato a Managua, dove fino a qualche anno fa era socio del ristorante Magica Roma che apparteneva a uno dei terroristi latitanti più "blindati": Alessio Casimirri, l'unico brigatista del sequestro Moro che non è mai stato arrestato.
Sono davvero intoccabili Grillo e Casimirri? Forse non più. Nei prossimi mesi un alto rappresentante di un ministero italiano impegnato in una campagna di aiuti al Nicaragua volerà negli Stati Uniti. Porterà con sé un corposo dossier sulla vicenda di Primavalle. E, in nome della comune lotta al terrorismo, chiederà a Washington di fare pressioni congiunte sul governo di Managua: o avverrà la consegna dei terroristi latitanti o i rubinetti degli aiuti saranno chiusi.
Manca all'appello il terzo della banda dell'Arancia meccanica di Potop. È proprio Clavo: 31 anni fa, dopo la confessione davanti alla Walter Ppk di Morucci, è scomparso, come inghiottito dalla latitanza. Non è mai più riapparso, nessuno sa dove sia. E lo stesso Lollo si è guardato bene dal rivelare qualcosa sul conto del compagno.

QUELLA NOTTE, L'INFERNO
L'orribile morte dei fratelli Mattei, il processo e i colpi di scena
È la notte tra il 15 e il 16 aprile 1973. In casa del segretario della sezione Msi di Primavalle, Mario Mattei, vengono fatti filtrare 5 litri di benzina e viene appiccato il fuoco.
La famiglia Mattei cerca scampo. Riescono a fuggire il padre, la madre e quattro figli. Intrappolati sul balcone, muoiono tra le fiamme Virgilio, 22 anni, e Stefano, 8 anni, aggrappato alle gambe del fratello maggiore.
Due giorni dopo viene arrestato Achille Lollo, che oggi è latitante con Manlio Grillo e Marino Clavo (tutti di Potere operaio). Ci vorranno 14 anni per arrivare alla sentenza: 18 anni, di cui 3 condonati, per duplice omicidio colposo aggravato e incendio doloso. Nessuno ha mai scontato un giorno di carcere.

1 ottobre 2004 - BIAGI: ATENEO MODENA CHIEDERA' COSTITUZIONE PARTE CIVILE
ANSA:
BIAGI: ATENEO MODENA CHIEDERA' COSTITUZIONE PARTE CIVILE
'IMPERATIVO ETICO' ONORARE LA MEMORIA DEL DOCENTE
L'Universita' degli studi di Modena e Reggio Emilia chiedera' la costituzione di parte civile nel processo per il delitto Marco Biagi. Martedi', nell'udienza preliminare, sara' il Gup di Bologna a decidere se accogliere la richiesta avanzata dal Consiglio di amministrazione dell'ateneo.
A rappresentare l'universita' saranno gli avvocati Massimo Jasonni, del Foro bolognese, e Odoardo Ascari, del Foro di Modena. La proposta del Rettore prof. Gian Carlo Pellacani e del corpo accademico di avanzare la richiesta di costituzione di parte civile dell'ateneo nel processo per l'omicidio del professore, che a Modena insegnava, e' stata accolta all'unanimita' nella seduta straordinaria del Consiglio di amministrazione.
"L'universita' degli studi di Modena e Reggio Emilia - si legge nelle motivazioni della decisione - ha non solo un dovere giuridico di attivarsi, nelle sedi opportune, per tutelare i propri diritti di fronte ad un simile, ignominioso atto di vile terrorismo, ma anche l'imperativo etico di onorare la memoria di un docente che ha dato lustro alla comunita' scientifica nazionale ed internazionale e, in particolare, a questa istituzione universitaria".
"Con la sua uccisione sono stati colpiti il mondo della cultura, la liberta' di pensiero e tutti quei valori che sono sostanziali ad uno Stato democratico e che trovano la loro massima espressione sia nella tensione intellettuali - continua la nota - che ha accompagnato Marco Biagi per tutta la sua vita ed i suoi studi, come leale servitore delle Istituzioni, sia (piu' in generale) in quella che anima e sostiene l'attivita' del corpo accademico".

1 ottobre 2004 - BR: INCIDENTE PROBATORIO BANELLI
ANSA:
TERRORISMO: BR; COMINCIATA DEPOSIZIONE CINZIA BANELLI
E' cominciata da circa mezz'ora nell'aula bunker del carcere di Rebibbia a Roma la deposizione di Cinzia Banelli, la prima pentita delle nuove Br.
La Banelli, secondo quanto si e' appreso, ha cominciato a parlare poco dopo le 11.15 collegata in videoconferenza dal carcere di Sollicciano dove e' detenuta. In aula c'e' anche la vedova del giuslavorista Massimo D'Antona che per la prima volta oggi dovrebbe ascoltare direttamente dalla Banelli, tra l'altro, la ricostruzione dell'omicidio del collaboratore dell'ex ministro del lavoro Antonio Bassolino.

TERRORISMO: BANELLI; PRESIDENTE TRRIBUNALE ALLONTANA STAMPA
GIORNALISTI ERANO VICINO AULA BUNKER
Con una decisione a sorpresa il presidente del Tribunale Luigi Scotti ha disposto l'allontanamento dei giornalisti dalle zone adiacenti l'aula bunker nella quale si tiene l'interrogatorio della Br Cinzia Banelli. L'iniziativa e' stata motivata facendo riferimento ad un altro processo che si sta svolgendo stamani a Rebibbia della Corte di Assise di Caltanissetta nel quale sono presenti alcuni pentiti di mafia. La decisione ha sorpreso i giornalisti presenti che erano stati regolarmente accreditati per sostare nelle vicinanze dell'aula bunker dove l'interrogatorio della Banelli si tiene in camera di consiglio.

TERRORISMO: BR; BANELLI, PARLA DEL SUO RECLUTAMENTO
E' cominciata con il racconto del suo reclutamento e della sua conoscenza con gli altri terroristi la deposizione che Cinzia Banelli sta fornendo, in sede di incidente probatorio, in video conferenza nell'aula bunker del carcere di Rebibbia a Roma.
Cinzia Banelli, sempre collegata in video conferenza e' stata interrogata per prima dal Pm del pool antiterrorismo della procura di Roma, Pietro Saviotti.
Rispondendo alle domande del pubblico ministero, Pietro Saviotti, la brigatista pentita ha detto che era stata reclutata nei Nuclei Comunisti Combattenti nel 1998. Il battesimo operativo della brigatista fu una rapina compiuta a Mezzana di Pisa, che frutto' un bottino di circa cento milioni di lire e che servi' per autofinanziamento.
L' arruolamento nelle Br e' datato dalla militante all' inizio del 1999: la Banelli ha spiegato che Lioce e Galesi erano i capi dell' organizzazione e il livello politico centrale dell' organizzazione stessa. Tra gli obiettivi che precedettero l' omicidio D'Antona, Cinzia Banelli ha chiarito che c' erano le sedi di Cgil e Cisl a Roma. Successivamente fu individuato come obiettivo Massimo D'Antona.

TERRORISMO: BR; BANELLI, D'ANTONA INDIVIDUATO NEL GENNAIO '99
APPRESE DELL'OBIETTIVO IN RIUNIONE CON LIOCE E GALESI
L' obiettivo Massimo D'Antona era stato individuato dalle Brigate Rosse all' inizio del mese di gennaio del 1999. E' quanto ha detto in videoconferenza dal carcere di Sollicciano (Firenze), Cinzia Banelli durante l' incidente probatorio in corso nell' aula bunker del carcere di Rebibbia a Roma. Banelli, rispondendo alle domande del pm Pietro Saviotti, ha detto di aver appreso dell' individuazione dell' obiettivo nell' ambito di una riunione alla quale avevano partecipato Mario Galesi e Desdemona Lioce a Firenze. Cinzia Banelli, una volta appresa la decisione di colpire Massimo D'Antona, ha detto in aula di aver dato il suo parere favorevole. Successivamente, Cinzia Banelli ha spiegato che era stata avviata un' azione da parte delle Br per 'agganciare' Massimo D'Antona, partecipando a manifestazioni sindacali e ricostruendo i tragitti fatti dal giuslavorista anche nelle vicinanze della sua abitazione in via Salaria a Roma. Cinzia Banelli ha detto a questo punto che le operazioni per agganciare D'Antona andarono a buon fine e ha aggiunto che proprio per questa circostanza, oltre che per il valore strategico dell' obiettivo stesso, fu deciso l' omicidio. Cinzia Banelli ha precisato tuttavia di non aver mai partecipato alla fase dell' aggancio, limitandosi a collaborare alle ricognizione dei luoghi compresa via Salaria.

TERRORISMO: BR; BANELLI, D'ANTONA SCELTO PERCHE' STRATEGICO
SINDACALISTA ERA STATO GIA' 'AGGANCIATO'
Le brigate rosse scelsero Massimo D'Antona perche' "era un obiettivo strategico e perche' era stato gia' agganciato". Lo ha detto Cinzia Banelli, durante la videoconferenza in corso nell' aula bunker del carcere di Rebibbia a Roma, rispondendo alle domande del pubblico ministero, Pietro Saviotti.
La Banelli ha ripercorso le fasi che precedettero l' omicidio del giuslavorista, ribadendo quanto gia' era stato affermato precedentemente e spiegando che, prima dell' omicidio, le brigate rosse organizzarono, circa 15 giorni prima, una sorta di prova generale con staffette nei dintorni di via Salaria.
La Banelli ha spiegato che, oltre a D'Antona, era stato scelto un altro obiettivo, ma lei ha affermato di non ricordarne il nome.

TERRORISMO: BR; BANELLI, NON OPPOSTA A OBIETTIVO D'ANTONA
LO DICE IN AULA DAVANTI A VEDOVA GIUSLAVORISTA
Cinzia Banelli, la prima pentita delle Br, ha ribadito oggi nell'aula bunker del carcere di Rebibbia a Roma di non essersi opposta "all'obiettivo D'Antona". La brigatista ha ribadito oggi in aula, rispondendo alle domande del pubblico ministero Pietro Saviotti, quello che aveva gia' detto a verbale.
L'incidente probatorio in corso all'aula bunker e' stato interrotto per una breve pausa. La Banelli aveva cominciato la sua deposizione in videoconferenza dal carcere di Sollicciano parlando delle rapine compiute dalle Br ed in particolare di quella compiuta a Mezzana in provincia di Pisa. La brigatista ha ribadito di non essersi opposta all'omicidio di D'Antona ed e' stata ascoltata in aula dalla vedova del giuslavorista, che e' presente all'udienza.

TERRORISMO: BR; TERMINATO INCIDENTE PROBATORIO BANELLI
DOMANI SECONDA UDIENZA
Si e' conclusa da pochi minuti la prima udienza dell'incidente probatorio durante il quale e' stata interrogata nell'aula bunker del carcere di Rebibbia, Cinzia Banelli, la prima pentita delle nuove Br.
L'incidente probatorio continuera' domani con la seconda udienza durante la quale i pubblici ministeri Pietro Saviotti e Erminio Amelio interrogheranno di nuovo Cinzia Banelli in videoconferenza dal carcere di Sollicciano. Al termine dell'udienza, Olga D'Antona, vedova del professor Massimo D'Antona e' uscita dall'aula bunker evitando giornalisti e telecamere.
"Cinzia Banelli e' arrivata ad un punto di maturazione della sua decisione di fare le dichiarazioni - ha detto l'avvocato Grazia Volo legale di Cinzia Banelli - e le ha fatte oggi in maniera molto precisa e molto pacata. La sua ricostruzione e' stata attenta e puntuale, ha ricostruito tutto con precisione e serenita' parlando di quello che sono i dati delle sue conoscenze".

TERRORISMO: BANELLI SI CONFESSA DAVANTI A OLGA D'ANTONA
PENTITA IN INCIDENTE PROBATORIO RIBADISCE SUE RESPONSABILITA'
Ha confessato, ha ammesso e ribadito le sue responsabilita' Cinzia Banelli. Ma questa volta davanti a lei non c'erano solo i pm della Procura di Roma. C'era anche Olga D'Antona, la vedova del giuslavorista ucciso il 20 maggio del 1999: la vedova di colui che la Banelli oggi nell'aula bunker del carcere di Rebibbia di Roma, collegata in videoconferenza dal carcere fiorentino di Sollicciano, ha definito freddamente un "obiettivo strategico".
La "compagna So" ha sostanzialmente confermato cio' che aveva gia' detto ai magistrati del pool antiterrorismo della procura capitolina che avevano chiesto l'incidente probatorio, istanza accolta dal gip Luisanna Figlolia.
La brigatista ha parlato del suo arruolamento nelle Br nel '99 dopo la militanza nei Nuclei comunisti combattenti, delle prime rapine per gli autofinanziamenti, degli attentati incendiari di via Todini a Firenze e alle sedi sindacali della Cgil e della Cisl in via Po a Roma. Ma ha soprattutto ribadito le accuse a Galesi e a Lioce, i vertici delle nuove Br, e il suo ruolo di 'postina' negli omicidi Biagi e D'Antona. La voce di Cinzia Banelli, collegata in videoconferenza dal carcere di Sollicciano, e' giunta chiara, a volte persino paradossalmente troppo suadente, alle orecchie di Olga D'Antona, seduta in aula con i legali di parte civile e alla presenza degli altri imputati. Mancavano invece Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Simone Boccaccini, Antonino Fosso, Michele Maffei e Francesco Donati.
"Certo non e' stata una cosa piacevole - ha detto l'avvocato della parte civile, Luca Petrucci - ma la signora D'Antona ha voluto essere in aula per ascoltare". E cosi' la pentita, puntuale nella sua ricostruzione - come alla fine dell'udienza ha ricordato il suo legale, l'avvocato Grazia Volo - e' stata ascoltata in un silenzio che rimandava in aula soltanto l'eco della sua voce, mai affannata, mai incerta, mai ansiosa. La compagna So, con il suo lieve accento toscano, ha cominciato la deposizione poco dopo le 11 ed ha finito poco dopo le 17.
In circa sei ore ha ricostruito, rispondendo alle domande dei pm Pietro Saviotti ed Erminio Amelio, gli anni del terrore brigatista dal '98 in poi. "Scegliemmo D'Antona - ha spiegato tra l'altro Banelli - perche' era un obiettivo strategico per la nostra campagna di 'disarticolazione' e soprattutto era un obiettivo 'facile' che avevamo gia' 'agganciato' in convegni e sopralluoghi".
Nel suo racconto trova posto anche il resoconto del sistema usato per provare e testare l'agguato in via Salaria, prove compiute 15 giorni prima che la Makarov uccidesse il consulente dell'ex ministro Bassolino. La stessa pistola che ammazzo' Biagi: "La usavamo come firma", ha ammesso Banelli . E proprio all'omicidio del professore bolognese la pentita dedica l'ultima parte del racconto. "Dopo aver agito - ha detto in aula - mi passarono davanti Galesi e Morandi a bordo di uno scooter. Ero in staffetta e dovetti dare io la buonanotte, il segnale che era tutto finito, Morandi se ne era dimenticato"".
L'udienza proseguira' anche domani con la conclusione dell'interrogatorio da parte dei pm, poi sara' la volta della parte civile e infine la parola passera' agli avvocati difensori.

1 ottobre 2004 - TERRORISMO E MAFIA, INQUIRENTI A CONFRONTO
"La Sicilia"
Terrorismo e mafia, inquirenti a confronto
Enrico Cristoforo
Nicosia. Per tre giorni professionisti e studiosi si confronteranno sul terrorismo e sui crimini contro lo Stato. Un'occasione per affrontare un argomento scottante e attuale, su cui si è molto dibattuto negli ultimi giorni. Il congresso sarà coordinato da Michele Barillaro, gip del Tribunale di Nicosia, che lo ha dedicato a Paolo Borsellino. Il vertice si concluderà domenica con una tavola rotonda moderata da Giovanni Tinebra, direttore del Dap, sul tema "Mafia e terrorismo: destabilizzazione, convergenze". L'argomento ricorrerà spesso durante i tre giorni negli interventi dei relatori e sarà trattato sotto vari aspetti.
Ma è possibile individuare un'azione comune tra il terrorismo transnazionale di matrice islamica e la rinascita delle Brigate Rosse in Italia?
Barillaro risponde: "Diventa sempre più difficile 'leggere' sotto un profilo squisitamente investigativo l'azione terroristica e soprattutto le eventuali connessioni tra la matrice islamica e le nuove Brigate Rosse. Certo è che l'attacco reiterato ai numerosi italiani presenti in Iraq (da Nassirya all'assassinio di Quattrocchi e Baldoni ai sequestri di Agliana Stefio e Cupertino e da ultimo delle due volontarie) non può che assumere significati inquietanti per il nostro Paese che rimane uno dei cosiddetti obiettivi sensibili".
La collaborazione con lo Stato che tanti risultati ha reso nella lotta alla mafia può costituire un punto di partenza anche nell'aggressione istituzionale e giudiziaria al terrorismo?
Barillaro aggiunge: "Sul fronte nazionale la collaborazione di Cinzia Banelli, peraltro ancora tutta da approfondire, sembra accendere un focolaio di speranza: ancora una volta infatti - e pur con prospettive affatto diverse rispetto al pentitismo degli affiliati a Cosa Nostra - il cedimento di elementi interni all'aggregazione criminale è lo strumento più efficace per scardinare una patto criminale, comunque esso sia ispirato e connotato. Il problema è, per quanto concerne il terrorismo rispetto alle associazioni criminali di tipo mafioso, giungere alla esatta individuazione dei gruppi cosa assai difficile per l'assenza di osmosi nella comunicazione e l'autonomia assoluta che sembra guidare le azioni criminali: in sostanza le Brigate rosse sembra abbiano applicato quel principio che, solo negli ultimi anni Cosa Nostra aveva fatto proprio, ovvero la compartimentazione dei nuclei proprio dettata da ragioni di sicurezza e tesa ad evitare che la collaborazione di un soggetto potesse far cadere l'intera organizzazione limitandosi, semmai, a colpire esclusivamente il nucleo di appartenenza".
Quale è la vera ragione sottostante la celebrazione di un Congresso Nazionale sul terrorismo in questo momento storico? Forse "l'abbassamento della guardia" nella lotta alla mafia?
"Il tema oggetto del terzo congresso - conclude Barillaro - mi pare sia di attualità devastante e se avvince sotto un profilo squisitamente giuridico e politico, ovvero di studio ed approfondimento a 360°, parimenti incute un serio timore man mano che si comprendono le connessioni trasversali e soprattutto, quando si tratta di verificare quali siano i canali di finanziamento dei gruppi terroristici: sotto questo profilo temo si avranno presto delle sgradite sorprese. Ricordiamo solo che la stessa ricerca effettuata nei riguardi di Cosa Nostra ha disvelato scenari di cointeressenze tra il mondo economico e quello mafioso a dir poco insospettabili".

1 ottobre 2004 - IL FILM DI GUIDO CHIESA SU "RADIO ALICE"
"La Gazzetta del Mezzogiorno"
PRIMEFILM.
Il regista Guido Chiesa domani a Bari da Laterza
La memoria fa '77
Nella Bologna rossa di Radio Alice
Alzi la mano (il pugno) chi si ricorda del Settantasette? Fu l'anno di una Bologna più rossa che mai, anche per la vergogna d'una città governata dal partito comunista - il sindaco era Renato Zangheri - in cui veniva ucciso un esponente del movimento studentesco, il ventenne pugliese Francesco Lorusso, originario di Giovinazzo, caduto l'11 marzo 1977. Fu l'anno del convegno settembrino "contro la repressione in Italia", sempre sotto le due torri, con i nuovi filosofi francesi allievi di Sartre ospiti dei giovani guru nostrani, fra i quali il più noto era Franco Berardi detto Bifo. E fu l'anno in cui, intorno al Dams e a Radio Alice, si coagularono una serie di esperienze creative, goliardiche, editoriali, e anche politiche, destinate a lasciare un segno, o forse più di uno, come domani ci dirà nel dibattito barese da Laterza la semiologa Calefato.
Intanto a Roma Luciano Lama, leader sindacale della Cgil accusata di riformismo, veniva scacciato dall'università "La Sapienza" e un po' dovunque i cosiddetti "indiani metropolitani" venivano surclassati dagli "autonomi", minoritari e aggressivi, che sfilavano nei cortei alzando le tre dita a forma di pistola P38. L'anno dopo le Br avrebbero rapito e ucciso Aldo Moro e tutta una stagione ribelle sarebbe finita in archivio: cominciavano gli Ottanta edonistici, reaganiani, liberistici.
Guido Chiesa, uno dei nostri autori più bravi e coraggiosi (suo Il partigiano Johnny da Fenoglio), nel 1977 aveva diciott'anni e a distanza di oltre un quarto di secolo ha sentito il bisogno di rievocarne l'impeto utopistico, le contraddizioni, l'esito tragico, nel film Lavorare con lentezza - Radio Alice 100.6 MHz, in concorso alla Mostra di Venezia, dove ha fruttato il Premio Mastroianni ai due giovani attori, Ramenghi e il ventenne barese Luisi. Per altro, il titolo Lavorare con lentezza è mutuato da una canzone del folksinger militante Enzo Del Re, di Mola di Bari e forte è la presenza pugliese nel film: da Domenico Procacci che lo ha prodotto con la sua "Fandango" agli altri interpreti Maria Pia Autorino e Giulia Guidotti.
La storia di Chiesa s'inaugura con una serie di siparietti in stile vaudeville da cinema muto e per tutta la prima parte, ci presenta i tanti, forse troppi, personaggi: quelli del movimento, ma anche un tenente dei carabinieri (il bravissimo Valerio Mastandrea) e un suo buffo sottoposto, nonché i due giovani (fra cui Luisi) intenti a scavare un tunnel per conto di un criminale da strapazzo che medita di svaligiare una banca. Casini a più non posso sopra e sotto terra, che s'affastellano, s'incrociano e sfociano nelle giornate di guerriglia seguite alla morte di Lorusso, nella seconda parte del film, tesa, inquietante, innervata di documenti audiovisivi d'epoca (per esempio c'è un giovane Pisanu in tv, allora esponente democristiano, oggi ministro degli Interni).
Un lungo epilogo che al pubblico più giovane farà pensare ai fatti di Genova 2001 sfociati nel tragico episodio che costò la vita a Carlo Giuliani. D'altro canto, Chiesa nel rinverdire la memoria storica evidentemente pensa che il Settantasette abbia seminato idee ed esperienze fiorite in anni recenti e fatte proprie dai no global. Cos'altro significa Lavorare con lentezza, se non un invito a sottrarsi alle spietate leggi della produttività? Che cosa, se non una rivendicazione libertaria/libertina del tempo sottratto alla tirannide del lavoro? Un film utile, forte di un'avvolgente passione e con un tocco di nostalgia.
Oscar Iarussi

2 ottobre 2004 - SECONDA GIORNATA INCIDENTE PROBATORIO BANELLI
ANSA:
TERRORISMO: BR; BANELLI, COMINCIATA SECONDA GIORNATA UDIENZA
E' cominciata da pochi minuti, nell'aula bunker del carcere di Rebibbia a Roma, la seconda udienza dell'incidente probatorio che vede Cinzia Banelli, la pentita delle nuove br, collegata dal carcere di Sollicciano di Firenze.
In aula c'e' anche oggi Olga D'Antona, la vedova del collaboratore dell'ex ministro del lavoro Antonio Bassolino ucciso dalle Br nel maggio del '99.
Durante l'udienza, presieduta dal Gip Luisanna Figliolia, la Banelli sara' interrogata dai pm del pool antiterrorismo della procura di Roma Pietro Saviotti ed Erminio Amelio. Cinzia Banelli sara' probabilmente sottoposta anche al controesame, sia della parte civile, sia degli avvocati difensori degli imputati.

TERRORISMO: BR; BANELLI, IO, PAOLO, ROSA, MATTEO E LUCA
SECONDA UDIENZA IN AULA BUNKER, PARLA DEI NOMI BATTAGLIA BR
Ha spiegato che l'organizzazione delle nuove Brigate Rosse era "di tipo compartimentale, sia verticalmente che orizzontalmente, per non far conoscere, ad esempio, ai militanti di Firenze i nomi di quelli di Pisa". Continua cosi' il racconto Cinzia Banelli, la prima pentita delle nuove Br, nell'aula bunker del carcere di Rebibbia a Roma. La "compagna So" ha spiegato, tra l'altro, il perche' del suo nome di battaglia (Sonia) parlando degli pseudonimi e dei nomi di battaglia dei vertici dell'organizzazione.
Cinzia Banelli ha spiegato, interrogata dai Pm Pietro Saviotti e Erminio Amelio - durante l'udienza presieduta dal Gip Luisanna Figliolia - che il suo nome di battaglia era Sonia e che la sua sigla identificativa, circostanza che contraddistingueva tutti i militanti, era 'So'. "Galesi - ha aggiunto la Banelli - aveva il nome di battaglia di Paolo, Nadia Lioce era chiamata Rosa con la sigla 'Rs' con un nome non operativo di Roberta. Di Giovannangelo era Matteo, mentre Morandi nei contatti via radio era Luca con una sigla identificativa di 'Lu"".
Cinzia Banelli in apertura di udienza, nell'ambito dell'incidente probatorio ha anche parlato della strategia delle nuove Brigate Rosse di contattare, ed eventualmente affiliare i militanti delle storiche Br usciti dal carcere. Strategia, secondo la Banelli, che tuttavia non avrebbe sortito rilevanti risultati.

TERRORISMO: BR; BANELLI,NON ERO ADATTA A CRITERI POLITICI BR
D'ANTONA MAI MINACCIATO; RIUNIONI BR IN BAR E RISTORANTI
Il percorso critico di Cinzia Banelli che l'ha portata prima "ad un arretramento e poi all'espulsione" dalle Brigate Rosse, nasce, a suo dire, da una mancata disposizione della militante "agli stessi criteri politici delle Brigate Rosse". Lo ha detto la stessa Banelli durante il contro esame in corso nell'aula bunker del carcere di Rebibbia da parte dell'avvocato Luca Petrucci, legale della famiglia del professor Massimo D'Antona.
Cinzia Banelli durante l'incidente probatorio, rispondendo alle domande dell'avvocato Petrucci, ha spiegato, tra l'altro, che le riunioni dei vertici romani delle Br avvenivano per lo piu' nei luoghi pubblici come bar, ma anche in parchi, e all'aperto "ma soprattutto in un ristorante cinese".
Parlando della scelta strategica - come l'aveva definita la stessa Banelli ieri - di colpire il professor Massimo D'Antona la prima pentita delle nuove Br ha confermato che c'era una rosa di altri nomi ma di non conoscerne l'identita'. Cinzia Banelli ha spiegato che l'attivita' di conoscenza riguardo al professor Massimo D'Antona era stata fatta anche attraverso una lettura approfondita dei suoi scritti e in particolare di numerosi editoriali pubblicati dal Sole 24 ore e che riguardavano il dibattito all'epoca in corso sulla riforma del mercato del lavoro.
A una precisa domanda dell'avvocato Petrucci, Cinzia Banelli ha inoltre negato che prima dell'omicidio del giuslavorista non fu attuata alcuna minaccia nei confronti del collaboratore dell'ex ministro del Lavoro Antonio Bassolino. La Banelli, ha nel merito aggiunto che le minacce ai soggetti da colpire non hanno mai riguardato la strategia delle Brigate Rosse. Le domande della parte civile hanno anche riguardato eventuali rapporti tra le vecchie Br e i nuovi militanti. Cinzia Banelli ha spiegato che per quanto e' a sua conoscenza, non vi sono stati rapporti tra i vecchi militanti e i nuovi aggiungendo, tuttavia, che il materiale e la documentazione prodotta negli anni dai terroristi in carcere sono sempre stati oggetto di studio e di attenzione da parte delle nuove Br spiegando che un contributo in questo senso puo' esserci stato.

TERRORISMO: BR; BANELLI, NON HO MAI VISTO FEDERICA SARACENI
CONFRONTO IN AULA CON ALTRA IMPUTATA DURANTE UDIENZA
Cinzia Banelli, la prima pentita delle nuove Br, ha escluso oggi, durante l'incidente probatorio nell'aula bunker del carcere di Rebibbia a Roma, di aver mai visto ne' sentito Federica Saraceni, imputata per banda armata nel processo contro le nuove Br.
La circostanza e' emersa durante il controesame fatto dagli avvocati difensori della Saraceni, Franco Coppi e Francesco Miliani. I legali hanno chiesto alla Banelli, collegata in videoconferenza dal carcere di Sollicciano, se poteva fare un confronto a mezzo di telecamera con Federica Saraceni che e' stata fatta uscire da una delle gabbie.
"Le abbiamo chiesto se era disposta ad effettuare un riconoscimento di persona - ha detto l'avvocato Franco Coppi - e se era disposta a vedere se la persona che le avremmo presentato la potesse riconoscere. Lei non ha avuto nulla in contrario, Federica Saraceni e' stata mostrata alla Banelli e lei ha escluso, per quanto poteva vedere, di non aver mai visto ne' sentito la persona che ha potuto scorgere nell'immagine televisiva".
Per quanto riguarda il confronto in aula, seppure in videoconferenza, fra Cinzia Banelli e Federica Saraceni, la Procura di Roma non ha mai messo in relazione, come emerge dagli interrogatori delle scorse settimane, il ruolo della pentita con quello della stessa Saraceni. Secondo quanto si e' appreso nelle scorse settimane, infatti, Cinzia Banelli, durante gli interrogatori a cui e' stata sottoposta, non ha mai fatto il nome della Saraceni, spiegando di non aver mai avuto rapporti con i componenti della colonna romana delle nuove Br, tranne che con Laura Proietti, che avrebbe fatto parte della staffetta dopo l'omicidio del prof. Massimo D'Antona.

TERRORISMO: BR; BANELLI, RICONOSCE LAURA PROIETTI IN AULA
CONCLUSA SECONDA UDIENZA INCIDENTE PROBATORIO
Cinzia Banelli ha riconosciuto Laura Proietti nel corso di un confronto, tramite telecamera, in aula. Prima della conclusione dell'udienza e' stato fatto un confronto, tra la stessa Banelli e Laura Proietti.
La Banelli ha riconosciuto la brigatista, presente in aula in una delle gabbie, che era stata messa a favore della telecamera per poter consentire il collegamento audio-video con il carcere di Sollicciano, da dove parlava la stessa Banelli. La prossima udienza e' stata fissata l'11 ottobre sempre nell'aula bunker del carcere di Rebibbia.

TERRORISMO: BR; BANELLI, UN QUOTIDIANO PER RICONOSCERSI
CODICE RICONOSCIMENTO TRA MILITANTI IN CASO MORTE LIOCE E GALESI
Appuntamenti due volte al mese a Firenze e Roma tenendo in mano una copia del quotidiano 'La Stampa' sotto al braccio. Era questo il codice per i militanti di base delle nuove Br in caso di morte dei capi (Lioce e Galesi), un codice che consentisse alle leve dei terroristi di riconoscersi e continuare nell' attivita'. E' quanto ha riferito, tra le altre cose, oggi nell' aula bunker del carcere di Rebibbia, Cinzia Banelli. La circostanza e' emersa durante il controesame fatto dall' avvocato della parte civile Luca Petrucci, legale di Olga D'Antona.

TERRORISMO: BR; BANELLI; PARTE CIVILE, BANELLI E' CREDIBILE
"Oggi e' stata sicuramente piu' credibile di ieri, nelle cose che abbiamo chiesto ha risposto con una certa dovizia di particolari". Cosi' l'avvocato Luca Petrucci commenta, al termine dell'incidente probatorio, le dichiarazioni fatte in aula da Cinzia Banelli, la prima pentita delle nuove Br.
"Non so se la Banelli sappia piu' di quel che dice - ha spiegato Petrucci - e' probabile, ma cio' che ha detto oggi mi sembra credibile: e questo per il processo e' un fatto importante. Petrucci ha spiegato poi di aver chiesto in aula durante il controesame della Banelli, notizie sui nomi che la pentita non ha fatto. "Il nostro interesse - ha detto - e' scoprire la verita', altri nomi lei non ne ha fatti, ma cio' che ha detto oggi e' sicuramente credibile".

TERRORISMO: BR; AVV.VOLO,ENORME RILEVANZA CONTRIBUTO BANELLI
CON PASSWORD FILES FORNITE PROVE A SUE DICHIARAZIONI
"La conclusione dell'incidente probatorio da' la precisa dimensione dell'enorme rilevanza del contributo che ha fornito Cinzia Banelli". Cosi' Grazia Volo, avvocato difensore della prima pentita delle nuove Br al termine dell'udienza che si e' svolta oggi nell'aula bunker del carcere di Rebibbia a Roma.
L'avvocato Grazia Volo, in particolare, ha spiegato che Cinzia Banelli ha fornito un preciso riscontro alle dichiarazioni fatte in aula, e raccolte nelle scorse settimane dai Pm Saviotti, Ionta e Amelio, fornendo le password per accedere all'archivio informatico di Galesi e Lioce.
"Cinzia Banelli - ha aggiunto l'avvocato Volo - ha dato indicazioni precise partendo da se stessa, partendo dall'analisi e dalla rappresentazione dei fatti di cui e' stata artefice e partecipe. Ha parlato della modalita' di esecuzione dei due fatti principali (gli omicidi D'Antona e Biagi) che fino al 7 settembre scorso erano stati riscontrati attraverso le indagini, fatte si' con grande attenzione, ma che non erano forniti di particolari precisi che invece lei ha riferito". Secondo Grazia Volo, che ha risposto ad una domanda riguardo al fatto che la Banelli non ha fornito altri nomi oltre a quelli gia' noti, "e' giusto rivendicare per lei un grande rigore ed uno stile: si e' posta nelle condizioni di dire quello che e' a sua conoscenza". Ad una domanda se Cinzia Banelli avesse o meno spiegato in aula il perche' ha deciso di pentirsi, Grazia Volo ha spiegato: "Su questo punto in particolare ho fatto io stessa una scelta: e' inutile spiegare perche' ci si pente, l'importante e' il contributo che Cinzia Banelli ha dato all'indagine, il fatto di come sia arrivata al pentimento e' un fatto del tutto secondario".

3 ottobre 2004 - BANELLI, CARTE DELITTO MORO DA VECCHIE A NUOVE BR
ANSA:
TERRORISMO: BANELLI, CARTE DELITTO MORO DA VECCHIE A NUOVE BR
GALESI RICEVETTE DOCUMENTI DA BR CONOSCIUTO COME 'SILVIO'
Mario Galesi ebbe in custodia da un vecchio brigatista, chiamato 'Silvio', alcuni documenti relativi al rapimento di Aldo Moro da "conservare" nell'archivio delle nuove Br. E' quanto ha detto ieri, tra l'altro, Cinzia Banelli, durante l'interrogatorio in videconferenza, nell'aula bunker del carcere di Rebibbia a Roma. Dalle dichiarazioni della Banelli emergerebbe un filo di continuita', forse non operativo e magari soltanto ideologico, mai interrotto tra vecchie e nuove Br, che ora e' al vaglio dei magistrati del pool antiterrorismo della procura di Roma.
Cinzia Banelli, durante il controesame fatto dall'avvocato Walter Biscotti, legale della vedova del sovrintendente della Polfer, Emanuele Petri, ucciso il 2 marzo del 2003 sul treno Arezzo-Roma durante il conflitto a fuoco con Mario Galesi, ha parlato, tra le altre cose, dei rapporti tra i vecchi irriducibili delle Br-Pcc e le nuove Br in particolare dell' 'osmosi' e ricerca di legittimazione politica dei gruppi facenti capo ai Nuclei comunisti combattenti nei quali milito' la stessa Banelli prima dell'arruolamento nelle Br.
Cinzia Banelli, in particolare, ha spiegato che nel luglio del 2000 - Mario Galesi si incontro' con un vecchio brigatista, chiamato col nome di battaglia 'Silvio', dal quale ebbe in custodia alcuni documenti relativi al sequestro Moro. Documenti pubblici, ha spiegato Banelli che ha aggiunto di non conoscere l'identita' dello stesso Silvio.
"La circostanza e' quantomeno inquietante - osserva l'avvocato Biscotti - d'accordo, si tratta di documentazione magari non inedita. Ma resta l'interrogativo del perche' le cosiddette nuove Br abbiano avuto in custodia materiale dai terroristi delle vecchie leve".
Cinzia Banelli, anche se ha specificato ieri durante l'interrogatorio, che i tentativi di "riarruolamento" di ex Br usciti dal carcere - "individuati con attivita' di pedinamento e contropedinamento" - non avevano sortito alcun risultato, ha parlato della 'legittimazione' fatta dai militanti storici detenuti nelle carceri della strategia delle nuove Br in particolare riferita agli omicidi Biagi e D'Antona.

3 ottobre 2004 - SISDE, EVERSIONE OPERA IN CIRCUITO CENTRI SOCIALI
ANSA:
TERRORISMO: SISDE, EVERSIONE OPERA IN CIRCUITO CENTRI SOCIALI
LO HA RIBADITO CAPO DIPARTIMENTO ANALISI A CONVEGNO NICOSIA
"Oggi in Italia esistono energie eversive bene organizzate e radicate nel nord e nel nord-est che operano nel circuito dei centri sociali: questo fenomeno e' gia' stato delineato nella relazione semestrale presentata lo scorso luglio al Parlamento". A ribadirlo e' stato il capo Dipartimento analisi del Sisde, Alfredo Mantice, intervenendo al dibattito su "Mafia e terrorismo: destabilizzazione, convergenze, adeguamento di strutture e sistemi", organizzato a Nicosia (Enna).
Con la tavola rotonda, moderata dal direttore del Dap, Gianni Tenebra, si e' concluso il convegno su "Terrorismo e crimini contro lo Stato" nel corso del quale esperti e addetti ai lavori si sono confrontati per tre giorni.
Dopo l'analisi di Mantici sull'eversione, il procuratore di Parma Vito Zincani ha sottolineato l'esigenza di creare un'apposita legislazione "che non sia ispirata all'emergenza ma ad un progetto unitario", mentre il procuratore di Palermo Piero Grasso ha richiamato alla memoria le stragi e gli omicidi di mafia risalenti agli anni Settanta e Ottanta distinguendo tra crimini di terrorismo-mafioso: ovvero le eliminazioni di uomini delle Istituzioni che sostenevano progetti legislativi importanti, e stragi di mafia come quelle di Capaci e via D'Amelio.
Francesco Lo Voi, componente del Csm, ha puntato l'indice verso coincidenze e dissonanze tra mafia e terrorismo evidenziando la medesima impostazione nella selezione degli obiettivi da eliminare e nei mezzi di esecuzione.

4 ottobre 2004 - BIAGI: DAI GIORNALI
ANSA:
TERRORISMO: BIAGI; COMUNE BOLOGNA NOMINA DIFENSORE
RISERVANDOSI LA COSTITUZIONE COME PARTE CIVILE
Il Comune di Bologna ha reso noto che "per esercitare i diritti spettanti alla parte offesa" nel procedimento nei confronti di Nadia Desdemona Lioce e degli altri cinque brigatisti "pendente dinanzi al Gup del Tribunale di Bologna" per il quale si terra' l'udienza preliminare domani mattina, "ha nominato proprio difensore l' avv.Giuseppe Giampaolo del Foro di Bologna, riservandosi la costituzione di parte civile".
In relazione a delitti di particolare gravita' - e in passato e' gia' accaduto - il giudice puo' infatti riconoscere all'ente locale una sorta di "danno istituzionale", poiche' l'omicidio del professor Marco Biagi, avvenuto in via Valdonica, nel cuore di Bologna, ha sconvolto la vita della citta' e la sensibilita' dei suoi abitanti. Il Comune di Bologna, e altri enti locali, per esempio, furono parte civile nel processo per i delitti della banda della Uno bianca.

TERRORISMO: BIAGI; PER MORANDI FU SALTO QUALITA' DENTRO BR
IN FILE BANELLI ERA SCRITTO: "ABBIAMO FATTO CRESCERE COMPAGNO"
Essere al fianco di Mario Galesi, pistola in pugno, la sera dell'omicidio del professor Marco Biagi, per Roberto Morandi fu un salto di qualita' dentro le Brigate rosse: "Abbiamo fatto crescere un compagno", si legge nel bilancio politico dell'operazione ritrovato fra i file recuperati dal pc di Cinzia Banelli, la pentita delle nuove Br.
"Morandi si e' avvicinato con la pistola in pugno - si legge nel verbale di Banelli dell'8 settembre scorso davanti al Pm di Bologna Paolo Giovagnoli - poiche' nel caso in cui si fosse inceppata l'arma di Galesi avrebbe dovuto far fuoco lui". Un ruolo dunque, quello di Morandi - che domani sara' all'udienza preliminare fra i sei imputati per l'omicidio - non fu un ruolo casuale: "L'assegnazione di tale ruolo a Morandi - ha raccontato ancora Banelli il 7 settembre davanti ai Pm di Roma Franco Ionta e Pietro Saviotti - aveva il significato politico di un salto".
Tant'e' che Morandi sarebbe dovuto entrare nella sede centrale delle Br, cosa che mai avvenne, perche' il 2 marzo 2003 nella sparatoria sul treno Roma-Arezzo mori' Galesi, insieme al sovrintendente della Polfer Emanuele Petri. "Vi era stata la crisi centrale dell'organizzazione - ha spiegato ancora la pentita ai Pm romani - dovuta a un problema politico grave di divergenza politica tra Lioce e Galesi. Circolano due documenti uno in cui si da' contezza della crisi e uno in cui si avanza un'ipotesi di superamento. Questa consisteva nell'allargamento della sede centrale a due elementi. Ad Arezzo, il 2 marzo, vi era un appuntamento per decidere questo allargamento: era presente Morandi come mi ha detto lui stesso; pertanto ritengo che dovesse essere uno dei due sui quali si contava per l'allargamento".

5 ottobre 2004 - BIAGI: INIZIATA UDIENZA PRELIMINARE, NO PARTE CIVILE PRESIDENZA CONSIGLIO
ANSA:
TERRORISMO: BIAGI; INIZIATA UDIENZA PRELIMINARE
LEGALE LIOCE, VIDEOCONFERENZA BANELLI E' UNA PAGLIACCIATA
E' iniziata poco prima delle 10 a Bologna l'udienza preliminare per l'omicidio del professor Marco Biagi che vede imputati sei brigatisti: Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma, Cinzia Banelli, Simone Boccaccini, Diana Blefari Melazzi.
Intorno alle 9.05 sono arrivati con tre furgoni della polizia penitenziaria, e con una scorta piuttosto robusta, Lioce, Mezzasalma e Morandi. Poco dopo sono entrati nell'aula del Gip al piano terra anche i legali degli imputati e quelli delle parti civili, fra le quali ci sono i familiari di Biagi, l'universita' di Modena (per la quale il professore insegnava), l'avvocatura dello stato (in rappresentanza del Ministero del Welfare e della Presidenza del Consiglio) e il Comune di Bologna.
Per ultimo e' arrivato l'avvocato Attilio Bacioli legale di Nadia Lioce e Roberto Morandi: "quella della videoconferenza di Banelli - ha detto ai cronisti - e' una pagliacciata: cosa pensavano, che qualcuno le sparasse in aula. Ma noi siamo indifferenti alle sue dichiarazioni e a tutto il piano probatorio in generale. Le dichiarazioni di Banelli sono il seguito di una trattativa che e' durata nel tempo, e lei ha detto cio' che i Pm volevano: qualche anello debole c'e' sempre". Il difensore ha anche annunciato che Lioce e Morandi potrebbero leggere un proclama: "Credo che potrebbero leggere lo stesso documento gia' mostrato nell'udienza preliminare a Roma".
In questa prima udienza il Gup Rita Zaccariello dovra' esaminare le numerose questioni procedurali che le parti sottoporranno, fra le quali e' annunciata anche un'eccezione di incompetenza territoriale dell'avvocato Sandro Guerra, difensore di Boccaccini: "Per noi - aveva spiegato ieri - la competenza e' del tribunale di Roma".
L'Avvocato Bacioli in una pausa dell'udienza parlando con i giornalisti ha annunciato che Lioce leggera' un documento comunque diverso da quello letto a Roma. "E' un documento affine ma nuovo", ha precisato. Il legale ha inoltre detto che Lioce e Morandi non saranno presenti al collegamento in videoconferenza con Cinzia Banelli.
Il Pm Paolo Giovagnoli ha spiegato i motivi della pausa:
"Sono state fatte le costituzioni delle parti civili e il giudice sta decidendo sulla loro ammissibilita'. E' stata fatta inoltre una questione di nullita' avanzata dai difensori di Boccaccini per la citazione che li riguardava. Il giudice sta decidendo anche su questo".
Gli imputati sono insieme nella stessa gabbia "assistono e non intervengono", ha spiegato il Procuratore Capo Enrico Di Nicola. "Intervengono per loro gli avvocati in modo perfetto e finora non e' stato letto nessun proclama". Sulle decisioni che deve prendere il giudice Di Nicola ha detto che "la Procura e' tranquilla su tutto".

TERRORISMO: BIAGI; GUP, NO PARTE CIVILE PRESIDENZA CONSIGLIO
Il Gup di Bologna Rita Zaccariello ha dichiarato inammissibile "la costituzione di parte civile dello Stato in persona del Presidente del Consiglio pro tempore, del Ministero degli Interni e del Ministero del Lavoro" nel processo per l' omicidio del professor Marco Biagi.
"In relazione ai fatti per cui si procede - si legge nell' ordinanza di due pagine e mezzo firmata dal Gup - lo Stato e per esso il Presidente del Consiglio dei Ministri e' persona offesa, legittimata a costituirsi parte civile sia quale organo di vertice dell' Esecutivo sia quale soggetto che rappresenta la sintesi politica e di governo dello Stato-comunita'. Ai sensi dell' articolo 1 comma 4 legge 3 gennaio 1991 numero 3 - spiega ancora l' ordinanza - e' nondimeno richiesto che tale costituzione avvenga previa autorizzazione da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Pertanto benche' l' Avvocatura dello Stato abbia la rappresentanza ex lege dell' amministrazione statale pur senza il bisogno di conferimento di apposita procura, per costituirsi parte civile nel processo penale per conto dello Stato deve fornire apposita documentazione da cui risulti l' autorizzazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. In carenza di tale requisito la costituzione del Presidente del Consiglio deve essere dichiarata inammissibile".
L' ordinanza ha spiegato anche i motivi dell' inammissibilita' di costituzione di parte civile del Ministero degli Interni e di quello del Lavoro: "In primo luogo - ha osservato il Gup - si osserva che, non rivestendo ne' l' uno ne' l' altro Ministero la qualita' di persona offesa dal reato, l' atto di costituzione avrebbe dovuto puntualmente indicare le ragioni per le quali dalla commissione del reato sia derivato un danno diretto ed immediato. La generica indicazione delle funzioni inerenti al compito di autorita' nazionale di pubblica sicurezza e di responsabili dell' ordine della sicurezza pubblica attribuiti dalla legislazione statuale al Ministro degli Interni e l' altrettanto generico riferimento al rapporto di collaborazione svolto dalla vittima del reato per il Ministero del Lavoro non appagano il requisito stabilito a pena di inammissibilita' dall' articolo 78 lettera d del codice di rito".
Il Gup Zaccariello ha anche citato una sentenza della Corte di Cassazione proprio sulla costituzione di parte civile dell' Avvocatura dello Stato "per conto di un Ministero in difetto di documenti idonei che dimostrino la volonta' della pubblica amministrazione di esercitare l' azione civile nel processo penale, volonta' che secondo i giudici di legittimita' non puo' ritenersi ricompresa nella riserva ex lege della Avvocatura dello Stato della difesa degli organi dello Stato".
Cosi' il giudice ha poi concluso: "Pertanto e per carenza nella esposizione della causa petendi e per carenza della documentazione cui fa riferimento la massima sopracitata va dichiarata inammissibile la costituzione di parte civile del Ministero degli Interni e del Ministero del Lavoro in persona dei rispettivi Ministri pro tempore".

TERRORISMO: BIAGI; GUP, NO PARTE OFFESA COMUNE BOLOGNA
Nell' ordinanza sull' ammissione delle parti civili nel processo per l' omicidio del professor Marco Biagi, il Gup di Bologna Rita Zaccariello ha stabilito che il Comune di Bologna, rappresentato dall' avvocato Giuseppe Giampaolo, non puo' "esercitare i diritti spettanti alla persona offesa".
Il giudice ha infatti spiegato come "i soggetti passivi e le persone offese sono un tempo lo Stato in persona del Presidente del Consiglio pro tempore e la vittima del reato". E, nel caso della morte della persona obiettivo di attentato terroristico, "i diritti della persona offesa sono esercitati dai prossimi congiunti. Ogni altro soggetto che assuma di aver subito un danno conseguente alla condotta criminosa puo' assumere unicamente la qualita' di danneggiato dal reato. Il danneggiato dal reato puo' unicamente esercitare l' azione civile nel processo penale, ma non e' titolare degli identici diritti riconosciuti alla persona offesa tra i quali, per quanto qui rileva, ricevere avviso della data di fissazione dell' udienza e assistere allo svolgimento di detta udienza". Il Comune potra' comunque fare richiesta di costituzione di parte civile - cosa che nell' udienza preliminare di oggi non era stata fatta - in occasione dell' eventuale dibattimento.

TERRORISMO:BIAGI; GUP, PROCESSO RESTA A BOLOGNA
ACCOLTA RICHIESTA INCIDENTE PROBATORIO PER BANELLI
Resta a Bologna il processo per l'omicidio del professor Marco Biagi: lo ha deciso il Gup Rita Zaccariello che ha respinto l'eccezione di incompetenza territoriale avanzata dal legale del presunto br Simone Boccaccini, l'avvocato Sandro Guerra.
Il giudice ha anche accolto la richiesta di incidente probatorio per la pentita br Cinzia Banelli, che era stato avanzata dalla Procura emiliana.

TERRORISMO: BIAGI; LO STATO NON SARA' PARTE CIVILE
GUP, MANCAVANO DOCUMENTAZIONE E AUTORIZZAZIONI
"Per la mancanza di documentazione e di documenti autorizzativi" lo stato restera' fuori dal processo per l'omicidio del professor Marco Biagi: lo ha deciso il Gup di Bologna Rita Zaccariello respingendo cosi' la richiesta di costituzione di parte civile avanzata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero del Welfare e da quello dell'Interno.
Sono stati invece ammessi come parte civile la moglie del professor Biagi, Marina Orlandi, i suoi due figli, il padre e la sorella; cosi' come sara' parte civile l'universita' di Modena, per la quale Biagi insegnava. Escluso anche il Comune di Bologna: "Il giudice - ha spiegato l'avvocato Giuseppe Giampaolo, che rappresentava l'amministrazione comunale ha escluso l'interesse del Comune di Bologna rispetto al reato cosi' contestato e per questo non e' stato considerato come parte offesa. Potra' costituirsi come parte civile nel dibattimento". Il Gup ha escluso invece dalla costituzione di parte civile anche l'associazione vittime delle stragi di Torino, che aveva presentato domanda.

TERRORISMO: BIAGI;GUP ESCLUDE STATO,NON E' PARTE CIVILE
LIOCE E MORANDI IRRIDUCILI, MEZZASALMA NON FIRMA DOCUMENTO
Lo Stato, almeno per ora, non sara' parte civile nel processo per l'omicidio del professor Marco Biagi: il Gup di Bologna Rita Zaccariello ha infatti dichiarato "inammissibile la costituzione di parte civile dello Stato in persona del Presidente del Consiglio pro tempore, del ministero degli Interni e di quello del Lavoro". Intanto si profila una divisione all'interno dei militanti Br: il documento in parte letto nell'aula dell'udienza preliminare da Nadia Desdemona Lioce e' stato infatti firmato dal solo Roberto Morandi, ma non da Marco Mezzasalma.
La decisione del giudice ha suscitato la perplessita' di Palazzo Chigi che, in una nota, ha ribadito la "piena legittimazione" dello Stato a "costituirsi parte civile contro i terroristi", preannunciando che l'ordinanza sara' impugnata. Nell'ordinanza, il Gup ha scritto che "lo Stato e per esso il Presidente del Consiglio dei Ministri e' persona offesa, legittimata a costituirsi parte civile sia quale organo di vertice dell' Esecutivo sia quale soggetto che rappresenta la sintesi politica e di governo dello Stato-comunita' ". Pero' poi ha spiegato: "E' richiesto che tale costituzione avvenga previa autorizzazione da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Pertanto benche' l'Avvocatura dello Stato abbia la rappresentanza ex lege dell'amministrazione statale pur senza il bisogno di conferimento di apposita procura, per costituirsi parte civile nel processo penale per conto dello Stato deve fornire apposita documentazione da cui risulti l'autorizzazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri". E - ha stabilito l'ordinanza - "in carenza di tale requisito la costituzione del Presidente del Consiglio deve essere dichiarata inammissibile". Inadempienze formali - secondo il Gup - anche per i due ministeri: "Per carenza nella esposizione della causa petendi e per carenza della documentazione va dichiarata inammissibile la costituzione di parte civile del ministero degli Interni e del ministero del Lavoro". Sono state invece ammesse come parti civili, i famigliari del professor Biagi, rappresentati dall'avv. Guido Magnisi, e l'universita' di Modena, tutelata dagli avv. Massimo Jasonni e Odoardo Ascari, l'ateneo per il quale il giuslavorista insegnava. Respinta anche la richiesta del Comune di Bologna di essere presente come parte offesa: potra' costituirsi, nell'eventuale dibattimento, come parte civile. Cosi' come potra' fare lo Stato.
In un'intera giornata completamente assorbita da questioni procedurali, il giudice ha accolto la richiesta di incidente probatorio per acquisire le dichiarazioni di Cinzia Banelli fatta dal Pm Paolo Giovagnoli: la pentita delle Br sara' collegata in videoconferenza l'8 e il 9 ottobre, mentre per il 16, 21 e 23 e' stata fissata la discussione. Respinta l'eccezione di incompetenza territoriale avanzata dal difensore di Simone Boccaccini, l'avv. Sandro Guerra: il processo restera' dunque a Bologna. All'eccezione avevano aderito anche i legali di Diana Blefari Melazzi e Mezzasalma, non invece quelli di Morandi e Lioce. Una diverso atteggiamento, emerso anche nel corso dell'udienza, quando Lioce, Morandi e Mezzasalma, gli unici imputati presenti, hanno discusso a lungo sul documento da leggere: ma alla fine, sotto l'ultima frase ("i militanti delle brigate rosse per la costruzione del Partito comunista combattente") la firma di Mezzasalma, che solo il 20 settembre scorso si era dichiarato militante delle Br, non c'era. Nel documento, quattro pagine e mezzo scritte fittamente in stampatello, si affermava tra l'altro che i brigatisti rispondono "dei nostri atti politici e della nostra militanza soltanto al proletariato e alla Br, che ne sono l'avanguardia". Non riconoscendo il tentativo della Stato di "portare alla sbarra la rivoluzione".

TERRORISMO: BIAGI; LEGALE FAMIGLIA,IMPORTANTE NO A ECCEZIONI
PROCESSO RESTERA' A BOLOGNA E CI SARA' INCIDENTE PROBATORIO
"Era importante che il giudice dell'udienza preliminare respingesse le eccezioni sollevate dai difensori degli imputati e che venisse accolto l'incidente probatorio per Cinzia Banelli". E' il commento fatto dall'avv. Guido Magnisi, che tutela i famigliari del professor Marco Biagi, costituiti parte civile nell'udienza preliminare per l'omicidio del giuslavorista.
"In questa prima udienza - ha spiegato il legale - tenevamo a tre cose: che venissero respinte le eccezioni di nullita' e di incompetenza territoriale e che venisse accolto l'incidente probatorio per Banelli. Cosi' e' stato".

TERRORISMO: BIAGI; LIOCE,RESPONSABILITA' POLITICA E FEDELTA'BR
BRIGATISTA PARLA E CONSEGNA DOCUMENTO
Nadia Desdemona Lioce ha ribadito "l'assunzione di responsabilita' politica e di fedelta' all'organizzazione" parlando nel corso dell'udienza preliminare a Bologna per l'omicidio del professor Marco Biagi.
La brigatista ha preso la parola, dopo che il Pm le aveva ricordato di rimanere nell'argomento del processo, e poi ha consegnato un documento in parte dattiloscritto e in parte scritto a mano. Un documento e' stato consegnato anche dagli altri imputati presenti Roberto Morandi e Marco Mezzasalma.
Intanto il Gup Rita Zaccariello ha respinto l'eccezione di nullita' della notifica dell'avviso di fine indagini che era stata sollevata dall'avvocato Sandro Guerra, legale di Simone Boccaccini. Subito dopo, poco prima delle 14, e' iniziata la discussione sull'eccezione di incompetenza territoriale sollevata anch'essa dall'avvocato Guerra, per il quale la competenza sull'omicidio Biagi sarebbe del tribunale di Roma.

TERRORISMO:BIAGI; DOCUMENTO BR IN AULA, MEZZASALMA NON FIRMA
E' STATO SIGLATO SOLO DA LIOCE E MORANDI
Firmato solo da Nadia Desdemona Lioce e Roberto Morandi ma non da Marco Mezzasalma il documento consegnato dai brigatisti durante l'udienza preliminare per l'omicidio del professor Marco Biagi. Durante l'udienza in piu' di un'occasione i tre brigatisti presenti hanno parlato tra di loro in relazione al documento. Lioce prima di consegnare il documento ha letto alcune righe dello stesso. "Come militanti delle Br Pcc - comincia il documento - intendiamo prendere la parola per rivendicare tutta l'attivita' dell'organizzazione e per ribadire che rispondiamo dei nostri atti politici e della nostra militanza soltanto al proletariato e alle Br che sono l'avanguardia e lo rappresentano e per prendere posizione contro l'attacco politico che lo stato vorrebbe portare alle Br e alla classe in quest'aula sotto la forma che il momento rituale di un rinvio a giudizio con la pretesa di mandare alla sbarra la rivoluzione".
Anche sulla richiesta di incompetenza territoriale vi sono state posizioni differenti: a presentarla e' stato il difensore di Simone Boccaccini, avvocato Sandro Guerra, alla richiesta hanno aderito i difensori della Blefari e di Mezzasalma ma non l'avvocato Bacioli che difende Morandi e Lioce.

P.CHIGI: BIAGI; ORDINANZA GUP SARA' IMPUGNATA
(ANSA) - ROMA, 5 OTT - L'ordinanza del gup di Bologna, in base alla quale si dichiarerebbe inammissibile la costituzione di parte civile dello Stato contro gli assassini di Marco Biagi, sara' impugnata. Lo rende noto Palazzo Chigi con un comunicato.

P.CHIGI:BIAGI;STATO LEGITTIMATO A COSTITUIRSI PARTE CIVILE
FORTI PERPLESSITA' SU ORDINANZA GUP BOLOGNA
La presidenza del Consiglio esprime forti perplessita' sull'ordinanza con la quale il gup di Bologna avrebbe dichiarato inammissibile la costituzione di parte civile dello Stato contro gli assassini di Marco Biagi. E' scritto in una nota diffusa da Palazzo Chigi nella quale si ribadisce tra l'altro la "piena legittimazione" dello Stato a "costituirsi parte civile contro i terroristi", cosa che il governo, tramite l'avvocatura, continuera' a fare.
"La presidenza del Consiglio dei ministri esprime forti perplessita' in merito all'ordinanza con la quale il Gup di Bologna avrebbe dichiarato inammissibile la costituzione di parte civile dello Stato contro gli assassini di Marco Biagi. La costituzione di parte civile - si legge nel testo integrale del comunicato - era stata autorizzata dal sottosegretario di Stato con delega dott. Gianni Letta in data 15 luglio 2004. Il provvedimento reca il numero DAGL/14038 ed esprime compiutamente l'autorizzazione, che invece sembrerebbe non essere stata ritenuta efficace con l'ordinanza da ritenere errata in fatto e in diritto e gravemente lesiva degli interessi erariali".
"E' ben noto - prosegue il comunicato -che lo Stato ha piena legittimazione a costituirsi parte civile contro i terroristi, come ha sempre fatto, ed e' chiaro che il governo continuera' a farlo per il tramite dell'Avvocatura dello Stato che e' l'organo deputato per legge a stare in giudizio per difendere le ragioni dell'amministrazione statale. L'ordinanza del Gup sara' quindi impugnata nelle sedi opportune e la costituzione di parte civile sara' ripetuta nelle successive fasi processuali, affinche' sia data piena tutela all'interesse che lo Stato ha a reprimere, con sanzioni penali e civili, un atto di terrorismo barbaro come quello che si sta giudicando a Bologna".

TERRORISMO: LO STATO CONTRO LE BR, IL NODO PARTE CIVILE
SI' DAI MAGISTRATI DI AREZZO, NO DAL GUP DI BOLOGNA
Lo Stato: parte civile si' nel processo per la sparatoria sul treno Roma-Arezzo, nella quale morirono il poliziotto Emanuele Petri e il brigatista Mario Galesi; parte civile no (almeno per ora) nel procedimento per l' uccisione del consulente del Ministero del Lavoro Marco Biagi.
Il diverso trattamento riservato alla Presidenza del Consiglio e al Ministero dell' Interno dai magistrati di Arezzo e di Bologna ruota non solo intorno a diverse interpretazioni legislative da parte dei magistrati chiamati a decidere, ma trova spiegazione anche in presunte genericita' dei motivi per i quali e' stata richiesta la costituzione di parte civile.
Nel processo per la sparatoria sul treno Roma-Arezzo (conclusosi con la condanna all' ergastolo di Nadia Desdemona Lioce), e' stata ammessa la costituzione di parte civile sia della Presidenza del Consiglio, sia del Ministero dell' Interno. La Corte di Assise di Arezzo, tuttavia, ha riconosciuto, ma solo in parte, il danno di natura patrimoniale richiesto dal Ministero dell' Interno per vari esborsi (spese funerarie per il poliziotto ucciso, stipendi pagati ai poliziotti feriti benche' assenti dal servizio), mentre ha negato il risarcimento per danno morale richiesto dalla Presidenza del Consiglio e dallo stesso Ministero dell' Interno. L' omicidio del poliziotto Petri e il duplice tentativo di omicidio degli altri due poliziotti - secondo i giudici di Arezzo - non furono compiuti per seminare terrore nella societa', secondo una precisa strategia terroristica, che avrebbe giustificato il risarcimento del danno morale; ma fu compiuto, si' da due terroristi, ma al solo scopo di sottrarsi alla cattura. Il fatto, in altre parole, fu occasione e non la conseguenza di un' azione concepita per destabilizzare le istituzioni.
Tutta fondata su argomenti di diritto - contestati da Palazzo Chigi - e' stata oggi la decisione del gup di Bologna che, di fatto, ha escluso lo Stato dal processo per l' uccisione di Marco Biagi. Il magistrato ha detto no alla Presidenza del Consiglio avendo ritenuto mancante l' autorizzazione di Palazzo Chigi a costituirsi in giudizio. Ma - ha fatto sapere la Presidenza del Consiglio - la costituzione di parte civile era stata regolarmente autorizzata il 15 luglio scorso dal sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta, motivo per il quale l' ordinanza del gup sara' impugnata in Cassazione.
Quanto all' esclusione dal processo del Ministero dell' Interno e del Ministero del Lavoro, il giudice ha rilevato che "l' atto di costituzione avrebbe dovuto puntualmente indicare le ragioni per le quali dalla commissione del reato (l' omicidio di Marco Biagi, ndr) sia derivato un danno diretto ed immediato. La generica indicazione delle funzioni inerenti al compito di autorita' nazionale di pubblica sicurezza e di responsabili dell' ordine della sicurezza pubblica attribuiti dalla legislazione statuale al Ministro degli Interni e l' altrettanto generico riferimento al rapporto di collaborazione" svolto da Marco Biagi non sono stati ritenuti dal gup elementi sufficienti per giustificare la partecipazione diretta dei due Ministeri al processo.

TERRORISMO: BIAGI;AVV.STATO, NESSUNA DIMENTICANZA O MANCANZA
DECISIONE GUP CONTRO GIURISPRUDENZA DOMINANTE
"Noi non mostriamo mai l'autorizzazione da parte della Presidenza della Consiglio, ne' le lettere di incarico da parte dell'amministrazione. Questa e' una nostra linea precisa a livello nazionale, non si tratta di una dimenticanza, ne' di una mancanza di trasmissione di atti o di documenti". Lo ha detto l'avvocato dello Stato Mario Zito commentando la decisione del Gup di Bologna che non ha ammesso la costituzione di parte civile della Presidenza del Consiglio e dei ministeri dell'Interno e del Welfare al processo per l'uccisione del professor Marco Biagi.
"Si tratta - ha precisato ancora Zito - di atti relativi al rapporto difensivo, che in ogni caso non sono esibiti se non vi e' contestazione esplicita del rapporto di rappresentanza e difesa. Questa scelta e' conforme alla giurisprudenza dominante, anche recente. Esistono isolati precedenti giurisprudenziali nel senso della decisione del Gup di Bologna".
"Si tratta di provvedimenti impugnabili esclusivamente per abnormita' - ha concluso - ma per qualsiasi giudizio e' necessaria un'attenta lettura. Senza nessun pregiudizio la richiesta di costituzione di parte civile sara' rinnovata al dibattimento. La quantificazione e dimostrazione del danno sopportato dalle amministrazioni avverra' come normale nel corso del dibattimento".

"La Repubblica"
L´INTERVISTA
Alla vigilia della prima udienza parla il legale della famiglia
"Bologna non ha dimenticato quell´attentato alla civiltà"
"Decisivi il sacrificio dell´agente Petri e il pentimento della Banelli"
"Sono convinto che quell´assassinio continui a produrre una forte scossa emotiva"
Non rappresenta, dunque, soltanto la moglie del professore assassinato, Marina Orlandi, e i due figli del professore come è stato finora, ma anche l´anziano padre e la sorella del giuslavorista, Francesca Biagi. Stamattina Magnisi si costituirà parte civile per tutti loro davanti alla giudice Rita Zaccariello.
Avvocato Magnisi, le Brigate rosse che hanno ucciso Marco Biagi, sono per la prima volta a Bologna. In sostanza il processo per quel delitto comincia a entrare nel vivo. Per ogni nome una faccia e una persona in carne ed ossa. Con le relative imputazioni. Non soltanto le Br come entità astratta e lontana. Pensa che la città avverta fino in fondo l´importanza di questo momento?
"Bologna è stata ferita molte altre volte, e molto gravemente, dal terrorismo di destra e di sinistra. Per questo credo che ciò che accade in questi giorni abbia un indiscutibile impatto emotivo su tutti noi. E senza dubbio troverà attenzione e partecipazione. Mi sorprenderebbe un atteggiamento diverso, un atteggiamento distratto da parte di qualcuno".
Di questi terroristi è stato detto e scritto di tutto e di più. Questo a volte provoca una sorta di saturazione nella gente.
"Sono convinto che l´omicidio del professor Biagi continui a produrre una forte scossa emotiva anche per il tentativo che conteneva di colpire la convivenza civile".
La magistratura, non solo quella bolognese, è riuscita ad individuare e a catturare i brigatisti in poco tempo. Se lo aspettava?
"Le inchieste sull´omicidio del professor D´Antona e del professor Biagi hanno avuto due episodi centrali. Il primo è stato la morte dell´agente della Polfer Emanuele Petri che insieme ai colleghi identificò Mario Galesi e Nadia Lioce, che venne catturata, in viaggio sul treno regionale per Arezzo. Il pentimento di Cinzia Benelli è il secondo. Ecco credo che partendo da qui sia stato possibile agli inquirenti dipanare una matassa complicata, difficile da sbrogliare".
Che cosa c´è ancora da scoprire?
"Non lo so, io sto a guardare. Voglio ricordare comunque che anche ciò che diamo per acquisito andrà verificato con l´incidente probatorio al quale, se la gip lo deciderà, verranno sottoposte le dichiarazioni di Cinzia Banelli. Per il resto rimando ogni valutazione ad un momento successivo. Per ora, come detto, preferisco aspettare".
(p. c.)

5 ottobre 2004 - EX BR BONISOLI, MAI COLLEGAMENTI CON MAFIA
ANSA:
TERRORISMO: EX BR BONISOLI, MAI COLLEGAMENTI CON MAFIA
DEPOSIZIONE A PALERMO SU OMICIDIO AGENTE PENITENZIARIO
"Le brigate rosse non ebbero mai alcun collegamento con i boss di Cosa nostra". Lo afferma l'ex terrorista delle br, Franco Bonisoli, condannato per la strage di via Fani, deponendo questa sera a Palermo nel processo per l'omicidio del brigadiere della polizia penitenziaria Antonino Burrafato, assassinato a Termini Imerese il 29 giugno 1982.
"Durante il periodo trascorso in carcere - afferma Bonisoli - abbiamo avuto contatti forzati con detenuti, ma non abbiamo mai avuto collegamenti con Cosa nostra, e con i boss mafiosi non abbiamo mai fatto alcun accordo".
Franco Bonisoli e' stato il primo, tra i br legati al caso Moro, ad ottenere il permesso di lavorare fuori dal carcere. Da due anni e' libero, perche' ha usufruito dei benefici sulla legge della dissociazione. Nei mesi scorsi ha rivolto un appello alle nuove leve dell'eversione, invitandoli a lasciare il terrorismo e a dedicarsi al volontariato.
L'ex brigatista rosso e' stato citato in aula perche' il suo nome compariva sotto il testo di un comunicato affidato nel luglio dell'82 ai giudici della corte d'assise che lo stavano giudicando per la strage di via Fani, in cui "commentavano" l'omicidio Burrafato.
Secondo una nota dell'allora maggiore dei carabinieri Mario Mori, del comando provinciale del Lazio, era stato lo stesso Bonisoli a leggere in aula il testo della lettera. "Non ricordo questo particolare - afferma Bonisoli - e non ricordo nemmeno di averlo scritto".
"Il testo - spiega l'ex terrorista - non e' una rivendicazione, ma un modo per dare voce a delitti commessi da chicchessia contro lo Stato. In questa lettera c'era la nostra adesione ideologica. Aver assassinato un uomo che portava la divisa era un atto contro lo Stato e allora noi aderivamo a quanto era stato fatto. Solo dopo mi sono reso conto degli errori e, inoltre, che la responsabilita' e' personale".
Per l'omicidio di Burrafato sono imputati i boss mafiosi Leoluca Bagarella, Pietro Senapa, Giuseppe Lucchese ed Antonino Marchese. Secondo l'accusa Burrafato sarebbe stato eliminato su ordine di Bagarella. Il boss corleonese, detenuto nel carcere di Termini Imerese in cui il brigadiere prestava servizio, si era visto negare dalla vittima il permesso ad un colloquio con i familiari.
Per questo omicidio e' stato gia' condannato a 10 anni di reclusione, in appello, il collaboratore di giustizia Salvatore Cucuzza che si era auto accusato di aver partecipato al delitto. La posizione del pentito era stata stralciata dall'inchiesta principale. Era stato proprio Cucuzza ad ammettere di avere accompagnato a Termini Imerese gli esecutori del delitto, Pino Greco ed Antonino Marchese. I sicari aprirono il fuoco in piazza Sant'Antonio, a un centinaio di metri dall'istituto di pena.
L'omicidio venne rivendicato qualche ora dopo con una telefonata anonima al centralino del Giornale di Sicilia:
"Abbiamo giustiziato Burrafato, boia dell'Asinara", e alcuni mesi dopo dai terroristi durante l'udienza per la strage di via Fani. Ma la pista terroristica venne presto accantonata. Dopo una prima archiviazione l'inchiesta venne riaperta grazie alle rivelazioni di Cucuzza.

6 ottobre 2004 - BIAGI; AVVOCATURA GEN.STATO, SUBITO IMPUGNAZIONE
ANSA:
TERRORISMO: BIAGI; AVVOCATURA GEN.STATO, SUBITO IMPUGNAZIONE
L' Avvocatura dello Stato impugnera' subito il provvedimento emesso ieri dal gup di Bologna che ha escluso la costituzione di parte civile dello Stato nel procedimento per l' uccisione di Marco Biagi. Ne da' notizia l' Avvocatura Generale dello Stato, rilevando che il provvedimento adottato dal gup "e' comunque contrario al costante orientamento giurisprudenziale".
L' Avvocatura Generale, inoltre, sottolinea che "poiche' l'esclusione e' stata pronunciata nel corso dell'udienza preliminare, la costituzione di parte civile ben potra' essere riproposta negli atti preliminari del dibattimento, senza alcuna preclusione".
"Con riferimento al provvedimento del Gup di Bologna, che ha escluso la costituzione di parte civile dello Stato nel procedimento penale per l' uccisione di Marco Biagi per la mancata produzione dell' autorizzazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri - si legge nella nota - l' Avvocatura Generale dello Stato precisa che tale provvedimento, emesso peraltro senza aver preventivamente richiesto l' esibizione di essa, senza che sul punto fosse stata sollevata eccezione alcuna, e' comunque contrario al costante orientamento giurisprudenziale, secondo il quale l' autorizzazione, pur necessaria e nel caso di specie effettivamente concessa, non deve essere documentata al giudice e prodotta in giudizio, trattandosi di atto rilevante nei soli rapporti fra le amministrazioni dello Stato e il suo Organo legale".
"Comunque - prosegue la nota - poiche' l' esclusione e' stata pronunciata nel corso dell' udienza preliminare, la costituzione di parte civile ben potra' essere riproposta negli atti preliminari del dibattimento, senza alcuna preclusione. Cionondimeno - conclude il comunicato - l' Avvocatura provvedera' sin d' ora a impugnare il provvedimento emesso, in quanto immediatamente lesivo dei diritti delle amministrazioni dello Stato".

TERRORISMO: BIAGI; LO STATO IN CASSAZIONE CONTRO GUP BOLOGNA
ORDINANZA L'AVEVA ESCLUSO DA PARTE CIVILE
L'avvocatura dello Stato fara' ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Gup di Bologna Rita Zaccariello che aveva dichiarato inammissibile costituzione di parte civile della Presidenza del Consiglio nell'udienza preliminare del processo per l'omicidio del professor Marco Biagi. Lo ha spiegato l'avvocato dello Stato Mario Zito, che ieri era in udienza.
"Dopo una attenta lettura - e' il motivo del ricorso - l' ordinanza risulta immediatamente lesiva dei diritti dell' Amministrazione".
Ieri, in serata, lo stesso avv. Zito era stato cauto, riferendosi a un eventuale ricorso: "Si tratta di provvedimenti impugnabili esclusivamente per abnormita' - aveva spiegato - ma per qualsiasi giudizio e' necessaria un'attenta lettura".
In ogni caso, la richiesta sara' ripetuta negli atti preliminari del dibattimento: "Senza nessun pregiudizio la richiesta di costituzione di parte civile sara' rinnovata al dibattimento. La quantificazione e dimostrazione del danno sopportato dalle amministrazioni - aveva aggiunto il legale - avverra' come normale nel corso del dibattimento".

TERRORISMO: BIAGI; FRIGO, AVVOCATURA STATO HA DI FATTO RAGIONE
MA L' AUTORIZZAZIONE DEL GOVERNO VA ESIBITA IN SEDE PENALE
"L'avvocatura generale dello Stato ha sostanzialmente ragione quando solleva il problema del perche' il giudice non abbia richiesto l'esibizione dell'autorizzazione della presidenza del Consiglio alla costituzione di parte civile dello Stato, che probabilmente aveva tra le carte ma ha dimenticato di produrre. Ma dire che questa autorizzazione abbia rilevanza solo interna agli organi dell'amministrazione mi pare riduttivo". Giuseppe Frigo, avvocato, professore di procedura penale, ed ex presidente dell'Unione delle Camere Penali, interviene nella querelle nata dopo la decisione del gup di Bologna di escludere la costituzione di parte civile dello Stato nel processo per l'omicidio di Marco Biagi. E sposa in parte il ragionamento dell'avvocatura generale dello Stato.
"L'esclusione non mi pare rilevante - spiega - perche' e' stata decisa per ragioni meramente formali, non sostanziali. Anzi, il giudice ha riconosciuto la legittimazione dello Stato a costituirsi parte civile, che personalmente credo ci sia, ma che si sarebbe forse potuta contestare. L'orientamento da diversi anni e' per ammettere la costituzione di parte civile dello Stato, ma non sono peregrine le critiche di chi sostiene che di questo passo lo Stato potrebbe costituirsi parte civile in tutti i processi, visto che qualsiasi interesse penalmente rilevante potrebbe giustificare il suo intervento come garante".
Proprio perche' e' stato deciso per ragioni solo formali ("il giudice ha sostanzialmente detto allo Stato, 'sei legittimato, ma non hai le carte"") il no alla presenza dello Stato nel processo per l'omicidio Biagi sara' probabilmente rivisto: "Lo Stato non e' stato escluso per sempre dal processo -fa presente Frigo-. Non e' infatti indispensabile che la costituzione di parte civile sia proposta in sede di udienza preliminare; anzi, e' assolutamente pacifico che la si possa chiedere in seguito, negli atti preliminari al dibattimento, come intende fare l'avvocatura generale dello Stato".
Avvocatura che, secondo il professore, non ha invece tutte le ragioni quando ritiene che l'autorizzazione della Presidenza del Consiglio non debba essere prodotta in giudizio: "La giurisprudenza non e' uniforme, ma l'autorizzazione in sede penale e' necessaria; e quindi dovrebbe essere allegata quando ci si costituisce parte civile".

6 ottobre 2004 - BIANCO, BR NON ANCORA SCONFITTE
ANSA:
TERRORISMO: BR; BIANCO, NON ANCORA SCONFITTE
SOTTO CENERE COVA RISCHIO NEANCHE TROPPO LATENTE
Le Br-Pcc, pur avendo subito negli ultimi anni un duro colpo, non sono state integralmente sconfitte e, anzi, "sotto la cenere cova un rischio neanche troppo latente". L' allarme arriva dal presidente del Copaco, Enzo Bianco, intervenuto a un convegno a Roma.
"E' evidente - ha detto - che nessuno dei personaggi oggi in carcere ha per storia personale lo spessore per essere l' autore della rivendicazione dell' uccisione di Massimo D' Antonia e di parte di quella dell' omicidio Biagi". Dunque, ha aggiunto, "c'e' dell' altro da fare, perche' nonostante il colpo molto duro degli ultimi anni il gruppo delle Br-Pcc non e' stato ancora integralmente sconfitto. Guai a ritenerlo tale".

7 ottobre 2004 - 'PANORAMA', RIVISTA MILANESE PROMUOVE LOTTA ARMATA
ANSA:
TERRORISMO: 'PANORAMA', RIVISTA MILANESE PROMUOVE LOTTA ARMATA
SI CHIAMA 'AURORA', ISPIRATA ALLA COLONNA BR 'WALTER ALASIA'
Si chiama 'Aurora' ed e' un giornale clandestino che promuove l' insurrezione armata a Milano. Lo rivela il settimanale 'Panorama' domani in edicola, che presenta i primi due numeri di questo "foglio di propaganda per la costruzione del Partito comunista Politico-Militare".
Secondo il settimanale, il giornale e' da considerare "quasi un manifesto per la rinascita della lotta armata nel Nord Italia e viene preso molto sul serio dagli investigatori dell' antiterrorismo e dai nostri servizi segreti". L' esperienza di riferimento, prosegue, "sono le Br, ma non quelle di Nadia Lioce e compagni (il Partito comunista combattente), bensi' quelle di 'Seconda posizione', gli scissionisti che nel 1984, guidati dal criminologo Giovanni Senzani, teorizzarono che la guerra rivoluzionaria in Italia va 'centrata in modo essenziale, ma non esclusivo, sulla lotta armata"".
Per gli investigatori, a parere di 'Panorama', "i nuovi cattivi maestri potrebbero nascondersi dietro le due sigle eversive milanesi di origine marxista (Fronte rivoluzionario per il comunismo e Nuclei comunisti rivoluzionari) e si ispirerebbero all' attivita' della colonna brigatista milanese Walter Alasia. La redazione di 'Aurora e', per ora, segreta, ma gli inquirenti tengono sotto stretta osservazione il centro sociale milanese 'Panetteria occupata' di via Conte Rosso'".

7 ottobre 2004 - RAISAT EXTRA: DOCUMENTARIO 'SULLE TRACCE DI ERRI DE LUCA'
ANSA:
RAISAT EXTRA: DOCUMENTARIO 'SULLE TRACCE DI ERRI DE LUCA'
 'Politico' che non ha rinnegato il suo passato di militante rivoluzionario, scrittore di racconti della memoria, traduttore ed esegeta dell'Antico Testamento, appassionato di montagna. Le telecamere di RaiSat Extra si sono messe sulle tracce dello scrittore Erri De Luca , cosi' nasce il programma di Patrizia Schisa, per la regia di Sibilla Damiani, in onda su RaiSat Extra domani alle 22 e dal titolo: 'Sulle tracce di Erri De Luca. Una biografia sceneggiata'.

8 ottobre 2004 - BIAGI; INCIDENTE PROBATORIO BANELLI
ANSA:
TERRORISMO: BIAGI; COMINCIATO INCIDENTE PROBATORIO BANELLI
E' cominciato nell'aula del Gup di Bologna l'incidente probatorio per acquisire la testimonianza di Cinzia Banelli, la brigatista pentita sull'omicidio del professor Marco Biagi.
L'incidente probatorio, deciso dal Gup Rita Zaccariello, serve per acquisire una prova che sara' gia' valida al dibattimento.
Nell'aula non sono presenti gli imputati, che avevano gia' preannunciato di non assistere alla testimonianza di Banelli, che avviene in videoconferenza.

TERRORISMO: BIAGI; AI PRIMI DI MARZO PROVA GENERALE OMICIDIO
Una prova generale dell' omicidio del professor Marco Biagi venne fatta dai brigatisti una settimana prima del 12 marzo 2002, data in cui era stato fissato in un primo momento l' assassinio del giuslavorista poi fatto slittare di una settimana. E' uno dei nuovi elementi raccontati da Cinzia Banelli nell' interrogatorio della mattinata.
La prova generale era gia' stata considerata dalle indagini ritenendo che fosse avvenuta proprio il 12 marzo, ma Banelli nei precedenti interrogatori aveva spiegato che lei e Roberto Morandi arrivarono a Bologna in quella data pensando gia' di dover partecipare all' omicidio, perche' cosi' era stato deciso. Una volta a Bologna, pero', trovarono Mario Galesi che disse loro che l' operazione era spostata di una settimana.
In base alla "prova generale" venne anche aggiunto - secondo il racconto - un brigatista a Modena per pedinare il giuslavorista.
Banelli "ha confermato sostanzialmente le cose che aveva detto nel corso delle indagini - ha detto il Pm Paolo Giovagnoli - ha confermato e anche arricchito degli elementi che aveva gia' raccontato, li ha resi piu' chiari e piu' dettagliati".
"Temo che la fase genuina di Cinzia Banelli - ha invece detto l' avvocato Sandro Guerra, difensore di Simone Boccaccini - sia terminata. Mi e' sembrato che stesse molto attenta alle carte processuali".
Banelli, che in un paio di occasioni durante l' interrogatorio della mattina ha chiesto il permesso di poter fumare, ha risposto anche ad una domanda sulla scorta di cui era sprovvisto il professor Biagi quando venne ucciso. La 'Compagna So' ha risposto che se ci fosse stata una tutela l' attentato non sarebbe stato fatto oppure sarebbe stato fatto in altro modo, precisando pero' che dal punto di vista militare la presenza della scorta avrebbe sconsigliato l' azione.

TERRORISMO: BIAGI;ANCHE VEDOVA PRESENTE INCIDENTE PROBATORIO
Anche Marina Biagi, la vedova del giuslavorista assassinato il 19 marzo 2002 dalle Br a Bologna, ha assistito all' interrogatorio in videoconferenza della pentita Cinzia Banelli nell' aula delle udienze preliminari di Bologna.
L' interrogatorio della Banelli - che e' collegata da un luogo sconosciuto per motivi di sicurezza - viene acquisito come prova con lo strumento processuale dell' incidente probatorio. In mattinata la "Compagna So" e' stata interrogata dal Pm Paolo Giovagnoli confermando sostanzialmente le cose che aveva gia' riferito durante gli interrogatori. L' audizione prosegue anche nel pomeriggio.

TERRORISMO: BIAGI; CONCLUSO INCIDENTE PROBATORIO
Dopo oltre sei ore si e' concluso l' incidente probatorio deciso dal Gup di Bologna per acquisire la testimonianza di Cinzia Banelli, la pentita delle Br, sull' omicidio del prof.Marco Biagi.
"Banelli ha confermato un contributo importante - ha detto l' avvocatessa Grazia Volo, che difende la 'Compagna So' - ha riferito aspetti importanti per la ricostruzione dei fatti con chiarezza e puntualita"".
"Banelli ha dato un contributo importante - ha commentato l' avvocato Guido Magnisi, che assiste la famiglia Biagi e che ha seguito l' udienza con accanto la vedova del professore, Marina Orlandi - ma ho l' impressione che il contributo non sia totale rispetto a quello che conosce, che sia stata evasiva su altre posizioni, non riferibili agli imputati che conosciamo".

TERRORISMO: BIAGI; IN AULA ANCHE AVVOCATO STATO
E' presente anche l' Avvocato dello Stato all' incidente probatorio di Cinzia Banelli. Lo Stato infatti partecipa all' udienza come persona offesa. Martedi' il Gup Zaccariello aveva respinto la costituzione di Parte civile dell' Avvocatura dello Stato per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero del Welfare e del Ministero dell' Interno, che ora sono presenti, appunto, come parti offese. Ad assistere c' e' l' avvocato distrettuale dello Stato Antonio Mancino.
L' Avvocatura dello Stato conta ancora di costituirsi Parte civile durante l' udienza preliminare, producendo le carte mancanti.

TERRORISMO: BIAGI; PRESIDENZA CONSIGLIO PARTE CIVILE
Il Gup di Bologna Rita Zaccariello ha revocato l' ordinanza di martedi' scorso con cui aveva dichiarato l' inammissibilita' come parte civile al processo per l' omicidio del professor Marco Biagi della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Lo ha riferito uno degli avvocati dello Stato presenti all' udienza, Fausto Baldi. Quindi la Presidenza del Consiglio si e' potuta costituire Parte civile e gli avvocati dello Stato hanno potuto rivolgere domande a Cinzia Banelli durante l' incidente probatorio.
Secondo quanto si e' appreso l' Avvocatura dello Stato ha mostrato una "certificazione amministrativa" che non era stata esibita la scorsa udienza. Al momento non sono ancora costituiti parti civili il Ministero del Welfare e quello dell' Interno.

TERRORISMO: BIAGI; LO STATO RIENTRA NEL PROCESSO
LA VEDOVA DEL DOCENTE PER LA PRIMA VOLTA DAVANTI A IMPUTATA
La Presidenza del Consiglio dei Ministri e' entrata come parte civile nel processo per l'omicidio del prof.Marco Biagi.
Nel giorno in cui Marina Orlandi, la vedova del giuslavorista, per la prima volta ha incrociato, seppure tramite una teleconferenza, lo sguardo di una delle imputate dell'assassinio del marito, la brigatista pentita Cinzia Banelli, il Gup di Bologna Rita Zaccariello ha revocato l'ordinanza con cui martedi' scorso aveva escluso la Presidenza del Consiglio. Mancava da parte dell' avvocatura di Stato - a parere del giudice - il requisito dell'autorizzazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Abbiamo mostrato una "certificazione amministrativa", hanno spiegato gli avvocati dello Stato.
E per piu' di sei ore, Cinzia Banelli e' stata interrogata con lo strumento processuale dell'incidente probatorio, un'anticipazione di una fase del dibattimento per acquisire una prova. La "compagna So", collegata in videoconferenza biunivoca (lei poteva vedere l'aula del Gup, dall'aula potevano vedere lei) da un luogo segreto per motivi di sicurezza, ha confermato i racconti fatti nei mesi mesi scorsi dopo il pentimento. In aula non c'erano gli altri imputati, che avevano preannunciato di non volere presenziare all'interrogatorio della pentita. Le domande sono state poste dal Pm Paolo Giovagnoli e dagli avvocati di parte civile, oltre che dal Gup. I difensori degli altri imputati hanno rinunciato a rivolgere domande.
Durante l'interrogatorio Marina Orlandi, impassibile, ha preso appunti parlando ogni tanto con il legale che assiste lei e la famiglia di Biagi come parte civile, l'avv.Guido Magnisi. Banelli, che non ha mai pronunciato la parola omicidio, quasi sempre quando ha parlato del giuslavorista lo ha indicato come "il professore", e solo in qualche occasione, quando parlava in generale, come "l'obiettivo". La "compagna So" ha aggiunto anche qualche dettaglio ai suoi precedenti interrogatori: ad esempio ha spiegato che una prova generale dell' omicidio del professor Biagi venne fatta dai brigatisti una settimana prima del 12 marzo 2002, data in cui era stato fissato in un primo momento dalle Brigate Rosse l' assassinio del giuslavorista poi fatto slittare al 19. La prova generale era gia' stata considerata dalle indagini ritenendo che fosse avvenuta proprio il 12 marzo, ma Banelli nei precedenti interrogatori aveva spiegato che lei e Roberto Morandi arrivarono a Bologna in quella data pensando gia' di dover partecipare all' omicidio, perche' cosi' era stato deciso. Una volta a Bologna, pero', trovarono Mario Galesi che disse loro che l' operazione era spostata di una settimana.
In base alla "prova generale" fatta quindi il 5 marzo, venne anche aggiunto - secondo il racconto - un brigatista a Modena per pedinare il giuslavorista e avvisare i compagni a bologna che il professore aveva preso il treno per il capoluogo emiliano. Banelli, che in un paio di occasioni durante l' interrogatorio della mattina ha chiesto il permesso di poter fumare, ha risposto anche ad una domanda sulla scorta di cui era sprovvisto il professor Biagi quando venne ucciso. La 'Compagna So' ha ribadito che se ci fosse stata una tutela l' attentato non sarebbe stato fatto oppure sarebbe stato fatto in altro modo, precisando pero' che dal punto di vista militare la presenza della scorta avrebbe sconsigliato l' azione. Dai racconti non viene ancora chiarito chi sono in realta' il brigatista presente a Modena e la "compagna Maria" che segui' poi Biagi dalla stazione di Bologna verso casa.
E non e' stato chiarito nemmeno chi fosse il "compagno Carlo" che, tra l'altro, la sera dell'omicidio ando' a prendere a Pistoia Morandi - il brigatista aspetto' sotto casa Biagi insieme a Mario Galesi, il quale fece materialmente fuoco - che nella citta' toscana era arrivato con Banelli, prima prendendo un treno fino a Porretta poi con un taxi. La "compagna So" ha raccontato che "Carlo" aspetto' Morandi distante dalla stazione e per questo non lo vide. "Carlo", per l'accusa, potrebbe essere Simone Boccaccini. Ma il difensore di Boccaccini, l'avv.Sandro Guerra, ha garantito che quella sera il suo assistito era altrove e che puo' essere provato. "Temo che la fase genuina di Cinzia Banelli - ha commentato l' avv. Guerra - sia terminata. Mi e' sembrato che stesse molto attenta alle carte processuali". "Ha confermato sostanzialmente le cose che aveva detto nel corso delle indagini - ha invece detto il Pm Giovagnoli - e anche arricchito elementi che aveva gia' raccontato, li ha resi piu' chiari e piu' dettagliati". Ma resterebbe qualche dubbio su cio' che Banelli non ha raccontato: ad esempio sull'esecuzione dell'omicidio, malgrado abbia fatto il viaggio di ritorno da Bologna con Morandi, non riesce comunque a raccontare molto.
"Banelli ha dato un contributo importante - ha commentato l' avvocato della famiglia, Magnisi - ma ho l' impressione che il contributo non sia totale rispetto a quello che conosce, che sia stata evasiva su altre posizioni, non riferibili agli imputati che conosciamo".
Diversa la valutazione dell'avv.Grazia Volo, che difende Banelli: "Ha confermato un contributo importante, ha riferito aspetti importanti per la ricostruzione dei fatti con chiarezza e puntualita"". L'avv.Volo ha spiegato che potrebbe chiedere il rito abbreviato per la sua assistita, dopo aver valutato se ci sono altre questioni sollevate dagli altri avvocati.
Chiuso oggi l'incidente probatorio, l'udienza preliminare davanti al Gup riprendera' sabato 16 ottobre, quando dovrebbe cominciare la discussione.

8 ottobre 2004 - BR; BADEL RESTA IN CARCERE
ANSA:
TERRORISMO: BR; BADEL RESTA IN CARCERE
DIPENDENTE DELL'ISTAT, E' IL PRESUNTO 'CERVELLO INFORMATICO'
Resta in carcere Roberto Badel, il presunto "cervello informatico" delle Brigate Rosse arrestato il 16 luglio scorso a Roma con l' accusa di partecipazione a banda armata. Lo ha deciso il gip Carmelita Russo che ha rigettato un' istanza di scarcerazione presentata dai difensori dell' indagato.
Per Badel, i pm Franco Ionta e Pietro Saviotti avevano espresso parere favorevole alla concessione degli arresti domiciliari, ma il gip ha ritenuto che non sussistano i presupposti per una modifica della misura restrittiva. Dipendente dell' Istat, Badel e' accusato di essere il cosiddetto "compagno B" dell' organizzazione anche se non risulta alcun suo ruolo nella preparazione e nella esecuzione degli omicidi di Massimo D'Antona e di Marco Biagi. Nel computer di Badel fu trovata traccia di un file contenente un documento ritenuto propedeutico ad un incontro tra militanti delle br. Non solo, gli inquirenti hanno anche accertato che il personal computer dell' indagato e' stato collegato "in rete" a quelli di altri brigatisti. Accuse respinte da Badel il quale ha sostenuto non solo di avere particolari cognizioni informatiche, ma di non aver mai fatto parte delle Br. Pochi giorni dopo l' arresto, l' uomo fu autorizzato ad uscire temporaneamente dal carcere di Regina Coeli per partecipare ad un concorso interno dell' Istat.

9 ottobre 2004 - D'ANTONA: BIANCO, ANCORA LIBERO CHI HA SCRITTO RIVENDICAZIONE
ANSA:
D'ANTONA: BIANCO, ANCORA LIBERO CHI HA SCRITTO RIVENDICAZIONE
LE BR NON SONO STATE ANCORA SCONFITTE
"Nella lotta al terrorismo interno sono stati fatti grandi passi in avanti, ma le Brigate rosse non sono state ancora sconfitte: la brace cova ancora sotto la cenere". Lo ha affermato il presidente del Comitato parlamentare di controllo sui Servizi segreti, Enzo Bianco, intervenendo a Catania alla presentazione dl libro "Cosi' raro, cosi' perduto", scritto da Olga D'Antona e Sergio Zavoli.
Secondo Bianco "le persone che hanno scritto il documento di rivendicazione dell' assassinio di D' Antona non sono ancora in carcere perche' - ha spiegato - il livello e lo spessore di chi lo ha scritto non corrisponde alla storia personale di quelli che sono stati arrestati". "Nelle Br - ha ipotizzato il presidente del Copaco - c'e' un altro livello piu' alto".
Per questo Bianco ha invitato a "continuare nelle indagini per sgominare coloro i quali pensano di colpire il riformismo nel Paese, cioe' - ha rilevato - gli uomini buoni e quelli del dialogo, gli uomini che poi rendono possibili i cambiamenti significativi nel nostro Paese".
Alla domanda dei giornalisti se sulla vicenda ci sono spunti investigativi o se si tratta di ipotesi, Enzo Bianco ha replicato: "Qualche volta - ha detto - i ragionamenti e le analisi sono importanti almeno quanto le informazioni. Posso dire che questo e' un ragionamento condiviso".
Secondo Bianco "chi ha scritto il documento di rivendicazione dell' assassinio di Biagi, ma soprattutto di D' Antona, certamente non e' tra gli arrestati". "E' - ha ipotizzato - un uomo di un altro spessore ideologico e che aveva informazioni dettagliate su quello che capitava nel ministero del Lavoro. Nessuna delle persone arrestate ha un curriculum o una storia personale che gli permettano di avere quelle informazioni".
"Abbiamo ritenuto un risultato importante - ha aggiunto il presidente del Copaco - ma non e' il momento di abbassare la guardia. Il paese ha piu' che mai bisogno di riforme e ci sono uomini, da una parte e dall' altra degli schieramenti estremistici capaci di potere influire con la violenza per bloccarle".

D'ANTONA: MOGLIE, NON ABBASSARE LA GUARDIA COME IN ANNI '80
"Sia mio marito sia Marco Biagi, seppure in modo diverso, si occupavano della riforma del lavoro e questo veniva considerato in maniera negativa dalle Brigate Rosse". Cosi' Olga D' Antona spiega il movente comune dei due delitti a margine della presentazione, all' Universita' di Catania, del libro "Cosi' raro, cosi' perduto", che ha scritto insieme a Sergio Zavoli.
Secondo l' europarlamentare, "negli anni '80 fu commesso un grave errore, quello di considerare sconfitto definitivamente il terrorismo". "Io - aggiunge Olga D' Antona - pur vedendo che adesso la testa di questa organizzazione e' stata scoperta e catturata, sono convinta che non si puo' abbassare la guardia perche' questo tipo di fenomeni, come la storia degli ultimi 30 anni ci insegna, purtroppo puo' rinascere in qualunque momento".
Alla presentazione del libro a Catania hanno partecipato, tra gli altri, il presidente del Copaco Enzo Bianco e i giornalisti Nino Milazzo e Sebastiano Messina.

9 ottobre 2004 - BIAGI; C'ERANO ALTRI DUE UOMINI IN MIRINO BR
ANSA:
TERRORISMO: BIAGI; C'ERANO ALTRI DUE UOMINI IN MIRINO BR
DAI FILE BANELLI, QUELLA SU GIUSLAVORISTA NON FU UNICA INCHIESTA
C'erano altre due persone nel mirino delle Brigate rosse, nel 2000, ancor prima che il professor Marco Biagi diventasse l'obiettivo di "un'iniziativa disarticolante", cioe' di un omicidio: erano anch'essi bolognesi, o forse abitavano nel capoluogo emiliano, e su di loro le Br iniziarono un'inchiesta per verificarne le abitudini. E' emerso da uno dei documenti contenuti nei file sequestrati a Cinzia Banelli, la Br che da agosto collabora con gli investigatori.
Dai documenti risulterebbero infatti due inchieste su queste due personalita', ma che poi non furono continuate.
Fra le attivita' dei brigatisti c'era quella di annotare i numeri di targa delle auto, per poi controllarne la proprieta', verificando inoltre la presenza di eventuali scorte.
A quell'epoca, il professor Biagi non era ancora un obiettivo, come aveva gia' raccontato Banelli nell'interrogatorio dell'8 settembre davanti al Pm di Bologna Paolo Giovagnoli: "Fu in seguito il suo ruolo nella preparazione del Libro Bianco sul Lavoro del Governo, nel 2001, che ha fatto di lui un obiettivo. Nel 2000 era visto come un possibile obiettivo di un'azione offensiva minore, non strategica".
E infatti le Br non pensavano ancora a un agguato: "Sono andata insieme a Morandi - ha raccontato ancora Banelli - all'inizio dell'estate 2000, in via Valdonica e abbiamo fatto un'inchiesta facendo lo studio della strada sull'opportunita' di fare una scritta o appendere uno striscione contro di lui".
E ieri, durante l'incidente probatorio con la brigatista, nell'udienza preliminare di Bologna, e' stato nuovamente toccato il tema della scorta (tolta) al giuslavorista: non avevamo la capacita' militare per affrontare una scorta - ha spiegato in pratica Banelli - e anche nel caso di una forma minima di tutela, come un autista armato, l'azione avrebbe richiesto una ulteriore ponderata valutazione.
I documenti ritrovati nei file sequestrati hanno anche confermato il maniacale resoconto che le Brigate rosse redigevano per ogni operazione. E' infatti riportato il fatto che Morandi, che non sapeva andare in scooter, ne acquisto' uno per esercitarsi.
Sono emersi anche indizi su alcune delle regole di compartimentazione dell'organizzazione, in una scheda per una delle staffette che partecipo' alla rapina a un ufficio postale di Siena, il 2 dicembre 1999: avendo il compito di recuperare in motorino uno dei due uomini della squadra operativa (Galesi e un altro militante romano), non doveva girarsi, per non conoscere l'identita' del compagno, conosciuto solo con il nome di battaglia.
Intanto, mentre nelle parole di Banelli resta ignota l'identita' del compagno Carlo, che la Procura suppone essere Simone Boccaccini, fra gli atti citati nel corso dell'udienza preliminare di ieri, c'e' un verbale di una riunione avvenuta fra alcuni militanti delle Br il 10 settembre 2000: e, oltre alla pentita, vi avrebbe preso parte anche Carlo.
Nel corso dell'udienza preliminare, il Pm Paolo Giovagnoli ha chiesto a Banelli cosa sapesse delle due inchieste brigatiste, oltre a quella sul professor Biagi, rintracciate nei file. Ma la pentita si sarebbe limitata a rispondere di non ricordarsi.

TERRORISMO: BIAGI; GHEZZI E ONOFRI ERANO IN INCHIESTE BR
Giorgio Ghezzi, amico e maestro di Marco Biagi, e Paolo Onofri, economista, furono al centro di inchieste delle Brigate rosse. Fra il 2000 e il 2001 infatti i terroristi iniziarono a raccogliere informazioni sui due docenti dell' Universita' di Bologna, cosi' come avevano iniziato a fare per il professor Biagi, che sarebbe poi stato assassinato il 19 marzo 2002. Il particolare e' emerso da alcuni documenti contenuti nei file sequestrati alla brigatista Cinzia Banelli, che da agosto collabora con gli investigatori.
Le inchieste non furono approfondite, perche', dopo l' estate 2001 i pedinamenti delle Br si concentrarono su Marco Biagi che divento' l' obiettivo di "un' azione strategica", cioe' di un omicidio. Ghezzi, professore di Diritto del lavoro all' Ateneo bolognese e' membro della Commissione di garanzia sul diritto di sciopero. Paolo Onofri, professore di Politica economica nella stessa Universita', e' stato consigliere economico dei Presidenti del Consiglio Romano Prodi e Giuliano Amato. Secondo i documenti recuperati dagli investigatori, i brigatisti iniziarono a raccogliere informazioni, annotare orari, ricostruendo le abitudini di vita delle persone oggetto dell' inchiesta. All' inizio fu fatta la stessa cosa per il professor Biagi che, dopo il Libro bianco sul Lavoro, divenne invece l' obiettivo dell' attacco delle Br, almeno secondo quanto raccontato da Banelli agli investigatori.

"La Repubblica"
La moglie del giuslavorista assassinato ha ascoltato apparentemente impassibile il racconto del delitto fatto dalla terrorista pentita Faccia a faccia con la brigatista La vedova Biagi all´udienza con la Banelli in videoconferenza
Un faccia a faccia virtuale fra vittima e carnefice, tra Marina Orlandi Biagi e Cinzia Banelli. La vedova del professore ucciso dalle Br e la pentita che sta raccontando tutto di quel delitto si sono "incontrate" in udienza attraverso il meccanismo della videoconferenza. Tre telecamere hanno rimbalzato l´immagine di Marina nella località segreta dalla quale Banelli ha parlato per sette ore. Un´altra telecamera ha portato l´immagine di Banelli nell´auletta del gip dove si stava svolgendo l´incidente probatorio davanti alla vedova Biagi, pm, gup e avvocati di parte civile. Tra loro anche lo Stato, riammesso al processo dopo la presentazione da parte dell´Avvocatura dell´autorizzazione della Presidenza del Consiglio. Intanto c´è perplessità sulle dichiarazioni di Banelli. Credibile, ma non completa, dice l´avvocato Guido Magnisi. Per il pm Paolo Giovagnoli nella sua ricostruzione ci sono "vuoti e punti oscuri".

IL PROCESSO BIAGI
Il gelo di una telecamera tra la vedova e la brigatista
La signora Biagi e la Banelli si guardano in video
La moglie del professore ha preso appunti
Marina Orlandi ha assistito dall´aula bunker di piazza Trento Trieste alla confessione della terrorista che si trovava in una località segreta
PAOLA CASCELLA
Entra e siede accanto al suo avvocato Guido Magnisi. Un attimo di perplessità, qualche secondo di silenzio nell´auletta a piano terra della Procura. "Si dà atto che la signora Marina Orlandi Biagi è presente in aula". Tre telecamere, due ad altezza d´uomo, la terza dall´alto: l´immagine della vedova del professore ucciso raggiunge anche la località segreta vicino a Prato dove per motivi di sicurezza ieri mattina alle 9 Cinzia Banelli è stata trasferita dal carcere di Sollicciano. Da lì la grande accusatrice che ha deciso di raccontare tutto del delitto di Massimo D´Antona e di Marco Biagi in teleconferenza, può vedere nitidamente il volto della signora accanto a parti civili, pm e giudice dell´indagine preliminare. Per sette ore consecutive, durante una terrificante, burocratica ricostruzione di quello che Banelli non chiama mai "omicidio", ma solo "azione", qualche volta "attacco disarticolante dello Stato". Il professore è quasi sempre "il soggetto" o "l´obiettivo".
Nessuno si aspettava che Marina Orlandi, la vedova del professore ucciso dalla Br, volesse assistere alla prima confessione pubblica di Banelli. L´incidente probatorio si trasforma in un faccia a faccia a distanza tra le due donne. Vittima e carnefice, non si parlano mai, non si guardano mai negli occhi, ma sanno l´una dell´altra. Da una parte Marina Orlandi, immobile, attentissima, prende appunti e ogni tanto parla a voce bassa col suo avvocato. Dall´altra Banelli, capelli che sfiorano le spalle, maglietta bianca, curata, in ordine, apparentemente una donna qualunque della media borghesia, risponde aggiungendo dettagli ai suoi vecchi verbali. Si concede due sigarette, alla seconda la gup la riprende e lei gentile spegne la cicca. Ma appena apre bocca è solo una militante delle Brigate rosse-partito comunista combattente. Ex militante, che tuttavia non ha ancora dismesso il linguaggio militare, il gergo di ieri. Parla di "aggancio D´Antona", "scheda di ruolo", "inchiesta sul territorio", "iniziativa e squadra offensiva". Gelida, impiegatizia, riferisce di quando portava gli anticoncezionali a Nadia Lioce, a Roma, durante la sua latitanza, o gli antinfluenzali presi dall´ospedale di Pisa in cui lei lavorava. Marina ascolta, immobile e senza apparenti reazioni. L´incidente probatorio si conclude alle 17, l´ex compagna So deve allattare il piccolo Filippo, cinque mesi, la ragione del suo pentimento. Marina sparisce silenziosa sfuggendo a telecamere e fotografi, come quando era entrata al mattino. Restano tutte le perplessità di fronte alle dichiarazioni di Banelli. Parti civili e Procura parlano di vuoti, di punti oscuri. Dice l´avvocato di parte civile Guido Magnisi: "Quello di Cinzia Banelli è un contributo importante, ma non completo rispetto a ciò che lei sa. L´impressione è che sia evasiva su altre posizioni, che magari non sono ancora emerse. Può darsi che dipenda dalla compartimentazione, ma strana visto che Banelli ammette di aver dialogato con i vertici delle Br Lioce e Galesi e anche con Morandi. Come mai nulla sa invece di chi aveva ruoli inferiori?" Della stessa opinione il pm Paolo Giovagnoli: "Dopo il delitto, Banelli fuggì con Morandi. Possibile che non abbia chiesto nulla del dettaglio dell´operazione?"

IL CASO
Videoconferenza per la pentita br. Lo Stato parte civile
Depone la Banelli in aula la vedova Biagi
Un racconto di sette ore, la ricostruzione dell´agguato mortale di via Valdonica
PAOLA CASCELLA
BOLOGNA - Scivola silenziosa accanto al suo avvocato Guido Magnisi. E si siede accanto a lui sotto l´occhio di tre telecamere. Due la riprendono dalle pareti laterali, la terza è sul soffitto dell´auletta a piano terra dell´ufficio gip, che ammutolisce per qualche secondo. Il volto di Marina Orlandi Biagi rimbalza nella stanza di un luogo segreto vicino Prato dove la grande accusatrice Cinzia Banelli è stata trasferita ieri mattina per motivi di sicurezza. Da lì la donna racconta tutto della morte del marito dell´altra sotto il fuoco delle Br. Anche lei è davanti all´occhio di una telecamera, in videoconferenza con Bologna. Un faccia a faccia virtuale, carnefice e vittima non si guardano mai negli occhi ma l´una vede l´altra, e viceversa. Per sette lunghe ore di burocratica, agghiacciante ricostruzione dell´agguato del 19 marzo 2002. Una ricostruzione che secondo il pm Paolo Giovagnoli e l´avvocato di parte civile Guido Magnisi, contiene molti "vuoti e punti oscuri a proposito di posizioni di persone forse finora non emerse". Marina prende appunti attentissima, apparentemente senza emozioni, mentre l´altra, la pentita, ricorda: "Dopo l´azione io e Roberto Morandi ci fermammo a mangiare in un bar di Porretta. Lui mi disse che era andato tutto bene. Poi si parlò d´altro". E ancora: "Se il professore avesse avuto la scorta avremmo cambiato obiettivo, oppure ci saremmo attrezzati diversamente sul piano militare". Banelli è gelida, il suo linguaggio ancora quello delle Br. Non parla mai di omicidio, ma di "azione", "attacco disarticolante dello Stato". Biagi solo un paio di volte è "il professore". Più spesso è un´entità asettica, "il soggetto" o "l´obiettivo". Marina Biagi ascolta e parla sottovoce col suo avvocato. La tensione è palpabile. Banelli racconta che il 5 marzo 2002, 15 giorni prima del delitto, venne fatta una prova generale. Servì a capire che c´era una falla nel piano operativo. Occorreva una staffetta anche a Modena che seguisse il professore dall´università fino al treno per Bologna, un settimo uomo per verificare i suoi orari di partenza. "Un particolare nuovo", dicono gli avvocati di parte civile Massimo Jasonni, per l´università di Modena, e dello Stato Fausto Baldi che ieri insieme al collega Antonio Mancino ha ottenuto la riammissione della Presidenza del Consiglio nel processo. Ma anche loro sono perplessi. Come il pm Giovagnoli: "Non è credibile che Banelli che aveva contatti con Nadia Lioce e Mario Galesi, non abbia chiesto nulla sull´agguato ai compagni". A questi dubbi la pentita ha spesso risposto: "Non ricordo". Oppure: "Non era nelle nostre abitudini. Tutto era rimandato al bilancio dell´azione". Un documento interno che però finora non è stato trovato.

"Dopo l´azione mangiammo al bar di Porretta. Io e Morandi eravamo arrivati insieme da Bologna. Lui disse soltanto che era andato tutto bene". Cinzia Banelli non chiese niente di più al compagno che aveva visto Marco Biagi cadere a terra ferito a morte dalla pistola di Mario Galesi. Nessun dettaglio, nessun particolare. E in seguito non lo chiese neppure a Nadia Lioce o a Mario Galesi. Come mai? "Non era nelle nostre abitudini. Tutto sarebbe stato scritto nel nostro "bilancio interno"". Di cui però non si è trovata traccia. E´ uno dei punti meno credibili della lunga deposizione della donna in videoconferenza. Una confessione che non ha convinto fino in fondo. Né il procuratore capo Enrico Di Nicola e il pm Paolo Giovagnoli, né le parti civili: l´avvocato Massimo Jasonni che patrocina l´università di Modena, né Guido Magnisi che rappresenta la famiglia del professore, né l´avvocato distrettuale dello Stato Antonio Mancino che ieri col collega Fausto Baldi ha presentato l´autorizzazione della Presidenza del Consiglio ottenendo la revoca dell´ordinanza che lasciava lo Stato fuori dal processo.
Banelli ha ribadito che "se il professore avesse avuto la scorta avremmo cambiato obiettivo oppure ci saremmo attrezzati militarmente in modo diverso". E ha raccontato che quindici giorni prima dell´omicidio il 5 marzo 2002, venne fatta la prova generale. Inscenando l´agguato, i brigatisti però si accorsero che le forze messe in campo non erano sufficienti. Occorreva qualcuno che seguisse il professore anche a Modena e che comunicasse al commando l´orario della sua partenza verso Bologna. Decisero di aggiungere un´altra persona persona. Così il 12 marzo erano sette i componenti della "squadra operativa offensiva ". Ma l´omicidio slittò di una settimana perché il comunicato di rivendicazione non era ancora pronto.
Banelli con tutta probabilità chiederà di essere giudicata con il rito abbreviato che prevede uno sconto di pena. "Lo stiamo valutando", dice l´avvocatessa che la difende Grazia Volo. "La mia assistita ha ripercorso tutta la ricostruzione della vicenda Biagi intervenendo sempre con puntualità e chiarezza".
(p.c.)

10 ottobre 2004 - BR; GHEZZI, MAI PENSATO DI ESSERE UN OBIETTIVO
ANSA:
TERRORISMO: BR; GHEZZI, MAI PENSATO DI ESSERE UN OBIETTIVO
SOLO QUALCHE TIMORE SUBITO FUGATO
"L'idea di essere nel mirino, di essere tra le persone in qualche modo inserite in liste di proscrizione da parte delle Br non l'ho avuta. Ho avuto solo qualche timore, peraltro immediatamente fugato".
Giorgio Ghezzi, docente di diritto del lavoro dell' Universita' di Bologna, amico di Marco Biagi e di Massimo D'Antona, e' uno dei due professori bolognesi al centro di inchieste delle Brigate rosse. Fra il 2000 e il 2001 infatti i terroristi iniziarono a raccogliere informazioni su di lui e su Paolo Onofri, docente di economia, cosi' come avevano iniziato a fare per il professor Biagi, poi ucciso il 19 marzo 2002. I due nomi sono emersi da alcuni documenti contenuti nei file sequestrati alla brigatista 'pentita' Cinzia Banelli.
Ghezzi, 'maestro' di Biagi, negli anni '70 assessore della giunta comunale del sindaco Pci Renato Zangheri, ha fatto parte fino al 2002 della commissione di garanzia per lo sciopero nei servizi pubblici.
"Di essere nei file delle Br l'ho saputo da un giornalista che mi ha chiamato per intevistarmi - spiega il prof.Ghezzi -. Minacce dirette non ne ho mai ricevute, evidentemente stavano valutando. Pero' piu' uno e' noto, meno probabilita' ha di essere colpito. Quindi non e' che la cosa mi preoccupi molto. Certo e' seccante, perche' poi tornano fuori queste vicende della scorta concessa e poi revocata a Marco Biagi. Saltano fuori di nuovo queste miseriucole umane. E resta il dolore di rinfocolare notizie che gia' hanno recato dolore. Ma paura no".
"Forse hanno pensato a me perche' io appartenevo, soprattutto in quegli anni - spiega ancora il docente - ad un gruppetto di giuristi riformatori. Giuristi che da una parte e dall'altra, anche con diversita' di opinioni, a volte si confrontavano per discutere ed elaborare assieme ipotesi, sulle quali non sempre si raggiungeva l'accordo. Studiosi che avevano una visione progettuale, come Tarantelli tra gli economisti, Tobagi tra i giornalisti, Giugni e poi D'Antona e Biagi tr