Almanacco dei misteri d' Italia
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gennaio 2005 |
5 gennaio 2005 - BR; DEPOSITATE RICHIESTE GIUDIZIO RAPINE TOSCANA
ANSA:
TERRORISMO: BR; DEPOSITATE RICHIESTE GIUDIZIO RAPINE TOSCANA
UNA DECINA I PRESUNTI BR CHIAMATI IN CAUSA DA PM ROMA
Depositate oggi a Roma le richieste di rinvio a giudizio di una decina di presunti brigatisti accusati di aver compiuto rapine di autofinanziamento in Toscana nel periodo 1998-2003. Si tratta degli assalti compiuti ai danni di un furgone postale a Mezzana, in provincia di Pisa, in un ufficio postale di Siena ed in due uffici postali di Firenze.
Le richieste, per i primi due episodi riguardano Nadia Desdemona Lioce, Cinzia Banelli, Roberto Morandi, Bruno Di Giovannangelo, Marco Mezzasalma, Paolo Broccatelli e, limitatamente all' episodio di Siena, Laura Proietti e Simone Boccaccini. Per le rapine avvenute a Firenze la richiesta chiama in causa Lioce, Morandi, Mezzasalma, Banelli, Diana Blefari Melazzi, Boccaccini, Di Giovannangelo e Maurizio Viscido. A firmare i provvedimenti sono stati i pubblici ministeri Franco Ionta, Pietro Saviotti ed Erminio Amelio. A parlare di tutti queste rapine e' stata Cinzia Banelli, la compagna "So" che ha deciso di collaborare con la giustizia.
La competenza territoriale della procura di Roma ad indagare sui due episodi di autofinanziamento delle br e' stata determinata dalla connessione delle rapine con la attivita' della banda armata, che aveva sede nella capitale. Sulla base di questo principio, i magistrati di Firenze avevano inviato ai colleghi di Roma gli atti riguardanti due "espropri" attuati nel 2002 e 2003 in un uffici postali del capoluogo toscano.
L' intento degli inquirenti romani e' ora quello di procedere alla riunione dei due fascicoli processuali e di tentare un' ulteriore riunificazione di entrambi con quello relativo all' omicidio di Massimo D' Antona, vicenda culminata con il rinvio a giudizio di 17 presunti br.
Laura Proietti, che per il caso D' Antona sara' giudicata con il rito abbreviato insieme con la Banelli a partire dal 14 gennaio prossimo, chiedera', in caso di rinvio a giudizio anche per la rapina di Siena, di essere processata con lo stesso rito alternativo.5 gennaio 2005 - BR; PROCURA ROMA CHIUDE INCHIESTA SU CRUCIANI
ANSA:
TERRORISMO: BR; PROCURA ROMA CHIUDE INCHIESTA SU CRUCIANI
La procura di Roma ha depositato gli atti relativi all'inchiesta su Jerome Cruciani, l'ex appartenente ai Nuclei comunisti combattenti arrestato a Roma il 24 novembre scorso per associazione eversiva e per aver compiuto una rapina nel 1996 insieme con Mario Galesi ai danni di un portavalori.
I pm della procura di Roma Franco Ionta e Pietro Saviotti nelle prossime settimane chiederanno presumibilmente al gip il giudizio per Cruciani, detenuto nel carcere di Ancona. Nello scorso mese di dicembre il tribunale del riesame, presieduto da Giuseppe D'Arma, ha respinto una istanza di revoca dell' ordinanza di custodia cautelare presentata dall' avvocato Lucentini. Secondo lo stesso Lucentini, il tribunale della liberta', dagli atti della chiusura di indagine, avrebbe limitato la presunta partecipazione di Cruciani alle Br fino al 1999. Non e' escluso che Cruciani possa essere giudicato con giudizio immediato.
Cruciani si e' sempre difeso spiegando di essere stato amico di Galesi ma di non aver mai fatto parte dei Ncc e, tanto meno, di aver intrapreso la strada della lotta armata. L'unica ammissione dell'indagato e' stata quella di aver partecipato nel '97, con Galesi, ad una rapina in un ufficio postale in via Radicofani per il quale ha gia' scontato la condanna. Rapina, ha aggiunto Cruciani, alla quale partecipo' per necessita' finanziarie e non per fini politici. Secondo i pm Franco Ionta e Pietro Saviotti i quali avevano espresso parere sfavorevole alla scarcerazione, Cruciani sarebbe stato infatti una sorta di militante "in sonno" delle brigate rosse.6 gennaio 2005 - TONI NEGRI: PER NOUVEL OBSERVATEUR, TRA I PRECURSORI DEL DOMANI
ANSA:
TONI NEGRI E AGAMBEN TRA 25 GRANDI PENSATORI DEL MONDO
SECONDO NOUVEL OBSERVATEUR; NEGRI SAREBBE IL 'NUOVO MARX'
Tra i 25 "grandi pensatori del mondo intero" ci sono nel 'fuori serie' del Nouvel Observateur dedicato ai 40 anni della testata due italiani:
Toni Negri ,"il nuovo Marx", e Giorgio Agamben, "il pensatore del futuro".
Il primo e' "figura centrale del rinnovamento del marxismo che fu l'operaismo italiano" che ha "introdotto la categoria dell' operaio sociale come nuovo soggetto rivoluzionario in un mondo dove il soggetto politico e' la moltitudine".
Il secondo, un filosofo "influenzato da Heidegger" trasforma "il rapporto essere-tempo in una nuova problematica storica, in rottura con ogni forma di continuita' lineare e tutti i presupposti teleologici".
Il villaggio globale, secondo Nouvel Observateur, comunica poco e male. L'illusione di una comunicazione mondiale virtuale maschera la gabbia linguistica in cui si trovano i pensatori degli altri paesi ed e' sempre piu' difficile sfuggire alla "maledizione di Babele". E' per questo che le edizioni della testata francese hanno deciso di pubblicare un elenco ragionato dei pensatori che rappresentano "la coscienza del nostro tempo e i precursori del mondo di domani".
Gli altri pensatori sono: il filosofo americano Stanley Cavell, il filosofo senegalese Souleymane Diagne, l'antropologo e sociologo argentino-messicano Nestor Garcia Canclini, lo psicanalista indiano Sudhir Kakar, il filosofo russo Vladimir Kantor, il filosofo portoghese Jose Gil, il filosofo americano Ian Hacking, l'intellettuale brasiliano Candido Mendes, il filosofo sloveno Slavoj Zizek, il filosofo norvegiese Jon Elster, il filosofo di origine ganese Kwame Appiah, il filosofo tedesco Axel Honneth, il filosofo americamo Marrha Nussbaum, l'intellettuale latino-americano Carlos Maria Villas, il filosofo britannico Simon Blackburn, il filosofo canadese Charles Taylor, il filosofo tedesco Peter Sloterdijk, il filosofo americano Richard Rorty, il filosofo irlandese Philip Pettit, il filosofo spagnolo Daniel Innerarity, il filosofo finlandese Jaakko Hintikka, l'economista indo-britannico Amartya Sen e il filosofo americano Michael Walzer.TONI NEGRI: NOUVEL OBSERVATEUR, TRA I PRECURSORI DEL DOMANI
CON FILOFOFO GIORGIO AGAMBEN, NOUVEL OBSERVATEUR
Venticinque nomi che rappresentano l'essenza del sapere e del pensiero attuale che precorre il mondo di domani sono stati raccolti in un "fuori serie" delle edizioni del Nouvel Observateur.
Americani, europei, indiani, africani ed anche due italiani:
Toni Negri "il nuovo Marx" e Giorgio Agamben, il filosofo cresciuto nei circoli romani di Elsa Morante, Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini e giudicato uno degli studiosi contemporanei "piu'importanti e fecondi degli ultimi 25 anni".
Venticinque nomi "dei piu' grandi pensatori al mondo" che rappresentano "la coscienza del nostro tempo e i precursori del mondo di domani" afferma la pubblicazione uscita per ricordare i 40 anni del Nouvel Observateur, messi insieme al di la' delle barriere linguistiche che, anche in una societa' che si ritiene globalizzata restano, per la pubblicazione, pesanti e capaci di rendere difficili leggere i lavori prodotti nei diversi angoli del pianeta.
Toni Negri viene studiato e analizzato per la sua produzione scientifica da due studiosi italiani, Filippo Del Lucchese, filosofo e ricercatore all'Universita' di Pisa e Vittorio Merlino, dell'universita' di Milano Bicocca.
Non viene presa in considerazione la sua storia politico-giudiziaria che l'ha portato a vivere e lavorare a lungo a Parigi dove ha pubblicato numerosi scritti e dove torna per tenere seminari di ricerca.
Ha anche preparato un lavoro teatrale "Essaim" che andra' in scena il prossimo giugno in un teatro parigino e che racconta la storia di un kamikaze che cerca mezzi di resistenza che non siano quelli della guerra.
Il motivo che l'ha portato tra i 25 sapienti del mondo e' il fatto che ha rappresentato la "figura centrale del rinnovamento del marxismo che fu l'operaismo italiano" che ha "introdotto la categoria dell' operaio sociale come nuovo soggetto rivoluzionario in un mondo dove il soggetto politico e' la moltitudine". E la sua lettura di un "Marx al di la' di Marx" con al centro la crisi dei poteri costituenti e costituiti e l'emergenza di una soggettivita' rivoluzionaria.
Rispondendo ad una domanda su cosa vuol dire pensare, Negri dice che e' "dare senso alle cose comuni e ai progetti futuri.
Essere dentro il cambiamento e rendere comune, ad una potenza infinita, l'artificio individuale della parola e dell'essere", mentre i pensatori hanno una funzione comune di "arricchire il linguaggio, descrivere la trasformazione, piegare il pensiero critico all'analisi dei modi di vita".
Di Giorgio Agamben, la pubblicazione scrive che e' un filosofo "influenzato da Heidegger" che trasforma "il rapporto essere/tempo in una nuova problematica storica, in rottura con ogni forma di continuita' lineare e tutti i presupposti teleologici". Judith Revel, docente di filosofia alla Sapienza di Roma, ricorda che i suoi lavori sono centrali sia nel campo dei rapporti tra filosofia, letteratura e linguistica sia in quello della filosofia politica. Ricorda anche che Pier Paolo Pasolini lo aveva voluto nel ruolo dell'apostolo Filippo all'interno del "vangelo secondo Matteo" e segue il suo percorso di studioso e ricercatore raffinato e acuto.
Ognuno dei nomi indicati, nella maggior parte filosofi, ma anche economisti, psicologi, archeologi e politologi, rappresenta per la pubblicazione un punto di riferimento nell'avanzata del pensiero. Tutte voci che fanno parte di un unico grande flusso del sapere umano e che la "maledizione di Babele" rischia invece di spezzare e far perdere nella sua vista d'insieme.TONI NEGRI: PER 'TIME' TRA GRANDI INNOVATORI DEL 2001
Toni Negri, l'ex leader di Movimento Operaio, il "cattivo maestro" di una generazione di terroristi dell'ultrasinistra, non e' nuovo a exploit internazionali come la classifica di Nouvel Observateur. Nel 2001, grazie al saggio "L'impero" scritto con Michael Hardt, fini' tra i sette innovatori del 2001 scelti da 'Time'.
Considerato una delle bibbie del movimento anti-globalizzazione, 'Empire', fu tradotto in almeno una dozzina di lingue, e negli Stati Uniti divenne in poco tempo un best seller. In 500 pagine Negri e il coautore Michael Hardt, professore di Letteratura della Duke University, spiegavano al lettore che "ormai si vive nell'impero. C'e' solo un capo che comanda ma non vuole pagare il prezzo di questo potere".
L'Impero - spiegava il libro - vuole superare la storia e porsi come la fonte della pace, della legittimita', della giustizia. Ma porta dentro di se' gli stessi elementi che potrebbero condurlo alla rovina: la moltitudine degli individui che proprio nelle opportunita' offerte dalla globalizzazione possono trovare gli spazi per una rivoluzione dell'ordine mondiale.
Piu' recentemente (novembre 2003) Negri ha fatto ancora scalpore con un libro-intervista scritto in Francia con la giornalista Anne Dufourmantelle e intitolato "Du Retour". Vi denunciava "Il sistematico terrorismo di stato che metteva le bombe, faceva dei morti, praticava la repressione"; e ancora " il desiderio di liberazione", incarnato da un'estrema sinistra che rispose "in modo militare" quando tutte le altre risposte divennero "impossibili".
Negri rivisita con taglio manicheo gli "Anni di Piombo" raccontando di un'Italia "alle frontiere dell'Occidente" dove il governo in mano alla Democrazia Cristiana "creava il terrore" per far fronte ad una sinistra in ascesa e ad una "dinamica sociale completamente incontrollabile".
"E' vero che in Italia c'e' stato il terrorismo ma incomincia con il terrorismo di stato a partire dalla bomba di Piazza Fontana" dice. A suo avviso il terrorismo degli Anni Settanta "legato alla classe operaia" non va confuso con quello "nichilista di oggi: "fu in generale una continuazione della politica con altri mezzi". "In Italia - accusa ancora Negri, diventato negli ultimi anni un 'maitre a penser' di fama internazionale "per vincere il terrorismo il governo e la polizia hanno organizzato due operazioni: hanno criminalizzato gli intellettuali che partecipavano alle lotte e hanno incoraggiato la delazione".
Quanto ai giorni nostri, Negri dice: "Odio il terrorismo che ha distrutto le Twin Towers, odio il 32703mterrorismo che distrugge la tolleranza e il multiculturalismo, i sogni di ibridazione che continuiamo ad associare alla storia degli Stati Uniti e alla speranza di un nuovo mondo".
Professore di scienze politiche alle universita' di Padova e di Parigi VII, condannato a dodici anni di carcere per il processo "7 Aprile" e a 1 anno e 8 mesi per il "Rosso bis", Negri, dopo quattro anni di carcere e' stato latitante a Parigi dall'83 al '97 quando e' rientrato in Italia. Dopo qualche mese di carcere, ha avuto la semiliberta' dal tribunale di sorveglianza di Roma e poi l'affidamento ai servizi sociali.7 gennaio 2005 - TERRORISMO: BIAGI; TROVATI FOGLI A MODENA,FORSE DOCUMENTO BR
ANSA:
TERRORISMO: BIAGI; TROVATI FOGLI A MODENA,FORSE DOCUMENTO BR
LO SCRIVE IL SOLE 24 ORE
La Digos di Modena ha trovato due giorni fa tre fogli che sembrano far parte di un documento delle Brigate rosse. Nel testo sono citati alcuni brani di articoli scritti da Marco Biagi, il giuslavorista ucciso il 19 marzo 2002 a Bologna. A rivelarlo e' 'Il Sole 24 ore' di oggi.
Biagi fu ucciso mentre tornava dall'Universita' di Modena, dove insegnava diritto del lavoro, ed e' proprio in questa citta' che la Digos ha trovato i fogli, ora all'attenzione dell' antiterrorismo, che secondo le prime ipotesi potrebbero far parte di una vera e propria 'risoluzione' Br.TERRORISMO: DOCUMENTO BR MODENA, INQUIRENTI SCETTICI
Un documento per smentire che le Br sono state annullate, dopo gli arresti del 2003, e affermare che si stanno riorganizzando. Un documento, pero', scritto in modo piano, diverso dallo stile 'brigatese' che ha sempre caratterizzato il linguaggio dei brigatisti.
E' composto da fogli ripiegati senza busta, trovati per terra da un passante in una via di Modena, come se fossero caduti da una tasca o da una borsa. Il passante ha poi avvisato la polizia e da li' sono partiti gli accertamenti.
"Prendiamo in considerazione questo ritrovamento, facciamo indagini - ha detto il Procuratore di Bologna Enrico Di Nicola, che si occupa della vicenda con il Pm Paolo Giovagnoli, il titolare dell'inchiesta sull'omicidio del prof.Marco Biagi - ma non riteniamo che continuino ad esserci le Br, almeno in Emilia-Romagna, ed abbiano la virulenza e la capacita' d'azione mostrate in passato". Il documento viene comunque vagliato con grande attenzione dall'antiterrorismo.
Il primo foglio si apre con l'intestazione classica: "Brigate Rosse Partito Comunista Combattente". Manca pero' la stella a cinque punte. Apparentemente sembrerebbe un documento a circolazione interna, da cui emerge una volonta' di riorganizzazione, quasi ci fosse una campagna di reclutamento in corso.
Al di la' delle affermazioni sulle Br che non sono state smantellate e che stanno ripartendo, come vuol far capire il documento, il senso vero del messaggio - secondo alcuni inquirenti - sarebbe invece 'ripartiamo da zero e rifacciamo le Br'. Chi ha elaborato lo scritto si presenta come se fosse gia' da prima dentro le Brigate Rosse. Restano pero' le perplessita' legate al tipo di linguaggio: "rispetto ai vecchi documenti brigatisti, questo sembra un balbettamento", ha sintetizzato un investigatore.
Molto scetticismo c'e' anche sul fatto che ad aver elaborato il documento sia qualcuno del nucleo delle Br che ha ucciso Massimo D'Antona e Marco Biagi e che graviti su Modena. Nella citta' emiliana il prof.Biagi insegnava all'universita' e - dalle indagini, dalle rivelazioni della Br pentita Cinzia Banelli e dai documento sequestrati dagli inquirenti - emerge che a pedinare il giuslavorista furono brigatisti giunti da Roma e dalla Toscana, che si muoveva con mezzi di trasporto privati. Nulla, nelle indagini, fa pensare che a Modena ci sia stato non tanto un brigatista, ma anche anche solo un appoggio.TERRORISMO: DOCUMENTO BR MODENA; INVESTIGATORI, SENZA LOGICA
VOLANTINO ALL'ATTENZIONE DEGLI ESPERTI DELL'ANTITERRORISMO
ROMA, 7 GEN - Un volantino senza logo, con frasi tipiche del linguaggio brigatista ma con riferimenti curiosi e senza logica che hanno sollevato dubbi tra gli esperti dell'antiterrorismo sulla sua autenticita'.
Il testo del documento trovato dalla Digos a Modena inneggia ad un programma strategico di ripresa della lotta armata ma, secondo gli esperti, sembra piu' "un copia-incolla". Si parla degli arresti dei brigatisti dunque - riferiscono - e' stato scritto sicuramente dopo l'ottobre 2003, ma azzardare una data precisa e' difficile. Gli omicidi di Biagi e D'Antona sono citati nel volantino come esempio di recenti attacchi allo Stato.8 gennaio 2005 - IL VIMINALE STUDIA I "FOGLI" FIRMATI BR TROVATI A MODENA
"La Repubblica"
L´INCHIESTA
Testo scritto dopo gli arresti
Il Viminale studia i "fogli" firmati Br trovati a Modena
CLAUDIA FUSANI
ROMA - "Non siamo stati annullati dall´azione repressiva dello Stato" e, anzi, "è in atto l´azione di reclutamento per proseguire l´attacco al cuore dello Stato". Poi, i soliti slogan e proclami. E la firma: Brigate rosse per la costruzione del partito comunista combattente. Manca la stella a cinque punti: un´assenza che pesa.
Tre fogli scritti con il computer trovati la mattina di Capodanno in una via centrale di Modena. Pagine che sembrano smarrite, senza una data, ma sufficienti a costringere l´Antiterrorismo del Viminale a mettersi intorno a un tavolo per chiedersi chi è in grado oggi di usare la firma Br-pcc, visto che l´organizzazione originale è stata smantellata, nell´ultimo anno e mezzo, da arresti e rivelazioni.
Così ieri pomeriggio si è riunito il Casa (Comitato di analisi strategica antiterrorismo). Il testo ritrovato - dicono gli analisti del Viminale - non è una risoluzione né una rivendicazione. Sembrerebbe una "dichiarazione d´intenti a circolazione interna" del tipo "ci siamo, siamo in attività, ecco cosa faremo", giudicata dagli esperti del tutto anomala rispetto alla prassi brigatista. Il documento viene definito "ideologicamente molto povero" e con "evidenti anomalie nel linguaggio, nei contenuti e nella forma. Colpisce soprattutto "l´assenza della stella a cinque punte pur di fronte all´utilizzo della sigla storica dell´organizzazione". Restando sui dati oggettivi, il documento è anche di difficile collocazione temporale. E´ stato sicuramente scritto - si spiega - dopo gli arresti del 24 ottobre 2003 perché ci sono espliciti riferimenti a indagini successive, ma non è detto che sia stato elaborato di recente. Non aiuta a chiarire le cose nemmeno il luogo del ritrovamento, Modena.
Chi ha scritto allora questo testo che rivendica l´attività brigatista, parla di "continuità" con l´organizzazione e annuncia "reclutamenti" e "coinvolgimenti"? Non è esclusa l´ipotesi di "alcuni millantatori che utilizzano in modo superficiale qualche documento brigatista trovato su Internet". Assai peggio sarebbe, osserva un investigatore, "se il testo trovato a Modena fosse stato firmato da una neonata cellula di militanti rivoluzionari".
Nessuno ovviamente sottovaluta. Nadia Lioce, dal carcere, non ha mai perso occasione per rivolgersi "alla guerriglia ancora in attività". E se la direzione strategica e il comitato centrale delle Br-pcc dirette da lei e da Galesi (ucciso nel conflitto in cui perse la vita anche l´agente Petri) sono in attesa di processo, alcuni militanti - forse quattro o cinque - non sono mai stati individuati. Tra loro c´è anche il telefonista che la sera del 19 marzo 2002 confermò proprio da Modena che Biagi aveva preso il treno per Bologna. Lo stesso telefonista che, ad operazione avvenuta, raccolse l´ok dei sei militanti del commando omicida.9 gennaio 2005 - MORTO PAOLINO DELL'ANNO
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MORTO PAOLINO DELL'ANNO, TAORMINA 'VERGOGNA SILENZIO TOGHE'
MARVULLI DISPONGA COMMEMORAZIONE DI GRANDE MAGISTRATO
"E' inquietante, per non dire vergognoso, e non in linea con la grande tradizione della corte di cassazione che non un annuncio, non una iniziativa, non una presenza istituzionalmente rappresentativa sia stato possibile registrare alle esequie di Paolino Dell'Anno", "uno dei piu' grandi e meritori magistrati che la storia della Repubblica abbia mai annoverato nell'ordine giudiziario". A denunciare il silenzio sulla morte avvenuta venerdi' scorso di Dell'Anno e' Carlo Taormina, che punta l'indice contro "le toghe rosse" e si rivolge direttamente al primo presidente della Cassazione Nicola Marvulli: "se e' autonomo disponga la commemorazione di Dell'Anno immediatamente dove da oltre 29 anni egli e' stato esempio per tutti.".
Presidente di sezione della Corte di Cassazione e "protagonista delle piu' gravi vicende del paese", Dell'Anno - ricorda Taormina- "e' stato due volte vittima di attentati delle brigate rosse, contro le quali continuo' a combattere come contro ogni forma di criminalita' politica nera e rossa e contro la mafia siciliana presente a Roma. Ebbe pero' il torto di far parte del collegio giudicante della prima sezione della cassazione presieduta da Corrado Carnevale e per questa ragione insieme a lui fu perseguitato e umiliato. Queste stesse toghe rosse -conclude Taormina-ignorano la scomparsa di un magistrato che le ha svergognate, scrivendo pagine nobili per tutta la magistratura".11 gennaio 2005 - ANNO GIUDIZIARIO: PG, RISCHIO EVERSIONE IN MONDO LAVORO
ANSA:
ANNO GIUDIZIARIO: PG, RISCHIO EVERSIONE IN MONDO LAVORO
SFUGGITI ALLA CATTURA ALCUNI MILITANTI BRIGATE ROSSE
Il "forte tentativo, in atto, di infiltrazione eversiva nel mondo del lavoro" viene segnalato nella relazione del procuratore generale della Cassazione, Francesco Favara, presentata alla cerimonia di apertura dell' anno giudiziario.
Questo tentativo, rileva il pg, viene attuato "mediante una rinnovata e radicalizzata conflittualita' nei luoghi di lavoro, che passa attraverso il superamento della tradizionale attivita' del sindacato, che si tenta di isolare e scavalcare e la contrapposizione, forte e pregiudiziale, ad ogni forma di mediazione".
Quanto alle nuove Brigate Rosse, la relazione sottolinea il colpo "disarticolante" inferto con gli arresti di fine 2003, ma, si avverte, "il successo ottenuto con le recenti operazioni di polizia giudiziaria, cui peraltro sono sicuramente sfuggiti alcuni militanti della nuova formazione, non deve far diminuire l' attenzione sul fenomeno eversivo".
Infatti, prosegue, "il colpo inferto alle posizioni piu' militariste potrebbe dare nuovo impulso ai gruppi che si ispirano ad una impostazione che privilegia il tentativo di raccordo con le 'masse' mediante il loro coinvolgimento in un uso 'politico' delle armi, esercitato con azioni dimostrative di piu' basso profilo, ma di alto contenuto simbolico. In questa prospettiva - aggiunge - si collocano le attivita' e gli attentati dinamitardi verificatisi in alcune zone del Paese, rivendicati da vari gruppi eversivi (Fronte rivoluzionario per il comunismo, Nuclei comunisti rivoluzionari, Nuclei proletari per il comunismo)".
La relazione rileva cosi' "l' esistenza di un' associazione eversiva costituita dalle nuove leve brigatiste che hanno un rapporto con le vecchie Brigate Rosse ed il cui profilo si caratterizza per l' assenza di loro pregressi coinvolgimenti in fatti eversivi, al di la' della semplice militanza pubblica in gruppi antagonisti. Il fronte di collegamento e' contenuto dai detenuti cosiddetti irriducibili, che rivendicano la continuita' nella lotta".
Il procuratore sottolinea inoltre i tentativi di infiltrazione eversiva "in ogni altro conflitto sociale su temi prioritari quali ambiente, immigrazione, opere pubbliche, caro-vita, casa".
Le organizzazioni di matrice anarchica e antagonista, prosegue la relazione, "operano con strategie che privilegiano i collegamenti all' estero e che superano, a volte, gli stessi tradizionali riferimenti ideologici (destra-sinistra), la cui contrapposizione pero' non scompare, ma anzi, in alcuni casi, viene amplificata dallo 'sconfinamento' in territori di protesta finora considerati di esclusivo monopolio dell' altra fazione". Dunque, e' la conclusione, "gli eventi nazionali ed internazionali e gli esiti processuali si qui ottenuti richiedono di mantenere un alto livello di attenzione nell' attivita' di prevenzione, sicurezza e contrasto alla criminalita' 'politica' a contenuto eversiva".11 gennaio 2005 - "LA PEGGIO GIOVENTU'" DI MORUCCI
"RomaOne"
"La peggio gioventù" che minacciò la Repubblica
Nostro servizio - L'ex brigatista atipico che sequestrò Moro, il dissociato per eccellenza. Morucci prende la penna e racconta le Br. Condannando le contraddizioni del terrorismo e della politica: "Ma oggi è tutto diverso..."
"La peggio gioventù" (Rizzoli, pp. 356, 17 euro)
Ulisse Spinnato Vega
"Quando i principi iniziano a camminare sulle gambe dell'ideologia allora conducono alla violenza cieca. Se si usa l'ideologia per realizzare il proprio ideale ed essere felici, in qualche modo si finisce inevitabilmente per far del male agli altri". Valerio Morucci vuole parlare ai giovani di oggi, proprio a quelli che si dice siano orfani delle ideologie, quelli che sanno del '68, delle Br e di Moro solo dai libri, dai film o dalle canzoni. E ha deciso di scrivere, di cuocere i suoi ricordi nel brodo della letteratura. Una sfida accettata non senza iniziali remore da parte dell'ex brigatista poi dissociato, membro della colonna romana che sequestrò lo statista pugliese a via Fani e "postino" delle Brigate rosse durante i 55 giorni di prigionia del presidente Dc.
Morucci alla fine ha deciso di rievocare su carta le emozioni e le situazioni di quegli anni, "ma ho accettato soltanto perché l'editore non mi ha chiesto 'sudore, sangue e polvere da sparo' - spiega - Mi ha chiesto una rielaborazione che arrivasse fino ad oggi. E soprattutto perché ho ottenuto di inserire nel libro i miei racconti. Volevo utilizzare il medium della letteratura, non volevo fare una semplice analisi o memoria autobiografica di quel periodo". Il risultato di quest'ambizione è "La peggio gioventù" (Rizzoli, pp. 356, euro 17.00), una lettura coinvolgente e coinvolta della storia del brigatismo rosso "anche se io parto addirittura dallo sbarco americano in Italia e dalle ragioni culturali che hanno portato all'esplosione del '68", dice Morucci. Una sorta di autobiografia alquanto carica di pathos, in cui si intrecciano momenti di vita quotidiana e tentativi di dar conto delle proprie responsabilità personali ("perché non voglio si pensi che secondo me i singoli possono far scudo alle proprie colpe con le ragioni della Storia"). Ma che contiene anche giudizi pesanti su brigatisti come Mario Moretti o Alberto Franceschini, sulla politica e sui partiti alle prese con il sequestro Moro, nonché sugli stessi vertici delle Brigate rosse, le cui decisioni Morucci finì per avversare in modo netto.
Morucci non era un "organico", non faceva parte del panorama culturale da cui provenivano i brigatisti tipo Moretti. Era molto meno stalinista, era uomo da "Potere operaio". "E sono entrato nelle Br solo perché erano falliti tutti gli altri tentativi", dice alla presentazione del libro nello storico liceo romano "Giulio Cesare". Non a caso divenne poi una sorta di apostata, dichiarandosi insieme ad Adriana Faranda contrario all'omicidio di Moro, contrario alla svolta decisa nel "processo" brigatista alla Dc che fu in qualche modo l'inizio della fine per il terrorismo rosso di quell'epoca. Arrestato nel 1979, Morucci ebbe diverse condanne all'ergastolo, ridotte a trent'anni in appello e poi a ventidue e mezzo per l'applicazione della legge sulla dissociazione. Ottenne quindi la semilibertà e la libertà condizionale, finendo di scontare la sua pena nel 1994.
All'ex brigatista interessa mettere in evidenza le contraddizioni del terrorismo di sinistra: "La scelta di uccidere Moro era ineluttabile per le Br. Io mi scagliai contro, ci furono liti furiose al nostro interno, soprattutto a partire dalla visibilità che Moretti decise di dare alla lettera privata di Moro a Cossiga. Ma quello era lo sbocco cui l'ideologia brigatista portava. E poi, parliamoci chiaro, allora la violenza per una parte politica era il vero motore della Storia. E in fondo è così, anche oggi è così. Quindi era un dato ineluttabile nel nostro panorama di riferimento". Secondo l'ex brigatista "la violenza era negli slogan e nelle parole già del '68. Ma da violenza esibita e gridata diventò violenza agita nel momento in cui morì Giangiacomo Feltrinelli. Ho provato a dirlo nel mio libro: per me quello è un punto di svolta". Qui arriva uno dei primi nodi che Morucci vuole sciogliere: "Il problema sta nel passaggio dalla 'violenza epica' delle parole che esprimono un ideale alla violenza pratica che contraddice quello stesso ideale. Tutto l'epos in noi si perdeva quando si trattava di prendere le armi e sparare a qualcuno".
Il "postino" non si nasconde dietro a un dito: "Il '68 è stato un movimento di massa nato in modo spontaneo. E' come una pentola che è esplosa senza nessun 'regista', senza nessun impulso individuale o di gruppi circoscritti. Il problema è che, fatto tutto quel casino, bisognava decidere come proseguire, cosa cercare, cosa volere. Era una spinta sociale senza configurazione politica. A quel punto il movimento ha iniziato a utilizzare quegli stessi strumenti culturali e politici propri del mondo che esso stesso attaccava, sconfessava e contestava". Morucci lo definisce "il mondo dei blocchi, lo scenario della contrapposizione tra filo-occidentali e filo-sovietici. Uno scenario guidato da una politica che come oggi - sottolinea l'ex br - è tutt'altro rispetto all'etica. Allora imperavano i partiti 'del sacrificio': quelli che avevano portato l'Italia fuori dalla guerra e avevano impostato sul sacrificio la ricostruzione e la rinascita. Quelli che sull'altare della repubblica volevano sacrificare anche Moro. Questo era il retaggio del '68, il blocco contro cui i giovani insorsero, uno scenario che permeava tutto di sé, basti pensare al processo Pasolini o alle critiche di Andreotti ai film del neorealismo. I giovani volevano spazio e identità in un contesto che non dava loro nulla, che non li riconosceva nemmeno. Solo ora i giovani sono soggetti. Anzi, adesso sono addirittura mercato".
Questo scenario è il "padre" del '68 e delle Brigate rosse per Morucci. Lui nega che esistano matrici oscure o "grandi vecchi" dietro la lotta armata. Chiacchierando con RomaOne.it nega che Moretti potesse essere un infiltrato o che fosse addirittura al libro paga della Cia. Dissente da Franceschini, che invece spesso avalla tesi dietrologiche, e rifiuta l'idea di una colonna romana delle Br eteroguidata, pilotata dall'esterno e dunque strumentalizzata da misteriose forze italiane o internazionali. "Tutto nasce dalla scelta di una generazione, solo ed esclusivamente di quella generazione di ragazzi. Sicuramente c'erano le infiltrazioni - spiega - Ma servivano per sgominarci, non per guidarci. 'Frate Mitra', ad esempio, avrebbe potuto fare carriera in seno alle Br, ma a un tratto è servito a far arrestare Curcio e Franceschini. Era difficile infiltrare e pilotare un'organizzazione come la nostra. Eravamo pochi e politicamente ben consapevoli". Sarà, ma intanto restano ombre: perché proprio Moretti non è mai finito in una retata? E perché l'obiettivo massimo dei terroristi è stato Moro e non per esempio Andreotti?
Per Morucci quella era la peggio gioventù. Gioventù che secondo Antonello Venditti - ex alunno del "Giulio Cesare", presente accanto al "postino" di fronte agli studenti dello storico liceo romano - "non era invero peggio o meglio delle altre. E il libro di Valerio non vuole stabilire cosa è bene e cosa è male. Quella era una generazione cui anche io appartengo, che ha fatto scelte ed errori. Una generazione che comunque ha vissuto". Il libro però è fondamentalmente una condanna delle Br che, secondo Morucci, "opposero a quella politica tutt'altro che etica un'altra maledetta idea politica altrettanto cieca e non-etica. Le nostre condizioni durante il sequestro Moro erano irricevibili. Lo capì e lo disse anche Papa Montini. Non potevamo pensare che lo Stato accettasse di darcela vinta. Era demenziale. Che dovevano fare? Dire: 'Bene, noi andiamo tutti a casa, avete vinto'? Io e Adriana sperammo fino all'ultimo che qualcuno ci desse una mano e aprisse uno spiraglio per la liberazione di Moro, sperammo nel Psi: non a caso incontrammo più volte Lanfranco Pace, malgrado il divieto esplicito di Moretti e dell'organizzazione. La più grande vittoria - sentenzia l'ex terrorista - le Br l'avevano ottenuta già a via Fani. Lo Stato a quel punto era già disgregato".
E' chiaro che da vivo Moro poteva essere molto più utile ai brigatisti: il carico di cose che sapeva ed a quel punto era capace di dire, sarebbe stato in grado di mandare gambe all'aria la Dc e tutto il sistema politico. "Uccidendolo, invece, abbiamo dato al sistema il pretesto per compattarsi - riflette Morucci - e per sopravvivere qualche anno in più. Tutto crollò comunque come un castello di carte negli anni '80-'90, ma intanto, allora, concedemmo al potere politico di sopravvivere a se stesso, di ritardare il proprio declino irreversibile". Ciononostante il brigatista dissociato racconta che "Cossiga si è sdoganato recentemente dalle omertà di parrocchia ammettendo due cose: che non eravamo semplici criminali come si sosteneva allora, ma dei veri rivoluzionari; e soprattutto che era stata approntata una clinica per il Moro eventualmente liberato, un luogo in cui sarebbe potuto guarire dal suo stress. Insomma, si capisce che Moro era politicamente bruciato in ogni caso. La Dc avrebbe fatto in modo di neutralizzarne la pericolosa figura politica".
Nel passaggio dal '68 alla lotta armata dei '70 c'è un corto circuito. E Venditti prova a individuarlo nel rapporto e nel coinvolgimento della classe operaia. Morucci se la prende invece con l'ideologia in sé e tornando all'attualità spiega: "Oggi non ci sono più le condizioni per una terrorismo come quello lì. Le nuove Br sono solo un prolungamento delle vecchie. Sono fatte da terroristi che c'erano già allora, anche se erano collaterali. Adesso però il movimentismo può sfociare in una contrapposizione che sia meno ideologica e meno politica. Quindi più concreta ed etica. Questo è un fatto positivo. E nel quale io ripongo tanta speranza".12 gennaio 2005 - "LA PEGGIO GIOVENTU'" DI MORUCCI
"Il Messaggero"
L'ex brigatista ha incontrato ieri gli studenti del liceo Giulio Cesare insieme con Venditti Morucci, ricordi di piombo
di ALDO DE LUCA
Valerio Morucci va nell'ex liceo "nero" Giulio Cesare, dove ancora però sui muri leggi frasette come questa: "Rossi, occhio che finisce male". C'è andato ieri per incontrare gli studenti, con lui c'era l'amico, il "compagno" Antonello Venditti che a questa scuola, la sua scuola, ha dedicato anche una famosa canzone. Lo spunto è stato il libro dell'ex brigatista: "La peggio gioventù. Una vita nella lotta armata". L'incontro è stato voluto dalla preside Chiara D'Alessandro: "Sono onorata di avere qui Morucci. Il suo libro, per il pathos che contiene, è un insegnamento profondo", ha detto presentandolo alla platea. "Un libro scritto con la speranza che si possa arrivare finalmente a un giudizio sugli anni di piombo capace di chiudere una lunga stagione di morte", è il succo della fatica dell'ex bierre in libertà dal 1994 (dopo più condanne all'ergastolo ridotte a trent'anni in appello e poi a 22 e mezzo per la legge sulla dissociazione). Morucci è uno di quelli che parteciparono all'agguato di via Fani, al sequestro di Moro. Ma è anche quello che insieme con la sua compagna Adriana Faranda, si battè fortemente perchè fosse salvata la vita al capo della Democrazia Cristiana. Non erano tanti gli studenti presenti, neppure un centinaio: sintomo forse della disaffezione per la politica e per l'ideologia delle nuove generazioni. Però quelli che sono venuti erano curiosi e attenti a quel che si diceva, anche se degli anni di piombo, loro, classe 1988, non sapevano nulla o quasi. Stimolato da Venditti, Morucci ha parlato di tante cose. Anche di se stesso: "Sopravvivo, tutti si sopravvive, io con un carico in più...". Oggi c'è un leader della sinistra che ti piace? "No. Non ho alcuna speranza, sono disperato...". E poi una confessione, che così chiara non aveva mai fatto: "Io con le Brigate Rosse non c'entravo niente. Ci sono finito perchè erano falliti tutti gli altri tentativi, c'erano rimasti solo loro, erano forti...". Uno studente chiede: ieri i giovani avevano passioni, ideali, oggi mi pare di no. Perchè? "Noi abbiamo avuto la fortuna irripetibile di poter fare quello che volevamo fare quando si poteva fare, e ci abbiamo caricato dentro tutti i nostri ideali: ma per fare la rivoluzione l'unica ideologia a disposizione era quella marxista. Oggi manca il cemento aggregante dell'ideologia, ma il fermento c'è...", risponde Morucci. Che poi ci tiene a dare il colpo di grazia alla violenza politica: "La violenza come strategia politica è sepolta, morta. Oggi mancano i presupposti, i riferimenti. Escludo un ritorno alla armata". E inoltre: "I nostri slogan erano violentissimi, facevano parte del patrimonio storico della Rivoluzione... ma quando dagli ideali passi alla realtà, quando la violenza devi praticarla allora cambia tutto. Quando c'era da decidere di andare a sparare a qualcuno, allora scoppia la contraddizione con gli ideali..."."Il Corriere della sera"
Al Giulio Cesare l'ex terrorista presenta insieme al cantautore il suo libro "La peggio gioventù"
Morucci e Venditti, dialogo sulle Brigate rosse
Ha un figlio di 5 anni e tutti i pomeriggi li passa con lui. "Mi faccio bastare mezzo stipendio, mia moglie ne porta a casa un altro. Così sopravviviamo". Valerio Morucci parla di sé, con fatica, e del suo libro "La peggio gioventù" (edizioni Rizzoli), con entusiasmo. Lo fa con il tormento di chi ha militato nelle Brigate rosse, ha impugnato armi e ucciso, è passato attraverso la dissociazione, la semilibertà e la libertà condizionale. Da anni ha finito di scontare la pena e ora ha scritto il suo racconto di "una vita nella lotta armata": "per rivolgermi soprattutto ai giovani - dice - per aiutarli a capire". Impresa che non è per tutti facile nell'aula magna del Giulio Cesare, liceo con prevalenza storica della destra: "ma oggi quasi nessuno di noi, e siamo 1.500, si occupa di politica" dice Isabella, 15 anni, V ginnasio. E infatti ci sono meno di cento persone ad ascoltare Morucci, ma soprattutto a vedere Antonello Venditti, per sua ammissione "compagno di strada, ma fino a un certo punto" di Morucci. Dice Venditti: "Siamo della stessa generazione, abbiamo gli stessi padri politici, frequentato gli stessi luoghi, ascoltato identiche canzoni. Poi, forse, ho avuto più fortuna di lui".
Morucci parla di "etica contrapposta alla politica", dice di apprezzare Cecchi Paone "quando sostiene che la Casa delle libertà è diventata la casa dei divieti", afferma con sicurezza che "un'altra stagione di lotta armata è improponibile, alle ideologie non crede più nessuno". Gli studenti ascoltano, partecipano per quel che possono, anche se pochi sanno cosa è successo a piazza Fontana e sono più numerosi quelli che fotografano Venditti con il cellulare. Poi Francesco, 17 anni, II liceo, parla di "sfiducia nel futuro". "La avevo anch'io - dice Morucci - e la fatica di oggi è nel cercare di ritrovare me stesso quando ripenso ad allora e mi chiedo: "Come hai potuto? Dove avevi lasciato la testa?""."La Repubblica"
LA POLEMICA
Al liceo romano Giulio Cesare. Il cantautore: senza violenza, scelte diverse
Venditti discute con Morucci "Potevo essere anch´io br"
L´ex brigatista: sbagliammo e alimentammo il sistema
GABRIELE ISMAN
ROMA - L´ex brigatista Valerio Morucci e il cantautore Antonello Venditti: due testimoni degli anni Settanta a confronto, ieri davanti agli studenti di un liceo romano storico, il Giulio Cesare. Tre ore di dibattito, dal ?68 al sequestro Moro, a Biagi e D´Antona, fino a Sofri e Battisti, partendo da "La peggio gioventù" il libro di Morucci recentemente pubblicato da Rizzoli. Da una parte il cantautore - "Su quegli anni ho scritto tante canzoni, da "Compagno di scuola" a "Qui", da "Modena" a "Giulio Cesare" - e dall´altra l´ex Br con i suoi tormenti. "La nostra storia - dice Venditti - è comune fino al 1977, poi le scelte sono state diverse". Morucci parte da più lontano: "La rivoluzione del 1968 arrivò inattesa in un Paese culturalmente e socialmente bloccato, dove per i giovani non esisteva nulla. Poi il movimento si cercò un´ideologia che non aveva, e scelse il marxismo leninismo e da lì la violenza. Fu un errore gravissimo, il male assoluto, ma allora non lo sapevamo. Io stesso con le Br non c´entravo nulla". E Venditti rincara: "Se non ci fosse stata la scelta di violenza e quei ragazzi soltanto con la loro ideologia fossero riusciti a cambiare davvero qualcosa, forse sarei stato brigatista anche io".
Inevitabile parlare del sequestro di Aldo Moro che, secondo Morucci, "era nel Dna delle Brigate rosse fin dalla loro nascita, anche se io e Adriana (Faranda, ndr) ci opponemmo a quell´epilogo in tutti i modi. Con quella vicenda abbiamo dato nuova linfa alla politica che combattevamo. Quel sistema era destinato comunque a cadere, ma noi lo alimentammo". Dalle Br di via Fani a quelle di D´Antona e Biagi, "pezzi del vecchio che torna nel nuovo, e non il contrario" per Morucci, e poi Cesare Battisti ("doveva essere graziato dieci anni fa") e Adriano Sofri. "Frammenti di una discussione, quella sugli anni Settanta, che questo Paese non vuole affrontare. E di quella guerra civile strisciante, noi Br fummo soltanto un tassello: firmammo il 5 per cento degli atti terroristici e mille brigatisti furono inquisiti su un totale di seimila persone del periodo". Morucci non assolve nessuno: "Io ho pagato, e le responsabilità penali sono altra cosa rispetto al bilancio di quindici anni di Storia che non viene affrontato. Nessuno si ricorda di Paolo Maurizio Ferrari, in carcere dal 1974 per trent´anni senza aver mai compiuto reati di sangue". I ragazzi - una cinquantina - ascoltano attenti. Poi un cronista chiede: "Sapete cos´è la strage di piazza Fontana?". E loro, candidi: "No". "Ma questi ragazzi sono comunque meno liberi di noi, che pure non fummo la meglio gioventù" conclude Venditti.12 gennaio 2005 - TERRORISMO: MORI, BR-PCC NON HANNO REALE CAPACITA' OPERATIVA
ANSA:
TERRORISMO: MORI, BR-PCC NON HANNO REALE CAPACITA' OPERATIVA
MA PERICOLO NON PUO' DIRSI DEFINITIVAMENTE TRAMONTATO
Le Brigate Rosse-Pcc, dopo le ultime operazione contro i suoi componenti in Toscana ed a Roma, "non hanno attualmente alcuna reale capacita' operativa". Lo ha detto il direttore del Sisde, Mario Mori, parlando alla cerimonia di inaugurazione del nuovo anno accademico della Scuola di addestramento del Sisde.
Ma il pericolo Br, ha sottolineato Mori, "non puo' considerarsi definitivamente tramontato. Al momento possiamo affermare che e' soltanto arrivato ad un' altra periodica fase calante, seguendo una sinusoide che oggi tocca il punto piu' basso del suo percorso".
L' Italia, ha spiegato il direttore del Sisde, "e' l' unico Paese dove una specifica forma di terrorismo, quello rivoluzionario marxista-leninista, si e' sviluppata in una dimensione significativa, sopravvivendo, con uno stacco temporale di una decina d' anni, sino ai nostri giorni". Un dato storico, ha rilevato, "che trova una delle tante risposte nella documentazione che i brigatisti di D' Antona e Biagi hanno riversato nei loro computer, In quei files era infatti archiviata tutta la logica eversiva che ha sempre mosso le Brigate Rosse, da Mario Moretti sino alla Lioce: espressioni di una cultura del tutto autoreferenziale, con obiettivi, metodologie operative, slogan e linguaggio elitari, che sono rimasti gli stessi del sequestro Moro e possono riproporsi inalterati, trovando sempre qualche convinto epigone". Ecco perche', secondo Mori, "il pericolo Br non puo' considerarsi definitivamente tramontato".
Quanto alla galassia dei gruppi minori, ha osservato il responsabile dell' intelligence civile, essa "sembra orientarsi verso gli indirizzi movimentisti sostenuti in particolari dalla pubblicistica clandestina, che propone una rielaborazione delle vecchie tesi del partito-guerriglia o della cosiddetta seconda posizione delle Br".TERRORISMO: MORI, DA ANARCHICI MINACCIA SFUGGENTE
PORTATA AVANTI DA POCHI ELEMENTI UNITI DA AGGRESSIVITA'
Quella portata avanti dagli anarco-insurrezionalisti e' "una minaccia sfuggente, perche' risponde a dinamiche spontaneistiche di difficile prevedibilita', portate avanti da pochi elementi uniti piu' da una forte propensione all' aggressivita' che da una fede condivisa". Lo ha detto il direttore del Sisde, Mario Mori, parlando alla cerimonia di inaugurazione del nuovo anno accademico della Scuola di addestramento del Sisde.
Questa minaccia, secondo Mori, "rimane sostanzialmente invariata e si materializza periodicamente con attentati contro gli aspetti emblematici di una societa' non accettata; il carcere, la repressione, le infrastrutture che aggrediscono l' ambiente, il lavoro interinale,il maltrattamento e lo sfruttamento degli animali costituiscono i principali obiettivi delle loro azioni".
"L' agire anarchico - ha sottolineato il direttore del Sisde
- rappresenta emblematicamente il nuovo modo di esercitare la violenza ideologica, sempre meno vincolato alle logiche di 'burocrazia eversiva' che prevedono rischiose e complesse strutture clandestine". Oggi, ha osservato, "citando l' abusato Mc Luhan, il mezzo e' il messaggio. L' attentato contro il simbolo del male (sia esso un traliccio, il muro di un carcere o un' agenzia di lavoro interinale) e' gia' di per se' un chiaro documento politico, che puo' essere diffuso da chiunque si riconosca negli obiettivi di lotta studiati e propagandati su internet da varie centrali di pensiero e dai soliti cattivi maestri'.12 gennaio 2005 - DORIGO, A VENEZIA CONTINUA SCIOPERO FAME A STAFFETTA
ANSA:
CARCERI: DORIGO, A VENEZIA CONTINUA SCIOPERO FAME A STAFFETTA
Continua a Venezia lo sciopero della fame a staffetta iniziato lo scorso 12 novembre in attesa che il giudice di sorveglianza di Perugia si esprima sulle richieste avanzate dagli avvocati del veneziano Paolo Dorigo, condannato a 13 anni per l' attentato compiuto nel 1993 alla base Usaf di Aviano (Pordenone), rivendicato dalla Brigate Rosse ma per il quale lo stesso Dorigo si e' sempre ritenuto innocente. Dorigo ha gia' scontato 10 anni, senza mai usufruire dei benefici della legge Gozzini.
I suoi legali hanno chiesto la sospensione della pena, il ricovero presso una struttura ospedaliera civile, adeguatamente attrezzata, o gli arresti domiciliari.
Sono 77, si legge in una nota dei promotori dell'iniziativa, "le persone che sinora si sono alternate nel digiuno per far sentire a Paolo la propria solidarieta' e per ricordare che egli non ha avuto un giusto processo, tant¨e' che il Comitato dei Ministri dell¨Unione Europea, anche recentemente, ha rinnovato l¨invito all¨Italia ad assumere 'iniziative legislative conformi alle raccomandazioni in tema di salvaguardia dei diritti dell¨uomo tese al riesame o alla riapertura dei procedimenti, visto che la parte lesa continua a subire conseguenze molto negative da un processo non equo". Ai 77 si sono aggiunte altre dieci persone che faranno lo sciopero della fame nei prossimi giorni.12 gennaio 2005 - TERRORISMO: PRESCRIZIONE; TORNA IN LIBERTA' MAURIZIO FALESSI
ANSA:
TERRORISMO: PRESCRIZIONE; TORNA IN LIBERTA' MAURIZIO FALESSI
Intervenuta prescrizione delle pene inflittegli. In virtu' di questa decisione e' tornato definitivamente libero Maurizio Falessi, l' ex militante delle Unita' Comuniste Combattenti arrestato nel gennaio dello scorso anno all' aeroporto del Cairo, in Egitto, insieme con l' ex brigatista Rita Algranati.
La decisione e' della Corte d' assise d' appello di Roma, presieduta da Antonio Cappiello, che, accogliendo il ricorso proposto dagli avvocati Caterina Calia e Flavio Rossi Albertini, ha dichiarato l' estinzione delle pene a nove anni di reclusione per associazione eversiva e banda armata e a tre anni di carcere per rapina, inflitte a Falessi rispettivamente nel 1986 e nel 1988.13 gennaio 2005 - EX GAPPISTA BATTAGLIA, DA LOTTA ARMATA A IMPEGNO SOCIALE
ANSA:
CARCERI: EX GAPPISTA, DA LOTTA ARMATA A IMPEGNO SOCIALE
PRESENTATO LIBRO A NAPOLI. DON CIOTTI, CARCERE PROBLEMA POLITICO
Parte dalla storia personale dell'autore, divisa tra carcere e impegno sociale, il libro Carcere e cittadinanza (Phoebus edizioni), presentato oggi a Palazzo Doria d' Angri, nel corso di un incontro a cui hanno partecipato tra gli altri Don Luigi Ciotti, l'assessore regionale alla sicurezza urbana Maria Fortuna Incostante, il direttore della collana "La Citta' sociale", Salvatore Esposito.
Beppe Battaglia, militante dei Gap (gruppo di estrema sinistra che praticava la lotta armata negli anni Settanta), fu arrestato nel 1971. Da li' inizia una lunga esperienza di detenzione che si accompagna ad una riflessione disincantata, ma piena di idealita', su quel girone infernale che sono le carceri italiane, storia a meta' tra esperienza individuale e collettiva. Parte dall'emigrazione dalla Calabria a Genova, per arrivare all'incontro con l'impegno politico negli anni subito precedenti il '68. Poi la stagione delle stragi, gli arresti, fino all'approdo alla lotta armata e al carcere. Gli anni tra il '71 ed il '75 - si racconta nel libro - furono gli anni delle rivolte spontanee per la riforma penitenziaria e della politicizzazione dei detenuti, poi arrivarono le carceri speciali, che i detenuti chiamavano "campi di concentramento", e dove l'arbitrio - scrive l'autore - segnava un labile confine tra vita e morte.
Dopo una profonda crisi di coscienza, l'autore si dedica al fenomeno della tossicodipendenza in carcere, entra in contatto con le comunita' impegnate nel recupero dei tossicodipendenti. Oggi Battaglia e' un operatore di comunita'. Ma la vicenda personale, attraverso 28 prigioni e venti anni di galera, e' solo l'inizio. Da li' parte la riflessione, sul rapporto tra carcere e appartenenza alla comunita', sul disagio e l'impegno concreto. Dalla reclusione come problema alla re-inclusione sociale come risorsa; dal carcere alla comunita'. "Il volume - spiega Salvatore Esposito - e' una storia di 'buone pratiche' realizzate con l'obiettivo di garantire i diritti di cittadinanza ai giovani detenuti nelle carceri a custodia attenuata per il trattamento delle tossicodipendenze". "Oggi - ha commentato l'assessore Incostante - non c'e' molta attenzione per la detenzione e per l'esclusione in generale. Il sogno e' una politica che permetta di allargare le possibilita' delle persone".
L'autore del testo ha sottolineato come "nei centri di detenzione ci sia un enorme amore per l'illegalita' e che le questioni legate alla detenzione interessano poco la politica e l'informazione". "Un carcere diverso e' possibile - ha aggiunto Battaglia - di questi tempi pero' si assiste ad un inversione di tendenza, e chi fa solo repressione non fa altro che fare una cosa della stessa qualita' di chi e' in carcere perche' ha infranto le regole".
La conclusione spetta a Don Luigi Ciotti che facendo un parallelismo con Turati evidenzia come "la questione delle carceri e' un problema politico e sociale. Il povero nasce per esser destinato al carcere, quello che occorre e' una riforma sociale che elimini l'esclusione e la poverta', la 'detenzione sociale' che determina la dipendenza degli uomini dagli uomini". "L'esperienza - conclude Ciotti - insegna che dove si lavora per creare un ponte tra societa' e carcere la spirale della recidiva si interrompe".14 gennaio 2005 - BR; RINVIO A MARZO RITO ABBREVIATO BANELLI E PROIETTI
ANSA:
TERRORISMO: BR; DIFESA PROIETTI CHIEDERA' RINVIO ABBREVIATO
OGGI UDIENZA A PIAZZALE CLODIO ANCHE PER PENTITA BANELLI
La difesa della presunta brigatista Laura Proietti chiedera' il rinvio del rito abbreviato per l'udienza che dovrebbe cominciare questa mattina a Piazzale Clodio nell'aula Occorsio e che riguarda il giudizio abbreviato chiesto dalla stessa Proietti e dalla pentita Cinzia Banelli, imputate entrambe dell'omicidio del professor Massimo D'Antona.
Lo ha reso noto il legale della Proietti, l'avv. Francesco Tagliaferri, spiegando di aver chiesto il rinvio per consentire l'unificazione del procedimento con quello relativo ad alcune rapine compiute in Toscana e per le quali la difesa ha gia' chiesto lo stesso rito alternativo.
Oggi a Piazzale Clodio comincera' il rito abbreviato nei confronti della stessa Proietti e di Cinzia Banelli: l'udienza e' presieduta dal Gip Luisanna Figliolia. La pentita Cinzia Banelli, come ha spiegato l'avv. Grazia Volo, - che non chiedera' alcuno slittamento dell'udienza - non sara' fisicamente presente nell'aula Occorsio dove si svolgera' il dibattimento che sara' presumibilmente a porte chiuse. Per la Procura e' presente in aula il pm Erminio Amelio.
L'udienza e' cominciata intorno alle 10,30.TERRORISMO: BR; BANELLI ASCOLTATA DA PROCURE ROMA E BOLOGNA
La pentita delle Brigate Rosse Cinzia Banelli e' stata nuovamente ascoltata dalle procura di Roma e di Bologna nell'ambito delle indagini sulle nuove Brigate Rosse:
secondo quanto si e' appreso, l'ex compagna So e' stata ascoltata nel carcere di Sollicciano (Firenze) dai Pm della procura di Roma Ermino Amelio e Pietro Saviotti del pool antiterrorismo della procura di Roma e dal Pm della procura di Bologna Giovagnoli.
Secondo quanto si e' appreso Cinzia Banelli ha fornito ulteriori dettagli sul cosiddetto archivio informatico delle Brigate Rosse di cui la stessa Banelli svelo' nei mesi scorso le password che hanno consentito agli investigatori di decriptare i file.
Intanto, sempre secondo quanto si e' appreso, si stanno completando le procedure per il programma di protezione per Cinzia Banelli: nelle scorse settimane una istanza formulata dal legale della pentita, Grazia Volo, per la concessione degli arresti domiciliari era stata respinta dal Gip Luisanna Figliolia.TERRORISMO: BR; AL 1.MARZO RITO ABBREVIATO BANELLI E PROIETTI
RINVIO DEL GUP CHE HA ACCOLTO ISTANZA DIFESA
E' stata rinviata al primo marzo l'udienza che si svolgera' secondo il rito abbreviato a carico della pentita delle Br Cinzia Banelli e della presunta terrorista Laura Proietti che avevano chiesto di essere giudicate con rito alternativo. E' quanto ha deciso il Gup del tribunale di Roma Luisanna Figliolia accogliendo l'istanza del difensore di Laura Proietti, Francesco Tagliaferri.
L'avvocato della pentita Cinzia Banelli, Grazia Volo, aveva chiesto lo stralcio della posizione della sua assistita ma il Gup non ha accolto tale richiesta quindi la posizione dell'ex compagna So sara' esaminata insieme a quella della Proietti il prossimo primo marzo. L'udienza riguardava, tra l'altro, l'omicidio del professor Massimo D'Antona per il quale saranno giudicati il 17 febbraio prossimo nell'aula bunker del carcere di Rebibbia a Roma altri 15 presunti brigatisti accusati a vario titolo di banda armata e rapina.TERRORISMO: BR; PROCURA ROMA SI OPPONE A RINVIO ABBREVIATO
La Procura di Roma si e' opposta all'istanza della difesa della presunta brigatista Laura Proietti al rinvio del rito abbreviato cominciato oggi nell'aula Occorsio a piazzale Clodio. Il rinvio era stato chiesto dall'avvocato Francesco Tagliaferri. Il gip Luisanna Figliolia si e' riservata la decisione che sara' resa nota tra pochi minuti.TERRORISMO: BR; DA GIP ALTRO STOP A CINZIA BANELLI
RINVIO UDIENZA A MARZO ALLUNGA I TEMPI
Un secondo, inatteso, stop dopo averle negato, il 22 dicembre dello scorso anno, gli arresti domiciliari. E' quello di fatto imposto dal gup Luisanna Figliolia a Cinzia Banelli, la prima pentita delle nuove br che oggi si e' vista slittare al prossimo primo marzo il rito abbreviato, primo 'mattone' giudiziario, prima tappa del cammino intrapreso dalla pentita, difesa dall'avvocato Grazia Volo, di avere sia uno sconto di pena, sia una pena (tra gli otto e i 12 anni) in tempi brevi.
Quello che sembrava un itinerario privo di insidie per la ex 'compagna So', mamma di un bambino di pochi mesi e detenuta nel carcere di Sollicciano, si sta invece rivelando un sentiero giudiziario non privo di qualche 'inciampo'.
Per poter essere giudicata dell'omicidio del professor Massimo D'Antona, la Banelli dovra' ancora aspettare: d'accordo, si tratta di poco piu' di un mese, ma la decisione del gup Luisanna Figliolia ha di fatto rallentato, rifiutando l'istanza di stralcio presentata dall'avvocato Volo, il percorso giudiziario e premiale per la prima pentita delle nuove Br.
La Banelli sara' ora giudicata con il rito abbreviato insieme con la presunta brigatista Laura Proietti. Il gip ha accolto per la Proietti, l'istanza di rinvio del suo difensore, l'avvocato Francesco Tagliaferri, istanza a cui si erano opposti i pm Erminio Amelio e Pietro Saviotti, oggi in aula.
Il prossimo 'esame' per la Banelli, e per testare il suo percorso giudiziario di pentita, sara' a Bologna dove la ex compagna So sara' giudicata il 15 febbraio prossimo. Potrebbe venire dunque non da una sede giudiziaria capitolina il primo riscontro del percorso giudiziario per la Banelli dopo la sua decisione di collaborare, e decrittare l'archivio informatico delle Br svelando passwords e files che hanno consentito di ricostruire le strategie delle nuove Br, di scoprire le loro 'inchieste' una per tutte quelle fatte dopo l'omicidio D'Antona e Biagi nei confronti di tre sindacalisti e dell'ex ministro Enrico Letta.
Per ora la compagna So aspetta in carcere, in attesa anche della definizione del programma di protezione a cui mancava fino a pochi giorni fa 'l'expedit' della procura di Bologna.TERRORISMO: BR; LEGALE PROIETTI, GIUSTA DECISIONE GIP ROMA
AVVOCATO PROTESTA PER TRASFERIMENTO DA CARCERE REBIBBIA
"La decisione del gip di rinviare l'udienza e' giusta e coerente con la necessita' di riunire, come e' stato oggi, i numerosi processi in calendario per quanto riguarda le br". E' quanto affermato dall'avvocato Francesco Tagliaferri, difensore della presunta brigatista, Laura Proietti.
Tagliaferri ha anche sottolineato la circostanza secondo cui Laura Proietti sarebbe stata trasferita dal carcere di Rebibbia, dove e' stata detenuta per piu' di un anno, a quello di Santa Maria Capua Vetere (Caserta). "Un trasferimento - spiega l'avvocato Tagliaferri - che e' giunto proprio alla vigilia dell'udienza di oggi e che penelizza la difesa della Proietti". Nei giorni scorsi l'avvocato Tagliaferri aveva presentato istanza per un trasferimento della sua assistita, istanza respinta dal Dipartimento di amministrazione pentitenziaria.14 gennaio 2005 - STORIA DI GUIDO ROSSA, L'OPERAIO UCCISO DALLE BR
ANSA:
STORIA DI GUIDO ROSSA, L'OPERAIO UCCISO DALLE BR
(NOTIZIARIO LIBRI)
GIANCARLO FELIZIANI:'COLPIRNE UNO EDUCARNE CENTO' (LIMINA EDITORE; PP.128; þ 13,50) - Sei colpi di pistola sparati sotto casa nel freddo di una mattina d'inverno. E' il 24 gennaio 1979 quando un commando delle Br ammazza Guido Rossa, operaio comunista dell'Italsider con un ruolo di dirigente nella Cgil. Succede in via Fracchia, a Genova, a pochi passi da un covo Br nel quale, poco tempo dopo, moriranno ammazzati dai carabinieri il killer e altri tre brigatisti. Per il terrorismo e' la sfida piu' alta. Per l'Italia, vessata dall'inflazione, uno choc che rende sempre piu' difficili le incertezze: ognuno deve decidere da che parte stare o con lo stato o con le Br.
A distanza di 25 anni, e' un giornalista televisivo, Gianluca Feliziani, a ricostruire questa storia. Lo fa con un taglio di cronaca, con una scrittura che evoca la macchina da presa nel ripercorrere i luoghi, nello scorrere alla moviola la sequenza di quelle poche ore. Ma tra un flash back e l'altro c'e' la storia dell'Italia in quel martoriato momento di fine anni '70. C'e' il travaglio di un uomo, morto per difendere una scelta di coerenza. C'e' lo strazio dignitoso di una famiglia. Ma ci sono anche i tanti interrogativi che quell'omicidio suscito' nella societa' civile di allora, nella sinistra, in quel partito e quel sindacato in cui Rossa militava con riconosciuta integrita'. Figlio di un minatore e di una balia, in fabbrica da quando aveva 14 anni, Guido Rossa era un sindacalista impegnato e rigoroso. Un uomo 'duro come la roccia che ama scalare", che amava la montagna (a trent'anni partecipo' anche ad una spedizione sull'Himalaya), che leggeva Marcuse e Garcia Lorca. E che, a 44 anni, pago' con la vita una scelta di coerenza: quella di aver denunciato, con sofferenza, un collega, Francesco Berardi, implicato nelle Br. Per i terroristi divento' "la spia rossa", uno da colpire per "educarne cento", come ricorda anche il titolo del libro. E firmo' la sua condanna.
Ma distanza di un quarto di secolo - nota nella sua prefazione Walter Veltroni - "il giudizio storico ha confermato quanto quella scelta fosse giusta, quanta fermezza e quanta forza richiedesse, obbligando la lotta armata a svelare il suo reale volto". Certo resta l'amarezza di un interrogativo che nelle ultime pagine del libro si pone anche Sabina, la figlia allora sedicenne di Rossa: "ne e' valsa la pena?". Ecco perche', nota ancora Veltroni, in un periodo in cui la politica sembra aver perso "la necessaria tensione ideale, prigioniera di furbizie, di polemiche personali", il ricorso "alla nobilta' della nostra storia, alla profondita' della nostra memoria e' oggi piu' che mai importante".15 gennaio 2005 - ANNO GIUDIZIARIO: PG BRESCIA, RIFORMA RICORDA QUELLA DI GELLI
ANSA:
ANNO GIUDIZIARIO:PG BRESCIA, RIFORMA RICORDA QUELLA DI GELLI
'COINCIDENZE CERTAMENTE CASUALI MA FONTE DI PREOCCUPAZIONE'
Il Pg di Brescia, Aniello Lamonica, nella sua relazione ha criticato le proposte di riforma dell'ordinamento giudiziario, paragonandolo a quello previsto dal 'Piano di rinascita democratica' di Licio Gelli.
"E' fonte di preoccupazione e di doverosa riflessione - ha detto il magistrato - la constatazione che molte delle sopra accennate modifiche, o rientrati propositi, trovano allarmanti coincidenze con le proposte di riforma dell' ordinamento giudiziario contenute nel Piano di rinascita democratica predisposto dal gran maestro Licio Gelli della loggia massonica P2".
"Tali coincidenze, certamente casuali, - ha poi aggiunto Lamonica - hanno autorizzato il gran maestro a dire di aver scritto tutto trenta anni prima e, forse per celia, di poter vantare i diritti di autore sull' opera".
Il Pg Lamonica e' stato molto critico anche per quanto riguarda la previsione dei test psico-attitudinali per i magistrati: "L' innovazione ha suscitato decisa contrarieta', oltre che nella magistratura, in vasti settori del mondo scientifico. Finalita' del colloquio di idoneita' psico-attitudinale e' quella di precludere l'accesso in magistratura di soggetti mentalmente disturbati e antropologicamente diversi, che, invece, costituiscono, secondo un alto esponente delle istituzioni, l'attuale compagine magistratuale".
Anche il pg di Genova, Domenico Porcelli, ha fatto nella sua relazione riferimento a Gelli, criticando la riforma dell' ordinamento giudiziario: progetto 'di palese incostituzionalita' in piu' punti'.
Fu lo stesso Licio Gelli, in un'intervista a Repubblica del 28 settembre 2003, a sostenere che la riforma della magistratura ricalcava lo schema da lui scritto trent'anni prima.ANNO GIUDIZIARIO: ROMA; PG, RISULTATI DECISIVI CONTRO BR
SERVONO BANCA DATI SU TERRORISMO E PROCURA NAZIONALE
"Risultati decisivi, sebbene verosimilmente non definitivi, sono stati ottenuti quest' anno nel contrasto alla banda armata delle BR-Partito Comunista Combattente". E' quanto afferma il procuratore generale della Corte d' Appello di Roma, Salvatore Vecchione.
"Nel dicembre 2003 - aggiunge - in un appartamento romano e' stato rinvenuto il cosiddetto 'logistico' delle BR; inoltre una militante dell'organizzazione (Cinzia Banelli ndr) ha reso una collaborazione di assai importante rilievo. Questi due eventi, preceduti dal sacrificio del sovrintendente Emanuele Petri, hanno consentito di ricostruire gli omicidi dei professori Massimo D' Antona e Marco Biagi ed hanno fornito elementi importanti per la individuazione del sistema di organizzazione della banda". Per Vecchione i risultati conseguiti sono stati facilitati dalla "encomiabile collaborazione fra le procure di Roma, Firenze e Bologna".
Nella relazione che apre l' anno giudiziario nella capitale, il procuratore generale sottolinea che la Procura di Roma e' inoltre impegnata in una "complessa e diligente attivita' di indagine nell' area cosiddetta anarco-insurrezionalista". "Questa - precisa - e' una vera e propria struttura eversiva che ama chiamarsi 'federazione' che ha finalita' eversive e di attacco alle istituzioni".
Vecchione ricorda inoltre che sul terrorismo di matrice islamica la Procura di Roma ha competenza esclusiva per i fatti commessi in territorio iracheno e sottolinea che per combattere il terrorismo, sia interno che internazionale, non sono piu' sufficienti lo scambio di informazioni e le riunioni fra i diversi uffici giudiziari: "Non c'e' piu' tempo da perdere - afferma - e' indispensabile una banca dati. Non solo: e' necessario evitare che organismi esteri che vengono in contatto con la magistratura italiana non abbiano un comune interlocutore". "In questa prospettiva - afferma ancora Vecchione - si e' decisamente favorevoli alla costituzione di una procura nazionale antiterrorismo che abbia dirette funzioni investigative e non mere attivita' di coordinamento".15 gennaio 2005 - BR; BANELLI, OBIETTIVO BASE NATO CAMP DARBY
ANSA:
TERRORISMO: BR; BANELLI, OBIETTIVO BASE NATO CAMP DARBY
GRUPPO CHIESE ADESIONE MA NON AVEVA PRATICA MILITARE
Iniziative di sabotaggio, in particolare alla linea ferroviaria, erano state programmate dalle Brigate Rosse ai danni della base Nato di Camp Darby, in provincia di Pisa. Lo ha rivelato, durante l'interrogatorio a cui e' stata sottoposta il 12 dicembre scorso dai pm della procura di Roma, Erminio Amelio e Pietro Saviotti, la pentita Cinzia Banelli.
La ex compagna So durante l'interrogatorio svolto nel carcere di Sollicciano a Firenze - l'11 gennaio era stata interrogata dal pm della procura di Bologna Pietro Giovagnoli - ha spiegato, illustrando il contenuto di un file, che su disposizione di Galesi aveva chiesto ad un altro militante - che durante la guerra in Kosovo aveva manifestato l'intenzione che un gruppo di brigatisti voleva boicottare le spedizioni Nato con attentati a linee ferroviarie che servivano la base - indicazioni sulle stesse linee per eventuali atti di sabotaggio.
La Banelli, rispondendo alle domande dei pm del pool antiterrorismo, ha poi parlato di una sigla gli 'Organismi rivoluzionari combattenti delle Brigate rosse per la costruzione del partito comunista combattente'. In merito ai rapporti di questa organizzazione con le Br-Pcc, Cinzia Banelli, secondo quanto si e' appreso, ha spiegato che si trattava di una organizzazione nata nel 1999 che era in contatto con la cellula romana delle br. Secondo quanto avrebbe detto la stessa Banelli, i militanti di questa organizzazione avevano intenzione, dopo l'omicidio D'Antona, di confluire in blocco nelle stesse Br cosa giudicata, anche dal punto di vista politico, impossibile anche perche', secondo quanto avrebbe detto la ex compagna So, questa organizzazione non avrebbe avuto alcuna pratica militare.
Cinzia Banelli, assistita dal'avvocato Grazia Volo, anche durante l'interrogatorio fatto dal pm di Bologna Giovagnoli, sarebbe tornata a parlare degli omicidi Biagi e D'Antona e avrebbe tracciato i profili e fatto i nomi di alcuni vecchi militanti delle brigate rosse poi usciti dall'organizzazione.
Durante l'interrogatorio sono stati sottoposti alla Banelli i contenuti di alcuni files uni dei quali e' titolato "contatti con compagni in Francia".
La Banelli, inoltre, avrebbe spiegato dopo l'omicidio d'Antona, circostanza presente nei file delle Br che fanno il 'bilancio dell'operazione D'Antona', vi sarebbe stata la defezione di un militante romano, di cui la stessa Banelli dice di ignorare l'identita'. Cinzia Banelli, dopo lo slittamento deciso ieri dal gup Luisanna Figliolia al primo marzo del rito abbreviato per l'omicidio D'Antona, comparira' il 15 febbraio davanti al gup di Bologna per la udienza di rito abbreviato chiesto, e ottenuto, per l'omicidio del professor Biagi.15 gennaio 2005 - RIVELAZIONI BANELLI: ESISTE ALTRO GRUPPO
"La Repubblica"
Si chiama "Organismi rivoluzionari combattenti". Slitta al primo marzo il rito abbreviato per la pentita
Br, rivelazione della Banelli "Esiste un altro gruppo"
Il gruppo agirebbe a Roma, i magistrati decidono nuovi interrogatori della pentita
CLAUDIA FUSANI
ROMA - Si chiamano "Organismi rivoluzionari combattenti delle Brigate Rosse", sono - o sono stati - attivi in questi anni a Roma e dopo l´omicidio D´Antona hanno cercato di confluire nell´organizzazione madre. E´ un nucleo nuovo, sconosciuto agli investigatori anche come sigla, di cui ha parlato in questi giorni Cinzia Banelli, pentita delle Br, durante gli interrogatori con i pm romani Pietro Saviotti e Erminio Amelio e il pubblico ministero bolognese Paolo Giovagnoli. L´ex compagna So ha rivelato anche altri particolari sull´organizzazione e sulle sigle dei militanti, non novità clamorose che potrebbero far pensare a pentimenti a puntate ma comunque utili per le indagini. Alla donna che ha avuto il ruolo di staffetta e di palo negli omicidi D´Antona e Biagi, gli investigatori della Digos hanno mostrato anche i tre fogli firmati Br-pcc trovati a Modena il primo gennaio scorso. Perentorio il giudizio dell´ex compagna So: "E´ una firma assolutamente irreale", ha detto. Poi ha parlato di "termini che non appartengono al patrimonio delle Br" e di "compagni non interni all´organizzazione" e ha negato che si tratti anche di "compagni esterni in confronto dialettico con l´organizzazione".
I magistrati hanno deciso i nuovi interrogatori alla vigilia dei processi, un intreccio di date che da ieri e per i prossimi mesi ballano tra Roma e Bologna. Ieri mattina doveva cominciare nell´aula Occorsio di piazzale Clodio il rito abbreviato nei confronti di Banelli e Laura Proietti. Questioni di procedura hanno imposto al gip Luisanna Figliolia il rinvio al primo di marzo. Nel frattempo comincerà a Bologna il dibattimento per l´omicidio Biagi (7 febbraio) e a Roma quello per il delitto D´Antona e la banda armata: 17 imputati tra cui il capo, Nadia Lioce, tre nuclei tra Roma, Firenze e Pisa con base operativa nella capitale, le nuove Br-pcc.
Negli interrogatori sono stati chiesti all´ex br, arrestata con gli altri nell´ottobre 2003 e da dieci mesi mamma di Filippo, nuove spiegazioni su alcuni file trovati negli archivi dei computer aperti grazie alle parole segrete da lei stessa rivelate. In quello "Orga2wor" si parla degli "Organismi rivoluzionari combattenti" e si dà conto di una discussione tra il nucleo e l´organizzazione madre. Il documento è successivo all´omicidio D´Antona. Banelli, sempre assistita dall´avvocato Grazia Volo, ha spiegato che si tratta di "un´organizzazione separata che era in contatto con la sede romana". Secondo lei, che però militava a Pisa e sapeva questo per sentito dire, "il gruppo intendeva confluire in blocco nelle Br ma non aveva alcuna pratica militare". Erano anche state preannunciate delle iniziative di cui però non si è mai saputo nulla. Chi sono gli "Organismi rivoluzionari" attivi su Roma? E´ certo che non tutti i militanti delle Br sono stati arrestati.15 gennaio 2005 - GIANGIACOMO FELTRINELLI, UN RIVOLUZIONARIO DA SALOTTO
"L'Opinione"
Giangiacomo Feltrinelli, un rivoluzionario da salotto
di Sergio Menicucci
Cinquant'anni fa, nel 1955, nasceva la casa editrice Feltrinelli, da un'idea di Giangiacomo, un irrequieto rampollo di una ricca famiglia milanese, prima fascista, poi comunista e infine rivoluzionario extraparlamentare, tanto da trascorrere gli ultimi anni della sua vita in semiclandestinità e morire dilaniato dalla bomba che stava mettendo su un traliccio dell'Enel nella Cascina nuova, di sua proprietà, a Segrate, a due passi da Milano.
La sua vita si interseca nelle complesse vicende della storia italiana che vanno dagli ultimi anni della guerra e della resistenza fino all'inizio degli anni di piombo. Il primo dopoguerra era caratterizzato da tensioni sociali, da speranze di ripresa economica e culturale ma anche da illusioni rivoluzionarie. Giangiacomo Feltrinelli aveva già fatto le sue scelte. Si era iscritto al Pci e aveva fondato la Biblioteca Feltrinelli per lo studio della storia contemporanea dei movimenti sociali, con la collaborazione di Luciano Canfora e Enzo Collotti.
Politicamente, l'epoca De Gasperi, l'uomo che aveva negoziato per l'Italia il piano di aiuti chiamato Marschall e l'ingresso nel patto Atlantico, volgeva alla fine.
A Napoli dominava il " laurismo", dal sindaco monarchico e armatore Achille Lauro, proprietario anche del Napoli calcio e di interi quartieri popolari. Dal Meridione partivano le braccia per il triangolo industriale: Fiat di Torino, Italsider di Genova, Pirelli e Alfa Romeo di Milano. L'Italia si avviava verso il "miracolo economico" con un largo substrato di ingiustizie e di sperequazioni. Con una classe operaia debole.
La Democrazia cristiana era piena di contraddizioni e stava perdendo la funzione di diga contro il comunismo. Avanzavano al vertice di piazza del Gesù i due "cavalli di razza": il toscano Amintore Fanfani e il pugliese Aldo Moro, entrambi cresciuti nella costola sinistra del partito cattolico. Anche Palmiro Togliatti, leader incontrastato del Pci, stava arrivando al capolinea. Fu sorpreso a Mosca dal rapporto Kruscev che denunciava, a 3 anni dalla morte di Stalin, i misfatti e i crimini dello statalismo.
Dopo la rivolta operaia di Poznam, che portò al potere in Polonia Wladislaw Gomulka, 101 intellettuali italiani comunisti firmarono un documento di condanna dell'equivoca politica di Togliatti. Tra essi lo storico Renzo De Felice, il filosofo Lucio Colletti, il costituzionalista Piero Melograni, il politologo Antonio Meccanico. Contemporaneamente a questo travaglio arriva lo scossone della morte di Pio XII e l'ascesa al soglio di Pietro del bergamasco Giuseppe Roncalli che con il nome di Giovanni XXIII, a 77 anni, apre una nuova epoca per la Chiesa con il Concilio Vaticano secondo.
Erano anche i giorni delle tensioni e degli scontri di piazza per il Congresso del Msi a Genova, considerato una provocazione nella città martire della resistenza anche se autorizzato dal governo Tambroni che poi dovette dimettersi. Spariva anche uno dei pionieri della politica petrolifera italiana e mondiale: Enrico Mattei, presidente dell'Eni che tanto fastidio aveva dato alle "sette sorelle", le compagnie americane che controllavano la produzione dell'oro nero, precipita con il suo aereo nei pressi di Milano.
L'Italia viveva una fase sociale e politica convulsa. Il primo assestamento arriva nel 1963 con il passaggio dei socialisti di Pietro Nenni nello schieramento della maggioranza permettendo a Moro di varare il primo governo di centrosinistra e la nazionalizzazione dell'energia elettrica ( Enel ). A Milano andava prendendo piede una specie di microrivoluzione ad opera del Movimento studentesco che aveva il suo leader in Mario Capanna. I punti di riferimento intellettuale e culturale per molti giovani erano Mao con il suo libretto rosso, Che Chevara con la sua rivoluzione nel Sud America e Fidel Castro a Cuba.
Giangiacomo Feltrinelli risente fortemente il richiamo di questi movimenti extraparlamentari. Rileva dalla Cooperativa del libro popolare "L'Universale economico" e fonda nel 1955 la casa editrice Feltrinelli, con la collaborazione di Valerio Riva e Luciano Biancardi. Undici anni dopo apre anche una redazione a Roma grazie alla collaborazione di Giorgio Bassani. Giangiacomo era l'erede di Giacomo Feltrinelli, un industrialotto del legno che aveva fatto fortuna comperando boschi in Corinzia e rivendeno legname durante la prima guerra mondiale e soprattutto di Carlo che aveva venduto, pare illegalmente, ai tedeschi la tela per gli aerei Zeppelin.
"Giangi" aveva ereditato una fortuna, amministrata da una madre severa che nel 1940 sposò il giornalista Luigi Barzini J. Avanguardista, a 17 anni si arruola nel Corpo di liberazione, combattendo a fianco degli Americani. Milita nel Pci e le amicizie con il mondo comunista gli permetteranno di fare il colpo della vita: la pubblicazione in prima mondiale del libro di Boris Pasternak "Il dottor Zivago" per il quale ottenne il premio Nobel per la letteratura. Dietro la pubblicazione intrecci, scontri politici ed ideologici, furbizie.
Giangiacomo Feltrinelli ebbe intuito, coraggio e fortuna. Ripetuta l'anno dopo con "Il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, forse l'ultimo grande romanzo italiano del Novecento. Ma a Feltrinelli il capitalismo, lui ricchissimo, non andava a genio. Voleva combatterlo. Le sue librerie divennero empori di gadgets rivoluzionari e di opuscoli inneggianti alla guerriglia. Predicava la creazione di un esercito internazionale del proletariato, manifestava contro gli Usa per la guerra in Vietnam, frequentava Fidel Castro, sovvenzionandone alcune iniziative, costituì i gruppi di azione partigiana (Gap), protagonisti di due incendi contro le sedi del Psi e del Consolato Usa a Genova.
Poi negli anni settanta sulla scia dei movimenti extraparlamentari e della nascita dei gruppi politici armati diventa un militante rivoluzionario, stringendo contatti sempre più stretti con Potere operaio, con esponenti delle Brigate rosse e infine con Lotta continua. La vicenda del traliccio di Segrate sembra il corollario di una vita pericolosa. Era il 15 marzo del 1972 quando un contadino trovò il corpo dilaniato di un uomo sotto un palo dell'alta tensione. Con i Carabinieri e i poliziotti arrivò sul posto anche il giovane commissario Luigi Calabresi in servizio presso la Questura di Milano.
L'incertezza sull'identità durò poco, anche se i documenti del morto erano intestati ad un certo Vincenzo Maggioni. Era Giangiacomo Feltrinelli. Fu subito battaglia mediatica sulla morte. Il movimento studentesco e le sinistre dissero che Feltrinelli era stato assassinato e che la vicenda era piena di ombre. Sotto accusa la Questura di Milano, Allegra e Calabresi presi di mira anche per il suicidio dell'anarchico Pinelli.
Ci pensò tuttavia il giornale di Potere operaio a raccontare le cose. "Feltrinelli - scrisse - era da vivo un compagno dei Gap, l'organizzazione politico militare con il compito di aprire in Italia la lotta armata, come unica via per liberare il nostro paese dallo sfruttamento e dall'ingiustizia". Ai funerali risuonarono parole di vendetta come " Compagno Feltrinelli sarai vendicato".18 gennaio 2005 - MORTO GIUSLAVORISTA GIORGIO GHEZZI
ANSA:
MORTO GIUSLAVORISTA GIORGIO GHEZZI
E' morto il professor Giorgio Ghezzi, tra i fondatori della scuola bolognese di Diritto del Lavoro che aveva formato anche Marco Biagi.
Ghezzi, da tempo malato, era ordinario di Diritto del Lavoro e direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell' Universita' di Bologna.
Ghezzi e' morto la scorsa notte a Bologna. Era nato nel capoluogo emiliano e avrebbe compiuto 73 anni a luglio.LAVORO: MORTO GHEZZI, UN GIUSLAVORISTA IN TRINCEA
FU PARLAMENTARE PCI-PDS, DOSSETTIANO, DIFENSORE ART.18
Giorgio Ghezzi, morto la scorsa notte a Bologna a 72 anni dopo una lunga malattia, e' conosciuto sopratutto come un illustre giuslavorista. Allievo del processualista Tito Carnacini, negli anni '60 fondo' la scuola bolognese di Diritto del Lavoro insieme a Federico Mancini.
Attualmente era ordinario di Diritto del lavoro alla facolta' di Giurisprudenza e direttore del dipartimento di Scienze giuridiche dell' ateneo bolognese. Inoltre, era direttore di una delle piu' prestigiose riviste specializzate italiane, la 'Rivista giuridica del lavoro e della previdenza sociale", legata storicamente alla Cgil di cui Ghezzi era consulente da molti anni.
Gli importanti incarichi universitari e scientifici non hanno comunque mai tenuto lontano Ghezzi dalla politica militante e da battaglie 'di trincea', come quella in difesa della Costituzione, portata avanti dai comitati di don Giuseppe Dossetti, o quella a difesa dell' art.18 dello Statuto dei lavoratori sui licenziamenti.
Ghezzi comincio' con l' impegno istituzionale a Bologna negli anni della Giunta comunale di Renato Zangheri, di cui fu assessore alla Cultura dal 1970 al 1974, con delega ai rapporti con i Paesi del Sudamerica, di cui conosceva molto bene le istituzioni. Fu parlamentare Pci-Pds per due mandati, nella 10/a e nella 11/a legislatura, dal 1987 al 1994 e vicepresidente della commissione Lavoro della Camera. E dal 1996 al 2002 fu vicepresidente della Commissione di garanzia per lo sciopero nei servizi pubblici, presieduta da Gino Giugni. Proprio per questo incarico gli era stata data una scorta, ma dopo l' omicidio D' Antona la protezione gli fu tolta. Allora Giugni denuncio' la cosa e la scorta gli fu riassegnata, cosa che invece non avvenne per Marco Biagi, che proprio per questo divenne bersaglio delle Brigate Rosse (Biagi era uno dei giovani allievi della scuola bolognese di diritto del Lavoro che, nel 1986, vinse la cattedra in un concorso del quale Ghezzi era commissario).
Nel 1994 il giuslavorista sostenne la campagna di Dossetti a difesa della Costituzione e fu responsabile di uno dei primi comitati che nacquero in quegli anni nel bolognese. E poi di recente e' stato in prima fila nella battaglia per la difesa dell' art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. "Ha dato molto in termini di cultura ma anche di impegno civico, a Bologna e non solo - commentano oggi i suoi allievi - Oltre al suo patrimonio di studi lascia anche il ricordo della facilita' con cui interagiva con i giovani allievi nei quali sapeva suscitare la passione dello studio. Era un uomo di grande ironia, colto, con la passione del cinema". Lascia la moglie e quattro figli.18 gennaio 2005 - BR; RESTA IN CARCERE FEDERICA SARACENI
ANSA:
TERRORISMO: BR; RESTA IN CARCERE FEDERICA SARACENI
Resta in carcere Federica Saraceni, la presunta brigatista gia' rinviata a giudizio per concorso nell' omicidio di Massimo D' Antona. Lo ha deciso il tribunale del Riesame di Roma che ha respinto un' istanza di concessione degli arresti domiciliari presentata dagli avvocati Franco Coppi e Francesco Misiani, difensori dell' imputata.
La decisione e' stata presa dal collegio presieduto da Francesco Taurisano. I pm Franco Ionta, responsabile del pool antiterrorismo della capitale, e Pietro Saviotti, titolari dell' inchiesta sull' omicidio del giuslavorista avvenuto il 20 maggio 1999, avevano espresso parere negativo sulla scarcerazione della Saraceni. Motivando il rigetto del ricorso, il tribunale del riesame, tra l' altro, rileva che "il rinvio a giudizio della Saraceni per concorso nell' omicidio D' Antona, produce un risultato valutativo che, a parere del collegio, ha un' incidenza tutt' altro che deflattiva sul quadro delle esigenze cautelari".
Nonostante il rinvio a giudizio per concorso in omicidio, la Saraceni e' detenuta per partecipazione a banda armata. La Corte di Cassazione ha infatti annullato "per carenza di motivazioni" l' ordinanza che apri' le porte del carcere alla presunta br nella parte in cui si contestava la partecipazione al delitto dell' allora consulente del ministero del Lavoro.
Il processo scaturito dall' omicidio di D' Antona comincera' il 17 febbraio prossimo. Insieme con la Saraceni saranno giudicate altre 14 persone tra le quali Nadia Desdemona Lioce e Marco Mezzasalma. Giudizio abbreviato, invece, per la pentita Cinzia Banelli e per l' altra presunta br Laura Proietti.20 gennaio 2005 - BR; CASSAZIONE, NON SICURO RAVVEDIMENTO MICALETTO
ANSA:
TERRORISMO: BR; CASSAZIONE, NON SICURO RAVVEDIMENTO MICALETTO
DEVE ORA DECIDERE TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA DI GENOVA
"Carente e contraddittorio" e' stato definito dalla Cassazione il requisito del sicuro ravvedimento dell'ex brigatista rosso Rocco Micaletto. E' per questo motivo che i giudici della Corte di Cassazione hanno annullato il 10 dicembre scorso l'ordinanza di liberta' condizionale, concessa a Micaletto il 18 febbraio dal Tribunale di sorveglianza di Genova. Gli atti sono stati quindi rinviati ai giudici genovesi perche' facciano una nuova valutazione.
Nella sentenza, depositata in questi giorni, viene spiegato che anche dai rilievi del tribunale di Sorveglianza sulla relazione del servizio sociale non si puo' desumere che il processo di rieducazione di Micaletto sia del tutto esaurito.
"Si tratta di un eccesso di scrupolo da parte della Cassazione, in quanto non ha recepito alcun rilievo avanzato nel ricorso presentato contro la liberta' condizionale dal procuratore generale di Genova", commenta l'avv. Fabio Taddei del Foro di Genova, difensore insieme a Mirko Mazzali del Foro di Milano dell'ex brigatista.
"In pratica i giudici - sottolinea - rilevano solo che appare contraddittoria una frase del tribunale di sorveglianza". "Ove il percorso di risocializzazione del soggetto (iniziato con i permessi premio e poi proseguito con la semiliberta') - scriveva il tribunale di sorveglianza - si bloccasse a questo punto, quando il soggetto stesso si trova, per cosi' dire, a meta' del guado, si potrebbe in qualche modo mettere seriamente in pericolo i progressi realizzati nella fase del trattamento. Appare cosi' giustificata la preoccupazione in proposito precedentemente espressa sul rischio di interruzione di quel percorso".
Per i giudici di Cassazione percio' "il tribunale di sorveglianza di Genova dovra' stabilire, nella nuova deliberazione, alla luce di tutti gli elementi di giudizio disponibili, se nei confronti di Micaletto possa o non riconoscersi l'esistenza del requisito del sicuro ravvedimento".
Micaletto, condannato a tre ergastoli per la partecipazione ad alcuni omicidi delle Brigate Rosse, rischia percio' di tornare in carcere in regime di semiliberta' .
L'ex brigatista era stato arrestato nel 1980 a Torino dai carabinieri del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, e ha scontato 24 anni di carcere. La legge prevede che la liberta' condizionale possa essere concessa solo dopo che si siano scontati almeno 26 anni. Grazie alla sua buona condotta in carcere, pero', l'ex brigatista ha beneficiato di uno sconto di circa duemila giorni di pena.20 gennaio 2005 - TERRORISMO: PENA ESTINTA PER DUE FUORIUSCITI IN FRANCIA
ANSA:
TERRORISMO: PENA ESTINTA PER DUE FUORIUSCITI IN FRANCIA
Potranno ritornare in Italia Giovanni Mainardi e Pantaleo Elicio, fuoriusciti in Francia, condannati a Milano in secondo grado per banda armata a sette anni di reclusione nell'ottobre '85. La loro pena, diventata definitiva nel 1986, e' stata infatti dichiarata estinta nei giorni scorsi dalla prima Corte d'Assise di Milano.
La corte d'Assise ha anche dichiarato estinte anche le pene di sei e otto mesi di reclusione inflitte "in continuazione" nel '94 a Mainardi e Elicio.20 gennaio 2005 - TERRORISMO: PROTESTA FIGLIO MAR.BERARDI, LEGGE INATTUATA
ANSA:
TERRORISMO: PROTESTA FAMIGLIA VITTIMA, LEGGE INATTUATA
FIGLIO MARESCIALLO BERARDI, RISCHIO STROZZINI
"Lo Stato approva una legge che ricalcola, riadeguandoli, i contributi destinati ai parenti delle vittime del terrorismo, ma 'si dimentica' di stanziare i fondi per la sua attuazione": e' quanto denuncia Salvatore Berardi, figlio di Rosario ucciso in un agguato compiuto dalle Brigate rosse la mattina del 10 marzo del '78 a Torino, quando era vicecomandante della Digos.
Salvatore oggi ha cinquant'anni e vive a Cerignola, in provincia di Foggia. E' amareggiato per le mortificazioni continue alle quali - dice - sono sottoposti lui e gli altri parenti delle vittime di terrorismo. E lancia un allarme: "Lo Stato ci tiene in condizioni economiche precarie. Le mie condizioni sono tali che per tirare avanti potrei anche essere costretto a rivolgermi agli usurai. Se e' questo che vogliono, e' bene che sappiano a che cosa possiamo andare incontro".
La protesta riguarda la mancata applicazione della legge 206 del 3 agosto 2004 che reca "Nuove norme in favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice". Prevede, tra l'altro - spiega Berardi - un vitalizio di 1.530 euro al mese, "ma non viene applicata perche' non sono stati stanziati i fondi necessari". Racconta cosi' la sua vicenda: "Approvata la legge presentai in prefettura la domanda che segui' per intero il suo iter. Purtroppo pero' mi fu detto che la legge non aveva i fondi e che questi sarebbero stati stanziati con la Finanziaria di quest'anno. Ma neanche questo e' accaduto. Ho avuto contatti con le segreterie dei sottosegretari Mantovano e Letta, ho avuto assicurazioni, con lettere firmate da loro stessi, che i fondi c'erano, ma non e' vero. Me l'ha confermato pochi giorni fa anche il funzionario dello ragioneria dello Stato, che si occupa della questione: i fondi non ci sono. Mi hanno detto che forse se ne parlera' verso maggio...".
"E' una presa in giro di una intera categoria - dice ancora Berardi - che e' stanca di andare con il cappello in mano. Abbiamo il sacrosanto diritto di essere rispettati. Vogliamo sapere che cosa e' stato della legge e se e' possibile superare questo muro insormontabile costituito dalla burocrazia. Ci devono dare delle risposte".21 gennaio 2005 - NTA; RAZZA, PRESTO IN UN LIBRO LA MIA VERITA'
ANSA:
TERRORISMO: NTA; RAZZA, PRESTO IN UN LIBRO LA MIA VERITA'
UNICA SOLIDARIETA' DA AN E 'SOS ITALIA'
Un libro ricostruira' per intero la "vera, unica e solitaria" storia dei Nuclei Territoriali Antimperialisti (NTA), il presunto gruppo terroristico ideato da Luca Razza, di 37 anni, di Maniago (Pordenone), che un anno fa venne scoperto e arrestato. Lo annuncia oggi, in una lettera aperta, lo stesso Razza.
Ripercorrendo l' ultimo anno, segnato dalla detenzione in isolamento a Venezia per 21 giorni, nella lettera Razza sottolinea l' esistenza di "un grandissimo carcere a cielo aperto, che - scrive - a dispetto delle solide e ben visibili sbarre in acciaio della mia ex cella, e' oggi delimitato invece dalle invisibili sbarre del pregiudizio, dell' ipocrisia, dell' ignoranza".
L' inventore degli Nta ricorda "il grande sostegno morale offertomi dall' amico e segretario maniaghese di An, Valerio Zago, e il contributo alla mia liberta' prodotto dal mio avvocato e consigliere comunale di An, Lorenzo Fabbro". "Allo stesso modo - prosegue - non posso dimenticare come Diego Volpe Pasini, consigliere comunale udinese di 'Sos Italia' nonche' 'nemico' in una mia 'risoluzione strategica', abbia avuto il coraggio di confrontarsi con me".
"L' impegno piu' arduo - ricorda Razza - e' stato dover dimostrare a pm e scettici investigatori l' inesistenza di tutte quelle cellule e tutti quegli organismi Nta, solo da me virtualmente creati, senza il concorso o l' associazione di qualsiasi altra persona".
Razza conclude sottolineando come gli Nta venissero affiancati a Unabomber per pericolosita' "dimenticando - conclude - che la mia esperienza non ha mai fatto fisicamente male, nemmeno a una mosca, e che quella stessa esperienza, piu' che da debellare come un male endemico e contagioso, e' ormai gia' esaurita e conclusa, proprio da un anno".21 gennaio 2005 - TERRORISMO: OLGA D'ANTONA, FENOMENO SOTTOVALUTATO IN ANNI '90
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TERRORISMO: OLGA D'ANTONA,FENOMENO SOTTOVALUTATO IN ANNI '90
PRESENTATA A PALERMO BIOGRAFIA DEL DOCENTE UCCISO DALLE BR
"Il racconto struggente e appassionato dell'esistenza di un uomo che e' morto da eroe ma che viene raccontato nella normalita' della sua vita privata, un'esistenza simile puntellata di affetti, sogni, speranze, passione civile, come quella di ciascuno di noi".
Lo ha detto Rita Borsellino, presentando stamane nell'aula magna del palazzo di Giustizia il libro "Cosi' raro, cosi' perduto una storia di terrorismo, un racconto personale", che Olga D'Antona ha scritto per ricordare il marito Massimo D'Antona, il giuslavorista, docente universitario, ed ex componente della consulta giuridica della Cgil, assassinato dalle Br il 20 maggio 1999 a Roma.
Il volume, edito da Mondatori, e' stato presentato dall'autrice, anche lei un passato da sindacalista in Cgil, oggi deputato Ds, che ha puntato il dito contro "la sottovalutazione" che per tutto l'arco degli anni Novanta, si e' fatta in Italia del "fenomeno terroristico", ed in particolare "dell'attivita" sotterranea delle Br", date per sconfitte, ed invece "pericolosamente attive anche negli anni in cui l'attenzione dell'opinione pubblica era concentrata sull'offensiva mafiosa".
"Massimo D'Antona, cosi' come mio fratello Paolo - ha detto Rita Borsellino, sorella del magistrato assassinato nel '92 a Palermo - non erano eroi, erano uomini normali, ed "e' giusto raccontare la loro normalita' ai giovani per far capire che tutti, ciascuno di noi, ha dentro di se' un pizzico di quel coraggio che li ha trasformati in persone speciali".
"Sta a noi - ha aggiunto Rita Borsellino - esprimere il nostro potenziale di eroismo e metterlo al servizio della comunita' per far crescere la democrazia e la liberta"".
Alla presentazione e' intervenuto il procuratore di Palermo Pietro Grasso, che ha sottolineato le "differenze" tra il fenomeno mafioso e quello del terrorismo politico. "Cosa nostra semina il terrore per brama di potere e di denaro - ha detto Grasso - il terrorismo politico muove da istanze di tipo ideologico, forse apparentemente meno opportunistiche, ma ugualmente pericolose".
"Pur partendo da due punti di vista diversi - ha concluso - i due fenomeni finiscono infatti col provocare identici effetti devastanti, prima fra tutte la destabilizzazione delle istituzioni democratiche".21 gennaio 2005 - TENTATA RAPINA POSTE FIRENZE: CONDANNATO EX BR GIORGIO FRAU
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TENTATA RAPINA POSTE FIRENZE: CONDANNATO EX BR GIORGIO FRAU
L'ex brigatista rosso Giorgio Frau e' stato condannato a quattro anni e sette mesi di reclusione per una tentata rapina all'ufficio postale di via Rocca Tedalda a Firenze, che risale al 10 giugno 2003. Con lui e' stato condannato a quattro anni e sei mesi un altro presunto rapinatore, Mario Scilli, 49 anni, romano come Frau.
Il pm d'udienza, Giuseppe Nicolosi, aveva chiesto per i due imputati - detenuti nel carcere di Viterbo - sei anni di reclusione. Il tribunale li ha pero' assolti da uno dei tre capi di imputazione, quello relativo al porto di una Beretta considerata arma da guerra, riducendo quindi la pena.
Frau e Scilli erano stati arrestati a Perugia dai carabinieri nel giugno 2003, sei mesi dopo la tentata rapina a Firenze, mentre preparavano un colpo ad un altro ufficio postale.
La procura fiorentina aveva avviato nei confronti di Frau una serie di indagini nell'ipotesi che il rapinatore potesse essere collegato al gruppo delle nuove Br, a cui erano state attribuite altre rapine a uffici postali a Firenze. Una ipotesi che pero' finora non ha avuto riscontri.22 gennaio 2005 - TORNA IN CARCERE BELLINI, SI AUTOACCUSO' OMICIDIO CAMPANILE
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TORNA IN CARCERE BELLINI, SI AUTOACCUSO' OMICIDIO CAMPANILE
Per una sentenza divenuta definitiva, Paolo Bellini, 50 anni, di Reggio Emilia, e' tornato in carcere. Bellini si era autoaccusato di diversi omicidi, compreso quello di Alceste Campanile, giovane di 'Lotta Continua' ucciso a colpi di pistola nel 1975 a Reggio Emilia.
Bellini e' stato arrestato dopo il pronunciamento della Cassazione che ha confermato una condanna a 22 anni. E' ritenuto autore di una serie di delitti commessi a Reggio Emilia negli anni Novanta, di gran parte dei quali si e' autoaccusato. Era sotto protezione in una caserma dei carabinieri tenuta segreta, inserito in un programma per i collaboratori di giustizia.
Tra i delitti dei quali si e' proclamato autore, ci sono quello del mobiliere fiorentino Giuseppe Fabbri, ucciso nell' '88 nella sua villa di Scandicci, e l'omicidio di Campanile, per il quale nei giorni scorsi Bellini e' stato raggiunto da un avviso di garanzia: senza autori accertati per cosi' tanti anni, la morte del giovane e' stata al centro di molte polemiche politiche, a destra e a sinistra.24 gennaio 2005 - LE FIGARO, MAJ E CZEPPEL LATITANTI IN FRANCIA
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TERRORISMO: LE FIGARO, MAJ E CZEPPEL LATITANTI IN FRANCIA
I DUE AVEVANO ANNUNCIATO VIOLAZIONE OBBLIGO FIRMA
Giuseppe Maj e Giuseppe Czeppel, due appartenenti all'estrema sinistra italiana rifugiati in Francia, sono ufficialmente latitanti dal dicembre del 2004. Lo scrive il quotidiano francese 'Le Figaro' sostenendo che i due non si sono presentati al commissariato per i controlli giudiziari previsti. I due si aggiungono cosi' a Cesare Battisti, l'ex leader dei 'Proletari armati per il comunismo' condannato in Italia all'ergastolo e resosi latitante nell'agosto 2004.
Giuseppe Maj, 65 anni, e Giuseppe Czeppel, 44, il primo leader e fondatore dei Carc (Comitato di appoggio alla resistenza per il comunismo), erano stati arrestati a Parigi e messi sotto inchiesta il 27 giugno 2003 dal pm dell' antiterrorismo Gilbert Thiel con l'accusa di "associazione per delinquere con scopi terroristici" e possesso di documenti falsi. I due erano rimasti sei mesi in detenzione provvisoria, poi rimessi in liberta' vigilata dalla Corte d'Appello di Parigi, con obbligo di recarsi a scadenze regolari in un commissariato a firmare.
Lo scorso dicembre Maj e Czeppel avevano annunciato che avrebbero violato i loro obblighi. In un comunicato di un fantomatico "nuovo partito comunista italiano" e indirizzato alle "organizzazioni del partito e alle forze protagoniste della rivoluzione socialista" si sosteneva infatti che "su indicazione della commissione provvisoria, i due compagni avrebbero abbandonato la residenza obbligata alla quale le autorita' francesi li avevano costretti, per riprendere il loro lavoro negli organi centrali del partito". Maj e Czeppel, scrive ancora Le Figaro citando il comunicato, "hanno ripreso la loro lotta": si tratta di "una ribellione, che e' un diritto e un dovere".
Maj e Czeppel non sono ricercati per fatti risalenti alla loro militanza nelle formazioni di estrema sinistra e relativi agli anni ottanta o novanta, bensi' per fatti piu' recenti: i due, e' detto nell'articolo, sono sospettati dalla procura di Napoli di far parte di una nuova "associazione sovversiva", dopo la scoperta nel febbraio 2001 di un documento in cui il presunto nuovo partito comunista si proponeva di compiere "atti e violenze per sovvertire l'ordine democratico". E c'e' poi un'inchiesta della procura di Bologna, che riguarda il solo Maj, per associazione sovversiva, comunque non legata all'omicidio di Marco Biagi.TERRORISMO: FRANCIA; NON SOLO BATTISTI, ALTRI 2 IN FUGA
SONO MAJ E CZEPPEL,GIA' FERMATI SU RICHIESTA PROCURA BOLOGNA
(di Tullio Giannotti)
Non solo Cesare Battisti: sono altri due i sospetti terroristi italiani che si sono dati alla fuga in Francia dopo essere stati sottoposti a provvedimenti di fermo giudiziario. Si tratta di Giuseppe Maj e Giuseppe Czeppel, i quali avevano persino annunciato che avrebbero violato la liberta' vigilata.
Era stato il 13 dicembre scorso il comunicato di un fantomatico 'Nuovo partito comunista italiano' a rendere nota l'intenzione di Giuseppe Maj (65 anni) e Giuseppe Czeppel (44 anni), il primo leader e fondatore dei Carc (Comitato di appoggio alla resistenza per il comunismo), di non rispettare piu' gli obblighi che gli aveva imposto il tribunale.
I due italiani erano stati arrestati a Parigi e messi sotto inchiesta il 27 giugno 2003 dal pm dell'antiterrorismo Gilbert Thiel per "associazione per delinquere con scopi terroristici" e possesso di documenti falsi. A far scattare il provvedimento nei loro confronti era stata la procura di Bologna che indaga sull'omicidio Biagi.
Nelle abitazioni di Maj e Czeppel erano stati trovati strumenti necessari alla falsificazione di documenti oltre a matrici e passaporti ancora da stampare. Accusati di "associazione per delinquere a scopi terroristici e detenzione di documenti falsi", i due erano rimasti sei mesi in detenzione provvisoria, poi rimessi in liberta' vigilata dalla Corte d'Appello di Parigi, con obbligo di recarsi a scadenze regolari in un commissariato a firmare.
Da sempre vicini agli ambienti dell'estrema sinistra, Maj e Czeppel non avevano detto nemmeno una parola durante gli interrogatori con gli inquirenti francesi. Il 20 dicembre 2003, rimessi in liberta' vigilata, i due erano tornati a piede libero. E ci erano rimasti anche se qualche settimana piu' tardi una perizia stabiliva che il materiale da falsari che era stato trovato nelle loro abitazioni era stato utilizzato per confezionare documenti di militanti del Grapo, il Gruppo di resistenza antifascista del Primo Ottobre, nota e temibile organizzazione terroristica spagnola di estrema sinistra.
Ma anche l'annuncio del "Nuovo partito comunista italiano" dell'abbandono dell'obbligo di firma da parte dei due in liberta' vigilata ha il tono del comunicato militante, e forse qualcosa in piu': "in data di oggi - annunciava il misterioso movimento - su indicazione della Commissione provvisoria, i due compagni hanno abbandonato la liberta' vigilata alla quale erano stati assegnati dalla giustizia francese e hanno ripreso il lavoro nelle attivita' centrali del Partito".
Nelle pagine seguenti del lungo comunicato sulla ritrovata completa liberta' di Maj e Czeppel, dei quali non si hanno piu' notizie da allora, si ritrovano i toni duri dei movimenti combattenti: "ribellarsi e' un diritto e un dovere, i due compagni hanno ripreso il loro posto di combattimento".
Nel frattempo, nessuna notizia di Cesare Battisti, l'ex leader dei Proletari armati per il comunismo (Pac) condannato a due ergastoli in Italia e fuggiasco da Ferragosto. In primavera si dovrebbe concludere, senza sorprese, la sua vicenda giudiziaria francese con la sentenza del Consiglio di Stato che convalidera' il decreto di estradizione.26 gennaio 2005 - GUIDO ROSSA COMMEMORATO A BRESCIA
ANSA:
TERRORISMO: BR; GUIDO ROSSA COMMEMORATO A BRESCIA
E' una storia "di 26 anni fa, la storia di un uomo che ha scelto il senso dello Stato e di denunciare quindi un brigatista all'interno dell'Italsider". E' la vicenda di Guido Rossa, l'operaio e sindacalista dell' Italsider ucciso dalle Brigate Rosse il 24 gennaio 1979, vista dal giornalista Giancarlo Feliziani, nel suo libro intitolato 'Colpirne uno per educarne cento: la storia di Guido Rossa', presentato questa sera nel corso di un incontro tenutosi a Brescia.
Nel libro Feliziani ricorda come Rossa "viene poi ucciso dalle Brigate Rosse in un intreccio di vicende davvero drammatiche, con giustiziando e giustiziere che la notte prima dell'omicidio dormono a cento metri di distanza".
A ricordare l'impegno civile e politico di Guido Rossa, questa sera avrebbe dovuto esserci anche l'ex segretario della Cigl Bruno Trentin, che non ha potuto pero' partecipare per un' influenza. Oltre all'autore hanno preso la parola Paola Vilardi, Presidente del consiglio provinciale di Brescia, che ha coordinato l'incontro e Aldo Rebecchi, capogruppo diessino in consiglio provinciale. L'incontro e' stato organizzato da:
Associazione Familiari Caduti Strage di Piazza della Loggia, Comune e Provincia di Brescia, Casa della memoria.
"Di Brigate rosse - ha detto Feliziani prima dell'incontro - si e' parlato, purtroppo anche recentemente. Io non so dire se il fenomeno Br e' dissolto definitivamente oppure se dobbiamo combatterlo ancora. Vale forse la domanda che Sabina, la figlia di Guido Rossa si pone 26 anni dopo e che io riporto nel libro: ne e' valsa la pena? Questa e' una domanda drammatica, fatta 26 anni dopo". Quanto alla classe operaia, secondo Feliziani oggi e' "cambiata in modo radicale. Fortunatamente non esistono piu' quelle scelte drammatiche. La scelta di Rossa, rappresenta comunque un esempio importante".27 gennaio 2005 - GUIDO ROSSA: PRESENTATO LIBRO DI FELIZIANI
"Brescia Oggi"
Il libro di Giancarlo Feliziani presentato al Sancarlino
Guido Rossa, il coraggio di fare il proprio dovere
Sono passati 26 anni dall'assassinio di Guido Rossa. Sindacalista, iscritto al Pci, impegnato in politica, fu il primo operaio ad essere giustiziato dalle Brigate Rosse, a pochi mesi dal ritrovamento del corpo di Aldo Moro e 92 giorni dopo la decisione di denunciare Francesco Berardi, che lavorava come lui presso l'Italsider di Genova e che aveva sorpreso ad affiggere volantini delle Br in fabbrica. Rossa non è stato un eroe, ma un personaggio che ha fatto grande la nostra storia perchè "ebbe il coraggio di fare ciò che andava fatto". Un uomo che scelse la via dell'intransigenza e per questo si ritrovò solo in un contesto che tendeva a minimizzare; un uomo consapevole che le rivendicazioni, di qualsiasi tipo esse fossero, non potevano convivere con nessuna forma di violenza.
La sua figura, oggi ancora e sempre più attuale, è stata ricordata dal caporedattore de "La 7" Giancarlo Feliziani nel volume "Colpirne uno per educarne cento: la storia di Guido Rossa" (Lumina Editore), presentato ieri presso il Teatro Sancarlino in un'iniziativa promossa dall'Associazione familiari caduti della Strage di piazza Loggia a cui hanno partecipato, oltre all'autore, la presidente del Consiglio Provinciale Paola Vilardi e Aldo Rebecchi, presidente della Commissione Bilancio in Consiglio Provinciale.
Un testo ricco di spunti, che Feliziani ha deciso di raccogliere perchè "rischiava di diventare una storia dimenticata", una "storia che parla di valori umani, sociali e di quella condivisione che Rossa trovò dentro, ma anche fuori dalla fabbrica, nella sua grande passione per la montagna".
Egli non confuse - ricorda Feliziani - la solidarietà con l'omertà, proprio negli anni in cui la solidarietà in fabbrica pareva un valore assoluto; fu un gesto che gli costò la vita, ma che contribuì a segnare l'inizio del declino del terrorismo.
"Recuperiamo l'insegnamento di queste persone - esorta l'autore - che con senso di responsabilità hanno fatto lo Stato. Dobbiamo essere grati a tutti coloro che, al momento di scegliere la verità, non hanno fatto un passo indietro, ma sono rimaste al loro posto". Natalia Danesi28 gennaio 2005 - LIBRO MORUCCI: LETTERA A DAGOSPIA
"Dagospia"
Nel recente libro "La peggio gioventù", Valerio Morucci scrive: "Venire a sapere che c'erano altre forze che si muovevano 'dietro', che portavano avanti un proprio disegno che aveva fini più radicali di quelli ufficiali e, di conseguenza, usava mezzi più radicali, avrebbe fatto saltare il quadro. Avrebbe portato alla conclusione che c'erano due nemici. Che non sarebbe poi stato così grave, se non fosse stato che il secondo, quello 'dietro' - per quanto in alcuni punti intrecciato, anche se più con alcuni industriali che coi politici - giocava una partita diversa. A che punto sarebbero arrivate le BR? A dover riconoscere che, sì, la Dc era il nemico ma forse non l'unico? E che ne facevano di Moro? Visto che gli americani erano altri? Visto che il gap della doppia fedeltà, quella di governo e quella atlantica, dei nostri servizi, e di tutto l'apparato a quelli legato, li portava ad operare anche all'insaputa dei governi in carica? Troppo complicato. Lo Stato era troppo complicato. Saltava tutto."
Sarebbe interessante avere dall'ex brigatista qualche precisazione in più, dal momento che i diversi accenni al 'dietro' fanno pensare a "Stay behind", ma quell'inciso "intrecciato, anche se più con alcuni industriali che coi politici" sembra indirizzare verso qualcos'altro.
Nembokid28 gennaio 2005 - PRESUNTO TERRORISTA BADEL A GIUDIZIO A ROMA
ANSA:
TERRORISMO: BR; PRESUNTO TERRORISTA BADEL A GIUDIZIO A ROMA
Il gup del tribunale di Roma, Simonetta D'Alessandro ha rinviato a giudizio il presunto brigatista Roberto Badel. Quest'ultimo dovra' rispondere nel corso del dibattimento che comincera' il 10 marzo prossimo davanti alla seconda corte d'assise della Capitale, dei reati di associazione eversiva, banda armata e detenzione di armi.
Roberto Badel, difeso dall'avvocato Caterina Calia, era stato arrestato nel luglio dello scorso anno e considerato dalla procura di Roma l'hacker delle Brigate Rosse, ovvero l'uomo che avrebbe fornito materiale informatico e supporto logistico per la compilazione dell'archivio delle Br.
La difesa di Badel ha chiesto, durante l'udienza, la concessione degli arresti domiciliari. Parere favorevole e' stato espresso oggi dai pm Franco Ionta e Pietro Saviotti presenti all'udienza. Badel e' detenuto nel carcere di Viterbo. Sull'istanza il Gup si e' riservato la decisione.29 gennaio 2005 - ROGO PRIMAVALLE: CONDANNE CANCELLATE
"Il Corriere della sera"
Condanne cancellate per il rogo di Primavalle
Prescritte le pene a 18 anni per i tre ex di Potere operaio Ora possono tornare in Italia. Il legale: un verdetto non può essere persecuzione infinita
Bruciarono la casa di un militante del Msi, morirono i fratelli Mattei
Bianconi Giovanni
ROMA - Colpevoli restano colpevoli, ma in galera non ci andranno più. Almeno per quel reato, la "strage di Primavalle". Da ieri i condannati per il rogo avvenuto a Roma la notte del 16 aprile 1973 in cui morirono i fratelli Virgilio e Stefano Mattei, 22 anni il primo e 8 il secondo, sono uomini liberi. Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo, latitanti da sempre (il solo Lollo scontò 2 anni di carcere preventivo) possono tornare alla luce del sole, anche in Italia, senza rischiare l' arresto. La corte d' assise d' appello di Roma ha dichiarato estinte per prescrizione le condanne a 18 anni di pena ciascuno. L' istanza era stata presentata dall' avvocato Francesco Romeo, difensore di Clavo. La Procura generale ha espresso parere favorevole estendendo d' ufficio la richiesta agli altri due condannati, e la Corte ha detto sì. Liberi tutti, dunque, per mancata esecuzione delle condanne. Finisce così la travagliata storia giudiziaria cominciata una notte di 28 anni fa, quando i tre che allora militavano nel gruppo di Potere operaio - mai confessi, anche dopo la sentenza definitiva - incendiarono la porta della casa in cui viveva con la famiglia il segretario della sezione del quartiere romano di Primavalle del Movimento sociale italiano, Mario Mattei. I processi ebbero andamenti ed esiti contraddittori. Lollo, che all' epoca aveva 22 anni, fu arrestato quasi subito, Clavo e Grillo - 20 e 32 anni - fecero in tempo a scappare. In primo grado, nel 1975, l' accusa chiese l' ergastolo per il reato di strage, ma la corte d' assise assolse gli imputati per insufficienza di prove. Sei anni dopo la corte d' assise d' appello annullò quella sentenza perché uno dei giudici popolari era "affetto da malattia di natura neuropsichiatrica". Dopo la conferma della Cassazione gli atti tornarono ad altri giudici di secondo grado, che nel dicembre ' 86 dichiararono gli imputati colpevoli, ma non del delitto di strage: incendio doloso, duplice omicidio colposo, uso di esplosivo e materiale incendiario. Totale delle pene, 18 anni ciascuno. La Corte di Cassazione ha confermato questa sentenza nell' ottobre 1987, ma Lollo, Clavo e Grillo sono rimasti latitanti. Lollo si scoprì in Brasile dopo qualche tempo, degli altri nessuno traccia. Oggi quelle condanne sono prescritte, in base all' aritmetica giudiziaria. L' articolo 172 del codice penale dice che "la pena della reclusione si estingue col decorso del tempo pari al doppio della pena inflitta". In questo caso, però, non il doppio di 18, cioè 36. Perché quel 18 è la somma di singole condanne a 8 anni per l' incendio doloso, 3 anni più altri 3 per i due omicidi colposi, e altri 4 per altrettante condanne da un anno ciascuna per l' esplosivo. Per la prescrizione dev' essere conteggiata ogni singola pena, e qui la più alta è di 8 anni, che si estingue in 16. Decorrevano dal 13 ottobre 1987, sono scaduti il 12 ottobre 2003. "La corte ha applicato correttamente la legge e i principi costituzionali sui quali si fonda la prescrizione della pena - commenta l' avvocato Romeo -. La pena non è né può essere persecuzione infinita da un lato e strumento di vendetta sociale dall' altro, sicché trascorso un determinato periodo di tempo lo Stato, per un principio di elementare civiltà giuridica, non ha più interesse alla sua esecuzione in quanto ritiene che il condannato, se nel frattempo non ha commesso altri reati, si sia ravveduto". E il difensore di Clavo aggiunge: "Mi auguro che ora i rappresentanti del ceto politico evitino la rituale richiesta di leggi più aspre, pene più severe, punizioni per i giudici e mettano piuttosto in cantiere proposte di soluzioni politiche per quanto accaduto in quel periodo: amnistia o indulto con contestuale divulgazione di tutto ciò che su quegli anni è custodito negli archivi di Stato, in modo che tutti sappiano e tutti possano comprendere. Solo così si potrà superare politicamente quella tormentata stagione della nostra storia, e solo così si potrà rispettare il dolore dei parenti di tutte le vittime, cui va