Almanacco dei misteri d' Italia

Terrorismo ed estremismo di sinistra (vecchio e nuovo)  
giugno 2005

1 giugno 2005 - TERRORISMO: BIAGI; CINQUE ERGASTOLI

ANSA:

TERRORISMO: BIAGI; CINQUE ERGASTOLI

Cinque ergastoli per i cinque brigatisti accusati dell’omicidio del professor Marco Biagi, avvenuto a Bologna il 19 marzo 2002: lo ha deciso la sentenza della Corte d’Assise del capoluogo emiliano.

Carcere a vita quindi per Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma, Diana Blefari Melazzi e Simone Boccaccini.

I cinque imputati sono stati condannati anche all’ isolamento diurno per sei mesi e all’ interdizione perpetua dai pubblici uffici. La Corte, presieduta da Libero Mancuso (giudice a latere Letizio Magliaro), ha letto la sentenza dopo oltre 22 ore di camera di consiglio. Il Pm Paolo Giovagnoli aveva chiesto quattro ergastoli e una condanna a 24 anni per Boccaccini.

Le difese di Lioce, Morandi, Mezzasalma e Blefari Melazzi avevano chiesto l’assoluzione in base all’articolo 530, secondo comma, la nuova formulazione per l’insufficienza di prove. I legali di Boccaccini si erano invece battuti per l’assoluzione per “non aver commesso il fatto”.

Gli imputati sono stati condannati anche al pagamento in solido di una provvisionale per risarcimento danni di 500.000 euro a favore di Marina Orlandi, vedova del professor Marco Biagi; 500.000 euro in favore di Marina Orlandi quale legale rappresentante del figlio minore Lorenzo Biagi; 500.000 euro in favore di Francesco Biagi, il figlio maggiore; 50.000 euro in favore di Giorgio Biagi, il padre del giuslavorista; 50.000 euro in favore di Francesca Biagi, la sorella di Marco, presente in aula al fianco dell’ avvocato Guido Magnisi.

La sentenza ha ordinato anche provvisionali di 50.000 euro a favore dell’ Universita’ degli Studi di Modena e Reggio, Ateneo dove insegnava il professor Biagi; 15.000 euro a favore del Comune di Bologna; 1.000 euro a favore della Presidenza del Consiglio dei Ministri; 3.000 euro a favore del Ministero dell’ Interno; 1.000 euro in favore del Ministero del Lavoro, Dicastero per il quale Biagi era consulente. I giudici hanno condannato anche gli imputati al pagamento in solido delle spese di costituzione e difesa delle Parti civili: 25.000 euro per la difesa delle Parti civili Biagi; 8.000 per la difesa della Parte civile Universita’ di Modena; 10.000 euro per la Parte civile del Comune di Bologna e 5.000 euro per l’ Avvocatura dello Stato.

La Corte d’assise ha ordinato anche “la pubblicazione della sentenza mediante affissione nel Comune di Bologna ed in quelli di ultima residenza degli imputati, nonche’ per estratto e per una sola volta sui quotidiani La Repubblica, Il Resto del Carlino e Il Domani di Bologna”.

TERRORISMO: BIAGI; CINQUE ERGASTOLI ALLE NUOVE BR

SORELLA, BISOGNO DI CREDERE IN GIUSTIZIA; IN AULA MANCA BOLOGNA

(Di Giampaolo Balestrini e Massimiliano Nerozzi)

Cinque ergastoli per il commando

delle Brigate Rosse che la sera del 19 marzo 2002 uccise a Bologna, sotto casa, il professor Marco Biagi. “Cinque ergastoli, per tutti”, racconta subito al telefono l’avv. Guido Magnisi a Marina Orlandi, vedova del giuslavorista: carcere a vita per Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma, Diana Blefari Melazzi, ma pure per Simone Boccaccini, per il quale l’accusa aveva chiesto 24 anni “per la minore partecipazione al delitto”. Nessuno era in aula.

E’ la sentenza che il presidente della Corte d’Assise di Bologna, Libero Mancuso (giudice a latere Letizio Magliaro), legge dopo 16 udienze e circa 22 ore di camera di consiglio. Ad ascoltarlo, c’e’ Francesca Biagi, sorella di Marco, seduta al fianco del legale, il Pm Paolo Giovagnoli, il questore, Francesco Cirillo, e tanti addetti ai lavori: poliziotti che hanno partecipato alle indagini, magistrati e avvocati, che fra queste aule lavorano. Ma nella grande aula Bachelet, che pure ha conosciuto i drammi dell’Italicus e della bomba alla stazione, manca Bologna: non ci sono i bolognesi, nessuna faccia importante di chi li amministra. “La condanna - dira’ piu’ tardi in una nota il sindaco Sergio Cofferati - e’ importante anche per la nostra comunita’, alla quale viene riconosciuto il grave danno morale subito con l’uccisione del professor Biagi”.

Le parole di Marina Orlandi arrivano dal cellulare del legale: “Marina e’ commossa e vuole che un ricordo vada alla vedova dell’agente Petri”. Quel poliziotto della Polfer ucciso nella sparatoria del 2 marzo 2003 in cui mori’ il Br Mario Galesi e in cui fu arrestata Lioce: il passo investigativo decisivo per arrivare a questi cinque ergastoli. Non ci puo’ essere, pero’, soddisfazione: “Vorrei dire solo questo - sono le uniche parole di Francesce Biagi, nascosta dietro a un paio di occhiali da sole scuri - avevamo bisogno, come famiglia Biagi, di credere ancora nella giustizia. E il mio pensiero adesso va solo a mio fratello perche’ credo che in questa maniera, in minima parte, ci sia stato un piccolo riconoscimento”. Ma, senza gioia: “Non sono momenti di soddisfazione per una parte civile - aggiunge Magnisi - perche’ quando si danno degli ergastoli non si puo’ usare la parola soddisfazione. Una famiglia che ha avuto un silenzio assordante per tre anni trova finalmente la vittoria della sua sete di giustizia che e’ stata appagata”.

Stabilite anche le provvisionali di risarcimento danni:

500.000 euro a favore di Marina Orlandi; 500.000 euro in favore della stessa quale legale rappresentante del figlio minore, Lorenzo; 500.000 euro in favore di Francesco Biagi, il figlio maggiore; 50.000 euro per Giorgio Biagi, il padre; 50.000 euro in favore di Francesca Biagi. Provvisionali di 50.000 euro anche all’Universita’ di Modena e Reggio, ateneo dove insegnava il professor Biagi; 15.000 euro a favore del Comune di Bologna.

Risarcimenti anche per il ministero dell’Interno: “Ed e’ la prima volta in assoluto che in Italia viene riconosciuto al Viminale per le maggiori spese derivanti da indagini contro i reati di terrorismo”, spiega l’avvocato dello Stato Mario Zito.

La sproporzione, pero’, e’ evidente: 1.000 euro a favore della Presidenza del Consiglio dei Ministri; 3.000 euro per il ministero dell’Interno; 1.000 euro in favore del ministero del Lavoro, dicastero per il quale Biagi era consulente.

La sentenza, in un processo dove pure e’ tornato a galla lo scandalo della scorta negata, sembra spalancare la possibilita’ di una causa civile milionaria della famiglia contro il ministero dell’Interno. Una “sentenza pesantemente condizionata dalle dichiarazioni inverosimili della signora Banelli Cinzia”, la pentita delle Br, secondo l’avv. Francesco Romeo, difensore di Blefari Melazzi; “assolutamente sbagliata”, per l’avv.  Eriberto Rosso, legale di Boccaccini, che annuncia appello.

“La decisione - dice invece il Procuratore capo Enrico Di Nicola - fa giustizia nei confronti delle istituzioni democratiche e della vittima sacrificale di questo scempio. Uno scempio commesso da uomini, o meglio soggetti, che vivono in modo farneticante e anacronistico, che non sanno quello che fanno”. Peccato non ci fossero tanti uomini e donne ad ascoltarla.

TERRORISMO: BIAGI; DIFESA BLEFARI, CONDIZIONATI DA BANELLI

Una sentenza sbagliata: cosi’ ha definito la decisione della Corte d’Assise di Bologna l’avvocato Francesco Romeo, difensore di Diana Blefari Melazzi. “E’ una sentenza pesantemente condizionata - ha detto ancora Romeo - dalle dichiarazioni inverosimili della signora Banelli Cinzia”.

TERRORISMO: BIAGI; DIFESA BOCCACCINI, FAREMO APPELLO

“La sentenza va rispettata ma non necessariamente condivisa. Per la posizione di Simone Boccaccini a nostro avviso e’ una sentenza assolutamente sbagliata”. E’ quanto ha detto l’avvocato Eriberto Rosso difensore di Simone Boccaccini, per il quale il Pm Paolo Giovagnoli aveva chiesto 24 anni e che invece e’ stato condannato dalla Corte d’Assise all’ergastolo.

“Il quadro probatorio - ha spiegato - portava a diverse conclusioni. La sentenza la impugneremo riproponendo una tesi che mi sembra di equilibrio, che porta ad una soluzione diversa da quella scelta dalla Corte di primo grado”. L’avvocato Rosso e il suo collega Sandro Guerra avevano chiesto l’assoluzione per Boccaccini.

TERRORISMO: BIAGI; AVV STATO, 1/A VOLTA RISARCITO VIMINALE

“E’ la prima volta in assoluto che in Italia viene riconosciuto al Ministero dell’Interno il risarcimento danni per le maggiori spese derivanti da indagini contro i reati di terrorismo”. La sottolineatura sulla sentenza della Corte d’Assise per l’omicidio del prof.Marco Biagi e’ stata dell’avvocato della Stato Mario Zito.

“Le indagini che hanno portato alle condanne - ha sottolineato ancora Zito - sono scaturite dalla morte del sovrintendente Petri e dal valore dei suoi colleghi. E sono state rese possibili dalla costituzione del ‘Gruppo Biagi’ e dall’impegno straordinario che e’ stato messo in campo”.

TERRORISMO: BIAGI; PM GIOVAGNOLI, FATTO NOSTRO DOVERE

“Il primo pensiero e’ che abbiamo fatto il nostro dovere, che abbiamo fatto quello che si poteva fare per portare a giustizia i responsabili di un delitto cosi’ grave. E la Corte ha condiviso la nostra valutazione delle prove”. Il Pm Paolo Giovagnoli, che aveva chiuso l’altro ieri commosso la sua requisitoria, ha visto accolte le sue richieste di condanna e nel caso di Simone Boccaccini addirittura e’ stata un pena superiore a quella che lui aveva chiesto. L’ergastolo anziche’ 24 anni: “Boccaccini ha avuto una condotta diversa dagli altri - ha spiegato Giovagnoli - Ma nonostante tutto la Corte ha ritenuto che la sua responsabilita’ sia uguale a quella dei complici. Questa e’ sicuramente la stessa valutazione che abbiamo fatto noi quando abbiamo detto ‘risponde di omicidio e non ha le attenuanti della minima partecipazione’. La corte non ha ritenuto di dover dare nemmeno le attenuanti generiche.  D’altronde e’ il giudice che ha piu’ elementi di noi per valutare”.

TERRORISMO: BIAGI; PM, SENTENZA CHE CI RIEMPIE SODDISFAZIONE

‘OMICIDIO COMMESSO DA PERSONE FARNETICANTI E ANACRONISTICHE’

“E’ una sentenza che ci riempie di soddisfazione e di orgoglio”. E’ stato questo il commento del Procuratore Enrico Di Nicola alla sentenza della Corte d’Assise per l’omicidio del professor Marco Biagi.

“Ci riempie di soddisfazione - ha spiegato - perche’ gratifica gli sforzi di tutti coloro che con cultura delle istituzioni, spirito di servizio, senso di responsabilita’, impegno, hanno condotto le indagini. Io dico loro grazie”. “Ci riempie di orgoglio - ha proseguito - perche’ riconosce che questo Pm, con cultura della giurisdizione ha contribuito in modo determinante a una sentenza che fa giustizia nei confronti delle istituzioni democratiche e della vittima sacrificale di questo scempio. Uno scempio commesso da uomini, o meglio soggetti, che vivono in modo farneticanente e anacronistico, che non sanno quello che fanno”.

TERRORISMO: BIAGI; RETTORE MODENA, UN ATTO DI GIUSTIZIA

MODENA, 1 GIU - “La sentenza costituisce e rappresenta un atto di giustizia che accogliamo con profondo rispetto e soddisfazione in quanto restituisce finalmente verita’ su un assassinio barbaro, feroce ed incomprensibile - Ha detto il rettore dell’ Universita’ di Modena e Reggio Emilia Gian Carlo Pellacani, dove insegnava Marco Biagi -. Resta comunque incancellabile per il nostro Ateneo il rammarico per la perdita di un caro amico e di un docente esemplare e la condanna ferma di un atto di violenza che, ai nostri occhi, appare ancora piu’ grave, perche’ recato contro una persona indifesa, un uomo di cultura sapiente ed intelligente, aperto al confronto e al dialogo”.

“La giustizia che oggi è stata resa ai famigliari di Marco Biagi, alla nostra Università ed al mondo della cultura - ha concluso - tuttavia, non potra’ cancellare il dolore per questa scomparsa”.

TERRORISMO: BIAGI; VEDOVA COMMOSSA, UN RICORDO A PETRI

“Marina e’ commossa e vuole che un ricordo vada alla vedova dell’ agente Petri”. E’ il sentimento di Marina Orlandi, moglie del professor Marco Biagi, cosi’ come raccontato dal legale di famiglia, l’ avvocato Guido Magnisi, che le ha comunicato per telefono la sentenza contro gli assassini del marito praticamente in tempo reale.

“Cinque ergastoli, per tutti, ci sentiamo dopo”, si e’ limitato a dire l’ avvocato Magnisi al cellulare, per poi riferire il pensiero della donna. Un pensiero che e’ andato alla vedova dell’ agente della Polfer Emanuele Petri, ucciso nella sparatoria del 2 marzo 2003 in cui mori’ il Br Mario Galesi e fu arrestata Nadia Desdemola Lioce: il passo investigativo decisivo che ha portato poi a queste condanne.

“Non sono momenti di soddisfazione per una Parte civile - ha poi detto Magnisi - perche’ quando si danno degli ergastoli non si puo’ usare la parola soddisfazione. Una famiglia che ha avuto un silenzio assordante per tre anni trova finalmente la vittoria della sua sete di giustizia che e’ stata appagata. Per me e’ stata una esperienza professionale che mi ha turbato. E ci tengo che non usiate la parola soddisfazione perche’ accostata alla parola ergastoli, sulla mia bocca non ci sara’ mai”.

Subito dopo la lettura della sentenza Magnisi ha abbracciato Francesca Biagi, sorella del giuslavorista che ha atteso la decisione dei giudici al fianco del legale.

TERRORISMO: BANELLI; VIA LIBERA GIP ROMA A TRASFERIMENTO

Via libera del gip di Roma Luisanna Figliolia al trasferimento di Cinzia Banelli, attualmente agli arresti domiciliari in provincia di Pisa, in una localita’ segreta per motivi di sicurezza. Il magistrato, che la scorsa settimana aveva negato l’ autorizzazione ad una collocazione dell’ ex brigatista in una struttura diversa da quell’ abitazione “perche’ non sussistono i presupposti di legge”, ha modificato oggi quel provvedimento alla luce di un riesame, secondo quanto si e’ appreso, della vicenda.

   A sollecitare il trasferimento della Banelli in una localita’

segreta era stato il prefetto di Pisa. A Bologna, che ha proceduto nei confronti della pentita per l’ omicidio di Marco Biagi condannandola a 16 anni di reclusione, il gip, figura al quale competono le modalita’ di esecuzione della detenzione, aveva concesso l’ autorizzazione. Diversa la decisione, a Roma, del gip Figliolia, la stessa che condanno’ la Banelli a 20 anni di carcere per concorso nell’ omicidio di Massimo D’ Antona.  Quella decisione, tra l’ altro, era coincisa con il rifiuto della Commissione centrale per i programmi di protezione del Viminale ad inserire la Banelli nel programma.

Il provvedimento emesso oggi dal gip Luisanna Figliolia, in merito al trasferimento di Cinzia Banelli, che non ha ancora lasciato il suo domicilio di Pisa dove e’ agli arresti domiciliari, non revoca il precedente pronunciamento, ma si limita solamente ad “autorizzare il trasferimento in un luogo idoneo” della stessa Banelli.

Inoltre il gip ha disposto che occorrera’ comunicare alla cancelleria dell’ufficio il luogo dove la stessa Banelli sara’ trasferita, circostanza che in procura appare in contrasto con le esigenze di riservatezza e i motivi di sicurezza.

Del trasferimento di Cinzia Banelli, madre di un bambino di un anno, e quindi della ricerca di un nuovo domicilio, potranno occuparsi le autorita’ preposte, ma non il servizio centrale di protezione dato che la ex brigatista non e’ sottoposta al programma riservato ai collaboratori di giustizia, programma negatole dal Viminale la scorsa settimana.

2 giugno 2005 - DI NICOLA: BIAGI, NON CI SONO ALTRI COLPEVOLI IN LIBERTA’

ANSA:

DI NICOLA: BIAGI, NON CI SONO ALTRI COLPEVOLI IN LIBERTA’

INTERVISTA A REPUBBLICA

 “Sono soddisfatto, non perche’ cinque persone sono state condannate a vita ma perche’ tre anni di lavoro hanno ricevuto un premio. Siamo riusciti a trovare e a fare condannare gli assassini di Marco Biagi. Nessuno di loro e’ scappato dalla nostra rete. E sono orgoglioso perche’ una sentenza come questa e’ un’opera di giustizia che aiuta una magistratura che ha bisogno di legittimazione”. Il procuratore capo della Repubblica Enrico Di Nicola commenta soddisfatto la sentenza che ha condannato gli autori dell’omicidio Biagi.

Ma possono esserci altri colpevoli ancora in liberta’? “No, lo escludo. I colpevoli - risponde Di Nicola in un’intervista a REPUBBLICA - sono quelli condannati. C’e’ una persona, sospettata di avere preso parte in qualche modo all’omicidio (...) che comunque e’ gia’ in carcere a Roma”.

I colpevoli, continua il procuratore di Bologna, siamo riusciti a trovarli “con l’impegno e con la tecnica. Magistrati e investigatori ogni giorno, per anni, si sono ritrovati nel tardo pomeriggio o di notte per confrontare e discutere i risultati delle indagini. Noi eravamo riusciti a sapere che la Lioce e Morandi erano responsabili dell’omicidio prima della sparatoria sul treno di Arezzo. (...) La nostra forza e’ stata quella di creare, anche grazie al capo della polizia, una struttura di investigatori impegnata esclusivamente nella ricerca di questi assassini. Anche l’Arma dei carabinieri ha collaborato, ma con un proprio gruppo che era collocato dentro al Ros regionale”.

L’intervista si conclude con un’analisi su vecchie e nuove Br. “I brigatisti di oggi sono fuori dall’umanita’. Compiono omicidi per giustificare la propria presenza. Sono un pericolo per le singole persone, non per le istituzioni. Ma oggi hanno ricevuto un colpo davvero duro”.

2 giugno 2005 – SENTENZA BIAGI: COMMENTI

ANSA:

TERRORISMO: FAMIGLIA BIAGI MANTIENE RISERBO DOPO SENTENZA

La famiglia di Marco Biagi prosegue nel riserbo che ha sempre mantenuto sulle proprie vicende, anche il giorno dopo la sentenza che ha condannato all’ergastolo cinque appartenenti alle nuove Brigate rosse. Ieri la vedova, Marina Orlandi, dall’aula che ha fatto giustizia del delitto, aveva rivolto tramite il suo legale Guido Magnisi un commosso ricordo alla vedova dell’agente Petri. Poi in serata ha telefonato alla donna per un colloquio dal contenuto gelosamente custodito.

Il difensore di parte civile - che non ha voluto parlare del contenuto della conversazione tra le due donne - ha detto ancora qualcosa sulla decisione della corte d’Assise bolognese: “E’ una sentenza che ha accolto tutte le ragioni della parte civile, che ha applicato il principio di legalita’. Detto questo, e’ giusto aggiungere che le sentenze non si commentano”.

TERRORISMO: TELEFONATA VEDOVA BIAGI-ALMA PETRI DOPO SENTENZA

VEDOVA AGENTE UCCISO DA BR, E’ STATA TELEFONATA MOLTO PRIVATA

TUORO SUL TRASIMENO (PERUGIA), 2 GIU - Si sono sentite telefonicamente subito dopo la sentenza con la quale la Corte d’Assise di Bologna ha inflitto ieri sera cinque ergastoli ai responsabili dell’omicidio di Marco Biagi, la vedova del giuslavorista, Marina Orlandi, e quella del sovrintendente della polfer Emanuele Petri, Alma.

“E’ stata una telefonata molto privata” si limitata a spiegare dalla sua abitazione di Tuoro sul Trasimeno Alma Petri parlando con l’Ansa. La vedova del sovrintendente ucciso dalle Br, cosi’ come il professor Biagi, non ha quindi voluto rivelare il contenuto del colloquio.

Ieri sera Marina Orlandi, appena saputo delle cinque condanne nei confronti di quelli che per i giudici sono gli assassini di suo marito, aveva rivolto il pensiero a Emanuele Petri, ucciso in servizio nella sparatoria avvenuta il 2 marzo 2003 sul treno Roma-Firenze in cui mori’ il Br Mario Galesi e fu arrestata Nadia Desdemola Lioce. Il materiale recuperato in quella occasione forni’ agli investigatori elementi decisivi per smantellare le cosiddette nuove Brigate rosse, risalendo al gruppo accusato di avere ucciso prima Massimo D’Antona e poi Marco Biagi.

“Mi hanno fatto piacere” sottolinea ancora Alma Petri riferendosi alle parole della vedova del giuslavorista. “La signora Orlandi - prosegue - ci e’ stata molto vicina fin dalla mattina dell’omicidio di mio marito. Ci sentiamo spesso”. Lo stesso rapporto che si e’ in pratica creato con la vedova del professor D’Antona, Olga.

Riguardo alla sentenza di ieri, la vedova del sovrintendente ucciso dalle Br non se la sente di parlare di soddisfazione.  “Dopo le richieste del pubblico ministero - dice - siamo stati con il fiato sospeso per due giorni in attesa di sapere cosa sarebbe successo. E’ andata meglio di quanto si pensasse. Cinque ergastoli sono la risposta della magistratura e dei giudici. E’ giusto cosi’. Ho sempre pensato che ci sbaglia deve pagare e deve farlo fino in fondo”.

Il 2 giugno, festa della Repubblica, e’ comunque un giorno particolare per Alma Petri, trascorso nella sua casa di Tuoro sul Trasimeno. Ha infatti rinunciato a partecipare alla cerimonia di Arezzo perche’ proprio oggi ricorre l’anniversario della morte improvvisa, per un malore, di un poliziotto al quale la sua famiglia era molto legata: “e’ una occasione triste e ho preferito rinunciare”. “Sto vedendo in televisione la parata delle nostre forze armate a Roma - riprende poi Alma Petri - insieme a mio figlio Angelo (che ha seguito la carriera del padre - ndr). Proprio in questo momento - conclude - e’ passata la banda della polizia di Stato e gli ho detto: Angelo, se ci fosse stato tuo padre si sarebbe alzato in piedi e messo sull’attenti”.

TERRORISMO:VEDOVE PETRI E BIAGI UNITE IN RICORDO AGENTE

COLLOQUIO MARINA ORLANDI-ALMA PETRI DOPO SENTENZA BOLOGNA

di Claudio Sebastiani

Marina Orlandi e Alma Petri si sono parlate, ma cosa si siano dette rimarra’ tra loro. Cosi’ vogliono la vedova del giuslavorista e quella del sovrintendente della polfer, uccisi entrambi dalle Br, che ieri sera hanno avuto un breve colloquio telefonico. Poco dopo la lettura della sentenza con la quale la Corte d’Assise di Bologna ha inflitto cinque ergastoli a quelli che per i giudici sono gli assassini del professor Marco Biagi.

Un delitto chiarito dagli investigatori anche grazie agli elementi raccolti il 2 marzo del 2003 quando il sovrintendente della polfer Emanuele Petri rimase ucciso in un conflitto a fuoco sul treno Roma-Arezzo (mentre un suo collega, Bruno Fortunato, fu gravemente ferito). Una sparatoria nella quale mori’ anche Mario Galesi e che porto’ all’arresto di Nadia Desdemona Lioce, considerati i capi delle nuove Brigate rosse.  Grazie ai documenti e a un computer palmare che i due portavano con loro le indagini sull’organizzazione eversiva ebbero un nuovo e forse decisivo impulso. Cosi’ come le inchieste che hanno permesso di individuare i responsabili, secondo gli investigatori, degli omicidi di Marco Biagi e Massimo D’Antona.

Per questo Marina Orlandi ieri sera ha voluto subito ricordare tramite il suo legale Guido Magnisi la figura del sovrintendente della polfer. Poi ha telefonato lei stessa alla vedova Petri, Alma. “E’ stata una telefonata molto, molto privata” ha spiegato oggi quest’ultima. Altro non ha pero’ voluto dire sul contenuto del colloquio. “Ci sentiamo di tanto in tanto - si e’ limitata ad aggiungere - e quindi lo abbiamo fatto anche in questa occasione”.

Alma Petri ha poi sottolineato che le hanno fatto piacere le parole della vedova del giuslavorista. “La signora Orlandi - ha proseguito - ci e’ stata comunque vicina fin dalla mattina dell’omicidio di mio marito”.

Un rapporto di solidarieta’ analogo a quello che si e’ in pratica creato con la vedova di Massimo D’Antona, Olga. “Non ci eravamo mai incontrate prima, ma tra noi e’ come se ci fosse sempre stato un dialogo a distanza, una comunicazione inconscia” aveva detto Olga D’Antona nell’ottobre scorso incontrando per la prima volta Alma Petri a Castiglione del Lago. Unite anche dal sentimento di indifferenza nei confronti dei brigatisti.

Cosi’ Alma Petri non se la e’ sentita di parlare di soddisfazione per le condanne al termine del processo per l’omicidio Biagi, sottolineando comunque che “e’ giusto cosi””. “Cinque ergastoli - ha detto - sono la risposta della magistratura e dei giudici. Ho sempre pensato che ci sbaglia deve pagare e deve farlo fino in fondo”.

Oggi, festa della Repubblica, e’ stato un giorno particolare per Alma Petri, trascorso nella casa di famiglia, a Tuoro sul Trasimeno con il figlio Angelo che ha voluto seguire la carriera del padre. Insieme hanno visto in televisione la parata delle forze armate, a Roma. “Proprio in questo momento - ha concluso Alma Petri con la voce che per un attimo ha tradito l’emozione - e’ passata la banda della polizia di Stato e ho detto a mio figlio: Angelo, se ci fosse stato tuo padre si sarebbe alzato in piedi mettendosi sull’attenti...”.

4 giugno 2005 - TEATRO: ‘SCIAME’ DI TONI NEGRI, STORIA DI UN KAMIKAZE

ANSA:

TEATRO: ‘SCIAME’ DI TONI NEGRI, STORIA DI UN KAMIKAZE

DEBUTTO A PARIGI PER TRAGEDIA POSTMODERNA DEL FILOSOFO ITALIANO

 (di Fausto Belia) - Per lui, Toni Negri, che ne e’ l’ autore, ‘Sciame’ e’ una “tragedia postmoderna”: mette in scena un uomo che cerca di “resistere” all’ Impero con un mezzo che non sia la guerra e di difendersi dalla guerra con l’ “esodo” da una civilta’ di sfruttamento e di paura. Non piu’ il Terrore e la Pieta’ - temi della tragedia classica - ma l’ Indignazione e la Speranza.

Unica interprete sul palcoscenico di ‘Sciame’, prima opera teatrale di Toni Negri,  presentata ieri sera in prima francese in una della sale del Teatro nazionale della collina, a Parigi, non lontano dal Pere Lachaise - e’ Evelyne Didi.

Ad assistere all’ opera, che l’ anno scorso e’ stata rappresentata in Svizzera, c’ era anche il filosofo italiano, il ‘cattivo maestro’, che nella capitale francese ha vissuto per molti anni, in fuga dall’ Italia dove era imputato di collegamenti con le Brigate Rosse. Accuse dalle quali e’ stato poi prosciolto.

Saggista, membro del comitato editoriale internazionale della rivista Multitudini, Negri insegna anche all’ Universita’ di Parigi.

Per poco piu’ di un’ ora Evelyne Didi interpreta un kamikaze, tentata di rispondere all’ Indignazione con l’ Odio - “morire per vivere” - e che in uno stretto dialogo con il coro - interpretato da lei stessa, con una voce metallica - arriva infine a riconoscere la potenza della singolarita’ e della moltitudine: la moltitudine come insieme delle singolarita’ sara’ infatti la risposta al Potere.

Teatro della parola, politico, didascalico, alla maniera di Bertold Brecht. E proprio da un’ opera del commediografo tedesco, ‘La Decisione’ del 1929, e da un’ altra, quella dell’ ex direttore del Berliner Ensemble, Heiner Muller, ‘Mauser’ del 1991, prende le mosse “Sciame”.

Nell’ opera di Brecht il giovane processato da un tribunale rivoluzionario decide di farsi fucilare per salvare la massa. In quella di Muller e’ l’ inverso: il giovane rifiuta e cosi’ distrugge l’ unita’ della massa.

‘Sciame’ - un percorso in dodici sequenze - segna l’ abbandono dell’ Ideologia e celebra l’ irruzione della Moltitudine e la figura tutta particolare del Resistente contemporaneo, quello che vive ai margini della citta’ e del Potere: uomini e donne indignati, sfruttati, disoccupati, immigrati.

Una Potenza, una intelligenza collettiva - composta di azione e pensiero di ogni individuo nell’ azione comune - che si oppone al Potere, perche’ - spiega Negri - “a fianco della dominazione c’ e’ sempre l’ insubordinazione. Si tratta di scavare dal punto piu’ basso: la’ dove la gente soffre, la’ dove ci sono i piu’ poveri e i piu’ sfruttati, la’ dove i linguaggi e i sensi sono i piu’ separati da ogni potere d’ azione e dove tuttavia esistono.

Perche’ tutto questo e’ vita e non morte”.

Brava, anzi “bravissima” l’ attrice, dice ai giornalisti

Negri, “soddisfatto” per l’ accoglienza calda che il pubblico parigino - un centinaio di persone - ha riservato all’ opera.

Regia essenziale ed attenta quella di Barbara Nicolier, che combina il dispositivo scenico di Claire Sternberg, la musica di Gabriel Scotti, le pitture di Jacques Gabel e i video di Alexandre Simon che proiettano sulla scena metamorfosi urbane e folle di individui anonimi.

‘Sciame’ sara’ a Parigi fino al 25 giugno, poi andra’ in Germania. E quando in Italia, chiede il giornalista? Negri sorride.

6 giugno 2005 - BR; FRAGALA’, NOMI GIA’ CITATI DA GIP NEL 2001

ANSA:

TERRORISMO: BR; FRAGALA’, NOMI GIA’ CITATI DA GIP NEL 2001

BANELLI? SUE CONFESSIONI GIUNTE FUORI TEMPO MASSIMO

I nomi dei due dei tre arrestati nell’ ambito delle indagini sulle Br facevano parte di materiale “gia’ ampiamente emerso nel 2001”, ma “l’ ordinanza del gip Lupacchini non fu tenuta nella giusta considerazione dalla Procura di Roma”. A sostenerlo e’ il capogruppo di An nella Commissione Mitrokhin, Enzo Fragala’.

“I nomi dei brigatisti Luigi Fuccini e di Adriano Ascoli erano gia’ stati scritti, nero su bianco, nell’ordinanza firmata dal gip romano Otello Lupacchini nel 2001, ordinanza che, anche sotto questo profilo, fu incredibilmente sottovalutata dalla Procura di Roma”, afferma Fragala’, secondo il quale “Tutto insomma era ampiamente emerso gia’ 4 anni fa cosi’ com’era accaduto, subito dopo l’omicidio D’Antona, per Nadia Desdemona Lioce, Mario Galesi e Jerome Cruciani”.

“Gli arresti di Fuccini e Ascoli dunque, se da un lato confermano le intuizioni che ebbe quattro anni fa il gip Lupacchini, dall’altro sono un vero e proprio atto d’accusa verso chi, evidentemente, non seppe non tanto valutare quell’ordinanza quanto, piuttosto, semplicemente leggerla.  E questo per dire anche che, sotto questo profilo, le dichiarazioni della sedicente pentita Cinzia Banelli - aggiunge il parlamentare - non apportano alcun elemento di novita’ all’inchiesta e a quanto gia’ non si sapesse quattro anni fa.  In questo senso anche le sue tardive ‘confessioni’ sulla figura del terzo arrestato, Giuliano Pinori, appaiono funzionali, piu’ che alla ricerca di verita’, alle sue reiterate quanto incongrue richieste di ottenere la patente di collaboratrice di giustizia visto che sembra che Pinori abbia lasciato i Nuclei comunisti combattenti prima del ‘96 e, quindi, di gran lunga prima che le Br portassero l’attacco al cuore dello Stato. A tutto cio’ - conclude Fragala’ - si unisce la singolare circostanza della resipiscenza di un altro Br, Bruno Di Giovannangelo al quale improvvisamente torna la memoria nel corso del processo D’Antona e corre in soccorso della sedicente pentita Cinzia Banelli per avvalorare le sue confessioni giunte fuori tempo massimo”.

6 giugno 2005 - D’ANTONA: BASSANINI, ERA UN PERSONAGGIO AUTOREVOLE

ANSA:

D’ANTONA: BASSANINI, ERA UN PERSONAGGIO AUTOREVOLE

 “D’Antona era un personaggio autorevole e con numerose esperienze di governo. Con me era stato nel ‘96 direttore generale delle relazioni sindacali. La sua opera fu decisiva nella riforma dei contratti del pubblico impiego e aveva avuto un ruolo anche per disciplinare il comparto del lavoro pubblico”. Cosi’ l’ex ministro della Funzione pubblica, Franco Bassanini, che oggi ha testimoniato nell’ aula-bunker del carcere di Rebibbia a Roma nell’ udienza del processo in corso ai brigatisti accusati di aver ucciso il giuslavorista Massimo D’Antona.

Bassanini ha ricordato dal banco dei testimoni di essere stato colpito dalla rivendicazione fatta dalle Brigate Rosse dopo l’omicidio del collaboratore dell’ ex ministro del Lavoro Bassolino. A sollecitare l’attenzione di Bassanini, come lui stesso ha ricordato rispondendo alle domande dei Pm Pietro Saviotti ed Erminio Amelio, fu la parte di rivendicazione nella quale i terroristi mettevano in luce “due responsabilita’ “ attribuite a D’Antona, ossia il tentativo di ammodernamento dello Stato e il lavoro di riforma sulla rappresentanza nel pubblico impiego.

L’ex ministro della Funzione pubblica ha anche ricordato la riforma della rappresentanza sindacale cui aveva lavorato D’ Antona, che innalzava la soglia della stessa rappresentanza sindacale, facendola giungere ad un livello minimo del 5%.  “Questo - ha detto Bassanini - suscito’ vivaci reazioni nell’ ambito del mondo delle piccole organizzazioni sindacali”.

Bassanini sulla scorta di quanto aveva fatto qualche attimo prima Bassolino durante la sua testimonianza, ha ribadito il ruolo chiave di D’Antona come autorevole esponente del governo nell’ ambito delle trattative del mondo del lavoro, ricordando la sua autorevolezza ai tavoli di trattativa e sui titoli che gli davano facolta’ di partecipare alle riunioni piu’ importanti, anche al posto dei ministri.

D’ANTONA: BASSOLINO, MINACCIATO? ANNI FA DALLA CAMORRA

“Se mi sono mai sentito in pericolo dopo il delitto D’Antona? Un uomo politico, le mette in conto queste cose. Gli studiosi come D’Antona, come Biagi, servitori dello Stato, in un altro modo, non possono metterlo in conto.  Per questo e’ stato ancora piu’ vigliacco colpire loro, un’ azione delle Br che voleva essere un monito. Minacciato veramente, io e la mia famiglia, mi sono sentito soltanto dalla camorra, tanti anni fa”. Cosi’ il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino ha risposto ad un giornalista dopo aver testimoniato a Roma nell’aula-bunker del carcere di Rebibbia in un’udienza del processo dell’omicidio del professor D’Antona, ucciso dalle Br nel maggio del 1999.

D’ANTONA: BASSOLINO, NEGLIGENZE DIETRO DELITTO BIAGI

“Certo, vi sono state negligenze, responsabilita’ per l’omicidio Biagi, dopo quello che era accaduto a D’Antona. Biagi e D’Antona sono stati miei collaboratori, lavoravano insieme ed erano quelle figure decisive per la democrazia”. Cosi’ il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, dopo aver testimoniato nell’ aula-bunker del carcere di Rebibbia a Roma durante un’udienza del processo alle Brigate Rosse accusate dell’omicidio del professor Massimo D’Antona.

Bassolino, citato come testimone dal legale della vedova di D’ Antona, avv. Luca Petrucci, ha risposto alle domande dello stesso Petrucci e dei Pm Erminio Amelio e Pietro Saviotti ricordando la figura di D’Antona “come artefice del patto di Natale del 1993, ossia l’accordo tra sindacati, Confindustria e tantissime associazioni di lavoratori realizzato dal governo nel ‘99”. “Biagi e D’Antona - ha spiegato Bassolino - avevano un ruolo ben piu’ importante di quello che poteva apparire all’ esterno. D’Antona era il mio principale collaboratore, quello che aveva ottimi rapporti con la Cgil, ma anche con Cisl e Uil e rapporti di stima reciproca con Confindustria”.

Dopo la testimonianza in aula Bassolino, avvicinato dai giornalisti, ad una domanda se a suo giudizio vi fossero state negligenze dello Stato per il delitto Biagi, ha spiegato: “Si’ ci sono state negligenze - ha detto il presidente della Regione Campania ed ex ministro del Lavoro, di cui D’Antona era consulente - Biagi aveva scritto, aveva denunciato. Insomma, come si e’ fatto a non dargli il minimo di quello che chiedeva, ossia una scorta?”.

 “La prima cosa cui pensai dopo l’ omicidio di Massimo D’Antona - ha aggiunto Bassolino - fu l’ omicidio Ruffilli. Poi parlai con Gino Giugni, anche lui anni fa vittima di un attentato delle Br. Politicamente questi qui non hanno il radicamento dei vecchi terroristi. Ma li unisce a loro un filo rosso, una continuita’. Hanno colpito due persone come Biagi e D’Antona che erano dei riformisti, persone vicine ai lavoratori. Insomma, hanno colpito le intelligenze. Li ho incrociati con lo sguardo mentre uscivo dall’aula e ho ripensato a quei giorni. Le Br sono politicamente sconfitte ma non bisogna abbassare la guardia”.

Antonio Bassolino durante la sua testimonianza davanti alla seconda Corte di assise di Roma ha anche ricordato il ruolo di Nicola Rossi, il giuslavorista, collaboratore dell’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema, individuato in un primo momento dalle Br come obiettivo alternativo a Massimo D’Antona. “I rapporti tra D’Antona e Rossi - ha spiegato Bassolino - erano quotidiani. Anche Rossi lavorava al patto di Natale, aveva colloqui con le parti sociali ed era il principale consigliere economico del presidente del Consiglio”.

D’ANTONA: BASSOLINO, CON BIAGI UCCISO SECONDA VOLTA

“Quando e’ stato ucciso Marco Biagi, un servitore dello Stato che conoscevo bene, e’ stato come aver ucciso Massimo una seconda volta. E’ stato un fatto gravissimo e ci sono state gravi responsabilita””. Parla senza enfasi Antonio Bassolino, senza accalorarsi, ma pesa le parole con lucida consapevolezza. Ha appena finito di rendere la sua testimonianza nell’aula bunker di Rebibbia a Roma, e ha sfiorato con lo sguardo, per la prima volta i brigatisti chiusi nelle gabbie e che devono rispondere dell’assassinio del professor D’Antona, il suo collaboratore piu’ stretto, colui il quale ,come ricorda con emozione il presidente della Regione Campania, ex miniatro del Lavoro di cui il giuslavorista era braccio destro, “poteva parlare in sua vece” agli incontri piu’ importanti.

“Massimo - spiega Bassolino, parlando dopo aver testimoniato e andando sul filo dei ricordi - aveva buoni rapporti con la Cgil, con Cisl e Uil, ma era anche stimato da Confindustria. Le Br colpendo lui e poi Biagi, hanno voluto, invano per fortuna, dare un monito dire insomma a chi collaborava con la politica, ai D’Antona, ai Biagi, ‘lasciate stare non lo fate”.

Ma Bassolino, ascoltato oggi insieme all’ex ministro Franco Bassanini come teste del legale di Olga D’Antona, l’avvocato Luca Petrucci, torna a puntare il dito contro l’allarme forse sottovalutato dopo l’agguato a D’Antona, e che poi si concretizzo’ nell’omicidio di Bologna a Marco Biagi.

“Lui - spiega il presidente della Regione Campania - faceva al ministero del Lavoro esattamente quello che D’Antona faceva con me. Lui sapeva, lo sentiva e aveva protestato dato che era il piu’ esposto. La morte di Biagi e’ stata particolarmente grave, come se fosse stato ucciso Massimo D’Antona una seconda volta. Biagi era in pericolo, lo aveva detto, lo aveva scritto.  Si e’ vero ci sono state gravi negligenze per la morte di Biagi.  Come si e’ fatto a non avergli dato il minimo di protezione, ad averlo fatto camminare in strada da solo. Lasciamo stare, che e’ meglio...”.

Biagi, D’Antona, Nicola Rossi, obiettivo alternativo a D’Antona collaboratore dell’ex premier Massimo D’Alema.  Bassolino, se ce ne fosse stato ancora bisogno, ha spiegato oggi il perche’ politico degli obiettivi delle nuove br: i riformisti, la concertazione, cara in quegli anni allo stesso Bassolino e promossa in quel governo dallo stesso Carlo Azeglio Ciampi sull’onda dei risultati del cosiddetto Patto di Natale.  “D’Antona - ricorda il governatore della Campania era un uomo che voleva aumentare le risorse per i lavoratori, era dalla loro parte. Insomma era un servitore dello Stato. Pensai quando fu ucciso che gli incubi tornavano come per Ruffilli, come per Tarantelli come per Gino Giugni che vidi dopo l’omicidio e che fu vittima delle Br anni prima. Pensai che quella non era l’Italia degli anni di piombo, ma pensai tuttavia che pur se non c’era il consenso di una volta che le Brigate rosse mantenevano vivo un filo nella scelta dei loro bersagli. Nel mirino c’erano ancora una volta i riformisti, quelli che piu’ volevano cambiare e che erano piu’ vicini ai lavoratori di cui le Br sono gli acerrimi nemici e lo saranno sempre”.

D’ANTONA: DI GIOVANNANGELO, FECI INCHIESTA SU ENRICO LETTA

MI APPUNTAI ANCHE IL NOME DI BERSANI

Ha ammesso, per la prima volta, dopo le dichiarazioni analoghe fatte dalla pentita Cinzia Banelli, di avere fatto un’inchiestata  sull’ex ministro Enrico Letta nel 2002 durante una festa dell’Unita’. Bruno Di Giovannangelo, uno degli imputati nel processo che si sta celebrando nell’aula bunker del carcere di Rebibbia a Roma per l’omicidio del professor Massimo D’Antona, durante la sua lunga deposizione ha ammesso per la prima volta di aver sottoposto a pedinamento Enrico Letta.

“Me lo chiese Cinzia Banelli, credo fosse il 2002 - ha detto di Giovannangelo -. Si’ ero gia’ fuori dalle Br ma la Banelli mi chiese di recarmi alla Festa dell’Unita’ a Pisa e di attenzionare Enrico Letta”.

Ad una precisa domanda del pm Erminio Amelio lo stesso Giovannangelo ha detto di essersi appuntato anche il nome di Bersani.

D’ANTONA: DI GIOVANNANGELO, FECI PROVA RADIO CON GALESI

Una prova radio prima della rapina al furgone postale avvenuta a Mezzana, in provincia di Pisa, alla quale parteciparono Cinzia Banelli e Mario Galesi, il brigatista rosso ucciso durante il conflitto a fuoco del 2 marzo 2003 sul treno Roma-Arezzo, che costo’ la vita al sovrintendente Petri e che consenti’ l’arresto di Nadia Lioce.

Ne ha parlato Bruno Di Giovannangelo, oggi durante il lungo esame a cui viene sottoposto nell’ aula-bunker del carcere di Rebibbia a Roma, dove si sta svolgendo il processo per l’omicidio del professor D’Antona, dai Pm Erminio Amelio e Pietro Saviotti.

Di Giovannangelo ha spiegato di non aver partecipato a quella rapina ma di aver preso parte a una prova radio, dopo che la stessa Banelli gli consegno’ uno scanner. “Durante la prova - ha detto Di Giovannangelo - parlai con un certo Nicola. E poi chiesti alla Banelli tempo dopo chi fosse, e mi spiego’, dopo la sparatoria del treno, che si trattava di Galesi”.

Di Giovannangelo, accusato di delazione dai brigatisti irriducibili, tra i quali Nadia Lioce, che dopo aver letto un comunicato hanno abbandonato l’aula, ha spiegato di aver conosciuto Cinzia Banelli agli inizi degli anni ‘90, nell’ ambito delle frequentazioni nell’ ambito dell’ associazione Italia-Cuba. Ma ha anche sottolineato il fatto di non aver mai fatto parte ne’ dei Nuclei comunisti combattenti ne’ delle Br-Pcc. “Il mio - ha detto Di Giovannangelo - e’ stato un tentativo di reclutamento che poi non si e’ concluso. Ammetto le mie responsabilita’, come aver fornito indicazioni per la rapina di Mezzana, ma non ho mai fatto parte delle Br e anzi ero tenuto in una situazione di distanza”.

D’ANTONA:PARLA DI GIOVANNANGELO,LIOCE E ALTRI ESCONO DA AULA

DONATI E LIOCE, SUA DEPOSIZIONE HA TONI DELATORI

“A questo punto abbandoniamo l’aula alla luce dei toni delatori della deposizione del Di Giovannangelo”. Cosi’ Francesco Donati e Nadia Desdemona Lioce hanno motivato la richiesta al presidente della II corte d’assise di Roma, Mario Lucio D’Andria, di abbandonare le gabbie dell’ aula-bunker del carcere di Rebibbia, dove si sta svolgendo la testimonianza di Bruno Di Giovannangelo, uno dei 17 imputati nel processo per l’omicidio del professor D’Antona, accusato tuttavia solo di banda armata, armi e rapine.

Di Giovannangelo stava rispondendo alle domande del Pm Erminio Amelio. In particolare, all’ inizio della sua lunga testimonianza Di Giovannangelo, legato da rapporti anche di amicizia con la pentita Cinzia Banelli, aveva spiegato che dopo la rapina al furgone postale avvenuta a Mezzana, in provincia di Pisa, rapina di cui egli ha ammesso le responsabilita’ per aver fornito il percorso dello stesso furgone, si era allontanato definitivamente dall’ organizzazione, di cui comunque non aveva mai fatto parte integrante.

Di Giovannangelo ha spiegato di aver saputo “che le Br si preparavano a colpire da una parola che la stessa Banelli gli aveva sussurrato in ospedale a Pisa, dove la ex compagna So lavorava, parola che Di Giovannangelo ha detto di aver sentito come “D’Antoni”. “Pensavo si trattasse dell’ ex segretario della Cisl - ha detto Di Giovannangelo - ho saputo che si trattava di D’Antona soltanto dopo, quando ho appreso della vicenda al telegiornale”.

Di Giovannangelo ha tuttavia ammesso di aver fornito alcuni fumogeni che sarebbero serviti per un’altra rapina, ma lui stesso ha spiegato che ignorava di cosa si trattasse.

Durante la sua testimonianza l’imputato ha anche parlato dei tre presunti brigatisti arrestati oggi, spiegando che Ascoli, Fuccini e Pinori avevano tre sigle rispettivamente Nd, Mv, Gn.  “Pensavo che quella delle sigle - ha detto Di Giovannangelo - fosse una mania della Banelli e non un aspetto dell’ organizzazione”. Di Giovannangelo ha poi spiegato alla corte di aver consegnato allo stesso Ascoli alcuni floppy-disc per conto di Cinzia Banelli.

6 giugno 2005 - TERRORISMO: BR; ARRESTATI FUCCINI, ASCOLI E PINORI

ANSA:

TERRORISMO: BR; ARRESTATO LUIGI FUCCINI

E’ Luigi Fuccini, 47 anni, di Pisa uno dei tre arrestati per associazione sovversiva e banda armata nell’ambito dell’operazione contro le nuove Br.

Fuccini era gia’ stato arrestato nel ‘95, insieme al pisano Matteini, perche’ considerato vicino all’area dei Nuclei comunisti combattenti. Poi era stato rilasciato. Entrambi intrattenevano rapporti con Nadia Desdemona Lioce.

Ad aver parlato di Fuccini come colui che ha portato i vecchi Nuclei comunisti combattenti a confluire nelle Br-Pcc, sarebbe stata la pentita Cinzia Banelli.

TERRORISMO: BR; ARRESTATI ANCHE ASCOLI E PINORI

Oltre a Luigi Fuccini nell’ operazione congiunta delle Digos di Roma e Firenze, coordinata dall’ antiterrorismo, sono stati arrestati anche Adriano Ascoli, 39 anni e Luigi Pinori, 55 anni. Del loro ruolo e delle loro funzioni nell’ ambito delle Br-Pcc avrebbe parlato Cinzia Banelli dopo la sua decisione di collaborare con gli investigatori.

TERRORISMO:BR;ALTRI 3 TASSELLI A MOSAICO ORGANIZZAZIONE

La composizione del mosaico che gravita nella galassia delle Br-Pcc si arricchisce di nuovi tasselli. Tre nuovi nominativi si aggiungono al gruppo sgominato il 24 ottobre 2003 ed in altre fasi quando furono catturati tutti quei militanti, regolari e non, che si erano riconosciuti nell’ organizzazione gestita da Nadia Desdemona Lioce e da Mario Galesi.

In carcere, a conclusione dell’ operazione svolta a Pisa e provincia dalla Digos su disposizione della magistratura romana, sono finiti Luigi Fuccini e Adriano Ascoli. Arresti domiciliari, invece, per Giuliano Pinori. Un’ operazione che porta anche la firma di Cinzia Banelli, la collaborante che squarciato una breccia nel muro delle nuove Brigate Rosse. “Forse abbiamo chiuso il cerchio” e’ stato il commento del pm Pietro Saviotti.

Fuccini, che di mestiere fa il cuoco, lavorava in questo periodo in un ristorante nella zona di Porta a Piagge. Nel 1995 era finito in galera per la sua attivita’ nei Ncc. Luigi Pinori e’ un ex dipendente ospedaliero che attualmente fa il fisioterapista a Pisa; negli anni ‘90 frequentava, come la Lioce, il circolo Italia-Cuba di via Gereschi; qui aveva sede anche il Cobas delle PT. Adriano Ascoli e’ un tecnico informatico piuttosto noto a Pisa, (sposato e con una bambina), figlio di un docente universitario. Era indagato insieme alla Banelli in merito al delitto Biagi.

Associazione sovversiva e banda armata, per Pinori fatti circoscritti alla partecipazione nei Ncc, i reati contestati dai pm Franco Ionta, Pietro Saviotti ed Erminio Amelio nell’ ordinanza firmata dal gip Carmelita Russo. Per gli investigatori i tre destinatari delle misure restrittive hanno sempre condiviso la storia dell’ organizzazione brigatista, a partire sicuramente dalla meta’ degli anni Novanta e almeno per due di loro, Ascoli e Fuccini, gli investigatori ne hanno documentato l’ appartenenza quando gia’ l’ organizzazione, con l’ omicidio di Massimo D’ Antona, ha assunto il nome Br-pcc. “Gli arresti - ha detto il questore di Roma Marcello Fulvi durante una conferenza stampa - sono la conclusione di una lunga e complicata indagine sulla quale si vanno ad innescare le dichiarazioni di Cinzia Banelli”. Indagine che ha permesso di accertare anche il tentativo delle nuove Br di “agganciare” elementi del movimento antagonista.

In quasi cento pagine sono condensate le motivazioni che hanno portato all’ emissione delle tre ordinanze restrittive.  Per quanto riguarda Fuccini, nome di battaglia “Mauro” abbreviato anche con “Mu” o “Mau”, il gip Russo sottolinea che i documenti esaminati e le dichiarazioni di Cinzia Banelli “consentono di affermare con certezza che Fuccini, dopo la sua liberazione, mantenendo quello che considerava un impegno prioritario, e’ rientrato nell’ organizzazione prestando attivita’ operative a tutto campo”. Il suo compito consisteva “nella ricerca di contatti per acquistare armi, attivita’ di ‘inchiesta’ o raccolta di informazioni di informazioni finalizzata alla possibile ricerca si obiettivi da colpire, attivita’ di proselitismo”.

Ascoli, “Nando” per l’ organizzazione, secondo il gip, non solo non aveva mai interrotto un “rapporto di sostegno” con l’ organizzazione, ma mirava “ad acquisire lo status di militante interno”. E dopo l’ omicidio D’ Antona, Ascoli si fece sotto per chiedere di diventare un membro delle Br. “Ha chiesto varie volte - scrive il gip citando la Banelli - in forma scritta e maturando documenti, di ricostruire un rapporto...nei documenti c’e’ la prova di una sua costante richiesta di entrare”.

Pinori, “Umberto”, ha avuto per le nuove Brigate Rosse, si legge nell’ ordinanza di custodia cautelare, il ruolo di “referente storico”. Tra l’ altro e’ stato “uno dei promotori della ripresa del programma delle Br-Pcc” ed “e’ ragionevole ritenere che sia stato in qualche modo coinvolto nell’ esordio offensivo dei Ncc”. E fu lui il “reclutatore” di Cinzia Banelli.

TERRORISMO: BR; CERCHIO DI NUOVO INTORNO A TORRE PISA

Il cerchio si stringe di nuovo all’ ombra della Torre di Pisa, dove porta ancora una volta la pista toscana dell’ inchiesta sulle nuove Br. A cadere nella rete degli investigatori sono altri tre pisani, Luigi Fuccini, notissimo per il suo legame dapprima sentimentale, finito, e poi ideale, mai interrotto di fatto, con Nadia Desdemona Lioce, ed altri due nomi tirati in ballo piu’ volte nelle sue dichiarazioni da Cinzia Banelli, e Adriano Ascoli e Giuliano Pinori.

Monitorati da anni, da sempre personaggi “storici” della estrema sinistra pisana, Ascoli e Pinori nascono, secondo gli inquirenti, in quel circolo Italia-Cuba sorto nel 1991 in via Gereschi, in una sede condivisa con altre realta’, fra cui quella dei Cobas delle Poste e quella di un centro di un documentazione antagonista. A Pisa, infatti, a lungo si e’ cercato il covo toscano delle Br ma anche il possibile deposito di armi e munizioni del gruppo eversivo nato dalle ceneri dei vecchi brigatisti e di quello che viene definito dagli investigatori come il “gruppo francese”. Si tratta di un filo rosso che lega dalla fine degli anni Settanta in poi elementi pisani, fiorentini e versiliesi come Catabiani (ucciso in un conflitto a fuoco co la polizia a Migliarino) o Giovanni Ciucci, le massesi Simonetta Giorgeri e Anna Muttini, la pisana Maria Pia Cavallo, Enzo Calvitti, Carla Vendetti, Luigi Gastaldello.

Dopo Nadia Lioce, Cinzia Banelli, Bruno di Giovannangelo e i due fratelli Viscido, la cui posizione pero’ e’ ancora in giudizio e che comunque si profila come ampiamente defilata, riappare dopo dieci anni il nome “storico” di Fuccini, che ha scontato in carcere una condanna per i Nuclei comunisti combattenti, e quelli di Ascoli e Pinori, il primo gia’ indagato da mesi per banda armata. Gli ambienti appaiono comuni: la sanita’, le poste, l’universita’. In mezzo a tutto, in una storia che parte da lontano, e che per la giustizia italiana ha visto partire da Pisa l’ ordine dell’omicidio di Calabresi, ecco il sussulto delle nuove Br-Pcc, dei Nuclei comunisti combattenti, e poi la nascita di gruppi come le Cellule di offensiva rivoluzionaria, che si sospettano di matrice anarco-anbientalista, che firmano fra Pisa, Roma e Milano piu’ di 20 attentati incendiari e minatori e che hanno portato all’ arresto e al rinvio a giudizio di 11 persone, due delle quali tuttora in carcere.

Fuccini per molti era un cuoco ormai al di fuori dei giochi, un competente gastronomo con amicizie nel settore; Ascoli un padre amorevole attento alle battaglie civili (recentemente ha sfilato contro la chiusura del circolo Arci di Montemagno);

Pinori un fisioterapista vicino ad ambiente di estrema sinistra, ma mai coinvolto, finche’ la Banelli non ne aveva fatto il nome un anno fa, in vicende di terrorismo. Gente da sempre monitorata dalle forze dell’ordine, fin dagli inizi degli anni Novanta, ma contro cui non c’ era mai stato finora niente di concreto. La scorsa notte la nuova svolta che, almeno secondo gli inquirenti, dovrebbe aver chiuso del tutto il cerchio delle persone implicate, a vario titolo, nelle nuove Brigate Rosse.

TERRORISMO: BR; DOPO DETENZIONE FUCCINI TORNO’ NEL MOVIMENTO

ASCOLI SI OCCUPO’ DI CAMBIARE LE LIRE IN EURO

Le persone colpite da misura di custodia cautelare, sono state fermate non solo per una pregressa appartenenza all’organizzazione, ma anche perche’ hanno sempre continuato ad essere a disposizione nel corso del tempo, ognuno con le sue caratteristiche e ognuno con i suoi compiti specifici.

Luigi Fuccini, legato sentimentalmente a Nadia Desdemona Lioce - gia’ arrestato nel ‘95 a Roma quando si dichiaro’ prigioniero politico e militante del nucleo comunisti combattenti - dopo il periodo di detenzione ha ripreso il dialogo con l’organizzazione. Secondo quanto risulta dalle attivita’ investigative Fuccini, per conto dell’ organizzaione, ha dato la sua disponibilita’ nel cercare di capire le reazioni ad azioni delle br come l’omicidio D’Antona e a trovare nuovi militanti. Sempre Fuccini si sarebbe occupato delle ricerche, nbel 2002, sugli itinerari della base americana di Camp Derby, per pianificare eventuali azioni.

Per quanto riguarda Adriano Ascoli - anche lui prima nei nuclei comunisti combattenti e poi nelle br-pcc - ha sempre dato la sua disponibilita’ all’organizzazione per esempio nel reperire furgoni per furti e rapine. Sempre Ascoli si sarebbe occupato, nel periodo del passaggio dalla lira all’euro, di cambiare il denaro per evitare sospetti.

TERRORISMO: BR; FUCCINI, IL PRIMO ARRESTO 10 ANNI FA

 “L’ hanno descritta come una belva con gli occhi diabolici. Invece io dico che lei non e’ un’ assassina, e’ una combattente”. Luigi Fuccini descriveva cosi’, nel marzo 2003, Nadia Desdemona Lioce, in un’ intervista a ‘Panorama’ nella quale raccontava il suo incontro, nel 1979 o nel 1980 nel movimento studentesco, con quella che sarebbe poi diventata un capo delle nuove Br.

Per circa dieci anni compagno di vita di Nadia Desdemona Lioce, Luigi Fuccini, oggi quaransettenne, era stato arrestato per la prima volta il 13 febbraio 1995 e condannato per la sua appartenza ai Nuclei Comunisti Combattenti. Ma nel novembre 2003, all’ epoca dell’ operazione che, tra Firenze, Roma e Bologna, diede un colpo decisivo alla struttura delle nuove Br, Fuccini sostenne “in maniera decisa” di aver in seguito respinto la richiesta di rientrare nella lotta armata.  Interrogato dai magistrati fiorentini e poi rilasciato, Fuccini avrebbe ammesso, in quella circostanza, le pressioni indicando anche la persona che si sarebbe incaricata di invitarlo a riprendere la militanza attiva: Cinzia Banelli, la compagna So, prima pentita delle nuove Br, da poche settimane agli arresti domiciliari nella sua casa pisana.

Fuccini spiego’ ai pm che il rifiuto al nuovo reclutamento era motivato anche dalla sua posizione giudiziaria: condannato a tre anni e undici mesi dopo l’ arresto a Roma insieme al fiorentino Fabio Matteini, all’ epoca doveva ancora scontare un anno e undici mesi ed era in attesa dell’ ammissione al servizio sociale con conseguente estinzione della pena residua.

Fuccini, che di mestiere fa il cuoco, lavorava in questo periodo in un ristorante nella zona di Porta a Piagge, in un’ area periferica di Pisa dove hanno sede alcune facolta’ universitarie. Da Pisa si era trasferito a vivere a Montemagno, una frazione del comune di Calci dove risiede anche Adriano Ascoli.

TERRORISMO: BR; I TRE ARRESTI A PISA NELLA NOTTE

I tre arresti sono avvenuti, secondo le prime informazioni, alle 3 della scorsa notte, operati da personali delle Digos di Pisa e Firenze.

Luigi Pinori e’ un ex dipendente ospedaliero che attualmente fa il fisioterapista a Pisa; negli anni ‘90 frequentava - come la Lioce - il circolo Italia-Cuba di via Gereschi; qui aveva sede anche il Cobas delle PT.

Adriano Ascoli e’ un tecnico informatico piuttosto noto a Pisa, (sposato e con una bambina), figlio di un docente universitario. Era indagato insieme alla Banelli in merito al delitto Biagi.

Ascoli e Fuccini potrebbero essere trasferiti in gironata nel carcere fiorentino di Sollicciano.

I tre arrestati sono attualmente nella questura di Pisa. Pinori e’ stato bloccato in una abitazione nel centro di Pisa, Ascoli presso parenti in un’ altra citta’ della Toscana che non e’ stata resa nota, mentre Fuccini e’ stato arrestato nella sua abitazione di Montemagno, frazione di Calci (Pisa).

TERRORISMO:BR;ORDINANZA,I NOMI DI BATTAGLIA DEGLI ARRESTATI

PINORI ERA ‘UMBERTO’ POI ‘GIANNI’;ASCOLI ‘NANDO’,FUCCINI ‘MAURO’

Cinzia Banelli, nel corso dei suoi lunghi interrogatori, ha fornito anche i nomi di battaglia dei tre presunti fiancheggiatori delle Br arrestati oggi. Lo scrive il Gip del tribunale di Roma Carmelita Russo nell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Pinori, Ascoli e Fuccini.

Il nome di battaglia di Pinori era “Umberto”, ma dopo l’arresto di Fuccini viene modificato in “Gianni, sigla GN”.  Adriano Ascoli, invece, era per l’organizzazione “Nando, sigla ND o N” e Fuccini era “Mauro, sigla MU, talvolta indicato con l’abbreviazione MA o MAU”.

TERRORISMO: BR; PINORI AGLI ARRESTI DOMICILIARI

Giuliano Pinori ha ricevuto una ordinanza di custodia cautelare per il reato di banda armata ed e’ agli arresti domiciliari. Le ordinanze sono state emesse dal gip del tribunale di Roma Carmelita Russo su richiesta dei pubblici ministeri Franco Jonta, Pietro Saviotti e Erminio Amelio.

Era un militante delle vecchie Brigate rosse, mentre Fuccini era formalmente uscito dall’ organizzazione nel 1998. Dei legami dei tre arrestati con le nuove Br aveva parlato nei mesi scorsi la pentita Cinzia Banelli durante uno degli ultimi interrogatori mettendo in relazione i legami ancora esistenti tra i tre militanti arrestati e l’organizzazione che lei stessa ha abbandonato decidendo di collaborare con la giustizia.

TERRORISMO: BR; PM SAVIOTTI, FORSE ABBIAMO CHIUSO IL CERCHIO

“Forse abbiamo chiuso il cerchio”.  Cosi’ il pm Pietro Saviotti, uno dei pm romani che indaga sulle Brigate Rosse commenta le ordinanze notificate oggi a Luigi Fuccini, Adriano Ascoli e Giuliano Pinori.

Il magistrato sottolinea inoltre come i provvedimenti del gip Carmelita Russo “confermino l’ importanza del contributo fornito da Cinzia Banelli”.

Per Franco Ionta, capo del pool antiterrorismo della capitale, si e’ trattato di “un’ operazione importante che si colloca tra l’ organizzazione dei Ncc e l’ inizio dell’ attivita’ delle Brigate Rosse”.

Secondo il pm Erminio Amelio le tre ordinanze costituiscono “un punto di sviluppo serio delle dichiarazioni della Banelli non solo come riflesso che possono avere a livello di riscontro nel processo in corso per l’ omicidio D’ Antona, quanto in proiezione extraprocessuale”. “Dalla Banelli - ha aggiunto .  e’ arrivato un’ ottimo contributo allo smantellamento progressivo dell’ organizzazione”.  

TERRORISMO: BR; PS, ARRESTATI SEMPRE LEGATI A ORGANIZZAZIONE

Gli arrestati di questa mattina, Luigi Fuccini, Adriano Ascoli e Luigi Pinori, hanno sempre condiviso la storia dell’organizzazione brigatista, a partire sicuramente dalla meta’ degli anni Novanta e almeno per due di loro, Ascoli e Fuccini, gli investigatori hanno documentato l’appartenenza quando gia’ l’organizzazione, con l’omicidio di Massimo D’Antona, ha assunto il nome br-pcc. E’ quanto e’ stato spiegato dagli investigatori, nel corso di una conferenza stampa alla Questura di Roma dopo gli arresti effettuati in Toscana.

“Gli arresti - ha detto il questore di Roma Marcello Fulvi - sono la conclusione di una lunga e complicata indagine sulla quale si vanno ad innescare le dichiarazioni di Cinzia Banelli”.

Secondo quanto spiegato dagli uomini della Digos di Roma, che in collaborazione con le Digos di Firenze e Pisa hanno condotto le indagini, quello di oggi e’ un importante salto di qualita’ nel quadro indiziario e su tutta l’attivita’ investigativa fatta sulle tre persone arrestate.

Arresti consentiti dalle dichiarazioni di Cinzia Banelli e dal materiale informatico entrato in possesso della polizia grazie alla stessa pentita, che ha fornito la chiave per decriptare i file. Materiale che e’ servito, ad esempio, per capire i nomi di battaglia dei militanti e le sigle con cui venivano indicati.

TERRORISMO: BR; UN BORGO DA 300 ANIME PER FUCCINI E ASCOLI

C’ era un piccolo Circolo, un tempo unico punto di ritrovo per gli abitanti di un borgo da 300 anime nei dintorni di Pisa, che legava Luigi Fuccini ad Adriano Ascoli, i due presunti appartenenti alle Brigate rosse-Pcc arrestati la scorsa notte. Si tratta del Circolo territoriale di Montemagno, una piccola frazione di Calci. Ascoli ne era un animatore e Fuccini lo frequentava.

Non era niente piu’ che un baretto, nato tempo fa dalla fusione dei circoli Arci e Acli. A fine anni Novanta, la gestione e’ passata “a gente che viene dalla citta””, raccontano gli abitanti del borgo, fino a due mesi fa quando il Comune lo ha chiuso per trasferirci un asilo.

A Montemagno abita Fuccini. Ascoli e’ residente a Calci, 6.000 abitanti a 12 chilometri da Pisa, ai piedi del Lungomonte Pisano, che divide Pisa da Lucca, le valli dell’ Arno e del Serchio.

Montemagno e’ uno di quei borghi dai tratti ancora medievali, un centinaio di case lungo una strada stretta, che non porta da nessuna parte. “Finisce la via e finisce il mondo”, scherza Giuliana, che insieme al marito gestisce l’ unico negozio, un po’ generi alimentari un po’ tabaccheria e un po’ posto pubblico del borgo. Lei Fuccini lo ha visto qualche volta, “comprava le sigarette, qualcosa da mangiare - racconta -. Si era stabilito a Montemagno un paio di anni fa, mi sembra che all’ inizio vivesse con una donna. Poi si e’ trasferito a San Lorenzo, un chilometro da qua: tre case coloniche, due disabitate. Non frequentava il paese, pero’ il circolo si””.

Ascoli, invece, abita a Calci con la famiglia. “Ho avuto modo di parlarci - racconta il sindaco, Stefano Lazzerini - ma per questioni legate all’ iscrizione del figlio alla scuola. So che era un animatore del Circolo di Montemagno, frequentato soprattutto da persone di Pisa, che gravitano nella sinistra, nei movimenti. Un posto come ce ne sono tanti. Lo abbiamo chiuso un mese fa. Il contratto dei gestori era scaduto e il locale ci serviva per trasferirci un asilo. Tutto qua”.

Per arrivare a Montemagno, da Calci si prende la strada che si arrampica sul monte, attraversando gli ulivi di una valle che per il panorama e’ chiamata “Graziosa”. A Montemagno ci abitano soprattutto pensionati, molti con un passato da contadini, e i giovani che di giorno vanno al lavoro a Pisa.

TERRORISMO: FLEURY, CON ARRESTI CHIUSO CERCHIO BR TOSCANA

Con gli arresti della notte scorsa il cerchio sulla struttura delle nuove Br in Toscana “dovrebbe essersi chiuso”. Lo ha rilevato il procuratore aggiunto di Firenze Francesco Fleury, che fino all’ ottobre scorso aveva coordinato le indagini sugli aspetti organizzativi delle Brigate rosse e sulle rapine del gruppo in Toscana prima che tutti gli atti fossero inviati a Roma per competenza.

Piu’ volte il magistrato aveva affermato che, almeno per quanto riguardava la Toscana, dopo gli arresti dell’ ottobre 2003 all’ appello mancavano solo “due o tre militanti delle nuove Br”.

I tre presunti brigatisti pisani arrestati la notte scorsa figuravano gia’ come indagati di associazione sovversiva e banda armata negli atti del procedimento fiorentino trasmessi a Roma per competenza. Fuccini in particolare si era difeso ammettendo familiarita’ e amicizia con Cinzia Banelli, ma negando qualsiasi suo contributo all’ attivita’ delle nuove Br.      

TERRORISMO: ORDINANZA; ASCOLI MIRAVA A MILITANZA INTERNA BR

PER QUESTO RIAVVICINO’ ORGANIZZAZIONE DOPO OMICIDIO D’ANTONA

Adriano Ascoli non solo non aveva mai interrotto un “rapporto di sostegno” con l’organizzazione, ma mirava “ad acquisire lo status di militante interno”. Lo scrive il gip del Tribunale di Roma Carmelita Russo nell’ ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Giuliano Pinori, Adriano Ascoli e Luigi Fuccini.

Ascoli, in pratica, era stato nella fine degli anni ‘90 un membro attivo dell’organizzazione. “Non era un militante interno” dice la Banelli in uno degli interrogatori aggiungendo pero’ che “e’ stato il contatto della Lioce” proprio quando la compagna So fu “congelata” dalle Br. E dopo l’omicidio D’Antona, Ascoli si fece sotto per chiedere di diventare un membro delle Br. “Ha chiesto varie volte - dice ancora la Banelli in un documento citato nell’ordinanza - in forma scritta e maturando documenti, di ricostruire un rapporto...nei documenti c’e’ la prova di una sua costante richiesta di entrare.

I documenti e gli interrogatori della Banelli non lasciano dunque dubbi su quelle che erano le intenzioni di Adriano Ascoli.

“E’ chiaro che la costante ricerca di rientrare in rapporto con l’organizzazione - scrive il gip - non significava offrire quel ‘sostegno volontario e solidale’ che come afferma lo stesso Ascoli non era mancato nemmeno nel periodo della rottura, bensi’ acquisire, pur attraverso le varie tappe della ‘progressione in carriera’, lo status di militante interno”.

Ed e’ per questo obiettivo che ‘Nando’ svolse per le Br-Pcc compiti tutt’altro che secondari. “Per raggiungere tale scopo - sostiene infatti il Gip - l’Ascoli ha svolto con assoluta disciplina, compiti significativi, come la ricerca di veicoli da utilizzare nelle rapine di autofinanziamento, attivita’ di inchiesta, di riciclaggio, di controinformazione e non ultimo attivita’ di proselitismo sempre nel quadro di comportamenti aderenti alle regole ordinamentali”.

TERRORISMO: ORDINANZA; FUCCINI, PRIORITARIO RIENTRO IN BR

I documenti esaminati e le dichiarazioni di Cinzia Banelli “consentono di affermare con certezza che Luigi Fuccini, dopo la sua liberazione, mantenendo quello che considerava un impegno prioritario, e’ rientrato nell’ organizzazione prestando attivita’ operative a tutto campo”. E’ quanto scrive il gip Carmelita Russo nell’ ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti del presunto Br, quello ritenuto il “Compagno Mu”.

Quanto al ruolo di Fuccini, e’ stata la Banelli a fornire le coordinate: “A Fuccini, considerato dall’ organizzazione un prigioniero - racconto’ la Compagna So ai pm -  venivano portati i documenti di rivendicazione, gli veniva chiesto anche di esprimere un’ opinione, una posizione”. Dai documenti delle Br in mano agli inquirenti emerge, per il gip, che il suo compito consisteva “nella ricerca di contatti per acquistare armi, attivita’ di ‘inchiesta’ o raccolta di informazioni di informazioni finalizzata alla possibile ricerca si obiettivi da colpire, attivita’ di proselitismo”. Significativi, per il gip Russo, un documento in cui si chiede a Fuccini una valutazione sulla possibilita’ di aggregare all’ organizzazione soggetti che risiedono in Francia, ed altri scritti riguardanti le valutazioni fatte dal presunto br circa “l’ impatto propagandistico che un documento di rivendicazione, verosimilmente quello dell’ omicidio D’ Antona, ha sortito all’ interno della realta’ antagonista pisana”.

Non vi sono dubbi - si legge nell’ ordinanza di custodia cautelare - sul fatto che Fuccini, dopo l’ arresto avvenuto nel 1995 nell’ ambito della sua attivita’ nei Ncc e una volta superati i problemi di salute, rottura del tendine di achille per il quale fu ricoverato nel periodo febbraio - giugno 2002, abbia ripreso il rapporto con l’ organizzazione, in particolare con Nadia Desdemona Lioce con la quale ebbe anni fa una storia sentimentale. “Infatti - scrive il gip - secondo quanto dichiarato dalla Banelli, era previsto un incontro tra Mario Galesi e lo stesso Fuccini per il giovedi’ successivo ai fatti di Arezzo (conflitto a fuoco e morte del soprintendente Emanuele Petri e di Galesi ndr). Premesso che l’ incontro con un vertice dell’ organizzazione latitante non puo’ che esprimere un ruolo di Fuccini di piena ed assoluta fiducia, non e’ inverosimile ritenere che, essendo stata nello stesso periodo decretata l’ espulsione della Banelli, l’ incontro fosse funzionale a conferire a Fuccini la direzione dell’ area pisana. Da segnalare che, dopo il conflitto a fuoco del 2 marzo 2003, Fuccini si occupa in prima persona della realizzazione della lapide da collocare sulla tomba di Galesi. Iniziativa sicuramente commendevole, ma che denota una costanza del rapporto di organizzazione anche perche’ sollecitata dalla Lioce”.

TERRORISMO: ORDINANZA; PINORI ‘REFERENTE STORICO’ BR

FU PROMOTORE RIPRESA PROGRAMMA BR-PCC E RECLUTO’ BANELLI

Giuliano Pinori ha avuto per le nuove Brigate Rosse il ruolo di “referente storico”, e’ stato “uno dei promotori della ripresa del programma delle Br-Pcc” ed “e’ ragionevole ritenere che sia stato in qualche modo coinvolto nell’esordio offensivo dei Ncc”. E fu lui il “reclutatore” di Cinzia Banelli. E’ quanto scrive il Gip del tribunale di Roma Carmelita Russo nell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dello stesso Pinori, di Adriano Ascoli e di Luigi Fuccini.

 “La fonte di prova nei confronti degli indagati - premette il Gip - e’ costituita fondamentalmente dalla confessione-accusa della Banelli”. E’ lei, ad esempio a definire Pinori, “referente storico”, e’ lei a spiegare il documento in cui si rileva che Pinori “e’ stato impegnato oltre che in attivita’ di addestramento con le armi anche in attivita’ di esproprio” ed e’ sempre lei a sottolineare, nell’interrogatorio del 12 gennaio scorso, che incontrando Pinori ad una manifestazione a Camp Darby (la base Usa nei pressi di Pisa, ndr) dopo l’arresto della Lioce, questi le aveva chiesto, “dopo che per anni non aveva piu’ chiesto niente, se avevo bisogno di qualcosa, se avevo problemi, se poteva aiutarmi”.

Dai vari documenti estratti dal palmare della Lioce, inoltre, il Gip arriva a concludere che Giuliano Pinori “non ha troncato definitivamente i rapporti con l’Organizzazione” e ne ricostruisce il percorso militante. Nel ‘95, scrive il gip, “dopo l’arresto di Fuccini e Matteini, coincidente con la decisione di entrare in clandestinita’ della Lioce, Pinori prende le redini” della cellula pisana dell’organizzazione “e si occupa di fornire sostegno alla ‘militante complessiva’ (Lioce, ndr)”. Allo stesso tempo, prosegue il Gip, “anziche’ assumere una posizione ‘conservativa’ e ‘difensiva’ della struttura, persevera l’opera di arruolamento reclutando una nuova affiliata (la Banelli, appunto) e riorganizza la sede nel quadro di una piu’ efficace realizzazione del programma”.  Quella di Pinori all’interno dell’organizzazione e’ dunque “un’attivita’ a tutto campo con funzioni organizzative e dirigenziali”.

Il suo ruolo cambia nel ‘97, quando, allontanatosi dall’organizzazione viene comunque chiamato a “controllare l’affidabilita”” proprio di quella compagna So che lui aveva fatto entrare. Attivita’ che “il soggetto svolge, pur ritenendosi ormai fuori sul piano politico” e che “lasciano aperto un canale pratico di collaborazione”.

“Non e’ dunque pensabile - conclude il Gip - che il Pinori sia divenuto completamente estraneo all’organizzazione”, tanto che “nemmeno dopo l’azione D’Antona e in vista della successiva azione Biagi, l’organizzazione avverti il pericolo che avrebbe potuto costituire l’ex referente politico”. Le Br-Pcc avevano quindi la certezza di un “permanente ‘affectio societaris’ pronta a tradursi in contributo concreto in un momento di emergenza della vita associativa”.

6 giugno 2005 - DOPO OMICIDO D’ANTONA STRUTTURA DIVENTA BR-PCC

ANSA:

TERRORISMO: DOPO OMICIDO D’ANTONA STRUTTURA DIVENTA BR-PCC

SE FOSSE FALLITO RIVENDICAZIONE DOVEVA PORTARE SIGLA NCC

Dopo l’omicidio D’Antona la struttura terroristica delle nuove Br prende la denominazione Br-Pcc (Brigate Rosse-Partito comunista combattente). Prima era chiamata Ncc (Nuclei comunisti combattenti): una sigla che, se fosse fallito l’omicidio D’Antona, doveva comparire sulle rivendicazioni.

A Pinori nell’ordinanza e’ contestato il concorso alla banda armata denominata Ncc mentre a Ascoli e Fuccini e’ contestato il concorso alla banda armata sia per Ncc che per le Br- Pcc. Le due sigle, hanno specificato gli investigatori, non si riferiscono a due distinte organizzazioni ma all’evoluzione della stesa struttura che fin dalla sua costituzione, le cui tracce risalgono al ‘91, intende proseguire un percorso “per riprendere a far rivivere il patrimonio delle Br per riuscire ad arrivare ad un’ azione importante, ovvero l’ omicidio”. Ed e’ proprio con l’ omicidio di Massimo D’Antona che l’ organizzazione assume la denominazione di Brigate rosse-Partito comunista combattente. Alcuni documenti attestano addirittura che se fosse stato fallito l’ omicidio del professore o avesse avuto un esito diverso, l’ ordine di scuderia dell’ organizzazione era di rivendicarlo non con la sigla Br-Pcc, ma con la sigla Ncc. Stessa organizzazione, quindi, che col tempo ha assunto una sigla diversa. I tre arrestati, che non si sono dichiarati prigionieri politici, erano cresciuti insieme prima a livello politico e poi a livello sovversivo. Il nocciolo duro dell’organizzazione era composto da due strutture, loc A, che era ubicata a Firenze, e loc B, ubicata a Pisa. Nella struttura pisana, prima dell’ arresto di Fuccini nel ‘95, elemento di spicco era Nadia Desdemona Lioce. Quando venne meno il supporto della Lioce, ormai clandestina, emerse la figura di Luigi Pinori, che acquisi’ il ruolo di referente della struttura pisana. In quel momento comincio’ l’ attivita’ di reclutamento da parte dello stesso Pinori.

L’ operazione di questa mattina, come e’ stato spiegato dal capo della Digos di Roma, Lamberto Giannini e dal dirigente della centrale di polizia di prevenzione, Eugenio Spina, ancora non e’ stata conclusa e ci sono varie perquisizioni in atto a Pisa, Roma e nella provincia di Roma.

TERRORISMO: BR; TENTARONO AGGANCIO MOVIMENTO ANTAGONISTA

Le nuove Br tentarono l’ “aggancio” di elementi del movimento antagonista. E’ quanto emerso nel corso delle indagini che hanno portato anche agli arresti di oggi. Le Br, hanno sottolineato gli investigatori, cercavano di reclutare e cooptare nell’ organizzazione aderenti al movimento antagonista che si rendevano disponibili ad azioni sovversive, tanto che le Br facevano pervenire propria documentazione in alcuni centri sociali per vedere le reazioni dei frequentatori.

Anche nel caso dell’ omicidio D’Antona, un volantino Br era stato inviato al centro sociale Cacciarella di Roma per verificare possibili riscontri.

Dagli investigatori l’organizzazione e’ stata definita di compartimentazione assoluta e sul nucleo romano le indagini continuano ad andare avanti. La collaborazione di Cinzia Banelli ha fatto luce sul nucleo pisano, sul Loc B. Indicazioni nelle indagini sono emerse anche per quanto riguarda il nucleo di Firenze. La Digos di Roma ha effettuato sette perquisizioni e ha rinvenuto e sequestrato agende, computer, hard-disc e floppy.

Ai tre arrestati e’ contestata attivita’ di inchiesta e di informazione a favore della struttura terroristica. Le dichiarazioni fornite dalla Banelli hanno reso possibile la chiave di lettura e il riscontro probatorio al quadro indiziario e si sono andate ad aggiungere ai sospetti e alle prove degli investigatori.

7 giugno 2005 – PROCESSO D’ANTONA: DAI GIORNALI

ANSA:

D’ANTONA: COMMENTO PM SU SARACENI, AVV COPPI PROTESTA

Un presunto commento fatto dal pm Pietro Saviotti sulla natura delle dichiarazioni rese oggi in aula dalla presunta brigatista Federica Saraceni, ha suscitato oggi nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, a Roma, la dura reazione del suo difensore, impegnato proprio nel controesame della stessa Saraceni, l’avvocato Franco Coppi.

E’ stata necessaria la mediazione e l’intervento del presidente della II Corte di Assise, davanti alla quale si sta celebrando il processo alle nuove Br per l’omicidio del professor Massimo D’Antona, Mario Lucio D’Andria per riportare la situazione alla calma.

“Questo non lo consento - ha detto l’avvocato Coppi spiegando di aver ascoltato il pm Saviotti, seduto alla sua destra, fare un commento sulla scarsa attendibilita’ delle risposte date dalla Saraceni - Questi commenti durante il controesame proprio non li accetto”.

Il presidente D’Andria ha spiegato al professor Coppi che non doveva rivolgersi al pm, “cio’ non lo consento neppure ai migliori avvocati d’Italia”, ma nel contempo ha invitato il pm Saviotti ad astenersi da commenti.

Dopo il controesame lo stesso Saviotti ha puntualizzato di sentirsi “libero di fare commnenti”. “Sono un pm libero - ha detto - d’altronde ho sentito anche oggi in aula commenti tra difensori. Chiedo scusa al professor Coppi se le mie parole lo hanno disturbato durante il controesame, ma non accetto censure sulla natura dei miei commenti”. La situazione e’ poi tornata alla normalita’ e alla fine dell’udienza Saviotti e Coppi hanno parlato tra di loro.

D’ANTONA: LIOCE E IRRIDUCIBILI NON RISPONDONO A PM

Si sono avvalsi tutti della facolta’ di non rispondere. Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma, Diana Blefari Melazzi, Paolo Broccatelli e i cosiddetti irriducibili del carcerario, non hanno risposto alle domande dei Pm nell’ udienza che si sta svolgendo oggi nell’ aula-bunker del carcere di Rebibbia a Roma, dove si sta cele