Almanacco dei misteri d' Italia
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marzo 2005 |
1 marzo 2005 - GUP, 900.000 EURO RISARCIMENTO PER D'ANTONA-PETRI
ANSA:
TERRORISMO: GUP, 900MILA EURO RISARCIMENTO PER D'ANTONA-PETRI
Cinzia Banelli e Laura Proietti sono state condannate anche a risarcire i familiari di Massimo D' Antona e del sovrintendente Emanuele Petri.
Quattrocentocinquantamila euro e' la cifra che ciascuna delle due ex br dovranno pagare a titolo di risarcimento.
Diversa l'entita' della cifre stabilite considerato che la famiglia Petri era costituita parte civile solo con riferimento alla contestazione di banda armata alle due imputate. Il gup Figliolia ha quindi condannato le due ex br a risarcire la famiglia D'Antona con 400 mila euro ciascuna (200 mila per la signora Olga e altrettanti per la figlia Valentina), e la famiglia Petri, la signora Alma e i due figli, con 50 mila euro ciascuno. Il gup ha infine stabilito che il risarcimento dei danni in favore dello stato sia discusso in sede civile.1 marzo 2005 - INTITOLATA A PETRI CASERMA POLFER FIRENZE
ANSA:
TERRORISMO: INTITOLATA A PETRI CASERMA POLFER FIRENZE
DOMANI CERIMONIA A PORTA AL PRATO, PRESENTE VEDOVA
Sara' intitolata domani al Sovrintendente Capo della Polizia di Stato Emanuele Petri, nel secondo anniversario della morte, avvenuta in un conflitto a fuoco con le Brigate Rosse sul treno Roma-Arezzo, la caserma della Polizia Ferroviaria di Firenze Porta al Prato.
Alla cerimonia, nel corso della quale sara' scoperta la targa di intitolazione della caserma e del monumento commemorativo a Petri, medaglia d' oro al valor civile alla memoria, realizzato dallo scultore Paolo Bacchis, prenderanno parte la vedova Petri, signora Alma, il Vice Capo vicario della Polizia Prefetto Antonio Manganelli, il Direttore Centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria, delle Comunicazioni e per i Reparti Speciali Prefetto Pasquale Piscitelli, il Prefetto di Firenze Gian Valerio Lombardi, il Questore di Firenze Vincenzo Indolfi, il Direttore Interregionale della Polizia di Stato per le regioni Toscana, Umbria e Marche Alessandro Fersini e il Dirigente del Compartimento della Polizia Ferroviaria di Firenze Rocco Pellino.
Sempre domani, alle ore 21, al teatro Petrarca di Arezzo, alla presenza di numerose autorita' civili e militari, si terra' il concerto della banda della Polizia di Stato diretta dal maestro Maurizio Billi.1 marzo 2005 - BR; PM,14 ANNI A BANELLI,ERGASTOLO A PROIETTI
ANSA:
TERRORISMO: BR; COMINCIATO A ROMA ABBREVIATO BANELLI-PROIETTI
Con l'appello fatto dal Gup Luisanna Figliolia delle parti e' cominciata nell'aula Occorsio del tribunale di Roma l'udienza secondo il rito abbreviato a carico della pentita delle Br Cinzia Banelli e della presunta terrorista Laura Proietti.
In aula e' presente, in jeans e maglione scuro, soltanto Laura Proietti che leggera' poche righe, una sorta di dissociazione, nelle quali si dichiarera' colpevole dell'omicidio del professor D'Antona e pronuncera' una sorta di dissociazione dall'organizzazione delle Br.
In aula sono presenti per la Procura di Roma i Pm Franco Ionta e Pietro Saviotti, il legale di Cinzia Banelli - non presente all'udienza, ne' collegata in videoconferenza - avv. Grazia Volo, e il legale di Laura Proietti, avv. Francesco Tagliaferri.TERRORISMO: BR; ECCO COSA E' IL GIUDIZIO ABBREVIATO
Il giudizio abbreviato - con il quale e' stato definito il processo di primo grado a carico di Laura Proietti e Cinzia Banelli per l' omicidio di Massimo D' Antona - e' uno dei procedimenti speciali previsti dal codice di procedura penale.
In base all' articolo 438, l' imputato puo' chiedere che il processo sia definito all' udienza preliminare "allo stato degli atti", cioe' utilizzando gli elementi acquisiti fino a quel momento sia dal pubblico ministero, sia dalla difesa ed, inoltre, le prove assunte nell' udienza. La richiesta di giudizio abbreviato, infatti, puo' anche essere subordinata ad una integrazione probatoria. Una volta disposto, il giudizio abbreviato si svolge in camera di consiglio. In caso di condanna - ed e' questo il maggior beneficio per l' imputato - la pena che il giudice determina tenendo conto di tutte le circostanze (aggravanti e attenuanti) e' diminuita di un terzo. Alla pena dell' ergastolo e' sostituita quella di 30 anni di reclusione; alla pena dell' ergastolo con isolamento diurno e' sostituita quella dell' ergastolo (ed e' proprio questo il caso applicato a Laura Proietti).
Al momento dell' entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale l' ammissione al giudizio abbreviato era subordinata al consenso del pubblico ministero. Questa previsione e' stata riformata con la cosiddetta legge Carotti, del 1999, che ha radicalmente trasformato l' istituto del giudizio abbreviato, configurandolo come un vero e proprio diritto dell' imputato. In sostanza - ha stabilito il legislatore - una volta avuta la richiesta, il giudice deve disporre il giudizio abbreviato, peraltro con la possibilita', se ritiene di non poter decidere allo stato degli atti, di assumere anche d' ufficio gli ulteriori elementi necessari per la decisione.TERRORISMO: BR; BANELLI NON COMPARE IN RITO ABBREVIATO
PRESENTE LAURA PROIETTI, LEGGERA' MEMORIALE DISSOCIAZIONE
Comincera' fra pochi minuti nell'aula Occorsio del tribunale di Roma l'udienza con il rito abbreviato a carico della pentita delle Br Cinzia Banelli e della presunta terrorista Laura Proietti. Secondo quanto si e' appreso Cinzia Banelli non sara' collegata in videoconferenza dal carcere di Sollicciano, dove e' detenuta.
Laura Proietti, che dovrebbe essere presente in aula, dovrebbe leggere un memoriale in cui annuncia formalmente una presa di distanza dall'organizzazione delle Brigate Rosse. Banelli e Proietti sono accusate dell'omicidio del professor Massimo D'Antona, di banda armata. L'udienza e' presieduta dal Gup del tribunale di Roma Luisanna Figliolia.TERRORISMO: BR; PM,14 ANNI A BANELLI,ERGASTOLO A PROIETTI
14 anni per Cinzia Banelli, ergastolo per Laura Proietti: queste le richieste dei pm di Roma Franco Ionta e Pietro Saviotti formulate oggi durante il rito abbreviato a carico della pentita delle Brigate Rosse Cinzia Banelli e della presunta brigatista Laura Proietti. Su queste richieste si dovra' esprimere il gup Luisanna Figliolia.TERRORISMO: BR; GUP IN CAMERA DI CONSIGLIO
Il Gup Luisanna Figliolia si e' ritirata in camera di consiglio per emettere la sentenza nei confronti dell'ex br Laura Proietti e Cinzia Banelli, accusate di concorso dell'omicidio di Massimo D'Antona, partecipazione a banda armata e rapina. La sentenza e' prevista nelle prossime ore.TERRORISMO: BR; ERGASTOLO A PROIETTI, 20 ANNI A BANELLI
PRIMA SENTENZA PER OMICIDIO DI MASSIMO D' ANTONA
Ergastolo per Laura Proietti, 20 anni per Cinzia Banelli. Questa la sentenza del gup di Roma Luisanna Figliolia per le due ex Br accusate dell' omicidio di Massimo D' Antona, giudicate con il rito abbreviato.
Quella emessa oggi a conclusione di un' udienza tenutasi con il rito abbreviato (le posizioni di Proietti e Banelli erano state stralciate da quelle degli altri 15 imputati sotto processo in corte di assise per i fatti scaturiti dall' omicidio D' Antona), e' la prima sentenza pronunciata per l' agguato compiuto in via Salaria il 20 maggio 1999.
Il dispositivo e' stato letto dal gup Figliolia dopo una camera di consiglio durata un' ora e mezza. Le decisioni del gup sono state addirittura superiori alle richieste dei pm Ionta e Saviotti. Se per la Proietti e' stata completamente accolta la sollecitazione dell' ergastolo, per la Banelli il gup ha inasprito di sei anni la richiesta di condanna a 14 anni.TERRORISMO: BR; CHIESTI DOMICILIARI PER BANELLI
Oltre alla condanna a 14 anni di reclusione i pm Franco Ionta e Pietro Saviotti hanno chiesto al gup la concessione degli arresti domiciliari per Cinzia Banelli. Secondo i rappresentanti dell'accusa non sussistono piu' esigenze tali da giustificare la custodia in carcere della pentita.TERRORISMO: BR; GUP NON HA RICONOSCIUTO COLLABORAZIONE BANELLI
NON HA CONCESSO ATTENUANTI CHE DERIVEREBBERO DA COLLABORAZIONE
Condannando a 20 anni di carcere Cinzia Banelli, il gup di Roma Luisanna Figliolia non ha concesso alla ex compagna So le attenuanti che le derivano dalla sua collaborazione con la giustizia cosi' come invocato dai pm e dagli stessi rappresentanti di parte civile. In sostanza, secondo il giudice dell' udienza preliminare, Cinzia Banelli non ha fornito una collaborazione tale da farle beneficiare dello sconto di pena previsto dalla legge e che, per i pm, facevano scendere a 14 anni il periodo di reclusione. Il gup ha concesso alla ex Br soltanto lo sconto di pena derivante dalle attenuanti generiche e quello subordinato dalla scelta di essere giudicata con rito abbreviato.
Una contrapposizione piuttosto netta, dunque, con quella dei pm Franco Ionta e Pietro Saviotti. I due magistrati attendono ora di leggere le motivazioni del gup (previste entro 90 giorni), ma successivamente potrebbero anche decidere di impugnare la sentenza limitatamente al mancato riconoscimento della collaborazione della Banelli. Secondo il codice, i pm potrebbero rivolgersi alla Corte di Cassazione, e non anche al giudice di secondo grado (nel rito abbreviato i rappresentati dell' accusa possono impugnare solo in caso di assoluzione o di modifica dell' originario reato contestato), per attribuire alla ex compagna So lo status di collaborante. In caso di accoglimento di questa tesi da parte dei giudici della suprema corte, anche l' entita' della pena (20 anni) tornerebbe in discussione".TERRORISMO: BR; NON CONCESSA ATTENUANTE A PENTITA BANELLI
Il gup del tribunale di Roma Figliolia non ha concesso alla pentita Cinzia Banelli le attenuanti per la sua dissociazioni dalle Brigate Rosse.TERRORISMO: BR; PM, ININFLUENTE DISSOCIAZIONE PROIETTI
Ininfluente ai fini della ricostruzione dei fatti. Cosi' i pm Franco Ionta e Pietro Saviotti hanno definito la dissociazione di Laura Proietti dalle Brigate Rosse. Nel sollecitare la condanna all'ergastolo per la Proietti, i due magistrati hanno chiesto, come unico beneficio, l' esclusione dell'isolamento diurno.TERRORISMO: BR; PM, SENTENZA POSITIVA
"E' una sentenza positiva, una decisione che rispettiamo". E' il commento a caldo dei pubblici ministeri, Franco Ionta e Pietro Saviotti. "Sicuramente l'accertamento dei fatti e' assodato - hanno continuato entrambi ed e' la conferma della solidita' del nostro impianto accusatorio".TERRORISMO: BR; PRIME CONDANNE A 2 ANNI SPARATORIA TRENO
Alla vigilia del secondo anniversario della sparatoria sul treno Roma-Firenze - che e' gia' costata l' ergastolo a Nadia Lioce (9 giugno 2004) - arrivano le prime condanne per l' attivita' specifica delle nuove Brigate rosse: quelle pronunciate oggi a Roma per l' omicidio di Massimo D' Antona. La parabola delle nuove Br venne segnata proprio da quella sparatoria, in cui resto' ucciso il sovrintendente della Polfer Emanuele Petri e in cui vennero fermati i due principali militanti delle Br-Pcc: il brigatista Mario Galesi, ucciso nella sparatoria, e Nadia Lioce catturata, con una gran quantita' di materiale, fra cui un paio di palmari che contenevano le parti essenziali dell' archivio brigatista. Centinaia di files che consentirono di individuare gran parte degli appartenenti all' organizzazione e di ricostruire i loro presunti ruoli negli agguati mortali a D' Antona e a Biagi.
Come gia' avvenne l' anno scorso, il sacrificio di Emanuele Petri verra' ricordato domani con varie cerimonie. A Firenze gli verra' dedicata una caserma della polizia ferroviaria dello scalo di Porta a Prato e un monumento. Ci sara', fra gli altri, il vicecapo della polizia Antonio Manganelli. Ad Arezzo la Banda della polizia eseguira' un concerto, mentre scuole, associazioni e cittadini di Castelfiorentino si ritroveranno, insieme alle autorita', davanti alla stazione dove avvenne la sparatoria.
Quel 2 marzo 2003, tre agenti Polfer - Emanuele Petri, 48 anni, Bruno Fortunato, di 45 e Giovanni Di Fronzo, di 36 - salgono sul treno 2304 Roma-Firenze alla stazione di Terontola per un controllo di routine. In una delle carrozze viaggiano Nadia Desdemona Lioce, 43 anni, di Foggia, e Mario Galesi, 37 anni, barese. I tre agenti si avvicinano e chiedono i documenti, che vengono consegnati. Sono falsi, ma i nomi segnalati alla centrale non sono di persone segnalate. Lioce e Galesi non sanno pero' di esser riusciti a superare il controllo e temono che i poliziotti vogliano verificare anche i numeri delle loro carte di identita' falsificate. Cosi' durante la telefonata Galesi estrae la pistola, una Beretta calibro 7,65, e la punta alla gola di Emanuele Petri. Galesi e Lioce chiedono agli altri due agenti di gettare la pistola d' ordinanza: Di Fronzo lo fa, riuscendo a lanciarla sotto il sedile; Fortunato, invece, la tiene. Sono istanti concitati: Galesi spara un primo colpo e uccide Petri, mentre Nadia Desdemona Lioce si getta sulla pistola buttata da Di Fronzo e ingaggia con lui una colluttazione. Intanto Galesi si gira e scarica il caricatore addosso a Fortunato, colpendolo una sola volta e ferendolo al fegato e ad un polmone. Cadendo, l' agente della Polfer riesce pero' ad estrarre la sua pistola e a fare fuoco a sua volta, colpendo l' uomo. Galesi cade a terra ferito: morira' la sera stessa in ospedale. Nel frattempo la Lioce riesce a prendere la pistola di Di Fronzo e tenta di sparare, ma non ci riesce perche' l' arma e' in sicura. Alla fine l' agente riesce a bloccarla, ammanettarla e a dare l' allarme.
Il lavoro investigativo scattato immediatamente con grande intensita' fara' capire presto che quel 2 marzo 2003 per le nuove Brigate rosse e' stato un colpo durissimo, forse decisivo.TERRORISMO: BR; VOLO,DECISIONE GRAVE, SPINTA A NON COLLABORARE
LEGALE BANELLI, PIU' INDULGENZE PER DELITTI DI MAFIA E CASO MORO
"Una decisione molto grave che prende in scarsa considerazione l'impostazione della procura e il valore della collaborazione, applica le attenuanti al minimo e da valore alla volonta' degli irriducibili di non fare concessioni". Questo il commento di Grazia Volo, legale della pentita delle Br Cinzia Banelli. Secondo l'avvocato Volo sono stati fatti "riconoscimenti di sconto di pena di gran lunga maggiori per i pentiti di mafia".
"Sono state date attenuanti in maggior misura - ha detto l'avvocato Volo - per delitti piu' gravi ad esempio per la pena base di 12 anni. E' di gran lunga minore dei riconoscimenti di collaborazione che sono stati fatti a pentiti di mafia da Brusca a Di Matteo. Insomma sono sconcertata".TERRORISMO: BR; AVV PETRUCCI, SENTENZA SEVERA MA SODDISFATTI
SEVERITA'IN RITO ABBREVIATO PUO'ESSERE DETERRENTE FUTURI PENTITI
"E' una sentenza severa ma siamo soddisfatti perche' e' stato riconosciuto il valore del lavoro della Procura, della Digos e della polizia". Lo ha detto l'avvocato Luca Petrucci, legale di Olga D'Antona.
Secondo l'avvocato, "l'unica preoccupazione e' legata al fatto che si tratta di una sentenza dura comminata nel corso di un rito abbreviato ad una pentita, il che potrebbe rappresentare un deterrente per future dissociazioni".
"Le richieste dei pubblici ministeri - ha continuato Petrucci - mi sono sembrate equilibrate per la Banelli e comunque eccessive nei confronti della Proietti giacche' non hanno tenuto conto della sua dissociazione. Era un comportamento comunque da apprezzare e di cui tenere conto". "Comunque sulla sentenza, aspettiamo le motivazioni -aggiunge Petrucci- e' in ogni caso la conferma della validita' del lavoro dei magistrati e degli investigatori".TERRORISMO: BR; BANELLI E PROIETTI, CONDANNA SENZA SCONTO
ERGASTOLO A PROIETTI,20 ANNI A BANELLI;GUP, NON HA COLLABORATO
A quasi sei anni dall' omicidio di Massimo D' Antona, ucciso dalle nuove Brigate Rosse il 20 maggio 1999 con un colpo di pistola alla testa in via Salaria, arrivano le prime condanne: ergastolo per Laura Proietti, cameriera romana di 32 anni, e 20 anni di reclusione per Cinzia Banelli, tecnico di radiologia, grossetana di 42 anni e madre di un bambino di nove mesi. La sentenza del gup Luisanna Figliolia, emessa a conclusione di un' udienza tenutasi con il rito abbreviato, e' il prologo al processo in Corte di assise che si sta celebrando contro altri 15 imputati accusati dei fatti cominciati con la costituzione della banda armata e culminati con l' agguato all' allora consulente del ministero del Lavoro.
La sentenza del gup, oltre a rendere vana, dal punto di vista premiale, la recentissima 'dissociazione' dalle Br formalizzata oggi da Laura Proietti, sconfessa piuttosto nettamente soprattutto il ruolo della stessa Banelli sia come collaboratrice di giustizia sia come pentita e potrebbe allontanare anche la concessione dei domiciliari per la ex compagna So, istituto necessario per l'attuazione del programma di protezione a cui le procure di Roma e Bologna (dove e' imputata per l'omicidio Biagi) hanno dato il nulla osta.
Per Cinzia Banelli la procura di Roma, nell'aula Occorsio rappresentata dai pm Franco Ionta e Pietro Saviotti - insieme con loro lo stato maggiore della Digos che ha condotto in questi anni le indagini sulle Br - aveva chiesto 14 anni, ritenendo questa una pena congrua al contributo di informazioni fornito dalla stessa ex brigatista. A questo punto lo status di collaboratore potrebbe tornare in discussione nel caso in cui i pm decidano di impugnare la parte di sentenza che esclude la patente di collaborante alla ex compagna So, davanti alla Corte di Cassazione.
Pienamente accolta dal gup, invece, la richiesta dell' ergastolo per Laura Proietti che ha ottenuto come sconto derivante dal rito alternativo la sola esclusione dall' isolamento carcerario diurno. Cinzia Banelli e Laura Proietti sono state condannate anche a risarcire i familiari di Massimo D' Antona e del sovrintendente Emanuele Petri. Quattrocentocinquantamila euro e' la cifra che ciascuna delle due ex br dovranno pagare a titolo di risarcimento.
Diversa l'entita' della cifre stabilite considerato che la famiglia Petri era costituita parte civile solo con riferimento alla contestazione di banda armata alle due imputate. Il gup Figliolia ha quindi condannato le due ex br a risarcire la famiglia D'703mAntona con 400 mila euro ciascuna (200 mila per la signora Olga e altrettanti per la figlia Valentina), e la famiglia Petri, la signora Alma e i due figli, con 50 mila euro ciascuno. Il gup ha infine stabilito che il risarcimento dei danni in favore dello stato sia discusso in sede civile.
"E' una sentenza dura che tiene conto della gravita' degli atti compiuti". Cosi' Olga D'Antona commenta la prima sentenza per l'omicidio del marito Massimo D'Antona.
"Mi riservo comunque di leggere le motivazioni forse il pentimento non e' stato ritenuto completo". Questo il commento di Olga D'Antona secondo la quale "la Banelli ha dato conferma di elementi gia' in possesso degli inquirenti ma non ha fornito circostanze ne' nomi nuovi: continuo a dire che e' importante che quando ci sono dei veri pentiti, questi devono realmente collaborare e consentire di andare avanti con le indagini per interrompere questi atti violenti".
Di opposto avviso il commento dell'avvocato Grazia Volo, legale di Cinzia Banelli: "E' una sentenza molto grave che prende in scarsa considerazione l'impostazione della procura e il valore della collaborazione, applica le attenuanti al minimo e da valore alla volonta' degli irriducibili di non fare concessioni". Secondo l'avvocato Volo sono stati fatti "riconoscimenti di sconto di pena di gran lunga maggiori per i pentiti di mafia".
"Sono state date attenuanti in maggior misura - ha aggiunto - per delitti piu' gravi, ad esempio, nella vicenda Moro, la pena base per i pentiti fu di 12 anni. E' di gran lunga minore dei riconoscimenti di collaborazione che sono stati fatti a pentiti di mafia da Brusca a Di Matteo".TERRORISMO: BR; LEGALE FAMIGLIA PETRI, PENE GIUSTAMENTE DURE
AVV. BISCOTTI, ASSEGNATO RISARCIMENTO MA NON CHIEDIAMO SOLDI
Esprime soddisfazione per "condanne giustamente dure" l'avvocato Walter Biscotti, legale dei familiari di Emanuele Petri, commentando la sentenza del gup di Roma che oggi ha condannato Laura Proietti all'ergastolo e Cinzia Banelli a 20 anni di reclusione per l'omicidio di Massimo D'Antona.
Nel processo che si e' svolto nella capitale i congiunti del sovrintendente della polfer ucciso due anni fa dalle nuove Br erano costituiti parte civile per il reato di banda armata. A loro il gup Luisanna Figliolia ha assegnato una provvisionale di 50 mila euro, disponendo che il risarcimento sia poi quantificato in sede civile. "Una strada che non seguiremo mai - sottolinea l'avvocato Biscotti - perche' quei soldi non ci interessano. La costituzione di parte civile ha rappresentato un adempimento formale per lasciare nel processo una testimonianza morale e civile del sacrificio di Emanuele Petri".
Tornando a commentare le condanne nei confronti di Proietti e Banelli, l'avvocato Biscotti ha affermato che "non si puo' non essere soddisfatti". "Siamo di fronte a delle persone - ha concluso il legale - accusate di un omicidio".TERRORISMO: BR; LEGALE PROIETTI, FAREMO RICORSO
UNICO SCONTO L' ESCLUSIONE DALL' ISOLAMENTO DIURNO
"Una sentenza spropositata rispetto al ruolo ed alla posizione della Proietti. Sicuramente costituisce un deterrente per altri br che intendano dissociarsi". Questo il commento di Francesco Tagliaferri, difensore della dissociata, il quale annuncia che ricorrera' contro la sentenza all' ergastolo emessa dal gup Luisanna Figliolia.
Il legale ha sottolineato che l' unica forma di sconto ottenuta dalla sua assistita nel procedimento tenutosi con il rito abbreviato (insolita, al riguardo, l' entita' della pena), e' stata rappresentata dall' esclusione dell' imputata dall' isolamento diurno carcerario. Quest' ultimo, ha aggiunto Tagliaferri, costituiva la pena aggiuntiva a quella dell' ergastolo per gli altri episodi contestati, ossia la partecipazione a banda armata e la rapina. Se fosse stata imputata del solo concorso nell' omicidio di D' Antona (reato punibile con l' ergastolo), la Proietti avrebbe potuto beneficiare di un terzo di sconto e quindi ottenere una condanna a 30 anni di carcere.TERRORISMO: BR; LEGALE, PROIETTI SCAGIONA COSTA E SARACENI
Le telefonate fatte da Laura Proietti ad Alessandro Costa ed a Federica Saraceni sono state fatte "per un motivo amicale". E' quanto ha detto il legale della presunta terrorista, oggi in aula per il rito abbreviato a Roma, riferendo la dichiarazione fatta dalla stessa Proietti in aula.
"Per Costa c'era un rapporto di conoscenza - ha spiegato Tagliaferri riferendo ancora le dichiarazioni della Proietti -, lei dice che con le Br lo stesso Costa non ha nulla a che fare. Per quanto riguarda la Saraceni, Laura Proietti ha spiegato che c'era un rapporto di amicizia e consuetudine. Insomma ci teneva a spiegare questa vicenda anche perche' a Costa e Saraceni gli inquirenti sono arrivati proprio grazie a quelle telefonate".TERRORISMO: BR; MEMORIALE PROIETTI, PERCHE' MI SONO DISSOCIATA
DUE PAGINE DATE A GUP, CREDEVO LOTTA ARMATA FOSSE L'ALTERNATIVA
Due pagine intestate al giudice dell'udienza preliminare Luisan Figliolia. Una quarantina di righe per spiegare le ragioni della dissociazione. E' il memoriale letto oggi in aula da Laura Proietti all'inizio dell'udienza conclusasi con la sua condanna all'ergastolo per l'omicidio di Massimo D'Antona, una rapina in Toscana e la partecipazione alle Brigate Rosse.
"Nell'interrogatorio del 26 febbraio scorso al Gip di Santa Maria Capua Vetere - si legge nel memoriale - ho gia' ammesso la partecipazione alle Br, all'omicidio del professor D'Antona ed alla rapina di Siena. In questa sede ribadisco la mia prima responsabilita' per tali fatti e, piu' in generale per tutti gli altri reati che mi vengono contestati".
"Effettivamente - aggiunge la Proietti - all'epoca ritenevo che la lotta armata fosse l'unica alternativa possibile per opporsi ad un sistema politico ed economico, responsabile secondo me delle profonde ingiustizie che caratterizzano la realta' sociale. Per questo ho condiviso le convinzioni politiche dell'organizzazione ed in particolare ho condiviso anche la scelta di ricorrere all'omicidio politico come forma estrema di lotta e di cio', come ho detto, me ne assumo tutta la responsabilita"". "Tuttavia, fu proprio in seguito all'omicidio - sottolinea l'ex Br - che misi in discussione tutte le mie precedenti certezze, perche' solo allora compresi che un conto erano le parole e le teorizzazioni politiche, un altro erano i fatti e la loro drammatica realta'. Per questo iniziai progressivamente ad allontanarmi dall' organizzazione non avendo piu' alcuna certezza e ritenendo comunque che quella non fosse una forma di lotta giusta e praticabile".
Secondo la Proietti "questo processo si e' concluso, dopo la rapina di Siena, con la mia volontaria e definitiva fuoriuscita dalle Br, avendo io rifiutato la lotta armata come forma di lotta politica. Voglio solo aggiungere che oltre alla responsabilita' per quanto ho commesso ho anche quella di avere coinvolto involontariamente altre persone attraverso le telefonate che ho fatto loro con le Stp che mi vengono attribuite e che utilizzavo normalmente anche e soprattutto per i miei rapporti personali. Ad esempio, le telefonate con Alessandro Costa, sebbene non sia in grado di ricordarne il contenuto, certamente non riguardavano la mia appartenenza alle Br, cosa che egli neanche sospettava, al pari di tutti i miei amici e familiari". "Quanto invece a Federica Saraceni23m - aggiunge la Proietti - ero legata a lei oltre che da un rapporto di amicizia, anche da un rapporto politico, nel senso che discutevamo dei Ncc, verso i quali lei aveva mostrato interesse in un certo periodo, che non sono in grado di precisare con esattezza, ma certamente era precedente alla decisione di ricorrere all'omicidio politico. Naturalmente abbiamo continuato a sentirci per rapporti di amicizia, ma molto piu' saltuariamente. A proposito dell'utenza cellulare che le viene attribuita, ricordo anche di averle prestato, forse piu' volte, un telefono cellulare di cui aveva bisogno per sue ragioni personali: non ricordo ovviamente ne' il numero dell'utenza ne' il periodo in cui glielo detti, ma e' certo che esso non era in uso all'organizzazione o almeno io non lo sapevo, perche' altrimenti non glielo avrei mai prestato".
"Avrei altre cose da aggiungere per spiegare quello che sento e quello che provo - conclude il memoriale della Proietti - ma non credo che sia questa la sede ed il momento opportuno per farlo in quanto non vorrei dare l'impressione di voler speculare, anche involontariamente, sul dolore degli altri e sul mio dolore".TERRORISMO: BR; OLGA D'ANTONA, CONSIDERATA GRAVITA' FATTI
"E' una sentenza dura che tiene conto della gravita' degli atti compiuti". Cosi' Olga D'antona commenta la prima sentenza per l'omicidio del marito Massimo D'Antona. "Mi riservo comunque di leggere le motivazioni -aggiunge D'Antona- forse il pentimento non e' stato ritenuto completo".TERRORISMO: BR; OLGA D'ANTONA, PENTIMENTO BANELLI INCOMPLETO
NON APPREZZATO CHE ABBIA SCRITTO LETTERE A ME E A VEDOVA BIAGI
"Pur ritenendo utile il fatto che la Banelli abbia collaborato, non ritengo il suo pentimento completo". Lo ha detto Olga D'Antona commentando la sentenza di condanna di Cinzia Banelli e Laura Proietti per l'omicidio del marito Massimo.
Dopo aver precisato di voler conoscere le motivazioni della sentenza per esprimere un giudizio piu' preciso, Olga D'Antona ha sottolineato il fatto che "la Banelli ha dato conferma di elementi gia' in possesso degli inquirenti ma non ha fornito circostanze ne' nomi nuovi. Io continuo a dire che e' importante che quando ci sono dei veri pentiti, questi devono realmente collaborare e consentire di andare avanti con le indagini per interrompere questi atti violenti".
"I benefici devono essere commisurati alla fruttuosita' e all'efficacia della collaborazione. Evidentemente quella della Banelli e' stata valutata utile ma non completa", ha aggiunto D'Antona. A tutto cio', secondo la parlamentare dei Ds, deve essere aggiunta la circostanza che probabilmente "non e' stato apprezzato il fatto che la Banelli abbia scritto lettere private a me e alla vedova Biagi ed abbia deciso di renderlo pubblico in udienza".
"Queste sentenze - ha concluso Olga D'Antona - fanno giustizia ma non danno sollievo e non restituiscono nulla a chi ha subito. Non le voglio considerare come un risarcimento".TERRORISMO: BR; RIESAME RESPINGE DOMICILIARI PER COSTA
Il Tribunale del Riesame di Roma ha respinto la richiesta di arresti domiciliari avanzata dall'avvocato Marco Lucentini, legale del presunto terrorista delle Br Alessandro Costa, accusato di banda armata nell'ambito del procedimento che vede imputate 15 persone per l'omicidio del professor Massimo D'Antona.
Costa, in carcere da oltre un anno e mezzo, si e' sempre ritenuto estraneo all'organizzazione delle Brigate Rosse.2 marzo 2005 - CONDANNA BANELLI: DAI GIORNALI
ANSA:
TERRORISMO: BR; PISANU, DA BANELLI CONTRIBUTO NON IRRILEVANTE
Quello di Cinzia Banelli e' stato un "contributo non irrilevante" alle indagini sulle nuove Brigate Rosse. Lo ha detto il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, conversando con i giornalisti al termine della sua audizione in Commissione Affari Costituzionali alla Camera.
"Non commento le sentenze, anche perche' bisognerebbe conoscerle" ha esordito il ministro rispondendo a chi gli chiedeva se la sentenza del tribunale di Roma che ha condannato la ex compagna So a 20 anni di reclusione possa in qualche modo scoraggiare ulteriori dissociazioni nel mondo terrorista. "Osservo solo - ha pero' aggiunto - che la Banelli ha dato un contributo non irrilevante alle indagini".2 marzo 2005 - BRIGATISTI IN AULA INNEGGIANO A 'COMPAGNO GALESI'
ANSA:
TERRORISMO: BRIGATISTI IN AULA INNEGGIANO A'COMPAGNO GALESI'
Hanno letto dichiarazioni spontanee in aula nelle quali hanno inneggiato all'anniversario della morte del "compagno Galesi morto in battaglia", Tiziana Cherubini e Fabio Ravalli, che sono tra i 15 presunti esponenti delle brigate rosse processati a Trani per apologia di reato e istigazione per delinquere per aver rivendicato gli omicidi di Massimo D'Antona e Marco Biagi.
I due brigatisti erano i soli imputati presenti all'udienza del processo che e' in corso nell' aula bunker del carcere di Trani e hanno chiesto di intervenire a conclusione dell' udienza.2 marzo 2005 - REGIONALI: CARTELLONI SU MURALES FAUSTO E IAIO A MILANO
ANSA:
REGIONALI: CARTELLONI SU MURALES FAUSTO E IAIO A MILANO
FARINA (PRC), RIMOSSI NEL POMERIGGIO DA ESPONENTI LEONCAVALLO
Cartelloni elettorali affissi sul murales dedicato alla morte di Fausto e Iaio, i due giovani simpatizzanti di sinistra uccisi a Milano, nel 1978: a scoprirli sono stati alcuni esponenti delle associazioni dei famigliari e degli amici di Fausto e Iaio, che hanno mobilitato un gruppo di persone per rimuoverli.
"Mi e' sembrata una cosa offensiva, e ancora non sono riuscito ad ottenere spiegazioni dal Comune su come possa essere accaduta - ha detto il consigliere comunale di Prc Daniele Farina, portavoce del centro sociale Leoncavallo - A Milano lo sanno tutti che quel murales e', di fatto, il monumento funebre a Fausto e Iaio".
Intorno alle 17, una trentina di persone, tra le quali alcuni appartenenti al centro sociale Leoncavallo, si sono radunate in via Mancinelli, dove si trova il graffito, e hanno smurato con dei cacciavite le strutture porta cartelloni elettorali. Il graffito, eseguito nel '78, dopo l'uccisione di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci "dovrebbe essere restaurato a breve, proprio dopo un accordo tra l'Associazione dei famigliari e degli amici e l'Atm, proprietaria dei muri".2 marzo 2005 - ROGO PRIMAVALLE: AVVOCATO RANDAZZO INDAGATO PER CALUNNIA
ANSA:
ROGO PRIMAVALLE: AVVOCATO RANDAZZO INDAGATO PER CALUNNIA
CONTRODENUNCIA LEGALE NEI CONFRONTI DI PIPERNO, MORUCCI E PACE
L' avvocato Luciano Randazzo, ex legale della famiglia Mattei (si candida nelle file del Ms Fiamma tricolore alle prossime regionali), e' indagato dalla procura di Roma per calunnia nell' ambito delle querele presentate da Valerio Morucci, Lanfranco Pace e Franco Piperno dopo la denuncia che il penalista aveva presentato nei confronti dei tre ex dirigenti di Potere Operaio. Il legale, a sua volta, ha reso noto di aver controdenunciato per calunnia gli stessi Pace, Piperno e Morucci.
L' iscrizione costituisce un atto dovuto. Le querele erano state presentate direttamente nei confronti di Randazzo e non in qualita' di rappresentante legale della famiglia Mattei poiche' la denuncia di quest' ultimo era stata presentata in proprio da Randazzo e non in qualita' di rappresentante legale della famiglia.
Il fascicolo processuale, aperto dal procuratore Giovanni Ferrara, e' stato affidato al pubblico ministero Franco Ionta, lo stesso che indaga sul rogo di Primavalle e che a giorni inoltrera' la rogatoria per sentire in Brasile Achille Lollo, l' ex estremista di Pot.Op le cui dichiarazioni hanno determinato la riapertura dell' inchiesta sull' omicidio dei fratelli Virgilio e Stefano Mattei.
Dal canto suo l'avvocato Randazzo, che ribadisce le accuse formulate in merito alla vicenda del rogo di Primavalle, spiega che, ricordando un pronunciamento della Cassazione "in tema di reato di calunnia, il difensore non puo' essere chiamato a rispondere della sussistenza di fatti denunciati solo quando la prestazione professionale si limiti ad espletare il mandato nei limiti consentiti dalla legge".
"La presentazione dell'atto di denucia-querela, da parte del difensore - continua l'avvocato Randazzo - nell'esercizio del proprio mandato professionale, sulla base di argomentazioni oggettive, peraltro gia' note e in possesso dell'autorita' giudiziaria, e asserenti ipotesi di responsabilita' altrui, non sono in astratto idonee ad integrare la fattispecie del reato di calunnia".2 marzo 2005 - BR; A 2 ANNI MORTE INTITOLATA A PETRI CASERMA
ANSA:
TERRORISMO: BR; A 2 ANNI MORTE INTITOLATA A PETRI CASERMA
VEDOVA SOVRINTENDENTE POLFER SCOPRE MONUMENTO COMMEMORATIVO
A scoprire la targa di intitolazione e il monumento commemorativo e' stata la vedova, la signora Alma, arrivata col figlio Angelo, in divisa da poliziotto. Da oggi la caserma della polfer di Porta a Prato a Firenze porta il nome di suo marito, il sovrintendente capo della polfer Emanuele Petri, ucciso a 48 anni nella sparatoria con i brigatisti Nadia Lioce e Mario Galesi, a sua volta ferito a morte, sul treno Roma-Firenze il 2 marzo 2003.
Nel secondo anniversario dalla morte, a Firenze il sacrificio di Petri e' stato commemorato con la cerimonia di intitolazione al sovrintendente della caserma della polfer presenti fra gli altri il vice capo vicario della polizia Antonio Manganelli, il direttore centrale per la polizia stradale, ferroviaria, delle comunicazioni e per i reparti speciali Pasquale Piscitelli, il prefetto di Firenze Gian Valerio Lombardi e il questore Vincenzo Indolfi. Con loro ci sono anche un fratello di Petri e Bruno Fortunato, il poliziotto che nella sparatoria sul treno rimase ferito gravemente, tanto da dover lasciare la polizia.
Il primo ricordo di Petri e' del dirigente della polfer di Firenze, Rocco Pellino. Lo definisce un "eroe". Di "eroico sacrificio che ha contribuito a dare una forte e determinante accelerazione alle indagini sulle nuove Br" parla poco dopo Manganelli che sottolinea l'importanza della prevenzione, "un'arma invisibile che porta a risultati straordinari, anche se non sempre evidenti all'opinione pubblica": il 2 marzo 2003 Petri e i suoi colleghi di pattuglia sul treno stavano effettuando un servizio che "era uno degli innumerevoli momenti di controllo del territorio che le nostre forze dell'ordine compiono quotidianamente". Dei brigatisti Manganelli dice:
"Sono un manipolo di assassini comuni, chiamiamoli col nome che meritano. I criminali, quelli che uccidono a sangue freddo persone inermi, non fanno lotta sociale, ma, al contrario, brutalizzano e mortificano la societa' in cui vivono".
"La nostra vita e' stata stravolta due anni fa. Viviamo alla giornata, vivo per mio figlio e anche per me stessa, perche' Emanuele avrebbe voluto cosi"", dice la vedova che porta sul cappotto la medaglia d'oro al valore civile assegnata al marito alla memoria. Le mostrine, i gradi e lo scudetto della polfer che furono della divisa di Emanuele sono invece "appuntati" sul monumento commemorativo collocato dentro la caserma a lui intitolata: Alma Petri li ha donati per l'opera. La vedova ribadisce che le condanne di ieri sono "giuste: chi sbaglia deve pagare". Sul pentimento di Cinzia Banelli e sulla dissociazione di Laura Proietti commenta: "E' facile pentirsi dopo aver tolto vite umane".
"Non credo al loro pentimento, per me hanno scelto una via per avere una condanna piu' lieve. Quella che hanno avuto e' giusta. E' quello che meritavano", sono le parole di Fortunato.2 marzo 2005 - BRIGATISTI IN AULA INNEGGIANO A'COMPAGNO GALESI'
ANSA:
Hanno letto dichiarazioni spontanee in aula nelle quali hanno inneggiato all'anniversario della morte del "compagno Galesi morto in battaglia", Tiziana Cherubini e Fabio Ravalli, che sono tra i 15 presunti esponenti delle brigate rosse processati a Trani per apologia di reato e istigazione per delinquere per aver rivendicato gli omicidi di Massimo D'Antona e Marco Biagi.
I due brigatisti erano i soli imputati presenti all'udienza del processo che e' in corso nell' aula bunker del carcere di Trani e hanno chiesto di intervenire a conclusione dell' udienza.
L'udienza di oggi si e' aperta con le deposizioni di due testimoni,un dirigente della Digos di Roma e un maresciallo del Ros di Bari. Subito dopo Cherubini e Ravalli hanno chiesto di intervenire e hanno ricordato che oggi ricorre l'anniversario della morte di Mario Galesi che il 2 marzo di due anni fa fu ucciso nel conflitto a fuoco sul treno Roma-Firenze nel quale perse la vita anche l'agente della Polfer Emanuele Petri.
I detenuti si sono presentanti in aula "perche' - hanno detto - considerano il processo come possibilita' di far giungere il loro messaggio di lotta armata in favore del proletariato". "Siamo qui - hanno detto - anche se non abbiamo nulla da cui difenderci". Hanno quindi inneggiato a Galesi e a quel punto gli agenti di polizia hanno sottratto loro il microfono prima che potessero concludere. L' udienza e' stata poi aggiornata al 22 e 23 marzo prossimi.
Gia' nell' udienza precedente, il 22 febbraio scorso, i presunti brigatisti avevano letto in aula un proclama revocando la delega ai loro difensori di fiducia e diffidando qualsiasi difensore d'ufficio dal prendere iniziative nei loro confronti. Avevano dichiarato poi di non riconoscere l'autorita' dello Stato e di non sentirsi imputati di alcunche'.TERRORISMO: BR; POLIZIOTTO FERITO, NON CREDO LORO PENTIMENTO
PER BRUNO FORTUNATO GIUSTA LA CONDANNA ALLE DUE BRIGATISTE
"Non credo al loro pentimento, per me hanno scelto una via per cercare di risparmiare, per avere una condanna piu' lieve. Quella che hanno avuto e' una condanna giusta. E' quello che meritavano". E' questo il commento del sovrintendente della Polfer Bruno Fortunato, che fu ferito nella sparatoria con i brigatisti nel 2 marzo di due anni fa, costata la vita al suo collega Emanuele Petri.
Anche Bruno Fortunato, che a causa del ferimento ha poi dovuto lasciare la Polizia, era a Firenze oggi per la cerimonia di intitolazione della caserma Polfer di Porta al Prato a Emanuele Petri.
Alla domanda se si ritenga un eroe per quello che accadde due anni fa, Fortunato ha risposto "abbiamo fatto il nostro lavoro", aggiungendo che a suo parere quanto avvenne il 2 marzo 2003 ha decretato la fine delle nuove Brigate Rosse.
Ricordando Petri, Fortunato ha detto: "Rimarra' sempre il mio amico".TERRORISMO:BR; VEDOVA PETRI,FACILE PENTIRSI DOPO AVER UCCISO
"E' facile pentirsi dopo aver tolto vite umane. Non so quanto questo pentimento sia giustificato". Lo ha detto la vedova di Emanuele Petri, il sovrintendente della Polfer ucciso due anni fa dalle Brigate Rosse, rispondendo ad una domanda dei giornalisti sul pentimento e la dissociazione dei brigatisti.
La signora Alma Petri e' oggi a Firenze insieme al figlio Angelo e al fratello del marito per la cerimonia di intitolazione di una caserma polfer ad Emanuele Petri. La vedova ha appuntato sul bavero del cappotto la medaglia d' oro al valore civile alla memoria assegnata al marito.
Alla cerimonia sono presenti, tra gli altri, il vice capo della Polizia Antonio Manganelli e il soprintendente Bruno Fortunato, il collega di Petri rimasto seriamente ferito nella sparatoria con i brigatisti rossi Nadia Desdemona Lioce e Mario Galesi, anche lui morto nello scontro a fuoco, avvenuta due anni fa sul treno Roma-Firenze.2 marzo 2005 - PROCESSO BRIGATISTI TRANI, SENTITI TESTIMONI
ANSA:
TERRORISMO: PROCESSO BRIGATISTI TRANI, SENTITI TESTIMONI
I testimoni ascoltati oggi nel processo di Trani a 15 presunti esponenti delle Brigate rosse - accusati di apologia di reato e istigazione per delinquere per aver rivendicato gli omicidi di Massimo D'Antona e Marco Biagi - sono il responsabile della Digos di Roma, Lamberto Giannini e il maresciallo Vincenzo Di Bello, del Ros dei carabinieri di Bari. Il primo ha svolto gran parte delle indagini sull'omicidio di Massimo D'Antona e perquisizioni nelle case circondariali di Latina e Trani in cui all'epoca dei fatti erano detenuti alcuni dei brigatisti che rivendicarono l'omicidio. Il maresciallo Di Bello, invece, svolse indagini parallele prevalentemente nella provincia di Bari: sono stati i soli testimoni, dei nove citati per oggi ad essere presenti in aula.
Nella ricostruzione fatta in aula sono state ripercorse le fasi che portarono all'apertura delle indagini nel carcere di Latina dopo il ritrovamento nella cella di un brigatista di un documento di rivendicazione dell'omicidio di D'Antona da parte di un agente di polizia penitenziaria. Il documento fu fotocopiato e rimesso dove era stato trovato. Il documento e' stato confrontato con quello che il brigatista Fausto Marini lesse, senza pero' sottoscriverlo, davanti al pretore di Trani, Michele Nardi, nel corso di un altro processo a suo carico per oltraggio ad agenti di polizia penitenziaria.
Il processo odierno, cominciato lo scorso 31 gennaio, vede imputate 16 persone accusate di concorso in apologia di reato ed istigazione per delinquere. Degli imputati 15 sono esponenti e presunti aderenti alle 'Brigate rosse per la costituzione del partito comunista combattente' e di questi dieci sono attualmente detenuti tra il carcere di Trani e quello di Bari (Maria Cappello, Tiziana Cherubini, Francesco Donati, Antonino Fosso, Franco Galloni, Franco Grilli, Rossella Lupo, Michele Mazzei, Fabio Ravalli, Vincenza Taccaro). I cinque imputati che sono in stato di liberta' sono Giuseppe Armante, Enzo Grilli, Franco La Maesta, Flavio Lori e Fausto Marini.
Il sedicesimo imputato e' tuttora latitante: e' Giuseppe Maj, ex direttore del periodico campano 'Bollettino dell'Associazione proletaria", sul quale fu pubblicato il documento a distanza di circa un anno da quando fu letto da Marini. Secondo i suoi avvocati difensori, Gianluca Loconsole e Gaetano Sassanelli, nell' inchiesta e' marginale la posizione di Giuseppe Maj, che - sostengono - ha sempre preso le distanze dal militarismo delle Brigate Rosse. Maj avrebbe soltanto pubblicato il documento di rivendicazione sul bollettino, che dirigeva all'epoca dei fatti, il quale da' voce ai detenuti e a coloro che si definiscono prigionieri politici. Nella prossima udienza prevista per il 22 marzo saranno ascoltati come testimoni altri funzionari della Digos e del Ros dei carabinieri che svolsero indagini sull' omicidio di Massimo D'Antona e di Marco Biagi. I testimoni saranno ascoltati soltanto dai due avvocati difensori, poiche' il pubblico ministero, Giuseppe Maralfa, oggi ha rinunciato ad interrogarli non ritenendoli rilevanti ai fini del processo.
Nell'udienza del 23, invece, sara' la volta dell'esame degli imputati che, pero', potrebbero anche non prestarsi, visto che hanno revocato la delega ai propri difensori e diffidato i due avvocati d'ufficio dal giudice Francesco Messina, a prendere iniziative nei loro confronti.2 marzo 2005 - MEMORIALE PROIETTI: DAI GIORNALI
"La Repubblica"
Nel suo "memoriale" Laura Proietti tenta di scagionare l´amica e Alessandro Costa.I pm attaccano
IL DOCUMENTO
"Saraceni estranea al terrorismo" e per la brigatista è un autogol
il retroscena
ROMA - Un clamoroso autogol. Questo è stato il memoriale di due pagine che la brigatista Laura Proietti ha letto nell´aula Occorsio del tribunale di Roma quando ieri mattina era ancora imputata e non ancora condannata all´ergastolo per omicidio e banda armata. Un autogol non tanto per l´annuncio della dissociazione dalla lotta armata, che non è un pentimento, risultato alle orecchie del gip Luisanna Figliolia e dei pm Franco Ionta e Pietro Saviotti tardivo e forse anche strumentale, solo un modo per strappare qualche beneficio di pena previsto dal codice. L´autogol che ha fatto "molto arrabbiare" è stato il tentativo della compagna V - sigla operativa di Laura Proietti - di scagionare altri due imputati: Alessandro Costa e Federica Saraceni a processo il primo per banda armata e la seconda anche per l´omicidio di Massimo D´Antona.
"Voglio solo aggiungere - ha detto Proietti leggendo due fogli stretti in mano - che oltre alla responsabilità per quanto ho commesso ho anche quella di aver coinvolto involontariamente altre due persone con telefonate personali effettuate però con la scheda telefonica di organizzazione". Gelo in aula, c´è l´aria sospesa del colpo di scena: una militante si autoaccusa ma scagiona altri due. La ragazza con il maglione rosa e i jeans che aveva 26 anni quando decise che era necessario uccidere per far andare avanti un´idea politica, continua a leggere: "Le telefonate con Alessandro Costa certamente non riguardavano la mia appartenenza alle Br, cosa che egli neanche sospettava al pari di tutti i miei amici e familiari". Non è finita. "Quanto a Federica Saraceni - continua Proietti - ero legata a lei oltre che da rapporti di amicizia anche da rapporti politici perché discutevamo insieme dei Nuclei comunisti combattenti (la sigla che negli anni novanta traghetta l´antagonismo politico verso la lotta armata delle Br, ndr) verso i quali lei aveva mostrato interesse. Sono stata io, poi, a prestarle un cellulare di cui lei aveva bisogno per motivi personali. Non era un cellulare di organizzazione, ne sono certa, o almeno io non lo sapevo".
Parole che pesano e rischiano di ribaltare la posizione processuale dei due imputati. Momento delicato. L´udienza con il rito abbreviato è cominciata da nemmeno un´ora. Il pm Pietro Saviotti chiede un´interruzione e cala un jolly. Inaspettato tanto quanto le parole che scagionano. Arriva il dirigente della Digos di Roma Lamberto Giannini, rapido consulto con il funzionario dell´antiterrorismo Laura Tintisona e spunta fuori un dischetto. Un floppy disc con dentro più versioni del documento di pianificazione dell´omicidio D´Antona che sembrano cucire addosso a Federica Saraceni i ruoli e le mansioni della compagna Vt presente negli appuntamenti di recupero dopo l´omicidio del giuslavorista romano.
Fino a ieri mattina la pianificazione dell´omicidio D´Antona era un documento di 23 pagine cinico e agghiacciante che stabiliva ruoli, orari e parole d´ordine del commando, estratto dalla memoria dei computer di Morandi e Banelli. La Digos però ha scoperto nelle ultime settimane che quel documento esiste in una versione più lunga di 36 pagine dove sono spiegati anche tempi, modi e luoghi dei cosiddetti "recuperi", gli incontri tra militanti previsti dopo ogni operazione per verificare come era andata l´azione e se c´erano state "perdite", arresti o fermi. Tra una versione e l´altra c´è la differenza di un tasto di computer: la prima versione si legge con programma di scrittura word; la seconda, quella allargata, con il programma più rudimentale blocco note. Tra i recuperi c´è quello di "Vt con V: per Vt telefonata da parte di V. entro le quindici alla scheda d´o. n^. .... con messaggio da definire tra V. e Vt. da cabina nella zona di Cola di Rienzo". Come fa l´accusa a sostenere che Vt. è Federica Saraceni? Ecco lo sviluppo d´indagine. Digos e procura partono da un dato certo: "Il cellulare di organizzazione che termina con le cifre - 233 è stato usato da Federica Saraceni per affittare la casa di Ladispoli tra aprile e novembre 1999". Quello stesso cellulare viene chiamato il 18-19 e 20 maggio 1999, date di prova e di realizzazione dell´omicidio, tra le undici e le quindici dalla scheda telefonica della Proietti e da una cabina di via Cola di Rienzo, rione Prati. E´ il segnale che il recupero è avvenuto. E che l´attacco al "cuore dello stato" era stato realizzato.
(c. fus.)3 marzo 2005 - ERRI DE LUCA SU "INSERVIBILI" E "ADEGUATI"
"Dagospia"
STORIE DI UN ALTRO PLANET - ANNI DI PIOMBO. ECCO I NOMI DEGLI "INSERVIBILI" E DEGLI "ADEGUATI" SECONDO ERRI DE LUCA - LIGUORI, BRIGLIA, MANCONI, BOATO": "SI SONO ADEGUATI" - SI SALVA SOLO TONI NEGRI...
Lo scrittore napoletano Erri De Luca, nel corso della puntata di Planet 430 di ieri sera, ha stilato una lista di nomi di quegli anni: "Gli inservibili e gli adeguati".
Ecco l'elenco:
CARLO ROSSELLA: "Non mi dice nulla. E' un nome che ho conosciuto negli anni '80. Non so nulla di lui prima".
TONI NEGRI: "E' uno che ha scontato la sua pena, è venuto in Italia e ha saldato i suoi conti. Oggi è un intellettuale stimato all'estero che NON SI E' ADEGUATO".
ACHILLE LOLLO: "Si è ubriacato lì dove sta e sulla notizia della prescrizione si è messo a cantare. Ha sbagliato, ha pensato che fosse tutto finito e non ha capito che è stato un modo per rinuocere a questa società".
LEONARDO MARINO: "Sono parte in causa, sono stato incriminato da lui quindi non ho nulla da dire".
PAOLO LIGUORI: "Si è ADEGUATO ed è passato dall'altra parte senza cordate".
MARCO BOATO: "Si è PIAZZATO più che adeguato".
GAD LERNER: "Era troppo ragazzo quando è entrato a Lotta Continua. La sua esperienza è stata di passaggio".
MAURO ROSTAGNO: "Grandioso. Di una vitalità e di una comunicativa travolgente. Poi si è adeguato pure lui, prendeva i soldi dai socialisti e poi è stato ammazzato dalla mafia".
ADRIANO SOFRI: "Non parlo di persone in prigione".
GUIDO VIALE: "E' rimasto a fare i suoi studi sullo smaltimento dei rifiuti. Quindi lo definirei utile, non so bene a cosa forse alla coscienza di questo problema".
GIAMPIERO MUGHINI: "E' stato direttore responsabile di Lotta Continua prendendosi eroicamente un sacco di colpe e denunce. Anche Pasolini è stato per un periodo direttore".
CESARE BATTISTI: "E' uno di quelli che stanno all'estero e che appartiene a questo deposito/riserva di caccia che ogni tanto permette di far fare bella figura a qualche ministro quando li prendono lì".
NINNI BRIGLIA: "Giornalista ADEGUATO".
LUIGI MANCONI: "Si è piazzato come Boato".3 marzo 2005 - I GIUDIZI DI FRANCESCHINI E FARANDA
"Dagospia"
BRIGATISTI IMPUNITI - FRANCESCHINI: "IO VOLEVO SEQUESTRARE ANDREOTTI, GLI TOCCAI LA GOBBA... SE FOSSI RIUSCITO A PERSEGUIRE IL MIO OBIETTIVO, CIOÈ QUELLO DI SEQUESTRARLO SAREI STATO IN PACE COL MONDO. ERA IL SOGNO DELLA MIA VITA..."
All'indomani della messa in onda sulla Rai del documentario, prodotto da Wilder, "A risentirci più", incontro-intervista tra Adriana Faranda e Francesco Cossiga, "Planet 430" torna sull'argomento con una nuova puntata condotta da Luca Telese e in onda stasera su Planet (Sky).
Ospiti in studio gli ex brigatisti Adriana Faranda e Alberto Franceschini, la giornalista di Repubblica Silvana Mazzocchi animano il dibattito dal titolo "Gli anni di piombo e l'Italia di oggi: la notte della seconda Repubblica".
A Faranda e Franceschini vengono mostrate le foto di alcuni personaggi che hanno fatto la storia di quegli anni.
COSSIGA
Faranda: amico/nemico, non saprei... sono categorie che non mi appartengono, posso dire che siamo persone profondamente diverse.
Franceschini: E' una persona estremamente intelligente, ironica e con verità nascoste, che non può dire o se le dice lo fa a modo suo come un buffone di corte che fa le piroette e si mette pure nei panni del brigatista.
PECI
Faranda: E' uno che ci ha tradito? Probabilmente sì, anche se su questo fenomeno dei pentiti ho sempre pensato ci fosse qualcosa alla base che lo provocasse.
Franceschini: Era un infame? Beh, è il titolo del suo libro...e secondo la vecchia terminologia sì, lo è. Certo, dopo 20 anni, il significato non vale più, ma da un punto di vista morale e psicologico ciò che mi colpisce di più dei pentiti è che loro per uscire di galera hanno fatto arrestare un sacco di persone che loro stessi avevano reclutato nella lotta armata.
DALLA CHIESA
Faranda: Sì, è un nemico che ha sparato. Quando penso a via Fracchia...penso alla sua azione e la considero come un'azione di guerra eccessiva, un po' come succedeva in America con i Black Panter, dunque delle azioni che a noi confermavano lo stato di guerra.
Franceschini: Per noi era il nemico con la 'N' maiuscola. Io sono profondamente convinto che se non ci fosse stato Dalla Chiesa le BR non sarebbero state sconfitte. E' stato un generale dei carabinieri molto intelligente. Lui era l'altra faccia nostra. Se fosse sopravvissuto alla mafia, probabilmente oggi avremmo parlato serenamente come due vecchietti in pensione.
ENRICO BERLINGUER
Franceschini: Lui era il traditore, la persona che allora aveva tradito gli ideali del Comunismo, che ha svenduto la tradizione comunista... tant'è che noi attaccavamo i berlingueriani e non il PCI.
Faranda: Non proprio il traditore ma sicuramente il dirigente che stava spingendo il PCI di allora nel vicolo cieco del compromesso storico. Un inganno, un illusione ottica, quel disegno politico che ancora oggi non avrebbe avuto gli esiti che lui desiderava.
Franceschini: Meglio Craxi, dai dillo...almeno come intelligenza politica.
Faranda: Bah, mi sono estranei tutti e due
ANDREOTTI
Franceschini: Lui era il nemico per antonomasia. Dal punto di vista politico era il Democratico. Io volevo sequestrare Andreotti, gli toccai la gobba... se fossi riuscito a perseguire il mio obiettivo, cioè quello di sequestrarlo sarei stato in pace col mondo. Era il sogno della mia vita.
Faranda: Era l'uomo del potere.
MAMBRO-FIORAVANTI
Franceschini: Io la Mambro l'ho difesa varie volte. Ho sempre detto loro - scherzando - che avevano sbagliato sportello di reclutamento. Secondo me potevano tranquillamente venire da noi come esponenti di una generazione che era quella del '76.
Faranda: Ex ragazzi come me con scelte politiche opposte alle mie ma con la stessa spinta.
MORETTI
Franceschini: Un grande punto interrogativo. Su di lui si è detto di tutto: Savasta e molti pentiti raccontano dei suoi contatti a Parigi, con un gruppo che noi chiamavano il superclan (Corrado Simeoni, etc...) e questi contatti ha continuato a tenerli nel corso degli anni... Se questa cosa è vera, questa è una chiave di lettura fondamentale.
Faranda: E' un compagno a cui ho voluto molto bene, perché lo sentivo dentro le cose. Non ho mai avuto la sensazione che Moretti fosse l'anello d'infiltrazione delle BR, l'ho sempre considerato un compagno come noi, probabilmente molto più aperto di altri dirigenti dell'organizzazione o degli stessi Bonisoli, Azzolini, Prospero Gallinari.3 marzo 2005 - FRANCIA: SCIOPERO FAME MEDICO ITALIANO DELL'ABBE' PIERRE
ANSA:
FRANCIA: SCIOPERO FAME MEDICO ITALIANO DELL'ABBE' PIERRE
EX DI PRIMA LINEA PROTESTA CONTRO RADIAZIONE DA ORDINE PER FALSO
Un medico italiano, Michele D'Auria, e' in sciopero della fame a Parigi per chiedere all'Ordine dei medici di togliere il divieto che gli impedisce di esercitare la sua professione.
Da una settimana D'Auria, che ha 48 anni, assorbe solo acqua zuccherata ed ha perso tre chili di peso. Nella sua iniziativa e' sostenuto da l'Abbe' Pierre, di cui e' stato medico personale.
D'Auria e' stato radiato dall'Ordine dei medici per esercizio illegale della professione e per falso, perche' aveva esercitato sotto falso nome per una decina d'anni.
Conosciuto nel mondo degli emarginati con il nome di Antonio Canino, il medico era stato arrestato nel febbraio 2002.
L'Italia ne aveva chiesto l'estradizione dopo una condanna a nove mesi di prigione decisa nel 1997 dalla Corte d'appello di Milano per partecipazione a quattro rapine commesse nel 1990 dall'organizzazione terroristica Prima Linea.
Il medico ha sempre negato di aver partecipato a queste azioni e dichiarato di trovarsi a quell'epoca in Africa del Sud e in Tunisia. Era stato rimesso in liberta' il 7 gennaio 2003.
"Voglio riprendere il mio lavoro con i senzatetto", ha detto stamani alla stampa il medico italiano, appoggiato da l'Abbe' Pierre che gli teneva la mano e che gli ha detto "Il lavoro non ti manchera"".3 marzo 2005 - TERRORISMO: SERVIZI; POCHI BR SFUGGITI ALL'ARRESTO
ANSA:
TERRORISMO: SERVIZI; POCHI BR SFUGGITI ALL'ARRESTO
SONO IN TOSCANA E NEL LAZIO, POTREBBERO RIPROPORRE EVERSIONE
"Solo un esiguo numero di brigatisi", in Toscana e nel Lazio, e' sfuggito all'azione di contrasto delle forze dell'ordine. "E' a questi che si rivolgono i proclami dei militanti in carcere, in un contesto di piena sinergia tra vecchio e nuovo brigatismo". A sostenerlo e' la relazione semestrale dei servizi di informazione al Parlamento, secondo cui "il progetto eversivo dell' organizzazione, seppure del tutto avulso dal contesto politico e sociale, potrebbe essere riproposto in futuro dai pochi brigatisti ancora in liberta"".
Analizzando gli scritti che arrivano dal carcere, la Relazione sottolinea come alcuni di questi anche se vogliono testimoniare la "tenuta" dell'organizzazione brigatista "tradiscono la consapevolezza della sconfitta subita".TERRORISMO: SERVIZI; RILANCIO SECONDA POSIZIONE BR
ATTENZIONE A REALTA' EVERSIVA SARDA
"La sostanziale disarticolazione" del gruppo delle nuove Br-Pcc favorisce l'emergere di nuove sigle eversive che accreditano una qualche forma di continuita' con gli autori dei delitti Biagi e D'Antona. Inoltre, la prospettiva di una maggiore visibilita' potrebbe rivitalizzare le formazioni che si ispirano alla cosiddetta 'seconda posizione' del brigatismo interessate ad un piu' diretto rapporto con i 'movimenti di massa'. Lo rileva la relazione semestrale dei Servizi di informazione al Parlamento che sottolinea come il Sisde ha monitorato in primo luogo la realta' eversiva sarda, "che si conferma tra le piu' attive interpreti delle logiche di 'propaganda armata"".
"I propositi di rilancio della linea 'movimentista' - dicono i Servizi - sono stati ribaditi nel documento strategico diffuso in luglio a firma 'nuclei proletari per il comunismo' nel quale si rivendica la legittimita' della violenza rivoluzionaria e si auspica la ricomposizione delle formazioni 'comuniste combattenti"". Il "discutibile spessore ideologico" che emerge dalla documentazione prodotta, secondo i Servizi, "non qualifica il livello di pericolosita' del gruppo" sardo che ha piu' volte ventilato la possibilita' di ricorrere ad azioni piu' cruente.4 marzo 2005 - OLGA D'ANTONA, COLLABORAZIONE BANELLI PARZIALE
ANSA:
TERRORISMO: BR; OLGA D'ANTONA, COLLABORAZIONE BANELLI PARZIALE
"Cinzia Banelli ha fornito una collaborazione parziale, per questo la sentenza e' stata giustamente dura".
Olga D'Antona, vedova del giuslavorista Massimo D'Antona, ucciso dalle Brigate Rosse il 20 maggio 1999, intervenendo a Siena alla presentazione del libro di Gianni Cipriani "Brigate rosse, la minaccia del nuovo terrorismo" ha ribadito il suo giudizio sulla sentenza che ha condannato a 20 anni Cinzia Banelli e all'ergastolo Laura Proietti per l'omicidio del marito.
Ieri il ministro dell'interno Giuseppe Pisanu aveva affermato che "Cinzia Banelli ha dato un contributo non irrilevante alle indagini". Ora Olga D'Antona afferma di "comprendere che gli inquirenti temano un indebolimento della legge sui collaboratori di giustizia agli occhi di altri brigatisti. A mio avviso pero' questa sentenza non scoraggia le collaborazioni vere, ma quelle non complete, non veritiere e non realmente utili". E il riferimento e' diretto a Cinzia Banelli: "E' stata in parte utile fornendo la chiave di accesso ai computer, ma non mi risulta che abbia fatto un solo nome in piu'. Per questo la considero una collaborazione parziale, anche se aspetto a leggere la sentenza".
La vedova D'Antona interpreta poi l'effetto della lettera speditale da Cinzia Banelli sulla sentenza della scorsa settimana: "Avevo fatto sapere all' avvocato della Banelli che non ritenevo opportuno che la lettera fosse data alla stampa prima della chiusura del processo e che non avrei apprezzato un gesto in tal senso. Il fatto che sia stata ugualmente resa pubblica mi fa dubitare della sincerita' della lettera. E ho motivo di ritenere che questo e' stato un elemento che ha fatto venire qualche dubbio anche a chi aveva il compito di giudicare. E' probabile che non abbia influito positivamente".4 marzo 2005 - LIBRO SU SEQUESTRO PECI
ANSA:
IL SEQUESTRO PECI RICOSTRUITO DA GIORGIO GUIDELLI (NOTIZIARIO LIBRI)
"Operazione Peci, storia di un þ sequestro mediatico" e' il titolo di un volumetto che il þ giornalista del 'Resto del Carlino' Giorgio Guidelli ha dedicato al drammatico rapimento e all' omicidio di Roberto Peci, þ fratello del primo pentito dell' organizzazione terroristica þ Patrizio Peci.
Edito da Quattroventi di Urbino, il libro ripercorre le fasi del sequestro e l' omicidio dell' ostaggio - ricostruite þ attraverso carte processuali, testimonianze di pentiti e il þ drammatico filmato girato dai brigatisti - proponendo un þ parallelo con le esecuzioni in video delle vittime dei sequestri di oggi in Iraq.
Roberto Peci venne rapito il 10 giugno del 1981 a San þ Benedetto del Tronto e successivamente ucciso alla periferia di Roma. Una vendetta delle Br contro il pentimento del fratello þ maggiore, teste chiave del processo Moro.
Dal lavoro di Guidelli emerge anche uno spaccato del þ terrorismo nelle Marche (i fondatori delle Br Patrizio Peci e þ Mario Moretti sono entrambi marchigiani) e un racconto dei piani di fuga dei terroristi per evadere dal supercarcere di þ Fossombrone.4 marzo 2005 - FRAGALA' SU QUERELA MORUCCI E ALTRI A AVV.RANDAZZO
"L'Opinione"
L'esponente di An spiega perché chi ha ucciso i Mattei e Mantakas ha deciso di querelare l'avvocato Randazzo
Intervista, Fragalà: "I terroristi godono di coperture intellettuali, politiche e giudiziarie"
di Ruggiero Capone
Enzo Fragalà è il capogruppo di An in commissione Mitrokhin. Il rigurgito di coperture ad ex terroristi rossi e, soprattutto, il tentativo di dimostrare comprensione umana verso le nuove Br e gli autori della bombe anarchiche, ha spinto L'opinione ad intervistare Fragalà.
Ancora una volta va di scena il buonismo verso l'eversione marxista?
Persiste continuità e contiguità ideologica fra le aree eversive, costantemente nutrite da una campagna di odio. C'è un legame logico-temporale fra gli attentati anarchici firmati dal Fai e le sentenze emesse in questi giorni dalla magistratura di Roma nei confronti dei brigatisti rossi, assassini del professor Massimo D'Antona.
Ha visto che l'avvocato Luciano Randazzo è ore indagato per le denunce presentate dagli ex Potere operaio, gli stessi che hanno dichiarato, durante una puntata di Porta a Porta, che i fratelli Mattei sia sarebbero dati fuoco da soli?
Fa tutto parte della logica comunista del continuare a negare che vi sia un substrato nel quale una certa area eversiva cresce e si alimenta. Gli eversori di ieri e di oggi galleggiano anche grazie alle campagne di odio lanciate irresponsabilmente, e a più riprese, dalla sinistra. La stessa che nega, irresponsabilmente, il rischio che il paese possa ricadere in anni oscuri. In cui le Brigate Rosse erano, per la sinistra e per i suoi cantori le "sedicenti Brigate Rosse".
Quindi si corre il rischio di veder condannato l'avvocato Randazzo solo perché ha difeso la famiglia Mattei, cercando giustizia per il Rogo di Primavalle?
L'egemonia dell'estrema sinistra in ambienti politico-giudiziario c'è ancora tutta. Basti ricordare che Terracini guidava il corteo di Potere Operaio da cui si staccarono gli assassini di Mantakas. E sono penosi i tentativi di Piperno di coprire le responsabilità politiche e giudiziarie degli ex Pci. Piperno, ha querelato Randazzo, perché continua la sua opera di copertura della responsabilità, connivenze e complicità della sinistra tutta, Botteghe Oscure comprese. Una copertura che s'estende anche ad alcuni esponenti del partito socialista di allora, che garantivano l'impunità agli attivisti di Potere Operaio che si erano macchiati della strage di Primavalle.
E di Morucci che ci dice, anche lui ha querelato il legale dei Mattei?
La testimonianza resa da Valerio Morucci nel suo libro, rimarcata poi anche da Aldo Grandi nella storia di Potere Operaio, dimostra come la mistificazione, il depistaggio e, addirittura, la falsa controinchiesta
realizzata da alcuni giornalisti del Messaggero di proprietà di Ferdinando Perrone (padre di Diana) avevano tutte come obiettivo quello di assicurare l'impunità a Lollo, Clavo e Grillo. Per garantire, da una parte, l'impunità politica ai suggeritori ed ai registi di quel clima di terrore e, dall'altra, l'impunità giudiziaria agli altri tre autori della strage rimasti nell'ombra e di cui Lollo ha fatto finalmente i nomi.
Non le sembra che le colpe dell'allora Pci investano alcuni padri dei Ds?
C'è qualcosa di ancora più grave nelle rivelazioni di Lollo. Inchioda il Pci a responsabilità politiche ineludibili. Umberto Terracini, che andava a trovare Lollo in carcere per invitarlo al silenzio, è lo stesso Umberto Terracini che dirigeva il soccorso rosso per difendere tutti i coinvolti in atti di eversione e di terrorismo appartenenti alla sinistra extraparlamentare. Terracini guidava il corteo di solidarietà degli assassini dei fratelli Mattei, quando che fu compiuto l'omicidio dello studente militante di destra Mikis Mantakas: assassinato dal gruppo di Potere operaio staccatosi dal corteo a piazza Risorgimento.5 marzo 2005 - LE MEMORIE DI SERGIO SEGIO
"Il Corriere della sera"
Se la Memoria È solo dei Carnefici
Le memorie dell' ex terrorista di Prima Linea Sergio Segio (Miccia corta, DeriveApprodi, pagine 256, euro 15) sono solo l' ultimo libro del genere che giunge in libreria. Pochi mesi fa Rizzoli ha dato alle stampe La peggio gioventù dell' ex brigatista Valerio Morucci, ora alla terza edizione. E vari altri libri di ex terroristi sono stati pubblicati in anni recenti: segno, evidentemente, di un interesse diffuso per un fenomeno che ha rappresentato una peculiarità dell' Italia rispetto ad altri Paesi europei, vale a dire il fatto di aver avuto un terrorismo di sinistra tanto longevo e che, per un certo periodo, ha potuto godere di un' ampia tolleranza. Ma libri del genere sono anche il segno di un triste paradosso, del fatto cioè che la memoria che abbiamo del terrorismo rischia di essere in larga misura la memoria dei terroristi stessi, essendo quasi del tutto assente una memorialistica dei parenti delle vittime: per un loro comprensibile riserbo, è da supporre, ma anche per la parte secondaria a cui i parenti sono condannati, avendo subìto gli avvenimenti, rispetto a chi invece li ha deliberatamente prodotti. Ma anche quando una vittima sequestrata e rilasciata, come il giudice Mario Sossi, ha poi scritto delle memorie, queste hanno avuto una circolazione limitata, non paragonabile a quella dei volumi di due dei suoi sequestratori, Renato Curcio e Alberto Franceschini, pubblicati negli Oscar bestseller di Mondadori. Le memorie di ex terroristi, certo, costituiscono anche un documento interessante: il libro di Franceschini (Mara, Renato e io) chiarisce bene, ad esempio, come le Brigate rosse si considerassero eredi di una Resistenza che il Pci secondo loro aveva tradito; e le memorie di un altro dei fondatori delle Br, Mario Moretti (Brigate Rosse, una storia italiana, Baldini Castoldi Dalai), mostrano la cultura banale di una sorta di ragioniere del terrorismo. Resta il fatto che, proprio in un' epoca che continuamente esalta l' importanza della memoria, l' unica memoria del terrorismo che abbiamo sembra essere quella costruita dai carnefici. Con il risultato che le vittime, in un certo senso, finiscono con l' essere eliminate una seconda volta.
Belardelli Giovanni7 marzo 2005 - BIAGI; SOPRAVVISSE ALCUNI MINUTI DOPO AGGUATO
ANSA:
TERRORISMO: BIAGI; SOPRAVVISSE ALCUNI MINUTI DOPO AGGUATO
IN AULA LA RICOSTRUZIONE DEL MEDICO LEGALE
Il professor Marco Biagi sopravvisse alcuni minuti dopo essere stato colpito dai proiettili delle Br sotto casa il 19 marzo 2002. Lo ha spiegato il medico legale Corrado Cipolla d'Abruzzo, che ha testimoniato al processo in Corte d' assise per l' omicidio del giuslavorista bolognese. In aula sono presenti quattro imputati, Roberto Morandi, Nadia Desdemona Lioce, Diana Blefari Melazzi e Marco Mezzasalma, che hanno continuato a chiacchierare fra di loro anche durante le drammatiche fasi della ricostruzione medico-legale.
Secondo questa ricostruzione, dei sei colpi sparati addosso al prof.Biagi, mortale risulto' quello che ha attraversato il torace, trapassando entrambi i lobi dei polmoni, lacerando l' arteria polmonare e provocando uno choc emorragico. Nei minuti in cui e' rimasto ancora in vita, il prof.Biagi ha respirato il suo sangue, ha spiegato il medico legale.
Cipolla d'Abruzzo si e' servito anche di un manichino per spiegare ai giudici i colpi che ferirono Biagi.
"Ha sparato una sola persona - ha detto il medico legale - non ci sono segni di colluttazione o di caduta".
Lo sparatore - ha aggiunto il capitano Frattini, esperto di balistica del Ris dei Carabinieri di Parma - era ad una distanza di circa due metri e 70 centimetri. Secondo quanto e' stato ricostruito dal medico legale, Biagi, arrivato sotto casa, si e' voltato a sinistra dove c' era lo sparatore. Il primo colpo lo ha raggiunto all' anca destra. Biagi si e' girato, piegandosi verso lo sparatore, un altro colpo lo ha raggiunto attraversando il torace. Il terzo proiettile ha attraversato gli indumenti finendo contro il portone di casa. A questo punto Biagi ha rivolto il braccio verso lo sparatore girando anche la testa, quasi a evitare il colpo. Il proiettile pero' lo ha colpito al braccio e poi al cranio. Un altro colpo, il quinto, lo ha raggiunto dietro l' orecchio. Biagi e' caduto a terra e gli e' stato sparato l' ultimo colpo, probabilmente nelle intenzioni quello di grazia, che ha attraversato il collo.TERRORISMO: BIAGI; ULTIME PAROLE 'PER FAVORE AIUTATEMI'
""Per favore aiutatemi', sono state queste le ultime parole del professor Marco Biagi prima di morire". Lo ha riferito una teste al processo dell' omicidio del giuslavorista bolognese. Si tratta di una ragazza che la sera del 19 marzo 2002 era in un caffe' di fronte alla casa del docente. E' stata ascoltata dai giudici protetta da un paravento che impediva la vista dalla gabbia degli imputati.
"Alle 20.15 ho sentito dei rumori e un grido d' aiuto - ha raccontato - mi sono affacciata alla porta e ho visto Biagi che cadeva a terra con la bici quasi sui piedi e due persone che gli sparavano. Biagi era steso di fronte alla porta di casa sua con la testa girata verso la piazza. Erano in due, una era piu' avanti inclinata verso di lui e sparava. Ho sentito che gridava aiuto e che chiedeva pieta'. 'Per favore aiutatemi', sono state le ultime parole".
La teste ha riferito anche di aver visto una fiammata che partiva dalla persona che teneva in mano la pistola "coperta da un giornale o qualcosa". "La canna era coperta - ha raccontato ancora - si vedeva solo l' impugnatura. Io allora mi sono nascosta e ho chiamato il carabinieri con il cellulare".
La teste ha fatto una descrizione anche dei killer: "Avevano due caschi scuri con strisciate viola. La persona che ha sparato aveva spalle larghe, una giacca corta tipo bomber, pantaloni scuri e scarpe da tennis. L' altro non l' ho visto bene perche' era coperto dal primo. Ho visto una Vespa che andava via verso piazza San Martino".TERRORISMO: LE ULTIME PAROLE DI BIAGI, 'AIUTATEMI'
LA FUGA DEI KILLER,IN MOTO SI INCASTRARONO TRA AUTO PARCHEGGIATE
"Per favore aiutatemi": sono queste le ultime parole pronunciate dal prof.Marco Biagi, gia' ferito probabilmente a morte, mentre i due killer delle Br si stavano piegando su di lui per infliggergli il colpo di grazia.
Le fasi dell'agguato e dell'uccisione del docente bolognese, assassinato sotto casa in via Valdonica il 19 marzo 2002, sono state ricostruite nell'aula della Corte d'Assise dove si celebra il processo a cinque brigatisti accusati dell'omicidio. Fasi raccontate dalla voce dei testi oculari e ricostruite dal medico legale e dagli esperti di balistica. Nell'aula 'Bachelet' c' erano quattro dei cinque imputati: Roberto Morandi, Nadia Desdemona Lioce, Diana Blefari Melazzi e Marco Mezzasalma. Hanno continuato a chiacchierare fra di loro anche durante i passaggi piu' drammatici delle deposizioni. Non c'era - come accadde dalla prima udienza - il quinto, Simone Boccaccini. Secondo la ricostruzione dell'accusa a sparare materialmente fu Mario Galesi, il Br morto nella sparatoria sul treno Roma-Arezzo, e con lui c'era Morandi, armato a sua volta e che poi si mise alla guida del ciclomotore con cui i due fuggirono da via Valdonica.
Le ultime parole di Biagi sono state raccontate da una ragazza che la sera del 19 marzo era nel caffe' Freedom davanti alla casa di Biagi e che oggi e' stata ascoltata dai giudici protetta da un paravento che impediva la vista dalla gabbia degli imputati."Alle 20.15 ho sentito dei rumori e un grido d' aiuto - ha raccontato - mi sono affacciata alla porta del caffe' e ho visto Biagi che cadeva a terra con la bici quasi sui piedi e due persone vicine, una che gli sparava. Biagi era steso di fronte alla porta di casa sua con la testa girata verso la piazza. Erano in due, una era piu' avanti inclinata verso di lui e sparava. Ho sentito che gridava aiuto e che chiedeva pieta"". In che senso pieta'?, le e' stato chiesto: ""Per favore aiutatemi', sono state le sue ultime parole", ha risposto. Probabilmente i killer stavano per dare il colpo di grazia. La ragazza ha riferito di aver visto una fiammata che partiva dalla persona che teneva in mano la pistola, "la canna coperta da un giornale o qualcosa" ("uno sparo l'ho visto e uno l'ho sentito"). "Io allora mi sono nascosta nel locale sotto una panca e ho chiamato i carabinieri con il cellulare".
La ragazza ha fatto una descrizione dei killer: "Avevano due caschi scuri con strisciate viola. La persona che ha sparato aveva spalle larghe, una giacca corta tipo bomber, pantaloni scuri e scarpe da tennis. L' altro non l' ho visto bene perche' era coperto dal primo. Ho visto una Vespa che andava via verso piazza San Martino".
E dagli accertamenti compiuti dal medico legale Corrado Cipolla D'Abruzzo, anche lui sentito oggi, si e' saputo che Biagi sopravvisse alcuni minuti dopo essere stato colpito. Secondo il medico, dei sei colpi sparati al docente, mortale risulto' quello che ha attraversato il torace, trapassando entrambi i lobi dei polmoni, lacerando l' arteria polmonare e provocando una perdita di quesi due litri di sangue. Nei minuti in cui e' rimasto ancora in vita, il prof.Biagi ha respirato il suo sangue, ha spiegato il medico legale. Cipolla d'Abruzzo si e' servito anche di un manichino per spiegare ai giudici i colpi che ferirono Biagi. "Ha sparato una sola persona - ha detto - non ci sono segni di colluttazione o di caduta". Lo sparatore - ha aggiunto il capitano Frattini, esperto di balistica del Ris dei Carabinieri di Parma - era ad una distanza inferiore a circa due metri e 70 centimetri. Il primo colpo ha raggiunto Marco Biagi all' anca destra. Biagi si e' girato, piegandosi verso lo sparatore, un altro colpo lo ha raggiunto attraversando il torace. Il terzo proiettile ha attraversato gli indumenti finendo contro il portone di casa. A questo punto Biagi ha rivolto il braccio verso lo sparatore girando anche la testa, quasi a evitare il colpo. Il proiettile pero' lo ha colpito al braccio e poi al cranio. Un altro colpo, il quinto, lo ha raggiunto dietro l' orecchio. Biagi e' caduto a terra e gli e' stato sparato l' ultimo, nelle intenzioni quello di grazia, che ha attraversato il collo. E forse e' questa la scena vista dalla ragazza che si trovava al caffe' Freedom.
Tra le testimonianze di oggi anche quella di un ventottenne che attendeva amici davanti ad un locale di Piazza San Martino, adiacente a via Valdonica, e che ha visto i killer fuggire goffamente. "Ho visto due con i caschi su un motorino - ha raccontato - erano molto concitati, facevano manovre innaturali. Tanto che si sono incastrati tra due auto parcheggiate in modo impacciato. Hanno dovuto fare retromarcia con le gambe. Quando sono arrivati i miei amici ho detto loro con una battuta: 'ho visto due che scappavano dopo aver scippato una vecchietta'. L'atteggiamento era quello. Non sapevo anacora cosa era accaduto". Altri testi hanno raccontato di aver visto due che fuggivano con i caschi in testa. Un testimone, pero', ha riferito di aver visto proprio all'ora dell'omicidio all'imbocco di via Valdonica un uomo di 35-40 anni a volto scoperto che protendeva il braccio in avanti e davanti una ruota di bici che stava cadendo. Sulla base delle indicazioni venne fatto un identikit. Insomma, ci sarebbe un uomo in piu' rispetto anche alla ricostruzione raccontata dalla pentita Cinzia Banelli.
"Quello che dice la teste dell'identikit - ha commentato il Pm Paolo Giovagnoli - e' difficile da collocare rispetto agli altri testimoni, che ci raccontano di persone col casco. Puo' darsi che si sia sbagliata, che per lo spavento abbia visto cio' che non c'era". Gli esperti di balistica, infine, hanno confermato per l'ennesima volta che Biagi e Massimo D'Antona sono stati uccisi dalla stessa arma (che non e' stata mai recuperata). Forse una Makarov di fabricazione russa, di quelle acquistate da un'azienda di armi giocattolo austriaca che le rese innocue e le rimarco' con la scritta 'Carl Walther'. Le armi giocattolo finirono poi sul mercato clandestino e vennero nuovamente modificate per renderle funzionanti.8 marzo 2005 - D'ANTONA: BANELLI; GUP ROMA, NO A DOMICILIARI
ANSA:
D'ANTONA: BANELLI; GUP ROMA, NO A DOMICILIARI
No agli arresti domiciliari per Cinzia Banelli, la prima pentita delle Nuove Brigate Rosse. Lo ha deciso il Gup di Roma Luisanna Figliolia che ha rigettato la richiesta di detenzione presso il domicilio fatta dai Pubblici ministeri Franco Ionta e Pietro Saviotti, in sede di richiesta di condanna a 14 anni di reclusione per concorso nell'omicidio di Massimo D'Antona.
Il Gup, nel condannare l'ex "compagna So" a 20 anni di carcere con il rito abbreviato si riservo' la pronuncia sulla misura degli arresti domiciliari. Anche se il Gup avesse accolto la richiesta, la Banelli non sarebbe stata scarcerata in quanto detenuta anche per l'omicidio di Marco Biagi.8 marzo 2005 - BIAGI; ATTIVAZIONE CELLULARE FU FIRMA DIGITALE
ANSA:
TERRORISMO: BIAGI; ATTIVAZIONE CELLULARE FU FIRMA DIGITALE
SIM-CARD ACCESA SERA OMICIDIO A POCHI METRI DA VIA VALDONICA
Fu "una firma digitale" dell'omicidio del professor Marco Biagi, l'attivazione fatta la sera del delitto a pochi metri dalla casa del giuslavorista della sim card che sara' poi utilizzata per inviare la rivendicazione firmata dalle Br-Pcc. Lo ha ribadito durante la quinta udienza del processo davanti alla Corte d'Assise di Bologna Vittorio Rizzi, che coordino' il 'Gruppo investigativo Biagi'.
Un particolare che non avrebbe dovuto lasciare dubbi sulla paternita' dell'agguato: "Chi l'ha fatto parlava agli investigatori - ha spiegato Rizzi rispondendo alle domande del presidente Libero Mancuso e al legale della famiglia Biagi, l'avv. Guido Magnisi - come per dire: 'Sono qua, sono io"".
Cosi' sono stati spiegati alla Corte gli accertamenti telefonici gia' emersi durante le indagini. Alle 19.41 del 19 marzo 2002 - ha ricostruito con precisione Rizzi - utilizzando un telefono cellulare marca Sagem, acquistato tra il primo gennaio e il 19 marzo nel negozio Euroelettrica di Bologna, fu attivita la sim-card numero 329/0642270, acquistata fra il settembre e il dicembre 2001 a Roma. La scheda fu attivata chiamando il servizio 4242, agganciandosi alla cella di via Mentana, a pochi metri da via Valdonica. Il giorno successivo la stessa sim card, utilizzata con un cellulare Siemens C35 agganciato a una cella telefonica di Roma, e' stata utilizzata alle 21,55 per oltre un'ora per l'invio della rivendicazione.TERRORISMO: BIAGI; BR SI RIUNIRONO A ROMA IL 18 LUGLIO 2001
TRACCE DI 4 TELEFONINI; C'ERANO LIOCE E BANELLI, DUBBI SU ALTRI
Ci fu una riunione fra militanti delle Brigate Rosse il 18 luglio 2001 a Roma cui, molto probabilmente, partecipo' anche la 'pentita' Cinzia Banelli. E' la "nuova circostanza" - ha osservato alla fine il Pm Paolo Giovagnoli - emersa nel corso della quinta udienza del processo per l'omicidio del professor Marco Biagi, davanti alla Corte d' Assise di Bologna. Il processo riprendera' lunedi' 21 marzo.
A rivelare il particolare e' stato Vittorio Rizzi, ex responsabile del 'Gruppo investigativo Biagi', che in 4 ore e 10 minuti di deposizione, ha ricostruito minuziosamente le indagini sul delitto del giuslavorista. Dalle carte dell'inchiesta risulta che fra le 17 e le 19.30 di quel giorno, quattro telefoni cellulari in uso alle Br attivarono la stessa cella nei pressi di via delle Conce, a Roma. C'era - sempre secondo gli investigatori - Nadia Desdemona Lioce, che aveva in uso uno dei telefoni, e Cinzia Banelli, cui fu sequestrato un biglietto del trasporto pubblico della capitale. Resta da accertare chi, in quel momento, avesse in uso gli altri telefonini.
Il particolare potrebbe essere tutt'altro che indifferente, anche alla luce della collaborazione di Banelli: l'ex compagna 'So' mai ha parlato di quell'incontro - "d'altronde i fatti sono lontani e non gli e' mai stato chiesto", ha spiegato un investigatore - ma ha sempre affermato di conoscere all'interno delle Br i soli Morandi, Lioce e Galesi. Questi ultimi potrebbero essere gli altri partecipanti alla riunione, anche se e' emersa una curiosita': la cella attivata dai telefonini, e' piuttosto vicina dall'abitazione di Marco Mezzasalma, imputato nel processo bolognese, che pero' Banelli ha sempre detto di non avere mai visto.
Rizzi ha ricostruito le indagini con l'ausilio di schemi elettronici proiettati in aula, almeno fino alle 14, quando l'udienza (sospesa per la pausa pranzo) e' ripresa con le eccezioni dell'avv. Sandro Guerra, legale di Simone Boccaccini, e Francesco Romeo, difensore di Diana Blefari Melazzi. Richiamando l'articolo 499, V comma del codice di procedura penale (il testimone puo' consultare documenti da lui redatti in aiuto della memoria), gli avvocati hanno eccepito l' utilizzo della modalita' della proiezione. Pochi minuti piu' tardi, nonostante le opposizioni del Pm e delle parti civili, il presidente della Corte, Libero Mancuso, ha fatto spegnere il proiettore.
Nel pomeriggio e' stato ascoltato anche Nicola Gallo, responsabile della Digos di Ravenna, ma che fece parte del 'Gruppo investigativo Biagi'.TERRORISMO: BIAGI; LA PRIMA CHIAMATA AL 113, HANNO SPARATO
ASCOLTATA IN AULA LA TELEFONATA SULL'AGGUATO IN VIA VALDONICA
"Abito in via Valdonica 10. Hanno appena sparato, non oso neanche guardare... poi ho sentito delle urla". Sono le 20.10 del 19 marzo 2002, quando al 113 della centrale operativa della Questura di Bologna una voce femminile, notevolmente scossa, racconta l'omicidio del professor Marco Biagi, ucciso davanti al numero 14, il portone di casa sua.
E' la prima telefonata d'allarme dell'agguato delle Br, fatta sentire nell'aula della Corte d'Assise di Bologna, che sta processando cinque brigatisti per l'assassinio del giuslavorista.
All'allarme risponde la voce di una poliziotta: "Sembravano colpi di arma da fuoco?". La risposta non lascia dubbi:
"Assolutamente". Ancora la centrale del 113: "Non si e' affacciata?". "No, no", e' la risposta". Basta cosi':
"Veniamo a vedere", chiude l'agente.TERRORISMO: BIAGI; PROIETTATA IN AULA SIMULAZIONE AGGUATO
PRIMA TELEFONATA A 113: HANNO SPARATO, NON HO CORAGGIO DI VEDERE
Le riprese multiangolo dell' omicidio del professor Marco Biagi, fatte successivamente dagli investigatori, sono state proiettate in mattinata nell'aula della Corte d'Assise di Bologna, durante la quinta udienza del processo ai cinque brigatisti accusati dell'assassinio del giuslavorista.
Le riprese - spiegate dall'allora capo del 'gruppo investigativo Biagi' Vittorio Rizzi, ora dirigente della squadra mobile di Milano - mostrano come avrebbero agito i killer la sera del 19 marzo 2002 sotto al portico di via Valdonica, davanti all'abitazione del professore: sono state fatte con telecamere poste all'altezza degli occhi dei tre testimoni oculari, che erano in prossimita' del luogo del delitto. Le telecamere sono state poi fatte ruotare a 360 gradi - ha illustrato Rizzi - per mostrare virtualmente qual era il campo visivo dei singoli testimoni.
In aula e' stata ascoltata anche la prima telefonata che arrivo' al 113 alle 20:10 la sera dell'omicidio: "Hanno sparato - diceva una voce femminile notevolmente spaventata - e non ho il coraggio di vedere". Si e' sentita chiaramente anche la voce della poliziotta che prese la chiamata: "Le sembra di aver sentito colpi di arma da fuoco? Veniamo a vedere". L'ex responsabile del gruppo investigativo Biagi ha poi raccontato, aiutato delle illustrazioni proiettate su una lavagna luminosa, come si svilupparono le indagini sul delitto, ripercorrendo minuziosamente gli accertamenti su intercettazioni telefoniche, informazioni raccolte sui latitanti brigatisti e riprese delle telecamere di Bologna: ne furono acquisite addirittura 53mila ore, fra tutte le telecamere della citta' che potevano servire agli investigatori.
Nel corso dell'udienza che e' iniziata poco dopo le 9:30, e' stato ascoltato anche un sottufficiale dei carabinieri del Ros di Bologna che si occupo' dell'analisi della rivendicazione inviata dalle Brigate Rosse via e-mail per il delitto. La Corte ha ascoltato anche, fra i testi sempre citati dal Pm Paolo Giovagnoli, il dirigente della squadra mobile di Arezzo e alcuni ispettori, che intervennero il 2 marzo 2003 sul treno Roma-Arezzo, in seguito alla sparatoria che porto' all'arresto di Nadia Desdemona Lioce.
Nella gabbia della Corte d'Assise di Bologna erano presenti, come ieri, Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Diana Blefari Melazzi e Marco Mezzasalma. Ha rinunciato a comparire, come dall'inizio del processo, il quinto imputato dell'omicidio Biagi, Simone Boccaccini.8 marzo 2005 - MICALETTO, UDIENZA PER LIBERAZIONE BRIGATISTA
ANSA:
TERRORISMO: BR; MICALETTO, UDIENZA PER LIBERAZIONE BRIGATISTA
SOSTITUTO PG DA' PARERE NEGATIVO
E' stato discusso oggi dal tribunale di sorveglianza il giudizio di rinvio dei giudici della Corte di Cassazione che hanno annullato l' ordinanza di liberazione condizionale per l' ex brigatista rosso Rocco Micaletto, concessa dallo stesso Tribunale di sorveglianza di Genova.
La Cassazione, infatti, il 13 dicembre dell' anno scorso ha rinviato gli atti ai giudici genovesi perche' facciano una nuova valutazione. Micaletto, percio', condannato a tre ergastoli per la partecipazione ad alcuni omicidi delle brigate Rosse, rischia di tornare in carcere in regime di semiliberta'.
Oggi, nel corso dell' udienza, il sostituto Pg Luciano Di Noto ha nuovamente dato parere negativo alla liberazione condizionale di Micaletto, mentre il difensore, avv. Fabio Taddei, ha insistito sull'accoglimento della richiesta.
Alla fine della discussione, il tribunale si e' riservato di decidere entro 15 giorni.
Ad ordinare la liberazione condizionale di Micaletto era stato il giudice Lino Monteverde, presidente del Tribunale di sorveglianza, che per due volte aveva respinto la richiesta dell' ex brigatista, rimasto in carcere per 24 anni, di cui sei in regime di semiliberta'. A presentare opposizione in Cassazione contro la liberazione condizionale era stato il pg presso la corte d' appello di Genova, Domenico Porcelli.9 marzo 2005 - PM BOLOGNA SENTIRA' BANELLI SU RIUNIONE 18/7/01
ANSA:
TERRORISMO: PM BOLOGNA SENTIRA' BANELLI SU RIUNIONE 18/7/01
PENTITA NON AVEVA PARLATO DELL'INCONTRO, ORA EMERSO IN PROCESSO
Cinzia Banelli verra' interrogata nei prossimi giorni dal Pm di Bologna Paolo Giovagnoli sulla riunione fra militanti delle Brigate Rosse avvenuta il 18 luglio 2001 a Roma cui, molto probabilmente, partecipo' anche lei.
La pentita delle nuove Br non ha mai parlato di questa riunione, la cui esistenza era emersa ieri nel corso della quinta udienza del processo per l'omicidio del professor Marco Biagi, davanti alla Corte d' Assise di Bologna. "E' una nuova circostanza", aveva osservato Giovagnoli a fine udienza.
Tra l'altro martedi' prossimo, 15 marzo, e' prevista davanti al Gup di Bologna Rita Zaccariello l'udienza finale del rito abbreviato a carico della Banelli per l'omicidio del docente bolognese. E prima di allora, o in occasione dell'udienza stessa, gli inquirenti bolognesi dovrebbero sentire l'ex "compagna So".
A rivelare il particolare della riunione di cui la Banelli non aveva parlato e' stato Vittorio Rizzi, ex responsabile del 'Gruppo investigativo Biagi'. Lo stesso Rizzi si era reso conto della nuova circostanza sistemando le carte per la deposizione in aula. Dalle carte dell'inchiesta, infatti, risulta che fra le 17 e le 19.30 di quel giorno, quattro telefoni cellulari in uso alle Br attivarono la stessa cella nei pressi di via delle Conce, a Roma. C'erano - sempre secondo gli investigatori - Nadia Desdemona Lioce, che aveva in uso uno dei telefoni, e Cinzia Banelli. A confermare che la "compagna So" era nella capitale il fatto che quando, venne arrestata, nella perquisizione della sua abitazione a Pisa le venne trovato un biglietto dell'azienda trasporti romana emesso proprio il giorno della riunione. Resta da accertare chi, in quel momento, avesse in uso gli altri telefonini.
La pentita mai ha parlato di quell'incontro - "d'altronde i fatti sono lontani e non gli e' mai stato chiesto", aveva spiegato ieri un investigatore - ma ha sempre affermato di conoscere all'interno delle Br i soli Morandi, Lioce e Galesi. Questi ultimi potrebbero essere gli altri partecipanti alla riunione, anche se era emersa una curiosita': la cella attivata dai telefonini, e' piuttosto vicina dall'abitazione di Marco Mezzasalma, imputato nel processo bolognese, che pero' Banelli ha sempre detto di non avere mai visto.10 marzo 2005 - CASO DORIGO: APPELLO DIFENSORE A SOCIETA' CIVILE
ANSA:
CASO DORIGO: APPELLO DIFENSORE A SOCIETA' CIVILE
LEGALE, MASSIMA UNITA' INTENTI PER RESTITUIRGLI LA LIBERTA'
Nuovo appello per "restituire la liberta"" a Paolo Dorigo, il maestro elementare di Mestre che nel carcere di Spoleto sta scontando una condanna a 13 anni di reclusione (uno dei quali ancora da espiare) per un attentato alla base Usaf di Aviano (Pordenone) al quale si e' comunque sempre proclamato estraneo, da parte del suo difensore, l'avvocato Vittorio Trupiano.
Il legale si rivolge "a tutte le forze democratiche e progressiste, alla societa' civile, perche' in questo momento decisivo per le sorte di Paolo si possa realizzare la massima solidarieta' ed unita' di intenti per potergli restituire finalmente quella liberta' sinora proditoriamente negatagli in aperto spregio sinanche del Comitato dei ministri presso il Consiglio d'Europa".
"Era l'ottobre del 1993 - ricorda l'avvocato Trupiano in una nota - quando Dorigo fu tratto in arresto. Venne condannato a 13 anni e 6 mesi a seguito di un un non processo, laddove si consideri che non ha mai potuto guadare in faccia il proprio accusatore. Per questo motivo, e' oramai dal 1998 che lo Stato italiano e' stato 'invitato' da Corte Europea, Comitato dei ministri e Consiglio d'Europa a ricelebrare quel processo secondo i canoni del giusto processo". Secondo il difensore di Dorigo "il risultato e' che Paolo sta' ancora la', nella casa di reclusione di Spoleto, sottoposto al regime di elevata vigilanza e relative restrizioni annesse, compresa la censura, proprio come se la giurisdizione europea non esistesse". "Paolo, allo stato, ha scontato - prosegue - 12 anni e sei mesi della pena iniquamente inflittagli. Fra un anno, quindi, deve essere necessariamente liberato. Poteva accadere prima, solo se avesse richiesto la liberazione anticipata per buona condotta o se avesse accettato la proposta di grazia, se cio' non e' accaduto e' solo perche' chiedendo i benefici di legge o, peggio, accettando la grazia, avrebbe implicitamente riconosciuto la propria colpevolezza".
L'avvocato Trupiano ricorda che il prossimo 23 marzo il tribunale di sorveglianza di Perugia "decidera' finalmente se liberarlo in sospensione di pena, o se concedergli gli arresti ospedalieri in struttura extra carceraria". "Tutto cio' - afferma ancora - dopo una mobilitazione di deputati della sinistra, tuttora in sciopero della fame a staffetta in segno di solidarieta' al prigioniero politico, di buona e qualificata espressione del mondo della cultura e dell'arte, specialmente veneta, e di massa. Poiche' e' una lotta che abbiamo portato avanti insieme, anche nei giorni bui in cui questo vergognosissimo caso di mala-giustizia era pressoche' sconosciuto ai piu' - conclude l'avvocato Trupiano -, rivolgo un accorato a tutte le forze democratiche e progressiste, alla societa' civile".10 marzo 2005 - D'ANTONA: BANELLI; GUP, NO DOMICILIARI, PUO' REITERARE REATO
ANSA:
D'ANTONA: BANELLI; GUP, NO DOMICILIARI, PUO' REITERARE REATO
PM IMPUGNERANNO LA DECISIONE
"Pericolo di reiterazione del
reato". Con questa motivazione il gup di Roma Luisanna Figliolia ha negato gli arresti domiciliari a Cinzia Banelli, prima pentita delle nuove Br, sollecitati dai pm Franco Ionta e Pietro Saviotti ad integrazione della richiesta di condanna a 14 anni di carcere per concorso nell' omicidio di Massimo D' Antona. Il primo marzo scorso, il gup ritenne quella pena inadeguata per le responsabilita' imputabili alla "Compagna So", della quale non fu riconosciuta la collaborazione, e le inflisse 20 anni di reclusione.
Una decisione non condivisa dai titolari del procedimento sul caso D' Antona che ora si apprestano ad impugnare la decisione negativa sugli arresti domiciliari.D'ANTONA: NO DOMICILIARI BANELLI; GUP,PUO' REITERARE REATO
PM RICORRONO; STESSO GUP L'AVEVA CONDANNATA A VENTI ANNI
E' ancora una volta contrapposizione tra la Procura di Roma e il Gup Luisanna Figliolia secondo la quale per la 'compagna So' esiste il "pericolo di reiterazione del reato" e proprio per questo motivo ne ha respinto la richiesta di arresti domiciliari.
Lo ha scritto nelle motivazioni, che oggi si sono apprese solo in parte, con le quali, due giorni fa ha negato gli arresti domiciliari a Cinzia Banelli, prima pentita delle nuove Br. Un provvedimento, quello degli arresti domiciliari, sollecitato dai pm Franco Ionta e Pietro Saviotti ad integrazione della richiesta di condanna a 14 anni di carcere per concorso nell' omicidio di Massimo D' Antona.
Il primo marzo scorso, lo stesso gup Figliolia ritenne quella pena inadeguata per le responsabilita' imputabili alla "Compagna So", della quale non fu riconosciuta la collaborazione, e l'ha condannata a 20 anni di reclusione. Una decisione che ha sancito, di fatto, il non riconoscimento della brigatista come collaboratrice. E, in sostanza, quello che si percepi' il giorno della condanna fu che, secondo il giudice dell'udienza preliminare, Cinzia Banelli non ha fornito una collaborazione tale da farle beneficiare dello sconto di pena previsto dalla legge. E la contrapposizione con i due pm Franco Ionta e Pietro Saviotti risale gia' al 22 dicembre dello scorso anno quando Luisanna Figliolia disse il primo 'no' agli arresti domiciliari della Banelli.
E fu ancora uno stop quello che il gup romano impose anche il 14 gennaio di quest'anno con la decisione di far slittare al primo marzo il rito abbreviato, prima vera tappa, del cammino intrapreso dalla prima pentita delle Brigate Rosse per ottenere uno sconto di pena e, soprattutto, una condanna in tempi brevi. Uno sconto di pena che non e' mai arrivato proprio perche' il Gup Figliolia, non considerandola una collaboratrice, non le riconobbe le attenuanti se non quelle generiche del rito abbreviato.
Nonostante il contributo fornito a decrittare l'archivio informatico delle Br, svelando password e files che hanno consentito di ricostruire le strategie delle nuove Br. La motivazione di oggi aggiunge cosi' un nuovo capitolo a quell'itinenario giudiziario che sembrava, proprio in virtu' di quanto raccontato ai magistrati che si occupavano dell'inchiesta sull'omicidio di Massimo D'Antona, privo di insidie per la ex compagna 'So', mamma di un bimbo di pochi mesi, detenuta nel carcere di Solliciano.
E le motivazioni rese note oggi non sono state condivise dai titolari del procedimento sul caso D' Antona che ora si apprestano ad impugnare la decisione negativa sugli arresti domiciliari, ribadendo cosi' la ferma decisione che la compagna 'So' e' una collaboratrice di giustizia.10 marzo 2005 - BANELLI NON AMMESSA A PROGRAMMA PROTEZIONE
ANSA:
TERRORISMO: BANELLI NON AMMESSA A PROGRAMMA PROTEZIONE
La commissione speciale del Viminale ha negato l'ammissione al programma di protezione per i collaboratori di giustizia a Cinzia Banelli.
La motivazione della commissione, presieduta dal sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, e' che la brigatista non ha fornito un contributo significativo ai fini dell'attivita' investigativa.10 marzo 2005 - ARRESTI DOMICILIARI A ROBERTO BADEL
ANSA:
TERRORISMO: BR; ARRESTI DOMICILIARI A ROBERTO BADEL
PROCEDIMENTO RIUNIFICATO A QUELLO SULL' OMICIDIO D' ANTONA
Arresti domiciliari per Roberto Badel, il presunto cervello informatico delle brigate rosse rinviato a giudizio con l' accusa di partecipazione a banda armata. Li ha decisi la seconda corte di assise di Roma, presieduta da Mario D' Andria, che ha anche unificato il procedimento riguardante Badel a quello che vede gia' imputati 15 presunti brigatisti che saranno giudicati con il rito ordinario per rispondere, a seconda delle posizioni, di concorso nell' omicidio di Massimo D' Antona e di aver fatto parte dell' organizzazione eversiva.
Badel, difeso dall' avvocato Caterina Calia, fu arrestato nel luglio dello scorso anno perche' considerato dalla procura di Roma l' hacker delle Brigate Rosse, ovvero l' uomo che avrebbe fornito materiale informatico e supporto logistico per la compilazione dell' archivio delle Br. Accuse respinte dall' imputato che, in particolare, non saputo spiegarsi la presenza di un file nel suo computer contenente un documento preparatorio per una riunione di militanti delle Brigate Rosse.11 marzo 2005 - BATTISTI: ULTIMO RICORSO A CONSIGLIO DI STATO DI PARIGI
ANSA:
BATTISTI: ULTIMO RICORSO A CONSIGLIO DI STATO DI PARIGI
DIFESA HA POCHE SPERANZE E PENSA CORTE GIUSTIZIA EUROPEA
E' stato presentato questo pomeriggio il ricorso contro il decreto di estradizione di Cesare Battisti davanti al Consiglio di stato francese. Si tratta dell'ultimo tentativo possibile oltralpe contro l'estradizione del terrorista, condannato all'ergastolo per omicidi compiuti in Italia.
I difensori, Lyon-Caen e Turcon, hanno ammesso di avere poche speranze che il ricorso venga accolto e di puntare ormai alla Corte di giustizia europea "che potrebbe risolvere il caso di Cesare Battisti non soltanto sul territorio francese ma in modo generale e definitivo".
La sentenza del Consiglio di stato e' attesa nei prossimi giorni.BATTISTI: VICINA CONFERMA ESTRADIZIONE, RESTA SOLO UE
PRESENTATO RICORSO, MA ARGOMENTAZIONI GOVERNO SONO BLINDATE
(di Tullio Giannotti)
Sono ormai concentrati sul ricorso alla Corte di Giustizia europea gli avvocati di Cesare Battisti, che oggi hanno presentato quasi per dovere un ricorso al Consiglio di Stato contro il decreto di estradizione dell'ex terrorista latitante. Schiaccianti sono infatti apparse le argomentazioni del commissario del governo a difesa del decreto.
Non dovrebbero esserci dubbi sul fatto che l'ex leader dei Pac, i Proletari armati per il comunismo, condannato a due ergastoli in Italia per quattro delitti e varie rapine, non abbia piu' accoglienza in Francia. Salvo sorprese, la sentenza del Consiglio di Stato, davanti al quale e' stato presentato oggi il ricorso dagli avvocati di fiducia di Battisti, Arnaud Lyon-Caen ed Eric Turcon, confermera' il decreto di estradizione pronunciato dal primo ministro, Jean-Pierre Raffarin, lo scorso 23 ottobre.
Espletata quest'ultima possibilita', obbligatoria se poi si vuole puntare alla Corte europea, il percorso giudiziario di Battisti in Francia sara' concluso. Se - con decisione che sara' comunicata fra qualche giorno - il Consiglio di Stato dovesse annullare il decreto, l'ex terrorista potrebbe ricomparire in Francia e vivere giorni tranquilli. Se fosse pero' all'estero, l'Italia potrebbe ottenerne l'estradizione, dal momento che un'eventuale decisione in suo favore del Consiglio di stato avrebbe valore soltanto sul territorio francese.
Schiaccianti sono apparsi oggi, di fronte all'opposizione dei pur agguerriti difensori, gli argomenti della giovane magistrata che ricopriva il ruolo di "commissario del governo", Emmanuelle Prada-Bordenave. Un'esposizione lunga e argomentata che ha colto spesso in contropiede i due avvocati per la dovizia di particolari relativi soprattutto alla fine degli anni Settanta e all'inizio degli Ottanta, il momento cruciale nel quale Battisti, da comune pregiudicato per furti e rapine, e' stato "arruolato" nei Pac e nella lotta armata dal suo "cattivo maestro", Arrigo Cavallina, conosciuto nella cella che condividevano nel carcere di Udine.
I difensori di Battisti, che dal 21 agosto 2004 e' latitante, hanno puntato tutte le loro carte per questo estremo ricorso sul fatto che il loro cliente non sarebbe stato messo "ufficialmente al corrente" del procedimento giudiziario a suo carico in Italia. Una delle condizioni indispensabili, hanno sottolineato, affinche' il processo in contumacia italiano non sia invalidato come recentemente ha ammonito la Corte di giustizia europea. I legali hanno avanzato anche dubbi sulla validita' delle firme di Cesare Battisti in calce a lettere di incarico ad avvocati di fiducia che lo difesero nel processo a Milano. Lo stesso Battisti avrebbe affermato di aver firmato in bianco quei documenti prima di darsi alla fuga.
Ma l'argomentazione del commissario del governo si e' articolata su tutta la storia giudiziaria dell'imputato ricordando i sei motivi sui quali, strada facendo, Battisti si e' appoggiato per evitare l'estradizione: dalla dottrina Mitterrand che gli garantiva protezione in Francia al diritto di non violare l'unita' della famiglia che si e' nel frattempo costituito; dalla contumacia italiana diversa da quella francese alla presunta non conoscenza del procedimento penale a suo carico in Italia: "C'e' una differenza fra i due sistemi - ha affermato la Prada-Bordenave - ma non sembra sufficiente per poter affermare che c'e' una violazione del diritto francese" tale da giustificare una negazione dell'estradizione. Quanto all'ultimo ricorso, quello incentrato sulla non conoscenza del procedimento a suo carico, il commissario del governo ha affermato che il Battisti latitante "ha rinunciato in modo non equivoco al suo diritto di partecipare al processo".
Al termine dell'udienza, i legali di Battisti sono parsi gia' concentrati sul ricorso alla Corte di giustizia europea, "un passo che potrebbe risolvere in modo generale e una volta per tutte il problema di Battisti con la giustizia italiana. Infatti, una sentenza favorevole qui in Consiglio di stato avrebbe valore soltanto in Francia, una della Corte di giustizia europea vincolerebbe anche l'Italia. E siamo fiduciosi di ottenerla".10 marzo 2005 - SARTRE ARON E LA SINISTRA: MONTEFOSCHI
"Il Corriere della sera"
Professorini del Sessantotto, arroganti al potere
Chi osannava Sartre e detestava Aron oggi rivendica il diritto di continuare a sbagliare
DIBATTITO Ieri agitavano il Libretto di Mao con Dario Fo, ora difendono il terrorista Battisti. E l' intolleranza è la stessa
"Davvero: meglio essere nel torto con Sartre che nella ragione con Aron. Come mai? E anche in Italia, chi ha avuto torto e si è emendato solo con molto ritardo dei propri errori non gode forse miglior reputazione di chi ha avuto solo il torto di aver avuto ragione troppo presto?" ha scritto domenica Pierluigi Battista sul Corriere, in occasione delle contemporanee celebrazioni per la nascita dei due pensatori francesi. Già: come mai? Esiste una misteriosa legge della psicologia, che ci spinge a rendere merito, tributare stima intellettuale (con riconoscimenti e prebende) soltanto a coloro che un tempo sbagliarono clamorosamente, pensarono e dissero stupidaggini, provocarono magari con le loro idee sbagliate immensi danni, ma poi hanno cambiato idea, si sono pentiti? Insomma: esiste, nelle nostre menti, un Fattore Figliol Prodigo, una sorta di inconscia attrazione per il "peccatore", per chi ha osato essere quello che non abbiamo osato essere noi, secondo la quale, come nella parabola evangelica, quelli che sbagliano e tornano all' ovile li accogliamo con l' agnello grasso, laddove al fratello che non ha sbagliato, forse ha cercato anche - inascoltato - di dare qualche buon avvertimento al fratello scapigliato, avendo fatto il suo dovere punto e basta, riteniamo di non dover dare nulla in cambio? È così, oppure, senza dover ricorrere alle fascinazioni dell' inconscio, dobbiamo pensare che, in Italia, la licenza di sbagliare e pentirsi, e cambiare idea con clamorosa disinvoltura, è stata concessa, sempre, a una parte sola: ai "compagni che sbagliavano", e agli altri mai? Infine: siamo proprio sicuri che questi compagni che hanno sbagliato, questi Figlioli Prodighi, si siano pentiti veramente e non a chiacchiere, abbiano davvero fatto pulizia e abiura, o non siano ritornati a casa solo per mangiarsi l' agnello grasso? La memoria torna al "nostro" Sessantotto: a quell' epoca di straordinaria confusione mentale, dalla quale nacquero la violenza, i lutti e il terrorismo. È inutile continuare a rigirare la frittata, fino a farla diventare una disgustosa poltiglia. È vero: il Sessantotto nostrano non fu tutto e solo violenza; è vero che dall' altra parte c' era l' estremismo fascista; è vero che i ragazzi, che all' inizio partecipavano alle assemblee e cercavano di esprimere una loro opinione diversa dai diktat rivoluzionari, non erano necessariamente tutti violenti o mediocri o in malafede: magari, volevano capire, contribuire, benché confusamente, al cambiamento di qualcosa. Ma, è altrettanto vero che assai presto, quasi subito, del nostro Sessantotto si impadronirono i violenti per professione e fede, i rivoluzionari duri e puri, i giacobini che scendevano dalle Alfette del papà o tiravano i sassi ai poliziotti poveri del Sud (come stigmatizzò Pasolini); e che, nel cuore di quella violenza, s' annidò e fu ben custodito il seme del cancro che poi portò agli "anni di piombo". Perché la verità è che nacque proprio tutto da lì: dalla fede nella violenza; dalla pratica della violenza come metodo di lotta; dalla ricerca continua dello scontro violento (con possibili martiri) come surrogato alla mancanza totale delle idee; dalla esaltazione della violenza come "momento estetico", addirittura (con la retorica militarista delle barricate, delle molotov, del passamontagna). Poi, a quel punto, per sostituire i sassi e le bottiglie incendiarie con le pistole, per dispiegare le "geometriche potenze" che lasciavano in terra i giudici con i buchi nelle suole delle scarpe, i sindacalisti, i professori universitari, i poliziotti delle scorte a duecentomila lire al mese, il passo fu breve. Anzi, brevissimo: grazie anche alla solida garanzia - per la coltura e la proliferazione di quel seme - fornita ai rivoluzionari-borghesi da tutta una classe politico-cultural-giornalistica che, in fondo, non finì mai di vezzeggiarli; o fece finta di non capire; o giustificò e protesse (le ricordiamo queste protezioni eccellenti, i professori romani di Lettere e filosofia che andavano a ingraziarsi gli "occupanti", e ancora vanno in giro...); grazie, in poche parole, al veleno letale del fiancheggiamento, volontario o involontario che fosse, e della complicità. Del resto, erano anni intransigenti. Davvero: avevano sempre ragione soltanto quelli che avevano torto. Quelli che pensavano che, in Italia, invece del centrosinistra, ci fosse una dittatura. Quelli che negavano i gulag e alzavano le spalle se si osava fare il nome dei dissidenti. Quelli che, come il nostro Premio Nobel Dario Fo (e i suoi degni compagni di viaggio, coccolati dai salotti milanesi radical-chic) tornavano dalla Cina col Libretto di Mao e ci raccontavano che quel Paese era il paradiso della libertà. Quelli che teorizzavano (poco prima che il comunismo crollasse in tutto il mondo) la rivoluzione mondiale proletaria. Quelli che pensavano che Israele non dovesse esistere. Mentre chi conservava un briciolo di raziocinio, chi giustamente denunciava quello che si vedeva non appena si fossero aperti gli occhi, chi non riteneva una colpa essere soltanto laici e progressisti era messo a tacere o considerato fascista. Quanti ne abbiamo conosciuti di questi "professorini" intransigenti che poi hanno cambiato idea! Quante sdegnose smorfie di sarcasmo abbiamo visto sugli annuvolati volti dei nostri modestissimi "maestri di pensiero", a fronte di verità adesso inconfutabili da loro stessi! Quali abissi di povertà intellettuale abbiamo scoperto in questi anni leggendo la copiosa letteratura brigatista! E quante corbellerie continuiamo ad ascoltare oggi! Sere fa, in tv, da Parigi, il rivoluzionario di lungo corso Scalzone ha liquidato gli "anni di piombo" equiparando la violenza dei brigatisti alla violenza della politica tout court. Sempre da Parigi, alcuni mesi prima, ci avevano spiegato che Cesare Battisti era un combattente politico, non un volgare assassino che ha ucciso un paio di persone e reso invalido un ragazzo. Ed è dell' altro ieri l' inibizione a una simpatica e brava giornalista di sinistra, Ritanna Armeni, a sedere vicino a Giuliano Ferrara, perché, comunque, vicino a certe persone non si sta. Costoro, dunque, chi sono? I figli, i nipoti di quella generazione che la propensione al torto riabilitabile sempre ce l' hanno nel sangue? Il frutto, rivisto e corretto, dalla perversità intellettuale e morale, sposata con la grettezza del calcolo, per la quale a "scavalcare da una certa parte" non si sbaglia mai? Intanto, i loro padri e parenti, in libertà, scrivono libri, vanno ai convegni, concedono interviste. E i poliziotti poveri, i giudici col buco nella scarpa stanno da molti anni, in silenzio, sotto un metro di terra.
Gli interventi Domenica 6 marzo Pierluigi Battista si è chiesto sul "Corriere della Sera" come mai Jean-Paul Sartre sia celebrato più di Raymond Aron, malgrado la storia abbia dato torto al primo e ragione al secondo Sull' argomento sono intervenuti poi Angelo Panebianco (7 marzo), Biagio de Giovanni (l' altro ieri) e Luciano Canfora (ieri). Oggi prende posizione lo scrittore Giorgio Montefoschi I duellanti Quest' anno ricorre il centenario della nascita di Jean-Paul Sartre (1905-1980) e Raymond Aron (1905-1983) In gioventù amici e compagni di studi a Parigi, i due seguirono percorsi intellettuali diversi e furono poi divisi dalla politica Aron di idee liberali, difese sempre la causa dell' Occidente; Sartre fu prima vicino ai comunisti, poi si schierò su posizioni di estrema sinistra terzomondista
Montefoschi Giorgio11 marzo 2005 - ARON, SARTRE E SINISTRA: MELOGRANI
"Il Corriere della sera"
Melograni: la sinistra non ha saputo fare il mea culpa
Continua l' egemonia dei "nipotini di Sartre". Sofri? Rinunci alla politica
Lo storico interviene nella discussione sugli intellettuali italiani e sulla loro ostilità verso le idee di Raymond Aron
La sinistra? "È la prima vittima della polemica su Aron e Sartre. Non solo perché continua a preferire il torto rivoluzionario alle ragioni liberali. Ancora più grave è che, tutta presa dal culto del potere, abbia dimenticato l' anticonformismo". Così parl&o