Almanacco dei misteri d' Italia


estremismo di sinistra
le notizie del 2002 - luglio e agosto
2 luglio 2002 - LIBRO DI MEMORIE DI FRATE MITRA
"Il Messaggero"
Autobiografie/Le memorie di Salvatore Girotto, il prete guerrigliero che fece arrestare le Br
E frate Leone prese il mitra
di FULVIO ABBATE
MI CHIAMAVANO Frate Mitra è il racconto della vita straordinaria di Silvano Girotto. Girotto? Occorre un salto indietro nel tempo e nella storia per ricostruire ogni particolare della sua parabola. Dall'infanzia torinese al riformatorio, dalla legione straniera alla guerriglia fra Bolivia e Cile, senza dimenticare la sua scelta di diventare frate francescano e, infine, il suo ruolo nell'arresto di Renato Curcio e Alberto Franceschini, i capi storici delle Brigate Rosse. Insomma, ce n'è abbastanza per libro di memorie. Ed è appunto questo Mi chiamavano Frate Mitra (edizioni Paoline, 450 pagine, 17 euro).
L'Algeria, dunque. Girotto vi giunge da legionario straniero. Un po' per sfuggire alle proprie responsabilità dinanzi alla legge (c'è di mezzo un furtarello) e un po' perché il ragazzo non è estraneo al piacere dell'avventura. E' l'Algeria francese della fine degli anni Cinquanta, con le sue torture ai militanti dell'Fln, quella in cui s'imbatte Girotto. Ma sentiamo un po' lui: "Quell'ordine di sedermi sul prigioniero mi sconvolgeva, sentii che se avessi obbedito mi sarei annientato come uomo". Da qui alla fuga il passo sarà davvero breve. E infatti poco dopo lo ritroveremo a fianco degli indipendentisti algerini.
Verrà poi la scelta di farsi frate, e Girotto la racconta così: "Non saprei dire in quale momento e come sia successo. Posso solo dire che quell'idea un giorno me la trovai dentro. Rinascere come Francesco d'Assisi". Giusto il tempo di chiudere i conti con alcune pendenze giudiziarie, ed eccolo nel saio di frate Leone. E' l'ottobre del 1964.
Girotto non poteva però essere un frate come gli altri, lui infatti - come non credergli? - voleva "dare un'anima al capitalismo". Sono i giorni delle esperienze dei preti operai, di Don Lorenzo Milani con la sua Lettera a una professoressa. Insomma, le ragioni dell'imminente rivolta studentesca e le aperture del Concilio Vaticano hanno lasciato un segno forte. Cosa farà Girotto? "Non una fuga, ma una scelta di campo più radicale: andare fra i fratelli del Terzo Mondo, diventare uno di loro per condividerne le difficoltà e testimoniare così l'amore".
La sua destinazione sarà dunque la Bolivia. Durante il viaggio, Girotto apprende che laggiù ci sono "molti preti dalla parte dei guerrilleros", e, pensando a sé, aggiunge: "Io, in ogni caso, non avevo intenzione di fare il cura rebelde". Bugie che si dicono quando ancora non si conoscono certe situazioni. Infatti, da lì a poco, frate Leone farà proprio la scelta del "cura rebelde", del prete guerrigliero. Fino al punto di diventare militante del Mir boliviano e di trovarsi in Cile nei giorni del golpe militare contro il governo di Salvador Allende.
Girotto riuscirà a lasciare il Cile grazie ai buoni auspici dell'ambasciata d'Italia a Santiago, e farà anche in tempo, così racconta, a maturare "la convinzione di avere assistito a una tragedia provocata da una classe politica irresponsabile e velleitaria, che aveva illuso tanta povera gente facendo balenare la possibilità reale di sconfiggere la miseria con il passaggio al socialismo". Sarà pur vero, che dire però delle atrocità di Pinochet?
Lo attende (siamo all'inizio del 1974) l'Italia degli "anni di piombo". Ma adesso Girotto, che intanto ha abbandonato il saio, è sopraffatto da un'unica esigenza: fermare il terrorismo che, nel frattempo, ha preso piede anche nel nostro Paese: "Non saprei dire quando, esattamente, sentii parlare per la prima volta di Brigate Rosse. Il fatto che mi fece sobbalzare fu quando vidi la stella a cinque punte dei defunti Tupamaros, proprio uguale, asimmetrica come quella del movimento uruguayano. Fu una sensazione estremamente sgradevole, evocava scenari che non volevo rivedere". E' così che Girotto decide di "infiltrarsi per distruggerli". Detto fatto. "L'appuntamento per concretare il mio ingresso fu fissato per il giorno 8 settembre, ma a questo punto i carabinieri decisero che l'operazione andava interrotta e i miei interlocutori arrestati, perché il mio passaggio alla clandestinità poteva sembrare un reato. Ne rimasi sconcertato, ma non potevo certo proseguire da solo. Così, dopo l'incontro, brevissimo, Curcio e Franceschini furono arrestati. Ho la quasi certezza che, se mi fosse stato permesso di continuare ancora per qualche settimana le Brigate Rosse sarebbero state annientate sul nascere".
Se ne sono dette tante sul conto di Girotto, e sicuramente alcune ingenuità del testo lasciano ancora qualche dubbio sul suo ruolo effettivo nella nostra storia recente, ma alla fine resta soltanto questa frase: "Che giornalisti e commentatori mi abbiano chiamato spia e traditore non mi ha certo fatto piacere, ma gli unici che ho sempre desiderato avessero un'idea diversa del mio agire, sulla base di una franca esposizione delle motivazioni che lo avevano determinato, sono quei ragazzi d'allora, oggi uomini maturi, che feci arrestare". Già, chissà se l'hanno davvero perdonato?

2 luglio 2002 - SENTENZA RAPINA VIA IMBONATI: TRE ERGASTOLI
ANSA:
Tre ergastoli e condanne che vanno da 1 a 26 anni di reclusione sono stati inflitti oggi, a Milano, agli imputati accusati di una serie di rapine, tra cui l'assalto al furgone portavalori di via Imbonati, avvenuto nel maggio del 1999, nel quale perse la vita l'agente di polizia Vincenzo Raiola. I giudici della seconda Corte d' Assise, presieduti da Luigi Martino, hanno condannato al carcere a vita l'ex appartenente a Prima Linea Francesco Gorla, Sebastiano Mazzeo e Nicola Petrillo, ritenuti tra l'altro responsabili dell'omicidio di Raiola. Per questo episodio e' stato assolto invece l'altro ex Prima Linea, Fabio Canavesi, condannato invece a 26 anni di reclusione per altre rapine tra le quali quella compiuta nel giugno 1998 a un centro Castorama nell' hinterland milanese, dove venne ferita una guardia giurata. L'inchiesta e' stata condotta dal pm Lucilla Tontodonati, che in aula aveva chiesto quattro ergastoli e pene dai 27 a un anno e otto mesi di reclusione.

6 luglio 2002 - MINACCE A SCAJOLA, UNA MAIL A RETE 55, SCRITTE ANCHE IN VIA DEL BABUINO A ROMA
ANSA:
La mail arrivata due giorni fa all' emittente televisiva 'rete 55' conteneva minacce all'ex ministro dell'Interno, Claudio Scajola firmate Brigate rosse-pcc. Il testo, su cui stanno lavorando la Polizia delle comunicazione e la Digos di Varese per risalire al server di posta elettronica da cui e' partita l'e-mail, e' :"morte all'ex ministro fascista Scajola". Scritte di minaccia contro Scajola sono comparse oggi anche a Roma, in particolare in via del Babuino. Il messaggio e' quello inviato anche al Tg4 via e-mail attraverso la principale emittente televisiva varesina, Rete 55. Le minacce sono rivolte oltre che a Scajola anche "ai servi del potere e della Confindustria". "Pagherete - si dice nel messaggio - le angherie sui lavoratori". Le indagini hanno portato gli uomini della Polizia delle comunicazioni al sito di posta elettronica www.mafiamailru. Il server di posta elettronica da cui sarebbe partito il messaggio pero' , secondo quanto riferiscono gli investigatori, ha un congegno di modifica automatica dei dati di trasmissione che impedirebbero di risalire al mittente.

9 luglio 2002 - TERRORISMO: PROCESSO RAPINA VIA PRATI DI PAPA
"Il Manifesto"
Br-Pcc, chiesti 8 ergastoli
Oggi la sentenza sulla rapina di via Prati di Papa
A. MAN.
E' attesa oggi la sentenza contro i militanti delle Br-Pcc accusati della sanguinosa rapina del 14 febbaio `87 in via Prati di Papa a Roma, che costò la vita a due poliziotti (un terzo rimase gravemente ferito) e fruttò all'organizzazione - secondo l'accusa - oltre un miliardo di lire. Ieri nell'aula bunker del carcere di Rebibbia, davanti alla seconda corte d'assise di Roma, il pm Franco Ionta ha chiesto l'ergastolo per otto imputati, tutti detenuti e alcuni già condannati al massimo della pena. Sono Fabio Ravalli, Maria Cappello, Stefano Minguzzi, Francesco Grilli, Tiziana Cherubini, Flavio Lori, Vincenza Vaccaro e Michele Mazzei (Antonino Fosso è già stato condannato per quell'episodio), gli stessi che dopo i delitti D'Antona e Biagi hanno sottoscritto documenti di adesione e di appoggio alle nuove, misteriose Br. Dalle gabbie mostravano la più assulta indifferenza. Il pm ha invece chiesto l'assoluzione "per non aver commesso il fatto" per Barbara Balzerani e Paolo Cassetta alla sbarra nello stesso processo per l'omicidio del generale Nato Leamon Ray Hunt (15 febbraio `84). Balzerani venne arrestata l'anno seguente, Cassetta era a capo della frazione che proprio alla fine dell'84 diede vita alle Br-Ucc. Entrambi sono in semilibertà.
Nella requisitoria Ionta ha ripercorso le indagini, dal ritrovamento delle armi usate per l'agguato al furgone portavaloti alla stesura e alla diffusione della rivendicazione. Ionta ha anche ricordato il conflitto tra prima e seconda posizione nella direzione strategica, tema sul quale la corte ha ascoltato due ex br, Francesca Campolongo e Cinzia Antinori. I difensori di Balzerani e Cassetta, Arturo Salerni e Rosalba Valori, hanno contestato l'ordinanza di rinvio a giudizio, la superficialità delle indagini e l'assenza di riscontri. Oggi, prima che la corte si ritiri, toccherà all'avvocato Attilio Baccioli che difende gli altri imputati.

9 luglio 2002 - TERRORISMO: RELAZIONE SEMESTRALE CESIS
"Il Messaggero"
La relazione semestrale del Cesis: ci sono gruppi "serbatoio", pericolosi perché vogliono accreditarsi con i terroristi
"Le Br cercano altri bersagli facili"
I Servizi: colpiranno ancora, senza rischiare troppo. E gli Nta puntano alla Lega
di ROSANNA SANTORO
ROMA - Le nuove Br uccideranno ancora. Cercheranno di ottenere "il massimo risultato con il minimo rischio". Ancora una volta, dunque, "colpiranno i consulenti del governo", più indifesi e senza scorta. Come erano Massimo D'Antona e Marco Biagi. E' questo l'ultimo allarme lanciato dal Cesis, il Comitato di coordinamento dei servizi segreti, sulla scorta dei rapporti di Sisde e Sismi. E nelle 60 pagine dell'ultima relazione riservata del Cesis, inviata al Comitato parlamentare di controllo sui servizi, viene segnalato un altro allarme: i Nuclei territoriali anti-imperialisti potrebbero compiere attentati contro la Lega, proprio per "accreditarsi con le nuove Br".
La relazione semestrale parte con un'analisi: "Il delitto Biagi è in continuità con quello di D'Antona. Ma mentre D'Antona è stato ucciso nell'ambito di un attacco alla politica neocorporativa, Biagi è stato giustiziato per il suo progetto di rimodellazione sociale e politica individuato nel libro bianco. Il rischio è che le Br procedano sulla loro linea, tornando a colpire tecnici del governo". E ancora: "Sia i Nipr (Nuclei di iniziativa proletaria rivoluzionaria) che gli Nta, autori di rivendicazioni dei due omicidi, sono su una linea di emulazione e rapporto con le Br. Per accreditarsi gli Nta, radicati nel Nordest, potrebbero rivolgere la loro offensiva contro il fronte federalista". Poi un altro allarme: "A latere dei gruppi terroristici, va osservato che gli episodi di propaganda e intimidazione verificatisi utilizzando l'omicidio Biagi, fanno ipotizzare l'esistenza di sacche di simpatia ideologica nei confronti del terrorismo. C'è il rischio che le Br facciano opera di proselitismo in alcuni di questi gruppi, quali Carc, Cpc e Linearossa". I primi due riferimenti sono ai Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo, il cui leader Giuseppe Maj è irreperibile dal maggio '99, cioè da poco dopo l'omicidio D'Antona, e ai Collettivi proletari per il comunismo, in cui sono confluiti esponenti dei Carc. Mentre Linearossa ha avuto molti contatti con Iniziativa comunista, il cui segretario Norberto Natali è indagato, assieme ad altre due militanti, per l'omicidio D'Antona. E non basta: "Le nuove Br hanno rapporti con gli irriducibili detenuti. In questo quadro va letta la rivendicazione dell'omicidio Biagi fatta il 28 marzo in un'aula da Maria Cappello e Fabio Ravalli".
Il Cesis fa anche un'analisti sui no global: "Dopo il G8 di Genova si è registrata una spaccatura tra la componente moderata, di cui fanno parte i cattolici e Lilliput, e l'area radicale, che comprende autonomi, anarco-insurrezionalisti, Black Bloc, squatters. In posizione intermedia il Laboratorio dei disobbedienti: Tute bianche e centri sociali".
Un capitolo è dedicato al terrorismo internazionale: "E' sempre presente la minaccia contro obiettivi Usa e dei Paesi Nato rappresentata dalle formazioni di Bin Laden. E' in corso un'intensa attività di finanziamento nei Paesi occidentali per la realizzazione di attentati. Croazia e Macedonia potrebbero essere i rifugi dei membri di Al Qaeda. Mentre in Bosnia c'è una concentrazione di attività ipotizzabili come minaccia islamica. Si registra poi un incremento delle attività di contrabbando in Bosnia e in Albania, dove è in corso una campagna di arruolamento degli integralisti islamici".

10 luglio 2002 - TERRORISMO; SLITTA SENTENZA RAPINA VIA PRATI DI PAPA
"La Gazzetta del Sud"
L'eccidio di via Prati di Papa
Slitta la sentenza
ROMA - Per un improvviso malore dell'avvocato Attilio Baccioli è slittata al 24 settembre prossimo la sentenza del processo a 11 ex br accusati dell'eccidio di via Prati di Papa e dell'omicidio del generale della Nato Leamon Ray Hunt, avvenuti a Roma rispettivamente il 14 febbraio '87 e il 15 febbraio '84. Prima dell'entrata in camera di consiglio dei giudici della seconda corte di assise era in programma proprio l'arringa dell'avvocato Baccioli, difensore degli imputati accusati dell'agguato al furgone postale di via Prati di Papa (due agenti di polizia morti) per i quali ieri il pm Franco Ionta ha chiesto otto ergastoli: si tratta di Fabio Ravalli, Maria Cappello, Stefano Minguzzi, Franco Grilli, Tiziana Cherubini, Flavio Lori, Vincenza Vaccaro e Michele Mazzei. Per un altro ex br accusato degli stessi fatti, Antonino Fosso, il pm aveva sollecitato il proscioglimento "ne bis in idem" perchè già giudicato e condannato all'ergastolo. Diversa la posizione dei due imputati accusati dell'omicidio Hunt, Barbara Balzerani e Paolo Cassetta, per i quali è stata sollecitata l'assoluzione.

10 luglio 2002 - TERRORISMO: RELAZIONE CESIS, DAI GIORNALI
"L' Arena"
LA MINACCIA TERRORISMO. Il rapporto dei servizi segreti: colpiranno bersagli facili per avere massimo risultato con minimo sforzo
"Altri uomini di governo nel mirino Br"
A rischio le figure dei consulenti e soprattutto alcuni esponenti della Lega
Roma. Preoccupazione negli ambienti governativi per l'allarme lanciato dal Cesis (il Comitato di coordinamento dei servizi segreti) nella sua relazione semestrale, inviata al Comitato parlamentare di controllo sui Servizi, circa la possibilità che il terrorismo possa uccidere di nuovo e quanto prima. Nel mirino, infatti, ancora una volta ci sarebbero i cosiddetti "consulenti", vale a dire le persone più esposte ed indifese. Secondo i Servizi, le Br cercheranno di colpire ottenendo "il massimo risultato con il minimo sforzo". Un motivo in più perchè, già da tempo, il servizio scorte della capitale nonchè di altre città a rischio come Milano, Torino, Bologna, Padova e Napoli abbia rafforzato la protezione sia di alcune personalità che svolgono incarichi di riguardo nell'ambito del governo, anche appartenenti alla Lega, sia di magistrati e di sindacalisti.
Ora proprio perchè - come risulta dalla relazione - l'assassinio di Marco Biagi sarebbe stata una continuità di quello di Massimo D'Antona, negli ambienti investigativi si vuole evitare di ripetere gli errori del passato.
Una delle novità che emerge dal rapporto è che tra gli obbiettivi delle Br ci sarebbero anche esponenti della Lega. Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord e vice presidente del Senato osserva: "Purtroppo nel nostro caso le minacce sono già passate dalle parole ai fatti, dalla bomba alla nostra sede di Padova ai diversi atti violenti contro sezioni e militanti, fino all'uccisione del professor Biagi, consulente del ministro leghista del Welfare Roberto Maroni. Che non si trattasse di episodi isolati, di atti compiuti da quattro matti fanatici, noi lo abbiamo sempre sostenuto. E adesso il Cesis conferma le nostre preoccupazioni".
Ieri l'Ulivo ha illustrato in una conferenza stampa il provvedimento di legge per l'istituzione di una commissione d'inchiesta bicamerale sul terrorismo a partire dal 1988 con obiettivo tra l'altro di capire per quale ragione ancora non sono stati individuati i killer di D'Antona e di Biagi. L'ex capo dello stato Francesco Cossiga ha presentato a palazzo Madama un ddl sulla costituzione di un Comitato parlamentare per i problemi e le attività riguardanti il terrorismo interno ed internazionale (Copat). E intanto i Servizi cercano di far luce sulla strategia delle brigate rosse e dei loro principali fiancheggiatori (Nipr e Nta).
Le "aree calde" vanno dal Triveneto alla Toscana, alla Lombardia. Zone da tempo considerate da sempre serbatoi del terrorismo, dove le cellule estremistiche contano più proseliti. La chiave è la stessa: le tensioni sociali. Ci si trova di fronte ad una nuova galassia, ancora non messa a fuoco, con la capacità di rimanere silente a lungo e probabilmente senza contatti con il mondo esterno.
Per esempio i Nuclei territoriali anti-imperialisti potrebbero compiere attentati contro esponenti della Lega per accreditarsi con le nuove Br. "A latere dei gruppi terroristici - si legge inoltre nelle 60 pagine del rapporto - va osservato che gli episodi di propaganda ed intimidazione verificatesi utilizzando l'omicidio Biagi, fanno ipotizzare l'esistenza di sacche di simpatia ideologica nei confronti del terrorismo. C'è il rischio che le Br facciano opera di proselitismo in alcuni di questi gruppi, quali Carc, Cpc e Linearossa".
Inoltre "le nuove Br hanno rapporti con gli irriducibili detenuti. In questo quadro va letta la rivendicazione dell'omicidio Biagi fatta il 28 marzo in un'aula da Maria Cappello e Fabio Ravalli".
In un panorama di questo genere, bisogna evitare le strumentalizzazioni o di "civettare" con il terrorismo come ha rimarcato l'ex presidente della Commissione Stragi, Giovanni Pellegrino.
Da segnalare, a proposito di un certo presunto "interdetto culturale" di cui sarebbe stato vittima Biagi (l'accostamento è di Pellegrino) che il Segretario generale della Cgil, Sergio Cofferati, presenterà un esposto-denuncia per sapere chi era la persona che andava a spaventare il professore riferendogli cose inesistenti.

"Il Messaggero"
La relazione degli 007 indica pericolo di attentati anche a esponenti della Lega. Per la tutela di Biagi accuse alla prefettura di Bologna
"Le br colpiranno obiettivi senza scorta"
I Servizi: cercheranno la massima visibilità con il minimo rischio
ROMA - L'ultima relazione del Cesis al Comitato di controllo sugli 007 lancia due allarmi sul terrorismo. "Il pericolo è che le nuove Br procedano sulla loro linea, che è quella di ottenere il massimo risultato con il minimo rischio, colpendo nuovamente consulenti tecnici del governo". Indifesi e senza scorta. Come D'Antona e Biagi. Inoltre gli Nta potrebbero compiere attentati contro la Lega, "per accreditarsi con le Br". Secondo gli 007 il nuovo terrorismo sta cercando di arruolare uomini pescando nelle organizzazioni di estrema sinistra. La relazione Sorge sulla mancata scorta a Biagi attribuisce le "colpe maggiori alla prefettura di Bologna".

Dopo la relazione del Cesis sui possibili bersagli delle Br, gli 007 segnalano nuovi timori anche per il recente cambio al Viminale
"Terrorismo, un'estate ad alto rischio"
I Servizi: la frattura sindacale esaspera le tensioni. Allarme a Genova per l'anniversario del G8
di MASSIMO MARTINELLI
ROMA - Potrebbe essere un'altra estate ad alta tensione, dopo quella dello scorso anno insanguinata dai fatti di Genova. Sembrava che il barometro dell'ordine pubblico segnasse un periodo di tranquillità, che anche il terrorismo fosse andato in vacanza; invece, immancabile, è arrivata nei giorni scorsi un'ennesima informativa riservata dei nostri apparati di intelligence a turbare il sonno dei responsabili della sicurezza in Italia.
Un'analisi secca ha ricordato a tutti che le Brigate Rosse colpiscono soprattutto nei momenti di forte conflitto sociale e quando le istituzioni sembrano indebolite. E in questi giorni, all'improvviso, si sono verificate entrambe le circostanze. I nostri 007 annotano che la frattura all'interno del sindacato, con la Cgil che si pone su un piano diverso, di maggior contestazione rispetto alle altre due sigle confederali, potrebbe convincere i nuovi terroristi a commettere adesso qualche azione eclatante nella speranza di raccogliere il consenso dei lavoratori più esasperati da queste tensioni sociali. Così, gli analisti dell'intelligence parlano esplicitamente di "rischi collegati alla frantumazione del sindacato" e questo allarme si aggiunge all'altro, dello stesso tenore, riferito ieri dal Messaggero e contenuto nella relazione trimestrale riservata che il Cesis ha inviato in Parlamento. In quel documento gli 007 spiegano che le prossime vittime della lotta armata saranno probabilmente consulenti del governo senza particolari tutele, come erano Marco Biagi e Massimo D'Antona. Le Brigate Rosse cercheranno di ottenere la massima visibilità con il minimo rischio perché non hanno più la potenza militare che consentì loro di affrontare una scorta armata come avvenne in via Fani, a Roma. Oppure nell'assalto alla Dc di piazza Nicosia; o ancora in via Prati dei Papa, sempre nella capitale, dove i br uccisero gli agenti che erano in una volante per rapinare un furgone blindato.
E ancora, questo inizio di estate è ritenuto un periodo ad alto rischio-terrorismo per altri due motivi. Il primo è collegato alla situazione attuale al Viminale: il ministro Scajola, che in un anno aveva ormai preso dimestichezza con le leve di comando e sapeva recepire tutti gli imput che arrivavano nel suo ufficio, ha passato la mano. E il nuovo ministro, Beppe Pisanu, avrà bisogno di un breve periodo di ambientamento prima di essere davvero padrone della complessa macchina che controlla l'ordine pubblico in Italia. Ma non solo: con la caduta di Scajola, dice l'analisi dei nostri 007, si è indebolito anche il Dipartimento di Pubblica Sicurezza retto da Gianni De Gennaro. E secondo molti osservatori la poltrona del capo della Polizia traballa come non mai. E questa sensazione, sensata o meno che sia, potrebbe trasmettere all'esterno un'immagine di instabilità e convincere i terroristi a farsi avanti. Il tutto è amplificato dalle voci che trapelano sui media di tensioni interne allo stesso Dipartimento, tra De Gennaro e alcuni dei suoi collaboratori più stretti.
Ma non è tutto. Accanto ai timori per un ritorno estivo della stella a cinque punte, i servizi di intelligence segnalano anche un certo fermento del mondo antagonista in vista dell'appuntamento del 20 luglio prossimo a Genova, quando la città sarà nuovamente invasa dai no-global per la commemorazione della morte di Carlo Giuliani, ucciso negli scontri di piazza durante il G8 dello scorso anno. Da settimane è partito su internet un tam-tam che chiama a raccolta il popolo no-global; e gli esperti dell'antiterrorismo avrebbero intercettato progetti e appuntamenti di gruppi greci, spagnoli e americani che verranno a Genova con l'intenzione di creare disordini. Nella loro informativa, i servizi segreti distinguono nettamente le frange violente dalla stragrande maggioranza pacifista del popolo no global. Tuttavia l'apparato di sicurezza che sarà schierato nel capoluogo ligure per tutta la prossima settimana si prevede imponente. Intanto, proprio ieri, i deputati dell'Ulivo hanno presentato una proposta di legge per istituire una commissione d'inchiesta bicamerale che indaghi sul fenomeno del terrorismo a partire dal 1988, da quando venne ucciso dalle Br il professor Roberto Ruffilli.

10 luglio 2002 - PRESENTATO LIBRO SU TERRORISMO IN CAMPANIA
"Il Mattino"
VENT'ANNI DOPO
Un libro denso e documentato di Francesco e Luigi Tuccillo, avvocati che hanno ripercorso la scia di violenza che investì la città fino al processo dell"86
Gigi Di Fiore
Vent'anni dopo, il terrorismo fornisce ancora materia ai giornali. Compaiono analisi sulle "nuove" Br, divampano le polemiche sulla scorta negata a Marco Biagi. Vent'anni dopo, quando gran parte dei neolaureandi poco o nulla conoscono della "campagna nel Sud", della colonna napoletana delle Br, delle dieci vittime del terrorismo all'ombra del Vesuvio. Chi era Giovanni Senzani? Come fu ucciso Pino Amato? Su quante persone contarono i brigatisti dalle nostre parti? Chissà quanti ventenni saprebbero rispondere.
È per questo che un libro come Sangue sulle città (Guida editore, pagg. 169, 12 euro), scritto da due giovani avvocati figli d'arte, come Francesco e Luigi Tuccillo, diventa, proprio ora, operazione di memoria assai utile. Un libro "fortunato", come lo ha definito il giudice Enzo Albano, nel presentarlo due sere fa all'"Arenile" di Bagnoli.
Il solco del testo è tracciato dal processo, che si concluse nell'86 a Napoli, su tutta la "campagna" di morte e violenza della colonna napoletana delle Br. In precedenza, dalle nostre parti c'erano stati i "Nap", "Prima linea", l'assurdo agguato mortale al professore Alfredo Paolella, da solo e indifeso sotto casa sua. Una delle tante vittime dimenticate del terrorismo. Tre anni dopo, sbarcarono le Br, con una rete di fiancheggiatori. E furono il sequestro Cirillo, gli omicidi degli assessori regionali Pino Amato e Raffaele Delcogliano, l'agguato mortale al vice questore Antonio Ammaturo, gli assalti alla caserma "Pica" di Santa Maria Capua Vetere e ad una colonna militare a Salerno. Una sequenza di lutti, agguati, terrore, che si lasciò dietro altre vittime:gli agenti Luigi Carbone, Aldo Iermano, Pasquale Paola, Antonio Bandiera, Mario De Marco; il militare di leva Antonio Palumbo; l'autista Mario Cancello.
Per gli avvocati fu un fenomeno che stravolse tutte le loro certezze professionali. Difesero chi rifiutava la difesa, chi contestava la "giustizia borghese". Nacque un'associazione di avvocati. "Soccorso rosso", per tutelare comunque i diritti di quegli imputati. Ma ci furono anche altri legali che prestarono la loro opera professionale individualmente. Come Enrico Tuccillo. Da quelle carte processuali, con asciuttezza, senza grosse sbavature, Francesco e Luigi Tuccillo hanno ricostruito la "campagna" delle Br a Napoli. Una lunga scia di sangue che partì nell'81 e finì un anno e mezzo dopo. Nessuno spazio per dietrologie, interpretazioni, approfondimenti dei percorsi umani e psicologici di terroristi e vittime. La parola ai fatti, quasi a voler prendere le distanze da tanto orrore. Hanno ricordato quegli anni, che sembravano chiusi, due politici come Giuseppe Gargani e Antonio Iodice, la giornalista Nora Puntillo, il giudice Enzo Albano.
E il libro resta un documento prezioso, che riunisce in maniera ordinata date, capi di imputazioni, nomi. Ricordare resta fondamentale, per capire ciò che oggi si sta ripetendo, sotto forme diverse ed in diversi contesti storico-sociali. Disse, nella sua arringa, Enrico Tuccillo:"Essi ubbidirono, sbagliando, a questo irrefrenabile desiderio di giustizia, di vendetta sotto l'impulso di una propaganda ideologica, fredda, spietata come la nemesi mitologica!". Chi sono gli assassini di Marco Biagi e Massimo D'Antona? Figli di quella cultura e di quegli uomini, o solo disperati epigoni, vittime dell'emarginazione?

12 luglio 2002 - QUESTORE TRENTO SU ORIGINI BRIGATE ROSSE
"Alto Adige"
"Trento fu la patria delle Brigate rosse"
Gaffe del questore De Luca. Il sindaco: "Mai avuto atti di terrorismo"
TRENTO. Potrebbero esserci le Brigate Rosse dietro l'attentato del 30 settembre 1967 alla stazione di Trento, in cui persero la vita due agenti della Polizia ferroviaria, Edoardo Martini e Filippo Forti, dilaniati da una bomba contenuta in una valigia trovata su un treno. Lo ha ipotizzato ieri all'Ansa il questore Antonio De Luca, che ha commemorato i due poliziotti deponendo una corona alla lapide posta nella stazione ferroviaria del capoluogo. "Nonostante non mi sia occupato direttamente della vicenda - ha aggiunto De Luca a margine della cerimonia svoltasi in questura - mi pare più che possibile che proprio a Trento, patria delle Br, sia stato studiato l' attentato". Di diverso parere il vice commissario del governo di Trento, Stelio Iuni, secondo il quale resta più credibile l' ipotesi di un attentato nato negli ambienti dell'irredentismo altoatesino. L'affermazione del questore ha suscitato stupore in città. Molti protagonisti di quella stagione - da Marco Boato allo storico Vincenzo Calì, dal sindaco Pacher al sociologo Paolo Sorbi - ricordano che le Br nacquero a Milano nel 1971. "Il terrorismo non ha mai attecchito in città".

15 luglio 2002 - CASTELLI SU 'FILO ROSSO' TERRORISMO BOLOGNA
"Il Resto del Carlino"
"Un filo rosso lega gli attentati" L'omicidio di Aldo Moro, la strage nella stazione di Bologna del 2 agosto 1980, l'omicidio di Marco Biagi. Secondo il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, l'epicentro di questi gravi attentati terroristici che hanno macchiato la recente storia del nostro Paese, si trova a Bologna, città nella quale sono passate le trame di fatti ancora in parte avvolti nel mistero. "Il mio è un semplice ragionamento storico-politico - spiega il Guardasigilli, in un intervista rilasciata a un quotidiano -, ma il filo rosso tra terrorismo e Bologna è evidente. Anche se non so dire il perché".
Un punto interrogativo, sull'intreccio fra atti di terrorismo di diverse matrici e la città delle Due Torri, che fa pensare a un nuovo tipo di eversione. "Siamo in una situazione paradossale. Negli anni Settanta - precisa infatti Castelli - il terrorismo rosso era 'rivoluzionario', mirava ad abbattere lo Stato. Si trattava di una lucida, anche se sanguinosa, follia. Oggi invece assistiamo ad un terrorismo ultraconservatore. Vuole che nulla si muova. Nel mirino del terrorismo ci sono le riforme".
E così, fra i tre casi indicati dal ministro della Giustizia, assume un rilievo particolare l'assassinio del professor Marco Biagi, l'uomo che da anni lavorava alle riforme sul mercato del lavoro, collaborando sia con governi di centrosinistra, sia con esponenti dell'attuale esecutivo. Colpito proprio in un momento in cui, sul tema dell'articolo 18, il clima era particolarmente acceso.
E ucciso sotto casa, in via Valdonica (nella foto), nel cuore della città, in una zona all'ora del delitto, verso le 8 di sera, fra l'altro particolarmente frequentata. Un luogo simbolo che i terroristi hanno 'preferito', scartando Modena, dove il professore andava per motivi di lavoro.
Enrico Di Nicola, procuratore capo della Repubblica, interviene sulla questione con alcune precisazioni: "Il senso delle affermazioni del ministro non è quello riportato - dice -, comunque mi riservo di affrontare l'argomento dopo un'attenta valutazione".
Durissimo il commento di Maurizio Cevenini, consigliere ds in Comune, alle affermazioni del ministro: "E' incredibile - sbotta -. Un rappresentante dello Stato non può parlare in questo modo, a vanvera. Offende la città. Bologna non è l'epicentro del terrorismo, è anzi vittima di questi criminali. I bolognesi sono stati vittime delle stragi".
Il ministro ha maturato la convinzione dell'esistenza di un legame fra trame terroristiche rimaste occulte e Bologna già alcuni anni fa. "Nella passata legislatura - spiega ancora Castelli - ero membro della commissione stragi e lavorandovi ho riscontrato una questione particolare, che mi ha fatto pensare. Come mai tanti misteri tragici d'Italia passano per Bologna? Un interrogativo al quale, ripeto, non so rispondere. Il mio è un semplice ragionamento, ma la domanda sorge spontanea. Il filo rosso tra terrorismo e Bologna è chiaro, esiste. E non mi vengano a dire i soliti di sinistra che il ministro Castelli straparla ed è un irresponsabile perché se sa qualcosa deve dirlo".
Mario Bovenzi

Ombre lunghe dal '77
Bologna come nodo del terrorismo italiano, come misterioso ombelico delle trame eversive che hanno insanguinato il Paese negli ultimi trent'anni.
L'intervista del ministro Castelli alla Padania ha l'effetto di un detonatore, riaccende sospetti e dibattiti, ci spinge indietro nel tempo a rivivere l'atroce film che passa dalla strage della stazione (1980) a quella del Natale '94 fino all'omicidio Biagi, ultimo anello della catena eversiva.
Nella lettura del ministro tutti questi eventi sono collegati da un comune filo rosso, che risale fino all'omicidio Moro del 1978. Castelli non offre spiegazioni nè risposte, si limita a un "semplice ragionamento" a voce alta.
Ma in questa luce Bologna diventa l'epicentro del terrore, il misterioso laboratorio della sinistra estrema, il nodo intorno al quale si avvinghiano i misteri irrisolti di questi anni.
Così la città che si sente martire del terrorismo, riapre la sua antica piaga. Scava nel passato per capire se c'è davvero una radice perversa nel cuore dell'Autonomia che guidò la rivolta studentesca del '77. Ripensa alla misteriosa seduta spiritica bolognese, che indicò il covo di via Gradoli, la prigione di Aldo Moro.
A quella singolare rivelazione pochi credettero anche allora. Si parlò di una soffiata dal mondo dell'Autonomia, di una verità uscita in modo meno colorito e romanzesco.
Adesso le parole di Castelli riaccendono il sospetto che quel laboratorio di idee e di fermenti abbia ospitato al suo interno il germe del terrorismo, abbia dato riparo e coperture ai gruppi eversivi dell'ultrasinistra fino a farsene complice. E proprio nel clima di guerriglia della Bologna del '77 maturerebbe il disegno distruttivo delle Br .
E se quel filo rosso arriva davvero fino ad oggi, l'omicidio Biagi all'ombra delle Due Torri assume l'inquietante valore di un simbolo.
g. t.

15 luglio 2002 - TERRORISMO: IN VOLANTINO BR ANCHE 'ALLEANZA' CON ISLAM
ANSA:
C'e' anche un riferimento all'Islam, una sorta di invito a costituire un'alleanza, nel volantino inviato questo pomeriggio alla Zanussi di Forli' e al Messaggero di Roma e siglato dalle Br. Secondo quanto si e' appreso, nel testo si fa infatti riferimento alla necessita' di "riorganizzare le cellule e fare gruppi di fuoco con gli islamici". Una sola paginetta, scritta al computer, che non convince pero' gli esperti dell'antiterrorismo, che lo stanno esaminando in queste ore, e si dicono perplessi sull'autenticita' del volantino. Per il linguaggio utilizzato, gli investigatori parlano infatti di un testo "non proveniente dall'organizzazione" anche se certamente, spiegano, e' stato redatto "da qualcuno che e' inserito nei contesti del mondo sindacale e del lavoro". Il volantino, secondo quanto si e' appreso, oltre al riferimento ai gruppi di fuoco con gli islamici, attacca i sindacati, il governo e la nuova legge sull' immigrazione.

15 luglio 2002 - RICORDATO AMMATURO A 20 ANNI DA OMICIDIO
ANSA:
Con una cerimonia semplice e commossa, e' stato ricordato oggi in piazza Nicola Amore il vice questore Antonio Ammaturo, ucciso 20 anni fa, il 15 luglio del 1982, da un commando delle Brigate Rosse, quando era capo della squadra mobile di Napoli. Sotto la targa che ricorda il sacrificio del funzionario e del suo autista, Pasquale Paola, anch' egli trucidato dai terroristi a colpi di mitraglietta e pistola, e' stata deposta una corona d' alloro del capo della Polizia. Alla cerimonia hanno assistito il prefetto di Napoli, Enrico Ferrigno, il sindaco della citta', Rosa Russo Iervolino, il presidente del consiglio comunale, Giovanni Squame. Erano presenti la vedova di Ammaturo, signora Ermelinda, e la piu' giovane delle tre figlie del funzionario ucciso dai terroristi, che, all' epoca dell' omicidio, aveva appena dieci anni. Il questore Malvano, che di Ammaturo era il vice e che gli subentro' al comando della squadra mobile napoletana dopo il delitto, ha ricordato commosso al figura del collega: "Un grande servitore dello Stato, un integerrimo ed abilissimo investigatore, ma sopratutto una persona perbene ed un amico di tutti", ha ricordato Malvano. A Vico Equense, paese di origine dell' agente Paola, si e' svolta una cerimonia funebre in ricordo del poliziotto ucciso.

16 luglio 2002 - VOLANTINO BR ALLA ZANUSSI DI FORLI'
"Il Messaggero veneto"
Volantino Br alla Zanussi di Forlì
Un messaggio con critiche dure al Patto per l'Italia firmato da Cisl e Uil
FORLÌ - Un comunicato con la firma delle Brigate Rosse è stato recapito per posta, nel pomeriggio di ieri, alla Rappresentanza sindacale unitaria dello stabilimento Zanussi di Forlì.
Il documento, un volantino di alcune decine di righe, contenuto in una busta che reca il timbro postale di Roma Fiumicino, a quanto si è appreso, conterrebbe dure critiche al recente accordo tra governo e Cisl e Uil, oltre che alla legge Bossi-Fini sull'immigrazione. Il testo, all'esame degli investigatori della Digos, porta la firma in calce "Brigate rosse - Partito comunista combattente".
"Cgil, Cisl e Uil, unitamente a Fim, Fiom e Uilm, e alle Rsu della Zanussi di Forlì - si legge in un comunicato immediatamente diffuso dai sindacati - condannano con fermezza questa nuova provocazione del terrorismo. In questa fase di reale difficoltà della relazione unitaria ancor più vile e intollerabile è la strumentalità di chi vuole trasferire sul piano della violenza il confronto, anche se aspro, ma sempre civile e rispettoso della democrazia e dei diritti dei cittadini. La logica del terrorismo è sempre la stessa, colpire e intimidire l'esercizio della democrazia ed è per questo che costituisce un nemico mortale per l'intero movimento dei lavoratori".
Non è la prima volta che i terroristi - o presunti tali - divulgano messaggi inviandoli agli stabilimenti della multinazionale del bianco, tra cui anche quello pordenonese di Porcia. Nel giugno del 2000, infatti, un volantino siglato con la stella a cinque punte fu recapitato all'impianto alle porte di Pordenone, così come a quello di Susegana, in provincia di Treviso. Tre fogli di carta bianca, siglati dal "Nucleo di iniziativa proletaria rivoluzionaria", che, nel mese di maggio dello stesso anno, aveva fatto esplodere una bottiglia riempita di liquido infiammabile nei pressi di un palazzo romano in cui hanno sede, tra gli altri, un ufficio staccato della presidenza del consiglio dei ministri e anche la Commissione generale per la riforma della legge sullo sciopero.
Un anno prima erano pervenuti, sempre agli stabilimenti Electrolux di Porcia e Susegana, alcuni volantini di rivendicazione dell'omicidio D'Antona. Documenti presi sotto esame da parte dei magistrati pordenonesi Purgato e Montrone, titolari dell'inchiesta sul terrorismo eversivo in regione.
La sigla dell'eversione più presente in Friuli-Venezia Giulia è stata, in ogni caso, quella degli Nta-Pcc, nuclei territoriali anti-imperialisti per la costruzione del partito comunista combattente, comparsi il 9 dicembre del '95 a Sacile con un volantino. A loro sarebbe ascrivibile l'incendio di un auto di un sergente americano in servizio alla base Usaf di Aviano, nel gennaio del '96, e altri analoghi episodi avvenuti anche a Udine e Trieste.
Solo nel '99, sono stati tre gli attentati contro auto di personale statunitense in servizio ad Aviano, mentre il 7 maggio dello stesso anno furono rinvenuti alla stazione di Pordenone ben 15 volantini a firma Nta-Pcc. Analoghi documenti furono fatti trovare, l'anno dopo, dalla stessa sigla dell'eversione, sempre nel capoluogo del Friuli occidentale, all'interno di un camioncino in piazza Municipio in occasione della manifestazione del primo Maggio. Altri documenti, lo stesso giorno, furono rinvenuti a Cervignano, Trieste, Padova e Mestre. Infine il 30 aprile dello scorso anno, da una cabina telefonica di Pordenone, gli Nta inviarono ad alcuni quotidiani un volantino di solidarietà ai Nipr, che avevano rivendicato gli attentati di Roma e Milano.

16 luglio 2002 - FRANCIA: SI' A ESTRADIZIONE EX TERRORISTA ITALIANO, MEDICO DELL'ABBE' PIERRE
ANSA:
La corte d'appello di Parigi ha oggi autorizzato il governo francese a estradare verso l'Italia Michele D'Auria, il medico personale dell'abbe' Pierre, l'anziano prelato noto come 'l'apostolo dei diseredati'. L'ultima parola ora spetta al primo ministro. D'Auria, 45 anni, e' in carcere in Francia dallo scorso 25 febbraio, quando venne arrestato da uomini della squadra mobile milanese 'in trasferta' a Parigi. Qui il medico ricercato viveva da dieci anni sotto il falso nome di Michele Canino, dedicandosi a opere umanitarie. La magistratura italiana lo accusa di aver partecipato a quattro rapine compiute nel 1990 a Milano e provincia, per finanziare l'organizzazione terroristica di estrema sinistra Prima Linea. In contumacia, D'Auria e' stato condannato a nove anni di carcere che, se estradato, dovra' ora scontare in Italia. Lo scorso 26 giugno, nel corso di un'udienza preliminare, D'Auria aveva negato di aver partecipato alle rapine affermando che all'epoca dei fatti si trovava in Sudafrica. I suoi avvocati avevano anche mostrato il passaporto con i visti, ma secondo le autorita' italiane il documento e' stato falsificato. Il suo arresto aveva lasciato esterrefatto l'abbe' Pierre e la sua comunita' Emmaus. Il religioso e' anche andato a trovare in carcere il suo medico ed in un comunicato ha ricordato "la sua amicizia e la sua stima per la persona incontrata frequentando il gruppo Emmaus, senza conoscere la sua vera identita' e il suo passato". La condanna pronunciata in Italia, e per la quale e' stata chiesta l'estradizione, riguarda tre rapine compiute con il fratello Lucio (morto in Spagna nel 1994 in un conflitto a fuoco con la polizia) e una con Francesco Gorla. Quest'ultimo il 14 maggio 1999 partecipo' all'assalto del furgone portavalori di via Imbonati a Milano. Ora l'ultima parola, in Francia, tocca al primo ministro, lasciato libero di decidere dal parere 'favorevole' espresso dalla corte d'appello.

17 luglio 2002 - VOLANTINO BR A ZANUSSI PORCIA
"Il Messaggero veneto"
Volantino Br anche alla Zanussi di Porcia
Il documento è stato recapitato ieri mattina per posta. Sarebbe identico a quello di Forlì
di MANUELA BOSCHIAN
PORDENONE - Un volantino con l'inconfondibile stella a cinque punte e la sigla Brigate rosse-Partito comunista combattente è stato recapitato, ieri mattina per posta, allo stabilimento Electrolux Zanussi di Porcia. Il documento, ora in mano alla Digos della Questura di Pordenone, sarebbe identico a quello trovato, nel pomeriggio di lunedì, tra la corrispondenza indirizzata alle Rappresentanze sindacali unitarie dello stabilimento Zanussi di Forlì. Non si esclude che analoghi volantini siano arrivati in queste ultime ore, o stiano per essere recapitati, anche ad altre grandi aziende del territorio nazionale. Gli inquirenti friulani stanno comunque ancora valutando l'attendibilità del documento, un unico foglio con un testo giudicato, se non altro di primo acchito, "estremamente scarno e scritto con un linguaggio che lo rende molto diverso dalle tipiche "risoluzioni strategiche" delle Br".
Spedito anch'esso da Roma come quello recapitato alla Zanussi romagnola, nel volantino le Br fanno chiari riferimenti agli omicidi D'Antona e Biagi, sottolineando che la loro capacità organizzativa sul territorio è tutt'altro che sopita. Nella seconda parte del testo, poche righe sull'attuale situazione politica nazionale. Nessun riferimento ad alcuno dei provvedimenti che ultimamente fanno più discutere, come l'accordo tra governo, Cisl e Uil o la nuova legge Bossi-Fini sull'immigrazione, ma scarne e generiche considerazioni sull'andamento politico del paese. Il testo si chiude con la frase "Onore a Carlo Giuliani", il giovane rimasto ucciso il luglio scorso durante il G8 a Genova. Un comunicato estremamente sintetico che, se autentico, si ritiene abbia, da una parte, l'obiettivo di mantenere sempre alta la strategia della tensione e, dall'altra, di rivendicare un preciso ruolo all'indomani delle polemiche suscitate dalla pubblicazione delle lettere di Marco Biagi.
La reazione dei sindacati, in una realtà non nuova alle provocazioni eversive, è stata univoca: "Riappaiono i volantini - hanno dichiarato Cgil, Cisl e Uil, unitamente a Fim, Fiom e Uilm del Pordenonese - nel tentativo di minare la normale dialettica sociale che vede, in questo momento, i sindacati impegnati a gestire una difficile fase di confronto con il governo su Dpf, inflazione, rinnovi contrattuali, sanità e previdenza. Non saranno queste intimidazioni a contrastare le nostre iniziative, né siamo e saremo mai disposti ad abbassare la guardia contro ogni forma di violenza e minaccia".

17 luglio 2002 - TONI NEGRI ALLA VERSILIANA
"Il Resto del Carlino"
Il ritorno del professor Toni Negri
avversario irriducibile dell'Impero .dall'inviato Lorenzo Bianchi
MARINA DI PIETRASANTA - Fa effetto vederlo sotto i pini della Versiliana, dopo tanti anni, i soliti occhi che ti trapassano, sandali ai piedi, mentre parla del suo nuovo libro, Impero, scritto con il suo traduttore americano Michael Hardt. Toni Negri (nella foto), professore universitario in pensione tuttora affidato ai servizi sociali, ha scritto un volume che furoreggia nei campus americani. In Italia ha venduto oltre cinquantamila copie. Ma non ditegli che è la Bibbia dei no global, perché lui vi correggerà subito: "No, new global". E vi spiazzerà osservando che il nuovo mondo è meglio del pianeta dominato dagli stati - nazione che "hanno mandato a morire la gente nelle trincee". Parla con dolorosa cognizione di causa il professore che ispirò l'autonomia operaia nel '77: "Fra la prima e la seconda guerra mondiale sei membri della mia famiglia hanno perso la vita". Il concetto di fondo del libro è ricavato dall'analisi che lo storico Polibio faceva dell'Impero romano. L'imperatore dei nostri giorni è una specie di mostro a più teste, il governo statunitense, il G 8, il Fondo monetario internazionale, il Wto, "le multinazionali che coprono tutto il mondo" sono l'aristocrazia, la democrazia "manca". O meglio se ne intravedono solo pezzi isolati, le Organizzazioni non governative, qualche stato che su materie circoscritte riesce "ad esprimersi ancora". Da questa griglia di interpretazione emerge una curiosa definizione di Osama Bin Laden: "Un condottiero di truppe mercenarie che si è sollevato contro l'imperatore".
Impero si chiude con una sorprendente chiamata alla palingenesi della rivoluzione. Gli autori citano San Francesco "un'antica leggenda che potrebbe illuminare la vita futura della militanza comunista", che "resiste ai contropoteri proiettandosi in un progetto di amore". Il professore chiarisce e insiste: "Amore cooperativo fra uomini per creare uguaglianza".
Le domande del conduttore degli "incontri in caffè" Romano Battaglia fanno riemergere il passato doloroso dell'ospite. Che pensa delle vecchie Br? "Io sono stato un loro avversario politico, ma erano gente onesta. Nessuno li pagava. Erano operai che si sono ribellati e ora scontano dignitosamente la loro pena. Dietro non c'era nulla. Hanno sbagliato a praticare il terrorismo e ad alzare il tiro. Dietro non c'era nessun grande vecchio". Le nuove, le Br Pcc che hanno ammazzato D'Antona e Marco Biagi "sono fuori dalla storia, possono essere matti o provocatori". E Toni Negri, chi è Toni Negri? "Non state a fissare il mostro che è tornato libero. Per manifestazioni dure e picchetti forti, insomma quello che un sindacalista fa per tutta la vita, ho scontato sette anni di carcere chiuso e tre anni e sei mesi di semilibertà".

17 luglio 2002 - UCCISIONE BIAGI: NOMI ESPONENTI CARC NELL' INCHIESTA
"Il Nuovo"
Biagi, esponenti dei Carc nell'inchiesta
I nomi di alcuni esponenti del gruppo di estrema sinistra, già indagati e scagionati per il delitto D'Antona, compaiono in un'informativa al vaglio della procura di Bologna.
MILANO - Ci sarebbe un punto di incontro tra l'indagine della procura di Bologna sull'omicidio di Marco Biagi e quelle svolte dalla procura di Roma, all'indomani del delitto di Massimo D'Antona, su un gruppo di presunti fiancheggiatori. Sarebbero i nomi di alcuni esponenti dei Carc (Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo) finiti sotto inchiesta del "pool" antiterrorismo della capitale per associazione sovversiva ed eversiva, ma poi scagionati.
Alcuni di quei nomi comparirebbero adesso in una delle tante informative, consegnate dagli investigatori ai magistrati bolognesi, come persone sospettate di aver rappresentato il gruppo di supporto a quello operativo che ha agito in via Valdonica il 19 marzo. Della possibilità di una corrispondenza di nominativi si era parlato qualche giorno fa durante un vertice nell'ufficio del procuratore capo di Roma, Salvatore Vecchione, tra l'aggiunto Italo Ormanni, i pm Pietro Saviotti e Franco Ionta, e i colleghi di Bologna, Enrico Di Nicola, Luigi Persico e Paolo Giovagnoli. Un incontro che si è ripetuto oggi con la trasferta del solo Giovagnoli a Roma.
L'attenzione del pool antiterrorismo della capitale si era concentrata sui militanti di estrema sinistra perché sospettati di essere in contatto con le nuove Br-Pcc che avevano firmato l'omicidio di Massimo D'Antona. In particolare, durante alcune perquisizioni in due abitazioni (una in Lombardia e l'altra in Campania) abitualmente frequentate dal fondatore dei Comitati, Giuseppe Maj, gli investigatori avevano trovato un documento nel quale si analizzava la rivendicazione dell'assassinio del giurista. Anche Maj, editore e ideologo del gruppo, era finito sul registro degli indagati e non era passato inosservato agli inquirenti il fatto che avesse fatto perdere le sue tracce in un periodo vicino a quello del delitto compiuto dalle Br il 20 maggio del '99.
Per i militanti dei Carc, alcuni dei quali individuati ora da chi indaga sul delitto Biagi e che graviterebbero anche nel capoluogo emiliano, la procura di Roma aveva poi chiesto l'archiviazione, accolta dal gip, dell'inchiesta aperta con l'accusa di aver organizzato dalla fine del '98 un'associazione denominata "(Nuovo) partito comunista", in forma clandestina, con il proposito di compiere atti di violenza ai fini di eversione dell'ordine democratico. Per i magistrati, infatti, non si era potuto dimostrare che il gruppo fosse passato da una fase di discussione a una operativa e cioè non era stato realizzato alcun progetto annunciato in varie loro pubblicazioni.
Tuttavia, anche dopo l'archiviazione per una novantina di indagati, sui Carc non era calata l'attenzione del "pool" che aveva riaperto un fascicolo sull'attività dei Comitati alla luce di alcuni opuscoli e documenti provenienti da Napoli.

18 luglio 2002 - CHIESTO RINVIO A GIUDIZIO PER OTTO MILITANTI "INIZIATIVA COMUNISTA"
"La Gazzetta del sud"
Iniziativa Comunista, chiesto il giudizio per otto presunti fiancheggiatori delle Br
ROMA - Gli otto militanti di Iniziativa Comunista arrestati il 3 maggio dello scorso anno con l'accusa di essere fiancheggiatori della Brigate Rosse avrebbero costituito, organizzato e diretto un'associazione tendente alla lotta armata per sovvertire violentemente gli ordinamenti economici e sociali dello stato. Questa, in sintesi, la motivazione con la quale la Procura di Roma ha chiesto al gip il rinvio a giudizio degli otto militanti perchè rispondano di associazione sovversiva. La richiesta, firmata dai pm Italo Ormanni, Franco Ionta e Pietro Saviotti, riguarda Norberto Natali, il leader dell'organizzazione (si candidò anche per le elezioni amministrative dello scorso anno a Crotone, ma poi rinunciò), la sorella Sabrina, Barbara Battista, Rita Casillo, Stefano De Francesco, Raffaele Palermo, Franco Gennaro e Luca Ricaldone. Associazione sovversiva il reato contestato agli indagati che hanno sempre respinto ogni addebito, in particolare di essere stati in interlocuzione politica con le Br. Nel proclamare l'estraneità del loro movimento a qualsiasi fatto sovversivo e nel denunciare l'intento "persecutorio" della magistratura, gli indagati hanno sempre sostenuto che non c'è alcun legame tra la loro strenua difesa del marxismo-leninismo e l'ideologia che ispira le Brigate Rosse. Natali, la sorella Sabrina e Rita Casillo, sono tuttavia indagati anche per l'omicidio di Massimo D'Antona. "Questa richiesta della Procura - ha commentato Natali - dimostra che chi ci ha condotto in carcere ha gettato la maschera e chiede il nostro rinvio a giudizio solo perché comunisti. Veniamo messi sotto processo esattamente per come avveniva per gli antifascisti durante il ventennio".

20 luglio 2002 - VOLANTINI PSEUDO BR MINACCIANO ALEMANNO E SINDACALISTI CISL E UIL
"Il Corriere della sera" online
Volantini trovati a Termoli e Verona. Dubbi su autenticità
Br: minacce al ministro Alemanno
Minacciati anche Trerè della Cisl e Musi della Uil. Al "Mattino" di Padova documento Nta su delitti Biagi e D'Antona
ROMA - Volantini delle Brigate rosse contenenti minacce contro il ministro delle Politiche agricole, Giovanni Alemanno, sono stati trovati nei giorni scorsi alla Fiat di Termoli e alla Zanussi di Verona. Lo si apprende da fonti del ministero. Alla redazione del "Mattino" di Padova sabato è giunto via posta un documento del grupp Nta (Nuclei territoriali antimperialisti) con riferimenti agli omicidi Biagi e D'Antona.
DUBBI SU AUTENTICITÀ - Il volantino, firmato con la sigla "Brigate rosse per la costruzione del Partito comunista combattente", contiene anche minacce contro i sindacalisti Graziano Trerè (segretario confederale alle politiche di cittadinanza e promozione del sociale della Cisl) e al segretario generale aggiunto della Uil Adriano Musi. Il primo è stato trovato sabato scorso alla Fiat di Termoli. Al ministero dell'Agricoltura si fa sapere solo che, dopo il ritrovamento dei volantini, sono state potenziate le misure di sicurezza per Alemanno, con un rafforzamento della scorta. Il ministro, invece, non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione. ll volantino di Termoli sarebbe lo stesso inviato nei giorni scorsi al "Messaggero" e alla Zanussi di Forlì, nel quale, tra l'altro si faceva riferimento alla necessità di "riorganizzare le cellule e fare gruppi di fuoco con gli islamici". Oltre agli attacchi a Trerè e Musi, nel volantino si parla poi di sostegno al segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, e a quello della Uil, Sergio Angeletti. Un testo "contraddittorio", secondo gli esperti dell'antiterrorismo, che già nei giorni scorsi si dissero perplessi sull'autenticità del volantino. Per il linguaggio utilizzato e gli argomenti trattati, gli investigatori parlano infatti di un testo "non proveniente dall'organizzazione" anche se certamente, spiegano, è stato redatto "da qualcuno che è inserito nei contesti del mondo sindacale e del lavoro".
PEZZOTTA (CISL): "SONO PREOCCUPATO" - "Sono molto preoccupato per il ritrovamento dei volantini e per il loro continuo apparire", ha commentato il segretario della Cisl, Savino Pezzotta. "La Cisl non è in grado di assicurarne l'autenticità. Tocca agli inquirenti fare questo. Chiediamo che ci sia da parte delle forze dell'ordine una forte vigilanza e concretezza nelle indagini per arrestare i criminali che hanno sparato a D'Antona e Biagi. Fino a quando non verranno consegnati alla giustizia rimarremo preoccupati e vigili. Credo che su questo debba esserci l'unità di tutto il sindacato".
"Non ne sapevo nulla", ha detto Adriano Musi, uno dei destinatari delle minacce. "Nessun commento: ora è necessario capire, prima di rilasciare dichiarazioni".
Graziano Trerè, il secondo sindacalista minacciato: "Questi sono assassini e non sono degni nemmeno di un rapporto politico. Il terreno della violenza ha sempre unito tutto il sindacato a prescindere dalle dialettiche più o meno forti sulle problematiche politiche. Ci siamo sempre battuti uniti per combattere il terrorismo".
DOCUMENTO NTA - Il documento dei Nta - cellula Stefano Ferrari "Rico" - è stato recapitato sabato mattina via posta al quotidiano padovano. Consiste di tre pagine dattiloscritte e contiene riferimenti agli omicidi D'Antona e Biagi, critiche alla politica del governo Berlusconi, e l'indicazione di sei obiettivi politico-ideologici. Riferimenti, secondo quanto si è appreso, anche al recente patto per il lavoro e al libro bianco. Il documento è ora all'esame degli esperti dell'antiterrorismo. A una prima valutazione gli investigatori parlano di un linguaggio "che sembra rispettare quello tipico dei precedenti volantini degli Nta".

"Il Nuovo"
Terrorismo, falso volantino Br ad Alemanno
Fioriscono falsi volantini delle Br, spesso realizzati con estrema perizia e, quindi, sicuramente opera non di mitomani, ma di professionisti del depistaggio. Come quello al ministro Alemanno.
di Gianni Cipriani
DOCUMENTO NTA AL "MATTINO"
ROMA - Anche questa volta, drammaticamente, la storia sembra ripetersi: tra terrorismo (vero) e provocazioni il confine è assai incerto. Perché storicamente - e forse anche in questo momento della "calda" stagione politica italiana - gli interessi di chi vuole "colpire il cuore dello Stato" sono spesso coincidenti con i disegni di coloro i quali, proprio attraverso la destabilizzazione e la conseguente paura diffusa, mirano alla "conservazione". Così, dopo il ritorno delle Brigate Rosse - Partito Comunista Combattente, accanto ai documenti dei brigatisti c'è stato un fiorire di documenti falsi, spesso realizzati con estrema perizia e, quindi, sicuramente opera non di mitomani, ma di professionisti del depistaggio. Nel filone, è stato adesso stabilito, si inserisce il volantino a firma Br-Pcc con minacce al ministro Alemanno inviato da Roma nei giorni scorsi per posta prioritaria proprio in alcune fabbriche - tra cui la Zanussi di Forlì, la Fiat di Termoli e altri - dove le Brigate Rosse (quelle vere) avevano spedito le proprie risoluzioni: quel documento è un falso. Un falso assai ben confezionato, fatto da persone che conoscono sia il linguaggio dei brigatisti, sia le logiche che potrebbero stare dietro i disegni del "partito armato". Roba da specialisti; da menti raffinate che si destreggiano con i metodi per depistare ed alimentare il clima di tensione. Ed infatti, nel dubbio, le autorità hanno deciso di rafforzare la scorta al ministro Alemanno, che è uno dei destinatari delle minacce.
Tra gli esperti dell'antiterrorismo c'è sconcerto. Perché il falso documento è solo l'ultimo di una lunga serie e anche in questi ultimi giorni, a quanto pare, ne sarebbero arrivati altri, tutti fatti ad arte. Dei falsi assai verosimili, che hanno dovuto essere esaminati attentamente prima che si giungesse a stabilire che non si trattava di uno scritto dei veri brigatisti. Naturalmente, in questo computo non si tiene conto dei tanti mitomani, la cui presenza ha più origini di natura psico-sociologica che politica. Ma è evidente, a questo punto, che oltre ai brigatisti, c'è chi ha interesse ad alimentare un clima di tensione e a fomentare scontri, alimentare sospetti e divisioni. Tanto più che, dopo l'omicidio di Marco Biagi, le forze politiche e sindacali hanno dato l'impressione di non reagire compatte di fronte all'eversione, ma di dividersi in maniera, talvolta, fin troppo strumentale: un boccone ghiotto per chi persegue obiettivi destabilizzanti.
Ma cosa era scritto di così despistante e pericoloso nell'ultimo falso volantino inviato alla fabbriche? Intanto c'erano una serie di minacce di morte; poi l'indicazione di alcuni percorsi eversivi verosimili ed, in alcuni casi, la "esplicitazione" di ipotesi investigative tutt'altro che certe (la possibile alleanza brigatisti-islamici in una logica antimperialista) come se i "falsari" volessero convincere l'opinione pubblica e gli esperti della bontà della pista. O come se volessero alimentare una delle paure più diffuse dopo l'11 settembre.
Il ragionamento dei falsi brigatisti è particolarmente "velenoso", perché (in parte) coincide con le analisi di alcuni esperti sul fatto che nel mirino dei brigatisti (veri) ci siano non tanto quei personaggi in grado di alimentare il conflitto sociale, quanto piuttosto quelle figure di "mediazione" e di "dialogo", che con la loro opera possono neutralizzare alla radice lo scontro di classe e, quindi, depotenziare le "ragioni" del partito armato. Ed infatti i falsi brigatisti e specialisti della provocazione hanno scritto: "Gli interessi della destra e del capitale favoriscono la lotta di classe: se a loro interessa disarticolare l'iniziativa neocorporativa che ha contraddistinto l'opzione unitaria del sindacato o di chi, già da tempo individuati e facilmente eliminabili, si è adoperato per attenuare lo scontro sociale, alle Brigate Rosse per la costruzione del partito comunsta combattente si impone una strategia altrettanto sofisticata di sostegno strategico alla destra, favorendo chi in Cisl e Uil opera in collateralità al Governo". Si tratta di una minaccia? Di un suggerimento? Di un tentativo per creare, ad arte, paure e sospetti? Gli esperti non escludono nessuna delle tre ipotesi, racchiusa in una sola certezza: si vuole alimentare artificialmente la tensione.
Nella stessa direzione vanno letti i passaggi in cui è scritto con cinismo: "Sostenere Pezzotta-Angeletti, colpire Trere (il dirigente Cisl da tempo minacciato dai terroristi) e Musi (il numero due della Uil, condiderato uomo del dialogo) sostenere Bonanni, Sacconi, Parisi, colpire Alemanno (il ministro dell'Agricoltura)".
E sempre la volontà di depistare e creare allarme è alla base della indicazione degli altri obiettivi che, secondo i falsi brigatisti, dovrebbero essere colpiti: "privatizzazioni della scuola, della sanità, dei diritti di rappresentanza negati". Ed infine: "Consolidare i rapporti organizzativi con gruppi di fuoco islamici in Lombardia e Emilia e del Friuli, avvicinare aree immigrati nel Veneto e Bologna". Il tutto con slogan finale in "onore" di Carlo Giuliani e dei compagni combattenti caduti.
Un falso, senza alcun dubbio, secondo gli esperti. Ma chi lo ha realizzato aveva scopi ben precisi: si tratta di persone interne ad un dibattito tra esperti, con padronanza del linguaggio brigatista. Insomma, oltre all'emergenza Br-Pcc, c'è l'emergenza-provocatori; l'emergenza-depistatori. In ogni caso, fenomeni assai pericolosi.

21 luglio 2002 - TERRORISMO: CACCIARI, UNO STILLICIDIO CHE DURA DA 20 ANNI
ANSA:
"Da quando le Br e gli altri gruppi terroristici sono stati sconfitti nella loro versione politica, cioe' da vent'anni, continua questo stillicidio che ricompare sempre nei momenti in cui la dialettica democratica si fa particolarmente acuta". Lo ha rilevato il filosofo ed esponente della Margherita Massimo Cacciari, in merito agli ultimi volantini firmati Br e Nta. "Ma queste nuove sigle - ha aggiunto - sono solo bande criminali, non hanno alcun radicamento ne' capacita' di incidere nel sociale. Ed e' inaudito che non siano stati ancora debellati. Fosse per me licenzierei tutta l'intelligence e i servizi segreti italiani".

21 luglio 2002 - MINACCE PSEUDO BR: DAI GIORNALI
"La Stampa"
NEL MIRINO IL PATTO PER L´ITALIA: INDIVIDUATI SEI OBIETTIVI POLITICO-IDEOLOGICI Le Br minacciano Alemanno e due sindacalisti Rinforzate le scorte. A Padova e Bari un documento anti-governo dei Nta
C´è un tempo per tutte le cose e questo è il tempo delle minacce. Diffuse a pioggia, con la certezza che faranno effetto, dopo che quelle a Marco Biagi vennero colpevolmente trascurate. Così, ora la cosa è affrontata con la massima attenzione non soltanto perché l´obiettivo più vistoso è un ministro, Giovanni Alemanno, agricoltura. E l´ex gip romano Otello Lupacchini, oggi all'Ispettorato del ministero della Giustizia, osserva che "il livello di allarme terrorismo si innalza. Spero che gli inquirenti valutino con attenzione: i terroristi non vanno liquidati frettolosamente né bisogna continuare a chiedersi se siano autentici o meno. Ciò farebbe perdere tempo rispetto a un gap di 15 anni di mancate conoscenze". Qualcuno sabato della scorsa settimana ha fatto trovare all´interno degli stabilimenti Zanussi di Forlì e Fiat di Termoli un volantino firmato Brigate rosse nel quale si lanciano indicazioni che coinvolgono pure esponenti sindacali. E un´eco, quasi una lunga chiosa allo scritto delle "bierre edizione Duemila" è rimbalzata ieri al Mattino di Padova e alla Gazzetta del Mezzogiorno: dei Nuclei Anti-imperialisti Territoriali la firma.
Sul loro documento i brigatisti hanno srotolato una catena di parole d´ordine. Perplessi gli analisti della controguerriglia che lo hanno esaminato e definito "contraddittorio". Per esempio, per quelle parole d´ordine: "Sostenere Pezzotta, Angeletti, colpire Trerè e Musi (segretario confederale Cisl e segretario aggiunto Uil ndr). Sostenere Bonanni, Sacconi, Parisi colpire Alemanno". Nessuno intimidisce nessuno, sembra la risposta del ministro e Cristiano Carocci, suo portavoce, sottolinea come "tacere è la più fragorosa delle risposte. In ogni modo abbiamo rafforzato le misure di sicurezza all´interno e all´esterno del ministero, la scorta è stata raddoppiata". Perché il ministro e perché gli altri? Forse, si fa sapere, la crescita politica di Alemanno, leader della così detta corrente sociale di An, ha finito per stuzzicare l´attenzione dei terroristi. In altre parole, lui è uno a cui non piace il muso contro muso, ma con quell´ostinazione tipica di chi scala le montagne, cerca il dialogo. E ciò rischia di far funzionare un sistema che, come proclamava una parola d´ordine di tempi che si credevano passati, "si abbatte, non si cambia". Con velenosa astuzia, i terroristi, nel documento oppongono nomi ad altri, sicuri di cavalcare quel venticello chiamato calunnia capace, se non imbrigliato subito, di provocar danni irreparabili. Non è un caso che gli assassinii di D´Antona e Biagi siano indicati come momenti di assoluta importanza: e finché i loro autori non verranno smascherati e presi, c´è il rischio che rappresentino una calamita per chi vede il futuro spazzato dal vento della follia del terrorismo. Gli autori ne sono consapevoli e così sottolineano "la capacità organizzativa delle Br Pcc nel territorio"; e truci assicurano che "strutture burocratiche e simboliche sono state colpite e altre lo saranno". Dunque, un disegno a lungo termine che vorrebbe toccare "nuovi obiettivi delle privatizzazioni della scuola, della sanità, dei diritti di rappresentanza negati" e parla di "azione strategica contro chi deve temere ma ancora non essere eliminato". Col loro linguaggio, vorrebbero indicare come logica e accettabile "la strategia politica proletaria rivoluzionaria adeguata ad attaccare lo Stato, gli uomini che nel sindacato e nello stato sostengono il progetto neocorporativo contro i lavoratori e il proletariato". L´analisi va avanti complicata: "paradossalmente gli interessi della destra e del capitale favoriscono la lotta di classe" perché "a loro interessa disarticolare l´iniziativa neocorporativa che ha contraddistinto l´opzione unitaria del sindacato o di chi, già da tempo individuati e facilmente eliminabili, si è adoperato per attenuare lo scontro sociale, alle brigate rosse per il partito comunista combattente si impone una strategia altrettanto sofisticata di sostegno strategico alla destra, favorendo chi in Cisl e Uil opera in collateralità al Governo".
E dopo le intimidazioni, il "programma di lavoro", di certo sarà materia di studio, per non dire un rompicapo, per gli uomini dell´antiterrorismo, alla ricerca di un successo concreto da molto prima dell´assassinio di Massimo D´Antona, avvenuto a Roma il 20 maggio `99: cioè quasi in un´altra èra geopolitica. E questo chiamiamolo progetto, sottolinea la necessità di organizzare "aree di immigrati nel veneto e Bologna" e "consolidare i rapporti organizzativi con gruppi di fuoco islamici in Lombardia ed Emilia Romagna". Mica tutto: "Consolidare l´internazionalizzazione del progetto rivoluzionario dei movimenti, compagni no global e compagni comunisti dovranno ritrovarsi in una sola strategia di lotta e di organizzazione". La prosa dell´altra missiva, non appare poi così diverso. Ancora i delitti D´Antona e Biagi sono punti centrali dello "scontro in atto nel nostro Paese". Ancora: "La borghesia imperialista ha compiutamente prodotto il suo massimo sforzo nell´intervento di riforma del sistema lavoro nello spostamento della negoziazione neocorporativista alla forzosa modifica costituzionale con cui Articolo 18 Libro Bianco Statuto dei lavori e ora Patto per l´Italia si qualificano quale espressione complessiva della progettualità dominante in antagonismo a quella della classe". Ambiziosi i sei obiettivi che toccano pure il capitolo tanto caro ai rivoluzionari del tempo che fu: la guerra di classe di lunga durata. Sì, c´è un tempo per tutte le cose e questo è il tempo delle minacce. Vincenzo Tessandori

"La Stampa"
PARLA IL SEGRETARIO CONFEDERALE DELLA CISL NEL MIRINO Trerè: ora si capirà la paura di Biagi
Trerè è segretario confederale della Cisl dal `94, è stato responsabile organizzativo del sindacato di Via Po, e purtroppo non è nuovo a minacce e intimidazioni. "Beh, ecco altri volantini - racconta il sindacalista - è dal settembre del 1999, dopo l´assassinio di Massimo D´Antona che va avanti questa storia, che com´è nel mio carattere ho sempre affrontato evitando ogni enfasi... ma che non è certo piacevole. Tra l´altro, non è un caso che le persone che vengono chiamate in causa in questi documenti, come me e i miei colleghi di Cgil e Uil, siano quelle che lavorano per costruire".
Lei vive da anni sotto scorta. Le è stata rafforzata, dopo queste ultime vicende?
"La scorta ce l´ho dal `99, dopo le minacce che giunsero a seguito dell´omicidio D´Antona. Poi c´è stato un periodo in cui era stata ridotta, e a un certo punto addirittura annullata. Come il povero Marco Biagi, non ho potuto fare a meno di domandarmi che cosa stesse succedendo. Non erano servite a nulla nemmeno le richieste ufficialmente formulate dal ministro dell´interno Scajola dal segretario generale della Cisl Pezzotta. Poi, il 25 gennaio 2002 è arrivato un altro volantino con minacce in Cisl, e la tutela è stata ripristinata".
Ha visto i documenti a firma terroristica di cui si parla?
"Uno, quello arrivato a Termoli, a Pordenone e alla Zanussi, parla anche di me. L´ho saputo, ero in giro, ma sono stato avvertito di questo volantino firmato Br, che poi ho visto. C´è l´altro, arrivato a Padova e firmato NTA, un testo più generale, politico, ideologico, che si attribuisce la paternità dei delitti D´Antona e Biagi, e che non fa nomi di persone né di organizzazioni sindacali. Non c´è la parola "sindacato"".
Che ne pensa dell´azione delle forze dell´ordine e dei magistrati contro i terroristi?
"C´è poco da dire. Come tutti, ho letto sui giornali le indicazioni del Comitato parlamentare sulle scorte, dopo di che sabato sono arrivati i volantini. Che per alcuni sono poco attendibili, però arrivano nelle aziende dove una volta c´erano le vecchie Br. È chiaro che c´è un clima poco bello".
Ha letto il resoconto del confronto tra Marco Biagi e la Pastorale sul Lavoro della Cei?
"È dentro un dibattito che attraversò anche la Cisl. Sulla vicenda Biagi, mi pare che il professore sia diventato per un´area politica un punto di riferimento univoco, per altri è quasi demonizzato. Ma Biagi era un intellettuale che aveva delle opinioni, e il Libro Bianco aveva spunti interessanti e cose non condivisibili".
Conosceva Biagi?
"Sì. Collaborava come altri studiosi a un istituto di ricerca della Cisl dell´Emilia Romagna. L´ho conosciuto come una persona tranquilla: per questo rimango perplesso quando se ne enfatizza esageratamente la figura, o lo si accusa di ogni iniquità. Negli ultimi mesi, quando l´ho incontrato, l´ho trovato molto innervosito, segnato dalla tensione, terrorizzato. Per questo sarebbe bene cercare di capire cosa determinava questo terrore".
Secondo lei questi messaggi dei terroristi come devono essere interpretati?
"C´è solo da tenere alta la guardia, ed evitare di determinare con parole o segnali sbagliati la crescita di un humus su cui possono prosperare semplici mitomani come coloro che invece veramente agiscono su un terreno eversivo".
Colpisce, come nei documenti dei terroristi, vi siano riflessioni, informazioni e conoscenze approfondite...
"Dalla lettura di questi documenti io traggo l´impressione - come già avvenne dopo gli omicidi di D´Antona e Biagi - che gli autori siano persone molto informate. Forse, molto vicine agli ambienti sociali, del ministero del Lavoro o del sindacato. L´abbiamo detto tante volte: c´è un livello di conoscenza che va al di là delle notizie che si possono leggere sui giornali".
Come contrastare questi personaggi?
"Evitando la superficialità, comprendendo che se si abbassa la guardia - rispetto al fenomeno terroristico o rispetto ai potenziali obiettivi - la situazione può diventare pericolosa. Anche il mondo dell´informazione deve trattare questi temi con equilibrio e serietà, evitando di diventare un megafono per costoro. C´è una sottovalutazione del fenomeno terroristico, che viene affrontato in modo routinario, o considerato un problema di ordine pubblico. Ma proprio in momenti così complicati della vita del paese si deve stare molto attenti".

"Il Messaggero veneto"
Obbiettivo dell'eversione è contrastare il modello partecipativo fra il gruppo di Stoccolma e i sindacati
La Zanussi è nel mirino delle Br
Digos e carabinieri rafforzano la sorveglianza a Porcia
L'Electrolux Zanussi torna in prima fila, tra gli obiettivi sensibili a rischio terrorismo. Le minacce contenute nel volantino Br fatto recapitare in settimana negli stabilimenti del gruppo a Porcia e Forlì sono state avvalorate dalla relazione del documento del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti (Copaco), che nel riepilogare le vicende che hanno portato alla soppressione della scorta al professor Biagi, ha gettato un velo sinistro sui possibili rischi di attentato ai danni della stessa Electrolux Zanussi. Lo stesso Biagi scrisse di suo pugno di sentirsi in pericolo perchè impegnato in un'attività di collaborazione con il gruppo di Stoccolma.
Non va dimenticato che proprio la Zanussi rappresenta per i brigatisti una sorta di nemico-simbolo perché proprio qui, anche con la collaborazione dello stesso Biagi, era stato firmato un accordo integrativo del tutto innovativo in materia di flessibilità. Secondo i documenti delle sigle eversive la fabbrica era ed è tuttora ritenuta capofila nell'applicazione del nuovo modello lavorativo neocorporativo ed è citata fin dal luglio 2000 nelle rivendicazioni poiché teatro di "vergognose vertenze". Maurizio Castro, il dirigente responsabile delle risorse umane del gruppo Electrolux Zanussi, che a lungo ha collaborato con il professor Biagi, è sotto protezione dal 1999, subito dopo l'omicidio D'Antona.
Mentre la digos e i carabinieri hanno intensificato la vigilanza sugli stabilimenti dell'azienda nel Pordenonese, il Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti ha chiesto che per il futuro sia reso efficace un raccordo costante tra intelligence, polizia di prevenzione e attività operative. Lo stesso Copaco ha scritto in un proprio documento: "E' possibile che nei prossimi mesi si verifichino nuove azioni da parte dei gruppi eversivi e del terrorismo rosso, che dal 1999 a oggi non è stato ancora adeguatamente colpito".
Proprio il testo integrale del "Documento di considerazioni sulla relazione conclusiva dell'inchiesta amministrativa condotta dal prefetto Roberto Sorge in merito alle misure di protezione per il professor Marco Biagi", approvato venerdì scorso dal Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato, fa capire quanto attuale sia il rischio terrorismo per l'Electrolux Zanussi: "Occorre ricordare - recita il documento - che il professor Biagi aveva inviato al questore di Bologna una lettera in data 4 ottobre 2000 nella quale segnalava la sua collaborazione, in qualità di esperto di problemi del lavoro, con la società Zanussi e in particolare con il direttore del personale Maurizio Castro. Biagi richiamava l'attenzione su un documento proveniente da gruppi terroristici nel quale, scriveva, "questa azienda ed il dottor Castro sono richiamati a simbolo di quanto tali signori vorrebbero distruggere". La lettera presuppone una corretta informazione - prosegue la relazione del Copaco -: infatti il 2 settembre 2000, dopo un attentato alla sede Ice di Trieste, era stata rinvenuta una "risoluzione strategica" dei Nuclei Territoriali Antimperialisti, nella quale si menzionava con giudizi violentemente negativi proprio il modello Zanussi (al quale Biagi prestava collaborazione), con riferimenti minatori al dirigente Castro. Il 18 settembre su questo documento era stato inviato un telegramma della Direzione centrale di polizia di prevenzione ai questori ed ai prefetti. Il documento era stato inoltre oggetto di informative e di analisi del Sisde. La Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione il 16 febbraio 2001 indirizzò alle questure un'informativa sui possibili inserimenti di natura eversiva nelle dinamiche sindacali relative al gruppo Electrolux-Zanussi. Più tardi, due telegrammi del 30 agosto e del 19 novembre 2001 (esattamente nei mesi in cui veniva abolita ogni protezione per il professor Biagi), indirizzati dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione a tutte le questure, estesi alla Segreteria del Dipartimento della Polizia di Stato e quindi venuti a conoscenza dell'Ufficio Ordine pubblico, sottolineavano il rischio che l'attenzione delle citate organizzazioni terroristiche alle dinamiche interne del gruppo industriale potesse concretizzarsi in attacchi portati a danno di sindacalisti e dirigenti. Era possibile arguire, anche in base alla lettera del professor Biagi, che il pericolo riguardava anche un collaboratore di altissima specializzazione come egli era".
Ora Biagi non c'è più. Ciò che più conta, a questo punto, è non sbagliare ancora nel proteggere i paladini delle riforme e garantire a Maurizio Castro, come a tutti gli altri esponenti del panorama politico e sindacale impegnati nel duro e faticoso cammino delle riforme nel mondo del lavoro, la tutela e la sicurezza che il professore bolognese non ha avuto.

Castro da tre anni è sotto scorta
Ha raccolto il testimone di Biagi
"Cosa si guadagna dalla "partecipazione"? Una relativa certezza nei rapporti collettivi: un tabulato da cui desumere se i propri comportamenti sono, o non sono, leciti, quali conseguenze provocano e quali reazioni sono ipotizzabili all'interno del sistema partecipativo".
Lo scrisse Marco Biagi, prima di morire, in un documento consegnato a Maurizio Castro, responsabile delle risorse umane del gruppo Electrolux Zanussi, ai segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm, e al presidente della commissione di garanzia del gruppo Electrolux, Luigi Mariucci, in occasione del dibattito sul modello partecipativo.
Un vessillo, quest'ultimo, sventolato oggi con forza dallo stesso Castro, che da tre anni conduce una vita blindata, sotto stretta sorveglianza delle forze dell'ordine già all'indomani del delitto D'Antona. Il direttore delle risorse umane del gruppo Electrolux Zanussi commentò l'assassinio di Biagi come un atto "vilmente eseguito dai terroristi che hanno identificato proprio nel dialogo, nel confronto, nella partecipazione, nella sperimentazione fra le parti sociali il nemico da fermare con ogni mezzo" e proseguì affermando: "Crediamo sia giunto il tempo di riprendere subito, con vigore, quel negoziato e di avviare insieme la riforma del modello partecipativo".
Una scelta precisa, quella di Castro, e finalizzata al confronto, alla ridefinizione di un sistema di regole che, seppure imperfetto, è stato un modello di relazioni sindacali in Italia e non solo. Un modello che ha risentito di una fase di crisi, di una partecipazione a volte solo nominale, che forse sconta i peccati di ogni innovazione, ma che è stato un esempio positivo e che andrà riformato ma non abbandonato. Proprio per questo, a poche ore dall'accordo "omnibus" raggiunto di recente a Treviso da azienda e i sindacati, Castro ebbe modo di commentare: "Sono convinto che sono state poste le basi per riattivare il tavolo delle regole e farci recuperare il nostro ruolo di laboratorio avanzato e innovativo nello scenario delle relazioni industriali". La battaglia continua, piaccia o non piaccia ai terroristi.

"La Gazzetta del Mezzogiorno"
Una sigla nata negli Anni 80. Una cellula di nuova costituzione intitolata a Stefano Ferrari
Firmato: nuclei terroristi antimperialisti
Da Milano a Bari il volantino arrivato sui tavoli della nostra segreteria di redazione
BARI Una busta gialla di media grandezza. Mittente: "Navigazione Terreste Adriatica", e un indirizzo di fantasia. Una lettera come tante, recapitata prima in portineria e poi nella segreteria di redazione della Gazzetta. All'interno della busta gialla, un documento firmato dai "Nuclei Terroristi Antimperialisti - cellula Stefano Ferrari "Rico"". La lettera inviata al nostro giornale è stata imbucata a Milano, come rivela il timbro postale. Un documento, presumibilmente uguale a quello recapitato sempre ieri al "Mattino di Padova", che contiene riferimenti agli omicidi D'Antona e Biagi e un programma di lotta articolato in sei punti.
Tre cartelle dattiloscritte. A proposito dei delitti D'Antona e Biagi, si evidenzia che le Br hanno agito secondo "i giusti criteri dialettici che affermano l'autonomia di classe in opposizione ai progetti di Stato e imperialismo". Nel documento è poi sintetizzato il "manifesto": il primo degli obiettivi politico-strategici prevede di "attaccare e disarticolare il progetto antiproletario e controrivoluzionario di rimodellazione economico-sociale neocorporativa e di riforma dello Stato". Nel secondo punto l'organizzazione preannuncia di "organizzare i termini politico-militari per ricostruire i livelli necessari allo sviluppo della guerra di classe di lunga durata". Il programma si propone ancora di "attaccare le politiche centrali dell'imperialismo, dalla linea di coesione europea ai progetti e alle strategie di guerra e controrivoluzionari diretti dagli Usa e dalla Nato; promuovere la costruzione del fronte combattente antimperialista; trasformare la guerra imperialista in avanzamento della lotta di classe". L'ultimo punto: onorare "i compagni combattenti antimperialisti caduti".
Il documento recapitato alla Gazzetta è stato acquisito dal personale della Digos della Questura. I Nuclei Territoriali Antimperialisti sono una sigla nata all'inizio degli anni Ottanta, nel periodo più oscuro degli "anni di piombo". La cellula "Stefano Ferrari" (esponente della colonna brigatista "Walter Alasia", morto a Milano nel 1982) sarebbe di nuova costituzione. Lo conferma indirettamente il procuratore capo di Verona, Guido Papalia, che, in riferimento al documento recapitato al "Mattino di Padova", parla della probabile nascita di una nuova cellula. I "Nta" sono da sempre attivi nel Nord Est: con il documento inviato alla Gazzetta s'affacciano per la prima volta nel Sud Italia. Le loro più recenti rivendicazioni risalgono al novembre 2001 e al marzo scorso. Il primo novembre del 2001, con una telefonata alla sede milanese dell'Adnkronos, annunciarono il loro documento-piattaforma di lavoro; il 20 marzo scorso ricomparvero a Verona, con un documento nel quale si rivendicava l'omicidio di Biagi ad opera delle Br, trovato nello stesso quartiere in cui nell'81 le Br sequestrarono il generale Dozier.
Carmela Formicola

22 luglio 2002 - MINACCE PSEUDO BR: DAI GIORNALI
"Il Messaggero Veneto"
Al vaglio i contenuti dei documenti ritrovati. Grande preoccupazione per il gruppo degli Nta
Br, doppia scorta per Alemanno
Vertice degli inquirenti dopo le minacce terroristiche. I sindacati: non sottovalutare i volantini
ROMA - Nuova riunione ieri degli esperti dell'antiterrorismo per proseguire l'esame del volantino siglato dalle Br-Pcc, che contiene le minacce al ministro per le politiche agricole Giovanni Alemanno, e, soprattutto, di quello degli Nta, che indica sei obiettivi politico-strategici e desta maggiore preoccupazione tra gli investigatori. Ma anche per dare un nuovo impulso alle indagini e al lavoro di intelligence proprio in quei settori indicati nel volantino degli Nta come obiettivi da combattere. Se, infatti, rimangono le perplessità sul primo volantino, per il linguaggio usato e le "contraddizioni" contenute nel testo, non ci sono ormai dubbi, per gli esperti, sull'autenticità del secondo. "Il messaggio - spiegano - contiene i proclami del movimento, l'adesione alle Br, l'esaltazione degli omicidi Biagi e D'Antona", ripercorrendo temi, argomenti e linguaggio già contenuti in precedenti risoluzioni.
L'attenzione dunque è massima, e il lavoro di intelligence e prevenzione è concentrato sui settori che, secondo gli Nta, devono essere combattuti. In sei obiettivi politico-strategici i nuclei territoriali antimperialisti, attaccano, tra l'altro, l'esecutivo Berlusconi, il Patto per l'Italia e il decentramento federale. Gli esperti tendono ad escludere, invece, che il messaggio sia stato volutamente fatto ritrovare nel giorno dell'anniversario della morte di Carlo Giuliani.
Diversa l'analisi per il documento Br-Pcc. Contraddittorio, con inusuali proclami ad un'alleanza con l'Islam o alla mobilitazione degli immigrati, suscita le perplessità degli investigatori. Anche se non è la prima volta che il nome del sindacalista Graziano Trerè finisce in un testo siglato dal Pcc. Ricordano infatti gli esperti che nel 1999 Trerè, tornando dopo un viaggio di alcuni giorni, si accorse che qualcuno aveva fatto irruzione nel suo appartamento senza rubare nulla e trovò un volantino firmato dalla colonna romana del partito comunista combattente. Oltre ad un richiamo all'omicidio D'Antona, nel volantino si faceva riferimento ad una correlazione tra la legge sulle rappresentanze sindacali allora in discussione alla Camera e "la rinascita di un neocorporativismo" di cui il sindacalismo italiano si era fatto promotore e che andava "combattuto". E i nomi indicati erano quelli di Trerè e del segretario confederale della Cgil, responsabile organizzativo Carlo Ghezzi.
Da sabato, quando il volantino è stato esaminato per la prima volta dagli esperti, sono state comunque rafforzate le scorte sia al ministro sia ai rappresentanti sindacali citati nel volantino. Lo stesso ministro Alemanno sta vivendo "con la massima tranquillità" anche dopo aver appreso dei volantini delle Br in cui si fanno minacce contro di lui, e dedica il tempo libero al suo sport preferito: la montagna. La scorta, comunque, è stata raddoppiata.
"C'è stata troppa leggerezza nella diffusione dei nomi citati nei volantini. Credo sarebbe stata necessaria più cautela, più responsabilità, più attenzione", ha commentato Adriano Musi, segretario generale aggiunto della Uil, uno dei sindacalisti, "da colpire" secondo il volantino ritrovato in alcuni stabilimenti.
"È un fenomeno pericoloso che non va minimizzato. Occorre essere più incisivi nella lotta al terrorismo". Lo ha detto il segretario generale della Cisal, Giuseppe Carbone, commentando le minacce: "I messaggi ultimi delle Brigate Rosse contro uomini del sindacato e della politica confermano un impegno sempre più aggressivo del terrorismo nei confronti del quale non si riscontrano purtroppo risultati di contrasto degni di significato".

22 luglio 2002 - INTERVISTA TREU A REPUBBLICA"
dall' ANSA:
Ho raccolto l'allerta di un gruppo di dirigenti della Zanussi il giorno prima del ritrovamento del volantino terrorista: o dentro o vicino le nostre unita' ci sono brigatisti". La denuncia e' dell'ex ministro del Lavoro Tiziano Treu, anch'egli sotto protezione dopo la morte di Marco Biagi. In un' intervista a REPUBBLICA, Treu sottolinea che il tutto accade "mentre i rapporti sindacali nelle aziende venete sono migliorati". Questo, secondo l'esponente della Margherita, dimostrerebbe che la "ricomparsa delle minacce non e' legata alla tensione e ai conflitti sociali. L'impressione e' che siano veramente gruppi di individui isolati . Non credo che abbiano alcuna valenza sociale o politica". Sugli omicidi di D'Antona e Biagi, per Treu sono state fatte troppe strumentalizzazioni "invece di pensare a trovare gli assassini". Il senatore della Margherita invita infine a ritrovare l'unita' sindacale, perche' questa, conclude l'ex ministro, sarebbe "una risposta al terrorismo".

22 luglio 2002 - TERRORISMO: DOCUMENTO NTA ANCHE A 'ECO DI BERGAMO'
ANSA:
E' arrivata anche al quotidiano 'Eco di Bergamo' una copia del documento a firma dei Nuclei Territoriali Antimperialisti (NTA), diffusi nei giorni scorsi anche in altre parti d'Italia. Il documento, composto di tre pagine, e' stato ritirato stamani con la posta indirizzata al quotidiano bergamasco. Era contenuto in una busta di colore giallo, come mittente recava la sigla NTA, pero' attribuita a Navigazione Terrestre Adriatica. Il volantino e' stato preso in consegna dalla Digos per un esame piu' approfondito. Risulta peraltro essere identico a quello ricevuto da altri giornali.

22 luglio 2002 - VOLANTINO 'FRONTE POPOLARE DI LIBERAZIONE' PER POSTA A SEDE AN TRIESTE
ANSA:
Un volantino, a firma di un sedicente "Fronte Popolare di Liberazione", nel quale si esalta l' insurrezione e la rivoluzione armata, e' stato recapitato, per posta, alla sede della Federazione Provinciale di Trieste di An. Il volantino - da quanto si e' riusciti a sapere - riporta nell' intestazione una stella a cinque punte sovrastata da un pugno con un fucile, diversa da quella tradizionalmente attribuita alle Brigate Rosse. Nel testo del volantino - si e' saputo - non vi sono minacce e non sono indicati obiettivi, anche se si ipotizzano eventuali azioni per il futuro. Indagini per valutare l' attendibilita' del volantino ed eventuali collegamenti con episodi analoghi sono state avviate dalla Questura di Trieste, coordinata dalla Procura della Repubblica del capoluogo giuliano. Sull' episodio e sulle indagini, sia gli investigatori, sia i magistrati mantengono un riserbo totale. Il volantino - si e' appreso - e' stato inviato per posta prioritaria da Trieste ed e' stato recapitato alla sede di An mercoledi' scorso, pochi giorni dopo la consegna al Comune, il 12 luglio scorso, di una busta, inviata anche quella per posta, contenente polvere da sparo e una lettera di minacce nei riguardi del sindaco del capoluogo giuliano, Roberto Dipiazza. Anche quel documento riportava la firma di un sedicente "Fronte popolare di Liberazione".

23 luglio 2002 - TREU SU TERRORISMO E AZIENDE DEL NORD-EST
"Il Messaggero Veneto"
L'ex ministro del lavoro, oggi senatore della Margherita: nessuna connessione fra l'eversione e le battaglie sindacali
"Aziende del Nord-Est nel mirino Br"
Treu: i terroristi vogliono colpire la Zanussi perché è un nuovo modello per le relazioni industriali
PORDENONE - I "modelli partecipativi sono il nemico principale dei rivoluzionari" e per questo la Zanussi, ma anche altre fabbriche del Nord-Est, si trasformano in "simboli", in bersagli per la nuova eversione che predilige colpire "i luoghi e gli uomini del dialogo". Tiziano Treu, già ministro del lavoro e oggi senatore della Margherita, risolleva il sipario sui timori che, all'interno del grande gruppo italiano produttore di elettromestici controllato dalla multinazionale svedese Electrolux, ma anche vicino alle fabbriche radicate a Nord-Est, possano essere presenti simpatizzanti o fiancheggiatori delle Br, le risorte Brigate rosse per la costituzione del partito comunista combattente, o anche degli Nta, i Nuclei territoriali anti-imperialisti, operativi in Friuli-Venezia Giulia e nel Veneto dal 1995. Un sospetto, un'ipotesi per magistrati e inquirenti, che già Maurizio Castro, responsabile delle risorse umane del gruppo, aveva più volte segnalato.
I manager Zanussi le hanno confidato i loro timori?
"Nel corso di un convegno che ha affrontato i problemi del lavoro si è ricordato Marco Biagi, il suo contributo alle riforme. Ed è anche stata avanzata questa ipotesi di infiltrazioni non meglio precisate. Non so se si trovino all'interno o all'esterno della Zanussi del Nord-Est. Si tratta di indizi relativi a una possibile presenza di focolai di terrorismo potenziale dentro o fuori dalle fabbriche che fa contrasto al clima positivo che oggi si respira".
In che senso clima positivo?
"Nel caso della Zanussi, per esempio, è stato recentemente siglato un importante accordo in tema di straordinari e di flessibilità che ha interessato diverse fabbriche del gruppo e si è trattato di un accordo unitario sottoscritto da tutte e tre le organizzazioni sindacali. Anche da questo elemento si evince che è arbitrario avanzare connessioni tra clima sindacale ed eversione. I terroristi sono gruppi isolati, preoccupanti proprio perchè isolati".
Da ministro del lavoro le è capitato di percepire indizi su una possibile rinascita del terrorismo?
"Al dicastero del lavoro no, era un periodo non contraddistinto da questi pericoli che sono improvvisamente diventati reali con l'omicidio di Massimo D'Antona. E la consapevolezza di questo pericolo non è però servita a salvare la vita di Marco Biagi, insieme al quale ho lavorato da ministro dei trasporti per affrontare il problema degli scioperi. C'è invece la colpevolezza di non averlo protetto".
E' sicuramente vero che fino al 1999 la nuova eversione non aveva ancora ucciso nessuno, ma è altrettanto vero che a Nord-Est, in Friuli-Venezia Giulia, gli Nta erano realtà da 4 anni.
"E' dopo l'assassinio di D'Antona che nessuno ha più potuto affermare che il pericolo terrorismo non esisteva. Forse le rivendicazioni remote non furono sufficientemente considerate. Con D'Antona gli elementi per alzare la guardia, per prestare attenzione e per proteggere, direi che c'erano tutti. Ora siamo tutti sotto scorta".
Torniamo alla Zanussi. Sia le Br che gli Nta, con alcuni dei loro documenti, tentarono di sostenere le battaglie dei lavoratori, pensiamo per esempio alla battaglia contro il lavoro a chiamata...
"E' una connessione che dobbiamo rifiutare, altrimenti avalleremmo le loro logiche. Invece consideriamo che l'andamento delle relazioni sindacali in Zanussi si è reso positivo negli ultimi tempi, anche grazie al modello partecipativo. Forse i modelli partecipativi sono il nemico principale dei rivoluzionari".
Come si vive sotto scorta?
"E' una forma di protezione che ho sperimentato dopo l'assassinio di Tarantelli e di D'Antona. Oggi è effettivamente più inquietante. Ho ben presenti le paure che mi confidava Biagi basate su elementi precisi, contrariamente a ciò che pensavano quelli che lo consideravano un mitomane. Io... mi sto facendo forza".
Elena Del Giudice

25 luglio 2002 - BR SMENTISCONO MESSAGGI
"Il Nuovo"
Le Br a un tv: i messaggi cartacei non sono nostri
Un nuovo messaggio firmato dalle Brigate Rosse è giunto alla posta elettronica di Rete 55, televisione del Varesotto con sede a Gornate Olona.
VARESE - Un nuovo messaggio firmato dalle Brigate Rosse è giunto alla posta elettronica di Rete 55, televisione del Varesotto con sede a Gornate Olona. Questo il testo: ''Intendiamo comunicare che i messaggi a supporto cartaceo recentemente recapitati a varie aziende intestati alle Br non ci appartengono. Accettiamo il messaggio dei gruppi Nta, e li invitiamo all'azione''.
Il direttore, Gianluigi Paragone, ha aperto il messaggio - datato lunedi' 22 luglio - oggi pomeriggio, intorno alle 13. Il testo è proveniente da un provider russo, la firma Brigate Rosse-Partito Comunista Combattente. Il primo messaggio firmato Br era stato recapitato, sempre via e-mail, a Rete 55 il 4 luglio scorso. Su questo episodio sta indagando la procura di Varese (l'inchiesta è affidata al sostituto procuratore Francesco Paganini) con la consulenza della polizia informatica di Milano: nel messaggio erano indicate minacce all'ex ministro dell'Interno Claudio Scajola e al direttore del Tg4 Emilio Fede.
Per quanto riguarda invece il messaggio di oggi, il direttore dell'emittente ha chiamato immediatamente la polizia di Varese per segnalare l'accaduto. ''Rispetto al messaggio precedente - ha dichiarato Gianluigi Paragone - in questo scritto compaiono elementi più concreti. Può essere, insomma, qualcosa di più serio. La volta precedente pensavo a uno scherzo di cattivo gusto. Forse di scherzo potrebbe non trattarsi''.

25 luglio 2002 - MESSAGGIO E-MAIL BR, NON NOSTRI QUELLI CARTACEI
ANSA:
Un nuovo messaggio firmato dalle Brigate Rosse e' giunto alla posta elettronica di Rete 55, televisione del Varesotto con sede a Gornate Olona. Questo il testo: "Intendiamo comunicare che i messaggi a supporto cartaceo recentemente recapitati a varie aziende intestati alle Br non ci appartengono. Accettiamo il messaggio dei gruppi Nta, e li invitiamo all'azione". Il direttore, Gianluigi Paragone, ha aperto il messaggio - datato lunedi' 22 luglio 2002 - oggi pomeriggio, intorno alle 13. Il testo e' proveniente da un provider russo, la firma Brigate Rosse-Partito Comunista Combattente. Il primo messaggio firmato Br era stato recapitato, sempre via e-mail, a Rete 55 il 4 luglio scorso. Su questo episodio sta indagando la procura di Varese (l'inchiesta e' affidata al sostituto procuratore Francesco Paganini) con la consulenza della polizia informatica di Milano: nel messaggio erano indicate minacce all'ex ministro dell'Interno Claudio Scajola e al direttore del Tg4 Emilio Fede. Per quanto riguarda invece il messaggio di oggi, il direttore dell'emittente ha chiamato immediatamente la polizia di Varese per segnalare l'accaduto. "Rispetto al messaggio precedente - ha dichiarato Gianluigi Paragone - in questo scritto compaiono elementi piu' concreti. Puo' essere, insomma, qualcosa di piu' serio. La volta precedente pensavo a uno scherzo di cattivo gusto. Forse di scherzo potrebbe non trattarsi". La polizia e i carabinieri di Varese hanno compiuto oggi pomeriggio ispezioni accurate, con l'ausilio di consulenti informatici, ai computer e ai sistemi informatici della sede di Rete55, la televisione del Varesotto a cui e' giunto, via e-mail, un messaggio firmato dalle Brigate Rosse. Le indagini sono affidate alla Polizia di Varese, alla polizia informatica di Milano e ai carabinieri del Nucleo comando di Varese. Il colonnello Roberto Campana ha detto che sono in corso accertamenti per "verificare l'autenticita' del messaggio". Tutte le carte passeranno al vaglio del magistrato di turno alla Procura di Varese, Domenico Novara.
Ci sono "seri dubbi" sull' autenticita' del messaggio firmato dalle Brigate rosse e giunto oggi alla posta elettronica di Rete 55, una tv privata del varesotto. E' quanto emerso in ambienti investigativi dopo una prima analisi del messaggio a firma Brigate rosse-Partito comunista combattente nel quale si sostiene che non sono riconducibili alla formazione terrorista i comunicati diffusi su supporto cartaceo.

25 luglio 2002 - PM PADOVA TRASMETTE A VENEZIA FASCICOLO SU RISOLUZIONE NTA
ANSA:
A coordinare le varie inchieste venete sul terrorismo sara' la procura di Venezia, dove oggi il Pm di Padova Paola Cameran ha trasmesso il fascicolo aperto sabato scorso dopo l'invio al Mattino di Padova di una risoluzione degli Nta che lascia presupporre la nascita di una nuova cellula eversiva intitolata a Stefano Ferrari, il brigatista della Walter Alasia ucciso nel 1982 a Milano. Lo ha disposto il procuratore generale di Venezia Ennio Fortuna in attuazione della nuova legge sul terrorismo, che indica nella procura capoluogo di regione la competenza delle indagini in materia. L' annunciato vertice tra i vari magistrati veneti impegnati nella lotta al terrorismo slittera' invece a settembre a causa dell' assenza di alcuni sostituti per ferie. Il Pg, intanto, ha gia' contattato alcuni procuratori per coordinare meglio le indagini, stabilendo che, dopo i primi accertamenti urgenti, i fascicoli siano inviati a Venezia, dove ad occuparsi di terrorismo sono il procuratore Vittorio Borraccetti e i sostituti Michele Dalla Costa e Felice Casson.

26 luglio 2002 - PANORAMA SU PSEUDO VOLANTINI BR E NTA
"Panorama"
Due volantini per una minaccia
Uno scritto, falso, delle nuove Brigate rosse. E un documento, autentico, dei Nuclei territoriali antimperialisti. Tutto in sette giorni. Per annunciare la grande "campagna d'autunno".
di MARCELLA ANDREOLI
Semplice casualità o raffinata strategia: difficile dirlo. Eppure, nel giro di soli sette giorni (13-20 luglio), dal sottosuolo del terrorismo sono emersi non uno, ma due proclami inneggianti a una nuova fase di lotta contro "lo Stato imperialista" e le riforme in materia di lavoro. Il primo documento porta la firma delle Brigate rosse; il secondo quella degli Nta, i Nuclei territoriali antimperialisti.
Le due sigle, con volantini separati, avevano rivendicato a suo tempo l'omicidio del professor Marco Biagi, ucciso a Bologna la sera del 20 maggio scorso.
Adesso Br e Nta si rifanno vivi ancora una volta in tandem, seguendo un copione che non promette nulla di buono. "È iniziata la Campagna d'autunno, il pericolo è davvero incombente" sentenziano gli esperti di antiterrorismo.
Uno dei due scritti risulta un clamoroso falso. La sigla delle Brigate rosse è stata dunque artatamente usurpata per lanciare sinistri messaggi. Ma il particolare, peraltro inusuale nel mondo dell'eversione, anziché placare i timori degli investigatori, rende ancora più fosco il quadro delle previsioni. La falsità dello scritto dimostra che qualcuno, nelle stanze del terrorismo, ha dato il via alle danze macabre. Il volantino falso delle Br, una sola paginetta, è stato spedito per posta da Roma Fiumicino alle rappresentanze sindacali di tre aziende importanti: la Zanussi di Forlì e Pordenone, la Fiat di Termoli e la Mondadori di Verona. Lo scritto, quello invece sicuramente autentico, degli Nta è stato inviato, sempre per posta, alle redazioni di due quotidiani: Il Mattino di Padova e la Gazzetta del Mezzogiorno di Bari.
Il fatto che entrambi i documenti siano stati resi pubblici ricorrendo alla tradizionale buca delle lettere, e non al collaudato volantinaggio clandestino, dimostra come i nuovi terroristi non si sentano sicuri e non abbiano molti adepti. Ma questo è l'unico dato confortante. "Sostenere Pezzotta/Angeletti, colpire Trerè, Musi. Sostenere Bonanni/Sacconi/Parisi, colpire Alemanno" si legge nel falso documento brigatista. I nomi elencati (nell'ordine si tratta del segretario generale Cisl, Savino Pezzotta; del segretario generale Uil, Luigi Angeletti; del segretario confederale Cisl, Graziano Trerè; del segretario confederale Uil, Adriano Musi; del segretario confederale Cisl, Raffaele Bonanni; del sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi; del direttore generale di Confindustria Stefano Parisi; del ministro dell'Agricoltura Giovanni Alemanno, di An) rappresentano una trama insidiosa, soprattutto ora che il mondo sindacale è diviso dalla recentissima firma del "Patto per l'Italia", sottoscritto da Cisl e Uil ma osteggiato dalla Cgil. In parole povere, il falso scritto brigatista si inserisce con veemenza nella forte dialettica all'interno delle rappresentanze sindacali distinguendo tra "buoni" e "cattivi", tra "falchi" e "colombe", sin dentro la stessa compagine che ha sostenuto e votato il "Patto per l'Italia". Analizzano gli esperti antiterrorismo: "Siamo di fronte a un maldestro tentativo di speculazione, peraltro esibito con particolare iattanza".
Infatti, gli estensori dell'apocrifo documento brigatista hanno volutamente compiuto errori madornali di linguaggio, assolutamente non riconducibile al lessico brigatista. Hanno poi siglato lo scritto con uno slogan ("Onore a Carlo Giuliani e ai compagni combattenti nella lotta all'imperialismo capitalista della destra al potere") lontano anni luce dalle parole d'ordine con le quali le Br hanno da sempre chiuso i loro messaggi. Perché adottare tanta improvvisazione da rasentare quasi l'impudenza? Quale gioco si sta profilando nel sottosuolo del terrorismo in vista della "campagna d'autunno"?
Gli interrogativi sono angosciosi anche perché, contestualmente alla mendace pubblicistica brigatista, si sono fatti vivi, con un messaggio autentico, i Nuclei territoriali antimperialisti. Nati nel Friuli alla metà degli anni Novanta, proiettati nella tematica dell'antimperialismo, firmatari di piccoli attentati contro obiettivi simbolo come le auto di militari della base Nato di Aviano, gli Nta hanno assunto una valenza importante nella galassia del terrorismo, tanto da trattare alla pari con le Brigate rosse. Sono gli Nta che annunciano il 6 maggio 1999, due settimane prima dell'omicidio romano del professor Massimo D'Antona, giuslavorista e consulente del ministero del Lavoro, il via alla "campagna di primavera". Sono sempre gli Nta che, in quello stesso frangente, affermano la rinascita del "Partito comunista combattente" e la "guerra di lunga durata", espressioni che, per gli esperti, rappresentano una micidiale saldatura tra le resuscitate Br e i Nuclei antimperialisti.
Il 17 novembre 2001, quattro mesi prima dell'assassinio del professor Biagi, sono ancora i Nuclei a indicare la strategia del terrorismo. Quel giorno, gli Nta avevano fatto trovare in una cabina telefonica di Mestre una risoluzione strategica, 16 pagine fitte, nella quale puntavano la loro attenzione sul mondo del lavoro e sulle allora solo ipotizzate riforme dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che regolamenta i licenziamenti per giusta causa. Gli Nta denunciavano "una drastica controriforma del mondo del lavoro". Puntavano il dito sugli "industriali e un sindacato ormai all'angolo per le sue stesse politiche nichiliste e filopadronali". Stigmatizzavano il "Libro bianco", cui peraltro aveva lavorato il professor Biagi. Definivano "macellaio" il ministro del Welfare Roberto Maroni. Inneggiavano alle precedenti azioni contro i riformisti nel campo del lavoro, quali il professor Gino Giugni, coautore dello Statuto dei lavoratori e colpito dalle Br nel lontano 1983. Insomma, gli Nta con quella risoluzione strategica avevano aperto la strada, in termini ideologici e forse non solo, al gruppo di fuoco che il 20 marzo scorso freddò sotto casa a Bologna il giuslavorista Biagi. Forti della loro supremazia dottrinale, gli Nta non solo giungevano a far propria l'uccisione del docente, ma rivendicavano anche la compartecipazione al delitto con un volantino fatto trovare quattro ore prima di quello stilato dalle Brigate rosse.
Ora gli Nta, con il documento arrivato via posta sabato 20 luglio, si rivolgono a "tutto il movimento rivoluzionario". Spiegano che "giustiziando Massimo D'Antona e Marco Biagi... hanno concretamente dato risposta alle esigenze dello scontro in atto nel Paese".
Annunciano che la lotta è soltanto all'inizio: "Le avanguardie rivoluzionarie si predispongono ad accelerare il loro lavoro". Spiegano che sono necessari molti apporti ("Forze non ancora organizzate"). Fanno persino concessioni allo spontaneismo dei gruppi. Tutto in vista della "campagna d'autunno".

26 luglio 2002 - PERQUISIZIONI IN AMBIENTI ESTREMISMO DI SINISTRA E MESSAGGI BR E NTA: DAI GIORNALI
"Il Nuovo"
Biagi, perquisite 10 persone
Quattordici le città coinvolte nell'operazione decisa dalla procura di Bologna che indaga sull'omicidio Biagi. Nessun indagato. Al Viminale riunione del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza
BOLOGNA - Nessuna delle persone interessate dall' operazione decisa dalla Procura di Bologna che indaga sull' omicidio del professor Marco Biagi è indagata, almeno al momento.
Dieci sono state le persone perquisite: 14 in tutto, le perquisizioni perchè alcuni avevano più abitazioni a disposizione. Le città coinvolte sono state Bologna, Padova, in provincia di Udine, a Mogliano Veneto e a Bassano del Grappa.
Due dei padovani perquisiti sono invece indagati nell' inchiesta della Procura di Trani, partita nel '99 dopo l' omicidio di Massimo D' Antona, in cui si ipotizzano l' associazione con finalità di terrorismo e di eversione e la propaganda ed apologia sovversiva. Un' inchiesta che si è interessata di quell' area "di sostegno" ai terroristi detenuti nel carcere di massima sicurezza di Trani.
Sul materiale sequestrato questa mattina il Procuratore di Bologna Enrico Di Nicola ha spiegato che c' è "qualcosa di interessante a livello generico". A Padova, tra l' altro, gli investigatori bolognesi hanno sequestrato un indirizzario che comprende 10 città, Milano, Firenze, Cosenza, Genova, Roma, Siena, Ravenna, Reggio Emilia, Bergamo e Napoli. Si tratta di 10 etichette autoadesive con nomi e cognomi di privati ma anche di associazioni: etichette che sarebbero semplicemente servite per spedire un giornale comunista. Nell' elenco pare ci siano i nomi di altri indagati nell' inchiesta di Trani.
Nei prossimi giorni i magistrati bolognesi che si occupano dell' omicidio Biagi analizzeranno nel dettaglio i documenti sequestrati.

"Il Gazzettino"
Raffica di perquisizioni, autonomi nel mirino Dopo Padova e Venezia, blitz della Digos anche a Mogliano, Bassano, Udine e Trieste. Proteste dei Centri sociali InVeneto e Friuli sono continuate anche nelle ultime ore le perquisizioni che nei giorni scorsi avevano interessato Padova (tre) e Venezia (due). I blitz della Digos hanno interessato le province di Treviso, Vicenza e Udine.
La perquisizione nel Trevigiano, alla ricerca di fiancheggiatori delle Br, è avvenuta l'altro ieri in un appartamento diMogliano Veneto ed è stata effettuata dagli agenti della Digos di Bologna in collaborazione con quelli di Treviso.
L'indiscrezione è trapelata ieri mattina: nulla è stato rivelato, però, su chi risieda nell'abitazione controllata. Dovrebbe trattarsi di un veneziano che ha preso la residenza a Mogliano. Il controllo è stato fatto in concomitanza con le altre 5 perquisizioni effettuate mercoledì a Padova e in Riviera del Brenta. Gli agenti della Digos si sono presentati da esponenti dell'Autonomia Operaia. Una di queste, la maestra elementare ora a Padova, è originaria di Treviso. Gli altri due, invece, sono il socio di una Cooperativa editoriale e un operaio. La perquisizione avvenuta nel Trevigiano rientra nelle indagini della procura di Bologna.
BASSANO- Anche due bassanesi, un uomo ed una donna, entrambi militanti di Autonomia Operaia e appartenenti al Collettivo "Stella Rossa", sono finiti nel mirino dell'indagine sull'omicidio Biagi. Si tratta di L. O., 50 anni, e della trentaduenne C. Z. le cui abitazioni, all'alba di mercoledì, sono state perquisite da parte degli uomini della Digos di Vicenza.
Il blitz in casa del cinquantenne da parte di tre ufficiali di polizia giudiziaria è durato un paio d'ore, sino a poco dopo le 8. Al momento dell'irruzione, oltre all'uomo, in casa c'erano la sua compagna e la loro bambina di 9 anni. Dopo le due camere e la cucina, è stato perquisito il garage e le loro auto. A L.O. è stata sequestrata un'agenda telefonica e fotocopiati alcuni appunti.
In casa della donna di 32 anni, invece, la Digos ha sequestrato manoscritti, floppy disk, cd rom ed il computer. Entrambi alla fine sono stati condotti presso il commissariato di Bassano per firmare i verbali.
La notizia fa fatto subito il giro dell'entourage del Collettivo "Stella Rossa" che ha preso subito posizione "in difesa dei due compagni" con un duro comunicato (solo qualche settimana fa c'è stato lo sgombero e la chiusura del Centro sociale Stella Rossa, con avvisi di garanzia a 15 autonomi che ha fatto salire la tensione). "Sapete chi sono i compagni perquisiti? - scrive il "Collettivo" - Sono lavoratori particolarmente impegnati nelle lotte operaie. La preoccupazione che fa scatenare queste operazioni di polizia preventiva, sono tutte le contraddizioni che stanno emergendo all'interno delle fabbriche con lo smantellamento dei pochi insediamenti rimasti (vedi Fiat) la precarietà che si allarga a macchia d'olio, il problema degli affitti, la condizione sempre più esplosiva degli immigrati"".
UDINE - Nella geografia del terrorismo firmato Nuclei territoriali antimperialisti (Nta) il Friuli avrebbe un ruolo strategico sia come area dove colpire (basti pensare al tentativo di intrusione dell'8 gennaio da parte di 4 incappucciati all'aerobase di Rivolto) che come presenza di fiancheggiatori. Le indagini successive all'omicidio di Marco Biagi si sono allargate e hanno rivelato l'esistenza di fiancheggiatori delle Brigate rosse. Proprio in quest'ottica si inquadrano gli ultimi blitz delle forze dell'ordine successivi all'invio di comunicati a firma Nuclei antimperialisti alle redazioni dei giornali.
L'inchiesta passata attraverso le perquisizioni in Veneto, si è dunque estesa anche al Friuli con tre perquisizioni: a Precenicco, in provincia di Udine, a Pordenone e a Trieste. Si tratterebbe di autonomi (tutti uomini) ritenuti simpatizzanti delle frange terroristiche. Nessun collegamento con l'omicidio Biagi, ma secondo gli inquirenti la possibilità che in quest'ambito, possano svilupparsi connessioni utili ai fini dell'indagine principale.
Il documento di rivendicazione dell'omicidio di Marco Biagi fu inviato dalle Br a centinaia di indirizzi di posta elettronica (almeno 500). Alcuni recapiti sono individuati nel Friuli Venezia Giulia, circostanza che aveva determinato l'attenzione della Digos soprattutto nell'ipotesi dell'esistenza di possibili obiettivi nella nostra regione a cominciare dalla base Usaf di Aviano.
Elisabetta Gavaz
Domenico Lazzarotto

"La Stampa"
OGGI IL MINISTRO PISANU FARÀ IL PUNTO NELLA RIUNIONE DEL COMITATO PARLAMENTARE DI CONTROLLO
Galassia "antimperialista" Riparte la chiamata alle armi
Gli investigatori: un´effervescenza diffusa nell´area del terrorismo rosso, possono tornare a colpire. Il Copaco: attenzione, a rischio i prossimi mesi
ROMA LA procura di Bologna che indaga sull´omicidio del professore Marco Biagi, fa eseguire perquisizioni a tappeto, almeno una quindicina, tra Bologna, Venezia e Padova, ipotizzando un reato di associazione sovversiva nei confronti dei destinatari della "visita" degli investigatori, che alla fine della giornata si ritrovano con una serie di documenti ritenuti "interessanti". Altri volantini che inneggiano al terrorismo arrivano a diversi indirizzi mentre una lettera via email di smentite di altri testi, la cui firma viene disconosciuta, giunge a una emittente televisiva privata di Varese. Alla fine di una giornata non certo tranquilla, resta fotografata una immagine: la preoccupazione degli esperti dell´Antiterrorismo che tutti questi segnali indichino l´"effervescenza", la "mobilitazione", la "chiamata alle armi". Insomma, che il terrorismo potrebbe tornare a colpire in tempi ravvicinati.
Oggi si riunisce il Comitato nazionale per l´ordine e la sicurezza, convocato dal ministro dell´Interno, Beppe Pisanu, per rendere operative le indicazioni del Comitato di controllo parlamentare sui Servizi, a proposito della protezione dei soggetti a rischio dopo l´omicidio Biagi. Bisogna far presto - è l´invito del Copaco - perché è possibile che "nei prossimi mesi" il terrorismo rosso torni a colpire: ci sono troppi segnali, evidentemente, che portano a questa conclusione. Sicuramente, l´ultimo volantino, ritenuto questo sì attendibile, degli Nta, i Nuclei territoriali antimperialisti del Nord-Est, recapitato nei giorni scorsi. E, dunque, il vertice di oggi sarà anche l´occasione per il ministro Pisanu di avere una valutazione complessiva della situazione. Le perquisizioni di Bologna e la riunione del Comitato nazionale per la sicurezza e l´ordine pubblico sono la conferma di un´ attività investigativa, di prevenzione e di rafforzamento della protezione dei vari possibili obiettivi dei terroristi da parte di uno Stato impegnato al massimo a individuare e neutralizzare quei gruppi eversivi che sono tornati a colpire e che minacciano nuove azioni. Dunque, le perquisizioni ordinate dalla Procura di Bologna. Gli investigatori sono "abbottonati" e si limitano a inquadrare questa iniziativa come "d´ambiente". Insomma, rivolta a un´area dell´antagonismo all´interno della quale vi potrebbero essere "soggetti" collegati, fiancheggiatori del gruppo di fuoco che il 20 marzo scorso è entrato in azione in via Valdonica, a Bologna, uccidendo Marco Biagi. "Associazione sovversiva", è il reato ipotizzato nei confronti dei perquisiti di ieri. Nei giorni scorsi, il pm Giovagnoli, che indaga sull´omicidio delle Br, aveva avuto una riunione a Roma con i magistrati che si occupano dell´om