Almanacco dei misteri d' Italia

 
La sparatoria sul treno (2 marzo 2003)
notizie del 12 marzo
12 marzo 2003 - SPARATORIA TRENO: DAI GIORNALI
"Il Messaggero"
FUNERALI DI UN TERRORISTA
Per Mario solo un frate e un amico
Sepolto in un cimitero alle porte di Firenze, la cerimonia pagata dalla famiglia Lioce
dal nostro inviato MARIO MENGHETTI
FIRENZE - Lotto Q, fila 48, tomba 33: fine di un brigatista. Solo, in un cimitero sconosciuto, quattro corone di fiori e nulla più. L'ultima tappa di Mario Galesi, 37 anni, una vita controcorrente, br e latitante, è fra le tombe di Trespiano, lassù, sulle colline sopra Firenze. Nessuno ad "assisterlo", nessuno a compiangerlo. Intorno alla sua bara solo la fredda operosità di 4 becchini, la "preoccupazione" di due vigili urbani ("Per favore - ripetono a tutti, anche ai visitatori più ignari della vicenda - niente riprese tv o foto"), qualche curioso, una manciata di giornalisti, alcuni poliziotti in borghese, la preghiera e la benedizione di un cappuccino, Oneglio Bacci.
Ha gli occhi lucidi il frate, nonostante il suo rapporto quotidiano con la morte: "Era da tempo che non sbattevo contro una solitudine così grande. Mi sono commosso. E resto ancora sbigottito: questo Galesi ha fatto parlare di sè tutta Italia e, oggi, nel suo estremo saluto alla vita, non c'è stato nessuno che si sia sentito in dovere di ricordarlo con la sua presenza qui". Non si sono mai fatti vedere i fratelli, sono rimasti a casa i familiari di Nadia Desdemona Lioce, la sua compagna brigatista arrestata dopo la sparatoria sul treno Roma-Firenze di domenica 2 marzo in cui Galesi ha perso la vita. E con lui anche il soprintendente della Polfer, Emanuele Petri. Sono stati proprio loro, i parenti di Desdemona, a pagare i funerali. E a mettere sulla sua bara marrone, legno "economico", una grande corona di fiori, con la scritta bianca "Addio Mario". Fiori "prevalentemente rossi", come da richiesta, ordinato e comprato (100 euro) dalla sorella di Nadia Lioce proprio in un negozio che si trova davanti all'ingresso del cimitero di Trespiano. Gli altri cuscini avevano un "timbro" più tipico, meno sentimento privato, più calore politico. E così c'erano quelli a firma "i compagni e le compagne prigioniere", "con amore rivoluzionario, i tuoi compagni detenuti" e "Soccorso Rosso". Infine un grande mazzo di gerani rossi con la scritta "Riposa in pace". Depositato a mano da un uomo sulla cinquantina, cappotto grigio scuro, che a sepoltura avvenuta si è avvicinato alla tomba appena ricoperta di terra, si è fatto il segno della croce, ha pregato per pochi minuti e poi se n'è andato. Chi era? Lui l'ha spiegato così: "Uno che lo conosceva bene". Poi è fuggito.
Piccolo mistero in una mattinata piena di solitudine. Sin dalla partenza del carro funebre dalla Misericordia di Arezzo. L'Humanitas di Firenze, una società di mutuo soccorso, si è presentata nel centro della città toscana verso le 9, con qualche ora di anticipo. L'obiettivo: spiazzare cronisti e telecamere. Ha caricato la salma, quindi col solo autista al volante ha iniziato il suo viaggio verso il cimitero di Trespiano. La bara era già stata chiusa. A Galesi era stato soddisfatto anche l'unico desiderio espresso in vita alla compagna Lioce: essere sepolto con la kefiah palestinese al collo. Era stata donata dalla stessa Misericordia, insieme al vestito scuro e alla camicia grigia che vestivano la salma. Alle firme per il "rilascio" ci aveva pensato l'avvocato Attilio Baccioli, difensore della famiglia Lioce. Restato sempre in disparte, a bordo di un auto in compagnia di qualche componente della famiglia stessa.
Partiti alla volta di Firenze dopo il carro funebre, con una destinazione però diversa: il carcere di Sollicciano, per il consueto colloquio con Nadia. L'ultimo viaggio di Mario Galesi è stato fatto quindi in completa solitudine. Dopo circa due ore l'arrivo sulle colline di Firenze, a Trespiano. Controlli rigorosi all'ingresso per tutti, compresi i dipendenti dell'Humanitas, quindi la deposizione della bara nel lotto Q, fila 48. Il frate cappuccino ha chiesto se vi erano parenti o amici al seguito. Ha ripetuto una, due, tre volte la domanda. Quindi la piccola preghiera, un "Pater Ave Gloria", la benedizione e l'inumazione della salma. Il tutto in un silenzio irreale. Fra sei mesi, come da regolamento, potrà essere realizzata la tomba definitiva. E messa anche una foto. Mario Galesi giace qui.

"Il Tempo"
Individuato il covo romano delle Br
La Digos avrebbe eseguito una perquisizione nel palazzo una settimana fa
Qualcuno ha visto entrare i due terroristi bloccati sul Roma-Firenze in uno stabile sulla tangenziale Est
di ALFREDO VACCARELLA
UN PALAZZONE con vista sulla Tangenziale Est, vicino alla Stazione Tiburtina, non molto distante da piazza Bologna. Sarebbe questa la zona della Capitale dove sono stati visti gravitare negli ultimi tempi i due brigatisti Nadia Lioce e Mario Galesi.
Forse è presto per parlare di covo, ma qualcuno in uno stabile della zona li avrebbe visti entrare ed uscire. Tanto che la Digos, che peraltro sulle indagini relative alla "nuova colonna romana" mantiene il più stretto riserbo, proprio lì avrebbe già effettuato delle perquisizioni una settimana fa.
Certo è che nella zona, andando a chiedere informazioni con l'accortezza di mostrare le fotografie della coppia di Br, qualcuno pare riconoscerli. Del resto nei palazzi di quest'area, dove tre quarti dei residenti sono universitari fuori sede che dividono l'affitto fra loro, può essere forse più semplice evitare la curiosità del vicinato, per chi deve nascondersi.
Proprio uno studente fra i tanti comunque pare riconoscere la Lioce, ma in una versione lontana, quella con il taglio di capelli scuri e corti al collo. Ma, ammette il ragazzo, "non potrei esserne sicuro per niente, è una foto che potrebbe andar bene per chissà quante donne. E poi qui c'è un via vai continuo: ci sono tante scale, tanti abitanti e io non sono fisionomista". Particolare interessante, a differenza di altre persone interpellate, il giovane non mostra di aver riconosciuto i due per averli visti in televisione o sui giornali.
Come lui altre due persone, una ragazza e un signore di una certa età che servono da bere in un bar della zona. Anche loro, evidentemente poco informati, non fanno collegamenti con le Brigate Rosse, con la sparatoria del treno, col tam tam dei mezzi d'informazione degli ultimi tempi, il che se possibile parrebbe avvalorare il riconoscimento. "Ma questa non è quella tossica che passava sempre?", attacca la giovane chiedendo al collega, che pare darle ragione. "Ma sì, sembra proprio lei. Non ci metterei la mano sul fuoco, è chiaro, ma mi sembra di sì", risponde l'altro. Scambiano Nadia Lioce per una dei tanti frequentatori del vicino Sert, "sapete, qui ne passano sempre". E anche guardando la foto che mostra la Lioce a figura intera i due confermano, anzi sembrano più convinti. Poi guardano Galesi, vedono la foto in cui il brigatista ha i capelli rasati e la barba un po' lunga. "Sì, anche lui credo di averlo visto - prosegue la barista - non so se insieme all'altra o da solo. Ma perché, che hanno fatto?".
Semplici coincidenze, forse. O forse qualcosa di più. La conferma che la coppia, che proprio dalla Stazione Tiburtina è partita quella domenica prendendo il treno delle 6,19, nel quartiere - meglio, in quello spicchio di città - ha trascorso del tempo.
 
 
 


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