Almanacco dei misteri d' Italia

 
La sparatoria sul treno (2 marzo 2003)
notizie del 13 marzo
13 marzo 2003 - NUCLEI COMUNISTI RIVOLUZIONARI RIVENDICA SPARI CONTRO FORZA ITALIA
"Il Nuovo"
Spari contro la sede di Forza Italia, c'è la rivendicazione
Una lettera recapitata al Sole 24 Ore e ad altre due redazioni milanesi, a firma Nuclei Comunisti Rivoluzionari, rivendica la paternità degli spari contro la sede milanese di Forza Italia.
MILANO - Sono stati rivendicati dai Nuclei Comunisti Rivoluzionari gli spari dell'altra notte contro una finestra delle sede del coordinamento regionale di Forza Italia nel capoluogo meneghino.
La rivendicazione è arrivata oggi per posta al quotidiano Il Sole 24 Ore. Una busta bianca conteneva un foglio di carta stampato dal computer. All'interno un foglio con la scritta: "Onore e gloria al compagno Mario Galesi e a tutti i militanti comunisti caduti nella lotta contro l'opposizione imperialista per la causa della rivoluzione proletaria". I funzionari della questura ritengono la rivendicazione credibile. Ma chiunque avrebbe potuto scriverla e imbustarla.
Secondo i dirigenti della Digos lo stesso messaggio sarebbe stato recapitato ad altre due redazioni giornalistiche del capoluogo lombardo. La lettera di rivendicazione è su un solo foglio, stampato a caratteri piccoli, senza alcuna intestazione né simboli, ma con la sola firma finale "Nuclei Comunisti Rivoluzionari". Una quarantina di righe, in cui si rivendica l'attacco "con armi da fuoco" al "covo nazionale di Forza Italia di viale Monza". Seguono accuse al governo, alla sua politica del lavoro e al suo "servilismo nei confronti dell'imperialismo americano" che, è scritto, "sta oggi trascinando l'Italia nel baratro della guerra". Come unica alternativa viene indicata la "rivoluzione proletaria".
Le ultime cinque righe contengono una serie di slogan, come "10-100-1000 nuclei per la costruzione del partito comunista politico-militare!", e "con il popolo iracheno e masse arabe contro l'imperialismo!". Secondo gli investigatore si tratta di un tentativo di imitare lo stile delle Brigate Rosse.
L'episodio risale alla notte scorsa: alcuni spari avevano colpito la sede forzista. I proiettili erano finiti su due diverse vetrate della finestra e, trapassando il vetro, si erano infranti in diversi pezzi, ritrovati all'interno dell'ufficio. Un altro proiettile aveva invece colpito la parte del muro tra le finestre del primo e del secondo piano.

13 marzo 2003 - BARBONE,BISOGNA FERMARLI PER FARLI TORNARE UMANI
ANSA:
"Bisogna fermarli e la storia e la cronaca e la vicenda stessa di chi scrive dimostrano che, una volta catturati, hanno la possibilita' di ritornare umani, deboli esseri umani con la propria croce di una vita violenta". Parte dalla sua storia personale per invitare a bloccare le nuove Br l'ex terrorista pentito Marco Barbone, che nel maggio del 1980 uccise il giornalista Walter Tobagi e fu scarcerato dopo tre anni per aver rivelato i nomi dei suoi complici.
Dalle pagine della rivista "Tempi", in uscita con il quotidiano "Il Giornale", Barbone definisce Mario Galesi e Desdemona Lioce "mostri, generati dalla sinistra, persone capaci di armarsi e di aggiungere alla propria critica politica il tragico epilogo di un colpo di pistola e che tutti vorremmo figurarci alla stregua dei giapponesi che continuavano la guerra e nessuno li aveva avvisati che era finita". Persone con le quali non e' possibile instaurare un dialogo perche' "il dialogo - afferma l'ex brigatista che esprime "umano sgomento" per l'uccisione del poliziotto Emanuele Petri sul treno Roma-Firenze - puo' partire da un reciproco riconoscersi, non dall'odio per il ruolo sociale che ti acceca a tal punto da ritenere politicamente giusta un'esecuzione sommaria di un consulente del lavoro".
Dopo essere uscito dal carcere, Barbone e' uno dei tanti ex terroristi, come il leader storico Renato Curcio o Mario Moretti, che negli anni hanno cercato di reinserirsi nella societa': lavora in una tipografia, si e' sposato e nell' '89 chiese di poter cambiare il proprio cognome in quello della madre, Stagi.

13 marzo 2003 - SPARATORIA TRENO: DAI GIORNALI
"La Nazione"
"HO SERVITO LA PIZZA A GALESI"
AREZZO - Che sia un supertestimone, come il tassista della via in cui fu ucciso il professor Massimo D'Antona, come il poliziotto della scorta del direttore del "Sole-24 Ore" Guido Gentili, è ancora tutto da verificare. Anche perchè è lui stesso che non nasconde qualche dubbio. E tuttavia il suo racconto è già lì, nero su bianco, nei verbali di interrogatorio della Digos aretina: "Ho visto Mario Galesi qui ad Arezzo, nella mia pizzeria, una ventina di giorni prima della sparatoria sul treno. E prima, in novembre, un mio cameriere aveva notato a un tavolo lo stesso Galesi e una donna che assomiglia come una goccia d'acqua a Nadia Desdemona Lioce".
Lui, l'uomo che potrebbe dare una svolta importante alle indagini sui movimenti aretini dei due terroristi, è il tranquillo proprietario di una delle più conosciute pizzerie cittadine. Poco lontano dalla stazione, dove appunto si sarebbe dovuto concludere la mattina di domenica 2 marzo il viaggio di Galesi e della Lioce.
Sì, il particolare è già noto: i terroristi avevano un biglietto di seconda classe da Roma Tiburtina ad Arezzo. Ma perchè proprio qui? E' la domanda naturalmente che si sono posti per primi gli uomini della Digos. I quali hanno hanno cominciato a setacciare i locali nella zona della stazione. Finchè non sono capitati dall nostro interlocutore.
"Lì per lì - racconta adesso - non ho avuto dubbi. La foto di Galesi che mi mostravano, la stessa che è apparsa sui giornali e in Tv, era identica alla faccia del cliente che io stesso ho servito meno di un mese fa. Era solo, si è seduto in un tavolino vicino all'entrata e si è fatto portare la pizza. Poi è venuto a pagare alla cassa e ho avuto modo di osservarlo meglio. A giudicare così, a memoria, era lui. Poi si è allontanato in direzione dell Corso".
E tuttavia al primo riconoscimento si è aggiunto poi un pizzico di dubbio: "Mi ricordo bene che il giovane che ho servito, era in giacca scura e camicia, aveva il mento ben rasato, senza quella barba lunga che ha Galesi nella seconda foto che mi hanno fatto vedere, scattata quando era in ospedale, dopo la sparatoria".
Ecco allora che il valore della testimonianza dipende tutto da una domanda: quanto ci vuole per far crescere una barba ben curata come quella che il brigatista aveva quando l'agente Bruno Fortunato gli ha sparato? Se serve più di un mese, quello in pizzeria non è Galesi. Altrimenti c'è una pista di indagine tutta da verificare.
Anche perchè il titolare della pizzeria ha un altro pezzo di storia da raccontare: "A novembre c'era qui una coppia che è stata servita dal mio cameriere. Lui è convinto, dalle foto, che fossero Galesi e la Lioce". Se erano loro davvero, se sono attendibili altre segnalazioni di commercianti che avrebbero visto i brigatisti in città, saremmo di fronte al rilancio del fronte locale dell'inchiesta passato un po' in ombra negli ultimi giorni. Perchè tanta attenzione delle Br per Arezzo?
di Salvatore Mannino

"Il Tempo"
Nel covo romano i due br ospiti di persone fidate
CONTINUANO le segnalazioni provenienti da vari quartieri di Roma di cittadini che segnalano di aver visto Nadia Desdemona Lioce e Mario Galesi. Resta però concentrata nella zona di piazza Bologna, dal lato della Tangenziale Est, l'attenzione degli investigatori. Dove, secondo qualche inquirente, i due brigatisti potrebbero essere stati ospiti di "persone fidate".
Di certo infatti, in mano agli inquirenti, ci sono le chiavi trovate nel borsone della coppia sul treno Roma-Firenze, che però difficilmente potranno condurre ad un covo ancora "caldo", visto che i complici di Galesi e Lioce certamente avranno già smantellato l'eventuale abitazione. Per questo anche altri punti di riferimento dei due nella capitale - a casa di amici più o meno consapevoli - sono nel mirino delle forze dell'ordine. Uno di questi potrebbe essere proprio il palazzone della Tangenziale, vicino alla Stazione Tiburtina, dove Desdemona Lioce è stata vista entrare in passato. A breve distanza, sul lato di piazza Bologna, un bar dove entrambi i terroristi, sia pure sporadicamente, sono stati notati dal personale dietro al bancone. Il che lascia pensare a una frequentazione non occasionale della zona.

"Il Messaggero"
Specialisti confronteranno il documento della Lioce dopo la sparatoria sul treno con la rivendicazione per D'Antona
Roma Est, caccia a covi e testimoni
Chiavi, indirizzi, telefoni: le "tracce" lasciate dai br fra Università e Tuscolano
di CRISTIANA MANGANI
ROMA - Qualcuno afferma di averli visti passeggiare intorno alla stazione Tiburtina, altri a San Lorenzo, a Tor Bella Monaca, all'Appio-Tuscolano. Le segnalazioni al numero verde istituito dalla questura di Firenze (800-544850) sulla presenza di Nadia Desdemona Lioce e Mario Galesi nella Capitale continuano ad arrivare, ma non sembrano facilitare il compito degli investigatori che, comunque, le verificano una per una. Diversi appartamenti sono stati perquisiti, gli ambienti considerati vicini ai brigatisti, tenuti d'occhio e controllati. Gli inquirenti ritengono che i due possano essersi rifugiati nella zona dell'Università, dove c'è un continuo ricambio di gente e i padroni di casa fanno fatica a tenere ordine tra i loro inquilini. Non è escluso, poi, che preferissero farsi ospitare da insospettabili, persone a loro fidate e che continuano a vivere nel quartiere Tiburtino.
In attesa di riscontri concreti, gli uomini della Digos sono tornati a sentire i testimoni entrati a far parte dell'inchiesta sull'omicidio del professor Massimo D'Antona, nella speranza che le foto di Galesi e della Lioce li riconducano ai componenti del commando che il 20 maggio del '99 ha sparato in via Salaria. Nell'ordinanza di custodia cautelare emessa a ottobre scorso nei confronti del brigatista morto, si fa riferimento a un bigliettino nel quale viene pianificato un attentato, e a un furgone usato dai br per entrare in azione. Furgone che è poi risultato rubato proprio nella zona in cui, all'epoca, Galesi aveva trovato dimora. Gli inquirenti stanno anche confrontando i volantini di rivendicazione dei delitti D'Antona e Biagi con il documento consegnato dalla Lioce il giorno del suo interrogatorio in carcere ai pm romani Franco Ionta e Pietro Saviotti. Gli esperti dovranno accertare se siano stati scritti dalla stessa mano o, comunque, se la brigatista abbia partecipato alla realizzazione. E questo potrà servire anche a stabilire il ruolo che la donna riveste all'interno dell'organizzazione.
Intanto l'attenzione rimane concentrata sulla ricerca del covo. Un chiodo fisso per gli inquirenti che sono entrati in possesso di due mazzi di chiavi e che ora sperano di trovare la porta giusta da aprire. Si tratta di una comunissima chiave, senza alcuna indicazione che porti in un luogo preciso. Nel tentativo di trovarlo, gli investigatori della Digos non sembrano perdere di vista le regole base dei brigatisti, quelle indicate dalla direzione strategica numero 2. E cioè che i br fanno una vita quasi monacale, non vanno al cinema, non frequentano luoghi pubblici, vivono in appartamenti al primo piano per non dover prendere l'ascensore o fare le scale e incontrare qualcuno che li possa riconoscere. Preferiscono risiedere in quartieri anonimi, se affittano un appartamento non lo fanno mai direttamente, si accontentano di spazi piccoli, giusto per sopravvivere, spesso sono ospiti di persone fidate, escono la mattina presto e rientrano tardi, scelgono stabili senza portiere. Lioce e Galesi conoscevano a menadito queste regole. Il sospetto, quindi, è che dopo la bagarre seguita all'arresto della donna, il covo possa essere stato ripulito, oppure, se si ritiene che nei computer sequestrati vi possa essere qualcosa che conduca gli investigatori sul posto, possa essere stato abbandonato e considerato perduto.
Oggi, poi, contro il terrorismo, scenderanno in campo i sindacati. Una manifestazione unitaria dei direttivi di Cgil, Cisl e Uil si svolgerà all'Auditorium Parco della Musica. Sono stati invitati i rappresentanti dei partiti politici e interessati i presidenti di Camera e Senato, Pierferdinando Casini e Marcello Pera. I lavori saranno introdotti dall'intervento del segretario generale della Cisl Savino Pezzotta, cui seguirà Luigi Angeletti, e concluderà Guglielmo Epifani. Prenderanno la parola dirigenti e quadri sindacali, espressione delle diverse realtà territoriali particolarmente colpite dagli ultimi avvenimenti di matrice terroristica.

"Il Messaggero"
Torna l'inchiesta sulla scorta negata a Biagi:
ascoltati due agenti, archiviazione più lontana
dal nostro inviato RITA DI GIOVACCHINO
BOLOGNA- Il coinvolgimento di Nadia Lioce e Massimo Galesi nel delitto Biagi rischia di intrecciarsi con l'inchiesta bis della procura di Bologna, quella sulla scorta negata al giusvalorista ucciso dalle Br. Due agenti che facevano parte del servizio di protezione di cui Biagi ha usufruito per un anno, dal luglio 2000 al settembre del 2001, quando la protezione fu revocata in seguito alla circolare Scajola, sono stati interrogati ieri mattina dal pm Antonello Gustapane. La circostanza oggetto di accertamento riguarda il questore di Bologna Romano Argenio, nei giorni scorsi la moglie del professore ucciso dalle Br ascoltata dal magistrato aveva ribadito un'accusa che il marito aveva rivolto al questore: "Non mi ha neppure voluto ricevere".
Interrogato alcuni mesi fa il questore Argenio aveva detto di non aver mai saputo della richiesta di Biagi, ma ora l'indagine torna in alto mare. L'inchiesta sulle responsabilità ministeriali nella mancata protezione coinvolge non solo il questore e il prefetto di Bologna, ma anche i vertici dell'Antiterrorismo, ed era ormai alle ultime battute. Prima della sparatoria sul treno era circolata la notizia che il procuratore Di Nicola avrebbe archiviato l'indagine a fine mese, ora la decisione non appare più così scontata. E tornano gli interrogativi sul significato delle minacce telefoniche che il giusvalorista ha ricevuto nei mesi precedenti l'omicidio.
Non è costume delle Br mettere sull'avviso la futura vittima di un attentato. Sulla base di questa considerazione, fin dall'inizio, gli inquirenti hanno considerato separate le due inchieste. In altre parole le minacce sono venute da ambienti assolutamente diversi da quelli che hanno progettato, organizzato e compiuto l'attentato e cioè le Brigate rosse. Eppure mai come questa volta un omicidio era stato tanto annunciato, riaffiora il sospetto che qualcuno "sapeva" quello che stava per accadere e abbia voluto in qualche modo mettere sull'avviso Biagi ricorrendo all'antico sistema della telefonata anonima.
Nei giorni scorsi si era diffusa la notizia che erano state identificate tutte le utenze da cui erano partite le chiamate, effettuate tra l'agosto e l'ottobre del 2001. Non è vero, l'unica certezza è che una delle telefonate sia stata fatta dall'ufficio di Biagi all'università di Modena: notizia che aveva alimentato voci malevole sul fatto che il professore ne fosse l'autore. In realtà quella stanza era accessibile a molti e a quanto si è scoperto Nadia Lioce poteva avere un aggancio negli ambienti universitari. La seconda telefonata è partita da una cabina pubblica, ma è durata soltanto nove secondi: non è stato possibile identificarla. Le altre tre provengono da utenze "coperte" ed è tuttora in corso una superperizia su tabulati Telecom dove confluirebbero soltanto utenze protette o speciali. Un'indagine complessa e che potrebbe riservare molte sorprese, vi stava lavorando il tecnico informatico del Sisde, Massimo Landi, trovato impiccato nella sua abitazione.
 
 
 


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