Almanacco dei misteri d' Italia

 
La sparatoria sul treno (2 marzo 2003)
notizie del 2 marzo
2 marzo 2003 - SPARATORIA IN TRENO: UCCISI AGENTE POLFER E TERRORISTA GALESI, CATTURATA DESDEMONA LIOCE
Ansa on line
LE NUOVE BR TORNANO A COLPIRE: POLIZIOTTO UCCISO SUL TRENO
ROMA - Due terroristi hanno ucciso questa mattina durante una sparatoria sul treno Roma-Firenze poco prima delle 8,30 un agente della Polizia ferroviaria, Manuele Petri. Desdemona Lioce e Marco Galesi hanno reagito durante un normale controllo di documenti puntando le pistole contro due agenti della Polfer. Nella colluttazione che ne e' seguita Galesi avrebbe sparato e ucciso il soprintendente Petri, ferendo il suo collega Bruno Fortunato. Un terzo agente accorso, Giovanni Di Franzo, ha ferito a sua volta Galesi, riuscendo poi ad immobilizzare sia lui che la donna, grazie anche all'aiuto di un vigile urbano di Perugia che si trovava nello scompartimento. La Lioce ha ammesso la propria identita' e si e' dichiarata prigioniera politica. Il presidente Ciampi ha inviato un messaggio di cordoglio al capo della Polizia e ai familiari.
Secondo gli inquirenti i due terroristi arrestati preparavano un attentato. 'Erano in fase operativa e presumibilmente stavano preparando un attentato' e il loro comportamento inusuale per le Br, vecchie e nuove, spinge gli investigatori ad una serie di riflessioni, anche a conferma degli allarmi recenti. Intanto e' stata rafforzata la tutela al sottosegretario al Lavoro Mariagrazia Sestini, che vive ad Arezzo. Desdemona Lioce, 43 anni, farebbe parte del gruppo che avrebbe ricostruito le Brigate Rosse dopo la ritirata strategica del 1989. Ex esponente dei Nuclei Comunisti Combattenti (Ncc), e' irreperibile dal 1995. Il suo nome e' emerso, cosi' come quello di Galesi, anche nell'ambito dell'omicidio D'Antona. Marco Galesi, 37 anni, era latitante dal '98 quando era sparito durante un permesso dal carcere.
I due terroristi, da tempo nel mirino della Digos, sarebbero partiti questa mattina dalla stazione Tiburtina di Roma e il loro biglietto aveva come destinazione la stazione di Arezzo. Gli sviluppi della loro cattura vengono seguiti con grande attenzione dagli investigatori della questura della capitale. 'Avevamo visto giusto' si e' limitato a dire uno degli uomini che conducono le indagini. Nel borsone che avevano con se i due presunti terroristi sono stati trovati anche una microcamera ed un floppy disk, oltre a materiale cartaceo e ritagli di pubblicazioni. I documenti di identita' utilizzati dai due sono risultati rubati in bianco e poi falsificati. Il tutto e' al vaglio degli inquirenti.

Sparatoria treno: un super testimone sul treno racconta
PERUGIA, 2 MAR - La donna si e' alzata in piedi e ha puntato una pistola alla testa di un agente della Polfer. Aveva lo sguardo ''glaciale, non la dimentichero' mai'': a parlare e' un vigile urbano di Perugia, che stamani si trovava sul treno Roma-Firenze, fra le stazioni di Camucia e Castiglion Fiorentino, nello stesso scompartimento in cui e' stato ucciso Emanuele Petri. Il vigile urbano era diretto a Firenze, in compagnia della moglie, per una gita domenicale. Ha raccontato cosi' ai suoi colleghi di Perugia quei momenti: ''verso la stazione di Castiglion Fiorentino sono entrati nello scompartimento due agenti della Polfer che hanno chiesto i documenti ai passeggeri. Li hanno chiesti anche alla donna che si e' alzata ed improvvisamente ha puntato una pistola alla testa di un agente. Ci sono state grida nello scompartimento, gli agenti della Polfer hanno cercato di calmarla, anche io le ho detto di abbassare l' arma, poi e' cominciata la sparatoria. L' agente e' caduto a terra, hanno continuato a sparare. Sono rimasti feriti un altro agente della Polfer ed anche il compagno della donna. Finiti i colpi, mi sono alzato, mi sono gettato sulla donna e l' ho bloccata insieme ad un altro agente della Polfer''. Il vigile urbano, con il suo telefono cellulare, ha quindi chiamato il comando della polizia municipale di Perugia che ha avvertito la questura. ''Una donna con quello sguardo glaciale non l' avevo mai vista - dice - e non la dimentichero' mai piu'''

Sparatoria treno: Inquirenti, "Preparavano un attentato"
ROMA - ''Erano in fase operativa e presumibilmente stavano preparando un attentato''. Per gli inquirenti le modalita' della sparatoria di stamani, insieme con i risultati delle indagini dei mesi scorsi portano inevitabilmente a ritenere che Desdemona Lioce, insieme con l'uomo con cui e' stata arrestata, stessero per mettere a segno un attentato. La sparatoria suffraga e rafforza gli elementi raccolti nel corso delle indagini, coordinate dalla Procura di Roma, che proprio nei mesi scorsi si erano concentrate su una cellula di cui fa parte la Lioce e nei confronti della quale era stata emessa un'ordinanza di custodia cautelare.
E' normale, spiegano gli inquirenti, che appartenenti a gruppi terroristici si muovano con mezzi pubblici e con documenti falsi. E' invece del tutto inusuale che persone accorte e del loro calibro girino armate esponendosi apertamente in caso di controlli al pericolo (come e' avvenuto oggi) a meno che non siano in una fase critica della loro attivita'. Il comportamento di Lioce e Galesi spinge gli investigatori ad una serie di riflessioni, anche a conferma degli allarmi lanciati di recente dalle istituzioni che paventavano possibilita' di nuovi attentati.(

Sparatoria treno: Avevano anche microcamera e floppy disk
ROMA - Una microcamera ed un floppy disk: c'era anche questo nel borsone che Desdemona Lioce e Mario Galesi avevano con se' quando sono stati bloccati. Gli esperti dell'antiterrorismo stanno ora esaminando il contenuto del dischetto e controllando se e come sia stata usata la piccola telecamera. Nel borsone e' stato trovato anche materiale cartaceo e ritagli di pubblicazioni. I documenti di identita' utilizzati dai due sono risultati rubati in bianco e poi falsificati.

Sparatoria treno: Irreperibili figure chiave per Br-Pcc
ROMA - Gli irreperibili, persone generalmente intorno ai 40 anni, hanno un ruolo fondamentale nell' organigramma delle Br-Pcc, la sigla che sta dietro le piu' gravi azioni terroristiche degli ultimi anni: gli omicidi D' Antona e Biagi. E a quest' identikit corrispondono perfettamente Nadia Desdemona Lioce e Mario Galesi, arrestati oggi dopo la sparatoria sul treno Roma-Firenze, costata la vita ad un poliziotto. I due, secondo gli inquirenti, stavano preparando un attentato. Un' azione da tempo temuta dai servizi di intelligence, che nella loro ultima relazione avevano parlato di ''elevata minaccia'' delle Brigate Rosse. Tra i possibili obiettivi dei terroristi ancora i mediatori, come erano D' Antona e Biagi. Particolare attenzione, secondo Sisde e Sismi, va quindi rivolta a quanti ''a livello politico, sindacale ed imprenditoriale sono piu' coinvolti nella ricerca di mediazioni e soluzioni''. Proprio i brigatisti latitanti, secondo le analisi informative, ''potrebbero fornire un apporto, anche operativo, avvalendosi di una ridotta, ma efficiente struttura logistica sul territorio nazionale''. L' attivita' di ricerca da parte delle forze dell' ordine e' quindi ''volta ad individuare elementi resisi da tempo irreperibili, potenziali ambiti di reclutamento e fiancheggiamento, nonche' eventuali collegamenti all' estero, funzionali al progetto di costruzione del cosiddetto 'fronte combattente antimperialista'''. Gli irreperibili, dunque, come elemento chiave delle nuove Br, in stretto collegamento con gli irriducibili rinchiusi nelle carceri, come Antonio Fosso, Michele Mazzei, Francesco Donati e Franco Galloni: proprio nei confronti dei quattro brigatisti detenuti nel supercarcere di Trani e di Lioce, Galesi e Michele Pegna, il gip Maria Teresa Covatta ha emesso lo scorso 31 ottobre sei ordinanze di custodia cautelare, su richiesta della procura della Repubblica di Roma, nell' ambito delle indagini sull' omicidio D' Antona. Nell' ordinanza, si e' poi saputo in seguito, si faceva anche il nome dell' ex terrorista Michele Pegna, arrestato e poi scarcerato per un vizio di forma. Gli irriducibili, secondo l' intelligence, sono impegnati ''in un' intensa attivita' di elaborazione volta, da un lato a rivitalizzare il fronte delle carceri, dall' altro a garantire l' ortodossia Br e la continuita' con la strategia adottata all' esterno dalla cosiddetta 'avanguardia', con gli omicidi D' Antona e Biagi. In questo senso - aggiungono i servizi - e' oggetto di approfondimento l' ipotesi di un coinvolgimento di irriducibili nella stessa definizione delle linee d' intervento, al di la' del mero imprimatur alle azioni terroristiche''. Il ''nuovo'' terrorismo rosso affonda dunque chiaramente le radici nel passato: irriducibili da un lato e latitanti dall' altro esercitano una chiara influenza sulle strategie d' azione delle Br-Pcc, ancora guidate dallo slogan dell' ''attacco al cuore dello Stato''. Un gruppo che si ritiene formato da poche decine di persone, rigidamente compartimentato, con ben definiti ruoli logistici ed operativi ed ancora in grado di colpire. E la coppia Lioce-Galesi, intercettata oggi dalla polizia ferroviaria, probabilmente stava lavorando per mettere a punto un' altra azione.

Sparatoria treno: Nel vagone del conflitto a fuoco
AREZZO - Il treno interregionale 2304 Roma-Firenze era in perfetto orario quando tra le stazioni di Cortona Camucia e Castiglion Fiorentino e' avvenuta la sparatoria. Pochi i passeggeri a bordo del convoglio (formato da 5-6 vagoni) anche perche' essendo domenica mancavano i pendolari. Alla stazione di Terentola sono saliti tre agenti del locale distaccamento della polizia ferroviaria. Lo fanno abitualmente, per i normali controlli. Solitamente scendono alla stazione di Arezzo per poi tornare a Terontola in auto o piu' spesso con un altro treno. Anche stamani era un controllo di routine. La carrozza della sparatoria si trovava al centro del treno. Era di seconda classe, divisa in scompartimenti. Tra i passeggeri di quella carrozza c' erano anche alcuni ''punkabestia'' con i loro cani. Erano le 8,30 circa; alle 8,38 il treno doveva giungere alla stazione di Castiglione Fiorentino. I due terroristi erano da soli in uno degli scompartimenti: lei, capelli rossi, lui, stempiato, corpulento, cosi' come era fisicamente molto prestante anche il poliziotto ucciso, Emanuele Petri, che gli chiede i documenti. I documenti esibiti sono falsi ed i nomi che gli agenti leggono con il telefono cellulare al loro collega rimasto in ufficio a Terontola non risultano tra quelli delle persone segnalate. E' il momento della colluttazione e degli spari: il centralinista della Polfer di Terontola sente dei rumori sospetti, poi la comunicazione si interrompe perche' il telefono cade per terra. I passeggeri che sono negli altri scompartimenti della stessa carrozza si buttano a terra. Sono momenti di paura. Nella carrozza e' entrato, al rumore dei primi spari, pistola in pugno anche il terzo poliziotto. L' allarme e' stato gia' dato e pochi minuti dopo il treno entra nella stazione di Castiglione Fiorentino, dove gia' stanno arrivando due ambulanze del 118, macchine della polizia e dei carabinieri. Dal treno scende un poliziotto che trascina una donna ammanettata (e' Desdemona Lioce) e la assicura ad un palo lungo i binari. Poi risale di corsa sul treno a soccorrere i suoi colleghi. Con l' ambulanza giunta da Cortona c' e' anche il dott. Biagio Vignali. E' uno dei primi a salire sul vagone della sparatoria. Sul pavimento, vicino allo sportello, trova distesi tre uomini, due in divisa ed uno in borghese. Uno dei poliziotti e' gia' morto. Gli altri due feriti vengono caricati su altrettante ambulanze e portati all' ospedale di Arezzo. Mario Galesi, il presunto terrorista ferito, non si lamenta e non dice nulla. Intanto dal treno scendono tutti i passeggeri. Alcuni non hanno capito che cosa sia accaduto, e pensano ad un disservizio delle Ferrovie. Risaliranno meno di un' ora dopo sul treno successivo in arrivo da Roma che li portera' fino a Firenze, ma ormai tutti sanno di quel poliziotto ucciso e del suo collega ferito mentre facevano il loro lavoro, per la sicurezza dei passeggeri.

Sparatoria treno: Pm Di Nicola, nasce coordinamento
BOLOGNA - ''C' e' stato un coordinamento anche con Roma, oltre che con Firenze. Questo coordinamento sara' senz' altro utilissimo: e' un fatto sul quale conto molto''. Lo ha detto il Procuratore di Bologna Enrico Di Nicola, dopo aver partecipato ad Arezzo ad un vertice tra magistrati. Ci sono gia' spunti utili per l' inchiesta sull' omicidio Biagi? ''Tutto e' utile, pero' il materiale sequestrato ai due terroristi deve essere ancora esaminato e controllato. Quello che e' sicuro e' che questo materiale sara' trasmesso a Bologna e Roma se riguarda i processi condotti nelle due citta'''. ''Abbiamo fatto un coordinamento - ha aggiunto Di Nicola - e abbiamo deciso che tutto quanto riguarda i rapporti con la stampa sara' il Procuratore di Firenze, Ubaldo Nannucci, a tenerli''. Il Pm Paolo Giovagnoli, titolare dell' inchiesta sull' omicidio Biagi, e' stato anche alla Questura di Arezzo per vedere i reperti e il materiale sequestrato. ''Un fatto molto importante c' e' gia' - ha spiegato un inquirente - Lioce e Galesi sono due che erano ricercati per appartenenza alle Br. Questo e' fondamentale. Fino ad ora non era mai stato preso nessuno. Il resto e' da accertare. Stiamo lavorando per veder di capire cosa c' e' di utile per la nostra indagine. Per ora non c' e' niente di diretto, ma si tratta di uno snodo importantissimo''.

"Il nuovo"
Sparatoria in treno: muore Br e un agente della Polfer
Scontro a fuoco tra Roma con Firenze. Si tratta di Desdemona Lioce (foto ap) e Mario Galesi, che muore in serata. Secondo le forze dell'ordine, preparavano un attentato. Ferito un secondo agente.
AREZZO - Conflitto a fuoco sul treno Roma-Firenze. A usare le armi che hanno ucciso un agente della Polfer, Emanuele Petri, freddato con un colpo al collo, sarebbe stati due militanti delle nuove Br. Lei è Desdemona Lioce; lui Mario Galesi. I due brigatisti erano stati fermati per un controllo di routine. Ed è di nuovo allarme terrorismo interno in Italia.
Petri muore poco dopo: a sparare sarebbe stato Mario Galesi, che muore a sua volta nell'ospedale di Arezzo per le gravissime ferite riportate durante lo scontro in serata. Il decesso alle 21:15 nel reparto di rianimazione dell' ospedale: in un disperato tentativo di salvargli la vita, gli avevano asportato un rene e lo avevano operato al fegato. Nella sparatoria è rimasto ferito un altro agente, Bruno Fortunato. Le accuse contestate per la Lioce saranno di omicidio e tentato omicidio per finalità di terrorismo: lo ha spiegato il procuratore aggiunto di Firenze Francesco Fleury che insieme al collega Giuseppe Nicolosi seguirà l'inchiesta.
Lo scontro a fuoco: La sparatoria è avvenuta tra le stazioni di Camicia e di Castiglione Fiorentino, sul treno interregionale 2034, poco prima delle 8 e 30. Una pattuglia di due poliziotti, durante un controllo di routine, ha chiesto i documenti a due giovani, un uomo e una donna che sedevano da soli in uno scompartimento. Mentre i documenti venivano controllati il giovane ha estratto una pistola e l'ha puntata al collo di un agente, Emanuele Petri. Ci sarebbe stata una colluttazione al termine della quale sarebbe partito un colpo che ha trapassato il collo dell'agente. Petri è deceduto. Nello scontro è rimasto ferito al torace anche il collega di Petri, Bruno Fortunato. Un terzo agente, Giovanni di Franzo, accorso al rumore dello sparo, ha ferito l'aggressore e bloccato la donna che era con lui.
La coppia di terroristi, aderenti alla nuove Br: lei è Desdemona Lioce, aderente alle nuove Brigate Rosse, la donna arrestata per la sparatoria sul treno che collega Roma con Firenze. L'uomo con cui viaggiava, invece, potrebbe essere Mario Galesi, presunto terrorista. Nel conflitto a fuoco è morto un agente della Polfer, ed è rimato ferito un altro poliziotto. La donna sarà sottoposta alla prova dello stube.
La coppia seconso le ricostruzioni, sarebbe salita sul treno a Roma Tiburtina e aveva come destinazione Arezzo. Da tempo era nel mirino della Digos di Roma. Le ingagini puntano su un possibile covo a Roma dove i due militanti avrebbero trascorso la notte.
Lo scenario: secondo gli inquirenti la coppia era "in fase operativa e presumibilmente stava preparando un attentato". La sparatoria infatti rafforza gli elementi raccolti durante un'indagine della Procura di Roma, che si era concentrata su una cellula di cui farebbe parte proprio la Lioce. Nei suoi confronti era stata emessa un'ordinanza di custodia cautelare.
Il possibile obiettivo: potrebbe essere il sottosegretario al Lavoro Mariagrazia Sestini. Nei suoi confronti è stata rafforzata la tutlea. Il sottosegretario, infatti, vive ad Arezzo e questo ha fatto scattare un ulteriore allarme per la sua persona - già sotto protezione dopo gli attentati ai professori Biagi e D'Antona. La Sestini, però, invita alla prudenza sul presunto collegamento tra la sua persona e l'azione delle due Br.
Un testimone dello scontro a fuoco: La Lioce era glaciale, il suo sguardo non lo dimenticherò mai più. Poi aggiunge: è stata una vera esecuzione.
L'arrivo in questura della Lioce: la donna è stata trasportata imediatamente in questura ("capelli rossi, tranquillissima", la descrivono alcuni testimoni), mentre l'uomo è stato trasportato all'ospedale San Donato di Arezzo e sottoposto a intervento chirurgico. La Lioce, fredda e distaccata in un primo momento ha rifiutato di rispondere agli investigatori. Solo dopo essere stata riconosciuta dagli esperti dell'antiterrorismo ha confermato le proprie generalità. Avrebbe però affermato al momento di ammettere la propria identità: "Sono prigioniera politica". Per verificare se abbia sparato, gli inquirenti la sottoporranno alla prova dello stube.
Il giallo:Le forze dell'ordine stanno cercando anche un'altra donna, non italiana, che sembra essersi allontanata al momento della sparatoria. Forse viaggiava con la coppia, ma molto probabilmente, si tratta di una passeggera che, impaurita, ha fatto perdere le proprie tracce.
Le vittime: Emanuele Petri, 48 anni, viveva a Tuoro sul Trasimeno e aveva un figlio, mentre Bruno Fortunato, 46 anni, risiede proprio a Terontola ed è padre di due figli, un maschio e una femmina.
La salma di Petri è stata trasportata all'obitorio dell'ospedale di Arezzo. Qui sono giunti la moglie e il padre della vittima. L'uomo, disperato ha gridato: "Assassini, avete ammazzato il mio Manuele".
Le indagini : ad Arezzo sono, inoltre, immediatamente accorsi i magistrati. Il coordinatore del pool antiterrorismo di Roma Franco Ionta staintende prendere visione personalmente delle armi e dei documenti trovati in possesso dei due arrestati. Tra gli oggetti in possesso della coppia, una microcamera ed un floppy disk. Nel borsone è stato trovato anche materiale cartaceo e ritagli di pubblicazioni. I documenti di identità utilizzati dai due sono risultati rubati in bianco e poi falsificati. Presenti anche il procuratore della Repubblica di Arezzo Roberto Rossi. Nell'inchiesta è coinvolta anche la Digos di Firenze. Alla questura di Arezzo poco dopo le 13 sono arrivati anche il procuratore di Firenze, Ubaldo Nannucci, ed il pm Giuseppe Nicolosi. La Procura di Firenze infatti è competente nei reati di terrorismo. Sul posto anche gli investigatori che si occupano dell'omicidio di Marco Biagi. - "C' è stato un coordinamento anche con Roma, oltre che con Firenze. Questo coordinamento sarà senz' altro utilissimo: è un fatto sul quale conto molto". Lo ha detto il Procuratore di Bologna Enrico Di Nicola,dopo aver partecipato ad Arezzo ad un vertice tra magistrati. Ci sono già spunti utili per l' inchiesta sull' omicidio Biagi? "Tutto è utile, però il materiale sequestrato ai due terroristi deve essere ancora esaminato e controllato.

Desdemona Lioce, il ritratto
Ex esponente dei Nuclei Comunisti Combattenti, la donna è irreperibile dal 1995. Il suo nome compare per la prima volta nell'ambito dell'omicidio d'Antona.
ROMA - Nadia Desdemona Lioce, 43 anni, di Pisa, è un ex esponente dei Nuclei Comunisti Combattenti ed è irreperibile dal 1995. Il suo nome è emerso nell'ordinanza di custodia emessa nei confronti di Alessandro Geri, l'uomo accusato di essere il telefonista nell'ambito dell'omicidio d'Antona.
La Lioce farebbe parte del gruppo che avrebbe segnato la fase di ricostruzione delle Br. La donna è stata legata a Luigi Fuccini, arrestato a Roma nel 1995 perché trovato in possesso di armi.

Mario Galesi, il ritratto
L'uomo, 37 anni, è irreperibile dal 1998. E' ricercato nell'ambito delle indagini per l'omicidio d'Antona e per la ricostruzione delle nuove Brigate Rosse.
ROMA - Mario Galesi, 37 anni, era irreperibile e ricercato nell'ambito delle indagini per l'omicidio di d'Antona e per la costituzione delle nuove Brigate Rosse.
L'uomo è stato arrestato una prima volta nel 1986 quando aveva cercato i introdursi nello stadio Flaminio. L'accusa era di partecipazione a banda armata, ma dopo due giorni Galesi venne scarcerato per assoluta mancanza di prove.
L'uomo torna sulla scena nel '97 per una rapina che fruttò 120 milioni di lire, all'interno di un ufficio postale di Roma. Viene arrestato ma nel '98, sfruttando un permesso, sparisce dalla circolazione quando gli rimanevano pochi anni di carcere da scontare.
Il nome di Galesi risulta, insieme a quello della Lioce, nell'ordinanza di custodia cautelare nell'ambito delle indagini dell'omicidio d'Antona, emessa nei riguardi degli appartenenti alle Br - Pcc.

I due br erano "operativi". Stavano per colpire?
La stazione di arrivo fa pensare a un'azione nell'aretino. Rafforzata la scorta al sottosegretario al welfare Sestini. Sequestrato materiale cartaceo. E' anche possibile che i due stessero fuggendo.
di Gianni Cipriani
ROMA - Quando li hanno arrestati, con ogni probabilità, erano sul punto di partecipare ad un nuovo attentato brigatista o, quantomeno, avevano cominciato la cosiddetta "controinchiesta" per studiare spostamenti e abitudini della vittima designata.
L'arresto di Desdemona Lioce e di Marco Galesi, nella sua tragicità, dimostra che erano del tutto fondate le intuizioni di coloro che ritenevano che le Br-Pcc stessero per tornare in azione. Due arresti, inoltre, che provano in maniera definitiva che nelle nuove Brigate rosse sono effettivamente confluiti i vecchi militanti dei Nuclei comunisti combattenti, che negli anni '90 avevano realizzato una serie di mini attentati per alimentare la "fiammella" terroristica.
Galesi e la Lioce, in effetti, erano membri degli Ncc, e nei loro confronti, alcuni mesi orsono, era stato spiccato un ordine di custodia cautelare in quanto individuati come brigatisti. Quell'ordinanza, almeno fino a questa mattina, si basava più su prove logiche che su indizi concreti. Tuttavia - a differenza del caso Pegna - quasi tutti gli esperti ritenevano che effettivamente la Lioce e Galesi c'entrassero con il nuovo terrorismo.
L'uomo era infatti fuggito dopo un permesso, mentre la donna aveva fatto perdere le sue tracce pur non essendo ufficialmente ricercata.
Inoltre, come detto, nel volantino di rivendicazione di Massimo D'Antona, il giuslavorista consulente di Bassolino ucciso nel '99 a Roma, le Br-Pcc avevano sottolineato il ruolo degli Ncc nel rilancio del partito armato. Tant'è che gli esperti avevano subito detto che le nuove Br erano composte in parte dai vecchi irriducibili latitanti, in parte dalle nuove leve che si erano per così dire "formati" nelle organizzazioni minori.
Ma adesso l'individuazione di Galesi e della Lioce cosa aggiunge alle indagini? Da un lato poco, perchè nel buio che circonda i nuovi brigatisti la Lioce e Galesi erano stati tra i pochi individuati. Dall'altro lato, se le indagini imboccheranno la strada giusta, potrebbero rivelare moltissimo.
Stando alle prime indiscrezioni, infatti, i brigatisti avevano con loro peracchio materiale cartaceo e quindi l'esame di quei documenti potrebbe far svelare queli fossero gli obiettivi dei brigatisti e queli fossero le persone nel mirino. L'utilizzo del treno interregionale - erano saliti alla stazione di Roma Tiburtina con biglietto fino ad Arezzo - potrebbe significare che i due avessero una qualche attività riguardante la città toscana e il suo circondario. Da qui la decisione immediata degli inquirenti di rafforzare scorte e sorveglianza al sottosegretario al lavoro, Maria Grazie Sestini, che risiede proprio ad Arezzo.
Insomma, il tragico quanto casuale arresto di Lioce e Galesi, potrebbe aver sventato un attentato che era sul punto di essere realizzato. Altrimenti - nella logica brigatista - avrebbe un significato assai curioso quello di reagire con le armi ad un normale controllo dei documenti. A meno che - ed è questa l'ipotesi che si sta verificando - i due brigatisti fossero in qualche modo "in affanno", costretti a spostarsi senza validi documenti falsi e portando con loro le armi e i documenti dell'organizzazione.
E' quanto si capirà nelle prossime ore anche alla luce degli ulteriori accertamenti dna-perizie balistiche che verranno effettuati soprattutto in relazione a quanto emerso dai rilievi scientifici svolti in occasione degli omidici Biagi e D'Antona.

"La Repubblica" online
Il terrorista Mario Galesi che era rimasto ferito nel conflitto a fuoco è morto dopo un intervento chirurgico
Arezzo, sparatoria sul treno
muoiono agente e brigatista
Il poliziotto ucciso si chiama Emanuele Petri
Arrestata la complice: è Desdemona Lioce
AREZZO - Marc Galesi , il brigatista che questa mattina ha ucciso un agente della Polfer sul treno Firenze-Roma, è morto in serata all'ospedale di Arezzo. Gravemente ferito nel conflitto a fuoco con gli agenti della polizia ferroviaria, Galesi, 37 anni, era stato sottoposto a un delicatissimo intervento chirurgico.
Con lui, sul treno, c'era Desdemona Lioce, anche lei ricercata da anni ed esponente delle nuove Brigate Rosse. Il poliziotto ucciso dai due Br si chiamava Emanuele Petri ed aveva 48 anni. "Probabilmente stavano preparando un attentato", affermano gli inquirenti che indagano sul caso.
La sparatoria si è consumata in fretta sul treno interregionale Firenze-Roma. Sono le 8,30. Il treno è in viaggio tra le stazioni di Camucia e Castiglione Fiorentino, in provincia di Arezzo quando l'agente si reca nello scompartimento dei due. Chiede che gli facciano vedere i documenti. Un controllo di routine. L'uomo li consegna e accenna anche un sorriso di circostanza. Ma mentre i documenti vengono controllati estrae dal giubbotto una pistola calibro 7,65, la punta al collo di Emanuele Petri e gli intima di consegnargli la pistola di ordinanza. Lui, probabilmente, rifiuta. E partono i primi colpi di arma da fuoco. C'è una colluttazione. Nella sparatoria rimane ferito al torace anche un collega di Petri, Bruno Fortunato, di 46 anni, padre di due figli, ricoverato a Siena, già operato e giudicato fuori pericolo dai sanitari.
Accorre quindi un terzo agente, Giovanni Di Franzo, 46 anni. E' lui che spara, fermando il terrorista. Quindi blocca e ammanetta a un palo della luce Desdemona Lioce. Il treno si ferma alla stazione di Castiglione Fiorentino e Mario Galesi viene ricoverato all'ospedale San Donato di Arezzo. Dopo l'intervento chirurgico, la morte, in serata.
Desdemona Lioce viene invece condotta in Questura. In un primo momento non risponde alle domande e non fornisce le sue generalità. Sono gli uomini dell'antiterrorismo a identificarla. Pisana, 43 anni, irreperibile da anni, la Lioce farebbe parte del gruppo che avrebbe segnato la fase di ricostruzione delle Brigate Rosse, dopo la ritirata strategica del 1989. Il suo nome è emerso nelle indagini sull'omicidio di Massimo D'Antona, il consulente dell'ex ministro del Lavoro Antonio Bassolino. Anche Galesi è legato all'omicidio D'Antona. Il suo nome compare, insieme a quello di Desdemona Lioce, nelle sei ordinanze di custodia cautelare emesse il 31 ottobre 2002 dal gip Maria Teresa Covatta.

Nel manoscritto il magistrato trovò forti analogie con il delitto D'Antona: "E' opera di un'organizzazione militare"
Quegli appunti per un delitto trovati a casa di Mario Galesi
di CLAUDIA FUSANI
Questo articolo apparve sulla Repubblica del 15 dicembre 2002. In esso si parla di un manoscritto trovato nel domicilio di Mario Galesi, il presunto brigatista ferito nella sparatoria del Roma-Firenze, allora latitante. Nel documento di cui riferisce l'articolo gli inquirenti trovarono forti analogie con l'omicidio di Massimo D'Antona avvenuto il 20 maggio 1999.
ROMA - Ventiquattro righe per pianificare un attentato, sicuramente armato, forse un omicidio. Un appunto che "inquieta" e che in alcuni particolari assomiglia a quello che poi è successo il 20 maggio 1999 in via Salaria a Roma quando le Br-pcc hanno freddato il professor Massimo D'Antona. Il documento è stato trovato e sequestrato a Jerome Cruciani e Mario Galesi, militanti dei Nuclei comunisti combattenti arrestati per rapina nel '98. Galesi è agli arresti domiciliari quando, sempre nel 1998, deve scontare poco più di un anno, decide di scomparire e diventare latitante.
Dalla fine di ottobre scorso Galesi, tuttora introvabile, è anche ricercato dalla procura di Roma per banda armata e perché organico alle nuove Br-pcc. Fa parte del gruppo di sette persone che, secondo il pool Antiterrorismo della procura di Roma, sarebbero le nuove Br-pcc in attività: la mente in carcere, cioè gli irriducibili come Mazzei, Fosso, Donati e Galloni accusati di aver preparato la bozza della rivendicazione D'Antona; gli ex Nuclei comunisti combattenti, i "raccordi" cresciuti e confluiti nelle Br-pcc, come Nadia Desdemona Lioce e Mario Galesi, irreperibili la prima del 1995, il secondo dal 1998; infine l'ex di Prima Linea, da ieri ricercato in mezza Italia, Michele Pegna. Nell'ordinanza di custodia cautelare il gip non coinvolge mai direttamente Galesi all'omicidio D'Antona o Biagi. Scrive però che "gli appunti sequestrati manifestano l'opera di una organizzazione di tipo militare preceduta da una capillare inchiesta sul territorio volta ad un'azione contro un non meglio precisato obiettivo e devono essere considerati con estrema attenzione alla luce della ripresa dell'attività terroristica delle Br-pcc concretizzatesi negli omicidi D'Antona e Biagi".
Il documento occupa la parte centrale dell'ordinanza di custodia. Il gip ritiene opportuno trascriverlo integralmente. Sembra in codice, è pieno di sigle e cifre: "Ipotesi con 2 mezzi per blocco su Coll.Fio (un mezzo) su piazzola. Il Mezzo L.no Belli sq.op. (1p). L1 accensione mezzi segn. per sq.op. L2 parte Fio si immette anche se non vede nulla poiché nella fase iniziale della partenza Fio è lento e può essere agevolmente superato dalle macchine immediatamente successive che arrivano alla fine della discesa in accelerazione. Fio deve comunicare a II M2 il momento esatto dell'immissione... quando Fio avvisa M2 mette la freccia e frena. M2 lo supera e punta l'obiettivo. La sq.op. dovrà partire coordinata con M2...".
Più avanti si parla di "squadra operativa posizionata dietro cartelloni", di una "strada che permette il passaggio agevole di tre autovetture nei pressi del benzinaio", di squadre di riserva che "intervengono a vista". Non ci sono, almeno nell'ordinanza, riferimenti di tempo o luogo. Impossibile dunque dire quando questo piano, e quelle che sembrano le sue variabili di riserva, sarebbe dovuto diventare esecutivo. Di certo, scrive il gip, questa è "l'opera di un'organizzazione di tipo militare, preceduta da una capillare inchiesta sul territorio, volta ad un'azione contro un obiettivo apparentemente in movimento che dovrebbe essere bloccato da più mezzi e persone". Qualche riga più sotto, il gip indica alcune coincidenze fra l'appunto sequestrato e l'attentato di via Salaria. Nell'omicidio D'Antona, ad esempio, "sono stati utilizzati due furgoni rubati, che sono stati poi parcheggiati in via Salaria dove è avvenuto l'omicidio" e nei pressi di un cartellone. In via Salaria, inoltre, "l'attenzione degli investigatori fu immediatamente colpita dalla presenza di due bloccapedali inseriti sui mezzi così come era stato rilevato sull'auto utilizzata da due militanti Ncc per un'altra rapina a Roma nel 1995". Non solo: "Uno dei due furgoni utilizzati nell'attentato al professor D'Antona è stato rubato pochi giorni prima dell'omicidio in via Donati, vicino a dove risiedeva Galesi al momento dell'inizio della sua latitanza".
Il gip non trae conseguenze da queste coincidenze. Le annota e aggiunge che la latitanza di Galesi è giustificata solo da una scelta politica-ideologica, "una clandestinità operativa nell'ambito dell'organizzazione".

"Il Corriere della sera" online
Sulla linea Roma-Firenze. Gli inquirenti: preparavano un attentato
Tornano le br, ucciso un poliziotto in treno
La vittima è un agente della polfer. A sparare Mario Galesi, che muore in serata, e Desdemona Lioce, latitanti br
ROMA - Torna l'allarme per il terrorismo interno in Italia. E ancora una volta con un fatto di sangue. Un agente della Polizia ferroviaria, Emanuele Petri, è stato freddato a bruciapelo, stamattina, sul treno roma-Firenze. Ucciso dopo aver chiesto i documenti a un ragazzo e una ragazza in viaggio sul treno Roma-Firenze. Lei, si è scoperto più tardi, è Nadia Desdemona Lioce, ricercata per banda armata e legata alle Nuove Br. E' stata catturata ed è in carcere. Si rifiuta di rispondere alle domande degli inquirenti e si è dichiarata prigioniera politica. Il suo complice - ferito nel conflitto a fuoco - è Mario Galesi, come lei latitante. Galesi è poi morto in serata dopo essere stato operato per le fatali ferite al polmone e all'addome.
Desdemona Lioce e Mario Galesi sono ritenuti da investigatori e magistrati fra gli esponenti di spicco dei Nuclei comunisti combattenti romani e veneti dei primi anni novanta, che a partire dall'omicidio D'Antona, si trasformarono nelle "Brigate Rosse-Partito comunista combattente", ovvero il "trait d'union" fra vecchio e nuovo terrorismo.
I FATTI - L'agente ucciso era di pattuglia con un suo collega. Il loro era un controllo di routine. I poliziotti si sono affacciati nello scompartimento e hanno chiesto i documenti ai passeggeri. All'improvviso, come hanno raccontato i testimoni, la donna ha puntato la pistola alla tempia di uno dei sue agenti e nel giro di pochi istanti la situazione è diventata incontrollabile.
Emanuele Petri, 48 anni, di Tuoro sul Trasimeno (Perugia) e padre di un figlio, non ha avuto scampo. Il suo collega, Bruno Fortunato, di 46 anni, padre di due figli, è invece rimasto ferito gravemente. È stato sottoposto a intervento chirurgico al policlinico di Siena. Dopo l'intervento, durato un paio di ore, è stato ricoverato nel reparto di rianimazione con riserva di prognosi. È stato confermato che ha una lesione epatica e una ferita al polmone. La sparatoria è avvenuta mentre il treno era nei pressi di Terontola, vicino Arezzo.
LA CITAZIONE DEL MINISTRO - Il nome di Desdemona Lioce, la donna arrestata oggi per la sparatoria sul treno Roma-Firenze, era stato fatto dal ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, nell'audizione dello scorso 27 gennaio alle commissioni congiunte Affari Costituzionali e Difesa della Camera. Il ministro, parlando sul tema della violenza politica e del terrorismo, aveva sottolineato "l' assiduo impegno investigativo che ci ha consentito di individuare e catturare elementi di spicco delle Br-Pcc, già condannati per gravi delitti e latitanti all' estero". Tra le operazioni più significative, Pisanu aveva segnalato "quella conclusa nello scorso ottobre, nel quadro delle indagini relative all'omicidio D'Antona, nei confronti dei terroristi Michele Mazzei, Francesco Donati, Francesco Galloni e Antonino Fosso, tutti già condannati all'ergastolo per omicidio, che, nel carcere di Trani, secondo quanto finora accertato dalla magistratura, avevano elaborato documenti preparatori della rivendicazione dell' assassinio". Nello stesso contesto d' indagine, aveva aggiunto, "sono stati emessi provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di tre ex militanti dei Nuclei comunisti combattenti, Nadia Desdemona Lioce, Mario Galesi e Michele Pegna, accusati di appartenere alle Br-Pcc".

Sparatoria treno: si fa strada l'ipotesi di un covo a Roma per i due terroristi
ROMA - Nadia Desdemona Lioce e Mario Galesi, i due presunti terroristi arrestati stamane ad Arezzo, sarebbero partiti molto presto questa mattina dalla stazione Tiburtina di Roma. Un particolare che porta gli inquirenti a pensare che i due abbiano trascorso la notte in un covo nella capitale e che provenissero da altre localita'.

ANSA:
Nella vicenda dell'arresto dei due presunti terroristi "ho trovato la conferma e l'esattezza di un'analisi antica". Lo ha detto Giovanni Pellegrino, ex presidente della commissione bicamerale sulle stragi.
"Subito dopo l'omicidio D'Antona - ha spiegato Pellegrino - facemmo queste considerazioni in commissione stragi, lavorando sul materiale che ci fu dato dai Carabinieri dei Ros e dall'Ucigos. Allora dicemmo che queste nuove Br, inaspettatamente tornate in azione, non venivano dal nulla, ma erano filiazione estremamente probabile dell'ultima stagione della Br. E facemmo riferimento proprio al gruppo toscano - ha ricordato Pellegrino - al quale si dovevano gli omicidi di Ruffilli, Tarantelli e Conti".
"Noi - prosegue Pellegrino - ragionammo su evidenti legami ideologici ma anche su considerazioni banali: se si fosse trattato di un fenomeno nuovo ci saremmo potuti aspettare la consueta escalation dei gruppi terroristici, cioe' il sequestro temporaneo, poi quello lungo, le gambizzazioni e gli omicidi. Invece loro - ha sottolineato Pallegrino - rientrano in azione e ricominciano ad uccidere e il discorso si era interrotto con l'omicidio Ruffilli. Dunque chi ha ucciso D'Antona viene gia' da esperienze omicidiarie, non e' un neoterrorista, e' gente che uccide perche' ha gia' ucciso".

Una continuita' tra vecchie e nuove Br "e' difficile da trovare perche' la stagione della lotta armata si era chiusa negli ultimi anni. C'e' da chiedersi semmai perche' e' ripresa." Lo ha dichiarato l'on.Gaetano Pecorella, presidente della commissione giustizia della Camera commentando la sparatoria di oggi sul treno Roma-Firenze, che ha portato alla morte di un agente della Polfer e all'arresto di Desdemona Lioce e Mario Galesi.
"La cosa da capire - ha detto Pecorella - non e' solo se c'e' continuita', ma quali sono gli obiettivi che si propongono oggi. All'epoca i terroristi erano nati e si erano attivati sull'illusione rivoluzionaria che oggi, credo, non esiste piu'".
"Cosa vogliono? Perche' lo fanno?" si chiede Pecorella osservando che "non esistono piu' nemmeno i retroterra di un tempo nell'Europa dell'Est". Per il parlamentare-avvocato cio' che si deve andare a "cercare" e' il terreno di coltura in cui si sviluppano e l'ideologia alla quale si ispirano le nuove br.
Per Pecorella, infine, "e' necessario avere piu' considerazione per i sacrifici delle forze dell'ordine e per chi di loro spesso perde la vita. Bisogna ripensare al loro trattamento perche' meritano maggior considerazione".

"Alessandro Geri non ha nulla a che vedere con Nadia Desdemona Lioce". Lo ha detto il legale del giovane, avvocato Rosalba Valori precisando che "nell' ordinanza di custodia a carico di Geri si faceva il nome della Lioce ma sottolineando che i due non si sono mai conosciuti ne' mai frequentati".
Geri fu accusato dalla Procura di Roma di aver rivendicato telefonicamente l' omicidio dell' economista Massimo D' Antona, ma non di essere un componente del gruppo armato.
"La Lioce - ha proseguito il legale - compariva nella ricostruzione delle nuove Brigate Rosse, in questo ambito si supponeva che la donna potesse farne parte". L' avv. Valori ha ricordato anche che la posizione di Alessandro Geri e' stata archiviata nel novembre scorso, in quanto completamente estraneo all' omicidio del consigliere economico di Antonio Bassolino.

Il biglietto dei due presunti terroristi che viaggiavano sul treno Roma-Firenze avrebbe avuto come destinazione la stazione di Arezzo. Partiti da Roma dalla stazione Tiburtina intorno alle 7 con il treno interregionale numero 2034 Desdemona Lioce e Mario Galesi sono stati fermati solo pochi chilometri prima di Arezzo.

Desdemona Nadia Lioce e Mario Galesi: due ricercati che oggi hanno firmato con il sangue la loro appartenenza alla galassia delle nuove BR, confermando le ipotesi degli investigatori che da tempo li avevano indicati come esponenti del terrorismo.
Nadia Desdemona Lioce, 43 anni, era irreperibile dal 1995. E' nata a Foggia ma aveva lasciato la citta' pugliese da moltissimi anni, trasferendosi con la madre in Toscana. A Pisa Nadia Desdemona Lioce fino all' inizio del 1995 risulta convivente con Luigi Fuccini, 42 anni, pisano. Proprio questo suo legame fornisce agli investigatori l' indicazione dei suoi legami con i gruppi terroristici: nel febbraio 1995, infatti, Luigi Fuccini viene arrestato a Roma insieme a Fabio Matteini, 42 anni, fiorentino. Entrambi si proclamano appartenenti ai Nuclei comunisti combattenti e prigionieri politici dopo essere stati fermati dalla polizia per un normale controllo e trovati in possesso di armi. Il giorno dopo l'arresto del suo compagno la donna si allontana dalla citta' toscana e di lei non si sa piu' nulla. Nel 1997 la digos di Firenze la segnala alla magistratura per i suoi presunti collegamenti con gli Ncc. Dopo l' omicidio D'Antona la Lioce ritorna alla ribalta: circola prima solo il suo nome di battesimo, Desdemona, poi le sue generalita' complete, tanto che la famiglia, tramite il proprio avvocato, diffonde una nota per rilevare che Nadia Desdemona "e' una libera cittadina, mai sottoposta ad alcun procedimento penale per reati associativi ne' di altra natura". Ma il 16 maggio 2000 il suo affiora nell' ordinanza di custodia emessa nei confronti di Alessandro Geri, l' uomo che era stato accusato di essere il telefonista nell' omicidio D' Antona. E il 31 ottobre 2002, sempre nell' ambito delle indagini sull' omicidio D' Antona, il gip Maria Teresa Covatta emette sei ordinanze di custodia cautelare nei riguardi di presunti appartenenti alle Br-Pcc, su richiesta della procura della Repubblica di Roma: si tratta degli irriducibili Antonino Fosso, Michele Mazzei, Francesco Donati e Franco Galloni e di due irreperibili, appunto la Lioce e Mario Galesi. Nel capoluogo toscano la digos perquisisce le abitazioni dei familiari della Lioce ed anche l' abitazione di un altro familiare a Foggia. Il nome di Desdemona Lioce era poi stato fatto dal ministro dell' Interno, Giuseppe Pisanu, nell' audizione dello scorso 27 gennaio alle commissioni congiunte Affari Costituzionali e Difesa della Camera dedicata all'azione contro la violenza politica e il terrorismo.
Mario Galesi, il terrorista che ha sparato e ucciso e che e' rimasto ferito, ha 37 anni. Era anche lui irreperibile e ricercato, nell' ambito delle indagini per l' omicidio D' Antona, per la ricostituzione delle Brigate Rosse. A differenza della Lioce, Galesi ha dei precedenti specifici come militante illegale. Un prima volta era stato arrestato nel 1986, quando, insieme ad alcuni complici, aveva cercato di introdursi nello stadio Flaminio. L' accusa era stata quella di partecipazione a banda armata, ma due giorni dopo era stato scarcerato per mancanza di indizi.
Galesi torna sulla scena una decina d'anni dopo, nel 1997. Viene preso infatti (insieme a Jerome Cruciani) in seguito ad una rapina da 120 milioni di lire in un ufficio postale in via Radicofani, a Roma. Un'azione che, per le sue modalita' fa pensare ad un tentativo di autofinanziamento di gruppi terroristici. Nel '98, sfruttando un permesso, Galesi sparisce dalla circolazione quando gli rimanevano pochi anni di carcere da scontare. Il nome di Galesi riappare quindi, insieme a quello della Lioce, il 31 ottobre dello scorso anno, nell' ordinanza di custodia nell' ambito delle indagini sull' omicidio D' Antona, emessa dal gip Maria Teresa Covatta nei riguardi di presunti appartenenti alle Br-Pcc, su richiesta della procura della Repubblica di Roma.

"Una ragazza molto vivace e appariscente": cosi' descrive Desdemona Lioce un suo ex compagno di classe che con la donna ha frequentato i tre anni della scuola media nell' istituto "Carducci" di Foggia.
"Aveva un modo di parlare - racconta Maurizio De Tullio, ora impiegato in un ente pubblico - che la faceva apparire piu' matura rispetto all'eta' degli altri nostri compagni di classe". "Una ragazza molto loquace, anche se - ricorda l' uomo - non era un granche' a scuola perche' otteneva appena la sufficienza in tutte le materie".
Nella classe della scuola media frequentata a Foggia da Desdemona Lioce in quegli anni c'era ancora l' abitudine di separare i banchi delle ragazze da quelli dei ragazzi. "Lei - ricorda De Tullio - era seduta accanto ad una ragazza originaria di Bolzano i cui genitori, ricordo, lavoravano a Foggia". "Proprio la vicinanza della sua amica di banco, che era una ragazza molto aperta, aveva influito, ritengo, - afferma l' uomo - sul carattere di Desdemona, rendendola un po' meno provinciale rispetto alle altre compagne di scuola". "Abitualmente dopo le ore scolastiche Desdemona - ricorda De Tullio - preferiva rimanere in casa e non frequentava gli abituali luoghi di ritrovo delle amiche e degli amici della sua stessa eta'".
"Per come si esprimeva - aggiunge l' uomo - mi ha sempre dato l' idea di una sognatrice, di una ragazza che aveva grandi progetti per il suo futuro ma che non aveva voglia di renderli noti a noi compagni di classe, probabilmente perche' ci vedeva ancora come dei ragazzini mentre lei appariva piu' matura". "Quando Desdemona ha terminato la scuola media - continua il racconto dell' uomo - ha perso i contatti con la gran parte dei compagni di classe che poi, comunque, si sono ritrovati tra loro in altri istituti o comunque si sono continuati a frequentare". "Foggia - aggiunge - e' una citta' piccola e non mi e' mai capitato di incontrarla per strada e neanche ad altri amici che la conoscevano". "Nonostante siano passati tanti anni, di Desdemona - afferma Maurizio De Tullio - ricordo soprattutto il sorriso: aperto e sempre luminoso. Era una ragazza che scherzava spesso e non era affatto malinconica". "Con il ricordo che ho di quando eravamo ragazzini e andavamo in classe insieme - conclude l' uomo - non riesco ora ad immaginarla come una persona coinvolta in un fatto di sangue come quello accaduto ad Arezzo".

Si calcola che siano circa 140 i terroristi di sinistra italiani ancora latitanti. Di questi, almeno un centinaio sarebbero rifugiati in Francia. Alla galassia degli irreperibili appartenevano anche Desdemona Lioce e Mario Galesi, arrestati oggi dopo una sparatoria sul treno Roma-Firenze. Negli anni scorsi, fonti investigative avevano segnalato la presenza della Lioce proprio in Francia.
Tra i latitanti, circa 40 sono stati condannati per fatti di sangue, gli altri per altri reati. Secondo gli inquirenti, proprio alcuni irreperibili, come la stessa Lioce, Nicola Bortone (arrestato pero' nel marzo 2002 in Svizzera), la moglie Simonetta Giorgieri, Carla Vendetti, Tammaro Dell' Omo e Guido Minnone sarebbero tra i fondatori delle nuove Brigate rosse, responsabili degli omicidi D' Antona e Biagi.
Tra i latitanti che si sono rifugiati in Francia e per i quali le autorita' francesi hanno negato l' estradizione, ci sono anche Sergio Tornaghi, condannato all' ergastolo e legato alla colonna milanese Br Walter Alasia e Roberta Cappelli, della colonna romana. In Francia sono rifugiati, oltre a Simonetta Giorgieri e Carla Vendetti, anche Oreste Scalzone, ex leader di Potere Operaio e Giorgio Pietrostefani, condannato con sentenza definitiva per l' omicidio del commissario Calabresi.
Parigi e' diventata la meta dei componenti delle Brigate rosse dopo che l' ex presidente Francois Mitterand aveva promesso che "nessuno sarebbe mai stato estradato, qualunque fosse stata la decisione dei tribunali francesi".

Il nome di Desdemona Lioce come di uno dei possibili protagonisti di una nuova stagione delle Brigate rosse - quella che si era aperta con l' uccisione di Massimo D' Antona - era venuto alla luce, nei primi giorni del giugno 1999, contestualmente a un riferimento investigativo che portava direttamente ad Arezzo, dove la donna e Mario Galesi sembra fossero diretti stamani. Nell' ambito delle indagini sull' omicidio del collaboratore economico dell' allora ministro Antonio Bassolino si era saputo che gli investigatori erano alla ricerca di una utilitaria bianca, segnalata alla vigilia dell' attentato, che aveva una targa falsificata con i numeri di una immatricolazione 'legale' di un' auto di Monte San Savino, comune che e' appunto a pochi chilometri da Arezzo. Un elemento che, assieme a molti altri dati, aveva ribadito il ruolo chiave, anche se apparentemente defilato, che la Toscana ha avuto nella storia delle Br, a partire dal sequestro Moro. Il 31 ottobre scorso Desdemona Lioce - foggiana trasferita a Pisa, legata al pisano Luigi Fuccini dei Nuclei comunisti combattenti e sparita dalla circolazione due mesi prima che Fuccini fosse arrestato a Roma insieme a un fiorentino, Fabio Matteini - viene indicata dal gip di Roma come una dei presunti appartenenti alle Br-Pcc. Nell' ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Maria Teresa Covatta nell' ambito dell' inchiesta D' Antona, il nome Di Desdemona Lioce figura insieme a quello di Michele Mazzei, ex operaio di Castelnuovo Garfagnana (Lucca) e brigatista irriducibile. Mazzei e' uno dei protagonisti, insieme a un' altra coppia di irriducibili toscani, Fabio Ravalli e Maria Cappello, della precedente stagione delle Br-Pcc, quella che si chiude nel 1989 con una catena di arresti e che era culminata negli assassini dell' ex sindaco di Firenze Lando Conti (10 febbraio 1986) e del senatore Roberto Ruffilli (16 aprile 1988).
Desdemona Lioce potrebbe aver ricevuto, insieme ad altri compagni entrati in clandestinita' dopo esperienze del tipo dei Nuclei comunisti combattenti, come Mario Galesi, l' eredita' di quella generazione di Br-Pcc. Eredita' forse anche in termini di qualche punto di riferimento logistico in Toscana, come e' sempre stato nella tradizione brigatista.
Sull' asse Firenze-Pisa-Viareggio-Massa Carrara si era mossa un' altra figura di spicco del brigatismo toscano, Simonetta Giorgieri, carrarina, riparata in Francia insieme ad Anna Mutini, vedova di Umberto Catabiani (ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia nella pineta di Migliarino, a Viareggio), a cui Barbara Balzerani aveva affidato l' incarico di costituire il Comitato rivoluzionario toscano delle Br.
Invece di trasformarsi in vera e propria colonna brigatista, come in un primo tempo era stato progettato, il comitato, di cui faceva parte anche Giovanni Senzani, era stato utilizzato per un ruolo molto importante - soprattutto di supporto logistico e di retrovia - per varie campagne delle Br, fra cui anche quella del sequestro Moro. Lo aveva rilevato, fra gli altri, anche il senatore Giovanni Pellegrino - ex presidente della commissione stragi - in un suo libro sulle nuove Brigate rosse.
Durante i 55 giorni del sequestro, il comitato esecutivo delle Br - spiegava Pellegrino sulla base di indagini della procura di Firenze - si sarebbe riunito a Firenze per gestire le varie fasi del rapimento in un appartamento comprato da un architetto fiorentino membro del comitato. Un appartamento che, notava Pellegrino, si trovava proprio sul percorso dell' autobus su cui Lauro Azzolini - uno dei leader delle prime Br - aveva smarrito un borsello con un mazzo di chiavi che avrebbe poi portato all' appartamento di Via Monte Nevoso, a Milano, dove vennero trovate le carte di Moro.
 
 
 

 

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