Almanacco dei misteri d' Italia

 
La sparatoria sul treno (2 marzo 2003)
notizie del 9 marzo
9 marzo 2003 - SPARATORIA TRENO: DAI GIORNALI
ANSA:
I medici hanno definitivamente sciolto la prognosi per Bruno Fortunato, l' agente della Polfer ferito domenica scorsa ad Arezzo durante il conflitto a fuoco con due componenti delle Nuove Brigate Rosse, avvenuto sull' interregionale Roma-Firenze.
L' agente e' stato dichiarato definitivamente fuori pericolo dai medici del policlinico delle Scotte di Siena dove era ricoverato e dove, giovedi' scorso, giorno dei funerali del collega Emanuele Petri, morto nel conflitto a fuoco, era stato visitato dal ministro dell' interno, Giuseppe Pisanu, che gli aveva consegnato la medaglia d' oro al valor civile. Pisanu era accompagnato dal capo della polizia Gaetano Di Gennaro.

"Il Resto del Carlino"
La bibliotecaria: "Un falso studente mi ha ingannata"
Biagio Marsiglia
MODENA - "Questa storia mi farà impazzire...". Rita, la bibliotecaria con l'ufficio vicino a quello di Michele Tiraboschi, lo stesso che fu del maestro Marco Biagi, abita appena fuori dal centro di Modena, in mezzo al verde. A pochi metri dal vecchio appartamento che era diventato troppo piccolo per la famiglia. Il marito è fuori, mentre lei è lì, in casa, a fare i mestieri e a fare la mamma.
"Quei due? Mai visti"
"Quel foglietto me lo vedo davanti agli occhi giorno e notte, oramai... - ha detto a un amico - non so come possano averlo avuto in mano quei due lì, la Lioce e quel Galesi, due brigatisti... Io coi brigatisti non c'entro nulla. Non li ho mai visti quei due, nè all'università nè in un altro luogo".
Ha gli zigomi larghi, Rita. Un bel sorriso, i capelli un po' mossi, scuri, che le ricadono appena sulle spalle. La voce è garbata. "Quello è un banale foglietto come i tanti su cui io sono solita scrivere appunti - racconta lei - un pezzo di carta bianco con gli angoli sgualciti. Forse è un A4 tagliato in due... insomma uno di quei fogli da fotocopiatrice... quei pezzi di carta che infili nei libri per tenere il segno, che dai agli studenti se ti chiedono qualcosa... Io però lì sopra ci ho scritto solo il mio cognome e il mio nome, non quel numero di codice fiscale, che dovrebbe essere il mio ma è sbagliato e incompleto. Così come non ho scritto io quei numeri di telefonini cellulari...".
Un altro perquisito
Rita non è indagata, la magistratura per ora non ha riscontrato nulla di strano nelle sue dichiarazioni, ma continua a cercare. Come cerca sull'altro personaggio perquisito a Modena, un caporeparto di un noto ipermercato cittadino. Si chiama Stefano, ha cambiato catena un anno fa. Era suo uno di quei due numeri di telefono annotati sull'ormai famoso foglietto della Lioce, l'altro è di un pizzaiolo romano di Tor Bella Monaca, perquisito pure lui. E anche lui, come Rita, non sa proprio spiegare alla polizia come facessero i due brigatisti ad avere il suo numero. "In vita mia - ha messo a verbale Stefano - non mi sono mai occupato di politica. Leggo poco i giornali e guardo ancora meno la televisione. Non ho mai conosciuto Desdemona Lioce e neanche il suo uomo, Galesi... io non so nemmeno cosa siano le Brigate Rosse... Potete guardare dappertutto, non ho segreti".
"Non voglio avvocati"
Un po' quello che ha ripetuto la sua compagna di sventura, Rita la bibliotecaria, che a Economia lavora dal '76 e ha saputo guadagnarsi la stima e l'affetto di tutti. "L'avvocato non lo voglio - confida lei - non mi serve... Adesso devo aspettare, poi si vedrà... spero che la questione si chiarisca in fretta, perché mi fa stare davvero male...". Ma quel biglietto trovato in tasca alla Lioce, come diavolo ci sarà finito? "Mi hanno fatto vedere le foto dei bigatisti - ha raccontato la bibliotecaria - ma io non ho riconosciuto la Lioce nè alcuno dei personaggi schedati, no... mai visti... E' pur vero che davanti a me si presentano tremila persone... è un via vai continuo, la nostra biblioteca è frequentatissima... Non posso ricordare tutti. Forse la spiegazione più semplice è che qualcuno mi si sia presentato come studente e invece non lo era... ma non so proprio, non so...". All'università l'aspettano, non credono che lei sia la talpa del caso Biagi o di Tiraboschi. "Rita è una persona splendida - ripetono tutti, anche il preside di Economia Andrea Landi - se scrivete di lei tenetene conto... Non possiamo escludere che le Brigate Rosse siano riuscite a entrare qui dentro, a spiarci, ma sui collaboratori che danno l'anima ci sentiamo di poter dire che senz'altro non c'entrano nulla con questa brutta faccenda.. Speriamo che la polizia faccia in fretta...".
E intanto agenti dell'antiterrorismo in borghese lavorano sodo per bonificare tutta la zona. Domani arriva Carlo Azeglio Ciampi, il Presidente della Repubblica. E allora lì sigillano i tombini, chiudono le buchette delle lettere e spostano i bidoni del rusco. Meglio non rischiare.
dall'inviato

"Il Mattino"
L'ultima ipotesi emersa in un vertice al Viminale
DALL'INVIATO A FIRENZE GIGI DI FIORE
Il suo nome era tra i "controllati" nell'inchiesta della Procura di Bologna, nei giorni successivi all'omicidio Biagi. Un passato di impegno politico, un presente di dipendente in un supermercato di Modena. È Stefano P., la terza persona perquisita su disposizione della Procura di Firenze. Sugli appunti trovati nei fogliettini in possesso di Nadia Desdemona Lioce, c'era il numero del cellulare, senza prefisso, dell'uomo. Attraverso il numero, la Digos è arrivata al suo nome e alla sua utenza telefonica fissa che era stata "sotto controllo" dopo l'omicidio Biagi.
Ma anche Stefano P., cui gli agenti hanno sequestrato agende e carte tenute in casa, ha negato di conoscere la brigatista arrestata. Si è stupito che il suo numero fosse appuntato sui fogliettini, sequestrati domenica scorsa, dopo la sparatoria sul treno. Ed anche l'uomo, residente a Modena, resta "persona informata dei fatti". Un testimone. Proprio come Rita P., la funzionaria della biblioteca della Facoltà di Economia a Modena, cui gli agenti della Digos hanno perquisito l'ufficio modenese e la casa a Bologna. La donna ha negato di conoscere la brigatista in carcere, riconoscendo però, sugli appunti sequestrati, la sua grafia. Nadia Lioce aveva in tasca il nome e cognome della bibliotecaria, scritto dalla donna. Sotto, il codice fiscale, con alcuni numeri sbagliati, probabilmente calcolato attraverso un programma di computer. Infine, il numero di telefono. Ma è solo il nome e cognome che era scritto con grafia di Rita P. Come mai il fogliettino era in possesso della brigatista? Perchè era stato calcolato il codice fiscale, associandovi il numero del telefono?
La Digos fa solo ipotesi. E cerca, attraverso i dati contenuti nei computer della donna e nelle agende telefoniche, eventuali utenze "interessanti". L'ipotesi è che qualcuno abbia carpito il fogliettino con il nome e cognome, magari chiedendo un'informazione. E che i dati dovessero servire a "clonare" identità per documenti falsi, o firmare contratti di fitto. Ma resta il "mistero". Una delle telefonate di minacce, arrivata a Marco Biagi nei mesi precedenti l'omicidio, partì dall'Università di Modena. E da sempre si sospetta che una "talpa" abbia fornito informazioni alle Br sugli spostamenti del professore. E che anche Michele Tiraboschi, docente a Modena e allievo di Biagi, sia stato messo negli ultimi giorni "sotto indagine", controllato, dalle Br per un eventuale attentato. Finora, però, dalle perquisizioni di venerdì nulla sarebbe emerso a carico delle persone controllate. Ai due in Emilia Romagna, si aggiunge un romano: un pizzaiolo, residente al Casilino, zona a sud della capitale. Anche il suo nome, per esteso, era sui fogliettini della brigatista. Ma anche lui, senza alcun precedente, ha negato ogni rapporto e conoscenza con i terroristi. A Firenze, molti testimoni hanno intanto riferito di aver visto la Lioce, negli ultimi due anni, fare acquisti al mercato centrale di San Lorenzo. E l'hanno descritta come una "donna triste, taciturna, scontrosa". Acquistava soprattutto carne. Otto controlli, alla ricerca di covi, sono stati eseguiti senza esito negli ultimi giorni a Firenze su appartamenti sospetti.
A Roma, si è tenuto intanto un vertice al Viminale tra le Digos di Firenze, Bologna e della capitale. Il punto sulle indagini, con un'ipotesi: anche nelle nuove Br sarebbe in atto una spaccatura sulle strategie. E si sospetta che domenica doveva avvenire un incontro tra militanti, dimostrato dai dodici panini trovati nel borsone della Lioce, per chiarimenti interni. Una specie di processo, anticipato dalle osservazioni su una "irregolare", contenute nel documento trovato nel palmare della Lioce.

"Il Mattino"
E l'ex irriducibile Senzani
ora è un anonimo fiorentino
Il signore di 63 anni dai capelli più grigi e un po' appesantito, che percorre ogni giorno il tragitto tra la zona del Palazzuolo e via dei Pilastri, è Giovanni Senzani. Ha scontato vent'anni di carcere, condannato all'ergastolo, è stato il capo della colonna napoletana delle Br, l'uomo che gestì il sequestro Cirillo. Ora, è tornato nella sua città, Firenze, dove è in semilibertà. Lavora nella sede fiorentina della casa editrice palermitana "Edizioni della Battaglia". Dirige due collane e collabora anche ad un progetto di documentazione sulle condizioni carcerarie, finanziato dalla Regione Toscana. Ma fu l'uomo dei misteri, l'irriducibile delle carceri, il br-criminologo sospettato di rapporti con i servizi segreti. Inutile avvicinarlo. Si fa sempre scudo con una frase: "Non so più niente".

"Il Messaggero"
I numeri di telefono trovati nei palmari erano di persone a cui i terroristi volevano "rubare" l'identità. Vertice al Viminale
La Lioce in biblioteca controllava Biagi
Modena, la br avrebbe "agganciato" l'impiegata fingendosi una studentessa
dal nostro inviato
MASSIMO MARTINELLI
BOLOGNA - Gli investigatori l'hanno capito due giorni fa, cosa era venuta a fare Nadia Lioce a Modena per un mese, ospite della sua amica, prima del delitto di Marco Biagi. L'hanno intuito mentre perquisivano la biblioteca del dipartimento di Economia politica all'università di Modena: quelle pareti di vetro, i tavoli per consultare i testi, la gente impegnata che presta poca attenzione a quello che c'è intorno. Quello stanzone era il punto migliore per controllare i movimenti del giuslavorista ammazzato a Bologna il 19 marzo scorso. E fino a una settimana fa, era ancora buono per tenere nel mirino Michele Tiraboschi, l'allievo che ha raccolto il testimone lasciato in terra dal "suo" professore.
L'intuizione è divenuta ragionevole certezza dopo una paio di accertamenti mirati: adesso gli investigatori sospettano fortemente che Nadia Desdemona Lioce trascorse molte ore nella biblioteca del dipartimento di Economia, forse molti giorni. E' qui che avrebbe "agganciato" la bibliotecaria finita al centro delle indagini nei giorni scorsi. L'avrebbe conosciuta, ci avrebbe parlato a lungo. Addirittura l'avrebbe in qualche modo convinta a darle, scrivendoli di suo pugno, i numeri di cellulare (ben tre), i suoi dati anagrafici e l'indirizzo della sua nuova casa di Modena.
L'altra sera, durante le due ore di interrogatorio, la bibliotecaria ha giurato quasi tra le lacrime di non ricordare quella faccia con i capelli rossi che le veniva mostrata in foto. Ma questo non viene ritenuto un particolare importante, perché gli investigatori sanno che la terrorista avrebbe potuto scegliere per quel periodo di "appostamenti" un abbigliamento e un'acconciatura completamente diversi da quelli abituali.
In queste ore, dopo un vertice che si è svolto ieri a Roma presso la direzione dell'Antiterrorismo al Viminale, i responsabili delle Digos di Firenze e Bologna hanno ripreso a lavorare soprattutto su questa pista. Ma a tutti è chiaro che si tratta di un'indagine che, nel migliore dei casi, porterà a fare chiarezza sul delitto Biagi. Non certo a "smantellare le nuove Br" come qualcuno aveva azzardato nei giorni immediatamente successivi alla sparatoria sul treno Roma-Arezzo. Gli stessi dirigenti delle Digos di Firenze e Bologna sono ormai convinti che con ogni probabilità alcuni dei nominativi che corrispondono ai numeri di telefono annotati sul biglietto che aveva la Lioce nel giaccone non sarebbero di fiancheggiatori delle Br ma di persone "normali" alle quali la Lioce e Galesi volevano "rubare l'identità", intestando a loro altri quattro documenti della partita di carte d'identità rubate in bianco al Comune di Tivoli circa due anni fa. Eccezion fatta per almeno uno di quei numeri, che corrisponde ad un uomo finito sotto osservazione dopo il delitto Biagi; si tratta del caporeparto di un grande magazzino di generi alimentari di Modena e anche la sua casa, due giorni fa, è stata perquisita. Ma sembra che gli investigatori non siano riusciti a rintracciarlo per poterlo interrogare.
Intanto, mentre sembra risolversi il problema legato alla sepoltura di Galesi, che sarà tumulato a Firenze, i familiari delle vittime del terrorismo hanno scritto una lettera aperto al capo dello Stato e al presidente del Consiglio. Lo spunto è il recente provvedimento che destina 12 milioni e mezzo di euro (circa 25 miliardi di vecchie lire) alle famiglie delle 118 vittime del disastro aereo di Linate: "Alla vostra coscienza - scrivono i familiari riuniti nell'associazione Memoria - rimettiamo la diversa valutazione economica della vita: un appartenente alle forze dell'ordine vi costa 150 milioni delle vecchie lire, erogate in tre volte e a distanza di circa 23 anni dall'evento. Non capiamo perchè si sia pensato che persone che, poverette, sono incappate in tragico destino che anche noi ha commosso, siano valutate così diversamente".

"Il Messaggero"
LE TESTIMONIANZE
Ottanta telefonate al numero verde:
"Quei due al Tiburtino erano loro"
ROMA - Sono sette e arrivano tutte dal Tiburtino. Confermano la presenza di Nadia Desdemona Lioce e Mario Galesi nella zona alla periferia della Capitale. Danno indicazioni agli investigatori e offrono spunti che potrebbero rivelarsi utili per le indagini. Sono, comunque, una piccola parte della valanga di segnalazioni, circa ottanta, che hanno raggiunto negli ultimi tre giorni il numero verde (800-544850) istituito dalla questura di Firenze. Si tratta di comuni cittadini che dopo aver visto sui giornali e in televisione le foto di Galesi e della Lioce sostengono di averli incrociati nella zona est della città. Ad essere notata sarebbe stata soprattutto la donna, mentre camminava da sola per strada. Le cinque persone che sostengono di averla riconosciuta si sono presentate per telefono con nome e cognome e sono già state ascoltate dagli investigatori romani, davanti ai quali hanno ripetuto quanto avevano già detto telefonicamente.
A parlare di Galesi sono stati invece soltanto in due e anche in questo caso il brigatista sarebbe stato visto aggirarsi da solo per il quartiere, mai in un negozio, un bar o un locale pubblico. Tuttavia finora nessun testimone ha segnalato di avere riconosciuto i due mentre entravano in un palazzo, o aprivano la porta di un appartamento. Appartamento che, secondo gli investigatori, si trova al Tiburtino e che rappresentava una base d'appoggio. I brigatisti sarebbero stati avvistati anche in altre zone della Capitale.
Insieme a queste segnalazioni, comunque, molti cittadini hanno voluto manifestare solidarietà nei confronti della polizia e degli agenti protagonisti della sparatoria di domenica. Qualcuno di loro ha anche dato consigli sulle tecniche investigative da utilizzare e indicazioni operative sui sistemi di recupero dei dati contenuti nelle memorie dei palmari.

"Il Nuovo"
Br, indagini a Roma: due donne nel mirino
Gli investigatori indagano sul gruppo di terroristi a cui appartengono la Lioce e Galesi. A Roma cercano due donne nella zona a sud della città. Porta a Modena anche una Fiat "Punto" rubata.
ROMA - Dopo l'agguato in treno della settimana scorsa compiuto da due brigatisti, Desdmona Lioce e Mario Galesi, responsabili della morte di un agente della Polfer, le indagini sulle nuove Brigate Rosse proseguono a tutto campo. Gli inquirenti stanno cercando di individuare il gruppo di cui fanno parte i terroristi della sparatoria sul convoglio.
A Roma si indaga porta a porta per individuare due donne. Potrebbero essere due terroriste di vecchia data, oppure due persone che hanno aderito al gruppo più recentemente. Lo dice il quotidiano Repubblica.
Le indagini si concentrano nel quartiere Appio - San Giovanni. Gli investigatori procedono a tentoni, mostrando ai commercianti della zona foto, con le immagini di due donne.
Intanto ben sette persone hanno telefonato al numero verde 800 544850 per segnalare la presenza, nei mesi scorsi della Lioce e di Galesi. Ben cinque testimoni dicono di averli avvistati nel quartiere Tiburtino, proprio dove gli investigatori stanno cercano il covo delle Br.
Da due giorni l'università di Modena, l'ateneo in cui lavorava Marco Biagi, è blindato: gli inquirenti lavorano per individuare possibili fiancheggiatori. Un biglietto trovato in tasca alla Lioce al momento dell'arresto, su cui erano riportati un nome e il numero di un codice fiscale, porta direttamente all'università.
Al centro delle indagini finiscono due impiegate nell'Ateneo. Una è la bibliotecaria della facoltà di Economia. Sarebbe stata lei a scrivere sul foglio ritrovato alla Lioce il proprio nome e cognome. Il numero di codice fiscale (con una o due cifre sbagliate) invece sarebbe stato scritto da un'altra mano. Accanto due numeri di telefono che corrispondono a una pizzeria romana.
Gli investigatori ipotizzano che la donna sia stata vittima inconsapevole dei brigatisti. Il suo ufficio è a pochi metri da quello in cui lavorava Biagi e che ora appartiene al suo discepolo, Michele Tiraboschi.
Sempre ieri un'altra persona è stata interrogata a Modena. Gli investigatori sarebbero giunti a lei grazie all'analisi di una serie di cifre ritrovate tra gli appunti di Nadia Lioce e Mario Galesi. Ma questa perquisizione, avrebbero ammesso gli investigatori, non avrebbe portato a nulla.
Oltre agli appunti, trovati fra le carte di Nadia Lioce, con i numeri telefonici delle due persone perquisite venerdì, porta a Modena anche una Fiat 'Punto' rubata nella città emiliana: un' altra pista che gli investigatori stanno battendo per cercare di ricostruire gli eventuali collegamenti
dei due brigatisti.
E intanto il ministro della Difesa Antonio Martino ha commentato oggi: "Oggi i terroristi ispirati dalla stessa ideologia delle Brigate Rosse che nel 1975 sequestrarono l'industriale Vallarino Gancia, tentano di rialzare la testa, mentre tutto il mondo libero è sotto il ricatto planetario del devastante terrorismo pseudo-religioso islamico".
 
 
 


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