Almanacco dei misteri d' Italia
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1-23 ottobre 2003 |
3 ottobre 2003 - CASSAZIONE CONFERMA DETENZIONE TRE BR
ANSA:
CASSAZIONE: D'ANTONA, CONFERMATA DETENZIONE DEI TRE BR
La I sezione penale della Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per i brigatisti Michele Mazzei, Franco Galloni e Antonino Follo, accusati di eversione e banda armata. In particolare, contro i tre e' stata disposta la misura cautelare dalla Procura di Roma, in seguito al ritrovamento - nelle loro celle del carcere di Trani, dove si trovavano reclusi - di un documento col quale veniva rivendicata la paternita' ideologica dell' uccisione del professor Massimo D'Antona.
Invano l'avvocato difensore dei brigatisti ha chiesto l'annullamento della misura restrittiva della liberta' personale. Secondo Piazza Cavour, gli indizi a loro carico dimostrano il "pieno coinvolgimento" degli indagati nel reato loro contestato.4 ottobre 2003 - BIAGI: TESTIMONE, VIDI LIOCE IN STAZIONE E CI PARLAI
ANSA:
BIAGI: UN TESTIMONE, VIDI LIOCE IN STAZIONE E CI PARLAI
GIP BOLOGNA CONCEDE CONFRONTO ALL' AMERICANA DAVANTI A 15 TESTI
"La vidi in stazione e l' avvicinai per poter parlare con lei. L' avro' incontrata otto-nove volte, sempre alle prime ore del mattino". Quella donna fu poi riconosciuta dal testimone, che nel marzo 2002 lavorava alla stazione ferroviaria di Bologna, come Nadia Desdemona Lioce. Un altro teste vide la brigatista, in compagnia di un' altra donna, a pochi metri dall' abitazione del professor Marco Biagi, qualche minuto prima dell' omicidio.
Sono i racconti fatti agli investigatori da due dei 15 testimoni che mercoledi' prossimo, nell' incidente probatorio ammesso dal Gip di Bologna Gabriella Castore, dovranno riconoscere la presunta br in una sorta di confronto all' americana. Accogliendo infatti la richiesta avanzata il 19 luglio scorso dal Pm Paolo Giovagnoli, titolare dell' indagine sull' omicidio del giuslavorista, il Gip ha autorizzato il trasferimento di Lioce dal carcere di Sollicciano (Firenze) a quello bolognese della Dozza. Nel caso l' indagata voglia opporsi alla ricognizione, il Pm potrebbe decidere il suo accompagnamento coatto, anche se questo potrebbe non bastare per la genuinita' del riconoscimento. In vista di quest' ultimo poi, gli investigatori dovranno affiancare almeno due persone simili alla brigatista.
Fra le testimonianze citate dalla Procura a suffragio della richiesta di incidente probatorio, alcune erano gia' state rese note, altre invece sembrano irrobustire l' impianto dell' accusa che vede Lioce partecipe nella progettazione, organizzazione e realizzazione dell' omicidio. Il riconoscimento che per gli inquirenti "assume particolare rilievo" e' quello fatto da una persona in servizio alla stazione ferroviaria del capoluogo emiliano. Le telecamere del circuito chiuso dello scalo avevano gia' ripreso una donna che poteva essere Lioce: e seguendo i movimenti di quell' immagine, hanno visto con chi la presunta br aveva scambiato quattro chiacchiere, trovando cosi' il testimone. Che ha riconosciuto nelle foto segnaletiche il volto della donna incontrata in stazione in "otto o nove occasioni" in quel marzo 2002, giorno 19 compreso. "Nei dialoghi - ha raccontato il teste - parlavo sempre io, e quelle poche volte che chiedevo qualcosa, la donna mi rispondeva di avere origini toscane, precisamente di Firenze. Aveva un accento toscano, ma credo che fosse una cadenza dialettale acquisita. Glielo avevo chiesto, ma non mi disse mai il suo nome". E ancora: "Aveva un aspetto gradevole, era particolarmente pulita e curata e l' avvicinai per poter parlare con lei". E "dopo aver preso confidenza, mi fermavo a parlare con lei". Il testimone ha riferito di aver incontrato la donna, descritta "sui 30-35 anni, altezza sull' 1,65", nei primi giorni del marzo 2002,sempre alle prime ore del mattino.
Un indizio che la donna ripresa potesse essere Nadia Desdemona Lioce era arrivato anche dall' analisi tecnico-scientifica fatta dall' Unita' per l' analisi del crimine violento del Servizio di Polizia scientifica di Roma. L' analisi aveva si' parlato di "generale somiglianza", ma aveva pure scritto che non erano emerse caratteristiche in grado di escludere che quella figura fosse Lioce.
Un' altra testimonianza la colloca anche sul luogo dell' omicidio. "Verso le 20 del 19 marzo - ha raccontato il testimone - fermai in vicolo Luretta (a pochi metri dalla casa del professor Biagi, ndr) la mia auto. E notai due donne, una relativamente giovane, sui trent' anni, l' altra meno... Della prima ricordo l' altezza, circa 1,65; della seconda il ricordo e' piu' vago, altezza 1,55, grassa". Sentito dagli investigatori, il testimone riconobbe da un album fotografico Nadia Desdemona Lioce. Riconoscimento confermato dallo stesso testimone nel marzo del 2003, pochi giorni dopo la sparatoria sul treno Roma-Arezzo, che porto' all' arresto di Lioce e alla successiva pubblicazione della sua foto su quotidiani e televisioni.
Altre tre testimonianze hanno collocato Lioce, una volta in compagnia di un uomo identificato come Mario Galesi (il br ucciso nella sparatoria sul treno Roma-Arezzo), fare la spesa nel febbraio 2003 sull' Appennino bolognese, fra i paesi di Gaggio Montano e Castiglione dei Pepoli. Un altro testimone ha invece raccontato di aver notato una donna, giudicata somigliante a Lioce, nella primavera del 2002 e nel settembre dello stesso anno, prendere l' autobus a Pianoro, alle porte di Bologna: e proprio da quelle parti, il professor Biagi aveva una casa di campagna.7 ottobre 2003 - PROCESSO PRATI DI PAPA; PARLANO GLI IRRIDUCIBILI
ANSA:
TERRORISMO: PRATI DI PAPA; PARLANO GLI IRRIDUCIBILI
LIOCE E GALESI HANNO ESERCITATO DIRITTO A NON FARSI CATTURARE
"Lo Stato ha architettato una battaglia per accreditare l' immagine di una organizzazione sanguinaria: le br. In realta' i compagni Lioce e Galesi hanno esercitato il diritto di impedire la cattura combattendo".
Lo hanno detto in aula davanti ai giudici della Corte d' Assise d' Appello di Roma dove si tiene il processo di appello per l' attentato in via Prati di Papa, i sette brigatisti irriducibili gia' giudicati in primo grado. I br hanno letto uno per uno dei documenti.
Fabio Ravalli, Maria Cappello, Stefano Minguzzi, Francesco Grilli, Flavio Lori, Tiziana Cherubini e Vincenza Vaccaro hanno letto a turno i loro documenti. "Lo stato ha fatto un uso terroristico della vicenda", hanno detto facendo riferimento alla sparatoria del marzo scorso vicino ad Arezzo in cui sono rimasti uccisi Mario Galesi e l' agente Emanuele Petri.
Gli irriducibili hanno ricordato il compagno Galesi con parole di grande apprezzamento: "Era un compagno prezioso e la sua e' stata una perdita inestimabile. Galesi e' il simbolo del riscatto dalla subordinazione politica. Siamo prigionieri politici, la rapina e' stata fatta per ricostruire un' organizzazione allo sbaraglio".
I documenti letti dai brigatisti in aula sono stati requisiti dal presidente della Corte d' Assise d' Appello Antonio Cappiello.
La sentenza di primo grado e' del 24 settembre dello scorso anno. La seconda corte di assise di Roma inflisse sette ergastoli per l'assalto di un furgone postale in via Prati di Papa a Roma che, il 14 febbraio del 1987, costo' la vita a due agenti di polizia.
I militanti delle Br condannati erano Fabio Ravalli, Maria Cappello, Stefano Minguzzi, Francesco Grilli, Tiziana Cherubini, Flavio Lori e Vincenza Vaccaro.
Per un altro degli imputati, Tonino Fosso, che doveva rispondere delle stesse accuse, il pm chiese il proscioglimento perche' era stato gia' giudicato e condannato all'ergastolo da un'altra corte.
Tutti gli imputati condannati sono gia' detenuti da tempo per altre condanne che riguardano la loro attivita' di militanza nelle Br. La sentenza di primo grado stabili', tra l'altro il risarcimento del danno in favore del ministero dell'Interno e di quello delle Poste.
Nello stesso processo vennero giudicati Barbara Balzerani e Paolo Cassetta per l'omicidio del generale della Nato, Leamon Ray Hunt, nel 15 febbraio del 1984: i due furono assolti.TERRORISMO:PRATI DI PAPA; DOCUMENTO POLITICO DI IRRIDUCIBILI
RIFERIMENTI AGLI OMICIDI DI D'ANTONA E BIAGI
Tra le numerose pagine lette oggi dai sette irriducibili delle Br davanti alla seconda corte d'assise d'appello di Roma che li giudica in secondo grado per la strage di via Prati di Papa, c'e' anche un vero e proprio documento politico, in cui l'organizzazione riafferma la propria forza e ragiona sugli obiettivi raggiunti negli ultimi anni. In particolare, nel documento di 11 pagine si fa riferimento agli omicidi D'Antona e Biagi. Il documento e' firmato da tutti e sette gli irriducibili presenti oggi in aula.
"Il rilancio dell'attacco al cuore dello Stato operato dalle Br-Pcc con l'iniziativa del 20 maggio 1999 contro Massimo D'Antona - si legge nel documento - ha dimostrato la vitalita' e la propositivita' politica della strategia della lotta armata nello scontro generale tra le classi, pur a fronte di una lunga interruzione del combattimento nella quale sono intervenuti cambiamenti sociali e politici che hanno riguardato i termini della mediazione politica fra le classi".
Poi il riferimento a Biagi: "Con l'azione del 10 marzo 2002 contro Marco Biagi, l'attacco delle Brigate Rosse in quanto prassi cosciente e adeguata alla fase, ha indotto visibilmente una netta chiarificazione del quadro politico e sociale rilevando responsabilita' e posizioni di tutte le forze in campo, riconducendole alla sostanza del conflitto inconciliabile fra gli interessi generali del proletariato e quelli della borghesia imperialista, al rapporto rivoluzione/controrivoluzione".
Il documento politico, acquisito oggi dalla Corte d'Assise contiene non solo le rivendicazioni degli attentati D'Antona e Biagi e dell' "esproprio" di via Prati di Papa, ma anche una riaffermazione della strategia brigatista. "Come militanti prigionieri delle Brigate Rosse per la costruzione del Partito comunista combattente, riaffermiamo la validita' dell'impianto strategico e della linea politica della nostra organizzazione rivendicandone per intero l'attivita' politico-militare, il ruolo di direzione e organizzazione nella conduzione del processo rivoluzionario in Italia".
Nel documento si leggono anche valutazioni di carattere economico: "Per una economia come quella italiana, sempre piu' debole nelle produzioni di punta e sottoposta alla concorrenza dei monopoli europei ed americani, quanto a quella dei Paesi emergenti, diventa necessaria una riorganizzazione delle relazioni sociali".
I sette irriducibili oggi hanno ribadito di non riconoscere il diritto ai tribunali dello Stato di giudicarli: "Il nostro rapporto con lo Stato e la giustizia borghese non puo' che essere un rapporto di guerra".
In un altro documento letto oggi davanti alla Corte d'assise d'appello e sottoscritto dai sette irriducibili delle Br, viene sottolineato il legame tra gli attentati a D'Antona e Biagi e le politiche del Governo Berlusconi.
"Le iniziative offensive contro Massimo D'Antona e Marco Biagi hanno rilanciato la strategia della lotta armata nello scontro di classe generale che si e' tradotto nella promozione di uno schieramento rivoluzionario teso a costruire un campo reale, ma anche caratterizzando modalita' e qualita' delle mobilitazioni sviluppate contro le politiche riformatrici sullo stato del lavoro e l'interventismo guerrafondaio dell'esecutivo Berlusconi".8 ottobre 2003 - INCIDENTE PROBATORIO: LIOCE RIFIUTA CONFRONTO ALL'AMERICANA
ANSA:
BIAGI: INCIDENTE PROBATORIO LIOCE IN CARCERE BOLOGNA
15 TESTIMONI DOVRANNO RICONOSCERLA IN CONFRONTO ALL' AMERICANA
E' iniziato poco dopo le 10 nel carcere bolognese della Dozza l' incidente probatorio nel quale la brigatista Nadia Desdemona Lioce dovra' essere riconosciuta, a fianco di almeno altre due donne a lei simili in una sorta di confronto all' americana, da 15 testimoni sentiti in questi mesi nell' ambito delle indagini sull' omicidio del professor Marco Biagi.
La brigatista sarebbe arrivata di primissimo mattino dal carcere di Sollicciano (Firenze), mentre poco dopo le 9 e' arrivato nel carcere bolognese anche il suo difensore Attilio Baccioli che si e' limitato a dire: "Sono arrivato un po' prima per parlare con lei". Poi, alla casa circondariale bolognese, dove per l' occasione e' stato irrobustito il servizio di vigilanza, sono arrivati anche il Pm Paolo Giovagnoli titolare delle indagini che aveva chiesto l' incidente probatorio, e l' avvocato Guido Magnisi, legale di Marina Orlandi, la vedova del giuslavorista assassinato.
Secondo quanto si era appreso nei giorni scorsi, la brigatista non aveva pero' intenzione di sottoporsi al confronto: la Procura aveva per questo chiesto l' accompagnamento coatto, anche se poi il comportamento che Lioce terra' durante il confronto potrebbe ovviamente influenzarne l' esito.BIAGI: LIOCE HA RIFIUTATO CONFRONTO ALL' AMERICANA
Nadia Lioce ha rifiutato di sottoporsi alla ricognizione personale, girandosi di spalle mentre era a fianco delle due donne a lei somiglianti davanti ai testimoni per il 'confronto all' americana'. Il Pm ha quindi rinunciato all' incidente probatorio. Lo ha riferito ai cronisti, uscendo dal carcere della Dozza, l' avv. Guido Magnisi, legale della famiglia Biagi.
In pratica il confronto non e' mai iniziato, perche' quando il primo testimone (che tra l' altro aveva gia' anticipato di essersi sbagliato) s' e' messo dietro al finto specchio per il riconoscimento, la brigatista si e' girata di spalle, al contrario delle due poliziotte che le stavano a fianco.
"Anche un rifiuto di essere sottoposto a una ricognizione - ha continuato l' avv. Magnisi - che, non dimentichiamolo, e' anche uno strumento di indagine a favore della difesa, puo' essere liberamente valutato dai giudici". Opposto il parere dell' avv. Baccioli, che ha attaccato la scelta della Procura: "Sull' inchiesta non avra' alcun effetto - ha detto il difensore di Lioce - e l' unico testimone sentito ha detto che si era sbagliato. Questo confronto e' stato un' iniziativa del Pm legata al carattere traballante dell' ordinanza di custodia cautelare, in attesa della decisione della Cassazione. Se fosse riuscito, sarebbe stato portato come elemento in piu"'. Il legale della brigatista s' era comunque opposto alla ricognizione: "Io l' avevo formulata e motivata anche con ragioni tecniche, per la non corrispondenza formale fra la richiesta del Pm e la risposta del Gip". Pure Lioce si era opposta: "E anche stamattina - ha aggiunto il legale - si e' limitata a confermare la sua posizione. L' aveva detto anche agli agenti che l' hanno accompagnata a Bologna".
Baccioli ha raccontato di aver trovato la donna "in condizioni normali, forse leggermente ingrassata: da qualche giorno ha cessato l' isolamento ed e' in socialita' con altre prigioniere".
Si e' tolta le scarpe, subito imitata dalle due poliziotte che le stavano a fianco chiamate per il confronto, e si e' girata di spalle, coprendosi poi la faccia con le mani. Cosi' Nadia Desdemona Lioce ha mandato all' aria l' incidente probatorio nel quale 15 testimoni (uno ha pero' subito detto di essersi sbagliato) avrebbero dovuto riconoscerla come la donna sospettata di aver partecipato all' omicidio del professor Marco Biagi.
Poco prima, davanti al Gip Gabriella Castore, era apparsa tranquilla, educata, per nulla aggressiva, ma aveva subito chiarito che non avrebbe collaborato: "Non intendo essere sottoposta alla ricognizione", si sarebbe limitata a dire. Poi e' stata accompagnata nella stanza delle ricognizioni. Ma nemmeno c' e' stato il tempo di iniziare il primo esame, quello col testimone che gia' in precedenza aveva espresso dubbi sulle sue precedenti testimonianze. Dubbi confermati, perche' la donna da lui notata nella primavera e nel settembre 2002 a Pianoro, nel bolognese, (e poi rivista a giugno 2003, con Lioce in carcere) "era piu' bassa e piu' minuta di Lioce". La brigatista si e' tolta le scarpe, e si e' voltata mettendosi le mani al volto, con quei capelli raccolti, anche qualcuno bianco in mezzo a una chioma non piu' rossa come nelle foto dell' arresto.
Li' l' incidente probatorio e' stato sospeso: "C' era uno scoglio logico - ha poi spiegato l' avv. Guido Magnisi, legale della famiglia Biagi - perche' la stessa coazione tradisce gia' lo spirito della ricognizione. A parte il rispetto dei principi costituzionali, si sarebbe dovuto legare Lioce? Lo stesso si sarebbe dovuto fare con le altre due donne, in una sorta di commedia dell' arte". Anche per la Procura pero', questo rifiuto - come gia' aveva commentato lo stesso Magnisi - e' una condotta dell' indagato non irrilevante, ma che dovra' essere liberamente valutata dai giudici. Uscita dalla stanza la brigatista ha firmato il verbale per poi essere riaccompagnata nel carcere di Sollicciano (Firenze).8 ottobre 2003 - INTITOLATA A MARCO BIAGI FACOLTA' ECONOMIA MODENA
ANSA:
LAVORO: INTITOLATA A MARCO BIAGI FACOLTA' ECONOMIA MODENA
Il Senato Accademico dell' Universita' degli studi di Modena e Reggio Emilia ha deliberato unanimemente, accogliendo la proposta avanzata dal Consiglio della facolta' di Economia di intitolare la facolta' di Modena al professor Marco Biagi.
"E' trascorso piu' di un anno dalla morte di Marco Biagi. In questo periodo - ha sottolineato il prof. Andrea Landi, Preside della facolta' di Economia di Modena - la facolta' e l' Ateneo hanno promosso importanti iniziative per ricordarne la figura di studioso e di uomo al servizio dell' Università e delle Istituzioni. Oggi rimane forte la sensazione che occorra un nostro impegno durevole a ricordare Marco ed a spiegare ai giovani, che non l' hanno conosciuto, che la liberta' di pensiero, il confronto civile delle idee, il rispetto delle posizioni, anche distanti, degli interlocutori sono valori da riaffermare ogni giorno con la stessa volonta' e lo stesso coraggio che lui ci ha insegnato. Certo di interpretare il sentimento comune a tutti i docenti e al personale dell' Ateneo, ritengo che l' intitolazione della facolta' a Marco Biagi rappresenti un atto di grande significato che ci impegna, nel tempo, a ricordare la sua persona, la sua attivita' di ricerca e a trasmettere ai nostri studenti i valori di fondo della democrazia e del rifiuto della violenza".
Alla cerimonia ha assistito anche la signora Biagi, Marina Orlandi, oggi Presidente della Fondazione universitaria internazionale di studi giuridici in materia di diritto e relazioni di lavoro, intitolata a Marco Biagi.9 ottobre 2003 - TESSANDORI SU PROCLAMA BR
"il Nuovo"
Il proclama Br: chiamata alle armi o urla nel silenzio?
di Vincenzo Tessandori
Forse sono soltanto urla dal silenzio, o forse è una vera chiamata alle armi. Fatto è che in un solo giorno, da un tramonto al successivo calare del sole, i militanti delle Brigate rosse 2000 hanno fatto sentire la loro voce in aule di tribunale dove lo "stato borghese" le ha trascinate domandando conto dei loro debiti con la società civile. Da Roma gli accusati di una rapina con corollario di vittime, i bierre del nuovo millennio assicurano che "la guerra continua" e pare l'eco del proclama di Badoglio in quell'estate infernale del '43.
Da Milano par quasi rimbalzare la risposta di altri "compagni prigionieri detenuti" e a Bologna, dove l'hanno portata per un riconoscimento all'americana, Nadia Desdemona Lioce assicura che tutto questo, lei, se lo aspettava. I proclami, la chiamata alle armi, la promessa di una guerra di lunga durata, la rivoluzione inevitabile. L'immancabile vittoria, verrebbe da pensare, se non ci fosse il dubbio che il rosso fuoco si mischi con il nero seppia.
Fra i nemici scelti dalle Brigate rosse, lo "stato borghese delle multinazionali" era in vetta all'indice di gradimento, e non poteva che essere abbattuto, ma per le "bierre duemila" l'orizzonte sembra troppo angusto e così si cercano un nemico da abbattere, che non è più, o non soltanto, lo stato borghese delle multinazionali, ma l'orizzonte dell'Europa o dell'America, forse anche dell'Egitto troppo allineato con l'Occidente barbarico, certo Israele. Del resto, dicono, il mondo è disseminato di Satana. Un omicidio consumato per strada come quello di Massimo D'Antona o quello di Marco Biagi, sarebbero il segno della guerra globale, quella che dovrebbe coinvolgere rivoluzionari di tutto il mondo, irredentisti, soldati d'Allah, mercenari di Bin Laden o di Riyadh. E poco importa che le parole appaiano sproporzionate alle azioni.
La guerra continua, e i Badoglio in camicia rossa dei nostri giorni, o forse soltanto in passamontagna, pensano di continuarla a pistolettate, con gli agguati, con gli attentati che dovrebbero disarticolarizzare lo stato e, al contrario, provocano soltanto privatissimi lutti e, al massimo, disarticolarizzano il sistema nervoso di qualche politico di seconda fila. Scegliendo per bersaglio qualche sfigato che nel meccanismo conta poco, ma soprattutto è senza scorta. Poi gli assassini chiariranno che il suo compito risultava essenziale per la riuscita del progetto capitalistico globale. In calce ai proclami, nomi di "irriducibili", di quelli che non mollano, a dispetto di tutto e di tutti. Nomi dimenticati non soltanto dalla cronaca ma forse pure dai compagni in attesa di ordini, o soltanto di incoraggiamenti, per entrare in scena. La guerra di lunga durata, quella che magari doveva durare <500anni>, come Alberto Franceschini, fra i capi delle Brigate rosse, disse a suo padre, appare un'utopia sempre più sbiadita. Mischiare Marx e Islam non è semplice, cercare conforto altrove è anche più difficile, la rivoluzione non batte più certe strade. Forse, non c'è più neppure l'idea della rivoluzione. Di certo i conti bisogna farli prima e non dopo.
Ed essere coscienti che nessuno regala niente a nessuno. Neppure i compagni di al Qaeda. Che, poi, neppure ci pensano a esser . Anche per questo, forse le urla dal carcere sono soltanto urla dal silenzio.9 ottobre 2003 - SENTENZA PROCESSO STRAGE VIA PRATI DI PAPA
"Il Nuovo"
Assalto via Prati di Papa, condannati i Br irriducibili
Verdetto della Corte d'Assise d'Appello per i terroristi che uccisero due poliziotti durante la rapina a un furgone postale. L'altro giorno hanno "apprezzato" gli attentati a D'Antona e Biagi.
ROMA - Confermate le condanne all'ergastolo per sei "irriducibili" delle Br nel processo di secondo grado per la strage di via Prati di Papa, avvenuta nel 1987, nella quale morirono due agenti di polizia. La Corte d'Assise d'appello di Roma ha assolto Flavio Lori, che era stato condannato all'ergastolo in primo grado, poiché il suo avvocato ha prodotto un documento con il quale veniva certificato che l'imputato aveva all'epoca dei fatti un obbligo di firma che aveva sempre osservato. I terroristi condannati sono Fabio Ravalli, Maria Cappello, Stefano Minguzzi, Francesco Grilli, Tiziana Cherubini e Vincenza Vaccaro.
L'attentato di via Prati di Papa avvenne la mattina del 14 febbraio 1987. Alle 8.30 un gruppo di cinque o sei giovani in tuta blu invitò i passanti ad allontanarsi gridando: "Siamo della polizia, tra poco ci sarà una sparatoria". Dopo qualche minuto, all'angolo con via Borghesiano Lucchese, una Renault 14 con targa falsa tagliò la strada a un furgone postale costringendo l'autista a una brusca frenata. L'automobile di scorta della polizia tamponò il furgone. Un gruppo di circa otto persone armate di mitraglietta, fucili a pompa e due pistole, sparò contro gli agenti di polizia della scorsa uccidendo Rolando Lanari, di 27 anni, e Giuseppe Scavaglieri, di 24, che morì durante il trasporto in ospedale. Un altro poliziotto, Pasquale Parente, di 29 anni, fu colpito da sei proiettili alle gambe, al torace e a un braccio mentre tentava di estrarre la sua pistola.
Gli assalitori si impadronirono di un miliardo e 150 milioni di lire custoditi a bordo del furgone postale, poi salirono a bordo di due auto e si allontanarono agitando una paletta della polizia. Alle 10 di quella stessa mattina le Brigate Rosse rivendicarono l'azione. Due giorni fa, nel corso della prima udienza, gli irriducibili avevano letto un lungo documento politico, rivendicando gli attentati D'Antona e Biagi e "rendendo onore al compagno Mario Galesi". Tutti gli imputati sono da tempo detenuti per altre vicende legate agli anni di piombo. Non contento della decisione assunta dalla Corte è il pg Marini che aveva richiesto la condanna per tutti e 7 gli imputati. Comunque il rappresentante dell'accusa ha invocato la trasmissione all' ufficio del pubblico ministero degli interventi dei br di due giorni fa perché si proceda per propaganda e apologia sovversiva e antinazionale.
"La tristezza che ci ha dato questo processo - ha aggiunto Marini - è rivedere, a 15 anni di distanza, quelle rivendicazioni e quegli scenari a cui credevamo di non dover più assistere. Nonostante la ritirata strategica delle Br abbiamo assistito a rivendicazioni il cui aspetto principale è quello della continuità dell' attività rivoluzionaria della Br". I sette irriducibili hanno dichiarato di rinunciare alla lettura della sentenza e hanno letto un documento subito dopo l'intervento del loro difensore: "Le nostre dichiarazioni di martedì scorso non sono ideologiche, divaganti o non aderenti al merito. Noi facciamo parte di quella classe sociale che non possiede beni e non possiamo divagare dai termini della questione". E ancora: "La questione è il momento dello scontro, della rivoluzione e della controrivoluzione. Le nostre dichiarazioni sono attinenti all'aspetto della contestazione". Quindi, hanno ancora una volta rivendicato le operazioni messe a segno negli ultimi anni dalle Br: "Non facciamo proclami, esercitiamo la militanza e la ribadiamo, rivendichiamo tutte le iniziative, Biagi e D'Antona compresi".TERRORISMO: PRATI DI PAPA; BR RINUNCIANO A LETTURA SENTENZA
NON FACCIAMO PROCLAMI;RIVENDICHIAMO TUTTO,ANCHE BIAGI E D'ANTONA
I sette irriducibili delle Brigate Rosse imputati nel processo di secondo grado davanti alla Corte d' Assise d'Appello di Roma per il processo sulla strage di via Prati di Papa, hanno dichiarato di rinunciare alla lettura della sentenza e hanno letto un documento subito dopo l' intervento del loro difensore, Attilio Baccioli.
"Le nostre dichiarazioni di martedi' scorso - hanno detto - non sono ideologiche, divaganti o non aderenti al merito. Noi facciamo parte di quella classe sociale che non possiede beni e non possiamo divagare dai termini della questione". E ancora: "La questione e' il momento dello scontro, della rivoluzione e della controrivoluzione. Le nostre dichiarazioni sono attinenti all'aspetto della contestazione".
Quindi, hanno ancora una volta rivendicato le operazioni messe a segno negli ultimi anni dalle Br: "Non facciamo proclami, esercitiamo la militanza e la ribadiamo, rivendichiamo tutte le iniziative, Biagi e D'Antona compresi".11 ottobre 2002 - ALLARME DEI SERVIZI SU INFILTRAZIONI TERRORISTI NEL SINDACATO
"La Sicilia"
Allarme dei Servizi: "Torna il sindacalismo armato"
Confederazioni nel mirino
delle Br, ma secondo gli 007 "c'è pure un rischio infiltrazioni". Angeletti: "Possibilità concreta"
Roma. Sindacati nel mirino dell'eversione, ma anche vittime di possibili infiltrazioni terroriste. Sull'ipotesi, rilanciata ieri dal segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, sono da tempo al lavoro gli investigatori e l'intelligence, che ritengono possibile, in questa fase di forte conflittualità sociale, un ritorno del cosiddetto "sindacalismo armato". Per Angeletti, la possibilità è concreta visto che "ci sono milioni di persone all'interno del sindacato e quindi è naturale, più che altro per motivi statistici". Ed il leader della Uil ha messo quindi in guardia i sindacalisti che usano toni accesi e offensivi: "Si gestisce il linguaggio - ha detto - con una certa superficialità che però rischia di essere pericolosa".
Anche i Servizi segreti, nella loro ultima relazione semestrale consegnata al Parlamento, segnalano che "con il riacutizzarsi della conflittualità sociale aumentano i rischi di infiltrazione eversiva nel mondo del lavoro. Acquisizioni informative hanno riguardato tentativi di penetrazioni nelle grandi aziende impegnate in vertenze (Fiat, Piaggio e settore metalmeccanici), nel comparto dei servizi pubblici, nonchè in quelle realtà giovanili impiegate in nuove tipologie professionali e contrattuali".
Già ai tempi dell'assassinio di Massimo D'Antona, la pista che portava al coinvolgimento di persone dell'ambiente sindacale era stata considerata dagli investigatori, anche alla luce delle dettagliate analisi del mondo del lavoro contenute nel documento di rivendicazione dell'omicidio da parte delle Brigate rosse per la costruzione del Partito comunista combattente. Ma in questo caso, come pure per l'attentato a Marco Biagi, le indagini sulla pista sindacale non hanno portato ad alcuno sviluppo.
Nel frattempo, sono stati tanti gli attentati che hanno preso di mira proprio le organizzazioni sindacali. Dal settembre 2002 al giugno 2003 si sono registrati 43 danneggiamenti di lieve e media gravità contro sedi sindacali e 12 attentati incendiari e dinamitardi. E l'intelligence parla di una "congiuntura segnata da un'accentuata pressione intimidatoria volta a condizionare la dialettica sindacale" ad opera delle nuove Brigate rosse. Ma le analisi dei Servizi prendono in esame anche le possibilità di infiltrazione dei sindacati da parte dei terroristi. Specie con riferimento all'area lombarda, ma più in generale nei quadranti industriali del Paese, rilevano, "si è confermata la tendenza, da parte di alcuni gruppi a differenziarsi dalle scelte militariste delle Br e a riproporre vecchie tesi di "sindacalismo armato".
R. I.12 ottobre 2003 - DE GENNARO INAUGURA PIAZZA EMANUELE PETRI
"La Nazione"
De Gennaro inaugura piazza Emanuele Petri
CASTIGLION FIORENTINO (Arezzo) - "Un gruppo di investigatori lavora giorno e notte per impedire che rinasca il terrorismo. Il successo è garantito". Così il capo della polizia Giovanni De Gennaro nell'intitolare piazza della stazione a Castiglion Fiorentino alla medaglia d'oro Emanuele Petri, sottufficiale della Polfer ucciso lo scorso marzo nella sparatoria in treno con due brigatisti rossi tra cui la Lioce.12 ottobre 2003 - POLEMICA NEI CENTRI SOCIALI SUL CIP
"Il Manifesto"
Quel centro sociale, una dépendence del Sisde
Breve storia del Cip e di Alberto Luzzi, che torna a dividere il movimento. Dai fondi neri ai neobrigatisti
A. MAN.
Nei centri sociali romani si è ricominciato a discutere di una vecchia e torbida storia. Prima del corteo del 4 ottobre, infatti, Indymedia ha "censurato" i comunicati del cartello Europposizione, causa la presenza al suo interno del "Cip di Roma, che dieci anni fa fu pesantemente coinvolto con i fondi neri del Sisde e che oggi come allora non ha mai dato una risposta politica". Rompendo il silenzio il Cip ha replicato con una nota che respinge la "provocazione contro Europposizione", sostenendo che "la chiarezza di una forza anticapitalista non può essere determinata dalle vicissitudini di un personaggio poco chiaro che abbiamo definitivamente estromesso già dieci anni fa". Europposizione non c'entra, questo è ovvio. Il "personaggio" si chiama Alberto Luzzi, 36 anni, nei primi anni `90 fondatore del Centro d'iniziativa popolare (Cip) nel quartiere romano dell'Alessandrino, esponente del Movimento proletario anticapitalista (Mpa, oggi Assemblea nazionale anticapitalista - Ana) e nel frattempo dipendente del Sisde. Dal Cip, dopo averlo difeso per 12 lunghi anni, oggi ammettono che c'era qualcosa di "poco chiaro". Alla buon'ora. Ma non può bastare perché il vero mestiere di Luzzi è di pubblico dominio dal '95, quando uscì la relazione del comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza (http://www.camera.it/_bicamerali/nochiosco.asp?pagina=/_bicamerali/leg14/sis/home.htm) che dava conto dei fondi neri del Sisde. In un ruolo chiave c'era la famosa "zarina" Matilde Martucci, segretaria del direttore Riccardo Malpica e madre di Luzzi.
Nel capitolo V sulle "Deviazioni del servizio", al paragrafo 45 ("Una gestione anomala") si legge che "nel luglio 1991, l'ambasciatore Francesco Paolo Fulci, Segretario generale del Cesis ed Autorità nazionale per la sicurezza venne a conoscenza di una situazione irregolare, relativa a due funzionari del Sisde, Michele Finocchi e Gerardo Di Pasquale. Il primo era Capo di gabinetto del Servizio, il secondo era dirigente dell'Ufficio logistico. Risultò che essi rivestivano la carica di soci in una società di viaggi, la Miura Travel, dal marzo 1988, svolgendo così un'attività commerciale. Non si trattava di una società di copertura del Servizio. Molto semplicemente, l'attività dei due funzionari era privata ed aveva scopi di lucro. Ma la Miura Travel era l'agenzia presso la quale venivano acquistati tutti i biglietti di viaggio e prenotati i soggiorni fuori sede dei dipendenti, per una disposizione interna che era stata impartita già il 5 maggio 1987 dal direttore del Sisde, prefetto Riccardo Malpica. Tale direttiva era in contrasto con un elementare criterio di riservatezza (...). I biglietti venivano acquistati tutti a prezzo intero. Contemporaneamente, l'agenzia utilizzava attrezzature e personale del Servizio. Assumeva personale, che veniva poi dirottato nel Sisde, come il figlio di Gerardo Di Pasquale o il figlio di Matilde Martucci, segretaria del prefetto Malpica".
L'ultimo citato era Luzzi. Né per lui né per altri si parlava dell'eventuale, successivo allontanamento dal servizio tra il `91 e il `95, e questo confermava al di là d'ogni dubbio la fondatezza dei sospetti diffusi in quegli anni sul Cip nel movimento romano. Diversi suoi componenti avevano lavorato alla Miura Travel, gli arredi del centro sociale facevano pensare a cospicue risorse e le inchieste sul movimento della Pantera avevano miracolosamente "risparmiavato" i giovani del Cip, nonostante l'estremismo verbale e l'apologia di Sendero Luminoso che facevano sul bollettino Assalto al cielo. Eppure Luzzi è stato sempre difeso da chi è rimasto al Cip. E da fonti di movimento, come da fonti di polizia, il giovanotto è accreditato fino al 2002 come esponente di rilievo del Mpa (oggi Ana), che ha "aderito" a Europposizione.
Luzzi si è solo allontanato da Roma, per un po' avrebbe vissuto a Torino. Dal `99 il suo nome appare in diverse indagini sulle nuove Brigate rosse, che con scarsi risultati si concentrano sui presunti "fiancheggiatori" individuati tra chi vuole rifondare "un vero partito comunista": Carc, Iniziativa comunista (Ic), altri gruppetti e il Mpa-Ana. Ma c'è una differenza: otto di Ic sono finiti in galera nel 2001 e il loro calvario non è finito, i Carc sono sistematicamente inquisiti per associazione sovversiva (a volte finiscono in carcere, come il loro fondatore, Giuseppe Maj, in Francia), mentre ai giovanotti del Cip non succede mai nulla.
Nessuna conseguenza anche quando a Vienna, nel `99, la polizia austriaca uccideva il latitante della Raf Horst Ludwig Meyer e arrestava la sua compagna Andrea Martina Klump. In tasca, riferisce il Ros dei carabinieri, i due latitanti avevano passaporti italiani, uno intestato a una frequentatrice del Cip (Monica Arini) e l'altro al padre di un altro esponente dello stesso centro (Aimone Spinola), ma non risulta siano stati arrestati o fermati. Luzzi, peraltro, è indicato dal Ros e da altri tra i rappresentanti del Mpa-Ana a diverse riunioni con i Carc e Ic. Anche a quella di Firenze, nel `98, nella quale - secondo un militante del Carc definito dai Ros "fonte fiduciaria" della locale questura - si sarebbe parlato dei Nuclei comunisti combattenti (Ncc) e di iniziative armate. Un anno dopo le "nuove Brigate rosse", evoluzione degli Ncc, uccideranno Massimo D'Antona. Natali, che respinge la versione del Ros, la sta pagando cara. A Luzzi nessun pm ha mai fatto domande.22 ottobre 2003 - BR-PCC RIVENDICANO BOMBA GORIZIA
"Il Mattino"
RIVENDICATA LA BOMBA DI GORIZIA
Nuove Br-Pcc
Perquisizioni a Milano
Un documento a firma Br rivendica l'attentato alla sede della società Informest di Gorizia, danneggiata domenica notte da una bomba artigianale. Il documento, è stato fatto ritrovare ieri sera a Padova in un cestino dell'immondizia. In serata, poi, sono state trovate altre due copie del documento. In tutti e tre i casi i plichi contenevano una ventina di pagine - con lo stemma della stella a cinque punte. Nel volantino ci sono incitazioni ad "armare la rivoluzione antimperialista nelle metropoli" e a rilanciare l'attività terroristica. Nel documento ci sarebbe anche un riferimento a Massimo D'Alema indicato come un "nemico di classe". Nel volantino c'è anche una dedica a Mario Galesi.
Intanto, ieri sera sono state compiute numerose perquisizioni dai carabinieri di Milano in ambienti di presunti fiancheggiatori o sostenitori dell'eversione di sinistra, in particolare di persone indiziate di essere vicine alle nuove Br-Pcc. Le perquisizioni - sulle quali c'è uno strettissimo riserbo da parte degli inquirenti - sono state disposte dal pm Stefano Dambruoso della Procura di Milano, che da tempo indaga sui movimenti eversivi e su episodi avvenuti negli ultimi anni nel capoluogo lombardo e in altre località. Le perquisizioni sarebbero state in tutto poco meno di una trentina. L'ipotesi di reato è quella di associazione sovversiva.
Uno degli episodi di riferimento di questo troncone di indagine sarebbe, comunque, quello dell'attentato alla Cisl di Milano, che risale al 6 luglio 2000, quando vennero rinvenuti due ordigni incendiari nascosti in fioriere al piano terra della sede di via Tadino e a una sede della Fiat."Il Corriere della sera"
Quei "nuclei" che cercano spazio sotto la stella brigatista
ROMA - Hanno impiegato venti pagine scritte e incolonnate al computer, sotto l'intestazione "Brigate rosse" completa di stella chiusa nel cerchio, per dire che "lo strumento della lotta armata" consiste anche in un modesto ordigno fatto esplodere sul davanzale di una finestra. L'avanguardia restano le Br "per la costruzione del partito comunista combattente" che hanno colpito i "nemici di classe" D'Antona e Biagi, ma adesso sul terreno dello scontro si presentano le "Br-Guerriglia metropolitana per la costruzione del Fronte combattente antimperialista". Secondo gli analisti dell'Antiterrorismo, il documento fatto trovare l'altra sera sancisce l'evoluzione degli Nta, i Nuclei territoriali antimperialisti che dal '95 in poi hanno compiuto mini-attentati sparsi soprattutto nel Triveneto, sul tipo di quello contro l'Informest di Gorizia. Oggi la nuova formazione annuncia una campagna di "fattivi e ineludibili passaggi politici, logistici e militari" e afferma che tutto ciò avviene "nel riconoscimento del percorso concretamente rivoluzionario proposto in questi anni dall'organizzazione Nta". Quei Nuclei tentano di diventare una nuova componente delle Br, così come nel '99 una parte degli Ncc (Nuclei comunisti combattenti) si trasformò nelle Br-pcc che hanno ucciso D'Antona.
Qui il "livello di scontro" è più basso, ma anche questo per l'Antiterrorismo è un segnale: in un momento in cui le Br-pcc sono ancora in difficoltà per il colpo subito con l'arresto di Nadia Lioce e l'uccisione di Mario Galesi (quest'ultima debitamente "celebrata" a pagina 19 del documento), nuovi "combattenti" si propongono di affiancare l'organizzazione con altre azioni di propaganda armata, seppure minori. In particolare rilanciando la campagna internazionale della "iniziativa rivoluzionaria"; le Br-Guerriglia metropolitana annunciano infatti di voler "esercitare ruoli e compiti di direzione dentro il percorso rivoluzionario in atto e, nello specifico, dentro quello che oppone Imperialismo ad Antimperialismo". Gli obiettivi futuri dovrebbero dunque essere di carattere internazionale, anche se molte pagine riguardano la situazione interna, i progetti "neo-corporativi" del governo e la presunta complicità dei sindacati.
Nel volantino si parla degli attentati dell'11 settembre 2001 e si esaltano le azioni delle Brigate Al Aqsa e di Hamas "in Palestina", delle Farc colombiane e di Sendero Luminoso in Perù, del Grapo in Spagna e della "17 novembre" in Grecia, dei "feddayn di Saddam" e degli hezbollah libanesi, degli indipendentisti corsi, dei contadini boliviani e dei "guerriglieri ceceni massacrati dall'esercito di Putin". E si ricorda che le stesse Br-pcc guardavano all'estero siglando il patto di unità d'azione con la Raf tedesca.
L'interesse della nuova sigla e del nuovo documento, per gli analisti, è ancora maggiore poiché arrivano all'indomani dell'ultimo proclama fatto uscire dal carcere da sette detenuti "irriducibili" che ancora sottoscrivono le azioni delle Br. I "militanti prigionieri" hanno scritto che "il rapporto di guerra" con lo Stato va coltivato "fin da subito anche a partire da nuclei esigui di avanguardie rivoluzionarie". E hanno ribadito l'importanza di "istanze e nuclei che hanno preso concretamente posizione sia in appoggio all'iniziativa delle Br, sia assumendosi la responsabilità di disporsi nello scontro con contenuti e pratiche offensivi", cioè con attentati anche piccoli. Se l'interpretazione dell'Antiterrorismo è esatta, uno di quei Nuclei ha raccolto l'appello e cerca un proprio spazio sotto la stella brigatista.
Giovanni BianconiNuove Br, indagati 30 fiancheggiatori
Perquisizioni a Milano nell'inchiesta sull'attentato alla Cisl e sulle prime minacce a Biagi
MILANO - Primi indagati nell'inchiesta milanese sui presunti fiancheggiatori delle nuove Br. I carabinieri hanno concluso ieri sera una trentina di perquisizioni contro altrettanti indagati per associazione sovversiva finalizzata a una serie di attentati, tra cui spiccano le due bombe incendiarie del 6 luglio 2000 contro le sede milanese della Cisl. Nel documento di rivendicazione, siglato con la stella a cinque punte, il "Nucleo proletario rivoluzionario" approvava l'omicidio D'Antona, contestava il Patto per Milano e lanciava le prime minacce al professor Marco Biagi, che proprio allora ottenne la scorta poi revocata dal ministero prima del delitto del 19 marzo 2002 a Bologna. Le perquisizioni, ordinate dal pm Stefano Dambruoso, nascono da un rapporto del nucleo informativo dei carabinieri su un gruppo definito di militanti dell'estrema sinistra e sono state eseguite soprattutto (ma non solo) nell'area milanese. Una sigla sconosciuta ("Brigate rosse - Guerriglia metropolitana per la costruzione del fronte combattente antimperialista") intanto ha rivendicato con tre documenti trovati a Padova l'attentato di domenica a Gorizia: una bomba artigianale contro la Informest, società di consulenze aziendali. La Procura di Trieste indaga per associazione terroristica, danneggiamento e uso di esplosivi.
P. B.23 ottobre 2003 - NUOVE BR: PERQUISIZIONI A BRESCIA
"Il Giornale di Brescia"
I carabinieri dei Ros ieri in dodici abitazioni di persone vicine all'area anarco-insurrezionalista
Nuove Br: perquisizioni a Brescia
L'inchiesta del pm Di Martino parte dall'attentato incendiario all'Ikea dell'agosto 2000
Alberto Pellegrini
Nuove Brigate rosse anche a Brescia. Pare di sì, e non solo come ipotesi. A Brescia esiste, ormai da tre anni, un'inchiesta con una ventina di indagati con l'ipotesi di associazione terroristica e a Brescia, ieri mattina, i carabinieri dei Ros hanno perquisito le abitazioni di dodici persone, tutte più o meno appartenenti all'area anarco-insurrezionalista o agli ambienti della sinistra rivoluzionaria storica. L'ordine di cercare documenti, volantini, originali di rivendicazioni, appunti e qualsiasi altra cosa possa interessare chi indaga sulle nuove Br e sui possibili fiancheggiatori, viene dalle Procure di Milano e di Brescia. Per la precisione a tutti i 12 perquisiti è stato esibito l'ordine di perquisizione firmato dal procuratore aggiunto di Brescia Roberto Di Martino; solo a due poi è stato consegnato anche l'ordine firmato dal pm milanese Stefano Dambruoso, lo stesso magistrato che l'altro ieri aveva ordinato un analogo blitz a Milano e nell'hinterland del capoluogo lombardo, con 25 perquisizioni. L'ordine di perquisizione firmato dal pm di Milano fa riferimento solo all'accusa di associazione con finalità di terrorismo e si sa che l'inchiesta di Dambruoso si occupa in particolare dell'attentato alla Cisl di Milano del luglio 2000 (due bombe inesplose) i cui presunti autori apparterrebbero al Nucleo proletario rivoluzionario. Il NPR sarebbe nato alla fine degli anni '90, raccogliendo frange di altre formazioni estremistiche e elementi anarcoidi e avrebbe spostato il campo degli attentati terroristici direttamente nel mondo del lavoro e del sindacato sulla scia dell'omicidio di Massimo D'Antona. L'ordine di perquisizione della Procura di Brescia fa riferimento invece a tre capi d'accusa per tutti i perquisiti, che sono quindi indagati per associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico, strage e incendio. Si sa che l'inchiesta del procuratore Roberto Di Martino prende le mosse da un fatto preciso, l'attentato incendiario all'Ikea di Roncadelle, accaduto la notte del 2 agosto 2000. In quella occasione le fiamme danneggiarono solo l'ingresso del pubblico e il fumo annerì una parte del magazzino, ma ci fu una rivendicazione alla quale si deve la successiva apertura di un'indagine non circoscritta solo all'attentato incendiario. A quell'attentato si riferisce evidentemente l'accusa di strage e di incendio per la quale sono indagate le 12 persone che ieri hanno subito perquisizioni ma anche un'altra decina di bresciani. L'obiettivo scelto, l'Ikea, può sembrare strano, ma oltre alla rivendicazione giudicata attendibile, bisogna ricordare che anche più recentemente, il 5 dicembre 2002, due magazzini dell'Ikea in Olanda subiurono due attentati dinamitardi nei quali rimasero ferite un paio di persone. Ma chi sono i sospettati di essere perlomeno fiancheggiatori delle nuove Br e del Pcc, il partito comunista combattente? Tra i dodici perquisiti ieri, e anche tra gli altri indagati, c'è un po' di tutto. Si va da personaggi più giovani, e appartenenti all'area antagonista, a attivisti di organizzazioni "contro la repressione" che tengono contatti con persone in carcere, fino a vecchi rappresentanti della sinistra rivoluzionaria degli anni '70 e '80, già coinvolti in processi celebrati anche a Brescia. Nelle perquisizioni di ieri è stato sequestrato vario materiale: molti documenti, agende, alcuni computers, appunti, volantini, fotografie e lettere. Si sa che, ad esempio, in casa di una donna sono state sequestrate alcune fotografie e alcune lettere di Ario Pizzarelli, uno dei leader dei Napo.Nac (formazione terroristica nata nella seconda metà degli anni '70 a Brescia). Pizzarelli si trova in carcere dai primi anni '80, con una sola breve interruzione nel corso della quale rimase coinvolto nell'attentato alla base Usa di Aviano, in Friuli. Proprio ieri mattina in Corte d'appello a Milano si discuteva del rinvio a giudizio di Pizzarelli e di altri due detenuti per reati "politici", accusati di istigazione e apologia di reato per aver rivendicato durante un'udienza in Tribunale l'omicidio di Massimo D'Antona.23 ottobre 2003 - TERRORISMO: CACCIA ALLE SIGLE MINORI
"Il Mattino"
Terrorismo, caccia alle sigle minori
MARIELLA PAOLETTI
Dialoghi intercettati in cui discutono animatamente delle azioni delle Br, collegamenti con qualche latitante e alcuni irriducibili in carcere. La quarantina di persone perquisite fra l'altro ieri e ieri a Milano e nel Bresciano, nell'analisi di investigatori e inquirenti, sembrano però molto distanti dalla "geometrica potenza" della formazione che insanguinò l'Italia negli anni '70 e '80.
L'inchiesta milanese, a quanto si è appreso, si avvierebbe a una richiesta di archiviazione (salvo che nelle perquisizioni dovessero esser trovati ulteriori elementi) in quanto in questi mesi non sarebbero emersi riscontri alla pesante ipotesi di reato contestata ai sospettati di essere fiancheggiatori delle Br-Pcc: associazione per delinquere finalizzata al terrorismo e all'eversione dell'ordinamento democratico.
Il procedimento prende le mosse dal ritrovamento di due ordigni inesplosi davanti alla sede della Cisl di via Tadino a Milano, il 6 luglio del 2000, anche se solo per una quindicina degli indagati, nel decreto che dispone la perquisizione, si fa riferimento all'episodio per il quale, in un'inchiesta autonoma, risultano indagati da tempo in cinque. Le perquisizioni hanno riguardato esponenti di alcuni centri sociali milanesi, altri del sindacalismo di base, due ufficiali giudiziari del Tribunale di Milano, anche il quarantenne dirigente di un circolo di Rifondazione Comunista milanese che dice: "Mai andato oltre all'aver avuto qualche amico o amica dei centri sociali, e in questo non ci vedo nulla di illegale".
Sotto sequestro materiale informatico, volantini, comunicati vari. Così come a Brescia, dove i Ros dei carabinieri hanno perquisito le abitazioni di dieci persone, in città e provincia: anche qui sequestrati computer, documenti sulla Palestina e la Turchia, le lettere dal carcere e le fotografie di un irriducibile bresciano delle Br, Ario Pizzarelli detenuto per l'attentato alla base Usaf di Aviano e che, nei mesi scorsi, ha rivendicato idealmente con altri sia l'omicidio di Massimo D'Antona sia quello di Marco Biagi e per questo è accusato di propaganda sovversiva a Milano.
Tra le persone indagate a Brescia vi sono anche aderenti ai "Comitati contro la repressione", da tempo impegnati sulla questione carcere. In questo caso, l'input è stato un incendio appiccato il 2 agosto del 2000 all'Ikea di Roncadelle che aveva danneggiato in modo non grave l'ingresso principale.
Il procuratore aggiunto Armando Spataro, che non entra nel merito delle indagini, fa un ragionamento basato su dati storici e sulla sua vasta esperienza in tema di anti-terrosimo e sottolinea come "un paragone con il passato non è neanche ipotizzabile" anche se a Milano "è ragionevole" pensare "alla presenza di organizzazioni terroristiche di matrice interna", una presenza, tuttavia, "molto rarefatta". Considerazioni che il magistrato fa "sulla base della storia, del fenomeno, dell'organizzazione e anche della collocazione strategica che Milano ha in un panorama nazionale".
A chi gli chiedeva se a suo giudizio esiste una saldatura tra le Brigate rosse e le sigle minori, il procuratore aggiunto ha spiegato che "più che di una saldatura parlerei di una internità rispetto all'organizzazione maggiore delle Brigate rosse". E questa - ha concluso - non è una mia posizione personale da quanto emerge dalla lettura dei documenti".24 ottobre 2003 - PAPALIA SU NUOVE BR
"Il Gazzettino"
TERRORISMO Il procuratore di Verona, Guido Papalia, dopo l'attentato di Gorizia e il volantino rinvenuto a Padova, ipotizza per la prima volta una svolta "Le vecchie Br hanno incorporato le nuove leve" L'uso della stella a cinque punte da parte del nuovo gruppo può essere stato autorizzato solo dal Partito Comunista Combattente Verona
NOSTRO INVIATO
Non solo una semplice saldatura, ma una vera incorporazione nelle Brigate Rosse dei Nuclei Territoriali Antimperialismo, che ora possono utilizzare la sigla e la stella a cinque punte, in quanto autorizzati dai capi storici del terrorismo. Il procuratore della Repubblica di Verona Guido Papalia - che contribuì negli anni '80 a sconfiggere le Br e si è poi occupato delle indagini sugli Nta - è convinto che dietro la nuova sigla di rivendicazione dell'attentato di Gorizia ci sia una novità sostanziale sul fronte dell'eversione che ruota attorno al rapporto tra i vecchi terroristi e le nuove leve. "Premetto che non mi occupo delle inchieste da quando la competenza è della Procura Distrettuale, salvo i vecchi fascicoli degli Nta".
Però un'idea ce l'avrà sulle "Br-Guerriglia metropolitana per la costruzione del fronte combattente antimperialista".
"Vorrei sottolineare innanzitutto che è la prima volta, dall'attentato contro la base Nato di Aviano nel '93, che a Nord Est compaiono le Br. C'era stato nel '94 un volantino dei Nuclei Comunisti Combattenti che ripoponevano le nuove Br, che poi sarebbero diventate Br-Partito Comunista Combattente che uccisero D'Antona e Biagi. Il volantino fu trovato a Roma e Mestre".
Siamo certi che queste siano Br?
"Mi pare di poterlo affermare perchè il logo sul documento è quello brigatista e anche gli slogan. Ma la parte più importante è costituita dai contenuti ideologici, che sono nel solco della tradizione brigatista, quale avanguardia comunista combattente".
Che differenza c'è tra le Br e le altre sigle?
"A Nord Est sono comparsi gli Nta, ovvero i Nuclei Territoriali Antimperialismo. Altrove i Nuclei di Iniziativa Proletaria Rivoluzionaria con un attentato dell'aprile 2001 o i Nuclei Proletari Rivoluzionari con l'attentato alla Cisl di Milano nel 2000. Dall'analisi dei documenti si può ritenere che tutte queste organizzazioni sono collegate in un unico schieramento sotto la guida delle Br-Pcc, di cui riconoscono la leadership. Loro sono i satelliti".
Ai tempi del delitto Biagi, nel 2002, si parlò già di un avvicinamento.
"In effetti ci fu un documento di rivendicazione delle Br e un documento degli Nta. In fondo le Br si sono riconosciute deboli, dopo il ripiegamento del 1982, e hanno manifestato l'intenzione di ricompattarsi".
In realtà quella fu una disfatta, cominciata a Verona col sequestro Dozier e la stagione del pentitismo.
"Questo è storicamente vero. Ma la minacccia terroristica in Italia non è mai cessata. L'organizzazione, pur trovandosi in uno stato di sbando tale da costringere i militanti a dichiararsi in "ritirata strategica", ha continuato a produrre documenti e alimentare dibattiti".
Cosa si sa di loro, dall'analisi dei documenti?
"Le Br innanzitutto non dicono bugie, non mentono. Poi indicano i bersagli. Infine spiegano le modalità di attuazione e le finalità dei loro gesti. Ma c'è un dato importante: le Br non permettono che un gruppo che si richiami a queste ideologie utilizzi la sigla Br-Pcc senza autorizzazione da parte loro".
Lei crede che la Lioce (arrestata) e Galesi (ucciso su un treno) fossero delle Br-Pcc?
"Senz'altro. Con quell'arresto si è colpito uno dei gruppi di fuoco o forse il gruppo di fuoco. Le Br hanno scarsissimi mezzi e pochi uomini. Eppure sono molto compartimentate, attente a non farsi infiltrare".
Torniamo ai gruppuscoli.
"Cè un documento molto esplicito, la E-mail inviata nel marzo '99 al quotidiano "La Repubblica" da Udine. Br-Pcc e Nta si dichiaravano d'accordo sulla Campagna Rossa, annunciavano atti delle Br-Pcc. Dopo 40 giorni fu ucciso D'Antona".
Ma non erano ancora uniti.
"No, tuttavia la campagna della Primavera Rossa era indicata come riconducibile alle Br-Pcc. La conferma è anche in un successivo documento del 2002, dove tutto veniva comunque ricondotto alla leadership Br".
E adesso?
"L'ultimo documento dimostra che il collegamento tra Br-Pcc e Nta c'è stato, c'è, oggi è più consolidato di prima. Anzi, forse è addirittura avvenuta un'incorporazione, con l'autorizzazione agli Nta di utilizzare il marchio Br, se non proprio quello delle Br-Pcc che connota l'ala militarista dell'organizzazione, quella che all'inizio degli anni '80 si contrapponeva all'ala movimentista di Senzani e al fronte delle carceri".
Quindi le Br-Gm sono la mutazione di pelle degli Nta?
"Può essere così. Ciò significherebbe che sono stati accettati dal partito armato. Anzi c'è qualcosa di più se si pensa all'ideologia che ha sempre puntato su due assi, da una parte la classe contrapposta allo Stato, dall'altra imperialismo e antimperialismo. Gli Nta hanno privilegiato questo secondo asse, con i riferimenti alla guerra nei Balcani e gli attentati a Trieste. Il gruppo Br-Gm si sarebbe formato per costituire il fronte antimperialista. È questo il collegamento ideologico più diretto con gli Nta".
Vi sono contatti con gli anarchici insurrezionalisti?
"Questi gruppi che operano con i pacchi-bomba e non fanno rivendicazioni sono guardati con attenzione dalle Br-Pcc a fini di proselitismo. Un documento di inizio anno faceva un appello agli amici sardi e agli autori degli attentati di Genova".
I no-global?
"I no-global non c'entrano niente con le Br che non hanno mai fatto azioni di piazza, ma hanno scelto la lotta armata e individuato bersagli precisi, senza esporsi pubblicamente".
Giuseppe Pietrobelli
@ scrivi all' almanacco dei "misteri d'Italia"
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