Almanacco dei misteri d' Italia

 
Terrorismo ed estremismo di sinistra
24-31 ottobre 2003
24 ottobre 2003 - UCCISIONI D'ANTONA E BIAGI: ARRESTI
"Repubblica.it"
I brigatisti catturati sono quattro uomini e due donne
Decine di perquisizioni in varie città, scoperti due covi a Roma
Operazione nella notte, 6 arresti
"Presi gli assassini di D'Antona"
La svolta nelle indagini grazie alle tracce lasciate coi cellulari
Operazione accelerata per timore di fuga di notizie
ROMA - La polizia ha catturato nella notte i brigatisti rossi considerati responsabili dell'omicidio di Massimo D'Antona, il consulente del ministro del Lavoro ucciso a Roma il 20 maggio 1999. Le persone arrestate sono sei: tre uomini sono stati catturati a Roma, un uomo e una donna in Toscana, un'altra donna, romana, in Sardegna, nel Sassarese.
I nomi: a Roma sono stati fermati Paolo Broccatelli, 35 anni, dipendente di una ditta di pulizie all'interno dell'Università dove insegnava D'Antona: avrebbe anche partecipato ad alcune sue lezioni. Broccatelli sarebbe stato in stretto e continuo contatto con Mario Galesi, morto nello scontro a fuoco sul treno Roma- Firenze del 2 marzo scorso, nel quale rimase ucciso l'agente della Polfer Emanuele Petri e catturata la brigatista Nadia Desdemona Lioce. Il secondo fermato a Roma è Marco Mezzasalma, nato a Tripoli nel 1959 e residente a Roma. Il terzo fermato nella capitale è Alessandro Costa, 33 anni, romano.
I due fermati in Toscana: a Firenze è stato bloccato Roberto Morandi, 43 anni, lavora all'ospedale di Careggi; la donna arrestata a Pisa è Cinzia Banelli, 40 anni, lavora come tecnico di radiologia nell'ospedale Santa Chiara. Sono accusati della rapina all'ufficio postale di via Torcicoda e della tentata rapina di via Tozzetti a Firenze e ci sono forti indizi per la loro partecipazione all'omicidio di D'Antona. Tra gli ordini di custodia cautelare emessi dal gip fiorentino Antonio Crivelli su richiesta del pool della procura fiorentina, sono comunque tre perché la misura cautelare riguarda anche Desdemona Lioce.
In Sardegna, a Poltu Quatu, a pochi chilometri da Porto Cervo, è stata bloccata Laura Proietti, 30 anni, romana: il fermo è avvenuto in un albergo. La donna, che pare lavorasse in un bar, è stata già trasferita in carcere a Sassari. Da tempo in strettissimo contatto con l'ambiente romano di Mario Galisi ha sicuramente partecipato all'inchiesta preparatoria dell'attentato ed era presente il 20 maggio in Via Salaria, utilizzando una delle tessere telefoniche in suo possesso e ricevendo due chiamate sul Teledrin. Ma a tradirla sarebbe stato un mozzicone di sigaretta che ha consentito l'individuazione del profilo del suo Dna e, quindi, la comparazione, con esito positivo, con il Dna individuato da un capello trovato all'interno del furgone Nissan Vanette utilizzato per l'attentato in via Salaria.
I sei devono rispondere del reato di "banda armata".
Tutti, tranne Alessandro Costa, sono inoltre indagati per l'omicidio "per finalità terroristiche" di Massimo D'Antona e, al fine di commettere questo delitto, del furto di due furgoni e di porto d'armi.
L'operazione, che ha impegnato un migliaio di agenti, è coordinata dai pool antiterrorismo delle procure di Roma, Firenze e Bologna. Gli investigatori hanno eseguito circa 80 perquisizioni a Roma e in altre città, tra cui Trieste e Udine. E altre sono ancora in corso.
Sono stati sequestrati documenti, agende e materiale vario che è ora all'esame degli investigatori e sono stati individuati i covi romani in cui si nascondevano Nadia Desdemona Lioce e Mario Galesi: uno nel quartiere Quadraro, individuato grazie ad un mazzo di chiavi sequestrato alla Lioce. L'altro nel quartiere Tuscolano, che sarebbe stato operativo solo fino a qualche tempo fa.
"E' un buon risultato e l'inizio di un lavoro ancora molto lungo", commenta il procuratore della Repubblica di Roma Franco Ionta che con il collega Pietro Saviotta ha firmato le ordinanze di custodia cautelare. "Ora - spiega il magistrato - bisognerà analizzare il materiale rinvenuto nelle perquisizioni". Ionta non dice di più sulle prove raccolte a carico dei fermati. "Noi abbiamo emesso un provvedimento di fermo che ora sarà valutato dal Gip", si limita ad affermare.
Ci si interroga sulla "fretta" che ha spinto la procura di Roma e la Digos ad accelerare le indagini e a compiere i sei fermi: l'ipotesi più accreditata è quella di una fuga di notizie. L'atto con il quale i pm Ionta e Saviotti hanno dato il via all'operazione di polizia è stato preparato pochissimi giorni fa. Alcuni giornali erano pronti ad anticipare l'evento.
Gli arresti di stanotte sono il frutto dei mesi di indagine seguiti all'arresto di Nadia Desdemona Lioce dopo la sparatoria - il 2 marzo scorso - sul treno partito da Roma e diretto ad Arezzo nella quale morirono in un conflitto a fuoco l'agente della Polfer Emanuele Petri e il militante br Mario Galesi. Dai cellulari che i due terroristi possedevano è stato possibile ricostruire lo spaccato logistico dell'organizzazione eversiva. I pm sono riusciti a sfruttare "tracce sottili e labili" e a individuare un intenso traffico telefonico che collegava i cellulari dei due terroristi ad alcune cabine telefoniche di Roma.
Ma non solo telefonini. Anche teledrin, palmari, schede telefoniche prepagate da utenze pubbliche. E appunto quello "telefonico" è uno tra i più interessanti dell'intera inchiesta. Tra il febbraio e il maggio del '99 circa 70 chiamate ai cellulari di Lioce e Galesi sono partite da una cabina telefonica situata in via Salaria, a Roma. E tutte tra le 8 e le 10 del mattino, quando il giuslavorista Massimo D'Antona usciva dalla propria abitazione per andare a lavorare.

"Corriere.it"
Perquisizioni in tutta Italia. Ciampi si congratula con Pisanu
Presi i presunti killer di D'Antona
Sei i brigatisti arrestati a Roma, Firenze e in Sardegna. Tra questi due donne e gli esecutori materiali dell'omicidio
ROMA - Clamorosa svolta nelle indagini sull'omicidio di Massimo D'Antona: i presunti killer del consulente del ministro del Lavoro ucciso a Roma il 20 maggio 1999 sono stati arrestati alle prime ore del mattino nel corso di una vasta operazione antiterrorismo condotta dalla Polizia nella quale sono stati impegnati oltre mille uomini.
Le persone arrestate sono sei tra cui due donne: tre uomini sono stati catturati nella capitale, nelle loro abitazioni: Paolo Broccatelli, 35 anni, dipendente di una ditta di pulizie all'interno dell'Università dove insegnava D'Antona, Marco Mezzasalma, di Tripoli, Alessandro Costa, romano. E' finita in manette in Sardegna, a Porto Cervo, una donna romana, Laura Proietti, 30 anni. Due gli arresti in Toscana: gli ospedalieri Roberto Morandi, 43 anni, di Firenze, e Cinzia Banelli, 40 anni, di Pisa. Quest'ultima sarebbe la "compagna So", la brigatista sottoposta a una sorta di processo interno da parte dei vertici dell'organizzazione per suoi comportamenti poco ortodossi.
CAPI D'IMPUTAZIONE - Le sei persone arrestate sono tutte accusate del reato di "banda armata". Tutte, tranne Alessandro Costa, sono inoltre indagate per l'omicidio "per finalità terroristiche" di Massimo D'Antona e, al fine di commettere questo delitto, del furto di due furgoni e di porto d'armi. Tutte e sei saranno interrogate alle 15 dal gip di Firenze Antonio Crivelli.
C'è anche un settimo ordine di custodia cautelare emesso da Crivelli: riguarda Desdemona Lioce, uno degli elementi di spicco delle nuove Br, arrestata il 2 marzo scorso dopo l'uccisione di un agente sul treno Roma-Arezzo.
LA PROVA DEL DNA - Secondo l'accusa, alcuni avrebbero eseguito materialmente l'omicidio del consulente del ministro Bassolino. In particolare la prova del dna inchioderebbe una delle due donne arrestate nella notte: Laura Proietti. Gli investigatori che la seguivano da tempo nella capitale avevano recuperato un mozzicone di sigaretta appena gettato: dal quel reperto è stato ricavato il profilo di Dna che, nella comparazione, è risultato identico a quello di un frammento di capello trovato nel furgone Nissan Vanette utilizzato per l'attentato a D'Antona.
IL BLITZ - L'operazione è scattata nella notte, coordinata dai pool antiterrorismo delle procure di Roma, Firenze e Bologna. A quanto si è appreso, i provvedimenti sarebbero stati emessi per "motivi di urgenza operativa". Gli investigatori, coordinati dai pm romani Franco Ionta e Pietro Saviotti, hanno eseguito 70 perquisizioni nella capitale e 30 in località del Lazio, in Toscana, in Friuli Venezia Giulia e in altre regioni italiane. Anche i Disobbedienti romani hanno denunciato di essere stati sottoposti "a perquisizioni inutili nel giorno dello sciopero generale" nell'ambito dell'indagine sull'omicidio D'Antona".
PISTA TELEMATICA - Gli arresti sono il frutto dei mesi di indagine seguiti all'arresto, il 2 marzo scorso, di Nadia Desdemona Lioce. Gli investigatori trovarono documenti preziosi e, soprattutto, due computer palmari, con una sorta di mappa dell'eversione che ha portato all'individuazione del gruppo.
COVO DELLA LIOCE - Nel blitz di stanotte è stato individuato il covo dove si nascondevano Desdemona Lioce e Mario Galesi, rimasto ucciso il 2 marzo scorso sul treno Roma-Arezzo. I due terroristi stavano facendo una trasferta e durante un controllo normale di documenti uccisero l'agente Emanuele Petri. Galesi, a sua volta, venne raggiunto dai colpi di pistola sparati da un altro agente della Polfer.
CIAMPI SI CONGRATULA - Il presidente della repubblica Ciampi ha telefonato di buon mattino al ministro Pisanu per congratularsi per l'operazione che ha condotto all'arresto dei presunti autori dell'omicidio D'Antona. Poi nel corso di una cerimonia al Quirinale dedicata ai Cavalieri del lavoro ha commentato: "È un successo di grande rilievo nella lotta al terrorismo eversivo, desidero a nome di tutti esprimere i complimenti più vivi al ministro Pisanu, alla magistratura, al capo della Polizia, al comandante generale dell'Arma dei Carabinieri per l'importantissima operazioni antiterrorismo realizzata questa mattina".
E proprio nel giorno in cui la polizia ha preso i presunti esecutori materiali dell'omicidio di D'Antona, Pisanu ha onorato la memoria del consulente del lavoro Marco Biagi, ucciso come D'Antona, dalle Brigate Rosse. "Oggi entra in vigore la legge Biagi. Una conferma che gli uomini si possono uccidere, ma le loro idee no"

"Corriere.it"
Gli arrestati
Paolo Broccatelli
Tra i sei brigatisti arrestati dalla Polizia per l'omicidio di Massimo D'Antona ci sarebbe il romano Paolo Broccatelli, 35 anni, dipendente di una ditta di pulizie all'interno dell'Universitá dove insegnava D'Antona. Broccatelli viene considerato dagli investigatori un personaggio di spicco delle nuove Br. Broccatelli avrebbe partecipato alle lezioni del consulente dell'ex ministro del Lavoro Antonio Bassolino, poi ucciso in via Salaria. Stando alle indagini della polizia, era in stretto e continuo contatto con Mario Galesi, morto nello scontro a fuoco sul treno Roma- Firenze del 2 marzo scorso, nel quale rimase ucciso l'agente della Polfer Emanuele Petri e catturata la brigatista Nadia Desdemona Lioce.
Cinzia Banelli e Roberto Morandi
Sono Cinzia Banelli, 40 anni, di Pisa, e Roberto Morandi, 43 anni di Firenze le due persone arrestate in Toscana nell'ambito dell'operazione antiterrorismo. Tutti e due lavorano nel campo sanitario, la donna è tecnica radiologa all'Asl di Pisa e l'uomo è invece è un tecnico radiologo all'ospedale di Torregalli, alle porte di Firenze. Lo si apprende da fonti della Procura fiorentina. Per entrambi l'accusa è di avere partecipato a due rapine ad uffici postali nel capoluogo toscano, di cui una riuscita, quella del 6 febbraio scorso all'ufficio di via Torcicoda, e una fallita. Secondo quanto si è appreso, poi, gli inquirenti toscani avrebbero forti indizi sul coinvolgimento materiale dei due arrestati nell'omicidio del consulente del ministero del Lavoro Massimo D'Antona.
Laura Proietti
È stato un mozzicone di sigaretta gettato in strada a tradire Laura Proietti, una delle due donne fermate con l'accusa di aver partecipato all'assassinio del professor D'Antona. La donna, 30 anni, romana, da tempo in strettissimo contatto con l'ambiente romano di Mario Galesi (il terrorista rimasto ucciso nello scontro a fuoco sul Roma-Firenze del 2 marzo scorso, ndr) ha sicuramente partecipato all'inchiesta preparatoria dell'attentato ed era presente il 20 maggio in Via Salaria, utilizzando una delle tessere telefoniche in suo possesso e ricevendo due chiamate sul Teledrin. "Ma recentemente - si legge nell'ordine di fermo - si è acquisita ulteriore insuperabile conferma del suo ruolo, con un esito investigativo che avalla tutto l'impianto accusatorio. Nel corso di un pedinamento è stato infatti possibile acquisire un mozzicone di sigaretta appena gettato dalla donna che ha consentito l'individuazione del profilo del suo Dna e, quindi, la comparazione, con esito positivo, con il Dna individuato da un "frammento pilifero" - come è scritto nell'ordinanza - repertato all'interno del furgone Nissan Vanette utilizzato per l'attentato". Il furgone, parcheggiato lungo il percorso a piedi del prof. D'Antona servì con ogni probabilità per l'occultamento degli autori materiali dell'omicidio.
Il fermo di Laura Proietti è avvenuto in un albergo di Poltu Quatu, località turistica a pochi chilometri da Porto Cervo. La donna - che pare lavorasse in un bar - è stata già trasferita in carcere a Sassari.
Questi i nomi degli altri due arrestati:
Marco Mezzasalma, nato a Tripoli nel 1959; residente a Roma
Alessandro Costa, nato a Roma nel 1970; residente a Roma

"Corriere.it"
Brigatisti traditi dalla tecnologia
Traditi dalla tecnologia, incastrati attraverso la pista telematica. I sei presunti brigatisti fermati all'alba dalla Polizia sono stati individuati seguendo il filo delle comunicazioni telefoniche che hanno intrecciato dal 1999 ad oggi. Il punto di partenza delle indagini telematiche sono i due telefoni cellulari di Nadia Desdemona Lioce e l'agenda palmare trovata nella sua borsa il 2 marzo scorso, dopo la sparatoria sul treno Roma-Firenze nella quale hanno perso la vita il brigatista Mario Galesi e l'agente della Polfer Emanuele
Petri. Il primo numero di cellulare era riportato sul palmare, il secondo è quello fornito dalla stessa terrorista alla societá a cui aveva chiesto di riparare il suo palmare. Gli investigatori hanno scoperto così che i brigatisti usavano utenze cellulari dedicate soltanto alle comunicazioni "operative" tra di loro. Usavano intestazioni di fantasia, attivavano i numeri chiamando utenze che poi non contattavano più, si servivano spessissimo delle utenze 9000 e 9001 del servizio Universal Number di Tim.
Seguendo il filo delle chiamate sui cellulari della Lioce, gli investigatori sono arrivati ad altre utenze riferibili inequivocabilmente all'organizzazione terroristica, usate per chiamate reciproche o per ricevere da cabine telefoniche poste in luoghi e tempi significativi per le indagini. Riferite in particolare a poco prima e poco dopo l'omicidio D'Antona e alle successive rivendicazioni e rapine che sarebbero state effettuate dalla stessa banda. L'uso di schede prepagate di telefonia pubblica da cabine per contattare i cellulari è stato la regola assolutamente prevalente per i terroristi soprattutto tra il 1999 e il 2000. Poi l'organizzazione si sarebbe avvalsa di tecnologie più complesse, come i collegamenti telematici e tra utenze di radiomobili in audio-conferenza. La maggiore prudenza sembra dovuta in particolare alle notizie pubblicate dai giornali sulle modalità dell'indagine che aveva portato a scoprire la scheda prepagata usata per rivendicare l'omicidio del professore di diritto del lavoro e sull'ordinanza di custodia cautelare per Alessandro Geri.
L'indagine si è avvalsa perciò delle banche dati relative all'uso di schede prepagate per telefonia pubblica di tipo S.T.P., che hanno consentito di rilevare tempo e luogo delle chiamate e di individuare i soggetti che utilizzavano le schede. Poi, per le persone individuate sono stati accertati rapporti diretti con Mario Galesi e con l'ambiente che frequentava a Roma. Si è passati così da cellulari anonimi o registrati sotto falso nome a schede prepagate in possesso di uno stretto giro di persone contigue alla lotta armata. Per quanto riguarda in particolare l'omicidio di D'Antona, gli investigatori sono stati in grado di ricostruire attraverso le schede prepagate l'attivitá di preparazione, quella immediatamente precedente e successiva da parte dei sei fermati, fino alla rivendicazione. In particolare, tra gennaio e il 20 maggio sono state ben 70 le chiamate partite da utenze riconducibili ai presunti brigatisti sotto casa del professore, proprio nell'ora in cui usciva e lungo il percorso che lo portava al lavoro. Un quadro definito "eccezionale" della preparazione minuziosa dell'attentato.
Il 20 maggio, secondo la ricostruzione degli inquirenti, gli esecutori materiali dell'omicidio sono stati assistiti da diversi altri complici per il controllo delle strade e per gli spostamenti successivi all'attentato. Una delle utenze attribuite all'organizzazione è poi di nuovo attiva il 30 giugno, ricevendo chiamate da cabine di Roma e Milano proprio in coincidenza con la collocazione nelle due città del volantino di rivendicazione. Sono 46 le schede prepagate individuate nel corso dell'indagine che, insieme ai teledrin, al palmare, ai cellulari, hanno portato alla identificazione, che gli investigatori ritengono "assolutamente univoca", dei sei indagati, traditi dal culto per la tecnologia.

"Il Nuovo"
Br, è stata vinta una battaglia ma non la guerra
Gli arresti di oggi sono un colpo durissimo inferto alla "colonna romana". Ma bando ai trionfalismi: il terrorismo può contare su nuovi alleati e nuovi compagni d'armi.
di Gianni Cipriani
ROMA - Questa volta, l'operazione è seria. E dopo un primo esame delle carte giudiziarie, sembra proprio che le accuse non si basino su ipotesi probabilistiche o analisi politico-sociologiche - i teoremi, insomma - ma su elementi assai concreti. Su un uso sapiente delle tecnologie, su una certosina ricostruzione di tracciati telefonici, di percorsi di posta elettronica, di palmari e schede prepagate. Ci sono i fatti, dunque, che precedono le interpretazioni.
Sicuramente, tra l'altro, in una organizzazione dalle dimensioni così ridotte come le "nuove" Brigate Rosse, gli arresti di oggi , soprattutto se sommati alla cattura di Nadia Lioce e alla morte di Mario Galesi (ossia, di due "regolari") rappresentano davvero un colpo durissimo che potrebbe mettere a repentaglio le già scarse capacità operative dei brigatisti nel prossimo futuro. Tuttavia, nonostante l'entusiamo del momento, sono gli stessi esperti dell'antiterrorismo a spiegare che è stata vinta un'importante battaglia. Ma non ancora la guerra. Perché il nuovo terrorismo si è presentato con caratteristiche assai diverse dal passato e segue percorsi "carsici" che a volte è davvero impossibile seguire. Così, mentre vengono arrestati i presunti brigatisti che avrebbero composto quella che si potrebbe definire la "colonna romana" dell'organizzazione e che avrebbero materialmente assassinato Massimo D'Antona, nel nord-est, le "nuove" Brigate Rosse possono contare su nuovi alleati e nuovi compagni d'armi, come dimostra il documento - preoccupante ed attendibile - fatto ritrovare proprio nei giorni scorsi da "Brigate Rosse - guerriglia metropolitana per la costruzione del Fronte Combattente Antimperialista". Esistono, insomma, ancora molti buchi neri; non tutto è stato capito su cosa sia accaduto negli ultimi dieci anni quando (mentre tutti le credevamo definitivamente debellate) le Brigate Rosse lavoravano a quella che loro stessi definivano la "fase di ricostruzione" del partito armato.
Ma cosa dimostrano gli arresti di stanotte? Sostanzialmente due cose: che il nuovo terrorismo è lontano dal mondo del lavoro, almeno nell'accezione corrente che viene data a queste parole. Nulla a che vedere con le fabbriche, con il movimento sindacale vero e proprio, con le organizzazioni storiche dei lavoratori. E questo, nonostante uno dei temi ricorrenti del terrorismo sia la critica alla deriva "neocorporativa" tipica di questa fase storica, nella quale governo, opposizione, "padroni" e sindacati vengono comunque considerati espressioni della "borghesia imperialista" e della sua "frazione dominante". Se qualcosa c'è, semmai - ma è meglio sottolineare che di ipotesi di tratta - andrebbe cercato in qualche settore del pubblico impiego o dei nuovi lavori.
L'altro elemento, che a questo punto sembra emergere con maggiore evidenza, è la "saldatura" che è avvenuta negli anni Novanta tra quadri delle "vecchie" Brigate Rosse, tra i latitanti e i militanti che all'epoca non furono individuati e arrestati ed una nuova generazione affascinata dal richiamo terrorista. I fiancheggiatori del passato sono diventati i "capi". Fino, poco alla volta, a reclutare le ultimissime leve, quelle arrestate oggi. L'anello di congiunzione tra il vecchio ed il nuovo è stato rappresentato da un'organizzazione come i Nuclei Comunisti Combattenti, della quale avevano fatto parte sia Nadia Lioce che Mario Galesi quando le Brigate Rosse, negli anni Novanta, erano ufficialmente sparite dalla scena.
Ora, con gli ultimi arresti, questa teoria sembra trovare ulteriori conferme. Ma, come detto, si tratta solo di un'importante battaglia. Perché il terrorismo è un cancro ancora non definitivamente estirpato. Chi conosce il fenomeno lo sa bene. Ed infatti oggi si esulta. Ma domani si torna al lavoro.

"Il Nuovo"
"I Br presi grazie al metodo Landi"
Il responsabile del Ceas, centro studi sul terrorismo, spiega: "Bisogna rendere omaggio all'esperto informatico morto il 4 aprile del 2002. Lui ha capito che era possibile seguire una persona con il computer".
ROMA - "Sono stati presi grazie al metodo pensato da Michele Landi. A quello di cui lui era convinto. E oggi che sono stati presi i presunti killer di Massimo D'Antonia bisognerebbe rendere omaggio a questo esperto di computer morto in circostanze misteriose il 4 aprile del 2002 nella sua abitazione di Guidonia Montecelio, appena fuori Roma". Maurizio Calvi, presidente del Centro alti studi contro il terrorismo Ceas, ricorda "bene" la filosofia che Landi ha spiegato e insegnato ai Servizi di Sicurezza e agli investigatori delle forze dell'ordine, impegnati nella battaglia contro le Brigate rosse.
Schede telefoniche prepagate, teledrin, cellulari attivi o spenti per mesi, palmari, utenze telefoniche utilizzate esclusivamente per le chiamate tra gli esponenti dell' organizzazione: dalle indagini della Digos emerge il profilo di un gruppo di brigatisti che sapevano muoversi alla perfezione nel campo della telefonia e della telematica. Il capitolo "telefonico" è uno tra i più interessanti dell'intera inchiesta. Gli inquirenti avrebbero ricostruito che le persone arrestate hanno usato regolarmente apparecchi cellulari "specifici" dal 1999 al maggio del 2003. Le schede telefoniche prepagate per chiamare da apparecchi pubblici vennero invece usate prevalentemente dal 1999 al maggio del 2000. Poi, il salto di qualità tecnologico: ecco i collegamenti telematici - usati, ad esempio, dai Npr-Nipr per rivendicare la bomba all'Istituto di Affari Internazionali in via Brunetti, a Roma - e i collegamenti tra utenze radiomobili in audioconferenza.
"La principale convinzione di Landi - continua Calvi - era la tracciabilità di ogni singola chiamata o viaggio in internet: i punti di partenza, d'arrivo e d'interconnessione. Non solo attraverso l'ingresso per così dire fisico nell'hard disk di un computer ma anche con specifici programmi, che senza essere invasivi come virus, riescono comunque a fare quello che fino a poco tempo fa era impossibile da un computer, posto in qualsiasi punto della rete". Ma oltre alla tecnologia serve anche la "prevenzione continua" - argomenta Calvi - perché i satelliti sono precisi, i computer indispensabili, ma "senza due agenti di polizia che controllano i documenti su un treno di provincia nessuno poteva rintracciare l'agendiana elettronica di una brigatista come Nadia Desdemona Lioce".
"Senza comunque la prova del Dna non saremmo potuti esser arrivati qui". Il "sistema" ha permesso di individuare, in una delle due donne arrestate nella notte, la persona che aveva perso un capello all'interno del furgone Nissan Vanette utilizzato per l'attentato a D'Antona. "L'Italia è sotto una lente di ingrandimento che illumina gli interstizi dove si nascondono i componenti delle nuove Br-Pcc - ha detto Calvi - l'attività di prevenzione e di vigilanza, che ha impegnato negli ultimi mesi le nostre forze d'intelligence ed in particolare la Procura di Roma, conduce a brillanti risultati se si conforma a una metodologia investigativa discreta ed incisiva, fondata su una ponderata analisi strategico-operativa".
Il capo dell'Ucigos, Carlo De Stefano, connferma la teoria di Calvi, rispetto all'uso del "metodo Landi". "Il meccanismo di individuazione dei brigatisti tramite l'analisi delle schede telefoniche - spiega il responsabile dell'antiterrorismo - è stato sviluppato dai gruppi di lavoro investigativo costituiti presso le Digos di Roma, Bologna e Firenze e coordinati dall'Ucigos in costante e proficua intesa con le rispettive Procure della Repubblica". Ai risultati significativi raggiunti sul piano investigativo, prosegue De Stefano, si sono aggiunti altri precisi elementi di riscontro probatorio circa i ruoli svolti da ciascuno degli arrestati nell'omicidio D'Antona.

"Il Nuovo"
Lavoratori dipendenti, un passato di militanza politica, un tenore di vita normale: tre dei 4 arrestati romani frequentavano, anni fa, il centro sociale Blitz che adesso finisce nel ciclone degli inquirenti.
di Giancarlo Castelli
ROMA - "Aver frequentato il Blitz, secondo il pm Ionta, sembra essere un elemento indiziante di terrorismo". Usa un tono sarcastico, l'avvocato Marco Lucentini, legale di Alessandro Costa, uno dei sei arrestati nell'inchiesta sull'omicidio D'Antona (anche se Costa non è direttamente accusato della morte del giuslavorista, ucciso nel '99). Tre dei quattro arrestati romani, Costa, Broccatelli e Proietti, avevano, infatti, frequentato il centro sociale di via Meuccio Ruini, a Colli Aniene, aperto nella seconda metà degli anni '80, e dopo dieci anni finito ingloriosamente sotto le ruspe del Comune a causa del rivestimento in amianto di cui la struttura era piena. La struttura, in realtà, era una vecchia scuola abbandonata da tempo, dove fino a pochi anni prima i bambini dell'asilo nido e delle elementari che la frequentavano, correvano, studiavano e giocavano continuamente esposti al micidiale eternit.
Dopo alcuni anni dalla chiusura era diventato, piano piano, una sorta di rifugio per alcuni ragazzi del quartiere che l'avevano, in seguito, trasformato nel centro sociale Blitz: il secondo, a Roma, dopo il Sisto, primo spazio occupato per eccellenza della Capitale che ha chiuso i battenti lo scorso anno, dopo oltre 15 anni di attività. Concerti di musica hard-core, una sorta di punk con la ritmica a 78 giri, pub e birreria dove non di rado si alzava il gomito un po' troppo, al Blitz di politica se ne faceva poca. "Era un luogo di ritrovo, un posto dove si beveva e basta. Alla fine sono stata contenta che l'hanno raso al suolo". A parlare è Jolanda che non conserva un ben ricordo del vecchio centro sociale che, in quegli anni, era "bazzicato" da Galesi e dagli inquisiti di oggi, Costa, Broccatelli e Proietti. "Ricordo alcune battaglie per l'astensionismo elettorale - dice Jolanda - poca roba, insomma. Certo, fu uno dei centri sociali che non accettò la famosa delibera 26 con la quale il Comune tentò la regolarizzazione delle strutture occupate. Era un luogo di umanità varia. Ora, a distanza di anni, lo definirei un postaccio. Quando l'hanno raso al suolo ormai non c'era quasi più nessuno e nessuno si è opposto alla demolizione. E' morto per consunzione".
In questo ambiente sono cresciuti i tre coinvolti nelle indagini del pool antiterrorismo. Alessandro Costa, conosciuto come "Gibbone" (a Roma i soprannomi sono, spesso, messi a caso e rimangono per tutta la vita), 33 anni, titolare di una piccola ditta edile, saltuariamente sommelier e skipper, aveva condotto, per anni, le battaglie per il diritto alla casa: dalle occupazioni di Vigne nuove fino a quella di Quarticciolo, avvenuta 5 anni fa, dove un gruppo di famiglie aveva preso possesso di un vecchio commissariato di P.s. in disuso: proprio lì, questa mattina all'alba, le forze dell'ordine sono andate a prelevarlo portando via gli abitanti del palazzo di cinque piani. A parte Costa, tutti gli altri, in mattinata, sono stati rilasciati.
"Viveva in una casa occupata - spiega il legale Lucentini - un'abitudine di vita evidentemente incompatibile con le accuse pesanti di terrorismo che gli vengono contestate".Vite normali anche quelle degli altri: Paolo Broccatelli, 35 anni, è dipendente di una ditta di pulizie presso l'Università. Secondo gli inquirenti, aveva anche partecipato alle lezioni del professor D'Antona. Laura Proietti, 30 anni, è stata arrestata in Sardegna, a Poltu Quatu, Costa Smeralda, dove stava lavorando come cameriera. Secondo gli inquirenti era in stretto e ripetuto contatto con gli ambienti romani di Galesi. Un quarto romano, anch'egli arrestato, Marco Mezzasalma, 34 anni, è impiegato in una società di Pomezia. E' accusato di aver partecipato all'azione D'Antona, utilizzando la propria scheda per chiamare una utenza dell'organizzazione alle 12,53 del 20 maggio.
Roberto Morandi, 43 anni, impiegato all'ospedale Careggi, nel capoluogo toscano, è risultato assente dal lavoro durante la tentata rapina di via Tozzetti e quella, riuscita, di via Torcicoda a Firenze. Non andò al lavoro, secondo le indagini, anche il giorno dell'omicidio D'Antona. Cinzia Banelli, tecnico di radiologia all'ospedale Cisanello di Firenze, è accusata di essere la postina della rivendicazione dell'omicidio del collaboratore di Bassolino. Fu lei, secondo l'accusa, a depositare i volantini alla stazione Ostiense di Roma e a Milano. La donna, arrestata vicino a Pisa, è al quarto mese di gravidanza. Pulitori, camerieri, muratori, impiegati: lontani anni-luce dai "ragionieri Borghi" delle prime Brigate Rosse quando lo stile di vita esigeva sicurezza economica, con denaro proveniente da rapine, auto utilitaria, obbligatoria giacca e cravatta e aspetto inappuntabile. Ora, invece, uno degli indiziati viveva in una casa occupata. Dove, come sottolinea l'avvocato Lucentini, "era rintracciabilissimo a dimostrazione della sua assoluta estraneità ai fatti".

"Il Nuovo"
"Presi anche i killer di Biagi"
Il ministro Pisanu si congratula con le forze dell'ordine e spiega: "Messe in ginocchio le Brigate rosse-Pcc. Per le dimensioni dell'operazione, messo a segno un colpo decisivo".
di Simone Navarra
ROMA - "E' una vittoria dello Stato, una grande soddisfazione del governo". E' questa la prima frase del comunicato ufficiale del ministero dell'Interno, emesso verso mezzogiorno. Dopo circa venti minuti arrivano il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, il responsabile del Viminale Giuseppe Pisanu, il capo della polizia Gianni De Gennaro, il comandante generale dell'Arma dei carabinieri Guido Bellini, svolgono il tema. Il premier, con il viso tirato, spiega subito: "Quella messa a segno è una importante operazione di polizia. Le prove raccolte, secondo i magistrati, sono assolute e consistenti. E anche se è doveroso mantere le accortezze e i condizionali del caso possiamo parlare di vittoria contro la principale organizzazione terroristica del nostro Paese".
Ministro Pisanu, il gruppo di persone arrestate oggi, oltre ad essere ritenuti responsabili dell'omicidio di Massimo D'Antona sono anche gli autori dell'attentato a Marco Biagi?
Crediamo di sì. anche se non possiamo spingerci, in questa fase, troppo oltre nelle ipotesi. Noi siamo garantisti sempre, malgrado quel che si dice, e aspettiamo il giudizio definitivo della magistratura.
I dati comunque parlano chiaro. E' forse dalla fine degli anni '80 che non veniva effettuata una operazione contro le Brigate rosse di così larga scala.
Sono stati impiegati, e sono ancora al lavoro, più di mille uomini: tra carabinieri, agenti di polizia e investigatori dei servizi di sicurezza. Risultano effettuate più di 120 perquisizioni domiciliari e di sicuro presto salteranno fuori ulteriori elementi che ci permetteranno di procedere con maggior certezza. Però non dobbiamo cantare vittoria, o essere leggeri.
Forse perché il panorama è più vasto di quello che si poteva immaginare?
I controlli riguardano comunque non solo in termini diretti le Brigate rosse, ma anche in quelle delle organizzazioni e dei soggetti contermini e complici.
Nel mucchio degli indagati si troveranno i responsabili delle bombe alle sedi della Cisl e degli ultimi pacchi bomba?
Certamente. Quest'operazione ci consentirà anche di investigare in quelle forme di violenza politica diffusa che spesso preparano la strada ad atti di violenza maggiore.
Oggi entra in vigore la legge Biagi, forse non è una caso che oggi siano stati arrestati coloro che potrebbero averlo ucciso.
E' un successo incredibile anche per questo. Non ci può essere prova più convincente del fatto che si possono uccidere gli uomini, ma non si uccidono le loro idee. E questa è per le Brigate rosse-Partito comunista combattente, nella sconfitta, una ulteriore e bruciante sconfitta. In un comunicato, e ad alcuni giornali ho già detto che riteniamo di aver tagliato la radice principale del terrorismo di casa nostra. E quando un ministro dell'Interno fa una affermazione del genere non la fa in modo leggero.

Adnkronos
A quanto apprende l'ADNKRONOS in ambienti giudiziari, tra le persone che hanno subito nella notte una perquisizione delle forze dell'ordine nell'ambito della maxioperazione che ha portato all'arresto di sei brigatisti per l'omicidio di Massimo D'Antona ci sarebbe anche la figlia di un ex magistrato del Tribunale di Roma.
Al momento la donna si troverebbe negli uffici della procura, dove sarebbe sottoposta ad interrogatorio.A quanto apprende l'ADNKRONOS, la donna sarebbe Federica Saraceni, 34 anni, figlia di Luigi Saraceni, gia' presidente della Quinta sezione penale del Tribunale di Roma, ex deputato dei Comunisti unitari e ora avvocato. La donna, attualmente sottoposta in Procura ad interrogatorio, e' assistita dall'avvocato Francesco Misiani, ex magistrato del tribunale di Roma e autore del libro "Le Toghe rosse". Stando alle indiscrezioni che circolano negli ambienti giudiziari, il compagno di Federica Saraceni, in odor di brigatismo, si sarebbe reso irreperibile.

SARACENI - EX DEPUTATO, GARANTISTA, DIFESE OCALAN, IMPEGNO PER INDULTO
(Adnkronos) - Ex deputato, prima per il Pds e poi nel gruppo misto alla Camera, Luigi Saraceni e' stato sostituto procuratore e pretore a Roma, citta' nella quale ha presieduto anche la sesta sezione penale del Tribunale, occupandosi di processi importanti come quello denominato 'Pizza connection'. E' stato, alle meta' degli anni '60, tra i fondatori di Magistratura Democratica.
Eletto per la prima volta in Parlamento nel '94 in Calabria, dove e' nato l'8 agosto del '37, Saraceni aveva cominciato la carriera politica nel '63, quando si era candidato al consiglio comunale della sua citta', Castrovillari, in provincia di Cosenza, come indipendente nelle liste del Pci. Rieletto deputato nel '96, e' stato componente della commissione Giustizia. Ha firmato insieme al collega di An, Alberto Simeone, la contestata legge ribattezzata 'svuotacarceri', battendosi anche per l'approvazione di un provvedimento di clemenza per i detenuti.
Lasciata la politica all'ultima tornata elettorale, Saraceni si e' dedicato alla professione legale. Ha difeso, tra gli altri, l'ex leader del Pkk curdo, Adbullah Ocalan.

"Il Nuovo"
"Un'organizzazione non ramificata ma molto numerosa"

Il capo del pool antiterrorismo, Franco Ionta, fa il ritratto del gruppo di Br-Pcc: "E' solo il primo passo". La cautela della Procura di Bologna: "Non è detto che siano anche i killer di Marco Biagi".
di Simone Navarra
ROMA - La cautela e la necessità di capire cosa si ha in mano, l'analisi dei dati emersi sinora e l'esigenza di comprendere un fenomeno che non è più "orizzontale", diffuso cioè nel movimento, come negli anni di pionmbo, bensì "verticale", localizzato in ambienti antagonisti ma che può anche non avere rapporti con il mondo che gli gira intorno. Il diktat della Procura di Roma, in queste ore, è quello di "non spingere troppo sull'accelleratore", visto anche che ogni provvedimento emesso è sub judice, da sottoporre al vaglio del gip. Franco Ionta, capo del pool antiterrorismo, comunque spiega: "Difficile dire se con l'operazione di oggi sia stato dato un colpo definitivo ai terroristi. Di sicuro è stata portata a termine un'indagine importante, ma non definitiva. L'inchiesta deve proseguire e il lavoro sarà ancora lungo. I dati che abbiamo finora ci fanno pensare ad una organizzazione non particolarmente ramificata. Anche se sei persone, oltre a Lioce e Galesi, è un numero consistente".
"Il 2 di marzo, con la sparatoria sul treno Roma-Arezzo, c'é stata una accelerazione nelle indagini - spiega ancora Ionta - con l'individuazione di due latitanti, indicati in un'ordinanza come militanti effettivi. Dopo quei fatti sono stati acquisiti elementi significativi che hanno portato a questa operazione". Il procuratore aggiunto di Firenze, Francesco Fleury, è meno titubante e oltre a confermare come q uello della polizia sia stato un lavoro sofisticato, sono stati individuati i brigatisti che hanno operato sia a Roma, sia a Firenze per alcune rapine di autofinanziamento, e riteniamo, in qualche modo, pure a Bologna" per l'omicidio Biagi. Il bandolo della matassa è tutto nei dati telefonici da cui si è "risaliti a chi aveva cellulari o era in contatto con portatili delle Br". Le due persone arrestate a Firenze, Roberto Morandi e Cinzia Banelli, sono "nuove", irregolari, "mai sfiorate da sospetti di appartenenza alla lotta armata".
Il pm di Bologna, Paolo Giovagnoli, è più cauto del collega toscano. E rispetto ad una coincidenza o collegamento tra gli assassini di D'Antona e i killer di Biagi, dice: " Io lo spero, ma è ancora prematuro.Noi speriamo che dalle perquisizioni e dagli altri fatti di oggi possano venir fuori elementi significativi che ci forniscano la prova di una ipotesi investigativa: e cioé che alcuni o tutti dei fermati la scorsa notte abbiano commesso anche l'omicidio Biagi. Qualche elemento è stato acquisito, aspettiamo i prossimi giorni". Giovagnoli precisa che la procura bolognese non ha emesso provvedimenti nei confronti dei sei fermati e sottolinea lo "stretto collegamento" con l'indagine romana, pure in virtù del fatto che "l'arma è unica". "L'identificazione dei killer di D'Antona, quindi - conclude - è per noi di fondamentale importanza".
A quanto risulta dai verbali, Massimo D'Antona, venne seguito in ogni spostamento da casa al lavoro per almeno cinque mesi. Lo dimostrano le circa 70 telefonate fatte da cabine non lontane dalla sua abitazione nell' orario di uscita da casa del professore da gennaio al 20 maggio. E decine di altre segnalazioni vennero scambiate dalle persone coinvolte da cabine telefoniche sugli orari, i percorsi seguiti dal docente per raggiungere i luoghi di lavoro. "La sequenza la distribuzione nella zona delle telefonate - rilevano gli inquirenti - forniscono un quadro eccezionale della preparazione minuziosa della operazione militare che, evidentemente, ha richiesto acquisizioni e concentrazione di informazioni sugli spostamenti della vittima, sul traffico delle vie circostanti, su eventuali passaggi di forze di polizia in funzione di vigilanza o scorta, sulla disponibilità di parcheggi per i mezzi da utilizzare, sul tratto di strada in cui era più agevole e prudente affrontare la vittima".

ANSA:
TERRORISMO: D' ANTONA; IL TESTO DELL' ORDINE DI FERMO
Questo il testo integrale dell' ordine di fermo emesso dalla magistratura romana nei riguardi dei presunti brigatisti ritenuti responsabili dell' omicidio di Massimo D' Antona (gli 'omissis' sono a tutela della riservatezza di persone citate nel provvedimento ma non colpite da alcun provvedimento dell' autorita' giudiziaria): "Il Pubblico Ministero dott. Pietro Saviotti e dott. Franco Ionta visti gli atti del procedimento nei confronti di
- Broccatelli Paolo, nato a Roma il 23.08.1968, residente a Roma in via Tiburtina 905
- Proietti Laura, nata a Roma il 08.07.1973, residente in via dei Centauri 186 Roma
- Mezzasalma Marco, nato a Tripoli (Libia) il 17.06.1959, residente a Roma in questa Via Pescaglia 71
- Banelli Cinzia, nata a Grosseto il 25.10.1963,, residente a Vecchiano (PI) in Via Arginevecchio 62
- Morandi Roberto, nato a Firenze il 01.05.1960, residente a Firenze in Via Brenta 5
- Costa Alessandro, nato a Roma il 03.07.1970, qui residente in Piazza del Quarticciolo 9
Per i reati
- Tutti
a. artt. 110-112 n.1 - 306 co 1 e 2 C.P. aggravato dall' art. 1 della legge 15/80 e art. 270 bis c.p. in relazione agli artt. 302-283 e 284 C.P. per aver partecipato e organizzato in concorso tra loro e con altre persone, alla banda armata e alla associazione eversiva Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente (BR-PCC) costituita al fine di sovvertire violentemente gli ordinamenti economici e sociali dello Stato, di mutare la Costituzione dello Stato e la forma di Governo con mezzi non consentiti dall' ordinamento costituzionale dello Stato, di promuovere una insurrezione armata contro i poteri dello Stato e diretta a compiere delitti contro l' ordine democratico, l' ordine pubblico e l' incolumita' pubblica e delle persone, contro la fede pubblica e il patrimonio e in tema di armi e dunque con finalita' di terrorismo e di eversione dell' ordine democratico. In Roma e altrove dal 1995 e con permanenza.
- Il Broccatelli, la Proietti, il Mezzasalma, la Bandelli, il Morandi
b - artt. 110-112 n. 1 - 624-625 n.ri 2.5-7 - 61 n.2 C.P. e 1 della legge 6 febbraio 1980 n.15 per essersi impossessati, agendo in concorso tra loro e con altre persone, al fine di commettere il delitto di cui al capo e) con finalita' di terrorismo e di eversione dell' ordine democratico, del furgone Fiat Ducato di colore bianco targato Roma 16565 P nella disponibilita' di (omissis) mediante effrazione e commettendo il fatto su cosa esposta alla pubblica fede sulla pubblica via. In Roma tra le h.16,00 del 6 maggio le h.17.00 del 7 maggio 1999 ed accertato il 20.05.1999
c - artt. 110-112 n.1 - 624-625 n.ri 2.5 - 7 - 61 n.2 C.P. e 1 della legge 6 febbraio 1980 n.15 per essersi impossessati, agendo in concorso tra loro e con altre persone al fine di commettere il delitto di cui al capo e) e con finalita' di terrorismo e di eversione dell' ordine democratico del furgone Nissan Vanette targato VA D04735 di proprieta' di (omissis) mediante effrazione e commettendo il fatto su cosa esposta all pubblica fede sulla pubblica via. In Roma tra le h.19.00 del 28 aprile le h.7.00 del 29 aprile 1999 ed accertato il 20 maggio 1999.
d - artt. 110-112 n.1 - 61 n.2 C.P. e 10-12 e 14 della legge 14 ottobre 1974 n.497 e 21/23 della legge 18 aprile 1975 n.110 per avere, agendo in concorso tra loro e con altre persone, al fine di sovvertire l' ordine democratico e di commettere i delitti sub d) ed e) illecitamente detenuto e portato in luoghi pubblici una pistola e relativo munizionamento di marca. Allo stato imprecisabile e di calibro 9x17 (cal. 9 corto). Acc. In Roma il 20 maggio 1999 e con permanenza.
e) Artt. 110-112 n.1 - 280 - 61 n.ri 2 e 10 C.P. per aver, agendo in concorso con altre persone in numero superiore a 5, con premeditazione e con finalita' di terrorismo e di eversione dell' ordine democratico volontariamente cagionato la morte del professor Massimo D'Antona, a causa dell' adempimento delle sue funzioni di docente di diritto del lavoro presso la facolta' di Scienze Politiche dell' Universita' degli Studi "La Sapienza" di Roma e consulente giuridico della Presidenza del Consiglio e del Ministro del Lavoro Antonio Bassolino esplodendogli contro n.4 colpi di pistola che lo attingevano in zone vitali: cio' allo scopo di dare attuazione al programma - esplicitato mediante le successive rivendicazioni - della banda di cui al capo a), anche mediante conduzione di una c.d. inchiesta sugli orari e su percorsi degli spostamenti della vittima, per diverse settimane precedenti all' omicidio nonche' mediante concertato presidio della zona di esecuzione dell' attentato, in funzione di copertura e recupero dei complici incaricati di affrontare il prof. D'Antona e colpirlo con le armi da sparo. In Roma alla h. 8.30 del 20 maggio 1999.
Osserva:
L' omicidio del Sovrintendente della Polizia di Stato Emanuele Petri, il 2 marzo scorso, sul treno 2304 diretto ad Arezzo, a seguito di uno scontro a fuoco nel quale decedeva anche Galesi Mario, ha consentito, con l' arresto della Lioce Nadia Desdemona e con il sequestro del materiale che i due portavano con se', un decisivo progresso delle indagini sulla banda armata Brigate Rosse PCC e, per quanto di rilievo in questa sede, sull' attentato del prof. Massimom D'Antona commesso da membri dell' organizzazione il 20 maggio 1999".
"I nuovi sviluppi investigativi - prosegue il provvedimento del pm - si sono rivelati coerenti con le precedenti acquisizioni e con ulteriori direzioni di indagini contestuali e successive all' omicidio Petri. Fin dal settembre 2002 questo Ufficio richiedeva e otteneva l' emissione di ordinanze di custodia in carcere nei confronti di alcuni irriducibili delle Brigate Rosse detenuti e nei confronti del Galesi Mario e della Lioce Nadia Desdemona (cfr. richieste e ordinanze del GIP di Roma in data 30 ottobre 2002, e 17 aprile 2003); al contenuto di tali provvedimenti espressamente si rinvia, con particolare riferimento alla ricostruzione dell' evoluzione politica ideologica e militare dei Nuclei Comunisti Combattenti che, sviluppatisi nel corso della fase della cosiddetta "ritirata strategica", hanno infine fatto proprie la denominazione "Brigate Rosse - Partito Comunista Combattente", rivendicando con essa la ripresa dell' attacco al cuore dello Stato in occasione dell' attentato al Prof. D'Antona, (sulla evoluzione degli NCC vedi le informative Digos Roma 1/10 a f.9ss e Digos Firenze 13/1U a f.54 ss).
A seguito dell' arresto del 2 marzo, raggiunta anche dalla contestazione del reato di banda armata e di associazione con finalita' di terrorismo, la Lioce si dichiarava prigioniera politica, producendo alle AA.GG, di Roma e di Firenze documenti redatti di proprio pugno, con i quali ha inteso pronunciarsi a nome dell' organizzazione, sul percorso politico, sulle azioni militari, sugli onori al compagno caduto: la condotta tenuta ne confermava il ruolo di militante regolare, dedita esclusivamente all' organizzazione, in condizioni di assoluta clandestinita' del materiale che aveva con se', consentivano di assegnarle un ruolo di primo piano, ai vertici dell' organizzazione.
Le indagini demandate alle Digos di Roma, Bologna e Firenze si sono quindi concentrate sull' analisi e sul conseguente sviluppo tecnico e investigativo del materiale sequestrato (v. verbale del 2/3/03). In estrema sintesi si dimostravano di fondamentale interesse:
1) i documenti di identita' in possesso del Galesi e della Lioce, conseguiti mediante falsa compilazione di moduli sottratti al Comune di Casape il 10.3.1999; i documenti risultano falsamente rilasciati il 9 e il 29.4.1999 a nome di (omissis) e di (omissis);
2) un certificato relativo al ciclomotore Piaggio Vespa 50 cc, con telaio 0011...: copia di tale certificato, unitamente a copia della carta di identita' contraffatta di (omissis) con la foto della Lioce[32723m, e' stata rinvenuta in una delle pratiche assicurative risalenti al 1999 conservate presso l' Agenzia di Assicurazione (omissis);
3) un foglietto rinvenuto all' interno del portafoglio della Lioce con annotazione manoscritta del codice fiscale di tale (omissis), nominativo risultato utilizzato il 20.4.1999 per il documento di identita' contraffatto, proveniente dallo stesso stock di documenti rubato in bianco a Casape, come quello intestato falsamente a (omissis);
4) biglietti del treno e di autobus, attestanti la circolazione in Roma, con mezzi pubblici e gli spostamenti verso la Toscana;
5) un biglietto da visita della societa' (omissis) e una scheda prepagata Telecom per apparati pubblici, risultata utilizzata per chiamate alla citata societa', che si occupa, tra l' altro, della manutenzione di computers palmari;
6) due computers palmari, dalla memoria flash di uno dei quali era possibile estrarre alcuni documenti relativi alla operativita' della banda armata e a un' inchiesta interna svolta nei confronti di una militante nonche' la cartella di posta elettronica (omissis) associata alla utenza cellulare (omissis);
7) alcune chiavi per serratura di immobile.
Gli attuali esiti delle indagini - dettagliatamente esposti nelle informative della Digos di Roma 1 e 10 ottobre con allegati, della Digos di Bologna 29 settembre con allegati, della Digos di Firenze 13 ottobre, i cui contenuti qui si richiamano integralmente, consentono di prospettare in questa sede determinanti acquisizioni:
- il sistema delle comunicazioni dei componenti dell' organizzazione con riferimento anche all' evoluzione determinata dalla necessita' di adeguare i canoni di prudenza alla consapevolezza, acquisita medio tempore, della possibilita' da parte della c.d. controrivoluzione di ricostruire il traffico delle schede prepagate di telefonia pubblica: in sostanza, si ritiene accertato in larga percentuale il "logistico delle comunicazioni" dell' organizzazione".
Sono state inoltre acquisiti, scrivono i pm:
" - alcune modalita' operative per la preparazione e l' esecuzione delle attivita' dell' organizzazione, quali l' attentato del 20 maggio 1999, la rivendicazione dello stesso del 30 giugno successivo, l' attivazione di caselle di posta elettronica, le prove di funzionalita' degli apparati radiomobili, lo spostamento di un ciclomotore con finalita' tattiche, l' esecuzione di una tentata rapina e di una rapina di autofinanziamento rispettivamente in Firenze via Tozzetti del 5 dicembre 2002 e via Torcicoda 6 febbraio 2003 (fatti per i quali procede l' A.G. di Firenze);
- istruzioni operative e resoconti dei rapporti interni, contenuti in alcuni files della memoria del palmare;
- la consapevole convergenza strategica e quindi la riconducibilita' alle Brigate Rosse delle azioni rivendicate con le sigle FCC, NAC, NPR e NIPR (vedi informativa Digos 1 ottobre ff.5.12 e 30 ss);
- l' individuazione in Roma di un probabile "covo", sicuro punto di riferimento fin dall' omicidio D'Antona e, verosimilmente, anche in tempi immediatamente precedenti l' arresto della Lioce;
- l' identificazione di alcuni militanti delle Brigate Rosse dal 1999 ad oggi, tra i quali i materiali partecipi all' attentato D'Antona.
Per il sistema delle comunicazioni, il punto di partenza e' stato il rilievo di due utenze cellulari sicuramente nella disponibilita' della Lioce, 333/5878048 e 338/4658955, la prima, in quanto riportata all' interno di uno dei computer palmari correlata alla omonima casella di posta elettronica, la seconda in quanto fornita dalla stessa Lioce - presentatasi in quel frangente con le false generalita' di (omissis) - in occasione della consegna alla societa' (omisis) di Roma di uno dei palmari per la riparazione.
L' analisi del traffico telefonico in entrata e in uscita sulla utenza 333-5878048 ha consentito di prospettare fondatamente l' uso da parte dei membri della organizzazione di utenze cellulari dedicate esclusivamente alle comunicazioni operative e coperte dei militanti. Emergevano alcune caratteristiche costanti, come l' uso di intestazioni di fantasia, un traffico consistente e reciproco con altra utenza ugualmente intestata a nome di fantasia, attivazioni mediante chiamate a utenze mai piu' ricontattate, elevato traffico con le utenze 9000 e 9001 del servizio Universal Number di TIM (le istruzioni di tale servizio sono state peraltro rinvenute nella memoria flash del palmare PSION).
Il concetto di utenza (cellulare) di organizzazione veniva confermato dagli sviluppi degli accertamenti sull' utenza 338/468955.
Le modalita' di circolazione e di acquisto della relativa scheda e lo sviluppo del traffico telefonico portavano alla individuazione di altre utenze cellulari da considerarsi anch' esse inequivocabilmente utenze di organizzazione per una serie di dati obiettivi, sintetizzabili nell' uso dei predetti apparati esclusivamente per comunicazioni reciproche o per chiamate ricevute da cabine pubbliche, con significative localizzazioni (ovvero celle dalle quali venivano effettuate o ricevute telefonate) in tempi discontinui ma coincidenti con momenti di accertata o probabile operativita' della banda armata (tra l' altro, periodo precedente e immediatamente successivo all' omicidio D'Antona: rivendicazione dell' attentato effettuato a Milano il 30 giugno successivo, tentata rapina e rapina di Firenze).
L' uso dei cellulari di organizzazione - seppure attraverso utente attivate e cessate in periodi diversi - si estende per tutto il periodo compreso dal 1999 al 2003: l' uso di schede prepagate di telefonia pubblica da cabine per contattare i cellulari di organizzazione e' assolutamente prevalente nel periodo che va dal 1999 al maggio 2000: successivamente, intervengono modalita' tecnologicamente piu' complesse, quali i collegamenti telematici, ricavabili dalle chiamate ai numeri di servizio 9000 e 9901, e i collegamenti tra utenze radiomobili in audio conferenza (vedi informativa Digos di Roma 1 ottobre ff. 15 e 18 ss e l' informativa Digos di Firenze f.13).
E' ragionevole collegare l' evoluzione delle modalita' di comunicazione con le esigenze di maggior prudenza indotte dalla diffusione sui mezzi di informazione - oltreche' nella ordinanza cautelare nei confronti di Geri Alessandro - della metodologia di indagine che aveva condotto all' individuazione della scheda prepagata con la quale era stata effettuata una delle chiamate di rivendicazione dell' attentato al prof. D'Antona ad un quotidiano il 20 maggio 99 nonche', attraverso la ricostruzione del traffico di quella scheda, all' identificazione dei possibili usuari successivi. Di fatto, in precedenza, vi poteva essere la convinzione che una telefonata da una cabina con scheda prepagata fosse comunque in grado di assicurare l' anonimato, alla stregua di una chiamata con i gettoni; al contrario, la possibilita' di individuare la singola scheda che effettua una certa telefonata e di verificarne l' ulteriore traffico precedente e successivo fornisce elementi decisivi, ove siano effettuate chiamate ad utenze con intestatario manifesto intestatario manifesto, per l' identificazione dell' usuario".
"Non a caso - e' scritto nell' ordine di fermo - l' effettuazione di chiamate da cabine pubbliche e' oggetto di una espressa raccomandazione in uno dei documenti di istruzione operativa contenuti nella memoria flash del palmare: "inchiesta del 4 a Siena... se non e' stata fatta prima delle 7.00 telefonata a 5151... Ricordarsi di farla con scheda mai usata o con telefono a gettoni e poi buttarla". (vedi informativa Digos di Roma 1 ottobre f.28). L' uso del verbo ricordare fa fondatamente ritenere che si tratti di un canone di comportamento gia' sedimentato ma evidentemente in qualche caso disatteso. Tale cautela non era stata seguita in tempi precedenti all' individuazione - notizia diffusa nel maggio 2000 - della scheda della rivendicazione D'Antona; dalla analisi dei tabulati e' emerso che, prima di tale periodo, le schede prepagate rilevate dal traffico in entrata sulle utenze di organizzazione hanno svolto consistente traffico anche con utenze fisse e radiomobili i cui intestatari sono manifesti e quindi identificabili.
Per l' indagine ne e' discesa una complessa e minuziosa attivita' di sviluppo tecnico delle chiamate effettuate verso i telefoni di organizzazione da parte di cabine pubbliche mediante la consultazione delle banche dati concernenti l' utilizzazione delle schede prepagate per telefonia pubblica denominate "S.T.P." (nell' informativa di Bologna 29 settembre e negli allegati all' informativa Digos di Roma 1 ottobre sono dettagliatamente descritte le modalita' di acquisizione e di analisi dei dati concernenti le utenze radiomobili di organizzazione le le STP chiamanti).
Prendendo in considerazione le utenze radiomobili di organizzazione attive nel 1999 e rilevata la provenienza delle chiamate diverse da quelle reciproche solo da cabine pubbliche, oltre alla conferma del ruolo "dedicato" di tali utenze cellulari, si ricava il convincimento che gli usuari delle schede prepagate chiamanti siano soggetti interni alla organizzazione perche' in contatto consapevole e operativo con membri della stessa.
La particolare rilevanza del logistico delle comunicazioni viene confermata da alcuni passaggi dei documenti rinvenuti nella memoria flash del palmare della Lioce ove, nel contesto delle istruzioni per lo spostamento di un ciclomotore, si fa menzione dei telefoni e delle schede telefoniche; ancora, nella relazione sul confronto con la militante "So", si fa cenno a telefono di riserva e telefoni con auricolari, nonche' ad incontro per consegna di "chiavi, libretto dell' Ape, soldi, arma, nominativo e telefono da dare. Telefoni con auricolare per le funzioni di staffetta" (vedi informativa Digos 1 ottobre ff.16-18). Va dunque evidenziata la rilevanza dell' uso di schede prepagate di telefonia pubblica per il contatto con le utenze di organizzazione, giacche' e' impensabile che il cellulare di organizzazione sia fornito a terzi per ricevere chiamate estranee alle esigenze dell' organizzazione stessa; tanto piu' rilevanti sono le chiamate che si riferiscono al periodo in cui non era nota la possibilita' di ricostruire il traffico delle S.T.P.
Gli ulteriori sviluppi investigativi sono stati indirizzati peraltro da un lato all' approfondimento delle circostanze di tempo e di luogo nelle quali risultano effettuate le chiamate dalle S.T.P. alle schede di organizzazione, dall' altra all' individuazione dei soggetti che hanno avuto in uso le predette schede.
In queste direzione, l' assoluta obiettivita' del dato tecnico - tabulati di telefonia radiomobile per le utenze di organizzazione e fissa per le chiamate da cabine pubbliche con S.T.P. ha fornito esiti concretamente convergenti con elementi logici e, soprattutto storico ambientali, riassumibili nella puntuale e ricorrente caratterizzazione dei soggetti identificati sulla base del dato tecnico per riconducibilita' a stretti rapporti personali e politici con il Galesi Mario e con l' ambiente romano in stretti legami con il medesimo; ancora, i soggetti identificati sono risultati spesso in rapporti di reciproca conoscenza e frequentazione cosi' da poter affermare che il percorso tecnico partito da cellulari anonimi o sotto falso nome, proseguito attraverso anonime chiamate da cabine pubbliche, conduce a schede prepagate in possesso di uno stesso giro di soggetti politicamente inseriti nell' illegalita' gia' contigua alla lotta armata".
Il provvedimento dei pm cosi' prosegue: "Analogamente, gli sviluppi dei dati concernenti la localizzazione e la temporalizzazione delle chiamate dalle S.T.P. alle utenze di organizzazione - oltre alle chiamate citofoniche tra queste ultime - conducono significativamente ad intercettare le necessarie attivita' sul territorio preparatorie o successive all' attentato D'Antona e quindi ad individuare, negli usuari, sicuri partecipi all' inchiesta, all' esecuzione dell' omicidio, alla rivendicazione. In tal senso l' inchiesta D'Antona e' scandita da una sequenza di chiamate (vedi informativa Digos di Roma 1 ottobre ff.23-37) partite da cabine nelle immediate vicinanze dell' abitazione della vittima - ben settanta, proprio sotto casa, nell' orario di uscita del professore dal gennaio alla data dell' omicidio, vedi informativa Digos Bologna 29 settembre f.32 - e negli orari e lungo i percorsi effettuati dalla stessa per raggiungere i luoghi di lavoro, fino al giorno dell' attentato, nel quale in poche ore vi e' un notevole impiego degli impianti telefonici pubblici per contattare le utenze di organizzazione (vedi grafico nell' informativa Digos di Roma 10 ottobre f.5). La sequenza e la distribuzione nella zona delle telefonate forniscono un quadro eccezionale della preparazione minuziosa dell' operazione militare che, evidentemente, ha richiesto acquisizioni e concentrazione di informazioni sugli spostamenti della vittima, sul traffico delle vie circostanti, su eventuali passaggi di forze di polizia in funzione di vigilanza o scorta, sulla disponibilita' di parcheggi per i mezzi da utilizzare, sul tratto di strada in cui era piu' agevole e prudente affrontare la vittima: il 20 maggio risulta evidente come l' azione degli esecutori materiali sia stata assistita da diversi altri complici, per il controllo delle strade e per gli spostamenti successivi all' attentato. In data 30 giugno e' nuovamente operativa una delle utenze di organizzazione che riceve chiamate da cabine di Roma e di Milano, in coincidenza con la collocazione nelle due citta' di diverse copie del volantino di rivendicazione D'Antona (vedi la ricostruzione degli spostamenti effettuati in quella occasione da uno degli indagati nell' informativa Digos di Firenze 13 ottobre ff.30-32).
L' esame approfondito degli intestatari delle utenze fisse e radiomobili contattate in modo manifesto dalle schede prepagate - complessivamente individuate allo stato in 46 - unitamente a criteri desumibili dalla localizzazione delle cabine da cui venivano effettuate le chiamate rispetto ai luoghi di dimora e di lavoro, dalla successione delle stesse, dalla successione tra chiamate al servizio teledrin e successiva chiamata di risposta ha condotto all' identificazione assolutamente univoca degli attuali indagati, sui quali sono emersi ulteriori elementi probatori, autonomamente acquisiti rispetto al dato tecnico, che suffragano la prospettazione accusatoria nei loro confronti.
Prima di esaminare le singole posizioni, deve menzionarsi la rilevanza della nuova prospettiva di indagine determinata dalle acquisizioni sui rapporti tra formazioni eversive, rispettive azioni e rivendicazioni, soggetti che vi hanno preso parte. Gia' nell' immediatezza dell' attentato al prof. Biagi, rivendicato dalle Brigate Rosse con messaggio di posta elettronica proveniente da indirizzo associato a utenza cellulare radiomobile con accesso ad internet, si era rilevata la coincidenza di utilizzazione delle tecnologie telematiche Sperimentata per le rivendicazioni degli attentati a firma NPR-NIPR, e in particolare, per l' attentato esplosivo di via Brunetti in Roma, ai danni dell' Istituto Affari Internazionali. In quell' occasione emergeva anche l' uso di cellulari dedicati
- ovvero con SIM non utilizzate per altro - per lanciare a distanza e ricevere l' impulso elettrico che avrebbe innescato l' esplosione; ovviamente dedicato risultava anche il cellulare utilizzato per l' attivazione della casella di posta elettronica da cui sarebbe partito il messaggio di rivendicazione.
Gli apparati radiomobili usati per l' innesco dell' attentato di via Brunetti erano stati ripetutamente provati in precedenza con numerose chiamate al servizio 916 - previsto per la verifica del credito residuo, verifica inutile nel caso in quanto non veniva effettuato traffico tra una chiamata al 916 e l' altra - in realta' finalizzate a controllare l' efficienza del cellulare anche in relazione alle zone e alle condizioni di uso. Nello stesso periodo immediatamente precedente all' attentato, le utenze di organizzazione 338-4658958 (utenza lasciata alla (omissis) dalla sedicente (omisis), alias Lioce e 338-4658958 (risultata in contatto citofonico con la prima e acquisita nelle medesime circostanze) contattano ripetutamente il servizo 916, certamente non per la necessita' di accertare i crediti residui ma in correlazione alle prove tecniche effettuate con i cellulari poi usati per l' attentato".
"Nella memoria flash del palmare - prosegue l' ordinanza - sono stati rinvenuti evidenti tracce della contiguita' strategica operativa: "nd...rilettura dei materiali interni Bia e D.A. e doc 87...lettura Chefa...sistemare le cartelline. Creare una cartellina con i materiali di analisi di interesse Internet: Verifica su internet su Tor, e altri uffici postali. Verifica su giornali del nord.... Calendario: 16; stesura degli appunti sul confronto S.D....17 bilancio, sull' esp...Studio per la definizione di orientamento politico programmatico. Studio..18 martedi', possibili soluzioni su rapporto 21, venerdi' - studio su sintesi complessive che imposti l' indirizzo programmatico 22 sabato.. incontro per spostamento ap. e recupero materiali dal deposito (chiavi e libretto dell' Ape, soldi, arma, nominativo e telefono da dare. Telefoni con auricolare per le funzioni di staffetta) (documento rivendicazione e nipr 2 sull' agenda).
"..ressi della borghesia imperialista a far attivare lo stato a vantaggio dei propri interessi comuni, anche come condizione per acquisire posizioni competitive, come pure l' asservimento di entrambi gli schieramenti politici a questi interessi e sui questi piani. Se l' ambito nel quale si collocano entrambi gli organismi quello euro-atlantico, la progettualita' politica che costruiscono quella tesa, ad affermare gli interessi della frazione dominante della borghesia imperialista nazionale legata al capitale finanziario Usa e delle principali economie europee (anche l' Istituto Affari internazionali, che dal Consiglio per le relazioni Italia Stati Uniti sono quelli oggetto della progettualita' della borghesia imperialista in questa fase: come favorire l' internazionalizzazione del capitale; come approfondire l' integrazione europea e superare le "rigidita' con la ormai nota declinazione dei dogmi della liberalizzazione e della privatizzazione; l' allargamento dell' Ue all' Est (e a sud, l' integrazione economia del Mediterraneo) e come depredario di ogni sua risorsa; i... (new documento di testo 2)"
Sul piano strategico: "Per quanto ci riguarda abbiamo praticato le (iniziative dei nuclei proletari e rivoluzionari in dialettica con le B.R. che pur praticando un terreno di lotta sostenibile anche in assenza di una struttura di rivoluzionari di professione per il tipo di attacchi messi in atto che si collocavano sulla contraddizione classe/Stato o imperialismo/antimperialismo rappresentano una risposta ai nodi della fase attuale e proprio per la loro impostazione politico militare e per come si rapportavano al patrimonio e all' iniziativa delle B.R. si relazionavano al fine di costruire un nucleo fondante il partito cioe le B.R. andando a produrre rivoluzionari di professione potenziale perche' si attivano su questo piano e organizzando la classe sul terreno della I.a, per le forze che andavano a mobilita'...
"Sul piano tattico: mai dimenticare che la nostra e' stata una linea politica e non un fatto reale, non dimentichiamo che l' iniziativa dei nuclei hanno fruito concretamente di tutte le risorse della B.R. e teoricamente realizzabile sul tipo di dialettica ma in questa fase e congiuntura e' realizzabile solo una dialettica inferiore e mediamente piu' confusa". Per un compendio dei documenti estratti dalla memoria flash del palmare vedi anche su questi punti l' informativa Digos di Roma 4 giugno 2003).
Dall' esame dei files del palmare della Lioce relativi all' indirizzo di posta elettronica associata all' utenza radiomobile 333/5873220 emergeva che la parola chiave scelta dall' utente per la gestione della corrispondenza telematica era "Aristide", pressoche' coincidente con la parola chiave "Aristid" della casella di posta elettronica utilizzata per la rivendicazione NPR dell' attentato alla sede CISL di via Tadino in Milano il 6.7.2000.
In relazione ai NAC i riferimenti alla continuita' politico ideologica operativa gia' emergevano dai documenti prodotti da quella formazione:
"...nel nostro paese la presenza della L.A. per il comunismo pone in discussione il patto sociale neocorporativo concordato da governo/confindustria/sindacato. Livello di maturita' politico militare sancito dalle avanguardia comuniste combattenti che si e' espresso nell' esecuzione di Massimo D'Antona, nell' attacco allo I.A.I. di via Brunetti e nell' azione contro Simona Ciavatti responsabile dell' agenzia di neocaporalato Obiettivo lavoro, pone all' ordine del giorno il nodo fondamentale del proletariato..." (documento rinvenuto nella memoria di un computer fisso, ubicato in questa via Zanardi, nella disponibilita' di omissis).
"... Come organizzazione comunista combattente ci poniamo nel solco storico delle Brigate Rosse condividendone i termini di intervento e la strategia. Riteniamo essenziale a tal fine la costruzione del Partito Comunista Combattente unico strumento in grado di dare alla classe una continuita' strategica finalizzata alla presa del potere politico da parte del proletariato con la conseguente instaurazione della dittatura proletaria". (rivendicazione degli attentati del 28.4.99 e del 5.5.99).
"Il primo degli stralci sopra riportato - scrivono i pm - veniva estratto dalla memoria di un personal computer collocato in un appartamento dei genitori di Costa Alessandro, amico di (omissis) e risultato soggetto chiamato dalle S.T.P. in contatto con i cellulari di organizzazione. (Omissis), unitamente ad (omissis) e (omissis) sono stati condannati in primo grado dalla Corte d' Assise di Roma per gli attentati e per la partecipazione alla banda armata NAC. Il (omissis) risulta in contatto con diversi soggetti emessi dallo sviluppo degli interessati delle S.T.P. in contatto con i cellulari di organizzazione; due soggetti direttamente contattati dalle schede prepagate con i cellulari di organizzazione, due soggetti direttamente contattati dalle schede prepagate in questione. (Omissis) e (omissis) erano presenti all' udienza innanzi alla Corte d' Assise di Roma nel corso della quale era stata pronunciata la requisitori del PM; nel palmare della Lioce era espressamente riportata la frase "'...notizie su esito processo NAC"...
Le singole posizioni: - BROCCATELLI PAOLO (vedi informativa Digos di Roma 1 ottobre - ff.39-45 e 10 ottobre 2003 f.9, nonche' informativa Digos di Bologna 29 settembre ff.73-86 e 123. - Il soggetto e' stato individuato dalla Digos di Roma e quindi iscritto per il reato di banda armata in tempi precedenti alla stessa acquisizione del traffico delle utenze di organizzazione. Tra le prima acquisizioni si apprendeva che aveva lavorato all' interno dell' universita', quale dipendente di una ditta di pulizie, partecipando alle lezioni del prof. D'Antona, seguendo poi anche le lezioni del successore di quest' ultimo.
E' risultato piu' volte identificato insieme a soggetti di indubbio interesse investigativo e giudiziario primo fra tutti lo stesso Galesi Mario.
Presso l' abitazione del Broccatelli risultano segnalazioni della presenza del Galesi e del Lioce oggetto di informazioni e riconoscimenti fotografici.
Nel corso del servizio di pedinamento effettuato in data 4 giugno scorso l' indagato viene visto percorrere una particolare sequenza di vie romane, esattamente sovrapponibile alle indicazioni estratte dalla memoria flash del palmare Lioce: 'v. Telesio B - v. A Doria - Circonv. Trionfale - Trav. di Via Trionfale - Chiesa' - evidentemente un appuntamento tattico.
Al Broccatelli sono riconducibili numerose delle S.T.P. in contatto con i cellulari di organizzazione: in allegato A 1 dell' informativa Digos 1 ottobre sono riportati gli sviluppi analitici delle schede usate dal Broccatelli, dei contatti intrattenuti con le utenze di organizzazione, dei soggetti noti che inequivocabilmente riconducono all' indagato. Dalla ricostruzione delle chiamate effettuate nelle settimane precedenti all' omicidio D' Antona e dalla localizzazione delle relative cabine emerge con certezza la partecipazione del Broccatelli all' inchiesta preparatoria. Devono evidenziarsi, da ultimo, i contatti telefonici del 28 aprile 1999, alle ore 5.06, in prossimita' temporale con il furto del furgone Nissan Vanette nonche', del giorno successivo, alle ore 17.10 ed alle ore 17.17 proprio alla concessionaria Nissan di Roma, con la Stp 18 in suo possesso. Giova evidenziare che il proprietario del furgone Nissan Vanette rubato, poi rinvenuto sul luogo dell' omicidio, ha riferito che sullo sportello lato passeggero, nonche' sullo sportellone scorrevole erano stati sostituiti i blocchetti delle serrature. Si puo' fondatamente ritenere che i pezzi di ricambio erano stati sostituiti sul Nissan Vanette siano stati venduti nel periodo di interesse dalla concessionaria contattata che commercia, tra l' altro, pezzi di ricambio.
Queste le posizioni degli altri indagati, come descritte dai pm:
"PROIETTI LAURA (vedi informativa Digos di Roma 1 ottobre ff e 10 ottobre 2003 ff.s-9 nonche' informativa Digos di Vologna 29 settembre ff 48-72 e 12).
Anche la Proietti e' risultata in stretti e ripetuti contatti con l' ambiente romano del Galesi; e' stata identificata in passato insieme a Costa Alessandro e (omissis), emersi nel medesimo contesto investigativo in quanto le loro utenze sono state chiamate con le S.T.P. oggetto di indagine. Si Rammenta che il Costa, quale amico e ospite del (omissis), e' emerso dalle indagini sugli attentati dei Nac. Ha avuto una relazione e frequenta attualmente (omissis), contattato da S.T.I che hanno chiamato le schede di organizzazione e presente all' udienza del processo NAC. La Proietti, come il Broccatelli, disponeva di teledrin a lei intestato, attivato nel febbraio '99. All' indagata sono attribuite numerose S.T.P. in contatto con i cellulari di organizzazione: in allegato A 2 all' informativa Digos 1 ottobre sono riportati gli sviluppi analitici delle schede usate da Broccatelli, dei contatti intrattenuti con le utenze di organizzazione, dei soggetti noti che inequivocabilmente riconducono alla predetta. Dalla ricostruzione delle chiamate effettuate nelle settimane precedenti all' omicidio D'Antona e dalla localizzazione delle relative cabine emerge con certezza la partecipazione della Proietti all'inchiesta preparatoria. E' certamente presente il 2 maggio utilizzando una delle S.T.P. a lei in uso e ricevendo due chiamate sul teledrin. Recentemente (vedi informativa della Digos di Roma 18 ottobre) si e' acquisita ulteriore insuperabile conferma del suo ruolo con un esito investigativo che avalla tutto l' impianto accusatorio; nel coso di un pedinamento e' stato possibile acquisire un mozzicone di sigaretta appena gettato dalla Proietti che ha consentito l' individuazione del profilo del Dna della medesima e quindi la comparazione, con esito positivo, con il Dna individuato da un frammento pilifero repertato all' interno del furgone Nissan Vanette utilizzato per l' attentato (posizionato lungo il percoso a piedi del prof. D'Antona e servito verosimilmente per l' occultamento degli auto materiali dell' omicidio).
MEZZASALMA MARCO (vedi informativa Digos di Roma 1 ottobre ff 47-50 e 10 ottobre 2003 ff nonche' informativa Digos di Bologna 29 settembre ff 97-100 e 125).
Per il tramite di (omissis) e' risultato del medesimo ambiente dei noti (omissis) e (omissis). Il 18 maggio 1999 in orario lavorativo, con la STP a lui in uso viene chiamata l' utenza fissa della societa' presso cui lavora in Pomezia. All' indagato e' attribuita con certezza una STP in contatto con i cellulari di organizzazione: in allegato A 3 all' informativa Digos 1 ottobre sono riportati gli sviluppi analitici della scheda usata dal Mezzasalma, dei contatti intrattenuti con le utenze di organizzazione, dei soggetti noti che inequivocabilmente riconducono al predetto. Peraltro anche altra scheda e' attribuibile, con ragionevolezza, a Marco Mezzasalma, atteso che dallo sviluppo del suo traffico telefonico sono emerse utenze riconducibili al predetto in quanto relativo al suo posto di lavoro, a persone a lui vicine nonche' alla madre. Otto delle cabine utilizzate per queste chiamate sono ubicate a Pomezia al km 27,800 della Pontina dove e' ubicata la ditta in cui lavora Mezzasalma Marco. Inoltre tutte queste chiamate sono avvenute tra le ore 13 e le ore 15 circa, orario del pranzo, circostanza quest' ultima emersa dai servizi di intercettazione in atto a carico del Mezzasalma (vedi informativa Digos di Roma 1 ottobre f.49 nota n.87). Altre sei chiamate sono state effettuate da impianti telefonici pubblici ubicati in via della Magliana, assai vicino alla sua residenza in questa via Pescaglia, cosi' come sono vicine alla sua abitazione le cabine pubbliche ubicate in via Cardano, via Oderisi da Gubbio e via Lari, utilizzaate con la predetta STP. La prima e l'ultima chiamata della STP in questione sono entrambe riconducibili al Mezzasalma e pertanto deve escludersi un 'passaggio di mano' della STP n.16. Il Mezzasalma e' certamente partecipe all' azione D'Antona utilizzando la propria STP per chiamare una utenza di organizzazione (la 338/46558958) alle 12.53 del 20 maggio.
BANELLI CINZIA (vedi informativa Digos di Roma 1 ottobre ff 50-51 e 10 ottobre 2003 f.9 nonche' informativa Digos di Bologna 29 settembre ff. 88-94 e 126; la posizione della Banelli e' ampiamente approfondita in relazione ai fatti di tentata rapina e rapina inquisiti da quella A.G. nell' informativa Digos di Firenze 13 ottobre 2003, al cui contenuto, ff. 26-53 in particolare, si fa espresso rinvio per l'ulteriore conferma della partecipazione della predetta alla banda armata). In passato ha intrattenuto rapporti con soggetto successivamente denunciato per furto unitamente alla Lioce. All' indagata e' attribuita con certezza una STP in contatto con i cellulari di organizzazione, in allegato A 5 all' informativa Digos 1 ottobre sono riportati gli sviluppi analitici della scheda usata dalla Banelli, dei contatti intrattenuti con le utenze di organizzazione, dei soggetti noti che inequivocabilmente riconducono al predetto. Certamente la Banelli si attiva per la consegna dei volantini di rivendicazione dell' omicidio D'Antona in data 30 giugno 1999; la sua presenza a Milano il 30 giugno 1999 allorche' contatta alle ore 05.32 ed alle ore 05.50 l' utenza di organizzazione 339/463039, deve essere messa necessariamente in relazione con la contestuale collocazione a Milano ed a Roma, presso la stazione Ostiense, di volantini di rivendicazione".
Proseguono i pm: "Quasi contestualmente, la stessa mattina, la medesima (Banelli, ndr) utenza cellulare di organizzazione, che evidentemente coordinava l'azione dalla citta' di Roma dove si trovava, e' stata contattata da STP utilizzata da Roma, certamente in possesso del militante che ha collocato i volantini di rivendicazione alla stazione Ostiense. Il telefono cellulare privato in uso a Cinzia Banelli, alle ore 15,38 del 29 giugno 1999, effettua una chiamata sollecitando il ponte radio della stazione di Pisa, alle successive ore 21,21 si trova a Roma, alle ore 8,30 del 30 giugno 1999 sollecita il ponte radio della stazione di Bologna ed infine alle successive 10,32 la cella che copre la stazione di Firenze. Evidente che la donna, il 29 giugno 1999 e' venuta a Roma, ha preso i volantini, si e' spostata a Milano, ha lasciato i volantini e, nelle prime ore del mattino del 30 giugno, e' rientrata a Firenze, verosimilmente in treno, via Bologna. Una seconda STP, in contatto con i cellulari di organizzazione, puo' essere fondatamente attribuita alla Banelli in relazione ad una chiamata effettuata in data 13 maggio 1999 al marito (omissis); una seconda chiamata, effettuata con la stessa STP in data 19 maggio da Roma, piazza dei Cinquecento, all' utenza di organizzazione 338/4658955, l'utenza rilasciata dalla Lioce alla (omissis) inserisce con elevata probabilita' la Banelli nel vivo dell' operazione D'Antona. L'ipotesi e' coerente con la figura della militante oggetto di inchiesta interna da parte delle Brigate rosse come risulta nei documenti estratti dal palmare Lioce concernenti la posizione di tale 'SO' compiutamente identificata nell' informativa della Digos di Firenze per la Banelli che in quella sede e' indagata per la preparazione e la partecipazione alle attivita' di 'esproprio' - rapine ad uffici postali.
MORANDI ROBERTO (vedi informativa Digos di Roma 1 ottobre ff. 51-52 e 10 ottobre 2003 f.9, nonche' informativa Digos di Bologna 29 settembre ff. 95-96 e 127: la posizione del Morandi e' ampiamente approfondita in relazione ai fatti di tentata rapina e rapina inquisiti da quella A.G. nell' informativa Digos di Firenze 13 ottobre 2003, al cui contenuto ff. 18-25 in particolare si fa espresso rinvio per l' ulteriore conferma della partecipazione della predetta alla banda armata). All' indagato e' attribuita con certezza una STP in contatto con i cellulari di organizzazione: in allegato A 6 all' informativa Digos 1 ottobre sono riportati gli sviluppi analitici della scheda usata dal Morandi, dei contatti intrattenuti con le utenze di organizzazione, dei soggetti noti che inequivocabilmente riconducono al predetto. La Stp in possesso del Morandi contatta una utenza cellulare di organizzazione in data 14 e 18 maggio 1999 da cabine romane: nelle stesse date il Morandi risulta assente dal proprio posto di lavoro presso l' ospedale Careggi di Firenze: analogamente risultera' assente dal lavoro o presente con turni compatibili nei giorni e negli orari in cui si verificano la tentata rapina di via Tozzetti e la rapina di via Torcicoda, nonche' nel giorno in cui si effettuano le prove di quest'ultima e ancora nel giorno originariamente fissato per l' esecuzione (vedi informativa della Digos di Firenze 13 ottobre f.24).
COSTA ALESSANDRO (vedi informativa Digos di Roma 1 ottobre ff.57-58, nonche' informativa Digos di Bologna 29 settembre ff. 108-114 e 130). Anch' egli risulta in contatto con l' ambiente del Galesi, con il quale frequentava il Csa Blitz di Roma. L' indagato allo stato non risulta diretto utilizzatore di alcuna delle STP che contattano i cellulari di organizzazione. Tuttavia e' piu' volte contattato da STP di interesse e in particolare e' ripetutamente chiamato da cabine pubbliche nei giorni prossimi all' omicidio 6, 13, 14, 15, e 19 maggio (due volte) 1999. Egli deve comunque rispondere a titolo di correita' delle attivita' dei Nac gia' contestate al (omissis), a favore del quale mette a disposizione l' appartamento per preparare un documento Nac. Viene quindi identificato nell' abitazione del (omissis) quando questa viene perquisita. Le correlazioni strategiche e tattiche dei Nac con il programma e il bilancio delle Brigate rosse sono state in precedenza oggetto di approfondimento; le risultanze a carico del Costa, nei cui confronti non risulta ancora essere stata esercitata azione penale per la banda armata Nac, ne inducono l' individuazione quale elemento soggettivo e logico di collegamento se non di coincidenza tra le Br e i Nac, nella prospettiva concretamente risultante dai documenti di rivendicazione di questi ultimi e dai documenti estratti dal palmare Lioce".
Nell' ultima parte del provvedimento di fermo e' scritto: "La gravita' dei fatti in contestazione e la continuita', dall' omicidio del prof. D'Antona a tutt' oggi, dell' azione e delle finalita' di terrorismo dell' associazione costituita in banda armata Br-Pcc, impongono l' adozione di misure cautelari e nella specie quella del fermo ad opera del pubblico ministero atteso che dalla Digos di Roma con nota in data odierna viene segnalato il pericolo per la tenuta della riservatezza delle iniziative giudiziarie in corso e conseguentemente il concreto pericolo di fuga degli indagati, per l' ovvia ricorrenza di tutte le esigenze di cui all' art.274 c.p.p. per impedire l' ulteriore attuazione del programma eversivo mediante la commissione di delitti della stessa specie di quelli per cui si procede, anche in considerazione delle dichiarazioni fatte nel processo d' appello per gli omicidi e la rapina di via dei Prati di Papa da militanti storici delle Brigate rosse che affidano alla componente dell' organizzazione esterna al carcere la continuita' del percorso politico della lotta armata rivoluzionaria; per prevenire scelte di clandestinita' secondo l' esperienza brigatista e le concrete scelte dei correi Galesi e Lioce; per tutelare fonti di prova reali (ricerca e perquisizione dei luoghi di occultamento dei militanti e del materiale dell' organizzazione) e personali (dichiarazioni e riconoscimenti di testi suscettibili di intimidazione e violenza);
P.Q.M.
visto l' art.384 c.p.p.
ORDINA
il fermo di indiziato di delitto nei confronti degli indagati indicati in premessa, con riferimento al solo capo a) per il Costa e a tutti i capi di imputazione per il Broccatelli, la Proietti, il Mezzasalma, la Banelli, il Morandi".
Il provvedimento e' firmato dai pubblici ministeri Saviotti e Ionta ed ha il visto (con l' aggiunta: "si concorda") del Procuratore della Repubblica di Roma Salvatore Vecchione.

ANSA:
TERRORISMO: D'ANTONA; 7 FERMI, L'ACCUSA SCOPRE LE CARTE
La svolta dell' inchiesta sull' omicidio di Massimo D'Antona arriva dopo dopo quattro e cinque mesi di indagini. Una svolta che - dopo un blitz durato tutta la notte con piu' di cento perquisizioni a Roma, Firenze e in altre citta' italiane - ha portato in carcere sette presunti esponenti delle Nuove Br, oltre a Nadia Desdemona Lioce, la brigatista arrestata dopo la sparatoria sul treno Roma-Arezzo, nella quale morirono un poliziotto, Emanuele Petri, e un altro brigatista, Mario Galesi. Altre cinque persone sono indagate.
Tra coloro che sono finiti in manette, secondo i magistrati dei pool antiterrorismo di Roma e Firenze, ci sarebbero gli esecutori materiali dell' omicidio del giuslavorista, avvenuto in via Salaria, a Roma, il 20 maggio 1999. I fermati sono Paolo Broccatelli, Laura Proietti, Marco Mezzasalma, Cinzia Banelli, Roberto Morandi e Alessandro Costa (quest' ultimo indagato solo per banda armata). A questi, bloccati la scorsa notte dalla polizia, si e' aggiunta in serata anche Federica Saraceni - figlia di Luigi, ex presidente di sezione del Tribunale di Roma ed ora avvocato (ha assistito anche alcuni esponenti di Iniziativa Comunista) - alla quale il provvedimento di fermo per banda armata e' stato notificato dopo un interrogatorio durato alcune ore del pomeriggio. Il fidanzato di Federica Saraceni risulta irreperibile.
Ai provvedimenti di fermo emessi dalla magistratura romana si sono aggiunti quelli, di custodia in carcere, disposti dal gip di Firenze nei riguardi di Lioce, e degli stessi Morandi e Banelli per una rapina e un tentativo di rapina (di autofinanziamento dell' organizzazione) compiuti a Firenze tra la fine del 2002 e l' inizio del 2003.
Il colpo di scena cosi' importante e' riassunto nell' ordinanza di 12 pagine con la quale i pm romani Franco Ionta e Pietro Saviotti elencano punto per punto ruoli, riscontri e prove. Dal documento emergono anche gli errori fatali per l' organizzazione: la mancata distruzione dei cellulari utilizzati nel corso dell' inchiesta sfociata nell' omicidio di Massimo D' Antona; l' uso ripetuto di schede prepagate anche per telefonate personali oltre che per i contatti con gli altri militanti.
COMUNICAZIONI TELEFONICHE: "L' analisi del traffico telefonico di uno dei cellulari sequestrati alla Lioce - e' detto nell' ordine di fermo - ha consentito agli inquirenti di prospettare l' uso, da parte dei membri dell' organizzazione, di utenze dedicate esclusivamente alle comunicazioni operative e coperte dei militanti. Sono emerse caratteristiche costanti come l' uso di intestazioni di fantasia. Un traffico consistente e reciproco con un' altra utenza intestata sempre ad un nome di fantasia; attivazioni ad utenze mai piu' ricontattate e un elevato traffico con utenze successivamente rinvenute nella memoria del palmare sequestrato il 2 marzo".
SCHEDE PREPAGATE: "L' uso di schede prepagate da cabine per contattare i cellulari dell' organizzazione - scrivono i pm Ionta e Saviotti- emerge nel periodo che va dal 1999 al maggio del 2000. Successivamente intervengono modalita' tecnologicamente piu' complesse come i collegamenti telematici e i collegamenti tra utenze radiomobili in audio conferenza. Una prudenza indotta anche dai metodi di indagine che avevano portato all' individuazione della scheda prepagata usata per una delle rivendicazioni dell' omicidio D'Antona, che porto' all' arresto di Alessandro Geri (la cui posizione fu successivamente archiviata ndr)".
DNA: da un test del dna la prova che inchioda Laura Proietti. "Nel corso di un pedinamento - e' detto nel provvedimento - gli investigatori hanno acquisito un mozzicone di sigaretta appena gettato dalla donna. Dalla saliva gli esperti sono risaliti al dna della Proietti e l' hanno comparato, ottenendo esito positivo, con il dna tratto da un frammento di capello trovato nel furgone Nissan Vanette utilizzato per l' attentato a D' Antona".
L' INDAGINE BR SU D'ANTONA: "L' inchiesta D'Antona - si legge ancora nell' ordine di fermo - e' scandita da una sequenza di chiamate partite da cabine nelle immediate vicinanze dell' abitazione della vittima, ben settanta proprio sotto casa nell' orario di uscita del professore dal gennaio alla data dell' omicidio e negli orari e lungo i percorsi effettuati da D' Antona per raggiungere i luoghi di lavoro. Tutto questo fino al giorno dell' attentato nel quale, in poche ore, e' stato registrato un notevole impiego degli impianti telefonici pubblici per contattare le utenze dell' organizzazione. Emerge quindi un quadro eccezionale della preparazione minuziosa dell' operazione militare che, evidentemente, ha richiesto acquisizioni e concentrazione di informazioni sugli spostamenti della vittima, sul traffico delle vie circostanti, su eventuali passaggi di forze di polizia"
LIOCE: E' il personaggio chiave per risalire al resto dell' organizzazione. "Per il sistema delle comunicazioni - e' detto ancora nel provvedimento - il punto di partenza sono due utenze cellulari sicuramente nella disponibilita' di Nadia Desdemona Lioce. La prima, in quanto riportata all' interno di uno dei computer palmari correlata alla omonima casella di posta elettronica, la seconda in quanto fornita dalla stessa Lioce, presentatasi in quel frangente con le false generalita' di Luisa Martini, in occasione della consegna alla societa' Graphocart-Strabilia di Roma uno dei palmari per la riparazione".
ARISTIDE: "Dall' esame dei file del palmare della Lioce relativo all' indirizzo di posta elettronica associata ad un suo cellulare - e' la scoperta dei pm - e' emerso che la parola chiave scelta per la gestione della corrispondenza telematica era 'Aristide', pressoche' coincidente con la parola chiave 'Aristid' della casella di posta elettronica utilizzata per la rivendicazione Npr dell' attentato alla sede Cisl di via Tadino, a Milano, il 6 luglio 2000".
USO PRIVATO DELLE SCHEDE: L' uso "promiscuo" di schede prepagate (non solo per contattare l' organizzazione, ma per uso privato) da parte di alcuni componenti dell' organizzazione, in particolare, Cinzia Banelli, Roberto Morandi e Marco Mezzasalma, costituisce uno degli errori dei presunti br e contravviene al principio secondo dopo ogni telefonata la scheda andava distrutta.
Un complesso indiziario analitico, attraverso il quale - secondo gl inquirenti - lo Stato ha inferto un duro colpo alle nuove Brigate Rosse. Ma non solo: lo "sguardo investigativo" si allunga dall' inchiesta romana su D' Antona a quella bolognese per l' uccisione del professor Marco Biagi. Per quest' ultimo delitto al momento resta indagata la sola Lioce, ma e' stato lo stesso Ministro dell' Interno Pisanu ad esprimere la convinzione che siano stati individuati anche i sicari del professore bolognese. "Siamo garantisti - ha detto il Ministro - ed aspettiamo il giudizio definitivo della magistratura".

ANSA:
TERRORISMO: D'ANTONA; LIOCE NON IN ISOLAMENTO DA SETTEMBRE
Nadia Desdemona Lioce non e' piu' in isolamento dall'inzio di settembre, quando la misura le e' stata revocata dall'autorita' giudiziaria.
La donna - secondo quanto si e' appreso - e' pero' sempre considerata una detenuta in "massima sicurezza": la sua gestione (come quella di tutti coloro che si trovano in carcere per reati di eversione, oppure sono collaboratori di giustizia, o detenuti in regime di 41 bis) dipende a livello centrale dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
Desdemona Lioce - sempre secondo quanto si e' appreso - e' detenuta in una cella singola del carcere di Sollicciano, ma fa vita comune con le altre detenute, che talvolta invita nella sua cella. Non ha limitazioni nel vedere la televisione o leggere giornali. Passa le sue giornate leggendo e riempiendo pagine e pagine di block notes. Sulla sua corrispondenza, in entrata e in uscita dal carcere, e' pero' stato posto il visto di censura.

ANSA:
TERRORISMO: D'ANTONA; MORANDI NOMINA STESSO AVVOCATO LIOCE
Roberto Morandi ha nominato come difensore di fiducia l' avvocato grossetano Attilio Baccioli, lo stesso legale che assiste Desdemona Lioce e altri brigatisti 'irriducibili". Lo si e' appreso in ambienti investigativi fiorentini.

ANSA:
TERRORISMO: D'ANTONA; MORANDI TRASFERITO CARCERE SOLLICCIANO
CIRCONDATO DA AGENTI MA SENZA LE MANETTE
Roberto Morandi e' uscito dalla questura di Firenze alle 14,05, per essere trasferito nel carcere fiorentino di Sollicciano.
L'uomo, di fronte a telecamere e fotografi, non si e' coperto il volto. Aveva un' espressione compassata e non ha mai alzato gli occhi verso i flash dei fotografi. Di corporatura robusta, capelli brizzolati, baffi e occhiali, Morandi indossava un paio di jeans, golf bordeaux e giaccone verde. Nel cortile della questura, dove e' salito a bordo dell'auto che lo ha condotto in carcere, si trovavano decine di poliziotti, in divisa e in borghese, mentre altri agenti erano affacciati alle finestre degli uffici.
L'uomo, che non aveva le manette e camminava tra due agenti, e' stato fatto salire a bordo di una Hyndai color grigia metallizata, scortata davanti da una volante e dietro da un' altra Hyndai bianca.

ANSA:
TERRORISMO: LIOCE IN CODICE, FURGONE SI CHIAMA PATRIZIA
ATTI INCHIESTA SU RAPINE FIRENZE,107 FILES IN PALMARE BRIGATISTA
Dalla memoria dei due palmari sequestrati a Nadia Lioce il 2 marzo 2003 sono stati estratti 107 documenti, mentre altri non e' stato ancora possibile leggerli perche' criptati.
Negli atti dell'inchiesta sulle rapine di Firenze vengono riportati diversi passaggi di questi documenti. In quello con il n. 37 si legge:
"...Chiedere a mt che tipo di problemi ci potrebbero essere a staccare una grata dal muro tramite un cavo di acciaio e utilizzando un veicolo. Si stacca dal muro? Quanto tempo ci mette, e' immediato? Che tipo di trazione puo' occorrere, e' sufficiente una Uno? Che tipo di cavo?...".
Nello stesso documento vengono ribadite, annotano gli inquirenti, "precise istruzioni sulle cautele da adottare nell'uso di schede telefoniche:
"Se non e' stata fatta prima delle 7,00 telefonata a 51 51 per notizie su direzione del furgone, orario, cifre numero targa, potrebbe averla gia' fatta locA... Ricordarsi di farla con scheda mai usata o telefono a gettoni e poi buttarla... Il furgone si chiama Patrizia...".
Secondo gli inquirenti i brigatisti hanno utilizzato in occasione della rapina di via Torcicoda alcune utenze cellulari per comunicazioni in conferenza, cioe' abilitate a conversazioni in simultanea. In uno dei documenti vengono appunto date istruzioni sulle modalita' di impiego dei cellulari per la comunicazione in conferenza. Dopo gli aspetti tecnici, si legge: "...Finche' e' possibile la conferenza si sta in conferenza. Ma poiche' se cade la linea con uno qualsiasi dei 4 non e' possibile, proseguendo la conferenza, richiamarlo, a quel punto si passa a chiudere tutte le comunicazioni (Ugo dira' agli altri di farlo dicendo "Ciao a tutti si passa in modo squillo")... Alle 7.45 c'e' la prova conferenza che viene attivata da Ugo. Poi Ugo la chiude".
In un altro documento si farebbe riferimento al trasferimento di mezzi da impiegarsi per la rapina di via Torcicoda:
"Dopo Citta' della Pieve c'e' un primo incrocio sulla destra, poi un secondo bivio, la 71 continua a destra, a sinistra si va verso la stazione Fs di Chiusi che e' il punto di conclusione... Recupero del telefono. Ritorno di P. con il treno e di Mrt in auto... Materiali: telefoni (non sono piu' quelli venuti da Rm ma quelli utilizzati a Fi). Cartine. Gilet fosforescente. Bomboletta di fast, attrezzi, schede telefoniche...".
Secondo gli inquirenti da questo documento "si evince con chiarezza che i cellulari costituiscono quella che in termini militari si definirebbe una 'dotazione di reparto', messa nella disponibilita' dei militanti non gia' in modo definitivo, ma solo per il periodo strettamente necessario al compimento delle attivita' programmate. Nessun altro utilizzo e' consentito, ne' d'altro canto e' stato mai riscontrato".

25 ottobre 2003 - ARRESTI PRESUNTI BR: DAI GIORNALI
"Il Messaggero"
DA GIORGIERI ALLA SPARATORIA DI AREZZO Decisiva la pista toscana per anni ignorata Un nucleo di "duri" l'anello di congiunzione fra gli anni di piombo e i "combattenti" di oggi
di ENRICO GREGORI
ROMA - Durante i quattro anni in cui le indagini sul caso D'Antona hanno subito accelerazioni e battute d'arresto, parallelamente alla Procura capitolina lavoravano i magistrati di Firenze. Partendo da un'attenta analisi del terrorismo anni '80, la Procura toscana andava ricucendo le fila dei movimenti "area Br" fino ad arrivare, oggi, a Cinzia Banelli e Roberto Morandi. Due nomi da considerare tutto sommato nuovi perchè in Toscana, quando fu assassinato il professor D'Antona, i magistrati ritenevano riconducibili all'area dei Nuclei Comunisti Combattenti soltanto Fabio Matteini, di Firenze, e Luigi Fuccini, pisano e compagno della Lioce. Quest'ultima per tutti irreperibile proprio da quando Fuccini fu catturato nel 1994.
Il nuovo gruppo secondo i magistrati avrebbe raccolto l'eredità delle Br-Pcc che nella seconda metà degli anni ottanta, uccisero l'ex sindaco di Firenze Lando Conti. Un omicidio che la Procura attribuisce a elementi di spicco quali Simonetta Giorgieri, Nicola Bortone, Tammaro Dell'Omo, Guido Minnone e forse Giuliano De Roma.
Ma i pm non limitarono a questo le loro valutazioni per mattere a fuoco il brigatismo toscano; perchè le loro analisi si spinsero indietro, addirittura fino agli anni '70, anche se posizioni e ruoli non rientrarono in una precisa configurazione investigativa.
"Elementi non tempestivamente individuati", scriveva il senatore Giovanni Pellegrino, ex presidente della Commissione stragi, nella sua relazione sull'omicidio D'Antona. E proseguiva: "Ciò consente di ipotizzare un limite nell'attività indagativa anche con riferimento al ruolo che il brigatismo fiorentino ebbe nella vicenda Moro".
In effetti non venne mai alla luce la località toscana in cui le Brigate Rosse misero a punto le strategie durante le fasi preliminari del sequestro dello statista democristiano. Non solo. Le indagini si dimostrarono lacunose anche su particolari di decisiva importanza come il ruolo avuto da Giuseppe Ippoliti, conosciuto come "Beppe molotov", che in successive tappe investigative risultò essere "titolare" dell'arsenale dal quale uscirono alcune armi usate nell'agguato di via Fani. Anche Elfino Mortati era toscano, l'uomo ritenuto l'autore dell'omicidio del notaio Spighi di Prato.
Dopo il 1984, sempre secondo la ricostruzione dei magistrati fiorentini, le Brigate Rosse si divisero in due tronconi. Le Br-Ucc, responsabili dell'omicidio del generale Licio Giorgeri nell'87 e le Br-Pcc che uccisero Ezio Tarantelli nel 1985, Lando Conti nel 1986 e Paolo Ruffilli nel 1988.
Alla luce di queste analisi fu ritenuto, insomma, che fino all'omicidio di Massimo D'Antona, le Br fossero semplicemente in "ritirata strategica" ma tutt'altro che scomaparse e tantomeno morte.
La tardiva ricostruzione del "movimento" fiorentino evidenziò che esistevano chiari elementi per far pensare a una particolare saldatura tra pseudoanarchici, gruppi secessionisti ed emarginati. Il tutto per dar vita al cosiddetto nuovo terrorismo.
Oggi il ruolo di Ucc e Pcc degli anni '80, il proselitismo della Lioce (protagonista della sparatoria sul treno ad Arezzo) fino ad arrivare a Cinzia Banelli e Roberto Morandi, è più chiaro. Ma solo ora. Perchè in assenza di fatti eclatanti la donna era un'illustre sconosciuta priva di precedenti penali, mentre l'uomo era stato semplicemente perquisito nel corso delle indagini sulla colonna toscana dopo l'uccisione di Conti.

"Il Messaggero"
Una ricostruzione a questo punto quasi completa dell'omicidio del professor D'Antona. C'era anche la Lioce, con il compito di "vedetta" Due squilli di teledrin: era il via all'agguato Quella mattina in via Salaria: erano in otto, due restarono nel furgone, avrebbe sparato Galesi
di LUCA BUSSI
al giuslavorista collaboratore dell'allora ministro Bassolino.
Sono le 8,23 del 20 maggio 1999. Il professor D'Antona esce dalla sua casa in via Salaria con una valigetta di cuoio marrone in una mano e l'inseparabile computer portatile nell'altra, avvolto in un completo grigio e camicia azzurra. S'incammina verso piazza Fiume: deve raggiungere il suo studio in via Bergamo 3. I negozi, a quell'ora, sono ancora chiusi. I killer lo aspettano a cento metri dal portone, dentro un furgone Nissan Vanette bianco rubato a Porta Portese 22 giorni prima, esattamente il 28 aprile. È parcheggiato lungo il marciapiede sotto le mura di villa Albani, di fronte al civico 121f. Sull'altro lato un altro camioncino, un Fiat Ducato bianco anche questo rubato, l'8 maggio a Montespaccato.
Ieri, a quattro anni di distanza dall'omicidio del giuslavorista, grazie all'esame dei tabulati telefonici, gli investigatori della Digos sono riusciti a risalire all'identità del presunto gruppo di fuoco. E alle modalità utilizzate per la preparazione e l'esecuzione dell'attentato. Dalla ricostruzione delle chiamate emerge infatti che Paolo Broccatelli è probabilmente colui che ha rubato il Nissan Vanette bianco. Usa infatti la sua scheda telefonica il 28 aprile 1999 alle 5.06, cioè alla stessa ora in cui viene prelevato il furgone a Porta Portese, impegnando una cella telefonica della zona.
Dentro quel furgone il 20 maggio 1999 ci sono due persone nascoste, che aspettano il professor D'Antona, pronte a saltar fuori per ucciderlo. Una di queste, almeno stando sempre alla ricostruzione delle chiamate effettuate quel giorno, sarebbe Laura Proietti. Quella mattina riceve infatti due telefonate (da una delle schede utilizzate da un terrorista suo complice) sul suo teledrin: probabilmente due squilli di avvertimento. Ad inchiodarla, poi, ci sarebbe anche un altro elemento: una "firma" inconfondibile. Nel corso di un recente pedinamento gli investigatori hanno acquisito un mozzicone di sigaretta, appena gettato dalla Proietti, dal quale hanno estrapolato il suo Dna. È identico a quello individuato in un capello ritrovato nel furgone Nissan il giorno dell'omicidio. Insieme a lei, stando sempre alle indagini degli investigatori, Mario Galesi. E nei pressi Nadia Desdemona Lioce, probabilmente con il compito di "vedetta"; e Marco Mezzasalma. La scheda prepagata di quest'ultimo è stata utilizzata per chiamare un'utenza telefonica dell'organizzazione criminale proprio il 20 maggio '99 da una cabina nei pressi di via Salaria.
Non è ancora accertato con precisione chi ha ucciso materialmente il professor D'Antona, anche se la pista degli investigatori propende per Mario Galesi, ucciso treno Roma-Firenze il 2 marzo scorso. Fatto sta che quella mattina di quattro anni fa il giuslavorista muove 120 passi in poco meno di due minuti. Passa davanti un grande negozio di telefonia, attraversa via Basento, lancia uno sguardo al mausoleo di Lucilio Peto, oltrepassa via Adda e prosegue sotto le mura di villa Albani, dirigendosi inconsapevolmente nelle braccia dei killer. Alle 8,25 sparisce dietro il camioncino. Sta per oltrepassarlo quando la portiera laterale si spalanca. Due persone, con cappellini da baseball, saltano fuori impugnando una pistola e gli sparano contro sei colpi. Gli assassini poi si dirigono senza correre verso via Adda, voltano l'angolo, saltano su un motorino preparato per la fuga e spariscono nell'ombra assistiti dai complici. Il professore si accascia lentamente per terra, scivolando contro il muro: muore alle 8,45 in ambulanza.
Quarantuno giorni dopo, infine, a Milano e alla stazione Ostiense di Roma vengono ritrovati i volantini di rivendicazione dell'omicidio. Il riscontro dei tabulati anche in questo caso "traccia" l'identikit del presunto "postino" delle Br: Cinzia Banelli. La donna, infatti, lo stesso giorno delle rivendicazioni, chiama sia da Milano che da Roma un telefonino del presunto commando. Telefonate fatte anche durante il tragitto in treno che la riporta nella Capitale.

"Il Messaggero"
L'INTERVISTA Pellegrino: restano in pochi, non più di dodici
ROMA- "Il fatto che non si sia mai voluto indagare fino in fondo sul nucleo toscano delle Br ha consentito alla struttura terroristica di sopravvivere alla propria sconfitta, di riorganizzarsi e di compiere altri omicidi". E' l'amara riflessione di Giovanni Pellegrino, l'ex presidente della commissione Stragi che per due legislature, dal '94 al 2000, ha indagato sui fenomeni eversivi italiani.
Sei arrestati e altri due terroristi identificati. Nadia Lioce presa con le armi in pugno sul treno Roma-Firenze nella primavera scorsa e il suo compagno morto nella stessa sparatoria. Si può considerare chiusa la partita? E' davvero un colpo definitivo quello inflitto con gli arresti di ieri?
"E' certamente un'operazione importante che può aprire la strada alla sconfitta delle nuove Brigate rosse, ma soltanto se si avrà il coraggio stavolta di andare fino in fondo. Ho sempre pensato che il nucleo sopravvissuto non superi a livello operativo le venti persone: ne abbiamo scoperte otto. Benissimo. Ne mancano ancora dodici e poi c'è quel livello superiore mai identificato".
Il lavoro d'indagine sull'omicidio D'Antona è uno degli ultimi svolti dalla commissione Stragi?
"Sì e l'operazione di oggi conferma quella che all'indomani del delitto era stata la nostra ipotesi investigativa: ad uccidere erano stati i "giapponesi", così li chiamavamo, cioè quel piccolo gruppo convinto che la guerra contro lo Stato potesse continuare a oltranza. Quelle Br-Pcc che avevano puntato tutta l'attenzione sui progetti riformatori del mondo del lavoro e che speravano di radicarsi nelle fabbriche. Lo stesso gruppo che a cavallo degli anni Novanta aveva portato a compimento gli omicidi del sindaco di Firenze Lando Conti e del consigliere di De Mita Roberto Ruffilli. Lo stesso che due anni fa è tornato allo scoperto a Bologna con Marco Biagi".
E che prima di D'Antona aveva portato a termine un attentato molto sofisticato alla sede dello Iai di via Brunetti ?
"Sofisticato per le modalità dell'agguato: esplosivo fatto detonare attraverso un timer collegato ad un telefonino. Ma anche come obiettivo per il rilievo e il significato che assume un attentato all'Istituto affari internazionali. Dunque c'è ancora in circolazione qualche bel cervello".
Forse il vero cervello delle Brigate rosse che fin dai tempi del sequestro Moro ha agito a Firenze indisturbato?
"Non vorrei andare troppo lontano nel tempo. Ma certo il fatto che non sia mai stato scoperto chi fosse l'Anfitrione del covo di via Barbi, dove durante il sequestro si riuniva il comitato esecutivo delle Br, e che noi sospettammo essere Giovanni Senzani ha consentito alla nuova generazione di riorganizzarsi. Un'informativa del Sismi assicurò che Senzani in quel periodo era negli Usa, ma nessun accertamento è stato fatto per stabilire se questa fosse la verità".
R.D.G.

"Il Messaggero"
IL COVO AL QUADRARO "Brigatisti? Sembravano fantasmi"
Via Maia 6 al Quadraro. Via Adige 30, quartiere Trieste, a poche centinaia di metri dal punto in cui fu ucciso Massimo D'Antona. Gli investigatori avevano individuato da tempo i "covi" romani delle Br e ieri notte, quando è scattato il blitz della polizia, decine di famiglie hanno scoperto di aver vissuto fianco a fianco con presunti terroristi. L'appartamento di via Maia, all'interno 8, scala D, era in uso a Desdemona Lioce, la donna catturata sul treno dopo il conflitto a fuoco in cui morirono un poliziotto e il brigatista Galesi.
Il grosso degli inquilini non si era reso conto di nulla. Ma un'anziana, che abita sopra all'abitazione, aveva capito che "qualcosa non andava". "Mi era caduto giù un golfino sul loro balcone racconta Andai giù per riprenderlo. Suonavo, suonavo, ma non apriva mai nessuno. Che gente strana, mi dissi. Poi, alla fine, me lo riportò una donna bruna (la stessa Lioce?) e la cosa finì lì". La casa "covo" è proprietà di un certo Mario B., che vi ha abitato fino a circa dieci anni fa, e poi l'ha affittata. Secondo Giovanni Ricchio, amministratore del palazzo, i "bollettini del condominio che mettevo nella buca della posta sono sempre stati pagati". "Ma non ho mai visto le persone che ci vivevano", aggiunge Paolo Tulelli, un inquilino. Stesse impressioni e stessa assenza di notizie anche in via Adige. Il covo, in questo caso, sarebbe servito come base operativa per l'attentato compiuto il 20 maggio 1999, quando fu assassinato D'Antona.
Dei sei presunti brigatisti o fiancheggiatori arrestati ieri, quattro sono romani. Ma solo tre Paolo Broccatelli, Marco Mezzasalma e Alessandro Costa sono stati catturati nella Capitale. Il quarto elemento, Laura Proietti, 30 anni, si nascondeva da alcune settimane in Sardegna. La sua ultima residenza, a Roma, è stata in via dei Centauri 186, a Torre Angela, periferia est. Poi la fuga. Forse la Proietti sentiva il fiato sul collo e sapeva di che cosa l'avrebbero accusata. Per gli investigatori, era sul furgoncino da cui scesero i killer del professor D'Antona.

"Il Messaggero"
I terroristi "irregolari"arrestati ieri/Giornate anonime, impegno sociale e anche un corso di lezioni del professor D'Antona Le vite tranquille di tre insospettabili Mezzasalma, Broccatelli, Costa: per i vicini solo bravi ragazzi che lavorano
di LUCA LIPPERA
Marco Mezzasalma? "Un burbero che non salutava mai, cupo e triste", concedono i vicini. Alessandro Costa? "Un muratore con la passione dei vini che si occupa di ragazzi handicappati", raccontano gli amici. E Broccatelli? "Ma chi? Paolino? Lui brigatista? Nooooo, non ce lo vediamo proprio!", dicono due anziane del Tiburtino che l'hanno visto crescere. Tutti così, le facce stupefatte, le frasi piene d'incredulità. I tre romani arrestati ieri, a sentire i conoscenti, i coinquilini, i compagni di lavoro, erano e restano "persone gentili", "assolutamente normali", "nulla da ridire". Insomma: perfetti insospettabili.
Broccatelli, accusato di aver partecipato all'attività preparatoria per il delitto, ha 35 anni e lavora per una ditta che fa pulizie all'università. Viveva da anni in via Tiburtina 905, nella ex casa dei genitori, che si sono trasferiti da tempo nella vicina Casal de' Pazzi. "Quando ho sentito la notizia dice Teresa Bernardi, un'anziana che abita nello stesso stabile mi sono sentita morire. È un ragazzo gentilissimo. Sono da poco uscita dall'ospedale e lui pochi giorni fa mi ha fermata, dicendomi: "Come va? Sta meglio? Sia coraggiosa. Dia qua la borsa, gliela porto io...". Un figlio d'oro".
Vita assolutamente regolare, la sua. "Esce la mattina aggiunge Marino Mescolini, un altro vicino e torna la sera. Un tipo solare". Broccatelli, secondo gli investigatori, ha avuto rapporti con il brigatista Mario Galesi, ucciso sul treno dove fu scoperta la Lioce, e "ha seguito anche alcune lezioni del professor D'Antona". Era iscritto a Statistica, Paolino. "Girava sempre con una ventiquattr'ore racconta un giovane dello stabile e mi è sempre sembrato un ragazzo a modo".
Alessandro Costa, 33 anni, del Quarticciolo, è probabilmente il più conosciuto del terzetto. Viveva in una casa occupata in via Ostuni 9, dove ha sede anche il laboratorio sociale "La Talpa", ed è da sempre vicino al mondo dell'ultrasinistra romana. Quando, ieri mattina, si è diffusa la notizia dell'arresto, in via dei Volsci 32 a San Lorenzo, sede di Radio Onda Rossa, non si parlava d'altro. C'era molta tensione, tanto che il consigliere comunale Nunzio D'Erme ha apertamente minacciato il cronista di un giornale vicino al centrodestra ("Vattene, sennò ti rompo la faccia") mentre un paio di militanti l'hanno spintonato via e preso a calci definendolo "fascista".
Per Costa, solo tanto stupore. "Alessandro? È un tipo innamorato della montagna, un sommelier, un cuoco sopraffino che ha lavorato in tantissmi alberghi della Val d'Aosta", dicevano gli amici. "Pensate ha aggiunto uno di loro che è un appassionato di barca e l'estate scorsa, in Sardegna, ha fatto da skipper per una imbarcazione di giovani handicappati". Costa non è accusato di aver partecipato al gruppo di fuoco che ha ucciso D'Antona.
"Egli scrivono gli investigatori era elemento di collegamento tra le Br e i Nuclei Armati per il comunismo". "Gli viene attribuito solo un ruolo di fiancheggiamento dice Marco Lucentini, il suo avvocato I magistrati sembrano dare importanza al fatto che anni fa frequentava il centro sociale Blitz, a Colli Aniene, nel quale militava anche Galesi. In più i genitori affittarono casa a Raul Terilli, ritenuto elemento del Nuclei. Tutto qui. Non c'è altro".
Marco Mezzasalma, 44 anni, il più anziano del terzetto, residente in via Pescaglia 71 alla Magliana Nuova, è l'unico per il quale i vicini non si spendano fino in fondo. Non è neppure chiaro che lavoro faccia. "Devo essere sincero ammette Benito C., un coinquilino Non mi sta simpatico. Non saluta mai, è cupo, un po' triste. Ma, certo, questo non significa nulla". Secondo la polizia, Mezzasalma, nato a Tripoli, dove lavorava il papà, nel 1959, avrebbe materialmente fatto parte del commando che uccise D'Antona. Viveva da solo, alla Scala D, nella casa ereditata dai genitori, entrambi deceduti. Nello stesso comprensorio avrebbe un altro immobile. "Brigate Rosse? chiede la vicina di pianerottolo Impossibile: qui mi crolla un mondo addosso".

"Il Messaggero"
Gli esperti informatici del Viminale hanno lavorato per mesi prima di aprire 107 messaggi criptati. Un elenco di utenze che ha portato al commando Quel "palmare", cassaforte di tutti i segreti La svolta dell'inchiesta dal mini computer della Lioce: la parola chiave era "Aristide"
di MARIO MENGHETTI
Quel giorno "si concretizzò un decisivo progresso delle indagini sulla banda armata Br-Pcc e sull'attentato al professor Massimo D'Antona" scrivono i pm romani Franco Ionta e Pietro Saviotti nelle 12 pagine dell'ordine di fermo del presunto gruppo di fuoco che uccise il giuslavorista. Tanto da far affermare ieri agli investigatori: "Il sacrificio di Petri non è stato inutile". Quel giorno furono sequestrati, insieme ad altri importanti documenti, due computer palmari "dalla memoria flash" appartenenti ai due brigatisti. Da uno di questi computer "era possibile estrarre alcuni documenti relativi alla operatività della banda armata e a un'inchiesta interna svolta nei confronti di una militante, nonché una cartella di posta elettronica associata ad un numero di cellulare".
Da quel giorno, la tecnologia iniziò a tradire le nuove Br. Nell'ordine di fermo i magistrati romani elencano tutti gli errori fatali "dell'organizzazione": la mancata distruzione dei cellulari "utilizzati nel corso dell'inchiesta sfociata nell'omicidio D'Antona", l'uso ripetuto di schede prepagate "per contattare militanti ma anche per telefonate personali". Gli investigatori sono arrivati ad identificare ben 46 schede usate dal commando, rintracciando centinaia di chiamate, una pila di tabulati con data e luogo delle conversazioni. Con 107 documenti decodificati dai computer della Lioce. "Dall' esame dei file del palmare relativo all'indirizzo di posta elettronica associata ad un suo cellulare - è la scoperta dei pm - è emerso che la parola chiave scelta per la gestione della corrispondenza telematica era "Aristide", pressoché coincidente con la parola chiave "Aristid" della casella di posta elettronica utilizzata per la rivendicazione Npr dell'attentato alla sede Cisl di via Tadino, a Milano, il 6 luglio 2000". I presunti brigatisti sono così stati incastrati seguendo il filo delle comunicazioni telefoniche che si