Almanacco dei misteri d' Italia
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settembre 2003 |
7 settembre 2003 - LA MINACCIA BR IN RELAZIONE SERVIZI SEGRETI
"Il Messaggero"
La relazione dei Servizi segreti al Parlamento: si temono nuovi attentati contro "settori strategici del mondo del lavoro" "Imprenditori nel mirino delle Br" L'allarme di Bianco sul dossier degli 007. "Pericolose" alcune moschee
di ANTONIO DE FLORIO
ROMA - Le Br dopo gli omicidi D'Antona e Biagi potrebbero colpire un imprenditore; non esiste il pericolo immediato di attentati di matrice islamica, ma in alcune comunità religiose e moschee è stata notata un'eccessiva attenzione verso le posizioni più radicali. E ancora: il traffico di clandestini nel nostro paese si conferma uno dei veicoli privilegiati dai terroristi e a gestire il business, stimato in due miliardi di euro l'anno in Europa, partecipano le principali mafie straniere.
Nella relazione 2003 inviata dai nostri servizi segreti al Parlamento sono tanti i campanelli di allarme, ma quello sulle nuove br sorprende di più. "Il tentativo - spiegano i Servizi - è quello di innescare una crisi di fiducia tra istituzioni e settori strategici della produzione", così come le minacce al mondo sindacale mirano a scardinarne ogni forma di unità.
Le Br, secondo la relazione, hanno subito un duro colpo dopo la sparatoria sul treno Roma-Arezzo del marzo scorso, per la cattura di un "elemento di vertice", ma proprio per questo potrebbero tentare una reazione. "L'organizzazione costretta ad un ripiegamento difensivo - è scritto - potrebbe sentirsi tentata per esigenze tattiche ad allentare le maglie del tradizionale "elitarismo rivoluzionario" guardando con inedita attenzione ai fermenti in atto nella galassia eversiva". Da questo mondo infatti sono arrivati già segnali preoccupanti come la riproposizione, in Lombardia, del "sindacalismo armato" e i tentativi di penetrazione nelle grandi aziende impegnate in vertenze contrattuali come la Fiat e la Piaggio.
Preoccupa la frattura che si è creata nel movimento antagonista fra i moderati e gli oltranzisti che hanno dato vita ad azioni di danneggiamento e sabotaggio contro simboli Usa. Azioni dimostrative potrebbero arrivare poi dai No global in occasione dei vertici internazionali in programma per il semestre italiano di presidenza Ue. "Le difficoltà organizzative della protesta No Global - si sottolinea nella relazione - potrebbero accrescerne, infatti, la permeabilità a inserimenti radicali".
Se si passa sul fronte del terrorismo internazionale, "profili di rischio si rintracciano nell'inclinazione integralista di alcuni luoghi di culto" per il fermento che si registra "nelle maggiori comunità di fede islamica". Nel capitolo della relazione riservato ad Al Qaeda si rileva come l'Europa mantenga "un significativo ruolo di sponda logistica quale trait-d'union con i territori di addestramento ed impiego operativo e come possibile teatro di iniziative offensive". Al Qaeda prosegue, infatti, nei Paesi europei l'attività di supporto per la raccolta di fondi, il reclutamento di combattenti e il reperimento di documenti falsi.
Si arriva all'immigrazione clandestina che per Sisde e Sismi sono un business per i clan stranieri impegnati nel narcotraffico e nello sfruttamento della prostituzione. In particolare i Servizi segnalano l'espansione e la pericolosità dei gruppi albanesi, rumeni, ucraini, russi e cinesi. Tutte le organizzazioni criminali dell'Europa dell'Est sono sospettate di gestire anche il traffico di organi umani. Gli 007 puntano il dito anche sull'enorme espansione in Italia di esercizi commerciali, società immobiliari e finanziarie straniere utilizzate come copertura per usura e riciclaggio e sottolineano il rischio di una saldatura tra la criminalità italiana e le organizzazioni straniere con la formazione di gruppi misti impegnati in estorsioni, rapine e sequestri lampo. "La mafia cinese e la sua attività - dice Enzo Bianco, presidente del Copaco, la commissione parlamentare di controllo dei nostri servizi di intelligence - sono la vera novità del panorama della criminalità organizzata in Italia".7 settembre 2003 - BR: A CHE PUNTO E' L'INCHIESTA DOPO SPARATORIA TRENO
ANSA:
TERRORISMO: SPARATORIA TRENO, FONTE ANALISI PER 007 / ANSA
A CHE PUNTO E' L' INCHIESTA DOPO ARRESTO NADIA LIOCE
La data del 2 marzo scorso, quella della sparatoria sul treno Roma Arezzo in seguito alla quale morirono un poliziotto ed un terrorista e venne arrestata la brigatista Nadia Desdemona Lioce, e' tra le poche ad essere citate nella relazione semestrale dei servizi segreti nella quali gli 007 individuano nell'imprenditoria e nel mondo sindacale due dei possibili obiettivi della lotta delle Br contro i progetti di riforma, soprattutto in materia di lavoro.
E' infatti da quell' episodio che, per quante attiene il terrorismo interno, parte l'attivita' info-investigativa dei servizi segreti che delinea i nuovi pericoli della strategia brigatista: era la mattina del 2 marzo scorso quando da un controllo di routine sul treno Roma-Firenze scaturi' la sparatoria costata la vita al soprintendente di polizia Emanuele Petri e al brigatista Mario Galesi. Illesa invece Nadia Desdemona Lioce, 43 anni, la terrorista indagata anche per gli omicidi di D'Antona e Biagi.
La questione lavoro e la riforma Biagi sono stati parte importante dei quattro documenti redatti da Nadia Desdemona Lioce in due mesi di detenzione nel carcere fiorentino di Sollicciano. Scritti che sono serviti anche a delineare un ruolo chiave della brigatista all'interno della formazione terroristica, messa in difficolta', e' l'analisi degli investigatori, dall'arresto della donna e dalla morte del suo compagno.
Le indagini fiorentine sono ora rivolte all' identificazione dei cosiddetti irregolari, come la compagna "So", questa la sigla utilizzata negli appunti recuperati da un computer palmare sequestrato ai due Br dopo la sparatoria. La compagna "So" e' una militante sottoposta a processo interno all'organizzazione. Una donna che sarebbe una dipendente pubblica e che avrebbe partecipato alla tentata rapita all'ufficio postale di Firenze di via Tozzetti, lo scorso 5 dicembre, mentre sarebbe estranea al colpo messo a segno alle Poste di via Torcicoda nel febbraio successivo.
Si sta ancora lavorando negli Usa per cercare di decrittare un secondo computer palmare sequestrato a Galesi e a Nadia Desdemona Lioce. Da capire anche quale fosse l'obiettivo del viaggio in Toscana dei due brigatisti: una prima ipotesi fatta dagli investigatori fu che il probabile scopo della "missione" toscana sarebbe stato un"'inchiesta" in corso su un futuro bersaglio.
Ma se le indagini hanno consentito di accertare alcune interessanti dinamiche interne alle Br, molti interrogativi sono ancora senza risposta nella delicata inchiesta scaturita dalla sparatoria sul treno. Tra questi anche quale fosse il vero scopo di quel viaggio a Roma di Galesi e Lioce, compiuto forse per acquisire informazioni su un possibile obiettivo di un attentato. Ed in questo caso cosa, o chi, stesse per entrare nel mirino brigatista.8 settembre 2003 - IONTA: LE BR POSSONO TORNARE A COLPIRE
ANSA:
IONTA: LE BR POSSONO TORNARE A COLPIRE
INTERVISTA ALLA REPUBBLICA
"Il fatto che non ci sia un documento di ritirata strategica non esclude la possibilita' di ulteriori azioni". Il responsabile del pool antiterrorismo della procura di Roma, Franco Ionta, in un'intervista alla REPUBBLICA spiega di condividere la forte preoccupazione lanciata nella relazione semestrale dei servizi segreti. "Molti indizi - spiega - parlano di un'organizzazione in attivita' e nessuno, invece, di ritirata strategica. A oggi non ci sono segnali di abbandono della lotta armata e anche le indagini seguite alla sparatoria del due marzo dove e' stato ucciso l'agente Petri dimostrato che l'organizzazione era e resta operativa". Secondo Ionta, gli obiettivi dei brigatisti sono sempre legati "al mondo delle dinamiche del lavoro". Il magistrato sostiene che le Brigate Rosse sono piu' pericolose del terrorismo islamico: "su questo fronte il nostro paese sembra ancora essere 'casa di pace' e non 'casa di guerra"'. Ionta non nasconde comunque che "sono chiari gli appoggi logistici che Al Qaeda e la sua struttura reticolare hanno avuto e hanno nel nostro paese... cosi' come non si puo' escludere l'utilizzo di soggetti occidentali, magari anche convertiti all'Islam, per le attivita' dell'organizzazione".11 settembre 2003 - PANORAMA SULLE NUOVE BR
"Panorama"
Nome vecchio, terroristi nuovi
di Marcella Andreoli
I militanti delle Br sono solo una decina, i veri registi fanno capo a un'altra formazione. Lo ha rivelato un padre dell'eversione. Mettendo in allarme gli 007 italiani.
La nostra intelligence ha lanciato l'allarme: "Imprenditori e sindacalisti sono nel mirino delle Brigate rosse" si legge nell'ultima relazione sulla politica informativa e della sicurezza. Gli 007 sostengono che i terroristi sono all'opera per colpire i "progetti di riforma soprattutto in materia di lavoro" e dunque "il ventaglio degli obiettivi riguarda l'imprenditoria e il mondo sindacale". Nulla di nuovo, in apparenza.
Da anni le Brigate rosse inseguono il loro disegno: interferire, con azioni più o meno clamorose, nel mondo del lavoro per raggiungere due obiettivi. Da una parte, innescare una crisi di fiducia tra le istituzioni e settori strategici della produzione. Dall'altra, scardinare ogni forma di unità sindacale. Però è la prima volta che i nostri esperti di terrorismo firmano una denuncia così circostanziata e allarmata. Cosa hanno scoperto nel sottosuolo brigatista?
Non sono passati nemmeno sei mesi dall'ultima operazione di effettivo contrasto contro le Brigate rosse. Uno dei capi dell'organizzazione terroristica, Nadia Desdemona Lioce, è stata acciuffata sul treno che la stava conducendo da Roma a Firenze. Il brigatista che era con lei, Mario Galesi, è rimasto ucciso nel conflitto a fuoco aperto con la polizia ferroviaria che è costato la vita anche al sovrintendente Emanuele Petri.
La documentazione in possesso dei due br, a cominciare dal computer palmare, ha consentito di fare passi in avanti nelle indagini. I risultati istruttori sembravano descrivere l'attuale nucleo centrale brigatista come un residuato della potente organizzazione che, un tempo, era riuscita a tenere in ostaggio il Paese con il sequestro e l'uccisione di Aldo Moro. A conti fatti, sostenevano gli esperti, le Brigate rosse contano oggi su pochi elementi e su un arsenale assai povero. Non a caso, per uccidere il professor Massimo D'Antona e per "giustiziare" il professor Marco Biagi, entrambi esimi giuslavoristi, le Br erano state costrette a usare la stessa arma, una pistola calibro 9. Inoltre, sembra ormai accertato che siano scesi in azione, sia nella capitale sia a Bologna, gli stessi elementi.
Sono lontanissimi i tempi in cui in ogni capoluogo di regione si nascondevano brigatisti in grado di uccidere. Che cosa ha spinto allora i nostri 007 a lanciare un allarme che implicitamente sostiene una rinnovata potenzialità di fuoco delle Br? Andando a spulciare negli archivi dei terroristi si possono fare buone scoperte e da queste conviene partire.
Ricordate Giuseppe Maj, un ingegnere votato all'insurrezione e in là con gli anni (è nato nel 1936 in un paese del Bergamasco, Schilpario), indiscusso capo del Carc, sigla che sta per Comitato di appoggio alla resistenza comunista? Maj è stato arrestato a Parigi alla fine dello scorso mese di giugno. Erano sulle sue tracce due procure, di Bologna e Napoli, che formalmente non lo ritengono un imputato ma, grazie a una serie di intercettazioni telefoniche, un utile elemento per arrivare ai vertici delle Br. Nelle prigioni francesi Maj è finito solo per via della sua passione (e abilità) nel falsificare documenti di identità. Ebbene, Maj si è dichiarato prigioniero politico pur non avendo un ruolo effettivo. Ma la sua conoscenza della galassia terroristica risulta di primissima qualità. È nel suo archivio che si possono decriptare non solo la radiografia del gruppo armato, ma anche le beghe e le alleanze che dividono e attraversano le Br e le organizzazioni terroristiche minori.
"Sono attualmente dieci le persone che compongono le Brigate rosse, Partito comunista combattente" ha scritto Maj in un suo documento. È una denuncia tranciante dell'esilità della struttura di vertice br che va presa per veritiera perché nei sotterranei dell'eversione è lecito sostenere qualsiasi tesi ma non il falso al fine di non disorientare militanti e simpatizzanti.
Perché Maj mette a nudo la gracilità delle nuove Br? Cosa sa l'attempato ingegnere? In pratica, Maj sostiene che i terroristi hanno ricominciato a uccidere per conquistare un'egemonia sul campo, mettendo in difficoltà altre organizzazioni come il Carc guidato da Maj. Testualmente: "Non ho elementi per affermare che l'attentato di Roma (l'assassinio del professor D'Antona, ndr) sia stato consapevolmente progettato per ostacolare il Carc. Ma se le dieci persone che attualmente compongono le Br-Pcc avessero voluto ostacolare il nostro lavoro, avrebbero fatto esattamente quello che hanno fatto".
Come è possibile lanciare un j'accuse così perentorio senza un'apparente briciola di prove? Come è possibile sostenere che si è ucciso un "nemico di classe" per colpire un compagno di strada?
Il fatto è che prima di arrivare alla decisione di iniziare la nuova stagione di omicidi ( D'Antona e poi Biagi) nella galassia terroristica sono avvenuti scontri e dibattiti. Maj ne è a diretta conoscenza tanto che, probabilmente per mettersi in salvo dalle indagini ma non solo da quelle, due mesi prima dell'uccisione del professor D'Antona entra in clandestinità. Poi, dal suo rifugio, lancia strali alle Br e ne mette in dubbio l'autorevolezza e persino il marchio. Maj sostiene: la paternità degli omicidi è dei Ncc, non delle Br.
Ecco così entrare prepotentemente in scena i Ncc, cioè i Nuclei comunisti combattenti. Può sembrare una questione di lana caprina: Br o Ncc, che differenza fa? Ma per gli esperti è un punto nevralgico. Primo: nei documenti di rivendicazioni dei due omicidi, le Brigate rosse fanno riferimento al ruolo insostituibile svolto dai Ncc. Secondo: se davvero i brigatisti sono soltanto una decina, quanti sono invece i militanti dei Nuclei comunisti combattenti? Ora, si ricorderà che i brigatisti vivono in clandestinità, i Ncc invece alla luce del sole e dunque individuarli risulta più ostico.
Un terzo dato viene preso in considerazione dagli investigatori, soprattutto dopo aver analizzato il computer palmare di Nadia Desdemona Lioce e ascoltato una serie di intercettazioni. Le nuove sigle terroristiche che hanno firmato attentati piccoli ma mirati, per esempio quello alla Cisl di Milano del luglio 2000, rivendicato dal Npr, Nucleo proletario rivoluzionario, non sarebbero frutto di emulazione ma l'attuazione di una precisa strategia: le Br sono abilitate a firmare gli omicidi, per le azioni minori si ricorre a sigle meno impegnative.
Insomma, marca doc e sottomarca, sotto la regia dei Ncc. Ecco perché i nostri 007 hanno lanciato l'allarme. I militanti delle sigle minori, come appunto il Npr, sono annidati nel mondo del lavoro. Il documento di rivendicazione aveva destato enorme preoccupazione: per gli analisti era stato stilato sulla base di informazioni di prima mano emerse nei dibattiti interni agli ambienti della produzione e del sindacato.14 settembre 2003 - PISANU, PROSSIMI ALLA SVOLTA SU BIAGI E D'ANTONA
ANSA:
TERRORISMO: PISANU, PROSSIMI ALLA SVOLTA SU BIAGI E D'ANTONA
MINISTRO, NON AVREMO PACE FINCHE' NON SARANNO PRESI ASSASSINI
Per gli omicidi di Marco Biagi e Sergio D'Antona gli investigatori sono prossimi alla definitiva svolta delle inchieste. Lo ha detto il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu il quale ha precisato che gli inquirenti "non brancolano piu' nel buio e stanno seguendo piste sempre piu' chiare che porteranno, in tempi ragionevolmente brevi, ad assicurare alla giustizia, se non tutti, almeno alcuni dei responsabili diretti e indiretti di questi due terribili omicidi che hanno profondamente ferito la coscienza civile degli italiani".
"Non avremo pace - ha aggiunto Pisanu - la coscienza civile del Paese non deve avere pace finche' non saranno presi tutti i responsabili dei terribili omicidi. Non per spirito di vendetta - ha precisato - ma per sete di giustizia".15 settembre 2003 - ASSASSINI DI BIAGI E D'ANTONA IN UNA LISTA DI 20 NOMI ?
"Il Nuovo"
Assassini di Biagi e D'Antona in una lista di 20 nomi
Dopo tante indagini andate a vuoto forse è arrivata la svolta. Grazie al file di un computer palmare e ad alcuni comportamenti dei terroristi Br-Pcc. Il bandolo della matassa è una donna.
di Gianni Cipriani
ROMA - Forse ci siamo. Forse, dopo quattro anni e mezzo dall'assassinio di Massimo D'Antona e dal ritorno delle Brigate Rosse per la costruzione del partito comunista combattente, siamo davvero vicini ad una svolta nelle indagini. Secondo alcune indiscrezione, il nucleo di terroristi che hanno assassinato Massimo D'Antona e Marco Biagi (e hanno ucciso il poliziotto Emanuele Petri) sono stati, almeno in parte, identificati e sono sul punto di essere arrestati. Indiscrezioni che circolano da tempo negli ambienti investigativi e che sono state - per alcuni versi sorprendentemente - confermate dal ministro dell'Interno, Beppe Pisanu. Il quale ha affermato pubblicamente che gli inquirenti "non brancolano più nel buio e stanno seguendo piste sempre più chiare che porteranno, in tempi ragionevolmente brevi, ad assicurare alla giustizia, se non tutti, almeno alcuni dei responsabili diretti e indiretti di questi due terribili omicidi che hanno profondamente ferito la coscienza civile degli italiani".
Le dichiarazioni di Pisanu, c'è da dire, trovano una serie di riscontri negli ambienti investigativi. Ed infatti prima dell'estate le indagini sulle Brigate Rosse avevano fatto registrare grandi passi in avanti che avevano portato gli inquirenti a ritenere di aver individuato una quindicina di militanti, tra regolari e irregolari dell'organizzazione. Tutto, a quanto si è appreso, è cominciato il 2 marzo del 2003, quando ci fu la sparatoria nel corso della quale fu arrestata Nadia Lioce, morì il brigatista Mario Galesi e rimase ucciso l'agente della Polfer Emanuele Petri. Nei borsoni che Lioce e Galesi avevano con se fu rinvenuto un "palmare" Psion, con una espansione di memoria capace di contenere anche file pesanti. L'accesso ai file del "palmare" era precluso, perché bisognava avere un codice d'accesso.
Dopo una serie di difficoltà ed una trasferta negli Stati Uniti gli inquirenti sono riusciti ad accedere ai file. E' stata la svolta. Tra i documenti rinvenuti c'era anche il "verbale" di una sorta di processo rivoluzionario nel corso del quale i militanti delle Br-Pcc avevano deciso di allontanare dall'organizzazione un militante "irregolare", perché questi si era dimostrato in più occasioni inaffidabile, poco puntuale e con la sua assenza annunciata all'ultimo momento aveva creato grosse difficoltà all'organizzazione per la riuscita di una rapina di autofinanziamento.Ma altri due files nascondevano segreti ben più importanti, anche se in codice: in particolare in uno c'erano addorottura i "nomi di battaglia" di una ventina di brigatisti, sette dei quali "regolari" e gli altri "irregolari". Un vero e proprio organigramma. Una mappa utilissima, anche perché i nomi di battaglia letti a confronto con gli altri documenti hanno consentito di fornire una serie di elementi utilissimi che hanno portato ad una identificazione delle persone, dal momento che i dati sono stati confrontati con altri emersi nel corso delle inchieste.
Le Br-Pcc erano formate solo da una ventina di militanti, meno Galesi e la Lioce? Non si sa bene, perché in teoria l'elenco poteva riferirsi solo ad un settore dell'organizzazione. Tuttavia è abbastanza certo che, come si era sempre detto, le nuove Br-Pcc sono composte da un manipolo di militanti. E i sette "regolari", dopo la cattura della Lioce e la morte di Galesi, sono rimasti in cinque. Pochi per pensare di rilanciare la lotta armata e anche per pensare ad imminenti colpi di cosa, come pure sospettava il Cesis, ossia la struttura che coordina i servizi segreti.In un altro documento rinvenuto, inoltre, si dava conto di una discussione interna nella quale gli "irregolari" si lamentavano con i "regolari" (che rappresentano il vertice politico dell'organizzazione) del fatto che la loro posizione fosse eccessivamente subordinata da un punto di vista politico e che, quindi, era loro impedito di partecipare realmente alla formazione del processo rivoluzionario. Dal canto loro i "regolari" avevano sottolineato come, comunque, quel contributo fosse decisivo. E non esisteva nessuna "aristocrazia" rivoluzionaria.
Infine c'era la storia di una fiancheggiatrice "processata" dall'organizzazione. E qui sono saltati fuori molti elementi. Dal verbale è emerso che si trattava della ex compagna di un vecchio fiancheggiatore delle Br-Pcc, che l'aveva presentata all'organizzazione. In seguito lei era rimasta, mentre il fidanzato aveva abbandonato. Dalla lettura del verbale è emerso che la donna aveva un impiego pubblico ed aveva molti problemi di carattere familiare che non le consentivano di essere realmente libera. Inoltre aveva recentemente avuto un'eredità. Tant'è che il vertice delle Br-Pcc le aveva chiesto di mettere a disposizione dell'organizzazione una somma, ricevendo però un rifiuto, motivato dai problemi familiari. Tracce molto concrete dalle quali gli inquirenti, probabilmente, sono risaliti fino ad individuare alcuni presunti componenti delle nuove Brigate Rosse. Notizie riservatissime fino a domenica pomeriggio. Quando Pisanu ha annunciato imminenti novità. Siamo ad una svolta? Sono in arrivo arresti? Vedremo. L'attesa, a questo punto, è altissima.19 settembre 2003 - BIAGI: PM BOLOGNA INCONTRA A ROMA TITOLARI INCHIESTE BR
ANSA:
BIAGI: PM BOLOGNA INCONTRA A ROMA TITOLARI INCHIESTE BR
Il Pm di Bologna Paolo Giovagnoli, primo titolare dell' inchiesta sull' omicidio del professor Marco Biagi, ha incontrato a Roma i colleghi che si occupano delle indagini sulle Br e sull' assassinio di Massimo D' Antona. Al centro dell' incontro ci sarebbero gli ultimi sviluppi delle indagini sul delitto del giuslavorista ucciso a Bologna.
Domenica scorsa era stato lo stesso ministro dell' Interno Giuseppe Pisanu a parlare di "tempi ragionevolmente brevi" per assicurare alla giustizia almeno alcuni responsabili di "due terribili omicidi che hanno profondamente ferito la coscienza civile degli italiani". Pisanu aveva anche detto che gli inquirenti e gli investigatori "non brancolano piu' nel buio". Le parole del ministro avevano pero' preso in contropiede gli stessi magistrati bolognesi: "Con assoluta modestia, senza voler insegnare nulla a nessuno - aveva detto Giovagnoli - vorrei dire che qualunque annuncio su un possibile sviluppo scatena un rincorrersi di voci e il rischio che venga scritto di tutto, anche cose che fondate non sono. E ho l' impressione che tutto cio' possa poi pregiudicare l' indagine".
Gli ultimi sviluppi dell' inchiesta deriverebbero dagli ulteriori accertamenti fatti su alcuni degli scritti ritrovati nel palmare sequestrato nel marzo scorso a Nadia Desdemona Lioce, subito dopo la sparatoria sul treno Roma-Arezzo, nella quale rimasero uccisi l' agente della Polfer Emanuele Petri e il brigatista Mario Galesi. Oltre a un' inchiesta interna contro un militante irregolare, che si sarebbe dimostrato poco affidabile, negli appunti elettronici ci sarebbero infatti elementi utili per ricostruire la struttura delle nuove Br.24 settembre 2003 - AUDIZIONE DEL MESE (CESIS) A COPACO
ANSA:
TERRORISMO: BIANCO, POSSIBILI AZIONI BR SU TEMI LAVORO
AUDIZIONE DEL MESE (CESIS) A COPACO, ANCHE PERICOLO ISLAMICI
Si fanno roventi le polemiche sui temi del lavoro e delle pensioni, con la presentazione della Finanziaria e proprio in questi momenti di forti contrapposizioni possono verificarsi "colpi di coda" da parte delle Brigate Rosse. L' allarme lo lancia il presidente del Copaco (Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti), Enzo Bianco, al termine dell' audizione del segretario generale del Cesis, Emilio Del Mese, durata oltre due ore.
"Sul pericolo rappresentato dalle Br - ha spiegato Bianco - c' e' un ragionamento che i nostri servizi segreti hanno fatto e che io condivido: in passato, ogni volta che i temi del lavoro si sono fatti incandescenti nel dibattito politico, il terrorismo ha agito e lo stesso puo' accadere ora che queste contrapposizioni sono ben presenti nell' agenda politica". Dunque, ha aggiunto, "abbiamo la percezione, e lo ha detto nei giorni scorsi anche il ministro dell' Interno, Giuseppe Pisanu, che anche se ci sono stati importanti passi avanti nelle indagini sui brigatisti ed altri speriamo ce ne saranno nelle prossime settimane, ci possano essere colpi di coda da parte dei brigatisti. Per questo c' e' l' esigenza di mantenere la guardia alzata".
"Ma preoccupazioni - ha proseguito Bianco - desta anche l' integralismo islamico, per il quale l' Italia e' un obiettivo come lo sono anche altri Paesi occidentali". In particolare, ha sottolineato, "la sicurezza dei nostri contingenti militari che operano all' estero e' uno dei temi caldi per i nostri servizi". Inoltre, ha aggiunto, "forte attenzione e' riservata a questo semestre di presidenza italiana dell' Ue".
E proprio a causa delle tante minacce presenti, ha rilevato il presidente del Copaco, "e' piu' che mai urgente velocizzare l' iter parlamentare in modo da arrivare al piu' presto ad approvare la riforma dei servizi segreti, che sono il primo scudo contro il terrorismo". Con Del Mese, ha spiegato Bianco, "abbiamo fatto il punto sul Cesis, una struttura delicata ed importante che nella riforma del settore dovrebbe assumere nuove funzioni ed un ruolo di coordinamento piu' rafforzato". Su questo punto, pero', si e' dissociato Fabrizio Cicchitto (Fi). "Io - ha detto - ho delle riserve su un eccesso di rafforzamento del ruolo del Cesis. Noi abbiamo gia' una sistema binario complesso dei servizi segreti (con Sismi e Side), non mi sembra il caso di farlo diventare ternario". Nella riforma, secondo il presidente del Copaco, "va precisato anche il ruolo del Ris (il servizio di informazione tecnico-militare della Difesa), posto alle dipendenze dello Stato Maggiore della Difesa. A questo organismo e' affidata la sicurezza dei mostri militari all' estero: ma ci vuole qualcuno che lo controlli. Noi abbiamo chiesto un' audizione con chi dirige il Ris".
Nel corso dell' audizione e' stato anche trattato il tema della violenza negli stadi, dopo i disordini scoppiati ad Avellino. Secondo Bianco, "ci sono infiltrazioni e rapporti politici tra i tifosi, legati soprattutto ad ambienti dell' estrema destra, ma che riguardano anche aree dell' antagonismo e dell' estrema sinistra. C' e' un disegno politico che mira a spargere benzina all' interno delle tifoserie. Ad Avellino ci sono stati gravi atti di violenza e la violenza estemporanea non e' cosi' organizzata come quella abbiamo visto sabato scorso. C' e' quindi il sospetto che possa essere un' azione organizzata".24 settembre 2003 - PEGNA IN SCIOPERO DELLA FAME
ANSA:
TERRORISMO: PEGNA AVVIA SCIOPERO FAME IN CASA LAVORO SULMONA
MASCIA (PRC), STRUTTURE DA CHIUDERE
Da due giorni il presunto brigatista rosso Michele Pegna, rinchiuso dal 4 gennaio scorso nella casa lavoro di Sulmona dopo aver ottenuto la scarcerazione dal Tribunale del riesame di Roma per un vizio di procedura, ha iniziato uno sciopero della fame. Lo rende noto il vice capogruppo alla Camera di Rifondazione Comunista, Graziella Mascia, secondo cui l'iniziativa di Pegna "accende i riflettori sulle condizioni dei detenuti della casa lavoro di Sulmona".
"Il caso di Michele Pegna e' emblematico - osserva Mascia - e sottolinea la necessita' della chiusura di queste strutture". Secondo il deputato del Prc, "non solo nelle case lavoro le persone hanno il medesimo trattamento dei detenuti ordinari, ma, essendo maggiore la discrezionalita' del personale penitenziario, spesso sono sottoposte a vere e proprie ingiustizie. Pressioni, ricatti e discriminazioni sono all'ordine del giorno".
"Sono inoltre scarse - aggiunge Graziella Mascia - le finalita' di reinserimento lavorativo e sociale e, visto che la permanenza all'interno della casa lavoro puo' variare da uno a quattro anni, cio' si riduce di fatto a un ulteriore periodo di detenzione senza alcuna condanna pendente. Cio' che Michele Pegna denuncia con la sua estrema forma di protesta - conclude - e' una realta' che procura sofferenze e ingiustizie senza peraltro offrire nessun risultato sul piano della sicurezza".
Pegna, dopo la scarcerazione disposta il 3 gennaio scorso per la mancata trasmissione di atti al Tribunale, e' stato assegnato per un anno alla casa lavoro di Sulmona. Il relativo provvedimento era stato emesso dal Tribunale di sorveglianza di Bari come forma di aggravamento della misura della liberta' vigilata alla quale il presunto appartenente alle Br si era sottratto a partire dal 15 gennaio del 2000, quando usci' dal carcere di Trani.
L'ultimo arresto nei confronti di Pegna era stato eseguito il 17 dicembre scorso a Napoli, davanti alla stazione centrale, mentre l'ex terrorista stava entrando in una cabina telefonica. Nell'ordinanza si parlava anche di legami con gli irriducibili accusati di aver collaborato alla stesura della rivendicazione dell'omicidio D'Antona. Nelle dichiarazioni rese ai magistrati, comunque, Pegna, pur rivendicando il suo passato, aveva sostenuto di aver chiuso il conto con la lotta armata il giorno in cui era uscito dal carcere di Trani.25 settembre 2003 - SCIOPERO FAME PEGNA: DIRETTORE CARCERE
TERRORISMO: PEGNA; DIRETTORE CARCERE, NON E' MALTRATTATO
Il direttore del carcere di Sulmona, Giacinto Siciliano, smentisce "categoricamente" che il presunto brigatista Michele Pegna sia oggetto di maltrattamenti all'interno della casa di reclusione.
"Pegna viene trattato come tutti gli altri detenuti sottoposti alla misura restrittiva della casa di lavoro - ha dichiarato Pegna all'Ansa -. Anzi, da quando ha iniziato lo sciopero della fame, da parte nostra c'e' la massima attenzione nei suoi confronti proprio per controllare il suo stato di salute".
"Quella di rifiutare il cibo e' una scelta del tutto personale che rispettiamo - ha aggiunto - Noi non possiamo fare altro che monitorarne costantemente le condizioni fisiche. Per quanto riguarda le altre cose lamentate da Pegna, chiaramente gli accertamenti non spettano a noi".
Nel carcere di Sulmona sono attivi tre laboratori, una falegnameria nella quale lavorano il 50 per cento degli internati tra i quali Pegna, la sartoria e la calzoleria per un totale di 120 posti di lavoro. La popolazione carceraria,
invece, supera le 450 unita'.TERRORISMO: PEGNA, NON MANGERO' FINCHE' TORTURE IN CARCERE
"Non mangero' piu' finche' non finiranno le torture in carcere". Lo ha detto Michele Pegna, il brigatista arrestato a Napoli nel dicembre scorso, in un'intervista che sara' pubblicata domani dal quotidiano "Cronache di Napoli", distribuito in tandem con "La Stampa" a Napoli e in provincia.
Pegna, indagato per associazione sovversiva e partecipazione a banda armata, da tre giorni ha iniziato lo sciopero della fame nella casa lavoro di Sulmona dove e' rinchiuso dal 4 gennaio scorso. Era stato arrestato il 17 dicembre scorso a Napoli, davanti alla Stazione centrale, mentre stava entrando in una cabina telefonica. Nell'ordinanza si parlava anche di legami con gli irriducibili accusati di aver collaborato alla stesura delle rivendicazioni dell'omicidio D'Antona.
"La campagna mediatica che ha accompagnato e preceduto il mio arresto - continua Pegna - e' stata orchestrata dal Governo e dal ministero dell'Interno per coprire l'incapacita' nella lotta al terrorismo interno". "Sto scontando un anno di casa-lavoro a Sulmona, ma non so - aggiunge - quando potro' uscire perche' la decisione spetta al tribunale di Sorveglianza. D'Antona e Biagi martiri? Non lo so, credo soltanto che ci sono tanti martiri oggi". Sulla ripresa del terrorismo nazionale, Pegna sottolinea che: "La lotta armata e' un prodotto oggettivo di questa societa', un valore positivo".30 settembre 2003 - BIAGI-D'ANTONA; PISANU, PISTA SEMPRE PIU' CHIARA
ANSA:
TERRORISMO: BIAGI-D'ANTONA; PISANU, PISTA SEMPRE PIU' CHIARA
IN TEMPI RAGIONEVOLMENTE BREVI CI PORTERA' A RISULTATI CONCRETI
Per gli omicidi di Marco Biagi e Sergio D'Antona, si sta seguendo una pista precisa che entro breve potrebbe portare a risultati concreti. Lo ha detto il ministro dell' Interno, Giuseppe Pisanu, che a Milano ha partecipato ad un dibattito sulla sicurezza alla Festa Azzurra.
"Un anno fa - ha detto il ministro - avevo detto che per quanto riguardava le Br e gli omicidi di Biagi e D'Antona non brancolavamo nel buio. Oggi dico che non solo non brancoliamo nel buio ma stiamo seguendo una pista sempre piu' chiara che in tempi ragionevolmente brevi ci portera' a risultati concreti".
"Tutto cio' - ha concluso Pisanu - va ascritto a merito del Governo Berlusconi".
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