Almanacco dei misteri d' Italia


Strani suicidi e strani incidenti
le notizie del 2002: giugno
16 giugno 2002 - RESTO DEL CARLINO SU MORTE CALVI
"Il Resto del Carlino"
Lo spettro di Calvi
ROMA - Mafia, Loggia P2, servizi deviati, torbide fette del mondo dell'alta finanza internazionale: un coacervo di misteriosi personaggi e di ancor più segreti interessi ruota attorno all'omicidio, camuffato per suicidio, di Roberto Calvi il potente presidente del Banco Ambrosiano, trovato impiccato - dopo essere stato strangolato da qualche altra parte - sotto il ponte dei Frati Neri, nel centro di Londra, la mattina del 18 giugno 1982.
Vent'anni sono da allora passati e, come per molti altri misteri del Bel Paese, piena luce non è stata fatta su questa morte. Gli anni Ottanta si erano aperti all'insegna dell'alleanza tra Cosa Nostra e terrorismo nero con l'assassinio, avvenuto il 6 gennaio del 1980, del presidente della regione Sicilia, Piersanti Mattarella.
I gruppi armati del terrorismo rosso erano anch'essi all'attacco: in quel primo anno della decade uccidono il professor Vittorio Bachelet, il giornalista Walter Tobagi e sequestrano il giudice Giovanni D'Urso. Per non perdere la corsa, quelli dell'estrema destra ammazzano a Roma il giudice Amato.
Terrorismo e Loggia P2
E' nel 1980 che il terrorismo stragista raggiunge il suo apice, il 2 agosto, con la bomba alla stazione di Bologna che provoca 82 morti e 200 feriti. E' nel corso delle indagini sulla strage che viene arrestato per la prima volta Licio Gelli, Gran Maestro della Loggia P2, insieme al faccendiere Francesco Pazienza.
Il 1981 è l'anno dell'attentato in Piazza San Pietro contro Giovanni Paolo II e del pieno svilupparsi del "caso P2" dopo che, a Castel Fibocchi, sono state scoperte le liste di parte degli aderenti alla Loggia, tra cui Michele Sindona e Roberto Calvi. A maggio il sessantunenne presidente del Banco Ambrosiano viene arrestato, insieme ad altri componenti del consiglio di amministrazione della "Centrale Finanziaria", per esportazione illecita di capitali. Un arresto che fu duramente criticato alla Camera dal socialista Bettino Craxi e dal dc Flaminio Piccoli.
Per completare il quadro d'insieme nel quale va inserita, vent'anni fa, la morte di Calvi, sempre nel 1981 mentre veniva arrestato il capo della Direzione strategica delle Brigate Rosse, Mario Moretti, va detto che nel carcere di massima sicurezza di Novara i neofascisti Pierluigi Concutelli e Mario Tuti strangolavano Ermanno Buzzi, condannato all'ergastolo per la strage di Piazza della Loggia a Brescia. A Napoli veniva sequestrato l'ex presidente della regione Campania Ciro Cirillo e lo Stato si rivolgeva al capo della camorra, Raffaele Cutolo, per ottenere la sua liberazione.
In questa torbida atmosfera il segretario del Pci, Enrico Berlinguer, dichiarava che i paesi dell'Est sovietico "hanno esaurito ogni capacità propulsiva di rinnovamento".
L'anno della morte di Calvi, il 1982, si apre con la liberazione a Padova, da parte dei Nocs, le "teste di cuoio" della polizia, del generale americano James Lee Dozier, mentre viene varata la legge che favorisce la dissociazione dai gruppi del terrorismo politico.
A Palermo, il 30 aprile, viene assassinato il segretario regionale comunista Pio La Torre, un delitto che provoca la nomina a prefetto della capitale siciliana del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa che inizia così i suoi "cento giorni" che si chiuderanno con la morte sua e di sua moglie.
Il crack del Banco Ambrosiano avviene l'11 giugno e il suo presidente e amministratore delegato, Roberto Calvi, viene esautorato e fugge precipitosamente all'estero.
Il 17 giugno si uccide a Milano la sua segretaria, Graziella Teresa Corrocher. Il giorno dopo viene trovato a Londra il corpo del banchiere. Un mese più tardi il vescovo Paul Marcinkus, presidente dell'Istituto opere religiose del Vaticano, che aveva collaborato strettamente con Calvi, è raggiunto da una comunicazione giudiziaria per il fallimento dell'Ambrosiano che, il 6 agosto, sarà posto in liquidazione coatta. Passa un altro mese e, il 13 settembre, a Ginevra, viene ancora arrestato Gelli mentre cerca di recuperare parte dei suoi depositi.
Caffè al cianuro per Sindona
Da allora decine di inchieste si sono susseguite sulla morte di Calvi. L'ultima, ancora aperta, gestita dal giudice istruttore romano Otello Lupacchioni, è riuscita ad ottenere nell'aprile scorso il parere finale di un pool di periti (che hanno svolto una nuova autopsia sui resti riesumati) per i quali Calvi è stato ucciso e poi appeso sotto il ponte dei Frati Neri. Secondo il parere del magistrato il banchiere è stato assassinato per ordine di Cosa Nostra perchè ritenuto "inaffidabile" dopo che si sarebbe impossessato di decine di miliardi delle cosche dalle quali aveva avuto l'incarico di riciclare grandi somme di denaro sporco.
Il processo per il crack del Banco Ambrosiano si è concluso nel 1998 con la condanna definitiva di Licio Gelli. Umberto Ortolani, Flavio Carboni e Roberto Mazzotta. Pippo Calò e Flavio Carboni sono indagati per la morte di Calvi. E non si deve dimenticare che 4 anni dopo il suo omicidio, il banchiere Michele Sindona viene ucciso nel carcere di Voghera per un caffè al cianuro 4 giorni dopo essere stato condannato all'ergastolo come mandante dell' uccisione dell' avvocato Giorgio Ambrosoli, liquidatore della Banca Privata dello stesso Sindona.
di Marco Sassano

27 giugno 2002 - MORTE MICHELE LANDI: MANICHINO PER RICOSTRUZIONE MORTE
"Il Corriere della sera"
Carabinieri-alpini per il giallo Landi
Guidonia, prova coi rocciatori: un manichino per capire se l'uomo fu impiccato
Un manichino per capire se Michele Landi è stato ucciso o si è suicidato. A quasi tre mesi dalla morte dell'informatico, trovato impiccato nel suo appartamento di Guidonia Montecelio la sera del 4 aprile, gli investigatori sono tornati nella piccola casa con vista sulle colline dove il tecnico abitava da un anno e mezzo. E questa volta non per un sopralluogo, ma per un "esperimento giudiziario", vale a dire una prova sul campo. Con i carabinieri della compagnia di Tivoli, diretta dal capitano Giuliano Palozzo, c'erano due militari del Centro alpino di Selva di Val Gardena, esperti in alpinismo e attrezzature da roccia. Obiettivo: ricostruire la dinamica della morte di Landi, 36 anni, mago dell'informatica, consulente nell'inchiesta sull'omicidio di Massimo D'Antona, ucciso dalle Br il 20 maggio '99. Per la simulazione, ieri mattina, i militari hanno utilizzato un manichino delle stesse dimensioni del corpo trovato impiccato in soggiorno: peso e altezza uguali a quelli di Landi. Con una fune da roccia, anche questa identica a quella usata per l'impiccagione, i carabinieri hanno riprodotto la macabra scena. Hanno avvolto la corda al penultimo gradino della scala interna, che conduce dal soggiorno alla camera da letto, e vi hanno appeso il manichino. Attorno al collo, lo stesso nodo che provocò la morte del giovane mago dei computer.
Esauriti i preparativi, gli investigatori hanno sollevato il manichino fino al gradino a cui avevano agganciato la fune e l'hanno lasciato cadere. Proprio come accadde a Landi in quella notte di primavera, il manichino è finito sul divano sotto la scala. Piegato, perchè l'altezza non era sufficiente per una caduta verticale: il corpo del tecnico infatti fu trovato inginocchiato sui cuscini.
La simulazione mirava ad appurare se la corda era in grado di reggere il peso di Landi. E se il nodo avrebbe potuto sciogliersi, lasciando all'informatico la possibilità di salvarsi. Dati tecnici, per i quali i magistrati di Tivoli, il pm Salvatore Scalera e il procuratore Claudio D'Angelo, hanno ritenuto necessaria la collaborazione del Centro alpino. Risultato: hanno tenuto sia la fune che il cappio.
La prova è durata due ore e avrebbe spostato di nuovo il pendolo dell'inchiesta verso l'ipotesi del suicidio. La pista dell'omicidio resta tuttavia al centro dell'indagine, poichè anche un assassino potrebbe aver scelto la corda e il nodo adatti a uccidere. La procura, prima di scegliere definitivamente l'una o l'altra strada, attendono l'esito delle ultime analisi di laboratorio, affidate ai carabinieri del Ris di Roma all'inizio di giugno.
I reperti all'esame del Reparto di investigazioni scientifiche dell'Arma sono i due trovati fra la maglietta e la camicia del tecnico: un capello castano lungo 20 centimetri e cinque filamenti di corda di colore chiaro (la fune usata per l'impiccagione era rossa e blu). Entrambi sono oggetto di confronto: con la capigliatura di Giusy Miccoli, la fidanzata di Landi, e con le corde sequestrate nell'appartamento. Se il capello risulterà di un estraneo e i filamenti appartenenti a funi diverse da quelle trovate in casa, allora l'ipotesi dell'omicidio diventerà l'unica in grado di spiegare la misteriosa morte dell'informatico.
Lavinia Di Gianvito
 

 



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