Almanacco dei misteri d' Italia


Strani suicidi e strani incidenti
le notizie del 2002: marzo
 
7 marzo 2002 - AVVOCATI FLAVIO CARBONI, STOP A FILM SU CASO CALVI
In una lettera spedita dai suoi avvocati ai produttori del film "I banchieri di Dio" di Giuseppe Ferrara sul caso Calvi, Flavio Carboni afferma che il film deformerebbe "in senso gravemente lesivo" la personalita' di Carboni con "conseguente menomazione e grave pregiudizio al suo onore, alla sua reputazione e al suo decoro". Oltre che a sospendere la programmazione, gli avvocati di Carboni invitano i produttori a fissare una proiezione per accertare la sussistenza o meno dell' offesa. Ferrara fa pero' notare che "I banchieri di Dio" "e' la ricostruzione documentata di una cronaca ed e' interamente basato su documenti ufficiali. Non diffama nessuno, tanto meno Flavio Carboni. Non vorrei pero' che dietro questa richiesta di togliere immediatamente il film dalla programmazione ci fosse qualche 'potere forte', che nell' opera viene messo di fronte agli illeciti commessi e non sopporta che la verita' venga messa in piazza. Credo che in questa Italia - conclude Ferrara - esista ancora il diritto di cronaca e la liberta' di espressione".

8 marzo 2002 - LIETTA TORNABUONI SUL FILM DI FERRARA SU CALVI
"La Stampa"
Calvi, intricata storia di infamie arcitaliane
SI vede il Papa, ma "per rispetto" non in faccia: nella sua poltrona, o mentre pedala sulla cyclette. Si vede monsignor Marcinkus, responsabile dello Ior, l´Istituto per le opere di Religione, la banca del Vaticano: gioca a golf, è Rutger Hauer. Si vede Giulio Andreotti (il sosia Marco Marchetti si muove e parla come lui) ma non viene nominato, soltanto chiamato Il Gobbo. Si vedono Michele Sindona, Licio Gelli, Tassan Din, Francesco Pazienza, Flavio Carboni. Si vede Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano a Milano, la maggiore banca privata italiana: viene strangolato da due delinquenti, impiccato, trovato morto a Londra sotto il ponte dei Frati Neri, nel giugno 1982. "I banchieri di Dio (Il caso Calvi)" di Giuseppe Ferrara mette in scena i più forti poteri d´Italia, legali e illegali, deviati o regolari, operanti segretamente o allo scoperto: il Vaticano, certa leadership democristiana, la mafia, la P2, l´Opus Dei, la finanza laica e quella cattolica, i servizi segreti, anche la malavita romana, insomma gli elementi della corruzione che intossicò il Paese negli Anni Settanta. Il regista ha indagato con i suoi film intorno ad altri misteriosi assassinati d´Italia, Aldo Moro, Giovanni Falcone, Carlo Alberto Dalla Chiesa, la cui morte coi suoi mandanti non è stata mai chiarita, neppure quando qualcuno è finito in galera. Questa volta, insieme con la sua sceneggiatrice Armenia Balducci, pur analizzando la fine di Roberto Calvi ha concentrato l´attenzione soprattutto sull´intreccio dei poteri, sui soldi utilizzati per fare politica (sovvenzionare Solidarnosc, impadronirsi del "Corriere della Sera" perchè tacesse o parlasse a comando, cambiare gli equilibri italiani nel senso indicato dalla P2), sulle impressionanti attività finanziarie mescolate ai tradimenti, ai rapporti inumani e alla morte (l´uccisione di Calvi, il suicidio della sua segretaria). L´intreccio risulta tanto intricato e impensabile, che neppure il film riesce spesso a essere chiaro, a farsi seguire con facilità. Nel caso di analoghi docu-drama sulla storia recente, Oliver Stone sceglie a esempio un punto di vista nella contraddittoria confusione o sovrapposizione degli eventi,e segue quello a rischio di risultare schematico. Ferrara è più scrupoloso (ha a che fare con poteri tuttora forti e determinanti, racconta di alcuni personaggi ancora esistenti) ma meno nitido: e del resto anche nella realtà, anche vent´anni dopo, in quelle vicende molto è ancora fumoso, torbido, impunito.
Omero Antonutti fa un lavoro d´interpretazione molto raffinato. Recita benissimo quell´impasto di prepotenza e vulnerabilità, di astuzia e ingenuità che formava il carattere di Roberto Calvi: combattente strenuo per i propri interessi e la propria sopravvivenza e credulone che non riusciva a dubitare della propria buona stella e dell´amicizia degli "amici", finanziere spietato e marito-padre sentimentale, abile truffatore facile da raggirare. Il film imperfetto, un poco rozzo, a volte approssimativo, resta appassionante, e speriamo che il suo contributo civile non susciti attacchi o polemiche: non soltanto perchè ricorda di quali infamie i cittadini italiani siano stati vittime, ma anche perchè insegna a riconoscere infamie simili pure nel presente.
Lietta Tornabuoni

10 marzo 2002 - "I BANCHIERI DI DIO" PRESENTATO A CAGLIARI
"L' Unione Sarda"
Il regista ieri ha presentato "I banchieri di Dio" a Cagliari
Misteri e poteri d'Italia
Ferrara, luce sugli intrighi del caso Calvi
La P2. Licio Gelli. Lo Ior. Il Banco Ambrosiano. Monsignor Marcinkus. La mafia. I servizi segreti. Mediobanca. Il Caf (Craxi, Andreotti, Forlani). Francesco Pazienza. Flavio Carboni. E Roberto Calvi. Metteteli insieme, e non otterrete "cronache marziane" ma un quadro dell'Italia anni Ottanta. L'intreccio di politica e affari, un disegno criminale su cui ancora oggi - nonostante processi e sentenze - pesano ombre e bugie.
Come dire: una sceneggiatura già pronta. E infatti 14 anni fa Giuseppe Ferrara - regista "scomodo" de Il sasso in bocca, Il caso Moro, Giovanni Falcone, Cento giorni a Palermo - aveva scritto il film sul caso Calvi, il banchiere che finì impiccato a Londra, una morte che alzò il velo (parzialmente) sui tanti misteri d'Italia. Soltanto oggi il film - I banchieri di Dio - arriva nelle sale, dopo vicissitudini produttive e bastoni fra le ruote - e il regista Ferrara lo accompagna volentieri di città in città. Per spiegare ai giovani che non sanno nulla, per ricordare a chi ha dimenticato, per dibattere con chi crede ad un cinema che non rinuncia all'impegno civile. Ieri Ferrara era a Cagliari allo spazio Odissea, in una serata organizzata dal coordinamento sardo dei circoli del cinema Ficc.
I banchieri di Dio è un film che non sconti. "Attacca tutti i poteri forti", dice il regista. Ma come è accaduto anche per le sue opere che mettevano il naso nella mafia, non s'è inventato nulla. "Tutto documentato, scritto leggendo e rileggendo gli atti dei processi e delle sentenze. Tanto è vero che nel film ho messo citazioni di sentenze. Un po' per onestà di cronaca, un po' per rendere vero quello che sembrerebbe invenzione". Il protagonista doveva essere Gianmaria Volontè (che era già stato Moro per Ferrara) al quale il copione era molto piaciuto. Chiese solo qualche modifica che portò via 2 mesi, un tempo fatale che innescò titubanze, rifiuti, ritardi da parte degli altri produttori. "All'epoca - ricorda il regista - c'era la Penta Film pronta a produrlo che era di Berlusconi. Ma poiché il film attaccava Andreotti e Craxi non faceva di certo una bella figura, me lo bocciarono". Seguirono anni di attese e dinieghi (Volontè intanto era morto) fino a trovare con il coraggio del produttore Enzo Gallo e con un fondo d'intervento statale la possibilità di dare il primo ciak.
Al centro del film c'è Calvi. "Con la sceneggiatrice Armenia Balducci - dice Ferrara - abbiamo cercato di capire la vicenda umana di questo banchiere. Passava per un uomo algido e freddo, ma abbiamo scoperto che era un padre affettuoso. Abbiamo parlato a lungo con i familiari, nel film molti dialoghi sono presi proprio dai verbali. Ci hanno detto che erano falsi. No, tutto vero".
Alla fine esce il ritratto di un "travet che si è arrampicato in alto, toccando i punti nevralgici e nascosti del potere. E molte di quelle persone sono nella stanza dei bottoni ancora oggi". Un film politico? Non proprio ma un film di denuncia, certo. Coerente con la linea di inchiesta civile di Ferrara, che guarda alla sostanza. E a chi lo accusa di giocare con la verosimiglianza (sceglie sempre attori che siano sosia di personaggi famosi) lui risponde con semplicità: "Mi dicono che ricreo l'effetto Bagaglino. Bene, sono onorato di fare un Bagaglino drammatico. Mi sembra ipocrita far leva su questo per criticare il mio cinema. Quando Stone usa Hopkins per la caricatura di Nixon nessuno però dice nulla". Conscio che queste operazioni cinematografiche hanno sempre un prezzo ("resterò almeno 5 anni senza poter girare un nuovo film"), Ferrara si lamenta semmai per le denunce (anche Flavio Carboni ha tentato di bloccare I banchieri di Dio perché lo diffama). "Faccio film contro la mafia, cerco di far luce sui misteri d'Italia: non cerco medaglie, invece mi puniscono".
Sergio Naitza

19 marzo 2002 - FALSO SEQUESTRO SINDONA, MORTE PRESUNTA PER BOSS GIACOMO VITALE
Il tribunale di Palermo ha dichiarato la “morte presunta” di Giacomo Vitale, il boss coinvolto nel falso sequestro di Michele Sindona. Vitale, cognato di Stefano Bontade ucciso nel 1981, e' scomparso nel luglio 1989, probabilmente vittima della “lupara bianca”. Nell' estate del 1979 Giacomo Vitale si era recato in Grecia con Francesco Fodera' per accompagnare Sindona, che viaggiava sotto falso nome, in Sicilia facendo tappa prima a Caltanissetta e poi a Palermo. Coinvolto nel fallimento della Franklin Bank, Sindona aveva ideato il finto sequestro per sfuggire al processo e progettato il viaggio in Sicilia con l'obiettivo, riteneva il giudice Giovanni Falcone, di realizzare un “golpe” di intonazione separatista. Il progetto falli'. Ospite del boss Rosario Spatola, Sindona fu costretto a rientrare a New York e a rinunciare ai suoi progetti nei quali erano coinvolti la mafia e ambienti della massoneria. Il ruolo di Vitale, anch'egli massone e affiliato alla cosca di Villagrazia, sarebbe stato quello di dare appoggi logistici ai movimenti di Sindona in Sicilia. Sopravvissuto alla guerra di mafia dell'inizio degli anni '80, dieci anni dopo il “caso Sindona” Vitale e' scomparso, vittima di un'esecuzione dal movente ancora oscuro.

26 marzo 2002 - BLOCCATO FILM SU CALVI
Il tribunale civile di Roma inibisce provvisoriamente la proiezione del film "I banchieri di Dio", ma condizionando l' efficacia del provvedimento al deposito, entro 15 giorni, di un milione e mezzo di euro, sotto forma di cauzione, da parte di Flavio Carboni, che aveva chiesto di bloccare la programmazione della pellicola dedicata alla vicenda del banchiere Roberto Calvi.
   Secondo il giudice Cruciani, il film rischia di offendere la reputazione di Carboni (che per la morte di Calvi e' indagato, ma non ancora giudicato) in quanto conterrebbe riferimenti tali da attribuirgli una responsabilita' sulla tragica fine del banchiere. Lo stesso giudice riconosce che la sua e' una decisione che riveste natura sommaria e provvisoria, assunta cioe' in via d' urgenza, ma non definitiva, in quanto le argomentazioni delle parti (Carboni da un lato, le societa' produttrici del film dall' altro) non sono state esaminate nel merito. Per questo motivo l' inibizione del film, da tempo in proiezione in tutta Italia, e' stata vincolata al deposito della cauzione che verrebbe utilizzata come risarcimento alle societa' produttrici qualora, in sede di merito, venissero riconosciute le ragioni di chi ha prodotto il film. L' avvocato Nicola Rocchetti, uno dei legali delle societa' Sistina Cinematografica e Metropolis Film, ha annunciato che ricorrera' contro la decisione del giudice. Secondo  le case produttrici, la pellicola e' basata su documenti ufficiali, in particolare l' ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di Carboni e di Pippo Calo' nel 1997. I legali di Carboni, in una nota, hanno affermato che se anche il loro cliente "non potesse pagare la cauzione altissima imposta, i produttori e i diffusori saranno diffidati a proseguire la programmazione, poiche' l' eventuale prosecuzione della proiezione provochera' danni ingenti che i responsabili saranno chiamati a risarcire. La difesa di Carboni - prosegue la nota - comunica che proseguiranno le iniziative in sede giudiziaria per affermare la verita' storica sulla morte di Calvi contro le verita' di comodo e le ricostruzioni arbitrarie contenute nel film". Per il regista Giuseppe Ferrara e' "un'ordinanza piena di ingiustizie". "Secondo il giudice Cruciani - ha sottolineato Ferrara citando brani dell'ordinanza - nel film ci sarebbe 'una precisa indicazione di responsabilita' del Carboni quale organizzatore del delitto'. Ma io ho separato la responsabilita' del trasporto di Calvi da parte di Carboni a Londra, dove sara' ucciso, dall'effettivo omicidio del banchiere. Che poi Carboni a quel punto fosse diventato il 'dominus' di Calvi sta scritto anche nel libro 'I banchieri di Dio', pubblicato dagli Editori Riuniti e scritto dal giudice Mario Almerighi. Un libro che e' molto piu' accusatorio del mio film. Del resto, non mi interessava dimostrare che Carboni fosse responsabile della morte di Calvi, quanto mostrare l'ambiguita' della figura del faccendiere". Ferrara ha rivendicato il lungo lavoro (durato quindici anni) alla base del film: "L'ordinanza del giudice Sica sulla banda della Magliana, datata 1985, dice gia' - ha detto il regista sventolando una copia del provvedimento - che Carboni era strettamente legato alla mafia siciliana. E ancora i dialoghi tra Carboni e Calvi riportati nel film sono stati pubblicati dalla commissione di inchiesta sulla P2. Eppure mi si rimprovera ora di aver messo in luce i legami del faccendiere con la mafia, la P2, i servizi segreti: evidentemente viviamo in un paese di ciechi, muti, sordi, dove non si puo' dire piu' nulla". Ferrara si e' chiesto come mai "una certa magistratura che non riesce a battere la mafia riesce pero' a tagliare scene di impegno civile. Sono deluso, amareggiato e mi vergogno quasi di essere cittadino italiano". "Mi si obietta - ha continuato il regista - che il processo contro Carboni e' ancora in corso: ma perche' Vespa puo' far dire a Taormina, a psicologi, scrittori e mogli di ex sindaci che la mamma di Samuele e' responsabile del delitto di Cogne, mentre Ferrara non puo' attaccare i grandi poteri?". E proprio dalle pressioni dei poteri forti potrebbe dipendere, secondo il regista, l'ostilita' verso il suo film: "Dopo la querela per diffamazione mi sono detto: 'Non vorrei che ci dietro ci fossero i poteri forti, chiamati nel film come corresponsabili di un delitto atroce, da Mediobanca, al potere politico, al Vaticano", ha sottolineato Ferrara, che ha aggiunto: "Mi e' giunta notizia che la signora Cruciani e' sposata con il figlio di Ciarrapico: e il nome di Ciarrapico compare piu' volte nei verbali delle telefonate di Carboni. Se esiste questo legame, perche' il giudice Cruciani non si e' ritirato?". Nella vicenda, ha ironizzato Ferrara, c'e' tuttavia "un fatto positivo: Carboni deve tirar fuori tre miliardi per ritirare il film: voglio proprio vedere chi glieli presta". Il ritiro dalle sale, ha spiegato il produttore Enzo Gallo, scatterebbe solo nel momento del deposito da parte di Carboni della cauzione di un milione e mezzo di euro: "In ogni caso - ha sottolineato - per il film il danno e' enorme: non tanto in termini di incassi, per ora piuttosto deludenti e fermi a circa 800 milioni di lire, quanto per i successivi sfruttamenti, tra home video, passaggi in tv e mercato internazionale".

27 marzo 2002 - USCITO IN LIBRERIA "I BANCHIERI DI DIO" SUL CASO CALVI
E' uscito in libreria "I banchieri di Dio" edito dagli Editori Riuniti. Il libro, con una prefazione di Marco Travaglio e una postfazione del regista Giuseppe Ferrara, autore del film omonimo, pubblica l' ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Mario Almerighi su richiesta del pm Giovanni Salvi, che riguardavano Flavio Carboni e Pippo Calo' per il caso Calvi.

27 marzo 2002 - FILM CALVI; CARBONI QUERELERA' IL REGISTA FERRARA
ANSA:
L' avvocato Renato Borzone, difensore di Flavio Carboni, ha reso noto di aver ricevuto il mandato di agire penalmente nei confronti del regista Giuseppe Ferrara con riferimento agli "asseriti rapporti di Carboni con l' imprenditore Giuseppe Ciarrapico e con presunti 'poteri forti' che avrebbero esercitato pressioni in merito alla decisione giudiziaria di blocco del film". "Il regista - afferma Borzone - avra' cosi' modo di chiarire, fra l' altro, quali siano le fonti delle sue 'approfondite' conoscenze degli atti giudiziari e di presunte intercettazioni telefoniche, nonche' in ordine alle altre sue affermazioni circa le vicende processuali di Carboni, delle quali, cosi' come ha fatto nel film, evita di riferire gli sviluppi". La pellicola, tuttora in proiezione (Carboni ha 14 giorni di tempo per versare la cauzione di un milione e mezzo di euro necessaria per il ritiro del film in attesa del giudizio di merito), e' stata ritenuta dal giudice Cruciani offensiva della reputazione di Carboni in quanto rischia di attribuirgli delle responsabilita' sulla morte di Calvi che, sottolinea lo stesso Borzone, non sono state provate.

29 marzo 2002 - "CAMPIONI D'ITALIA" DI BARBACETTO, 36 STORIE D'ILLEGALITA'
ANSA:
GIANNI BARBACETTO, "CAMPIONI D'ITALIA. STORIE DI UOMINI ECCELLENTI E NO" (MARCO TROPEA, pag.414, euro 15,80).
Il primo (il piu' attento) lettore e' stato un autorevole avvocato milanese, che ha sentenziato: forse qualche querela arrivera', ma le vinceremo tutte, si stampi. Cosi' arriva in libreria la settimana prossima 'Campioni d'Italia" di Gianni Barbacetto, che come dice il sottotitolo e' un insieme di "Storie di uomini eccellenti e no". Sono storie che l'autore, cronista di razza, ha scritto negli ultimi cinque anni per "Il Diario"; storie per lo piu' note ai lettori attenti dei giornali, ma che rilette (e riscritte) una di fila all'altra sorprendono come una inesauribile serie di gialli. E' esemplare fra tante la pagina del minaccioso colloquio segreto a quattro occhi fra Enrico Cuccia (che ne conservo' un appunto) e  Michele Sindona, il banchiere della mafia; o la caduta e la risalita di un uomo politico come il ministro Giuseppe Pisanu, che dieci anni fa dovette dimettersi da sottosegretario per i suoi rapporti con il faccendiere Flavio Carboni (ambiguo collaboratore di Guido Calvi) che gli aveva fatto conoscere l'imprenditore televisivo Silvio Berlusconi, per il quale stava comperando una tv privata in Sardegna. L'insieme delle storie raccontate nel libro e' vario: si va da Flavio Briatore a Roberto Formigoni, da Raul Gardini al brigatista Franco Marra. Un campionario di 36 personaggi, diviso in quattro gruppi: "Viva l'Italia", ovvero nomi della cronaca, qualche volta della moda; "Mani pulite e' finita", che mette insieme i sopravvissuti e riciclati di quei processi; "La mafia non c'e' piu"', che allude esattamente al contrario, poiche'la mafia la trovi anche dove meno te l'aspetti; "Innocenti eversioni", dove si incontra il Grande Burattinaio (Licio Gelli) ed anche uno (Delfo Zorzi), che dichiara "La bomba della strage di piazza Fontana l'ho messa io". L'insieme e' eterogeneo: o piuttosto il primo gruppo sembra lontano dagli altri tre, che rappresentano le grandi illegalita' della vita pubblica italiana (la Corruzione, la Mafia, il Terrorismo). "Lo so -  conviene Barbacetto - ma da una parte non volevo fare un libro che riguardasse solo la politica; dall'altra scie di illegalita' le trovi anche dove meno te le aspetti". "Del resto - aggiunge - nessun campionario e' mai completo, nessun catalogo esaustivo. Mi basta aver disegnato un grande coro di facce e di storie italiane, di furberie, di codardie, porcherie e illegalita', e qualche eroismo". C'e' poi un capitolo in piu' chiude il libro: un capitolo incompiuto, dal titolo "Diario minimo del regimetto", ovvero una cronologia ragionata di quel che ha fatto Berlusconi, dal giorno della sua vittoria elettorale (13 maggio 2001) in poi. Barbacetto, del resto, non si ferma nemmeno davanti alle massime autorita' dello Stato. Uno dei capitoli piu' puntigliosi riguarda il presidente del Senato, Marcello Pera: c'e' - scrive l'autore - un "Pera 1", studioso e editorialista della Stampa, sulle cui colonne scriveva vibranti articoli di sostegno ai processi di "Mani pulite"; e, pochi anni dopo, un "Pera due", autorevole esponente di Forza Italia, che  bacchetta i giudici milanesi. Cosi' sono i 'Campioni d'Italia'". "Mani pulite" del resto e' un tema troppo appassionante perche' si concluda qui. E difatti Barbacetto e' autore, con Peter Gomez e Marco Travaglio, di un libro intitolato "Mani pulite'. "La Feltrinelli doveva mandarlo in libreria il 17 febbraio scorso, nel decennale di 'Mani pulite'. Ma poi ha tergiversato, chiesto tempo, cambiato idea. Forse per la materia, forse per le verifiche da fare, forse perche' parlavamo diffusamente anche dele 'tangenti rosse'. Sta di fatto che il libro uscira' in ritardo con un altro editore".
 

 



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