Almanacco dei misteri d' Italia


Gli attentati ai treni
le notizie del 2003 
27 febbraio 2003 - INTERVISTA A MARIO TUTI
"Il Corriere della sera"
L'INTERVISTA
Tuti: il terrorismo politico è morto, ora odio la violenza
LIVORNO - Mario Tuti, l'ex terrorista nero condannato a due ergastoli per tre omicidi (due giovani carabinieri ammazzati a sangue freddo e un detenuto strangolato in cella), da martedì è fuori dal carcere. Trenta ore di permesso, divise in tre giorni. Il 28 dicembre era uscito per la prima volta dopo 27 anni, per 4 ore. Ieri nella sede dell'Arci di Livorno ha presentare un Cd-rom multimediale, da lui realizzato, sul Museo Fattori. Oggi incontrerà la figlia, che non l'ha mai visto prima. Ha 56 anni, non si è mai pentito né dissociato. Ha scritto un saggio per il libro di imminente pubblicazione "La Bibbia dei non credenti", al quale hanno collaborato Massimo Cacciari, Luciano Violante e Francesco Guccini. Un anno fa è stato protagonista in carcere di uno spettacolo sul Vangelo. Dice di essere un altro uomo, di odiare la violenza, di temerla quasi.
"Oggi c'è tanta violenza, cieca, senza fini ideologici, ugualmente pericolosa come quella terroristica - dice -. Io la conosco la violenza, ne sono stato partecipe e artefice. Penso che forse potrei cercare di far capire ai giovani quanto sia pericolosa e inutile, convincerli a tenerla lontana perché ti può attrarre come un vortice. Però mi accorgo che la mia generazione parla una lingua diversa, incomprensibile ai giovani. Successe anche a me, trent'anni fa, quando incontrando un ex comandante della Repubblica sociale sperai in una sorta di investitura. Volevo sublimare la violenza che avevo dentro. Ma lui non capì, parlavamo lingue lontane".
E tutta questa violenza può trasformarsi in terrorismo come negli anni di piombo?
"No, secondo me in Italia non c'è allarme terrorismo, almeno di matrice politica. Anche i delitti degli ultimi anni non indicano un ritorno degli anni di piombo. Gli attentati recenti mi sembrano più atti teppistici, di violenza pura, lontani anni luce da quelli degli anni Settanta. La società è cambiata, le ideologie non esistono più. Semmai il pericolo può venire dal fondamentalismo, ma il discorso è completamente diverso. La violenza invece c'è. E contro la violenza c'è solo un antidoto: la cultura del sorriso e del gioco, il desiderio di affrontare la vita con allegria, come se tutto fosse un grande Carnevale. Ecco perché ai blocchi dei treni preferisco i girotondi, anche intorno a una base militare come Camp Darby".
Tuti, lei è in carcere da quasi 28 anni. Crede che sia una pena sufficiente per tre omicidi?
"Con la giustizia credo di aver saldato il mio conto. Il carcere cambia radicalmente le persone e, anche se non amo definirmi pentito, oggi non sono socialmente pericoloso e non mi ritengo neppure una persona malvagia. Con la mia coscienza, però, il conto è ancora aperto. Non ucciderei più, ma ciò non mi consola. Provo un dolore profondo e incancellabile per ciò che ho commesso".
Lei però non ha mai chiesto perdono ai familiari delle vittime. Perché?
"Se mi trovassi davanti a un parente delle vittime non gli potrei chiedere perdono. Non ne avrei il diritto. Non è orgoglio. Il perdono si dà spontaneamente, non si chiede per sentirsi meglio, per lenire il dolore interiore. Certo, se i familiari mi concedessero il loro perdono, ne sarei felice. Non solo per me, anche per loro. Vorrebbe dire che adesso soffrono meno".
Come sono state vissute in carcere le polemiche politiche sull'indulto?
"Male, malissimo. Non ci sono rischi di rivolta, chi lo dice sbaglia, è poco informato. Semmai, dopo la speranza, oggi c'è una grande delusione. Chi sperava di uscire è depresso. E questo si manifesta in un aumento di suicidi e tentati suicidi. Chi spera nell'indultino non è un carcerato come Tuti, non ha ucciso nessuno, ma deve scontare reati minori, come la stragrande maggioranza dei detenuti. Entra per reati di droga, furto, rapina. Ma per lui la galera non serve a niente. Esce, ma torna subito dentro perché commette altri reati e costa moltissimo allo Stato. Servono misure alternative".
Lei sta studiando. Crede di avere ancora un futuro da spendere fuori dal carcere?
"Io resterò sempre in carcere, anche se un domani otterrò la semilibertà. E' un problema psicologico. Dopo tanti anni la galera ti entra dentro. Mi sto per laureare in Scienze Forestali, mi manca la tesi. Sono iscritto al Conservatorio di Parma. Ironia della sorte, l'ho potuto fare grazie a una vecchia legge sui prigionieri di guerra. Trent'anni fa mi ritenevo anch'io un prigioniero di guerra. Oggi spero di poter aiutare la gente, di fare qualcosa di utile".
Marco Gasperetti

Una vita dietro le sbarre
CHI E' Mario Tuti , 56 anni, di Empoli è stato il fondatore del Fronte nazionale rivoluzionario
DUPLICE OMICIDIO
Nel gennaio '75 ha ucciso due carabinieri. Catturato in Francia, è stato estradato in Italia e condannato all' ergastolo
TERZO DELITTO
Nell'aprile '81, nel carcere di Novara, Tuti ha strangolato con il neofascista Pierluigi Concutelli, anch'egli detenuto, il presunto terrorista nero Ermanno Buzzi imputato per la strage di Brescia. Sei anni dopo ha guidato la rivolta nel penitenziario di Porto Azzurro
LA SVOLTA
Assolto definitivamente nel '92 per la strage del treno Italicus, Tuti è diventato un detenuto modello: studia Scienze forestali, suona la chitarra, dipinge, scrive e interpreta commedie teatrali

17 marzo 2003 - STRAGE FRECCIA SUD: ASSOLTO IN APPELLO GIACOMO LAURO
ANSA:
La Corte d' appello di Reggio Calabria ha assolto "per non aver commesso il fatto" il collaboratore di giustizia Giacomo Ubaldo Lauro, di 61 anni, dall' accusa di strage nel processo per l' attentato al treno Palermo-Torino 'Freccia del sud' avvenuto nei pressi della stazione di Gioia Tauro il 22 luglio del 1970.
Il convoglio deraglio' in seguito all' esplosione di una bomba posta sui binari, provocando la morte di sei persone (Rita Cacicca, Rosa Fazzari, Andrea Gangemi, Nicolina Mazzocchio, Letizia Palumbo e Adriana Vassalla) ed il ferimento di altre 70.
Lauro, che era stato assolto anche in primo grado dalla Corte d' assise di Palmi il 27 febbraio del 2001, era accusato di avere fornito l' esplosivo utilizzato per fare saltare i binari.
Il collaboratore aveva raccontato ai magistrati che l' attentato era stato deciso di comune accordo tra la cosca mafiosa dei De Stefano ed esponenti del "Boia chi molla", il movimento che in quel periodo dirigeva i "moti" per Reggio Calabria capoluogo di regione. Lauro aveva anche fatto i nomi di alcuni politici reggini, poi prosciolti in istruttoria.
Nonostante l' assoluzione in primo grado, la Procura generale aveva deciso di impugnare la sentenza dei giudici di Palmi. Il Pg, Ada Merrino, aveva chiesto la condanna per Giacomo Lauro a 24 anni di reclusione. La Corte (presidente Pasquale Ippolito, a latere Giuseppina Latella), invece, ha ritenuto di assolverlo ai sensi del secondo comma dell' art. 570 del codice di procedura penale.

20 marzo 2003 - FAMILIARI VITTIME RAPIDO 904, SI' A FONDO ROTAZIONE
ANSA:
Anche i superstiti della strage sul treno 904 del 23 dicembre 1984 sono "vittime della mafia". Lo ha detto il presidente dell' Unione familiari vittime per stragi Paolo Bolognesi, comunicando "l' accoglimento del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, dopo la decisione del 'Comitato di Solidarieta" del ministero degli Interni di non accogliere le domande di accesso al 'Fondo di Rotazione'".
"La giustizia italiana ha fatto finalmente il suo corso - ha sottolineato Bolognesi, che e' anche il presidente dell' associazione vittime del 2 agosto - evento straordinario per una strage, e le vittime e tutti gli italiani ora hanno la certezza che la strage sul treno 904 e' una strage mafiosa, pur con implicazioni politiche e malavitose". Secondo Bolognesi pero' "quanto ottenuto non e' un buon motivo per fermarci. Anzi, siamo fiduciosi della forza civile delle nostre azioni e siamo pronti a chiedere una riapertura, almeno civile, del processo per far emergere quanto ancora di oscuro c' e' nella strage, nella quale morirono 15 persone e piu' di 300 rimasero ferite. Una strage per la quale stanno scontando la pena all' ergastolo Pippo Calo', il cassiere della mafia, e il suo braccio destro Guido Cercola". Nel luglio 2001 non erano state accolte le richieste di risarcimento avanzate per accedere al Fondo di rotazione previsto per le vittime di reati mafiosi. Subito l' associazione dei familiari delle vittime contesto' le motivazioni adottate dal 'Comitato di solidarieta' per le vittime di reati mafiosi': "aveva respinto le richieste di risarcimento facendo riferimento alla sentenza della Corte di Cassazione nella quale la matrice mafiosa della strage non viene esplicitata. Si sono appigliati a un cavillo - sostenne all' epoca Enza Napoletano, esponente dell' associazione - I condannati sono tutti mafiosi, come si puo' escludere la matrice mafiosa della strage?".

4 agosto 2003 - FASSINO: STRAGE ITALICUS RIMANE FERITA APERTA
ANSA:
DS: FASSINO, STRAGE ITALICUS RIMANE FERITA APERTA
SU QUELLA E SU ALTRE STRAGI RESTA ANCORA L'OMBRA DEI DEPISTAGGI
"A quasi trent'anni dalla strage del treno Italicus vorrei ricordare e commemorare le vittime di quel vile attentato. Questo giorno rappresenta uno dei momenti piu' tristi che la ferocia del terrorismo eversivo causo' alla storia della nostra Repubblica". Lo dice il segretario dei Ds Piero Fassino in un messaggio all'associazione familiari delle vittime della strage dell'Italicus nell'anniversario della tragedia. "A tutt'oggi - scrive il leader dei Ds - se pochi sono i dubbi sulle verita' storiche e politiche delle cause dell' eccidio, scarse sono quelle giudiziarie".
"Si tratto' - continua - di un efferato eccidio volto a colpire, nel quadro della strategia della tensione, le radici stesse della Repubblica. Sulla strage dell'Italicus, su tante stragi dell' Italia di quegli anni, rimane l'ombra dei depistaggi, e di una fase drammatica della storia del nostro Paese".
"Questa dolorosa e ancora viva ferita - conclude - nella nostra storia ci impone di batterci affinche' prevalgano i valori democratici fondanti della nostra Repubblica".

23 dicembre 2003 - ASSOCIAZIONE VITTIME TRENO 904 AVRA' SEDE CONFISCATA
ANSA:
MAFIA: STRAGI, ASS VITTIME TRENO 904 AVRA' SEDE CONFISCATA
IERVOLINO, ACCANTO A VOI TUTTA LA CITTA'
L' associazione familiari delle vittime della strage sul treno rapido 904 avra' come sede una struttura confiscata alla mafia. Ad annunciarlo e' stato il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, intervenendo alla celebrazione del diciannovesimo anniversario della strage, nell' atrio della stazione centrale. Al termine della manifestazione il sindaco ha scoperto, alla testa del binario 11 da dove parti' il treno il 23 dicembre del 1984, una targa che riporta i nomi delle vittime.
"Vorrei che ognuno di voi - ha detto Iervolino rivolgendosi ai parenti delle vittime - abbia la profonda certezza di avere accanto a se' non solo il sindaco, ma tutta la citta'. Non siete soli. Con la targa quest' anno si realizza un primo simbolo concreto, per l' anno venturo se ne realizzera' un secondo. Assegneremo all' associazione una delle case confiscate alla mafia. Da quelle mura, che spesso nascono da illeciti guadagni, e' importante che d' ora in poi parta il vostro messaggio, che e' unico ed eccezionale".
"Voi - ha continuato il sindaco - portate nel cuore il ricordo di un lutto personale che la nostra solidarieta' vorrebbe lenire ma che non riesce a cancellare. Adesso occorre rispettare e sostenere le forze dell' ordine. Se non ci fosse il lavoro silenzioso degli operatori della legalita', probabilmente saremmo nuovamente a rischio".
Il vicepresidente dell' associazione delle vittime della strage, Antonio Celardi, ha rilanciato la richiesta di un osservatorio per il sostegno alle vittime dei reati e quella di "far conoscere ai giovani studenti il periodo dello stragismo". Il presidente, Antonio Calabro', ha letto un messaggio inviato dall' associazione dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili. Presenti, tra gli altri, il prefetto di Napoli, Renato Profili e i segretari Cgil di Napoli e Campania, Errico e Gravano.
 
 
 


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