Almanacco dei misteri d' Italia
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le notizie del 2004 |
24 gennaio 2004 – AUTOBOMBE 1992: CALO’ E CANCEMI
ANSA:
MAFIA: STRAGI '92; BOSS CALO',NON CENTRO CON STRAGE ITALICUS
MAFIOSO, NON CHIEDO PERDONO A PARENTI PERCHE' NON COLPEVOLE
«Sono nelle condizioni di non poter chiedere perdono a nessuno dei familiari delle vittime delle stragi in cui sono stato condannato, per il treno 904, per Falcone e per Borsellino, perche' sono innocente. Cancemi lo puo' fare, perche' lui ha responsabilita' in queste stragi». Lo dice il boss mafioso Pippo Calo' durante il confronto con il pentito Salvatore Cancemi, facendo riferimento alla strage del treno 'Italicus' per cui e' stato condannato all'ergastolo.
Il capomafia - che indossava una giacca marrone su un maglione bianco a collo alto - rivolgendosi al collaboratore sostiene pure che la commissione mafiosa non avrebbe avuto responsabilita' negli omicidi eccellenti dei procuratori Pietro Scaglione e Gaetano Costa, del colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo, del segretario provinciale di Palermo della Dc, Michele Reina, e del capitano dei carabinieri Emanuele Basile, ma scarica le responsabilita' su singoli boss, in particolare su Toto' Riina.
Il pentito ribatte e alza la voce ricordando al suo vecchio «padrino» il giorno in cui decise in una riunione con altri boss la morte del giudice Rocco Chinnici. «Ti sei dimenticato - ha detto Cancemi - quando ti ho accompagnato in macchina nella casa di Pian Dell'Occhio e avete deciso la strage Chinnici? In quell'occasione non hai fatto nulla per evitarla, non potevi fermare Riina visto che lo conoscevi meglio delle tue tasche?».
Calo' ribatte: «Ma cosa ne sai tu di quello che e' avvenuto, delle lamentele che ci sono state per la strage, la prima che si verificava a Palermo e a cui siamo rimasti tutti sorpresi. Mi limitero' a ricordare un vecchio detto siciliano: quando c'e' la forza la ragione non conta».21 febbraio 2004 - SEMILIBERTA' PER MARIO TUTI
"La Nazione"
SEMILIBERTA' L'ex terrorista nero fuori dopo 29 anni di detenzione
All'ergastolo per tre omicidi Mario Tuti esce dal carcere
di Marina Marenna e Maria Nudi
LIVORNO - "Resterò sempre in carcere anche se otterrò la semilibertà. E' un problema psicologico. Dopo tanti anni la galera ti entra dentro. Oggi spero di poter aiutare la gente, di fare qualcosa di utile".
Così diceva un anno fa Mario Tuti, l'ex terrorista nero condannato a due ergastoli per tre omicidi e a 14 anni per la rivolta nel carcere di Porto Azzurro. Da ieri è in semilibertà. L'ha deciso il tribunale di sorveglianza di Firenze: Tuti ha lasciato il carcere delle Sughere, dov'era dal 2000, per quello di Civitavecchia dove la notte rientrerà a dormire. Lavorerà nel volontariato che si occupa del recupero dei tossicomani: collaborerà nello sviluppo e nella gestione di progetti che potrebbero avere finanziamenti europei.
Mario Tuti, 57 anni, empolese, è stato il fondatore del Fronte nazionale rivoluzionario. Il 24 gennaio '75 uccise a colpi di mitra due poliziotti: il brigadiere Leonardo Falco e l'appuntato Giovanni Ceravolo, che erano andati a casa sua per una perquisizione. Scappò in Francia: fu arrestato, estradato in Italia e condannato all'ergastolo. Nell'aprile '81, nel carcere di Novara, Tuti strangol - con il neofascista Pierluigi Concutelli - il presunto terrorista nero Ermanno Buzzi, ritenuto un confidente della polizia. Fu condannato a un altro ergastolo e trasferito a Porto Azzurro, dove il 25 agosto dell'87 capeggiò la rivolta dei detenuti: altri 14 anni.
Da quel giorno un comportamento irreprensibile: ha studiato, si è dedicato all'informatica, ha assistito una ragazza disabile. Non abbastanza per fargli ottenere la semilibertà dal tribunale di sorveglianza di Milano nel 2000 e neanche da quello di Firenze nel 2001. A Livorno ha continuato a essere un detenuto modello. Ha proseguito gli studi in scienze forestali, si è iscritto al conservatorio, ha realizzato un cd rom multimediale sul museo Fattori, è stato protagonista di uno spettacolo in carcere sul Vangelo, ha scritto un saggio per il libro "La Bibbia dei non credenti", ha collaborato con l'Arci di Marco Solimano: "Oggi c'è tanta violenza, cieca, senza fini ideologici, - ha detto qualche tempo fa - pericolosa come quella terroristica. Io conosco la violenza, ne sono stato partecipe e artefice. Forse potrei cercare di far capire ai giovani quanto sia pericolosa e inutile, convincerli a tenerla lontana perché ti può attrarre come un vortice".
La prima volta che Tuti è uscito dal carcere era il 28 dicembre 2002: 4 ore. Un anno fa altre 30 ore. Adesso, dopo 29 anni di carcere e 720 giorni di riduzione pena accumulati, è semilibero. "Ci mostrato - dice Emilio Giusti, comandante della polizia penitenziaria delle Sughere - come con la volontà anche chi ha fatto gravi errori possa cercare di riscattarsi".
Chi invece non riesce a vederci niente di buono è Anna Falco, 15 anni quando il padre fu ucciso da Tuti. Anche lei è in polizia: "E' una vita che sono stata costretta a scegliere. La mia giovinezza e i miei sogni mi sono stati rubati. Non ce l'ho con lui, ma con il sistema che lo tutela più delle sue vittime. Il risarcimento per la morte di mio padre è del '99, ne avremmo avuto più bisogno quando è stato ucciso". Così diceva qualche anno fa. Ieri quando ha saputo da noi che Tuti era semilibero, ha taciuto."La Nazione"
ORDINARIE INGIUSTIZIE
Tutele ai carnefici, briciole alle vittime Le coincidenze della vita (e della cronaca) talvolta ci pongono di fronte a paradossi che è difficile spiegare. Alle pagine 2 e 3 abbiamo raccontato tre storie che fanno a cazzotti con la logica, ma non con la realtà, purtroppo. Le ricordiamo, per sommi capi:
1) L'agente della polizia ferroviaria Bruno Fortunato, ferito un anno fa nel conflitto a fuoco con i brigatisti Galesi e Lioce, che costò la vita al collega Emanuele Petri, a 46 anni è costretto a lasciare la divisa perchè, a causa del trauma subito quel terribile 2 marzo 2003, non ce la fa a continuare il suo servizio.
2) Il terrorista Mario Tuti, condannato a due ergastoli e 14 anni di carcere per l'uccisione di tre persone (due erano poliziotti) e la rivolta nel carcere di Porto Azzurro, ottiene la semilibertà: di giorno fuori, la notte in carcere.
3) Le vittime delle stragi terroristiche, tra cui quelle di via dei Georgofili a Firenze, prendono una indennità di invalidità inferiore a quella percepita dal boss mafioso da anni latitante Giuseppe Morabito, arrestato l'altro giorno. E non è l'unico, come questo giornale ha raccontato ieri rappresentando il fenomeno dell'"onorata previdenza". Morabito, ripetiamo latitante, percepiva la pensione di invalidità, che puntualmente ritirava la moglie, e nessuno chiedeva conto o verifiche sullo stato di salute, mentre Angelo Sazio, un'altra storia raccontata ieri, privo di entrambe le gambe, deve periodicamente dimostrare di essere invalido.
E' una vecchia storia. Le vittime vengono presto dimenticate, mentre gli autori del delitto sono circondati da attenzioni e garanzie che, spesso, appaiono eccessive, comunque incomprensibili. Lasciamo tutte le garanzie, per carità (Tuti ha trascorso 29 anni in carcere e forse è cambiato, comunque anche lui ha diritto al beneficio della legge penitenziaria), ma facciamo uno sforzo per tutelare le vittime. Oltre a difficoltà burocratiche e attese estenuanti per ottenere il riconoscimento del diritto, le famiglie delle vittime e le vittime stesse ottengono risarcimenti irrisori. La vita spenta da un attentato terroristico o mafioso, attualmente, "vale" circa 75 mila euro e la pensione d'invalidità era fino all'anno scorso di 250 euro (raddoppiati dal primo gennaio) contro i 520 e passa che percepiva Morabito. E la legge bipartisan in discussione alla Camera (portava a 500 mila euro l'indennità per la morte e a 19 mila euro a punto quella d'invalidità) è stata bloccata dal governo per mancanza di fondi. Ora ci sta lavorando il ministro Giovanardi. Le associazioni si fidano, noi rimaniamo vigili. Vorremmo salutarla presto questa legge e non scrivere più di questi paradossi della cronaca e della vita.ANSA:
TERRORISMO: TUTI; DA IERI IN SEMILIBERTA' A CIVITAVECCHIA
EX TERRORISTA NERO LAVORERA' IN COMUNITA' PER TOSSICODIPENDENTI
Da ieri Mario Tuti e' in regime di semiliberta' nel carcere di Civitavecchia dove deve rientrare la sera per dormire. Come anticipato oggi dal Quotidiano Nazionale, a decidere il nuovo regime carcerario dell' ex terrorista nero, condannato a due ergastoli per tre omicidi e a 14 anni di reclusione per la rivolta di Porto Azzurro, e' stato il Tribunale di Sorveglianza di Firenze.
Ora Tuti lavorera' in una comunita' di recupero di tossicodipendenti a Civitavecchia e restera' consulente dell' Arci di Livorno, con cui ha collaborato negli ultimi tre anni per la realizzazione di prodotti multimediali.TERRORISMO: IL GEOMETRA TUTI, EX 'PRIMULA NERA'
Il nome, fino ad allora sconosciuto, di Mario Tuti, che ora ha 57 anni, esce alla ribalta della cronaca il 24 gennaio 1975. Il geometra Tuti, impiegato comunale di Empoli, dove e' nato e vissuto, uccide il brigadiere di polizia Leonardo Falco (52 anni) e l' appuntato Giovanni Ceravolo, e ferisce gravemente l' appuntato Arturo Rocca, che si erano presentati a casa sua per compiere una perquisizione nell' ambito dell' inchiesta sul Fronte nazionale rivoluzionario, una delle sigle del terrorismo neofascista.
Dopo il duplice omicidio Tuti riesce a fuggire e il 16 maggio 1975 viene condannato all' ergastolo in contumacia. La condanna diventera' poi definitiva il 30 novembre 1976.
La sua latitanza dura ancora poco. Il 27 luglio, a Saint Raphael, in Francia, Tuti, che e' in compagnia di una donna, viene arrestato. Durante l' arresto e' ferito al collo. La Francia concede l' estradizione e Tuti arriva in Italia il 13 dicembre 1975. L' anno successivo, al termine del processo contro il "Fronte nazionale rivoluzionario" Tuti e' condannato anche a 20 anni per strage (per gli attentati compiuti il 31 dicembre 1974 e nel gennaio 1975 sulla ferrovia Firenze-Roma), detenzione illegale di esplosivi e di armi da guerra, promozione, organizzazione e ricostruzione del disciolto Partito fascista.
Il 13 aprile 1981, nel carcere di Novara, Tuti e Pierluigi Concutelli uccidono un altro ergastolano, Ermanno Buzzi, condannato per la strage di Brescia. Anche per quell' omicidio Tuti sara' condannato all' ergastolo.
Per la strage dell' attentato al treno Italicus Tuti e' assolto in primo grado e condannato all' ergastolo in appello. La Cassazione annulla poi la sentenza d' appello e nel nuovo processo Tuti sara' assolto e sara' assolto anche dall' accusa di aver ispirato l' uccisione di Mauro Mennucci (1982), un ex estremista di destra che avrebbe svelato il suo rifugio francese.
Nell' agosto 1987, Mario Tuti e' uno dei capi della lunga rivolta dei detenuti del carcere di Porto Azzurro, all' isola d' Elba e questo gli costera' un' ennesima condanna a 14 anni e due mesi.
Negli anni Novanta, Tuti cambia atteggiamento e in carcere comincia un' attivita' di produzione artistica e multimediale. Riesce anche ad uscire in permesso un paio di volte (l' ultima nel 1993) per visitare l' anziana madre ad Empoli. Nella sezione di massima sicurezza del carcere delle Sughere, a Livorno, ha realizzato il video "Dead can dance" ("Il morto puo' ballare") contro la pena di morte grazie a un progetto voluto dall' Arci di Livorno e, con l'ex esponente di Prima linea Francesco Gorla, ha lavorato alla scenografia multimediale di un concerto di canzoni dei Beatles.
Il 20 gennaio 2000 il tribunale di sorveglianza di Milano aveva dichiarato inammissibile l' istanza di semiliberta' presentata dal terrorista di destra. L' 1 dicembre 2001, di nuovo, il tribunale di sorveglianza di Firenze respinge la richiesta di semiliberta', ritenendo necessario sperimentare prima la strada della concessione di permessi.
Il 28 dicembre 2002, Tuti esce di nuovo, in permesso di 4 ore, e visita il museo "Fattori" di Livorno accompagnato dall' ex di Prima Linea Marco Solimano, presidente della sezione livornese dell' Arci.TERRORISMO: TUTI; A LIVORNO DIVENTO' AMICO EX DI PRIMA LINEA
MARCO SOLIMANO (ARCI), PER LUI HO RISPETTO E STIMA
Mario Tuti, ex terrorista nero condannato a due ergastoli per tre omicidi e a 14 anni di reclusione per la rivolta nel penitenziario di Porto Azzurro, arrivo' nel carcere di Livorno nel 2000 e, tra le prime persone che ha incontrato, ci sono stati gli operatori di Arci solidarieta' che da anni sono impegnati nell' assistenza ai detenuti. Tra loro anche Marco Solimano, ex di Prima Linea con un passato dietro le sbarre e oggi diventato presidente provinciale dell' Arci e consigliere comunale Ds.
"Non so dire se la nostra e' vera amicizia - dice Solimano - ma certo tra noi c' e' stima e rispetto. E credo sia giusto che Mario abbia ottenuto la semiliberta'. E' un suo diritto dopo 29 anni di carcere. Sono contento anche perche' forse e' merito del nostro lavoro. Tuttavia sono contento per Tuti che e' un pezzo di storia italiana, anche se tragica, ma anche per una persona sconosciuta come e' la donna colombiana, anche lei in semiliberta', che da settimane sta lavorando con noi".
Radici differenti quelle di Tuti e Solimano che pero' non hanno mai scalfito il loro rapporto, a tratti intenso, molto riservato, lontano dai riflettori della cronaca. "A me - racconta il presidente dell' Arci - interessava la persona. Noi in carcere incontriamo persone e non le giudichiamo per quello che hanno fatto. Certo, sappiamo di avere storie e identita' diverse, ma queste non sono mai stata una barriera tra noi. Tuti e' un vero genio della multimedialita' e restera', anche se ora e' a Civitavecchia, un nostro consulente. Ha realizzato per l' Arci uno stupendo video sulla pena di morte, spot carinissimi per Arcisolidarieta' ed eccellenti cd rom sul teatro e sul museo civico Fattori di Livorno".
"E credo che - e' il pensiero di Solimano - pur avendo anche altre opportunita', la sua scelta di lavorare in una comunita' di recupero di tossicodipendenti sia risarcitoria rispetto al suo passato e dimostra quale sia stato, in carcere, il suo percorso umano. Spero che oggi Tuti abbia anche la possibilita' di farsi uno straccio di futuro. Pochi mesi fa, grazie all' Arci, ha incontrato per la prima volta sua figlia. Non dimentico i suoi momenti di sconforto quando parlavamo della sua vita. Trent'anni di galera sono tanti e credo che, per quanto possibile, sia giusto che si rifaccia una vita fuori dal carcere".7 aprile 2004 - UNIONE FAMILIARI VITTIME STRAGI, VERGOGNOSO TESTO NUOVA LEGGE
ANSA:
TERRORISMO: UNIONE FAMILIARI, VERGOGNOSO TESTO NUOVA LEGGE
LA COMMISSIONE PEGGIORA LA NORMA, GOVERNO INQUALIFICABILE
La commissione Affari Costituzionali ha approvato ieri gli emendamenti al nuovo testo unificato della legge 'Nuove norme a favore delle vittime del terrorismo e delle stragi' ma "incredibilmente il testo e' stato peggiorato e per molti versi e' stato svuotato da quelli che erano i suoi capisaldi". Lo sostiene l'Unione familiari vittime per stragi (Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Treno Italicus, Stazione di Bologna 2 Agosto 80, Rapido 904, Firenze Via dei Georgofili) in una nota in cui definisce "inqualificabile il comportamento del governo".
"Tutto questo e' stato possibile - scrive il presidente Paolo Bolognesi - perche' il governo, tramite il sottosegretario Mantovano ed il relatore Mongello, ha presentato propri emendamenti, tutti tesi a bloccare quella copertura finanziaria che gli era dovuta. Infatti la cifra a favore delle vittime e' stata talmente ridotta che appare piu' come un contentino che non il dovuto risarcimento a chi e' stato vittima di fatti cosi' tragici".
"Il 18 marzo scorso, durante l'audizione con le associazioni e il governo - prosegue l'Unione - il presidente della commissione aveva chiesto ed auspicato una fattiva collaborazione da parte delle Associazioni. Cio' e' stato fatto, abbiamo fornito al governo i dati esatti dei morti e dei feriti per fatti di terrorismo, che il governo ignorava. Abbiamo elaborato le relazioni tecniche che il Governo volutamente sovrastimava, ma dopo questa leale collaborazione, le Associazioni delle vittime del terrorismo, sono state trattate con vergognosa leggerezza".
"Invitiamo - conclude Bolognesi - i parlamentari di tutti i partiti che hanno appoggiato in piu' occasioni la legge unificata, frutto delle due disegni di legge presentati dagli onorevoli Bornacin e Bielli, ad attivarsi affinche' tutti gli emendamenti vengano recepiti in aula. per riportare il testo almeno alla sua stesura originaria su cui vi era stato in Commissione il consenso unanime di tutti i gruppi".19 aprile 2004 - MARIA FIDA MORO: MIO PADRE DOVEVA SALIRE SULL' ITALICUS
"Adn Kronos"
Aldo Moro il 4 agosto del 1974 sarebbe dovuto partire con il treno Italicus per raggiungere la famiglia che si trovava in vacanza, sali' sul treno e ne discese subito, richiamato per firmare delle carte. Sulla vettura numero 5 di quel treno, l'espresso Roma-Brennero, esplose una bomba che provoco' 12 morti e una cinquantina di feriti. E' quanto racconta, in sintesi, la figlia Maria Fida Moro, anticipandolo all'ADNKRONOS, nel libro di prossima pubblicazione 'La Nebulosa - del caso Moro', senza dare alcuna interpretazione dell'episodio. ''E' contro la mia volonta' ed il mio sentire che prendo la parola invocando lo stato di necessita' -ha dichiarato Maria Fida- all'ultima riga del libro, che ho curato e sta per uscire, 'La Nebulosa - del caso Moro', ho citato un episodio tanto vero quanto non suffragabile, mio padre sali' e scese immediatamente dall'Italicus. Fino all'ultimo ero in forse se inserirlo nel volume perche' ero certa che sarebbe stato strumentalizzato, ma non non prima che 'La nebulosa' fosse in libreria''. La figlia di Aldo Moro affronta poi la questione della richiesta di riapertura delle indagini sul rapimento e l'uccisione di suo padre e afferma: ''Visto che devo sempre confrontarmi con persone che mi attribuiscono parole e pensieri e non pubblicano nemmeno le relative rettifiche ho deciso di tirarmi indietro'', dicendosi ''pur convintissima che la richiesta di riapertura dellle indagini fosse un atto dovuto alla memoria di mio padre riconosco che i miei fratelli, contrari all'iniziativa, avevano ragione ed io, favorevole, torto. D'ora in avanti sara' da considerarsi autentico solo quanto scritto di mio pugno e firmato da me e quanto e' posibile udire dalla mia viva voce''.ANSA:
MORO: MARIA FIDA, MIO PADRE DOVEVA SALIRE SULL' ITALICUS
LA RIVELAZIONE STASERA A SERENISSIMA TV
Aldo Moro doveva viaggiare sull'Italicus - il treno legato alla strage del 4 agosto 1974 - per raggiungere la famiglia in vacanza in Trentino, ma prima che il convoglio partisse fu fatto scendere per firmare delle carte importanti. E' la rivelazione che Maria Fida Moro ha affidato stasera a Serenissima televisione, un'emittente padovana che trasmette in tutto il nord Italia.
"La figlia di Aldo Moro - hanno riferito i due conduttori del Tg, Gianluca Versace e Tommi Ebhardt, che avevano ospite in studio il direttore del 'Gazzettino' Luigi Bacialli - ci ha chiamato in diretta per rivelarci questa circostanza che lei stessa ha definito inedita e che raccontera' anche in un libro di cui e' autrice, 'La nebulosa del caso Moro', la cui presentazione e' prevista a maggio". "Maria Fida - hanno riferito sempre i due conduttori - ci ha raccontato che suo padre aveva detto ai famigliari, che erano gia' partiti per le vacanze in Trentino, che li avrebbe raggiunti il giorno dopo in treno. Quel treno era l'Italicus. Moro, ha raccontato la figlia, sali' in carrozza ma all'ultimo momento fu costretto a scendere per firmare importanti carte di stato. Un episodio - hanno proseguito i conduttori - di cui Moro volle far partecipi solo i familiari, senza rivelarlo a nessun altro.MORO: LO SCOOP DELLA TV PRIVATA 'SERENISSIMA'
Quello mandato in onda stasera in diretta da Serenissima televisione, con la telefonata di Maria Fida Moro, appare come uno scoop. Uno scoop che anticipa una rivelazione affidata ad un libro scritto dalla stessa figlia di Aldo Moro e che sara' presentato il 9 maggio prossimo.
Ma e' anche uno scoop realizzato grazie agli ottimi rapporti che uno dei due conduttori televisivi, Luca Versace, ha saputo coltivare sia con l'avvocato Nino Marazzita, legale della famiglia Moro, sia con Maria Fida, gia' intervistata telefonicamente da Versace in occasione del ventiseiesimo anniversario del rapimento dello statista.
"L'avvocato Marazzita - ha riferito Versace - era intenzionato a far riaprire l'inchiesta sulla morte di Moro grazie a nuovi elementi e Maria Fida, nonostante i suoi problemi di salute, e' stata l'unica della famiglia a decidere di andare fino in fondo, rivelando dal letto di una clinica anche questa inedita circostanza sull'Italicus. Circostanza che, a mio avviso, getta nuova luce sia sulla strage che sull'intero caso Moro. E' una rivelazione che cambia un pezzo di storia e che dovrebbe indurre la Commissione stragi a riaprire le indagini sul caso Moro".
L'emittente Serenissima tv, di proprieta' di Lucio Garbo, era gia' salita alla ribalta della cronaca per il caso di Adel Smith.20 aprile 2004 - L' INTERVISTA DI MARIA FIDA MORO A TELE SERENISSIMA
"Il Gazzettino"
Intervista alla figlia Maria Fida
"Aldo Moro era salito sull'Italicus"
Maria Fida Moro ha rivelato ieri un particolare inquietante. Suo padre, il 4 agosto 1974, era salito sul treno Italicus, ma prima di partire venne fatto scendere per firmare delle carte. Poche ore dopo ci fu la strage sull'Appennino. Il vero obiettivo era Aldo Moro?L'obiettivo della strage dell'Italicus ... L'obiettivo della strage dell'Italicus sarebbe stato Aldo Moro. Un'ipotesi inquietante che, a trent'anni dall'attentato che provocò una strage, viene avanzata dalla figlia dello statista democristiano, Maria Fida Moro. L'annuncio choc è stato dato ieri sera nel corso di una trasmissione di Tele Serenissima, alla quale era presente anche Luigi Bacialli, direttore del Gazzettino. È stata la stessa Maria Fida Moro a telefonare e spiegare al conduttore Gianluca Versace che quel giorno (il 4 agosto del 1974) suo padre era addirittura salito sul treno alla stazione di Roma e stava per partire, quando all'ultimo momento un suo collaboratore gli disse di scendere per firmare alcune carte. Così il treno partì senza di lui. Poche ore dopo, quando l'Italicus percorreva la lunga galleria appenninica di San Benedetto Val di Sambro, una bomba ad orologeria esplose provocando la strage rivendicata da Ordine Nero. Per Moro il destino riservava un'altra morte violenta: il 9 maggio del 1978 venne ucciso dalle Brigate Rosse, dopo un lungo periodo di prigionia.
L'episodio è anche raccontato nel libro "La Nebulosa del caso Moro" che sta per uscire. "Alla fine del libro ho citato un episodio tanto vero quanto non suffragabile, mio padre salì e scese immediatamente dall'Italicus. Fino all'ultimo ero in forse se inserirlo nel volume perché ero certa che sarebbe stato strumentalizzato, ma non prima che "La nebulosa" fosse in libreria".
Maria Fida Moro ha fatto capire di non aver mai rivelato prima questa clamorosa versione sulla strage dell'Italicus, perché sconsigliata da persone a lei vicine. Il collegamento, tra la presunta presenza di Moro e la strage sul treno, non era mai emerso.La figlia dello statista, Maria Fida, ha rivelato un episodio, finora ignoto, che verrà raccontato in un libro. Spunta un'ipotesi inquietante Moro era salito sul treno "Italicus" "Venne fatto scendere per firmare delle carte" - Dopo poche ore ci fu la strage nella grande galleria appenninica Maria Fida, la figlia del presidente della Dc, lei stessa già parlamentare, da ventisei anni presidia la memoria del papà. E vuole la verità: con l'ex giudice Ferdinando Imposimato e l'avvocato Nino Marazzita chiede la riapertura dell'inchiesta sulla tragedia che ha travolto la sua famiglia.L'abbiamo intervistata.
-Onorevole Maria Fida Moro, perché proprio lei ha chiesto la riapertura delle indagini sul caso Moro?
"Perché non lo faceva nessun altro. Inoltre a me sembrava un atto imprescindibile anzi dovuto nei confronti della me-moria di papà. Aggiungo che già è stata creata confusione gratuita in merito e che nessuno può parlare in mia vece".
-A cosa punta?
"Guardi, questa richiesta non prevede certamente di chiarire tutte le zone d'ombra, ma almeno quelle già documentate. Né l'avvocato Nino Marazzita, né io sposiamo alcuna tesi preconcetta. La verità non è sempre bianca o nera. Alle volte è nascosta essa si nasconde nelle pieghe sfumate. E non sarà una rivista patinata ad affossarla".
- Suo padre uscì di casa di prima mattina. Vi salutaste?
"E' accaduto che io mi sono ripresa al volo, sulla porta dell'ascensore, mio figlio Luca che stava uscendo con lui e per la pena sono stata scorbutica. Ma"
-Ma?
"Vede, io sentivo arrivare una catastrofe. E ne ero sconvolta".
-Aveva l'abitudine di andare a messa ogni mattino presto?
"Indefettibilmente".
-Ci dice com'era stata la sera prima al rapimento? Ricorda l'ultima cosa che vi diceste?
"Papà quel giorno era raffreddatissimo. Me lo ricordo benissimo questo suo particolare. Ma rimane nel mio cuore".
-Suo padre aveva paura di qualcosa nel periodo che precedette Via Fani? Manifestò inquietudini con voi familiari?
"No. Papà non aveva mai paura per sé, temeva sempre per noi".
-E' vero che rimase fortemente impressionato dalle minacciose espressioni di Henry Kissinger sul "compromesso storico" e l'ingresso del Pci al governo? Moro era conscio che stava sfidando gli americani?
"Niente tranne la morte poteva distogliere papà dal perseguire la giustizia che si incarnava nel suo progetto politico ed umano. Glielo voglio dire: Aldo Moro era ben conscio di sfidare il potere".
-La tragedia di suo padre si è tutta consumata all'interno delle Br oppure ha anche altre origini e altri legami?
"Considero la sua una domanda retorica"
-Conosceva gli uomini della scorta? Cosa ricorda di loro?
"Sì, li conoscevo. Erano nostri amici da sempre. Persone gentili che condividevano ore e giorni con noi, con papà. Mi ricordo benissimo che non hanno voluto, pur potendolo, essere trasferiti altrove. Loro non volevano assolutamente che papà fosse lasciato solo a morire".
-Perché nelle lettere suo padre insistette sullo "stato di bisogno" della famiglia? Intendeva il bisogno della sua guida?
"Sì, lui intendeva proprio il bisogno della sua guida. Sapeva benissimo che saremmo stati traditi e abbandonati, calunniati ed oppressi. E lui avrebbe voluto impedirlo. E c'era anche da parte sua la consapevolezza precisa che, in sua assenza, Luca sarebbe stato alla mercé della vita. Sì c'erano tante cose private e dolci".
-Adriano Sofri, di cui si parla molto in questi giorni, nel suo libro "All'ombra di Moro" sogna di fare una sola domanda ai carcerieri del presidente della Dc: "Gli faceste mai sentire della musica?". Suo papà amava la musica?
"Date le circostanze dell'agonia non mi sembra una domanda molto pertinente. Mio padre adorava la musica".
-Stando alle ricostruzioni di molti processi, parrebbe che suo padre avesse scritto, oltre al famoso memoriale, 95 lettere. Di queste in quei 55 giorni solo 35 sono state recapitate. Perché?
"Bisognerebbe chiederlo a chi aveva in "custodia" mio padre".-Secondo lei il contenuto delle lettere, o di alcune di esse, venne concordato tra sua papà e i sequestratori?
"Può darsi".
-A suo parere Aldo Moro diede in modo cifrato l'indicazione di dove era tenuto prigioniero?
"Non credo. Ma non posso escluderlo a priori".
-Che fine hanno fatto i nastri con le registrazioni audio degli "interrogatori nella prigione del popolo"?
"Non lo so. E non mi interessa. Perché mi sembra fuori posto l'aspetto "giallo" del caso Moro".
-Intende?
"Tutte le elucubrazioni sui se".
-Senta, onorevole Moro: quanti padri ha la tragedia di suo padre?
"Troppi".
-Che ruolo ebbe Paolo VI che di suo padre era amico?
"Stando a quello che scrisse papà "fece pochino".
-Andreotti?
"Il democristiano più gentile dopo Aldo Moro".
-Zaccagnini?
"Insieme ad altri si è limitato a piangere: un po' pochino".
-Craxi?
"Gli sono grata per quanto tentò di fare. Mi lascia un po' perplessa il tributo postumo, perché a tutt'oggi è ancora negato a Moro".
-Berlinguer, la sua contrarietà a ogni trattativa?
"Ogni essere umano risponde alla sua coscienza".
-Torniamo a Sofri: cosa ne pensa della sua grazia?
"Come ho detto più volte sono in linea di massima favorevole alla grazia a Sofri".
-Lei ha perdonato i carnefici di suo padre?
"Sì: è storia vecchia".
-Lei è sempre stata favorevole a chiudere gli anni di piombo con un'amnistia? Perché?
"Sono per la pacificazione che è sempre stata bilaterale. L'odio genera odio, la violenza altra violenza, il sangue chiama altro sangue".
-Sciascia aprì il suo pamphlet sull'Affaire Moro con la frase "più terribile di tutte: qualcuno è morto al momento giusto". Chi lo voleva morto, Aldo Moro?
"Potrei forse rispondere che tutti lo volevano morto, ma sarebbe eccessivo. Diciamo coloro che sperano contro la luce".
-Ha visto gli ultimi film dedicati al caso-Moro, quelli di Martinelli e di Bellocchio?
"Sì li ho visti. E tendenzialmente tutti mi danno dolore, alcuni molto più di altri"".
-"La nebulosa del caso Moro" è un libro in uscita, curato da lei: di che si tratta?
"La nebulosa doveva essere una specie di compendio rivolto ai ragazzi del futuro, a coloro che non c'erano nel '78. A coloro che non sanno, perché possano farsi un'idea propria sulla scorta di una trama oggettiva, mai asettica anzi appassionante ed amorevole".
-"Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse la luce sarebbe bellissimo" scrive suo padre nella lettera-testamento. La sua fede fu incrinata dalla tragedia vissuta?
"No anzi se non avessi fede non potrei vivere, né sarei sopravvissuta".
-C'è qualcuno - un confessore, si disse - che lo poté incontrare in segreto in quei 55 giorni?
"Magari fosse vero. Speriamo che lo sia".
-Maria Fida Moro: poteva essere salvato suo papà?"Chissà! Forse sì. Poteva essere salvato".
-Se. Se fosse tornato in libertà si sarebbe "vendicato"?
"Nooo! Certo che no!".
-Si è scritto di tutto. Ma c'è qualcosa - un particolare - che lei sa e noi no?
"Miliardi di particolari. I trentuno anni trascorsi accanto a un padre straordinario. Perché, vede, per capire la morte di Aldo Moro sarebbe necessario conoscerne bene la vita".-Luca. Suo figlio, Maria Fida. Il nipotino adorato di Aldo Moro. E scrive suo papà rivolto alla "mia dolcissima Noretta": "Bacia e carezza Fida, Luca (tanto tanto Luca)". La perdita del nonno ha segnato la sua vita?
"L'ha devastata. Luca è la vittima delle vittime. La più innocente di tutte".
-Cosa le manca suo padre?
"La sollecitudine. La gentilezza. La bontà. Il sorriso: mi manca tanto il suo sorriso. Pensi, perfino da morto sembrava sorridere".Gianluca Versace21 aprile 2004 - MORO E ITALICUS: PELLEGRINO
"Il Gazzettino"
PELLEGRINO (DS) Moro sull'Italicus? "Verosimile"
Roma NOSTRA REDAZIONE
L'ipotesi di un attentato a Moro nel 1974 "potrebbe essere verosimile". È il giudizio di Giovanni Pellegrino, ex senatore diessino, per due legislature presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia, un'autorità sui misteri degli "anni di piombo". A Pellegrino, dopo anni di indagini e un milione di pagine sull'argomento, "giunge del tutto nuova" la circostanza narrata da Maria Fida Moro, secondo la quale lo statista democristiano era a bordo del treno Italicus il giorno della strage (4 agosto 1974) ma ne uscì per firmare alcune carte. E il treno partì senza di lui, verso un destino di morte.
"Riguardo all'Italicus - dice l'ex senatore - ricordo bene che Almirante, prima della strage, lanciò un allarme su possibili attentati a treni. Di Moro in relazione all'Italicus non ho mai sentito parlare, la cosa mi giunge nuova. Può darsi anche che sia un mio difetto di memoria, ma in nessuna delle relazioni che ho scritto ricordo un accenno a questa circostanza". Tuttavia Moro era un personaggio di eccezionale statura politica, potenziale bersaglio per chiunque avesse voluto destabilizzare il nostro Paese. "Moro - prosegue Pellegrino - è indubbiamente una figura intorno alla quale i vari nodi della strategia della tensione si aggrovigliano. È il passaggio dal primo al secondo governo Moro che attiva le tensioni del "piano Solo" (il "rumor di sciabole" annacquò nel 1964 il primo esperimento di centrosinistra, ndr). Senza voler prendere partito per la tesi sulla natura golpista del "piano Solo", non c'è dubbio che quello fu un momento di tensione istituzionale che ruotava intorno a Moro. Subito dopo la strage di piazza Fontana fu Barca (dirigente del Pci ndr) ad avvertire Moro di tornare in Italia con una qualche prudenza. Moro torna in Italia con qualche prudenza e nei giorni immediatamente successivi incontra Saragat. Ora questa circostanza legherebbe Moro anche alla tensione del 1974. Io per la verità ho sempre visto quelle del 1974 come stragi "reattive", con gruppi della destra e settori delle istituzioni che cercavano di rilanciare il piano eversivo del 1969-70, mentre in realtà il mondo stava cambiando. Mi sembravano colpi di coda".
Il 17 maggio 1973 una bomba a mano fu lanciata nel cortile della questura di Milano in via Fatebenefratelli, mentre si ricordava il primo anniversario dell'uccisione del commissario Calabresi: vi furono 4 morti e 45 feriti. La sentenza del 2000 attribuì la responsabilità ad Ordine nuovo. "Probabilmente - osserva Pellegrino - con la strage di via Fatebenefratelli si è voluto punire Rumor perché non aveva dichiarato la stato di emergenza dopo piazza Fontana. Se fosse vero che Moro doveva essere tra le vittime dell'Italicus, il fatto potrebbe essere interpretato come un tentativo di punire Moro per il suo ruolo di protagonista nella tenuta democratica delle istituzioni dopo piazza Fontana. In questo senso l'ipotesi di un attentato a Moro nel 1974 potrebbe essere verosimile".Assai più scettico l'anziano leader moroteo Luigi Gui. "Di questa vicenda - dice dall'alto dei suoi 89 anni - non ho mai sentito nulla e sarei molto prudente nell'accostare la strage dell'Italicus al caso Moro".
Andrea Bianchi23 aprile 2004 - MARIA FIDA MORO SU LIBRO "NEBULOSA DEL CASO MORO"
"Il Venerdi'" di Repubblica
E NEL MISTERO MORO SPUNTA L'ITALICUS
1974, la famiglia va in vacanza. Lui deve raggiungerla con il treno della strage.
Ma cambia programma... Lo svela in un libro, Maria Fida. Che sulla
morte del padre ha ancora tanti dubbi. E chiede nuove indagini.
(di Antonella Barina)
Il caso Moro non finisce, non passa. Non puo' finire, ne' passare perche' non e' risolto". Parole di Maria Fida Moro, primogenita dello statista sequestrato e ucciso dalle Brigate Rosse 26 anni fa. Che pone una domanda dura allo Stato: "Fino a quando seguiterai a lasciarci senza risposta? Voglio che qualcuno ci dica, mi dica, dica agli italiani, in modo diretto e franco, che non ci sono piu' incongruenze e buchi neri nel caso Moro".
Maria Fida parla attraverso le pagine di un libro a piu' mani che ha appena finito di curare (oltre a scriverne alcuni capitoli): La nebulosa del caso Moro, in uscita il 6 maggio. Che sara' presentato il 9 (anniversario della morte di Aldo Moro all'Archivio centrale dello Stato da Giulio Andreotti, Gianni Letta e Marco Follini. Ed ecco che alcuni dubbi - e molti fatti - di una delle vicende piu' drammatiche dell'Italia dei misteri si ripresentano in fila.
Dagli avvertimenti trascurati prima della strage di via Fani alle incongruenze di certe indagini condotte nel tempo. Dalla sparizione di preziosi documenti alle troppe testimonianze contraddittorie fino al ruolo mai chiarito di tanti personaggi.
Ma anche un episodio inedito, inquietante, che Maria Fida racconta quasi di sfuggita allafine dell'ultimo capitolo: "Un'estate noi, i Moro, siamo partiti in macchina per le vacanze estive e siamo andati a Bellamonte in Trentino. Papa' doveva raggiungerci in treno e in effetti e' salito su un treno dal quale e' sceso qualche istante dopo perche' era stato richiamato indietro, per firmare delle carte. Cosi' anche lui ha finito per venire in macchina. II treno era l'Italicus". Una combinazione? Una mossa programmata? Maria Fida non ha una risposta.
Anche se tutto il caso Moro qui e' riproposto dal punto di vista suo e di alcune persone che le sono vicine. Lei lo dice chiaramente: "Sono 33 autori scelti tra gli amici e gli amici degli amici, per riappropriarci di una vicenda personale della quale siamo stati per troppo tempo espropriati".
Si tratta di giornalisti, soprattutto. Ma non solo: ci sono due lunghi interventi di Ferdinando Imposimato, gia' giudice istruttore del caso Moro, che negli anni ha continuato le sue ricerche, imbattendosi in fatti sempre piu' sospetti e convincendosi che il caso vada riaperto. Ci sono oggi i presupposti per farlo? Qualche giorno fa Nino Marazzita, avvocato di Maria Fida, ha presentato un'istanza formale alla Procura di Roma perche' si riavviino le indagini. Ora attende la risposta della magistratura. E spiega "non sono bastati 25 anni di inchieste e sei processi, con sentenze ormai definitive, per ricostruire i tragici eventi avvenuti tra il 16 marzo e il 9 maggio 1978: deve essersi introdotto un diabolico meccanismo di depistaggio che ha portato i magistrati a sviluppare le indagini in direzioni sbagliate".
Sul caso Moro e' stato scritto tutto e il contrario di tutto. Chi sostiene che le Br hanno agito da sole. " chi dice che avevano alle spalle i Servizi italiani, chi la Cia, chi li Kgb... Secondo lei?
"Penso che nessuna di queste ipotesi sia esaustiva. Che una sola cosa e' certa: non si sa come siano andate realmente le cose. Troppe incongruenze fanno pensare che le risposte date finora sono inadeguate. Per questo il libro. Per questo la richiesta di riaprire il caso".
Eppure l'ipotesi investigativa alla base della vostra richiesta si basa anche su circostanze molto specifiche che proverebbero il coinvolgimento diretto del Kgb nella vicenda.
"Abbiamo chiesto la riapertura delle indagini in base alle nuove fonti di prova in nostro possesso. Ma questa e' solo una piccola parte della "nebulosa del caso Moro": solo quella di cui avevamo prove documentate. E sottolineo che abbiamo reso pubblica solo una piccola parte dei documenti presentati in procura (altri hanno il vincolo della riservatezza). In futuro quindi' ci saranno molti nuovi settori di indagine da portare avanti. In questa fase non affermerei' mai che "a rapire e uccidere mio padre e' stato il Kgb". Ne' qualunque altro specifico potere occulto. Perche' qualsiasi certezza e' prematura. Vorrei che si arrivasse alla verita' a 360 gradi. Anche se ci volessero mille anni per ottenerla. In fondo la verita' definitiva e' fatta di piccole verita' che si scoprono di volta in volta. Si arrivera' a dimostrare il ruolo del Kgb? Bene, lo si metta agli atti e si continui a cercare altre certezze".
Altro settore d'indagine: l'azione del comitato di crisi istituito dagli Interni per gestire i 55 giorni del sequestro. Avrebbe avuto affiliati alla P2, agenti della Cia e del Kgb. E perfino chi avrebbe agito in modo da costringere le Br a uccidere l'ostaggio.
"Noi chiediamo che vengano perseguiti tutti coloro che, avendo il potere di intervenire, non lo hanno fatto. Sia a dramma in corso. Sia preventivamente, per evitare una tragedia annunciata: si e' scoperto che alcuni sapevano in anticipo del rapimento".
I fatti inquietanti raccontati nel libro sono numerosi. Ma ci sono anche episodi "strani" che ben pochi sanno. Come il rischio che suo padre morisse sull'Italicus. O il fatto che nelle tasche del vestito che indossava quando fu ucciso ci fossero 1950 lire.
"Io mi sono subito chiesta: che ci fanno delle monete in tasca a papa'? Lui detestava il denaro, lo considerava sporco e lo teneva sempre lontano da se', chiuso in una delle sue famose borse. Non poteva averlo in tasca al momento del sequestro. E se qualcuno glielo avesse consegnato perche' potesse telefonare una volta libero?".
Lei racconta anche di un ladro che entro' in casa e rubo' gli effetti personali di suo padre...
"Altro episodio misterioso. Si trattava di piccoli oggetti restituiti dai brigatisti insieme al corpo di papa': occhiali da vista, da sole, penna, orologio, catenina, patente, tessera parlamentare... Mamma li aveva messi nel cassettino nascosto di un mobile antico che era in camera sua. Il 13 novembre del '78 un ladro si intrufolo' in casa, arrampicandosi lungo le grondaie, i rampicanti, i balconi. Percorse il corridoio, raggiunse la stanza dei miei genitori, trovo' subito il cassetto e rubo' quegli effetti personali, tralasciando pero' una busta con un milione di lire. E pensare che quel giorno in casa eravamo almeno una decina: nessuno lo incrocio'. Cosi' lui prese l'ascensore e usci' dal portone principale: insospettito, un poliziotto di guardia gli sparo', mancandolo. Venne la scientifica: nessuno e' mai riuscito a spiegare il perche' di quel furto. Ma tutto il caso Moro e' ancora pieno di fatti inspiegabili. Non ho il dovere di riaprirlo?.
ANTONELLA BARINA9 maggio 2004 - ANNIVERSARIO UCCISIONE ALDO MORO
"Quotidiano nazionale"
I MISTERI Parla Maria Fida, primogenita dello statista trucidato
"Mio padre salì sull'Italicus quel giorno della bomba" di Giovanni Morandi
Soffrire un sequestro e rimanerne ostaggio tutta la vita. Ostaggio dei ricordi, dei rimorsi, dei sospetti. Non chiudere mai con quell'incubo.
Sentire il futuro ostaggio di quel passato. Viverlo da ostaggio. Maria Fida Moro, primogenita del presidente della Dc rapito dalle Brigate Rosse il 16 marzo 1978 e ucciso il 9 maggio, vive quella tragedia familiare con queste sensazioni. Ripensa: "Poteva esserci anche Luca, mio figlio, quasi due anni e mezzo di età. L'ho riacchiappato giusto sulla porta dell'ascensore, perché era rimasto a dormire a casa dei miei genitori; papà lo stava portando in chiesa e ha insistito dicendo che me lo avrebbe riportato dopo la messa. Ma io sono stata irremovibile perché sentivo, come un imperativo categorico, che Luca doveva restare con me a qualsiasi costo quel maledetto giovedì di marzo. Già da una settimana passavo le nottate a piangere senza un perché".
Non è un'intervista, nemmeno un'auto-intervista, non un diario. Sono appunti, rivelazioni, emozioni fissate dalla penna di Maria Fida Moro, di amici e giornalisti, tra cui chi scrive, raccolte nel libro "La nebulosa", Selene edizioni. I diritti d'autore saranno integralmente devoluti al Villaggio della speranza di Dodoma in Tanzania. Il libro sarà presentato stamani all'Archivio generale di Stato a Roma da Giulio Andreotti, Gianni Letta e Marco Follini.
Maria Fida ricorda che il Papa "inviò in dono alla mamma una corona del rosario da mettere nelle mani di papà e io l'ho portata all'obitorio insieme ad Anna e al dottor Freato. Uscii senza giacca, perché tutto andava fatto di corsa in quanto la mamma faceva una gara contro il tempo per riprendersi la salma di papà e sfuggire ai funerali di Stato. Il nostro è stato una specie di blitz: era il nostro turno di sequestrare papà!".
Le lettere, che Moro scrisse dalla prigione, viste come prove di un negoziato. "Non riesco mai a leggerle senza piangere. A mio avviso papà faceva per conto suo diverse trattative: almeno una con i suoi sequestratori, una con lo Stato e forse una con un livello più alto e misterioso senza nome. Forse era riuscito a convincerli a rilasciarlo e per questo la sua morte è stata affrettata".
Quei 55 giorni di prigionia, che non finiscono mai. "Un'esperienza allucinante: la cosa più insopportabile è dover vedere e rivedere la foto di papà, in maniche di camicia sullo sfondo della stella a 5 punte, lui che scendeva in spiaggia con un completo di tela blu a maniche lunghe. La mamma 'maltrattata' al telefono da Moretti con il quale 'lei si scusa'!".
Il paradosso di vedere la morte del padre preferibile alle umiliazioni, che egli avrebbe potuto patire, se si fosse salvato. "Da annotare il senso di ribrezzo in merito all'ipotesi, anche solo immaginata, di far rinchiudere papà ove fosse stato liberato. Il mio primissimo pensiero il 9 maggio è stato quasi di 'esultanza' perché questo obbrobrio umano e giuridico non avrebbe più potuto aver luogo. Lasciarlo rapire, non liberarlo, pur conoscendo l'esatta ubicazione di molti covi, guardarlo morire e poi ipotizzare di chiuderlo in un 'manicomio' per 'rieducarlo' ove si fosse salvato! Certo meglio, mille volte meglio, morto se questo avesse dovuto essere il suo destino terreno. La morte è più benigna degli uomini. Papà cercava di salvare lo Stato attraverso se stesso e pochissimi lo hanno compreso allora".
Quegli spiccioli nell'abito. "Mio padre è stato spesso accusato, anche dopo la sua morte, di essere ricchissimo, in particolare da coloro che sembrano aver dimenticato che non è necessario uccidere chi si può comprare. Nelle tasche del vestito, che indossava al momento della sua uccisione, sono state rinvenute 1950 lire in monete da 100, da 200 e da 50".
Infine quell'agghiacciante coincidenza. "Un'estate noi, i Moro, siamo partiti in macchina per le vacanze estive e siamo andati a Bellamonte in Trentino. Papà doveva raggiungerci in treno e in effetti, quel 4 agosto del 1974, è salito su un treno dal quale è sceso qualche istante dopo, perché era stato richiamato indietro per firmare delle carte. Così anche lui ha finito per venire in macchina. Il treno era l'Italicus".
Su quel treno esplose una bomba che fece 12 morti e 48 feriti.28 luglio 2004 - LEGGE VITTIME TERRORISMO; BONFIETTI, ERRORE ESCLUSIONE USTICA E UNO BIANCA
ANSA:
TERRORISMO: LEGGE SU VITTIME; BONFIETTI(DS), ERRORE MADORNALE
SENATRICE DS, DRAMMATICA L'ESCLUSIONE DI USTICA E UNO BIANCA
"E' stato un errore madornale, politico e tecnico-giuridico" escludere la strage di Ustica e gli episodi della Uno bianca dal provvedimento in favore delle vittime del terrorismo. Lo ha detto la senatrice Ds Daria Bonfietti, presidente dell'associazione vittime di Ustica, commentando il primo via libera alle nuove norme dato ieri dalla commissione Affari Costituzionali della Camera.
"Si tratta di una esclusione drammatica - ha detto Bonfietti
- e non ho idea di come possa essere passato un provvedimento del genere". Le nuove norme - era stato spiegato ieri - non si applicano alle vittime di Ustica e della Uno bianca parche' non c'e' stata in questi casi nessuna sentenza che abbia indicato la matrice terroristica delle stragi: "Se questa e' la giustificazione, si tratta di un errore tecnico-giuridico - ha ribattuto il senatore Ds - perche' tutti i magistrati che hanno indagato su Ustica, l'hanno fatto sempre per il reato di strage".
E' delusa anche Rosanna Zecchi, presidente dell'associazione vittime della Uno bianca, la banda di poliziotti che insanguino' l'Emilia-Romagna fra il 1988 e il '94: "E' una legge che un pochino ci discrimina - ha detto in tono pacato la donna, moglie di un testimone ucciso a sangue freddo dalla banda - perche' alcuni episodi non possono essere che terroristici". Il fatto e' che la sentenza, in pratica, descrive quella banda come un gruppo di uomini che rapino' e uccise solo per fini di lucro:
"Pero' - ha risposto Zecchi - e' un discorso che va bene per la banche, ma mi sembra restino inspiegabili gli assalti ai campi nomadi, gli spari contro gli extracomunitari o gli agguati assassini contro i carabinieri. E che dire della bomba che fece 45 feriti in un ufficio postale a Bologna? Se non e' terrorismo quello". L'unica speranza, ora, e' nell'ordine del giorno (accolto) di Valter Bielli (Ds) che impegna il Governo "compatibilmente con le risorse finanziarie" a estendere anche alle vittime di Ustica e Uno bianca alcuni benefici pensionistici. "Sapevamo che saremmo stati esclusi dal provvedimento - ha aggiunto Zecchi - ma non ci sembrava giusto batterci contro la sua approvazione e rischiare di danneggiare cosi' gli altri famigliari della vittime, che ora potranno usufruire delle nuove norme. Spero, come mi hanno detto alcuni parlamentari, che questo possa essere un punto di partenza anche per noi".
In ogni caso, non si tratta dell'unica stranezza burocratica:
"I genitori dei tre carabinieri assassinati al Pilastro il 4 gennaio '91 rientrano nella legge 407, quella per le vittime del terrorismo e della criminalita' organizzata, le vittime del dovere. Dalla stessa sono invece escluse le famiglie dei due militari caduti a Castelmaggiore, nel 1988: tutti sono stati uccisi dalla banda della Uno bianca, ma la legge copre gli episodi dal primo gennaio 1990. Quei ragazzi non stavano facendo tutti il loro dovere?".29 luglio 2004 - APPROVATA DEFINITIVAMENTE LEGGE PER VITTIME TERRORISMO
ANSA:
TERRORISMO: SI' DEFINITIVO A LEGGE RISARCIMENTO VITTIME
APPROVATO ANCHE ODG SU USTICA, DECIDERA' IL GOVERNO
Via libera definitivo, della commissione Affari costituzionali del Senato, alla legge sul risarcimento delle vittime del terrorismo.
La commissione ha approvato all'unanimita' il disegno di legge che aveva avuto due giorni fa il primo via libera dalla Camera. Con la legge verranno risarcite le vittime e i familiari degli attacchi terroristici compiuti a partire dal 1961. Saranno comprese anche le azioni terroristiche compiute all'estero, e quindi il risarcimento sara' dovuto anche ai familiari delle vittime di Nassiriya. Per quanto riguarda invece Ustica, e' stato approvato un ordine del giorno che rimette al governo la decisione: l'Esecutivo dovra' valutare, in base ai risultati ai quali e' giunta la magistratura, se anche nel caso del Dc9 esploso in volo si puo' parlare di una chiara matrice terroristica.TERRORISMO: VITALI, BENE LEGGE MA ABOLIAMO SEGRETO DI STATO
ODG PER ESTENDERE NORME A VITTIME USTICA E UNO BIANCA
E' un fatto "estremamente significativo" che la commissione Affari Costituzionali del Senato, a pochi giorni dalla ricorrenza della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, abbia "approvato unanimemente e definitivamente in sede legislativa la legge che prevede benefici in favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice". Walter Vitali, senatore dei Ds, ricorda che in sede di votazioni sono stati ordini del giorno, sia alla Camera che al Senato, "con i quali si impegna il Governo ad operare affinche' tali benefici si applichino anche alle vittime della strage di Ustica e della banda della Uno Bianca".
"Condivido - aggiunge Vitali - la protesta della Associazione dei familiari del 2 agosto per il recente provvedimento di liberta' condizionale per Valerio Fioravanti. Rispondendo ad una mia interrogazione, il ministero ha reso note le motivazioni del giudice di sorveglianza di Roma ed era del tutto evidente l'assenza del 'sicuro ravvedimento' previsto dalla legge per concedere tale beneficio".
"Credo - dice Vitali - debba essere ripresa e sviluppata con la massima forza la battaglia per l'abolizione del segreto di Stato per i reati di strage. In Senato lo scorso anno cio' non fu possibile e la materia fu rinviata ad un esame piu' approfondito da parte della Camera. Ora che il governo pare intenzionato a riprendere l'iter del provvedimento di riforma dei Servizi di informazione e sicurezza, nel cui contesto e' collocato il tema, vi sono le condizioni per sollecitare di nuovo una profonda modifica della normativa vigente".3 agosto 2004 - STRAGI: CENTO,DOVE SONO FINITI VAGONI ITALICUS E 904?
ANSA:
STRAGI BOLOGNA: CENTO,DOVE SONO FINITI VAGONI ITALICUS E 904?
INTERROGAZIONE DOPO ALLARME DEL RESTO DEL CARLINO BOLOGNA
"Che fine hanno fatto le carrozze dell'Italicus e del rapido 904, dilaniate dalle bombe del 74' e dell'84, dopo l'abbattimento del deposito dove venivano custodite?". Lo chiede il deputato Verde Paolo Cento, vicepresidente della Commissione Giustizia della Camera, in una interrogazione ai ministri dei Trasporti e della Giustizia.
Cento sollecita anche la realizzazione all' interno della stazione di Bologna di un museo dove collocare i resti di quei terribili attentati, in ricordo delle vittime di quelle stragi.
"Dopo l'allarme lanciato dal Resto del Carlino - spiega Cento - il governo chiarisca una volta per tutte che fine hanno fatto i resti dell'Italicus e del 904, se sono sotto sequestro giudiziario o se sono state distrutte, come si dice. L'officina della stazione che ospitava i vagoni fatti a pezzi dalle bombe non c'e' piu' e di quei resti non c'e' piu' traccia, si parla addirittura della loro demolizione".
"Questi pezzi di carrozze - continua Cento - sono la testimonianza visiva di una delle pagine piu' tragiche della nostra storia e pensare che siano stati distrutti e' inaccettabile per tutti i cittadini italiani, e in particolare per i parenti delle vittime e per chi da quelle esplosioni e' uscito vivo".
"Per questo - conclude il parlamentare - e' importante verificare che non siano state distrutte, provvedendo immediatamente alla loro conservazione e custodia e in un museo appositamente allestito".
Nelle pagine bolognesi del Resto del Carlino, nell'ambito del servizio sulle celebrazioni di ieri del 24/o anniversario della strage alla stazione della citta', un servizio chiede appunto dove siano finite le carrozze dell'Italicus e del rapido 904. "Fino a qualche anno fa erano 'parcheggiate' - e custodite - in una officina dietro la stazione" scrive la giornalista. "Quelle carrozze si vedevano, passando in treno, la' sotto la tettoia oltre il quindicesimo binario - ricorda - Ma l' officina qualche anno fa e' stata abbattuta. E le vetture? La domanda, girata a Trenitalia, non puo' avere una risposta ufficiale. Nel senso che non e' cosi' semplice ritrovare la traccia di quel materiale. Potrebbero essere state demolite. Il ragionamento e': non erano piu' sotto sequestro giudiziario, nessuno le ha reclamate, ergo...".3 agosto 2004 - STRAGI: CAPEZZONE, SI APRANO ARCHIVI PCI A STORICI E STAMPA
ANSA:
STRAGI: CAPEZZONE, SI APRANO ARCHIVI PCI A STORICI E STAMPA
"Il Pci trovi l'onesta' intellettuale di ridiscutere il capitolo delle stragi e apra i propri archivi a storici e giornalisti": Daniele Capezzone, segretario dei Radicali italiani, intervistato da "L'Opinione", sottolinea che "sui misteri d'Italia, Cossiga ha parlato, Pecchioli no".
"Confesso - afferma - che ho trovato significativa la risposta di Cossiga a Cofferati e anche io considero le parole da lui pronunziate a suo tempo su Marco Biagi come qualcosa che contribui' a creare un certo clima su cui ancora oggi dobbiamo riflettere, ma sulle stragi e i misteri d'Italia e' ora che si abbandoni la chiave di lettura che vede come registi gli americani, come complici i servizi deviati e la massoneria e come manovalanza i soliti utili idioti dei fascisti".
"In questi anni l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga con un'onesta' intellettuale che gli va riconosciuta ha detto e fatto molto per infrangere il silenzio su quel periodo, Pecchioli invece non ha mai detto una parola ne' parlano oggi i protagonisti del Pci di quegli anni. Visto che ora purtroppo Pecchioli non c'e' piu"".13 agosto 2004 - I RESTI DELL'ITALICUS VENDUTI COME FERRO VECCHIO
"Il Resto del Carlino"
IL RACCONTO DI UN CAPOSTAZIONE
"I resti dell'Italicus venduti come ferro vecchio"
Della strage dell'Italicus resta solo la memoria, il resto, come i rottami dell'Espresso, sono stati 'buttati via'.
* LA TRAGEDIA Era il 4 agosto del '74.Era notte, era passata da poco l'una e venti.La carrozza cinque dell'Italicus fu dilaniata da una bomba che fece dodici morti e quarantasette feriti
* LA TESTIMONIANZA "La carrozza dell'Espresso per il Brennero' E' stata fatta a pezzi e venduta come ferro vecchio. Il monumento di Walter Veronesi, lo scultore ferroviere, è fatto con un pezzo del vagone"
BOLOGNA, 13Abbiamo 'buttato via' anche l'Italicus. Come i
resti del 904, demoliti una decina di anni fa. "La carrozza dell'Espresso per il Brennero' E' stata fatta a pezzi e venduta come ferro vecchio. Era parcheggiata nella stazione di San Benedetto Val di Sambro. Ricordo che arrivò una ditta di Napoli, per fare il lavoro.
Però qualcosa resta. Il monumento di Walter Veronesi, lo scultore ferroviere, è fatto con un pezzo del vagone. Io avevo conservato una pedanina del treno. L'avevo sistemata davanti alla porta dell'ufficio. Chissà se esiste ancora... Ero in servizio la notte del 4 agosto '74 e anche dieci anni dopo, per la strage di Natale. Troppi brutti ricordi... Però certo, questa storia delle carrozze demolite suona male. Insomma, uno va al museo e vede le locomotive a vapore...".
Quello che per ora non si trova nelle carte di Trenitalia, bisogna recuperarlo dalla memoria di chi c'era. Come il pensionato, all'epoca capostazione, che chiede di rimanere anonimo perché, dice, "da anni la rievocazione delle stragi mi pare diventata una faccenda tutta politica. Una cosa fredda, alla fine. Per questo non partecipo più alle cerimonie". Resta la memoria: intatta. La memoria di una strage che, dopo trent'anni, non ha né esecutori né mandanti. E proprio di recente, proprio ora, si è venuto a sapere che su quel treno doveva viaggiare anche Aldo Moro. L'ha raccontato la figlia, Maria Fida. Ha detto che suo padre salì a Roma sull'Espresso per il Brennero. Ma poi un collaboratore lo fece scendere perché doveva firmare delle carte.
Dunque hanno rottamato anche la vettura cinque dell'Italicus. La carrozza dilaniata dalla bomba che fece dodici morti e quarantasette feriti. Era notte, era passata da poco l'una e venti. Era il 4 agosto del '74. Poteva essere una strage devastante. Più devastante di quel che è stata.
Perché l'ordigno esplose con un minimo ritardo che salvò probabilmente decine di vite. Saltò in aria, il treno, quando stava per uscire dalla galleria di valico, quella che non finisce più: diciotto chilometri, una montagna. E i poliziotti, da San Benedetto, guardarono e videro il tunnel illuminarsi a giorno, sentirono la montagna tremare. Poi solo un rumore assordante. Poi il silenzio.
Le fotografie della carrozza sventrata raccontano la potenza micidiale dell'ordigno.Ci sono mani che si protendono dai finestrini squarciati, proprio come nel monumento dello scultore ferroviere. Ci sono i corpi stesi sotto lenzuoli bianchi, allineati, come fosse un assurdo nastro del dolore. Corpi 'vegliati' da una fila di soccorritori: vigili del fuoco, soldati, ferrovieri, poliziotti. I volti lividi, incapaci di capire.
di Rita BartolomeiSTRAGI BOLOGNA: VAGONI ITALICUS ROTTAMATI; COFFERATI,UN ERRORE
CONFERMA PREOCCUPANTE MANCANZA DI SENSIBILITA'
"E' un errore, che conferma una mancanza preoccupante di sensibilita"". Lo ha detto il sindaco di Bologna Sergio Cofferati, interpellato dai cronisti sulla sparizione dei resti di due treni simbolo delle stragi che hanno colpito il capoluogo emiliano, il rapido 904 (23 dicembre 1984) e l' Italicus (4 agosto 1974).
Come hanno messo in evidenza vari servizi sulle pagine locali de 'Il Resto del Carlino', i resti del 904 furono demoliti una decina di anni fa e anche la carrozza dell' Italicus, per molto tempo parcheggiata nella stazione di San Benedetto Val di Sambro, e' stata rottamata. Sulla vicenda e' intervenuto recentemente anche il deputato dei Verdi Paolo Cento, che ha chiesto chiarimenti al governo. "Fa una certa impressione. Quella carrozze erano un simbolo. Era bene conservarle", ha commentato, sulla stampa, la senatrice Ds Daria Bonfietti, presidente dell' associazione Vittime di Ustica. E un ex capostazione in servizio ai tempi delle stragi, interpellato dal quotidiano bolognese: "Questa storia delle carrozze demolite suona male. Insomma, uno va al museo e vede le locomotive a vapore...".20 agosto 2004 - FALLITO SABOTAGGIO SU LINEA BOLOGNA-FIRENZE A FERRAGOSTO
ANSA:
FALLITO SABOTAGGIO SU LINEA BOLOGNA-FIRENZE A FERRAGOSTO
SI PUNTAVA A PARALISI TRAFFICO FERROVIARIO
Mirava alla paralisi del traffico ferroviario nel giorno di Ferragosto il tentativo, fallito, di sabotaggio della linea elettrica che alimenta la tratta appenninica Bologna-Firenze, la stessa degli attentati all'Italicus e al Rapido 904.
L'azione fallita e' stata rivendicata da un volantino anarco-insurrezionalista trovato vicino al luogo del tentato sabotaggio, all'uscita della galleria di Grizzana Morandi sul versante bolognese. Nel volantino si farebbe riferimento agli anarco-insurrezionalisti arrestati tra cui quelli per gli attentati di Roma e Viterbo. Sul fatto indagano la Digos e la Procura di Bologna, che ha aperto un fascicolo per attentato ferroviario.
Il tentativo era stato messo in atto con una sorta di gancio buttato sui cavi elettrici nella linea ferroviaria. Al passaggio del primo convoglio, nelle intenzioni dei sabotatori, il gancio avrebbe dovuto essere trascinato dal pantografo (il sistema che collega il locomotore alla linea elettrica) tranciando i cavi stessi e bloccando la circolazione. Una tecnica descritta anche nei manuali anarco-inserruzionalisti (uno si intitola "1000 modi per sabotare questo mondo") in cui si caldeggia la possibilita' di piccoli, ma diffusi atti di sabotaggio delle linee ferroviarie.
Il macchinista che era alla guida del primo treno in passaggio, pero', si e' accorto che qualcosa non andava. Sono cominciati i controlli e la linea e' rimasta bloccata su un binario, quello dove era stato visto il gancio, per circa un'ora. Poi il gancio e' stato tolto e la circolazione e' ripresa.
Inizialmente l'ipotesi avanzata e' stata quella di una bravata o di uno scherzo di cattivo gusto. Poi quando e' intervenuta anche la Digos e' stato trovato il volantino e allora e' stato chiaro che si era trattato di un tentativo, fallito, di sabotaggio anarco-insurrezionalista. Non si sa quale conseguenze avrebbe potuto produrre il sabotaggio se si fosse concretizzato. I moderni Eurostar sono come sigillati e sicuramente su convogli fermi, magari in galleria o sotto il sole, ci sarebbero stati gravi disagi per i viaggiatori del giorno di Ferragosto.FALLITO SABOTAGGIO: VOLEVANO SPEZZARE L'ITALIA IN DUE
PRONTEZZA DI UN MACCHINISTA HA EVITATO IL BLOCCO A FERRAGOSTO
Volevano paralizzare il traffico ferroviario tagliando in due l'Italia nel giorno simbolo dell'estate, Ferragosto, con una allerta terrorismo islamico in atto, su una linea - la Bologna-Firenze - che ricorda le stragi sui treni, quelle dell'Italicus e del rapido 904. A sventare il sabotaggio, che mirava a far cadere la linea elettrica che alimenta la tratta, la vista e la prontezza di un macchinista che si e' reso conto che qualcosa non andava. La firma e' quella anarcoinsurrezionalista.
L'azione fallita e' stata infatti rivendicata con un pacco di volantini trovati vicino al luogo del tentato sabotaggio, all'uscita della galleria Pian di Setta di Grizzana Morandi sul versante bolognese. Nel volantino si farebbe riferimento agli anarco-insurrezionalisti arrestati, tra cui quelli per gli attentati di Roma e Viterbo.
La Procura di Bologna, che coordina il lavoro della Digos, ha aperto una inchiesta per attentato ferroviario. La notizia del sabotaggio e' trapelata solo oggi e cosi' nei giorni da Ferragosto ad oggi gli investigatori hanno fatto, senza clamore, una serie di perquisizioni.
"C'e' una indagine in corso - si e' limitato da ammettere il Procuratore aggiunto Luigi Persico, che si occupa dei primi passi dell'inchiesta - la Digos (le indagini sono state affidate alle diverse competenti divisioni Digos) si e' attivata immediatamente, e doverosamente sta facendo accertamenti. La Procura di Bologna si coordina doverosamente con altre procure (sarebbero quelle di Firenze e Roma, visto che nei volantini si fa riferimento a persone arrestate a Roma e in Toscana, ndr). Io sono in contatto con il Procuratore capo Enrico Di Nicola. Per fortuna l'episodio non ha avuto conseguenze dolorose, grazie anche all'attenzione del personale addetto alla guida dei convogli. Non e' successo quello che si proponevano gli autori del gesto, anche se la circolazione e' rimasta ferma circa un'ora. Certo non si puo' ammettere che qualcuno metta a segno un sabotaggio su una linea ferroviaria su cui transitano tanti treni e persone di ogni eta', che potevano rimanere bloccate sotto il sole di Ferragosto o dentro una galleria".
Il tentativo era stato messo in atto, presumibilmente un po' prima delle 10 del giorno di Ferragosto, con due ganci calati sui cavi dell'energia elettrica. Quasi sicuramente gli attrezzi sono stati fatti scendere da un camminamento che c'e' sopra l'uscita della galleria.
La linea ferroviaria e' composta dai cavi dell'energia e da quelli di sostegno che sono collegati tra di loro dai cosiddetti piedini, cavi perpendicolari al terreno. Al passaggio del primo convoglio, nelle intenzioni dei sabotatori, il gancio avrebbe dovuto essere trascinato dal pantografo (il sistema che collega il locomotore alla linea elettrica), e con il trascinamento dovevano saltare i piedini, in modo da far crollare e spezzare il cavo dell'energia. L' effetto sarebbe stato il blocco della circolazione. E' una tecnica descritta anche nei manuali anarco-inserruzionalisti, in particolare in quello intitolato "Ad ognuno il suo (parafrasando, tra l'altro, il libro di Sciascia 'A ciascuno il suo') - 1000 modi per sabotare questo mondo". Nel manuale, che sarebbe reperibile anche su internet, si caldeggia la possibilita' di piccoli, ma diffusi atti di sabotaggio delle linee ferroviarie.
Il macchinista che era alla guida del primo treno in passaggio, pero', si e' accorto che qualcosa non andava. Erano circa le 10, sono cominciati i controlli e la linea e' rimasta bloccata su un binario, quello dove era stato visto il gancio (l'altro gancio, che e' risultato tranciato, forse non si era agganciato ed era caduto a terra) per piu' di un'ora. Poi la circolazione e' ripresa. E i ganci sono risultati di fattura artigianale, ma raffinata.
Inizialmente l'ipotesi avanzata e' stata quella di una bravata o di uno scherzo di cattivo gusto. Poi quando e' intervenuta anche la Digos poco distante e' stato trovato il pacco dei volantini: allora e' stato definitivamente chiaro che si era trattato di un tentativo, fallito, di sabotaggio anarcoinsurrezionalista. Gli investigatori cercano anche di capire se ci sono stati casi simili in passato e che, magari, non sono stati interpretati come sabotaggio.
Non si sa quali conseguenze avrebbe potuto produrre il sabotaggio se si fosse concretizzato. Sicuramente sui convogli fermi ci sarebbero stati gravi disagi per i viaggiatori del giorno di Ferragosto.21 agosto 2004 - SABOTAGGIO FALLITO: LA RIVENDICAZIONE VICINO A GALLERIA
ANSA:
SABOTAGGIO FALLITO: LA RIVENDICAZIONE VICINO A GALLERIA
NESSUNA SIGLA, MA SOLIDARIETA' AD ANARCHICI 'COLPITI DA TEOREMI'
Una rivendicazione senza sigle ma che esprime solidarieta' ai "compagni di Roma, Viterbo, Cagliari e Pisa" e "a tutti gli anarchici colpiti dai teoremi di magistrati in cerca di successo". E' la 'firma' lasciata vicina alla galleria di Pian di Setta a Grizzana Morandi dagli autori del fallito tentativo di sabotaggio alla linea ferroviaria Bologna-Firenze.
Diverse copie del volantino erano state abbandonate nelle vicinanze della galleria, che si trova ad alcune centinaia di metri dalla stazione di Grizzana Morandi. Un testo semplice, scritto con un computer, e stampato su un fogli bianchi.
La rivendicazione, a quanto si e' appreso, inizia con una introduzione: "Controlli, perquisizioni, pedinamenti, intercettazioni, microspie in casa e perfino in camera da letto, e infine arresti preventivi senza nemmeno un briciolo di prova...". "Questo e' il terrorismo di Stato a cui sono sottoposti quelli che non si adeguano al rassegnato pensiero dominante - continua il testo -. La vostra repressione non ferma la nostra sete di liberta'. Solidarieta' a tutti gli anarchici colpiti dai teoremi di magistrati in cerca di successo. Solidarieta' ai compagni di Roma, Viterbo, Cagliari e Pisa.
Liberi tutti".SABOTAGGIO FALLITO: UN 'FABBRO' HA FORGIATO I GANCI
NESSUNA SIGLA SU RIVENDICAZIONE TROVATA DOPO 2 GIORNI DA DIGOS
(di Giorgia Bentivogli).
Il fallito sabotaggio di ferragosto sulla linea ferroviaria Bologna-Firenze non e' stato firmato da un 'fuochista' ma da un 'fabbro'. La rivendicazione trovata martedi' dalla Digos non ha nessuna sigla, nemmeno quella di un gruppo anarcoinsurrezionalista attivo a Bologna, la Cooperativa artigiana fuochi ed affini. Ma i due ganci usati per il sabotaggio sono stati forgiati, non comperati. E lo ha fatto una mano esperta: quella, appunto, di un 'fabbro'.
Quegli uncini non si trovano in commercio, ma sono stati fabbricati dalla mano di qualcuno che deve aver avuto a disposizione macchinari per forgiare i metalli. Un tondino (forse di acciaio) e' stato piegato con tecnica definita "raffinata" dagli investigatori, fino a fargli assumere la forma di un doppio uncino: una sorta di 'U' rovesciata, con le punte a loro volta piegate in avanti. Un moschettone impediva che il manufatto, tinto di nero per non farlo luccicare, cadesse accidentalmente. La curva della 'U' si sarebbe dovuta appoggiare ai cavi della linea elettrica, mentre i due uncini avrebbero agganciato il pantografo del treno. Il trascinamento conseguente avrebbe causato la caduta della linea elettrica.
La procura ha disposto una consulenza tecnico-metallurgica sui ganci. Una consulenza che finira' nel fascicolo che il procuratore aggiunto Luigi Persico sta preparando per Paolo Giovagnoli, il pm titolare dell'inchiesta, ora in ferie. Giovagnoli, che fa parte del pool antiterrorismo della procura bolognese, e', tra l' altro, anche titolare dell'indagine sull'omicidio di Marco Biagi. L'inchiesta e' per attentato alla sicurezza dei trasporti con l'aggravante della finalita' di eversione.
Nella mattina in Procura c'e' stato un vertice con gli con la Digos per fare il punto sulle indagini. Gli investigatori dovranno accertare l'esatta dinamica del ritrovamento e quanti treni sono passati quella mattina sulla linea. Saranno controllati i traffici sulle celle telefoniche attive nella zona e quello attraverso per i caselli della A1.
La Digos sta anche studiando con attenzione i volantini di rivendicazione trovati nella zona di sabotaggio. Un volantino senza firma, che esprime solidarieta' ai "compagni di Roma, Viterbo, Cagliari e Pisa" e "a tutti gli anarchici colpiti dai teoremi di magistrati in cerca di successo'. Diverse copie della rivendicazione erano state lasciate dai sabotatori nelle vicinanze della galleria e sono state trovate due giorni dopo il fallito attentato dalla Digos di Bologna. Al cui personale oggi e' arrivato il plauso del procuratore aggiunto Luigi Persico. "La Procura ha molto apprezzato - ha detto - il fatto che la Digos di Bologna, appena ricevuta la segnalazione, ne ha colto il significato inequivocabile, attivandosi di conseguenza: quello di un caso di attuazione dei metodi del manuale di sabotaggio".
La segnalazione della Polfer della scoperta del tentativo di sabotaggio, fatta nel giorno di Ferragosto, e' arrivata (si e' saputo da ambienti investigativi) a Procura e Questura il 17 agosto. Un investigatore della Digos (leggendo in quella informativa la descrizione del marchingegno) ha riconosciuto un metodo di sabotaggio descritto nel manuale "Ad ognuno il suo - 1000 modi per sabotare questo mondo" usato dagli anarcoinsurrezionalisti. Il questore Marcello Fulvi ha avvisato la Procura, e la Digos e' partita per Grizzana Morandi, dove, perlustrando la zona vicina alla galleria ha trovato i volantini di rivendicazione lasciati li' dai sabotatori.
Gli inquirenti sono convinti che gli uncini siano stati piazzati nella mattina di Ferragosto, dato che nella notte l'operazione di 'aggancio' sarebbe stata difficoltosa e avrebbe richiesto l'illuminazione di torce, impensabile durante una azione di sabotaggio."La Repubblica"
Bologna-Firenze, attentato sventato
A Ferragosto un sabotaggio ai cavi elettrici della linea ferroviaria
Due ganci "volanti" calati da una galleria in modo che i convogli in
transito "strappassero" i fili
L´azione rivendicata con un volantino dagli anarco-insurrezionalisti; a dare
l´allarme i macchinisti di un Eurostar
Se l´attacco fosse andato in porto avrebbe provocato il caos nel traffico
ferroviario di mezza Italia
LUIGI SPEZIA
BOLOGNA - Un sabotaggio sulla linea Direttissima Bologna-Firenze. La mattina di Ferragosto, i treni di mezza Italia potevano essere bloccati. Sarebbe stato il caos. Nel giorno in cui si temeva un´azione del terrorismo islamico, si sono rifatti vivi gli anarco-insurrezionalisti, che si proponevano di paralizzare il sistema ferroviario. Per la prima volta hanno preparato un attentato ai treni, rivendicato con un volantino contro "la repressione che non ferma la nostra sete di libertà" e di solidarietà "ai compagni di Roma, Viterbo, Cagliari e Pisa, colpiti dai teoremi di magistrati in cerca di successo". Un sabotaggio fallito. Uno o due treni potrebbero essere transitati senza far scattare la "trappola" che ha fatto cilecca. "Per fortuna l´episodio non ha avuto conseguenze dolorose, grazie all´attenzione del personale di macchina dei treni", ha dichiarato il procuratore aggiunto di Bologna Luigi Persico. "Non è ammissibile che qualcuno possa fare azioni di sabotaggio sulle linee ferroviarie", ha aggiunto il procuratore, già pm per le stragi dell´Italicus e della stazione di Bologna.
L´attentato, che si teme possa preludere ad una nuova "campagna" degli anarchici come fu quella dei libri-bomba contro l´Unione Europea dell´inverno scorso, è avvenuto all´uscita della galleria "Pian di Setta", tra le stazioni di San Benedetto Val di Sambro e Grizzana, sull´Appennino bolognese. Un sistema artigianale e ingegnoso per "strappare" il sostegno del cavo elettrico a 3000 volt che alimenta i treni e bloccare tutto. Qualcuno, dal viottolo sopra la galleria, ha calato con una corda da pacchi due ganci realizzati con tondini di ferro e li ha sistemati sul filo di acciaio che sostiene il cavo elettrico. I ganci pendevano in modo da essere agganciati dalla barra del pantografo di un treno, che li avrebbe trascinati facendo precipitare la linea elettrica. Un sistema descritto in un manuale che si trova addirittura su Internet: "Ad ognuno il suo. Mille modi per sabotare questo mondo".
Ad accorgersi dell´anomalia sulla linea sono stati i macchinisti dell´Eurostar 9301 Milano-Roma, arrivati alle 9,59 della mattina di Ferragosto all´imbocco della galleria prescelta dagli anarchici. Hanno visto una corda penzolare dalla linea aerea sull´altro binario e hanno dato l´allarme alla centrale di Rete Ferroviaria Italiana a Bologna. È stato allertato l´Intercity Firenze-Bologna che stava arrivando a San Benedetto. "Ci hanno fatto cambiare binario e chiesto di confermare l´anomalia", racconta uno dei macchinisti dell´Intercity. "Abbiamo ridotto la velocità e proiettato il faro contro la linea elettrica in un tratto che è quasi tutto in galleria. Dopo pochi chilometri abbiamo visto quella cosa. Sembrava un filo di aquilone posato sul cavo".
C´era qualcosa di più. La squadra tecnica delle Fs ha rinvenuto il marchingegno composto da due ganci, ciascuno dotato di due uncini, simili a quelli per la caccia ai polipi, uno ancora appeso in alto, l´altro spezzato sul binario. C´era una matassa di corda, servita per calare i ganci dalla galleria. Il fatto che uno dei due ganci fosse spezzato, potrebbe essere indizio che dei convogli diretti a nord abbia rovinato il congegno (anche la corda era rotta e sporca di morchia) invece di metterlo in azione. In effetti, due treni diretti a Milano erano passati da pochi minuti. Ma i macchinisti non si sono accorti di nulla.
Il procuratore Persico ha nominato un consulente tecnico per capirci qualcosa di più, mentre la Digos ha iniziato a sondare gli ambienti dell´anarchia insurrezionalista dopo aver scoperto i volantini in un cespuglio vicino alla galleria. La rivendicazione non è firmata, come quelle della "Cooperativa artigiana fuoco e affini" per la pentola a pressione vicino alla Questura di tre anni fa, quelle esplose a dicembre sotto casa di Romano Prodi a Bologna, i pacchi bomba spediti al presidente della Commissione europea e a una serie di funzionari Ue. Ai macchinisti che hanno scoperto il sabotaggio è giunto un elogio da Roberto Renon, amministratore delegato di Trenitalia: "L´episodio è un´ulteriore conferma della competenza e della professionalità del personale di Trenitalia".Tentato sabotaggio anarcoinsurrezionalista alla linea elettrica della ferrovia Firenze-Bologna
Un attentato a Ferragosto
Volevano paralizzare il traffico ferroviario tagliando in due l´Italia nel giorno simbolo dell´estate, Ferragosto, con una allerta terrorismo islamico in atto, su una linea - la Bologna-Firenze - che ricorda le stragi sui treni, quelle dell´Italicus e del rapido 904. A sventare il sabotaggio, che attraverso l´uso di un gancio mirava a far cadere la linea elettrica che alimenta la tratta, sono stati la vista e la prontezza di un macchinista che si è reso conto che qualcosa non andava. La firma dell´attentato è quella anarcoinsurrezionalista. L´azione fallita è stata infatti rivendicata con un pacco di volantini vicino al luogo del tentato sabotaggio, all´uscita della galleria Pian di Setta di Grizzana Morandi sul versante bolognese.GLI ANNI DEL TERRORE
IL RACCONTO
La stazione di Grizzana Morandi, nei pressi della galleria Pian di Setta, è disabitata e deserta da quando è stato deciso di renderla automatizzata Dall´Italicus all´eccidio di Natale le cicatrici sulla ferrovia del dolore Ogni giorno da qui partono diciassette treni per Bologna e altrettanti per Prato
Il 4 agosto di 30 anni fa il primo attentato all´espresso Roma-Brennero
Il tentativo di sabotaggio mirava ancora a colpire un tratto falcidiato negli anni dalle bombe del terrorismo nero
JENNER MELETTI
E´ cambiato tutto, sulla ferrovia delle stragi e del dolore. Nella notte del 4 agosto di trent´anni fa scoppiò la bomba sul treno Italicus, l´espresso Roma - Brennero. Dodici morti e cinquanta feriti. Il 23 dicembre di vent´anni fa un´altra bomba spezzò il rapido 904, il Napoli - Milano. Quindici morti e 267 feriti. I primi soccorsi partirono dalle stazioni di San Benedetto Val di Sambro e da altre piccole stazioni come questa di Grizzana. Stazioni vive, allora, con il capostazione che dormiva nell´appartamento sopra la biglietteria e la sala d´attesa. Oggi non sarebbe possibile nessun primo soccorso perché Grizzana è una stazione "telecomandata". Entrarci dentro, in questa mattina d´estate, fa quasi paura. Tutto vuoto, tutto silenzioso. Un cartello su una porta annuncia una "Sala attesa aperta". Ci sono due panche e qualche ragnatela. Sui muri promesse d´amore e di prestazioni sessuali, firmate anche da giovani pendolari tunisini. Ogni giorno, da qui, partono 17 treni per Bologna e altri 17 per Prato o Firenze. Sul primo marciapiede la macchina che dovrebbe dare i biglietti è "Fuori servizio". Un altro cartello annuncia che è possibile acquistare i biglietti al bar Dlf, il dopo lavoro ferroviario, ma il locale è chiuso, sembra da molto tempo. Il primo treno per Bologna parte alle 5,34, quando è buio. L´ultimo alle 23,26. Accanto al bar chiuso ci sono anche cinque vagoni all´amianto, sotto sequestro da chissà quanto tempo. Fa quasi paura anche la voce che all´improvviso gracchia nell´altoparlante, comandato da Bologna. "E´ in arrivo il treno regionale per Prato". Scendono cinque donne e due sono nigeriane, che si avviano a piedi. Le altre tre aspettano una corriera per il centro di Grizzana, che è a quattro chilometri. Due mondi lontani si incontrano e restano divisi: davanti a chi aspetta la corriera come 50 anni fa sfrecciano gli Eurostar diretti a Milano o nella Capitale. "Sala relè" e "Ufficio movimento" sono sbarrati. Ma c´è una porta aperta, in fondo alla stazione. "Siamo rimasti solo noi, ci occupiamo di manutenzione". Sul muro una maglietta nera, con la scritta. "Se un uomo non rischia per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui". "Ogni stazione ha un gruppo diverso: noi facciamo la manutenzione della linea aerea". Sono stati loro a intervenire, quando corde e ganci sono stati visti all´ingresso della galleria. "Subito abbiamo pensato a uno scherzo. Questa corda che penzolava, che avrebbe potuto fare?". "Il gancio, afferrato dal pantografo, avrebbe potuto però spaccare la linea aerea". "Lo ripeto: all´inizio pensavamo ad uno scherzo. Succedono tante cose, su una ferrovia. A Vergato, ad esempio, ci sono ragazzini che spaccano i lampioni. Ma sono "terroristi" che vengono messi a posto con due sculaccioni, quando le loro mamme vengono informate della bravata". "Certo, se fosse caduta la linea elettrica, qui si sarebbe bloccato tutto. Avremmo avuto decine di treni fermi a Ferragosto, qui sotto il sole che spacca o nel buio della galleria".
A togliere ogni dubbio, il volantino trovato accanto alla galleria. "La vostra repressione non ferma la nostra sete di libertà". Ma gli anarco-insurrezionalisti non si sono accorti di avere toccato un nervo scoperto, la strada ferrata del terrorismo nero e delle stragi più infami. E´ un´ignoranza che non può essere perdonata. Nella stessa stazione - fantasma di Grizzana c´è ancora un manifesto che ricorda la strage del 2 agosto 1980, con i nomi delle 85 vittime scritti in ordine di età. La prima è Angela Fresu, tre anni, uccisa assieme a sua mamma. Poi ci sono Luca Mauri di 6 anni, Sonia Burri di 7, Kai Mader di 8. Alla fine di un elenco che riempirebbe un cimitero di paese ci sono Maria Idria Avati di 80 anni e Antonio Montanari di 86. Due giorni dopo il 2 agosto, ogni anno, un treno parte dalla stazione di Bologna per portare a San Benedetto Val di Sambro coloro che vogliono ricordare l´Italicus. Un altro convoglio, due giorni prima di ogni Natale, percorre la Direttissima e si ferma a metà: il locomotore fischia e dai finestrini vengono gettati fiori sulla massicciata. Ci sono genitori che ricordano i figli e figli che piangono i genitori. Ecco, questa è la ferrovia che qualcuno, nel giorno di Ferragosto, ha cercato di sabotare in segno di " solidarietà a tutti gli anarchici colpiti dai teoremi di magistrati in cerca di successo". Una ferrovia sulla quale - lo disse il papa Giovanni Paolo II - "è stato versato il sangue di Abele". Davvero il posto più sbagliato per protestare contro "il terrorismo di Stato".24 novembre 2004 - STRAGE RAPIDO 904: ASSOCIAZIONE FAMILIARI, NO A CONFUSIONE
ANSA:
STRAGE RAPIDO 904: ASSOCIAZIONE FAMILIARI, NO A CONFUSIONE
'STRANE E INCREDIBILI NOTIZIE DOCUMENTI COMMISSIONE MITROKHIN'
L' Associazione dei familiari delle vittime della strage sul treno rapido 904 ribadisce che e' proprio interesse "la ricerca della verita' ed il conseguimento della giustizia", chiedendo chiarezza su quanto "sta apprendendo, in questi giorni, dalla stampa locale, nazionale e dal web" su "strane e incredibili notizie riferite alla strage del 23 dicembre 1984".
"Queste - sottolinea l'Associazione in una nota - si riferiscono a documenti riservati, in possesso della Commissione parlamentare Mitrokhin, come dichiarato da un parlamentare di Alleanza Nazionale componente della Commissione, secondo i quali la strage sul treno 904 sarebbe da attribuire alla rete terroristica 'Separat' guidata dal 'gruppo Carlos'. Si citano 'relazioni' dei servizi segreti dei paesi dell' ex Patto di Varsavia, come se queste fossero verita' inconfutabili, oro colato, quando invece dovrebbero essere trattate con le dovute cautele, cosa che lo stesso presidente della Commissione si e' affrettato a precisare".
"Noi ci chiediamo - osservano i componenti dell'Associazione
- come sia possibile che, a fronte di anni di indagini, di riscontri processuali, contenuti nelle varie sentenze relative alla strage, che individuano un intricato connubio tra mafia, banda della Magliana legata all' eversione fascista e tentativi di depistaggio, si possano affermare cose del genere con una leggerezza sconcertante, come uno scoop da giornali scandalistici e inconcludenti che mirano a diffondere confusione tra la gente".
"Si dimentica - spiega l'Associazione nel documento firmato dal presidente, Antonio Celardo - che quella strage causo' 16 morti e 269 feriti, che questi ultimi e i familiari delle vittime si costituirono parte civile nei vari processi e che vi sono state sentenze passate in giudicato. Allora esercitammo il nostro diritto-dovere di costituirci parte civile nei vari processi, riponendo fiducia nella giustizia, oggi diciamo che se vi sono elementi tali, e non gli scoop, da indurre la magistratura a riaprire il processo non saremo certamente noi familiari delle vittime e feriti ad opporci, perche' cio' che caratterizza e contraddistingue la nostra Associazione e' la ricerca della verita' e il conseguimento della giustizia".25 novembre 2004 - STRAGE RAPIDO 904: FRAGALA', CONDIVIDO ANSIA PER VERITA'
ANSA:
STRAGE RAPIDO 904: FRAGALA', CONDIVIDO ANSIA PER VERITA'
CAPOGRUPPO AN IN MITROKHIN REPLICA A FAMILIARI VITTIME
"Condivido pienamente l'ansia di verita' e giustizia dei familiari delle vittime della strage del treno 904 verso cui ho espresso ed esprimo il massimo della solidarieta' e del sostegno. E proprio per questo ritengo di apprezzare particolarmente le nobili parole del presidente dell'associazione Antonio Celardo". E' quanto afferma Enzo Fragala', capogruppo di An in commissione Mitrokhin, dopo che ieri l'associazione dei familiari delle vittime della strage aveva criticato le affermazioni del deputato che ha parlato piu' volte di un coinvolgimento, sulla base della documentazione raccolta dalla Stasi, della rete 'Separat', che faceva capo al terrorista internazionale Carlos nella strage del rapido. Fragala' afferma in particolare che vanno "riscontrati e valorizzati tutti i nuovi elementi di conoscenza sul terrorismo che stanno emergendo prima con la Commissione Stragi e ora con la Mitrokhin. Sono gli stessi elementi grazie ai quali il giudice francese Bruguiere ha condannato il terrorista Carlos all'ergastolo", sottolinea. Tra l'altro l'associazione aveva criticato le affermazioni "fatte con una leggerezza sconcertante, come un scoop da giornali scandalistici e inconcludenti che mirano a diffondere confusione tra la gente". Oggi Fragala' dice: "Per questo, cosi' come gia' ha avuto modo di dichiarare il presidente della Commissione Mitrokhin, Paolo Guzzanti, tutti i nuovi elementi di conoscenza sul terrorismo che ha insanguinato l'Italia e il mondo occidentale per oltre 30 anni, devono essere approfonditi, riscontrati e valorizzati. Infatti sul versante del terrorismo le acquisizioni delle Commissioni parlamentari di inchiesta, prima la Stragi ed oggi la Mitrokhin, hanno consentito di individuare responsabilita' prima inimmaginabili: valga per tutte la individuazione del quarto uomo dell'assassinio di Aldo Moro che la Commissione Stragi individuo' nel terrorista rosso Germano Maccari che poi venne processato e condannato all'ergastolo in uno degli innumerevoli processi Moro".
Anche "per la strage del 904 emergono nuovi spunti di indagine dall'inchiesta giudiziaria del giudice francese Bruguiere che ha disvelato la piu' temibile rete terroristica guidata da Carlos, coordinata e finanziata dai Servizi segreti dell'est comunista. L'inchiesta giudiziaria del giudice istruttore Bruguiere che sta per concludersi ha utilizzato documenti e testimonianze di prima mano dei Servizi segreti dell'est, soprattutto della Stasi che e' l'unico Servizio veramente disciolto perché e' sparito con lui il paese di cui era emanazione, la cosiddetta Repubblica Democratica Tedesca. Orbene se Bruguiere e' riuscito a dimostrare la responsabilita' persino dei Servizi segreti libici nell'abbattimento dell'aereo francese in Ciad, e' indubbio che il materiale raccolto nella sua inchiesta e' meticolosamente filtrato, controllato, riscontrato e trasformato in elementi di prova giudiziaria. Tanto che Carlos e' gia' stato condannato all'ergastolo in maniera definitiva anche sulla base di questi documenti". Credo che "anche in Italia, come e' accaduto per l'accertamento della responsabilita' di Germano Maccari nell'omicidio Moro, le risultanze delle attivita' di inchiesta delle Commissioni parlamentari devono essere non demonizzate ma controllate, riscontrate e concretamente utilizzate per accertare la verita' dei fatti".
Peraltro - conclude - "nel nostro ordinamento processuale e' prevista la revisione delle sentenze quando nuovi elementi di prova consentano di riaprire le indagini e i processi".30 novembre 2004 - CALVI: PIPPO' CALO, SIAMO INNOCENTI
ANSA:
CALVI: PIPPO' CALO, SIAMO INNOCENTI
SENTENZA RAPIDO 904 E' VERGOGNOSA; I PM RIBADISCONO, PROCESSO
"Siamo innocenti. Vincenzo Calcara e' un pentito inaffidabile come sentenziato in alcuni processi". Lo ha detto oggi Pippo Calo', uno degli indagati per la morte del banchiere Roberto Calvi, nel corso di una dichiarazione spontanea fatta durante l'udienza del gup Orlando Villoni per l'esame della richiesta di rinvio a giudizio per omicidio premeditato riguardante l'ex cassiere della mafia, il faccendiere Flavio Carboni, la sua ex compagna Manuela Kleinszig, e il boss della Banda della Magliana Ernesto Diotallevi.
Calo' ha preso la parola quando i pm Maria Monteleone e Luca Tescaroli hanno formalizzato la richiesta di sottoporre gli indagati a processo. Collegato in videoconferenza, l'ex boss mafioso, traendo spunto da un riferimento fatto sulla strage del treno rapido 904, per la quale e' stato condannato all'ergastolo, ha definito la sentenza "vergognosa". Poi, nel ribadire la propria estraneita' sulla morte dell'ex presidente del Banco Ambrosiano, trovato impiccato a Londra sotto il ponte del Frati Neri l'11 giugno 1982, si e' scagliato contro Calcara, il pentito trapanese che, tra l'altro, fece dichiarazioni a Paolo Borsellino consentendogli, tre mesi prima che venisse ucciso nell'attentato di via D'Amelio, di disporre una importante operazione di mafia.
In particolare, Calcara, in un'intervista a un quotidiano, parlo' di una somma di denaro, dieci miliardi di lire, appartenente al boss Francesco Messina Denaro, portata da lui a Roma e consegnata, attraverso il notaio Albano, al cardinale Marcinkus. Calcara aggiunse anche che mentre aspettava in strada sotto lo studio del notaio noto' un uomo calvo e con i baffi, per l'appunto Roberto Calvi, che saliva verso quell'ufficio. Si tratta di dichiarazioni che hanno rafforzato il convincimento degli inquirenti romani secondo il quale i boss siciliani avrebbero riciclato denaro attraverso il notaio, che a sua volta avrebbe fatto arrivare le somme al vescovo e al banchiere Roberto Calvi per riciclarli.
@ scrivi all' almanacco dei "misteri d'Italia"
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