Almanacco dei misteri d' Italia


Gli attentati ai treni
le notizie del 2005
3 gennaio 2005 - SUICIDA IN CARCERE SULMONA DETENUTO PER STRAGE 'RAPIDO 904'
ANSA:
SUICIDA IN CARCERE SULMONA DETENUTO PER STRAGE 'RAPIDO 904'
Si e' suicidato nel carcere di Sulmona, dove si trovava da sei anni per scontare una condanna all'ergastolo, Guido Cercola, braccio destro di Pippo Calo', coinvolto nella strage del Rapido 904 compiuta nel 1984.
L'uomo si sarebbe suicidato con lacci di scarpe. Il cadavere si trova ora nell'obitorio dell'ospedale di Sulmona.
Sessant'anni, romano, Cercola era stato condannato definitivamente all'ergastolo il 24 novembre 1992, otto anni dopo la strage nella quale, il 23 dicembre 1984, morirono 16 persone e ne rimasero ferite altre 267.
La V sezione della Suprema Corte, riconoscendo la matrice "terroristica mafiosa" dell'attentato, confermo' la sentenza della Corte d'assise d'appello di Firenze, che in sede di rinvio e in parziale riforma di quella di primo grado, aveva riconosciuto il 14 marzo 1992 Giuseppe Calo', Guido Cercola, Franco Di Agostino e Friedrich Schaudinn responsabili della strage del treno rapido "904" Napoli-Milano, fatto esplodere nella "galleria degli Appennini".
In base alla sentenza, Guido Cercola aiuto' il presunto cassiere della mafia Pippo Calo' "a vivere a Roma nel piu' completo anonimato, e condusse in prima persona tutte le operazioni relative all'ordinazione, alla costruzione e al pagamento dei congegni fabbricati da Schaudinn" per organizzare l'attentato.
Cercola sarebbe stato trovato in fin di vita questa mattina nella sua cella dagli agenti di polizia penitenziaria che stavano effettuando i controlli di rito. L'uomo sarebbe morto durante il trasporto in ospedale.
Nel supercarcere di Sulmona, il 16 agosto 2004, si suicido' il sindaco di Roccaraso (L'Aquila), Camillo Valentini, arrestato due giorni prima nell'ambito di un'inchiesta su presunte tangenti. Quello di Cercola e' il quarto suicidio di un detenuto a Sulmona, in una struttura considerata "di massima sicurezza" dove, nell'aprile 2003, si uccise anche la direttrice dell'istituto, Armida Miserere, sparandosi un colpo di pistola alla tempia nel suo ufficio.
Pochi mesi dopo si suicido' in cella Diego Aleci, prima killer della "stidda" e poi di Cosa Nostra, condannato all'ergastolo. A giugno dell'anno scorso si impicco' alla grata della cella, con dei lacci di scarpe, Francesco Di Piazza, 58 anni, condannato all'ergastolo e ritenuto componente del clan di Giovanni Brusca.

16 febbraio 2005 - ROGO PRIMAVALLE: FRAGALA', VERITA' SU STRAGI TRENO 904 E STASI
ANSA:
ROGO PRIMAVALLE:FRAGALA', VERITA' SU STRAGI TRENO 904 E STASI
SINISTRA TEME SLAVINA DI CONFESSIONI SU DELITTI ANNI DI PIOMBO
Serve una operazione-verita' anche sulle stragi realizzate da Carlos e dalla Stasi. E' quanto chiede il deputato di An, Enzo Fragala', intervenendo nelle polemiche sulla vicenda del rogo di Primavalle e proponendo la previzione dell' indulto "in cambio di una ricostruzione completa dei fatti".
"La vergognosa marcia indietro effettuata da Achille Lollo nell'intervista a Bruno Vespa durante la puntata di 'porta a Porta' - dice Fragala', che e' capogruppo in commissione Mitrokhin - e' la prova piu' evidente di una forte intimidazione che, dagli ambienti della sinistra italiana, si e' abbattuta su Lollo accusato di essere un traditore per avere cominciato a dire la verita' sulle responsabilita' del rogo di Primavalle e sulla rete di complicita' e protezioni che consenti' ai tre autori della strage prima di inquinare le indagini e fermare e vanificare l'azione giudiziaria e poi di scappare clandestinamente all'estero realizzando l'impunita' completa".
Secondo l'esponente di An, "e' chiaro che c'e' qualcuno - e sono in molti- che in Italia teme l'effetto contagio, cioe' la slavina delle confessioni sui delitti degli anni di piombo fino a scoperchiare o ribaltare verita' processuali di comodo, come quella della strage di Natale sul treno 904: e' bene ricordare che proprio grazie a documenti inediti della Stasi, il servizio segreto tedesco-orientale, raccolti nell'inchiesta giudiziaria sul terrorismo internazionale, il giudice francese Bruguiere ha individuato in Carlos l'autore di quell' attentato".
Fragala' sostiene che "fa bene, quindi, Fausto Bertinotti a chiedere di far luce sulle stragi, da piazza Fontana in poi fino all'attentato al Papa, giacche' stanno per arrivare in Commissione Mitrokhin proprio quei documenti da cui emerge, con tragica chiarezza, la rete internazionale attraverso cui i Servizi segreti dell'est destabilizzarono i vari Paesi europei con atti terroristici di ogni livello. Quegli atti terroristici, quelle stragi e quegli attentati che la sinistra, parlamentare e non, mistifico' per tanti anni attribuendoli ai fascisti, all' immancabile Cia e alla destra in genere".
E conclude che: "se si vuole veramente, dunque, che quel passato non torni mai piu' bisogna avere il coraggio di un' operazione-verita', come quella che fece Nelson Mandela in Sudafrica dopo la guerra civile. Una soluzione politica che, in cambio della verita' e della completa ricostruzione dei fatti, realizzi una pacificazione nazionale anche attraverso la previsione dell'indulto per coloro che contribuiranno all' accertamento dei fatti e delle responsabilita' ".

26 febbraio 2005 - IN PENSIONE NUNZIATA, PM BOLOGNA CHE INDAGO' SU STRAGI
ANSA:
GIUSTIZIA: VA IN PENSIONE PM BOLOGNA CHE INDAGO' SU STRAGI
CERCARONO DI INTIMIDIRMI, MA ORA E' UN FENOMENO GENERALIZZATO
Ha deciso di andarsene in pensione a 64 anni il giudice Claudio Nunziata, da sette anni consigliere di Corte d'Appello a Bologna, che da pubblico ministero si era occupato delle stragi dell'Italicus, della stazione di Bologna e di quella del Natale '84 al rapido 904. "Le energie non le posso sprecare - ha spiegato ai cronisti - e ora intendo dedicarmi a una rivisitazione sul piano storico delle risultanze processuali delle varie vicende penali che hanno condizionato la democrazia".
Non fa alcuna polemica, e il tono e' sempre pacato, ma forse le energie avrebbe voluto ancora darle alla magistratura, dove e' rimasto per 35 anni: l'anno scorso aveva presentato domanda per il posto di Procuratore aggiunto del capoluogo emiliano, dove poi e' andato un altro magistrato. "Era una delle possibili opzioni - ha risposto Nunziata - ma non ho rimpianti se mi guardo indietro. Ora potro' fare anche tutte quelle cose per le quali non avevo mai tempo, come leggere o seguire conferenze". E dire che, la toga, avrebbe potuto tenerla per quasi altri dieci anni, secondo la legge: "Francamente - ha tagliato corto - mi sembra fuori luogo lavorare a 72 o 75 anni, perche' per dirigere un ufficio giudiziario ci vogliono molte energie".
Da Bologna, nel 1991, fu trasferito d'ufficio dal Csm in seguito a una condanna per calunnia ai danni di un collega bolognese, sullo sfondo di un'inchiesta sulla massoneria: fu assolto otto anni piu' tardi, dopo la revisione del processo. Dal '92 al '98 pero' era stato a Milano, come consigliere di Corte d'Appello.
"L'episodio che mi ha visto oggetto di incolpazione - ha ricordato - e' stato parte di un atteggiamento di intimidazione nei confronti della magistratura: hanno tentato di sequestrare la mia vita, ma questi sono anni peggiori perche' il fenomeno e' generalizzato, quando un magistrato assume decisioni non gradite al potere". C'e' poca fiducia anche negli ultimi progetti di riforma: "Gli interventi proposti da questo governo in materia di giustizia - ha aggiunto Nunziata - sono soluzioni fittizie adottate da politici grossolani e incompetenti o che hanno il preciso obiettivo di distruggere lo stato di diritto".

27 febbraio 2005 - NUNZIATA IN PENSIONE: DAI GIORNALI
"La Repubblica"
Il magistrato, noto per le sue indagini su massoni, mafiosi e stragisti, lascia. "Nessuna polemica, ho energie per fare altro"
Addio a "Torquemada" Nunziata va in pensione
"Giustizia a doppia velocità"
Si ritira a 64 anni, dopo 45 di lavoro, 35 dei quali passati in magistratura
"Ho altre cose da fare: le primarie del centrosinistra, montagne di libri?"
PAOLA CASCELLA
Un pezzo di città si sentirà un poco più povera e indifesa contro l´arroganza dei potenti, l´altra metà tirerà un sospiro di sollievo. Torquemada va in pensione. A soli 64 anni, dopo 45 di lavoro, 35 dei quali passati in magistratura, Claudio Nunziata, uno dei magistrati che più hanno diviso l´opinione pubblica e il Palazzo di giustizia, durante dieci anni di impopolarissime inchieste, (medici, massoni, colletti bianchi, neofascisti stragisti, mafiosi molto ben ammanicati?) si toglie la toga e se ne va. Odiatissimo, ma anche amatissimo, (mai mezze misure per lui), spesso in conflitto con i suoi stessi colleghi, da domani si occuperà di altro: "Le primarie del centrosinistra, le montagne di libri che non ho ancora letto, le stragi dal punto di vista storico?Siamo in tanti ad aver deciso di andarcene". Niente altro, nessun altro problema? "No, niente altro", assicura con gli occhi azzurri sempre sereni fissi in faccia al cronista. Lo dice anche ad un collega che è venuto a stringergli la mano all´ultimo piano della vecchia Procura di Palazzo Baciocchi dove negli ultimi cinque anni Nunziata, giudice di Corte d´appello ha anche costruito il sito del distretto formando una banca dati con 65mila profili su tutte le fasi dei processi d´appello. Il collega ne conviene: "Ad ottobre anch´io vado in pensione, siamo in parecchi"
Giudice Nunziata, perché tante defezioni, non sarà che una parte della magistratura si sente sotto tiro a causa del vento normalizzatore che spira sempre più forte?
"Io non me ne vado certo perché ci sono dei problemi. Ho delle energie, non le devo e non le posso sprecare. Lascio per potermi dedicare a quegli interessi che ho dovuto tralasciare in tutto questo tempo".
Ma 64 anni non sono un po´ pochi? Ci sono giudici che restano in magistratura fino ai 72 anni. Ed è in discussione se portare il limite addirittura a 75.
"Lo trovo fuori luogo perché per dirigere un ufficio giudiziario ci vogliono forze che percentualmente vanno diminuendo quando si supera una certa età. Per quanto mi riguarda 64 anni sono ancora utili a costruire qualcosa. In questi anni ho lavorato anche 20 ore al giorno, mia moglie non ha mai smesso di rimproverarmi?.".
Lei però solo l´anno scorso ha presentato domanda per il posto di procuratore aggiunto.
"Sì, era una delle possibili opzioni, una delle alternative. Non è in contraddizione con la scelta di oggi".
Quanto ha pesato sulla sua scelta la situazione della giustizia in questo momento?
"Ci sono problemi strutturali insuperabili. Con la riforma del cosiddetto giusto processo non è più possibile rispondere alle esigenze dell´utenza. Il legislatore non ha avuto la forza di completare il suo lavoro riformando anche il sistema delle impugnazioni in appello, così i tempi processuali sono raddoppiati. La giustizia va a due velocità: una per i poveracci che non hanno la possibilità di sostenere tutti i gradi di giudizio, l´altra per gli inquisiti abbienti che si possono permettere di perseguire la prescrizione come fine ultimo del processo. Il ministro Castelli non sta facendo nulla per migliorare la situazione. Per magistrati e personale è umiliante non rispondere alle attese dei cittadini".
Cosa succederà con la cosiddetta legge salvaPreviti che accorcia i tempi della prescrizione?
"Se verrà approvata, la ex Cirielli manderà a mare tutto il nostro lavoro. E´ fuori da ogni logica. Saranno quadruplicate le prescrizioni. Gli interventi di questo governo in materia di giustizia sono soluzioni fittizie adottate da politici grossolani e incompetenti, o che hanno il preciso scopo di distruggere lo stato di diritto".
Venticinque incolpazioni davanti al Csm, attacchi furibondi persino dall´ex presidente della Repubblica Cossiga, un processo penale nel quale è stato condannato per calunnia nei confronti di un collega, quasi dieci anni per la riabilitazione (con risarcimento da parte dello Stato), cambierebbe qualcosa di quello che ha fatto?
"Qualsiasi magistrato deve mettere in conto tra i rischi del mestiere queste molestie ed aspettare con serenità che sia fatta chiarezza".
Molestie?
"Si, hanno tentato di sequestrarmi la vita, ma io sono sempre stato sereno. Non mi sono mai sentito una vittima. La funzione giudiziaria non trae le sue ragioni dalla necessità di secondare lobby e centri di potere o di dar sfogo al "sano sentire comune", secondo un principio del diritto nazionalsocialista oggi in voga, ma al contrario dalla necessità di assumere decisioni in piena indipendenza. Ogni giudice che indaga sui potenti avrà queste risposte. Ma deve essere forte e metterle in conto".
Lei però ha dovuto anche chiedere il trasferimento a Milano.
"Un´esperienza che mi ha arricchito. Sono stato fortunato perché amici, colleghi e cittadini di questa città mi sono sempre stati vicini".
Non tutti. Per molti lei era Torquemada, Savonarola, toga rossa.
"Un giudice deve essere serio. Un pm deve essere severo, ma anche umano". 
  
 

13 giugno 2005 – FAMILIARI VITTIME STRAGI: PROTESTA PER RITARDO RISARCIMENTI

“Il Resto del Carlino”

STRAGE BOLOGNA

Ritardi nei risarcimenti, i famigliari protestano a Montecitorio

BOLOGNA, 13 GIUGNO- Dei parenti degli 85 morti e 200 feriti della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, solo 20 hanno ottenuto speciali elargizioni e 30 i vitalizi che spettano loro dopo l'approvazione della legge 206 "Nuove norme a favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice".

La legge, approvata il 29 luglio del 2004, dava 4 mesi alle famiglie delle vittime e a chi e' rimasto infortunato dopo l'attentato di Bologna, (ma anche a quelli di Piazza Fontana, di piazza della Loggia, dell'Italicus, del rapido 904 e dei Georgofili), per fare domanda. Cosa che, spiega il presidente dei familiari delle vittime del 2 agosto, Paolo Bolognesi, "hanno fatto almeno in 150". Non e' detto infatti, che "tutti ce lo abbiano riferito- prosegue Bolognesi-e se consideriamo che del totale dei familiari delle vittime, ne sono morte solo 7, le domande pervenute e Roma possono essere molte di piu' e solamente per Bologna".

La legge del 2004 si va ad aggiungere a quelle degli anni precedenti e fissa il totale massimo da elargire ai membri familiari dei deceduti in una delle stragi a 200 mila euro per ogni vittima e poi a scalare per chi e' rimasto invalido all'80, al 50 o a un percentuale inferiore. Cio' vuol dire che chi ha ricevuto gia' dei risarcimenti, fissati a 100 milioni di lire nel 1980 e rivalutati a 150 milioni nel 1998, ha diritto a cio' che resta dalla detrazione del ricevuto sui 200 mila euro.

"Il problema e' che le rivalutazioni sono state fatte a vantaggio dello Stato, e quindi ogni persona riceve meno di quanto si aspetta". Ma la questione dei risarcimenti alle vittime delle stragi non e' solo questa. C'e' anche "l'enorme ritardo da parte degli uffici di Roma nel corrispondere i rimborsi, i vitalizi e le elargizioni speciali- prosegue Bolognesi- e questo nonostante le domande da Bologna, con la collaborazione della prefettura, siano partite in settembre".

Ecco perche' l'associazione dei familiari del 2 agosto, assieme a tutte le altre che fanno parte dell'Unione familiari vittime per stragi, hanno organizzato una conferenza stampa a Montecitorio per giovedi' prossimo. Lo scopo, coinvolgendo i parlamentari, e' dunque di denunciare la mancata applicazione della legge 206 e l'allargamento dei contenziosi tra i familiari e lo Stato.

 

 

 

 



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