Almanacco dei misteri d' Italia


Uno bianca
le notizie del 2002
23 gennaio 2002 - UNO BIANCA; FICTION TERZA PER AUDIENCE
Secondo i dati Auditel, per quanto riguarda i programmi di fiction trasmessi nel 2001, la seconda puntata di "Uno Bianca" ha ottenuto la terza posizione, dopo la seconda puntata di "Come l' America" e la terza puntata del "maresciallo Rocca". La seconda puntata della fiction sulla Uno bianca e' stata vista da 9.048.000 spettatori, con il 31,98% di share.

25 gennaio 2002 - UNO BIANCA: MONUMENTO AL PILASTRO
"Il Piccolo"
Pilastro, ai carabinieri la cura del monumento
È stata data alla sezione di Ronchi dell'Associazione nazionale carabinieri in congedo la custodia, la cura e la manutenzione di un piccolo monumento eretto alle spalle della biblioteca comunale per ricordare i tre carabinieri vittime della strage del quartiere Pilastro a Bologna. Furono le associazioni ambientaliste della città, all'indomani dell'attentato, volere quel monumento, attorno al quale sono state messe a dimora tre piante di olivo. Al sodalizio presieduto da Mario Biasini toccherà ora il compito di rendere presentabile e decoroso quello spazio, in cui ogni anno Comune e associazioni combattentistiche e d'arma depongono una corona d'alloro e un mazzo di fiori.

18 febbraio 2002 - UNIONE FAMILIARI VITTIME PER STRAGI SU OSSERVATORIO
Comunicato delle Associazioni familiari vittime delle stragi di: Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Treno Italicus, Stazione di Bologna del 2 Agosto 80, Rapido 904, Via dei Georgofili Firenze:
Il 12 Aprile 2001 il Ministero della Giustizia insediava l' "Osservatorio sui problemi e sul sostegno delle vittime dei reati", strumento permanente chiesto con forza da diversi anni dai familiari delle vittime con il compito di
 1. dare esecuzione alla legge-quadro del Consiglio dell'Unione Europea del 15.03.2001 per adeguare  il  codice di procedura penale in favore di tutte le vittime dei reati;
 2. procedere alla ricognizione e alla rilevazione delle esigenze delle vittime, sia nel momento del loro coinvolgimento nell'azione giudiziaria, sia in riferimento alle diverse situazioni verificabili per effetto degli specifici programmi di assistenza per esse previste.
 L'Osservatorio, composto da rappresentanti di associazioni di vittime dei reati, esperti di vittimologia e rappresentanti del Ministero della Giustizia e del Ministero dell'Interno, deve provvedere alla individuazione dei problemi delle vittime e alla elaborazione di proposte organizzative e normative.
 Al 31 dicembre 2001 l'Osservatorio ha svolto 14 sedute di cui 4 plenarie, ha realizzato con la collaborazione del CENSIS un'"INDAGINE SULLE VITTIME DI REATO ORGANIZZATE IN ASSOCIAZIONI". Ha inoltre predisposto una bozza di "legge-quadro per l'assistenza, il sostegno e la tutela alle vittime dei reati", bozza di legge che tiene conto della decisione quadro del Consiglio della Unione Europea del 15.03.2001 e inviata al Ministro Roberto Castelli il 21 dicembre 2001 con richiesta di un urgente iter parlamentare.
 Per il 6 Febbraio 2002 era già prevista la prima seduta plenaria dell'anno, ma poiché il Ministero non ha ancora provveduto al rinnovo, i lavori sono bloccati.
 Questo "blocco" rischia di vanificare l'impegnativo lavoro svolto sino ad ora, impedisce la tutela alle vittime di reato e non ottempera al dettato dell'art. 17 della decisione quadro del Consiglio dell'Unione Europea di adeguare il codice di procedura penale entro il termine del 22.03.2002.
Il Presidente
Paolo Bolognesi
Il comunicato è inoltre sottoscritto da: Maria Falcone Presidente Fondazione Falcone; Avv. Michele Costa  Presidente Comitato Direttivo Fondazione Gaetano Costa; Rosanna Rossi Zecchi Presidente Associazione Vittime Banda della Uno Bianca; Franco Corazza Presidente Associazione Parenti Vittime "Istituto Salvemini"; Maurizio Puddu Presidente Associazione Italiani Vittime del Terrorismo.

26 febbraio 2002 - FAMILIARI STRAGI; VIA IL SEGRETO DI STATO PER DELITTI STRAGE E TERRORISMO
L' Unione familiari vittime per stragi, in una conferenza stampa a Montecitorio, annuncia la riproposizione di una legge di iniziativa popolare finalizzata proprio ad abolire il segreto di Stato da tutti i delitti di strage e terrorismo: "nessun documento deve essere sottratto al magistrato che indaga". "Questa legge venne gia' presentata nel 1984, corredata da 100.000 firme, ma non e' stata mai discussa dal Parlamento", ha spiegato Paolo Bolognesi presidente dell'Unione vittime per stragi, che raccoglie le associazioni delle stragi di Piazza Fontana, di Piazza della Loggia, del treno Italicus, della stazione di Bologna, del rapido 904 e di via dei Georgofili. La proposta di legge e' composta di un articolo unico, con il quale si prevede di aggiungere alla legge n. 801 del '77 l'art. 15 bis. Questo stabilisce che "Il segreto di Stato non puo' essere opposto in alcuna forma nel corso dei procedimenti penali relativi: a) ai reati commessi per finalita' di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico; b) ai delitti di strage previsti dagli articolo 285 e 422 del codice penale". In conferenza stampa e' intervenuto anche Manlio Milani, presidente dell'associazione della strage di Piazza della Loggia, che ha ricordato di aver scritto nel novembre scorso una lettera al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ("senza avere finora risposta"), in merito all'estradizione di Delfo Zorzi. Milani, in particolare, e' tornato a denunciare la "commistione tra funzione pubblica e attivita' privata di un'autorevole esponente della maggioranza: Gaetano Pecorella, da un lato presidente della Commissione giustizia della Camera, uomo delle Istituzioni, e, dall'altro, difensore di Zorzi, uno stragista che non vuole essere estradato". "Anche nelle stragi, come vedete, c'e' dunque conflitto d'interessi", ha commentato Paolo Bolognesi. Per Falco Accame, presidente dell'Anavafaf (l'Associazione nazionale dei familiari delle vittime arruolate nelle forze armate), chiedere l'abolizione del solo segreto di Stato non serve per arrivare alla verita' nei fatti di terrorismo e nelle stragi. "Ci sono infatti una gran quantita' di documenti, forse migliaia - ha detto - che vengono normalmente sottratti alla conoscenza del giudice, senza che su di essi sia opposto il segreto. Si tratta di quei documenti, classificati e non, che vengono sistematicamente distrutti, occultati, o che non figurano nemmeno nel protocollo. In questo caso - secondo Accame - il reato da perseguire dovrebbe essere quello di 'depistaggio', che pero' non esiste nel codice penale italiano".

12 marzo 2002 – PERMESSI A QUELLI DELLA UNO BIANCA ?
"La Nazione"
Ora quelli della Uno bianca vogliono permessi premio
BOLOGNA - Pietro Gugliotta, condannato a vent'anni. Marino Occhipinti, ergastolo. Sentenze definite.
Di giorno facevano i poliziotti, la notte salivano sulla "Uno Bianca" dei fratelli Savi, seminando per tutta l'Emilia Romagna una scia di sangue lunga ventitrè morti e centinaia di feriti.
Belve, si disse e si scrisse di loro. Belve feroci assetate di morte, gentaglia senza scrupoli, che proprio per l'uniforme calpestata uccideva due volte.
Encomio in cella
Presto potremo trovarli al bar, a bere un caffè a un palmo da noi. Liberi, liberissimi, in permesso premio. A otto anni dal loro arresto che lasciò di stucco l'Italia intera, grazie ai benefici di legge e a un comportamento da galeotti a dir poco impeccabile, i killer della "Uno bianca" potrebbero lasciare la galera in fretta.
All'inizio per qualche giorno, poi per più tempo ancora, fino a ottenere l'affidamento in prova presso qualche servizio sociale, magari in una comunità, e da lì restare fuori per sempre. Il loro destino è nelle mani del Tribunale di Sorveglianza.
Gugliotta, che ora fa lo spazzino nel carcere di Bologna, alla Dozza, attraverso il suo legale Stefania Mannino ha già fatto domanda e resta in attesa di un 'sì' dei giudici di Bologna. Spazza e spera, il poliziotto che fece saltare le poste di via Mazzini e fece rapine.
Occhipinti, in galera a Padova, è solo all'inizio delle pratiche e comunque non dispera. Il suo curriculum di detenuto è perfetto. L'ex poliziotto assassino ha persino ricevuto un encomio per avere sedato una rivolta nel carcere. Chissà, il giudice potrebbe decidere di accontentarlo.
E per aiutarlo a dirgli di 'sì' il cattivo agente ha affidato al suo avvocato un memoriale scritto in cella. Diverse pagine cui sono affidati gli incubi e gli orrori degli anni di sangue al fianco di Roberto Savi, il silenzioso e feroce capo della banda.
"Ero come rapito da lui - scrive Occhipinti - facevo quello che lui voleva. Mi ha persino ordinato di mollare una ragazza ed io l'ho fatto... era pieno di soldi, io invece facevo fatica a tirare avanti... così mi ha convinto... Allora non capivo proprio niente, sembrava un gioco, adesso sono una persona diversa... Ho sbagliato, lo so, e mai e poi mai potrei ricadere in errore...".
Forse è tutto vero, forse in otto anni di galera effettivi - che per i benefici previsti dal codice gli valgono come dieci anni di carcere - l'hanno realmente cambiato. Ma l'orrore di quei morti ammazzati per niente, la strage dei Pilastro, gli assalti ai campi nomadi, le poste che saltano in aria, le grida dei feriti, le lacrime dei parenti delle vittime, sono ancora troppo vivi per pensare che loro, le belve, possano davvero uscire dalla gabbia.
E alcuni familiari delle vittime, beffa del destino, sono ancora in attesa del risarcimento promesso dallo Stato.
I capi aspettano
Occhipinti c'era quando la "Uno bianca" uccise Carlo Beccari, a Casalecchio di Reno. Era il febbraio dell'88. Nessuna pietà, allora. E adesso? Adesso vuole il premio.
Grazie ai benefici della "libertà anticipata" (che ogni anni di galera scontato in cella ti regala sei mesi di abbuono da sottrarre alla pena totale,) così come Gugliotta e Occhipinti anche il resto della banda potrebbe tra pochissimo alzare la manina e chiedere d'uscire. Vorranno il premio anche loro?
Roberto, Fabio e Alberto Savi non l'hanno ancora fatto. Pudore? Vergogna? Desidero d'oblio? O solo una saggia attesa per vedere cosa succederà mai agli altri della banda usciti allo scoperto?
di Biagio Marsiglia

12 marzo 2002 - UNO BIANCA: FAMILIARI VITTIME, NO A PERMESSI A KILLER
ANSA:
“Io credo nella giustizia, ma se dovessi vedere fuori da carcere uno dei killer con un permesso premio allora mi verrebbero molti dubbi su come funziona”. A commentare cosi' la notizia dei possibili permessi che dall' autunno prossimo potrebbero chiedere i banditi della “banda della Uno bianca”, che insanguino' tra la fine degli anni '80 e l' inizio dei '90 l' Emilia-Romagna e le Marche, e' Rosanna Zecchi, presidente dell' associazione familiari, vedova di Primo, ucciso a Bologna dalla banda perche' stava annotando il numero di targa di un' auto che stava fuggendo da una sanguinosa rapina della gang. Per ora una richiesta di permesso per motivi familiari e' stata presentata da Pietro Gugliotta, condannato a 20 anni, che non deve rispondere di omicidi. Da novembre tutti i killer della Uno - la banda era composta quasi per intero da poliziotti - avranno la possibilita' di presentare domanda di permesso premio. Sembra che Marino Occhipinti, condannato all' ergastolo per l' omicidio della guardia giurata Carlo Beccari, stia preparando la documentazione per chiedere il permesso. In ogni modo tutte le richieste dovranno essere vagliate dal giudice di sorveglianza. La domanda di Gugliotta - come ha confermato il suo difensore, avv.Stefania Mannino - e' stata presentata mesi fa. Il giudice sta raccogliendo la documentazione necessaria per dare una risposta. “Comunque non credo che un giudice di sorveglianza possa dare un permesso a persone che hanno l' ergastolo per delitti cosi' gravi - aggiunge Rosanna Zecchi -. E anche nel caso di Gugliotta 20 anni sono tanti, non puo' pretendere di andare fuori dopo otto anni. Non si puo' scherzare, si parla di gente che ha fatto 24 morti e piu' di 100 feriti. So che tutti gli associati sono sul sentiero di guerra”. E anche Gennaro Mitilini, padre del carabiniere Mauro assassinato al Pilastro il 4 gennaio 91 insieme a due colleghi, spiega che “noi familiari non possiamo accettare che criminali di una ferocia inaudita possano beneficiare di sconti di pena. Se passa questo principio teso a liberare dei soggetti che hanno partecipato all' uccisione di ben 24 persone significa che  in Italia con pochi anni di reclusione si ha la licenza di uccidere”. “Questi criminali non scontano nemmeno un numero di anni pari a quello di quante persone hanno colpito – aggiunge Mitilini -  e si dimentica che l' inchiesta sulla banda della Uno bianca e' ancora avvolta da grandi misteri. Non si conoscono ancora i mandanti. Per non parlare del fatto che i componenti della banda erano poliziotti: la loro figura ex istituzionale dovrebbe rappresentare una aggravante. La loro liberta' rappresenterebbe uno schiaffo alla memoria delle vittime. I killer farebbero meglio a dire tutto cio' che sanno, continuando quel discorso fatto da uno di loro all' atto dell' arresto: 'voi non sapete cosa c' e' dietro la Uno bianca, il caso Moro...'”.

13 marzo 2002 – UNIONE FAMILIARI VITTIME PER STRAGI PER PRESENZA IN CASSAZIONE A DISCUSSIONE FINALE SU AUTOBOMBE 1993
Un comunicato dell’ Unione delle Associazioni familiari vittime delle stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Treno Italicus, Stazione di Bologna del 2 Agosto 80, Rapido 904, Via dei Georgofili Firenze informa che il giorno 15 marzo 2002 alle ore 10,00 e' fissata presso la suprema corte di cassazione di roma, prima sezione penale, la discussione finale sui fatti di strage della primavera-estate del 1993. Il comunicato sottolinea l'importanza storica di tale appuntamento in quanto nelle due sentenze di firenze sono stati condannati come esecutori materiali i vertici di cosa nostra e ritiene di estrema importanza che la societa' civile e l'opinione pubblica possano seguire ed essere informati su questa fondamentale importante scadenza per la legalita' democratica e per l'accertamento della verita' sulle stragi del 1993.
Chiunque voglia partecipare puo' farlo – afferma ancora il comunicato - la presenza di pubblico a processi come questo puo' essere una manifestazione civile del desiderio di verita' e giustizia che percorre il paese.

13 marzo 2002 - FINI, IMMORALE SCARCERARE KILLER FALCONE E UNO BIANCA
ANSA:
“Fermo restando l'assoluto e doveroso rispetto per le leggi vigenti e per l'autonomia della magistratura, e' semplicemente immorale che i mafiosi assassini di Falcone siano tornati liberi e che due ergastolani pluriassassini della banda della Uno bianca possano godere, tra brevissimo tempo e dopo pochissimi anni di carcere, dei benefici previsti dall'ordinamento penitenziario”: e' quanto afferma, in una dichiarazione, il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini, annunciando che domani proporra' in Consiglio dei ministri la modifica in senso restrittivo delle leggi Gozzini e Simeone. “La modifica in senso restrittivo delle leggi premiali e delle leggi Gozzini e Simeone – prosegue Fini - e' un impegno cui il Governo non puo' piu' sottrarsi e, in tal senso, porro' la questione della revisione in sede parlamentare fin dal Consiglio dei ministri di domani”. “La certezza della pena - conclude il presidente di An - e' un valore che va garantito: e' un dovere morale nei confronti di tutta la societa' ed in particolare per le famiglie delle vittime e per le Forze dell'ordine. Sono certo del pieno sostegno del presidente Berlusconi, del ministro Castelli e di tutto il Governo”.

14 marzo 2002 - UNO BIANCA: PERMESSI; CARABINIERE FERITO, SE DOVESSERO USCIRE NON SO CHE REAZIONI POTREI AVERE
ANSA:
Morire per lo Stato? "Una volta avrei detto si', valeva la pena. Oggi, pero', dico no. Non ne vale la pena e non ne valeva allora". Ne e' convinto Vito Tocci, appuntato dei carabinieri di 39 anni in congedo, ferito dalla banda della Uno Bianca nel '91, dopo aver appreso che uno dei componenti della banda, Pietro Gugliotta (condannato a 20 anni di reclusione) ha chiesto al magistrato di sorveglianza un permesso per andare a vedere la figlia e che altri appartenenti al gruppo, che si rese protagonista tra gli anni '80 e '90 di 24 omicidi e oltre cento feriti, si appresterebbero a fare altrettanto. Tocci, oggi, si dice "inerme, come tutte le altre vittime". E aggiunge: "Nel caso me li trovassi in giro non so che reazione potrei avere. Non e' odio o rancore, ma ci sono stati 24 morti, 101 feriti e 103 atti criminosi". Undici anni fa, il 30 aprile, Tocci era in pattugliamento con i suoi colleghi alla periferia di Rimini. Quella notte fu assalito dal gruppo che sparo' verso i militari con fucili calibro 12 a canne mozze. Il carabiniere fu raggiunto da sette proiettili. Quattro si trovano ancora nella sua schiena e solo per un miracolo non furono toccati organi vitali. "Gugliotta ha chiesto di poter vedere il figlio - dice amareggiato - ma ci sono persone che per colpa sua il figlio non lo possono piu' vedere. Io spero che il magistrato che deve decidere si assuma tutte le sue responsabilita' e valuti non solo le norme ma anche le nostre sofferenze. Credo nel recupero dei criminali, ma non di tutti. Non certo di poliziotti e carabinieri assassini che avrebbero invece dovuto dare l'esempio". "Il presidente della Repubblica, dopo la strage del Pilastro a Bologna disse una frase che ancora oggi mi rimbomba nella mente: 'vale la pena morire per lo Stato' - aggiunge Tocci - Ecco, se quella gente oggi va fuori dal carcere, io dico che non vale la pena morire per lo Stato, ne' oggi ne' ieri". Oltre al dolore nel vedere liberi, anche se solo per qualche giorno, i responsabili della morte di colleghi e amici, Tocci teme
ritorsioni. "Non vorrei che queste persone, una volta fuori - spiega - mettano in atto le minacce fatte durante i processi. Questa e' gente senza scrupoli. Durante un processo, Roberto Savi (uno dei tre fratelli membri della banda) disse ad una madre a cui avevano ucciso il figlio: 'signora, ne faccia un altro'. Come si fa a far uscire dal carcere gente cosi?".

8 aprile 2002 – ARMI SOTTO LA SABBIA A RIMINI: SONO DELLA ‘UNO BIANCA’ ?
"Il Resto del Carlino"
il caso
Armi sotto la sabbia, torna l'incubo della Uno bianca
BOLOGNA, 8 APRILE 2002 - Una mitraglietta israeliana, la mitica Uzi, e una pistola ungherese calibro nove corto. Belle, bene oliate, pronte all'uso, con tanto di cartucce lucide vicino, racchiuse in un fardello appoggiato sulla sabbia e raccolto al bagno 63 di Igea Marina.
Fardello inquietante
Un fardello scomodo, inquietante, che forse è solo il lascito pesante di un albanese braccato (in zona, sul lungomare, ce ne sono a decine di fantasmi del malaffare) ma forse no. Forse quella Uzi e quella pistola ungherese sono qualcosa d'altro.
Armi della Uno bianca saltate fuori chissà come e grazie a chissà chi? Ci credono in pochi, eppure i magistrati di Rimini e Bologna, gli stessi carabinieri che si affacciano sul porto canale riminese hanno avviato le indagini e affidato le misteriose armi recuperate ai Ris di Parma.
Nessuno ha mai visto i banditi sanguinari della Uno bianca sparare con una Uzi, ma esiste una testimone che disse, interrogata a Bologna, che sotto il letto di Fabio Savi, c'era un'arma corta che pareva un mitra. Allora le mostrarono foto di tante armi, fra questi anche una Uzi, e la baby sitter saltò sulla sedia e la indicò.
"Si è questa", disse al pm Valter Giovannini. Era il '94. Sono passati parecchi anni, i fratelli Savi e i loro complici sono dietro le sbarre con più ergastoli addosso, eppure oggi sarà lo stesso pm , Giovannini, a cercare di capire se quella mitraglietta spuntata dalla sabbia di Igea Marina sia stata usata da quei poliziotti maledetti e traditori. Magari alle poste di via Mazzini, dove un testimone raccontò di aver visto i banditi (erano i Savi) sparare con una pistola corta che però sparava a raffica, insomma una pistola che pareva un mitra. Proprio come la Uzi fatta in Israele, una mitraglietta micidiale che lunga meno di certe pistole.
Pistola d'ordinanza
Ma c'è dell'altro, Uzi a parte, a far grattare il mento dei magistrati di Bologna e Rimini, Luigi Persico su tutti. E si tratta proprio della pistola ungherese ritrovata a Igea nascosta nella sabbia assieme alla Uzi. Si tratta di un'arma ungherese, guarda caso sorella di quelle pistole d'oltre cortina che un trafficante d'armi e d'altro ancora, Thomas Somogy, vendeva in Italia e a quelli della Uno bianca. E' una pistola nove corto, ovvero una calibro nove per diciannove, dello stesso calibro che fino a qualche anno fa era in dotazione anche alle nostre forze armate e alle forze dell'ordine.
Ce n'è abbastanza, dunque, perchè dalla sabbia di Igea Marina siano tornati improvvisamente ad animarsi vecchi fantasmi, vecchi flash di sparatorie e feroci uccisioni, di scorribande lungo la via Emilia. E ce n'è abbastanza
perchè gli investigatori muovano carte e uomini.
Fino all'altro ieri erano chiuse in una cabina sul lungomare adriatico, la Uzi e la semiautomatica ungherese, erano ben nascoste, protette da panni oliati per essere ben mantenute. Oggi sono un brutto rebus da risolvere. I carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche, quelli di Cogne, del delitto Biagi, le hanno già portate a Parma, nei loro sofisticati laboratori. Cartucce e armi saranno passate al microscopio. Le faranno anche sparare e poi i carabinieri col camicie verificheranno, con pazienza e scienza, che sia l'una, sia l'altra, siano state o meno già impiegate in azioni criminose. Toccherà al microscopio, ora, ricacciare nella sabbia i fantasmi dei Savi.
di Biagio Marsiglia

7 novembre 2002 - UNIONE FAMILIARI VITTIME PER STRAGI PER LEGGE QUADRO ASSISTENZA ALLE VITTIME
Comunicato dell' Associazioni delle stragi di: Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Treno Italicus, Stazione di Bologna del 2 Agosto 80, Rapido 904, Firenze Via dei Georgofili
A TUTTI I DEPUTATI E I SENATORI - GIOVEDI' 7 NOVEMBRE 2002 alle ORE 11,00 SALA STAMPA CAMERA DEI DEPUTATI, PALAZZO MONTECITORIO
È indetta una conferenza stampa PER LA PRESENTAZIONE DELLA PROPOSTA DI LEGGE ELABORATA DALLA COMMISSIONESUI PROBLEMI E SUL SOSTEGNO DELLE VITTIME DEI REATI denominata LEGGE QUADRO PER L'ASSISTENZA, IL SOSTEGNO E LA TUTELA DELLE VITTIME DI REATO
Il 12 aprile 2001 fu costituito l'Osservatorio sui problemi e sul sostegno deller vittime di reato oggi denominato Commissione, in un anno di lavoro ha elaborato la proposta di legge in ottemperanza alle disposizioni del Consiglio d'Europa che si sottopone all'attenzione di tutto il Parlamento e dell'opinione pubblica.
Aderiscono e saranno presenti oltre ai rappresentanti delle Associazioni che formano l'Unione Vittime per Stragi anche rappresentanti di:
Associazione "Vittime della banda della Uno Bianca"
Associazione parenti Vittime "Istituto Salvemini" Casalecchio di Reno
Comitato Vittime Moby Prince "140"
Fondazione Luigi Guccione - Vittime della strada
Associazione Cittadinanza Attiva
Associazione Vittime Strage di Ustica
Associazione Memoria caduti terrorismo forze dell'ordine e magistrati
IL PRESIDENTE
Paolo Bolognesi

27 dicembre 2002 - UNABOMBER: CALDEROLI, NON SARA' COSA SIMILE A UNO BIANCA?
ANSA:
"Chissa' se sulla vicenda di Unabomber gli inquirenti hanno pensato a qualcosa di simile alla vicenda della Uno bianca? Nel senso che Unabomber colpisce sempre dove non lo attendono, cosi' come quelli della Uno bianca riuscivano a evitare i posti di blocco perche' era sintonizzati sulle frequenze radio degli investigatori". Lo afferma il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli intervenendo sulla vicenda di Unabomber. "Al di la' dell'auspicio che gli inquirenti mettano presto le mani su Unabomber - conclude Calderoli - sarebbe interessante sapere se nell'ambito delle indagini sia stata presa in considerazione anche l'ipotesi di qualcosa di simile alle azioni condotte dai componenti della cosiddetta banda della Uno bianca".
 
 


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